Primo Piano

Migrantes Marche: una preghiera per l’Avvento

30 Novembre 2020 - Insegnaci Signore a condividere il nostro pane, il pane bianco dei nostri sogni, il pane nero dei nostri limiti, il pane bello dei nostri doni, il pane duro delle sconfitte, e il pane forte della speranza. Con ogni essere umano sulla terra, insegnaci, o Padre, a condividere da fratelli. Signore Gesù, Tu che hai superato ogni frontiera, della vita o della morte, dell’odio o dell’amore, donaci la forza di superare le nostre barriere, le frontiere dei nostri egoismi o delle nostre terre chiuse, delle nostre solitudini o delle nostre infinite paure. Insegnaci ad ascoltare l’altro e la sua fragilità, ad accogliere il suo mistero e i suoi valori differenti, la sua storia e i suoi veri sentimenti, a camminare con lui, ormai, per sentieri nuovi. Insegnaci a vivere del tuo Spirito, o Signore, spirito di servizio e di ospitalità, spirito di apertura e di unità, spirito di riconciliazione e di pace. Liberaci, o Signore, da noi stessi. E insegnaci a vivere insieme di nuovi cieli e di terre nuove. (p. Renato Zilio)    

Card. Zuppi ricorda l’impegno del neo card. Lojudice a favore dei Rom

29 Novembre 2020 - Bologna -  Il popolo nomade il neo cardinale, Paolo Lojudice, li aveva conosciuti quando era parroco a Tor Bella Monaca, nella zona est della capitale, ma li aveva visitati regolarmente per anni nei campi sosta e “vi aveva portato tanti seminaristi (tutti!) perché si impegnassero personalmente a favore degli ultimi”. A ricordarlo è oggi il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, il giorno dopo la creazione dei nuovi porporati voluta da Papa Francesco. Tra questo proprio l’attuale arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino. Il card. Zuppi, in un articolo su un  quotidiano, ha voluto ricordare una celebrazione,  il 26 settembre 2012, al Santuario del Divino Amore, presso la chiesa all'aperto dedicata al beato Zefirino (il santo zingaro canonizzato da San Giovanni Paolo II). La data “era per ricordare l'anniversario del primo incontro ufficiale della Chiesa con il mondo dei rom e dei sinti voluto da Papa Paolo VI proprio il 26 settembre 1965 e il ricordo ad un mese esatto dalla sua morte di don Bruno Nicolini, fondatore dell'Opera Nomadi, tra gli organizzatori di quel pellegrinaggio che a poche settimane dalla conclusione del Concilio Vaticano II voleva indicare l'attenzione e la maternità della Chiesa verso quanti vivevano (e vivono) in condizione di estrema emarginazione”. In quella occasione “si raccolsero tanti rom e sinti, con alcuni religiosi e volontari che li accompagnano nella loro peregrinazione ai margini della città“. Tra i concelebranti vi era anche il neo card. Lojudice e l’altro porporato, creato ieri, mons. Feroci. “Don Paolo - scrive il card. Zuppi - voleva superare le barriere e vivere quello che ha ricordato nella sua ultima enciclica Papa Francesco ‘Fratelli tutti’, cominciando da quanti, come i rom e i sinti, sono tra i più discriminati, anche all'interno della Chiesa. Con loro, che certamente ti benedicono, anche io ti dico: Lacio Drom, don Paolo, buon cammino!”

Festival della Migrazione: “lavoriamo per l’inclusione, la formazione è fondamentale” dicono le associazioni

28 Novembre 2020 - Modena - Il pomeriggio di oggi del Festival della Migrazione si è aperto con una sessione con i presidenti nazionali di importanti associazioni, coordinata dal presidente del Csv Terre Estensi, Alberto Caldana, per dire sì all’integrazione e all’inclusione. “Presenti”  presidenti di Azione Cattolica, Arci, Csi e il Capo Scot d’Italia dell’Agesci. Il Capo Scout d’Italia, Fabrizio Coccetti, ha rimarcato l’impegno dell’Agesci: “Ancor più che in passato è il tempo dell’educazione. Lo scoutismo nasce nell’interculturalità e l’aspetto internazionale di valorizzare le differenze è fondamentale. Accogliere l’altro vuol dire accogliere il desiderio di futuro che ogni giovane si porta dentro. Ci giochiamo il futuro in due principi cardine: fraternità e reciprocità, l’unione delle diversità è la fratellanza, la reciprocità è la dignità di dare e di ricevere. Questo è un tempo che richiede coraggio”. Vittorio Bosio, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, ha messo al centro i valori dello sport: “Facciamo accoglienza non perché sono bravi a giocare, ma perché sono persone. Le regole dello sport sono uguali in tutto il mondo, questo aiuta e facilita. Giocare, fare aggregazione e integrazione è il nostro obiettivo e facciamo anche tante attività a livello locale per le comunità straniere che sono presenti sul nostro territorio. Viviamo in un mondo globale dove dobbiamo e possiamo convivere”. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica, ha spiegato: “Il nostro impegno si spende a più livelli.  Quello del dibattito pubblico e adesione a campagne. Quello delle iniziative per favorire l’integrazione, sia a livello nazionale che locale (ad esempio a Lampedusa c’è un’associazione di Ac che lavora con grande impegno su questo tema). E poi c’è un grande lavoro a livello culturale, per una società più giusta, più solidale e più fraterna”. Francesca Chiavacci, presidentessa nazionale di Arci ha sottolineato: “Il nostro è un grande impegno a livello culturale. L’associazione è radicata sul territorio e attraverso i propri circoli cerca di produrre cambiamenti anche attraverso la socialità. Integrazione e interazione: è questo il futuro di tanti giovani che stanno insieme e si arricchiscono. Anche durante la pandemia abbiamo lavorato e stiamo lavorando su questi temi, ad esempio traducendo e diffondendo le norme anti Covid in tante lingue”. Tra gli interventi anche quello di Adam Atik, di Cittadini del Mondo: “Lavoriamo sulla cittadinanza e, attraverso la nostra realtà ‘Occhio ai media’, facciamo un lavoro per monitorare i media su questi temi. L’inclusione sociale deve passare prima di tutto dal dialogo”.  

