Primo Piano

CEI: i lavori del Consiglio Permanente

25 Marzo 2021 - Roma - Preoccupazione per la tenuta sociale del Paese è stata espressa dai Vescovi del Consiglio Episcopale Permanente riuniti per la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente, che si è svolto a Roma dal 22 al 24 marzo 2021, sotto la guida del card.  Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI. In questa fase delicata, è emersa l’urgenza di uno sguardo lucido sulla situazione attuale che si traduca in una presenza di speranza della comunità cristiana, ma anche in azioni concrete a sostegno delle famiglie e dei cittadini, in particolare quelli più vulnerabili. Sul piano sanitario, è stata ribadita la disponibilità a collaborare alla campagna vaccinale. Nonostante le fatiche, tuttavia, questo tempo può diventare terreno fertile per stimolare, accompagnare e orientare la rigenerazione. In quest’ottica, il cammino sinodale rappresenta certamente uno stimolo e un’opportunità per la Chiesa che è in Italia. Più che un contenuto, questo cammino si configurerà come un metodo, uno stile capace di trasformare il volto della Chiesa. È stata ripresa, dopo una prima presentazione nella sessione invernale del 26 gennaio 2021, la riflessione sulle tre Istruzioni della Congregazione per l’Educazione Cattolica sull’affiliazione, l’aggregazione e l’incorporazione degli Istituti di studi superiori (8 dicembre 2020). Ai Vescovi è stata illustrata la mappatura delle Istituzioni in questione. Il confronto sul tema ha permesso di allargare lo sguardo ai Seminari e alla formazione sacerdotale. La riflessione proseguirà nelle prossime sessioni del Consiglio Permanente. I Vescovi hanno poi convenuto sull’importanza di riprendere l’intuizione dell’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, sottolineando la necessità che l’evento del febbraio 2020 non resti un unicum, ma sia la prima tappa di un progetto che deve proseguire. Nel corso dei lavori, è stato offerto un aggiornamento sulla prossima Assemblea Generale che dovrebbe svolgersi a Roma dal 24 al 27 maggio 2021 (l’andamento epidemiologico potrebbe incidere sulle date; ci si riserva successiva comunicazione). È stato anche condiviso il percorso intrapreso per definire i criteri per il discernimento e la preparazione dei candidati e delle candidate ai ministeri del lettorato e dell’accolitato. Infine, sono stati presi in esame alcuni adempimenti, tra cui le approvazioni del Messaggio per la Giornata del Primo Maggio, del regolamento del Servizio Nazionale per la pastorale delle persone con disabilità, delle modifiche allo Statuto della Fondazione Missio, dell’aggiornamento del calendario delle Giornate di sensibilizzazione a carattere nazionale; si è provveduto ad alcune nomine; è stato approvato il calendario delle attività della Conferenza Episcopale Italiana per il prossimo anno pastorale.  

MCI Germania e Scandinavia: è morto don Giuseppe Gilberti

25 Marzo 2021 - Brescia – Si svolgeranno domani, venerdì 26 marzo alle ore 10 presso la parrocchiale di Ronco di Gussago i funerali di don Giuseppe Gilberti, classe 1942, morto ieri. il 24 marzo. Durante il suo ministero, tra i tanti incarichi, quello di cappellano degli emigranti in Germania dal 1982 al 2018. Don Gilberti, dopo la cerimonia funebre presieduta dal vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, verrà sepolto a Ronco di Gussago. Don Giuseppe era nato a Gussago, in provincia di Brescia ed era stato ordinato sacerdote nel 1968 a Brescia. I suoi primi impegni pastorali sono stati come cappellano a Poncarale (1968-1970) e come responsabile dell’oratorio a Cazzago S.M. (1970-1982). Poi è venuto in Germania per continuare il suo ministero presbiterale nelle Comunità italiane in Germania. La prima tappa è stata a Wolfsburg, nella diocesi di Hildesheim, dove il 7 marzo del 1982 ha assunto la guida della locale Missione. Qui è rimasto fino a tutto il settembre del 1983. È quindi passato alla Comunità italiana di Neu-Ulm (diocesi di Augsburg), e dieci anni dopo, nel 1993, gli veniva affidata anche quella di Ulm (diocesi di Rottenburg-Stuttgart), ricorda il delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli.  Ha retto queste due Comunità fino al 30 ottobre 2018, facendo poi rientro nella diocesi di origine, a Brescia, dopo oltre 36 anni di “generoso e instancabile impegno pastorale tra gli emigrati italiani in Germania e di ottimi rapporti con la chiesa locale”. Prima di partire «ci teneva molto a festeggiare il 50° di sacerdozio con i parrocchiani e con i confratelli. La solenne celebrazione è stata il 3 ottobre 2018 nella chiesa St. Albert, presieduta dal vescovo emerito di Brescia mons. Luciano Monari, attorniato da 25 concelebranti, e con l’ampia chiesa stracolma di fedeli, segno visibile della stima che godeva e dell’apprezzamento per il suo lavoro pastorale. Basti ricordare la Via Crucis nelle strade e nelle piazze più importanti della città, il Venerdì Santo, seguita da migliaia di persone, per rendersi conto di un lavoro pastorale che andava ben oltre i confini delle sue due Comunità parrocchiali». Don Giuseppe – aggiunge p. Bassanelli - «non solo era sempre presente ai Convegni Nazionali ed agli Esercizi spirituali, ma per tanti anni, fino ai primi problemi di salute, ne era stato un attivo organizzatore e animatore. Curava in particolare le serate di amicizia, mettendo a disposizione tutto il necessario per far festa, in particolare la sua allegria e la sua bravura nel creare un clima di gioia e di amicizia. Il suo segreto pastorale? Lo ha rivelato nel suo discorso in occasione del 50° di sacerdozio: stare vicino alla gente, ai loro problemi e nei momenti belli, per portare gioia e serenità, la gioia del vangelo e dei valori cristiani». Alla diocesi e ai familiari la vicinanza della Fondazione Migrantes.

