Primo Piano
Istat: un italiano emigrato su quattro ha almeno la laurea
COMECE: “nessuno muoia in mare o nei Paesi di transito per mancanza di aiuti”
Centro Astalli: “altri 43 morti in mare, inerzia intollerabile degli Stati e della Ue”
Tragedia in mare: almeno 43 morti
La realtà delle migrazioni è un mondo capovolto
Milano - Le migrazioni internazionali sono un tema così carico di risonanze e così politicizzato che spesso le posizioni ideologiche oscurano l’analisi dei fatti e distorcono i numeri effettivi del fenomeno. Serve quindi una tensione costante a riportare l’attenzione su dati il più possibile oggettivi, per comprendere anzitutto e poi per governare questa sfida globale del nostro tempo.
Giunge a proposito, in questi giorni, il rapporto dell’Onu sulle migrazioni internazionali nel 2020 appena terminato. Lo studio testimonia ancora una volta una crescita della componente dell’umanità che per varie ragioni risiede al di là dei confini del Paese di cui è cittadina: siamo arrivati a quota 281 milioni, oltre 100 milioni in più di vent’anni fa, quando la cifra si attestava sui 173 milioni. I migranti internazionali rappresentano tuttavia una quota esigua degli abitanti del pianeta: il 3,6%. Gli esseri umani rimangono una specie fondamentalmente sedentaria, o comunque non avvezza ad avventurarsi troppo lontano dai luoghi di origine. Per di più, la pandemia da Covid-19 nel 2020 ha drasticamente frenato tutte le forme di mobilità umana, dal turismo ai viaggi d’affari, coinvolgendo anche le migrazioni. La stima è di circa 2 milioni di migranti in meno di quelli previsti prima della crisi sanitaria. Ma non è questo il maggiore impatto della pandemia. La conseguenza più grave delle restrizioni e del blocco di molte attività economiche consiste in una severa riduzione delle rimesse, ossia dei risparmi che gli emigranti mandano alle proprie famiglie in patria: sono essi stessi ad aiutare casa loro, molto più dei soccorsi internazionali. I flussi di rimesse si sono mostrati storicamente resilienti nei confronti delle avversità, continuando ad arrivare in patria anche in tempi di crisi, ma questa volta secondo l’Onu la pandemia li ha colpiti duramente: la stima è di un calo da 548 miliardi di dollari nel 2019 a 470 nel 2021, il 14% in meno. Il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile lanciati dalle Nazioni Unite rischia di essere drammaticamente rallentato, a meno che gli Stati sviluppati non decidano di compensare almeno in parte il diminuito apporto delle rimesse degli emigranti aumentando gli investimenti nella cooperazione internazionale.
Un secondo problema riguarda, più che i numeri, la composizione dei flussi migratori e la loro destinazione. I rifugiati, ossia i migranti forzati, rappresentano oggi il 12% dei migranti internazionali, contro il 9,5% del 2000: crescono più rapidamente di chi sceglie volontariamente di partire. Soprattutto, nei Paesi ad alto reddito i rifugiati comprendono il 3% circa degli immigrati, ma salgono al 25% nei Paesi a medio reddito e arrivano al 50% nei Paesi più poveri. È un mondo capovolto, in cui sono le regioni con meno risorse a farsi carico di chi ha più bisogno di protezione, mentre chi avrebbe più mezzi accoglie in realtà numeri assai più ridotti di persone in cerca di asilo.
Al quadro si aggiungono un paio di elementi informativi che aiutano a dissipare alcuni dei più radicati luoghi comuni sulle migrazioni. Il primo riguarda i luoghi di origine. Pochi immigrati arrivano dall’Africa e in generale dai Paesi più poveri. Il maggiore Paese di partenza è in realtà l’India, con 18 milioni di emigrati. Seguono Messico e Russia con 11, poi la Cina con 10. I principali protagonisti delle migrazioni sono Paesi di livello intermedio, e anche in rapido sviluppo.
Un altro bagno di realtà riguarda il genere. Solitamente si pensa che gli immigrati siano giovani uomini, ma le donne rappresentano in realtà quasi la metà dei migranti internazionali, e la maggioranza in Europa. Le Nazioni Unite ne tessono l’elogio, definendole «catalizzatrici del cambiamento», in quanto promotrici di progressi sociali, culturali e politici nelle loro famiglie e comunità.
