Primo Piano

Rom e Sinti: prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia

29 Gennaio 2021 - Roma - Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”. Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro “non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia de facto senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali”, denuncia oggi l’Associazione 21 Luglio che ha voluto “indagare sull’entità del fenomeno” e pubblicato la ricerca “Fantasmi urbani”, diffusa oggi, sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia. Uno studio – spiega l’associazione - i cui risultati “marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “’campi rom’ italiani”. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani. Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno, residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860, un numero “ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di 500 dovrebbero essere rappresentati da minori”. Secondo Associazione 21 luglio un numero “così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali”. (R.I.)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 897 persone migranti in Italia

29 Gennaio 2021 -

 Roma - Sono 897 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 217 sono di nazionalità eritrea (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (61, 7%), Afghanistan (50, 6%), Sudan (33, 4%), Guinea (29, 3%), Mali (24, 3%), Etiopia (17, 2%), Egitto (13, 1%), Costa d’Avorio (11, 1%), Senegal (8, 1%) a cui si aggiungono 434 persone (48%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati son stati diffusi questa mattina dal Ministero dell’interno e sono aggiornati alle 8 di questa mattina.

Migrantes Asti: mantenere viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e lunaparkisti

29 Gennaio 2021 -

Asti - Durante l’emergenza Covid-19, l’impegno dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Asti si è concentrato sul mantenere viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e lunaparkisti interfacciandosi con il Comune e le altre realtà associative impegnate a sostegno delle fasce più deboli. I contatti con l’Assessorato alle Politiche Sociali sono stati costanti e hanno portato alla realizzazione di due iniziative congiunte rivolte alle numerose comunità etniche presenti in città, fa sapere oggi l'Ufficio Migrantes. 

Nel mese di marzo, durante la prima fase della pandemia, è stato prodotto un video per diffondere le regole di prevenzione Coronavirus attraverso volti, voci e lingue da tutto il mondo (inglese, francese, arabo, albanese, rumeno, mandingo, spagnolo e portoghese). L’esperienza - sottolineano - è poi stata ripetuta nel mese di ottobre quando, «ormai consapevoli dell’arrivo di una seconda ondata pandemica, abbiamo valutato l’opportunità di un’ulteriore campagna di sensibilizzazione volta a ribadire l’importanza di un corretto uso dei dispositivi di protezione e del distanziamento sociale». Queste iniziative, oltre a «prefiggersi l’obiettivo di rendere comprensibili le regole di prevenzione anche a quanti non padroneggiano ancora la lingua italiana», sono state l’occasione per promuovere la partecipazione di tutti i cittadini, stranieri e non, alla tutela del bene comune. La lotta contro la pandemia «ci ha infatti insegnato che il comportamento di ognuno, nessuno escluso, fa la differenza e che, per riprendere la parole di Papa Francesco, 'nessuno si salva da solo'».

I video, realizzati da Pierfranco Verrua, hanno avuto una diffusione capillare attraverso la web-tv, i canali social istituzionali degli enti promotori, le testate giornalistiche online locali, il nostro sito e i più informali gruppi WhatsApp, rivelandosi «uno strumento utile per molti cittadini stranieri non solo di Asti, ma di tutta la Provincia e altre parti d’Italia».

 

Migrantes Marche: il viaggio in Marocco alla luce del “Vieni e Vedi”

