Primo Piano

MCI Germania-Scandinavia: domani la presentazione del Rim in occasione del 70° anni del “Corriere d’Italia”

8 Febbraio 2021 - Francoforte – Settant’anni fa usciva il primo numero del “Corriere d’Italia”, da sempre vicino agli italiani in Germania, sui temi del lavoro, scuola, politica, rapporti con l’amministrazione pubblica e la Chiesa. Per fotografare il contesto sociale degli italiani che negli ultimi anni si sono trasferiti in Germania, il “Corriere d’Italia” si è rivolto allo studio più autorevole, il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) della Fondazione Migrantes. E come primo appuntamento dei festeggiamenti il 9 febbraio sarà presentato lo studio sul canale YouTube del Corriere d’Italia, sul sito della testata e sul sito del Festival della Migrazione. L’incontro sarà aperto dall’introduzione del Direttore Generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis seguita da una relazione della curatrice del Rim Delfina Licata e dall’intervento di Edith Pichler che da anni, per il Rapporto Italiani nel Mondo, segue la realtà migratoria italiana in terra tedesca. Sono previsti anche i saluti del Delegato nazionali delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia ed editore del Corriere d’Italia p. Tobia Bassanelli e della direttrice del giornale Licia Linardi. A moderare il lavoro Paola Colombo, responsabile dell’ufficio Udep della Delegazione.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.758 persone migranti sulle coste italiani

8 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 1.758 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 276 sono di nazionalità tunisina (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Eritrea (217, 12%), Costa d’Avorio (207, 12%), Guinea (199, 11%), Mali (98, 5%), Algeria (96, 5%), Sudan (72, 4%), Camerun (63, 4%), Afghanistan (50, 3%), Egitto (47, 3%) a cui si aggiungono 433 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

 

Scalabriniane: importante il ruolo delle donne contro lo sfruttamento

8 Febbraio 2021 - Roma - «Chi sfrutta gli esseri umani agisce contro la vita. Chi partecipa a questo traffico e violenta i sogni e i pensieri degli altri è complice di un peccato contro l’umanità intera. Oggi per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta siamo tutte impegnate per far sentire la nostra voce contro chi non chiude gli occhi». A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane, congregazione che sin dalla sua fondazione si occupa dell’assistenza ai migranti. Il Comitato internazionale della Giornata mondiale, coordinato da Talitha Kum, la rete della vita consacrata contro la tratta di persone dell’Uisg, l’Unione internazionale delle superiore generali, in partenariato con la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale, Caritas internationalis, l’Unione mondiale delle Organizzazioni femminile cattoliche, il Movimento dei focolari e tante altre organizzazioni, hanno organizzato per l’occasione una maratona di preghiera in cinque lingue. Tra i momenti più attesi, alle 13.40, il messaggio video di Papa Francesco che ha istituito nel 2015 la Giornata mondiale. Sui social sarà possibile sostenere la campagna all’indirizzo #PrayAgainstTrafficking. «Le donne nella lotta alla tratta rivestono un ruolo importante – aggiunge suor Neusa – Sono alla base di un impegno economico continuo e costante per rafforzare la famiglia e le comunità. Il lavoro umile e dignitoso delle donne può aiutare a battere questo crimine orribile. Noi congregazioni religiose, nelle diverse frontiere del mondo, ci stiamo impegnando a sviluppare progetti di microcredito a favore di uno sviluppo economico locale proprio per dare uno dei segni che la lotta alla tratta è possibile.  Moltissime donne stanno partecipando anche alle iniziative poste in essere dalla Congregazione delle Scalabriniane, proprio per garantirsi un futuro basato sulle loro aspettative e sui loro sogni positivi. Sosteniamo e partecipiamo a questa iniziativa perché crediamo che tutti insieme possiamo far sentire la nostra voce, una maggioranza silenziosa contro l’odio e la violenza – aggiunge suor Neusa – Continuiamo a pregare per le vittime di questa strage silente, per le istituzioni perché inseriscano la lotta alla tratta tra le priorità di intervento, per i criminali affinché si ravvedano e capiscano che la loro è una azione senza alcun futuro».

Papa Francesco: appello in favore dei minori migranti non accompagnati

8 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - Desidero rivolgere un appello in favore dei minori migranti non accompagnati. Sono tanti! Purtroppo, tra coloro che per vari motivi sono costretti a lasciare la propria patria, ci sono sempre decine di bambini e ragazzi soli, senza la famiglia ed esposti a molti pericoli. In questi giorni, mi è stata segnalata la drammatica situazione di quelli che si trovano sulla cosiddetta “rotta balcanica”. Ma ce ne sono in tutte le “rotte”. Facciamo in modo che a queste creature fragili e indifese non manchino la doverosa cura e canali umanitari preferenziali.  

Papa Francesco: lavorare per “un’economia che non favorisca traffici ignobili”

8 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - Oggi, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese che conobbe le umiliazioni e le sofferenze della schiavitù, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Quest’anno - ha detto ieri papa Francesco dopo la preghiera mariana dell'Angelus - l’obiettivo è «lavorare per un’economia che non favorisca, nemmeno indirettamente, questi traffici ignobili, cioè un’economia che non faccia mai dell’uomo e della donna una merce, un oggetto, ma sempre il fine. Il servizio all’uomo, alla donna, ma non usarli come merce». «Chiediamo a Santa Giuseppina Bakhita che ci aiuti in questo", ha pregato il Papa.  