Min. Istruzione – UNHCR: promuovere nella scuola i temi dell’accoglienza, dell’inclusione e della solidarietà internazionale

25 Marzo 2021 -

Roma – Un protocollo d’intesa fra il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che consolida la collaborazione già avviata nel 2016 per promuovere nella scuola i temi dell’accoglienza, dell’inclusione e della solidarietà internazionale. Lo hanno siglato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e la rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, Chiara Cardoletti. L’intesa prevede la realizzazione di attività di sensibilizzazione per le studentesse e gli studenti sui temi dell’inclusione e della solidarietà internazionale, anche nell’ambito del dialogo interculturale e dell’educazione allo sviluppo sostenibile, attraverso la realizzazione di progetti specifici. «Troppe diseguaglianze ci sono ancora fra le diverse aree geografiche del mondo, sia sul piano dei diritti individuali, che del benessere sociale. Bisogna intervenire, partendo dai più fragili», afferma Bianchi: «La scuola ha un ruolo determinante: deve essere motore dello sviluppo e dell’eguaglianza sociale. Educare i nostri giovani alla solidarietà – valore fondante della democrazia – vuol dire insegnare alle ragazze e ai ragazzi a tendere la mano a chi è più debole. Questo è un dovere, anzi una necessità – aggiunge il Ministro, – perché solo così potremo lavorare insieme per una società priva di discriminazioni, più giusta e costruire un nuovo sviluppo umanamente sostenibile».

«Guerre e persecuzioni hanno costretto alla fuga oltre 80 milioni di persone nel mondo. L’85% di loro vive in Paesi poveri. Su questo è importante diffondere una prospettiva globale, conoscere le crisi umanitarie e i Paesi che maggiormente aiutano i rifugiati», commenta Cardoletti, precisando che «con questa collaborazione vogliamo offrire a insegnanti e studenti gli strumenti per comprendere la realtà dei rifugiati, per abbracciare il modello di una società inclusiva e solidale nei confronti di chi è stato costretto a lasciare tutto, scuola inclusa». L’obiettivo a lungo termine delle attività che verranno realizzate congiuntamente è quello di favorire la conoscenza delle realtà che portano un individuo a diventare rifugiato e di promuovere una migliore integrazione e coesistenza con le comunità locali.

Migrantes: la nomina di don Iacovici come coordinatore pastorale dei cattolici romeni di rito latino e la conferma di mons. Perera come coordinatore dei cattolici srilankesi in Italia.

25 Marzo 2021 - Roma – Come coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici srilankesi in Italia è stato confermato mons. Joseph Neville Perera mentre nuovo coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici romeni di rito latino in Italia è stato nominato don Isidor Iacovici. Le due nomine durante il Consiglio Permanente della CEI che si è svolto questa settimana. Ai due sacerdoti l’augurio di un proficuo ministero.  

Mons. Nosiglia: il ringraziamento a chi ha accolto persone migranti in questi giorni

24 Marzo 2021 - Torino - «Voglio ringraziare, personalmente e pubblicamente, quanti in questi giorni si sono resi disponibili ad accogliere  quelle famiglie e persone migranti  che si sono trovate senza alcun riparo nei giorni scorsi». Lo afferma l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Cesare Nosiglia che sottolinea il servizio della Croce Rossa e il lavoro di don Luigi Chiampo e delle suore Francescane missionarie di Susa  e di tanti volontari a fianco dei migranti: il loro impegno è diventato un «esempio» per altri  che hanno «deciso di compiere gesti di accoglienza e di solidarietà». Ma questo cammino – aggiunge il presule - «è lontano dall'essersi concluso».  A Oulx la diocesi ha aperto da oltre due anni una casa che accoglie ogni sera circa 30 persone,  provenienti soprattutto dalla rotta balcanica, fra cui molti bambini:  «è un flusso – dice mons. Nosiglia - che non riusciamo certo a interrompere,  ma che – in ogni modo - ci interpella». Da qui la richiesta del presule torinese alle comunità cristiane della zona  ma anche dell’intera diocesi di «rendersi ancora solidali.  Servono spazi per accogliere, in particolare le famiglie con bambini.  Così come servono contributi finanziari.  E serve, ancora, il lavoro volontario di chi sta vicino a queste persone,  ascolta i problemi e i bisogni, e con questo suscita speranza». La diocesi «farà la sua parte: ma sono in dovere di chiedere,  anche alle  istituzioni e associazioni laiche,  uno sforzo ulteriore: alle emergenze che viviamo tutti  si aggiungono  quelle  dei bisogni urgenti e umanamente necessari  di tanti immigrati che arrivano nel nostro territorio». Mons. Nosiglia dopo Pasqua andrà a incontrare queste persone  nelle loro sistemazioni, a Bussoleno, Susa e negli altri centri della Valle: «andrò anche per ringraziare  quanti si sono prodigati  e si prodigano per accogliere e sostenere questi nostri fratelli e sorelle». (Raffaele Iaria)  

