Primo Piano

Violenze e furia del clima: migranti due volte vittime

9 Novembre 2021 - Glasgow - Amal e Storm sono due pupazzi. Il primo è alto 3 metri e mezzo e rappresenta una bambina rifugiata siriana. Partito da Gaziantep, in Turchia, lo scorso 27 luglio, ha battuto l’Europa in lungo e in largo per più di 8mila chilometri. Obiettivo: tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma dei minori costretti da guerra e povertà a fuggire dal proprio Paese. Il secondo è invece un gigante di 10 metri, con conchiglie al posto degli occhi e alghe come capelli, che ha attraversato diverse città costiere della Scozia per sollecitare l’impegno a proteggere mari e oceani dall’inquinamento. I due si incontreranno domani a Glasgow, non lontano dai padiglioni che ospitano la Conferenza Onu sul clima (Cop26), in un evento di musica e spettacolo pensato per sintetizzare in maniera simbolica il problema dei rifugiati climatici, persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei disastri naturali causati dal riscaldamento globale. La Banca Mondiale ha stimato che entro il 2050 potrebbero esserci fino a 216 milioni di migranti climatici: 105 in Africa, 88,9 nell’Asia meridionale e orientale, 17,1 in America Latina. La situazione è critica già adesso. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), il 90% delle persone in fuga dalle proprie abitazioni sotto protezione Onu provengono da Paesi, già provati da anni di conflitti e povertà, che non sono pronti ad adattarsi alle sfide imposte dal cambiamento climatico. In Afghanistan, per esempio, Paese in cui si registrano oltre 3,5 milioni di sfollati interni, l’innalzamento delle temperature e gli episodi sempre più frequenti di siccità hanno esacerbato gli effetti di 40 anni di conflitto aggravando la carenza di scorte alimentari. Il Mozambico, ancora, travolto dalla forza distruttrice dei cicloni, deve fare i conti con un’emergenza umanitaria da 730mila cittadini in fuga. Nel Sahel flagellato dai conflitti etnico-religiosi, per citarne un altro caso, le temperature aumentano 1,5 volte più rapidamente che nel resto del pianeta inasprendo la competizione tra chi cerca di accaparrarsi il necessario per vivere. Il cambiamento climatico, insomma, esaspera le piaghe causate dalla guerra a spese dei più fragili. Come l’incontro tra Amal e Storm vuole ricordare. «Non possiamo più permetterci altre conferenze sul clima e altri impegni disattesi – ha avvertito ieri da Glasgow Andrew Harper, consigliere dell’Acnur per il clima – perché le persone in fuga e le comunità che le accolgono hanno bisogno di aiuto ora». L’appello che arriva dai territori martoriati da conflitti e disastri naturali, quali alluvioni, siccità e desertificazione, «sembra viaggiare – sottolinea – su un piano parallelo a quello di Cop26». In pratica, non si incontrano. In quest’ottica, ribadisce, è essenziale che «la comunità internazionale agisca subito», senza trascurare l’importanza di «mettere al sicuro le situazioni di pace già esistenti». Il problema delle migrazioni forzate dal cambiamento climatico non riguarda tuttavia solo le zone di conflitto. Ad aprile scorso, il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha riconosciuto che la siccità e i danni causati dalle tempeste sono in parte alla base dell’aumento della migrazione dall’America centrale. Il Regno Unito potrebbe presto dover fare i conti con i primi sfollati climatici locali. Fairbourne è un villaggio nel Galles del Nord che nei prossimi 26 anni rischia di scomparire nelle acque del mare d’Irlanda che per effetto dell’erosione delle coste. Il Comune di Gwynedd, l’autorità locale che lo amministra, ha messo a punto una taskforce per studiare soluzioni al ricollocamento dei suoi 850 abitanti. (Angela Napoletano – Avvenire)

Missione oltre confine

8 Novembre 2021 - Roma - “Perché l’emigrazione non sia dannosa agli emigranti e raggiunga il fine provvidenziale non deve essere abbandonata a sé stessa. Essa deve essere protetta, guidata da quelli che ne hanno il potere e il dovere ora legale, ora soltanto morale”. Sono trascorsi 125 anni da quando il vescovo Bonomelli, uno o dei pionieri della pastorale con gli italiani all’estero, scriveva queste parole in una lettera pastorale per la Quaresima. Tema di particolare attualità. Una presenza, quella della Chiesa italiana accanto ai nostri emigranti, che non è mai mancata. E i numeri di oggi ne sono ancora una conferma: centinaia le Missioni cattoliche Italiane nel mondo ed in particolare in Europa con altrettanti sacerdoti impegnati nell’accompagnamento pastorale. “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” è il tema di un convegno che si svolgerà a Roma la prossima settimana su iniziativa della Fondazione Migrantes e che farà il punto su questa realtà. Come ogni anno certifica il Rapporto Italiani nel Mondo fuori dai nostri confini vive un’altra Italia. Una Italia che cresce ogni anno. Il 9 novembre verrà presentata la XVI edizione dedicata ad un tema che ci ha coinvolti negli ultimi due anni: la pandemia. Cosa ne è stato dei progetti di chi aveva intenzione di partire? Come hanno vissuto coloro i quali, invece, all’estero già risiedevano? Domande alle quali cercano di rispondere 75 autori da ogni parte del mondo con diverse indagini specifiche, molte riflessioni tematiche e con un viaggio tra gli italiani in 34 città del mondo. Non solo numeri ma storie e volti di persone… (Raffaele Iaria)

Migrantes: domani la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

8 Novembre 2021 - Roima - Martedì 9 novembre, alle ore 10, sarà presentato a Roma, presso l’Auditorium V. Bachelet del TH Roma Carpegna Palace (via Aurelia, 481, Fermata Cornelia Metropolitana A), il Rapporto “Italiani nel Mondo 2021” della Fondazione Migrantes. Giunto alla XVI edizione, questo progetto della Chiesa che è in Italia ha coinvolto anche quest’anno diversi autori, misurandosi con la crisi pandemica che ha coinvolto anche la mobilità degli italiani e la vita dei nostri connazionali residenti all’estero. All’incontro interverranno mons. Stefano Russo, Segretario Generale della Conferenza  Episcopale Italiana; mons. Gian Carlo Perego,  Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes; Massimo Vedovelli,  Università per Stranieri di Siena; Maria Cuffaro, giornalista e conduttrice Rai; don  Antonio Serra,  Coordinatore nazionale della Missioni Cattoliche Inghilterra e Galles e Delfina Licata della Fondazione Migrantes. L’incontro si terrà in presenza nel rispetto della normativa sanitaria vigente. Sarà comunque possibile seguire la presentazione in diretta streaming, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza episcopale italiana.

