Primo Piano

“Notizie di transito”: questa mattina la presentazione del Rapporto “Carta di Roma”

16 Dicembre 2020 - Roma - Sarà presentato questa mattina in diretta streaming il rapporto “Notizie di transito”, un’analisi del racconto mediatico del fenomeno migratorio nel 2020, a cura dell’Associazione Carta di Roma e dell’Osservatorio di Pavia. Il transito del meteorite Covid-19, che ha stravolto quotidianità, politiche e agenda delle notizie è titolo di questo rapporto giunto all'VIII edizione: il transito come viaggio di migranti e rifugiati attraverso il Mediterraneo, che trova, anche nel 2020, uno spazio centrale nell’informazione;  il transito come transizione dall’invisibilità alla legalità dei lavoratori stranieri regolarizzati; il transito come passaggio vietato dai decreti sicurezza alla chiusura dei porti, e le quarantene; il transito come diffusione del virus Sars-CoV-2, attraverso luoghi e ‘attraverso’ soggetti di trasmissione; infine il transito come trapasso dei migranti, vittime di naufragi. Quanto, come e quando i media italiani hanno raccontato le migrazioni e le minoranze nel 2020? Qual è stata la presenza di migranti e rifugiati nell’informazione mainstream e nei social? Qual è stato l’impatto dell’emergenza sanitaria Covid-19 sul racconto della migrazione ? A questi e ad altri quesiti prova a rispondere il rapporto. Alla presentazione interverranno Giuseppe Milazzo, Ricercatore dell’Osservatorio di Pavia; Ilvo Diamanti, Professore dell’Università di Urbino, Direttore di Demos&PI, Carlotta Sami, Portavoce per il Sud Europa di UNHCR Triantafillos  Loukarelis, Direttore di Unar; Mariangela Granelli, Daniela Morozzi, Monica Guerritore, Igiaba Scego. I lavori saranno conclusi da Giuseppe Giulietti, Presidente della FNSI. Il Rapporto è composto da 3 sezioni: analisi della carta stampata; analisi dei telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset, La7); analisi dei social network Facebook e Twitter con focus su temi quali immigrazione e Covid-19.

MCI Germania: la pastorale digitale, un’opportunità non un ripiego

15 Dicembre 2020 - Francoforte -  Le chiese aperte, in questo periodo di isolamento, sono una luce di potenza infinita, ha detto suor Giuliana Bosini, scalabriniana di Ludwigsburg. L’Eucarestia è più che mai al centro delle attività della loro comunità. Non potendo fare catechesi in presenza le scalabriniane hanno invitato i bambini della Prima Comunione a fare insieme con le loro famiglie le corone di avvento. Coi ragazzi e gli adulti cresimandi invece hanno realizzato una pastorale digitale. Matteo, uno di loro, ha creato un gruppo WhatsApp attraverso il quale comunicare e fare catechesi. I cresimandi presentavano poi le loro riflessioni prima della messa. Un momento di incontro, in presenza, è stato possibile anche nel cortile della chiesa. In seguito si sono organizzati anche su una piattaforma di videoconferenza digitale. Meno male che c’è Internet. “Con quelli che avevano più dimestichezza con Internet abbiamo fatto un gruppo di preghiera tramite videochiamata insomma ci siamo dati da fare”, dice Maria Angela Mariano, collaboratrice pastorale nella diocesi di Rottenburg-Stuttgart. Mentre le sorelle della Fraternità francescana di Betania ad Aschaffenburg in collaborazione con la Missione Cattolica Italiana di Groß Gerau hanno promosso  in questo tempo di Avvento una Lectio Divina in via digitale; dalla Missione Cattolica di Colonia invece Padre Fabrizio tiene su youtube delle conferenze sul tema dell’anno pastorale in corso "Non è bene che l'uomo sia solo - la famiglia in continuo divenire". Un po’ ovunque sono sorti gruppi di preghiera via internet, ogni comunità poi trasmette in streaming la messa domenicale. Anche le attività della Delegazione, Convegni, incontri di zona, di categoria, sono stati fatti in forma digitale e questo si è rivelato essere un’opportunità perché “la video connessione”, ha ricordato il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli, “ci ha permesso di realizzare incontri, da tempo in programma, ma che difficoltà pratiche (costi, distanze, tempo) ci avevano impedito di fare con regolarità”. Ma internet non è per tutti, soprattutto non per i più anziani. Flavia Vezzaro, referente pastorale nella MCI di Wuppertal, trascorre molte giornate al telefono perché “le persone in questo periodo hanno bisogno di ascolto. Andare a casa di persone anziane o malate è ora impossibile, quindi facciamo tante telefonate”. Modalità di ascolto al telefono, in diverse fasce orarie durante la settimana è ciò che propone anche la MCI di San Martino a Stoccarda a cui hanno aggiunto un’iniziativa epistolare, racconta Sonia Cussigh: “Quello che abbiamo fatto per i nostri anziani, che sono la fascia più vulnerabile a questo virus, è scrivere una lettera ogni quindici giorni, con avvisi pratici, ricette che possono realizzare, parole crociate”. E ancora dalla Comunità di Rottweil, Maria Angela Mariano riporta: “Non potendo fare le visite pastorali alle famiglie per Pentecoste” racconta “siamo andati dalle persone più anziane, e stando sulla porta, abbiamo portato loro il saluto della comunità e un dolcetto”. Gli anziani sono le persone che soffrono maggiormente l’isolamento a cui la pandemia ci costringe, soprattutto quelli che stanno in case di riposo. La scorsa Pasqua “con la mia comunità mi sono attivata” racconta Isabella Vergata, membro del Consiglio dei cattolici d’altra madre lingua della diocesi di Magonza, “per una iniziativa in una casa di riposo a Groß-Gerau e i bambini sia italiani che tedeschi hanno disegnato e creato dei lavoretti meravigliosi, da poter far avere alle persone anziane della casa di riposo, per non farli sentire soli e per dare loro speranza”. (Paola Colombo)      

