10 Settembre 2026 - Anche uno solo di questi bambini è la misura con cui papa Leone XIV – e, prima di lui, Cristo – ha scelto di travalicare la statistica per entrare nelle storie. Il numero è provocatorio nella sua radicalità: non una maggioranza da far valere e neppure una minoranza da proteggere, né una media da calcolare. Anche uno solo è sufficiente per misurare la qualità di un’accoglienza. Anche uno solo, se dimenticato, rivela la misura autentica di una comunità.
C’è un luogo dove questa misura viene messa alla prova ogni mattina, in ciascuna città italiana, da settembre a giugno: la scuola. Da anni, ormai, i numeri raccontano del lento accostamento alla soglia – statistica e psicologica insieme – del milione di alunne e alunni con cittadinanza non italiana inseriti nel sistema scolastico nazionale. Quasi un ragazzo o una ragazza su otto.
Dietro a questo numero si evidenzia una presenza strutturale e tutt’altro che episodica. Ancora di più, vi si nasconde un’infinità di storie – al plurale e al singolare – di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che ogni giorno mettono alla prova, con diversi gradi di consapevolezza, il senso stesso del sistema educativo.
Anche uno solo conta: anche quello che siede nell’ultimo banco, anche quella che ancora non capisce quando l’insegnante spiega, anche quello che ha un cognome regolarmente storpiato all’appello.
Il primo volto: il minore straniero non accompagnato
Anche uno solo di questi bambini è arrivato da solo, almeno secondo la legge. Senza genitori, senza nessun adulto di riferimento. Fino allo scorso mese di maggio, erano poco più di 14 mila. Molto spesso maschi, 16-17enni, originari per lo più di Egitto, Ucraina e Bangladesh. Portano con sé pesi, sogni e aspettative che raramente si nominano in aula: traumi di viaggio, lutti, separazioni, violenze, solitudine, pressioni sociali e familiari, responsabilità, ma anche una volontà di esistere e di apprendere che sorprende chiunque li abbia mai incontrati davvero.
Anche uno solo di questi bambini a scuola è già una conquista. Tra il 2020 e il 2022, soltanto uno su cinque tra i minori stranieri non accompagnati (Msna) ha avuto accesso al sistema scolastico italiano, partecipando a percorsi condivisi con ragazzi autoctoni e avendo la possibilità di conseguire un titolo di studio. Quattro su cinque sono rimasti fuori: in una struttura di accoglienza, in un limbo burocratico, al lavoro per sopravvivere e mandare denaro a casa.
Eppure, grazie a loro la scuola scopre qualcosa. Un ragazzo che a 16 anni ha attraversato il Mediterraneo o i Balcani e decide che la sua priorità è imparare cose nuove e una nuova lingua per comunicare e comunicarsi, porta nella sua classe una lezione di socialità, coraggio e motivazione che nessun programma scolastico potrà mai trasmettere appieno. La sua presenza è già un libro di testo, se si ha la pazienza di leggerlo.
Anche uno solo di questi bambini che siede in un banco chiede alla scuola – istituzioni, insegnanti e compagni – di essere all’altezza: non soltanto della sua fragilità, ma anche della sua forza.
Il secondo volto: il neoarrivato per ricongiungimento familiare
Anche uno solo di questi bambini ha aspettato mesi, a volte anni: che il visto arrivasse, che la pratica di ricongiungimento si chiudesse, che si potesse finalmente ricomporre con quei frammenti di famiglia sparpagliati altrove. Nel frattempo, ha vissuto – nel suo, di altrove – la propria infanzia o adolescenza. All’arrivo, l’Italia è al tempo stesso il luogo atteso e sconosciuto. L’ennesimo altrove. Tanto che spesso anche il genitore, nella quotidianità, è diventato uno straniero.
Anche uno solo di questi bambini vive una condizione che richiede pedagogia, non solo burocrazia. Richiede insegnanti che sappiano interpretare la storia di ognuno, senza ridurla a un ritardo da colmare in fretta. Le rilevazioni mostrano che gli studenti con cittadinanza non italiana non costituiscono un gruppo omogeneo: i risultati cambiano sensibilmente tra neoarrivati e giovani nati in Italia, con differenze legate alla lingua, al percorso di inserimento nel Paese, al grado di supporto ricevuto dalle famiglie.
Il Rapporto Invalsi 2025 quantifica quello che gli insegnanti più attenti già sanno: gli studenti di origine straniera sono gravati da maggiori ostacoli, ma al termine del secondo ciclo di istruzione presentano una dispersione scolastica implicita – il conseguimento del diploma senza raggiungere le competenze minime attese – inferiore rispetto ai coetanei autoctoni. In altri termini, una preparazione migliore e una maggiore motivazione e tenacia.
Il dato negativo, dunque, non è immutabile: descrive una difficoltà di partenza, non un destino. Perché anche uno solo di questi bambini porta dentro sé valori che la statistica non misura: una lingua in più, una storia in più, migliori competenze digitali, uno sguardo sul mondo e sulla vita che molti coetanei non possiedono.
Oleksandr custodisce i versi di Lesja Ukraïnka da ben prima che l’Europa la scoprisse quando i carri armati hanno varcato il confine. Youssef si muove fra il berbero, l’arabo, il francese e – chissà da quando – lo spagnolo con la medesima continuità di pensiero. Quando la scuola sa riconoscerli – e non solo tollerarli o temerli – questi valori diventano patrimonio collettivo.
Il terzo volto: i nuovi italiani
Anche uno solo di questi bambini è nato in Italia. In Italia ha iniziato la scuola, imparato le hit dell’estate, postato il meme di tendenza, dato anima alle parole con il suo accento. Eppure, porta un cognome che l’ufficio postale gli chiede più volte di ripetere, un documento che lo esclude da una partecipazione piena al vivere sociale, una doppia appartenenza che nessuno dei due mondi riconosce davvero come cosa propria.
Quasi due terzi degli alunni e alunne con cittadinanza non italiana – più del 65%, pari a oltre 600 mila – sono nati in Italia. Sono il volto prevalente – e meno compreso – della presenza “straniera” nelle aule.