Gaeta: Caritas e Migrantes portano i vaccini anche agli immigrati e ai senza tetto

8 Novembre 2021 - Gaeta - L’Ufficio Migrantes e la Caritas della diocesi di Gaeta hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione e informazione sulla necessità di assumere il vaccino tra le persone che vivono ai margini del  territorio e non sono state raggiunte dai canali istituzionali per poter accedere alla vaccinazione contro il Covid-19. L’obiettivo è raggiungere soprattutto gli immigrati o i senza tetto privi di tessera sanitaria o Stp per poter mettere al sicuro la loro vita e quella delle persone con le quali entrano in contatto. Papa Francesco spesso richiama alla necessità di vaccinarsi, lo ha spiegato più volte, dicendo: «Vaccinarci è un modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili». In tal senso sacerdoti e Caritas parrocchiali sono i canali privilegiati per diffondere e poi indicare all’Ufficio Migrantes diocesano le persone che vorrebbero vaccinarsi ma sono ancora escluse dalla vaccinazione. La segnalazione può avvenire scrivendo a: migrantes.gaeta@gmail.com. Una volta raccolte le segnalazioni si farà richiesta all’Ufficio competente della Asl che invierà a un medico, già individuato, i vaccini necessari. (M.G.Ruggeri - Migrantes Gaeta)

Migrantes Taranto: il 10 novembre il XVIII convegno diocesano 

8 Novembre 2021 - Taranto - “Verso un noi sempre più grande”, titolo del messaggio di Papa Francesco per la 107ª Giornata mondiale del migrante, è il tema del XVIII convegno della diocesi di Taranto promosso dall’Ufficio Migrantes e che si terrà mercoledì 10 novembre dalle 9.30 alle 13 nell’istituto Its Amaldi del Comune di Statte. Introdotto dall’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro e moderato dalla direttrice dell’Ufficio diocesano Migrantes, Marisa Metrangolo, all’incontro relazioneranno mons. Ciro Alabrese, direttore diocesano dell’Ufficio Scuola e Università, il comandante della Capitaneria di Porto di Taranto Diego Tomat, per parlare del porto di Taranto e dell’esperienza di soccorso di donne e uomini in mare, l’avvocato Cosima Ilaria Buonocore, sulla tutela giurisdizionale dei diritti in materia di immigrazione, Flavia Leopardo, dell’associazione Noi e Voi, impegnata in prima linea nell’accoglienza, che porterà le testimonianze di profughi incontrati in tanti anni di servizio nell’hotspot di Taranto. Le conclusioni saranno affidate a don Francesco Tenna, direttore diocesano dell’Ufficio ecumenico ed interreligioso. “A Taranto i migranti non superano le quindicimila persone - spiega Marisa Metrangolo - e le etnie più presenti sono quelle dei Paesi dell’est Europa, dell’Albania e dei cinesi. Noi abbiamo uno sportello itinerante che si occupa soprattutto delle donne in difficoltà e funziona con il passaparola. Poi, con l’apostolato del mare ed il centro ‘Stella Maris’, nel porto ionico facciamo accoglienza ai marittimi in transito sulle navi mercantili. La maggioranza è composta da filippini, che chiedono la celebrazione eucaristica quasi tutti i giorni. L’accoglienza passa anche da questo, far sentire a casa pure lo spirito”.

La Domenica del Papa: dare e fidarsi

8 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Ci sono due verbi che vanno messi in primo piano nelle letture di questa domenica: dare, dare tutto, e fidarsi. Ecco allora l’immagine della vedova narrata da Marco che fa la sua offerta. Ricordiamo: siamo nel tempio di Gerusalemme, il cammino verso la città santa, così come lo abbiamo vissuto in questo tempo liturgico, si è concluso. La donna, la vedova, diventa simbolo di uno stile che non bada alle apparenze ma che vive della sostanza dei gesti, anzi della forza dei gesti. Cosa accade, dunque nel tempio. Da un lato ci sono gli scribi che amano avere i primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti: “divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere”, leggiamo nel Vangelo. Poi ecco arrivare la donna che lascia cadere, nel cesto delle offerte, “due monetine che fanno un soldo”. Un gesto che ci pone di fronte a un evento che diventa icona per la vita della chiesa, e ci chiede di guardare nella mano, non per contare l’obolo, ma per capirne la natura. Ecco così il primo verbo: dare. Quella donna ha lasciato in offerta non una parte ma tutto il suo avere; avrebbe potuto tenersi una delle due monete e invece se ne priva. Ecco il secondo verbo: fidarsi. Come la donna, la vedova, del brano della prima lettura tratta dal Libro dei Re che si fida della parole del profeta Elia. Il gesto della vedova, dice Papa Francesco all’Angelus, è un invito a “liberare il sacro dai legami con il denaro”; la donna non teme di donare tutto ciò che ha “perché ha fiducia nel tanto di Dio”. Il gesto della vedova è icona per la chiesa, ma, se vogliamo, anche sintesi, in un certo senso, della terza enciclica di papa Benedetto XVI, che, nella Caritas in veritate, scrive: “solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta. La verità è luce che da senso e valore alla carità […] Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto da riempire arbitrariamente”. Il brano di Marco ci mette di fronte a due figure diverse: il discepolo giusto, lo stile di vita corretto agli occhi di Gesù; e l’altro, lo scriba, che ostenta la sua religiosità, forse non crede nemmeno a ciò che compio, ma lo fa solamente per avere un riconoscimento dagli altri, per essere indicato come colui che è in prima fila. Questi danno il superfluo, la vedova tutto il poco che ha. Gesù in questo modo mette in guardia dal peccato di “vivere la fede con doppiezza”, e invita a “guardarsi dagli ipocriti, cioè stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine e, soprattutto, a non piegare la fede ai nostri interessi”. Quegli scribi, afferma ancora il vescovo di Roma, “usavano la religione per curare i loro affari, abusando della loro autorità e sfruttando i poveri”. Atteggiamento brutto, dice il Papa, che vediamo in tanti posti e luoghi: “il clericalismo”, il male di essere “ sopra gli umili, sfruttarli, bastonarli, sentirsi perfetti”. Un monito per tutti, chiesa e società: “mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli”. A questi, ecco che si contrappone l’immagine della vedova con le sue due monetine. Nella società ebraica dell’epoca, insieme agli orfani, le vedove erano tra le categorie più sfortunate: non solo dovevano sopportare il dolore di una perdita, ma non potevano nemmeno trovare sostegno materiale nell’eredità del consorte. La vedova narrata da Marco, dunque, in silenzio, senza clamore e senza ostentazione, non dà il superfluo, ma “tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. In questo modo diventa maestra, e con quel gesto insegna il dono totale, l’affidarsi nelle mani di Dio senza trattenere nulla per se”. Non è, allora, ciò che gli uomini notano, non è l’apparenza che Dio guarda, ma il cuore. L’immagine della vedova e del suo obolo, sono messaggio contro l’ipocrisia, medicina, dice Francesco, per guarire da questa malattia, la doppiezza. Il denaro, infine, è “un padrone che non dobbiamo servire”. La vedova non frequenta il tempio “per mettersi la coscienza a posto, non prega per farsi vedere, non ostenta la fede, ma dona con il cuore”. Le due monetine “esprimono una vita dedita a Dio con sincerità, una fede che non vive di apparenze ma di fiducia incondizionata”; una fede “interiormente sincera” fatta “di amore umile per Dio e per i fratelli”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Mons. Perego: il festival delle Migrazioni “vetrina di dialogo e incontro”

