Primo Piano

Maxi-naufragi in Libia e alle Canarie

15 Marzo 2022 -

Milano - Più di 60 persone morte in mare nelle ultime ore. Più di 100 in sette giorni. L’ultimo naufragio di cui abbiamo notizia risale al 12 marzo scorso: almeno 20 le persone che hanno perso la vita. A darne notizia, ancora una volta è Alarm Phone, l’unica 'voce' parlante dei disperati che fuggono dalle violenze e dall’orrore per raggiungere l’Italia, la Spagna o Malta. Potrebbe essere quell’imbarcazione di cui non si aveva più notizia. E di cui avevano chiesto informazioni diversi parenti delle persone partite. L’allarme era scattato tre giorni fa. «Sono morte mentre cercavano di raggiungere l’Europa» sottolinea la Ong. L’imbarcazione su cui viaggiavano si è capovolta: sono 19 dispersi e una vittima accertata. A bordo c’erano in tutto «23 migranti egiziani e siriani» e sono state salvate solo tre persone, precisa il sito Middle East Eye citando una organizzazione non governativa e confermando le informazioni circolate lo scorso fine settimana.

«Sono vittime del sistema delle frontiere. Bisogna creare canali sicuri e legali di accesso all’Europa per evitare ulteriori tragedie. Per tutti i profughi corridoi umanitari safepassage » scrive su Twitter la Ong Mediterranea Saving Humans.  «Non so per quanto tempo i nostri giovani rischieranno la vita. È affondata una barca nella regione libica di Ras Bayad, con a bordo 23 migranti. Chiedo al governo di adottare più misure che proteggano i nostri giovani» ha scritto sempre sui social Mustafa Bakri, un membro del Parlamento egiziano. Almeno altre 44 persone sono morte, nelle ultime ore, lungo l’altra rotta molto pericolosa: quella delle Canarie, di fronte al Marocco. Anche 3 donne e 2 neonati hanno perso la vita nel naufragio al largo di Tarfaya, in Marocco. Lo comunica l’Ong spagnola “Caminando Fronteras”. I 61 migranti a bordo volevano raggiungere le Canarie. La stessa Ong ha rivelato che nel 2021 sono state ben 4.404 vittime rilevate alla frontiera euro-africana occidentale. L’ Osservatorio dei Diritti nelle Frontiere ha riportato che 83 imbarcazioni sono scomparse con persone a bordo. Tra le vittime accertate, 4.175 sono morte attraversando la frontiera e 229 sono scomparse, 628 erano donne e 205 bambini e bambine. Rispetto al 2020, le morti sono aumentate del 102.95%.

Tragedia sfiorata invece nell’Egeo: 101 persone sono state salvate dalla guardia costiera turca in balia del mare e bloccati da un’avaria dell’imbarcazione su cui si avvicinavano all’isola greca di Paros. Il salvataggio dei migranti, molti dei quali afghani, è avvenuto nelle acque al confine del territorio greco delle Cicladi, arcipelago del Mar Egeo, in seguito a una segnalazione giunta da un peschereccio che ha fornito le coordinate di un’imbarcazione alla deriva. In base a quanto reso noto dalla Guardia Costiera turca i migranti erano diretti in Italia.

Intanto ad Augusta, nel Siracusano, sono sbarcati ieri i 111 migranti che si trovavano a bordo della nave Ong Geo Barents, tra loro anche 52 minori. La nave di Medici senza frontiere li aveva soccorsi in due distinte operazioni nel Mediterraneo. «Finalmente l’attesa è finita – commentano i medici umanitari –. Hanno bisogno di assistenza e cure». A bordo della nave c’erano infatti minori non accompagnati in fuga, bambini di appena 4 mesi «che hanno dovuto rischiare la vita in mare, donne e uomini che hanno subito violenze in Libia».