Bangladesh: “15 rifugiati Rohingya hanno perso la vita in un incendio”

24 Marzo 2021 - Roma – Quindici rifugiati Rohingya hanno perso la vita nell’incendio nei campi profughi a Cox’s Bazar, in Bangladesh, mentre oltre 560 sono rimasti feriti e si stima che 400 persone siano ancora disperse. Sono le cifre drammatiche fornite dall’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che sta intervenendo a sostegno delle autorità del Bangladesh, in coordinamento con l’Oim (Organizzazione internazionale migrazioni) e altri partner delle Nazioni Unite e delle Ong, insieme ai volontari rifugiati. Oltre 45.000 persone hanno perso i loro alloggi e i loro averi. Si stima che almeno 10.000 alloggi siano stati distrutti o danneggiati. I rifugiati che sono rimasti senza casa vengono temporaneamente ospitati all’interno della comunità. Si prevede che le cifre attuali saliranno nei prossimi giorni a seguito di nuove valutazioni. L’Unhcr ha fornito cure mediche per i rifugiati ustionati, il cui numero rimane sconosciuto. Viene anche fornito un primo soccorso d’emergenza, compreso il supporto psicosociale. L’Unhcr si sta preparando a rilasciare nuovamente i documenti di registrazione a coloro che li hanno persi nell’incendio. Finora ha fornito circa 3.000 coperte, 14.500 lampade solari, 10.400 set da cucina e 11.500 zanzariere. Ha anche messo a disposizione, insieme a Oxfam, assistenza idrica e sanitaria d’emergenza, compresa la costruzione di 20 latrine d’emergenza, rubinetti d’emergenza, serbatoi d’acqua, taniche e compresse per la purificazione dell’acqua. Quattro cisterne d’acqua stanno consegnando acqua sicura nelle aree in cui si stanno radunando le persone che sono rimaste sfollate a causa dell’incendio. Tramite un sistema di messaggeria vocale interattiva dell’Unhcr saranno in grado di chiamare circa il 70% delle famiglie nei campi più colpiti. I campi di Cox’s Bazar attualmente ospitano oltre 870.000 rifugiati Rohingya. La grande maggioranza, circa 720.000 persone, è arrivata nel 2017, fuggendo dalla violenza nello stato di Rakhine del Myanmar. L’appello dell’Unhcr per la risposta ai Rohingya nel 2021 per un totale di 294,5 milioni di dollari è attualmente finanziato solo per il 16%. “Gli effetti dell’incendio di lunedì non faranno che esacerbare i bisogni e mettere ulteriormente a dura prova le risorse già scarse”, conclude Unhcr, rinnovando l’appello ai donatori governativi e del settore privato.    

Al cuore della migrazione: dalle aule dell’Università di Pisa un libro per aiutare i soccorsi nel Mediterraneo

24 Marzo 2021 - Pisa - Un progetto nato nelle aule dell’Università di Pisa che poi è diventato un libro i cui proventi saranno devoluti a “SOS MEDITERRANEE”, una ONG che opera per il soccorso dei migranti in mare. Il 27 marzo uscirà ufficialmente "Al cuore della migrazione" una raccolta di testi in prosa e poesia curata da Barbara Sommovigo del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Ateneo pisano, insieme a due laureate dello stesso dipartimento: Marta Ingrosso e Carolina Paolicchi, quest’ultima anche fondatrice dello spin-off universitario Astarte Edizioni che ha pubblicato il libro. “Il progetto di traduzione di questa opera collettiva ha avuto inizio nel Laboratorio di Traduzione dal francese della professoressa Sommovigo lo scorso anno accademico – racconta Carolina Paolicchi - ed è proseguito fuori dalle aule universitarie grazie alla volontà di sette studenti che hanno svolto il tirocinio curricolare presso la nostra casa editrice e di alcune traduttrici più esperte che si sono affiancate a loro”. Un risultato corale che vede quindi la partecipazione di dodici traduttori fra studenti e laureati dell'Ateneo pisano. Francesca Bonaccorsi, Chiara Caccavale, Federica Crosetto, Federica Falaschi, Carlotta Galimberti, Rosario Licata e Chiara Mazzanti, sono i sette corsisti ai quali si sono affiancate come traduttrici senior le due curatrici Marta e Carolina, Giulia Andreoli, Linda Cibati e Violetta Galgani.

