Primo Piano

GMMR: coperte termiche sulle porte della Basilica di San Francesco ad Assisi

27 Settembre 2020 - Assisi - In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, anche la comunità dei frati del Sacro Convento di Assisi fa sentire la sua voce sul tema delle migrazioni e dell'accoglienza istallando sulle porte della Basilica Superiore di San Francesco d'Assisi, oltre 20 metri di coperte termiche. Il progetto “Eldorado” ha preso il via nel giugno del 2018 dalle porte dell'Abbazia fiorentina di San Miniato al Monte; è stato realizzato sulle chiese di settanta chiese cattoliche, valdesi, metodiste e luterane e di alcuni luoghi comunitari simbolici come il Maschio Angioino e il Palazzo delle Aquile (sedi del Comune di Napoli e di quello di Palermo), il carcere di Venezia e l’Aula Magna dell’Università di Bologna. Si è unita al progetto anche l’unione delle comunità islamiche d'Italia (UCOII) e da settembre saranno realizzate le porte d'oro di 5 moschee. L’obiettivo dell’istallazione è quello di promuovere una riflessione profonda sull'accettazione del diverso da sé, sulle terre promesse e sull’aspirazione a un mondo diverso, costruito oltre l'idea di confine e capace di essere nuovamente umano.  “Quello di Eldorato è un messaggio importante - ha detto Padre Mauro Gambetti, superiore del Sacro Convento -  - che ci fa interrogare su cosa veramente dà ricchezza. L'oro abbellisce, ma la vera ricchezza sta nella gioia che noi possiamo portare o avere nel cuore, non è legata a un metallo. La gioia vera sta in quest'oro dei poveri, dove c'è la possibilità di stringere relazioni, stringersi insieme e sperimentare la gioia. Il messaggio è evocativo, simbolico, ma è anche reale. Indica il vero oro. È una tappa di avvicinamento al viaggio del Papa ad Assisi, si sposa molto bene con la prossima enciclica che Papa Francesco ci regala, firmandola ad Assisi. Il titolo è evocativo, Fratelli Tutti, ci dà un orizzonte di universalità entro il quale, senza distinzioni, siamo abbracciati”. Padre Enzo Fortunato, portavove della Sacro Convento, ricorda il messaggio del Papa in occasione della Giornata Mondiale del Migrante: “La pandemia non faccia dimenticare gli sfollati - esorta Papa Francesco - una tragica condizione, spesso invisibile, quella degli sfollati. Nei loro volti si riflette quello di Gesù profugo. Non dimentichiamo gli sfollati e coloro che vivono esperienze di precarietà, abbandono, emarginazione e rifiuto: come Gesù, sono costretti a fuggire. Gli sfollati interni nel mondo sono 40-50 milioni: sono provocati da guerre, conflitti, disastri ambientali e ora anche dalla pandemia. Un'installazione che ci pone una domanda che inquieta e orienta: vogliamo prenderci cura dell'altro o girarci dall'altra parte?”.

R.Iaria

GMMR: spunti per l’omelia

26 Settembre 2020 - La liturgia di questa domenica ci ha fatto ascoltare alcune delle parole più scandalose e taglienti di Gesù, che rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio”. Queste parole esprimono una esperienza che Gesù ha fatto e che ritroviamo più volte nei Vangeli. Egli ha trovato più ascolto e più accoglienza fra coloro che erano additati come peccatori e messi ai margini, che fra la gente così detta per bene, che era solita sbandierare la propria religiosità. Dobbiamo essere consapevoli di questa distanza che c’è fra il nostro modo di pensare e il modo di pensare di Dio. Non solo al tempo del profeta Ezechiele, ma anche oggi, anche nella Chiesa, molti giudicano che “non è retto il modo di agire del Signore”, e questo in particolare in riferimento agli stranieri e ai rifugiati. Che non è retto il modo di agire di questo Papa, che ecceda nella misericordia. Ma il Signore risponde anche a noi: “Ascolta dunque, casa d’Israele: non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?” La parabola dei due figli che Gesù racconta, e che troviamo solo nel Vangelo di Matteo (non dimentichiamo che anche lui era stato un pubblicano), ci suggerisce almeno due considerazioni. Anzitutto che in questo mondo non possiamo giudicare nessuno e che spesso le apparenze ingannano. Saremo giudicati alla fine da Dio. Commenta San Giovanni Crisostomo: “Per questo vi ripeto: colui che recita in teatro non deve disperare, mentre colui che vive nella Chiesa non deve essere mai troppo sicuro della sua salvezza (…). Nessuno di coloro che sono nel peccato disperi, Dio non è come gli uomini. Se noi ci pentiamo, non dice: perché sei stato lontano tanto tempo? Ma ci ama quando ritorniamo. Tali sono i paradossi e i prodigi di Dio. Il pubblicano è diventato evangelista e il bestemmiatore discepolo”. In secondo luogo la parabola ci ricorda che saremo giudicati non dalle nostre parole ma dalle nostre azioni, dalla nostra vita e non dall’abito o dai simboli religiosi che mostriamo. Come scrive Sant’Ireneo: “È meglio non dirsi cristiani ed esserlo, che dirsi cristiani e non esserlo”. Come il Padre della parabola che invita i suoi figli a lavorare nella sua vigna, papa Francesco nel suo messaggio per questa giornata, che riguarda la condizione degli sfollati interni, ma anche dei tanti che vivono condizioni di precarietà o di abbandono in mezzo a noi, ci invita non a bei discorsi, ma a delle azioni molto concrete. A quelle che indicava nel suo messaggio per la GMMR del 2018 – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – aggiunge altre sei coppie di verbi legati fra loro da una relazione di causa effetto: conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere e collaborare per costruire. Vorremo limitarci a dire un sì con le labbra o, come il primo figlio, se pure dopo un iniziale rifiuto, cercheremo di realizzare almeno qualcuna di queste azioni? (Don Gianni De Robertis)

