Primo Piano

Ventimiglia, è allarme: 100 respinti ogni giorno

4 Febbraio 2021 - Milano - È allarme migranti anche a Ventimiglia, lungo il confine con la Francia. Sono un centinaio circa le persone che ogni giorno vengono respinte dai gendarmi francesi, denuncia l’ultimo rapporto dalla città ligure di confine la Ong Medici senza frontiere. «Vengono lasciate praticamente al confine e costrette a fare almeno una decina di chilometri a piedi per tornare a Ventimiglia» spiega Ahmad Al Rousan, mediatore culturale della Organizzazione umanitaria. «Ci sono volontari internazionali di vari paesi – prosegue Al Rousan – che hanno creato un punto di ristoro vicino al confine dove queste persone hanno la possibilità di bere, mangiare e avere un attimo di riposo e informazioni». Msf lancia un appello affinché sia riaperto il centro di transito di Ventimiglia. «Dopo la chiusura del parco Roya – spiega il mediatore – le persone che arrivano a Ventimiglia sono costrette in situazioni molto precarie, a dormire all’aperto senza un posto dove sostare. Dal punto di vista umanitario è una situazione molto difficile anche se c’è chi come la Caritas ha messo a disposizione appartamenti per accogliere donne e bambini. Ma i posti sono limitati, molti sono lo stesso costretti a dormire all’aperto, non hanno un posto dove sostare, lavarsi». La cosa più importante, in questo momento, sottolineano da Msf, è l’accoglienza. «Abbiamo deciso di scrivere alle autorità locali sollecitando la riapertura del centro di transito, anche la società civile ha potuto constatare negli anni che il funzionamento di un centro di accoglienza e transito per le persone che sostano nella città è l’unica soluzione».  

MCI Germania-Scandinavia: il 9 febbraio la presentazione del Rim in occasione del 70mo anno del “Corriere d’Italia”

3 Febbraio 2021 - Francoforte – Settant’anni fa usciva il primo numero del “Corriere d’Italia”, da sempre vicino agli italiani in Germania, sui temi del lavoro, scuola, politica, rapporti con l’amministrazione pubblica e la Chiesa. Per fotografare il contesto sociale degli italiani che negli ultimi anni si sono trasferiti in Germania, il “Corriere d’Italia” si è rivolto allo studio più autorevole, il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) della Fondazione Migrantes. E come primo appuntamento dei festeggiamenti il 9 febbraio sarà presentato lo studio sul canale YouTube del Corriere d’Italia, sul sito della testata e sul sito del Festival della Migrazione. L’incontro sarà aperto dall’introduzione del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis seguita da una relazione della curatrice del Rim Delfina Licata e dall’intervento di Edith Pichler che da anni, per il Rapporto Italiani nel Mondo, segue la realtà migratoria italiana in terra tedesca. Sono previsti anche i saluti del Delegato nazionali delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia ed editore del Corriere d’Italia p. Tobia Bassanelli e della direttrice del giornale Licia Linardi. A moderare il lavoro Paola Colombo, responsabile dell’ufficio Udep della Delegazione.    

Lunapark a Bergamo: fermi da un anno

3 Febbraio 2021 - Bergamo - Nel caravan c’è ancora l’albero di Natale. Non è trascorso molto tempo dal termine delle festività natalizie, ma ancora nessuno, in tutta la carovana, ha smontato l’albero. Non è stato un Natale come tutti gli altri anche per le famiglie del lunapark, ferme da mesi nei parcheggi e con le giostre smontate e coperte da grossi tendoni, a causa della pandemia mondiale. Ora però la preoccupazione per il futuro è più viva che mai. Il 2020 ha rappresentato il blocco totale, o quasi, delle attività. Pochissimi i ristori giunti dallo Stato. Le famiglie così si sono trovate strette nella morsa di non poter lavorare per le misure di sicurezza sanitaria, i risparmi dell’anno precedente che man mano sono finiti e gli alti costi da sostenere per manutenere le proprie attrazioni. Solo nei mesi del lockdown totale, la Caritas e la Migrantes della diocesi di Bergamo hanno conosciuto e raccolto i contatti di 168 famiglie di lunaparkisti sparsi su tutto il territorio provinciale (pari ad un piccolo paese di 700 abitanti circa), la maggior parte sconosciuta prima d’ora. «Su venti piazze l’anno, ne abbiamo fatta giusta una, a Romanengo, ma alcune famiglie non sono riuscite mai a montare le giostre» racconta Gianluca Colonati, 53 anni, da 31 anni giostraio, dal suo caravan fermo da un anno a Fornovo San Giovanni. «Noi ne abbiamo fatte due su 25» prosegue Antonello Morandi, mentre Catiuscia Morandi aggiunge: «Abbiamo fatto le scorte come le formiche e siamo riusciti a tirare avanti, ma ora rischiamo di non averne più. Tra noi c’è chi, per la prima volta in vita sua, si è dovuto rivolgere alla Caritas, qualcun altro è riuscito a trovare un lavoretto sotto padrone». Come la figlia di Catiuscia, Rebecca, di 20 anni: «Nel periodo natalizio ho fatto la commessa in un negozio di Crema». Colonati è anche presidente di UNAV – Unione Nazionale Attrezzisti Viaggianti – una delle sigle di categoria dei lunaparkisti illustra meglio la situazione: «Ci stiamo confrontando con il Ministero dei Beni Culturali e abbiamo chiesto 20 mila euro di ristoro a licenza. Il problema è che molti di noi non hanno la partita Iva e perfino la normativa stessa non ci inquadra a dovere, quindi è difficile riconoscerci i ristori. Basta pensare che non esistono nemmeno studi di settore». I lavoratori del luna park, il 22 ottobre scorso, sono scesi in piazza a Roma. Pochissima l’attenzione mediatica sulla categoria, a differenza di quanto capitato per chi lavora nello spettacolo o nella ristorazione. Tuttavia qualcosa di buono sta crescendo: 9 sigle di categoria si sono unite e – seppure solo online – si ritrovano regolarmente tra loro e riescono ad avere un dialogo anche con le istituzioni. Ma come si passa il lockdown in pochi metri quadrati di roulotte? Seppur grandi, comode, ben attrezzate e arredate, i caravan restano pur sempre più stretti e piccoli di una casa. Nel marzo e aprile scorso (e in forma minore ancora oggi), i giostrai sono costretti a vivere fianco a fianco in pochi metri quadrati. «Abbiamo avuto un caso di Coronavirus nella nostra carovana a marzo. Abbiamo temuto il peggio, ma per fortuna, dopo una lunga convalescenza, questa persona si è salvata e sta bene» racconta Manuel Gabrielli, 37 anni, oggi fermo a Scanzorosciate con tutta la sua famiglia. «Avevamo tanta paura e per settimane non sono andato nemmeno dai miei genitori che sono nel caravan di fronte al mio». «Ci salutavamo sull’uscio del caravan – continua Emi di Fornovo -, un po’ come le persone “di casa” dai balconi». Poi è prevalsa la voglia di fare e in molti si sono messi ad autoprodurre mascherine e hanno approfittato del fermo per sistemare al meglio le giostre. Caritas e Migrantes si sono attivate subito per le famiglie dello spettacolo viaggiante. Ma più che generi alimentari o sostegno concreto, ciò di cui hanno avuto più bisogno è ascolto. Tant’è vero che alla richiesta di supporto per preparare i pacchi alimentari presso la Parrocchia di San Francesco di Bergamo, le famiglie hanno risposto subito. «Ci è sembrato il minimo che potevamo fare. Noi siamo famiglie umili, ma abbiamo sempre vissuto del nostro lavoro – sottolinea Manuel Gabrielli –. Emotivamente non ci hanno mai lasciati soli, così è stato un piacere aiutare in questa attività: andavamo in una quindicina alla volta perché c’erano parecchi bancali di alimenti da scaricare e sistemare». All’orizzonte non si scorge ancora nulla di buono. Non sono previsti ulteriori ristori per la categoria che – come riportato qualche riga sopra – non è facilmente inquadrabile. Questo perché la maggior parte dei giostrai possiede solo la licenza per il proprio lavoro (con contribuzione e imposte forfettarie) e non la partita Iva. Tuttavia la questione centrale che lamentano le famiglie è quella di non poter calendarizzare alcuna data nemmeno nel 2021. Sagre, feste, notti bianche e tutte quelle iniziative che prevedono anche la presenza dei luna park sono ancora bloccate per la pandemia. Molte amministrazioni non concederanno l’autorizzazione ad eventi del genere, seppure ci sia un rapporto consolidato tra le famiglie e gli organizzatori delle feste così come con le istituzioni locali. Un danno economico non indifferente che lascerà in situazioni drammatiche migliaia di famiglie. Basta pensare che per ogni giostra ci sono investimenti in manutenzione, spese correnti, assicurazioni e tasse da pagare in anticipo e che la singola attrazione dà da vivere ad una famiglia intera. Lo conferma Colonati: «Abbiamo già avuto due risposte negative da due piazze storiche. Spesso si pensa che le giostre siano un di più, solo un divertimento fatto di un mondo a colori, ma non si notano le difficoltà, l’impegno, la fatica di chi fa questo lavoro». «Altro non saprei fare, la mia vita è il mio lavoro e il mio lavoro è la mia vita» gli fa eco il figlio Mattia, da poco diventato papà della piccola Europa, nata proprio in lockdown. «Siamo stanchi di star fermi e abbiamo paura del futuro – continua Gabrielli -. La mia famiglia lavora soprattutto con gli oratori, i Cre, le sagre di paese, notti bianche e mercatini di Natale. Abbiamo tentato in tutti i modi di montare, ma non ce n’è occasione. Dobbiamo vivere e lavorare. Alle istituzioni diciamo: ragioniamo insieme su come montare le giostre in sicurezza». Ripensare il mondo delle giostre non è semplice, ma è possibile. Organizzare le attrazioni in modo da evitare assembramenti, disporre di tutti gli accorgimenti anti-contagio necessari e trovare soluzioni condivise è la strada da percorrere. (Raffaele Avaglano)  

