2 Novembre 2021 - Roma – “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”: è questo il tema del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa, promosso dalla Fondazione Migrantes, che si svolgerà a Roma - TH Carpegna Palace, Via Aurelia 481 Roma – e che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti e Anders Arborelius, di mons. Gian Carlo Perego e mons. Jean Kockerols oltre a testimonianze da diversi Paesi d'Europa.
Il convegno si aprirà il 9 pomeriggio con il saluto di mons. Perego, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e di don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Seguirà una relazione su “Le persone migranti nella prima evangelizzazione dell’Europa” affidata a d. Saverio Xeres della Facoltà Teologica di Milano. La giornata terminerà con la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. In serata il Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”. Saranno presenti: Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra).
Il giorno successivo una relazione su “La mobilità umana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” affidata al card. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE. Seguirà mons. Perego che si soffermerà su “La mobilità italiana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” e la Testimonianza di Lorenzo Mannelli, emigrato in Belgio. Nel pomeriggio lavori di gruppo e celebrazione eucaristica presieduta dal card. Arborelius. In serata “La profezia di don Tonino Bello e i migranti” affidata a Giancarlo Piccinni, Presidente della Fondazione don Tonino Bello. Giovedì 11 novembre due interventi su “Quali comunità di lingua italiana per la missione cristiana oggi?” affidate a mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e a p. Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica di lingua italiana di Berna. Al termine la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Kockerols.
Venerdì 12 novembre la Santa Messa conclusiva presieduta da mons. Perego seguita dalle relazioni dei gruppi di studio e dalla consegna del mandato. (Raffaele Iaria)
Primo Piano
Milano: una preghiera per i rom morti durante l’anno
2 Novembre 2021 - Milano - Si è svolta, su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio insieme alla Comunità Pastorale Lambrate e Ortica e al Servizio Pastorale per i Rom e Sinti della diocesi di Milano, una preghiera in memoria dei fratelli rom e sinti morti negli ultimi anni a Milano. La preghiera si è tenuta presso la Chiesa del SS. Nome di Maria nel quartiere Rubattino, dove negli anni sono sorte diverse baraccopoli e Sant'Egidio ha promosso ponti di solidarietà e di amicizia tra cittadini rom e non rom. Un ricordo speciale è stato dedicato a don Mario Riboldi, morto lo scorso giugno a 92 anni, che da anni partecipava a questo momento di preghiera e che da sempre aveva dedicato la sua vita all'annuncio evangelico con i rom e sinti, vivendo con loro e per loro. Tra le tante storie ascoltate durante la preghiera, quella di Saban, morta mentre cercava vestiti in un cassonetto; oppure Costel, ucciso dal fuoco nel tentativo di scaldarsi. Ancora la piccola Elena, affogata nella roggia dietro Chiaravalle, ed Emil, bruciato nel giorno del suo tredicesimo compleanno nel rogo della baracchina. Mariana, Liliana, Sunita e Cristian, portati via dalle malattie proprio mentre i loro figli, finalmente in casa e non più nei campi, iniziavano le scuole superiori. Durante la preghiera, i bambini hanno depositato dei lumini all’altare mentre i ragazzi hanno acceso candele mentre si leggevano i ricordi dei defunti. Si è letto un brano del Vangelo e il Padre Nostro è stato recitato in italiano e in diverse lingua romanes. Tante delle morti di questi anni sono ingiuste e conseguenza della povertà. Spesso sono storie di bambini. Come Florentina, fulminata a 5 anni per la scarica elettrica ricevuta da un palo della luce. O Maria, neonata morta di freddo a Legnano. Eppure da alcune di queste tragedie sono nati grandi legami di affetto. I parenti dei piccoli Sabina, Nelson, Arman e Monica, rom slavi morti nel rogo della roulotte nel 1995, saranno presenti alla preghiera: in quell’occasione iniziò una storia di amicizia con la Comunità di Sant’Egidio che è cresciuta in questi 26 anni.
Restituire nomi e storie a chi è morto nel Mediterraneo
2 Novembre 2021 - Vicenza - “Questo mare che ci avvolge nel presente non è fatto solo di onde. Ma anche di ferro e acciaio, è un confine che uccide, reso tale dalle leggi degli uomini. È un mare spinato nel quale piume di libertà rimangono impigliate per sempre perdendo respiro e memoria». Sono le parole che si possono leggere all’entrata del cimitero di Lampedusa. Parole accompagnate da un simbolo che ritorna nelle tombe “di chi ha trovato dimora eterna in questa terra attraversando la frontiera dell’ingiustizia”. Nel campo santo di Cala Pisana le tombe degli isolani si mescolano a quelle di coloro che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo, ma che in questo “viaggio della speranza” hanno perso la vita. Per la maggior parte sono corpi senza nome, ma ognuno con una storia che ha bisogno di essere recuperata e custodita. Nel contesto di una narrazione prevalente che “parla” solo di numeri, emerge la necessità di mettere veramente al centro le persone e la loro memoria. Di questo, da diversi anni, se ne occupano alcune realtà attive a Lampedusa formate da associazioni, gruppi di volontariato, donne e uomini della società civile che stanno cercando di far prevalere i nomi ai numeri, attraverso un tanto importante quanto complesso lavoro di ricerca tra testimonianze di chi ha intrapreso il viaggio con chi non c’è più, verbali delle forze dell’ordine e articoli di giornale.
