Primo Piano

Azione dei cristiani contro la tortura, “porre fine ai maltrattamenti sulla rotta balcanica”

26 Gennaio 2021 - Roma - Le Acat (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura) di tutta Europa e la Fiacat (Federazione internazionale delle Acat) condannano “i respingimenti illegali di migranti e rifugiati, i trattamenti crudeli, inumani o degradanti da parte delle guardie di frontiera croate, nonché l’accoglienza non dignitosa riservata loro, in particolare in Bosnia-Erzegovina”. “Tali pratiche – affermano in una nota ripresa dal Sir – costituiscono violazioni della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, della Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. Acat e Fiacat accolgono con favore le posizioni assunte da Ylva Johansson, commissaria Ue per gli affari interni, che, nel suo discorso al Parlamento del 19 gennaio ha criticato il comportamento delle autorità croate e bosniache, mettendo persino in discussione quello dell’agenzia europea Frontex. “In Croazia – ricordano -, vengono attuate espulsioni collettive al di fuori di qualsiasi procedura legale, senza identificare le persone interessate né valutare la loro situazione individuale”. In Bosnia-Erzegovina è invece in corso una crisi umanitaria e di governance: “Le autorità locali hanno svuotato illegalmente una struttura di accoglienza attrezzata per l’inverno a Bira: nonostante gli interventi delle autorità nazionali, il campo non è stato riaperto a livello locale, lasciando i migranti a Lipa senza riparo per l’inverno”. Le Acat firmatarie e Fiacat chiedono, tra l’altro, di “intensificare gli sforzi presso le autorità della Bosnia-Erzegovina, sia nazionali che locali, affinché queste gestiscano immediatamente la crisi umanitaria invernale, facilitino gli interventi di altri attori umanitari, come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e le Ong specializzate, e diano valore ai fondi ricevuti dall’Ue con interventi realmente efficaci per l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati”. Ma anche di indagare sui “respingimenti illegali e gli atti di violenza commessi dalle guardie di frontiera croate”, “sul presunto coinvolgimento dell’agenzia Frontex” e di “istituire nella zona dei Balcani, compresa la Grecia, un sistema di monitoraggio e valutazione indipendente da parte delle Ong competenti”.    

Card. Bassetti: la frattura sanitaria è anche “frattura sociale”

26 Gennaio 2021 - Roma – Oggi «non possiamo trascurare», accanto alla fiducia nell’efficacia del vaccino contro il virus,  «drammatici danni collaterali portati da questa pandemia».  Il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, ha aperto questa mattina i lavori del Consiglio Permanente in videoconferenza evidenziando  che in questo tempo di pandemia vi è «una frattura sanitaria che è anche una frattura sociale». «Non possiamo  - ha aggiunto -  trarre una valutazione conclusiva sulle conseguenze a lungo termine di ciò che sta accadendo, ma i dati diffusi devono interrogare le coscienze e allarmare le Istituzioni e le agenzie educative tutte: solitudine, isolamento sociale, aumento delle malattie legate al disagio mentale, impennata di suicidi». Lo sguardo attento su queste fratture invoca «una particolare presenza di speranza della comunità ecclesiale accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo. Da qui il ringraziamento ai parroci, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti, agli educatori: “pur nelle difficoltà e nelle ristrettezze, mai è mancata la proposta liturgica e di educazione alla vita cristiana. La necessità di attenersi a Protocolli di sicurezza è coniugata alla cura per la liturgia, che non deve mai essere trascurata. La limitazione del potersi incontrare ha attivato una creatività sorprendente, generando esperienze e linguaggi che sicuramente ci aiuteranno anche nel nostro discernimento in vista della prossima Assemblea Generale”. Le comunità - ha quindi detto il Card. Bassetti - sono chiamate ad «abitare evangelicamente».  

Rosario per l’Italia: domani la preghiera dalla Cappella della Madonna del Fuoco di Forlì con Mons. Corazza

26 Gennaio 2021 - Forlì - Torna il consueto appuntamento di “Prega con noi” con Tv2000 e InBlu2000  Radio che invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi, mercoledì 27 gennaio alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dalla Cappella della Madonna del Fuoco nella Cattedrale di Forlì, presieduta da Mons. Livio Corazza, Vescovo di Forlì-Bertinoro.  

Centro Astalli: “lasciar morire persone in mare o all’addiaccio ai confini d’Europa senza far nulla è la nostra peggior sconfitta”

26 Gennaio 2021 -

Roma - Il Centro Astalli rivolge «un appello ai rappresentati politici nazionali e sovranazionali, alle organizzazioni internazionali e umanitarie, alle comunità religiose in Europa, ai giovani e a tutta la società civile affinché si reagisca all’indifferenza». L’appello dopo la morte di 17 migranti morti al largo della Libia come riportato Alarm Phone e l’OIM - Organizzazione internazionale delle migrazioni.

«Lasciar morire persone in mare o all’addiaccio ai confini d’Europa senza far nulla è la nostra peggior sconfitta», sottolinea il Centro dei Gesuiti Italiani.