Migrantes Catania: celebrata la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone

3 Febbraio 2021 -

Catania – Ne giorni scorsi è stata promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone, con la celebrazione eucaristica presso la Parrocchia Divina Maternità della B.V.M. in Cibali, presieduta dal parroco don Gianluca Giacona.

Alla celebrazione erano presenti alcuni rappresentanti della comunità cingalese e Tamil dello Sri Lanka, della comunità polacca etnea, oltre a buon numero di fedeli italiani.

Nell’omelia tenuta dal diacono don Giuseppe Cannizzo, direttore dell'Ufficio Migrantes è stata messa in evidenza l’importanza della Giornata contro la Tratta di esseri umani, che ricorre l'8 febbraio, giorno della memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, suora di origine sudanese che portò per tutta la sua vita 144 cicatrici che le avevano prodotto a seguito delle violenze subite, dopo essere stata rapita e fatta schiava quando aveva circa nove anni. Canonizzata in piazza San Pietro il 1° ottobre 2000 fra danze e ritmati canti africani è divenuta il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la Tratta.

I brani proposti nella celebrazione liturgica (Dt 10,17-19; Mc 10,25-37) hanno ricordato che il Signore rende giustizia ai forestieri, insieme alle vedove, agli orfani del popolo, soccorre l’uomo percosso e umiliato. Inoltre è stato ricordato come la Chiesa nella sua azione pastorale è chiamata a smascherare e denunciare i crimini legati al traffico delle persone e prodigarsi a diffondere uno spirito di giustizia. La Tratta di persone, ha concluso, il direttore Migrantes, è da intendersi come un delitto contro l’umanità, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, e tocca le persone più vulnerabili: donne, bambini, disabili, poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale, e quanti sono vittime della “cultura dello scarto”, come spesso insegna papa Francesco.

Rosario per l’Italia: questa sera con mons. Arnolfo dal Santuario della Madonna degli Infermi di Vercelli

3 Febbraio 2021 - Vercelli - Nuovo appuntamento con “Prega con noi”. Tv2000 e InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi oggi, mercoledì 3 febbraio, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000 e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dal santuario della Madonna degli Infermi a Vercelli. A presiederla, l’arcivescovo mons. Marco Arnolfo. «Gli operatori stanno girando per l’Italia e sono tornati qui – spiega mons. Eusebio Regis, parroco della chiesa che custodisce la statua mariana – Il rosario sarà introdotto dell’Arcivescovo; dopo la proclamazione di ogni mistero, mons. Giuseppe Cavallone leggerà il passo di Vangelo ad esso collegato e Mattia D’Inverno proporrà un breve commento del beato don Secondo Pollo; le decine saranno guidate da cinque persone diverse: Silvana Pavese, presidente dell’Oftal diocesana, i catechisti della parrocchia Onofrio Schillaci e Giorgia Brancaleon, i medici Franco Balzaretti e Alberto Premoli». Al termine la recita della supplica a Maria, guidata da mons. Marco Arnolfo.    