A questo si aggiunge l’altrettanto difficile comparazione del Dna con i parenti delle vittime, iniziata dopo la strage del 3 ottobre 2013 quando 368 persone morirono al largo di Lampedusa. E di cui si è celebrato da poco l’ottavo anniversario con una serie di appuntamenti sull’isola che hanno sottolineato come queste stragi si ripetano continuamente sotto i nostri occhi. Grazie al lavoro delle realtà impegnate nel recupero della memoria dei morti in mare anche il cimitero di Cala Pisana ha assunto un “altro” volto. Con la sistemazione delle lapidi l’anomia del grigio del cemento ha lasciato posto alla ceramica e al disegno “con un nuovo linguaggio per tramandare storia e memoria contro il processo di disumanizzazione che oggi caratterizza la frontiera, sia per i vivi che per i morti”. “Il 17 giugno 2008 il corpo di una donna di età compresa tra i 30 e i 40 anni viene rinvenuto dagli uomini della Guardia di Finanza a circa 5 miglia da Capo Ponente. Qui riposa” si legge in una delle tombe del cimitero sotto il disegno di una piuma imprigionata in un filo spinato trasformato in opera in ceramica. Opera che sostituisce la scritta “Extra comunitaria 2008” con cui la giovane donna era stata sepolta inizialmente. Scritta che trasuda indifferenza e fa l’effetto di pugno nello stomaco. “Pare che si chiamasse Yassin. Pare che Yassin venisse dall’Eritrea, che fosse stato arrestato senza motivo e chiuso in uno dei tanti altri lager libici. Pare che avesse un bimbo e una moglie in un centro di accoglienza in Svezia e che volesse raggiungerli. Certo è che il suo corpo è arrivato senza vita a Lampedusa il 7 settembre 2015” si legge in un’altra lapide sempre accompagnata dal simbolo che contraddistingue coloro che sono morti nella traversata del Mediterraneo.
Per chi è impegnato in questo percorso di memoria viva, questo mare “è attraversato da un’odissea che nessuno vuole raccontare, una tragedia della modernità, frutto delle leggi ingiuste dell’uomo che rendono il Mediterraneo un cimitero. Nei suoi abissi spesso la memoria si perde. I migranti muoiono due volte: la prima perché l’acqua gli toglie il respiro, la seconda perché l’oblio gli toglie la dignità della memoria. Ed è così che il mare diventa cimitero dell’indifferenza, nelle cui profondità si perdono nomi, storie, sogni e speranze”. Su altre tombe, invece, come in quella di un nigeriano 36enne morto nel 2009 e ritrovato senza vita in un’imbarcazione a bordo della quale cercava di raggiungere l’Europa, è riportato il nome: Eze Chidi o Ezequiel. Del primo nome si è venuti a conoscenza grazie all’allora parroco dell’isola che chiese notizie ai suoi compagni di viaggio sopravvissuti. Oppure come in quella di Ester Ada, anche lei nigeriana morta nel 2009 a 18 anni. Ester Ada era tra i 153 migranti, tutti di origine subsahariana, in un’imbarcazione soccorsa dal mercantile Pinar che per “quattro interminabili giorni – si legge sulla lapide – rimase a 25 miglia da Lampedusa bloccato da un assurdo braccio di ferro tra governo maltese e governo italiano che si rifiutavano di accogliere il mercantile”. E in questo breve racconto oltre alla “fine” della vita di Ester Ada il pensiero va anche a come si siano indurite le politiche di accoglienza che oggi vedono le navi umanitarie, con a bordo decine e decine di persone, bloccate per ben più di quattro interminabili giorni.
In un’altra ala del cimitero, si trovano un’altra decina di migranti senza nome. L’ex custode ha posto sulle tombe una croce in legno: un modo per umanizzare e dare dignità a quei corpi, nonostante della loro storia, della loro religione e dei loro cari non si sappia nulla.
Tra queste c’è anche la tomba di Yusuf Ali Kannehm, un bimbo di sei mesi morto a seguito del naufragio dell’11 novembre 2020 e soccorso invano dai volontari della ong Open Arms. Il giorno del suo funerale una donna lampedusana ha appoggiato sulle spalle della sua mamma, appena diciottenne, uno scialle in segno di vicinanza. Da questo gesto, semplice ma potente, è nata l’iniziativa “La coperta di Yusuf”, coordinata dal Forum Lampedusa Solidale, che è un invito collettivo a realizzare un piccolo quadrato all’uncinetto o ai ferri per creare una coperta capace di “coprire e proteggere simbolicamente i più deboli”. In questi mesi all’appello hanno aderito in tantissimi inviando sull’isola centinaia di piccoli tasselli. Ma quella di Yusef è una coperta senza fine e che potrà sempre essere ingrandita. E con i suoi colori sgargianti ci ricorda l’ingiustizia inflitta a chi cerca solo un futuro migliore e l’importanza di non far cadere nell’oscurità e nel silenzio la memoria di chi è morto in mare. (Lorenza Zago - “La Voce dei Berici”)
Rapporto Immigrazione: il 4 novembre la presentazione in Calabria
2 Novembre 2021 - Roma - Si svolgerà giovedì 4 novembre 2021 dalle ore 16.30 in modalità mista, online e in presenza, la presentazione del XXX Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes dalla Curia Arcivescovile di Cosenza. Accanto ad una prospettiva nazionale e all'interno del tema della nuova edizione del Rapporto Immigrazione 2021, "Verso un noi sempre più grande", troveranno spazio riflessioni specifiche sulla realtà dell'immigrazione in Calabria. Interverranno mons. Giuseppe Schillaci, vescovo di Lamezia Terme e incaricato della Conferenza Episcopale Calabra per la Caritas e la Migrantes, don Bruno Di Domenico, delegato regionale Caritas Calabria, Simone Varisco della Fondazione Migrantes, i docenti Donatella Loprieno e Claudio Di Maio del DISPES – Università della Calabria. L'evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube dell'Ufficio Migrantes di Cosenza-Bisignano.