Anche uno solo di questi bambini è cresciuto fra lingue, culture, sistemi di riferimento diversi e, talvolta, mai sperimentati di persona, scoprendo che non è uno svantaggio da correggere, ma una forma di intelligenza da costruire ogni giorno.
I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono già, senza saperlo, esperti di mediazione. E Dio solo sa quanto il mondo ne abbia bisogno, in questo momento. Sanno passare da un codice all’altro, leggere contesti diversi, abitare la contraddizione senza perdersi. Le loro esperienze sono la traccia di una risorsa che la scuola – e il Paese – faticano ancora a riconoscere pienamente. Insieme ai ragazzi autoctoni, costituiscono quel capitale umano giovane, flessibile, creativo, capace di muoversi in contesti globali, che un tempo chiamavamo “futuro”.
Il quarto volto: la comunità
Anche uno solo di questi bambini abita le nostre stesse città. Le comunità civili ed ecclesiali che vivono nelle periferie urbane dove si concentra la presenza migratoria – quelle che contribuiscono a oratori, doposcuola, centri di ascolto, corsi di italiano L2, spazi di orientamento, professionalità e volontariato – sono spesso il primo presidio di una rete educativa informale che anticipa e integra quella formale.
La presenza dell’altro cambia qualcosa nel volto di chi lo accoglie. Una scuola – e una comunità – che sanno accogliere davvero non sono solo più giuste: sono più complesse, più intelligenti, più problematiche, più ricche. Più vive. Sembriamo averlo dimenticato.
Eppure sono queste presenze i “numeri” che tengono aperte le classi, che giustificano i posti di lavoro, che danno un futuro a istituti che altrimenti avrebbero già chiuso.
È Mina che, dopo tre mesi di italiano L2, alza la mano per rispondere a una domanda di geografia, dell’Egitto oppure dell’Italia. È Yeva che porta in classe la poesia di un’amica scritta sotto le bombe. È Mamadou, nato in una qualunque città italiana da genitori nati più lontano, che scrive la tesina di terza media su Léopold Sédar Senghor e per la prima volta sente che la propria storia è abbastanza grande da occupare un’intera aula scolastica, e forse di più. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 7-8 2026)
17 Agosto 2026 - Si avverte uno iato che toglie il respiro tra il tono delle reazioni e dei commenti che si possono trovare ogni giorno nei social e, purtroppo, anche nel dibattito politico quando si parla di "migranti", di persone migranti, e lo spirito del Messaggio di Leone XIV per la 112ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (GMMR).
Firmato nel giorno di s. Chiara e reso noto alla vigilia della Festa dell'Assunta, il Messaggio è un invito alle coscienze, religiose e non, a guardare il mondo e la quotidianità dalla prospettiva anche di "un solo bambino" che viva l'esperienza della migrazione forzata.
Il tema del Messaggio si ispira a Mt 18,5: "Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me." "Il Vangelo", sottolinea il Papa, "ci invita a non fare calcoli" e a togliere dall'invisibilità l'esistenza di tanti minori, privi della protezione e del sostegno degli adulti.
Il testo procede come "un appello alla responsabilità di tutti", da quattro prospettive diverse ma connesse: nella nostra vita personale, nella vita ecclesiale - rispetto alla quale Leone XIV chiede di non delegare a istituti e associazioni specifiche il compito dell'accoglienza -, nell'orizzonte delle diverse religioni e, infine, nel contesto delle istituzioni civili. In quest'ultimo campo, il Papa sottolinea l'urgenza di un cambio di prospettiva: "Occorre spostare l'asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani".
Infine, papa Leone affida le vite dei minori migranti e rifugiati alla protezione di Maria, Giuseppe e di Gesù "bambino", che vissero l'esperienza dell'esilio e conobbero la ferocia dei potenti.
5 Agosto 2026 - Remon è arrivato in Italia a 14 anni come minore straniero non accompagnato, dopo un viaggio segnato da violenza, ricatto e sfruttamento. Ma la sua vicenda mostra anche ciò che può accadere quando un minore incontra adulti, famiglie e istituzioni capaci di accompagnarlo realmente, offrendogli la possibilità concreta di restituirgli futuro, dignità e piena cittadinanza.
Quella di Remon è una delle storie raccolte e raccontate nel podcast del progetto dell'associazione SSCh – Support and Sustain Children, "Il Filo di Arianna", promosso dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Bergamo e realizzato grazie al contributo della Fondazione Migrantes.
La migrazione dei minori non accompagnati resta una delle emergenze umanitarie più drammatiche e invisibili del nostro tempo. Nonostante strumenti giuridici e corridoi umanitari, migliaia di bambini e adolescenti continuano a percorrere rotte pericolose, esposti a violenze, sfruttamenti e respingimenti. Dietro i numeri ci sono volti e storie spesso ridotte a cronaca di emergenza o sicurezza. Il progetto nasce per restituire dignità a queste voci, trasformandole in un percorso educativo e di sensibilizzazione capace di stimolare una riflessione critica e civica sul fenomeno migratorio.
In particolare, "Il Filo di Arianna" utilizza il formato del podcast per dare spazio a testimonianze raccolte tra Siria, Turchia, Grecia, Italia e lungo la rotta balcanica. Accanto al podcast, sono poi previsti strumenti complementari – brevi video, graphic novel, toolkit educativo ed eventi territoriali – che rafforzano l’impatto formativo e civico del percorso per creare empatia, stimolare consapevolezza e mobilitare la società civile, promuovendo una cultura dell’accoglienza in cui i diritti dei più vulnerabili, a partire dai minori, siano realmente accessibili.
22 Luglio 2026 - Lavoravo come mediatrice culturale in un progetto del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) di Oristano quando un giorno arrivarono tre nuovi iscritti: erano minori stranieri non accompagnati ospiti di un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per minori. Mi fu chiesto di sottoporli al test di ingresso.
Erano arrivati da pochissimo e capivano ancora poco l’italiano. Tuttavia, uno di loro mi colpì subito: ascoltava ogni parola con un’attenzione fuori dal comune, cercando di coglierne il senso. Davanti a quel test si concentrò come se fosse la prova più importante della sua vita. In un certo senso lo era davvero.
