Primo Piano

Rosario per l’Italia: preghiera dalla Cattedrale di Terni con mons. Piemontese

4 Maggio 2021 - Terni – Domani, mercoledì 5 maggio, nella serata “Prega con noi” di TV2000, alle ore 20.50 sarà trasmesso il Rosario dalla Cattedrale Santa Maria Assunta di Terni, guidato dal vescovo Giuseppe Piemontese, su TV2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook. Si pregherà il Rosario nei misteri gloriosi, meditati con il discorso di San Giovanni Paolo II alle Acciaierie di Terni nella Visita Pastorale del 19 marzo 1981, ricordando come “Il Vangelo del lavoro è stato scritto soprattutto dal fatto che il Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, diventando uomo ha lavorato con le proprie mani”. Una preghiera particolare sarà rivolta alla Madonna della Misericordia copatrona della città di Terni e della diocesi.

Card. Bassetti: “l’emigrazione giovanile è un fenomeno che investe sempre più la comunità umbra”

4 Maggio 2021 - Perugia - “Con questo incontro la Chiesa umbra affronta un tema decisivo per il presente e per il futuro della nostra società. I giovani e il lavoro, infatti, sono due elementi cruciali che si riflettono non solo sull’economia ma anche sulla famiglia e l’educazione, sui diritti sociali e sulla robotica, sulla coesione sociale e sulla mobilità umana. Parlare del rapporto tra giovani e lavoro significa, in definitiva, parlare di una nuova questione sociale che è, al tempo stesso, una nuova questione antropologica”. A sottolinearlo è stato il Cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, nell’intervenire all’incontro di riflessione e di preghiera sul tema “Giovani e lavoro: un cantiere aperto”, tenutosi nei giorni scorsi a Perugia. All’incontro, promosso dalla Commissione regionale per i problemi sociali e il lavoro, la pace e la custodia del Creato della Conferenza Episcopale Umbra, hanno partecipato in presenza circa trenta persone in rappresentanza delle Istituzioni civili e religiose e del mondo imprenditoriale e sindacale dell’Umbria, ed altre hanno preso parte in remoto, seguendo la diretta streaming trasmessa dai canali social di Chiesainumbria.it , del settimanale La Voce e dell’emittente Umbria Radio InBlu. A moderare i lavori è stata l’avv. Francesca Di Maolo, coordinatrice della Commessione regionale Ceu e presidente dell’Istituto Serafico di Assisi e a relazionare e a tracciare una sintesi dei vari interventi è stato il prof. Luca Fiorucci, docente ordinario di Economia e management delle imprese all’Università di Perugia. A precedere i relatori, tra cui la dott.ssa Laura Binda, responsabile delle risorse umane della Nestlé, sono state quattro testimonianze di storie di resilienze e intraprendenze nel mondo del lavoro di giovani delle Diocesi di Foligno, Spoleto-Norcia, Perugia-Città della Pieve e Terni-Narni-Amelia. “Il Cardinale Bassetti, nel suo intervento, si è soffermato sul rapporto giovani e lavoro prendendo spunto dal fenomeno riemergente dell’emigrazione che li riguarda da vicino. “Tra i nuovi emigranti italiani del XXI secolo, moltissimi sono i giovani – ha evidenziato il porporato –. Giovani che subito dopo la scuola superiore o dopo l’Università, lasciano il nostro Paese. Ne ho incontrati molti di questi giovani. Alcuni scelgono di partire come scelta di vita. Si sentono cittadini del mondo. Molti altri no. Vorrebbero rimanere in Italia ma sono costretti a partire. È questo un fenomeno su cui riflettere perché investe in pieno la nostra comunità regionale. Si riflette per esempio sulla formazione delle famiglie. Uno dei motivi per cui si ritarda la data del matrimonio riguarda proprio la mancanza del lavoro. E conseguentemente della casa e di ogni protezione sociale. E anche dopo il matrimonio, portare avanti una famiglia in questa situazione sociale così complessa diventa veramente difficile. Fare una famiglia oggi è in molti casi un gesto eroico. Penso per esempio alle giovani coppie con figli che vivono nelle grandi città. Ma anche nei nostri piccoli borghi umbri. Riuscire ad armonizzare la vita familiare e il lavoro è una sfida quotidiana dal risultato incerto”. “Mai come oggi, dunque, è veramente importante rimettere al centro della nostra attenzione il rapporto tra giovani e lavoro – ha commentato il card. Bassetti –. Si tratta di una grande questione su cui è opportuno riflettere e soprattutto fare delle proposte concrete sia per ciò che concerne la creazione di nuovi posti di lavoro e sia per ciò che riguarda le politiche sociali che armonizzino il rapporto tra famiglia e lavoro. Una di queste proposte è l’assegno unico universale: spero vivamente, come ho già avuto modo di scrivere su ‘Avvenire’, che il Governo fornisca un’adeguata dotazione finanziaria. Ma in generale, mi auguro che il recovery plan sia veramente di aiuto per far ripartire l’Italia dopo lo shock della pandemia”. Il cardinale, ribadendo quanto già detto in passato, ha parlato di una “nuova questione sociale”, che “si caratterizza per un potere pervasivo della tecnica e per uno sradicamento della persona umana, facendo passare nel silenzio invece una dimensione fondamentale del lavoro: la sua sacralità. Il lavoro è sacro, lo ha detto spesso Papa Francesco, perché attraverso di esso l’uomo si fa con-creatore del mondo. Le persone attraverso questa attività, che va svolta con equità e carità, acquisiscono una loro dignità. Una dignità che però perdono quando al lavoro si sostituisce lo sfruttamento oppure una lunga stagione di precariato e di umiliazione, fino alla disoccupazione”.