Festival della Migrazione: oggi la presentazione a Modena
2 Novembre 2021 - Modena – Questa mattina alle ore 11.30, presso la Sala del Consiglio del Dipartimento di Giurisprudenza di Modena (in via San Geminiano, 3) e in diretta streaming sul sito www.festivalmigrazione.it e sulla pagina Facebook del Festival della Migrazione, si tiene la conferenza stampa di presentazione della sesta edizione del Festival sul tema ‘Cittadini tutti’. La conferenza stampa sarà anche visibile sulla pagina Facebook del Festival della Migrazione https://www.facebook.com/festivalmigrazione. Interverranno Alberto Caldana – Presidente Porta Aperta; Edoardo Patriarca – Portavoce del Festival della Migrazione; Carlo Adolfo Porro – Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia; Roberta Pinelli – Assessora alle Politiche Sociali, Accoglienza e Integrazione del Comune di Modena e Tamara Calzolari – Assessora a Sociale, Sanità, Associazionismo, Immigrazione del Comune di Carpi
In Famiglia: il Cantico dei cantici
2 Novembre 2021 - Mi sarebbe piaciuto essere fra quei rabbini che nel primo secolo dopo Cristo dibatterono in una sorta di “sinodo” prendendo la decisione che il cosiddetto “Cantico dei Cantici”, ovvero il cantico per eccellenza, il più bello di tutti, entrasse a far parte della Bibbia, dei libri ispirati da Dio. Da allora, però, questa inclusione è motivo di grande ispirazione, riflessione e consolazione non solo per i nostri fratelli maggiori ebrei ma per tutti noi cristiani. Il Cantico è un piccolo, intensissimo carme poetico che, attraverso un linguaggio grondante di immagini e metafore tratte dal mondo animale e vegetale, racconta la dimensione erotica dell’amore fra un giovane e una giovane (non si specifica che siano già sposati). Attraverso i cinque sensi quella che viene offerta al lettore in modo appassionato e sempre coinvolgente è un’arte dell’amore che non preclude e non censura nessuna delle parti di cui si compone il rapporto amoroso, dallo sguardo alla carezza, dal bacio all’amplesso. Non basterebbero queste righe per riportare tutta la ricchezza del linguaggio che la poesia utilizza; fiumi e fiumi di inchiostro sono stati versati dai commentatori nel corso dei secoli. Quella raccontata è un’avventura che tutti coloro che si sono davvero innamorati di una persona possono ripercorrere e leggere come si leggesse una poesia-preghiera, in un atteggiamento estatico che si avvicina molto a quello della mistica, dove la mente lascia spazio alle ragioni del cuore. Martin Buber ha avuto modo di dire che il Cantico ci rivela la possibilità di vivere “faccia a faccia” l’amore, di interpretare l’esistenza come un autentico dialogo fra un tu e un tu, un incontro di volti, di identità nel loro più profondo essere. È per tale motivo che questo libro si pone in una posizione apicale rispetto a tutta la Scrittura: perché esso apre alla possibilità di un amore che si consuma in un giardino, libero e non alienante, in pienezza e non schiavizzante a differenza di quello che era successo nell’altro giardino, quello dell’Eden, in cui si dice che la brama, il desiderio della donna sarà verso l’uomo ed egli la dominerà. No, questo destino di sopraffazione, questo stato di fatica, di incomprensione che nell’atto amoroso l’uomo e la donna ancora oggi sperimentano, può essere superato, può andare al di là delle nostre forze ed essere illuminato dalla luce di Dio. Il Cantico invita gli amanti ad uscire e andare ciascuno verso la verità di sé stessi e insieme verso un amore che se si chiama così è per sempre. Non si può dire “ti amo” se non è per sempre. Nel corso del carme, l’amante e l’amato si perdono (Ct 3,1-4: “voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato”), a significare che ogni storia d’amore è fatta anche di smarrimenti, è un legame fragile quello che gli uomini sanno stringere fra loro… ci si può perdere, rinnegarsi, ma poi ritrovarsi: l’importante è non offuscare il desiderio di comunione con l’altro, un desiderio che si differenzia dalla logica del possesso e dalla strumentalizzazione reciproca. Gli amanti si inseguono nella loro libertà e si contemplano nella bellezza e in quella che San Giovanni Paolo II la chiamato “la liturgia” dei loro corpi. La meticolosità, a tratti impudica nella sua purezza, con cui sono descritte le parti anatomiche dei due innamorati libera il campo da tanto moralismo che si è accumulato nei secoli anche nella tradizione cristiana. Oggi possiamo leggere con fiducia e coraggio questo testo e capire perché esso si rivolga a tutti gli uomini e, in particolare a chi vive la fede in Gesù. Il Cantico termina, infatti, con un’affermazione fondamentale, che differenzia il pensiero ebraico-cristiano da quello di tutte le altre culture: nel duello fra Thanatos (Morte) ed Eros, non è vero che la morte vincerà: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio (cioè fammi destinataria da oggi di tutto il tuo agire) perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione, le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina” (Ct 8,6). L’amore viene da Dio e in quanto tale avrà l’ultima parola proprio come abbiamo sperimentato con Gesù Cristo che è risorto perché ha amato i suoi fino alla fine e quel suo amore non poteva andare perduto. (Giovanni M. Capetta – SIR)
La domenica del Papa: “ruminare” il comandamento dell’amore
1 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Mentre si chiude a Roma il G20 che ha registrato un timidissimo impegno sulla transizione ecologica, si apre a Glasgow la 26ma Conferenza sul cambiamento climatico, la COP26, con l’obiettivo, almeno a parole, di mantenere gli impegni presi nel 2015 a Parigi e di ridurre a zero le emissioni di gas serra entro il 2050. In piazza San Pietro, papa Francesco invita a visitare la mostra fotografica Laudato si’ opera di un giovane fotografo originario del Bangladesh. E scrive, nella prefazione al libro Laudato si’ Reader, pubblicata in anteprima dal Corriere della sera, che “il grido della terra e il grido dei poveri, che ho presentato nella Laudato si’ come conseguenza emblematica del nostro fallimento nel prenderci cura della nostra casa comune, è stato amplificato di recente dall’emergenza del Covid 19, che l’umanità sta ancora cercando di contrastare. Perciò una crisi ecologica, rappresentata dal grido della terra, e una crisi sociale, rappresentata dal grido dei poveri, sono state rese letali da una crisi sanitaria: la pandemia del Covid 19”. Così all’Angelus il Papa prega perché “il grido della terra e dei poveri sia ascoltato”, e auspica che l’incontro di Glasgow “possa dare risposte efficaci”.