MCI Barcellona: l’Avvento e il Natale in tempo di pandemia

15 Dicembre 2020 - Barcellona - Siamo nel periodo dell’avvento e il Natale è quasi alle porte. Tanta è la voglia di trascorrere le festività natalizie con amici e familiari, scambiarsi regali, baci e abbracci. Purtroppo, come già sappiamo, queste feste le vivremo in forma differente. Seppur meglio preparati rispetto al lockdown di marzo, la seconda ondata di Coronavirus ci ha colpiti  con una violenza inaspettata. I paesi dell’Unione Europea sono stati costretti a reintrodurre importanti restrizioni. Tra di essi, la Spagna è stato uno dei paesi con una maggiore impennata di nuovi contagi. In questo scenario che azioni ha intrapreso la Comunità Cristiana Italiana di Barcellona? Innanzitutto c’è da dire che la maggior parte delle attività sono ritornate online. Da più di un mese, infatti,  il gruppo dei bambini e dei ragazzi, il gruppo dei giovani, delle giovani coppie e delle giovani famiglie si stanno ritrovando in forma costante attraverso la piattaforma zoom. Quest’anno anche il Consiglio Pastorale si è tenuto per via telematica. Un altro importante evento online è stata la mattinata spirituale che si è tenuta lo scorso 28 Novembre e che ha visto una grande partecipazione dei membri della comunità con la presenza  del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Per venire incontro alle esigenze di coloro che hanno meno familiarità con i nuovi mezzi di comunicazione digitale, la comunità ha chiesto aiuto a Luca Lazzarini, esperto di comunicazione digitale il quale, attraverso un ciclo di incontri, ci ha spiegato come deve svilupparsi ed essere strutturata una buona comunicazione virtuale. Ovviamente da tutto ciò sono escluse le attività di volontariato quali ad esempio il progetto Tempo e Cuore, il servizio alle persone senza fissa dimora del progetto “hospital de Campanya”, la visita agli ammalati. Il servizio di vicinanza e sostegno ai detenuti italiani nelle carceri catalane è stato sospeso temporaneamente per le restrizioni imposte dagli istituti penitenziali a causa del Covid. Ci auguriamo che presto possiamo tornare a vivere quella normalità degli affetti che tanto ci manca. (Fernando Baccari - Missione Cattolica Italiana - Barcellona)

Insegnamento della religione cattolica: firmata Intesa tra CEI e Ministero dell’Istruzione

15 Dicembre 2020 - Roma - È stata firmata ieri dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Gualtiero Bassetti, e dalla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, l’Intesa in vista del concorso per la copertura dei posti per l’insegnamento della religione cattolica, previsto dall’articolo 1-bis della legge 159/19. Nell’Intesa, sottoscritta in videoconferenza, si ricorda che “la procedura concorsuale è bandita nel rispetto dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense stipulato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana il 18 febbraio 1984, ratificato con legge 25 marzo 1985, n. 121 e dell’Intesa tra il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sottoscritta il 28 giugno 2012, cui è stata data esecuzione con decreto del Presidente della Repubblica 20 agosto 2012, n. 175”. Tra i requisiti di partecipazione alla procedura concorsuale “è prevista la certificazione dell’idoneità diocesana di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n. 186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di presentazione della domanda di concorso”. Il testo ricorda che i posti messi a bando nella singola Regione per il “personale docente di religione cattolica, in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’Ordinario diocesano, che abbia svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione” corrispondano a quanto stabilito dall’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge n. 126 del 2019. Si spiega, inoltre, che “l’articolazione, il punteggio e i criteri delle prove concorsuali e della valutazione dei titoli saranno oggetto di determinazione da parte del bando di concorso, tenendo presente che tutti i candidati sono già in possesso dell’idoneità diocesana, che è condizione per l’insegnamento della religione cattolica”. Siglando l’Intesa, il card. Bassetti ha ricordato che “il prossimo Concorso costituisce un passaggio importante non solo per la stabilizzazione professionale di tanti docenti, ma anche per la dignità dello stesso insegnamento, frequentato ancora oggi – a trentaquattro anni dall’avvio del nuovo sistema di scelta – da una larghissima maggioranza di studenti”. Il Cardinale ha poi rinnovato “la stima e la vicinanza dei Vescovi italiani agli insegnati di religione che, con passione e competenza, accompagnano il cammino di crescita delle ragazze e dei ragazzi di oggi”. “Ringrazio la CEI per la collaborazione che ci ha consentito di arrivare a questa Intesa - ha commentato la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina - che va nella direzione di assicurare, tramite il concorso, la realizzazione delle aspirazioni dei docenti di religione e, al contempo, la funzionalità delle istituzioni scolastiche”. Il nuovo Concorso si terrà a circa diciassette anni dalla prima, e finora unica, procedura bandita nel febbraio 2004 in attuazione della legge 186/03, che istituiva i ruoli per l’insegnamento della religione cattolica.  

“Mediterranea”: arriva l’ammiraglia delle navi di salvataggio

15 Dicembre 2020 - MilanoHa le caratteristiche tecniche per trasportare in caso di emergenza 700 persone, anche se in stato di necessità sul ponte possono essere ospitati anche mille naufraghi. Avrà bandiera italiana ed un nutrito equipaggio composto di volontari. La nuova nave della piattaforma civica “Mediterranea” avrà a bordo anche un ospedale e si candida ad essere l’ammiraglia della “flotta civile” che in questi anni ha sopperito al progressivo ritiro delle navi di soccorso istituzionali. Il vascello si aggiunge alla “Mare Jonio”, il rimorchiatore che ha permesso di soccorrere quasi 400 persone, oltre al centinaio di migranti soccorsi dalla barca a vela “Alex” sempre di “Mediterranea”. La nuova nave di salvataggio entrerà in funziona non appena saranno conclusi i lavori di adattamento nei cantieri navali di Brema, in Germania. La nave ha una lunghezza di quasi 70 metri ed è stata per ora ribattezzata “Mare Jonio 2”.  