Migrantes Cosenza-Bisignano: rinviato Meeting Comunità accoglienti”

26 Settembre 2020 - Cosenza "A malincuore dobbiamo annunciare lo spostamento del 'Meeting Comunità Accoglienti: Liberi dalla Paura' previsto per Domenica 27 Settembre all’interno della Celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020". LO si legge in un post pubblicato su facebook dalla Migrantes di Cosenza Bisignano.Le previsioni meteorologiche non sono positive e, dato che l’incontro si sarebbe dovuto svolgere all’aperto nel cortile della Parrocchia Sant’Antonio, a Cosenza, "avendo come priorità il rispetto delle misure anti-contagio, non vogliamo costringerci in spazi chiusi". La nuova data sarà quella del 4 ottobre dalle 16 alle 18.

Comece su Patto Ue migrazione e asilo: bene la proposta ma “approccio più generoso ai migranti sociali ed economici” e sostegno a Paesi esposti ai flussi

26 Settembre 2020 - Bruxelles - La Commissione degli episcopati dell’Ue (Comece) chiede all'Ue e ai suoi Stati membri “concreta solidarietà e responsabilità nei confronti di migranti e rifugiati”. In una dichiarazione diffusa oggi i vescovi esprimono compiacimento per l'iniziativa della Commissione europea di ridefinire la gestione della migrazione in Europa e danno parere positivo a “una serie di sviluppi” proposti nel pacchetto, come “il trattamento speciale alla frontiera per i minori non accompagnati, una risposta più rapida ai richiedenti asilo e il chiarimento dei loro diritti e doveri, l'accesso dei migranti ai benefici del pilastro europeo dei diritti sociali, la via per la residenza a lungo termine”. Tuttavia, al Parlamento europeo e al Consiglio – in vista dei negoziati sul Patto – la Comece chiede di “riconoscere migranti e rifugiati come persone con dignità e diritti fondamentali, e non come numeri”. Ciò significa, ad esempio, che in Europa “siano protetti i richiedenti asilo e le loro famiglie, secondo l'obbligo di non respingimento” e sostenendo la loro “piena inclusione nella società di accoglienza”. Inoltre le misure sul rimpatrio previste nel Patto devono “essere bilanciate con un approccio più generoso nei confronti dei migranti sociali ed economici”, cioè con percorsi legali più ampi perché accedano regolarmente “in uno spirito di ospitalità fraterna”. Dubbiosa la Comece sulle modalità non troppo chiare dei ricollocamenti e desiderosa che “migliori e aumenti il sostegno a quei Paesi che geograficamente sono più esposti a un forte afflusso di migranti e rifugiati”, fermo restando che “il salvataggio delle persone in difficoltà in mare è un obbligo morale e legale che dovrebbe essere rispettato da tutti gli attori statali e non statali”. (Sarah Numico - Sir)

Papa Francesco: una donazione per i migranti in Bosnia

26 Settembre 2020 - Roma - In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domani, 27 settembre, Papa Francesco ha deciso di inviare, attraverso la Nunziatura apostolica in Bosnia Erzegovina, un “segno concreto di sostegno e vicinanza ai migranti”, e ai loro accompagnatori, che attualmente vivono in diversi campi del Paese, riferisce l'agenzia Sir.  “Nel 2019 – si legge in un comunicato della Nunziatura apostolica di Sarajevo – circa 30.000 migranti sono transitati per la Bosnia, divenuta tappa fondamentale della cosiddetta rotta balcanica, sempre più frequentata dai migranti che dall’oriente tentato di entrare nell’Unione europea. Con questa donazione – si legge ancora nella nota – il Papa sosterrà l’istituzione di due servizi: accoglienza, animazione e supporto psicologico nei centri di transito di Ušivak (vicino a Sarajevo) e Sedra (vicino a Bihać), dove al momento sono ospitate numerose famiglie con bambini e minori non accompagnati”. Il secondo servizio prevede, invece, “la fornitura di indumenti, coperte, cibo e articoli sanitari, tra questi anche presidi anti-Covid”.Sulla situazione e sulla Giornata del migrante e del rifugiato, è intervenuto anche il nunzio apostolico in Bosnia, mons. Luigi Pezzuto: “Paure e numerosi pregiudizi ci tengono lontani dai migranti e spesso ci impediscono di essere loro vicini e di servirli con amore”. “Abbiamo accolto con grande felicità il gesto di Papa Francesco – dichiara al Sir Daniele Bombardi, coordinatore dei progetti Caritas Italiana nei Balcani – per noi è anche un grazie e un riconoscimento del lavoro che da tanti anni Caritas sta portando avanti in tutta la rotta balcanica. Un gesto che ci offre la possibilità di continuare sentendo ancora di più la vicinanza e il sostegno del Pontefice di tutta la Chiesa”. (D.R.)

