Primo Piano

Combattere contro il male

22 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - Prima domenica di Quaresima. Quaranta giorni, il tempo dell’attesa, della purificazione. Cifra simbolica: quaranta sono i giorni, e le notti, che Noè trascorre nell’arca durante il diluvio; quaranta i giorni che Mosè passa sul monte Sinai, per accogliere la legge e in questo tempo digiuna. Quaranta gli anni che il popolo di Israele impiega per raggiungere dall’Egitto la terra promessa: «un lungo periodo di formazione per diventare popolo di Dio» diceva Papa Benedetto XVI nella Quaresima del 2012. Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere il monte Oreb dove incontra Dio. Quaranta sono i giorni che Gesù trascorre nel deserto, il luogo del silenzio, e delle tentazioni. Il luogo dove Dio «parla al cuore dell’uomo», dove «sgorga la risposta della preghiera, cioè il deserto della solitudine, il cuore staccato da altre cose e solo in quella solitudine si apre alla Parola di Dio» afferma papa Francesco all’Angelus di ieri. Mercoledì le ceneri sul nostro capo, inizio della Quaresima, atto che ci ricorda come tutta la nostra esistenza è simile alla cenere, polvere che consuma sicurezze, orgoglio. Polvere come la sabbia del deserto. È nel deserto che Gesù «rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano», come leggiamo in Marco. Il deserto rappresenta la nostra vita, in un certo senso, con le sue difficoltà e le sue debolezze, con la nostra volontà di ascoltare e la nostra incapacità di resistere alle tentazioni. Il deserto è il luogo del silenzio, della povertà; il luogo dove l’uomo è solo, privato di tutto e bisognoso di tutto.  «Ma è anche il luogo della prova e della tentazione – dice Francesco – dove il tentatore, approfittando della fragilità e dei bisogni umani, insinua la sua voce menzognera, alternativa a quella di Dio, una voce alternativa che ti fa vedere un’altra strada, un’altra strada di inganno. Il tentatore seduce». È nel deserto che inizia il “duello” tra Gesù e il maligno che si concluderà con la Passione e la croce, dice il Papa: «tutto il ministero di Cristo è una lotta contro il Maligno nelle sue molteplici manifestazioni: guarigioni dalle malattie, esorcismi sugli indemoniati, perdono dei peccati. È una lotta». Luogo di morte il deserto, non c’è acqua, non si può coltivare nulla, non c’è vita, e forse viene meno anche la speranza. Eppure, è il luogo dove proprio l’essere privati di tutto porta ad affidarsi totalmente al Signore, diventando così il luogo del dialogo con Dio, come ci ricorda la liturgia. Ricorda il Papa: «nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia ma mai un dialogo». Anche nel deserto non c’è dialogo tra Gesù e il diavolo: questi fa tre proposte e Gesù «non risponde con le sue parole. Risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura». Mai dialogare con il tentatore, ribadisce Francesco, altrimenti saremo sconfitti: «non c’è dialogo possibile» con il tentatore. Così la morte sul Calvario non è la vittoria del diavolo, ma «l’ultimo deserto da attraversare per sconfiggere definitivamente Satana e liberare tutti noi dal suo potere. E così Gesù ha vinto nel deserto della morte per vincere nella Risurrezione», afferma il Papa che dice: «il nemico è lì accovacciato». Il deserto non è solo territorio presente in alcuni luoghi del mondo, è anche nella nostra vita quotidiana. Non luogo fisico, dunque, «ma dimensione esistenziale in cui fare silenzio, metterci in ascolto della parola di Dio, perché si compia in noi la vera conversione». Ci sono giornate in cui non siamo capaci di avvicinare l’altro, di tendere la mano a chi chiede il nostro aiuto. Ma è proprio in questo deserto che facciamo la prova dell’ascolto della parola di Dio, quando ci troviamo a rispondere alla domanda di fondo: che cosa conta davvero nella mia vita? «Gesù nel deserto ci ricorda che la vita del cristiano, sulle orme del Signore, è un combattimento contro lo spirito del male». Gesù ha vinto il male. «Dobbiamo essere consapevoli della presenza di questo nemico astuto», afferma il Papa, e dobbiamo «prepararci a difenderci da lui e a combatterlo”. La Pasqua «è la vittoria definitiva di Gesù contro il Maligno, contro il peccato e contro la morte». (Fabio Zavattaro - Sir)    