Gesù ci guarisce

8 Febbraio 2021 - Città del Vaticano - La gente in fila non sapeva bene cosa ci fosse dietro la porta della casa di Simone e Andrea, ma certo aveva riposto in quel luogo la speranza, tanto da portare malati e indemoniati. Perché? Di fronte alle sofferenze che sfigurano il volto delle persone, al dolore cui non sappiamo dare una risposta, alla malattia che ci vede impotenti, siamo assaliti da interrogativi, rifiutiamo ogni sorta di giustificazione, e alla fine chiediamo a Dio: perché? Giobbe, è la prima lettura, chiede a Dio di ricordarsi che ha una responsabilità di fronte all’uomo e alla sua sofferenza: «i miei giorni svaniscono senza un filo di speranza». È un soffio la vita, così di fronte alle avversità ecco il grido di ribellione: perché. Papa Francesco torna ad affacciarsi per l’Angelus – «un’altra volta in piazza» – e commenta il brano di Marco, la guarigione della suocera di Pietro. Se è vero che la vita degli uomini è dura, e lo vediamo soprattutto in questi tempi difficili, la pandemia, dove i più colpiti sono tanti, soprattutto i più poveri, è altrettanto vero, come mostra la giornata di Cafarnao di Gesù, che dal Vangelo troviamo la forza, l’energia per andare avanti. Gesù guarisce le persone malate, ferite. «La voce di Giobbe, che risuona nella Liturgia odierna, ancora una volta – dice il Papa – si fa interprete della nostra condizione umana, così alta nella dignità e nello stesso tempo così fragile. Di fronte a questa realtà, sempre sorge nel cuore la domanda: perché?”. È la prima guarigione raccontata da Marco, ma vediamo il modo con cui viene raccontata dall’evangelista. Gesù non parla, non risponde a domande o suppliche che sicuramente gli avranno fatto nella casa di Cafarnao, neppure una preghiera, ma compie un semplice gesto. La donna è febbricitante a letto: «si avvicinò, la fece alzare prendendola per mano”, leggiamo in Marco. Dice Francesco: “c’è tanta dolcezza in questo semplice atto, che sembra quasi naturale: la febbre la lasciò ed ella li serviva. Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa – e questo è significativo, è segno di vera salute». Gesù agisce, non risponde con le parole, ma con i fatti, “con una presenza d’amore”, si china e prende la mano, dice il Papa. «Chinarsi per far rialzare l’altro. Non dimentichiamo che l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto in basso è quando tu tendi la mano per aiutarla a sollevarsi. Questa è la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa. Il Figlio di Dio manifesta la sua Signoria non ‘dall’alto in basso’, non a distanza, ma chinandosi, tendendo la mano; manifesta la sua Signoria nella vicinanza, nella tenerezza e nella compassione. Vicinanza, tenerezza, compassione sono lo stile di Dio». Il Vangelo ci dice anche che non solo la suocera di Pietro, ma anche altre persone, in attesa davanti la porta, sono state guarite in quella prima giornata a Cafarnao. Viene spontaneo pensare alle tantissime persone colpite dalla guerra, dalla fame, dall’indifferenza, che vagano cercando una porta cui bussare, e che molto spesso resta chiusa. Ricorda il Papa la tragedia di tanti minori migranti «esposti a molti pericoli» lungo la cosiddetta rotta balcanica, o le altre rotte: «facciamo in modo che a queste creature fragili e indifese non manchino la doverosa cura e canali umanitari preferenziali». Ricorda ancora la drammatica situazione del Myanmar, e parla di “inverno demografico” invitando a non chiudere le porte di fronte alla vita, per una «nuova primavera di bambini e bambine». Ma torniamo a quella sera a Cafarnao. La gente in fila non sapeva bene cosa ci fosse dietro la porta della casa di Simone e Andrea, ma certo aveva riposto in quel luogo la speranza, tanto da portare malati e indemoniati. Gesù guarisce mostrando così «la sua predilezione per le persone sofferenti nel corpo e nello spirito». I discepoli sono stati testimoni oculari, hanno visto  «e poi lo hanno testimoniato». Non spettatori perché Gesù  «li ha coinvolti, li ha inviati, ha dato anche a loro il potere di guarire i malati e scacciare i demoni». Prendersi cura dei malati per la Chiesa non è una “attività opzionale. Non è qualcosa di accessorio. Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù. E questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente». (Fabi Zavattaro) ​    