Sinergia virtuosa

4 Maggio 2021 - Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha affidato. «Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo!» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.86, 22 novembre 1981) La conclusione del documento pontificio che siamo andati sfogliando rivela pienamente la sua natura, ovvero quella di “esortazione”. Prima ancora di essere un pronunciamento dottrinale, quale essa è, Familiaris Consortio vuole essere un invito alla Chiesa e al mondo perché guardino alla famiglia con occhi nuovi, soprattutto con occhi di benevolenza e di misericordia. Giovanni Paolo II, che per alcuni anni ancora, dopo la pubblicazione di questo documento, proseguirà le sue catechesi del mercoledì sull’amore umano, ha la convinzione profonda che sulla comprensione e la valorizzazione del sacramento del matrimonio (per la Chiesa) e della famiglia in quanto tale (per tutta la società) si giochi una sfida decisiva. Quello che per certi versi si può dire anche per l’oggi, a maggior ragione si può rilevare per gli anni in cui scrive Papa Wojtyla: è un tempo in cui – sulla scorta del magistero conciliare – la comunità ecclesiale è chiamata a riconoscersi come popolo di Dio, nella sua complessità e non secondo la più semplicistica distinzione fra pastori e fedeli. Questo comporta un’assunzione di responsabilità nuova per i laici, che non devono più sentirsi soltanto i destinatari di un magistero dall’alto a cui sottomettersi, quanto piuttosto partecipanti ad un cammino di fede, di crescita, anche di conversione che li vede, però, come protagonisti attivi, membra vive del corpo che è la Chiesa. Amare le possibilità della famiglia significa coltivarne tutta la ricchezza umana e spirituale. È come se, nell’afflato di questo suo congedo, il Papa auspicasse una sinergia virtuosa fra la Chiesa e tutte le istanze che naturalmente cooperano al bene dell’uomo e della donna. Ai cristiani è chiesto di annunciare la “buona notizia” del Vangelo sulla famiglia, ma a tutti è dato di vivere in essa con spirito di accoglienza e desiderio di bene. La famiglia diviene un’icona esemplare, una finestra attraverso cui guardare l’esistente. Se il nucleo famigliare si sviluppa armonicamente e cresce in tutte le sue potenzialità il beneficio è universale. La mentalità da assumere, dunque, non è quella di accondiscendere, più o meno stancamente, a quanto esiste da sempre, ma di promuoverne lo sviluppo come di una realtà viva, dinamica e sempre nuova. In ambito ecclesiale la strada è quella di una capacità di inclusione sempre maggiore. Bello è immaginare che ogni famiglia cristiana si trovi a suo agio nella propria parrocchia, in particolare attorno alla celebrazione eucaristica. Pare un’eccessiva semplificazione, ma non è così. Talvolta, per esempio, un’interpretazione eccessivamente rigorosa della sacralità liturgica, rischia di allontanare le famiglie con figli piccoli dalla piena partecipazione ai riti. I neonati possono essere vissuti dai sacerdoti o dagli altri fedeli solo come un elemento di disturbo e, di fatto, si corre il rischio di creare degli allontanamenti. Una comunità matura, in tal senso, potrà provvedere ad un servizio di cura e di assistenza dei bambini fin da quelli piccolissimi, per permettere ai genitori di partecipare alla Messa con maggiore distensione. Si tratta solo di un esempio ad indicare che tanti sono i percorsi per dimostrare coi fatti la volontà di sostenere la famiglia e non soltanto inneggiarne alla bellezza. Un altro esempio, in ambito civile, potrebbe essere quello della valorizzazione delle famiglie numerose. Se non fosse per l’impegno di qualche strenua associazione di categoria, chi oggi ha quattro o più figli è considerato un incosciente che deve cavarsela da solo piuttosto che un cittadino a cui tributare un sentimento di gratitudine. Oggi in Italia, con il sempre più rigido inverno demografico, cosa si sta davvero facendo per incrementare le nascite e incoraggiare le coppie a fare più figli? Gli interventi sono spesso più enunciati che realizzati e, in ogni caso, non possono ridursi alla sola dimensione, per altro importantissima, degli incentivi economici, ma devono più integralmente diventare una rete che crei un ambiente favorevole, di piena simpatia nei confronti di chi “osa” mettere al mondo tanti figli. Queste e molte altre chiose potrebbero farsi attorno ad un testo, Familiaris Consortio, che ha segnato un’epoca e a cui poi il magistero petrino ha riconosciuto il grande merito di porre al centro questioni cruciali e mai esaurite una volta per tutte. Nelle sue ultime parole Giovanni Paolo II affida la famiglia alla Sacra Famiglia di Nazaret, non lontano modello sovrumano di virtù, ma compagna di strada di tutte le famiglie nella fatica, nelle difficoltà, anche nelle prove più dure. Un affidamento quello a Maria, a Giuseppe e certamente a Gesù che – come vedremo – resterà una costante non solo di questo Papa ma anche dei suoi successori a cavallo del millennio. (Giovanni M. Capetta – Sir)    

Vescovi Costa D’Avorio: “si creino posti di lavoro per i giovani per evitare il fenomeno dell’immigrazione clandestina”

4 Maggio 2021 - Abidjan - “Oggi dobbiamo pensare a creare imprese familiari, imprese private, questo darà lavoro a giovani che non penseranno più di attraversare il Mediterraneo”. Lo afferma P. Emmanuel Wohi Nin, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Ivoriana, suggerendo alle autorità ivoriane una possibile soluzione per risolvere parzialmente il fenomeno dell'immigrazione illegale. “Perché - dice all’agenzia Fides - se i giovani ivoriani si abbandonano a tali pratiche, è solo perché fuggono dalla disoccupazione nel loro Paese”. Più volte i vescovi ivoriani nei loro vari messaggi hanno richiamato l'attenzione delle autorità sulla necessità di una migliore distribuzione della ricchezza del Paese e di mettere in atto meccanismi che possano risolvere il problema della disoccupazione nazionale. P. Wohi Nin in occasione della festa del 1 ° maggio, esorta i lavoratori cristiani a dare il meglio di sé nel lavoro che svolgono. “Quando il Signore ci ha permesso di avere un lavoro stabile è perché possiamo dare il massimo e il meglio. Questo fa piacere a noi stessi, poi a Dio”. Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Costa d'Avorio ha colto infine questa occasione per lanciare un appello a tutti coloro che hanno la possibilità di offrire degli impieghi, affinché la speranza della popolazione e dei giovani ivoriani non sia rivolta esclusivamente allo Stato ma anche al mondo dell’imprenditoria. Secondo gli ultimi dati di Afrobarometer nel 2020 più della metà (52%) dei cittadini ivoriani si considera disoccupata, una percentuale che erano intorno al 47% nel 2014. Afrobarometer inoltre nota “che la classe lavoratrice, che dovrebbe essere il pilastro dell'economia (impiegati in aziende agricole, pescatori, silvicoltori e piccoli agricoltori) è tra gli strati più poveri e paradossalmente è rimasta più indietro nella scala sociale rispetto ai cittadini che non hanno mai avuto un lavoro”. La pandemia Covid-19 ha aggravato la situazione con aziende che hanno chiuso i battenti e la classe insegnante colpita dalle restrizioni nelle scuole specie quelle private.    