P. Clemente Gatti: la testimonianza di un religioso al servizio degli italiani in Romania

24 Marzo 2021 - Roma - Padre Clemente Gatti, che morì dopo un duro trattamento in carcere, «si trovò a vivere a Humedoara, in Romania, dove costatò la presenza di molti italiani che si erano più o meno stabiliti nella regione trans-caucasica per motivo di lavoro, alcuni in forma definitiva, altri solo nelle stazioni di lavoro. Gli italiani, non parlando il rumeno, oppure l’ungherese, non frequentavano i sacramenti». E allora - ricorda a www.migrantesonline.it il vice postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione p. Claudio Bratti - p. Clemente iniziò a cercarli, celebrare la Santa Messa per loro, invitarli a regolarizzare la loro esistenza dato che alcuni erano conviventi e i bambini privi del battesimo”. Per questo motivo la Legazione Italiana (così si chiamava allora l’Ambasciata), lo nominò Console per aiutare i nostri connazionali nelle pratiche di regolarizzazione e per altre pratiche burocratiche. Siamo intorno agli anni 40-50 del Novecento. Qui p. Gatti arriva nel 1938: oggi vogliamo raccontare la sua storia nella Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri. Una data significativa che ricorda l’uccisione, avvenuta il 24 marzo 1980, di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, e canonizzato nel 2018. Il presule fu ucciso durante la celebrazione della Messa, “punito” per le sue denunce contro le violenze della dittatura militare nel Paese. Clemente – dice p. Claudio Bratti - si diede da fare per assistere anche economicamente alcune famiglie. Per il Natale, la Legazione Italiana gli inviava giocattoli per i bambini che lui poi distribuiva. Con l’espulsione di mons. Mantica, primo parroco italiano a Bucarest, nonostante il pericolo di cui p. Clemente ne era ben cosciente, si offrì per sostituirlo. Gli italiani avevano costruito una chiesetta e una canonica che oggi si trova nel centro di Bucarest, contava con 7/8 mila fedeli italiani, con l’arrivo del regime comunista si ridussero a meno di mille, rimasero soltanto vecchi, poveri e ammalati, incapaci di intraprendere una nuova avventura di emigrazione. P. Clemente «li assisté spiritualmente, visitandoli, interessandosi presso la Legazione Italiana per provvederli di legna durante l’inverno, le medicine e altre necessità. Li visitava vestito in borghese perché il Governo aveva proibito l’uso della talare». Nato a Caselle di Pressana (VR) il 16 febbraio 1880, Pietro Ernesto Domenico Gatti - questo il suo vero nome prima di quello religioso di Clemente - a 15 anni entra nell’ordine dei Frati Minori Francescani. Ordinato sacerdote a Roma il 2 aprile 1904 in S. Giovanni in Laterano, si specializza in Teologia dogmatica e inizia ad insegnare in Sardegna, Malta, Veneto, Ungheria e Romania. Dopo varie esperienze l’impegno in Romania: «Mi raccomandai al Cuore SS. di Gesù perchè mi aumenti - scrive il 6 luglio 1943 in una lettera al Superiore Generale dell’Ordine dei frati Minori Francescani - in me la sua Grazia e benedica l’apostolato che esercito, con il permesso dei superiori e dell’Ordinario, tra i molti connazionali sparsi in queste regioni, religiosamente trascuratissimi, e viventi in deplorevoli irregolarità matrimoniali. Con carità, pazienza e zelo, tante piaghe si risanano. Come vede faccio il missionario: l’ideale della mia vita». E in altra lettera dell’8 novembre 1944, entra nel dettaglio della sua attività con gli italiani in Romania: «la mia vita si svolge invariata: scuola ed apostolato tra gli operai connazionali sparsi un po’ ovunque in queste regioni. Li visito, li aiuto, predico, celebro». Con la seconda guerra mondiale la Romania viene invasa dall’Armata Rossa. Il convento di Hunedoara (nella Transilvania che allora faceva parte del regno della Romania) dove viveva p. Gatti viene occupato dalla Securitatea, la polizia segreta del regime comunista. Tutti i chierici sono rimandati alle loro case, i sacerdoti deportati al vescovado di Alba Julia. P. Gatti, in quanto cittadino italiano, ottiene il permesso di trasferirsi a Bucarest, dove, anziché rientrare in Italia, accetta l’incarico di rettore della chiesa italiana il cui fondatore (il vicentino mons. A. Mantica) veniva espulso dal regime in quei giorni. Anni difficili questi: vengono soppresse tutte le comunità religiose cattoliche e le diocesi ridotte a due. Le comunità religiose femminili devono concentrarsi in due comunità rurali e quelle maschili in un unico centro. Gatti continua a svolgere il suo ministero a Bucarest oggetto di “speciali sospetti e di arbitrarie violenze”. Molte le difficoltà che religioso deve affrontare: percorre l’intera città da una parte all’altra per andare a trovare i nostri connazionali, per confortarli e aiutarli. Ma questo suo attivismo viene segnalato alle autorità rumene che lo considerano quasi un sovversivo. In questo periodo - racconta p. Bratti - sono molte le testimonianze che raccontano degli aiuti di p. Gatti ai cittadini italiani: medicine, generi alimentari e anche contributi in denaro per pagare le spese di riscaldamento. Inoltre si fa carico di distribuire gli aiuti che arrivano dal Vaticano per sostenere le piccole comunità cattoliche. Una attività non passa inosservata alla Securitate che nel marzo del 1951 lo arresta poiché un sacerdote greco-cattolico, trovato in possesso di denaro, fu costretto con la tortura a rivelare chi glielo aveva fornito. E sottoposto quindi a vari maltrattamenti e, dopo il tipico processo farsa viene condannato a 15 anni di carcere duro e 10 anni di privazione dei diritti civili. Il 14 aprile del 1952, su pressioni del Governo italiano, viene liberato e consegnato alla frontiera con l’Austria, in condizioni estremamente precarie a causa del duro lavoro e del trattamento ricevuto in carcere. Due giorni dopo arriva a Vienna dove viene ricoverato in una clinica. “Era - ha raccontato p. Serafino Mattiello - ridotto ad una larva di uomo, semiparalizzato, con la perdita quasi totale della favella”. Si decide, dopo le prime cure, di farlo proseguire per Padova, dove giunge il 15 maggio per essere ricoverato nell’infermeria che da poco i Frati Minori avevano aperto a Saccolongo. Secondo un medico che lo visita in quei giorni gli sarebbe stata tirata la lingua in modo violento, oppure prodotto un taglio alla base della lingua stessa, forse per non fargli raccontare le violenze e le torture subite. Muore dopo tre settimane, il 6 giugno 1952. Dopo un trentennio il Governo Rumeno chiede scusa per il trattamento riservato a p. Clemente Gatti decretandone l’abilitazione civile mentre la diocesi di Padova avvia il processo di canonizzazione, concluso a livello diocesano ed ora in discussione preso la Congregazione per le Cause dei Santi. (Raffaele Iaria)  