Il Presepe degli scrittori

15 Dicembre 2020 - Il presepe ha attirato l’attenzione di tanti, e non solo credenti, perché è divenuto il simbolo stesso di una festa che non ha perso di vista le origini povere e umili della nostra fede. Tutto inizia a Greccio. Siamo nel 1223 e Francesco “trasforma quasi in una nuova Betlemme”, come scrisse Tommaso da Celano, l’allora sperduto borgo oggi in provincia di Rieti. È l’inizio di una storia che dura ai nostri tempi e continuerà per molto, perché divenuta immaginario collettivo e soprattutto straordinaria creatura di un uomo come il poverello d’Assisi, senza denaro, senza calzature di moda, senza abiti di gran marca, senza un posto dove dormire e nonostante tutto questo in grado di cambiare il mondo. E di scrivere uno dei testi più importanti della storia della nostra letteratura. Ha cambiato anche il nostro modo di ricordare la nascita di Gesù, un modo che ha influenzato l’arte (basti pensare all’affresco della basilica superiore di Assisi) e la letteratura. Ad esempio Corrado Alvaro, uno dei grandi della nostra letteratura del Novecento, descrive in “Gente in Aspromonte” un presepe in un villaggio della sua terra, la Calabria, con i pastori che somigliano alle persone del posto, il cacciatore, il pastore e perfino il mendicante. E soprattutto lo scrittore riesce a dare l’impressione viva dell’attesa della gente, persone semplici e non impegnate a correre per i centri commerciali come ai nostri tempi, rivelandoci ancora una volta come il Natale non riguardi le mode aggiornate, le vacanze, i soldi, ma la persistenza di un qualcosa di indefinibile nel cuore, come se quell’evento di 2020 anni fa avesse lasciato una traccia archetipica e incancellabile in ognuno di noi. Ma può diventare anche motivo di ossessione, di perfezione, di possibile vittoria al concorso sul presepe più bello, e anche di cedimento alle dicerie popolari, per cui un onesto padre di famiglia impone la realizzazione di un presepe, sempre lo stesso, per sette anni, la tradizione, non si sa mai, va rispettata, e allora ecco profilarsi alla fine “un cottolengo”, come lo definisce Achille Campanile, L’autore della gustosa storiella, “Il presepio dei sette anni”. E poi c’è stato anche chi come Gianni Rodari, ha attualizzato i personaggi con la figura di un indiano nella filastrocca “Il pellerossa”, sospettato di rappresentare una minaccia per gli altri, armato com’è di “ascia di guerra in pugno ben stretta”, ma che fa nascere anche il dubbio che voglia semplicemente deporre di fronte alla mangiatoia quegli strumenti di guerra “perché ha sentito il messaggio: pace agli uomini di buona volontà”: un invito a non essere rigidi e soprattutto a non essere schiavi del nostro immaginario provinciale, a causa del quale vediamo qualsiasi diversità come un pericolo e non come una possibile ricchezza interiore. Come dimenticare quello che ormai è un classico del teatro di Eduardo De Filippo, “Natale in casa Cupiello”? Nonostante età, acciacchi e problemi familiari, Luca, il capofamiglia, nei giorni immediatamente a ridosso del Natale, non ha che uno scopo: realizzare il presepe e sottoporlo all’approvazione degli altri, soprattutto del figlio Tommasino, il quale sadicamente gli risponde sempre che no, non gli piace “o’ presepio”. Solo quando Luca è sul letto di morte, e sta per raggiungere finalmente il grande “presepe dei cieli”, allora il figlio gli concederà il desiderato sì: il presepe, cui il papà ha dedicato tutta la sua attenzione sotto Natale, finalmente gli piace. Come si vede da questi pochi esempi, il presepe ha attirato l’attenzione di tanti, e non solo credenti, perché è divenuto il simbolo stesso di una festa che non ha perso di vista le origini povere e umili della nostra fede, ricordando a tutti noi l’essenza stessa della vita cristiana. (Marco Testi )    

Il mirabile segno che è in ogni casa

15 Dicembre 2020 - Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. […] È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero. […] Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. (Papa Francesco, Lettera Apostolica Admirabile Signum, sul significato e il valore del presepe, 1° dicembre 2019)   C’è qualcosa che nessun lockdown può impedire, proprio come ai tempi di Gesù nulla poté impedire la sua nascita quando fu il tempo stabilito. È la tradizione del presepe, quella che dobbiamo a Francesco d’Assisi e a cui papa Francesco ha voluto dedicare, l’anno scorso, una breve quanto accorata lettera apostolica. Riunirsi in famiglia quest’anno sarà più difficile o addirittura impossibile, ma in ogni casa c’è un “mirabile segno” che può farci sentire tutti uniti in contemplazione del Natale e del Signore che viene. Quali statuine metteremo quest’anno nel nostro presepe? C’è Maria grazie al cui "sì" tutto è stato possibile, c’è Giuseppe, padre dell’ascolto e della protezione, con il suo bastone o la lanterna in mano. C’è un paesaggio notturno che ben simboleggia come anche la natura fosse in trepidazione per l’evento dell’incarnazione; e poi ci sono i pastori con le loro greggi, fino ad arrivare ai Re Magi, coloro che hanno seguito la luce della stella e ora saranno pronti per portare la buona notizia di Gesù al mondo. A seconda degli usi e delle abitudini famigliari, in ogni presepe poi entrano personaggi che si rifanno solo alla tradizione e che anche se non menzionati dal Vangelo hanno diritto di cittadinanza nella rappresentazione. Sono personaggi umili, intenti al loro lavoro, dai campi o dalle botteghe, sono personaggi che ci fanno ancor più immedesimare, uniti a noi nel desiderio di essere presenti e a loro volta essere visitati, lì dove sono, nelle loro occupazioni quotidiane, da una nascita tanto straordinaria quanto propiziata nella più grande e semplice povertà. Quest’anno attorno al presepe molti di noi non potranno essere insieme e forse si potrà intravvedere le reciproche costruzioni fra nonni e nipoti solo con qualche fotografia o qualche collegamento in rete… Eppure proprio il segno del presepe ci insegna ad avere uno sguardo che sa andare oltre le distanze. Nella contemplazione di questo manufatto, come scrive il Papa, si crea un legame per cui siamo “senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero”. Il presepe del Natale 2020 potrà essere ricordato per la sua pregnanza e simbolicità, idealmente attorno alla grotta, davanti a quella mangiatoia vuota, prima che sia deposto il Bambino Gesù, potremo mettere tutte le persone che dovranno trascorrere le feste in ospedale, tutte le persone sole, senza ricongiungimento; ma poi anche tutti i medici e gli infermieri, tutte le persone che non possono smettere di lavorare e quelle che il lavoro non ce l’hanno o l’hanno perso. C’è la nostra umanità stupita e ammirata nel presepio, c’è fra le statuine che si è andati a prendere in soffitta o in cantina, c’è il desiderio di dire al mondo che ancora una volta Gesù nasce per noi, scegliendo la via di un’umanità nuda e disarmata proprio come la nostra. Come si scuote la polvere dalla capanna stipata in qualche ripostiglio per tutto il resto dell’anno, così rispolveriamo la tradizione del presepe come un’eccezionale occasione per raccontare ai fratelli che l’amore di Dio non teme blocchi, o quarantene, ma anche quest’anno viene copioso ovunque ci sia un uomo che lo accoglie. (Giovanni M. Capetta - Sir)  