Rapporto Italiani nel Mondo: domani il terzo appuntamento del ciclo di approfondimento

25 Gennaio 2021 -

Modena - Continua il ciclo di videoconferenze dedicate allo “Speciale Province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel Mondo 2020 (RIM), promosso dalla Fondazione Migrantes, nell’ambito delle iniziative del Festival della Migrazione. Il prossimo appuntamento sarà martedì 26 gennaio, dalle 15 alle 17: alcuni degli autori della quindicesima edizione del RIM si troveranno a dialogare sul tema della mobilità italiana e delle aree di confine in collaborazione con la Sapienza Università di Roma. L’attuale mobilità non è una questione solo del Nord Italia. Che tra il Settentrione e il Meridione di Italia vi siano divari profondi è storia conosciuta, quanto questi divari abbiano a che fare con la mobilità spesso lo si ignora, così come si è poco consapevoli che la narrazione di una nuova mobilità, soprattutto dal Nord Italia, spesso urta con la realtà. Il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano al Sud ma anche al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l’estero. A svuotarsi ancora sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, da eventi calamitosi o da sfortunate congiunture economiche. Nell’incontro di martedì 26 si punteranno i riflettori sulle province di Aosta, Como, Sondrio, Trento, Bolzano, Udine e Ragusa. A introdurre e coordinare i lavori sarà Delfina Licata, curatrice e caporedattrice del RIM. Interverranno Alessandro Celi per Aosta, Gianmaria Italia per Como, Luciana Mella per Sondrio, Maurizio Tomasi per Trento, Edith Pichler per Bolzano, Javier Grossutti per Udine e Antonella Giardina per Ragusa. Concluderà i lavori Flavia Cristaldi della Sapienza Università di Roma e membro della Commissione Scientifica del Rapporto Italiani nel Mondo. È possibile seguire l’evento sulla home page di www.festivalmigrazione.it oppure sulla pagina Facebook del Festival (https://www.facebook.com/festivalmigrazione) o, ancora, sul canale Youtube (https://www.youtube.com/channel/UCIkQTdGqDl_CurK0NGzezdg​).

Viminale: da inizio anno sbarcate 425 persone sulle nostre coste

25 Gennaio 2021 - Roma - Sono 425 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Dei 425 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (51%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (61, 14%), Afghanistan (50, 12%), Etiopia (17, 4%), Egitto (13, 3%), Marocco (7, 2%), Sudan (4, 1%), Algeria (3, 1%), Bangladesh (3, 1%), Turchia (2, 0,5%) a cui si aggiungono 48 persone (11%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 66 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 25 gennaio.    

I bambini di Lesbo prigionieri nel fango

25 Gennaio 2021 - Milano - La più grande paura di Mohammed, 9 anni, è che qualcuno entri di notte nella tenda dove dorme con il padre, la madre e i due fratelli più piccoli. Fuori dal telone bianco che da ottobre è casa loro, ci sono altre 7.300 persone accampate in 700 tende uguali. Suo padre Ahmad A. condivide lo stesso timore, resta sempre all’erta per evitare che «ladri alla ricerca di telefoni e di soldi entrino all’interno». La famiglia è afghana, della provincia di Herat, e ora vive nel nuovo campo per rifugiati che sull’isola greca di Lesbo ha sostituito la vecchia e sovraffollata tendopoli di Moria, bruciata a settembre. Il nuovo accampamento, chiamato Kara Tepe o Mavrovouni, è conosciuto anche come Moria 2, perché le condizioni di vita pessime che Moria riservava a chi aveva la sfortuna di finirci dentro sono le stesse che si ritrovano anche qui. Servizi carenti (271 bagni chimici, uno ogni 27 residenti, secondo l’Unhcr), freddo e fiumi di fango alle prime gocce di pioggia, tende divelte dal vento, che nel nuovo campo soffia con più forza, visto che il mare è a pochi metri dagli alloggi. Per sollecitare le autorità europee a portare via da quest’isola, una volta per tutte, i bambini come Mohammed e le loro famiglie, questa settimana Avvenire ha pubblicato la lettera aperta di un gruppo di cittadini e personalità del mondo della cultura e dell’educazione che avevano fatto appello al presidente del Parlamento Ue David Sassoli. La risposta del leader dell’Europarlamento è arrivata: vi si ammette un «deficit insopportabile di sovranità europea che costituisce un danno umanitario» e una «mancanza di poteri dell’Unione Europea in materia di immigrazione e di asilo» di fronte all’«egoismo dei Governi nazionali, sempre più riluttanti (…) a trasferire quote di sovranità». Il problema non è, tra l’altro, circoscritto solo a Lesbo. Circa 18.500 richiedenti asilo risiedono nelle isole dell’Egeo, di cui bambini e ragazzi rappresentano