Custodire il creato e amare il prossimo. C’è anche un po’ di sintonia con quanto leggiamo nel Vangelo di Marco, l’incontro di Gesù con uno scriba – uno solo e non un gruppo, come altre volte abbiamo avuto modo di leggere nei testi degli evangelisti – il quale chiede quale sia il primo dei comandamenti. Domanda che implica, in un certo senso, una gerarchia, un ordine, secondo il quale, osservando il primo della lista si è in sintonia con la parola e la volontà di Dio.
È il comandamento dell’amore in cui l’altro, il prossimo, deve essere amato come fosse la nostra stessa persona; e Dio deve essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza. Lo scriba, scrive Marco, ripete, con parole simili, la risposta ricevuta da Gesù. Ed è questo ripetere che papa Francesco mette in primo piano nel suo discorso prima della preghiera mariana, utilizzando un termine che trae dalla tradizione monastica: ruminare. Per il vescovo di Roma, dunque, la ripetizione è importante, perché “la parola del Signore non può essere ricevuta come una qualsiasi notizia di cronaca: va ripetuta, fatta propria, custodita. La tradizione monastica usa un termine audace ma molto concreto: la Parola di Dio va ‘ruminata’. Possiamo dire che è così nutriente che deve raggiungere ogni ambito della vita”.
Non basta essere abili commentatori, dice il Papa; la parola di Dio occorre farla entrare nella propria vita. Il Signore “cerca cuori docili che, accogliendo la sua parola, si lasciano cambiare dentro. Ecco perché è così importante familiarizzare con il Vangelo”. In questo modo “ognuno di noi può diventare una traduzione vivente, diversa, e originale dell’unica parola di amore che Dio ci dona”.
Il comandamento dell’amore non può rimanere lettera morta, aggiunge ancora Francesco. Come cristiani siamo chiamati a essere testimoni di un modo diverso di essere accanto all’altro, di guardare al creato per rispettarlo e esserne custodi. Per questo Francesco chiede, nella prefazione del libro, di “sviluppare una nuova forma di solidarietà universale che sia fondata sulla fratellanza, sull’amore, sulla comprensione reciproca: una solidarietà che valorizzi le persone più del profitto, che cerchi nuovi modi di intendere sviluppo e progresso”. Peggio di questa crisi, diceva il Papa nel maggio dello scorso anno, c’è solo il rischio di sprecarla.
Oggi ci troviamo a fare i conti con resistenze e interessi che escludono le persone in nome del profitto. Ecco allora che il grido della terra e dei poveri diventa davvero assordante. Già Paolo VI metteva in guardia il mondo, dicendo che i popoli della fame interpellano drammaticamente i popoli dell’opulenza, e questo accadeva nel 1985. Grido inascoltato allora, come inascoltato è l’appello di papa Francesco nella sua Laudato si’, che oggi ci chiede di non uscire da questa crisi “uguali a quando vi siamo entrati”. (Fabio Zavattaro - SIR)
La preghiera dei fedeli di domenica 31 ottobre
30 Ottobre 2021 - Gesù ci ha donato i due comandamenti dell’amore. Chiediamo la sua grazia per poterli vivere.
Preghiamo insieme e diciamo: Dio dell’amore, ascoltaci.
1. Signore Gesù, tu ci hai donato il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo come strada per una vita buona e felice; donaci la grazia di poterli vivere ogni giorno. Noi ti preghiamo.
2. Signore Gesù, tu sei il sacerdote che offre al Padre la vita, ti preghiamo per chi hai chiamato a partecipare alla tua stessa missione. Rendi santi i nostri sacerdoti. Noi ti preghiamo.
3. Rinnova o Signore la nostra fede in questa vita; ti preghiamo per coloro che hanno concluso il cammino terreno: concedi a essi la pienezza della tua felicità . Noi ti preghiamo.
4. Dona alla nostra nazione e a tutti popoli il coraggio di vivere e sperare, la forza della carità e della condivisione; dona alle nostre famiglie fede, unità, amore. Noi ti preghiamo.
- Signore, tanti, troppi fratelli poveri e disperati giungono a noi da terre lontane di guerra e di morte; il nostro cuore non si chiuda di fronte a tanto dolore, ma si apra sempre all’amore e all’accoglienza. Noi ti preghiamo.
Mons. Palmieri vescovo ad Ascoli Piceno: gli auguri della Migrantes
29 Ottobre 2021 -
Città del Vaticano - Papa Francesco ha nominato vescovo di Ascoli Piceno mons. Gianpiero Palmieri, finora vicegerente di Roma, conferendogli il titolo di arcivescovo “ad personam”. A darne notizia è oggi la Sala Stampa della Santa Sede. Mons. Palmieri è nato il 22 marzo 1966 a Taranto. Ordinato sacerdote il 19 settembre 1992 per la diocesi di Roma è stato vicerettore del Pontificio Seminario Romano Minore e poi vicario parrocchiale dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela; dal 1999 al 2004 vicario parrocchiale e dal 2004 al 2016 parroco di San Frumenzio. Nominato vescovo titolare di Idassa ed ausiliare della diocesi di Roma il 18 maggio 2018, è stato consacrato il 24 giugno successivo. Il 19 settembre 2020 è stato nominato arcivescovo vicegerente di Roma. Mons.Palmieri è vescovo presidente della Commissione regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale laziale.
A mons. Palmieri l'augurio della Fondazione Migrantes di un proficuo ministero. (R.I)
Don Soddu vescovo di Terni: gli auguri della Migrantes
29 Ottobre 2021 - Roma - Il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, è il nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia. La nomina questa mattina da parte di Papa Francesco. Una nomina che arriva in un anno particolarmente importante che ha visto Caritas Italiana celebrare i 50 anni dalla sua istituzione, e rilanciare il suo servizio pastorale lungo le tre strade indicate da Papa Francesco: partire dagli ultimi, custodire lo stile del Vangelo, sviluppare la creatività, dice una nota dell'organismo pastorale.