29 Gennaio 2021 - Loreto - «Vieni e vedi» ci sembrava dicessero i quasi 11.000 marocchini presenti delle Marche. Sì, la loro terra, ricordando quel proverbio arabo «Se vuoi conoscere un amico, entra a casa sua». Così, proprio poco prima della pandemia, siamo partiti come Migrantes Marche per il Marocco. Papa Francesco sottolinea nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: «Nulla sostituisce il vedere di persona». Come il vedere l’atelier di tappeti delle suore francescane a Midelt dove lavorava una cooperativa di un centinaio di donne musulmane. Ma il vero lavoro di tessitura sono loro stessi a farlo, le persone, nei loro incontri e nell’apertura reciproca. Uomini e donne di cultura, di sensibilità e di religione differenti ed è un miracolo quotidiano. «La bellezza di un tappeto» ricorda qui un proverbio, «viene dalla varietà dei suoi colori!». Come il vedere la Chiesa nel Maghreb nei volti di tante religiose, di sacerdoti e di collaboratori: il loro senso della lotta e della speranza lo trovavamo semplicemente grandioso. Lo vivono in mezzo a questo popolo musulmano. Ma anche il senso della loro preghiera, radicato nella vita che fanno. Ed è come una forza identitaria che li sostiene. Straordinaria. Si riconoscono discepoli del Signore nella terra del Profeta. D’altronde amano, si vogliono bene, perché pregano bene; lo vediamo con i nostri occhi ogni giorno, in ogni comunità. La preghiera, infatti, è intensa, interiore, concreta: porta gli avvenimenti della vita di qui con gli incontri paradossali, profondi, trasformanti che i cristiani vivono. Così, li vedi spessissimo in silenzio, immobili sulla stuoia. Sembra dicano all’unisono con questo popolo: Solo Dio è grande! Superba lezione di umiltà. Solo Dio è grande e chi lo sa incontrare! L’altro giorno, mentre una piazza di Rabat verso sera era affollata da tantissima gente in turbante e lunga djellaba marrone, si scatenava l’appello alla preghiera da tutte le moschee della città. Pareva una strana e grandiosa sinfonia. Contesto originale, la città musulmana è un grande monastero. Il tempo è scandito dai cinque appelli alla preghiera e ogni gesto, ogni istante, ogni saluto è impastato di fede. «Hanno sempre il nome di Dio sulle labbra!», ci ricordava qualcuno. Guardavamo un monaco di Tibhirine, mentre prendeva il tè con gli operai musulmani del monastero. «È la mia seconda eucaristia», ci soffiava in un orecchio, con devozione. Vedendo, per mezzo di un semplice pezzo di pane e del tè, quale senso di comunione respira con queste persone e con tutto un popolo, con il quale condivide le sorti non stentiamo a credergli... E rimaniamo ammirati di una così grande spiritualità dell’incontro. E risuonano le parole del vescovo di qui «Parlare meno dei musulmani, parlare di più con i musulmani. Parlare meno di Dio, parlare di più con Dio!» Nulla vale quanto l’incontro. (p. Renato Zilio  Migrantes Marche)

 

Azione Cattolica: non essere indifferenti al dramma della Bosnia

29 Gennaio 2021 - Roma - È una denuncia e un appello di solidarietà sulla condizione dei migranti lungo la rotta balcanica quello che arriva dalla Presidenza dell’Azione Cattolica. «Il dramma che si consuma a Lipa dove circa 900 persone affrontano in condizioni precarie temperature che scendono di anche 10 gradi sotto lo 0 non può trovarci indifferenti – si legge nella nota –. Le immagini – che ci raggiungono scarse, poiché il dibattito pubblico e mediatico appare assorbito dalla crisi di governo – di chi fugge dalla miseria e si trova a dover subire ulteriore violenza alla frontiera bosniaco-croata, sono un grido per le nostre coscienze». «Confidiamo nella forza e nella saggezza del dialogo tra le Istituzioni europee per individuare soluzioni che mostrino il volto più bello dei nostri popoli: quello che manifesta una fraternità universale».

Vangelo Migrante: IV domenica del Tempo ordinario (Vangelo Mc 1,21-28)

28 Gennaio 2021 - Gesù entra nella sinagoga di Cafarnao in giorno di sabato. Il suo insegnamento appare subito nuovo, interessante, stimolante: “erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Evidentemente, per la gente che vi partecipa, le abituali liturgie risultavano poco interessanti e vuote se non addirittura noiose e deludenti. Lo stupore è tale che non vengono riferiti i contenuti di quello che Gesù dice ma solo la reazione dei suoi uditori e un dialogo drammatico con uno spirito impuro. Le Sue parole impressionano, suscitano grande interesse, attraggono. Perché? Gesù insegna come uno che ha autorità e non come gli scribi perché si assume in prima persona la responsabilità di ciò che annuncia: non esercita un comando convenzionale a cui si obbedisce per non incorrere in una sanzione ma Lui e quello che dice sono un tutt’uno. Coincidono. È vera e reale la sua presenza; è vera e reale la sua Parola. In questo Gesù è il Vangelo. La sua sola presenza ‘stana’ e infiamma una impurità presente in quel luogo, sottoforma di spirito che imprigionava un uomo. Essa era là tranquilla, beata e ossequiosa da chissà quanto tempo. Alla vista di Gesù, prorompe in un grido: “che vuoi da noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?” E Gesù: “Taci! Esci da lui. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”. Quello che dice accade. Il credito notevole e la riverente fiducia degli astanti non si fonda su un corpo di dottrine ragionevoli ma su una parola diretta che ha un impatto sulle coscienze e nei fatti: denuncia la povertà spirituale di quel luogo, l’insignificanza umana di certe posizioni culturali; condanna le tradizioni che non hanno più nulla da dire e restituisce l’uomo all’uomo. In questo senso Gesù è venuto a “rovinare” forme di abuso camuffate da pratiche religiose e dottrine fuorvianti; e porta, invece, un’inquietudine benefica che produce un risveglio. In Gesù e nella sua parola, si avverte la scoperta di una vita più umana di cui tutti sentiamo il desiderio, la nostalgia segreta. Dinanzi a Lui si ha coscienza che è giunto davvero il Regno di Dio: una convivenza finalmente umana, la vittoria sulla divisione e la violenza. Insomma tutta un’altra storia. (p. Gaetano Saracino)    

