Primo Piano

Mattarella: medaglia d’oro al merito civile a don Roberto Malgesini

8 Ottobre 2020 -
Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha  conferito, tra gli altri, la medaglia d’oro al merito civile, alla memoria di Don Roberto Malgesini con la seguente motivazione: “Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno. Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento. Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all’estremo sacrificio”. Medaglia d’oro al valor civile anche alla memoria di Willy Monteiro Duarte: “Con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione, dando prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo, interveniva in difesa di un amico in difficoltà, cercando di favorire la soluzione pacifica di un’accesa discussione. Mentre si prodigava in questa sua meritoria azione di alto valore civico, veniva colpito da alcuni soggetti sopraggiunti che cominciavano ad infierire ripetutamente nei suoi confronti con inaudita violenza e continuavano a percuoterlo anche quando cadeva a terra privo di sensi, fino a fargli perdere tragicamente la vita. Luminoso esempio, anche per le giovani generazioni, di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all’estremo sacrificio”.

Fratelli tutti, oltre l’apparenza

7 Ottobre 2020 - Roma -“La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità” (n.43). “Ciò che chiamiamo ‘verità’ non è solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo. È anzitutto la ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi” (n.208). Nell’Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale, papa Francesco pone l’accento sull’ “illusione” di una comunicazione fondata sulla ricerca del consenso più che sul rispetto dell’altro. È il “morso” dell’apparenza che con i suoi denti affilati azzanna la realtà. C’è però una via d’uscita che consiste nell’andare oltre, per scendere nella profondità della nostra umanità. Una grande consegna per chi comunica e informa.

Vincenzo Corrado

Peruviani in Italia: quest’anno niente processione per il Signore dei Miracoli ma preghiere in tutte e comunità

7 Ottobre 2020 - Roma - Per tutto il mese di ottobre nelle 36 comunità peruviane in Italia  momenti di preghiera e suppliche nel mese chiamato “mese viola”, caratterizzato dalla festa del Signore dei Miracoli, la devozione più sentita dalla gente che vive nella capitale del Perù e in tutti i peruviani sparsi nel mondo.  E proprio in questi giorni papa Francesco ha scritto un messaggio all’arcivescovo di Lima (Perù), mons. Carlos Castillo Mattasoglio: “mi commuove pensare alle dure prove che tanti nostri fratelli e sorelle devono affrontare a causa del virus, che non solo colpisce la salute, ma anche le loro vite, aumentando le ingiustizie, le sofferenze e le incomprensioni che colpiscono la loro dignità personale, senza distinzioni di appartenenza religiosa”. “Di fronte alla costernazione e alla sensazione di impotenza che colpisce tutti, senza eccezioni – scrive papa Francesco - vorrei incoraggiarvi a guardare una volta di più al Signore. Egli non ci abbandona; ci chiama, ci abbraccia con un amore infinito che ci cura, ci conforta e ci salva”. In quest’ottica assume il suo più autentico significato la devozione al Signore dei Miracoli: “Gesù crocifisso, fissato e immobile sulla croce, non per la forza dei chiodi ma per il suo amore infinito, è la prova più bella dell’amore di Dio verso l’amato popolo peruviano”, scrive il Papa. Le tradizionali processioni che ogni anno si svolgono nel nostro Paese quest’anno sospese, ci dice il coordinatore nazionale dei peruviani in Italia, p. Emersoni CamposAguilar che in questi giorni ssta visitando le comunità peruviane in Italia. “Quest’anno, dice il papa, la processione “non potrà svolgersi lungo le strade, ma questo non impedisce che il Signore realizzi il miracolo di arrivare a migliaia di cuori ben disposti, che con fede semplice riconoscono che Dio fatto uomo continua a camminare con i suoi fratelli e sorelle nel cammino doloroso di ogni epoca, continua a condividere l’incertezza e la sofferenza di tutti, specialmente dei più poveri, esclusi e scartati”.

Centro Astalli: “bene le modifiche, ora un atto di coraggio

7 Ottobre 2020 - Roma - “Finalmente siamo arrivati a modifiche che vanno nella direzione di una continuità rispetto alla situazione precedente ai decreti sicurezza. L’auspicio è di avere ora uno sguardo d’insieme con una prospettiva sul futuro. Piuttosto che continuare a mettere piccole pezze è il momento di rivedere nel complesso la legge Bossi-Fini, che ha un impianto vecchio di 20 anni”. È il commento al Sir di padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati con sede a Roma, a proposito delle modifiche ai cosiddetti “decreti sicurezza”, approvate ieri dal Consiglio dei ministri. Padre Ripamonti esprime parere favorevole ai cambiamenti, anche se “con il rammarico di aver visto, in questi due anni, la sofferenza di molte persone che, dopo aver già sofferto nei loro Paesi e durante il viaggio, hanno trovato ostacoli veri e difficoltà d’ingresso in Italia”. Ora il compito più importante, a suo avviso, spetta al Parlamento: “Non credo si debbano fare le pulci ai decreti sicurezza. Migliorie si possono ancora fare ma è giunto il momento di un atto coraggioso da parte del Parlamento, perché affronti il tema immigrazione, compreso il diritto d’asilo, nella sua globalità”. Durante il lockdown, prosegue, “ci siamo resi conto delle difficoltà causate dalla mancanza di manodopera nei territori e della necessità di regolarizzare i lavoratori stranieri, ma così si procede un pezzo alla volta. Invece credo sia importante avere il coraggio, ora, di fare dei cambiamenti importanti con uno sguardo verso il futuro, visto che in Parlamento sono depositate proposte di legge come quella della campagna ‘Ero straniero’”.  