6 Novembre 2021 -

Modena - Il festival della Migrazione vuole essere una "vetrina in cui il mondo ecclesiale e sociale cercano di presentare l’esperienza dell’incontro coi migranti e una cultura che si crea in questo incontro, che vuole rigenerare relazioni e rigenerare la città". Lo ha detto oggi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes intervenuto ad una sessione del festival della Migrazione che si conclude oggi a Modena, promosso fra gli altri, dall'organismo pastorale della Cei. Questo appuntamento - ha aggiunto - vuole “ripensare insieme l’incontro con l’altro, per una politica che non si fermi all’identificazione dell’altro ma cerca di conoscerlo per costruire un viaggio insieme per una città rigenerata. C’è bisogno di incontri come questo per far crescere la cultura dell’accoglienza nella città". Il migrante è per "antonomasia un giovane: uno studente, lavoratore, un figlio di un ricongiungimento familiare. Sono gli 862mila studenti delle nostre scuole, gli 80mila studenti universitari. Questo mondo non può rimanere ai margini della città ma esserne protagonista", ha concluso mons. Perego parlando poi del ruolo delle religioni nel dialogo e nell'accoglienza. “La cittadinanza - ha detto -  entro la vita della Chiesa, è innanzitutto una benedizione come ci dice Papa Francesco in ‘Fratelli tutti’. Il migrante è una benedizione, un dono da accogliere con una preghiera di riconoscenza per quello che di nuovo e buono genererà”. “Quando arriva un altro fedele è un regalo con il quale costruire una storia di fede, in quanto attraverso lui riconosciamo che la chiesa è ‘una Santa, Cattolica, Apostolica’, universale, senza confini. La sua chiesa è anche la nostra chiesa” ha detto il presidente di Migrantes. “Gli immigrati portano una storia di fede – ha aggiunto mons. Perego – un cammino, un linguaggio, una spiritualità che sono differenti ma che rientrano in un’unità di chiesa cattolica. Il volto del migrante è quello di un fedele di un’altra esperienza religiosa: si pensi agli ortodossi, i più numerosi (oltre 1 milione su 5 milioni di migranti). Ma possiamo incontrare anche persone di chiese riformate, come gli evangelici o anche di altre esperienze religiose come i musulmani, cui ancora non è stata riconosciuta la possibilità di avere un luogo di culto, la moschea, in un luogo sociale ma solo in periferia, negando così un loro diritto fondamentale. E poi ancora possiamo incontrare buddisti, induisti”. “Questo dono delle migrazioni interpella la chiesa, non solo sotto l’aspetto delle comunità, ma anche per il cammino ecumenico, interreligioso, e di evangelizzazione. Sotto questo aspetto – ha concluso – sono quattro i verbi da coniugare, propri dello stile pastorale migratorio: accogliere, tutelare, promuovere, integrare”. (Raffaele Iaria)

R.Iaria).

Da guardiani di frontiere a custodi dei fratelli

6 Novembre 2021 - La violenza delle onde e del vento che fanno inclinare paurosamente l’imbarcazione spingendola verso gli scogli lontano dalla riva, e nel buio della sera le urla di terrore delle 88 persone a bordo, tra cui donne e bambini, provano a sovrastare il frastuono del mare in burrasca: è una scena drammatica quella che mercoledì si presenta davanti agli occhi di alcuni abitanti di Canella, a Isola Capo Rizzuto (Crotone), i quali subito allertano la Polizia. Ma è impossibile intervenire via mare. E allora i soccorritori non esitano a entrare nell’acqua gelida e agitata, creando “un ponte di braccia” tra la barca e la spiaggia per mettere in salvo i migranti partiti tre giorni prima dalla Turchia. Era già successo, il 24 luglio 2018, sempre a Isola Capo Rizzuto, quando un’imbarcazione con 56 persone si arenò a pochi metri dalla riva: allora a soccorrerli furono i vacanzieri coi pattini. E ancora prima, era Ferragosto 2013, una catena umana di bagnanti e soccorritori a Pachino (Siracusa), portò in salvo 160 migranti arrivati su un barcone a pochi metri dalla spiaggia. Altre storie analoghe si potrebbero aggiungere. Storie, e immagini, di grande solidarietà e umanità, in contrasto con quelle di muri e reticolati, che raccontano di società sempre più chiuse e timorose, incapaci di accogliere. Forse dovremmo chiederci, come ha fatto proprio ieri Papa Francesco, «che vantaggio abbiamo a farci guardiani di frontiere, invece che custodi dei nostri fratelli». (Gaetano Vallini - Oss.Romano)