Min. Interno: “l’Ue si faccia garante della loro redistribuzione negli Stati dell’Unione”

28 Gennaio 2021 - Roma - «L’Italia apprezza l’inteso impegno messo in campo anche dalla presidenza di turno portoghese lungo il cammino negoziale che, partendo dalla proposta della Commissione, deve portare al più presto l’Europa alla definizione di un nuovo Patto per l’immigrazione e l’asilo». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, al termine del Consiglio informale degli Affari Interni, il primo del semestre a presidenza portoghese, che si è svolto in videoconferenza. «Per affrontare questo percorso negoziale - ha aggiunto la responsabile del Viminale,  a conferma della posizione italiana  - non può essere condiviso il concetto di ‘solidarietà obbligatoria ma flessibile». «L’Europa, infatti, non può rinunciare a forme certe di solidarietà, quindi concrete ed efficaci, per garantire la gestione degli arrivi e la redistribuzione dei migranti sbarcati. L’Unione europea si deve far garante, al termine delle procedure di controllo di sicurezza e sanitario, dell’effettivo trasferimento dei migranti con la loro redistribuzione negli Stati dell’Unione».

Mons. Nosiglia: i senza dimora trovino la forza di una nuova speranza

28 Gennaio 2021 -
Torino - «Non è una società perfetta che stiamo inseguendo, ma una comunità più umana. Credo che sulla questione delle elemosine ai clochard emersa ancora una volta sui giornali dobbiamo, prima di tutto, aggiornare o cambiare i nostri punti di vista. Più avanziamo nella crisi più siamo circondati da notizie inquietanti: perché "dietro" i clochard ci sono, ormai, gli anziani soli, le famiglie monoreddito prive di sussistenza, le persone che da un giorno all'altro hanno perso il lavoro. E ogni giorno veniamo sollecitati da altre notizie di altre persone in difficoltà, da "categorie" che sono state dimenticate dai provvedimenti e aiuti». Lo dice oggi l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia sulla questione delle elemosine ai clochard al centro di un dibattito sui giornali Per il presule c'è una "lezione di solidarietà" che «dobbiamo tutti ancora apprendere e studiare: perché ogni gesto di vicinanza a chi ha bisogno è un "segnale" che lanciamo alla città intera. Ma solidarietà non è la moneta buttata là mentre si prosegue il cammino sotto i portici: se nessuno può mettere in discussione il valore e il significato dell'elemosina, è anche vero che quel gesto da solo non basta, non "mette a posto" nessuna coscienza individuale e nessuna responsabilità civica. La sofferenza che ci accomuna davvero e nel profondo è la solitudine; e il male contagioso a cui siamo esposti è l'indifferenza, il pensare che "non ci riguarda". Il "decoro della città" - ha aggiunto il presule - di cui è anche giusto preoccuparsi, va confrontato con le obiettive condizioni di disagio e insicurezza delle persone e non sempre le soluzioni pensate a tavolino sono anche quelle che aiutano realmente a integrare e non discriminare i cittadini, garantendo a tutti – clochard e no – quella libertà che continua a rimanere il nostro patrimonio prezioso". La tradizione di fraternità e solidarietà della città di Torino e dei santi sociali può «esserci maestra anche nell’affrontare questa questione. È legittimo e opportuno che ciascuno di noi, nelle varie responsabilità che gli competono, accetti di lasciarsi interpellare da una presenza che è fondamentalmente una domanda. Ed è bene provare a costruire soluzioni che mettano in campo tutte le forze sane della città. Ma la soluzione- ha detto ancora mons. Nosiglia -  non può essere trovata solo nelle strutture organizzative. Il fratello che pernotta nei cartoni di via Roma ha anzitutto la necessità di essere considerato un fratello o una sorella, e quindi di ricevere l’attenzione del cuore che si rende disponibile a promuovere percorsi prima che imporre soluzioni dall’alto. Le persone più fragili hanno bisogno di essere accompagnate a maturare scelte, ad intravvedere quale sia il proprio vero bene e sentirsi parte della città e non osservati speciali. Certo Torino non ritrarrà la mano silenziosa dell’aiuto fraterno, ma è necessario che questa mano si muova con un cuore intelligente aiutando le persone a liberarsi dalla impossibilità di risolvere i loro problemi mediante vie di emancipazione».
Per l'arcivescovo di Torino occorre «l’impegno comune per creare le condizioni necessarie perché questi nostri fratelli e sorelle sappiano cogliere le opportunità che la nostra comunità mette a loro disposizione e dall’altra trovino la forza di una nuova speranza capace di mettere in campo le loro resilienze. La qualità del nostro stare davanti a loro per parlare, ascoltare, avviare anche una piccola ma efficace relazione, la libertà dai falsi pregiudizi, la verità del farsi prossimo invece che nel delegare gli altri, sono gli impegni su cui dobbiamo insistere nel rapportarsi con loro. Questo sarebbe un grande investimento di futuro, per evitare di ritrovarci di tanto in tanto a discutere di soluzioni che lasciano in ombra le persone».
L'arcivescovo di Torino l prossimo 23 febbraio alle 18, nella Cattedrale, presiederà la Messa con i senza dimora. Tra questi tanti migranti.(R.Iaria)