Rosario per l’Italia: questa sera preghiera dal Santuario Santa Maria dei Miracoli e San Celso a Milano, con mons. Delpini

7 Ottobre 2020 -

Roma - Torna l’appuntamento di “Prega con noi”. Tv2000 e InBlu Radio invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi stasera alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio, e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dal Santuario Santa Maria dei Miracoli e San Celso a Milano, con l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini. La Chiesa è stata una delle prime costruzioni pienamente rinascimentali realizzate a Milano: venne progettata a fine Quattrocento per ospitare un’icona miracolosa della Madonna, ancora oggi conservata nel presbiterio. È tradizione a Milano che le giovani spose portino un mazzo di fiori e lo posino davanti all’icona della Madonna appena dopo essersi sposate.

Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: domani a Roma la presentazione

7 Ottobre 2020 -

Roma – Sarà presentato domani, 8 ottobre, a  Roma, nel centro congressi Aurelia, il “Rapporto Immigrazione” elaborato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes e giunto alla sua 29esima edizione, dal titolo “Conoscere per  comprendere”.  Alla presentazione interverranno mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; Stanislao Di Piazza, sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega all’immigrazione e alle Politiche di integrazione; Igiaba Scego, scrittrice. Introdurrà e modererà: Oliviero Forti, responsabile Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana.

I dati saranno presentato da Manuela De Marco, Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale Caritas Italiana. Le conclusione sono affidate a Simone Varisco della Fondazione Migrantes. La presentazione può essere seguita anche in diretta streaming, tramite YouTube e Facebook della Conferenza Episcopale Italiana: https://www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana ; https://www.facebook.com/conferenzaepiscopaleitaliana .

GMMR: domenica la diocesi di Aversa celebra la 106ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

6 Ottobre 2020 - Aversa - La diocesi di Aversa ci riprova: dopo aver calendarizzato la celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato per lo scorso 27 settembre, l’Ufficio Migrantes si vide costretto ad annullare l’evento a causa delle pessime condizioni metereologiche. La giornata non venne annullata ma solo rinviata a data da destinarsi: stavolta il maltempo non dovrebbe impedire lo svolgimento della106.ma edizione Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà vissuta domenica prossima 11 ottobre a partire dalle ore 17,30 presso il Santuario di Sant'Antimo. Il momento di dialogo e preghiera ha l’obiettivo di rimarcare l’attenzione verso i temi della migrazione e dell’accoglienza, ma anche di stimolare la riflessione sui temi che ogni anno Papa Francesco mette al centro del suo messaggio, diffuso proprio in occasione della Giornata. Quest’anno il tema scelto dal Papa “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, riguarda la drammatica problematica degli sfollati interni, muovendo dunque dall’esperienza di Gesù sfollato e profugo assieme ai suoi genitori. “L'attuale situazione dei migranti è resa ancora più difficile dalla piaga della pandemia”, ha osservato don Evaristo Rutino, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes: “non si può lasciar fuori nessuno, impossibile pensarla diversamente. D’altro canto nella fase più acuta della pandemia siamo stati richiamati a preoccupazioni e timori comuni, ricordandoci che nessuno si salva da solo”. Preceduta dalla veglia di preghiera dello scorso 17 settembre presso la Parrocchia Sant'Antonio in Caivano, la Giornata di domenica 11 ottobre 2020 avrà inizio alle 17,30; all’accoglienza seguirà un incontro di riflessione e testimonianza; l’evento si concluderà alle ore 19,00 con la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Angelo Spinillo.  

Rosario per l’Italia: domani da Milano con Mons. Delpini

6 Ottobre 2020 -

Milano - Trasmesso in diretta su TV2000 e in streaming su YouTube e Facebook, mercoledì 7 ottobre alle 21 dal santuario di Santa Maria presso San Celso a Milano il Santo Rosario presieduto dall’arcivescovo, Mons. Mario Delpini. Il momento di preghiera è promosso da Famiglie per l’Accoglienza in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI e il Forum delle Associazioni Familiari. «”Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!”. Nell’accoglienza l’audacia di un incontro», è il titolo scelto per l’evento, che apre il nuovo anno sociale 2020-2021 di Famiglie per l’Accoglienza. È questa una rete di famiglie che si accompagnano, in Italia e all’estero, nell’esperienza dell’accoglienza familiare – adozione, affido, ospitalità, cura degli anziani e dei disabili –, proponendola come bene per l’individuo e la società intera. Titolo ancor più significativo – spiega la diocesi - alla luce dell’emergenza sanitaria e delle incertezze che da mesi caratterizzano la vita quotidiana. Consapevole della grande responsabilità personale e associativa che un evento pubblico richiede in tempi come questi, Famiglie per l’Accoglienza riparte proprio da un gesto comunitario: sfruttando i canali digitali di comunicazione che in questi mesi hanno permesso a tutti di sentirsi vicini anche se a distanza, si vuole riaffermare la certezza che nell’incontro l’accoglienza affonda le proprie radici. La recita del Santo Rosario sostituisce quest’anno il consueto pellegrinaggio di inizio anno sociale, a cui prendono parte – in vari santuari mariani in Italia – migliaia di membri dell’associazione. Con la recita del Rosario le famiglie con i loro figli, accolti e naturali, e tutti gli amici e le persone che vivono difficoltà e speranze, affideranno alla Madonna la loro vita e l’esperienza dell’anno. Nella semplicità del momento, la famiglia, in tutta la sua potenza sull’individuo e sulla società, verrà messa in primo piano.