Acli: Emiliano Manfredonia è il nuovo presidente nazionale

22 Febbraio 2021 - Roma - Emiliano Manfredonia è il nuovo Presidente nazionale delle Acli. I delegati del XXVI Congresso nazionale lo hanno votato a larga maggioranza durante la 2° sessione dell’assise che si è svolta, a porte chiuse e nel rispetto delle norme anti covid, presso il Seraphicum di Roma e a distanza attraverso una piattaforma di voto online. Nato a Pisa nel 1975, Manfredonia è cooperatore sociale e vanta un lungo percorso nelle Acli che l’ha portato ad essere Presidente delle Acli di Pisa dal 2006 al 2012, anno in cui è invitato in Presidenza Nazionale con l’incarico Economia Civile e cooperazione Sociale. Dal 2016 è stato Vicepresidente vicario delle Acli e Presidente del Patronato Acli.  “Potere è prima di tutto un verbo: poter servire, poter fare, poter fare bene, cerchiamo di farlo tutti insieme per le nostre Acli e farle diventare Acli in movimento, in cammino, soprattutto verso le periferie esistenziali. – ha detto Manfredonia durante il suo primo saluto - Acli che corrono per ricucire fratture presenti nella società”.   

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.931 persone migranti sulle coste italiane

19 Febbraio 2021 - Roma - Sono 2.931 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 2.900 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 530 sono di nazionalità tunisina (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 9%), Costa d’Avorio (249, 9%), Eritrea (217, 7%), Algeria (172, 6%), Mali (129, 4%), Sudan (94, 3%), Bangladesh (83, 3%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 2%) a cui si aggiungono 1.063 persone (36%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni aggiornato a questa mattina.  

Parlare a cuore aperto

19 Febbraio 2021 - Loreto - «Ma tu non ti confessi mai?» faccio un giorno al mio unico confratello, a bruciapelo. Mi risponde con un’occhiata un po’ incattivita. Come se mi fossi avventurato incautamente nell’intimior intimo meo. «Ma no! – gli ribatto – Non la confessione sacramentale, cosa tua sacrosanta, ma dire quello che ti sta a cuore. Quello che in fondo ti fa male. O che ti fa star male». Ogni tanto parler vrai direbbero i francesi. Parlare a cuore aperto. Dialogare. Non chiudersi in un mutismo che non sappia condividere, preso dai propri pensieri. Senza dimenticare che «quando lanci le frecce della verità – come esorta un proverbio arabo – intingi sempre la punta nel miele». Il 2020 è stato l'anno del Dialogo per la nostra congregazione scalabriniana. Senz’altro questo comincia a germogliare in noi stessi, tra di noi, coltivato nel proprio hortus conclusus. «Devi essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo» raccomanda un indimenticato leader indiano. Un giovane ex-confratello ci sorprendeva, invece, per l’entusiasmo disinvolto nel confessare le persone, facendolo alla domenica fino a qualche istante prima della sua Messa. Ciò ci interrogava: «Ha uno strano piacere di confessare gli altri, però lui non si confessa mai, non si apre mai, non parla mai di sé…». Ricordo che una congregazione francese aveva prodotto una suggestiva immagine o un segnalibro, che ti trovavi sempre tra le mani. Vi stava scritto «Questi sono i nostri valori» e giù un elenco di qualità spirituali o non. Altrettanti segnali stradali sul cammino delle differenti comunità. Nel nostro segnalibro si potrebbe scorrere: Dialogo – al primo posto – Empatia, Spirito di humour e chissà quante altre sfaccettature di un carisma in cui la perfezione è un cammino, e non un fine. E dove la novità e la sorpresa dell’altro sono di casa. Per dialogare bisogna trovarsi in tre. Non solamente a due, in comunità. Lo vedo qui e altrove. Il dialogo a due arriva spesso a un binario morto. Ognuno rischia di restare seduto, anzi paralizzato sulle proprie posizioni. La presenza di un terzo missionario, anche solamente per fare comunità, sarebbe particolarmente salutare. Sorge per incanto, tra l’altro, il senso di bene comune, e non quello dell’ognuno per sé. L’anno del Dialogo dovrebbe anche stimolare incontri e formazioni per l’area europea, arenata in secche preoccupanti, da qualche tempo. Le nostre diocesi o servizi pastorali vari, invece, si sono lanciati nel dialogo a distanza via ZOOM, che si rivela una realtà sorprendente. Lanciati alla grande. E poi, il tempo per dialogare. La cultura zulu ha messo in campo una tecnica chiamata indaba, il parlare su un argomento spinoso, e questo per ore e ore. Riprendendolo in volte successive. Perché lo scopo è arrivare a un punto di incontro, mai a una rottura. Ricordo come il sinodo dei vescovi anglicani, che si riunisce ogni dieci anni, tempo fa avesse adottato proprio la tecnica zulu dell’indaba per le sue discussioni più ardue. Da noi invece quando si profila il tempo dell'incontro, dello scambio e del dialogo: «Ma il sorriso dov'é mai ti é scappato?» mi é sfuggito l’ultima volta, vedendo volti tesi, già in anticipo, per questo tempo di scambio. Per dialogare bisogna sapersi svuotare. Lo faccio fare ai ragazzi a scuola, per introdurli in una dinamica interculturale. Quando chiedo di farmi tutti un vero bel respiro e subito, con la faccia rossa, si riempiono i polmoni per poi sbuffare. No, è proprio il contrario. In Estremo Oriente – dove si é affinata una plurimillenaria sapienza del respiro – si comincia per svuotarsi il più possibile. Il primo movimento è la kenosi. E preciso loro che una persona piena di sé non avrà nulla da accogliere, nulla da ascoltare dagli altri. Nessun dialogo. Svuotarsi di sé: grande lezione a livello fisico, psichico e spirituale. «Deve solo sciogliersi un po’» mi confidava qualcuno che lo conosceva bene, parlando del nuovo parroco. Serio, preciso, pedagogo. Ma troppo ingessato, inquadrato. Coltivare allora lo spirito di humour, soprattutto su sé stessi. L’arte del relativizzarsi, di non prendersi troppo sul serio. E la trovo una dote squisitamente scalabriniana, aiuta il dialogo. E, per questo, da parte mia, a volte, con la fisarmonica mi faccio artista di strada. Paradossale, ma attraverso la musica faccio vivere la Fratelli tutti! e un bel senso di comunione... in fondo tutte ottime vitamine per il dialogo. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)  