Croce Rossa Italiana lancia una raccolta fondi per il campo di Lipa

3 Febbraio 2021 - Roma - A Lipa dopo l’incendio del 23 dicembre scorso che ha tolto il solo riparo ad oltre un migliaio di persone migranti, le condizioni umanitarie sono «gravissime». I profughi, provenienti in gran parte dal Pakistan e dall'Afghanistan, sono supportati dalla Croce Rossa bosniaca che «sta facendo il massimo. Due settimane fa circa abbiamo inviato i primi aiuti, afferma in una nota la Croce Rossa Italiana. Sono partiti, infatti, dal Centro Operativo Emergenze di Avezzano della CRI, tre autoarticolati contenenti beni di prima necessità e giacche a vento, coperte, vestiario e scarpe invernali che sono stati messi a disposizione della Società Nazionale bosniaca a Sarajevo e a Bihać (nell'area dell’Una Sana ai confini con la Croazia). Ma la situazione «è ancora drammatica e dobbiamo intervenire. Mancano l’acqua, le fognature o l’elettricità. Non si può vivere in queste condizioni, non dobbiamo voltare la testa dall'altra parte», afferma Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: «occorre un sostegno ulteriore, per le persone migranti ma anche per la popolazione locale che si trova ad affrontare una doppia emergenza: la crisi migratoria e la pandemia di COVID-19, con le sue drammatiche conseguenze anche socio-economiche. In questo momento il tuo aiuto può fare la differenza». La Croce Rossa Italiana è da anni al fianco della Società di Croce Rossa di Bosnia ed Erzegovina, che dall’inizio dell’emergenza assiste migliaia di persone che transitano per il Paese, fuggendo da guerre e povertà con la speranza di poter raggiungere l’Europa. «Supportiamo il lavoro della Consorella nei centri di accoglienza ma anche e soprattutto fuori. Le Unità Mobili, formate da personale medico-sanitario, psicologi e altri volontari esperti, lavorano senza sosta per raggiungere i numerosi migranti rifugiati nelle aree più remote, in condizioni inumane, tra boschi e zone di frontiera, in attesa di poter attraversare il confine con la Croazia. Il Covid-19 non deve farci dimenticare le gravi crisi in atto».

Un cammino di comunità

3 Febbraio 2021 - Roma - «Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi e questo processo sarà una vera catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione del cammino da compiere in questo Sinodo. È il momento di riprendere questo processo e di cominciare a camminare». Rileggendo le parole di Papa Francesco all’udienza concessa sabato 30 gennaio ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della CEI, ho ripensato all’immagine conciliare della Chiesa «popolo di Dio in cammino». Una Chiesa che si muove insieme, che si fa prossima, che ascolta. Una Chiesa in cui la vera autorità è quella del servizio e che fa proprie, con affettuosa condivisione, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce della famiglia umana. Le parole del Pontefice sollecitano e sostengono proprio questo movimento. Perciò siamo chiamati a una nuova responsabilità, da vivere con apertura di spirito e gioia che si rinnova e si comunica, avendo come riferimento l’Evangelii gaudium che va considerata una sorta di magna charta del nostro agire ecclesiale. Quindi tornare a Firenze non è un cammino a ritroso; non è una tappa indietro rispetto a un percorso intrapreso; non è semplice memoria di un evento. È qui che risiede lo scatto in avanti domandato a tutta la Chiesa italiana da papa Francesco. A Firenze c’è stata l’intuizione: non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo soffocarla o tradirla. È vero: sono passati cinque anni. Forse, come spesso succede nella vita, gli avvenimenti ci hanno travolto – e l’attuale emergenza sanitaria, in tal senso, insegna tantissimo –, ma adesso è tempo di avviare questo processo dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, con il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio e, in particolare, dei laici. Ce lo domanda questo momento storico particolare, in cui ci troviamo disorientati davanti alle tante fratture acuite dal coronavirus. Eppure non siamo immobili. Almeno, stiamo cercando di non esserlo. Va in questa direzione la scelta di dedicare la prossima Assemblea Generale – che speriamo si possa tenere 'in presenza' a maggio – al tema dell’annuncio. L’ascolto attento di questo tempo esige servizio e comunione. È lo stile sinodale che coinvolge i vari organismi (i Consigli pastorali, i Collegi di consultori, i Consigli presbiterali...) per arrivare poi agli eventi. In questo percorso ci sostiene un pensiero di un mio predecessore alla presidenza della CEI, il cardinale Anastasio Alberto Ballestrero, a conclusione del secondo Convegno ecclesiale nazionale (Loreto, 9-13 aprile 1985). Questo appuntamento, diceva, «ha rivelato uno stile di vita ecclesiale. Perché non dirci allora che convenire tutti insieme è stile di vita ecclesiale e che questi Convegni vogliamo viverli non soltanto come circostanze propizie per dir qualcosa e fare qualcosa, ma come dimensioni essenziali della vita della Chiesa? Una comunità che non s’incontra non è comunità. Perciò dico che la Chiesa italiana sta imparando a convenire, a riunirsi a Convegno. Sono molti i modi di convenire. Ce ne sono alcuni solenni, vorrei dire storici: sono i grandi Concili della Chiesa. Poi ci sono i Sinodi, come ci sono pure incontri richiesti dalle varie istanze delle Chiese locali. Ma anche il convenire in questo modo, in cui la dimensione di popolo, la dimensione plenaria e organica della comunità emerge e si esplicita, è una acquisizione che arricchisce l’esperienza di Chiesa». Siamo consapevoli, come pastori delle nostre Chiese, che la vitalità delle comunità, provata dalla pandemia, ha bisogno di essere rigenerata. Adulti, anziani, giovani, ragazzi, presbiteri e laici... tutti dobbiamo imparare a prenderci cura gli uni degli altri per dare corpo al Vangelo. Non è un sogno, ma un cammino ben preciso in piena comunione con papa Francesco. (card. Gualtiero Bassetti - Presidente della Conferenza Episcopale Italiana)    

MCI Solothurn: nella vera vita delle persone si compie il miracolo dell’incontro

2 Febbraio 2021 - Solothurn -  È nota la forza comunicativa di Papa Francesco: la semplicità dei suoi scritti, non banali nei contenuti, arriva, diretta, a tutti. Così, anche nel messaggio per la 55ͣ Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebrerà il prossimo 16 maggio -solennità dell’Ascensione del Signore - dal tema “Vieni e vedi”, comunica delle verità in modo semplice e immediato. La riflessione prende spunto dal racconto di un incontro, dalle cui parole deriva il nodo centrale del suddetto testo: «Venite e vedrete» è la risposta che Gesù diede ai primi due discepoli Andrea e Giovanni alla domanda «Maestro dove abiti?»” (Gv 1, 46). Da allora e fino ai giorni nostri la fede cristiana si è comunicata attraverso un incontro, un abitare la relazione come esperienza di conoscenza diretta. Il “venire e vedere” può diventare il metodo di ogni autentica comunicazione umana, perché si basa sulla vita concreta delle persone e sulla verità delle cose. Così ogni informazione per essere espressione comunicativa chiara e sincera, non può essere confezionata lontano dalla realtà, stando seduti sul posto di lavoro, in redazione e davanti al computer: è necessario uscire per strada, consumare le suole delle scarpe, incontrare le persone e raccontare i loro vissuti. In questo tempo di pandemia, nel quale le relazioni sono limitate, come tutti, anche noi sacerdoti con i nostri connazionali all’estero, stiamo soffrendo per la mancanza d’incontro. E il disagio si fa più drammatico quando si è costretti a stare lontano dagli ammalati, dagli anziani, dai morenti. Per colmare il senso di vuoto relazionale e farsi sentire prossimi, tuttavia, anche noi abbiamo sperimentato l’efficacia comunicativa dei media: ponti virtuali per restare in contatto con le nostre comunità. E senza dubbio la rete si è rivelata uno strumento formidabile, che avvicina le persone e le rende presenti, ma è pur sempre un incontro virtuale. L’incontro personale ha un sapore diverso, si riesce materialmente a soffrire con chi soffre e a gioire con chi gioisce, perché la condivisione non è solo trasmissione verbale attraverso uno schermo, è sentire un abbraccio affettuoso, è vedere la sincera compassione dello sguardo. È la verità della persona che si fa presenza reale e vera. Facendo riferimento alla citazione di Sant’Agostino, riportata nel messaggio del Santo Padre, «Nelle nostre mani ci sono i libri, nei nostri occhi i fatti», potremmo dire, guardando ai nostri giorni: davanti ai nostri occhi ci sono degli schermi ma aldilà di essi la vera vita delle persone. Ed è là che si compie il miracolo dell’incontro. (Don Saverio Viola - MCI Solothurn)