Guatemala: bloccata la carovana dei migranti, circa 900 già rimpatriati in Honduras.

6 Ottobre 2020 - Roma - L’Istituto nazionale per le migrazioni dell’Honduras riferisce che già oltre 900 migranti che costituivano la carovana partita la scorsa settimana da San Pedro Sula sono stati rimpatriati dalle autorità del confinante Guatemala. Tra i rimpatriati ci sono circa 600 adulti e 300 minori. Da sabato sera circa 10 camion e autobus con migranti sono arrivati al terminal di San Pedro Sula, nel nord dell’Honduras, e sono rimasti sul posto perché non hanno soldi per tornare a casa. Spiega al Sir padre Juan Luis Carbajal, direttore dell’ufficio della Conferenza Episcopale Guatemalteca per la Mobilità umana: “Mi trovo nel dipartimento di Izabal, esattamente lungo l’itinerario dei migranti, con loro. La risposta del Governo è stata di blocco, detenzione e rimpatrio, molti migranti sono stati riportati alla frontiera, altri sono stati arrestati e sono state commesse molte violazioni di diritti umani. Le case del migrante e le parrocchie di frontiera continuano a distribuire alimenti, acqua, kit di igiene e a curare le ferite ai piedi. Io stesso sto portando mascherine, alcol, disinfettante, per distribuirlo nei vari punti di assistenza”. Altri autobus sarebbero in arrivo a San Pedro Sula. Secondo quanto ha raccontato un migrante all’honduregna Radio Progreso, molti migranti sarebbero stati bloccati con la motivazione di fare il test rapido per il Covid-19, con la promessa che avrebbero poi potuto proseguire nel proprio cammino. Invece, sarebbero poi stati fatti salire sugli autobus e riportati in Honduras. La carovana ha tentato di attraversare il Guatemala per la rotta orientale, entrando nel dipartimento di Izabal attraverso la frontiera di Los Ríos, con l’intenzione di attraversare il dipartimento settentrionale del Petén, che si incunea dentro i confini messicani.

Stella Maris compie 100 anni: il saluto e ricordo del Pontefice

6 Ottobre 2020 -

Roma – “Il 4 ottobre di cento anni fa, nasceva in Scozia l’Opera Stella Maris, a sostegno della gente del mare. In questo anniversario così importante incoraggio i cappellani e i volontari a testimoniare con gioia la presenza della Chiesa nei porti, tra i marittimi, i pescatori e le loro famiglie”. È il saluto carico di affetto che durante l’Angelus Papa Francesco, domenica scorsa, ha rivolto ai membri di questa associazione nata in Scozia nel 1920 ed approvata da Pio XI nel 1922. Sempre Papa Bergoglio aveva deciso di dedicare per il mese di agosto l’intenzione di preghiera per celebrare questo importante anniversario del secolo di vita di “Stella Maris” (già Apostolato del Mare) al mondo dei marittimi. E proprio domenica scorsa a Glasgow il Centenario della nascita della Stella Maris è stato ricordato con una celebrazione eucaristica. A presiedere l’Eucaristia l’arcivescovo della città scozzese Philip Tartaglia. Lo sguardo dei presenti è tornato con la memoria a quel piccolo gruppo di laici che si riunì il 4 ottobre di un secolo fa presso il Catholic Institute di Cochrane Street per dare vita a questa associazione. Attualmente sono centinaia i cappellani e molti volontari della “Stella Maris” presenti in circa 300 porti, che assistono oltre un milione di marittimi e ogni anno realizzano almeno settantamila visite alle navi. E proprio a questo popolo di marittimi che si è rivolto con una lettera il prefetto Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale il cardinale Peter Turkson. “Oggi più che mai, nel tracciare il futuro” di questo apostolato occorre aprirsi – ha sottolineato il cardinale – “allo Spirito di rinnovamento e a trovare nuovi modi e mezzi per essere la Chiesa che naviga con la gente del mare”. Per l’occasione è stato rinnovato anche il logo di “Stella Maris”: esso contiene l’immagine di un’ancora (la speranza), unita a un salvagente (la fede), con al centro il Sacro cuore di Gesù (la carità), raggi di luce e un nuovo elemento: le onde del mare, che ricordano l’importanza della cura dell’ambiente.