Papa Francesco: “inaccettabile” respingere migranti

26 Settembre 2020 - Città del Vaticano - “Il progresso tecnologico è utile e necessario, purché serva a far sì che il lavoro delle persone sia più dignitoso, più sicuro, meno gravoso e spossante”. Lo dice il Papa, che nel videomessaggio inviato all’Onu torna a chiedere “un quadro di riferimento etico più forte” per superare la “cultura dello scarto”, alla base della quale c’è “una promozione ideologica con visioni riduzioniste della persona”. I diritti fondamentali, infatti, “continuano a essere violati impunemente”, denuncia Francesco, che parla di “umanità violata” e cita per “persecuzioni” a cui sono sottoposti i credenti, “compreso il genocidio dovuto alle loro credenze”, come accade ai cristiani. Poi il riferimento a rifugiati, migranti, sfollati interni: “In migliaia vengono intercettati in mare e rispediti con la forza in campi di detenzione dove sopportano torture e abusi. Molti sono vittime della tratta, della schiavitù sessuale o del lavoro forzato, sfruttati in compiti umilianti, senza un salario equo. Tutto ciò è intollerabile, ma oggi è una realtà che molti ignorano intenzionalmente!”. Ciononostante, sostiene il Papa, “la crisi attuale è un’opportunità: è un’opportunità per l’Onu, è un’opportunità per generare una società più fraterna e compassionevole”, superando il “rapido aumento delle disuguaglianze tra i super ricchi e i permanentemente poveri”. Condonare il debito dei Paesi poveri e chiudere i paradisi fiscali, le altre richieste di Francesco in ambito economico e finanziario. Tra le questioni più urgenti da affrontare, i cambiamenti climatici.

GMMR: mons. Satriano, “in una rinnovata e profonda visione della vita ritroveremo uno sguardo umano e attento

26 Settembre 2020 - Rossano - Domenica 27 settembre la Chiesa celebra la 106a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il titolo scelto da Papa Francesco è “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. Il messaggio del Pontefice si concentra sulla pastorale degli sfollati interni, entro i confini del proprio Paese, che oggi nel mondo sono oltre 50 milioni. Sono fra le persone più vulnerabili al mondo, hanno abbandonato la propria casa per ragioni simili a quelle dei rifugiati, ma restano sotto la protezione del loro governo, anche quando proprio quel governo è la causa delle situazioni che li hanno costretti alla fuga. "L’aspetto più grave è che la maggior parte degli sfollati interni non riceve protezione internazionale", scdive in una nota la diocesi di Rossano-Cariati. “Chiediamoci perché tutta queste persone - sottolinea  Giovanni Fortino, direttore della Migrantes di Rossano-Cariati - si mette in cammino per migliaia di chilometri, senza sostegni, umiliati, maltrattati, ridotti in schiavitù e di questo sono vittime anche i bambini e le donne addirittura violentate. Siamo ancora nel numero di quanti credono di avere il diritto di proibire loro un futuro decente? Possiamo continuare a non fare nulla per loro? Il desiderio di una vita migliore è diritto di ogni persona”. L’arcivescovo, mons. Giuseppe Satriano, dal canto suo sottolinea che è "solo in una rinnovata e profonda visione della vita, capace di non lasciarci scivolare sulla superficie delle cose, che ritroveremo uno sguardo umano e attento, capace di rilanciare legami e relazioni che sappiano ridare il gusto di essere parte della comunità degli uomini”.

GMMR: domani a Torino la celebrazione nazionale con mons. Nosiglia

26 Settembre 2020 - Torino –Domani, domenica 27 settembre nella Cattedrale di Torino in diretta su Rai 1 alle 11 mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta, presiede la celebrazione eucaristica della Giornata del Migrante e del Rifugiato, sui temi del messaggio del Papa “Costretti a fuggire come Gesù Cristo” che ha scritto il 13 maggio scorso. Partecipano e animano l’eucarestia le comunità etniche e i rappresentanti Migrantes del Piemonte e della Valle d’Aosta. Il coro eseguirà l’inno della Giornata pensato dai giovani impegnati nella pastorale migranti, su un testo raccolto da Marco Laruffa e musicato da Ettore Moscatelli, dei Fratelli della Sacra Famiglia. Intanto volge al termine il ricco calendario di appuntamenti proposto dalla pastorale Migrantes della diocesi di Torino. Ieri presso la Sala conferenze dell’Ufficio Migrantes la presentazione del il libro “Passi di Pietra” e inaugurata la mostra “Lib(e)ri in Cammino” che propongono le straordinarie creature dell’artista siriano Nozar Ali Badir. Mercoledì 30 settembre alle 21 (ingresso alle 20.30) nel Giardino del distretto sociale Barolo (via Cottolengo 20.30) il cineforum sui temi dell’immigrazione con il film “Spaccapietre” di Gianluca e Massimiliano De Serio. (M.Lom)