Migrantes Pordenone: un corso di sartoria per le donne rom

3 Maggio 2021 - Pordenone - Un’opportunità per il lavoro e un segno di integrazione così è stato accolto il corso di sartoria avviato per le donne Rom a Pravisdomini, un comune della provincia di Pordenone. Il corso è finanziato dalla Fondazione Migrantes e realizzato in collaborazione con la Caritas, Ambito del Sile, la Parrocchia e il Comune. In questa cittadina del Friuli Venezia Giulia, dove la comunità rom è stabile e abbastanza numerosa, non è una novità in quanto, specie per i bambini che frequentano le scuole dell’obbligo, già diverse sono state le iniziative avviate per un cammino di integrazione e abbattere quei pregiudizi che da sempre accompagnano questa gente.  Il corso ha coinvolto 13 donne con l’età compresa tra 13 e 58 anni e va avanti da febbraio per tre volte la settimana. Le partecipanti sono ragazze, mamme, nonne, ognuna di loro si è accostata a questa iniziativa con una motivazione diversa, ma in comune sicuramente c’è la voglia di un riscatto sociale e la prospettiva di trovare lavoro. L’insegnante Anna Maria Girotto ha messo a disposizione tutta la sua esperienza e ha trovato in alcune di queste donne un vero talento per questo mestiere, ma tutte lo frequentano con passione. C’è Milva assieme alle figlie che ha già un po’ di conoscenze sartoriali apprese dalla mamma e da un sarto; Denise che è molto brava a disegnare i cartamodelli; Venere che con il suo pragmatismo racconta “non spero di diventare come Giorgio Armani, ma di lavorare sì”; Barbara che vuole dimostrare che anche le donne rom sanno lavorare. Tante storie e tanti sogni sostenuti dalla voglia di imparare per una opportunità in più; ma dietro questa loro partecipazione c’è un altro messaggio rivolto non solo agli abitanti di Pravisdomini ma a tutti coloro che hanno dei pregiudizi verso le minoranze: sono rom ma sono donne come tutte le altre. Una nuova esperienza anche per l’insegnante che non conosceva la cultura rom e che ha raccontato “mi sono trovata benissimo con queste donne, sono brave e motivate”. (Nicoletta Di Benedetto)    

In un naufragio a largo della Libia cinquanta migranti morti

3 Maggio 2021 - Roma - Non si arresta la triste conta delle vittime del Mediterraneo. Cinquanta migranti, fra cui alcuni egiziani, hanno perso la vita ieri in un altro naufragio al largo della Libia, a pochi giorni dalla tragedia consumata nelle stesse acque che ha causato oltre 100 morti. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa libica, citata da Al Arabya e da altri media internazionali. L’imbarcazione è affondata al largo della città di Zawiya. La dinamica dei fatti resta ancora poco chiara. Questa mattina il portavoce della Guardia costiera libica, l’ammiraglio Masoud Ibrahim, raggiunto telefonicamente dall’Ansa, ha sottolineato di non avere alcuna informazione a riguardo. «Potrebbe trattarsi di un’informazione errata» ha detto. Intanto, circa 95 migranti — da ieri mattina alla deriva al largo della Libia — sono stati soccorsi e riportati a Tripoli questa notte dalla Guardia costiera libica. E sempre nella notte sono sbarcati sulle coste italiane del Gargano 35 persone — 9 donne e 12 bambini — tutti afghani. Negli ultimi giorni, invece, oltre 700 migranti sono stati riportati in Libia, «solo per finire in detenzione arbitraria», ha detto la portavoce dell’UNHCR in Libia. (OR)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 10.107 persone sulle coste italiane

3 Maggio 2021 - Roma - Sono 10.107 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane. Di questi nel 2021, 1.482 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.237, 12%), Bangladesh (1.014, 10%), Guinea (827, 8%), Egitto (581, 6%), Sudan (560, 6%), Mali (447, 4%), Eritrea (436, 4%), Algeria (362, 4%), Marocco (336, 3%) a cui si aggiungono 2.895 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Centro Astalli: “contrastiamo l’indifferenza facendo da “scorta mediatica alle vittime”

3 Maggio 2021 - Roma - È di poche ora fa la notizia che 50 migranti sono morti nel naufragio della loro imbarcazione davanti alla costa della città libica di al Zawiya. Precedentemente, l’Oim aveva riferito che almeno 11 persone erano morte dopo che il gommone su cui viaggiavano era affondato. A bordo di quest’ultimo vi erano in tutto 24 migranti. La Guardia Costiera libica ne ha riportati indietro 12. Il Centro Astalli esprime “cordoglio per le vittime e profondo dolore per le famiglie cui viene negato persino di piangere e dare degna sepoltura ai loro cari” si legge in una nota. Per p. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli: è “uno dei mali del nostro tempo che sempre più spesso passa sotto silenzio e nel disinteresse generale, una vergona come ci ha ricordato recentemente Papa Francesco e per questo Il Centro Astalli ritiene doveroso non smettere di dare notizia di ogni naufragio che avviene. Vogliamo essere una sorta di scorta mediatica che accenda una luce su ogni vittima di ogni naufragio nel Mediterraneo. È il nostro modo – aggiunge - di farci voce dei tanti migranti che non hanno diritto di parola in Europa. Vogliamo ricordare e chiedere per ciascuna delle vittime, un cambio radicale di politiche e visione che rimetta l’Europa dei diritti e della libertà al centro di un mare che oggi stiamo lasciando a trafficanti che vendono a esseri umani disperati una speranza travestita da morte”.  