Istat: più sposi stranieri al Centro e al Nord

19 Febbraio 2021 - Roma - La quota dei matrimoni con almeno uno sposo straniero è notoriamente più elevata nelle aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere, cioè al Nord e al Centro. Lo rileva il Report “Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e divorzi – 2019” dell'Istat. In queste due aree del Paese quasi un matrimonio su quattro ha almeno uno sposo straniero mentre nel Mezzogiorno questa tipologia di matrimoni è circa del 10%. A livello regionale in cima alla graduatoria vi sono la provincia autonoma di Bolzano (32,4%), la Toscana (28,1%), l’Umbria (26,8%) e la Lombardia (25,3%). Tutte le regioni del Mezzogiorno si trovano sotto la media nazionale.  

Istat: quasi due matrimoni su 10 con almeno uno sposo straniero

19 Febbraio 2021 - Roma - Nel 2019 sono state celebrate 34.185 nozze con almeno uno sposo straniero, valore sempre in aumento negli ultimi 5 anni. Questa tipologia di matrimoni riguarda quasi due matrimoni su 10 (il 18,6% del totale dei matrimoni). Il dato è stato fornito dall’Istat nel report “Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e divorzi – 2019”. I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a oltre 24 mila nel 2019 e rappresentano la parte più consistente (70,7%) dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Nelle coppie miste la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (17.924, pari al 9,7% delle celebrazioni a livello nazionale nel 2019). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.243, il 3,4% del totale delle spose. Le cittadinanze coinvolte sono molto diverse a seconda della tipologia di coppia considerata, sottolinea l’Istituto statistico italiano. Gli uomini italiani che nel 2019 hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 17,0% dei casi una moglie rumena, nel 14,0% un’ucraina, nel 6,5% una brasiliana e nel 6,3% una russa. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero, invece, hanno più spesso sposi con cittadinanza marocchina (15,2%) o albanese (9,7%). Il nostro Paese esercita un’attrazione per numerosi cittadini provenienti soprattutto da paesi a sviluppo avanzato che scelgono l’Italia come luogo di celebrazione delle nozze. I casi in cui entrambi gli sposi sono stranieri sono 10.018 (il 5,4% dei matrimoni totali). Se si considerano solo quelli in cui almeno uno degli sposi è residente in Italia, il totale è pari a 5.924 nozze. Considerando i matrimoni di sposi entrambi stranieri in cui almeno uno è residente in Italia, quelli più diffusi sono tra rumeni (1.462 nel 2019, pari al 24,7% dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), seguono quelli tra nigeriani (799 pari al 13,5%) e ucraini (487 pari a 8,2%). Le ragioni di questi diversi comportamenti nuziali vanno ricercate, verosimilmente, nei progetti migratori e nelle caratteristiche culturali proprie delle diverse comunità oltre che nella connotazione maschile o femminile che le collettività presentano. In molti casi i cittadini immigrati si sposano nel paese di origine e i coniugi affrontano insieme l’esperienza migratoria, oppure si ricongiungono nel nostro Paese quando uno dei due si è stabilizzato. Mettendo a confronto alcune tra le principali cittadinanze residenti in Italia colpisce, infatti, come cambi la distribuzione per tipologia di coppia, sottolinea l’Istat: nel caso delle cittadinanze ucraina, russa, polacca e brasiliana si tratta in larghissima parte di matrimoni tra donne straniere e uomini italiani. Situazione opposta si riscontra nel caso, ad esempio, della cittadinanza marocchina dove a primeggiare sono nettamente i matrimoni tra sposi stranieri e spose italiane. La quota di matrimoni con sposi entrambi stranieri contraddistingue i cittadini nigeriani e, in misura minore, peruviani e cinesi. Infine, i matrimoni che coinvolgono i cittadini albanesi mostrano una maggiore equidistribuzione tra le varie tipologie.  