Tavolo Asilo, “proposta di Patto Ue è inaccettabile”

14 Dicembre 2020 - Roma - La proposta di Patto Ue su immigrazione e asilo è “inaccettabile” secondo il Tavolo Asilo, che riunisce le principali associazioni laiche e cattoliche (tra cui Caritas, Acli, Centro Astalli, Fondazione Migrantes) che si occupano di accoglienza. “L’Italia si impegni per una sua revisione sostanziale”, chiede il Tavolo Asilo, esprimendo “profonda preoccupazione” sui contenuti della proposta avanzata dalla Commissione Ue il 23 settembre scorso, il cosiddetto “Patto per le migrazioni e l’asilo”. L’aspetto “più irricevibile” riguarda la proposta di adozione di una “procedura di frontiera fluida” da applicarsi a “tutti i cittadini di Paesi terzi che attraversano senza autorizzazione” e in ogni caso ai richiedenti “provenienti da Paesi con bassi tassi di riconoscimento”. Secondo il Tavolo Asilo si tratta di “procedure accelerate, con garanzie ridottissime, che trasformerebbero l’Italia e gli altri Paesi di primo ingresso in giganteschi hotspot, con i richiedenti asilo collocati in strutture sorvegliate e senza interazioni con l’esterno”. Si potrebbe creare inoltre una “nuova, inaccettabile nozione di ‘solidarietà’ che assomiglia a una sorta di permanente mercato tra gli Stati dell’Unione nel quale accettare quote di richiedenti asilo oppure pagare per non averne, o ancora pagare i rimpatri di coloro che sono presenti in altri Stati sono azioni tutte liberamente disponibili”. “Queste misure – afferma il Tavolo Asilo – sollevano serie preoccupazioni relative al rispetto dei diritti fondamentali e possono portare a gravi violazioni che coinvolgerebbero anche i minorenni, accompagnati e non”. Le associazioni contestano, tra l’altro, le “misure estremamente dure volte a contrastare i flussi migratori verso l’Unione” e chiedono al governo italiano che in occasione della videoconferenza dei ministri dell’Interno di oggi “dichiari la propria volontà di discostarsi nettamente dall’attuale impostazione del Patto”.  

Svizzera: cambia il volto della Chiesa, su 3 milioni di cattolici il 40% è “migrante”

14 Dicembre 2020 -   Zurigo - Il “volto” della Chiesa cattolica in Svizzera è sempre più multiculturale. I dati parlano chiaro: nel Paese elvetico, vivono 3 milioni di cattolici e di questi, circa il 40% proviene da un contesto migratorio. Per questo la Conferenza dei vescovi svizzeri ha deciso di potenziare “l’orientamento, l’organizzazione e il finanziamento della pastorale migratoria nella Chiesa Cattolica”. In una nota diffusa questa mattina e ripresa dall’agenzia Sir, i vescovi svizzeri spiegano: “Se originariamente la Chiesa in Svizzera era sollecitata per l’assistenza spirituale dei migranti lavoratori provenienti da Paesi europei, che si presumeva sarebbero ritornati nei loro Paesi dopo qualche anno (‘assistenza pastorale dei lavoratori stranieri’), oggi si profila un quadro ben diverso. Gli immigrati provengono da tutto il mondo e non giungono solo per ragioni professionali, ma anche come rifugiati, come famiglie o per seguire una formazione. Mentre alcuni vivono in Svizzera da generazioni, ma continuano a essere inseriti nella cultura religiosa del loro Paese di origine, altri sono arrivati pochi anni fa o ancora altri non hanno una situazione di soggiorno regolamentata. I migranti cattolici non sono solo plurilingue, ma anche variegati sotto ogni punto di vista. Ciò richiede un ulteriore sviluppo dell’assistenza spirituale orientata a una pastorale interculturale”. Sono 110 le missioni “alloglotte” della Chiesa cattolica in Svizzera. Si chiamano così le comunità linguistiche che offrono assistenza spirituale locale alle persone di origine straniera. Nel corso degli anni, queste comunità hanno svolto un “considerevole contributo all’integrazione ecclesiale e sociale dei migranti e dei viaggiatori” per questo la Conferenza episcopale ha deciso di “ampliare in futuro” la pastorale migratoria e soprattutto “la concezione della Chiesa come comunità nella diversità”. Secondo i vescovi, “la migrazione si evolve in modo dinamico e porrà la Chiesa e anche la società di fronte a nuove sfide”. “La mobilità, la migrazione e le differenze culturali ampliano la concezione della Chiesa come comunità nella diversità”. Si tratta allora di avviare “sinergie interculturali” per favorire “una maggiore coabitazione e un consapevole avvicinamento rispettoso durante le messe come pure nella vita ecclesiale”. “Noi affermiamo che la Chiesa non ha confini”, osserva mons. Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion, responsabile della Pastorale dei migranti nella Conferenza episcopale elvetica. “Il fenomeno della migrazione esprime questo pensiero con una forza ancora maggiore. Ma è il nostro rapporto concreto con i migranti che rivela l’autenticità di ciò che annunciamo”. E Karl-Anton Wohlwend, direttore nazionale di Migratio, conclude: “Attendo con gioia l’attuazione di questo concetto e gli impulsi che ne deriveranno. La maggiore coabitazione della Chiesa locale e delle comunità alloglotte ispireranno e arricchiranno la Chiesa, rendendola più varia e colorata”.  

Scalabriniane: in Africa e Asia sono 3 su 5 i minori Migranti, seguire il “modello Marchetti”