Migrantes: viaggio in Niger

8 Febbraio 2021 -

Niamey - «La Chiesa è viva se c’è la carità. In Niger come altrove». Mons. Laurent Lompo, arcivescovo di Niamey, lo ripete più volte durante l’incontro tenutosi nella capitale del Paese africano a fine gennaio con una delegazione della Conferenza episcopale italiana composta dal vice-presidente e vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, dal vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, dal direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e da Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes). Lo scambio tra Chiese sorelle s’inserisce nel solco della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Mons. Lompo fa strada nel suo ufficio nell’arcivescovado della città, chiude a chiave una porta di ferro alle spalle: teme sequestri in un Paese sempre più soffocato da gruppi terroristici che premono alle sue frontiere. Mostra una fotografia incorniciata di padre Luigi Maccalli, rapito nel settembre 2018 in Niger al confine con il Burkina Faso e liberato nell’ottobre 2020 in Mali: «Il ruolo dell’ambasciatore italiano in Niger, Marco Prencipe, è stato decisivo», spiega. E agli ospiti giunti dall’Italia dice «grazie per essere venuti, aver sfidato il virus e l’insicurezza». Lo fa anche a nome delle centinaia di persone, tantissimi i bambini, che hanno riempito poche ore prima la cattedrale di Niamey per la messa del 31 gennaio, concelebrata in un clima di festa da monsignor Raspanti, dal vescovo Prastaro e da don De Robertis. Ci troviamo in uno degli Stati più poveri del mondo: all’ultimo posto per livello di sviluppo umano (fonte Nazioni Unite, 2020), registra una speranza di vita di 62,4 anni. Dopo la crisi libica del 2011 e le politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea che hanno interessato la regione a partire dal 2015, si è ritrovato ad accogliere tra il 2016 e il 2019 oltre un milione di persone. Tra loro anche i rifugiati evacuati dalla Libia – in attesa di essere reinsediati in Europa e tratti in salvo tramite vie legali da quella che il vescovo Prastaro chiama la «porta dell’Inferno» – migranti di altri Paesi africani “bloccati” dalla legge nigerina 36/2015 di contrasto ai flussi, e migliaia di sfollati interni in fuga dai villaggi nelle zone di confine con Nigeria, Mali e Burkina Faso a causa degli attacchi terroristici di gruppi jihadisti e di Boko Haram. Tra chi opera per migliorare le condizioni di vita di queste persone c’è la Chiesa cattolica. La comunità in Niger supera di poco i 40mila fedeli (su 22 milioni di abitanti) per una ventina di parrocchie riunite in due diocesi (Niamey e Maradi, al confine con la Nigeria). Negli ultimi mesi diversi sacerdoti sono stati allontanati dalle proprie parrocchie per motivi di sicurezza, lasciandone tre “scoperte”. Il lavoro della Chiesa è quotidiano e si concentra in particolare sull’educazione dei più giovani. «Nelle nostre due diocesi gestiamo 34 scuole, dalle materne alle superiori – continua monsignor Lompo –. Il fabbisogno però è superiore alla nostra capacità. In un Paese che registra un tasso di analfabetismo dell’80%, dobbiamo puntare sugli studi professionali per insegnare ai ragazzi un lavoro e offrire loro una prospettiva all’interno del Paese. Inoltre è prioritaria la formazione e la qualifica degli insegnanti. Nel 2030 il Niger conterà 50 milioni di abitanti: i giovani sono già il nostro avvenire e la Chiesa si domanda come dare loro un futuro». Un futuro che è incerto per le migliaia di persone che hanno alle spalle un’esperienza migratoria: coloro che sono stati espulsi da Algeria, Libia, Ciad, Sudan, Nigeria e che possono “scegliere” se essere rimpatriati o tentare di ricostruirsi una vita in Niger. È di loro che si occupa il servizio pastorale migrante coordinato da padre Mauro Armanino, sul campo da quasi dieci anni. «Per colpa dell’Europa il migrante è sempre più visto con sospetto, criminalizzato – ricorda Armanino accogliendo la delegazione –. Noi invece rispettiamo le loro scelte e non li consideriamo come vittime, perché le vittime fanno pietà e diventano strumento di controllo». Oltre all’ascolto i migranti accolti trovano assistenza medica, cibo, vestiti e supporto sia per chi decide di tornare nel proprio Paese sia per chi vuole restare, con percorsi di integrazione basati su formazione e lavoro. È così che sono stati accolti 1.263 migranti nel 2019 e 749 nel 2020: «Il nostro è un lavoro politico. Con il vertice de La Valletta del 2015, l’Ue ha scelto di bloccare in questo Paese il flusso dei migranti e questo ha creato panico. Noi vogliamo restare fedeli alla convinzione che tutti dovremmo essere “liberi di partire, liberi di restare” e ci battiamo affinché questo diritto venga rispettato». In Niger come altrove. (Duccio Fachini – Manuela Valsecchi)

Giornata contro la Tratta: maratona di preghiera online per un mondo senza sfruttamento

8 Febbraio 2021 - Roma - Quello lanciato in occasione della VII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, che si celebrerà lunedì prossimo, 8 febbraio, è un invito «a moltiplicare e promuovere nuove esperienze economiche che contrastino ogni forma di sfruttamento. Una data importante, in cui ricorre la memoria liturgica di santa Bakhita, la schiava divenuta santa e simbolo universale dell'impegno della Chiesa contro la schiavitù». Il Comitato internazionale della Giornata mondiale, coordinato da Talitha Kum, la rete della vita consacrata contro la tratta di persone dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, in partenariato con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, Caritas Internationalis, l'Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, il Movimento dei Focolari e tante altre organizzazioni impegnate a livello locale, ha organizzato per l'occasione una maratona di preghiera. Durante la diretta verrà trasmesso un messaggio di Papa Francesco. Dall'Oceania alle Americhe, scandendo i diversi fusi orari, si avrà un momento di preghiera online “condiviso”. La maratona di preghiera, che verrà trasmessa dalle 10 alle 17 (in diretta streaming sul canale YouTube della Giornata mondiale (www.youtube.com/c/preghieracontrotratta) con traduzioni in cinque lingue, attraverserà le diverse aree del pianeta per accendere i riflettori e sensibilizzare l'opinione pubblica su una delle principali cause della tratta di persone, il modello economico dominante, i cui limiti e contraddizioni sono acuiti dalla pandemia di Covid-19. «Con The Economy of Francesco - afferma suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Talitha Kum -, il Santo Padre ha chiesto alla Chiesa di fermarsi sulla riflessione del modello economico dominante e di trovare percorsi alternativi. Ci siamo trovati perfettamente in sintonia, in quanto la tratta di persone è parte integrante di un'economia di esclusione, dove le regole del mercato stanno distruggendo i valori portanti della convivenza umana, basati sul rispetto della dignità ma anche sulla tutela dell'ambiente. Il modello economico dominante è una delle principali cause strutturali della tratta di persone nel nostro mondo globalizzato. Attraverso questa Giornata, tracciamo insieme un cammino di riflessione per un'economia che promuova la vita e un lavoro dignitoso per tutti».  