Covid-19: migranti burundesi bloccati nel Sud Kivu per la chiusura del confine

19 Febbraio 2021 -

Kinshasa – “A causa dell'isolamento per la lotta al Covid-19, attualmente nel villaggio di Katogota osserviamo la chiusura dei confini. Quindi è impossibile per gli immigrati burundesi che si trovano nel nostro villaggio tornare nel loro Paese” afferma una nota dell’organizzazione umanitaria ACMEJ, che opera in questo villaggio del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), al confine col Burundi.

Gli espatriati burundesi sono arrivati nella RDC per visitare parenti e amici, altri per cercare un lavoro, altri ancora fuggono dall'insicurezza nel loro Paese. Al momento - riferisce l’agenzia Fides - alcuni sono ospitati dalle famiglie d’accoglienza, altri stanno in case prese in affitto. Si moltiplicano però i conflitti tra la popolazione di Katogota e gli immigrati che non possono più permettersi di pagare l’affitto della casa, mentre alcuni di loro sono diventati un pesante fardello per le famiglie che li ospitano.

Anche il centro medico locale che non ha i mezzi economici per garantire cure gratuite, si è lamentato di essere sopraffatto dalla situazione degli immigrati burundesi affetti da diverse malattie che non sono in grado di sostenere le spese mediche. I burundesi hanno bisogno urgente di aiuti umanitari soprattutto per i bambini che continuano ad ammalarsi. È quindi altamente auspicabile e urgente che le organizzazioni umanitarie inviino aiuti agli immigrati in difficoltà, in primis medicinali e assistenza medica.

"Auspichiamo che i governi del Burundi e della RDC guidino una discussione bilaterale per la riapertura delle frontiere, nel rispetto delle misure di barriera contro il Covid-19. Ciò consentirebbe a questi immigrati di tornare a casa e la situazione della comunità di Katogota potrebbe alleggerirsi” conclude l’ACMEJ. 

Italiani nel mondo: oggi e domani incontro sulla mobilità italiana in Europa

19 Febbraio 2021 -

Trento – "Mobilità e migrazioni all’interno dei confini dell’Europa": questo il tema di un incontro che si svolgerà oggi e domani in modalità online, promosso da UNAIE (Unione Nazionale delle Associazioni degli Immigrati e degli Emigrati) e EZA (Europäisches Zentrum für Arbeitnehmerfragen – Centro europeo per le questioni dei lavoratori) ed organizzata dall’Associazione Trentini nel Mondo.

Si partirà dalla realtà dell’Italia e del Trentino per approfondire poi quelle di Francia, Germania e Svezia con gli interventi di Alberto Tafner, Luciano Rocchetti, Lara Olivetti, Delfina Licata, Edith Pichler e Frederic Spagnoli. Sabato mattina, a partire dalle ore 09.00, il focus sarà posto sull’est europeo, con l’attenzione rivolta in particolare alla Rotta balcanica, via di emigrazione da qualche mese tristemente al centro delle cronache per la drammaticità delle condizioni affrontate da chi cerca, lungo questa strada, una fuga verso un futuro migliore. Interverranno Irina Diana Mădroane, Gyorgy Laitaj, Rumen Valchev e  Caterina Ghobert. Seguirà una Tavola rotonda, che metterà a confronto le esperienze di lavoratori italiani impegnati in diversi paesi europei: Luca Endrizzi (Francia), Giada Pellegrin (Lussemburgo), Elisabetta Zontini (Regno Unito), Paolo Bastiani (Regno Unito).La conclusioni saranno affidate a Vittorino Rodaro.