Mons. Castellucci in dialogo coi giovani delle seconde generazioni al Festival della Migrazione

6 Novembre 2021 -

Modena - Un dialogo fecondo e stimolante con i giovani delle seconde generazioni della consulta per l’immigrazione di Carpi. Mons. Erio Castellucci, vice presidente della Cei, arcivescovo di Modena e vescovo di Carpi, ha partecipato al Festival della Migrazione ‘Cittadini tutti’ confrontandosi con i giovani figli di migranti e col sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. “Le religioni devono ascoltare le seconde generazioni, devono ascoltare i giovani. Non pensiamo a come parlare ai giovani, ma come ascoltarli – ha esordito Castellucci -. Il ruolo delle religioni? Ricordare che in ciascuno c’è l’impronta di Dio”. Il vescovo ha ricordato che papa Francesco in più occasioni ha invitato a evitare le categorie per arrivare a considerare tutti prima di tutto persone e che il tema dell’identità è un problema soprattutto per chi ha una identità debole: “Spesso associamo questa parola a difesa, salvaguardia, a qualcosa che protegge contro qualcuno. Ma l’identità o è dialogica e aperta, o diventa settarismo e chiusura. Chi ha una consapevolezza matura della propria identità è sereno nei confronti di quella degli altri, sono quelli che incerti e timorosi che erigono muri”. Le religioni sono state richiamate dai giovani come opportunità di dialogo e confronto: “Il luogo del dialogo interreligioso è la casa, la scuola, l’ospedale, il carcere, il campo sportivo… Il dialogo non ha a che fare con delle idee, ma con volti e storie. Non c’è solo chi erige argini e si chiude, ma anche chi annega tutto nel relativismo e produce indifferenza. Il ponte per superare questi due opposti è trovare dentro la propria identità motivi di apprezzamento dell’altro. Una identità religiosa matura trova le ragioni per apprezzare quanto di bello e di vero c’è dovunque. Dobbiamo passare dalla tolleranza all’accoglienza”. Mons. Castellucci ha anche messo al centro la situazione libica: “Due settimane fa ho parlato con David, un giovane che si trova a Tripoli nella zona custodita dall’Onu insieme a circa 3mila persone. Sono bloccati e circondati dalle milizie libiche. Il tema della cultura del respingimento è abbastanza trasversale alla politica. Una delle poche voci che denuncia le alleanze con la cosiddetta guardia costiera libica è quella del Papa. Il consenso arriva a prevalere sui principi fondamentali. La politica è agire sulle cause, troppe volte, anche nella Chiesa, ci impastiamo nella burocrazia e ci dimentichiamo che dell’accoglienza delle persone in difficoltà”.

Il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, ha confermato l’impegno personale per lo ius culturae (“Va fatto senza dubbio”) e ha confermato la necessità di superare la polarizzazione tra fondamentalismo e relativismo anche attraverso gesti e iniziative concrete. “Ambisco a società etiche, né chiuse né basate su valori generici. La nostra guida è la Costituzione”.

Il card. Bassetti al Luna Park per testimoniare l’amicizia e la vicinanza agli operatori dello spettacolo viaggiante

6 Novembre 2021 - Perugia - “Cari amici, cari fratelli e sorelle del Luna Park, che gioia rivedervi! L’anno scorso, in questa stagione, ero giunto alla fine. Proprio in questi giorni, dopo la festa d’Ognissanti, il Covid mi aveva colpito in maniera violenta ed aggressiva, ma sono qui anche per le vostre tante preghiere”. Così l' arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, all’omelia della celebrazione eucaristica sulla pista di un autoscontro al Luna Park di Pian di Massiano di Perugia, ieri davanti alle famiglie degli operatori dello spettacolo viaggiante nel capoluogo umbro ogni anno, tra i mesi di ottobre e novembre, eccetto nel 2020 a causa della pandemia. Diverse di queste famiglie hanno trascorso il periodo più critico del lockdown nel capoluogo umbro ricevendo sostegno umano e materiale dalla vicina parrocchia San Giovanni Battista di Ferro di Cavallo, e dalla  diocesi. Un aiuto che è stato ricambiato da queste famiglie nel raccogliere delle offerte per le opere della Caritas a favore di persone in difficoltà, oltre ad aver ospitato i bambini delle famiglie del Villaggio della Carità di Perugia in alcune delle 124 attrazioni del Luna Park. Anche lo scorso anno, nel periodo più difficile della pandemia, avevano portato dei giochi per i bambini più bisognosi. Ad accompagnare il cardinal il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli e l’incaricato diocesano Migrantes della pastorale dei circensi, fieranti e operatori dello spettacolo viaggiante e parroco di Ferro di Cavallo don Francesco Medori. Parole di viva gratitudine per il cardinale e la Chiesa perugina sono state espresse dal “portavoce” del Luna Park, Enzo La Scala, che rinsaldano un lungo e forte legame di amicizia tra Bassetti e “la grande famiglia dello spettacolo viaggiate”, così definita dallo stesso presule. “Chi ha avuto il Covid – ha proseguito  il cardinale nell’omelia – ha sperimentato, come me, l’angoscia di non poter respirare e la vita è davvero il respiro, l’ossigeno... Sono con voi per ringraziare insieme il Signore dello scampato pericolo, ma anche per pregare per tutti coloro che non ce l’hanno fatta, per i grandi disagi che tutti abbiamo affrontato, ma particolarmente voi, per il vostro stile di vita nomade perché alle difficoltà di tutti si sono aggiunte quelle della vostra condizione di vita. Quanto avete sofferto, ho letto anch’io alcuni vostri messaggi, ma avete sofferto con dignità, perché un uomo, un cristiano non rinuncia mai, in nessuna situazione, alla sua dignità. La nostra dignità deriva dall’essere figli di Dio come ci ricorda san Paolo. Possiamo dire che il Signore è stato nostro padre e che è fedele e si è ricordato di noi”. “Ci conosciamo con qualcuno di voi da 27 anni, da quando ero vescovo di Massa Marittima e ci vedevamo a Follonica e poi ad Arezzo e oggi a Perugia. Cari amici dello spettacolo viaggiante la vita è più forte della morte, la speranza non ci abbandona mai ed eccoci qui, ancora una volta. Quest’anno anch’io sono salito su una vostra giostra (big apple subway, n.d.r.). L’ultima volta fu nel 1968, quando avevo 26 anni ed ero rettore del Seminario Minore di Firenze, e oggi l’ho voluto fare per sperimentare la gioia di allora e dare un segno di testimonianza, perché fare divertire la gente, soprattutto i bambini, è il dovere più grande che abbiamo. I nostri bambini con la pandemia si sono intristiti e hanno bisogno di recuperare energie vitali, di stare insieme e questo è molto bello”. “E’ una grazia che siate potuti ripartire con dignità dopo il difficile periodo del Covid. Quante persone abbiamo conosciuto e incontrato nella vita che a causa della pandemia non ci sono più e oggi sentiamo la loro mancanza. La nostra fede ci dice che vivono in Dio, la nostra fede ci dice che ogni lacrima sarà consolata. Beati quelli che piangono, beati i miti. Per il mondo i beati sono i prepotenti, i più forti, ma queste persone vincono le battaglie ma non le guerre della vita, perché queste le vincono i miti che conquisteranno il mondo. Continuiamo a volerci bene, ad aiutarci, ad essere solidali, a tenerci per mano come fratelli, perché la vita è una cordata come quando ci si trova a scalare una montagna, con un cuor solo e un’anima sola, come ci chiedono gli Atti degli Apostoli”.