Viminale: da inizio anno sbarcate 1.587 persone migranti sulle nostre coste

5 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 1.587 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Dei quasi 1.600 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (158, 10%), Costa d’Avorio (157, 10%), Tunisia (133, 8%), Algeria (96, 6%), Mali (82, 5%), Camerun (62, 4%), Sudan (59, 4%), Afghanistan (50, 3%), Senegal (23, 1%) a cui si aggiungono 550 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

La doppia sfida degli imprenditori stranieri

5 Febbraio 2021 -

Milano - Tornare nel Paese di origine per mettere a frutto quello che si è imparato in Italia, o per realizzare un’idea rimasta troppo a lungo nel limbo delle buone intenzioni. Oppure mettere alla prova il proprio spirito imprenditoriale sul mercato italiano. Sono le aspirazioni di molti migranti di origine africana, che hanno trovato una sponda in un programma di formazione e mentoring finanziato dalla Commissione Europea all’interno del progetto Bite ( Building Integration Through Entrepreneurship) e realizzato in Italia da Etimos Foundation in collaborazione con Fondazione Ismu e E4Impact. Si va da chi vuole aprire in Italia un fast food di prodotti africani a chi punta ad avviare una residenza per anziani in Camerun, un allevamento di pollame in Burkina Faso, o infine importare dal Senegal anacardi biologici prodotti dall’azienda di famiglia. Ma per dare gambe a queste idee bisogna acquisire una capacità imprenditoriale, conoscere le normative, districarsi nei meandri della burocrazia. Ai candidati selezionati è stata offerta la possibilità di partecipare a corsi di formazione a Milano e Padova, grazie ai quali hanno imparato a formulare un business plan e ad acquisire le competenze necessarie sotto la guida di esperti che li hanno accompagnati passo dopo passo a costruire un trampolino da cui spiccare il salto nel mondo dell’ intrapresa. «Sono molti i migranti di origine africana residenti in Italia da lungo tempo che associano uno spirito imprenditoriale a una grande determinazione e possono diventare incubatori di lavoro, qui o nei Paesi di origine, dove molti vorrebbero tornare per contribuire allo sviluppo delle loro terre – spiega Marco Santori, presidente di Etimos Foundation –. I corsi che abbiamo organizzato, della durata di un anno e mezzo, hanno rappresentato per loro una sorta di 'scuola d’impresa' che ha offerto conoscenze ed expertise per dare solidità alle aspirazioni che li animano». (G. Paolucci - Avvenire)

Migrantes Andria: economia senza tratta di persone

5 Febbraio 2021 - Andria - Lunedì 8 febbraio si celebrerà la VII Giornata Mondiale contro la tratta di persone. La scelta di questo giorno non è casuale: è il giorno in cui ricorre la memoria liturgica di san Bakhita, la schiava nera divenuta santa. Suora canossiana di origine sudanese, rappresenta il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta. La sua è una di quelle vite la cui storia è diventata un inno alla speranza che consola. Santa Giuseppina Bakhita, nata nel 1868 in Darfur ha tragicamente trascorso i primi anni della sua esistenza in una condizione di schiavitù. Rapita e fatta schiava quando aveva circa 9 anni, tra il 1877 e il 1882 passò da un padrone all'altro, costretta a sopportare atroci sofferenze.  Di questa crudeltà ha portato, impresse nel corpo e nella mente, 144 cicatrici. La Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone 2021 accende i riflettori su una delle principali cause della tratta di persone: il modello economico dominante, i cui limiti e contraddizioni sono acuiti dalla pandemia COVID-19. La tratta di persone è parte integrante di “questa economia”: le persone vittime della tratta come “merci” sono inserite negli ingranaggi di una globalizzazione governata dalla speculazione finanziaria e dalla concorrenza “sottocosto”. Serve quindi una visione “strutturale e globale” della tratta per scardinare tutti quei meccanismi perversi che alimentano l’offerta e la domanda di “persone da sfruttare”, perché è il cuore dell’intera economia ad essere malato. Un aforisma attribuito ad Oscar Wilde afferma che il cinico è colui che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente, ebbene questa economia sembra dominata dal cinismo: con riferimento a merci, servizi e persone, non solo il mercato fa il prezzo, ma cosa ancora più drammatica è il prezzo che ne determina il valore. Di questa logica è vittima la stessa impresa che dai mercati finanziari è valutata sempre più dal prezzo delle azioni e non dal valore aggiunto creato dal suo capitale umano. La tratta quindi è la punta di un iceberg, è lo specchio ingranditore di un malessere dovuto ad un neoliberismo imperante fondato su una (falsa) idea di libertà economica in cui ogni istanza etica, sociale e politica risulta estranea e di ostacolo. Al contrario, un’economia senza tratta è un’economia che valorizza e ha cura dell’essere umano e della natura, che include e non sfrutta i più vulnerabili. In questa prospettiva il Comitato Internazionale della Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone partecipa a “The economy of Francesco”: il grande movimento di giovani economisti, imprenditori e changemakers di tutto il mondo chiamati da Papa Francesco a condividere idee e progettare iniziative per la promozione dello sviluppo umano integrale e sostenibile, nello spirito di Francesco. “Oggi come ieri - afferma Papa Francesco -, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto, di calpestare la sua dignità. La schiavitù è la nostra in-degnità, perché toglie la dignità a tutti noi”. Il traffico di esseri umani frutta alle organizzazioni criminali un fiume di soldi e per questo è inarrestabile. Noi non possiamo restare indifferenti, dobbiamo agire informandoci. È importante fare rete con associazioni, istituzioni e persone per lavorare all’unisono nella promozione di una cultura reale di fraternità. Nella diocesi di Andria lunedì 8 Febbraio alle ore 18:30 presso la chiesa parrocchiale San Nicola di Mira celebrazione dell'Eucaristia in ricordo delle vittime di tratta e alle 20:30 a #Mezzoracon ospite Francesco Piobbichi (operatore di Mediterranea Hope e disegnatore sociale che con le sue matite colorate racconta la sofferenza dei migranti). La diretta streaming sarà visibile sulle pagine facebook di Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria e della Comunità Migrantesliberi. (Don Geremia Acri - Direttore Migrantes Andria)    