Nato a Chiaramonti (SS) il 24 ottobre 1959, don Francesco Antonio Soddu è stato ordinato presbitero il 27 aprile 1985. Frequenta la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna dove consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia e poi la licenza in teologia pastorale. Nel 1997 viene nominato parroco della Cattedrale di San Nicola in Sassari, nel 1998 Canonico del Capitolo Turritano. Nel corso degli anni ricopre diversi incarichi a livello diocesano. In particolare nel 2005 viene nominato Direttore della Caritas Diocesana e nel 2011 Direttore dell’Ufficio Migrantes. A gennaio 2012 è nominato Direttore di Caritas Italiana dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana che nel marzo 2017 rinnova il mandato per un ulteriore quinquennio.
A don Francesco gli auguri della Fondazione Migrantes di un proficuo ministero: la sua nomina è il riconoscimento di un servizio prestato a favore di chi è più debole e bisognoso. (Raffaele Iaria)
Sinodo: prorogato fino al 15 agosto 2022 il termine per la presentazione delle sintesi della prima fase
29 Ottobre 2021 - Città del Vaticano - “Il Consiglio Ordinario del Sinodo dei Vescovi ha deciso di prorogare fino al 15 agosto 2022 il termine per la presentazione delle sintesi delle consultazioni da parte delle Conferenze episcopali, delle Chiese orientali cattoliche sui iuris e degli altri Organismi ecclesiali”. È quanto si legge in un comunicato della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. “Le numerose comunicazioni – si legge nella nota – pervenuteci in queste prime settimane del percorso sinodale dalle Conferenze Episcopali, dalle diocesi e dalle eparchie sono veramente una conferma incoraggiante di quanti nella Chiesa si stanno impegnando per celebrare la prima fase del processo sinodale – che ha per tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” –, costituita dalla consultazione del popolo di Dio. Per tutto questo siamo veramente riconoscenti”. “In questo periodo, abbiamo sentito, più e più volte e da più parti, la richiesta di estendere la durata della prima fase del percorso sinodale per fornire una maggiore opportunità al popolo di Dio di fare un’autentica esperienza di ascolto e di dialogo”, si legge ancora nella nota, in cui si spiega che la decisione della proroga è stata presa a partire dalla consapevolezza che “una Chiesa sinodale è una Chiesa che ascolta, considerando che questa prima fase è essenziale per questo percorso sinodale e valutando queste richieste, cercando sempre il bene della Chiesa”.
A Roma per la prima volta un incontro dei missionari italiani da tutto il mondo
29 Ottobre 2021 - Roma - Ieri, 28 ottobre, si è svolto a Roma nella prestigiosa sala delle riunioni della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, la “Conferenza dei Missionari italiani nel Mondo”. Un incontro che ha evidenziato quanto il lavoro dei nostri missionari risulti importantissimo in determinati contesti, nelle cosiddette ‘periferie del mondo’, tra i più vulnerabili, i più poveri, i dimenticati da tutti. Sono circa settemila tra i quattromila consacrati (uomini e donne) e tremila laici i missionari italiani nel mondo.
All’apertura della conferenza, attraverso un messaggio letto dal Direttore Generale della Farnesina Luigi Maria Vignali, che ha coordinato gli interventi, è arrivato il saluto e il ringraziamento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel suo messaggio ha ricordato che i principi a cui si ispirano i missionari sono i valori della nostra costituzione. Mattarella scrive " il contributo dei missionari è stato ancor più rilevante nella fase più acuta della pandemia, specialmente alle latitudini più remote e nelle aree di crisi. E’ inestimabile il contributo di questi uomini e di
queste donne con la loro dedizione e il loro rispetto della dignità della persona". A seguire l’intervento del Ministro degli Esteri, e padrone di casa, Luigi di Maio che ha sottolineato quanto il lavoro dei tanti missionari sparsi nel mondo sia essenziale specialmente per "assistenza ai più vulnerabili nelle ‘periferie del mondo’, in contesti di crisi e mobilità umana, (…), i missionari operano senza sosta lontano dai riflettori nei contesti più difficili facendo ovunque la differenza e rappresentando un punto di riferimento". Gli ha fatto eco l’intervento di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati. Il presule, ricordando le parole di papa Francesco, ha detto che sono "missionari di speranza per ricordare profeticamente che ‘nessuno si salva da solo’". Facendo, poi, riferimento all’importanza di queste figure nei vari contesti ha riferito che "l’esperienza dei missionari oggi ci ricorda che il mondo può continuare il suo cammino solo se viviamo con cuore aperto, attenti a tutto ciò che accade, senza indifferenza".
Tante le testimonianze che si sono succedute sia in presenza che via streaming. Ha iniziato suor Anna Molinari, delle suore Canossiane e oggi missionaria in Oceania. Suor Anna guida la sua comunità religiosa a Darwin in Australia. Aveva venti anni quando partì da Vimercate in Lombardia. Non si pente della scelta fatta perché è consapevole che "ogni giorno con grandi e piccoli gesti rende un servizio alla comunità". Collegato da Yangon nel Myanmar c’è padre Livio Maggio, missionario del PIME – Pontificio Istituto Missioni Estere -, che dopo 17 anni vissuti in Thailandia oggi è qui per svolgere assistenza sanitaria e umanitaria, in quanto sono ancora in piena crisi pandemica a cui si aggiungono le conseguenze del colpo di stato del febbraio scorso. I territori colpiti da povertà e violenza sono quelli in cui i missionari si trovano ad operare di più, mettendo a rischio la propria vita, come spiegato da padre Luca Bergamaschi, parroco a Cachas in Perù. La conferenza si è chiusa con l’intervento del Sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, il quale tornando sulle parole del Presidente Mattarella e attraverso le testimonianze ascoltate, ha detto: "Credo che le testimonianze odierne abbiano restituito ciò che volevamo: cioè una presenza che ha per definizione una connotazione religiosa e spirituale ma anche valori fortemente coincidenti con quelli delle istituzioni". Riguardo agli italiani che vivono fuori dai confini nazionali, da sottolineare il passaggio del Ministro Di Maio "… i nostri missionari nel mondo sono anche importanti nell’accompagnare e accogliere i nostri emigrati, anche facendo opera di scolarizzazione e diffondendo la conoscenza della lingua e della cultura italiana". (Nicoletta Di Benedetto)
Migrantes: dal 9 al 12 novembre il convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane
29 Ottobre 2021 - Roma - "Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”: è questo il tema del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si svolgerà a Roma - TH Carpegna Palace, Via Aurelia 481 Roma - che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei Cardinali Gualtiero Bassetti e Anders Arborelius, di Mons. Gian Carlo Perego e Mons. Jean Kockerols oltre a testimonianze da diversi Paesi d'Europa.