Msna: un vademecum sull’accoglienza

24 Marzo 2021 -

Roma - È stato inviato a tutte le prefetture con una circolare firmata dal capo dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno , Michele di Bari il vademecum operativo per fornire ai soggetti coinvolti nell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati le indicazioni sulle procedure e sulle buone prassi da seguire nelle prime fasi.

Il nuovo strumento, riferisce il Viminale, è stato elaborato dal dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione con il supporto dell'Ufficio Europeo di Sostegno per l'Asilo (Easo), e la collaborazione di dipartimento di Pubblica Sicurezza, Servizio Centrale del Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai), ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione), Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

Nel documento sono date le indicazioni sulle procedure di accoglienza dei minori a seguito di rintraccio sul territorio e di sbarco.

In particolare, sono "illustrate le procedure per la regolarizzazione del minore e la sua integrazione, nonché la procedura di Dublino per la determinazione dello Stato membro responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale e la gestione dei casi di vittime di tratta degli esseri umani".

Viminale: da inizio anno sbarcate 6.068 persone migranti sulle coste italiane

23 Marzo 2021 - Roma - Sono 6.068 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 982 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (845, 14%), Guinea (650, 11%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (388, 6%), Eritrea (343, 5%), Algeria (291, 5%), Mali (283, 5%), Egitto (233, 4%), Camerun (172, 3%) a cui si aggiungono 1.389 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Da alcuni giorni non si registrano arrivi. Il dato del Viminale è aggiornato alle 8 di questa mattina. Fino ad oggi sono stati 675 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a ieri, 22 marzo.  

 

Milano: ragazzi di seconda generazione in prima linea contro il razzismo

23 Marzo 2021 - Milano - Prevenire e combattere il razzismo e la discriminazione attraverso il coinvolgimento attivo di giovani e adolescenti di seconda generazione. E' questo l'obiettivo di “AL.FA.PER L’Altra Faccia della Periferia, oltre le fake news, contro il razzismo e le discriminazioni”, il progetto realizzato da Fondazione ISMU grazie al contributo dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) per sensibilizzare, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni di quartiere, i residenti della zona Molise/Calvairate di Milano nella lotta ai comportamenti discriminatori. Grazie a specifici workshop creativi, un gruppo formato da 12 ragazzi tra i 13 e i 24 anni ha prodotto due video-tutorial su come riconoscere e decostruire le fake news e su come non essere razzista. I prodotti video realizzati dai ragazzi sono diffusi durante e dopo la XVII settimana d’azione contro il razzismo-Keep Racism Out, in programma fino a sabato 27 marzo 2021, tramite i canali di comunicazione web e social della rete dei soggetti coinvolti nel progetto. e saranno presto disponibili sul sito della Fondazione ISMU.  

Roma: di origine rumena il neo vescovo ausiliare

23 Marzo 2021 - Roma - "Ci rallegriamo perché in questa scelta vediamo anche riconosciuto il contributo prezioso alla città e alla Chiesa di Roma da parte di tanti migranti". Così il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, commenta la nomina di don Benoni Ambarus a vescovo ausiliare di Roma, assegnandogli la sede titolare di Tronto. Il nuovo presule, attualmente direttore della Caritas diocesana di Roma è originario della Romania. È infatti nato, il 22 settembre 1974, a Somusca-Bacau. In Italia è arrivato nel 1996 per gli studi ed è stato ordinato sacerdote a Iasi (Romania) nell'anno 2000. L'anno successivo è di nuovo a Roma. Due anni fa la nomina a direttore della Caritas romana in sostituzione di mons. Enrico Feroci, oggi cardinale. «Non è facile per nessuno – ha sottolineato il card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma annunciando la nomina - incarnarsi in una realtà umana ed ecclesiale diversa dal proprio Paese d’origine. L’esperienza personale ha reso don Ben molto sensibile alle condizioni di chi vive in mezzo a noi da immigrato in una terra straniera, alla ricerca di un lavoro e di una condizione stabile. Stiamo parlando di una porzione enorme degli abitanti di questa città: oltre mezzo milione di persone, il 12,8% della popolazione romana». L’episcopato del nuovo vescovo è «segno concreto - ha aggiunto - dell’attenzione di Papa Francesco verso questa realtà umana, in particolare verso le tante comunità cristiane cattoliche (sono più di 150) che ogni domenica si riuniscono con il loro cappellano per la celebrazione dell’Eucarestia».  