Mi raccontò che in Algeria frequentava la terza classe di un liceo economico e che il suo sogno era continuare a studiare economia anche in Italia. Quando controllai i documenti per completare l’iscrizione mi accorsi, però, di un dettaglio decisivo: mancavano soltanto otto giorni al suo diciottesimo compleanno.
Se non gli fosse stato assegnato un tutore in tempo, sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti e avrebbe dovuto iniziare il percorso di richiesta di asilo, con il rischio concreto di perdere la possibilità di proseguire gli studi.
Dopo il test di ingresso lo osservai in classe. Era evidente che fosse un ragazzo brillante e determinato. Il suo talento e la sua volontà non potevano andare sprecati.
Contattai con urgenza il Tribunale per i minorenni chiedendo la tutela del ragazzo e spiegando la situazione. Nel frattempo, iniziai a informarmi per iscriverlo a un istituto tecnico, indirizzo amministrazione, finanza e marketing, il più vicino al suo percorso scolastico precedente.
Il tempo però era pochissimo. Il tribunale non rispondeva e non sapevo se sarei stata nominata tutrice. Alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, insieme all’assistente sociale del Comune, decidemmo comunque di presentare l’istanza di prosieguo amministrativo.
Il giorno del suo compleanno, il 28 ottobre 2025, arrivò finalmente il decreto di nomina come tutrice, emesso qualche giorno prima. Formalmente la nomina era ormai decaduta, ma era comunque servita a presentare in tempo l’istanza di prosieguo: Amdjed non sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti.
Il passo successivo fu la scuola. L’istituto tecnico inizialmente non accettò la sua iscrizione al corso diurno: era ormai maggiorenne e non parlava ancora bene l’italiano. Nonostante la mia insistenza, la proposta fu quella di iscriverlo al corso serale.
Per procedere con l’iscrizione serviva anche la traduzione dei suoi certificati scolastici dall’Algeria. Passai diverse ore a tradurre dall’arabo la sua ultima pagella e il certificato dell’ultimo anno frequentato. Alla fine, riuscimmo a presentare tutta la documentazione necessaria. Dalla settimana successiva Amdjed iniziò a frequentare la terza classe del corso serale, mentre nel pomeriggio continuava le lezioni di italiano al Cpia.
Le sue giornate oggi sono molto intense. Frequenta il corso di italiano a Cabras nel pomeriggio e poi si sposta verso Oristano, dove iniziano le lezioni serali dell’istituto tecnico. La scuola si trova a circa sei chilometri dalla struttura di accoglienza in cui vive.
Il percorso non è semplice: la strada non è illuminata e non esistono mezzi pubblici notturni. Nei primi mesi Amdjed si spostava spesso in bicicletta. Durante l’inverno, invece, riesce a organizzarsi con passaggi di professori, compagni di classe o miei per poter frequentare con continuità.
Nonostante queste difficoltà e le criticità presenti nel centro di accoglienza, Amdjed dimostra una grande pazienza e maturità. Non prende parte ai conflitti e preferisce confrontarsi con me quando si trova in situazioni difficili, chiedendo consiglio su come comportarsi. Rimane concentrato sui suoi obiettivi.
A scuola si impegna molto e ottiene buoni risultati: adora economia aziendale. Ha costruito relazioni positive con compagni e insegnanti e in pochissimo tempo ha fatto progressi sorprendenti nella lingua italiana. Dopo appena cinque mesi dal suo arrivo riesce a comprendere conversazioni anche complesse e a esprimersi con sicurezza. Spesso aiuta altri ragazzi della sua stessa nazionalità facendo da tramite linguistico.
Il suo progetto di vita è chiaro: conseguire il diploma e iscriversi all’università per studiare economia. Nel frattempo, ci siamo attivati anche nella ricerca di un lavoro e abbiamo individuato un’opportunità stagionale nel settore della ristorazione, come cameriere in un hotel sul mare.
«Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata», mi ha detto una volta Amdjed. Ecco a cosa “serve” un tutore volontario. (Marta Piras | "Migranti Press" 6 2026)
Chi sono i tutori volontari e perché sono così importanti?
Il 6 maggio 2026 è stata celebrata per la prima volta in Italia la Giornata nazionale della Tutela Volontaria, dedicata ai cittadini e alle cittadine che affiancano i minori stranieri non accompagnati (Msna) nel loro percorso di crescita e autonomia.
Quella del tutore volontario è, infatti, una figura introdotta proprio il 6 maggio di nove anni fa con la Legge 47/2017, nota come “Legge Zampa”.
Il tutore volontario è un cittadino formato e nominato dal Tribunale per i minorenni per rappresentare legalmente il minore. Ma il suo ruolo va oltre la dimensione giuridica: accompagna il ragazzo o la ragazza nel rapporto con scuola, servizi e istituzioni, sostenendo concretamente il percorso di crescita, inclusione e autonomia.
A nove anni da quella svolta normativa, la Giornata nasce su iniziativa di “Tutori in Rete” – la rete nazionale che riunisce 20 associazioni e gruppi informali di tutrici e tutori volontari attivi su tutto il territorio – per riconoscere e rendere visibile un impegno diffuso, ma ancora poco conosciuto, e per rilanciare una richiesta chiara: garantire un tutore volontario a ogni minore straniero non accompagnato.
19 Maggio 2026 - In occasione dell’incardinamento del disegno di legge "Immigrazione" (S. 1869) in commissione Affari costituzionali del Senato, 27 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti richiamano l’attenzione su alcuni elementi del provvedimento che rischiano di incidere in modo significativo sulla vita di migliaia di adolescenti arrivati soli in Italia.
Negli ultimi anni, la legge 47/2017 (“Legge Zampa”) ha reso possibile costruire percorsi concreti di protezione e integrazione, riconosciuti anche a livello europeo. Grazie a questi strumenti, molti giovani hanno potuto studiare, formarsi, lavorare e iniziare a costruire il proprio futuro. Oggi, alcune delle modifiche previste dal DDL rischiano di indebolire proprio quelle leve che permettono a questi percorsi di diventare stabili e duraturi.
Tra queste, il ridimensionamento del “prosieguo amministrativo” desta particolare preoccupazione: si tratta dello strumento che oggi consente ai neomaggiorenni di continuare a essere accompagnati nella difficile transizione all’età adulta e dopo aver compiuto la maggiore età, al massimo fino ai 21 anni, completando studi, formazione e inserimento lavorativo. Il Ddl contiene una norma che limita categoricamente questo periodo di prolungato sostegno nell’accoglienza a 19 anni.
“Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni, come intende fare il Ddl in esame, è una scelta di cui non comprendiamo le ragioni - dichiarano le Organizzazioni - e sappiamo che essa può significare, in molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società. Tale riduzione comporterebbe inoltre, nei fatti, una disparità di trattamento tra i minori non accompagnati e i minori affidati a comunità di tipo familiare o in affido familiare a seguito di un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare, i quali possono fruire del prosieguo nel sostegno fino a 21 anni”.
L’esperienza quotidiana nei territori mostra con chiarezza che il passaggio alla maggiore età è una fase delicatissima, soprattutto per chi non ha una rete familiare. È proprio in questo momento che la continuità del supporto fa la differenza tra un percorso che si consolida e uno che si interrompe, con il rischio di scivolare in condizioni di vulnerabilità e marginalità, che portano con sé il rischio di ricadute nello sfruttamento.
Preoccupano inoltre le modifiche previste in materia di rimpatrio assistito, che spostano il baricentro decisionale dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa. Si tratta di decisioni che incidono profondamente sui diritti e sul futuro dei minori e che richiedono, per loro natura, le massime garanzie e un’attenzione piena al superiore interesse del minore.
Il Ddl contiene anche lo schema di legge delega relativo all’attuazione dei Regolamenti e della Direttiva discendenti dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo: un complesso di disposizioni che può avere un impatto di forte riduzione delle tutele per i minori non accompagnati, in particolare in termini di procedure accelerate, qualità della tutela e trattenimento durante le procedure di screening dopo l’arrivo.
Le organizzazioni firmatarie, forti dell’esperienza maturata sul campo, rivolgono quindi un invito al Governo, promotore del Ddl, e al Parlamento, che dovrà esaminarlo, affinché la discussione del provvedimento rappresenti un’occasione per rafforzare, e non ridurre, la qualità del sistema di tutela.
In particolare, si chiede di:
preservare il prosieguo amministrativo, mantenendo la possibilità di una valutazione caso per caso fino ai 21 anni e di richiederlo anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età
tutelare le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti
mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul rimpatrio assistito
assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento del loro arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo
Non si tratta solo di norme, ma di percorsi reali: di ragazzi e ragazze che stanno cercando di diventare autonomi, di trovare il proprio posto nella società, di contribuire al contesto in cui vivono. Accompagnarli fino in fondo non è un costo: è un investimento che produce inclusione, stabilità e coesione.
Promuovono l’appello: ActionAid, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty International Italia, Associazione Agevolando, ASGI, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIES ONLUS, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, CISMAI, Cooperativa CivicoZero, CNCA, Defence for Children International, Fondazione Migrantes, Fondazione Terre des Hommes Italia, ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà, International Rescue Committee Italia, Intersos, Oxfam Italia, Refugees Welcome, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete.
4 Maggio 2026 - Il 6 maggio si celebra per la prima volta in Italia la Giornata nazionale della Tutela Volontaria, dedicata ai cittadini e alle cittadine che affiancano i minori stranieri non accompagnati nel loro percorso di crescita e autonomia.
La data non è casuale: il 6 maggio 2017 è entrata in vigore la Legge 47/2017 (nota come Legge Zampa), che ha introdotto nel nostro ordinamento la figura del tutore volontario, riconoscendo il ruolo attivo della società civile nella protezione dei minori arrivati soli in Italia.
A nove anni da quella svolta normativa, la Giornata nasce su iniziativa di Tutori in Rete per riconoscere e rendere visibile un impegno diffuso ma ancora poco conosciuto, e per rilanciare una richiesta chiara: garantire un tutore volontario a ogni minore straniero non accompagnato.
Una figura chiave per i percorsi di autonomia
Il tutore volontario è un cittadino formato e nominato dal Tribunale per i minorenni per rappresentare legalmente il minore. Ma il suo ruolo va oltre la dimensione giuridica: accompagna il ragazzo o la ragazza nel rapporto con scuola, servizi e istituzioni, sostenendo concretamente il percorso di crescita, inclusione e autonomia.
Un impegno diffuso in tutta Italia
In occasione della Giornata, Tutori in Rete – la rete nazionale che riunisce 20 associazioni e gruppi informali di tutrici e tutori volontari attivi su tutto il territorio – racconta, attraverso volti, luoghi e parole provenienti da tutta Italia, l’impegno di tante persone.
Dalle esperienze raccolte emerge con chiarezza l’impatto della tutela volontaria: la presenza di un tutore contribuisce a rendere più efficaci i percorsi educativi, facilita l’accesso ai diritti e sostiene il
passaggio alla maggiore età, uno dei momenti più delicati per i minori soli.
Oggi Tutori in Rete rappresenta una comunità diffusa che attraversa l’Italia, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, mettendo in connessione competenze, esperienze e storie di tutela.
La Giornata del 6 maggio è anche l’occasione per dare visibilità a questa rete e alle persone che la rendono viva, valorizzando il contributo di centinaia di tutori e tutrici volontarie.
Un impegno che riguarda tutti
La Giornata nazionale della tutela volontaria vuole essere non solo un momento di riconoscimento, ma anche un invito: far conoscere questa esperienza di cittadinanza attiva e rafforzare un sistema in cui nessun minore debba affrontare da solo il proprio percorso.
Perché dietro ogni tutela c’è una storia concreta fatta di fiducia, presenza e opportunità. E perché una società più giusta si costruisce anche così: non lasciando soli i più vulnerabili.
Chi è Tutori in Rete
Tutori in Rete è la Rete nazionale delle associazioni e dei gruppi informali di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati (MSNA). Promuove la tutela volontaria come forma concreta di
cittadinanza attiva, sostenendo le associazioni locali e i gruppi informali, e costruendo una voce collettiva nel dialogo con le istituzioni.
26 Marzo 2026 - “L’Europa non può permettere che migliaia di minori vengano lasciati indietro. Serve una legislazione che li protegga e non che li esponga a ulteriori rischi”.