Cei su celebrazioni di Natale

28 Novembre 2020 -
Roma - La Conferenza Episcopale Italiana "avrà modo nei suoi organismi istituzionali di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto". Lo ha detto il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei, Vincenzo Corrado parlando sulla discussione in corso legata alle prossime Celebrazioni del Natale.  "È desiderio della Conferenza Episcopale Italiana continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico", ha concluso Corrado.

Papa Francesco: oggi il Concistoro per 13 nuovi cardinali

28 Novembre 2020 - Città del Vaticano - Tredici nuovi cardinali per la Chiesa Cattolica. Papa Francesco questo pomeriggio, alle 16, terrà, infatti, un Concistoro ordinario pubblico. Sei nuovi cardinali sono italiani. I cardinali in totale diventano 232, di cui 128 elettori (escludendo il cardinale Angelo Becciu), otto in più rispetto al limite massimo stabilito da Paolo VI ma più volte superato dai suoi successori. Dopo questo Concistoro i cardinali elettori creati da Papa Francesco sono 73, 39 quelli di Benedetto XVI e 16 quelli di Giovanni Paolo II. Dal 1903, e cioè dal pontificato di Pio X i cardinali creati sono stati 818 in 62 concistori, escluso quello odierno. Il numero si trova nel volume “Usque ad sanguinis effusionem” (Tau Editrice, 18,00) del giornalista di Aci Stampa Marco Mancini che racconta i concistori dal 1903 ad oggi. Il volume ha la prefazione del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Dopo il concistoro di oggi  i cardinali sono 53 europei (di cui 22 italiani), 24 i latinoamericani, dall’Africa 18, gli asiatici 16, i nordamericani 13, 4 i provenienti dall'Oceania. Oggi non saranno presenti - come ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni - Mons. Cornelius Sim, vicario apostolico di Brunei, e mons. Jose F. Advincula, arcivescovo di Capiz (Filippine), “a causa della contingente situazione sanitaria” ma “saranno ugualmente creati Cardinali nel Concistoro”. “Un rappresentante del Santo Padre, in altro momento da stabilire, consegnerà loro la berretta, l’anello e la bolla con il Titolo”, spiega Bruni. “I membri del Collegio cardinalizio impossibilitati a raggiungere Roma – prosegue Bruni – potranno unirsi alla celebrazione, partecipandovi da remoto dalla propria sede, tramite una piattaforma digitale che permetterà loro il collegamento con la basilica vaticana”. Domani alle 10, sempre nella basilica di San Pietro, Papa Francesco celebrerà la messa alla quale parteciperanno solo i cardinali di nuova creazione. “In considerazione delle disposizioni sanitarie attualmente in vigore a motivo della pandemia da Covid-19”, inoltre, “non si svolgeranno, oggi, le consuete visite di cortesia”.

Raffaele Iaria

Non è ancora la fine: prepararsi all’Avvento nella pandemia

28 Novembre 2020 - Come ogni anno, i Cristiani si concedono un tempo “pro memoria” del motivo per cui stanno nel mondo, ovvero per attendere la sua fine: il ritorno del Signore, il giudizio finale, la resurrezione universale. Questo tempo si chiama Avvento, ed è un peccato che, sebbene già dal nome sia chiaro il suo scopo, ovvero prepararci all’avvento finale di Cristo, la cosa in realtà passi abitualmente in sordina, e si riduca il periodo dell’anno che più strettamente definisce la natura della fede cristiana, che è una fede escatologica, a un “countdown” del Natale commercialmente inteso, con tanto di deliziosi calendari d’Avvento pieni di chicche e cioccolatini venduti nelle librerie cattoliche. Quest’anno però il Signore ci concede una grande grazia: la possibilità di entrare nell’Avvento circondati dai segni che sin dai tempi biblici alludono tradizionalmente alla crisi della storia e alla prossimità della fine. “Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Sono io’, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori” (Mc 13, 5-8) Mentre gli apocalittici improvvisati di ieri e di oggi hanno sempre goduto nell’identificare le crisi epocali col tempo della fine, il Vangelo è chiaro: le catastrofi, le carestie, le guerre, i terremoti, i maremoti… le pandemie… sono da sempre ingredienti presenti in ogni epoca umana, perché l’uomo, con tutto il suo carico di disordini, fissazioni e peccati, non può che avere una storia piena di problemi causati o derivati da lui – ma la fine è ben altra cosa, perché la fine della storia appartiene a Dio. Ed eccoci qui, oggi: isolati, regolamentati, distanziati, spaventati dal contatto con l’altro, camuffati costantemente da mascherine più o meno improbabili, disinfettati in continuazione, allarmati, rinchiusi… questa pandemia, e le sue conseguenze sociali, economiche e relazionali, ci sta fiaccando, ci sta incrinando. Siamo i protagonisti di una di quelle storie che abbiamo sempre sentito raccontare o visto nei film, una di quelle storie di guerre, di epidemie, di improvvisi sovvertimenti sociali, di disastri globali. Eccoci nel tempo che prelude la fine, perché ogni epoca umana, con i suoi disastri, prelude alla fine, perché la fine è Cristo alpha-omega, che è prossimo a ogni momento della storia. Lo sguardo pasquale che abbiamo dovuto adottare nei mesi passati ora divenga uno sguardo escatologico, lo sguardo cristiano pieno di speranza: sia come sia, stiamo andando incontro al Signore che viene incontro a noi. Non dobbiamo allarmarci (cfr. Mc 13, 7), perché non sarà questa pandemia la fine. Prepariamoci piuttosto all’incontro con Lui, che quando arriverà sorprenderà il mondo come un ladro o come un lampo, e coglierà ognuno così come ognuno avrà voluto farsi trovare: nell’apertura dell’affidamento alla vittoria di Dio sul non-senso, o nella chiusura della paura. (Alessandro Di Medio-Sir)  

Un calendario e un percorso per imparare a essere “sfollati come Gesù”

28 Novembre 2020 - Città del Vaticano - Un calendario, da utilizzare a casa, in parrocchia, in oratorio, in comunità o altrove, che permetterà di vivere l’Avvento con un pensiero particolare per gli sfollati interni attraverso un pensiero di Papa Francesco, una riflessione, un’intenzione di preghiera e molto altro. E’ una delle iniziative in preparazione al Natale predisposta dalla sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, per continuare a riflettere e meditare sul Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’altra iniziativa si chiama “Sfollati come Gesù”, un’attività creativa e arricchente “per mettersi alla prima e imparare qualcosa di nuovo sulla realtà degli sfollati”, spiegano i promotori in una nota: “Un percorso che ci porta all’incontro con gli ultimi, ci permette una maggior conoscenza della loro vita e propone buone pratiche”.    