“Migranti, la religione sia ponte”: ieri la presentazione di una ricerca

26 Settembre 2020 - Roma - Gestire le migrazioni in Europa partendo dalle persone e dalla loro dignità e non dai “flussi” degli sbarchi o dalla distribuzione nei territori di chi arriva dal Mediterraneo o dai Balcani per sfuggire a guerre, miseria e persecuzioni. Serve un processo di «riumanizzazione dell’ospitalità » fuori dai numeri e dalle strumentalizzazioni. Ma l’obiettivo è raggiungibile solo con un riconoscimento delle religioni, capaci per loro natura di promuovere conoscenza, dialogo e ascolto dell’altro. Così si costruisce una nuova etica dell’accoglienza che coinvolga istituzioni, comunità civile e singoli cittadini. L’urgenza emerge dalla ricerca “Migrazioni e appartenenze religiose” elaborata da 20 studiosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentata ieri durante il convegno “La religione del migrante: una sfida per la società e per la Chiesa”, svoltosi a Roma presso il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano, iniziativa a cui ha collaborato la Conferenza Episcopale Italiana alla vigilia della 106esima Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato indetta da Papa Francesco e che sarà celebrata domani. Il documento scientifico – 800 pagine redatte da sociologi, politologi, giuristi, psicologi e filosofi europei e mediorientali – mette in evidenza, attraverso il racconto di storie delle persone migranti, le attuali criticità del sistema internazionale di accoglienza e suggerisce come rimedio per evitare ulteriori tragedie il recupero dei valori su cui si fonda la cultura d’Europa. La “soluzione umanizzante” sta proprio nel «ridare ai migranti il diritto di parola riconoscendone anche la dimensione religiosa perché solo attraverso l’identità passa la dignità dell’uomo e si può creare, appunto, una nuova etica dell’ospitalità » spiega Laura Zanfrini, coordinatrice del progetto e docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica alla Cattolica. «Proprio in questi giorni a Bruxelles si discute dell’accordo di Dublino sul diritto di asilo – aggiunge la professoressa – ma nessuno ha pensato di chiedere ai migranti qual è la loro opinione ». Il pregiudizio religioso è molto forte in Europa: come combatterlo? Innanzitutto con la conoscenza. Lo ha ricordato, nell’introdurre il convegno, monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, richiamando il messaggio del Pontefice per la Giornata del Migrante: «Conoscere per comprendere: Papa Francesco spiega questo movimento ideale verso l’altro per mezzo dell’episodio che accosta Gesù ai discepoli incamminati lungo la strada verso Emmaus. Applicarlo al mondo della mobilità, come fa il Santo Padre è importante: molto spesso ci si riferisce a migranti e a sfollati, più raramente alle persone migranti e sfollate. Può forse sembrare una distinzione di poco conto, quasi un gioco di parole – aggiungemonsignor Russo – ma in realtà si tratta di una differenza fondamentale, che dai numeri ci conduce alle persone, dai fenomeni da studiare alle storie di vita da ascoltare. E, attraverso di esse, comprendere davvero». Perché «riumanizzando le persone si costruisce il dialogo». Partire dall’appartenenza religiosa, contro ogni riserva mentale. «È qui che si gioca l’identità delle società europee: nelle richieste d’asilo ad esempio, le istanze religiose diventano tangibili – dice Zanfrini – ma spesso i migranti non citano la loro religione, o il fatto di essere fuggiti da persecuzioni per la loro fede, perchéconvinti che non influisca ai fini dell’ottenimento dell’asilo, anzi, che a volte sia controproducente » . La sfida principale, per la Chiesa e il mondo, è contrastare l’analfabetismo religioso nella società italiana ed europea. «Non solo si sta perdendo la conoscenza del cristianesimo – afferma la docente della Cattolica – ma anche dei culti “altri”». Un esempio? «Non è accettabile che a scuola lo studente copto egiziano sia definito musulmano dagli insegnanti». Ci vuole un approccio umanista e non politico che valorizzi e faccia crescere le esperienze di cooperazione e di dialogo interreligioso già in atto. «Mantenere viva la fede nel cuore di tutti è responsabilità di ogni credente e la condizione per intensificare un dialogo quotidiano tra le religioni» ha precisato padre Fabio Baggio, sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano. Punto di partenza resta dunque il riconoscimento della dimensione religiosa della persona. «Pensata come una questione meramente privata da confinare ai margini della convivenza, la religione sarebbe una miopia intellettuale oppure una forma di laicismo senza laicità – ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee nel suo intervento –. Il laicismo vive di pregiudizi mentre la laicità usa la ragione aperta cioè nella totalità delle sue funzioni». (Fulvio Fulvi - Avvenire)  