La conoscenza non può sostituire la politica, e da tempo abbiamo smesso di credere che cambierà il mondo. Possiamo però almeno sperare che aiuti a discutere con più razionalità un fenomeno complesso come le migrazioni internazionali, e a formulare proposte aderenti alle migrazioni reali, anziché a quelle immaginate e fatte 'percepire' dalla propaganda. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)
Istat: record di trasferimenti degli italiani verso il Regno Unito
Studenti Internazionali: ieri un webinar sul ruolo nell’interculturalità
Firenze - Si è svolto ieri in modalità Webinar il convegno a chiusura del progetto “Studenti Internazionali ponti per l’Intercultura” organizzato dal “Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira” di Firenze e dall’Associazione “Sante Malatesta” di Pisa. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana attraverso “Il Bando Contributi in Ambito Sociale a Soggetto del Terzo Settore per l’anno 2019”. Il convegno, ha detto all’inizio il direttore del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira”, Maurizio Certini, è stato dedicato a Kristin Kamdem Tadjuidie, studente originario del Camerun, iscritto alla facoltà di Scienze Agrarie all’Università di Pisa, morto di Covid lo scorso marzo. Quindici giorni dopo gli è stata conferita la Laurea ad Honorem: lo stesso giorno in cui si sarebbe dovuto laureare. A fare gli onori di casa con le presentazioni e i saluti, ai molti partecipanti sulla piattaforma zoom, Marco Salvatori, Presidente dell’Associazione Volontari CIS La Pira, e Pietro Barbucci, Presidente Associazione Sante Malatesta di Pisa. Il coordinamento è stato affidato a Maurizio Certini, direttore del CIS La Pira. Nicoletta Bazzoffi progettista del Centro la Pira ha illustrato il progetto che, partito a dicembre 2019, avrebbe dovuto concludersi nel 2020, ma causa Covid le istituzioni hanno dato una proroga e si è chiuso ora. Hanno preso la parola Alberto Tonini e Ivana Acocella, referenti per l’Università di Firenze sul tema dell’inclusione degli studenti stranieri e rifugiati. Per la stessa Università ha parlato anche Rita Russo referente dell’International Desk. A seguire alcune testimonianze di studenti internazionali che frequentano le università a cui sono collegati il Cis La Pira e l’Associazione Sante Malatesta di Pisa. Le conclusioni sono state affidate a don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha ricordato quanto il Centro La Pira sia legato alla Fondazione: “lo ringrazio con tutti i suoi volontari per la fedeltà nell’impegno per gli studenti mai venuta meno in tanti anni di vita”. (NDB)
Istat: in aumento i cittadini italiani che lasciano il Paese
Viminale: da inizio anno sbarcate 377 persone migranti sulle nostre coste
America centrale: vescovi ai Governi, “non siamo violati diritti dei migranti, agire insieme in modo integrale e umano”
Rom: la Corte europea multa la Svizzera che aveva incarcerato una donna rom
Rosario per l’Italia: questa sera da Pistoia con mons. Tardelli
Roma - Torna il consueto appuntamento di “Prega con noi” con Tv2000 e InBlu2000 radio che invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, stasera alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook.
La preghiera sarà trasmessa dalla Cattedrale di San Zeno, a Pistoia, guidata dal vescovo diocesano monsignor Fausto Tardelli. Come noto ogni mercoledì le due emittenti CEI offrono alla comunità cristiana l’opportunità di riunirsi in preghiera in un momento molto difficile per il nostro Paese.
L’ospitalità? Nessun aumento di spesa pubblica
20 Gennaio 2021 - Milano - Ospitare richiedenti asilo non comporta un aumento dei costi di breve periodo a livello comunale, né in termini di reddito pro-capite né in termini di welfare, bensì favorisce il ripopolamento dei comuni con un più alto tasso di popolazione anziana. È quanto emerge dalla prima indagine nazionale sul sistema di accoglienza straordinaria (Cas) realizzata dai ricercatori dell’Università Milano Bicocca.
Nel periodo della cosiddetta «crisi dei rifugiati», tra il 2014 e il 2018, ogni anno, circa 150mila persone hanno fatto richiesta di asilo anche in Italia, diventando nella gran parte dei casi beneficiari dei servizi previsti dalle politiche pubbliche sul sistema di accoglienza.
Il racconto degli italiani nel mondo Junior: un incontro il 22 gennaio
Il Guatemala blocca 9.000 migranti honduregni
Caritas Italiana: è morto don Damoli
Pregare insieme
Studenti internazionali ponti per l’intercultura: domani incontro webinar
Migrantes: un ciclo di incontri sul diritto d’asilo
Roma – Il prossimo 20 gennaio inizieranno una serie di incontri di approfondimento sul Rapporto Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes. L’obiettivo è quello di affinare gli strumenti conoscitivi per capire cosa succede e sollecitare in modo proattivo e consapevole il necessario cambiamento. Per questo, Forum per cambiare l’ordine delle cose, Fondazione Migrantes, rete Europasilo e Escapes – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate propongono questo ciclo di seminari a partire da alcune criticità evidenziate nel Report Migrantes dal titolo “Costretti a fuggire… ancora respinti”. Il primo appuntamento è il 20 gennaio alle ore 18.00 ed è promosso in collaborazione con Focsiv (partner del progetto Volti delle migrazioni) e sarà incentrato sul piano europeo, con un focus sul quadro attuale e sullo scenario che si prospetta, in particolare per i Paesi di confine, tra cui l’Italia, anche alla luce della diffusione del Covid-19. Interverranno Mariacristina Molfetta, Fondazione Migrantes, curatrice rapporto sul Diritto d’asilo 2020; Ulrich Stege, International University College di Torino; Adele Del Guercio, Università di Napoli Orientale; Sara Prestianni, Euromed Rights e Andrea Stocchiero, Focsiv partner del progetto Volti delle migrazioni. Tutti i seminari si svolgeranno dalle 18 alle 19.30, su Zoom e in diretta sulle pagine FB di Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate e di Vie di fuga. Osservatorio permanente sui rifugiati