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, almeno 192 migranti hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale nei primi due mesi del 2022 e più di 2.930 sono stati intercettati e riportati in Libia. Sono invece complessivamente 5.474 le persone che hanno raggiunto l’Italia, via mare, da inizio anno. La maggior parte di loro è partita dalla Libia (3.799) altri mille (per l’esattezza 1.077) sono invece partiti dalla Tunisia. Nel 2021 almeno 32.425 migranti sono stati intercettati e rimpatriati in Libia. Secondo l’Oim, è ipotizzabile che almeno 1.553 persone siano annegate l’anno scorso. «È necessario continuare a mantenere viva l’attenzione sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo – sottolinea Flavio Di Giacomo, portavoce Oim Mediterraneo –. I migranti continuano a rischiare la vita in mare, mentre chi è riportato in Libia diventa spesso vittima di una detenzione arbitraria e inumana e rischia di subire nuove violenze». (Daniela Fassini - Avvenire)

Ucraina: l’emergenza umanitaria, 2,8 milioni di rifugiati

15 Marzo 2022 -

Milano - Più di 2,8 milioni di persone sarebbero fuggite dall’Ucraina dopo l’invasione russa secondo l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati. Secondo l’Unicef, la guerra in Ucraina sta avendo un “impatto devastante” su più di 7,5 milioni di bambini. Dei 2,8 milioni di ucraini scappati dal proprio Paese, 38.500 sono arrivati in Italia. Pochi rispetto ai 147mila della Germania. Ma il flusso è costante e presto - se proseguirà la guerra diventerà a 6 cifre: 35mila cittadini ucraini arrivati in Italia che avrebbero ricevuto «assistenza sanitaria e vaccinazioni», come assicura il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Secondo l’ultimo aggiornamento del Viminale, fra quelli accolti nel territorio nazionale: 19.566 sono donne, 3.373 uomini e 15.600 minori. Le principali città di destinazione dichiarate continuano ad essere Milano, Roma, Napoli e Bologna.

In Polonia sono arrivati oltre 1,72 milioni di rifugiati. Ma molti di loro hanno deciso di tornare indietro: secondo l’agenzia della guardia di frontiera del Paese più di 220 mila ucraini sono tornati a casa nelle ultime due settimane. «L’Unhcr esorta i governi a continuare a mantenere l’accesso al territorio per tutti coloro che fuggono – spiega Carlotta Sami, portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati – ma ci sono diverse segnalazioni di persone che incontrano difficoltà ad entrare in Polonia dall’Ucraina. Sosteniamo l’accesso alla sicurezza per tutti, indipendentemente dallo status legale, dalla nazionalità e dalla razza, così come l’accesso all’asilo per tutti coloro che vogliono chiederlo».