Scalabriniani: patto Ue migrazione e asilo “è l’abbandono dei valori costitutivi dell’integrazione europea”

25 Settembre 2020 -

Roma - “Questo cosiddetto nuovo inizio è in realtà più l’abiura dei valori che hanno guidato, tra alti e bassi, settant’anni di processo d’integrazione europea che una reale ricerca di equilibrio tra responsabilità e solidarietà”. Così padre Lorenzo Prencipe, presidente della Fondazione Centro studi emigrazione di Roma, commenta il nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, presentato il 23 settembre scorso dalla Commissione europea. “Leggendo il testo della Commissione – afferma un comunicato diffuso questa mattina – quello che emerge chiaramente è che l’Unione europea intende chiudere sempre più le sue frontiere, limitare al massimo gli ingressi dei migranti e richiedenti asilo e incentivare con tutti i mezzi i rimpatri”. Padre Prencipe rileva come dall’inizio del 2020, secondo Eurostat, sono circa 247mila le richieste d’asilo presentate nell’Ue e sono state 676mila nel 2019. “Ciò ratifica che l’Europa è una delle aree geografiche del mondo meno investite dai flussi di persone in fuga dalle loro case (80 milioni nel 2019 secondo UNHCR)”. “Ci chiediamo con forza: quali sarebbero le politiche ‘veramente nuove’ per migranti e rifugiati?”, scrive ancora il presidente del Centro studi emigrazione. Dagli Scalabriniani, l’invito a pensare a politiche che “esigono un radicale cambiamento di approccio ai migranti e ai rifugiati, considerati e rispettati nella loro dignità umana prima di ogni altra valenza socioeconomica”. (SIR)

Mons. Russo: “la religione può fungere da elemento aggregante”

25 Settembre 2020 - Roma - “Fra le coppie di verbi proposte dal Santo Padre nel messaggio scritto in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che celebreremo fra due giorni, domenica 27 settembre, una – non a caso la prima – si adatta molto bene al mondo della ricerca: conoscere per comprendere”. Lo ha detto Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, aprendo il convegno “La religione del migrante: una sfida per la società e per la Chiesa”, in corso presso il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede e promosso dall’Università Cattolica, in collaborazione con la CEI, alla vigilia della 106a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra domenica 27 settembre. Riferendosi alla ricerca su “Migrazioni e appartenenze religiose”, Mons. Russo ha affermato che “non solo la crisi dei rifugiati, ma anche i flussi umani che caratterizzano ormai da decenni l’immigrazione verso l’Italia e l’Europa hanno posto queste di fronte alla necessità di fare i conti con un duplice scenario sociale e religioso: quello, talvolta complesso, dei Paesi d’origine dei flussi migratori e quello, anch’esso delicato, dei Paesi di destinazione. Questi ultimi, in particolare, sono chiamati a confrontarsi con un profondo cambiamento nella composizione etnica, linguistica e religiosa della propria popolazione residente”. In questo contesto, secondo Russo, la religione “può fungere da elemento aggregante, di dialogo e di cooperazione nella costruzione delle comunità”.  

MCI Germania e Scandinavia: da lunedì il convegno nazionale in videoconferenza

25 Settembre 2020 -

“Maschio e femmina li creò. I rapporti interpersonali”. Questo il tema del convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia che si svolgerò, in videoconferenza, dal 28 settembre al 2 ottobre. Il Convegno “sarà molto diverso dai convegni cui siamo abituati da sempre. Il coronavirus ci costringe a farlo in videoconferenza, un modo di incontrarsi che in questi ultimi mesi tanti di noi hanno già sperimentato con successo. È più comodo, si può partecipare da casa o dall’ufficio, senza mascherina, senza problemi di igiene e di distanze, senza lunghi costosi viaggi. Basta il cellulare, il tablet, o il computer, attrezzato di videocamera e di microfono”, spiega la delegazione. I lavori saranno incentrati sui temi del IV Foro del “Cammino sinodale” e verranno moderati dalla nuova direttrice dell’ufficio Udep della Delegazione, Paola Colombo.

I lavori saranno aperti dall’intervento del Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Tra gli interventi quella del vescovo ausiliare di Colonia Dominicus Schwaderlapp, responsabile della Internationale Seelsorge della diocesi e delle Comunità d’altra madre lingua.

La Chiesa del XX secolo attenta alla mobilità umana.