Lo affermano 20 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela di bambini, bambine e adolescenti (Ai.bi, Agevolando, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Caritas italiana, Centro Astalli, CeSPI, Cidas, Cismai, Cnca, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, Intersos, Oxfam, Save the Children, Sos Villaggi dei bambini, Terre des Hommes Italia, Tutori in rete), lanciando un appello urgente ai membri del Parlamento europeo affinché respingano in plenaria il compromesso raggiunto il 9 marzo tra Ppe, Ecr e PfE nella Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) sul cosiddetto Regolamento Rimpatri.
Secondo le organizzazioni, la proposta attuale mette seriamente a rischio migliaia di minori soli e famiglie con bambini, ignorando principi fondamentali del diritto europeo e internazionale in materia di diritti umani e aggravando le criticità di un sistema già fragile.
“Il compromesso adottato in Commissione Libe non introduce alcuna procedura chiara per valutare il superiore interesse del minore prima dell’adozione o dell’esecuzione di una decisione di rimpatrio. Il riferimento al superiore interesse rimane generico e privo di criteri su quando e come debba essere effettivamente accertato, né vengono indicate le conseguenze di tale valutazione sul processo decisionale”, spiegano le organizzazioni. (fonte: SIR)
17 Febbraio 2026 - I minori stranieri non accompagnati (MSNA) censiti in Italia al 31 dicembre 2025 sono 17.011, sono in maggioranza maschi (88,6%) e hanno per la maggior parte 17 (58,5%) e 16 (20,3%) anni; arrivano soprattutto da Egitto (30,3%), Ucraina (17,4%), Bangladesh (10%) e Gambia (6,6%), mentre le Regioni che ne accolgono di più sono la Sicilia (22%), la Lombardia (13,5%), la Campania (11,5%) e l'Emilia-Romagna (7,5%).
Sono alcuni dei dati raccolti nel nuovo Rapporto di approfondimento semestrale sulla presenza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia, pubblicato dalla Direzione Generale per le politiche migratorie e per l'inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il Rapporto monitora le presenze, le caratteristiche e l'accoglienza dei minori soli, dando conto anche di nuovi arrivi e allontanamenti, richieste di protezione internazionale, indagini familiari nei Paesi di origine e pareri sulla conversione dei permessi di soggiorno alla maggiore età. Illustra, inoltre, le novità procedurali e normative italiane e internazionali e misure per l'inserimento socio-lavorativo come i progetti "Percorsi" e "PUOI PLUS".
I contributi di Unhcr, Unicef, Oim, Rete Sai e Tavolo Minori Migranti approfondiscono particolari aspetti del fenomeno dei MSNA.
Ad aprire il Rapporto sono alcune testimonianze di ex minori soli, accolti in Italia e accompagnati verso l'autonomia: un modo per dare voce ai tanti altri giovani "in viaggio" che si celano dietro dati, analisi e norme. (fonte: integrazionemigranti.gov.it)
21 Gennaio 2026 - Il 21 gennaio, negli spazi di Villa Altieri a Roma, l’Unicef – in collaborazione con l'assessorato alle Politiche sociali e alla salute di Roma Capitale e con il supporto di Pieux Établissements de la France à Rome – ha presentato “In viaggio da te”, una mostra immersiva e interattiva per riflettere sul percorso di minorenni e giovani con background migratorio che arrivano in Italia e sulle sfide dei processi di accoglienza.
Il percorso espositivo si articola in quattro stanze. Le prime tre rappresentano le diverse fasi del “viaggio” verso l’accoglienza: dalle traversate in mare agli hotspot, fino all’accoglienza nei centri e al possibile percorso di affido e di accoglienza familiare. L’ultima stanza invita i visitatori a calarsi in una realtà immersiva, tra voci e immagini che rievocano i temi affrontati lungo il percorso. Il pubblico sarà accompagnato dalla narrazione di quattro “personaggi guida”, le cui storie possono essere seguite stanza dopo stanza.
Tra le testimonianze raccolte nella mostra, quella di Remon, oggi attivista per i diritti umani, che racconta il viaggio dall’Egitto e il rapporto con la mamma naturale e la sua mamma affidataria. C’è poi Mamoudou, anche lui oggi attivo al fianco di chi ha affrontato lo stesso percorso. Il ragazzo è partito dalla Guinea Conakry nel periodo post Covid-19 a causa delle difficili condizioni economiche con il sogno di completare gli studi. La sua vita cambia quando, insieme al fratello minore con cui viaggiava, accede a un percorso di accoglienza in famiglia. Infine, la storia di Omar, gambiano, oggi accolto in famiglia e supportato anche da Majo, originaria di El Salvador: anche lei ha affrontato un’esperienza migratoria e ora ha scelto di affiancare chi sta vivendo un percorso simile al suo.
La mostra "In viaggio da te” sarà visitabile gratuitamente fino al 30 gennaio negli spazi di Villa Altieri, in Viale Manzoni 47, a Roma, gentilmente concessi dalla Città Metropolitana di Roma capitale, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 17 e il venerdì dalle 9 alle 13.
5 Novembre 2025 - Sabato 8 novembre, a Ferrara, presso la Chiesa parrocchiale di S. Giacomo (Via Arginone, 157) a partire dalle ore 9.30 è in programma la presentazione de “Il diritto d’asilo – Report 2024 -Popoli in cammino… senza diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes.
Sono previsti gli interventi dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego (presidente Fondazione Migrantes); di Cristina Molfetta (Fondazione Migrantes, curatrice del Report); di don Ogan Ayomi Akakpo (direttore dell'ufficio Migrantes della diocesi di Ferrara-Comacchio); di Massimo Marchesiello (prefetto di Ferrara) e Paola Scafidi (presidente Tir – Tutori in Rete). Introduce l'incontro: Francesco Colaiacovo.
L'iniziativa fa parte della manifestazione “Prima leggo poi parlo”, promossa dall'associazione "Tutori nel Tempo". (fonte: CSV Ferrara e Modena).
La recente circolare del Viminale detta nuove modalità di erogazione delle risorse a valere sul Fondo per l’accoglienza dei MSNA (Minori stranieri non accompagnati). Di fatto ad oggi per i primi due trimestri del 2025 i Comuni si sono visti rimborsati solo il 35% delle spese sostenute per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, cosa che ha destato fortissima preoccupazione tra gli enti locali. A denunciarlo, in questa intervista al Sir, è Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e delegato nazionale Anci per immigrazione, politiche per l’integrazione e accoglienza.