Vangelo Migrante (I domenica di Quaresima Vangelo Mc 1,12-15)

18 Febbraio 2021 - Chinando il capo nel Rito delle Ceneri abbiamo preso coscienza ad un tempo della nostra fragilità e della necessità di riscoprire che non siamo solo bisognosi di cose ma che abbiamo sempre bisogno di imparare a desiderare Dio. La carità silenziosa, il digiuno e la preghiera ci accompagneranno per quaranta giorni in un cammino che giunge alla promessa pasquale e passa da noi stessi e dai fratelli. Non un tempo di rinuncia o di tristezza, fine a se stesse ma un tempo di trepidazione e di feconda attesa: spegnere delle cose per accenderne altre, rinunciare a qualcosa per fare posto a qualcos’altro. Il viaggio scandito da 5 domeniche, muove riprendendo le prime battute del Vangelo di Marco: nel giardino di pietre che è il deserto, Gesù vince il vecchio sguardo sulle cose (le tentazioni) e semina occhi nuovi sulla storia e sul reale: “convertitevi e credete al Vangelo!” Anche lui ha dovuto affrontare la partita decisiva: che tipo di Messia sarà? Quello venuto per essere servito o per servire? Per avere, salire, comandare o per scendere, avvicinarsi, offrire? Il primo di tutti i comandamenti è un decreto di libertà: scegliere! E Gesù sceglie ciò che costruisce e fa crescere la Sua vita e quella degli uomini in umanità e dignità. Questo è il disegno che Dio ha compiuto nel Figlio: “il tempo è compiuto!” Gesù Resiste, e in quei quaranta giorni la pietraia intorno a Lui si popola. Dai sassi emerge una fioritura di creature. Da quando Gesù lo ha abitato, non c’è più deserto che non sia benedetto da Dio. Dove passa Lui la vita germoglia e rimette al mondo persone disgregate e ferite. Un’energia trasformativa risanante cova tra le pietre di ogni nostra tristezza, come una buona notizia: “il Regno di Dio è vicino!” È in atto una nuova convivenza con Dio e fra gli uomini. All’inizio di Quaresima queste parole non sono una ingiunzione ma una promessa. Perché ciò che converte il cuore dell’uomo non è mai un dovere ma è sempre una promessa. Quale? Quella che Gesù racchiude dentro la primavera di una parola nuova, la parola generatrice di tutto il suo messaggio: “il Regno di Dio è vicino!”. Una nuova convivenza. Appunto.  (p. Gaetano Saracino)    

Migrazioni e pregiudizi: lunedì incontro all’Istituto di Cultura di Berlino

18 Febbraio 2021 - Berlino - Migrazioni e pregiudizi: questo il tema dell'incontro ch si svolgerà, online,  lunedì 22 febbraio alle 18 promosso dall'Istituto di Cultura di Berlino in collaborazione con il Com.It.Es di Berlino . Durante la serata si rifletterà sulla percezione e sulla conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi rispetto al migrante italiano, sui dati e sulla narrazione del passato e del presente della mobilità italiana con occhio di riguardo alla Germania come meta di destinazione. Alla serata interverranno Delfina Licata della Fondazione Migrantes), curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, Edith Pichler (Universität Potsdam) e Luciana Degano (PMG) autrici dei due saggi su pregiudizi e stereotipi in Germania. I lavori saranno moderati da Andrea Dernbach e possono essere seguiti cliccando a questo >>>link.  

“Al cuore della missione: quando l’arte incontra la fede”: gli artisti raccontano la loro esperienza

19 Febbraio 2021 - Roma - C’è feeling tra arte e missione? Si può comunicare la fede attraverso l’arte? Questo è l’interrogativo che si pongono le suore missionarie Scalabriniane che hanno partecipato a una iniziativa del giornale missionario online “Terra e Missione”, oggi 18 febbraio. Si tratta di un evento che si terrà nel corso della puntata della rubrica live “Al cuore della missione”, che sarà trasmessa in diretta streaming alle ore 19, sulla pagina Facebook Terra e Missione. Tra i protagonisti: Massimiliano Bertuzzi, scultore appassionato alla forgiatura del ferro, e Alessandro Rametta, scultore e maestro del metallo, che per le suore missionarie Scalabriniane hanno realizzato nel 2020 l’opera d’arte di un candelabro che rappresenta il mondo, ora esposta nel Duomo di Piacenza; Fabrizio Coniglio, attore e regista, noto al grande pubblico per la recente partecipazione alla fiction “L’allieva”, che ha preparato uno spettacolo teatrale insieme alle missionarie Scalabriniane; Miho Imazato, cantante lirica giapponese, che per la congregazione ha animato il coro “Le Valigie musicali”. Una puntata dunque interamente dedicata all’arte che, nelle sue diverse forme, da sempre ha manifestato la sua continua capacità di espandere le menti e i cuori degli artisti ma anche dei suoi fruitori e contemplatori, portandoli con cammini diversi al senso più profondo della vita, che trova il suo compimento in Dio. In questo modo si rivela la grande missione dell’arte: toccare i cuori, rivelare l’infinito, ispirare le persone, ridare loro dignità affinché possano svolgere al meglio la loro missione. “Ringraziamo Terra e Missione per aver voluto dare questa insolita chiave di lettura della nostra opera missionaria – spiega suor Milva Caro, superiora della Provincia San Giuseppe delle suore scalabriniane – L’arte è un modo per avvicinarsi a Cristo e alla spiritualità e rafforza il nostro carisma di suore ‘con la valigia’, perché con un messaggio artistico, con una musica, con una scultura, con un dipinto, con il teatro, è possibile creare un messaggio universale capace di coinvolgere tutti. E’ un messaggio senza frontiere”.