Ecuador: le scalabriniane creano la “strada dell’accoglienza”

5 Febbraio 2021 - Roma - In Ecuador si sostengono i migranti venezuelani grazie alla “strada dell’accoglienza”. In Venezuela, la crisi politica, economica e sociale sta costringendo migliaia di persone alla fuga e l’Ecuador è un Paese di transito per chi voglia arrivare in Perù e Cile, luoghi dove ritengono di poter trovare maggiori opportunità. Il Venezuela vive in una situazione politica particolarmente complessa: la presidenza di Nicolas Maduro è contestata da Juan Guaidò e migliaia sono i migranti che passano attraverso le trochas, le scorciatoie, i cammini che attraversano la Colombia per arrivare in Ecuador. Partendo da qui le Suore Scalabriniane hanno creato una “strada dell’assistenza” con una casa che è stata inaugurata questo mese e un’altra che aprirà a marzo. Si tratta di un percorso che in  Ecuador è composto dai “Centri di cura integrata”, luoghi che accolgono i migranti nel percorso verso Quito, la capitale e le altre province dell’Ecuador alla frontiera del Perù. Il viaggio solca l’itinerario ecuadoriano che passa lungo la Panamericana, la strada che dall’Alaska porta fino a Usuhaia, nel picco più a Sud dell’Argentina. In Ecuador i punti di questa “strada dell’accoglienza” sono tre: uno è il centro di accoglienza di Tulcàn (la ‘Casa del Camminante’) che aprirà a marzo, proprio al confine con la Colombia. Poi, a 3 ore di distanza, c’è il centro di Ibarra (con la ‘Casa del Cristo Pellegrino’) e da lì, con altre tre ore di viaggio, il centro nella Provincia di Santo Domingo (il Centro di cura integrale ‘Gesù della Divina Provvidenza’) inaugurato il primo febbraio. “Il nostro lavoro è molteplice – dice suor Leda Reis, missionaria scalabriniana in Ecuador, responsabile e coordinatrice delle case – Prima di tutto cerchiamo di aiutare i migranti facendo da tramite con l’ambasciata e il consolato per sistemare la loro documentazione, ma non è spesso un compito facile perché proprio quei migranti fuggono da uno Stato che non li riconosce. Poi li aiutiamo cercando di avviare percorsi di integrazione, puntando alla loro formazione e alla loro valorizzazione”. “E’ un centro di cura integrale, non si trattano di mere case d’accoglienza perché vogliamo aiutare l’essere umano nel suo tutto e non solo come numeri – aggiunge suor Leda - Ecco perché vogliamo potenziarli nella loro capacità e dignità di essere famiglia e nel loro essere costruttori, anche se invisibili, di politiche di pace. Lavoriamo in squadra, anche con persone professioniste che collaborano con le istituzioni per la loro protezione, per dare loro strumenti per vivere e per far partecipare ai programmi di mediocredito”.  

Migrantes Forlì-Bertinoro: oggi webinar sulla rotta balcanica

5 Febbraio 2021 - Forlì - Continua l’emergenza umanitaria dei migranti ospitati nei numerosi campi profughi dei paesi della Rotta Balcanica occidentale, resa ancor più pressante e grave dal vasto incendio del 23 dicembre 2020 dell’ormai ex campo di Lipa, nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, a pochi chilometri dal confine con la Croazia. Per il peggioramento delle condizioni meteorologiche, proprie dell’inverno e della posizione in montagna del sito, si stima che un migliaio di migranti, per lo più afghani, siriani ed iracheni in fuga da conflitti bellici pluridecennali, sono allo sbando in mezzo ai monti alla ricerca di rifugi improvvisati od ospitati in tende di fortuna montate nello stesso luogo dall’esercito bosniaco fra le proteste della popolazione locale. Le condizioni igieniche sono disastrose, mancano elettricità, acqua corrente, servizi igienici con relative fogne, cibo, legna per riscaldarsi, indumenti e scarpe per le persone fra cui anche bambini, il tutto in mezzo al fango e gelo del terreno su cui sorge il campo. A questa catastrofe umanitaria (peraltro altri campi profughi sulla stessa rotta, distribuiti in diversi Paesi, soprattutto in Grecia, si trovano pressoché nelle stesse condizioni) si aggiungono i respingimenti violenti e le riammissioni a catena attuati dai militari di frontiera di Croazia e Slovenia, impegnati a far rispettare i confini della “civile” Europa, ancora incapace di costruire un sistema condiviso di accoglienza, tutela della vita e dei diritti delle persone in transito e dei richiedenti asilo. Prendendo a cuore il monito di Papa Francesco “nessuno può rimanere indifferente alle tragedie umane che continuano a consumarsi in diverse regioni del mondo”, gli uffici Migrantes, Caritas, Missioni e Pastorale Sociale della Chiesa della Diocesi di Forlì-Bertinoro hanno organizzato un focus di conoscenza e approfondimento del fenomeno che sta avvenendo, non solo da adesso ma già da più anni, sulla Rotta Balcanica, la prima per numero di migranti che arrivano in Europa. E’ doveroso interrogarsi su quanto sta accadendo riguardo a tale drammatica crisi umanitaria, peraltro a noi vicina, e sulle persistenti debolezze e mancanze dell’Unione Europea nelle politiche migratorie, nonché capire quali azioni di solidarietà concreta siano possibili nelle situazione attuale e quali aiuti economici e/o materiali sia possibile inviare attraverso le Associazioni che già operano nei campi migranti della Bosnia, in primis a Lipa (Caritas Italiana, Croce Rossa e IPSIA-ACLI). Per questi intendimenti oggi 5 febbraio  alle ore 18,30 Walter Neri, direttore Migrantes, dialogherà con Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e con Silvia Maraone di IPSIA-ACLI, esperta di Balcani e coordinatrice di progetti in Bosnia-Erzegovina. (Walter Neri, responsabile Servizio diocesano Migrantes Forlì-Bertinoro)