Festival della Migrazione: oggi la giornata conclusiva

28 Novembre 2020 - Modena - Si concluderà oggi la quinta edizione del Festival della Migrazione. Una edizione tutta on line sul sito www.festivalmigrazione.it e sul profilo facebook del festival. Alle  11 ‘Noi ci siamo! Cittadini senza cittadinanza’ con Marwa Mahmoud, consigliere comunale di Reggio Emilia, Jovana Kuzman del movimento Italiani senza Cittadinanza, Maria Chiara Prodi, del consiglio generale Italiani all’estero e Omar Daffe, ex calciatore che lavora per la Figc. Modera la giornalista Paula Baudet Vivanco. Alle 15.30 interverranno i presidenti nazionali di Arci, Csi, Agesci e Azione Cattolica, oltre al presidente di Cittadini nel Mondo per lo spazio dedicato alle associazioni coordinato da Alberto Caldana, presidente Csv Terre Estensi. Alle 17 la chiusura con il tavolo dell’attualità politica. Presenti Stefania Ascari Movimento 5stelle, Graziano Delrio Pd, Maria Chiara Gadda Italia viva e Cecilia Guerra di Leu. Sono state invitate anche le altre forze politiche in Parlamento. Coordina il professor Gianfrancesco Zanetti di Unimore. A seguire la conclusione del portavoce del Festival, Edoardo Patriarca. L’appuntamento è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Il neo cardinale Lojudice vicino al mondo dello spettacolo viaggiante

27 Novembre 2020 - Roma - Nel Concistoro di domani 28 novembrepapa Francesco creerà 13 nuovi cardinali. Fra loro vi è l'arcivescovo  Augusto Paolo Lojudice, alla guida della diocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino dal 2019, dopo essere stato per 4 anni vescovo ausiliare nella Capitale. Negli anni trascorsi a Roma monsignor Lojudice si è contraddistinto per la sua attività a favore di Rom e Sinti, che lo ha portato a collaborare strettamente con la Fondazione Migrantes; un’attività, questa, che non si è limitata all’impegno per l’evangelizzazione, ma ha portato il vescovo  anche alla formulazione di proposte concrete per favorire lo sviluppo delle potenzialità di queste persone sotto ogni aspetto. Monsignor Lojudice è stato presidente della commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale regionale del Lazio, ed è tuttora segretario dell’analoga commissione della CEI. Nella Conferenza episcopale toscana è oggi vescovo delegato per la Migrantes. Il nuovo cardinale è anche particolarmente vicino al mondo del Circo. Già nel gennaio del 2019 quando l’allora vescovo ausiliare Lojudice, assieme a don Giovanni De Robertis della Migrantes, partecipò alla cerimonia durante la quale il cardinale Peter Turkson ritirò il premio speciale assegnato a papa Francesco, definito in quell’occasione “il più grande amico del Circo”. Un’impressione ancora maggiore ha però lasciato la sua recentissima (17 novembre) visita al Circo di Vienna, oggi purtroppo fermo ad Isola d’Arbia presso Siena, che si trovava in gravi difficoltà soprattutto nel trovare il modo di nutrire i propri animali. Grazie all’impegno di tanti è stato possibile, nella città del Palio, reperire le balle di fieno necessarie per sfamare belve e altri animali del Circo. Anche l’arcivescovo Lojudice ha voluto far sentire la sua vicinanza ai Circensi, e ha visitato personalmente il circo avvicinandosi anche ai gabbioni degli animali e informandosi delle loro condizioni con gli addestratori, che hanno molto apprezzato la sincerità e la semplicità del suo approccio.