Un sussulto di umanità

3 Maggio 2021 - Roma - Ieri abbiamo celebrato la V domenica dopo Pasqua. Un tempo, quello pasquale, che ci invita a meditare sulla resurrezione di Cristo attraverso la testimonianza di coloro che lo hanno incontrato “risorto”. Un tempo di riflessione ma anche di lettura della storia alla luce della resurrezione. Ma non possiamo non “ascoltare” il sussurro di Gesù nel Getsemani mentre dice ai suoi discepoli “la mia anima è triste, vegliate”. Queste parole tornano alla mente oggi mentre, per l’ennesima volta, registriamo la morte di persone migranti nel Mediterraneo, l’uccisione di una giovane missionaria in Perù, Nadia De Munari e il ferimento del futuro vescovo italiano Christian Carlassare, chiamato a guidare una diocesi nel Sud Sudan. Papa Francesco ha parlato di “vergogna” ricordando il silenzio assordante dopo la morte di 130 migranti al largo della Libia. Il silenzio di una umanità distratta di fronte a drammi che si ripetono. “Sono persone, sono vite umane che hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato”, ha detto il Papa invitando ad “interrogarci tutti su questa ennesima tragedia” e a pregare “per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte”. Dolore e sdegno arrivato da più parti del mondo cattolico: “che questa ennesima tragedia – ha detto la Fondazione Migrantes - provochi in noi un sussulto di umanità e d’impegno a creare canali legali e sicuri di ingresso”. Il desiderio di stare accanto agli altri non si ferma. Sono tanti i volontari italiani nel mondo accanto ad una umanità sempre più sofferente. Volontari e missionari come la missionaria laica italiana Nadia De Munari, 50 anni, da anni in Perù per l‘Operazione Mato Grosso. È stata aggredita nel sonno e uccisa: aiutava i poveri di una baraccopoli. Ma anche il più̀ giovane vescovo del mondo, padre Christian Carlassare, 43 anni, nominato dal papa due mesi fa e che il 23 maggio prossimo sarà consacrato vescovo per poi guidare la diocesi dove per anni è stato missionario. Le sue condizioni, in questi giorni, stanno migliorando. Ma anche qui, davanti a queste notizie, il mondo si gira dall’altra parte e non sente il grido dei poveri che arrivano su una barca o i tanti che in vari paesi del mondo soffrono la carestia, la persecuzione, la guerra. E non ascoltano il grido di coloro che lottano a loro fianco per la pace e per una vita dignitosa. Ecco perché le parole di Gesù nel Getsemani non possono non ridondare nelle nostre orecchie mentre il rifiuto, anche violento, del bene che si cerca di fare lascia l’amaro in bocca. I 130 morti nel Mediterraneo, Nadia e Christian probabilmente non saranno gli ultimi a essere vittime di un mondo concentrato su sé stesso ma questo non deve invitarci a guardare dall’altra parte. Anzi deve essere un monito per dire ancora una volta che il bene prevale sempre e che occorre “vegliare” perché non prevalga il male e l’egoismo. Altrimenti il sogno di un mondo diverso per milioni di perone rimarrà “solo” un sogno mentre continueranno a morire per fame, persecuzione, guerre, ingiustizie tanti innocenti. (Raffaele Iaria)        

Srilankesi in Italia: sabato l’annuale pellegrinaggio a Padova

3 Maggio 2021 -

Padova - Si è svolto sabato l’annuale pellegrinaggio presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova delle comunità dello Sri Lanka in Italia. La pandemia non ha fermato centinaia di fedeli che sono arrivati al santuario padovano da ogni parte d’Italia. Quest’anno si è celebrato il venticinquesimo anniversario di questo raduno nazionale organizzato da mons. Neville Joe Perera, coordinatore nazionale dei cattolici Srilankesi in Italia. Secondo le norme anti-covid e per evitare assembramenti tra distanziamento sociale e mascherina, si sono celebrate tre celebrazioni liturgiche rispettivamente alle ore 10.00, 12.00 e alle 14.00. Durante l’omelia, mons. Neville ha ricordato il forte e lungo legame tra la basilica del Santo e lo Sri Lanka e in particolare le opere caritative dei frati francescani e della Caritas Antoniana. La preghiera è andata anche alle molte vittime dell’attento della domenica di Pasqua e che i nomi dei veri responsabili di tale attentato vengano alla luce il prima possibile portano così giustizia alle vittime e ai loro familiari Un pensiero è andato anche alla Chiesa dello Sri Lanka e all’arcivescovo di Colombo, il card. Malcolm Ranjith che stanno combattendo per avere giustizia. “L’amore e la devozione per Sant’Antonio vi hanno portato qui e lui vi proteggerà da qualsiasi male” ha concluso Mons. Neville.