il 27% e tra loro quasi 7 su 10 hanno meno di 12 anni. «Molti governi hanno paura di mostrarsi generosi nei confronti di chi fugge dalla fame». In una lettera pubblicata venerdì da Avvenire, il presidente del Parlamento Ue David Sassoli critica le chiusure di fronte ai bambini profughi a Lesbo. - . Mentre l’Europa cerca di trovare una soluzione che sembra tardare (ormai da cinque anni), Ahmad A. pensa a crescere i suoi tre figli e tenerli d’occhio il più possibile: «Ho paura che vadano in bagno da soli, le toilette sono lontane dalla tenda, li accompagno sempre io» ci dice al telefono e il pensiero va alle indagini della polizia sul caso di violenza sessuale subita da una bambina trovata priva di sensi nei bagni una sera di dicembre. A preoccupare maggiormente Morteza H., anche lui afghano, è invece la salute di suo figlio Martin che ha 4 mesi, ha tosse e mal di gola, «ma il medico che lo ha visitato e visto paffuto ha detto che va tutto bene. Eppure tossisce parecchio». Intanto, le temperature di notte in questo periodo arrivano a 4 o 5 gradi e per questa settimana sono previsti cinque giorni consecutivi di precipitazioni. Avevamo parlato con questo neo-papà lo scorso ottobre, alla nascita di Martin, suo primo figlio. Pochi giorni dopo il parto in ospedale, mamma e neonato erano stati rimandati in tenda. «Da allora le uniche novità sono state l’arrivo delle docce (a lungo del tutto assenti, costringendo le persone a lavarsi in mare) e i pallet che ora sono posizionati sotto le tende. Ma quando piove forte, l’acqua raggiunge lo stesso l’interno degli alloggi» racconta. «Per il vento forte la mia tenda, come altre, è stata sradicata. L’ho rimessa in piedi. Quando arriva la pioggia, il terreno è troppo molle e non adatto, non drena, dunque non va bene per piantarci i teloni. Il vento li solleva». Vite nel fango, che l’Europa non vede. Non era semplice nemmeno con temperature buone, ma ora che è arrivato l’inverno tenere un neonato in una tenda è un tormento: «Fa freddo, quindi mia moglie e io ci chiediamo di continuo se Martin sia caldo abbastanza, se si stia ammalando, se riceva latte a sufficienza. Viene allattato al seno, mia moglie sta bene, ma quando noi adulti non abbiamo abbastanza cibo, lei ha un po’ meno latte». Altro problema sono i vestiti, perché un bambino così piccolo «cresce di continuo e ha bisogno di abbigliamento sempre diverso» aggiunge Morteza, che riceve abiti usati da Ong come Refugee4Refugees e Team Humanity. Non lontano dal nuovo accampamento di Kara Tepe, proprio accanto al parcheggio del supermercato Lidl, c’è quello “vecchio”, un campo più piccolo gestito dalla municipalità di Mitilene, capoluogo dell’isola. È stato creato anni fa per i casi più fragili. Non ci sono tende, ma piccoli box prefabbricati. Lì vive con la sua famiglia Youssef al-H., siriano di Aleppo. All’esterno, con pallet coperti da un telo blu, ha allestito una specie di divano, davanti al fuoco. Ci mette la pentola su cui cucina nuovamente il cibo del campo, per aggiungere sapore e «renderlo commestibile». Fanno così tutte le famiglie. Grazie a MSF Youssef al-H. è riuscito ad avere un posto qui: ha un cancro, che cura con infusioni settimanali, e un problema cardiaco genetico ereditario, lo stesso riscontrato anche in sua figlia Lara di 13 anni. Con loro, oltre alla madre, ci sono anche i gemelli Muhammad e Abdo di 14 anni e la piccola Sarah, un mese e mezzo di vita. «Durante la guerra sono stato ferito, e Muhammad, uno dei gemelli, mi ha visto sanguinare. Da allora, ancora oggi, di notte si sveglia terrorizzato» racconta. Da quando ha messo piede a Lesbo dice di tentare di prendere un appuntamento in ospedale per far visitare Lara, che per i suoi problemi cardiaci in Siria era stata sottoposta a un intervento. «Non ci sono ancora riuscito» dice, e continua il suo racconto. «Nel campo non ci sentiamo sicuri, c’è gente violenta. Il prefabbricato è piccolo, ci stanno solo i 5 letti. I bambini vanno a scuola, ma non capisco, pare che qui sia sempre vacanza e le lezioni saltano». Youssef al-H. ha avuto il primo rigetto della richiesta di asilo e da sei mesi la famiglia è senza aiuto economico. «Non so perché abbiano rigettato la domanda, mi hanno detto che la Turchia è un paese sicuro ma non è così». Ci ha vissuto per 7 anni e mezzo, ma un giorno, mentre faceva la spesa, è stato fermato, arrestato e deportato in Siria. «Sono rientrato in Turchia con 1.500 dollari in tasca, ho raggiunto la mia famiglia, e ho deciso di portarli tutti in Grecia». Da allora è passato un anno e mezzo e la loro vita si è fermata dentro un campo, in un box prefabbricato, su quest’isola. (Francesca Ghirardelli – Avvenire)  