Avvento: accogliere il signore che viene profugo e migrante

27 Novembre 2020 - Si è abbastanza concordi nell’affermare che il fenomeno migratorio come si è verificato dalla fine del secolo scorso fino a i nostri giorni è qualcosa che non ha precedenti nella storia umana. Un inedito che ci ha trovati sbigottiti ed impreparati. Dico questo come premessa personale per non infierire su chi sul fenomeno migratorio ha oggettivamente mostrato cecità, superficialità, paura. Non ne ho il diritto. Scrivo dopo aver appena ascoltato la testimonianza di un giovane migrante che ha raggiunto finalmente il nord della Francia dopo tre tentativi andati a vuoto e dopo le carceri e lo sfruttamento sia della mafia libica che della cosiddetta Polizia di Stato. Racconta quanto gli è costato conquistare il suo diritto a vivere e la sua dignità di uomo. Racconta le nefandezze diffuse ai vari confini, come la gentilezza del popolo quando approdò a Lampedusa. Mentre parlava lo immaginavo sperduto e confuso come il popolo ebraico quando il cammino della libertà passava fra due muraglie minacciose di acqua. Era lì quel giovane uomo: tornare a casa per morire di fame, essere ucciso, costretto ad andare in guerra, oppure tentare la liberazione sperando di sfuggire alle guardie armate dei confini europei e soprattutto alla loro mente terrorizzata. Non sapeva che c’era una terza muraglia ad ostacolare il suo cammino: l’incoscienza dei cristiani (cattolici e no) che, sulla sua pelle e sulla tragedia di settanta milioni di esseri umani, avevano rinnegato la propria fede assieme alla loro presunta civiltà. Mi riferisco a quelli del “Se il Papa li difende e li vuole, che se li porti in Vaticano!” o a quelli della invasione tsunamica da ricacciare indietro con ogni mezzo. Se vogliamo essere onesti, Covid-19 e migranti sono i due fenomeni che indicano dove abbiamo smarrito la nostra umanità. Sono uomini-umani quelli che hanno affidato la salvaguardia dei nostri confini ai libici o alla Turchia? Quelli che hanno definito “carnefici” le nostre vittime? E lo sono quelli che sulla tragedia sanitaria hanno piantato speculazioni miliardarie? O quei capi di Stato che si sono sentiti autorizzati ad affermare che loro compito era salvare l’economia e non vite umane? Il peggio è che, perdendo la nostra umanità, tutto il cristianesimo si è sciolto come neve al sole. Perdendo la fraternità ed il senso della custodia della vita (Gn 2), stabilendo noi chi doveva morire e chi doveva vivere, chi era uomo e chi sotto-uomo, rinnovando il culto per due vecchi idoli, il potere e il denaro, abbiamo perso il Padre ed abbiamo rinnegato tutto. Costretti dal coronavirus a non andare in chiesa, non ci è pesato accorgerci che, abbandonati i riti in chiesa, avevamo anche “bevuto” da tempo col cervello la stessa fede. Era svanito quel Gesù che nelle Beatitudini aveva indicato la strada di rapporti sani ed umani tra noi. Tanto sani ed umani da portare il Cielo in Terra, da rendere visibile il Padre invisibile, e da mostrare lo stesso volto di quel Gesù che un giorno aveva camminato con noi. Si era dileguata quella incredibile sua identificazione con i piccoli, i poveri, gli sventurati, gli invisibili, gli scarti, i senza-diritti. Avevamo stracciato senza rimpianti tante pagine del Vangelo e dello stesso Antico Testamento. “Ama il prossimo tuo come te stesso”. La sacralità dell’ospite (si ricorda ancora la vicenda di Abramo alle querce di Mamre?) si trasformò in criminalizzazione, respingimento, xenofobia. “Ero straniero e mi avete accolto”, ero nudo, affamato, minacciato, stremato e mi avete soccorso di Matteo 25, diventava non più compito qui ed ora, ma avvenimento del “Regno de cieli”, quando ci presenteremo davanti a Dio ed Egli finalmente accoglierà in quei disgraziati il suo stesso Figlio. Ma saranno affari suoi questi, non nostri… Era politicamente scorretta e dunque da dimenticare quella pagina di Vangelo. Accogliere il Signore che viene nel volto del migrante, ripetuto in tanti modi da Papa Francesco, diventò così uno slogan sovversivo che – se ce ne fosse stato bisogno – aumentò la sua impopolarità anche all’interno della chiesa, diciamo, impegnata. Quante comunità religiose (sovraccariche di spazi immensi ed inutilizzati), quante parrocchie, quante famiglie di cristiani ascoltarono il suo invito a fare spazio a chi aveva perso tutto? “Avete dimenticato il comando del Signore” osò dire, qualche decennio fa, a titubanti cattolici, un intellettuale sedicente “ateo”, durante un convegno. Eppure abbiamo sotto i nostri occhi una grazia. Pandemia da coronavirus e fenomeno migratorio, intimamente connessi tra loro, sono come una immensa parabola (con tragico “fondamento esperienziale”) per farci aprire gli occhi sulla realtà. Il mito del progresso legato allo sfruttamento della natura e delle sue infinite (?) risorse ha incendiato il Pianeta, ha avvelenato mari ed atmosfera, ha reso cancerogeno il cibo che ingoiamo, ha fatto rinascere la schiavitù, ha messo l’uomo della strada di fronte all’alternativa: o morire di fame o lavorare per morire di cancro. Ha reso il “mondo malato”, dice il Papa. In questo mondo malato “pretendere di vivere sani” è follia. Ma questo mondo non è solo malato, è assassino e disumano. Per gli interessi del nostro pseudo-cristiano Occidente abbiamo creato infinite guerre intestine tra i popoli le cui ricchezze volevamo depredare, abbiamo annientato popolazioni, abbiamo fatto della guerra l’asse trainante dell’economia mondiale. Con incredibili raggiri abbiamo venduto le terre degli indigeni agli stranieri, abbiamo desertificato la loro patria, li abbiamo schiavizzati ed affamati, in definitiva abbiamo detto loro che decidevamo noi chi poteva avere e chi non doveva avere il pass per vivere. Tutta questa immensa disgrazia può diventare grazia se solo apriamo gli occhi e ci rendiamo conto che di questo passo l’unico avvenire sa di morte di ogni vita sul Pianeta. Chi sa? Se accogliamo il “segno dei tempi” costituito dalla tragedia del coronavirus e quella delle migrazioni, se riaccendiamo quanto resta della nostra fede e riconosciamo – come dice Papa Francesco –  sul volto del migrante lo stesso volto di Cristo, allora “saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire” negli esuberi umani. (p. Felice Scalia)  

Card. Zuppi al Festival della Migrazione: “risolveremo i problemi interni guardando quello di cui il mondo ha bisogno”

27 Novembre 2020 - Modena - "Fratelli Tutti". L’enciclica di Papa Francesco è stata commentata ieri sera dal Cardinale, Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, all’interno del Festival della Migrazione di Modena giunto alla quinta  edizione.  Presentato e introdotto da don Mattia Ferrari il Cardinale è entrato subito nel tema con grande energia: “Sulla migrazione dobbiamo uscire dall’idea che siamo sempre in emergenza. Ci dovremmo vergognare a dire che è un’emergenza! Non ci sono soluzioni magiche ma occorre fare tesoro della storia: quante occasioni perdute, quanti discorsi a vuoto, quanti opportunismi tattici, quanta poca visione per il futuro" Per il porporato dobbiamo uscire dalla cronaca e guardare i fenomeni nella loro complessità. Dobbiamo accogliere – puntualizza il Cardinale - ma anche "fare di questo atteggiamento una visione che spiega ed entra nel merito, che è seria e che fa cultura”. Commentando l'enciclica il card. Zuppi ha aggiunto: “La pandemia è un motivo in più per incoraggiare alla fraternità universale. Di pandemie in realtà ce ne sono tante: guerre, ambiente malato, fame, malattie, ingiustizie… e la fratellanza è decisiva. Se roviniamo l’unica casa comune come facciamo a vivere insieme? Dobbiamo scoprire che l’altro è mio fratello e non qualcuno che appena posso lo ributto a mare o lo lascio indietro. Non si può vivere in questa casa comune senza la fraternità. Il Papa scrive questa enciclica perché è cristiano, a partire dalle sue convinzioni, per aprire al dialogo con tutte le persone di buona volontà. Non è un annullamento, non è scolorirsi, ma è a partire dalle proprie convinzioni, dalla propria fede”. Il Cardinale  ha quindi proseguito raccontando la sua storia personale e l’incontro col Vangelo e ha chiuso con un pensiero dedicato alla politica e uno alla comunità cristiana: “Il Papa parla dell’amore politico e ci dice quale è il fine e quale è la grandezza della politica. Non si tratta di utopia, ma del desiderio di una politica alta, senza la quale è difficile gestire il bene comune e trovare soluzioni per tutti. Sulla comunità cristiana vi dico: cominciamo da noi a vivere la fratellanza. Risolveremo i problemi interni guardando quello di cui il mondo ha bisogno. Solo così potremo superare le divisioni anche dentro le nostre comunità”.