Oltre cento minori migranti portati in salvo sulla Ocean Viking

5 Febbraio 2021 -

Roma - Dopo i 121 migranti recuperati all'alba di ieri da un'imbarcazione in difficoltà, a distanza di poche ore la nave di Sos Mediterranee è intervenuta in un secondo soccorso, prendendo a bordo altre 116 persone da un gommone strapieno e in pericolo; tra loro presenti anche 9 bambini al di sotto dei 12 anni.

Va ricordato che gli attivisti di Alarmphone nelle ore precedenti ai salvataggi avevano diramato gli allarmi per entrambe le imbarcazioni alla deriva. Ma il velivolo Moonbird della ong tedesca SeaWatch ha lanciato un altro allarme ancora, segnalando la presenza di altre 5 imbarcazioni in avaria.​

Vangelo Migrante: V domenica del Tempo ordinario (Vangelo Mc 1,29-39)

4 Febbraio 2021 - Gesù esce dalla sinagoga e va nella casa di Simone: inizia la Chiesa. Inizia attorno ad una persona fragile, malata: “la suocera di Simone era a letto con la febbre”. Gesù la prende per mano, la solleva, la libera e lei, non più imbrigliata dentro i suoi problemi, può occuparsi della felicità degli altri: “ed ella li serviva”. La vera guarigione genera l’atteggiamento di servizio, che fa passare la persona da uno stato di paralisi a una disponibilità sollecita e pronta. È sempre questa la prima e più rilevante vittoria sul male che affligge il mondo. Un miracolo dimesso, poco vistoso, senza neppure una parola da parte di Gesù, eppure ci ispira a credere che lo spazio di Dio, il luogo dove atterra la sua potenza, è tutto l’uomo, anche i suoi limiti. Dopo il tramonto del sole, finito il sabato con i suoi divieti (proibito anche visitare gli ammalati) tutto il dolore di Cafarnao si riversa alla porta della casa di Simone. È l’umanità che raggiunge Gesù in piedi, sulla soglia, tra la casa dove Lui è e la strada dove loro vivono: luogo fisico e luogo dell’anima, il luogo dove Dio incontra ogni uomo, in tensione tra certezze (le sue fatiche, i dolori) e speranze (di guarigione, di salvezza). Da quell’abbraccio scaturiscono le guarigioni, preludio di una nuova creazione, operata da Dio in Gesù e raccontata al ritmo della Genesi: ‘e fu sera e fu mattino …’. Un mattino che da lì a poco Gesù inizia con la preghiera: “al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito, si ritirò in luogo deserto e là pregava”. Pur assediato, sa inventare spazi. Di notte! Quegli spazi segreti che danno salute all’anima, a tu per tu con Dio. Simone lo insegue, con ansia; lo raggiunge e interrompe la preghiera: “tutti ti cercano”. E Gesù non si sottrae alla richiesta ma, mostrando che Lui non è nato per fermarsi ma per camminare, risponde: “andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là: per questo infatti sono venuto!”. Il ‘tutti’ di Pietro, come il nostro, non coincidono con il ‘tutti’ di Dio. Non certo perché Dio nasconda qualcosa; ma perché noi non siamo portati a guardare ‘altrove’. Per questo, ‘emigrare’ è anche un moto dello Spirito! (p. Gaetano Saracino)      

Migrantes Rossano-Cariati: le iniziative per la Giornata contro la Tratta di persone