Card. Lojudice: contrastare le narrazioni ideologiche con “la precisione di una comunicazione sana e intelligente”

25 Gennaio 2021 - Roma - «Far comprendere le motivazioni profonde che spingono tante persone a migrare in cerca di un futuro migliore è tra i compiti di una informazione chiara, seria e oggettiva». Con queste parole il cardinal Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino e Segretario della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI ha aperto lo scorso fine settimana l’incontro sul tema “la comunicazione su migranti e rifugiati tra solidarietà e paura”  promosso su impulso della Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, Associazione ISCOM e Harambee Africa International. Giornata di studio e di formazione professionale per giornalisti alla viglia della Festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Il porporato ha richiamato l'importanza di contrastare le narrazioni ideologiche con «la precisione di una comunicazione sana e intelligente». La stessa su cui ha riflettuto padre Fabio Baggio, Sottosegretario Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, per il quale i limiti presenti nell'attuale panorama informativo sono in particolare «le facili generalizzazioni, la leggerezza anche nell'utilizzo di termini impropri (clandestini, illegali, extracomunitari) e le analisi affrettate». Là dove Papa Francesco, con l'enciclica Fratelli tutti, mette in allerta dai “narcisismi localistici” preoccupati di creare mura difensive. E invita a confrontarsi nel dialogo con tutti “poiché le altre culture non sono nemici da cui bisogna difendersi, ma sono riflessi differenti della ricchezza inesauribile della vita umana”. Tra le criticità della rappresentazione del fenomeno migratorio, la pigrizia di gran parte dei media nel limitarsi alla mera e sterile divulgazione di numeri e dati ("le fredde statistiche"), trascurando le persone e le loro storie, ciascuna con una identità e un vissuto straordinari. Come quelli di tre rifugiati, le cui testimonianze hanno accompagnato il dibattito, moderato da Donatella Parisi, responsabile Comunicazione del Centro Astalli, sulla costruzione sociale e sulla percezione dell’immigrazione. Di fronte alle campagne di ostilità e alla propaganda sovranista, occorre dare voce a un'Italia «che non si vede, non si conosce», ha osservato Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio: «Un Paese che si sta già ricostruendo, proprio attorno all'arrivo dei profughi arrivati in maniera sicura grazie all'intuizione dei Corridoi Umanitari»: persone comuni, che operano per l'accoglienza e l'integrazione a proprie spese, dedicando tempo, soldi, risorse umane. Una chiave per parlare degli “italiani” e di come costruire un territorio più solidale.  Una comunicazione chiamata a offrire una via d'uscita alla visione negativa dell'altro, infarcita di stereotipi e pregiudizi, dovrebbe fare tesoro degli insegnamenti di Gordon Allport, eminente psicologo statunitense. Insegnamenti che Aldo Skoda, incaricato di Teologia alla Pontificia Università Urbaniana, ha condensato: «Sottolineare il medesimo status tra migranti e autoctoni, entrambi persone capaci di un dialogo tra pari; l'importanza dell'interazione cooperativa, con la narrazione di esempi di co-costruzione della società in cui i migranti e i rifugiati abbiano un ruolo di protagonisti, non solo di fruitori; un chiaro sostegno sociale e istituzionale che metta in luce la realtà per quella che è, rifuggendo da facili buonismi». Il punto, ha rilevato Fabrizio Battistelli, ordinario di Sociologia alla Sapienza, è che «gli aspetti negativi fanno più notizia di quelli positivi, per cui è più semplice dare la notizia più clamorosa e scandalistica, per suscitare l’attenzione si calca la mano sull'aspetto dell’allarme anche quando non c’è. A trasformare il 'rischio' migrazioni in un’autentica 'minaccia' è il discorso mediatico, che rimuove sistematicamente i benefici». Il compito è dunque quello di scandagliare il fenomeno nella sua complessità, evidenziandone costi e vantaggi. «E lo devono fare da una parte la politica e dall'altra l'informazione, offrendo una comunicazione non strumentale, che non miri soltanto ad avere audience e voti». Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, una corretta percezione del fenomeno non può prescindere dal «coltivare la fiducia reciproca tra migranti e autoctoni e dal praticare la cultura dell'incontro, con il proposito di ascoltarsi, mettersi cioè nei panni gli uni degli altri»: “conoscere per comprendere”, per richiamare le parole di Papa Francesco. Puntando sui giovani e sulle scuole italiane per gettare le basi di una società in cui le diversità etniche, linguistiche e religiose siano considerate una ricchezza, non un ostacolo per il nostro futuro. «Migliaia di studenti ogni anno hanno la possibilità di ascoltare - grazie agli incontri promossi dal Centro Astalli - le testimonianze dirette di uomini e donne che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio o che sono fedeli di religioni diverse dalla nostra». La riflessione si è focalizzata infine sul linguaggio e la deontologia della professione giornalistica, temi introdotti da Irene Savio, giornalista e coautrice di Mi nombre es refugiado (Reportajes, 2016). Con il supporto dell’Osservatorio di Pavia, l'Associazione Carta di Roma ha esplorato il lessico della migrazione per ciascun anno dal 2013 al 2020. Ne ha parlato il suo presidente, Valerio Cataldi: «Nel 2013 la parola simbolo era “Lampedusa”, teatro di naufragi e di accoglienza, nel 2014 “Mare nostrum”, l'operazione di salvataggio in mare dei migranti nel Canale di Sicilia e nel 2015, all'indomani della morte del piccolo Alan Kurdi, “Europa”, come risposta europea agli arrivi di migranti e rifugiati. Nel 2016, la cornice in cui si racconta la migrazione, inizia a cambiare, sono i “muri” la parola simbolo e nel 2017 le "Ong", verso cui si orientano sospetti e accuse di “svolgere le operazioni di ricerca e di soccorso in mare a scopo di business”. Nel 2018 la parola simbolo è "Salvini", l'anno successivo è ancora "Salvini" affiancato da "Carola" (la migrazione è ormai un tema di confronto e scontro politico). La parola simbolo del 2020 è “virus”, in una cornice di allarme sanitario che associa la presenza di migranti a possibili contagi». Continuano a essere presenti - ha sottolineato Paolo Lambruschi, caporedattore di Avvenire - «alcune delle parole che hanno contraddistinto questi ultimi anni di racconto della migrazione: emergenza, invasione, sbarchi, ghetti, confini. Tutte funzionali a un giornalismo poco accurato, ansiogeno - là dove è essenziale continuare a studiare e approfondire -, che non si cura di capire e far capire bene, ignorando il carattere globale del fenomeno senza indagare sulle nuove rotte migratorie gestite dai terroristi, al di là del Mediterraneo e della rotta balcanica. E relegando ai margini i progetti di sviluppo e le missioni umanitarie». Necessario, anche da parte degli operatori dell'informazione, incalzare l'Europa a promuovere canali legali d'ingresso, da concordare tra tutti i Paesi membri, «per porre fine al traffico di esseri umani, una piaga che non conosce pause, affrontando con razionalità il problema dei migranti economici».  