Migrantes: il RIM Junior torna a raccontare l’emigrazione italiana e propone un “vademecum per vincere gli stereotipi”

27 Novembre 2020 - Roma - È fresco di stampa il RIM junior 2020, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, che torna a raccontare l’emigrazione italiana, questa volta attraverso la storia dei pregiudizi e delle discriminazioni di cui sono stati vittime i nostri connazionali. Il volume è stato presentato questa mattina all’interno della quinta edizione del Festival della Migrazione. Il RIM junior nasce come una sorta di “fratello minore” del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) e si pone l’obiettivo di coinvolgere il lettore di ogni età nel racconto delle nostre migrazioni, grazie allo stile fresco e accattivante dei testi di Daniela Maniscalco, alle magnifiche illustrazioni di Carmela D’Errico sotto la direzione artistica di Mirko Notarangelo dell’Associazione MamApulia, con il coordinamento scientifico di Delfina Licata della Fondazione Migrantes. L’edizione di quest’anno si è arricchita dei moderni video in grafica animata di Silvano Delli Carri e della collaborazione di Amir Issaa, noto rapper e produttore discografico italiano, da cui è nato un contenuto speciale realizzato ad hoc per il RIM junior. I fan del musicista troveranno anche un testo inedito che potrà essere anche ascoltato tramite l’applicazione Qr code. Come nelle precedenti edizioni, infatti, i lettori potranno approfondire i temi trattati nel RIM junior utilizzando con uno smartphone il QR code, che dà accesso a vari contenuti aggiuntivi. Tra questi, un video che ripercorre i dati più salienti della presenza italiana all’estero. Dal 2006 al 2020 la mobilità degli italiani è aumentata del 76,6%. Gli italiani ufficialmente residenti all’estero oggi sono quasi 5,5 milioni. Nell’ultimo anno hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero e in modo regolare quasi 131 mila connazionali da 107 province e verso 186 destinazioni differenti del mondo. Carcamanosdagosmozzarella nigger e Spaghettifresser: sono solo alcuni dei nomignoli che furono affibbiati agli italiani emigrati all’estero. Si riteneva fossero disonesti e li si accusava di calcare volentieri la mano quando vendevano frutta e verdura. Si rimproverava loro la passionalità, che li avrebbe spinti ad adoperare spesso e volentieri il coltello. Esponenti di spicco di una certa pseudoscienza li consideravano appartenenti ad una razza subalterna, che aveva molti tratti in comune con gli afroamericani, anche loro ritenuti inferiori. E come se non bastasse, i nostri connazionali venivano criticati perché amavano cibarsi di una pietanza un tempo tanto esotica quanto ributtante come gli spaghetti. Con il passare del tempo, e grazie al duro lavoro e agli innumerevoli sacrifici degli italiani, la maggior parte di questi pregiudizi sono stati superati e spesso addirittura ribaltati in modo positivo. Gli spaghetti insieme alla pizza sono diventati uno dei cibi più amati a livello mondiale e la passionalità del temperamento degli italiani si è trasformata in quell’ingrediente magico, indispensabile per il tanto apprezzato Italian style. A livello generale però molto resta ancora da fare per imparare a guardare la realtà senza basarsi sui pregiudizi, che hanno la triste prerogativa di non risparmiare nessun popolo e nessuna categoria, sebbene tendano soprattutto a colpire chi si trova in situazione di particolare vulnerabilità. Il RIM junior 2020 offre ai giovani, ma non solo, gli strumenti per capire cosa sono gli stereotipi e i pregiudizi e imparare a vedere la realtà da prospettive diverse, tenendo sempre a mente che “la mappa non è il territorio”, come amava ripetere il fondatore della semantica generale, il polacco Alfred Korzybski. Dopo aver esaminato stereotipi e pregiudizi, il libro analizza le idee fallaci che hanno portato intere generazioni a credere che esistano le razze, superiori e inferiori, offrendo così una giustificazione teorica al razzismo e all’eugenetica. Un capitolo si sofferma sui modi di dire e sulle barzellette, che non farebbero ridere se non si basassero su stereotipi condivisi, alcuni dei quali sfociano nel razzismo. Un altro capitolo è dedicato ai cibi, spesso utilizzati per deridere chi è diverso da noi, e all’analisi in chiave storica dell’idea di mamma italiana e dello stereotipo del ‘mammone’. Infine, dopo un focus sull’emigrazione femminile, il libro si concentra sulle storie vissute dai nostri connazionali emigrati all’estero. Spesso si trattò di vicende tristi, talora addirittura drammatiche. A volte però gli stessi stereotipi lavorarono a favore dei nostri connazionali, considerati il popolo degli artisti per eccellenza, come avvenne in Giappone alla fine dell’Ottocento. Il libro si conclude con un glossario dei termini relativi all’emigrazione, una bibliografia per approfondire gli argomenti trattati e infine un “vademecum per vincere gli stereotipi” che presenta alcune valide strategie per imparare a spezzare le categorizzazioni preconcette della realtà.    