Mci Amburgo: saper andare incontro ed alla ricerca di fratelli e sorelle più bisognosi

28 Gennaio 2021 - Amburgo - Ciò che scrive Papa Francesco nel Messaggio per la Prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali : “l’invito a “venire e vedere”, è quanto ogni Missionario svolge nella sua attività, nell’andare verso le pecorelle a lui affidate e nel riceverle presso la Casa del Padre. Proprio perché aprirsi all’incontro verso l’altro, il nostro prossimo, è quanto richiesto dal Signore Gesù ad ognuno di noi, ad ogni buon cristiano ma soprattutto a chi si è posto in modo particolare al suo servizio. Anche se si volge un’attività "Missionaria" in una grande città come può essere Amburgo, o comunque il Nord della Germania, non significa che non si sia maggiormente impegnati nella ricerca di coloro che hanno necessità e bisogno di conforto, fosse anche solo una semplice parola od un sorriso. Maggiormente in questo tempo particolare per tutti noi, il “condividere” del Papa mi ha riportato alla mente la richiesta di compartecipazione rivoltami dai tanti che si trovano a dover affrontare bisogni e necessità che non sempre lo Stato riesce a soddisfare. Esserci, ascoltare, aver incrociato i loro volti ha significato già molto per queste persone. Visitare le loro case, i loro negozi e ristoranti per quanto possibile, è un non far venire meno la memoria di quello che sono stati e sono ancora per la nostra comunità nazionale di migranti. Perché essere sacerdote accanto ai connazionali all'estero comprende qualità che spiccano ad occhio nudo: la gioia sul volto, l’ottimismo da trasmettere, la speranza che si respira, la vitalità sempre giovane e la fiducia cieca nella Divina Provvidenza. A volte, solo perché si vive in una grande realtà sembra tutto a portata di mano, tutto così vicino ed immediato; invece, senza il dono coinvolgente delle nostre vite, potremo avere miriadi di contatti ma non saremo mai immersi in una vera comunione di vita con i nostri fratelli. Da qui il “consumare le suole delle scarpe”, che è proprio quel saper andare incontro ed alla ricerca di fratelli e sorelle più bisognosi e che mi incoraggiano ad andare avanti senza sosta, sapendo che con noi ci sta sempre il Signore che veglia e ci accompagna in questo cammino. (d. Pierluigi Vignola - Mci Amburgo)  

Cei: dal 14 febbraio ripristinato segno della pace con uno cenno degli occhi e un inchino