Spunti per la preghiera dei fedeli di Domenica 7 novembre 2021 – XXXII Domenica del T.O. Anno B –

6 Novembre 2021 - Signore, tu hai detto che dà più gioia donare che ricevere, apri il cuore dei tuoi fedeli al dono gioioso e disinteressato. Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.
  • Per la Santa Chiesa di Dio: come la vedova povera del Vangelo, sia distaccata dai beni terreni e metta a disposizione dei poveri tutto quello che possiede, preghiamo.
  • Per le istituzioni che si propongono di promuovere la giustizia e la dignità delle persone: adempiano questo compito con spirito di amore verso tutti gli uomini, preghiamo.
  • Per la nostra comunità: non si senta a posto quando ha fatto la sua offerta; ma s’impegni ad aiutare soprattutto fratelli e sorelle che vivono in situazioni di miseria e di ingiustizia, preghiamo.
  • Signore, Il Vangelo  odierno c’invita a non dimenticare mai le tante, troppe, situazioni di grave sofferenza che patiscono i nostri fratelli diseredati dalla loro terra, dalle loro famiglie, dalla loro vita. Scordarci di loro significa vanificare la Parola del Signore che oggi ci aiuta a fare memoria della loro vita indigente, alla quale ci è chiesto di prestare aiuto. Preghiamo.
Signore, tu non guardi la quantità del dono, ma il cuore di chi offre: aiutaci ad avere un cuore grande e generoso, aperto alle necessità di ogni uomo e donna. Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore. Amen.  

Festival della Migrazione: domani ospite il Presidente di Migrantes, mons. Gian Carlo Perego

5 Novembre 2021 - Mons. Gian Carlo Perego, Presidente di Fondazione Migrantes e Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, sarà ospite dell’ultima giornata del Festival della Migrazione. Mons. Perego parlerà alle ore 11.30 a Palazzo Europa a Modena e in diretta streaming su www.festivalmigrazione.it, sul tema ‘Fedeli tutti. La partecipazione attiva e corresponsabile dei migranti nella Chiesa locale’. L’ultima giornata sarà aperta alle 10 da una sessione online sulle seconde generazioni (con, tra gli altri, la giornalista Paula Baudet Vivanco, Simohamed Kaabour del Conngi, Omar Neffati del movimento italiani senza cittadinanza, Ayoub Saidi di Next Generation Italy, Josef Yemane Tewelde di Black Lives Matter Roma e dell’onorevole Angela Schirò). Dopo l’intervento di mons. Perego, alle 14.30 online, le testimonianze di comunità migranti coordinate da Irma Romero di Tefa Colombia. Alle 16 un momento particolarmente significativo: il flash mob in piazza Torre e via Emilia Centro a Modena, con le associazioni giovanili che si occupano del tema, e alle 17, ancora a palazzo Europa oltre che online, la conclusione con l’incontro tra gli onorevoli Delrio, Ascari e Ungaro sull’agenda politica proposta dal comitato scientifico del Festival. Alle 18 il professor Maurizio Ambrosini traccerà le conclusioni, mentre alle 21 nella parrocchia di San Lazzaro l’incontro con gli autori della mostra Panta Rei, Anna Clementi e Diego Saccora. La mostra resterà aperta fino a domenica 7 novembre. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes della Cei, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità e da Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena, Comune di Carpi, Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) e diversi altri enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Fondazione Sias e Menù.

Scuola: in arrivo le nuove linee guida del Ministero per l’integrazione nella scuola degli studenti stranieri