14 Dicembre 2020 - Roma - "Africa e Asia accolgono tre bambini migranti su cinque. A livello mondiale il 30% dei migranti ha meno di 18 anni. È alto il numero dei piccoli che lasciano la famiglia per mettersi in cammino sulle strade della migrazione, spesso fidandosi di singoli o di gruppi che trafficano speculando sulla pelle dei migranti". A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane, congregazione che sin dalla fondazione si occupa dell'assistenza ai migranti. Le parole di suor Neusa giungono in occasione dell'anniversario della morte (avvenuta il 14 dicembre 1896) del venerabile servo di Dio padre Giuseppe Marchetti, cofondatore della Congregazione. Giuseppe Marchetti, accompagnò i migranti come cappellano di bordo, nelle traversate oceaniche verso il Brasile, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.  Una volta a San Paolo, diede vita a un’opera a favore dei figli degli emigrati italiani, rimasti orfani, coinvolgendo innumerevoli benefattori, e si dedicò senza riserve ad aiutare i più indifesi della società. "Padre Giuseppe, vittima dell’amore al prossimo e delle fatiche apostoliche, morì a soli 27 anni, contagiato dal tifo, contratto mentre assisteva gli ammalati, quasi 125 anni fa – spiega suor Neusa - La sua eroica esistenza e il suo esempio di santità sono ancora fortemente attuali, soprattutto nel campo dell’assistenza ai minori in emigrazione, specialmente se soli e abbandonati". Per la superiora delle Scalabriniane, "l’eroica vita di padre Marchetti continua ad incoraggiare nuove vocazioni per il servizio ai più piccoli e vulnerabili. La sua intraprendenza missionaria può ispirare la creazione di modelli sempre più efficaci per garantire che i minori migranti siano sempre accolti, protetti, promossi e integrati nei contesti in cui si trovano a vivere". A partire dal 14 dicembre 2020 e fino allo stesso giorno del 2021, la Congregazione celebrerà i 125 anni della morte di padre Marchetti. "Quest’anno sarà un anno propizio che ci permetterà di riscattare, di approfondire la vita e l’opera del nostro amato cofondatore, il venerabile servo di Dio padre Giuseppe Marchetti, divenendo sempre più conosciuto, amato e invocato – aggiunge suor Neusa - Ogni evento sia preparato e vissuto intensamente in tutti gli ambiti della Congregazione, delle province, della delegazione e delle comunità, grazie a programmazioni, attività e iniziative innovatrici. La figura di padre Giuseppe Marchetti resta un'icona, un modello per tutti a mettere a servizio i propri sogni e potenzialità".  

MCI Romania: ieri l’Arcivescovo di Bucarest alla chiesa italiana

14 Dicembre 2020 - Bucarest - Domenica 13 dicembre 2020 presso la Chiesa italiana del Santissimo Redentore di Bucarest l’Arcivescovo metropolita della città, mons. Aurel Percă ha celebrato la Messa delle ore 11,15 per la Comunità Italiana (https://www.migrantesonline.it/2020/12/13/mci-romania). Nella III Domenica di Avvento, l’Arcivescovo ha invitato tutti a rallegrarsi sempre nel Signore, a cercare la gioia. Ha ricordato un proverbio uruguaiano che dice: “prenditi tempo per ridere perché il riso è la musica dell’anima”. Viviamo un tempo di grande preoccupazione, ha detto, ma non possiamo dimenticare che la volontà di Dio è quella di essere sempre pieni di gioia. Oggi il Vangelo ci presenta la figura imponente di “un uomo mandato da Dio”, San Giovanni Battista. Egli preparava la gente a scoprire il Messia che verrà e può essere anche quello che desta in noi un’attesa vera. L’Arcivescovo ci ha poi raccontato la storia di un vecchio monastero, che negli anni era andato in crisi: i monaci erano sempre meno ed invecchiavano, nessun novizio si faceva avanti e la gente aveva smesso di frequentare il monastero. Quanto erano rimasti ormai solo sette monaci, l’abate decise di fare visita ad un eremita che viveva nei boschi per chiedere un suo conforto. L’eremita gli disse: uno dei monaci che vive nel monastero è il Messia, ma vive in segreto. Quando l’abate riportò ai suoi compagni quello che aveva sentito dall’eremita, i vecchi monaci si guardarono l’un l’altro per capire chi fosse il Messia. Che fosse il monaco che prega di più, ma che fa meno lavori. O quello che aiuta tutti, ma a cui piace mangiare e bere. I monaci sapevano che uno degli altri poteva essere il Cristo. Così cominciarono ad amarsi di più ed una nuova vita ricominciò nel monastero. La gente sentì questo nuovo spirito, così cominciò di nuovo a frequentare il monastero e ben presto dei giovani novizi si fecero avanti. Il messaggio dell’Arcivescovo è quello che “Cristo vive in mezzo a noi, come uno di noi”. Giovanni Battista annuncia lo stesso messaggio. Attendiamo il Natale, ci dice, consapevoli che Cristo viene, ma Cristo è sempre in mezzo a noi. Al termine della Celebrazione Maria Laura Ciampoli, una catechista, ha presentato all’Arcivescovo la comunità italiana che si riunisce tutte le settimane alla Messa presso il Centro Don Orione di Volontari, alle porte di Bucarest. Al Centro si tiene il catechismo e la preparazione per i primi sacramenti per i ragazzi e le loro famiglie. Questo permette di essere vicini alla vita del centro dove anziani, disabili e giovani trovano un ambiente che li cura e li aiuta a vivere nell’amore cristiano. L’Arcivescovo ha ringraziato la comunità ed ha detto che sarà sempre vicino a tutte le parrocchie ed ai loro bisogni. (don Maurius)    

Siate gioiosi!