25 Settembre 2020 - La condizione dei “migranti” - cioè delle persone che, per tutta la vita o per una parte di essa, non hanno una dimora stabile - è ben presente nella Sacra Scrittura ed anzi ha rappresentato, se così si può dire, la “normalità” in diverse fasi della storia del popolo ebraico. Nell’Antico Testamento questa condizione può essere considerata come una condanna ma anche avere il valore di una missione o di un incarico. Nel Nuovo Testamento la vita pubblica del Signore e l’invio dei discepoli per l’Annuncio ci vengono descritti come la scelta di una condizione mobile. Tuttavia, è solo in tempi recenti che la Chiesa ha iniziato ad avere un’attenzione pastorale specifica per le persone che si trovano in questa particolare condizione. Per secoli l’atteggiamento nei loro confronti è consistito da un lato in una generica attività caritativa – e in una certa misura anche pastorale – verso chi non aveva un domicilio fisso a causa di circostanze sfortunate e indipendenti dalla sua volontà, e dall’altro lato in una diffidenza profonda e radicata verso chi era sospettato di aver scelto volontariamente uno stile di vita ritenuto pericoloso dal punto di vista morale. Una vera e propria cura pastorale specifica e meditata nei confronti di famiglie e persone “in movimento” si è sviluppata solo dopo gli sconvolgimenti della seconda metà dell’800, quando l’Europa cristiana subì un’emorragia di milioni di lavoratori diretti verso le Americhe in cerca di fortuna, e più ancora dopo quelli della prima metà del ‘900, quando due conflitti bellici con dimensioni e caratteristiche del tutto nuove crearono masse di profughi e sfollati mai viste prima. Il primo documento magisteriale sulla cura pastorale degli emigranti – ma oggi useremmo probabilmente il termine “migranti” – risale solo al 1952: si tratta della Costituzione apostolica Exsul familia, emanata il 1° agosto di quell’anno da papa Pio XII. Il titolo del documento fa riferimento alla fuga della Sacra famiglia in Egitto, che è diventata l’emblema della Fondazione Migrantes, ma è anche un invito a non considerare le persone mobili come soggetti isolati, che hanno perso tutti i loro legami, come purtroppo accadeva spesso ai profughi ed anche agli emigranti. La Chiesa ha sempre voluto sottolineare come la sollecitudine verso queste persone debba essere estesa ai loro legami familiari, visti anch’essi come un bene prezioso da tutelare, sia nel caso di famiglie che si muovono assieme, sia in quello dove la mobilità forzata o volontaria di alcuni componenti ne causa la separazione fisica dal resto del nucleo. Questo è stato anche un impegno primario per luminose figure di pastori come il beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, che hanno dovuto affrontare il problema delle grandi migrazioni transoceaniche partite dall’Italia nei decenni successivi all’Unità. Si tratta di eventi che hanno toccato in particolare le nostre terre del Nord-Est italiano (Veneto, Friuli e Trentino), causando gravi sofferenze a tante persone. L’emigrazione, la condizione mobile e lo “spaesamento” da essa causato fanno quindi parte della nostra storia. Anche per questo motivo oggi non possiamo distogliere la nostra attenzione dai nuovi “emigranti” o “migranti” che hanno raggiunto la nostra terra, divenuta meta di flussi di immigrazione. Questo è un dovere ancora maggiore nei mesi che stiamo vivendo, segnati da un’altra forma di “spaesamento”, dovuta al radicale cambiamento di abitudini e stili di vita in seguito all’epidemia causata dal Covid-19. Tante persone attorno a noi, provenienti da paesi diversi e lontani, ci domandano di essere considerati nostri fratelli nella comune condizione umana e, se condividono la nostra fede, nostri fratelli in Gesù Cristo. Giornate come quella di domenica 27 settembre ci devono servire per imparare a conoscerli meglio e per riflettere su come corrispondere a questa loro legittima richiesta. Don Mirko Dalla Torre (Collaboratore dell’Ufficio diocesano Migrantes Vittorio Veneto)    

UNHCR: a Lesbo “9.400 richiedenti asilo spostati nel nuovo centro

25 Settembre 2020 -

Lesbo - L’Agenzia Onu per i rifugiati rivolge oggi un appello “affinché si intraprendano azioni urgenti volte a migliorare le condizioni abitative e si assicurino soluzioni rispettose della dignità dei richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza delle isole Egee, anche all’interno del nuovo sito di emergenza sull’isola di Lesbo”. All’indomani della serie di incendi che hanno devastato il centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola di Lesbo, costringendo circa 12.000 uomini, donne e bambini a rifugiarsi in strada, il governo greco ha mobilitato l’esercito e i partner umanitari per allestire una struttura di emergenza. “Circa 9.400 richiedenti asilo attualmente vivono all’interno di questo sito gestito dal governo – informa l’UNHCR –, allestito nel giro di pochi giorni. Diverse centinaia di persone, tra le più vulnerabili, sono state trasferite presso strutture sicure presenti sull’isola oppure sulla terraferma”. L’agenzia Onu stima che, su tutte le isole, “vi sarebbero almeno 4.000 persone, di cui quasi 2.000 a Lesbo, aventi i requisiti per essere trasferite sulla terraferma immediatamente. Il loro trasferimento rappresenterà un passo significativo verso l’obiettivo di decongestionare le strutture di accoglienza presenti sulle isole”. A proposito del Patto Ue su migrazioni e asilo presentato ieri dalla Commissione europea l’UNHCR, insieme all’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), ha rivolto giorni fa un appello all’Ue. “Per gli Stati membri – affermano – è il momento di abbandonare l’approccio emergenziale che prevede l’adozione di accordi ad hoc in materia di asilo e migrazioni in Europa per passare a uno comprensivo, coordinato e strutturato”. (SIR)