Il momento di Dio

25 Gennaio 2021 - Città del Vaticano - Al centro del Vangelo di questa domenica – siamo tornati a quello di Marco che, attorno all’anno 70, ha raccolto la testimonianza di Pietro – c’è il racconto della chiamata dei primi discepoli, l’inizio della vita pubblica di Gesù e la sua prima predicazione: “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino”. Sullo sfondo, la prima lettura, la chiamata di Giona, o meglio la seconda chiamata visto che la prima volta il profeta fugge e va dalla parte opposta a Ninive, dove Dio vorrebbe inviarlo. Non per paura o per la difficoltà della prova, ma perché non può comprendere che la conversione è il frutto della misericordia di Dio. Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni rispondono subito alla chiamata del Signore; ai primi due “Gesù disse loro: venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono”. Così i due fratelli, incontrati poco dopo, che “lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui”. Giovanni Battista è stato arrestato e ucciso da Erode, e il Signore sente che è giunto il suo tempo, anzi “il tempo è compiuto”. La vita pubblica di Gesù inizia non a Gerusalemme, ma, possiamo dire con papa Francesco, nelle periferie dell’esistenza: la Galilea è terra lontana dalla capitale. È qui che incontra i suoi primi discepoli, gente semplice, poveri pescatori. È da questa periferia che sceglie di iniziare la sua missione: luogo marginale, escluso, abitato da poveri, da pagani e rivoluzionari. Ma è proprio da questo luogo, dove non ha difficoltà ad incontrare i samaritani giudicati eretici, scismatici, separati dai giudei, che dice: sono finiti i giorni dell’odio, della contrapposizione, della divisione. Papa Francesco, all’Angelus, ci invita a riflettere su due temi: il tempo e la conversione. Si tratta di “cambiare mentalità e cambiare vita: non seguire più i modelli del mondo, ma quello di Dio, che è Gesù”. La conversione, ricorda il Papa, “è un cambiamento decisivo di visione e di atteggiamento. Infatti, il peccato ha portato nel mondo una mentalità della mondanità, che tende all’affermazione di sé stessi, definendosi contro gli altri e anche contro Dio, e per questo scopo non esita a usare l’inganno e la violenza”. Queste portano alla “cupidigia”, alla “voglia di potere e non di servizio, guerre, sfruttamento della gente”. A ciò si oppone Gesù “che invita a riconoscersi bisognosi di Dio e della sua grazia; ad avere un atteggiamento equilibrato nei confronti dei beni terreni; a essere accoglienti e umili verso tutti; a conoscere e realizzare se stessi nell’incontro e nel servizio agli altri”. Poi il tempo, “quello in cui l’azione salvifica è giunta al suo culmine, alla sua piena attuazione: è il momento storico in cui Dio ha mandato il Figlio nel mondo”, ricorda Francesco. “Per ciascuno di noi – ha aggiunto – il tempo in cui poter accogliere la redenzione è breve: è la durata della nostra vita in questo mondo”. Ma la vita è breve, “vola via la vita”. È dono dell’infinito amore di Dio, “ma è anche tempo di verifica del nostro amore verso di lui. Perciò ogni momento, ogni istante della nostra esistenza è un tempo prezioso per amare Dio e il prossimo, e così entrare nella vita eterna”. Il tempo lo misuriamo in ore, giorni, anni; ma c’è anche un altro modo, dice il Papa, composto dalle stagioni del nostro sviluppo: nascita, infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, morte. “Ogni tempo, ogni fase ha un valore proprio, e può essere momento privilegiato di incontro con il Signore. La fede ci aiuta a scoprire il significato spirituale di questi tempi: ognuno di essi contiene una particolare chiamata del Signore”. Il riacutizzarsi della sciatalgia non ha permesso al Papa di essere in San Pietro e nella basilica di San Paolo per la conclusione della 54ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Proprio la basilica dedicata all’apostolo delle genti venne scelta da Giovanni XXIII, 25 gennaio 1959, per indire il Concilio ecumenico Vaticano II. E sarà sempre questa basilica ad essere indicata come luogo per la celebrazione conclusiva della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, istituita nel 1910 in seguito alla necessità, manifestata dai missionari delle varie confessioni cristiane, di presentarsi uniti, e quindi credibili, nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo. (Fabio Zavattaro)  

Treviso: anche lettori migranti per la Giornata della Parola

24 Gennaio 2021 - Treviso - Ventuno lettori, introdotti dal vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi e scelti tra i cristiani del territorio, compresi i rappresentanti di diversi gruppi linguistici cattolici e di alcune chiese ortodosse (nel contesto della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”) si alterneranno nella proclamazione del Vangelo più breve e più antico, quello di Marco, oggi nella Domenica della Parola voluta da Papa Francesco. L'iniziativa - dalle 15,30 alle 18,00 - si colloca all'interno del Festival Biblico e nella diocesi di Treviso è promossa dall'Ufficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso e dall'Ufficio Migrantes della diocesi veneta. Tra i 21 lettori una soprano russa che canta alla Fenice, un’infermiera della comunità indiana, una lavoratrice stagionale della comunità nigeriana, due sacerdoti ortodossi e uno greco-cattolico, una suora carmelitana originaria di Nazaret, una sarta brasiliana. A seguire, dalle ore 19, il Festival Biblico proporrà un momento di riflessione “on line” costruito sul dialogo tra Mariangela Gualtieri, scrittrice, poetessa e attrice, e padre Francesco Bernardo Maria Gianni, abate di San Miniato al Monte, moderati dallo scrittore e conduttore Edoardo Camurri, sui canali social del Festival Biblico mentre la lettura del Vangelo di Marco si può seguire sul canale YouTube della Diocesi di Treviso.

Raffaele Iaria

 

Rom: famiglie di rom lunedì in Campidoglio

22 Gennaio 2021 - Roma - Lunedi 25 gennaio  in Piazza del Campidoglio, decine di famiglie residenti nei diversi campi rom della Capitale presenteranno una lettera aperta alla città di Roma e alle autorità capitoline. Si tratta di famiglie che da tempo hanno presentato regolare domanda per una casa popolare e che, a causa dei tempi estremamente compressi del “Piano rom”, rischiano di essere sgomberati dai rispettivi insediamenti senza che la loro richiesta possa essere debitamente vagliata dagli uffici competenti a causa del blocco delle graduatorie avvenuto nel 2020, spiega l'Associazione 21 luglio. Per questo, come riportato nella lettera, viene chiesto all’Amministrazione di Roma di «facilitare lo scorrimento della graduatoria per l’assegnazione delle case popolari e concedere ai cittadini romani, e noi con loro, di vedere assegnata una casa secondo i tempi e le priorità previste dalla legge». Dopo la manifestazione una delegazione dei manifestanti sarà ricevuta in Campidoglio da rappresentanti dell’Assemblea Capitolina.