Padre e madre, insieme perché insostituibili

23 Marzo 2021 - L’amore alla sposa diventata madre e l’amore ai figli sono per l’uomo la strada naturale per la comprensione e la realizzazione della sua paternità. Soprattutto là dove le condizioni sociali e culturali spingono facilmente il padre ad un certo disimpegno rispetto alla famiglia o comunque ad una sua minor presenza nell’opera educativa, è necessario adoperarsi perché si recuperi socialmente la convinzione che il posto e il compito del padre nella e per la famiglia sono di un’importanza unica e insostituibile. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.25, 22 novembre 1981) Anche riguardo alla figura dell’uomo quale sposo e padre, Giovanni Paolo II ha parole profetiche che anche oggi risultano particolarmente attuali. La sposa è carne dalla sua carne e ossa dalle sue ossa e da questo riconoscimento, che risale alla Genesi, deriva l’eguale dignità della donna rispetto all’uomo. Sposo e sposa vivono “una forma tutta speciale di amicizia personale”, ma ancora di più l’amore che lo sposo ha per la propria sposa è, in virtù del sacramento, la stessa carità che Cristo ha per la Chiesa. Una dimensione che talvolta fa mancare il fiato per quanto è alta, eppure è a questo che i coniugi cristiani sono chiamati. Una complicità fatta di sostegno reciproco ma uno di fronte all’altro con piena e integrale dignità. Per vivere in questo modo, con questa intensità, la relazione di coppia, ci vuole coraggio, prima di tutto il coraggio di saper andare controcorrente rispetto ad un contesto culturale che ancora considera normale, per esempio, che i padri siano più disimpegnati rispetto all’accudimento dei figli e alla loro educazione. Nonostante i proclami di parità fra i sessi, bisogna riconoscere che se sono stati fatti tanti passi in avanti, rispetto al 1981, ancora c’è da impegnarsi perché non sia considerato strano, per esempio, che i padri prendano congedo parentale per assistere moglie e figlio subito dopo il parto; è bello vedere padri che si occupano dei loro figli piccoli, li cambiano, li nutrono, giocano con loro. Si tratta di abitudini che i genitori di oggi hanno assunto con sempre maggiore convinzione, differenziandosi dalle generazioni precedenti in cui le mamme erano sostanzialmente le uniche gestrici della prole. Ormai sulla carta è assolutamente conclamato che la presenza del padre in casa sia fondamentale per la crescita armonica dei figli. Il Papa stigmatizza anche il fenomeno del “machismo”, una deriva che vede nell’uomo un “cacciatore” alla ricerca spasmodica di soddisfazione e che vorrebbe riconoscere al maschio una superiorità che, invece, oggi non ha più alcuna ragion d’essere. Quanto è più benefico, invece, che gli uomini si dedichino alle loro mogli e ai loro figli sapendo differenziare le loro azioni, rispetto alla sola attività lavorativa. Spesso si dice che i padri recuperano la mancanza di tempo passato coi propri figli con piccoli momenti “di qualità”, ma è una teoria fragile e nulla può compensare davvero l’assenza, soprattutto quando i figli chiedono ascolto, comprensione, sostegno. Oggi non possiamo più permetterci di credere che sia sano competere fra i coniugi su chi sia più gratificato dal proprio lavoro: è tempo di orientare la vita della famiglia dando alle professioni il giusto posto. Non viviamo per lavorare, ma lavoriamo per vivere e dobbiamo riconoscere che questo cambia le cose, vuol dire assumersi come prima responsabilità non quella di portare a casa lo stipendio ma quella di essere uno sposo tenero ed affettuoso, un padre accogliente perché niente come questo cementa la famiglia. Si può pensare che la roccia su cui costruire la propria casa siano le risorse economiche, ma non è così. Ai fidanzati non si finirà mai di trasmettere la convinzione che prima viene il riconoscimento del dono che si è l’uno per l’altro e come questo dono non possa essere mai dato per scontato, ma vada alimentato quotidianamente. Uomini e donne coraggiosi sono quelli che sanno riscoprirsi ogni giorno e hanno l’acume affettuoso di accogliere quello che l’altro è prima di quello che l’altro fa. (Giovanni M. Capetta)    

Rotta balcanica: appello delle Acli Marche

23 Marzo 2021 - Ancona - Lungo il percorso della Sava e della Drina, e nella terra di Grecia, migliaia di persone provenienti dal Medio Oriente e dai paesi dell’Asia centrale, in un lungo pericoloso viaggio, "in balia di trafficanti di uomini, tentano di arrivare nell’Unione Europea, per trovare lavoro, aiuto, libertà e la speranza di una vita migliore". Lo denunciano le Acli marchigiane in una nota evidenziando che tanti sono "bloccati da anni in indegni campi profughi, vivono una vita ai margini picchiati dalle polizie di frontiere se tentano i confini, alcuni muoiono affogando nei fiumi, altri soffocati negli antri dei camion o feriti da mine rimaste sui campi di una guerra lontana". Una morte iniqua. “Abbiamo incontrato – dicono gli operatori di IPSIA, una organizzazione non governativa promossa dalle Acli, che si trovano proprio in quella zona – queste persone queste famiglie in Bosnia e in Serbia e cercato di ridargli un ristoro, uno spazio di dignità, di socialità e umanità. Difficile ai tempi del covid, trovare tempo mezzi e risorse per esprimere e concretizzare una solidarietà internazionale. Ma era nostro dovere e continueremo a farlo”. Ai margini dei confini orientali d’Europa, si è creato ormai "un piccolo universo semi carcerario di campi e centri di accoglienza che si affacciano su reticolati e fili spinati costruiti nell’illusorio tentativo di fermare popoli dolenti in fuga".