Sindaco, cosa prevede la circolare e perché i Comuni sono in allarme?
Questa circolare espone i Comuni a una condizione di estrema difficoltà. Prevede che le spese per i minori stranieri non accompagnati vengano rimborsate in proporzione alle disponibilità del fondo stesso: ad oggi per i due trimestri del 2025 solo al 35% di quanto richiesto dai Comuni. In passato, invece, la copertura era integrale, come è giusto che sia. È impensabile che i Comuni possano farsi carico del restante 65%.
Che conseguenze concrete comporta?
Il rischio è di un vero e proprio dissesto diffuso. Parliamo di cifre enormi: Bergamo ha già uno scoperto di 8 milioni, L’Aquila con 2 milioni e Novara con più di 1 milione. Ma i casi sono molti altri. Questo mette in ginocchio i bilanci comunali e costringerebbe a comprimere altri servizi essenziali, con il rischio di alimentare tensioni sociali. Non dimentichiamo che i Comuni hanno già chiuso i bilanci 2023 e 2024: significa debiti fuori bilancio ingestibili. (Filippo Passantino/SIR | continua a leggere)
[caption id="attachment_62685" align="aligncenter" width="1024"] (foto: Siciliani-Gennari/SIR)[/caption]
7 Agosto 2025 - Gli stanziamenti per il Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) non sono sufficienti a coprire le spese sostenute dai Comuni per l’accoglienza dei minori migranti che arrivano soli in Italia: è questo l’allarme di ANCI che, in una lettera del 12 giugno 2025, ha rappresentato al Governo tale grave problematica, sollecitando un intervento strutturale e risolutivo.
Nel 2023 e nel 2024, infatti, i Comuni italiani si sono confrontati con rimborsi parziali delle spese da loro sostenute, per un ammanco di almeno 190 milioni di euro in questo biennio. Si tratta di fondi che sono già stati erogati dalle Amministrazioni locali per l’accoglienza dei minori e che rischiano di determinare gravi problemi sotto il profilo della loro tenuta finanziaria, nonché della qualità dell’accoglienza nel rispetto dei diritti normativamente sanciti. La circolare recentemente emanata dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno anticipa uno scenario complesso anche per il 2025.
Per questi motivi, 23 organizzazioni - Agevolando, Ai.Bi. Amici dei Bambini, ARCI, Caritas Italiana, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIES, CISMAI, Commissioni Migrantes & Gpic dei Missionari Comboniani, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Coop. CivicoZero, CNCA, Defence for Children, Europasilo, Fondazione Migrantes, Intersos, Oxfam, Save the Children, SOS Villaggi dei Bambini, Terre des Hommes Italia, Tutori in Rete - impegnate nella promozione dei diritti dei minori non accompagnati in linea con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, compreso quello a un’accoglienza adeguata e rispettosa dei diritti e delle norme, ricordano oggi come i Comuni siano realtà fondamentali per il buon esito dell’inclusione dei tanti minorenni che arrivano in Italia in fuga da violenze, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e povertà.
Secondo le Organizzazioni, molti Comuni italiani si adoperano instancabilmente per garantire un’accoglienza adeguata, nonostante i limiti di un assetto ancora emergenziale e poco organico perché non in linea con la L. 47/2017, il quale rende spesso complesso agire in modo pianificato. A fronte di questo impegno, è essenziale che il Governo agisca sostenendo gli enti locali in questo esercizio di responsabilità, come peraltro disposto dal D.Lgs. 142/2015, secondo il quale l’accoglienza dei minori non accompagnati non deve comportare alcuna spesa o onere a carico dei Comuni.
Se ulteriormente prolungato, questo stato di cose, penalizzando i Comuni impegnati nell’accoglienza dei minori non accompagnati, finirà inevitabilmente per ripercuotersi sui diritti di migliaia di adolescenti e bambini/e non accompagnati presenti in Italia, che rischierebbero di non essere adeguatamente seguiti e supportati e, di conseguenza, di sprofondare in situazioni di marginalità, nonostante l’esiguità del loro numero attuale – poco più di 16 mila – che invece consentirebbe una programmazione organica e un impegno economico del tutto sostenibile per lo Stato.
In previsione della discussione del prossimo Disegno di Legge Bilancio, si esorta il Governo a prevedere adeguati fondi a copertura delle spese del biennio pregresso e del prossimo triennio, nell’ambito di un confronto con ANCI rispetto alle previsioni di spesa e alle necessità dei Comuni.
4 Aprile 2025 - Venerdì 11 aprile, alle ore 10.30, a Ellera di Corciano, in provincia di Perugia (presso il Centro di aggregazione l’Arca, Via della Cooperazione) verrà presentato il report "Il Diritto d’asilo 2024" della Fondazione Migrantes, con un focus particolare sulla presenza e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.
👉 Per iscriversi, compilare il form al seguente link (entro il 07/04/2025) 👈
Vito Simone Foresi (direttore Ufficio Migrantes Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve);
Giordana Tomassini (assessora Welfare, coesione sociale e ambiente del Comune di Corciano)
Relazione:
Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes, co-curatrice del Report): “Il diritto d’asilo in Italia e in Europa e la presenza dei minori stranieri non accompagnati: accoglienza, supporto, accompagnamento attivo attraverso i tutori volontari”.
Interventi sul tema “Il territorio che accoglie: ruolo delle Prefetture, CAS e tutela giuridica per i richiedenti asilo”:
Susanna Tabarrini (assistente sociale, Prefettura di Perugia);
Anna Caffio (assistente sociale CAS MSNA e referente SAI MSNA Panicale, Arcisolidarietà ora d’aria, Perugia);
Francesco Di Pietro (avvocato, Associazione studi giuridici immigrazione, ASGI).
Interventi sul tema “Processi di integrazione: rete SAI, deontologia dell’assistente sociale e Affido familiare di MSNA nel territorio di Corciano”:
Anna Laura Fanini (referente capofila RTI SAI Corciano, Frontiera Lavoro);
Tiziano Andreani (assistente sociale, educatore professionale Ufficio della Cittadinanza Comune di Corciano, coordinatore Area Affido SAI Corciano, ASAD soc.coop.soc.).