14 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - “Più il Signore è vicino a noi – ha detto il Papa – più siamo nella gioia; più lui è lontano, più siamo nella tristezza. Questa è una regola per i cristiani”. Viviamo una stagione difficile e ci prepariamo al Natale tra regole dettate per far fronte alla pandemia e le difficoltà di un tempo che impone sacrifici, ma anche distrae con le luci e richiami commerciali. In questa domenica, la terza di Avvento, la chiesa ci invita alla gioia. Il Natale non è solo una festa fatta di acquisti e di luci: c’è ben altro dietro questo tempo di attesa, di speranza. E bisogna prepararsi nella gioia per la festa imminente: domenica laetare, cioè gioire. Nelle chiese dell’est si accende un lume che si pone alla finestra – lo faceva san Giovanni Paolo II – o all’interno delle case. Papa Paolo VI alla gioia dedica una Esortazione apostolica: Gaudete in Domino. “La società tecnologica – scrive – ha potuto moltiplicare le occasioni di piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia”. Perché la gioia è spirituale, abbiamo denaro, sicurezza materiale, eppure “la noia, la malinconia, la tristezza rimangono sfortunatamente la porzione di molti. Ciò giunge talvolta fino all’angoscia e alla disperazione, che l’apparente spensieratezza, la frenesia di felicità presente e i paradisi artificiali non riescono a far scomparire”. Perché, come scrive papa Francesco nella sua Evangelii gaudium “la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”. Alle persone presenti in piazza San Pietro, ci sono bambini venuti per la benedizione dei “bambinelli”, e l’albero con il Presepe ci fanno respirare il tempo di Natale, Francesco propone la riflessione sulla gioia cristiana. “L’attesa che viviamo è gioiosa, un po’ come quando aspettiamo la visita di una persona che amiamo molto, ad esempio un grande amico che non vediamo da tanto tempo”. “Più il Signore è vicino a noi – ha detto il Papa – più siamo nella gioia; più lui è lontano, più siamo nella tristezza. Questa è una regola per i cristiani” che, non dovrebbero mai avere facce tristi. Invece “ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua”, diceva Papa Francesco alcuni anni fa. La vicinanza di Dio, ricordava Benedetto XVI, “non è una questione di spazio e di tempo, bensì una questione di amore: l’amore avvicina”. Il Natale ci viene a ricordare “questa verità fondamentale della nostra fede”. In questa domenica, Giovanni, nel suo Vangelo, ci propone la figura del Battista, “voce di uno che grida nel deserto”. L’evangelista scrive: “Venne un uomo mandato da Dio […] venne come testimone per dare testimonianza alla luce”. Il Battista è il primo testimone di Gesù “con la parola e con il dono della vita”, ricorda Francesco: “tutti i Vangeli concordano nel mostrare come lui abbia realizzato la sua missione indicando Gesù come il Cristo, l’Inviato di Dio promesso dai profeti. Giovanni era un leader nel suo tempo. La sua fama si era diffusa in tutta la Giudea e oltre, fino alla Galilea. Ma lui non cedette nemmeno per un istante alla tentazione di attirare l’attenzione su di sé: sempre lui orientava a colui che doveva venire. Diceva: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”. Qui troviamo la prima condizione della gioia cristiana, dice il vescovo di Roma: decentrarsi e mettere al centro Gesù, il quale “è la luce che dà senso pieno alla vita di ogni uomo e donna che viene a questo mondo. È lo stesso dinamismo dell’amore, che mi porta a uscire da me stesso non per perdermi, ma per ritrovarmi mentre mi dono, mentre cerco il bene dell’altro”. Il cammino della gioia non è una “passeggiata”, Giovanni Battista “ha percorso un lungo cammino per arrivare a testimoniare Gesù”. Ha lasciato tutto sin da giovane, si “è ritirato nel deserto spogliandosi di ogni cosa superflua, per essere più libero di seguire il vento dello Spirito Santo. Certo, alcuni tratti della sua personalità sono unici, irripetibili, non proponibili a tutti. Però la sua testimonianza è paradigmatica per chiunque voglia cercare il senso della propria vita e trovare la vera gioia. Di qui l’invito ai cristiani ad essere gioiosi: “deve essere la caratteristica della nostra fede, anche nei momenti bui”. No, dunque, a cristiani tristi “che sembrano di essere a una veglia funebre” perché se “non ho la gioia della mia fede, non potrò dare testimonianza”. (Fabio Zavattaro)

Mci Romania: oggi l’arcivescovo di Bucarest incontra la comunità italiana

13 Dicembre 2020 - Bucarest - Oggi la comunità italiana in Romania in festa. Questa mattina la S. Messa in lingua italiana nella Chiesa italiana del Santissimo Redentore a Bucarest (ore 11,15) sarà presieduta dall'arcivescovo metropolita di Bucarest, Aurel Perca. Il presule vuol conoscere la Comunità Italiana e porgere anche i suoi auguri per il prossimo Natale. “Una bella occasione – dice il coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania, don Valeriano Giacomelli - per mostrare al nostro arcivescovo il nostro affetto e la nostra riconoscenza per la possibilità di avere la Messa e gli altri sacramenti nella nostra lingua”. Ad accogliere il presule e presentare la comunità italiana sarà il rettore della Chiesa, don Marius Beresoaie e il cappellano della comunità italiana della Capitale Rumena, don Damian Ciobanu. In Romania vivono oggi circa 8000 cittadini italiani, secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.

Raffaele Iaria

Latino americani in Italia e la Festa di Nostra Signora di Guadalupe

11 Dicembre 2020 - Roma - Sabato 12 dicembre si celebra la festa della Madonna di Guadalupe, venerata dai cattolici come patrona e regina di tutti i popoli di lingua spagnola, in particolare quelli del continente americano. Nella nuova edizione italiana del Messale Romano, che stiamo iniziando ad utilizzare, è presente la preghiera per l’inizio della Santa Messa in onore alla Vergine di Guadalupe.  Papa Francesco dal 2014 ogni anno celebra la Santa Messa nella Basilica di San Pietro con tanti fedeli latinoamericani presenti a Roma; ma quest’anno, considerando purtroppo il periodo particolare, la farà in modo privato.  Il 9 dicembre ricorre la memoria liturgica di San Juan Diego, un azteco convertito al Cristianesimo che, secondo la tradizione, ricevette nel 1531 l'apparizione della Madonna di Guadalupe. Fu proclamato santo da papa Giovanni Paolo II nel 2002. In prossimità di questa bellissima ricorrenza vorrei dare qualche indicazione riguardo a come vivere il culto di venerazione dovuto a questa invocazione cosi amata e riconosciuta anche a livello mondiale. A causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, infatti, salteranno tante manifestazioni devozionali, non solo in Messico, ma anche in tante altre parti del mondo.  Il Covid – 19 però, ci dà la possibilità di vivere questa festa, non come avviene di solito, principalmente con delle manifestazioni esterne e il tradizionale canto alla Guadalupana con dei Mariachis, ma proprio dal profondo del nostro cuore con la preghiera, con tanta preghiera.  È il momento di affidare alla cura materna della Guadalupana il nostro popolo latinoamericano così profondamente colpito da questo virus, chiedendo la sua intercessione affinché il Buon Dio abbia pietà di tanti nostri fratelli che non ce l’hanno fatta a superare questa malattia e sono tornati alla casa del Padre. Chiedendo anche la forza e la grazia necessaria per il personale sanitario che giorno dopo giorno rischia la propria salute per mettere in pratica l’opera di misericordia di “assistere i Malati” Affidando alla Vergine, sede della sapienza, i nostri governanti perché possano guidare il popolo sulla via della corresponsabilità e l’aiuto reciproco. Chiedere infine a Maria di schiacciare questo virus per tornare a una vita serena, sicura e in piena salute d’anima e corpo.  Storicamente infatti il nome Guadalupe ha voluto significare proprio questo: “Colei che schiaccia il serpente” (cfr. Gn 3,15). Abbiamo celebrato la Pasqua di quest’anno in modo diverso, senza processioni e senza assistere fisicamente alle diverse liturgie, e sicuramente anche il Natale, ormai vicino, sarà meno sentito umanamente, ma avremo senza dubbio tanto tempo per contemplare il mistero dell’incarnazione del Verbo. Anche questa festa mariana, tanto cara a noi, possiamo celebrarla in modo personale, manifestando alla Madre celeste il nostro amore e dando a Lei un posto di onore nella nostra vita. Il mio invito è quello di unirci tutti in preghiera alla Madonna di Guadalupe e all’intercessione di San Juan Diego per tutte le persone colpite in vari modi da questa pandemia.  Alle nozze di Cana era una coppia in difficoltà perché veniva a mancare il vino e Maria intercede per loro, ora chiediamo a Lei di intercedere per tutta l’umanità perché ci manca la salute, perché siamo in grossa difficoltà.  Lasciamoci guidare dalla liturgia dell’avvento, viviamo la spiritualità di questo tempo liturgico per poter poi celebrare con gioia il Santo Natale. (Don Luis Fernando Lopez, Coordinatore Nazionale dei gruppi Latinoamericani in Italia)    