Don De Robertis alla presentazione del Rim Junior: “contribuire a realizzare il sogno di fraternità umana che Papa Francesco ci ha consegnato nella sua ultima enciclica”

27 Novembre 2020 - Modena - L’edizione del 2020 del Rim Junior tratta in particolare il tema degli stereotipi che hanno condizionato l’esperienza migratoria dei nostri connazionali. Lo ha detto questa mattina il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, introducendo la presentazione del Rim Junior 2020 all’interno della quinta edizione del Festiva della Migrazione che si è aperto ieri in modalità online sul sito www.festivalmigrazione.it e sul profilo facebook del Festival. Nel Rapporto si trovano tante notizie e molte storie. Alcune “vi sorprenderanno, altre vi faranno sorridere, altre ancora vi lasceranno con l’amaro in bocca. Scoprirete quante volte la cattiveria e l’odio sono stati rivolti a noi italiani, ai nostri avi partiti nel secolo scorso o ai nostri parenti che li hanno seguiti nel Terzo Millennio, per il semplice fatto di essere immigrati in terra straniera”. Don De Robertis ha citato Jean-Paul Sartre che affermava che ogni essere umano è situato nel tempo e nello spazio e che ognuno di noi è insieme significante, cioè attribuisce un senso alla propria esistenza, e significato cioè è anche, contemporaneamente, il prodotto del contesto e degli altri. Questo significa – ha detto il direttore Migrantes - che lo “straniero”, il “negro”, lo “zingaro”, li “creiamo noi”. Per don de Robertis “fare memoria della storia della emigrazione italiana, ricordare il tempo in cui gli immigrati eravamo noi, le offese di cui eravamo fatti oggetto, e che oggi sono rivolte ad altri che si trovano a vivere gli stessi drammi di chi si spostava dall’Italia un tempo, non è una operazione neutra” che conclude con l’augurio che “il nostro RIM junior possa contribuire a realizzare quel sogno di fraternità umana che papa Francesco ci ha consegnato nella sua ultima enciclica: ‘Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole’

Della vita umana

27 Novembre 2020 - Perciò l’amore coniugale richiede dagli sposi che essi conoscano convenientemente la loro missione di paternità responsabile, sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa. […] Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della chiesa. (Paolo VI, lettera enciclica Humanae Vitae, n.10 – 25 luglio 1968)   1968! Un anno simbolicamente evocativo, che riconduce subito a un periodo di tensioni, di scontri generazionali, di fermento. Anche la Chiesa vive un suo momento di confronto acceso nella ricezione dell’ultima lettera enciclica promulgata da Paolo VI, l’Humanae Vitae. Un documento che ha visto una travagliata gestazione, risalente agli anni del Concilio Vaticano II, durante i quali Giovanni XXIII aveva istituito la Commissione pontificia per lo studio della popolazione, della famiglia e della natalità, successivamente confermata e ampliata da Paolo VI, il quale aveva poi stralciato dalla discussione conciliare e avocato a sé il giudizio su come comporre l’amore coniugale e la procreazione responsabile. Consapevole della gravità dell’argomento, Paolo VI scrive quella che può considerarsi da allora “pietra di inciampo che ha impedito l’aggiornamento della morale coniugale oppure pietra di confine che ha stabilito dei limiti invalicabili”. Superando questa polarizzazione il documento può essere considerato – scrive Aristide Fumagalli in “Humanae Vitae. Una pietra miliare” – Queriniana 2019 – “una pietra miliare il cui significato non è quello di congelare la dottrina morale della Chiesa, ma di orientare il suo sviluppo”. Stabilire come inscindibili nell’atto coniugale il significato unitivo e il significato procreativo comporta che vi siano dei metodi naturali per la regolazione della natalità e delle vie, invece, illecite, ovvero quelle artificiali. Ma se questo è il centro dottrinale della lettera, il punto su cui ancora oggi tanto si discute, l’enciclica può essere letta anche nella sua complessità come uno strumento atto a spronare gli sposi e tutta la comunità ecclesiale ad amare la vita nella sua dimensione di dono e di mistero. Amare la vita che comporta essere docili alla comprensione delle sue dinamiche, comprese quelle della procreazione. La prima responsabilità dei coniugi è sapersi dimostrare aperti ad una vita più grande, che non si esaurisce nello spazio egoistico della coppia, ma si allarga ad una prossimità che è in prima istanza quella dei figli, ma poi quella di tutti coloro che si incontrano nel cammino di un’esistenza. La famiglia come seme di Vangelo per il mondo. Alla luce di questa dimensione di accoglienza si possono leggere le disposizioni dottrinali dell’enciclica. Un testo che obbiettivamente pone interrogativi, suscita ancora domande, sollecita delle attenzioni e delle fatiche. Quello che è certo è che si tratta di un documento che oggi, a più di cinquant’anni di distanza, ha ancora bisogno di essere preso in seria considerazione da parte delle coppie, ma prima ancora dai pastori, che non si devono esimere da un lavoro di lettura, di riflessione condivisa, senza stancarsi di spiegarlo, enuclearlo e applicarlo alla vita concreta delle famiglie. Si ha l’impressione che Humanae Vitae, “che Paolo VI ha scritto – secondo un’espressione del cardinal Ratzinger nel 1995 – a partire da una decisione di coscienza profondamente sofferta” abbia avviato un discorso che rimane ancora aperto e che, di fatto, è stato ripreso in tanti altri documenti ecclesiali: limitandoci solo ai testi papali, si pensi alla esortazione apostolica Familiaris Consortio  di Giovanni Paolo II e le sue Catechesi sull’amore umano fino alla molto più recente Amoris Laetitia di Francesco. È un evidenza che in merito al grande tema dell’amore coniugale il magistero dei Papi si sviluppa in una continuità feconda, facendosi carico del patrimonio di discernimento dei predecessori e riproponendolo, alla luce al Vangelo, all’umanità del proprio tempo. Questa è la dimostrazione che la Chiesa in ogni tempo si fa compagna di strada degli uomini e delle donne, non solo dei battezzati, perché non considera a sé estraneo nulla di ciò che riguarda l’umano. Ai singoli, alle coppie, alle comunità l’onere di non lasciare impolverare i documenti del magistero, ma di farli parlare e vivere come preziosi compagni di strada. (Giovanni M. Capetta - Sir)  

Migrantes: il 3 dicembre la presentazione del Rapporto Diritto d’Asilo 2020

27 Novembre 2020 -

Roma - Sarà presentato il prossimo 3 dicembre il Report 2020 Il Diritto d'asilo  della Fondazione Migrantes. 

L'iniziativa si svolgerà in due sessione. In mattinata , dalle 11 alle 13 sui canali informativi della Conferenza Episcopale Italiana (YouTube e Facebook). Alla sessione di presentazione interverranno il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Stefano Russo, Syed Hasnain, presidente UNIRE (Unione Nazionale Italiana Rifugiati ed Esuli). Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni  e della Fondazione Migrantes. A moderare e illustrare i dati e principali  del Rapporto le due curatrici Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti.

Nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 18.00, la sessione è dedicata agli approfondimenti, in diretta su Zoom e sulla pagina Facebook di Vie di Fuga. Intervengono per la Sezione Italia Magda Bolzoni (Dentro e fuori l’accoglienza dopo i decreti sicurezza) e Elena Rozzi (L’Italia e l’accoglienza alla prova del Covid-19), introduce e modera Chiara Marchetti; per la Sezione Rotta balcanica, Gianfranco Schiavone (La rotta balcanica e la violenza nel cuore d’Europa) e Le foto della rotta Balcanica nel volume di Michele Lapini e Valerio Muscella, introduce e modera Mariacristina Molfetta; per la Sezione etica Maurizio Veglio (Il visto di ingresso per motivi umanitari e le ragioni di Stato) e Don Giuseppe Laterza (Lo sviluppo umano integrale e la condivisione dei beni), introduce e modera don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes.

 

Festival della Migrazione: gli appuntamenti di oggi

27 Novembre 2020 - Modena - Dopo l'apertura di ieri proseguono gli appuntamenti del Festival della Migrazione che si chiuderà domani sera. Questa mattina alle 10.30 è prevista la presentazione del Rim Junior 2020 della Fondazione Migrantes. Ai lavori, introdotti dalla coordinatrice scientifica Delfina Licata, interverranno il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, i curatori Daniela Maniscalco e Mirko Notarangelo, la Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna, Elly Schlein e il musicista Amir Issa. Alle 15,00 la presentazione dell’osservatorio Migranti del Crid di Unimore con il  prof. Thomas Casadei mentre alle  17 spazio alla cooperazione internazionale con Nicolò Govoni di Still I Rise, l’ex Sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, il Direttore di Nigrizia padre Ivardi e l’inviata UNHCR Alessandra Morelli. In serata, dalle 20.30, il dialogo sul docufilm ‘Non far rumore’ sulla storia degli italiani emigrati in Svizzera negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.  

Prodi al Festival della Migrazione: “Un Master europeo per studiare questi temi”

26 Novembre 2020 -

Modena - E’ iniziato questo pomeriggio il Festival della Migrazione di Modena che quest’anno si terrà completamente online sul sitowww.festivalmigrazione.it e sulla pagina Facebook del Festival. Ad aprire i lavori il portavoce del Festival, Edoardo Patriarca. Tra i primi interventi quello del Vice Ministro agli Interni, Matteo Mauri che ha annunciati che "questa notte la Camera ha chiuso i lavori per la conversione in legge del decreto Immigrazione. Una battaglia culturale per chiudere una stagione in cui si è voluto dipingere il diverso come nemico e criminalizzare chi fa soccorso in mare. Dobbiamo superare la logica inaccettabile di mettere penultimi contro ultimi e dobbiamo costruire una società più equa”. Il vice Ministro ha concluso allargando lo sguardo: “Introdurremo di nuovo la protezione umanitaria e ne allargheremo i confini e poi c’è il nuovo sistema di accoglienza e integrazione (Sai), che prende spunto dagli Sprar con un sistema diffuso di tanti gruppi di piccole dimensioni per fare vera integrazione e limitare al massimo le conflittualità. E poi interverremo sulla formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. E’ necessario però mettere mano alla legge su cittadinanza e al superamento della ‘Bossi Fini’, che crea un sistema che crea irregolari. Serve anche un racconto diverso e occorre farlo insieme, forze politiche e sociali”. L’intervento del professor Romano Prodi è entrato in pieno sul tema: “Siamo il Paese con la più bassa natalità del mondo: è un segno di stanchezza e disagio collettivo. Nascono appena 400mila bambini. In una società così il tema dei giovani è complicato, perché la voce degli anziani finisce con l’interessare di più e poi c’è un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire i giovani. A questi si aggiungono circa 5 milioni di stranieri, l’8% della popolazione, un numero calato di 500mila rispetto al 2015: è chiaro, dunque, che chi parla di invasione lo fa con motivazioni politiche. Ma questo festival non è un’occasione per lamentarsi, ma dare risposte concrete: per fare questo abbiamo bisogno di un centro di analisi complessiva, coinvolgendo l’università. Va pensato e realizzato un master che si occupi di questi temi a tutto tondo, a Modena o altrove, e deve essere a livello internazionale, europeo. La consapevolezza che il fenomeno migratorio sta cambiando l’Europa adesso è comune a tutti i paesi, cambiare il trattato di Dublino è necessario, ben sapendo che si tratta di un problema molto complesso. Vedo però passi avanti in Europa, forse anche per l’uscita della Gran Bretagna. In Italia c’è un lavoro da fare anche a livello locale: non abbiamo mai saputo realmente valorizzare il contributo dei migranti e in questo modo abbiamo perso tutti qualcosa. Il migrante è uno di noi – ha sottolineato – e c’è invece l’idea di catalogarli tra i poveri, quando invece portano con loro grandi risorse”. Il finale è per il Mediterraneo: “Cento anni fa il Mediterraneo era fonte di affari, oggi è una barriera. Bisogna ricostruire una struttura di collaborazione, anche per un interesse nazionale. Il nostro Mezzogiorno non potrà mai svilupparsi se intorno a sé non ha niente e il Mediterraneo in questo è decisivo. L’Italia è decisiva per costruire alleanze, in Europa abbiamo questa missione, quella di legare il Mediterraneo ed è il vero modo di aiutare le nuove generazioni”.

L’arcivescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, ha spiegato: “Cento anni fa, proprio oggi, nasceva Ermanno Gorrieri che, oltre a tanto altro, sapeva educare i giovani a un futuro di speranza, di integrazione, di inclusione, un futuro bello. Iniziative come questo festival va in questa direzione, guarda avanti. Spesso sulle nuove generazioni si ragiona e si fanno discorsi, ma vanno prima di tutto ascoltate. E chi viene da fuori e diventerà italiano a tutti gli effetti, come auspichiamo, porta con sè energie e proposte di cui una società come la nostra, che è invecchiata, ha bisogno”. La chiosa del Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli: “Occorre fare un salto di qualità sul tema, parliamo della nostra storia di ieri e di oggi. E dobbiamo guardare alle nuove generazioni. Pensiamo ai ragazzi stranieri delle nostre scuole: noi diamo la cittadinanza modenese a 10 anni, sentono l’appartenenza. E’ tempo di un dialogo culturale che faccia crescere tutti”.