Il convegno si aprirà il 9 pomeriggio con il saluto di Mons. Perego, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, Seguirà una relazione su “Le persone migranti nella prima evangelizzazione dell’Europa” affidata a Saverio Xeres della Facoltà Teologica di Milano. La giornata terminerà con la celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. In Serata il Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”. Saranno presenti: Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra). Il Giorno successivo una relazione su “La mobilità umana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” affidata al card. Anders Arborelius, Vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE. Seguirà mons. Perego che si soffermerà su “La mobilità italiana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” e la Testimonianza di Lorenzo Mannelli, emigrato in Belgio. Nel pomeriggio lavori di gruppo e celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Arborelius. In serata “La profezia di don Tonino Bello e i migranti” affidata a Giancarlo Piccinni, Presidente Fondazione don Tonino Bello. Giovedì 11 novembre due interventi su “Quali comunità di lingua italiana per la missione cristiana oggi?” affidate a Mons. Jean Kockerols, Vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e a p. Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica di lingua italiana di Berna. Al termine la celebrazione eucaristica affidata a mons. Kockerols. Venerdì 12 novembre la celebrazione conclusiva presieduta da mons. Perego seguita dalle relazione dei gruppi di studio e dalla consegna del mandato. (Raffaele Iaria)
Farnesina: ieri la Conferenza dei Missionari italiani nel Mondo
29 Ottobre 2021 - Roma - Si è svolta ieri alla Farnesina la “Conferenza dei Missionari italiani nel Mondo”. L’evento aveva lo scopo di valorizzare l’attività umanitaria dei missionari italiani quale fattore di promozione e moltiplicatore della presenza dell’Italia nel mondo e di sostegno ai nostri connazionali; l’azione missionaria italiana nei più diversi campi, da quello educativo, a quello della formazione professionale e dell’assistenza sanitaria, è una leva essenziale per la promozione sociale delle comunità locali e per la difesa dei diritti umani fondamentali.
Alla conferenza sono intervenuti il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, e Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede. L’evento è stato aperto dai saluti del Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, Luigi Maria Vignali. Alla conferenza hanno partecipato missionari italiani dai cinque continenti che hanno raccontato la loro esperienza sul campo: Padre Luca Bergamaschi, a nome dell’Operazione Mato Grosso; per l’Oceania, da Darwin, Suor Anna Molinari, missionaria canossiana; per l’Asia, da Yangon, Padre Livio Maggi, del Pontificio Istituto Missioni Estere; per l’Africa, da Johannesburg, Suor Maria de Lurdes Lodi Rissini, missionaria scalabriniana; e infine per l’Europa, da Jerevan, Suor Benedetta Carugati, della Congregazione delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta. Mancavano, certamente, i sacerdoti italiani che in tutto il mondo affiancano i nostri connazionali: circa 500 in altrettante Missioni cattoliche Italiane nel Mondo.
Diocesi di Siena: questa mattina alla Camera dei deputati convegno sui Minori Stranieri non accompagnati
29 Ottobre 2021 - Roma – Questa mattina, 29 ottobre 2021, alle ore 11, presso la Camera dei Deputati l’incontro su “L’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Dall’Afghanistan alle nostre strade: le buone pratiche dell’accoglienza. Esperienze a confronto” promosso dalla Commissione Tutela Infanzia della diocesi di Siena- Colle di Val D’Elsa-Montalcino in collaborazione con le associazioni Medicina Solidale, Fonte d’Ismaele, Dorean Dote e l’Unione Italiana Forense. Intervengono il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena Colle di Val D’Elsa- Montalcino e membro della Commissione Cei per le Migrazioni; Carla Garlatti, Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Lucia Celesti, Responsabile Servizi Sociali Ufficio Relazioni Pubblico Head Family Services Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Maria Teres Bellucci, , deputata membro della commissione parlamentare Infanzia e adolescenza; Luca Ercoli, responsabile Sanitario Medicina Solidale e Presidente di Fonte d’Ismaele, Antonio Fernando De Simone, Presidente dell’Unione Italiana Forense di Roma; Giuseppe Sartiano, Psicoterapeuta e Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, e Alice Mazzei, coordinatrice commissione diocesana “Sp.A.M. Spazio ai Minori” della diocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino. A coordinare i lavori Luca Collodi, caporedattore di Radio Vaticana.
Vangelo Migrante: XXXI domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 12,28-34)
28 Ottobre 2021 - Al tempo di Gesù si discuteva animatamente sulla gerarchia dei comandamenti. “Qual è, il primo di tutti i comandamenti?” chiede uno scriba.
Sebbene fosse diffusa una certa priorità per il terzo, quello che prescrive di santificare il sabato, perché anche Dio lo aveva osservato, la risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: non cita nessuna delle dieci parole, ma colloca al cuore del Vangelo la stessa cosa che sta nel cuore della vita: ‘tu amerai’. Un verbo al futuro, come per un viaggio mai finito.
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non aggiunge nulla di nuovo: le due parole sono già scritte nel Libro. La prima è uno dei testi più cari, quotidiani e amati della pietà ebraica con cui si esprime la fede amorosa di Israele per il suo Dio. La seconda è tratta dal levitico e non si limita a chiedere di non fare del male al prossimo, ma chiede in positivo di fare il suo bene.