Papa Francesco: “anche in mezzo alla pandemia il presepe e l’albero sono segno di speranza”

11 Dicembre 2020 -

Città del Vaticano - “Mai come quest’anno”, il presepe e l’albero di Natale “sono segno di speranza per i romani e per quei pellegrini che avranno la possibilità di venire ad ammirarli”. È il saluto del Papa alle delegazioni provenienti da Castelli, in Abruzzo, e dal comune di Kočevje, nella Slovenia sudorientale, per il dono dell’albero di Natale e del presepio allestiti in Piazza San Pietro.

“La festa del Natale ci ricorda che Gesù è la nostra pace, la nostra gioia, la nostra forza, il nostro conforto”, ha ricordato Francesco: “Ma, per accogliere questi doni di grazia, occorre sentirci piccoli, poveri e umili come i personaggi del presepio”. “Anche in questo Natale, in mezzo alle sofferenze della pandemia, Gesù, piccolo e inerme, è il ‘Segno’ che Dio dona al mondo”, ha assicurato il Papa: “Segno mirabile, come inizia la Lettera sul presepe che ho firmato un anno fa a Greccio. Ci farà bene rileggerla in questi giorni”.

“L’albero e il presepe aiutano a creare il clima natalizio favorevole per vivere con fede il mistero della nascita del Redentore”, ha spiegato Francesco: “Nel presepio, tutto parla della povertà ‘buona’, la povertà evangelica, che ci fa beati: contemplando la santa Famiglia e i vari personaggi, siamo attratti dalla loro disarmante umiltà. La Madonna e San Giuseppe sono venuti da Nazaret fino a Betlemme. Per loro non c’è posto, nemmeno una stanzetta; Maria ascolta, osserva e custodisce tutto nel suo cuore. Giuseppe cerca un luogo da adattare per lei e il Bambino che sta per nascere. I pastori sono protagonisti nel presepe, come nel Vangelo. Vivono all’aperto. Vegliano. L’annuncio degli Angeli è per loro, ed essi vanno subito a cercare il Salvatore che è nato”. Infine, il “grazie di cuore” e gli auguri natalizi ai presenti e “a quanti oggi non hanno potuto essere presenti, come pure a coloro che hanno collaborato al trasporto e all’allestimento dell’albero e del presepe”. (Sir)

Migrantes Messina-Lipari-S. Lucia del Mela: lunedì la presentazione del Rapporto Diritto Asilo

11 Dicembre 2020 - Messina - Lunedì 14 dicembre 2020, dalle ore 10.30, sulla piattaforma Microsoft Teams sarà possibile partecipare alla presentazione del volume della Fondazione Migrantes “Il diritto d’asilo. Report 2020. Costretti a fuggire … ancora respinti”. L'evento, organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela e dal Dipartimento COSPECS dell’Università degli Studi di Messina, è inserito tra gli appuntamenti del progetto “Trame migranti” per la diffusione delle tematiche e delle buone pratiche che riguardano le migrazioni e l’accoglienza. Il Diritto d'asilo - Report 2020 prova a dare strumenti di riflessione sia statistici che etici. Spazia dalla dimensione mondiale alle cause che obbligano un numero sempre maggiore di persone a cercare protezione, per arrivare alla dimensione europea e a quella nazionale. Il volume dà spazio anche alle diverse storie che, nonostante il contesto attuale, crescono e fioriscono nel nostro Paese quando le persone si attivano e si incontrano al di là delle norme e delle etichette. Il Rapporto è curato da un'équipe di autori che, oltre ad essere studiosi di questi temi, accompagnano da anni, direttamente e concretamente, richiedenti asilo e rifugiati nei loro percorsi nel nostro Paese; si articola in 12 contributi scanditi in cinque parti: “Con lo sguardo rivolto all’Europa”, “Tra l'Europa e l’Italia”, "Guardando all’Italia”, “Approfondimento: la rotta balcanica” e, novità preziosa di quest'anno, un “Approfondimento teologico” sul principio di destinazione universale dei beni per un approccio integrale alle migrazioni. La presentazione del Rapporto sarà affidata a Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes e co-curatrice del volume. Ne discuteranno Eduardo Barberis, sociologo del Dipartimento DESP dell'Università di Urbino “Carlo Bo” e Silvia Pitzalis, antropologa del Dipartimento DESP dell'Università di Urbino “Carlo Bo”. Verranno inoltre presentati degli approfondimenti su alcune realtà territoriali, a cura di Massimo Mucciardi, statistico del Dipartimento COSPECS dell'Università di Messina, Maria Jolanda Dezi e Alessandro Fulimeni dell'associazione Nuova Ricerca Agenzia Res. Gli interventi si concluderanno con il racconto di una esperienza di accoglienza in famiglia presentata da Sophia Osayande e Marco Moschini. L'incontro sarà moderato da Andrea Nucita, docente del Dipartimento COSPECS dell'Università di Messina.