Scoprirsi italiani…in America: un incontro oggi pomeriggio

18 Febbraio 2021 - Roma - Secondo appuntamento sul Turismo delle radici, dedicato agli Stati Uniti, organizzato dall’Osservatorio (ORI) e dall’Associazione AsSud, oggi pomeriggio alle 17 in modalità online. Il webinar, dal titolo che riprende la ricerca “Scoprirsi italiani: i viaggi delle radici in Italia”, potrà essere seguito in diretta sulla pagina Facebook “ORI Osservatorio delle Radici Italiane”. Il Turismo delle Radici interessa potenzialmente un bacino stimato tra i 60 e 80 milioni di discendenti degli emigrati italiani nel mondo, che risiedono soprattutto nelle Americhe, in Sud Africa, in Australia e nei Paesi europei. Non si tratta di semplici viaggiatori: il turista delle radici è soprattutto “ambasciatore” dei territori che custodisce nella sua storia familiare. Durante l'incontro si parlerà di questa particolare forma di turismo, con un focus sugli USA, con Giovanni de Vita del MAECI (Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Domenico Bellantone (Consigliere Ambasciata Italiana negli Usa), Fabio Finotti (Direttore Istituto di Cultura di New York), Fucsia Nissoli (parlamentare Eletta nella Circoscrizione Estero America Settentrionale e Centrale), Luigi Scaglione (Coord. Consulte regionali dell’emigrazione), Umberto Mucci (Presidente We the Italians). A coordinare e stimolare il dibattito, i componenti dell’Osservatorio Marina Gabrieli, Riccardo Giumelli, Delfina Licata e Giuseppe Sommario. Il webinar si inserisce in una ricerca su scala globale del turismo delle radici, intrapresa dall’Osservatorio stesso con la collaborazione del MAECI e della DGIT (Direzione generale per gli italiani all’estero). Capire quali sono le aspettative su questo tema, quali iniziative potranno essere intraprese, come costruire la domanda di turismo delle radici sono solo alcuni dei temi di discussione con i relatori.

Migrantes Torino: il 24 la presentazione di “Rifugio diffuso”

18 Febbraio 2021 - Torino - Un «ponte» tra la comunità e l’autonomia. Un «ponte» che rassicura, ma al tempo stesso stimola a quell’autonomia e quell’integrazione che sono il cuore e l’obiettivo di ogni accoglienza. Questo «ponte» sono state e saranno le famiglie, le coppie, i singoli che si metteranno a disposizione per il progetto «Rifugio diffuso» che il Comune di Torino con la Pastorale Migranti (Migrantes) porta avanti da anni e che il 24 febbraio intende rilanciare con una serata on line di presentazione e testimonianze. Il progetto di accoglienza di un rifugiato nella propria casa (con supporto economico e accompagnamento) può durare da 6 a 12 mesi ed è finalizzato ad offrire alla persona la testimonianza di una vita che non ha i ritmi e i sostegni (ma neanche i limiti) di una comunità. «Abbiamo una trentina di posti», spiega Miriam Carretta dell'Ufficio Migrantes, «per persone dalle provenienze e dalle storie più diverse. Negli anni abbiamo visto che per molti si instaura con chi accoglie un legame di affetto che non si esaurisce con la fine del progetto e che resta a testimonianza preziosa di come l’accoglienza sia un arricchimento reciproco». Accoglienza in casa e non assistenzialismo, affetto e relazione che comunque non s’improvvisano ma si costruiscono anche con la formazione, per questo all’incontro per chi aderisce, sono previsti appuntamenti di orientamento «anche perché», prosegue, «non facciamo abbinamenti casuali, ma si cerca di far ‘incontrare’ il più possibile esigenze e caratteristiche di chi accoglie e di chi è accolto». Gli inserimenti inizieranno in primavera. Per partecipare all’incontro è sufficiente collegarsi sul canale YouTube dell’Ufficio Pastorale Migranti alle 20.30. Informazioni: rifugiodiffuso@upmtorino.it . (F.BEL.)  