28 Gennaio 2021 -  Roma - Ripristinare, a partire da domenica 14 febbraio, “un gesto con il quale ci si scambia il dono della pace, invocato da Dio durante la celebrazione eucaristica”. È quanto hanno deciso i vescovi italiani, al termine del Consiglio episcopale permanente (Cep). “La pandemia – si legge nel comunicato finale -  ha imposto alcune limitazioni alla prassi celebrativa al fine di assumere le misure precauzionali previste per il contenimento del contagio del virus”. “Non potendo prevedere i tempi necessari per una ripresa completa di tutti i gesti rituali – si annuncia nella nota – i vescovi hanno deciso di ripristinare, a partire da domenica 14 febbraio, un gesto con il quale ci si scambia il dono della pace, invocato da Dio durante la celebrazione eucaristica”. “Non apparendo opportuno nel contesto liturgico sostituire la stretta di mano o l’abbraccio con il toccarsi con i gomiti, in questo tempo può essere sufficiente e più significativo guardarsi negli occhi e augurarsi il dono della pace, accompagnandolo con un semplice inchino del capo”, la proposta della Cei, a partire da domenica 14 febbraio. All’invito “Scambiatevi il dono della pace”, dunque, sarà possibile “volgere gli occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino”. Questo gesto, per i vescovi, “può esprimere in modo eloquente, sicuro e sensibile, la ricerca del volto dell’altro, per accogliere e scambiare il dono della pace, fondamento di ogni fraternità. Là dove necessario, si potrà ribadire che non è possibile darsi la mano e che il guardarsi e prendere ‘contatto visivo’ con il proprio vicino, augurando: ‘La pace sia con te’, può essere un modo sobrio ed efficace per recuperare un gesto rituale”.  

Lisbona: l’inno della Gmg 2023 “con” Maria

28 Gennaio 2021 - Roma - È un invito a mettersi alla scuola di Maria e a servire il prossimo sull’esempio della Vergine portando il Vangelo in tutto il mondo. Questo vuole esprimere l’Inno della Giornata mondiale della gioventù in programma a Lisbona nel 2023. Il canto è stato presentato ieri dal Comitato organizzatore, nel secondo anniversario della Messa conclusiva della Gmg di Panama. «L’inno – si legge nel sito del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita – non è solo uno strumento di promozione dell’evento, ma soprattutto una preghiera che, tradotta in diverse lingue, risuona nelle realtà locali della Chiesa». Il brano è intitolato Há Pressa no Ar (“C’è fretta nell’aria”) e richiama direttamente il tema della Gmg scelto dal Papa, “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). Il canto porta una duplice firma: per il testo, quella di don João Paulo Vaz; per la musica quella del maestro Pedro Ferreira, entrambi della diocesi di Coimbra, nel Portogallo centrale. Gli arrangiamenti sono del musicista Carlos Garcia. Il tema è stato registrato in due versioni: in portoghese nell’originale e poi nella versione internazionale, in inglese, spagnolo, francese e italiano. Scelto attraverso un concorso nazionale, il brano vincitore ha visto nascere prima la melodia e poi il testo, dicono gli autori.

CEI: la paura non deve infatti farci rinchiudere in noi stessi

27 Gennaio 2021 - Roma - L’impegno a "sanare le ferite chiama in causa tutti, come cristiani e cittadini, e stimola un’assunzione di responsabilità comune". Lo scrivono oggi i vescovi italiani nel comunicato finale dei lavori del Consiglio Permanente della CEI che si è svolto ieri.  Come Pastori – è stato ripetuto dai membri del Consiglio Permanente – "non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle molteplici povertà come quella dei migranti che, "nell’indifferenza e nel silenzio continuano ad arrivare sulle nostre coste o sono bloccati sulla frontiera balcanica, al gelo e in condizioni disumane. La paura - scrivono i presuli, non deve infatti farci rinchiudere in noi stessi né impedirci di tendere la mano al prossimo, se si vuole costruire una società più equa e più solidale.  

Comitato Onu per i diritti umani: “l’Italia non è accorsa per salvare 200 vite umane in un naufragio nel 2013”