5 Novembre 2021 -

Modena - Saranno presto disponibili le nuove linee guida sull’integrazione degli alunni stranieri con un aggiornamento di quelle datate 2014. La notizia è stata resa nota dai dirigenti del Ministero dell’Istruzione nel corso del seminario ‘Costruttori di ponti – Di generazione in generazione’ al Festival della Migrazione di Modena in corso fino a domani. Il Ministro Patrizio Bianchi ha dettato chiaramente la linea: “Il concetto di integrazione prevede che cambiamo tutti e due, non solo uno dei due. La nostra idea è che si è cittadini perchè lo era il mio babbo, o per una procedura burocratica: invece si è cittadini se accettiamo valori comuni e allora dobbiamo trovare i valori comuni di un Paese, di una nazione, di una comunità. E per trovare questi valori abbiamo una guida che non invecchia mai, la nostra Costituzione. Questa dice che i diritti individuali nel nostro Paese si devono sposare col dovere della solidarietà. Dobbiamo ribadire i valori fondanti della nostra Repubblica e qui si innesta il diritto di cittadinanza e questo non riguarda solo chi giunge da fuori, ma anche quelle che sono dentro: tutti dobbiamo chiederci se siamo a pieno titolo cittadini di questo Paese, se condividiamo gli stessi valori”. Maurizio Certini, direttore del centro studi Giorgio La Pira e membro della Consulta Nazionale per le Migrazioni della Fondazione Migrantes, ha ricordato l’importanza dello scambio interculturale e intergenerazionale: “Oggi comprendiamo che i muri non servono, servono ponti di unità e di dialogo. Il mondo o si unisce o perisce”. Albertina Soliani, presidente della Fondazione Cervi, ha fissato l’obiettivo: “La coesione, l’essere comunità, vogliamo continuare a lavorare per questo. La scuola e la società cosa stanno diventando e cosa pensano delle migrazioni? La scuola è competente sulle dinamiche culturali e sull’integrazione? Forse devono cambiare alcuni parametri culturali, la scuola deve essere competente e pensare a una nuova educazione civica. Noi abbiamo ragazzi aperti al mondo, che studiano e che viaggiano e a cui dobbiamo dare risposte”. Tra gli ospiti del seminario alcune esperienze delle seconde generazioni. Il rapper italo egiziano Amir Issaa, ad esempio, ha spiegato: “Durante l'infanzia e l'adolescenza mia madre mi ha fatto cambiare nome in ‘Massimo’ per rendere le cose più facili agli altri, e intorno al nome italiano in contrasto a quello straniero si costruisce un'identità. Noi italiani di seconda generazione abbiamo tutti storie diverse, quello che dico ai ragazzi è di non vergognarsi della propria identità. Quando vado all’estero, ad esempio a New York dove mi reco spesso per lavoro, tutti mi considerano un artista italiano: purtroppo in Italia c’è una legge che non è ancora adeguata". Marwa Mahmoud, del centro culturale Mondinsieme, ha confermato: “Tanti ragazze e ragazzi si sentono e sono italiani senza aver riconosciuto questo diritto: non dobbiamo dimenticare che essere o meno cittadini fa molta differenza. La scuola è il luogo privilegiato per coltivare la costruzione continua di ponti, è il luogo dove si crea il senso di appartenenza e cittadinanza”. E’ intervenuta anche Yiyun Zhang, una madre di origine cinese: "Durante la pandemia molti problemi hanno colpito l'istruzione, sia per quanto riguarda i bambini stranieri che gli italiani. Tutto questo ha aumentato il peso sulle famiglie e sui bambini", mentre Saadia Parveen ha ricordato che “i migranti di seconda generazione si confrontano con una realtà diversa da quella dei propri genitori e perciò manca loro una guida nelle difficoltà". Simohamed Kaabour ha chiosato: "È importante indagare il rapporto generazionale per evitare conflittualità. Da una parte ci sono i genitori immigrati, dall'altra i figli che crescono in un nuovo Paese".

Papa Francesco visiterà l’isola di Lesbo

5 Novembre 2021 - Città del Vaticano - "Come annunciato, Papa Francesco si recherà a Cipro dal 2 al 4 dicembre prossimi, visitando la città di Nicosia, e in Grecia dal 4 al 6 dicembre, visitando Atene e l’isola di Lesvos". La conferma, questa mattina, del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Il Papa  si recherà nei Paesi su "invito delle Autorità civili ed ecclesiastiche locali", spiega Bruni.

Un bimbo nasce nella carovana di migranti in Messico

5 Novembre 2021 - Viaggi in bilico tra la vita e la morte, tra speranze e sogni infranti. Sono le tante storie di migranti, di uomini, donne e bambini costretti a sfidare mare e deserti, a percorre chilometri in cerca di futuro. Questa volta, fortunatamente, è arrivato “un fiocco azzurro” nella carovana di migliaia di migranti, per lo più centramericani e haitiani, in marcia da oltre dieci giorni nel sudest del Messico, per chiedere pace, giustizia e libertà dei migranti. Si chiama Kevin Alfred e, secondo le agenzie di stampa, è nato di otto mesi, martedì scorso, in un ospedale di Tonalá, nel Chiapas. Nella carovana migratoria ci sono almeno altre 60 donne in stato di gravidanza. La madre del piccolo, ventisettenne di origine haitiana, ha perso il marito a Panamá e, nonostante la gravidanza, ha deciso di proseguire il suo viaggio verso il Messico, dove si è unita al gruppo composto da circa 4.000 persone. Il folto gruppo si è messo in moto il 23 ottobre scorso, con l’obiettivo di raggiungere Città del Messico e raccogliere risposte sulle richieste di asilo, dopo che le autorità messicane hanno contrastato l’avanzata di quattro carovane di migranti all’inizio di settembre, partite da Tapachula, un comune del Chiapas al confine con il Guatemala. All’epoca, diverse agenzie dell’Onu e ong hanno criticato l’uso della forza nelle operazioni per spezzare le carovane. Intanto, anche da quest’altra parte dell’oceano continua il dramma dei migranti, con centinaia che tentano di attraversare il Canale della Manica. Ieri, almeno 400 persone sono state tratte in salvo nel naufragio di diverse imbarcazioni sovraccariche. Nelle ultime ore, invece, il corpo di un migrante è stato recuperato al largo di Dunkerque, mente un altro risulta disperso. Si presume sia annegato. Si tratta comunque del secondo incidente letale in pochi giorni: la scorsa settimana tre migranti sono probabilmente anche loro annegati al largo della costa di Harwich, nell’Essex. I tentativi di attraversamento del canale tra Francia e Gran Bretagna sono, infatti, ripresi con intensità negli ultimi giorni. Si stima che, ieri, oltre 500 migranti abbiano raggiunto il Regno Unito. Sono, invece, ottocento i migranti a bordo della nave Sea Eye 4 diretti verso Lampedusa, dopo essere stati soccorsi in acque Sar maltesi. «È una vergogna che Malta abbia ignorato le chiamate di aiuto», affermano le ong Sea Eye e Mission Lifeline, che hanno intercettato le due barche di legno sulle quali si trovavano i migranti. Una delle due aveva una falla e stava imbarcando acqua.    