4 Febbraio 2021 - Rossano - Crisi umanitarie, condizioni climatiche avverse, povertà, violenza familiare, emarginazione, mancanza di istruzione, conflitti, condizionano le persone costringendole ad abbandonare i luoghi di origine per poter vivere. Questi nostri fratelli, che sono milioni, finiscono nelle mani dei trafficanti che li privano dei loro più elementari diritti e vengono ridotti in schiavitù. Tra questi, donne e bambini rappresentano quelli più vulnerabili ed esposti allo sfruttamento. Anche la diocesi  di Rossano-Cariati celebra, nei giorni 7 e 8 febbraio 2021, la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita nella memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana di origine sudanese, divenuta simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta degli esseri umani e promossa dalla rete internazionale Talithà kum, istituita da Papa Francesco nel 2015. Domenica 7 febbraio, nella parrocchia di santa Teresa Gesù Bambino, area urbana Rossano, oltre a vivere la preghiera prevista per la Giornata, verrà esposta la reliquia ex ossibus della santa Bakhita, arrivata dal santuario di Schio dove è deposta Santa Giuseppina Bakhita. Nell’occasione verranno ricordate alcune vittime di tratta che hanno perso la vita nella nostra Diocesi. Il tema scelto quest’anno è “Economia senza tratta di persone, con riferimento agli ultimi appelli per un'economia giusta lanciati da Papa Francesco”. Nel manifesto della Giornata viene raffigurata “La tratta di persone che è parte integrante di “questa economia”: le persone vittime della tratta come “merci” sono inserite negli ingranaggi di una globalizzazione governata dalla speculazione finanziaria e dalla concorrenza “sottocosto””. «Serve quindi una visione “strutturale e globale” della tratta per scardinare tutti queimeccanismi perversi che alimentano l’offerta e la domanda di “persone da sfruttare”, perché è il cuore dell’intera economia ad essere malato». Se queste sono le condizioni, ben venga il grande movimento di giovani economisti, imprenditori che, da tutto il mondo, chiamati da Papa Francesco, vogliono condividere idee e progettare iniziative per la promozione dello sviluppo umano integrale e sostenibile nello spirito di Francesco. «Dobbiamo ancora lavorare tanto e trasmettere alle nuove generazioni che una società migliore, diversa è possibile”, ha detto  Giovanni Fortino, Direttore dell’ufficio Migrantes della Diocesi. (Migrantes Rossano-Cariati)

Migrantes, Caritas e Missio Marche: appello per i profughi in Bosnia-Erzegovina

4 Febbraio 2021 - Ancona -  La Commissione regionale Migrantes, le Caritas diocesane e la Commissione regionale Missio delle Marche  esprimono "preoccupazione e attenzione per le condizioni dei migranti, che cercano di arrivare in Europa senza possibilità di accedere a vie legali di ingresso". Nelle Marche - si legge in una nota diffusa dai tre organismi pastorali - si venera a Loreto, con una speciale devozione, la Santa Casa di Nazareth. La casa di Maria - scrivono - è «l’icona dell’aspirazione più profonda dell’essere umano di trovare casa. Di sentirsi a casa. Di essere accolto in una casa. Essa suggerisce quell’imperativo etico di dare ospitalità, di dare una casa a una umanità lacerata da conflitti e da difficoltà impensabili, costretta a fuggire, e respinta proprio alle nostre porte». I tre uffici pastorali fanno proprio l'appello della Caritas Italiana in collaborazione con altre realtà non profit presenti sul posto in Bosnia Erzegovina e lungo la Rotta balcanica e chiedono «di sostenere le raccolte fondidestinate all’acquisto direttamente presso le comunità di cibo e di abbigliamento invernale (scarpe, giacche a vento, sciarpe, cappelli) e soprattutto di legna da ardere» e di di «informarsi ed informare. È molto importante - sottolinea la nota dei tre uffici delle Marche -  «conoscere quello che sta succedendo lungo la Rotta Balcanica, quali sono le difficili condizioni di accoglienza in Bosnia e Erzegovina, ed è fondamentale divulgarlo coinvolgendo amici, parenti e conoscent». E la raccomandazione a «non avviare raccolte di beni materiali dall’Italia. Tutti i prodotti necessari sono acquistabili direttamente in loco. In questo modo si evitano i tempi del trasporto e la difficoltà per gli operatori di dover gestire i prodotti all’interno di una situazione già critica». Per questo ricordano a tutti che attualmente è attiva una raccolta fondi, attraverso cui tutti i beni necessari, verranno acquistati direttamente sul territorio, in modo da rispondere tempestivamente alle necessità reali e andando a sostenere anche il sistema economico locale, già fortemente provato». (R.Iaria)

Migrantes Sicilia: oggi webinar su Mediterraneo e rotta balcanica

4 Febbraio 2021 - Agrigento - “Mediterraneo e Balcani. Frontiere, accoglienza, inclusione” è il titolo del webinar che si svolgerà questo pomeriggio (ore 16-18) sulla situazione dei Balcani e i processi di accoglienza e inclusione dei migranti. «Lungo la rotta balcanica, i respingimenti a catena – spesso violenti – e a ritroso dai confini di Croazia, Slovenia, Italia verso la Bosnia impediscono l’accesso all’Europa, calpestando i più elementari diritti umani e violando il diritto internazionale», scrive la Migrantes Sicilia: «La mancanza di una gestione oculata degli arrivi (che continuano ormai da decenni e che non termineranno tanto presto) e di prospettive politiche di governo dei flussi hanno fatto sì che l’accoglienza dei nuovi arrivati presenti aspetti altamente problematici, con l’aggravante delle criticità legate alla pandemia. Centri di accoglienza per la quarantena di grandi dimensioni, dove si sono trovati a convivere in promiscuità decine di immigrati (anche 50-80 minori), hanno riscontrato problemi interni e sul territorio. Tutto questo favorisce reazioni di insofferenza e di intolleranza nei cittadini, che – sollecitati da interessi politici a carattere populista – hanno protestato in varie occasioni invocando la chiusura dei centri nei loro territori e determinando la volontà delle amministrazioni di localizzare le strutture dell’accoglienza lontano dai centri abitati». Intervengono, tra gli altri, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento; mons. Antonio Staglianò, vescovo delegato Migrantes Sicilia, Gianfranco Schiavone dell'Asgi; Alessandra Sciurba di Mediterranea saving humans e Università di Palermo; il sociologo Maurizio Ambrosini e Nello Scavo, giornalista di Avvenire.  