Mondo circense: pandemia e attenzione dei media

22 Marzo 2021 - Roma - È passato un anno dall’inizio della pandemia, e siamo al punto di partenza. Sanità e economia del Paese al collasso. Nella grande recessione derivata dai lockdown e dal distanziamento sociale ci sono alcune categorie che hanno sofferto più di altre, arrivando a veri e propri picchi di povertà assoluta. Tra queste il mondo dello spettacolo, e in una situazione ancor più grave si sono venuti a trovare gli addetti dello spettacolo viaggiante fermi in giro per l’Italia e anche fuori dai confini nazionali. Circhi, luna park, artisti di strada hanno ‘fatto la fame’, come dicono loro, sono sopravvissuti grazie all’intervento di alcune strutture quali la Fondazione Migrantes, la Caritas, le varie associazioni locali di volontariato e le amministrazioni pubbliche che si sono ritrovate sul proprio territorio queste attività. La Fondazione Migrantes, che è intervenuta anche per far rientrare alcuni circhi dall’estero, ha raccontato fin dall’inizio sul quotidiano www.migrantesonline.it e sul mensile  “Migranti Press” le storie di queste persone ferme, senza potersi esibire e quindi senza incassi, linfa quotidiana di queste attività che, nella maggior parte, non hanno a carico solo gli stipendi degli operatori ma gli animali da accudire e da sfamare. A questo proposito Flavio Togni, della dinastia circense dei Togni, padre dell’American Circus, ora fermo nel proprio quartier generale a Sommacampagna in provincia di Verona, in una intervista rilasciata qualche giorno fa alla testata Fanpage.it si è lamentato perché in tutto questo arco di tempo c’è stata poca attenzione da parte della stampa e anche della politica. “Nessuno ha mai ha parlato del mondo del circo durante questo anno di pandemia. Nessun telegiornale, nessun politico, nessuno, siamo gli innominabili”, ha dichiarato. Andando a spulciare è la stampa locale che ha dato più rilievo a determinati casi proprio perché ha fatto notizia la generosità della gente del posto e le amministrazioni locali che hanno provveduto ad aiutare il circo di turno che si sono ritrovati sul proprio territorio. Il circo Togni quando lavora a pieno regime è costituito da circa 50 artisti provenienti da diverse nazioni e 150 addetti più 44 cavalli di razza e 11 tigri, ora il Patron ha dovuto mandare a casa gli artisti e ha ridotto all’essenziale il personale perché fermo da un anno.    

Stella Maris Milazzo: l’aiuto ai marittimi anche in tempo di pandemia

22 Marzo 2021 - Milazzo - La pandemia non ha fermato l’impegno della Stella Maris di Milazzo a sostegno dei marittimi. Nel rispetto delle misure di prevenzione per il contagio da Covid-19, ha permesso di continuare ad assicurare il prezioso servizio di accoglienza ed assistenza ai marittimi che transitano in questo porto. Diverse, riferisce l’agenzia Sir, le iniziative di solidarietà e fraternità sviluppate durante l’ultimo anno. E, anche in questi momenti di difficoltà legati alla pandemia da Covid-19, se la nave ottiene la libera pratica sanitaria, i marittimi possono scendere a terra e recarsi in franchigia. Per fornire loro un primo supporto, i volontari della Stella Maris si recano in prossimità dell’imbarcadero – posto a poche decine di metri dai locali in uso all’associazione – fornendo ai marittimi anche brochure e mappe della città. “Sempre più di frequente, si rende necessario fornire ai marittimi mascherine di riserva e confezioni di gel disinfettante, unitamente a raccomandazioni sul distanziamento sociale per evitare pericolosi assembramenti sia sulle banchine del porto che in prossimità dei locali della città”, riferiscono dall’associazione. Anche in questo periodo, quello che più frequentemente viene chiesto dai marittimi è un aiuto per il cambio della valuta, informazioni per mezzi pubblici o taxi per raggiungere i centri commerciali presenti in zona. “Nel corso del 2020 la domanda più frequente dei marittimi che non potevano sbarcare dalle navi è stata quella di provvedere alla ricarica delle schede telefoniche – oltre duemila –; l’anticipazione dei costi per la ricarica, resa possibile grazie alle disponibilità sul conto corrente dell’associazione, è stata poi puntualmente ripianata con rimesse effettuate successivamente dagli stessi marittimi”.

Circo Krone: il ringraziamento dei dipendenti

22 Marzo 2021 - Monaco di Baviera – I dipendenti del circo Krone, attualmente fermi a Monaco di Baviera, hanno voluto ringraziare il circo per non averli lasciati soli in questo tempo di pandemia.  “Dal 13 marzo 2020 non si sono svolti spettacoli, finora nessuno dei dipendenti è stato licenziato. Noi dipendenti ringraziamo la direzione del circo Krone per tanta umanità”, hanno scritto in uno striscione davanti al Circus Krone-Bau, vicino ai mezzi parcheggiati di artisti e dipendenti.  