Certini: “occorrono buoni maestri

4 Novembre 2021 -
Modena - “Oggi, sebbene assistiamo drammaticamente all’innalzamento di tanti muri, credendo così di proteggere la nostra integrità, comprendiamo anche che i muri non servono, ma che servono i Ponti. In un mondo che può trovare la propria sicurezza solo nel cammino faticoso dell’unità e del dialogo tra tanti, in un mondo che o si unisce o perisce”. Lo ha detto Maurizio Certini, Membro della Consulta Nazionale per le Migrazioni della Fondazione Migrantes, che oggi ha portato il saluto della Fondazione  alla tavola inaugurale della VI edizione del Festival della Migrazione, “Cittadini tutti” che si è aperto oggi a Modena (fino a sabato). L’intervento di Certini, che ricopre anche la carica di direttore del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira” di Firenze, si è inserito all’interno del seminario “Costruttori di ponti: Di generazione in generazione”. Si tratta, ha aggiunto, di “una idea che ci sollecita come scuola che interagisce vantaggiosamente con la società civile, che collabora con il territorio di cui è parte, e che ci spinge a riflettere per elaborare visioni nuove di fronte al mutamento costante della società; oggi una società sempre più oggettivamente multiculturale che vuole costruire ponti relazionali”. “Non muri ma ponti”: a fare di questa metafora il suo “cavallo di battaglia” (battaglia di pace), ha ricordato Certini, fu proprio Giorgio La Pira, proclamato venerabile da Papa Francesco. “Questa stessa idea – ha proseguito – è a fondamento della nostra Carta Costituzionale: il dialogo tra diversi per una meta comune fu la forza dei nostri Costituenti che seppero darci nuovi strumenti di democrazia, di cura di cultura e di saperi. Ed ecco ancora l’educazione e la scuola come diritto di tutti entrare in gioco da protagonista. Occorre conoscere, occorre studiare la realtà e la storia, capire l’interdipendenza in tutti i campi, occorrono buoni maestri, che sappiano credere nel proprio lavoro, e che sappiano interrogarsi di fronte alle cose nuove. Perché la capacità nel costruire Ponti relazionali – ha concluso Certini – non si improvvisa, come non si improvvisa la capacità di dialogare. Occorre farne esperienza, occorre, oltre alla capacità di vedere e di comprendere le tante crisi, il gusto di scoprire e sostenere i fenomeni positivi che abbiamo intorno e che portano il mondo verso la costruzione di ponti”.

Vangelo Migrante: XXXII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 12, 38-44)

4 Novembre 2021 - Il Vangelo ci mostra due figure contrapposte: gli scribi ed una vedova. I primi prendono la vita dal giudizio degli altri. Per timore di non avere una propria vita, fanno derivare quello che sono dalle apparenze: “amano passeggiare il lunghe vesti, ricevere i saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti”. Si tratta di vite miserabili fondate sulla vanagloria e su un’ansia da riconoscimento che derivano dalla paura di svanire nel nulla, di non essere importanti e di non essere proprio. Per cui la vita prende energia dalla paura dell’oblio. È la nostra realtà più vera: noi non abbiamo sostanza per noi stessi; non a caso il Vangelo prosegue descrivendo che per sussistere, essi “divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere”. Il palco va sostenuto anche dai soprusi. A questi, Gesù contrappone il comportamento di una vedova che nel tesoro del tempio versa tutto quello che ha: due monetine. Anche lei dipende. Non si tratta di una persona poco abbiente; quella donna, dice il Vangelo, è proprio una mendicante: la sua vita dipende da tutto quello che gli arriva. Questa condizione, tuttavia, non le toglie il desiderio di donare a Dio tutto quello che ha. La sua vita è totalmente votata alla dipendenza ultima che è da Dio. E viene vista da Gesù. È questa l’immagine con cui l’evangelista conclude il racconto della vita pubblica di Gesù, una sorta di ultima chiamata per rientrare realmente in rapporto con Dio. Dio non chiede molto o poco: chiede tutto. Ciò che ci fa vivere veramente è la sua provvidenza. Questa pagina ci fa capire che o la nostra anima riposa in Dio o l’alternativa è lo scriba: vivere delle nostre opere e dello sguardo altrui. Finchè non mettiamo a disposizione di Dio tutto quello che abbiamo dipenderemo da quelle cose che esibiamo e difendiamo, ma non da Dio. Non c’è una terra di mezzo. Una vita cristiana a metà, è grottesca. Chi sceglie Dio, avrà sia Dio che il mondo perché vivrà in questo mondo libero e secondo figliolanza. Chi sceglie il mondo, avrà solo il mondo con le sue paure e le sue ansie. Che, ahinoi, si vedono tutte! (p. Gaetano Saracino)  