 

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GMMR: Migrantes e Tv2000 presentano il docuWeb ‘Sfollati’

25 Settembre 2020 -

 

Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020 la Fondazione Migrantes e Tv2000 in collaborazione con Caritas Italiana e Centro Astalli presentano il docuWeb 'Sfollati', con le testimonianze di alcuni protagonisti del messaggio di Papa Francesco per la Giornata dedicata a migranti e rifugiati: dai terremotati del Lazio e delle Marche agli sfollati del Congo e del Kurdistan iracheno.

“Spero che la voce di queste persone – dice don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes - possa arrivare a tutti, smuovere le intelligenze e i cuori e aiutarci a comprendere che solo insieme si possono superare i drammi della vita e costruire un futuro di pace”.

“Il grido di aiuto di migranti e rifugiati – aggiunge il Direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante – non può e non deve lasciarci indifferenti o insensibili. Quegli sguardi scuotono le nostre coscienze. E il nostro lavoro di comunicatori, su questi temi, assume ancora di più un valore fortemente umanitario”.

Il video è scaricabile qui https://youtu.be/b71RpGqvMc8

GMMR: una mostra fotografica sulla facciata della Curia a Trento

25 Settembre 2020 -

Trento - Si celebrerà domenica 27 settembre la 106° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. La Diocesi di Trento propone per l’occasione una mostra fotografica che troverà spazio a partire da oggi sulla facciata del palazzo della Curia: vi saranno esposti sedici ritratti di migranti, alternati a stralci del messaggio di Papa Francesco per la giornata (vedi qui). I pannelli rimarranno esposti fino al 3 ottobre. Così la diocesi di Trento − si legge in un comunicato diffuso oggi − celebrerà la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, “nell’impossibilità di organizzare un evento come poteva essere la tradizionale Festa dei Popoli”. La Giornata – scrive la diocesi – è “un’occasione per richiamare l’attenzione sulle diverse categorie di persone vulnerabili in movimento e sulle molteplici sfide connesse al tema delle migrazioni”. All'incontro di questa mattina davanti al palazzo della Curia i pannelli fotografici saranno illustrati agli operatori dei media. Interverranno don Cristiano Bettega, delegato dell’Area Testimonianza e impegno sociale della diocesi, e Roberto Calzà, referente diocesano Migrantes.

GMMR: il messaggio dei vescovi del Regno Unito

25 Settembre 2020 -

Londra -  “I rifugiati come risorsa che migliorano la nostra vita e che ci rendono persone più ricche e più vicine a Dio”. Queste le parole usate da quattro cattolici impegnati in prima linea ad aiutare chi arriva da terre lontane e si deve integrare, in un messaggio diffuso dai vescovi di Inghilterra e Galles in occasione della Giornata Mondiale dei Migranti e Rifugiati che ricorre domenica prossima. Parlano via Zoom con il vescovo Paul McAleenan l’arcivescovo iracheno Nathanael Nizar Semaan, della diocesi di Hadiab Erbil, nel nord dell’Iraq; Sarah Teather, direttrice del Servizio per i rifugiati dei Gesuiti nel Regno Unito; il richiedente asilo Ben dell’organizzazione “I rifugiati chiedono un cambiamento”; il frate Johannes Maertens che ha lavorato per anni nel “Campo Giungla” di Calais nel nord della Francia. Oggetto della conversazione il messaggio diffuso da Papa Francesco. “Mi ha colpito come il Santo Padre abbia descritto i migranti come risorsa”, spiega la responsabile del Servizio per i rifugiati dei Gesuiti, “e come li consideri persone che ci arricchiscono. Questa è certo l’esperienza della nostra comunità”. Le fa eco frate Johannes che racconta come si senta profondamente grato per quelle ore trascorse al servizio di chi viene mantenuto ai margini e che rappresenta, invece, un tesoro per la nostra società.

Centro Astalli: “non c’è solidarietà nell’impedire il diritto a migrare”