Previste alcune testimonianze e un dibattito.
👉 Per iscriversi, compilare il form al seguente link (entro il 07/04/2025) 👈
5 Marzo 2025 - Quello dei "minori non accompagnati" non è un fenomeno nuovo: da sempre ha caratterizzato le migrazioni, anche le migrazioni italiane. Su questo si è concentrata la tavola rotonda "Esserci per accogliere. Ascoltare per custodire", organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che si è tenuta a Ferrara lo scorso 1° marzo.
Nel suo intervento l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, ha voluto tracciare innanzi tutto un profilo: "Chi sono questi minori stranieri non accompagnati oggi in Italia?".
Dopo aver presentato una serie di dati, mons. Perego ha concluso facendo riferimento ai quattro verbi che papa Francesco indicò nel 2019 per riassumere le sfide poste dalle migrazioni contemporanee - accogliere, proteggere, promuovere e integrare - che "valgono anche per i minori stranieri non accompagnati". E ha annotato: "accogliere, non nella precarietà come avviene; tutelare (purtroppo solo 1 su 6 ha un tutore volontario), promuovere (pochi sono in famiglia), includere (il 35% se ne vanno nei primi giorni e altri al compimento del 18% anno di età)".
Infine ha rinnovato l'appello "a rafforzare una tutela di tipo familiare, necessaria per il benessere, l’interesse superiore del minore, perché solo in questo contesto familiare si accoglie e si ascolta. E credo che possa essere – come intuito da don Oreste Benzi - uno spazio importante di impegno familiare, educativo e sociale anche per i fedeli e le nostre comunità cristiane".
30 Novembre 2024 4 Vite che sono la mia (Tau editrice), promossa dalla Fondazione Migrantes e curata da Cristina Molfetta, è una graphic novel pensata per parlare ai più giovani dell’immigrazione dei minori non accompagnati. è stata presentata a Roma il 4 dicembre, nel programma di eventi della ormai tradizionale fiera "Più Libri Più Liberi", alla presenza della curatrice e dello sceneggiatore del volume, Emanuele Bissattini.
Un incontro pensato soprattutto per ragazzi da 15 anni in su, che sono accorsi in buon numero, presenti e partecipi con grande interesse. E la storia ha lasciato il segno, come dimostrano alcune testimonianze raccolte.
Per la seconda volta - la prima graphic novel della serie è intitolata In fuga - della la Fondazione Migrantes ha voluto rivolgersi direttamente alle giovani e ai giovani italiani affrontando un tema importante come quello dei minori stranieri che arrivano da soli o via terra o via mare nel nostro paese.
Il fumetto ha come protagonista un giovane, Abdel, che scappa dal Gambia e che una volta arrivato si trova di fronte a dei momenti fondamentali: essere o non essere riconosciuto come minorenne, ottenere o meno un permesso di soggiorno, finire in un’accoglienza più o meno adatta, avere vicino a sé adulti pronti a fare un pezzo di strada con lui o meno.
La graphic novel si articola in bivi dove il forte peso della casualità che dà vita proprio a quattro percorsi tutti veritieri è rappresentato dal lancio di una moneta che fa prendere una piega piuttosto che un’altra alla storia. Questo non perché volevamo trasformare un tema delicato in un gioco ma perché ancora troppo spesso il caso gioca un ruolo fondamentale nella vita di questi minori che dovremmo invece riuscire ad accompagnare e proteggere meglio. (aggiornato il 5 dicembre 2024)
25 Ottobre 2024 - Tau Editrice e Fondazione Migrantes presentano la graphic novel“4 vite che sono la mia - Percorsi dei minori stranieri non accompagnati in Italia”, il 31 ottobre alle ore 14:30 presso la Chiesa di San Cristoforo, all’interno dello spazio UELCI, durante il festival internazionale Lucca Comics & Games a Lucca 2024. Il volume prosegue l'esperienza di In fuga.
Una potente narrazione sulle esperienze reali dei minori stranieri non accompagnati in Italia, una realtà complessa e troppo spesso determinata dal caso. Attraverso il linguaggio visivo del fumetto, essa racconta la storia di Abdel, un giovane che fugge dal Gambia e affronta momenti cruciali nella sua vita: dal riconoscimento della sua età all’ottenimento del permesso di soggiorno, dall’inserimento in un sistema di accoglienza alla presenza o meno di adulti disposti a camminare con lui in questo difficile percorso.
Presenteranno il volume Cristina Molfetta, co-autrice in rappresentanza della Fondazione Migrantes, Valerio Chiola, il fumettista che ha dato vita alle immagini dell’opera, ed Emanuele Bissattini, lo sceneggiatore che ha contribuito a intrecciare le diverse vite di Abdel in una narrazione avvincente e toccante. Al termine della presentazione, il pubblico potrà partecipare a un laboratorio creativo condotto dallo stesso Valerio Chiola ed Emanuele Bissattini, aperto a tutti e senza necessità di prenotazione.
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4 Vite che sono la mia è un fumetto interattivo, dove il lettore diventa parte integrante della narrazione. A ogni bivio importante, sarà chiamato a tirare una moneta: testa o croce? Ogni risultato conduce a una svolta diversa nella vita di Abdel, invitando il lettore a saltare avanti o indietro nel fumetto, a esplorare le infinite possibilità che il destino potrebbe riservare.
L’opera sarà disponibile in versione cartacea e online, corredata di materiali di approfondimento e testi musicali, scaricabili tramite QR code.
Per ulteriori informazioni:
Tau Editrice
3384113785
stampa@taueditrice.it
Roma - “La drammatica situazione degli ultimi giorni a Lampedusa riporta in primo piano la necessità di una rete di accoglienza strutturata, soprattutto per i più vulnerabili, come i minori che arrivano sulle nostre coste senza genitori e figure adulte di riferimento. Negli ultimi dieci anni sono arrivati via mare da soli in Italia 103.842 minori stranieri non accompagnati, prevalentemente adolescenti e preadolescenti, ma non di rado anche bambini, con una media di 15mila presenze annue”. Lo riferisce un rapporto di Save the Children, dal titolo “Nascosti in piena vista-Frontiera Sud”, cui si evince che “nonostante i minori non accompagnati siano una presenza regolare nel nostro Paese, non sono mai nati i centri governativi di prima accoglienza previsti dalla legge e anche i Centri di Accoglienza Straordinaria, che dovrebbero rappresentare la soluzione di ultima istanza, contavano al 31 dicembre 2021 soltanto 519 posti”.