La novità sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola: “amerai”. L’origine dei nostri mali, dei fondamentalismi, di tutte le arroganze, del triste individualismo sta nell’averle separate. L’amore per il prossimo è un’esigenza irrinunciabile della nostra fede, perché fa parte delle intenzioni di Dio. Vivere il comandamento dell’amore del prossimo significa salvare l’amore di Dio dalle sue facili illusioni: è il segno verificabile e convincente dell’amore per Dio.
Quando uno ama sa che cosa deve fare e non ha bisogno del pungolo di alcuna legge. (p. Gaetano SARACINO)
Il card. Bassetti al Luna Park di Perugia il 5 novembre
28 Ottobre 2021 - Perugia - “Venerdì 5 novembre, alle ore 11, il nostro pastore, il cardinale Gualtiero Bassetti, ritornerà al Luna Park di Pian di Massiano per il suo tradizionale incontro annuale con gli amici dello spettacolo viaggiante, che per un mese (da ottobre a novembre, n.d.r.) allietano la città di Perugia con le loro numerose attrazioni”. Ad annunciarlo è don Francesco Medori, incaricato diocesano Migrantes per la pastorale con i circensi, fieranti e operatori dello spettacolo viaggiante, parroco di San Giovanni Battista in Ferro di Cavallo di cui Pian di Massiano insiste sul territorio di questa parrocchia. “E’ un tradizionale appuntamento, quello del nostro pastore con le famiglie dei giostrai – prosegue il sacerdote –, che purtroppo si è interrotto lo scorso anno a causa della pandemia. Il cardinale è ben lieto di rivivere questo incontro di comunione che culminerà con la celebrazione eucaristica sulla pista di un autoscontro. Anche questo è un segno che contribuisce ad un ritorno, seppur graduale, alla vita normale”. “Il Luna Park (a Perugia più noto come “baracconi”) fa parte della storia della città e dà lavoro a tante famiglie – commenta don Medori –, che hanno trascorso molti mesi di inattività; una situazione per queste persone anomala e di grande sofferenza perché non sono abituate a stare ferme, senza lavorare. Diverse famiglie sono rimaste a Perugia nella fase acuta della pandemia, permettendoci, a livello pastorale, una loro maggiore conoscenza. La nostra Chiesa non ha fatto mancare loro il sostegno spirituale aiutandole anche materialmente”. “Come comunità parrocchiale – ricorda sempre il parroco – abbiamo cercato di trascorrere più tempo con i giostrai nel dedicare loro degli incontri di preghiera e di catechismo per i bambini, oltre le S. Messe, come quella di Natale, celebrate anche nel loro ‘villaggio roulottes’ a Pian di Massiano. Lo stesso cardinale Bassetti ha incontrato in parrocchia queste famiglie esprimendogli solidarietà e vicinanza. Abbiamo fatto in modo di non farle sentire sole in un periodo di grande difficoltà”.
“Attendiamo con grande gioia il ritorno al Luna Park del cardinale e per tutti noi sarà occasione per esprimergli la nostra gratitudine per l’amicizia che ha dimostrato a tante delle nostre famiglie nel difficilissimo periodo del lockdown”, dice Enzo La Scala, “portavoce” del Luna Park, che aggiunge: “Bassetti, essendo un amico, si è comportato lealmente d’amico e per questo lo ringraziamo fin d’ora. La sua presenza tra noi è motivo di ulteriore incoraggiamento a proseguire la strada, che è per noi la vita. Senza la sua vicinanza sarebbe una strada in salita e per questo vogliamo celebrare la S. Messa con un amico, oltre che con un sacerdote”.
Queste famiglie hanno tanto ricevuto ed altrettanto hanno donato. Basti pensare al gesto di generosità riservato ai giovani di alcuni centri umbri per persone con disabilità, ospitati, la scorsa settimana, in alcune delle loro attrazioni. È stata una mattinata di gioia e di allegria per diversi ragazzi dell’Istituto Don Guanella, della Comunità di Capodarco, di Villa Nazzarena e del Centro Speranza; un’iniziativa all’insegna della solidarietà e della socialità riproposta da anni in collaborazione con il Comune di Perugia, che quest’anno ha assunto un significato particolare essendosi tenuta dopo il lockdown. Significativo è anche il bel rapporto di amicizia nato tra i bambini del Luna Park e quelli delle famiglie ospitate al “Villaggio della Carità” della Caritas di Perugia, che sono stati invitati ai “baracconi”.
“Siamo contenti di essere nuovamente a Perugia e di poter dire – afferma con voce commossa Enzo La Scala –: la gente ha ripreso a vivere, perché gli uomini hanno bisogno di vivere, perché la pandemia aveva messo una ‘pietra’ su tutto quello che era la vita normale. Anche con il nostro lavoro contribuiamo al ritorno alla normalità, a spostare questa ‘pietra’, che è possibile solo con i vaccini e con il rispetto delle regole, per ripartire con la vita bella che il Signore ci ha dato”.
Le famiglie del Luna Park di Perugia sono 120, titolari di 90 aziende, per complessive 350 persone di cui 150 minori. “Questo testimonia – evidenzia sempre Enzo La Scala – che molte delle nostre famiglie sono giovani, sono davvero tanti i nostri bambini, il nostro futuro... Siamo un paese che si muove con 124 attrazioni di giostre istallate. Queste rappresentano i colori e le luci di Perugia nell’accoglierci ogni anno e per un mese ci sentiamo perugini”.
Festival della Migrazione: dal 4 al 6 novembre la sesta edizione
28 Ottobre 2021 - Modena - ‘Cittadini tutti’: il titolo è già un programma. Torna a Modena e Carpi, in versione ibrida in presenza e online, il 4, 5 e 6 novembre il Festival della Migrazione che taglia il traguardo della sesta edizione come sempre promosso in particolare da Fondazione Migrantes della Cei, da Porta Aperta e dal Crid di UniMoRe.