27 Gennaio 2021 -

Roma - “L’Italia non è riuscita a tutelare il diritto alla vita di oltre 200 migranti che erano a bordo di una nave affondata nel Mar Mediterraneo nel 2013”: è la denuncia odierna del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo cui “l’Italia non ha risposto prontamente a varie chiamate di soccorso dalla barca che affondava, trasportando più di 400 adulti e bambini”. Avrebbe inoltre “omesso di spiegare il ritardo nell’invio della sua nave della marina, Its Libra, che si trovava a solo un’ora di distanza” dal luogo in cui avvenivano i fatti. La decisione del Comitato è una risposta ad una denuncia presentata da tre cittadini siriani e un palestinese sopravvissuti all’incidente, dopo aver perso nel naufragio le rispettive famiglie. Il 10 ottobre 2013 si sono imbarcati su un peschereccio e sono salpati da Zuwarah, un porto di pescatori in Libia, intorno all’una di notte. Poche ore dopo la nave, colpita da una barca battente bandiera berbera in acque internazionali, si è riempita di acqua, a 113 km a sud dell’isola italiana di Lampedusa e 218 km a sud di Malta. “Una delle persone a bordo ha chiamato il numero italiano per le emergenze in mare, dicendo che stavano affondando e inoltrando le coordinate della barca – ricorda il Comitato Onu -. Ha chiamato di nuovo più volte nelle ore successive e dopo le 13 gli è stato detto che, poiché si trovavano nella zona di ricerca e soccorso maltese, le autorità italiane avevano inoltrato la chiamata di soccorso all’autorità maltese”. I migranti hanno fatto diverse telefonate, “sempre più disperate”, al Centro di coordinamento del soccorso e alle Forze armate di Malta tra le 13 e le 15: “Quando una motovedetta maltese è arrivata sul posto alle 17.50, la nave si era già capovolta. Come da richiesta urgente di Malta, l’Italia ha infine ordinato alla sua nave della marina militare Its Libra, che era nelle vicinanze della barca, di accorrere in soccorso dopo le 18”. “A causa del ritardo nell’azione – sottolinea il Comitato Onu -, oltre 200 persone, tra cui 60 bambini, sono annegate”. “È un caso complesso – ha detto il membro del Comitato Hélène Tigroudja -. L’incidente è avvenuto nelle acque internazionali all’interno della zona di ricerca e soccorso maltese, ma il luogo era effettivamente più vicino all’Italia e ad una delle sue navi militari”. Il Comitato ha sollecitato perciò l’Italia “a procedere con un’indagine indipendente e tempestiva e a perseguire i responsabili”. (Sir)

CEI: il comunicato finale del Consiglio Permanente

27 Gennaio 2021 -

Roma - La preoccupazione per la tenuta del Paese ha fatto da sfondo alla sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolta in videoconferenza ieri, 26 gennaio 2021, sotto la guida del Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

In questa fase delicata, è emersa l’urgenza di un’opera di riconciliazione che sappia sanare le diverse fratture che la pandemia ha provocato sul territorio nazionale, andando ad “aggredire” tutte le fasce della popolazione, in particolare i più vulnerabili e gli ultimi.

Se dal punto di vista sanitario, i Vescovi hanno sottolineato l’importanza della vaccinazione, intesa come gesto di amore per sé e per gli altri ma anche come atto di fiducia nella ricostruzione, sul fronte sociale hanno puntato i riflettori sulla crisi demografica, sulle nuove povertà, sul disagio e sulla solitudine, ovvero sulle molteplici difficoltà che rischiano di sfilacciare ancora di più il tessuto comunitario già lacerato dalla crisi.

La questione educativa s’impone come sfida cruciale che va affrontata insieme alle varie parti sociali, attivandosi per costruire sui territori alleanze educative, secondo la proposta di Papa Francesco ad operare per un “Global Compact on Education”.

Lo sguardo attento sulle varie fratture invoca una presenza di speranza della comunità ecclesiale: non è il momento di chiudersi nell’autoreferenzialità, ma di tracciare cammini di comunione e di corresponsabilità.

I Vescovi si sono confrontati sul Rito della pace nella Messa e hanno deciso di “ripristinare”, a partire da Domenica 14 febbraio, un gesto con il quale ci si scambia il dono della pace, guardandosi negli occhi o facendo un inchino del capo.

Nel corso dei lavori, è stato offerto un aggiornamento sulla prossima Assemblea Generale, che ruoterà intorno al tema dell’annuncio. In un tempo così delicato come quello attuale, è fondamentale per i Vescovi ravvivare l’impegno dell’evangelizzazione.  Sono stati inoltre approvati i criteri per la scelta dei delegati delle varie Diocesi italiane che prenderanno parte alla Settimana Sociale in programma a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021. Infine è stata riportata l’indicazione del Santo Padre di trasferire, a partire dal 2021, la celebrazione diocesana della GMG dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Cristo Re. 

Il testo integrale del comunicato : https://www.chiesacattolica.it/consiglio-permanente-del-26-gennaio-il-comunicato-finale/

Migrantes ricorda la giornata della memoria

27 Gennaio 2021 -

Roma - Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria. È un’occasione - sottolinea la Fondazione Migrantes - per ricordare una pagina buia, se non la più buia e triste della storia recente. Non può certo essere un giorno qualunque perché oggi facciamo memoria dell’eccidio di almeno sei milioni di ebrei. Insieme al popolo ebraico, non dimentichiamo nemmeno i 500 mila, tra rom e sinti, morti nei campi di concentramento nazisti. Un genocidio noto come Porrajmos, che in lingua romanì ha un duro significato: divoramento. Questa tragedia non può essere lasciata nei meandri del passato perché ha coinvolto uomini, donne e bambini che ancora oggi sono discriminati e vivono la loro quotidianità fatta di emarginazione, di rifiuto e di sofferenza dentro le nostre città, dentro la nostra vita indifferente verso chi cerca attenzione. Rom e sinti provocano ancora paura e vergogna nella nostra società concentrata sul benessere e sull’apparire. La domanda di Dio a Caino: “Dov’è tuo fratello?” fu rivolta agli uomini e donne al termine del genocidio nei campi di sterminio. Questa stessa domanda oggi viene rivolta a noi. “Dov’è tuo fratello zingaro che io ti ho posto accanto?”.