Istat: la popolazione straniera residente tende a stabilizzarsi

3 Maggio 2021 - Roma - In base alle stime, al 1° gennaio 2021 gli stranieri residenti nel Paese ammontano a 5 milioni 36mila, in calo di 4mila unità (-0,8 per mille) rispetto a un anno prima. Nel conteggio concorrono a saldo 128mila unità in più̀ per effetto delle migrazioni con l’estero (di cui 174mila iscrizioni e 46mila cancellazioni), 51mila unità in più̀ per effetto della dinamica naturale (60mila nati stranieri contro 9mila decessi), 84mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e circa 100mila unità in meno per acquisizione della cittadinanza italiana. Il dato è contenuto nel Report sugli indicatori demografici presentato oggi dall’Istat. “Anche se si tratta di valutazioni preliminari, che i dati definitivi potrebbero in parte rettificare – evidenza l’Istituto di Statistica - l’elemento di novità̀ degli ultimi anni è la tendenza alla stabilizzazione della popolazione straniera residente. Peraltro, in assenza di un evento straordinario come la pandemia, una riduzione della popolazione straniera si era già verificata nel biennio 2015-2016, cui aveva fatto seguito una ripresa nel periodo 2017-2019, tutto sommato modesta, se comparata allo sviluppo registrato nei primi 10 anni del 2000”. L’Istat precisa che nel 2020, gli aspetti di carattere giuridico-amministrativo, oltre a quelli squisitamente demografici, rivestono un peso importante nel bilancio complessivo della popolazione straniera. Sia le operazioni di revisione anagrafica, sia le acquisizioni della cittadinanza italiana hanno infatti un volume complessivo tale da ribaltare quello delle dinamiche demografiche “pure” (naturale e migratoria) che per la popolazione straniera rimangono largamente positive. In relazione a tale ultimo punto, l’analisi territoriale del bilancio demografico della popolazione straniera può̀ essere confusa da effetti di natura giuridico-amministrativa. La maggiore riduzione della popolazione straniera si riscontra nel Centro (-8,6 per mille) soprattutto nel Lazio (-11,3 per mille), proprio per una maggiore efficacia di tali effetti. Viceversa, nel Nord, dove pure gli aspetti giuridico-amministrativi sono importanti, la popolazione straniera cresce del 2,4 per mille mentre nel Mezzogiorno si registra una modesta flessione pari allo 0,3 per mille. Un ricambio demografico che resta negli anni debole determina effetti soprattutto sulla popolazione di cittadinanza italiana, il cui ammontare continua a decrescere di anno in anno, si sottolinea nel Report: dal massimo storico di circa 55,9 milioni di residenti raggiunto nel 2009, ha successivamente avuto luogo un progressivo declino che ha portato alla perdita di 1,6 milioni di individui. Al 1° gennaio 2021 gli italiani residenti sono 54 milioni 222mila, con una riduzione di circa 380mila unità (-7,0 per mille) sull’anno precedente. Tra i cittadini italiani nel 2020 risultano ampiamente negativi sia il saldo naturale (344mila nascite contro 737mila decessi), sia il saldo migratorio netto con l’estero (47mila iscrizioni contro 96mila cancellazioni). Con segno contrario è anche il saldo per gli aggiustamenti di carattere anagrafico (-37mila) mentre, a parziale compensazione di tali diminuzioni, è presente il solo aspetto delle acquisizioni della cittadinanza italiana (circa 100mila). Tutte le regioni sono interessate da un processo di riduzione della popolazione di cittadinanza italiana, soprattutto quelle demograficamente depresse o a più̀ forte invecchiamento come, ad esempio il Molise (-12,4 per mille), la Liguria (-11,5 per mille) e la Basilicata (-11,1 per mille).  

 

Istat: migrazioni bloccate dalla pandemia

3 Maggio 2021 - Roma - Nel 2020, le migrazioni, la componente demografica più̀ dinamica negli ultimi venti anni, sono state limitate. Quasi in ogni Paese, a causa della pandemia, sono state imposte barriere all'ingresso dei confini nazionali e limitazioni al movimento interno. Per milioni di persone è stato sostanzialmente impraticabile spostarsi, indipendentemente dal fatto che si possedessero o meno validi motivi di lavoro, studio o familiari. In Italia le iscrizioni in anagrafe dall’estero per trasferimento di residenza si sono pertanto ridotte del 34% rispetto al 2019 (da 333mila a 221mila), le cancellazioni del 21% (da 180mila a 142mila). Anche per quanto riguarda la mobilità interna la riduzione è significativa, avendo avuto luogo il 12% in meno di trasferimenti di residenza tra Comuni.  Il dato è contenuto nel report sugli indicatori demografici diffuso oggi dall’Istat.  Secondo l’Istituto di Statistica italiano il saldo migratorio netto con l’estero si ferma a 1,3 per mille abitanti, esattamente la metà di quello rilevato nel 2019. La riduzione interessa tutte le aree del Paese, ma prevalentemente il Centro (da 3,6 a 1,9 per mille) e il Nord (da 3,2 a 1,6 per mille), più che il Mezzogiorno (da 1,1 a 0,6 per mille). Le regioni con la dinamica più̀ vivace per migrazioni internazionali sono la Liguria e la Toscana (2,4 per mille) ma entrambe presentano una forte riduzione rispetto all’anno precedente (rispettivamente 4,2 e 4,6 per mille). La Valle d’Aosta è l’unica regione con un saldo negativo (-0,1 per mille) mentre in Sicilia (0,3 per mille) e Sardegna (0,1 per mille) il tasso è più̀ che dimezzato rispetto al 2019. Nonostante le limitazioni, anche nel 2020 si registrano movimenti migratori interni sfavorevoli al Mezzogiorno. In tale ambito nel corso dell’anno circa 364mila individui hanno lasciato un Comune quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro Comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno), mentre sono circa 317mila quelli che hanno eletto un Comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale (eventualmente anche provenienti da altro Comune dello stesso Mezzogiorno). Tale dinamica – spiega l’Istat - ha generato, per il complesso della ripartizione, un saldo negativo di circa 48mila unità (-2,4 per mille abitanti). Va precisato che i livelli migratori si sono perlopiù̀ ridotti rispetto al 2019 proprio per le limitazioni imposte allo spostamento. Il tema accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno che, prese singolarmente, presentano in generale saldi migratori interni negativi ma decisamente migliorati rispetto all’anno precedente. In Abruzzo si registra addirittura un ritorno a un dato positivo (+0,4 per mille) dopo ben nove anni consecutivi di saldi negativi. Le regioni del Nord, dove si riscontra un tasso del +1,5 per mille, rimangono quelle a maggiore capacità attrattiva, rispetto a quelle del Centro, che nel complesso registra un +0,7 per mille. Tuttavia, le dinamiche di queste due ripartizioni risultano tendenzialmente alterne e condizionate dagli aspetti legati alla diffusione della pandemia. Nel Centro, meno colpito dal virus, il saldo migratorio interno è in crescita (+0,4 per mille nel 2019) mentre nel Nord la riduzione è più che evidente (+2,5 per mille nel 2019), soprattutto nelle regioni più segnate dalla pandemia. Ad esempio, in Lombardia il tasso passa da 2,7 a 1,3 per mille, in Emilia-Romagna da 4,0 a 2,9 per mille e in Piemonte da 1,3 a 0,6 per mille.    