La Chiesa in Sinodo e i migranti

14 Marzo 2022 - Roma - Pubblichiamo di seguito l’editoriale, a firma di mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes pubblicato nel numero di marzo della rivista “Migranti-Press”.   Stiamo vivendo un tempo di Sinodo, un tempo cioè in cui scopriamo come la Chiesa cammina, è pellegrina. Questa dimensione della Chiesa pellegrina, in cammino è una delle caratteristiche della Chiesa ripresa dal Concilio Vaticano II. Infatti, ricorre spesso nei documenti del Concilio. La troviamo, ad esempio, nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, dove è detto della Chiesa che è «presente nel mondo e tuttavia pellegrina» (Sacrosanctum Concilium, 2); la ritroviamo, nella Costituzione Lumen gentium, che riprende una bella citazione di S. Agostino che «la Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (Lumen gentium, 8; De Civit. Dei, 18, 51, 2; PL 41, 614). Ritroviamo ancora questa espressione in un passaggio della Gaudium et spes, laddove si richiama che «tutto ciò che di bene il Popolo di Dio può offrire alla umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terrestre, scaturisce dal fatto che la Chiesa è l’universale sacramento della salvezza» (Gaudium et spes, 45). Il cammino rinnova la vita, la celebrazione della Chiesa e il suo rapporto con il mondo. Il cammino, con i suoi incontri aiuta l’inculturazione della fede, sempre nella storia, come ci ha insegnato l’esperienza di Matteo Ricci. Il cammino aiuta a scoprire tutto ciò che di bene il “popolo di Dio può offrire alla umana famiglia”. Il cammino aiuta la conoscenza ed evita ripetitività, stagnazione, stanchezza. Il Sinodo aiuta la Chiesa a camminare e aiuta a valorizzare le persone in cammino, i migranti. E questo cammino – come ci ricorda il documento preparatorio del sinodo – ha tre obiettivi. Anzitutto la comunione. Il camminare insieme aiuta a conoscersi, a valorizzare i carismi e i doni di ciascuno, a guardare alla stessa meta, ad affrontare insieme le difficoltà. La comunione chiede di guardare anche alla diversità: delle culture, dell’esperienza cristiana, della fede religiosa. Non c’è comunione quando si dimentica la diversità. Il camminare insieme chiede anche di verificare se la comunione apre alla partecipazione, alla responsabilità di tutti nella Chiesa, in forza del Battesimo. Per noi, come Chiese in Italia, il cammino sinodale chiede di verificare quanto le diverse comunità di fedeli cattolici di oltre 100 nazionalità partecipano alla vita delle Chiese locali, quanto quasi un milione di cattolici immigranti tra noi hanno voce nella comunità, quanto conosciamo le loro «gioie e speranze, tristezze e angosce» (G.S.1). E infine il camminare insieme, significa come cattolici italiani e cattolici migranti condividere la necessità di annunciare la gioia del Vangelo, in un mondo disorientato, indifferente, lontano. Per queste ragioni, il cammino sinodale delle Chiese in Italia incrocia il cammino dei migranti: e i due cammini possono rinnovare la vita della Chiesa e del mondo.

Ucraina: il card. Czerny di nuovo in missione

14 Marzo 2022 -
Città del Vaticano - "Nei prossimi giorni Sua Eminenza il Cardinal Czerny partirà nuovamente alla volta dell’Ucraina, su richiesta di Papa Francesco, per manifestare la vicinanza del Santo Padre a quanti vivono con dolore le conseguenze della guerra in corso". Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni aggiungendo che il porporato  arriverà in Slovacchia mercoledì 16 marzo e si recherà sul confine ucraino nei giorni successivi. Papa Francesco - ha detto Bruni "segue con la preghiera questa missione, come quelle dei giorni scorsi, e, tramite Sua Eminenza, desidera rendersi prossimo a coloro che fuggono dai combattimenti e soffrono per la violenza di altri uomini". (R.I.)