Una carezza che è una scintilla

6 Ottobre 2020 - Tornando a casa troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. (Saluto del Santo Padre Giovanni XXIII ai fedeli partecipanti alla fiaccolata in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II, giovedì 11 ottobre 1962) Il 15 maggio del 1961 è pubblicata l’enciclica Mater et Magistra ed in essa papa Giovanni dedica un passaggio al rispetto delle leggi della vita e alla responsabilità della maternità e paternità. È come un ponte fra il dettato magisteriale di Pio XI ( si pensi all’enciclica Casti Connubii) e di Pio XII e quello che a breve produrrà in abbondanza il suo successore Paolo VI (in particolare con l’enciclica Humanae Vitae). Non ci soffermiamo su questo testo e invece andiamo al cuore del pontificato di Papa Roncalli, ovvero il Concilio Vaticano II. Quel giovedì 11 ottobre 1962, la Chiesa cattolica ha vissuto “uno spettacolo che neppure la basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, ha mai potuto contemplare”. I padri conciliari sono sfilati in processione e sono andati ad occupare i loro posti nelle tribune allestite nella navata centrale. È una grande occasione di pace, di fratellanza, di spiritualità condivisa, il Papa ne è consapevole e ne ricorda la solennità, pur volendo sottrarre la sua persona dal ruolo di protagonista che, invece, ha di fatto avuto nell’intuizione della convocazione dell’assise. La sera molte persone su iniziativa dell’Azione Cattolica sono confluite in una fiaccolata in piazza San Pietro e via della Conciliazione. Si tratta di una folla che lascia trapelare un forte afflato, un senso ecclesiale spiccato, la consapevolezza che il Concilio riguarda i singoli fedeli, il popolo di Dio, non è solo un affare delle gerarchie. Di fronte alla sfilata dei partecipanti alla fiaccolata si dice che il Papa non avesse intenzione di intervenire, ma poi vedendo la folla mostratagli dalla finestra dal suo segretario monsignor Capovilla, si commosse e prese la parola che amplificata raggiunse tutti i fedeli in piazza San Pietro. A questi il Papa rivolse le parole che sono passate alla storia come “il discorso alla luna”. La tenerezza di quell’invito a portare la carezza del Papa ai bambini nelle case ha un sapore inedito, una novità nel linguaggio papale, Giovanni XXIII si sbilancia, si rivolge ai partecipanti come un affettuoso parroco che conosce i suoi fedeli uno a uno. La folla non è abituata a sentirsi interpellata così sinceramente negli affetti personali. Ha il sapore di una profezia questo linguaggio colloquiale, anticipa quello che sarà l’atteggiamento di successori molto distanti nel tempo. È come se il Papa affidasse all’amore all’interno delle famiglie di custodire il mistero dell’amore di Dio per il suo popolo e di conseguenza quello del pontefice per i suoi fedeli. Portare una scintilla di speranza, portare un barlume della luce di quelle fiaccole accese nelle singole case, essere capaci di asciugare una lacrima, di consolare un dolore o un’amarezza. Le famiglie italiane, le famiglie del mondo sono le destinatarie principali di quello che si sta vivendo in Vaticano, non c’è soluzione di continuità fra la Chiesa dei vescovi e dei cardinali e la Chiesa composta dai laici che compongono il tessuto del popolo di Dio. Per questo motivo il Concilio dovrà essere al servizio del popolo e il lavoro dei padri conciliari non dovrà fermarsi all’elaborazione di nuove dottrine ma inserirsi come linfa viva nella storia della Chiesa. Il Papa dimostra di conoscere e di riconoscere il bene che sgorga ordinariamente nella vita delle famiglie, ne valorizza la preziosità quotidiana. Nell’atteggiamento di confidenza manifestato spontaneamente da Giovanni XXIII possiamo leggere in germe quella che sarà la nuova interpretazione che il Concilio saprà dare della famiglia nel contesto del discorso sulla Chiesa. Un discorso che ancora oggi, a distanza di tanti anni, necessita di essere assimilato sia dai pastori sia dall’assemblea e che potremo rivisitare prossimamente anche noi. (Giovanni M. Capetta)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 24.332 migranti

5 Ottobre 2020 - Roma - Sono 24.332 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio dell’anno secondo il dato fornito questa mattina dal Ministero dell’Interno. Di questi 9.956 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.261, 13%), Algeria (1.126, 5%), Pakistan (1.032, 4%), Costa d’Avorio (1.031, 4%), Sudan (804, 3%), Egitto (673, 3%), Marocco (651, 3%), Somalia (601, 3%), Afghanistan (516, 2%) a cui si aggiungono 4.681 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Migrantes Torino: la GMMR per stimolare a riflettere sulle nostre modalità di accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone migranti, profughe e sfollate”

5 Ottobre 2020 - Torino -  Per la 106° Giornata del Migrante e del Rifugiato, che si è celebrata domenica 29 settembre, l’Ufficio Migrantes di Torino ha organizzato lungo tutto il mese di settembre diverse iniziative, per stimolare a riflettere “sulle nostre modalità di accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone migranti, profughe e sfollate”. “Grazie a coloro che ci hanno aiutato – dice in una nota l’Ufficio Migrantes -  a rendere tutto ciò possibile, bello, significativo. Grazie alla vostra partecipazione calorosa e al vostro senso di responsabilità con cui ci avete aiutato a vivere questi momenti di incontro nel rispetto delle norme di prevenzione della diffusione del contagio covid19. Questo mese è stato per noi una preziosa occasione per rafforzare relazioni, crearne di nuove, e così sognare un futuro di #collaborazioni e di rete”. “Non possiamo che essere felici di quest’esperienza! Speriamo – conclude la Migrantes di Torino - che ciascuno di noi abbia potuto trovare un qualche dono da custodire, uno stimolo per crescere, un seme da far germogliare”.