Uniti a Cristo

3 Maggio 2021 - Città del Vaticano - La liturgia ci riporta, per la quinta volta di seguito, sul giorno di Pasqua. È un “rimanere” nel tempo in cui, per i cristiani, inizia la storia di fedeltà al Signore. Il verbo rimanere, è ripetuto sette volte nel testo giovanneo, come dire: non possiamo pensare alla nostra esistenza senza tornare a quel “terzo giorno”, proprio per conservare, nel nostro cuore, ciò che vediamo, ascoltiamo e viviamo nella liturgia. Rimanere perché, scrive Giovanni nella prima lettera, “chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui”. Si tratta di un testo che prepara i discepoli al suo andarsene, alla sua separazione fisica. Li prepara a quel vuoto che li attende, ma che va vissuto facendolo diventare luogo di fede, di una presenza promessa che si realizzerà con la sua seconda venuta. È interessante notare che nella liturgia domenicale la prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli, ci fa incontrare Barnaba che si fa garante di Saulo, convertitosi sulla via di Damasco, che sarà Paolo di Tarso. Per dirci che il messaggio di Gesù non conosce chiusure e può essere accolto da tutti, e insieme costruire comunità missionarie. Il quarto Vangelo ci propone l’immagine della vite e dei tralci. Immagine classica nella Bibbia: la vite e la vigna sono Israele e descrivono il rapporto tra Dio e il suo popolo; e se in Isaia la vigna ha prodotto acini acerbi e per questo viene calpestata, nel Vangelo di Giovanni leggiamo che il tralcio non buono viene bruciato. La vite non è più Israele ma Cristo stesso: “io sono la vera vite, e il Padre mio è l’agricoltore” e i tralci sono gli apostoli, i fedeli. Come non ricordare, ancora, che papa Benedetto utilizzava proprio l’immagine della vigna – “semplice, umile operaio nella vigna del Signore” – per dire il compito che lo attendeva come successore di Pietro. “Non c’è vite senza tralci, e viceversa. I tralci non sono autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite, che è la sorgente della loro esistenza”, afferma papa Francesco nella riflessione che precede la recita del Regina caeli. Prima di salire al Padre, Gesù ricorda ai suoi amici che “possono continuare ad essere uniti a lui”. Ma non si tratta di un rimanere passivo, un “addormentarsi nel Signore, lasciandosi cullare dalla vita”. Il rimanere in Gesù che lui ci propone, dice Francesco “è un rimanere attivo, e anche reciproco. Perché i tralci senza la vite non possono fare nulla, hanno bisogno della linfa per crescere e per dare frutto, ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non spuntano sul tronco dell’albero. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco”. Il Signore ci dice che “prima dell’osservanza dei suoi comandamenti, prima delle beatitudini, prima delle opere di misericordia, è necessario essere uniti a lui, rimanere in lui. Non possiamo essere buoni cristiani se non rimaniamo in Gesù. E invece con lui possiamo tutto. Con lui possiamo tutto”. I primi cristiani, nel fare memoria della Pasqua, ripetevano: non possiamo vivere senza la domenica, cioè senza incontrare Gesù risorto, rimanere in lui. Come la vite con i tralci, anche Gesù “ha bisogno di noi”, afferma il Papa, “ha bisogno della nostra testimonianza”, del frutto “che dobbiamo dare con la nostra vita cristiana. Dopo che Gesù è salito al Padre, è compito dei discepoli – è compito nostro – continuare ad annunciare il Vangelo, con la parola e con le opere”. Essere, cioè, “custodi e testimoni della speranza che non delude”, come diceva all’inizio del suo Pontificato papa Giovanni Paolo II. “Attaccati a Cristo – afferma ancora Francesco – riceviamo i doni dello Spirito Santo, e così possiamo fare del bene al prossimo, fare del bene alla società, alla Chiesa. Amando “i nostri fratelli e sorelle, a cominciare dai più poveri e sofferenti, come ha fatto Lui, e amarli con il suo cuore e portare nel mondo frutti di bontà, frutti di carità, frutti di pace”. È questa la chiave della chiamata alla santità rivolta a tutti: vivere con amore e offrire “ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova”, come scrive Francesco nell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate. ((Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: le preghiere per invocare la fine della pandemia

3 Maggio 2021 - Città del Vaticano - “All’inizio del mese dedicato alla Madonna, ci uniamo in preghiera con tutti i santuari sparsi per il mondo, con i fedeli e con tutte le persone di buona volontà, per affidare nelle mani della nostra Madre santa l’umanità intera, duramente provata da questo periodo di pandemia”. È iniziata con queste parole, sabato 1° maggio, la preghiera prima della recita del Rosario che ha aperto la maratona di preghiera dal tema “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio (At 12,5)” per invocare la fine della pandemia. L’iniziativa, nata per desiderio del Papa, è promossa dal Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione e coinvolge trenta santuari mariani di tutto il mondo che, a turno, guideranno ogni giorno del mese di maggio, tradizionalmente mese mariano, la preghiera del Rosario per tutta la Chiesa. Al termine della recita del Rosario, il Papa ha pronunciato una seconda preghiera: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione. O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro. Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia. Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute. Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti. Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus. Assisti i responsabili delle Nazioni perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà. Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro. Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza a un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza della fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare. O Maria, consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, così che la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale. Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria, conduci i passi dei tuoi pellegrini che desiderano pregarti e amarti nei Santuari a Te dedicati in tutto il mondo, sotto i titoli più svariati che richiamano la tua intercessione. Sii per ciascuno una guida sicura. Amen".  