Sae: “migliaia di persone in condizioni disumane” in Bosnia  Erzegovina

2 Febbraio 2021 - Roma - “Migliaia di persone continuano a vivere in condizioni disumane” in Bosnia Erzegovina. Lo sottolinea, in una nota, il Segretariato attività ecumeniche (Sae), ricordando quanto scritto nella “Charta Oecumenica” firmata a Strasburgo il 22 aprile 2001: “Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un’accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a chi cerca asilo in Europa”. “Sono trascorsi vent’anni. In queste settimane nei Balcani constatiamo come questa volontà sia frustrata”, denuncia il Sae. Ricordando il “Giorno della memoria”, celebrato il 27 gennaio, il Sae precisa “Quello della Shoah e quello dell’attuale drammatica situazione dei migranti nell’area balcanica sono fenomeni storici diversi e imparagonabili. Vi è però un’analogia. Una domanda che noi poniamo a coloro che vivevano nella prima metà degli anni quaranta, in futuro sarà posta probabilmente anche a noi: voi cosa facevate? L’impasto tra indifferenza e senso di impotenza che contraddistingue l’animo di molti ci fu allora e c’è ora, con l’aggravante che noi, adesso, conosciamo esattamente quanto sta succedendo”. Il Segretariato attività ecumeniche “ringrazia chi nelle Chiese cristiane, di qualunque confessione sia, si sta prendendo a cuore, tanto attraverso l’aiuto quanto per mezzo di una responsabile denuncia, la drammatica situazione migratoria”. “‘Vogliamo contribuire insieme’ – si legge nella nota –. I corridoi umanitari sono un esempio concreto di questa collaborazione che va allargata e potenziata”.  

Italiani nel mondo: oggi webinar su “Il fenomeno migratorio italiano e la nuova emigrazione”

2 Febbraio 2021 - Roma -  “Il fenomeno migratorio italiano e la nuova emigrazione”: Questo il tema di un webinar che si svolgerà oggi su iniziativa de dalla Conferenza Permanente Stato-Regioni Province Autonome – Cgie, Dalle 15 alle 18, in preparazione dell’ Assemblea plenaria di tale organismom si confrionteranno dopo l’introduzione dei lavori del Segretario Generale CGIE, Michele Schiavone, il Sottosegretario di Stato Maeci, Riccardo Merlo; la Vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elly Schlein; il docente e giurista, membro della Corte costituzionale, Giulio Prosperetti; il Presidente della VI commissione Cgie, Manfredi Nulli; il Presidente della Associazione Globus et Locus, Piero Bassetti. Seguirà il dibattito, con gli interventi di: Lugi Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Maeci; Delfina Licata, sociologa e curatrice del rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes; Enrico Pugliese, accademico e sociologo; Maddalena Tirabassi, Direttore del Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane; Maria Chiara Prodi, Presidente della VII Commissione Cgie.  

Migrantes Messina: una vera comunicazione ci porta all’incontro con storie autentiche e non presunte

2 Febbraio 2021 - Messina – Papa Francesco, nel suo messaggio per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “«Vieni e vedi» (Gv 1, 46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono”, insiste sulla funzione quasi profetica dell’informazione, solo se questa ambisce ad essere «limpida e onesta», solo se è disposta a incarnare la chiamata a venire e vedere realmente ciò che intende raccontare, facendo consumare le suole delle scarpe di tanti coraggiosi giornalisti. Talvolta, però, «il rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia”» è concreto, la narrazione dei fatti diventa asfittica e autoreferenziale, riuscendo sempre meno «a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone». Perché, qualunque sia la prospettiva che si vuole assumere, prima che informazione di fatti è sempre informazione di storie, di vite, di volti. Sembra quasi naturale cogliere come e quanto profondamente questo messaggio del Santo Padre si intrecci col mondo delle migrazioni, sempre più vittima di interessate strumentalizzazioni e guardato da occhi spesso incapaci di coglierne la naturale complessità. Una corretta informazione, pronta a fare verità, a operare secondo la logica del «vieni e vedi», favorendo così l’incontro con storie autentiche e non presunte, ascoltate e non sentite, può essere davvero lievito per una nuova consapevolezza individuale e sociale, «perché per conoscere bisogna incontrare, permettere che colui che ho di fronte mi parli, lasciare che la sua testimonianza mi raggiunga». Il Papa rivolge il suo pensiero anche all’umanità sofferente lontana da noi: in questo momento in cui siamo bombardati da notizie relative all’andamento della pandemia, «chi ci racconterà l’attesa di guarigione nei villaggi più poveri dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa?» E chi ci racconta le storie di chi, pur vivendo «nel mondo dei più fortunati», ha subito uno scivolamento verso la soglia di povertà? Provando a sfruttare al meglio gli strumenti di informazione che abbiamo, stando ben in guardia dai rischi che derivano da un loro utilizzo improprio, «tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere», impegnandoci perché la con-divisione non sia solo figlia di un click, ma anche (e soprattutto) di sincera prossimità. (Domenico Pellegrino, volontario Ufficio Migrantes Messina)  

Migrantes Sicilia: un webinar su Mediterraneo e Balcani

2 Febbraio 2021 -

Agrigento - Rotta del Mediterraneo centrale e rotta balcanica: vie percorse dalle migrazioni forzate, entrambe teatro di tragedie, violenze, sfruttamento, e morte. Il Mediterraneo continua ad essere via d’acqua per i viaggi della speranza e tomba liquida, per i tanti naufragi che nel 2020 e già nel 2021 si sono verificati. Nel corso dell’anno sulle coste della Sicilia sono arrivati 34.154 immigrati e richiedenti asilo, ma quasi 12.000 persone sarebbero state intercettate e riportate in Libia, con violazione patente delle norme del diritto internazionale.