Migrantes Modena-Nonantola e Carpi: domenica l’Epifania dei Popoli

22 Gennaio 2021 - Modena - L’ufficio Migrantes di Modena – Nonantola e Carpi,  in occasione della Domenica della Parola, che si celebra il 24 gennaio,  propone “L’Epifania dei Popoli” quest’anno in versione online: le comunità cristiane migranti celebreranno, testimonieranno e ringrazieranno il Signore perché, nonostante la pandemia e ogni altra difficoltà, l’annuncio e la condivisione della Parola non si è fermata, evidenzia la Migrantes della inter diocesana.  In periodo di pandemia, senza la possibilità di trovarsi a pregare tutti assieme, “ci si sposterà sul canale Youtube «Arcidiocesi di Modena-Nonantola», al quale si può accedere anche direttamente da sito internet www.chiesamodenanonantola.it, spiega la diocesi: l’incontro avrà inizio alle 18. Preghiere, canti, riflessioni e testimonianze di fede a cura delle comunità cristiane migranti contraddistingueranno come da tradizione l’appuntamento, durante il quale interverranno anche l’arcivescovo mons. Erio Castellucci e Davide Galassi, pastore in «Missione Cristiana Libertà» di Modena, e i membri di numerose comunità cristiane migranti di tutta la provincia.  

CEI: martedì la Sessione invernale del Consiglio Permanente

22 Gennaio 2021 - Roma -Martedì 26 gennaio alle ore 9.30 si svolgerà la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente, in videoconferenza. Dopo l’Introduzione del Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI i lavori prevedono una riflessione e un confronto sulla situazione legata alla pandemia da COVID-19, specialmente in relazione alla religiosità e alla spiritualità, per capire come affrontare le sfide pastorali presenti e future. All’ordine del giorno del Consiglio anche un aggiornamento sul tema della prossima Assemblea Generale e alcune comunicazioni riguardanti la liturgia e la celebrazione diocesana della Giornata Mondiale della Gioventù.  

Scalabriniane: “con attenzione sui migranti Biden dimostra una profonda cura verso l’umanità”

22 Gennaio 2021 - Roma - Un "caro" augurio al 46esimo presidente statunitense Joe Biden, per un mandato che «sappia esprimere al meglio i concetti di accoglienza, solidarietà, carità».  A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane. «Le misure che Biden sostiene per la protezione dei migranti, compreso il ricongiungimento di migliaia di bambini dai loro genitori, sono il segnale di una profonda attenzione verso l’umanità – aggiunge suor Neusa – Biden, sin da questi primi passi, dimostra di essere un presidente che vuole abbattere muri e costruire ponti. Negli Usa siamo presenti con le nostre comunità di Melrose Park, Chicago, Washington, New York e Boston che continuano, incessantemente, ad aprire le porte ai migranti che cercano aiuto. Siamo in Messico, sul confine di Tijuana, che è diventato - conclude - il teatro di tanti sogni distrutti.  Presidente, l’umanità aspetta umanità”.

Costruire insieme

22 Gennaio 2021 - Loreto - «Ma che cosa possiamo fare insieme?» è la domanda che ci dovrebbe sempre inseguire. Ecumenismo, infatti, è fare qualcosa con chi è dell'altra sponda. La settimana per l’unità dei cristiani, che stiamo vivendo, é proprio un appello missionario senza appello. Invito stringente. Deciso. Coinvolgente. Davanti agli occhi ci mette la nostra vera missione: l’unità, la comunione. E in un contesto attuale - da qualsiasi punto di vista lo si guardi – contesto di fibrillazione e di frammentazione la domanda più assillante dovrebbe essere questa, per davvero: «A che cosa devo rinunciare perchè vinca l’unità ?» La comunione sta al di sopra di tutto e di ognuno. Sì, una convinzione fondamentale del cristiano. Come missionario, per tantissimi anni all’estero spesso mi sono trovato a vivere in un Paese protestante. Ricordo ancora con gioia una celebrazione funebre per un emigrante italiano a Ginevra. Ci si era divisi i tempi con un pastore calvinista: a lui la spiegazione della Parola, a me i gesti di rito come la luce,  l’acqua e l’incenso – che i protestanti non contemplano – con il loro commento simbologico. Alla fine, non posso dimenticare come la moglie stessa del pastore ci venne incontro, raggiante, per ringraziare entrambi. La complementarietà dei nostri interventi aveva dato alla celebrazione un senso, un’interiorità, una fede convinta e condivisa. E anche allora il pastore aveva fatto brillare due belle qualità della tradizione protestante: l’essenzialità e l’efficacia. Un altro giorno, è proprio durante la celebrazione per un’anziana italiana defunta che noto la presenza di un pastore protestante nell’assemblea. Durante il corteo verso il camposanto, allora, discretamente mi avvicino per chiedergli di improvvisare la preghiera al cimitero. Mi risponde con un’occhiata indecifrabile... Ma, poi, in quel piccolo cimitero che sembrava un giardino, mentre scendeva lentamente la bara nella terra, incominciò forte: «Tu ci hai fatti di terra, Signore, e alla terra noi tutti ritorniamo!», improvvisando, poi, una bella e commossa preghiera finale. Con il suo linguaggio biblico ci inchiodò alla terra. Ci fece sentire tutti semplice argilla. E ci depose, allo stesso tempo, nelle palme accoglienti delle mani di Dio. Per i presenti fu un momento forte e indimenticabile di speranza. Per me, in fondo, occasioni incredibili di fraternità con pastori protestanti, da sempre appassionati della Parola di Dio. Ecumenismo è costruire dei ponti, lanciare delle passerelle con quelli dell’altra riva. Sapendo che, un giorno, Dio stesso asciugherà il mare che ci separa. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)