Trento: il vescovo visita cinque strutture diocesane di accoglienza di migranti

30 Aprile 2021 -

Trento – A pochi giorni dall’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo, l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, insieme a una delegazione diocesana e del Centro Astalli ha visitato cinque strutture religiose del capoluogo che da ormai cinque anni (d’intesa con la Diocesi e con la regia di Astalli) accolgono richiedenti protezione internazionale, un centinaio complessivamente nel tempo. L’itinerario sulle tracce della solidarietà ecclesiale in risposta all’emergenza migranti ha preso le mosse a Casa San Francesco di Spini di Gardolo, di proprietà dei Cappuccini (rappresentati da padre Luca Trivellato e padre Mario Putin), dove è attivo anche un dormitorio per 10 richiedenti asilo coordinato da Astalli. Seconda tappa nella casa dei Comboniani in via Missioni Africane dove grazie alla disponibilità dei missionari, sei universitari veneti e trentini residenti hanno scelto, grazie al progetto “muri che uniscono”, di condividere gli spazi di accoglienza assieme ad una decina di ragazze e ragazzi richiedenti asilo. A facilitare questa convivenza pensano i missionari presenti: Tullio Donati, Mario Benedetti e Claudio Zendron. La visita è quindi proseguita nella sede delle suore Canossiane in centro a Trento (con l’annessa scuola materna e il Centro di Formazione Professionale) dove l’accoglienza di due mamme africane con le relative figlie, già ben inserite nella scuola, è garantita da suor Daniela Rizzardi con altre tre consorelle. Si è saliti quindi a Villazzano nella sede dei Dehoniani, comunità di sei religiosi che guidano anche le parrocchie di Villazzano e Povo dove sono riusciti a dare all’accoglienza di giovani migranti un carattere davvero comunitario nella “normalità” (ad esempio attraverso le “cene del povero” o la realizzazione di un bel murale collettivo), come sottolineano il responsabile della comunità padre Silvano Volpato insieme al parroco padre Giorgio Favero. A Villa S. Ignazio, sede dei Gesuiti e cuore organizzativo dell’accoglienza, l’ultima tappa di un “pellegrinaggio nei luoghi della sofferenza ma anche del riscatto delle persone”, come lo ha definito il responsabile della comunità padre Alberto Remondini.

L’Arcivescovo, accompagnato dal direttore Migrantes diocesano, don Cristiano Bettega e dal referente Caritas Alessandro Martinelli, parla di “un’esperienza meravigliosa di Vangelo dove scopriamo che, se ascolti Dio e guardi i poveri come lui li guarda, ti ritrovi arricchito. Così l’accoglienza non è un dovere ma semplicemente il bello dell’umano. Abbiamo sperimentato in questi anni che dai volti dei poveri abbiamo ricevuto anche la capacità di fare rete e diventare più collaborativi tra noi”.

“Gli incontri mensili fra le nostre realtà, i religiosi, gli operatori, i responsabili diocesani ci hanno aiutato a crescere, a cambiare anche.  Siamo contenti di proseguire perché questo diventi un segno di vangelo della nostra Chiesa locale”, aggiunge padre Remondini.

“Qui si vede – interviene il presidente del Centro Astalli, Stefano Graiff – come il coinvolgimento della comunità e il rapporto diretto con i rifugiati diventa il primo modo per creare una sensibilità accogliente, abbattendo pregiudizi di partenza”.

Nei volti più che nelle parole dei migranti incontrati, il sollievo dopo fughe dolorose (via Mediterraneo o rotta balcanica) e la fiducia ora in progetti lavorativi, come sottolinea il settimanale Vita Trentina di questa settimana che da ampio spazio alla visita.

Ucraini in Italia: una preghiera nel 35mo anniversario di Chernobyl

30 Aprile 2021 - Roma - Una preghiera in ricordo delle vittime del disastro di Chernobyl s è tenuta, nei giorni scorsi, nella Basilica Minore di Santa Sofia a Roma retta da p. Marco Semen che è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes e già coordinatore nazionale per la pastorale degli ucraini in Italia. “Spesso ci chiediamo perché così tante persone in Ucraina sono ammalate. A Roma visitiamo i bambini ucraini malati di cancro che vengono curati qui. Pertanto, stiamo ancora assistendo alle conseguenze della catastrofe di Chernobyl”, ha detto il sacerdote davanti all'icona della Madre di Dio di Chernobyl. Un disastro, quello della centrale nuclerare avvenuto 35 anni fa. Oltre al momento di preghiera anche una mostra di disegni degli allievi della Scuola Catechetica domenicale “Santa Sofia”. “Sono grato agli allievi della scuola catechetica per aver conservato tale ricordo, perché ai tempi odierni del rovesciamento dell'informazione tali tragedie sono già dimenticate. È un ricordo per noi che ciò che Dio ci istruisce nella vita, dobbiamo eseguire onestamente e responsabilmente ", ha detto ancra don Semen, come riferisce l’addetta Stampa della Basilica, Ruslana Tkachenko. (Raffaele Iaria)

Mons. Ambarus: domenica l’ordinazione episcopale

30 Aprile 2021 - Roma - Si svolgerà domenica pomeriggio, nella basilica di San Giovanni in Laterano di Roma,  l’ordinazione episcopale del nuovo vescovo ausiliare, mons. Benoni Ambarus. Il nuovo presule, nominato da papa Francesco il 20 marzo scorso, sarà delegato alla carità, alla pastorale dei migranti (in particolare Rom e Sinti) e quella per il Centro missionario diocesano. A presiedere la celebrazione il Vicario del Papa per la diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis. Con lui anche il card. Enrico Feroci. Per la Migrantes parteciperanno il presidente, il vescovo ausiliare di Roma, mons. Guerino Di Tora , il direttore generale, don Gianni De Robertis e l direttore diocesano di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo. Nato in Romania nel 1974 mons. Ambarus nel 2017 è diventato vice direttore della Caritas di Roma e l’anno dopo direttore. A mons. Ambarus gli augurio di un proficuo ministero episcopale. (R.Iaria)  