Lungo la rotta balcanica, i respingimenti a catena – spesso violenti - e a ritroso dai confini di Croazia, Slovenia, Italia verso la Bosnia impediscono l’accesso all’Europa, calpestando i più elementari diritti umani e violando il diritto internazionale. Diverse testate giornalistiche (in prima linea Avvenire) hanno prodotto inequivocabile documentazione fotografica delle violenze perpetrate dalla polizia croata. La mancanza di una gestione oculata degli arrivi (che continuano ormai da decenni e che non termineranno tanto presto) e di prospettive politiche di governo dei flussi hanno fatto sì che l’accoglienza dei nuovi arrivati presenti aspetti altamente problematici, con l’aggravante delle criticità legate alla pandemia. Centri di accoglienza per la quarantena di grandi dimensioni, dove si sono trovati a convivere in promiscuità decine di immigrati (anche 50-80 minori), hanno riscontrato problemi interni e sul territorio. Tutto questo favorisce reazioni di insofferenza e di intolleranza nei cittadini, che – “sollecitati” da interessi politici a carattere populista - hanno protestato in varie occasioni invocando la chiusura dei centri nei loro territori e determinando la volontà delle amministrazioni di localizzare le strutture dell’accoglienza lontano dai centri abitati.

In tutto questo, un monito viene dall’Enciclica “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Pur presentando un orizzonte con i caratteri dell’utopia, Papa Francesco richiama ad azioni mirate e puntuali, ed invita ad intervenire con una buona politica, indicandola come “vocazione altissima, una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”.

Non si può pensare la pace sociale senza un’accoglienza inclusiva, rispettosa dei diritti e della dignità di quanti bussano alle porte dell’Italia e dell’Europa. Intervengono, dopo i saluti del card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire; Gianfranco Schiavone dell’ASGI; don Valter Milocco, Migrantes Gorizia; Alessandra Sciurba, Univ. di Palermo; Mario Affronti, Direttore Regionale Migrantes Sicilia; Maurizio Ambrosini,  Sociologo dell’ Univ. Statale di Milano e mons. Antonio Staglianò, Vescovo delegato Migrantes Sicilia. (Migrantes Sicilia)

 

L’amore umano

2 Febbraio 2021 - Due volte, durante il colloquio con i farisei, che gli ponevano il quesito sulla indissolubilità del matrimonio, Gesù Cristo si è riferito al “principio”. […] “Principio” significa quindi ciò di cui parla il Libro della Genesi. È dunque la Genesi 1,27 che Cristo cita, in forma riassuntiva: “Il Creatore da principio li creò maschio e femmina” […] Il significato normativo è plausibile in quanto Cristo non si limita soltanto alla citazione stessa, ma aggiunge: “Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”. Quel “non lo separi” è determinante. (Giovanni Paolo II, Udienza Generale, mercoledì, 5 settembre 1979) Giovanni Paolo II è unanimemente riconosciuto come il Papa della famiglia e della promozione della vita, non ovviamente che gli altri pontefici – come abbiamo visto e vedremo – non abbiano confermato o ribadito i principi di una dottrina che è sempre stata fondamentale per la Chiesa, ma l’impegno di Papa Wojtyla su questo campo è stato davvero costante e massiccio per tutto l’arco del suo lungo pontificato. A meno di un anno dopo la sua elezione, egli decise di dedicare le udienze del mercoledì a quelle che furono chiamate le “catechesi sull’amore umano”, vere e proprie lezioni di teologia del corpo che evidentemente egli aveva elaborato in parte già prima di essere al soglio di Pietro, ovvero durante il periodo del Concilio, ma anche negli anni da arcivescovo di Cracovia e forse prima ancora come sacerdote attento alla pastorale dell’amore coniugale con i giovani che gli erano affidati. Con l’udienza del 5 settembre 1979, inizia quello che potrebbe definirsi un corso che si è protratto senza quasi soluzione di continuità fino al 28 novembre 1984. Circa 133 allocuzioni divise in sei cicli, che costituiscono un patrimonio unico di approfondimento teologico e dottrinale da cui non si può prescindere quando si voglia affrontare i fondamenti teorici e le ricadute pastorali sull’amore umano. Il primo ciclo è dedicato a “Il principio”, ovvero al richiamo di Gesù al libro della Genesi per esplicitare il valore dell’indissolubilità del matrimonio ai farisei che lo interrogavano. Il Signore Gesù è risoluto nella sua citazione e con la sua perentorietà rende norma superiore, perché fontale, originaria volontà di Dio Creatore quella che i farisei del suo tempo sembrano non considerare con la stessa valenza con cui valutano la legge mosaica che a certe condizioni permetteva il ripudio. Da sempre questa è stata la dottrina della Chiesa e ad essa, ai fondamenti di questa interpretazione filosofica e teologica dei versetti genesiaci, papa Giovanni Paolo II dedica parecchi incontri. Si respira nelle sue parole la volontà di non accontentarsi della norma, ma di sviscerarla in tutti i suoi risvolti, cercando di portare alla conoscenza di tutti i perché dell’insegnamento della Chiesa. L’immagine di Dio che è l’uomo nella duplicità di maschio e femmina, la solitudine originaria dell’uomo che cerca qualcuno che gli sia simile e solo nella donna può rispecchiarsi (“carne della mia carne”), l’unione sponsale che colma in pienezza il bisogno di amare della creatura e permette la fecondità generativa, rendendo le creature compartecipi della creazione. Questi sono solo alcuni dei temi affrontati dalle catechesi: una serie amplissima di approfondimenti che vanno a costituire le basi dell’antropologia cristiana a cui ancora oggi facciamo riferimento. C’è come ricaduta immediata per la vita degli sposi cristiani un’incrollabile fiducia nella fedeltà di Dio che non può venir meno alla sua promessa fatta “in principio”. L’indissolubilità del matrimonio, dunque, lungi dall’essere un vincolo dal peso insopportabile, si disvela in tutta la sua ampiezza come compartecipazione all’eternità di Dio che vuole per i suoi figli un amore senza fine. Una promessa che non viene mai meno e a cui si abbevera la Grazia continuamente elargita nel sacramento delle nozze. (Giovanni M. Capetta – Sir)    