 

Scout Vicenza: raccolta per i migranti del campo di Lipa

27 Gennaio 2021 - Vicenza - “Servire”, parola dalle mille sfaccettature e dai numerosi significati, per gli scout assume un valore ben preciso che troviamo perfettamente espresso nel vocabolario Treccani: «Compiacere, essere utile ad altri, soddisfarne i desideri con atto disinteressato di cortesia: diletto prendano dal servire (Boccaccio)». Un significato genuino e autenticamente altruista, che rende l’atto del servizio un elemento imprescindibile in una società illuminata. È con questa parola ben ancorata nella mente che ragazzi tra i diciassette e i vent’anni del gruppo scout Vicenza 9 di San Pio X, collaborando con l’associazione ARAI e Libri Contro Fucili, hanno organizzato domenica 24 gennaio una raccolta di materiale diretto in Bosnia per i migranti costretti a vivere nel gelo e nella neve. Il campo di Lipa in cui erano ammassati è bruciato in un rogo infernale ormai un mese fa. Tanta è stata la generosità della cittadinanza, vicentina e non solo, che si è ordinatamente e pazientemente messa in fila per contribuire a “rendere il mondo un po’ migliore”. A lasciare di stucco è stato il quantitativo di materiale raccolto: generi alimentari e sanitari, indumenti, scarpe, coperte, zaini, tende. I giovani volontari si sono ritrovati così il piazzale completamente sommerso, tanto che ad un certo punto hanno dovuto bloccare le consegne e chiamare rinforzi. Grazie al contributo di altri gruppi scout, delle associazioni del quartiere, dei genitori, della parrocchia, il gruppo di volontari, bardato di guanti e mascherina, ha raccolto, selezionato e smistato tutto, riempiendo completamente un salone di centinaia di sacchi di vestiti e un altro di altrettanti scatoloni di generi alimentari e sanitari. In queste settimane il tutto verrà condotto in Bosnia da NONAMEKITCHEN, organizzazione spagnola che sarà capofila in questa azione. I capi del gruppo scout Vicenza 9 Elia Pizzolato e Michele Pomi, insieme al presidente di ARAI Rino Pomi sono senza parole: “Si è creata una vera e propria rete di persone e associazioni che hanno collaborato spontaneamente per raggiungere un tale obiettivo e questo è stato davvero il risultato più grande. Vedere la partecipazione e l’impegno di tanti giovani per un fine benefico è un piccolo ma importante tassello per costruire una società più umana e solidale”. Il materiale non adatto ad essere inviato in Bosnia verrà donato ad altre organizzazioni, della città e non solo. I volenterosi giovani scout sono già di nuovo al lavoro per scovare i destinatari.    

Papa Francesco: “ricordare è segno di civiltà”

27 Gennaio 2021 - Roma - Oggi, anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, si celebra la Giornata della memoria. "Commemoriamo le vittime della Shoah e tutte le persone perseguitate e deportate dal regime nazista. Ricordare - ha detto Papa Francesco al termine dell'Udienza generale di questa mattina - è espressione di umanità. Ricordare è segno di civiltà. Ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità. Ricordare anche è stare attenti - ha quindi aggiunto il Papa -perché queste cose possono succedere un’altra volta, incominciando da proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finiscono per distruggere un popolo e l’umanità. State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità".  

Giorno della memoria: un progetto contro l’intolleranza promosso da alcuni istituti di Cultura

27 Gennaio 2021 - Roma  - In occasione del Giorno della Memoria domani, giovedì 28 gennaio alle ore 17.30 gli Istituti Italiani di Cultura di Belgrado, Bucarest e Varsavia propongono in collaborazione con la Fondazione CDEC - Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea un evento pubblico di dimensione europea. Verrà presentato per la prima volta il progetto Intolerance Has No Place in the 21st Century che ha ottenuto il finanziamento europeo nel programma Europe for Citizens. Il progetto si propone di contrastare l’intolleranza attraverso l’educazione. Insegnanti provenienti da Italia, Polonia, Romania e Serbia realizzeranno proposte educative offrendo agli studenti gli strumenti per opporsi all’intolleranza  