il 9 Maggio festa dell’Europa

30 Aprile 2021 - Roma - Anche il 9 maggio di quest’anno una quindicina di Associazioni laicali cristiane italiane aderenti a “Insieme per l’Europa” celebrano a Roma la Festa dell’Europa in contemporanea con numerose altre città di tutto il Continente europeo. Il 9 maggio è l’anniversario del famoso discorso di Robert Schuman che, alla fine della Guerra Mondiale, pose le basi per il cammino verso la pace e l’unità del Continente. Ad "Insieme per l’Europa" aderiscono oggi oltre 300 Movimenti e Comunità di diverse Confessioni cristiane in tutto il Vecchio Continente. Il cammino di questo Movimento, incontro fraterno tra associazioni e movimenti legati da un patto di amicizia, è cominciato nel 1999 e dopo due manifestazioni pubbliche internazionali, a Stoccarda nel 2004 e nel 2007, è sfociato in una terza grande manifestazione il 12 maggio 2012 a Bruxelles. Quest’anno il 9 maggio è domenica e, a causa del Covid, la cerimonia  si farà con un collegamento Zoom aperto a tutta Italia. La Festa dell’Europa ha ormai assunto un carattere ecumenico anche in Italia, come sempre del resto negli altri eventi in Europa, dopo la prima veglia ecumenica organizzata a Roma nel 2017, per l’anniversario, della firma in Campidoglio dei Trattati istitutivi della Comunità Economica Europea. Da quella data anche a Roma, in luogo della Santa Messa cattolica che dal 2008 si celebrava annualmente in diverse chiese del centro, le manifestazioni culturali sui temi cari ad Insieme per l’Europa si sono concluse con una solenne preghiera ecumenica. Il tema culturale di quest’anno, “Da un’ecologia integrale ad una economia solidale”, sarà trattato dal prof. Luigino Bruni, mentre gli altri conferenzieri proporranno testimonianze dell’impegno delle varie Confessioni cristiane sull’argomento, che è di grande interesse sia per la Chiesa cattolica sia per tutte le Chiese aderenti al Consiglio Ecumenico delle Chiese. La manifestazione si concluderà con una preghiera ecumenica, perché il Signore aiuti tutto il continente europeo a realizzare lo scopo per cui i fondatori delle prime Comunità europee, non a caso tutti cristiani, proposero l’unità del Continente: una meta ancora lontana, di cui godiamo per ora solo i primi incerti frutti. "Con il contributo specifico delle rispettive esperienze spirituali, e con il nostro servizio concreto, noi Movimenti cristiani vogliamo testimoniare che un'Europa della fraternità è possibile, attraverso l'unità nella diversità che scaturisce dal desiderio comune di vivere l'esperienza evangelica. (M.B.)

Meic: “omissione inaccettabile” nel soccorso ai migranti

30 Aprile 2021 - Roma - Il Consiglio nazionale del Meic ritiene “inaccettabile l’attuale organizzazione del soccorso nel Mar Mediterraneo, fonte di gravissime omissioni con conseguenze mortali e di violazioni del diritto di asilo e della libertà personale, già ripetutamente sanzionate dagli organismi internazionali”. Il Movimento ecclesiale di impegno culturale chiede quindi al Parlamento e al Governo italiano “di intraprendere tutte le iniziative necessarie, in sede nazionale e internazionale, per concordare e istituzionalizzare comportamenti in mare compatibili con il rispetto di tutti i diritti fondamentali”. Chiede “al Parlamento e a tutte le istituzioni europee di attivarsi nell’ambito delle specifiche competenze perché, in ordine alla sicurezza in mare, si giunga ad accordi fra gli Stati membri dell’Unione per il più rigoroso rispetto dei diritti della persona attraverso una distribuzione di oneri e compiti fra i vari stati ispirata alla solidarietà che sta alla base dell’Unione”, secondo quanto previsto dall’articolo 2 del Trattato istitutivo dell’Unione europea.    

Vangelo Migrante: V domenica di Pasqua (Vangelo Gv 15,1-8)

29 Aprile 2021 - Nella Resurrezione, Gesù è vivo e vivifica i suoi discepoli, vive dove vivono loro come il pastore con le pecore. Si, ma come passa la sua vita ai discepoli? Lo spiega il Vangelo di questa domenica con l’immagine della vite e dei tralci. Lui è la vite e i discepoli i tralci. Dio è l’agricoltore. Lui e i discepoli sono la stessa cosa, la stessa pianta, la stessa vita, un’unica radice, una sola linfa. Come tralci, i discepoli sono della stessa materia, come scintille di un braciere, come gocce dell’oceano, come il respiro nell’aria. Gesù-vite spinge incessantemente la linfa verso l’ultima gemma; la vita non dipende dal discepolo, dipende da Lui. Il discepolo-tralcio può fare solo una cosa: portare frutto. Nemmeno una stilla di quella linfa può essere sprecata. Per questo, l’agricoltore taglia e mette da parte il tralcio sterile e, sorprendentemente, direbbe un profano, taglia anche quello fecondo. Si, subito dopo la gemma lo pota perché porti più frutto. È un Dio che non impugna lo scettro ma la zappa, non siede su un trono ma sul muretto della vigna. Cura il suo Regno e ha a cuore solo una cosa: che porti frutto. “Ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto”. Potare non significa amputare, bensì togliere il superfluo e dare forza; potare vuol dire eliminare il vecchio e far nascere il nuovo. Ogni taglio fa male ma non è un male. In esso c’è già il frutto più grande e coincide con quel: “chiedetemi quello che volete e sarà fatto!” Questo accade “se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi”. La relazione con Dio non è una installazione. Essa è un viaggio diretto ad una meta. Va eliminato ciò che lo rallenta e lo appesantisce. Immagine a cui non possiamo sottrarci: disperdere linfa impedendo la meta e i frutti, è opporsi a Dio. Quando ci si opponea Dio, sappiamo come va a finire! Come il tralcio sterile: l’agricoltore lo taglia e lo mette da parte, quindi secca poi altri “lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”. Quante ‘storie’ sono finite così? Quante scuse portiamo per difendere le nostre sterilità? Quante lacrime forse stiamo versando perché qualcosa di prezioso sembra sfuggirci di mano? Può essereDio che, anche in mezzo a qualche lacrima, continua a lavorare perché possiamo avere Vita in abbondanza.  (P. Gaetano Saracino)