Guardando al trend relativo ai posti finanziati nei CAS dal 2018 al 2021, appare evidente che “l’intento di distribuire i minorenni sull’intero territorio nazionale al loro arrivo è stato via via disatteso, sino a concentrare in Sicilia e in Calabria la quasi totalità dei CAS minori attivi a fine 2021”. Nel solo 2021 nei Paesi di ingresso Ue – Grecia, Italia (10.053), Bulgaria, Spagna, Cipro e Malta – sono stati registrati in arrivo 17.200 minori non accompagnati, che hanno rappresentato il 71% di tutti i minorenni, compresi quelli arrivati con le famiglie, che hanno fatto ingresso in Europa. Sempre nel 2021 Germania (73.245) e Francia (25.750) hanno registrato il maggior numero di richieste di asilo da parte di minori (anche in famiglia), in Italia le domande di minori sono state 11.569, di cui 3.257 di non accompagnati.
Torino - È arrivato oggi all’aeroporto di Torino il secondo gruppo di quattro minori soli, beneficiari del progetto “Pagella in tasca, Canali di studio per minori rifugiati”, promosso dall’organizzazione umanitaria Intersos insieme ad Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, e realizzato grazie a un protocollo d’intesa con i ministeri degli Affari esteri e della cooperazione italiana, dell’Interno e del Lavoro, e all’impegno della società civile e del Comune di Torino e con il sostegno della Fondazione Migrantes, di Acri, della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Commissione europea. Si tratta del secondo arrivo che segue il primo gruppo di cinque minori giunti in Italia lo scorso anno. I partecipanti al progetto, sono minori di età tra i 16 e i 17 anni, originari del Darfur, in Sudan, e rifugiati in Niger e sono stati selezionati sulla base della loro motivazione allo studio in seguito ad una attenta valutazione del loro migliore interesse. Tutti e quattro i ragazzi sono fuggiti da soli verso la Libia, dove hanno subito maltrattamenti e sfruttamento, prima di trovare protezione in Niger. Grazie ad una borsa di studio di 12 mesi, i ragazzi entrano in Italia con un visto di ingresso per studio, possibilità prevista dalla legge ma mai utilizzata in precedenza per minori rifugiati, per conseguire la licenza media e successivamente proseguire il percorso nella scuola secondaria superiore o nella formazione professionale. Saranno inoltre ospitati da famiglie selezionate e formate dal Comune di Torino, e riceveranno un supporto educativo, legale e psicologico. “Pagella in tasca rappresenta la prima sperimentazione al mondo di un canale d’’ingresso sicuro promosso dalla società civile e dedicato ai minori non accompagnati rifugiati, attualmente esclusi dai corridoi umanitari e dalla maggior parte degli altri canali di ingresso regolari”, spiega Cesare Fermi, direttore regionale per l’Europa di Intersos.
Roma - I rimborsi per i tutori volontari di minori stranieri non accompagnati (Msna) sono realtà. Dopo la firma dei ministri dell’Interno e dell’Economia e delle finanze il decreto che li regolamenta è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale (n. 219 del 19 settembre 2022). “Finalmente, dopo le mie sollecitazioni e il lavoro svolto dal tavolo interministeriale a cui ha partecipato anche l’Autorità garante, viene sbloccato il milione di euro annuo che il Bilancio di previsione dello Stato ha previsto annualmente a sostegno di chi fa da tutore di minori stranieri senza adulti di riferimento nel nostro Paese”, commenta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti.
Il decreto regolamenta la concessione dei rimborsi ai datori di lavoro del 50% del costo dei permessi (tetto massimo 60 ore) accordati ai dipendenti per lo svolgimento di interventi o prestazioni a favore dei minori avallati dal tribunale per i minorenni. Disciplinato anche il rimborso a favore dei tutori delle spese di viaggio sostenute per adempimenti connessi con l’ufficio della tutela volontaria. Normata, infine, la possibilità di riconoscere – in circostanze straordinarie e su decisione dei tribunali per i minorenni – un’equa indennità fino a 900 euro al tutore volontario al termine di una tutela particolarmente onerosa e complessa (purché non sia iniziata nei tre mesi precedenti la maggiore età del minore). I fondi saranno erogati dalle prefetture, ai quali uffici andranno indirizzate le richieste.
“I tutori – spiega la Garante – sono persone che svolgono una funzione fondamentale: sono punto di riferimento per ragazzi soli e fanno da raccordo con servizi sociali, centri di accoglienza, uffici scolastici regionali e scuole, tribunali e procure minorili. A questo impegno civico dedicano il loro tempo libero e del loro apporto, specie in questo periodo, c’è particolarmente bisogno. Non era giusto – conclude – che i tutori volontari dovessero anche sostenere, senza alcuna possibilità di rimborso, le spese legate all’esercizio di tali compiti”.
23 Febbraio 2022 - Genova - Un raid «punitivo» contro i minori migranti non accompagnati ospiti nell’ex ostello della Gioventù del Righi, a Genova. Sassi, bastoni e insulti lanciati da altri giovanissimi. Il blitz è
scattato lunedì sera. Una decina di persone incappucciate, con ogni probabilità minorenni, ha iniziato a lanciare sassi e bastoni contro le finestre della struttura. Gli ospiti, 17, sono scesi in giardino per affrontare i rivali. Gli operatori sono però riusciti a evitare il contatto tra i due gruppi. Sul posto sono intervenute diverse volanti della polizia e gli agenti della Digos. Quest’ultima ha escluso una matrice politica.
Prima dell’arrivo degli agenti gli aggressori sono fuggiti. Non è escluso che gli aggressori stessero sfidando gli ospiti del centro dopo uno «sgarro» dei giorni precedenti. Nel pomeriggio alcuni
residenti hanno presidiato la zona in segno di solidarietà ai migranti.