“L’influenza italiana sullo sviluppo, sulla cultura e lo sport nello Stato del Minas Gerais”: un convegno da domani in diretta streaming

5 Ottobre 2020 - Roma - Il X Seminario sull’ Emigrazione Italiana nel Minas Gerais si svolgerà in diretta streaming dal 6 al 10 ottobre 2020. L’ evento è promosso da “Ponte entre Culturas” e dal “Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE” in partenariato con le Università Federali di Minas Gerais (UFMG) e di Juiz de Fora (UFJF) e con il patrocinio del Consolato d’ Itália in Belo Horizonte. Tra il 1875 e il 1960 – spiega una nota - quasi due milioni di italiani emigrarono in Brasile e quelli che vi rimasero - cioè circa un milione - costituirono la base per l'inizio della crescita demografica della componente italiana del popolo brasiliano. Minas Gerais è stata la terza area a ricevere immigrati italiani, dopo gli stati di São Paulo e Rio Grande do Sul: i dati esistenti suggeriscono che la popolazione di discendenti italiani in tutto il Minas Gerais è di circa due milioni. C'è anche una più recente immigrazione italiana, legata all'arrivo della FIAT negli anni '70, a cui si aggiunge una nuova ondata migratoria, iniziata negli anni 2000 e intensificatasi con la crisi globale del 2008. Nonostante l’importanza di questo fenomeno, gli studi sull’emigrazione italiana nello stato del Minas Gerais sono sempre stati molto scarsi. Per colmare questa lacuna nel 2005 è nato il progetto del Seminario sull’Emigrazione italiana nel Minas Gerais che si prefigge di incentivare la ricerca e divulgare i diversi aspetti e contributi dati dagli emigrati italiani allo sviluppo di questo Stato, in ambito culturale, socioeconomico e politico. Il seminario ha anche l’obiettivo di promuovere il dialogo tra Minas Gerais e l'Italia in diversi ambiti e, per questo motivo, il programma ha sempre dato spazio a temi contemporanei con la partecipazione di esperti italiani e brasiliani. L'evento è multidisciplinare, pubblico e gratuito previa iscrizione. Quest’anno si svolgerà on line in streaming su youtube. Il programma prevede tre sessioni con la presentazione di lavori di ricerca, conclusi o in corso, riguardanti il tema dell'influenza italiana nello Stato del Minas Gerais  su tre assi tematici: lo sviluppo economico e sociale regionale; la formazione culturale e identitaria nelle sue manifestazioni materiali e immateriali e la nascita, l'organizzazione e la diffusione dello sport. Le sessioni di apertura e di chiusura saranno dedicate a temi contemporanei come lo sviluppo sostenibile e il made in Italy, e ai rapporti bilaterali in ambito socioeconomico e culturale, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, ricercatori ed esperti italiani e brasiliani. Per info www.ponteentreculturas.com.br/seminario2020  

Migrantes Andria: parte il progetto APRI

5 Ottobre 2020 - Andria - Nel corso degli ultimi mesi il sistema di accoglienza italiano a favore dei migranti e rifugiati è stato fortemente modificato a seguito di vari provvedimenti legislativi riducendo soprattutto la tutela dei diritti umani e tagliando i servizi alla persona. Tutto ciò sta provocando un’influenza sfavorevole sui processi di integrazione al punto che molte realtà ecclesiali diocesane hanno deciso di promuovere il progetto “APRI” proposto dalla Caritas nazionale e finanziato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Al fine di sviluppare nuovi processi di inclusione sociale, per garantire risposte immediate ai bisogni del territorio e assicurando un contesto protetto, che restituisca ai migranti e rifugiati, fiducia e speranza per il futuro. Infatti sabato 3 ottobre 2020 l’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria in collaborazione con la Caritas Diocesana e con l’indicazione pastorale del Vescovo Mons. Luigi Mansi, ha dato avvio al progetto sul territorio diocesano, occasione utile per promuovere la “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, istituita, in virtù della legge 45/2016, per ricordare e commemorare tutte le vittime dell’immigrazione e promuovere iniziative di sensibilizzazione e solidarietà. Con il progetto “APRI”, l’acronimo richiama i famosi quattro verbi del Papa riferiti ai migranti (Accogliere, proteggere, promuovere e integrare) e il gesto di aprire loro la porta, l’Ufficio Migrantes di Andria si impegna ad individuare un numero di sei migranti e rifugiati tra i più vulnerabili. La caratteristica del progetto è – si legge in una nota dell’ufficio diocesano Migrantes - la richiesta di affiancamento di una o più famiglie che svolga il ruolo di tutor per ogni migrante o rifugiato favorendo l’inserimento e l’integrazione nella società in cui ora vive (gite fuori porta, pranzi domenicali in famiglia, cinema, teatro, lingua italiana, sport, inserimento lavorativo, ecc..). Attraverso questa modalità di accoglienza si potrebbe dare una risposta nuova al bisogno, ma soprattutto “riaffermare con convinzione un’idea di integrazione differente. In altri termini possiamo dire che è una forma di adozione, che una famiglia dispone nei confronti di un migrante e rifugiato”. Per l’iter burocratico legale e sanitario le famiglie di adozione del migrante o rifugiato saranno supportate dall’Ufficio Migrantes che si avvallerà della collaborazione della Comunità Migrantesliberi, che offrirà nello specifico servizi professionali.