Diritto delle migrazioni: parte il corso dell’università di Bergamo

11 Dicembre 2020 - Bergamo – “Un Master per la cultura della legalità e dare concretezza alle quattro azioni indicate da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. La forza del diritto assommata alla forza del Vangelo per la dignità e lo sviluppo integrale dei migranti”. In questa prospettiva va l’offerta formativa del Master di Diritto delle Migrazioni, che nel mese di aprile darà avvio alla sua XI^ edizione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Con un approccio multidisciplinare, che comprende le Aree Giuridica, delle Scienze Economiche e delle Scienze Sociali, il Master ha la collaborazione dell’OIM (International Organization for Migration), ICMC (International Catholic Migration Commission) e CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati).  Ha la durata di un anno, nel quale è data la possibilità di svolgere stage presso gli enti e le organizzazioni internazionali e nazionali che collaborano con il Master e presso strutture altamente qualificate per la gestione dei fenomeni migratori. Le iscrizioni sono aperte fino all’8 marzo 2021 e le lezioni, che si terranno il venerdì e il sabato, prenderanno avvio il 16 aprile 2021. Sono messe a disposizione 10 borse di studio. Le informazioni e le modalità di iscrizione si possono trovare nella pagina web dell’UNIBG: http://sdm.unibg.it/corso/diritto-delle-migrazioni-migration-law/.  Per ulteriori informazioni si può scrivere a mastermigrazioni@unibg.it.  

Vangelo Migrante ( Vangelo Gv 1, 6-8. 19-28)

10 Dicembre 2020 - In questa domenica irrompe la figura di Giovanni il battezzatore, figlio di un sacerdote. Egli ha lasciato il tempio e il ruolo, è tornato al Giordano e al deserto, là dove tutto ha avuto inizio, e il popolo lo segue alla ricerca di un nuovo inizio, di una identità perduta. Ed è proprio su questo che i sacerdoti e i leviti di Gerusalemme lo interrogano, incalzandolo per ben sei volte: Chi sei? Chi sei? Sei Elia? Sei il profeta? Chi sei? Cosa dici di te stesso? Le risposte di Giovanni sono sapienti e straordinarie allo stesso tempo. Noi, per dire chi siamo e per definirci siamo soliti aggiungere, elencare informazioni, titoli di studio, notizie, realizzazioni. Giovanni il Battista fa esattamente il contrario; si definisce per sottrazione, e per tre volte risponde: io non sono il Cristo, non sono Elia, io non sono... Giovanni lascia cadere, ad una ad una, quelle identità, prestigiose ma fittizie, per ritornare a ciò che arde per davvero nella sua vita. E lo ritrova per sottrazione, per spoliazione: “io sono voce che grida”. Lui è solo voce, la Parola è un Altro. Il suo segreto è oltre se stesso. Lui è uno che ha Dio nella voce, è un figlio di Adamo che ha Dio nel respiro. Lo specifico della sua identità, quello che qualifica la sua persona, è quella parte di divino che sempre compone l’umano. Quel “tu, chi sei?”, oggi è rivolto anche a noi, come domanda decisiva. La risposta consiste nello sfrondare la nostra identità da apparenze e illusioni, da maschere e paure. Nel meno c’è il più. Poco importa quello che abbiamo accumulato, conta quello che abbiamo lasciato cadere per tornare all’essenziale, ad essere un tutt’uno-con-Dio. Una unità che crede in un Dio dal cuore di luce, che crede nel sole che sorge e non nella notte che perdura sul mondo. Crede che una goccia di luce è nascosta nel cuore vivo di tutte le cose. Fare un passo indietro non significa scomparire ma servire perché quella luce raggiunga i cuori e il reale.  (p. Gaetano Saracino)  

Scalabriniani: la sfida della solidarietà al tempo del Covid-19

10 Dicembre 2020 - Roma - Oggi si celebra la 69a Giornata Mondiale dei Diritti Umani voluta dall’Onu all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale. Questo giorno cade però nel pieno di una pandemia che “ha avuto un impatto sproporzionato su gruppi vulnerabili quali lavoratori in prima linea, persone con disabilità, anziani, donne e ragazze, minoranze”, come si legge nel messaggio ufficiale rilasciato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. “Il virus ha di fatto minacciato ulteriormente i diritti umani di coloro che erano già messi ai margini della società civile, rendendoli spesso invisibili, al di fuori delle comunicazioni mediali divenute monotematiche” evidenzia P. Mauro Lazzarato, Superiore Regionale del Missionari di San Carlo – Scalabriniani per l’Area Europa-Africa. Come Chiesa “crediamo più che mai – aggiunge il religioso - in una risposta all’attuale crisi che sia fondata sulla solidarietà e sulla cooperazione dei vari attori presenti ‘sulla scena del mondo’. Questo perché ‘nessuno rimanga indietro!’, un monito che abbiamo sentito ripetere più volte durante questi mesi di crisi; parole che, però, rischiano di non scalfire gli abissi di differenze che, in queste ore decisive, stanno già escludendo buona parte dei ‘più piccoli e ultimi’, e tra questi i milioni di migranti e rifugiati sempre in cammino, dalla possibilità di cure essenziali che dovrebbero arrivare, in maniera identica, al Nord come al Sud, all’Est come all’Ovest del pianeta”. “Le persone e i loro diritti devono essere al centro delle risposte e della ripresa” recita ancora il messaggio di Guterres: “che siano davvero queste le semplici, ma stringenti linee guida per tutti noi che – conclude p. Lazzarato - costruiamo network di solidarietà e crediamo nella cooperazione e nello sviluppo condivisi, ma soprattutto per chi ha la prima responsabilità di porre in essere percorsi e strategie per uscire dalla emergenza attuale”.

MCI: è tornato alla Casa del Padre don Gilardi

10 Dicembre 2020 - Alba – È morto la notte scorsa, all’età di 87 anni don Paolo Gilardi. Nato il 7 giugno 1933, don Gilardi, dopo gli studi presso il Seminario di Alba, venne ordinato sacerdote il 21 settembre 1957. Iniziò il suo ministero sacerdotale come vice curato a Vezza nel 1958 per poi trasferirsi l’anno successivo a Narzole fino al 1964, quando chiese di poter andare a Londra come missionario. Accompagnò la comunità italiana per 12 anni e nel 1976 si trasferì in Germania come Cappellano degli emigranti italiani. Rientrò in diocesi nel 2008 collaborando nelle parrocchie di Niella e Cravanzana, vivendo a Torre Bormida presso la casa del fratello e dei familiari. I funerali sono previsti per domani alle ore 10,00 presieduti dal vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti presso la Chiesa parrocchiale Maria Ss.ma Assunta a Torre Bormida. Alla diocesi e alla famiglia di don Gilardi la vicinanza e la preghiera della Fondazione Migrantes.