L’appuntamento è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Vangelo Migrante: I domenica di Avvento (Vangelo Mc 13, 33-37)

26 Novembre 2020 - Prima domenica di avvento: ricomincia il ciclo dell’anno liturgico. Il senso di questa rotazione è mettere un bagliore di futuro, una scossa dentro il giro lento di giorni apparentemente uguali. Come a ricordarci che la realtà non è solo quello che si vede, ma che il segreto della nostra vita è oltre noi. Il tempo che inizia ci insegna cosa spetta a noi fare: andare incontro. Il Vangelo ci mostra come farlo: fate attenzione e vegliate. Nel Vangelo si parla di un padrone che se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito. Gesù parla spesso di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida tutte le sue creature all’intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell'uomo. Dio in un certo senso si fa da parte, si fida di noi, ci affida il mondo. L’uomo, da parte sua, è investito di un’enorme responsabilità. Non possiamo più delegare a Dio niente, perché Dio ha delegato tutto a noi. “Fate attenzione”. L’attenzione è il primo atteggiamento indispensabile per una vita non superficiale; significa porsi in modo ‘sveglio’, consapevole e al tempo stesso ‘sognante’ di fronte alla realtà. Capita, purtroppo, che spesso calpestiamo tesori e non ce ne accorgiamo, camminiamo su gioielli e non ce ne rendiamo conto. “Vegliate, con gli occhi bene aperti”. Il vegliare è come un guardare avanti, uno scrutare la notte, uno spiare il lento sorgere dell’alba, perché il presente non basta a nessuno. Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio, continua, permanente. È questo il senso di tutta la vita: la preparazione fin d’ora all’incontro finale con Dio, attraverso le ‘svolte’ della Sua presenza! Che non giunga l’Atteso e ci trovi addormentati! La Sua venuta non è una minaccia ma una necessità che ci fa implorare: “se tu squarciassi i cieli e scendessi” (prima lettura). Le deleghe non sono separazione tra padrone e servi ma un legame, che non si interrompe. Mai. Nella storia, la separazione ha visto i servi tronfi della loro autonomia, cadere nell’orrore delle brutture umane. Non è per finta che il servo diventa custode dei beni e dei poteri ricevuti; così, non è molesta la riapparizione del padrone per compiere quello che solo Lui può fare. Il rischio di una vita dormiente è che non ci si accorga dell’esistenza stessa, come accade ad una madre quando non sa di essere in attesa. Quando se ne accorge, cambia tutto! Tutto quello che fa è carico di luce e di futuro, oltre che di attenzione. Non c’è tempo per la noia e per le distrazioni. L’attesa è viva, ravvivante e ravvivata!

p. Gaetano Saracino

 

Inps: i dati dell’Osservatorio sugli stranieri

26 Novembre 2020 - Roma - Per la prima volta l’Inps pubblica un osservatorio sugli stranieri distinti tra non comunitari, se in possesso di regolare permesso di soggiorno, e comunitari se nati in un Paese estero dell’UE. Nell’anno 2019 sono 3.816.354 i cittadini stranieri, comunitari e non, rilevati nella banca dati dell’Inps, di cui 3.304.583 (86,6%) sono lavoratori attivi, 252.276 (6,6%) pensionati e 259.495 (6,8%) percettori di prestazioni a sostegno del reddito. Il 67,7%, pari a 2.583.886 stranieri, proviene da Paesi extra UE, 305.875 (8,0%) da Paesi UE15 e 926.593 (24,3%) da altri Paesi UE evidenza l'Istituto di Previdenza. L’analisi dei dati per Paese di provenienza rileva, in proporzione, la presenza di 756.217 Romeni, che rappresentano il 19,8% di tutti gli stranieri regolarmente presenti in Italia; seguono  Albanesi (343.923, 9,0%), Marocchini (286.835, 7,5%), Cinesi (217.945, 5,7%), Ucraini (175.997, 4,6%) e Filippini (124.411, 3,3%). Tra i cittadini stranieri prevale il genere maschile (55,2%), soprattutto tra pakistani (95,2%), bengalesi (94,4%), egiziani (93,2%), senegalesi (85,9%) e indiani (82,6%). Le donne prevalgono invece tra i cittadini provenienti da Ucraina (81,1%), Moldova (68,1%), Perù (60,2%) e Filippine (58,2%). Per quanto riguarda l’età i non comunitari sono generalmente più giovani: il 46,5% ha meno di 39 anni contro il 36,9% degli stranieri UE; il 44,7% ha tra i 40 e i 59 anni (50,3% UE) e solo l’8,7% ha più di 60 anni (12,8% UE). Il 60,8% degli stranieri in Italia nel 2019 risiede o lavora in Italia settentrionale, il 24,1% in Italia centrale e il 15,1% in Italia meridionale e Isole. Al nord e al centro prevalgono gli stranieri provenienti da Paesi extra UE rispetto agli stranieri provenienti dai Paesi UE (rispettivamente 70,8% e 65,6%), al sud il divario tra le due aree di provenienza è meno marcato con gli stranieri extra UE regolari sotto il 60% (58,6%). Rispetto alla popolazione residente, al nord l’incidenza straniera regolare è di 8,7 su 100 residenti, al centro 7,7, al sud e isole 2,8. Tra i lavoratori stranieri, secondo i dati Inps, i lavoratori dipendenti sono 2.836.998, con una retribuzione media annua di 13.770,93 €., di questi 2.002.034 lavorano nel settore privato non agricolo, 300.555 nel settore agricolo mentre i domestici sono 534.409. I pensionati sono 252.276, con un importo medio annuo pari a 10.278,02 €: il 49,9% (125.820) ha una prestazione assistenziale, mentre coloro che percepiscono una pensione di tipo previdenziale sono 89.306 (il 35,4%); 15.471 (6,1%) sono i titolari di pensioni indennitarie e 21.679 (8,6%) titolari di due o più pensioni.

Viminale: 32.542 migranti sbarcati nel 2020 sulle coste italiane

26 Novembre 2020 -
Roma - Sono  32.542 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 32.500 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.490 sono di nazionalità tunisina (38%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.132, 13%), Costa d’Avorio (1.737, 5%), Algeria (1.379, 4%), Pakistan (1.358, 4%), Egitto (1.155, 4%), Sudan (1.043, 3%), Marocco (995, 3%), Afghanistan (949, 3%), Somalia (809, 3%) a cui si aggiungono 6.495 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.