Lo svantaggio dei giovani migranti

5 Ottobre 2020 - Roma - Il livello di istruzione raggiunto e la qualità della formazione non garantiscono una sicurezza e una stabilità, ma sono il fondamento essenziale per costruire il proprio futuro, sono un’opportunità che apre alla possibilità di scegliere i propri obiettivi e inseguire sogni e desideri. Purtroppo i ragazzi e le ragazze con “background” migratorio, partono svantaggiati e non sfruttano le loro potenzialità. La loro carriera scolastica non segue le stesse dinamiche di quella degli alunni proveniente da famiglia italiana. Appare questo risultato dal Rapporto Ismu “Alunni con background migratorio in Italia” che confronta le scelte scolastiche degli studenti al termine del primo ciclo di istruzione. Oltre la metà degli alunni di origine italiana (51,8%) si iscrive a un liceo, mentre è solo il 34,9% degli alunni stranieri di seconda generazione e appena il 24,4% degli studenti di prima generazione. Questa scelta è importante per il prosieguo degli studi indirizza verso l’Università e offre una preparazione più ampia, a differenza di altri percorsi più professionalizzanti e specialistici che poi tenderanno a circoscrivere le scelte biografiche nel futuro. Una differenza così ampia merita una spiegazione. Dal Rapporto dell’Ismu, curato dalle sociologhe Mariagrazia Santagati ed Erica Colussi, emerge che la distanza non è dovuta soltanto a una diversa qualità dell’apprendimento, ma anche da altri fattori. Infatti anche quando vengono considerati gli studenti con risultati eccellenti (sono state confrontate le scelte tra gli alunni che hanno ottenuto i migliori risultati del test Invalsi in matematica) la differenza rimane: il tasso di iscrizione al liceo è sopra il 70% per gli italiani, mentre meno del 40% tra gli alunni di prima generazione. Simile risultato si ottiene osservando il voto finale della licenza media. Intorno a questi ragazzi, anche quando raggiungono ottimi risultati, c’è una sfiducia che si tramuta in svantaggio. Lo si nota quando nell’analisi emerge la tendenza degli insegnanti, nel loro consiglio orientativo per la scelta della scuola, a raccomandare molto più spesso a studenti italiani il percorso liceale l’iscrizione a un liceo a parità di risultati raggiunti. Ma anche quando viene suggerito un percorso liceale gli studenti stranieri seguono meno il consiglio (sono il 73% in confronto all’89% degli italiani). La provenienza degli studenti diventa uno svantaggio, in parte dovuto alle difficoltà di integrazione specialmente per i figli di genitori appena migrati, in parte dovuto a uno stereotipo che vede per gli stranieri opportunità limitate, in parte – ancora – da attribuirsi alla maggiore vulnerabilità sociale che chiede ai figli di famiglie migranti di limitare il percorso di studi per iniziare a lavorare prima in modo da contribuire alle spese. Una cosa la impariamo, però: in un contesto di sfiducia, l’incoraggiamento degli insegnanti aumenta la probabilità di vedere studenti stranieri in un liceo. (Andrea Casavecchia – Sir)  

Nella vigna del Signore

5 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - La vera autorità è nel servire, non sfruttare gli altri, dice il Papa. La vigna è del Signore, non nostra. L’autorità è un servizio, e come tale va esercitata. Nel giorno in cui si chiude il Tempo del Creato voluto dal Papa e aperto il primo settembre scorso, Francesco consegna al mondo la sua terza enciclica, Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale, firmata sabato presso la tomba del poverello di Assisi. Un testo che mentre propone l’icona del Buon Samaritano, ci offre l’occasione di riflettere su quelle vie percorribili da ognuno di noi per contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno nella vita quotidiana, nella politica, nel sociale. “I segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”. Nella sua enciclica papa Francesco evidenzia subito le “ombre di un mondo chiuso”; un mondo che non sa guardare l’altro come un fratello, che antepone l’egoismo al bene comune, la logica di un mercato fondata sul profitto e sulla cultura dello scarto, la cultura dei muri all’accoglienza, alla condivisione e alla solidarietà. Un messaggio che trova eco nelle letture della domenica: l’immagine della vigna, che in Isaia è sterile; in Matteo, invece, sono i vignaioli a impedire al padrone di coglierne i frutti. Se nel profeta è metafora di una resistenza ad accogliere la novità del Signore, nel Vangelo è il luogo del “sogno” di Dio, il progetto che Dio ha sul suo popolo. In Fratelli tutti, il Papa ci ricorda la comune appartenenza alla famiglia umana, quel riconoscerci fratelli perché figli di un unico creatore, e abitanti dello stesso luogo da custodire, perché in un mondo globalizzato e interconnesso ci si può salvare solo insieme: il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Rileggendo in Matteo la parabola – la vigna, il padrone premuroso e i contadini avidi – ci troviamo di fronte a orgoglio, egoismo, infedeltà e rifiuto; ma anche alla volontà del padrone di non escludere nessuno, di insistere fino a mandare il proprio figlio per ottenere la “conversione” dei contadini: nell’ostinazione del padrone della vigna c’è il desiderio profondo di ottenere i frutti della sua proprietà, mentre il rifiuto del figlio – l’erede, ucciso perché così i contadini pensano di appropriarsi della vigna – è il “no” deciso, secco alla mano tesa dal padrone; come dire, il rifiuto definitivo dell’amore del padre che pur di stingere l’alleanza con l’uomo manda il proprio figlio. Nella parabola, Gesù rilegge la propria storia, la sua missione, il suo amore per il popolo dell’alleanza. Lui è il figlio rifiutato, cacciato e poi ucciso: è la pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata indispensabile. L’immagine della vigna è chiara, dice all’Angelus Papa Francesco: “rappresenta il popolo che il Signore si è scelto e ha formato con tanta cura; i servi mandati dal padrone sono i profeti, inviati da Dio, mentre il figlio è figura di Gesù. E come furono rifiutati i profeti, così anche il Cristo è stato respinto e ucciso”. La domanda al termine del racconto – quando verrà il padrone della vigna, cosa farà a questi contadini? – trova, nei capi del popolo, la risposta che è anche la loro condanna: “il padrone punirà severamente quei malvagi e affiderà la vigna ad altri contadini. Un ammonimento che vale in ogni tempo e non solo per coloro che rifiutarono Gesù. Vale anche per il nostro tempo, dice il Papa: “anche oggi Dio aspetta i frutti della sua vigna da coloro che ha inviato a lavorare in essa. Tutti noi. In ogni epoca, coloro che hanno un’autorità, qualsiasi autorità, anche nella Chiesa, nel popolo di Dio, possono essere tentati di fare i propri interessi, invece di quelli di Dio stesso”. La vera autorità è nel servire, non sfruttare gli altri. La vigna è del Signore, non nostra. L’autorità è un servizio, e come tale va esercitata. Così afferma: “è brutto vedere quando nella Chiesa le persone che hanno autorità cercano i propri interessi”. Ecco la grande responsabilità di chi è chiamato a lavorare nella vigna del Signore, specialmente con ruolo di autorità. Gesù non ci lascia estranei alla sua vicenda personale, non possiamo sentirci semplici spettatori. Anche noi possiamo essere coinvolti nello stesso peccato: la durezza di cuore, il rifiuto di accogliere il figlio, l’altro. (Fabio Zavattaro)  