Migrantes: in distribuzione il numero di febbraio del mensile “MigrantiPress”

4 Febbraio 2021 - Roma - Si apre con un editoriale sul linguaggio al tempo della pandemia il numero di febbraio del mensile "MigrantiPress" della Fondazione Migrantes. Il primo piano è dedicato al recente "Festival della Migrazione" sul tema del viaggio che si è svolto in modalità online e che nei tre giorni del Festival ha avuto oltre 25mila contatti. E ancora, nel numero in distribuzione, migranti africani si mettono in gioco, il tema dei rifugiati, un servizio sui corridoi umanitari per studenti universitari. "Vincere i pregiudizi " è il titolo di un approfondimento sul Rim Junior della Fondazione Migrantes, nato per raccontare le migrazioni italiane ai ragazzi. Un servizio è dedicato al missionario italiano in Brasile, p. Nazareno Lanciotti ucciso venti anni fa, punto di riferimento per tanti italiani. La sua causa di beatificazione è stata aperta nel 2008. Il mensile dedica tra gli altri, anche un articolo alla visita del neo cardinale, Paolo Lojudice, segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, ai circensi fermi, a causa della pandemia, a Siena.  

A Siracusa le scalabriniane promuovono corsi di formazione per immigrati

4 Febbraio 2021 - Siracusa - Vengono da Nigeria, Somalia, Ghana, Bangladesh, Gambia e sono 26 giovani immigrati iscritti al nuovo corso on line per “assistenti di sala” nella ristorazione promosso a Siracusa dalle suore missionarie scalabriniane di San Carlo Borromeo. «Cerchiamo di dare un aiuto concreto a tanti immigrati che cercano un lavoro — confida suor Gjeline (Angelina) Preçi, albanese, responsabile del corso di formazione — ma offriamo anche assistenza e conforto spirituale ai senza tetto, ai detenuti e alle tante famiglie in difficoltà». Il programma di formazione si articola in 2 fasi: una teorica e una pratica. Dato che riunirsi in questo tempo di pandemia è praticamente impossibile, le scalabriniane, grazie al sostegno tecnologico della piattaforma Zoom, svolgono le lezioni insieme ad altre figure professionali: cuochi, avvocati e medici. La parte teorica prevede lezioni d’italiano specialistico sulla ristorazione, di educazione civica e nozioni base di diritto del lavoro, lezioni sui profili igienico-sanitari, l’uso elementare dell’informatica, lezioni teorico-pratiche sull’arte di servire. La parte pratica prevede tirocini formativi presso ristoranti o bar del siracusano. «La pandemia non ci ferma e non ci fermerà — aggiunge orgogliosa suor Angelina — sappiamo e ci rendiamo conto che la situazione è molto difficile, ma dobbiamo farcela sostenendo tutti quei migranti che sono arrivati nell’isola alla ricerca di un lavoro. Il nostro intento è quello di formare figure professionali che possono così dare un contributo all’economia locale e cerchiamo di assicurare un futuro a tanti giovani e padri di famiglia». Al termine del corso, ai partecipanti che avranno seguito almeno l’80 per cento degli incontri e superato positivamente un esame finale, verrà consegnato un attestato di partecipazione. Il corso prevede 3 incontri settimanali da 2 ore l’uno fino alla fine di febbraio. La parte di stage, invece, dovrà necessariamente seguire le disposizioni anti-covid; quindi, verrà definita in corso d’opera. Non tutti, però, riescono a frequentare il corso con assiduità perché non hanno la connessione alla rete Wi-Fi. «Ci preoccupiamo anche di fare la ricarica dei cellulari — prosegue suor Angelina — così tutti possono frequentare il corso. È importante per loro partecipare perché è in gioco il loro futuro». Le missionarie scalabriniane, presenti dal 2015 a Siracusa, sono molto attive in città. Già lo scorso anno avevano promosso un altro progetto di integrazione sociale: “BadaBene” ed è stato il primo corso di formazione per badanti in Sicilia, ospitato nei locali dalla parrocchia di Santa Rita. Completamente gratuito, grazie ai fondi dell’8xmille, ha avuto il patrocinio del comune, dell’arcidiocesi, della Caritas diocesana e della Fondazione Migrantes. In quell’occasione, più della metà delle iscritte è riuscita a trovare un’occupazione stabile nell’isola. «La nostra presenza missionaria a Siracusa — spiega la religiosa — non ha l’ambizione di voler stare in prima linea, ma è quella di convivere con la Chiesa locale, con i migranti e con il popolo siracusano. Aiutiamo tutte le parrocchie che ci chiamano. Quando sono arrivata qui non mi sarei mai aspettata tanta generosità. Il cuore dei siciliani, e dei siracusani in particolare, è davvero grande. Solidarietà e sensibilità sono due elementi presenti nel Dna dei siciliani. In questo periodo di pandemia, per esempio, ricevo ogni giorno tantissime telefonate di negozianti e di ristoratori che offrono i loro prodotti per distribuirli ai poveri della città». Tre volte alla settimana, infatti, suor Angelina, insieme agli scout, ai volontari e agli stessi migranti, formano una ronda che, dopo le ore 21, va in giro nei quartieri più degradati a distribuire pacchi alimentari e prodotti per l’igiene ai senza fissa dimora e alle famiglie più disagiate. Ma l’opera delle scalabriniane non finisce qui. «Sosteniamo anche i detenuti — conclude la suora albanese — li andiamo a trovare in carcere, ascoltiamo i loro problemi e poi li aiutiamo vendendo i prodotti che realizzano. Siamo riusciti a vendere nelle scuole di Siracusa braccialetti e collane che avevano realizzato in cella. I proventi servono ai detenuti per aiutare le famiglie nei loro Paesi di origine. Come vede i modi per aiutare il prossimo sono veramente infinite, basta crederci!». (Francesco RICUPERO – Osservatore Romano)