MCI Lucerna: i 10 Anni del Centro pastorale

1 Febbraio 2021 - Lucerna - Domenica 31 gennaio 2021 alla presenza del vescovo ausiliare della diocesi di Basilea, mons. Denis Theurillat, si è celebrato il Giubileo del Centro Papa Giovanni in Emmenbrücke / Lucerna; lo stesso vescovo che 10 anni aveva benedetto e inaugurato il Centro. È stata una celebrazione molto semplice (con la partecipazione consentita dalle autorità cantonali di max. di 50 persone) ma molto intensa ed emozionante. Don Mimmo Basile, accogliendo e salutando il vescovo, tutti i rappresentanti dei 5 Team Pastorali Locali della nostra Missione del Canton Lucerna e le autorità amministrative del Cantone, ha voluto sintetizzare il Giubileo con due parole: “Gioia e Gratitudine”. Gioia perché nella visita del vescovo Denis, accogliamo il Buon pastore che viene a dare coraggio, forza e a confermare nella fede tutti coloro che sono in cammino. Gratitudine perché insieme al vescovo e a tutta la Comunità cristiana, ha aggiunto don Mimmo,  «non finiremo mai di dire grazie intanto al Signore perché possiamo lavorare nella sua vigna; ma un grazie di cuore va ancora una volta a tutti gli operai, ai collaboratori, ai benefattori che hanno contribuito alla realizzazione del Centro Papa Giovanni e che ancora oggi a distanza di 10 anni, avremmo voluto averli tutti con noi per esprimere a loro ancora una volta la nostra gratitudine, il nostro ricordo affettuoso e la nostra riconoscenza ma a motivo di questa pandemia non è stato possibile». Inoltre, ha sottolineato come «siamo sempre grati al Signore perché a distanza di anni il Centro Papa Giovanni continua ad essere “casa e scuola di Comunione e di Convivialità” non solo per noi italiani ma per tutto il Canton Lucerna e per tutti quelli che bussano e busseranno al nostro Centro per un motivo o per un altro; e quante persone di diverse lingue, culture, religione, stato sociale, hanno potuto usufruire per un motivo o per un altro del nostro Centro». Toccanti ed emozionati le parole del vescovo, mons. Denis Theurillat che nella sua omelia ha ricordato che «10 anni fa abbiamo celebrato la benedizione e l’inaugurazione del Centro Papa Giovanni: è stata veramente una meravigliosa giornata che non posso e non possiamo dimenticare; mi ricordo le tante persone che erano qui con grande gioia e nella riconoscenza. Oggi non siamo tanti, ma nonostante tutto, sono tante le persone che sono riuniti con noi nella preghiera e nei pensieri. Ho trovato la predica di 10 anni fa che avevo fatto in occasione della benedizione del Centro e avevo detto che avete costruito questo Centro per vivere il centro della vostra fede che deve essere costruita con tre ponti: seguire il Cristo, formare un solo corpo in un solo spirito e diventare naturalmente i testimoni della fede ma in particolare della carità e della speranza come disse il buono papa Giovanni XXIII». Il vescovo ha poi voluto soffermarsi sull’oggi chiedendosi e domandandosi che cosa è avvenuto durante questi 10 anni in questo Centro e che cosa si è vissuto e fatto in questo Centro e con questo Centro. «La risposta è naturalmente semplice», ha detto: «tante cose, tanti momenti di celebrazioni e di preghiera, tante attività e tante riunioni di diversi gruppi così che la Comunità poteva sempre crescere e dove soltanto il bene poteva e può essere fatto, si soltanto il bene. Inoltre nella vostra programmazione pastorale di quest’anno avete scritto che volete essere più accoglienti e più ospitali e aprire le porte a tutti affinché sia sempre più un Centro aperto con tanti zampilli ai quali tutte le persone possano attingere. Veramente un bel programma!»  E ha concluso concludeva invitando «di continuare a seguire il Cristo, di formare un solo corpo in un solo spirito, di rimanere i testimoni della fede, della speranza e della carità». A conclusione della celebrazione la Presidente del Consiglio pastorale cantonale, Silvana Pisaturo, oltre ad esprimere la tristezza del momento pandemico e per l’impossibilità di festeggiare in presenza con tutta la Comunità questo decimo giubileo di vita del nostro Centro Papa Giovanni, sottolineava ugualmente la fiducia di poterlo fare l’anno prossimo in piena salute e spirito e con tanta gioia nel cuore.  La Presidente ha concluso: «Si dice che il migliore riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa; di fatica fatta e di sfide ce ne sono state tante in tutti questi anni e tante ancora ci aspetteranno. Un augurio a noi tutti e alla nostra comunità, che possiamo ogni giorno mettere in gioco la nostra fede insieme, mano nella mano, in modo da poter essere sempre lavoratori appassionati della fede che viviamo» (MCI Canton Lucerna)    

Migrantes Andria: comunicare bene per aiutare chi è davvero nel bisogno

1 Febbraio 2021 - Andria - “Vieni e vedi”: il messaggio del Santo Padre Francesco per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è esattamente la maniera con cui la fede cristiana si esprime. “Gesù se ne andava per le città e i villaggi…” (Lc 8:1-3) e nel suo andare si fermava, si intratteneva con l’altro che incontrava. L’invito a “consumare le suole delle scarpe” è una risposta reale al contrasto dell’appiattimento in cui giornali fotocopia o notiziari tv e siti web stanno cadendo a causa della troppa sovraesposizione ad input che anestetizzano il lettore e non fanno altro che contribuire alla diseducazione delle coscienze. Bisogna invece incontrare le persone, cercare storie che meritano di essere raccontate per formare lettori critici per stimolare dibattiti sani. La professione giornalistica, e più in generale quella di comunicatore, al pari della professione degli avvocati e dei medici, è nella Costituzione. È bene ricordarlo. Leggere un buon articolo di giornale è una forma di studio e lo studio paga in tutti i sensi. Ogni giorno, nella mia esperienza di comunicatore, assieme ad operatori e volontari, cerchiamo di dare voce a chi non ne ha. Attraverso i canali social della nostra comunità, tramite i giornali locali, sia attraverso la comunicazione on line che quella off line, raccontiamo le storie degli uomini e delle donne che incontriamo, aiutiamo e curiamo. Raccontiamo la verità. Basta frequentare i luoghi in cui migranti, persone senza fissa dimora, giovani e meno giovani, in un periodo di buio della loro vita, cercano conforto e sostegno non solo economico, ma anche morale e spirituale (Casa Acc. S.M. Goretti e ufficio Migrantes della diocesi di Andria). Sono storie che passano anche attraverso i progetti sociali (la sartoria, l’orto, il ristorante sociale) sostenuti dalla nostra comunità “MigrantesLiberi”; sono storie tangibili i cui racconti vogliono “contagiare” tutti coloro che possono contribuire a fare del bene, ad essere parte attiva di una comunità che sa aiutare. Ecco, l’utilità della comunicazione al servizio dei più deboli. Non c’è vaccino per formare giornalisti coscienziosi e affamati di verità, ma c’è una cura: essere dalla parte dell’altro: guardare con la stessa lente per cogliere ogni sfumatura e raccontarla; essere strumento per mettere nelle mani dei lettori altrettanti strumenti, reali, atti a formare coscienze critiche e non coscienze assopite, pigre e ingannatrici. L’andare del Signore Gesù per le città e i villaggi ci ha insegnato che se non si indossano le stesse lenti (con la stessa gradazione) difficilmente si può vedere l’altro/a nella sua complessità. La pandemia ci ha travolto, ha dovuto metterci nella condizione di fare scelte talvolta impopolari: abbiamo avuto momenti di sconforto, soprattutto quando in concomitanza con il Natale abbondavano i pacchi di generi alimentari. Abbiamo dovuto gridare a gran voce, anche attraverso i giornali, che la fila dei nuovi poveri (genitori separati, disoccupati a causa della pandemia e, comunque, il ceto medio impoverito dalle conseguenze economiche del covid) hanno altre necessità: utenze da pagare, dispositivi per DAD, perché ad un figlio non si può negare un computer per studiare. Ecco, anche in questo caso, abbiamo dovuto raccontare le storie vere di coloro che sono provati da un tempo “sospeso” che ci richiama alla verità. Nulla sostituisce il vedere di persona. Ogni crisi profonda infatti, porta alla luce qualcosa di buono, perché cadono le idolatrie e la verità può manifestarsi nella sua trascinante nudità. Noi credenti in Cristo, possiamo ricostituire le piccole e silenziose comunità descritte negli Atti degli Apostoli. Essere veramente il lievito nella pasta e il granello di senape. Mettere in atto e pensare a un nuovo modo di servire i poveri e gli impoveriti: la carità e la solidarietà di prossimità, di condomino, di vicinato. Una carità / solidarietà che prende in carico le persone e le rende libere. Fedeli all’invito di Papa Francesco continueremo a consumare le suole delle nostre scarpe: sarà il nostro imperativo per aiutare chi è davvero nel bisogno e stimolare altri cristiani e non a stare dalla nostra stessa parte, quella della verità che aiuta. (Don Geremia Acri – Direttore Migrantes Andria)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.039 persone migranti sulle nostre coste