Fondazioni bancarie attive per l’inclusione a favore dei migranti

22 Gennaio 2021 - Modena - Quattro esperienze di inclusione lavorativa e sociale a favore dei migranti, sostenute da quattro fondazioni bancarie che hanno permesso di dare gambe a progetti costruiti nel segno dell’integrazione. Una collaborazione tra mondo finanziario e società civile nel segno della sussidiarietà. Se ne è parlato in un confronto che ha messo in evidenza il dinamismo costruttivo presente nel nostro Paese (all’interno di uno dei webinar proposti dal festival della Migrazione,ndr). A Modena c’è WelcHome, progetto di accoglienza di minori stranieri per favorire l’apprendimento della lingua, le competenze professionali e la sistemazione abitativa sostenuto da Fondazione di Modena e promosso dall’amministrazione comunale e dall’associazionismo locale. A Bologna School 4 Job, progetto a cura della Cooperativa sociale Arca di Noè e realizzato con il sostengo della Fondazione Carisbo, favorisce lo scambio di competenze utili alla ricerca del lavoro tra giovani richiedenti asilo e studenti italiani. A Parma l’azienda di logistica Number1 ha sviluppato Next, che si propone come soluzione per allineare la richiesta di personale da parte di un’impresa con la ricerca di lavoro da parte di migranti e rifugiati, il tutto in collaborazione con Caritas e Ciac Onlus e il sostegno della Fondazione Cariparma. Infine, a Palermo, il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia con l’aiuto economico della Fondazione Cariplo ha realizzato Ragazzi Harraga, che propone esperienze di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati. «Questa ricchezza di iniziative è resa possibile dalla capacità di ascolto delle esigenze del territorio da parte delle fondazioni bancarie - ha sottolineato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, moderatore dell’incontro -. E testimonia quanto esse possano essere custodi di un umanesimo ancora vivo e vitale nel nostro Paese». Il presidente della Fondazione di Modena, Paolo Cavicchioli, ha messo in evidenza che «il sostegno alle best practices è l’attuazione della nostra missione solidaristica e dell’attenzione ai diritti fondamentali delle persone», mentre il pericolo di una frammentazione è stato evidenziato dal presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Fosti: «Le fragilità e la perdita di coesione sociale sono aspetti che preoccupano chiunque ha a cuore il bene comune, e le fondazioni possono contribuire ad azioni di ricomposizione delle comunità nel segno della solidarietà, promuovendo ciò che aiuta a costruire legami». E proprio la tessitura di legami è uno degli obiettivi del Festival delle migrazioni di Modena che, come ha ricordato il portavoce Edoardo Patriarca, da anni propone all’attenzione dell’opinione pubblica esperienze che contribuiscano a una narrazione realistica e non strumentale di un fenomeno che appartiene ormai alla normalità della nostra epoca. (Giorgio Paolucci – Avvenire)

Migranti: salvati 120 migranti al largo della Libia

22 Gennaio 2021 -

Milano - L’equipaggio della "Ocean Viking" ha salvato ieri mattina 119 persone a bordo di un gommone sovraccarico a 36 miglia nautiche dalla costa libica e in acque internazionali. Lo rende noto la ong francese Sos Mediterranee. 

Tra i migranti ci sono 11 donne e 59 minori, tra cui 4 bambini compreso un neonato di un mese, e tutti «sono visibilmente scossi, infreddoliti, bagnati ed esausti». La Viking è ripartita in missione umanitaria l’11 gennaio, dopo 5 mesi di fermo amministrativo in Italia.

Tv2000: telegiornale anche la domenica

22 Gennaio 2021 - Roma - Novità a Tv2000: a partire dal 24 gennaio il telegiornale andrà in onda anche la domenica con due edizioni alle 18.30 e alle 20.30. L'edizione domenicale del Tg2000, diretto da Vincenzo Morgante, va a rafforzare gli spazi dedicati all'informazione dell' http://www.tv2000.it/tg2000/. Il Tg2000 ha anche una App dedicata. L’offerta informativa di Tv2000 copre l'intera settimana. Tutti i giorni dal lunedì alla domenica notiziari quotidiani e rubriche di approfondimento di politica, cultura, economia, sport con particolare attenzione alle realtà meno illuminate dai media. Una finestra sempre aperta sul Medio Oriente dopo l'apertura dell’ufficio di corrispondenza da Gerusalemme. Le notizie vengono approfondite con analisi e commenti, per aiutare i telespettatori a discernere e a capire oltre i titoli che scorrono veloci in rete. L'emittente cura molto l'affidabilità delle fonti e coltiva con attenzione uno stile non aggressivo, offrendo un racconto che si affida a uno sguardo diverso, più umano. L’attività del Papa e della Chiesa vengono raccontate non per dovere istituzionale ma perché nelle parole e nei gesti di Francesco passa tutti i giorni un contenuto esistenziale che intercetta le domande più importanti di ogni uomo sul senso della vita. «L’informazione di Tv2000 apre stabilmente le porte alla domenica - sottolinea il direttore di Rete e del Tg2000 Vincenzo Morgante - Per noi è un passo storico che abbiamo voluto con convinzione e che è stato possibile grazie al sostegno e alla vicinanza della Conferenza episcopale italiana. Un traguardo che raggiungiamo a compimento di un lungo lavoro avviato dai miei predecessori Paolo Ruffini e Lucio Brunelli. Insieme al nostro amministratore delegato Massimo Porfiri, decisivo e imprescindibile anche in questa fase, arriviamo con orgoglio a offrire ai nostri telespettatori un’informazione autorevole, credibile e senza limiti. Anche la scelta del 24 gennaio assume un valore speciale perché ricorre nel giorno della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti”. “La nostra offerta televisiva – prosegue il direttore Morgante - si rafforza e afferma come un vero servizio pubblico. Vogliamo essere sempre più l’emittente vicina alla gente che, anche grazie ad una straordinaria redazione, comunica attraverso immagini e parole non gridate, ruvide o grossolane. Preferiamo la parola argomentata a quella strepitata. Dal giorno del mio insediamento - aggiunge Morgante - ho voluto precisare che ogni mia richiesta di essere al passo con i tempi non poteva e non doveva essere interpretata estensivamente e che, comunque, non avrebbe mai incluso il chiacchiericcio, il dileggio, la sboccatura, lo scherno e i toni sovreccitati. La nostra identità è chiara e senza equivoci. Il nostro sguardo, carico di fiducia, è sempre proiettato in avanti verso un futuro che deve guardare al presente. E il futuro significa guardare anche al digitale».