Card. Bassetti: “Fratelli tutti”, “un orizzonte che apre il cammino

5 Ottobre 2020 - Roma - Esprimo gratitudine al Santo Padre per il dono della Lettera Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale. In questo tempo inedito a causa della pandemia, l’insegnamento di papa Francesco continua a tracciare una strada ben precisa e percorribile da tutti gli uomini di buona volontà. La nuova Enciclica s’inserisce, infatti, nel solco di una riflessione già enunciata fin dall’inizio del Pontificato e progressivamente declinata in gesti e parole in questi anni. Si percepiscono chiaramente i due polmoni che vogliono dare un respiro importante e diverso alla Chiesa. Da una parte, l’annuncio di Dio Amore e Misericordia e, dall’altra, perché non resti verità astratta, la necessità del “prendersi cura” - custodire - non solo gli uni degli altri, ma di Dio, del creato e di se stessi. Il Santo Padre indica un percorso: che la Verità cammini di pari passo con la Giustizia e la Misericordia. Recita il Salmo: “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (Sal 85,11). Come è caratteristica del suo magistero, che cerca di leggere e interpretare i segni dei tempi, papa Francesco propone un metodo: ascolto e dialogo. Con tutti! Ma prima di tutto: la realtà e i contesti. “La realtà è più importante dell’idea” (cfr Evangelii Gaudium, nn. 231-233). Significa accorciare le distanze e non erigere muri. La ricerca e la costruzione del “noi” come antidoto alle derive egocentriche. Da qui l’invito alla gentilezza e il richiamo a una nuova cultura dell’incontro, dove tutti sono invitati a collaborare. È l’insegnamento del Concilio Vaticano II che si apre a una riflessione matura. Quella del Santo Padre è una proposta stimolante e impegnativa. Nei prossimi mesi l’Episcopato italiano rifletterà sulla realtà che abitiamo per accompagnare l’annuncio. Si legge nell’Enciclica: “La Chiesa […] con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace” (n. 278). Un orizzonte che apre il cammino!   Card. Gualtiero Cardinale Bassetti - Presidente della CEI  

