Primo Piano
Mons. Cipolla alla “Pentecoste dei Popoli”: “Noi prima di stranieri siamo fratelli e sorelle e prima di qualsiasi differenza siamo uniti dalla stessa fede in Gesù”
Padova – Ieri mattina a Padova la “Pentecoste dei Popoli” che, causa pandemia, era saltata nella tradizionale data del 6 gennaio ed è stata celebrata ieri con la partecipazione delle comunità cattoliche di altra madrelingua presenti in diocesi. Una celebrazione ricca di festa, di lingue, di musiche e di colori presieduta dal vescovo, mons. Claudio Cipolla e concelebrata da don Gianromano Gnesotto, vicedirettore dell’Ufficio Migrantes e dai diversi cappellani delle comunità etniche: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini.
“Sono contento che ci possiamo incontrare in tanti e da tanti paesi diversi – ha detto mons. Cipolla – questo ci dice che il Signore che ci mette su una strada che può essere esemplare anche per la nostra società. Noi prima di stranieri siamo fratelli e sorelle e prima di qualsiasi differenza siamo uniti dalla stessa fede in Gesù e dall’appartenenza alla stessa carità, allo stesso amore che il Signore ha donato ai suoi discepoli. Quello che ci unisce nella fede è tantissimo e ci porta a scoprire che anche umanamente siamo fratelli e sorelle, non soltanto dal punto di vista spirituale». Particolare vicinanza il vescovo ha espresso rispetto a quanti provengono da quei paesi che stanno vivendo momenti molto difficili: l’India, il Brasile, i molti paesi Africani «Non c’è giorno migliore della solennità di Pentecoste per celebrare questa festa» ha sottolineato il presule leggendo questo momento come una “notizia” bella da far conoscere: «Questo è un annuncio, un’esperienza bella di incontro, di persone che provengono da altri paesi. E magari arrivasse al mondo questo messaggio che ci dice che è possibile stare insieme, è possibile convivere, è possibile sostenerci e rallegrarci l’un l’altro; è un annuncio che vogliamo dare alla nostra società, ma è anche una profezia del cammino che l’umanità ha davanti, dove ci si riconosce nelle proprie diversità e ci si vuole bene nelle proprie diversità e non ci si combatte. Magari questo messaggio arrivasse al mondo! Tutti insieme per rendere possibile la pace, tutti insieme, nelle nostre diversità per rendere possibile il sostegno ai poveri, ai deboli».
Migrantes Civitavecchia-Tarquinia: incontro con la comunità latinoamericana
Civitavecchia - Domenica 9 maggio, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Civitavecchia, il vescovo, mons. Gianrico Ruzza, ha incontrato la piccola comunità cattolica di Hispanohablantes. L’incontro, promosso dall’Ufficio Migrantes, è stato un momento di vera semplicità, nella fraternità. Il presule ha voluto conoscere direttamente ognuno dei fratelli migranti, le cause e la storia vissuta che li hanno portati nella nostra diocesi.
Pian piano, dopo circa due anni, lo Spirito Santo ha permesso e favorito la formazione di questa comunità di famiglie unite nella fede. Provengono soprattutto dal Venezuela, i più numerosi, e da Argentina, Perù, Portorico, Colombia e Messico. Si tratta di venti nuclei familiari e di alcuni religiosi. Cinzia, argentina, responsabile della comunità, è molto brava a mantenere i contatti, animando il gruppo attraverso i social. L’incontro col vescovo, tanto atteso, è stato preparato con impegno e ha visto due momenti fondamentali: il canto di accoglienza in spagnolo “Vienen con alegria”, il dono della statuina della Signora de Guadalupe e di una bella locandina ricordo dell’incontro, realizzata da padre Nelson Guillermo Mendez Fuquene.
Nei giorni seguenti tutti hanno espresso la gratitudine per il dono di questo incontro, sorpresi anche della famigliarità e semplicità di relazione con il pastore, comunicando le loro emozioni anche ai fratelli migranti che non hanno potuto partecipare perché badanti in servizio.
Al termine dell’incontro è stata celebrata la Messa in lingua spagnola, concelebrata da padre Eusebio e padre Nelson.
«Somos un pueblo que camina» ha detto padre Nelson citando un canto tradizionale che raccoglie tutta la storia della Chiesa che accompagna un popolo che lotta nella povertà e nella ricerca della libertà e della propria dignità. «Lontani, per tante ragioni dalle nostre terre – ha detto -, vogliamo continuare a camminare, essere un popolo che unito vuole cercare la forza della speranza e vivere il dono della carità fraterna». Per questo lavoriamo per costruire questa comunità, lo facciamo insieme, ciascuno offre quello che ha, il proprio servizio e il proprio ministero; questo arricchisce e fa maturare l’esperienza di comunione, perché non solo aspettiamo qualcosa da ricevere o che qualcuno faccia il lavoro per noi, ma ci impegniamo per condividere la responsabilità di portare avanti il proposito di avere questa opportunità che ci fa capaci di celebrare la vita, la fede e la speranza. (Carlo Campetella - direttore Migrantes)
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Bellunesi nel Mondo: 150 anni di emigrazione italiana in Brasile
Belluno - Sarà dedicata alla pubblicazione “150 anos imigraçao italiana – Rio Grande do Sul” – 150 anni di emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul, in Brasile il prossimo incontro dell'associazione Bellunesi nel Mondo, in collaborazione con il MiM Belluno, la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, Bellunoradici.net e il Centro studi sulle migrazioni “Aletheia” che si terrà il 28 maggio. Il programma prevede il saluto di Cristiano Corazzari, assessore ai Flussi migratori della Regione Veneto, Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, Oscar De Bona, presidente dell’associazione Bellunesi nel Mondo; interverranno Gertrudes Reolon, presidente della Famiglia Bellunese di Erechim, Debora Geremia, presidente della Famiglia Bellunese di Porto Alegre, Ismael Rosset, consultore della Regione Veneto per il Rio Grande do Sul, Cesare Prezzi, esperto di emigrazione e di gemellaggi, Luiza Horn Iotti, esperta in emigrazione e colonizzazione, Ivanir Migotto, esperto di cinema ed emigrazione in Brasile, Roberto Mauro Arroque, esperto di canti popolari della tradizione italiana. Sono previsti tre volumi che coinvolgono 200 studiosi coordinati da Ademir Bacca. Il primo volume è dedicato a storia, lingua e cultura dell’immigrazione nel Rio Grande do Sul. Il secondo mette a fuoco la storia di personaggi distintisi in diversi settori, con particolare attenzione alle realtà associative. Il terzo illustra le città, i paesi e le comunità che sono state fondate dagli immigrati, in maggioranza provenienti dal Veneto e da altre zone contermini come il Friuli, il Trentino-Tirolo e la Lombardia.