24 Settembre 2020 -
Roma - Il Centro Astalli esprime preoccupazione rispetto alle misure contenute nel Migration pact presentato ieri dalla Commissione europea: “Ci si aspettava un nuovo corso su politiche di accesso alla protezione e accoglienza per i migranti forzati”, afferma, “ma il testo presentato purtroppo in gran parte disattende le dichiarazioni che lo hanno preceduto”. L’esigenza primaria, osserva, “rimane per l’Unione europea di chiudere le frontiere, limitare e gli ingressi e favorire i rimpatri”. Il Centro Astalli osserva che “la ricollocazione obbligatoria dei migranti per il superamento del trattato di Dublino, che da tempo le organizzazioni umanitari e gli enti di tutela chiedono, non è stata inserita tra le misure”. In particolare preoccupa che la procedura rapida alla frontiera “vada a detrimento delle persone vulnerabili: sappiamo infatti che l’emersione della vulnerabilità durante la procedura di asilo può richiedere tempi e modi tali da configgere con una valutazione rapida in frontiera”. Il testo, inoltre, “non stabilisce l’istituzione di canali umanitari che invece è misura urgente per evitare il traffico e la morte di esseri umani”. “Ci sembra che la parola solidarietà, molte volte usata riferendosi al Migration Pact – sottolinea –, sia stata svuotata di significato: non c’è solidarietà nell’impedire l’esercizio del diritto a migrare a chi rischia la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa”. Il Centro Astalli chiede a istituzioni nazionali e sovranazionali “uno sforzo nella direzione di una maggiore corresponsabilità nella gestione dei flussi migratori ispirata al rispetto dei diritti umani e della dignità dei migranti. Per questo ci sembrano necessari significati correttivi al testo proposto”. (Sir)

Viminale autorizza sbarco dalla nave Alan Kurdi ad Arbatax: avviata procedura di ricollocamento

24 Settembre 2020 -

Roma - “La nave tedesca Alan Kurdi ha chiesto di poter sbarcare le persone a bordo e, in considerazione del previsto peggioramento delle condizioni meteo marine, ha inoltre chiesto di ridossarsi nella rada di Arbatax, riparo più vicino alla sua attuale posizione”.

Ne ha dato notizia il ministero degli Interni spiegando che “contestualmente all’autorizzazione a tali richieste, è stata avviata la procedura europea di ricollocamento dei 133 migranti soccorsi in mare di cui 125 sono ancora presenti a bordo. L’80% dei migranti soccorsi verrà trasferito in altri Paesi europei”.

Vangelo Migrante: Domenica 27 settembre GMMR (XXVI domenica del Tempo Ordinario, Vangelo (21,28-32)

24 Settembre 2020 - Le tre parabole del vangelo di questa e delle due domeniche successive, riguardano un unico tema: il rifiuto del Regno di Dio e della Sua giustizia da parte di alcuni e la loro sostituzione con altri. Questa domenica Gesù racconta di un padre che invita i suoi due figli ad andare a lavorare nella vigna. Il primo dice ‘no’ ma poi si pente e va; il secondo dice ‘si’ e non ci va! La vigna è molto più che fatica e sudore, essa è il luogo dov’è racchiusa una profezia di gioia, il vino per tutta la casa, la vita per tutta l’umanità; il padre è il custode di questa vita condivisa. Se non hai nel cuore il desiderio di quel vino-vita e tuo padre è un solo padrone al quale sottometterti o ribellarti, comunque da eludere, il formale assenso, resta solo una forma di obbedienza-disobbediente appariscente e arida, immatura e sterile. Allo stesso tempo, nonostante le contraddizioni, gli impulsi e una certa sfrontatezza, esiste una condizione che può cambiare il modo di vedere la vigna e il padre, fino a generare il pentimento e la conversione. Quale? Ce la rivela ancora Gesù quando parla della ‘frequenza’ sulla quale Dio pratica le Sue scelte: “in verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Ufficialmente, secondo certe categorie religiose e criteri morali esteriori, essi hanno detto ‘no’ ma di fatto questi ‘poveri’, proprio perché sono in una condizione non protetta e vulnerabile, permettono a Dio di manifestare la sua misericordia, lo riconoscono e in questa relazione dicono ‘si’. Al contrario di chi invece, trincerato nella propria giustizia o appagato da una presunta autosufficienza, ha detto un ‘si’ nascosto dalle apparenze. Andare a lavorare in quella vigna è fare la volontà del padre. Oggi essa coincide con lo ‘sporcarsi le mani’ per trasformare la paura della sottomissione e il rifiuto del padre in nuove forme di libertà, di amore e di condivisione di quel vino-vita con tutti. Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare alcuni e adottare altri. È il comportamento nei suoi riguardi che fa perdere posti, anche oggettivamente vantaggiosi. Il rischio da cui Gesù ci mette in guardia è proprio questo: nella misura in cui diciamo ‘si’ solo per apparire e detenere vantaggi, addirittura giustificandoci, rischiamo di dire ‘no’ al Vangelo. Volontà di Dio non è mettere alla prova i due figli e misurare la loro obbedienza. No, la sua volontà è la fioritura piena della vigna che è la vita nel mondo: una casa abitata da figli liberi e non da servi sottomessi. La Giornata del Migrante e del Rifugiato è un’opportunità, resa ancora più concreta dal Messaggio dal Santo Padre, per passare da figli solo credenti a figli anche credibili che continuano a dire ‘si’ al Vangelo dell’accoglienza e della condivisione: ‘conoscono per comprendere, si fanno prossimo per servire, si riconciliano per ascoltare, crescono per condividere, coinvolgono per promuovere e collaborano per costruire’.
  1. Gaetano Saracino