Una Italia fuori dall’Italia

4 Novembre 2021 - Roma - La presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo e un convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa. Sono le due iniziative promosse dalla Fondazione Migrantes che si svolgeranno dal 9 al 12 novembre prossimo. Il 9 novembre la presentazione, dalle ore 10, presso l’Auditorium V. Bachelet del TH Roma Carpegna Palace (sito via Aurelia), del Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes. Giunto alla XVI edizione, questo progetto ha coinvolto anche quest’anno diversi autori, misurandosi con la crisi pandemica che ha coinvolto anche la mobilità degli italiani e la vita dei nostri connazionali residenti all’estero. Diverse le indagini specifiche, molte le riflessioni tematiche e, nel volume di circa 600 pagine con contributi di 75 autori da ogni parte del mondo - un viaggio in 34 città del mondo dove vivono comunità̀ italiane vivaci e residenti da più o meno tempo. Di queste comunità̀ italiane all'estero vengono raccontate storie, riportati numeri, descritte problematiche, esposti i punti di forza e quelli di debolezza in modo che il lettore possa, alla fine del viaggio, essere a conoscenza di come, in ciascuno dei luoghi considerati, le italiane e gli italiani in mobilità hanno vissuto e stanno vivendo la pandemia globale.  Il volume raccoglie le analisi socio-statistiche delle fonti ufficiali, nazionali e internazionali, più accreditate sulla mobilità dall’Italia e si occupa, contestualmente, del movimento migratorio interno al Paese. L’incontro si terrà in presenza nel rispetto della normativa sanitaria vigente. Sarà comunque possibile seguire la presentazione in diretta streaming, attraverso i canali social della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre dal pomeriggio del 9 novembre (fino al 12 novembre) si terrà il convegno “Gli italiani in Europa e la missione cristiana” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti e Anders Arborelius, di Mons. Gian Carlo Perego e Mons. Jean Kockerols. Il convegno si aprirà con il saluto dell’arcivescovo, mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e di don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Seguirà una relazione su “Le persone migranti nella prima evangelizzazione dell’Europa” affidata a d. Saverio Xeres della Facoltà Teologica di Milano. La giornata terminerà con la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. In serata il Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”. Saranno presenti: Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra). Il giorno successivo una relazione su “La mobilità umana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” affidata al card. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE. Seguirà mons. Perego che si soffermerà su “La mobilità italiana: fermento della nuova evangelizzazione dell’Europa” e la Testimonianza di Lorenzo Mannelli, emigrato in Belgio. Nel pomeriggio lavori di gruppo e celebrazione eucaristica presieduta dal card.  Arborelius. In serata “La profezia di don Tonino Bello e i migranti” affidata a Giancarlo Piccinni, Presidente della Fondazione don Tonino Bello. Giovedì 11 novembre due interventi su “Quali comunità di lingua italiana per la missione cristiana oggi?” affidate a mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e a p. Antonio Grasso, responsabile della Missione Cattolica di lingua italiana di Berna. Al termine la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Kockerols. Venerdì 12 novembre la Santa Messa conclusiva presieduta da mons. Perego seguita dalle relazioni dei gruppi di studio e dalla consegna del mandato. (Raffaele Iaria)

Cei: siglato il Protocollo per la realizzazione di corridoi umanitari

4 Novembre 2021 -
Roma - È stato siglato oggi, 4 novembre, al Viminale, il Protocollo di intesa tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale - Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e Politiche migratorie, il Ministero dell’Interno - Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, la Conferenza Episcopale Italiana, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche, la Tavola Valdese, ARCI, INMP, UNHCR per la realizzazione del progetto “Corridoi umanitari/Evacuazioni per l’Afghanistan”.
L’intesa permetterà l’ingresso legale e in sicurezza di 1200 cittadini afghani in evidente bisogno di protezione internazionale nell’arco di due anni, con la possibilità di estendere la durata a 36 mesi. Secondo quanto previsto, il progetto verrà sviluppato in Pakistan e Iran, ed in eventuali altri Paesi di primo asilo/Paesi di transito. Le persone che arriveranno in Italia saranno accolte in diverse diocesi dove, con il supporto delle Caritas locali, saranno sostenute in un percorso di integrazione e inclusione.
“Proseguiamo nella positiva sperimentazione dei corridoi umanitari che, a partire dal 2017, hanno permesso alla Chiesa che è in Italia di farsi prossima a quanti necessitano di protezione internazionale. La  CEI ha già contribuito ad offrire un’alternativa legale a oltre mille persone provenienti dall’Etiopia, dal Niger, dalla Turchia, dalla Giordania”, afferma Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI. “I corridoi umanitari – aggiunge – rappresentano una via sicura per coloro che sono costretti a fuggire dalla propria terra e, allo stesso tempo, dimostrano che soggetti istituzionali, governativi e non, della società civile e religiosa possono cooperare fattivamente per trovare soluzioni concrete al dramma delle migrazioni. Per questo auspichiamo che quello dei corridoi umanitari diventi uno strumento strutturale di gestione delle politiche migratorie”.

“Essere cittadino significa condividere i valori della Costituzione”: aperta la VI edizione del Festival della Migrazione

4 Novembre 2021 - Modena - “Essere cittadino significa condividere il valore comune di una nazione, di un Paese, di una comunità e i nostri valori sono chiariti dalla Costituzione”. Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha detto queste parole intervenendo al seminario ‘Costruttori di ponti’ che ha aperto la sesta edizione del Festival della Migrazione di Modena. Bianchi ha messo al centro il tema della cittadinanza soprattutto a partire dagli studenti e proprio i giovani sono protagonisti di questa edizione del Festival, aperto dal portavoce Edoardo Patriarca: “Cittadini tutti è giustapposto al ‘Fratelli tutti’ di Papa Francesco. Siamo per una fraternità a tutto tondo, con pari diritti. Il tema delle migrazioni deve essere visto come un'opportunità: si tratta di una sfida da affrontare insieme". L’arcivescovo di Modena e vescovo di Carpi, mons. Erio Castellucci, ha spiegato: “Può diventare cittadino chiunque dia un apporto alla convivenza civile. Escludere dalla cittadinanza chi accetta i nostri valori significa venire meno ai diritti fondamentali", mentre il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli e il sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, Davide Baruffi, hanno insistito sul messaggio lanciato da questa iniziativa: “E’ un messaggio di speranza, la cittadinanza prevede diritti e doveri”, ha spiegato il sindaco. “E’ importante - ha sottolineato Baruffi - tenere aperto il nostro territorio per chi viene ad arricchire la nostra comunità”. Il Presidente di Acri, Francesco Profumo, ha sottolineato: “L’approccio emergenziale al tema si è rivelato miope e dobbiamo superarlo. Quello delle migrazioni è un tema da affrontare con rigore, a partire dai numeri e con un approccio fondato sulla solidarietà. Le Fondazioni di origine bancaria ci sono, fanno parte di quel terzo settore che si impegna su questi temi con serietà e valorizzando il i migranti, che non solo beneficiari ma protagonisti del loro riscatto”. Il Presidente della Fondazione di Modena, Paolo Cavicchioli, ha spiegato: “L'inclusione e la partecipazione sono elementi costituenti del nostro sistema democratico. La crescita non può prescindere da un rafforzamento dell'inclusione”, mentre il Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro, ha chiuso: “Il tema delle migrazioni richiede una riflessione lontana dai luoghi comuni; è necessario partire dal comune denominatore di appartenenza all'umanità”. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes della Cei, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità e da Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena, Comune di Carpi, Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) e diversi altri enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Fondazione Sias e Menù.