Immigrati e rifugiati: Draghi punta sull’Europa

18 Febbraio 2021 - Roma - Nel suo discorso al Senato, per il voto di fiducia, il neo presidente del Consiglio, Mario Draghi ha affrontato il tema dei flussi migratori limitandosi a indicare gli indirizzi di fondo: la spinosa questione dei rimpatri associata ai diritti dei rifugiati. Sul dossier «la risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità delle istituzioni europee», considera il premier, ricordando che «l’Italia, appoggiata da alcuni Paesi mediterranei, propone un meccanismo obbligatorio di redistribuzione dei migranti pro-quota».  

Rosario per l’Italia: oggi preghiera con mons. Tisi

17 Febbraio 2021 - Trento - Questa sera, mercoledì 17 febbraio, alle ore 21 su Tv2000 (canale 28 del digitale terreste) verrà trasmesso dal santuario di Montagnaga di Piné il Rosario per l’Italia, guidato dall’arcivescovo i Trento, mons.  Lauro Tisi. La preghiera, che viene mandata in onda settimanalmente dal canale televisivo della Chiesa italiana in questo periodo di emergenza sanitaria, farà dunque tappa in Trentino in uno dei luoghi più cari ai fedeli. La recita del Rosario, presieduto dall’arcivescovo, sarà guidata da don Piero Rattin, rettore del Santuario. Le decine di “Ave Maria” saranno invece proclamate da persone impegnate in prima linea in questo momento di pandemia: il primo mistero sarà recitato con l’aiuto di un barelliere, il secondo da un’animatrice religiosa di una RSA, il terzo da un cappellano d’ospedale, il quarto da una dottoressa, il quinto da un seminarista. Prima della benedizione finale, l’arcivescovo reciterà la supplica davanti all’immagine della Madonna.  

Perù: centinaia di migranti provenienti dal Brasile bloccati alla frontiera

17 Febbraio 2021 - Puerto Maldonado - Il Vicario Apostolico di Puerto Maldonado ha rivolto un appello alle autorità governative per quanto accade alla frontiera con il Brasile: dopo l'arrivo di più di 300 migranti, nella maggioranza provenienti da Haiti, il ponte che segna il passaggio di frontiera fra Acre (Brasile) e Madre de Dios (Perù) è diventato luogo di una vera emergenza sociale e sanitaria, dovuta alla chiusura per legge stabilita dalle misure sanitarie. «Riteniamo che si debba fornire una soluzione immediata a questa situazione per evitare che si scateni un grave conflitto sociale» ha sottolineato il Vicariato nel suo comunicato pubblicato sui social network e sui media locali, e ripreso oggi dall'agenzia Fides: «I nostri operatori pastorali al confine tra Brasile e Perù riferiscono che attualmente ci sono circa 380 migranti, per lo più haitiani, ma provenienti anche da Senegal, Burkina Faso, Pakistan, Bangladesh e India, che devono entrare in Perù per andare nella regione di Tumbes, al confine con l'Ecuador, e da lì raggiungere le rispettive destinazioni». «Tra i migranti ci sono donne incinte, minori e donne che allattano con i loro figli – prosegue il testo -. Infatti, domenica 14 febbraio, il comune brasiliano di Assis, ha inviato un'equipe medica per verificare lo stato di salute dei più vulnerabili alla frontiera e curare i casi che ne avevano bisogno». A Iñapari (Perù) il governo regionale di Madre de Dios dispone delle infrastrutture necessarie «per sottoporre tutti i migranti al test PCR molecolare e, in questo modo, garantire che questa azione umanitaria venga svolta con successo senza mettere a rischio la salute pubblica nazionale». Da qui l'esortazione alle autorità governative regionali e nazionali, e soprattutto la Cancelleria della Repubblica, a trovare la formula che consenta di rispondere immediatamente a questa emergenza, evitando un grave conflitto sociale che si aggiunge ai gravi problemi che già abbiamo".  

Viminale: da inizio anno sbarcate 2.486 persone migranti sulle coste italiane

17 Febbraio 2021 - Roma - Sono 2.486 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 334 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (254, 10%), Costa d’Avorio (249, 10%), Eritrea (217, 9%), Mali (129, 5%), Algeria (125, 5%), Sudan (94, 4%), Bangladesh (83, 3%), Afghanistan (76, 3%), Camerun (64, 3%) a cui si aggiungono 861 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina.  