La rete: strumento per costruire ponti anche con i giovani delle MCI

22 Marzo 2021 - Milano - Dallo scorso marzo 2020 la nostra vita è stata stravolta dal Covid19 che ci ha costretto a chiuderci in casa, lavorare da remoto, non poter andare a scuola, fare sport, ecc…. Per le nostre comunità cristiane ciò ha significato perdere la bellezza delle relazioni che caratterizzano tutte le attività che proponiamo ai bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani e famiglie nei nostri oratori. Abbiamo dovuto chiudere i cortili e rimetterci in gioco in una dimensione sino ad ora mai percorsa: il Web! Un mondo dove la fede è relegata ad un pubblico di nicchia e la maggior parte dei nostri giovani lo vive solamente per navigare sui social e per giocare ai videogiochi. Il troppo tempo passato nel Web ha portato tanti di loro a chiudersi in mondi virtuali isolanti privi di emozioni relazionali e ha scatenato apatia e fatica. Noi educatori ci siamo interrogati e dopo un primo smarrimento abbiamo trovato nella rete, attraverso incontri e materiali, lo strumento che ha permesso di tenere vivi i rapporti e continuare a trasmettere la bellezza del Vangelo. Anche negli oratori di Busto Arsizio dove lavoro, per la Cooperativa Aquila e Priscilla - Diocesi di Milano come coordinatore, ho pensato che la via da percorrere fosse il Web. Ho cercato di rielaborare con fantasia una nuova proposta educativa e di fede senza copiare nella dimensione social quello che si fa in presenza perché le dinamiche sono diverse e occorre stimolare e dare spunti nuovi per giocarsi ed essere coinvolti. Proprio questa fantasia mi ha permesso, in piena condivisione con il mio parroco don Gaudenzio, di ideare il percorso “La rete: strumento per costruire ponti”. Mi sono chiesto: come possiamo mettere in contatto adolescenti e giovani sparsi per il mondo? Attraverso la rete! Ed ecco che quest’ultima diventa lo strumento per costruire ponti, permette di potersi incontrare in ZOOM per conoscersi, chiacchierare e raccontare come si vive la fede nella comunità in cui si vive. Nel progetto sono state coinvolte la Comunità Cristiana italiana di Barcellona (con don Luigi Usubelli) - Spagna, la Missione Cattolica di lingua italiana nel cantone di Lucerna – Svizzera (con Don Mimmo Basile e le collaboratrici suor Selvije e Maria Carminitana), il Centre Eucharistique Mokolo II Dernier Poteau – Camerun (con Padre Joseph Desiré Mvongo) e gli Oratori SS Redentore e Maria Regina di Busto Arsizio - Italia. Quattro realtà tra loro diverse ma unite dall’amicizia con Gesù e dalla voglia di giocarsi. Quest’ultima ha permesso di dar vita a uno scambio di idee, di storie di vita e di fede tra i giovani collegati. La bellezza di raccontarsi ha aperto anche a storie personali, idee nel campo dello studio, la conoscenza delle abitudini delle città che ospitano le comunità coinvolte e ha dato ai giovani uno strumento per costruire legami che si spera permetterà loro di incontrarsi di persona una volta superata la pandemia. Significativo, attraverso il racconto di Padre Joseph, poter conoscere una realtà parrocchiale e giovanile in Camerun perché ci ha aperto all’universalità della Chiesa. Questa universalità può essere raccontata e vissuta attraverso la rete. Provate a pensare: chi mai avrebbe detto che nel 2021 quattro realtà giovanili tra loro sconosciute si sarebbero incontrate? Ebbene sì è stato possibile utilizzando la rete e facendola diventare strumento per unire e spazio di crescita reciproca. Una cosa che ho imparato in questo tempo inedito è che nulla tornerà come prima e che il Vangelo ha mille strade per essere annunciato e la rete è una di queste. Come diceva Gesù: “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra.” (Atti 1,8) Noi ci siamo e siamo pronti per questa sfida perché #loratoriocè!  (Davide Romanò)    

Papa Francesco: “assicurare a tutti acqua potabile e servizi igienici”

22 Marzo 2021 - Città del Vaticano - “Per noi credenti, ‘sorella acqua’ non è una merce: è un simbolo universale ed è fonte di vita e di salute”. A ricordarlo è stato Papa Francesco al termine dell’Angelus di ieri – trasmesso in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico – e alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, che si celebra oggi. “Troppi fratelli, tanti, tanti fratelli e sorelle hanno accesso a poca acqua e magari inquinata!”, ha sottolineato il Pontefice secondo il quale “è necessario assicurare a tutti acqua potabile e servizi igienici”. “Ringrazio e incoraggio quanti, con diverse professionalità e responsabilità, lavorano per questo scopo così importante”, ha poi aggiunto citando, ad esempio, l’Università dell’Acqua, “nella mia patria, a coloro che lavorano per portarla avanti e per far capire l’importanza dell’acqua. Grazie tante a voi argentini che lavorate in questa Università dell’Acqua”.