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Migrantes Catania: celebrata la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone
Catania – Ne giorni scorsi è stata promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di persone, con la celebrazione eucaristica presso la Parrocchia Divina Maternità della B.V.M. in Cibali, presieduta dal parroco don Gianluca Giacona.
Alla celebrazione erano presenti alcuni rappresentanti della comunità cingalese e Tamil dello Sri Lanka, della comunità polacca etnea, oltre a buon numero di fedeli italiani.
Nell’omelia tenuta dal diacono don Giuseppe Cannizzo, direttore dell'Ufficio Migrantes è stata messa in evidenza l’importanza della Giornata contro la Tratta di esseri umani, che ricorre l'8 febbraio, giorno della memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, suora di origine sudanese che portò per tutta la sua vita 144 cicatrici che le avevano prodotto a seguito delle violenze subite, dopo essere stata rapita e fatta schiava quando aveva circa nove anni. Canonizzata in piazza San Pietro il 1° ottobre 2000 fra danze e ritmati canti africani è divenuta il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la Tratta.
I brani proposti nella celebrazione liturgica (Dt 10,17-19; Mc 10,25-37) hanno ricordato che il Signore rende giustizia ai forestieri, insieme alle vedove, agli orfani del popolo, soccorre l’uomo percosso e umiliato. Inoltre è stato ricordato come la Chiesa nella sua azione pastorale è chiamata a smascherare e denunciare i crimini legati al traffico delle persone e prodigarsi a diffondere uno spirito di giustizia. La Tratta di persone, ha concluso, il direttore Migrantes, è da intendersi come un delitto contro l’umanità, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, e tocca le persone più vulnerabili: donne, bambini, disabili, poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale, e quanti sono vittime della “cultura dello scarto”, come spesso insegna papa Francesco.
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Migrantes Sicilia: un webinar su Mediterraneo e Balcani
Agrigento - Rotta del Mediterraneo centrale e rotta balcanica: vie percorse dalle migrazioni forzate, entrambe teatro di tragedie, violenze, sfruttamento, e morte. Il Mediterraneo continua ad essere via d’acqua per i viaggi della speranza e tomba liquida, per i tanti naufragi che nel 2020 e già nel 2021 si sono verificati. Nel corso dell’anno sulle coste della Sicilia sono arrivati 34.154 immigrati e richiedenti asilo, ma quasi 12.000 persone sarebbero state intercettate e riportate in Libia, con violazione patente delle norme del diritto internazionale.
Lungo la rotta balcanica, i respingimenti a catena – spesso violenti - e a ritroso dai confini di Croazia, Slovenia, Italia verso la Bosnia impediscono l’accesso all’Europa, calpestando i più elementari diritti umani e violando il diritto internazionale. Diverse testate giornalistiche (in prima linea Avvenire) hanno prodotto inequivocabile documentazione fotografica delle violenze perpetrate dalla polizia croata. La mancanza di una gestione oculata degli arrivi (che continuano ormai da decenni e che non termineranno tanto presto) e di prospettive politiche di governo dei flussi hanno fatto sì che l’accoglienza dei nuovi arrivati presenti aspetti altamente problematici, con l’aggravante delle criticità legate alla pandemia. Centri di accoglienza per la quarantena di grandi dimensioni, dove si sono trovati a convivere in promiscuità decine di immigrati (anche 50-80 minori), hanno riscontrato problemi interni e sul territorio. Tutto questo favorisce reazioni di insofferenza e di intolleranza nei cittadini, che – “sollecitati” da interessi politici a carattere populista - hanno protestato in varie occasioni invocando la chiusura dei centri nei loro territori e determinando la volontà delle amministrazioni di localizzare le strutture dell’accoglienza lontano dai centri abitati.
In tutto questo, un monito viene dall’Enciclica “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Pur presentando un orizzonte con i caratteri dell’utopia, Papa Francesco richiama ad azioni mirate e puntuali, ed invita ad intervenire con una buona politica, indicandola come “vocazione altissima, una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”.
Non si può pensare la pace sociale senza un’accoglienza inclusiva, rispettosa dei diritti e della dignità di quanti bussano alle porte dell’Italia e dell’Europa. Intervengono, dopo i saluti del card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire; Gianfranco Schiavone dell’ASGI; don Valter Milocco, Migrantes Gorizia; Alessandra Sciurba, Univ. di Palermo; Mario Affronti, Direttore Regionale Migrantes Sicilia; Maurizio Ambrosini, Sociologo dell’ Univ. Statale di Milano e mons. Antonio Staglianò, Vescovo delegato Migrantes Sicilia. (Migrantes Sicilia)