Condividere la vita

27 Gennaio 2021 - Ogni coppia cristiana e ogni famiglia cristiana proclamano con la loro stessa esistenza che Dio è amore e che vuole il bene dell’umanità. La croce non è certo assente da questa comunione, così come non è assente da nessuna manifestazione d’amore. Sarebbe quindi vano e pericoloso desiderare un matrimonio che non portasse il segno della croce, né per sofferenza fisica, né per dolore morale o spirituale. Siete lì però a testimoniare che la grazia, la forza e la fedeltà di Dio danno la forza per portare la croce. Il sacramento è una fonte permanente di grazia che accompagna gli sposi per tutta la vita. (Paolo VI, Intervento al pellegrinaggio dell’Équipes Notre-Dame, mercoledì 22 settembre 1976)   Rivolgendosi a oltre tremila partecipanti all’incontro internazionale dell’Équipes Notre-Dame, Paolo VI ha modo di dimostrare tutta la sua sollecitudine per la famiglia cristiana e conseguentemente il suo affetto per questo movimento di spiritualità cristiana che vede nel matrimonio il suo elemento cardine. Il Papa richiama ancora la centralità del titolo di “chiesa domestica” e quanto scritto nella sua esortazione apostolica Evangelii nuntiandi. Si tratta di valorizzare “il potenziale di evangelizzazione che […] è presente all’interno di ogni famiglia cristiana nella corrente di affetto, di confidenza, di intimità che unisce i suoi membri”. Non vi sono dubbi, l’amore che alimenta la famiglia cristiana non può rimanere chiuso fra le mura domestiche ma è di per sé espansivo, da rivolgersi all’esterno, perché quella del matrimonio è una missione che non si esaurisce nell’amore della coppia. Nel contesto di questo invito, il Papa, però, fa una digressione: la testimonianza dell’amore che le famiglie vivono con la loro stessa esistenza non può fermarsi di fronte allo scandalo della croce. Non ha senso, sarebbe “vano e pericoloso” pensare che la dimensione della sofferenza sia assente dalla prospettiva del matrimonio. È una tentazione a cui si può andare incontro, soprattutto se si è vissuto un fidanzamento sereno e felice, quasi che vi siano dei meriti da accampare nei confronti del Signore. “Siamo una bella coppia, la salute ci arride, abbiamo grandi sogni e prospettive…”, eppure nessuna pretesa si può accampare di essere esentati dal male. Saggezza e prudenza vogliono che gli sposi vivano in pienezza la loro gioia, ma lascino spazio all’imprevisto, non si facciano trovare impreparati all’incombere della prova. Di fronte alla sofferenza, al dolore fisico e spirituale le famiglie sono tutte uguali, possono venire colpite in ogni momento. Diversa, però, è la reazione che si può mettere in campo. La tempesta della parabola evangelica non fa sconti a nessuno, piove sui giusti e sugli ingiusti, sugli sprovveduti e sui provvidi, ma questi ultimi hanno costruito la loro casa sulla roccia ed è per questo che essa non crolla. La roccia è l’affidamento a Dio, sono le fondamenta che si nutrono di fede e speranza, ma anche di fiducia reciproca e di mutuo sostegno. Quando una croce emerge dirompente nella vita di una famiglia cristiana è allora che la testimonianza può rendersi ancora più trasparente è feconda di bene. Prima di tutto nel non farsi prendere dalla vergogna, o dallo strenuo tentativo di cavarsela da soli. La sofferenza fa parte della vita e non ci sono colpe da nascondere o responsabilità da stigmatizzare. Per questo è bene riuscire ad aprirsi ai fratelli. Sia chi chiede aiuto, prima di tutto attraverso la preghiera, sia chi viene in soccorso, tutti beneficiano di un amore che si fa condivisione piena di vita. Vivere la gratuità dell’amicizia e della fratellanza è uno degli aspetti più essenziali della comunione ecclesiale che le famiglie cristiane possono incarnare nel loro cammino. Non ci si salva mai da soli, la Chiesa è una famiglia di famiglie che non teme il dolore perché sa che il Signore ha vinto la morte per sempre. (Giovanni M. Capetta – Sir)    

Viminale: 873 i migranti sbarcati dall’inizio dell’anno sulle coste italiane

26 Gennaio 2021 - Roma - Sono 873 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli 873 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (61, 7%), Afghanistan (50, 6%), Etiopia (17, 2%), Egitto (13, 2%), Marocco (7, 1%), Sudan (4), Algeria (3), Bangladesh (3), Turchia (2) a cui si aggiungono 496 persone (57%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.