1 Febbraio 2021 - Roma - Sono 1.039 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 217 sono di nazionalità eritrea (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (125, 12%), Tunisia (79, 8%), Mali (75, 7%), Costa d’Avorio (66, 6%), Camerun (60, 6%), Sudan (59, 6%), Afghanistan (50, 5%), Egitto (22, 2%), Senegal (21, 2%) a cui si aggiungono 265 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Colombia: il Servizio gesuita ai rifugiati denuncia l’uso eccessivo della forza contro i migranti venezuelani alla frontiera del rio Arauca

1 Febbraio 2021 - Roma - Di fronte alle misure messe in atto dalle autorità colombiane per impedire l’ingresso irregolare di migranti venezuelani e all’allerta lanciata dalla comunità circa “l’uso eccessivo della forza, che ha portato al ribaltamento delle canoe che trasportano queste persone”, durante le operazioni condotta nei giorni scorsi sul rio Arauca, alla frontiera l’omonimo dipartimento colombiano e lo Stato venezuelano dell’Apure, il Servizio gesuita ai rifugiati di America Latina e Caraibi (Jrs Lac), condanna attraverso una nota le “azioni lesive della dignità umana” e chiede “la protezione dei diritti fondamentali dei popolazione di migranti e rifugiati”. In quest’ottica, “sollecita le autorità colombiane e regionali ad attuare misure globali per proteggere la vita e i diritti umani di tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità e status di immigrazione, con particolare attenzione alle aree di confine”. Si evidenzia la necessità di applicare i meccanismi di tutela dei diritti umani, ratificati anche dalla Colombia (tra cui la Dichiarazione di Cartagena), con particolare attenzione alla garanzia di accesso al territorio per chi gode dello status di rifugiato. I gesuiti fanno presente che quello tra Colombia e Venezuela è un “confine vivo”, connotato da una cultura condivisa che va al di là del confine territoriale tra Stati. “Dal riconoscimento di questo tessuto binazionale, vi invitiamo a rispettare queste dinamiche e a promuoverle nel rapporto reciproco degli Stati, per tutelare quell’interazione naturale, culturale e storica, che rappresenta l’identità degli abitanti della regione di confine”, prosegue la nota. Allo stesso modo, “invitiamo tutti gli uomini e le donne di confine a promuovere una cultura dell’ospitalità, ancorata alla memoria storica di un passato di convivenza e integrazione, superando le ferite e incontrandosi attraverso la riconciliazione e pratiche che promuovono una sana convivenza”, conclude il documento.  

Giornata Internazionale della Fratellanza Umana: Papa Francesco partecipa alla prima celebrazione

1 Febbraio 2021 - Città del Vaticano – Papa Francesco celebrerà la Giornata Internazionale della Fratellanza Umana giovedì 4 febbraio in un evento virtuale organizzato dallo Sceicco Mohammed Bin Zayed ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, con la partecipazione del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb; il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres e altre personalità. Nella medesima occasione, fa sapere oggi il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, verrà assegnato il Premio Zayed per la Fratellanza Umana che si ispira al Documento sulla Fratellanza Umana. L’incontro e la cerimonia di premiazione verranno trasmessi in streaming in diverse lingue dalle ore 14.30 da Vatican News, il portale di informazione multimediale della Santa Sede, e diffusi da Vatican Media. «Questa celebrazione risponde al chiaro invito rivolto da Papa Francesco a tutta l’umanità a costruire un presente di pace nell’incontro con l’altro», ha sottolineato il card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. «Nell’ottobre 2020, tale invito divenne ancora più ineludibile con l'Enciclica Fratelli tutti. Questi incontri sono un modo per realizzare un’amicizia sociale autentica, come ci ha chiesto il Santo Padre», ha aggiunto. La data non è una coincidenza. Il 4 febbraio 2019, nel corso del Viaggio Apostolico del Pontefice negli Emirati Arabi Uniti, il Papa e il Grande Imam di Al-Azhar (Il Cairo), Ahmad Al-Tayyeb, firmarono il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune. Il Papa e il Grande Imam hanno dedicato quasi un anno e mezzo alla stesura di questo Documento finché non ne hanno dato annuncio insieme durante una visita di così storica portata. Pochi mesi dopo è stato istituito l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana per tradurre le aspirazioni del Documento sulla Fratellanza Umana in impegni e azioni concrete, per promuovere la fraternità, la solidarietà, il rispetto e la comprensione reciproca, sottolinea la nota. L’Alto Comitato ha in programma di istituire una Casa Famiglia Abramitica, con una sinagoga, una chiesa e una moschea, sull’Isola Saadiyat ad Abu Dhabi. Ha costituito una giuria indipendente che riceve candidature al Premio Zayed per la Fratellanza Umana, selezionando i vincitori il cui lavoro si è distinto per l’impegno permanente a favore della fraternità umana. Papa Francesco ha esortato la Santa Sede a partecipare alla celebrazione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana sotto la guida del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Nell’edizione di gennaio del Video del Papa “Al servizio della Fraternità Umana”, il Papa ribadisce l’importanza di concentrarsi su ciò che è essenziale alla fede di tutte le fedi: adorare Dio ed amare il prossimo.  «La fratellanza ci induce ad aprirci al Padre di tutti e a vedere nell'altro un fratello, una sorella, a condividere la vita, a sostenerci reciprocamente, ad amare, a conoscere», sottolinea nel video Papa Francesco.    