Piaghe del presente e orizzonti di Resurrezione

17 Febbraio 2021 - Roma - La Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) pubblica oggi, sul proprio sito e sul sito dell’Ufficio per le comunicazioni sociali, il Sussidio pastorale per la Quaresima, dal titolo “Piaghe del presente e orizzonti di Resurrezione”. Il testo segue un racconto tra le “stazioni della croce” nell’oggi. È un viaggio tra le piaghe per rintracciare le orme luminose: malattia, morte, lutto, solitudine, emarginazione, povertà, assenza di lavoro… Il tutto scelto tra titoli attuali, di recente diffusione, disponibili sulle principali piattaforme in streaming come pure in home video. Obiettivo del testo, è raccontare gli affanni della quotidianità – i nostri affanni – segnati da debolezze, discese e risalite, per ricordare che Cristo è con noi, è vicino alla nostra umanità sofferente, piegata e piagata. La sua presenza è invito a guardare oltre la croce, oltre il sepolcro. L’occhio diventa, allora, specchio della conversione interiore e appello a non fermarsi nella ricerca della luce che dà pace. Buon cammino di Quaresima! (Vincenzo Corrado)

Draghi: sfida il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo

17 Febbraio 2021 - 17 Febbraio 2021 - Roma – Una sfida del nuovo Governo sarà «il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva». Lo ha detto questa mattina il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, nel discorso sulla fiducia al Senato. Per Draghi «cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».  

Le Ceneri ci liberano dalle scorie

17 Febbraio 2021 - Ceneri. Di questi tempi, così difficili, di ceneri ne abbiamo viste tante e subite ancora di più. Sono andate in cenere le relazioni normali dell’ossatura del nostro quotidiano. Sono andati in cenere i programmi custoditi dentro di sé: di lavoro, di crescita, di conoscenza. Abbiamo visto scorrere davanti ai nostri occhi attoniti bare su bare per andare ad incenerirsi. Ancora una volta ceneri. I giovani si vedono privati del consueto ritmo scolastico e perfino la scuola diventa un luogo agognato. Ceneri sul loro presente e sul loro futuro. E oggi dovremmo ricevere, come di tradizione per dei credenti, ancora delle Ceneri? Siamo sicuri che il Covid-19 non abbia intaccato, quanto meno per paura, la nostra psiche? Eppure, proprio sì. Oggi le Ceneri possono e devono scendere sul nostro capo e, soprattutto, scendere dentro di noi. Potremmo asserire che di penitenza con il lockdown ne abbiamo avuta abbastanza. Non sarebbe, in fin dei conti, neppure sbagliato… Le Ceneri però che danno inizio al percorso quaresimale, posseggono un’altra valenza, molto precisa e, in fin dei conti, autenticamente gioiosa. Quel cumuletto di ceneri che il sacerdote benedice non sono solo un richiamo ad un inizio, ci donano già la prospettiva del traguardo che ci viene, gratuitamente, donato. Infatti sono il sedimento dell’ulivo che, nella Domenica delle Palme abbiamo agitato festosamente, inneggiando al Cristo Signore che entrava in Gerusalemme: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, Osanna al Figlio di David! L’ulivo è segno di pace, la colomba lo portò nel becco a Noè e noi sappiamo che l’Altissimo giurò a se stesso che mai più il diluvio, cioè la catastrofe universale, avrebbe colpito l’umanità. L’ulivo è segno della fecondità della terra ma anche del popolo di Israele che rimane fedele all’alleanza, rimane saldo e produce frutto. Certo l’oliva deve lasciarsi spremere, torchiare per produrre quell’olio che per noi è vita, è balsamo di ogni ferita. Perché allora proprio bruciare quei rami? Non è semplicemente per conservarli, la fantasia umana è capace di escogitare mille e un modo di conservazione. Bruciare non significa annientare, come non si annienta un corpo nella cremazione. Non significa distruggere e perciò colpire con la dissoluzione. Bruciare e incenerire significa passare al fuoco che purifica, che libera dalle scorie. Infatti quando quella cenere scende sul nostro capo l’invito è gioioso, sotteso quel canto dell’ingresso del Signore nella Santa Città di Gerusalemme: “Convertiti e credi al Vangelo”. Rivolgiti a Lui, passando di cenere in cenere, con tutta l’umanità ma non lasciandoti deprimere o annichilire ma volgendo il cuore e lo sguardo oltre, portando dentro Colui che, alla fine del cammino quaresimale, riconosceremo come il Signore Risorto. Allora nulla sarà vano e non saremo ridotti a nulla: le nostre relazioni, per quanto limitate, acquisteranno forza ed energia, i nostri giovani ritroveranno la molla interiore per sfidare ogni difficoltà, i nostri anziani sapranno sorridere e ammonire: guarda più in là, guarda oltre. Non è un paradosso per eliminare i problemi, fingere di non volerli vedere e prenderli in considerazione. È segno grande di vita, non quello della Fenice che nella mitologia rinasce riproponendosi in piena vitalità. Il segno è quello Re vittorioso che, proprio nel segno cinerino, ci fa intravvedere la vita, la gioia della Pasqua, il Volto di Colui che è Risorto e cammina con noi. Basta riconoscerne l’invito: “Convertiti e credi nel Vangelo”. (Cristiana Dobner – Sir)