Il Poverello d’Assisi: fratello universale

4 Ottobre 2020 - La testimonianza di Francesco di Assisi è considerata tanto attuale, poiché egli, che non è nato santo, ma lo è diventato, condivide ancora oggi la sua esperienza di graziato con gli sfiduciati di cuore, con gli emarginati, con i rifiutati anche del nostro tempo. È un testimone che parla ancora a noi del XXI secolo, perché fa vedere che è possibile la conversione in ogni momento, indicandoci anche le coordinate che ci rendono autentici cristiani. È un giovane del suo tempo con tanti sogni, perché vuole apparire, colpire l’attenzione degli altri, essere qualcuno. Prima di incontrare il Signore va, infatti, alla ricerca di mille cose che lo confermano, per essere il centro dell’universo, il primo in tutto, infatti “cercava di eccellere sugli altri ovunque e con smisurata ambizione: nei giochi, nelle raffinatezze, nelle parole scurrili e sciocche, nei canti, nelle vesti sfarzose e fluenti” (1Cel I,2: FF 320), fino ad ignorare gli altri in quanto persone. Inseguendo solo se stesso, vive ignorando Dio. Attratto dall’ascesa sociale, anche a causa degli stimoli ambiziosi ricevuti dal padre, frequenta giovani benestanti e facoltosi che attrae attraverso la sua prodigalità. Narcisista, egocentrato, con tratti di adolescenza non conclusa, sperimenta la frammentarietà esistenziale di cui non è consapevole, soprattutto perché non ha e non cerca un senso nella vita, né ha obiettivi da raggiungere, se non quello di idolatrare se stesso. Insegue coloro che lo confermano nell’immagine di sé che si è costruita…i lebbrosi, che sono emarginati per la dissoluzione fisica e per il contagio, non possono far parte della sua cerchia, perché rappresentano la negazione dell’immagine idealizzata di sé. La vita di Francesco continua in questo modo fino a quando “la mano del Signore si posò su di lui e la destra dell’Altissimo lo trasformò, perché, per suo mezzo, i peccatori ritrovassero la speranza di rivivere alla grazia, e restasse per tutti un esempio di conversione a Dio”( 1Cel I,2: FF 321). L’incontro con il Signore lo porta a scoprire in sé la sua vera identità comprendente anche l’accoglienza dei contorni limitanti, prerogativa importante perché possa accogliere nella sua esistenza i lebbrosi: “Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza: quando ero nei peccati mi appariva molto amaro vedere i lebbrosi. E il Signore mi condusse tra di essi e feci misericordia con essi. E andandomene da essi ciò che mi appariva amaro mi si convertì in dolcezza di animo e di corpo. E poi attesi ancora poco ed uscii dal secolo» (Test 1-3: FF 110). Francesco coglie l’iniziativa di Dio nella sua esistenza attraverso alcuni accadimenti che consentono di imprimere una nuova rotta alla sua vita, passando dalla ricerca idolatrica di sé all’accoglienza dell’Altissimo, di ogni fratello e sorella, degli stessi lebbrosi verso i quali sente una naturale ripugnanza, di ogni creatura. Entrando nella chiesetta di San Damiano, scopre il senso della sua vita: individua il volto umano di Dio nel Cristo crocifisso e in lui il povero che ha incontrato. Nella relazione con il Signore povero e crocifisso sente tutto l’amore di Dio per lui e per ogni vivente e, vivendo alla sua presenza, impara a prendersi cura di sé e degli altri, ad aprirsi alla relazione con ogni altro, ad essere dono gratuito soprattutto verso coloro che non sono in grado di vivere la reciprocità. Nella fede consegna la sua esistenza nelle mani di Dio che lo aiuta a leggere la sua vita da una prospettiva diversa, ad accorgersi che il mondo è abitato da persone da amare, al di là della loro condizione. Sull’esempio di Cristo va tra gli emarginati del suo tempo, vivendo da minore nel mondo degli esclusi. Avendo sperimentato personalmente la misericordia del Signore, diviene egli stesso misericordia tra gli emarginati del posto o collocati al di là delle mura di Assisi. L’incontro con Gesù Cristo cambia la sua vita e lo conduce a desiderare ardentemente di “osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e seguire fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e il fervore del cuore l’insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo e di imitarne le orme” (1Cel XXX, 84: FF 466). Si conforma al Crocifisso povero in tutto, segue le sue orme, vive “senza nulla di proprio” (Rb I,1: FF 75), per poter custodire la relazione con lui, con gli altri, con ogni creatura. L’esperienza di Francesco d’Assisi interroga ancora oggi, soprattutto perché il suo modo di vivere ci interpella. Egli, incontrando Cristo povero e crocifisso, ha reso presente con la sua prossimità reale il Signore presso gli ultimi. È andato a vivere con i rifiutati del suo tempo, per essere uno di loro, perché ha riconosciuto nella sua conversione che Dio ama anche le sue fragilità, i suoi limiti che vede riassunti nel volto di Cristo crocifisso e su quello dei lebbrosi e dei poveri. Quando è stato raggiunto dalla Grazia, ha accolto l’Amore di Dio attraverso Cristo e si è reso conto che non ha nulla da difendere e tutto da donare. Proprio in quel momento ha sperimentato l’incontro dell’Amore ricevuto e la scelta del dono di sé come Gesù e si è scoperto fratello universale.

Diana Papa - Sir

Papa Francesco: la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace

4 Ottobre 2020 - Città del Vaticano – “Ieri sono stato ad Assisi per firmare la nuova Enciclica ‘Fratelli tutti’ sulla fraternità e l’amicizia sociale. L’ho offerta a Dio sulla tomba di San Francesco, che me l’ha ispirata, come la precedente ‘Laudato sì’”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco dopo la preghiera dell’Angelus e poco prima che venisse diffusa la nuova enciclica “Fratelli tutti” che il Pontefice ha voluto firmare ieri sula tomba del Poverello d’Assisi alla vigilia della sua festa. “I segni dei tempi mostrano chiaramente – ha detto il Papa - che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”. Papa Francesco ha poi regalato a tutti i presenti all’Angelus la nuova Enciclica, nell’edizione straordinaria dell’Osservatore Romano che da oggi ritorna nella versione cartacea. A distribuire il giornale  migranti dall’America Latina, dal Bangladesh e giovani afgani arrivati da Lesbo con i corridori umanitari. “Che San Francesco – ha quindi pregato il papa - accompagni il cammino di fraternità nella Chiesa, tra i credenti di ogni religione e tra tutti i popoli”. Nel dopo Angelus anche un del centenario della Stella Maris nata il 4 ottobre 1920 in Scozia a “sostegno della gente del mare. In questo anniversario così importante – ha detto papa Francesco - incoraggio i cappellani e i volontari a testimoniare con gioia la presenza della Chiesa nei porti, tra i marittimi, i pescatori e le loro famiglie”. E poi la beatificazione, oggi a Bologna, di Don Olinto Marella, sacerdote “oriundo della diocesi di Chioggia, pastore secondo il cuore di Cristo, padre dei poveri e difensore dei deboli. Possa la sua straordinaria testimonianza essere modello per tanti sacerdoti, chiamati ad essere umili e coraggiosi servitori del popolo di Dio”. E l’invito ad un “applauso al nuovo Beato!”.

Raffaele Iaria