L’appuntamento è in linea con quello dello scorso anno e metterà al centro i giovani migranti, le loro aspirazioni e richieste e le risposte della società e della politica.
“La sfida delle migrazioni non riguarda più soltanto l’accoglienza, ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di Paesi, culture e religioni differenti, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, sottolinea don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes. La vera sfida – osserva - è proteggere, promuovere, integrare, come ci ricorda Papa Francesco. Senza queste azioni non è data una vera accoglienza”.
Nel corso del Festival, che prevede approfondimenti, dibattiti e tavoli tematici su cooperazione, economia e lavoro, sarà presentato il seminario ‘Costruttori di ponti – Di generazione in generazione’ del Ministero dell’Istruzione, Fondazione Migrantes e Istituto Cervi, con la presenza tra gli altri del Ministro Patrizio Bianchi. Sabato 6, in piazza Torre, è in programma anche un flash mob, con le associazioni che si occupano di integrazione e di formazione. Tra gli altri tavoli quello sull’economia, quello sulla cooperazione internazionale e quello con rappresentanti delle forze politiche.
Interverranno il Sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, Mons. Erio Castellucci: il Rettore di Unimore, Carlo Adolfo Porro; il Presidente di Acri, Francesco Profumo, quello di Fondazione di Modena, Paolo Cavicchioli. Tra gli ospiti il professor Luigi Farrajoli, il saggista Mauro Magatti, la mediatrice culturale Marwa Mahmoud, la scrittrice Chaimaa Faithi, il cantante Amir Issa, l’economista Leonardo Becchetti, il presidente di Terzjus Luigi Bobba, l’ex allenatore di volley Mauro Berruto, il mezzofondista Illias Aouani, il sindaco di Carpi Alberto Bellelli e, naturalmente, il Presidente di Fondazione Migrantes Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio.
L’obiettivo “è quello di rappresentare la diversità, le sfumature e l’esperienza soggettiva all’interno della migrazione, partendo dal comune denominatore dell’appartenenza all’umanità. Vogliamo sfidare la retorica che riduce i migranti a categorie semplicistiche: nemici attivi o vittime passive”, sottolinea Alberto Caldana, presidente di Porta Aperta.
“Quando parliamo di migranti parliamo di persone, di storie, di volti. E puntare l’attenzione sui giovani è ancora più importante, pensiamo alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi, giovani che vivono, studiano, fanno sport o volontariato qui in Italia, che si sono e si sentono italiani e non possono accedere alla cittadinanza”, aggiunge da parte sua il portavoce del Festival, Edoardo Patriarca.
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes della Cei, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e dal Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità e da Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena, Comune di Carpi, Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) e diversi altri enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Fondazione Sias e Menù.
Card. Hollerich su migranti climatici: “siamo solo all’inizio di un grande movimento e i muri non sono una soluzione”
28 Ottobre 2021 - Bruxelles - “Siamo solo all’inizio: sono ancora pochi i rifugiati costretti a fuggire per ragioni climatiche. Ma saranno molti di più in futuro. È soltanto l’inizio di un grande movimento. Bisogna agire ora, altrimenti sarà troppo tardi”. A richiamare lo stretto legame tra emergenza climatica e aumento delle migrazioni è il card. Jean-Claude Hollerich, Presidente della Commissione degli Episcopati dell’Ue (COMECE) che ieri in vista della Conferenza Onu sul clima ha rivolto una lettera ai leader delle istituzioni europee perché “facciano la differenza” al Summit di Glasgow.
“La situazione è preoccupante”, dice subito il cardinale in un’intervista rilasciata al Sir. “In Europa stiamo assistendo alle conseguenze del cambiamento climatico con inondazioni e incendi sempre più frequenti e devastanti. Ma la situazione negli altri Paesi è molto più allarmante”. Riguardo quindi all’inevitabile aumento di migranti che fuggono da terre devastate da siccità e inondazioni, il presidente dei vescovi Ue osserva e si rivolge ai leader politici europei: “Vorrei dire due cose: la prima è chiedere di accogliere i migranti e di accoglierli con la dignità umana che è loro dovuta. Non possiamo lasciare la gente morire alla frontiera esterna dell’Unione Europea. Sarebbe contro tutti i valori che l’Europa invoca da sempre. D’altra parte, è anche vero che non è possibile che l’Europa accolga tutta la popolazione del mondo. Dobbiamo – ed è questa la seconda considerazione – avviare politiche che consentano alle persone di rimanere nella loro terra, con le loro famiglie. Per farlo occorre investire con un aiuto economico molto forte. Ma una delle condizioni perché le persone possano rimanere nei loro paesi è prendersi cura del clima e dell’ambiente”. E aggiunge: “I muri non sono mai una soluzione. È un’idea molto triste. Siamo il continente che ha fatto esperienza sulla sua terra di muri. Il muro di Berlino, i muri che hanno diviso l’Europa orientale dall’Europa occidentale. Sappiamo quanto dolore e quante ingiustizie hanno provocato. Ora siamo noi ad erigere nuovi muri oggi. È una cosa folle. Privo di ogni umanesimo. Il mondo è uno e noi lo vogliamo dividere per garantirci sicurezza. Non è possibile”.
La Geo Barents a Palermo: al sicuro i 367 naufraghi
28 Ottobre 2021 - Roma - È entrata nel porto di Palermo, ieri sera, la nave Ong Geo Barents. La comunicazione ufficiale del porto assegnato, è stata data ieri mattina, sollecitato dai volontari anche a causa del maltempo e del rischio uragano in mare.
Sulla nave di Medici senza frontiere ci sono 367 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo centrale in cinque diverse operazioni di salvataggio. Tra loro anche 172 minori, di cui 134 non accompagnati, e 29 donne. Sessanta naufraghi hanno meno di 15 anni.
“Non ci sono parole per esprimere la gioia e il sollievo a bordo” twitta la Ong. “Palermo è pronta ad accogliere – ha twittato il sindaco, Leoluca Orlando – Difendiamo il diritto alla vita”.