Gesù, guariscimi!

1 Febbraio 2021 - Nel Vangelo di questa domenica, Marco ci fa conoscere il primo “gesto di potenza” attuato da Gesù, subito dopo la chiamata dei primi discepoli. Manifesta in questo modo cosa significa che il Regno di Dio è iniziato con la sua parola e la sua opera. Il passo del Deuteronomio, la prima lettura, parla della volontà di Dio di “suscitare” un profeta, al quale “gli porrò in bocca le mie parole”. L’ascolto del profeta diviene dunque l’ascolto di Dio. Siamo a Cafarnao, località sulle rive del lago di Galilea, luogo di frontiera del territorio di Erode Antipa, governatore della Galilea per conto dei romani. È sabato e Gesù, appena giunto nella città, là dove viveva Pietro, non va a cercare un luogo dove riposare, ma entra nella Sinagoga, e si mette a insegnare. “Insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”, leggiamo in Marco. Chi lo ascolta è attirato dal suo parlare, provoca meraviglia e stupore negli abitanti; inoltre “si rivela potente anche nelle opere”, afferma papa Francesco all’Angelus, recitato nella biblioteca del Palazzo apostolico, presenti un piccolo gruppo di ragazzi dell’Azione cattolica a conclusione del mese della pace. Il Vangelo di Marco richiama l’espressione del Deuteronomio, e ci propone l’autorità con cui parla e opera l’inviato di Dio. Ecco i due elementi caratteristici dell’azione di Gesù, dice il Papa: “la predicazione e l’opera taumaturgica di guarigione”. Marco evidenzia di più la parola; l’esorcismo “viene presentato a conferma della sua singolare autorità e del suo insegnamento. Gesù predica con autorità propria e non come gli scribi “che ripetevano tradizioni precedenti e leggi tramandate. Ripetevano parole, parole, parole, soltanto parole – come cantava la grande Mina – erano così: soltanto parole”. E curioso il fatto che Marco, pur evidenziando la forza della parola di Gesù, non ci porta a conoscenza un suo discorso, ma un suo atto, l’episodio di un esorcismo. Un uomo, ascoltate le parole del Signore, reagisce dicendo: che c’entri con noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? La parola di Gesù “è autorevole”, ci dice Francesco, e questo “tocca il cuore. L’insegnamento di Gesù ha la stessa autorità di Dio che parla; infatti, con un solo comando libera facilmente l’ossesso dal maligno e lo guarisce. Perché la sua parola opera quello che dice. Perché egli è il profeta definitivo”. Nella Sinagoga di Cafarnao non era l’uomo a parlare, ma il maligno. “La predicazione di Cristo è rivolta a sconfiggere il male presente nell’uomo e nel mondo, e punta direttamente contro il regno di Satana, lo mette in crisi e lo fa indietreggiare, lo obbliga ad uscire dal mondo”. Quell’uomo posseduto, dice Francesco, “raggiunto dal comando del Signore, viene liberato e trasformato in una nuova persona”. La predicazione di Gesù “appartiene a una logica opposta a quella del mondo e del maligno: le sue parole si rivelano come lo sconvolgimento di un ordine sbagliato di cose”. Totale estraneità tra Gesù e Satana: “sono su piani completamente diversi”, tra loro “nulla in comune; sono l’uno l’opposto all’altro”. E Francesco invita a ascoltare le autorevoli parole di Gesù: “tutti abbiamo dei problemi, tutti abbiamo peccati, tutti abbiamo delle malattie spirituali”. Chiediamo a Gesù: “guariscimi!”. Nel dopo Angelus, l’ascolto del messaggio di pace dei ragazzi dell’Acr e l’annuncio di una giornata mondiale dedicata ai nonni e agli anziani, la quarta domenica di luglio, in prossimità della ricorrenza dei santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù. “Lo Spirito Santo suscita ancora oggi negli anziani pensieri e parole di saggezza: la loro voce è preziosa perché canta le lodi di Dio e custodisce le radici dei popoli”. La vecchiaia è “un dono” e “i nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede”. Ma tante volte “sono dimenticati”. Importante che nonni e nipoti si incontrino: “è una ricchezza”. Cita Gioele, il Papa, per dire, “i nonni davanti ai nipoti sogneranno, avranno illusioni, grandi desideri, e i giovani, prendendo forza dai nonni, andranno avanti, profetizzeranno”. Dice questo alla vigilia della festa della presentazione di Gesù al tempio, 2 febbraio: “è la festa dell’incontro tra nonni e nipoti”. (Fabio Zavattaro – Sir)    

Mci Canton Lucerna: festeggia 10 anni di vita il Centro papa Giovanni di Emmenbrücke

29 Gennaio 2021 - Lucerna - Festeggia il suo decimo anno il Centro pastorale Papa Giovanni di Emmenbrucke nella Missione Cattolica Italiana del Canton Lucerna. Domenica prossima, 31 gennaio,  festa alla presenza del vescovo ausiliare della diocesi di Basilea, mons. Denis Theurillat che presiederà una celebrazione eucaristica. «Avremmo dovuto in questo mese di Gennaio 2021 omaggiare il nostro Centro Papa Giovanni (CPG) per l’opportunità che ci sta dando di incontrarci e di condividere tanti momenti fraterni e invece il Covid sta ancora bloccando tante nostre attività e in particolare la possibilità di celebrare comunitariamente questo decimo Giubileo di vita del nostro CPG», dice don Mimmo Basile alla guida della Missione Cattolica Italiana del Canton Lucerna. “Certamente anche se impossibilitati a festeggiare, non mancherà il ricordo insieme alle gioie e alle molteplici sofferenze che ci hanno accompagnato in questi anni”, spiega don Basile che ricorda l’impegno di tanti italiani per dare vita al Centro: “disponibilità concreta e gratuita a eseguire molti dei lavori del nascente Centro Papa Giovanni”. La storia della Missione Cattolica di Lingua Italiana nel Canton Lucerna prende avvio nel lontano  1894 con p. Giocondo da Vaglio, religioso cappuccino, che giunse a Lucerna «per prestare l’occorrente servizio spirituale agli operai italiani». La Missione Cattolica Italiana viene ufficialmente costituita nel 1962: l'attuale Mci del Canton Lucerna è nata nel 2011 dopo il raggruppamento delle Missioni Cattoliche Italiane di Emmenbrücke e di Lucerna. (Raffaele Iaria)