Vangelo Migrante: III domenica del Tempo ordinario (Vangelo Mc 1,14-20)

21 Gennaio 2021 - L’inizio del ministero di Gesù nel Vangelo di Marco è un viaggio che comincia esattamente e significativamente in Galilea, lo stesso luogo dell’appuntamento con i discepoli dopo la Pasqua. La Galilea non è solo il luogo dove Gesù è stato allevato ma è una porzione di Israele meticcia, più volte ‘visitata’ da altri popoli, abitata da culture e persone di provenienze diverse. Un po' come quella Ninive (prima lettura) in cui Dio invia il profeta Giona per aprire gli occhi e il cuore su quanto “Dio vide”. Ed essi lo ascoltano e Dio si “ravvide”. Gesù sembra muoversi in mezzo a questa umanità con serenità e fiducia, tanto che l’invito alla conversione si fa subito chiamata all’intimità del discepolato: “convertitevi e credete al Vangelo. Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. La conversione avviene in un semplice cammino: l’annuncio del Regno di Dio richiede parole e gesti urgenti sì, ma da vivere con consapevolezza, cercando di stare ‘dietro a Lui’. La disponibilità totale dei discepoli alla chiamata del Signore non nasce dalla svalutazione del mondo di prima, ma dalla scoperta di una realtà più grande capace di dare un senso più ricco alla vita, e non la lascia prigioniera della mediocrità diffusa ma la apre ai valori più alti di giustizia e di fraternità, che ci fanno protagonisti della nuova convivenza che il Vangelo chiama Regno di Dio. (p. Gaetano Saracino)  

Istat: mobilità e migrazioni in forte flessione nelle fasi di lockdown per Covid-19

21 Gennaio 2021 - Roma - I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono in evidenza una forte flessione delle migrazioni (complessivamente -17,4%). Le misure di contenimento della diffusione dell’epidemia messe in atto dal Governo a marzo 2020 hanno ridotto al minimo la mobilità interna (flussi inter-comunali, tra province e tra regioni) con pesanti ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza da o per l’estero. Lo rivela oggi il Report "Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente" dell'Istat​. Il confronto tra l’andamento dei flussi osservati nei primi otto mesi del 2020 e la media dei flussi rilevati nello stesso periodo del 2015-2019 mette in evidenza una flessione pari al 6% per i movimenti tra comuni, al 12% per le cancellazioni anagrafiche per l’estero e al 42% per i flussi provenienti dall’estero. Tuttavia, a partire da giugno 2020, tutti i flussi migratori sembrano riprendere il loro trend e tornare quasi ai livelli pre-lockdown (Figura 7). A livello territoriale, non tutte le regioni hanno risentito con la stessa intensità delle restrizioni imposte alla mobilità. La Calabria ha ridotto di quasi un terzo la mobilità complessiva, il Molise e il Lazio di un quinto, mentre per il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto si osserva una riduzione del 7% rispetto alla media delle migrazioni nello stesso periodo degli anni 2015-2019. Con riferimento ai trasferimenti di residenza interni al Paese (in calo del 6%), le misure restrittive e il rallentamento dell’attività amministrativa, soprattutto nelle prime fasi del lockdown, hanno inciso maggiormente sui movimenti a breve raggio (trasferimenti entro i confini provinciali, -7%), un po’ meno per la mobilità a medio e lungo raggio (all’interno della regione e tra regioni diverse, rispettivamente -4% e -6%). Inoltre, si osserva una riduzione dell’11% dei flussi verso i capoluoghi di provincia. Non si rilevano, invece, significative variazioni strutturali sulla composizione dei flussi interni. In generale, la sospensione momentanea della mobilità residenziale ha avuto un impatto uniforme sulle caratteristiche socio-demografiche dei trasferiti. Differenti considerazioni valgono per i flussi da e per l’estero per i quali i blocchi alle frontiere hanno ridotto sensibilmente il volume in ingresso e in uscita di immigrati ed emigrati. La prima sostanziale differenza si evidenzia nella composizione dei paesi di origine per gli iscritti dall’estero. Il confronto tra il numero di ingressi nei primi otto mesi del 2020 e il numero medio degli ingressi nello stesso periodo degli ultimi cinque anni mostra un calo drastico dei flussi provenienti dall’Africa: si riducono a poche centinaia gli immigrati provenienti da Gambia (-85%) e Mali (-84%), sono fortemente in calo i flussi dalla Nigeria (-73%), quasi dimezzati quelli provenienti da Egitto (-47%) e Marocco (-40%). Forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%), e Romania (-48%). I flussi che decrescono in misura meno significativa sono quelli provenienti dagli altri paesi dell’Unione europea: -12% da Svizzera e Francia, -10% dalla Spagna e -4% dalla Germania.