Migrantes Porto Santa Rufina: iniziativa per la pace in Myamar

14 Marzo 2022 - Roma - Siamo tutti attenti a pregare per la pace in Ucraina, attenti ad ogni notizia che i telegiornali ci dicono, e forse dimentichiamo che situazioni simili si ripetono in altre parti del mondo, come nello Yemen e in Myamar, l’antica Birmania. La nostra Parrocchia di Ponte Galeria è affidata ai Missionari della fede, che hanno alcune comunità in questo Paese dal quale provengono alcuni di loro, anche il Vicario parrocchiale P. Maurice. I suoi familiari e molti cristiani sono dovuti fuggire e nascondersi perché la persecuzione contro i cristiani è alquanto violenta. Sabato è stata organizzata una giornata di preghiera e conoscenza delle sofferenze di questi nostri fratelli, con un’ora di preghiera interreligiosa, un mercatino di prodotti artigianali birmani messi a disposizione dai birmani che sono in Italia, il pranzo condiviso con menù tipico birmano. I partecipanti sono stati veramente molti, sia fedeli della parrocchia, sia birmani residenti a Roma o in Italia, tra i quali numerose suore. La preghiera è iniziata con un canto in birmano alla Madonna, molto melodioso, seguito dagli interventi dei rappresentanti delle religioni praticate in Myamar. Ha preso la parola  per primo il rappresentante buddista, la religione più seguita colà, una preghiera ritmata con brevi suoni di gong, nella quale è stato puntualizzato ciò che deve essere raggiunto da colui che è saggio e cerca il bene: essere strenuo, onesto, sincero, senza orgoglio; non essere oppresso dalle cose del mondo; non augurare mai il male all’altro. L’augurio vero è invece che tutti possano essere felici e seminare benevolenza nel mondo intero. Dopo di lui Mustafà, musulmano, ha sottolineato quanto sia importante nella ricerca della pace invocare il Signore: senza di Lui non possiamo raggiungere la pace. Ha poi continuato in arabo ed alla fine ha spiegato che la sua è stata una preghiera molto vicina al Padre nostro cristiano, una preghiera in cui si domanda di saper essere vicini al nostro prossimo. Il rappresentante di Religions for peace, Luigi Di Salvia, ha letto l’intervento della portavoce della comunità ebraica, assente perché  shabat, tutto focalizzato sul significato dello Shalom ebraico, termine molto più pregnante della nostra parola italiana pace. È stata quindi la volta della preghiera cristiana, che ci ha sottolineato l’unità di tutto il genere umano, e del Vicario di Zona, presente a nome del Vescovo, che ci ha ricordato come Dio sta con coloro che cercano la pace e non con quanti preferiscono le discussioni. Don Manuele, il Parroco, ha concluso ringraziando i presenti e tutti coloro che avevano collaborato per realizzare questa giornata, una giornata pensata solo per un solo fine: la pace. Ed ha sapientemente sottolineato come tra i vari popoli, siamo differenti nel linguaggio ma uno solo ne è l’oggetto: la pace, una pace “in carne ed ossa” cioè nella concretezza di gesti concreti verso chi bussa alla porta del nostro cuore. (Sr Maria Grazia Pennisi, Migrantes diocesi di Porto S. Rufina)  

Istat: in ripresa i movimenti migratori

14 Marzo 2022 - Roma - Nel corso del 2021 si contano in totale 1.743.216 iscrizioni in anagrafe e 1.686.703 cancellazioni. Mettendo a confronto l’andamento dei flussi migratori nelle tre fasi pandemiche in cui si può dividere convenzionalmente il 2021 (seconda ondata, fase di transizione, terza ondata) con la media dei corrispondenti periodi degli anni 2015-2019 emergono significative variazioni. Lo sottolinea oggi l'Istat con la pubblicazione del Report Dinamica Demografica. I movimenti tra comuni hanno coinvolto 1 milione e 412 mila persone, +5,9% rispetto al 2020. Se si considera la media del periodo 2015-2019 l’aumento dei trasferimenti interni dell’anno 2021 è del 3,9%. Lincremento - sottolinea l'istituto di statistica - è stato più contenuto durante la seconda ondata dell’epidemia (+1,5%), a causa delle limitazioni alla mobilità tra regioni che hanno ridotto al minimo gli spostamenti residenziali e durante l’ultimo trimestre (+1,4%). Nella fase di transizione si ha invece una ripresa più sostenuta (+9,0%) sempre rispetto alla media del periodo giugno-settembre 2015-2019.
Le ripercussioni sono state molto più rilevanti sui movimenti migratori internazionali. Nonostante il saldo migratorio con l’estero mostri segnali di ripresa (+156 mila, quasi il 79% in più rispetto al 2020), i movimenti migratori internazionali restano al di sotto della media 2015-2019 (318 mila iscrizioni, 159 mila cancellazioni). Le iscrizioni dall’estero (286.271 nel 2021) crollano nei primi cinque mesi dell’anno rispetto alla media dello stesso periodo per gli anni 2015-2019 (-17,7%), per poi recuperare lievemente nel corso dell’anno pur restando sempre sotto la media del quinquennio pre-Covid (-3,8% nella fase di transizione e -5,3% nella terza ondata).
Le cancellazioni verso l’estero (129.482 in totale) mostrano invece aumenti rispetto agli stessi periodi
pre-pandemia: una lievissima ripresa durante la seconda ondata (+1,1%), un aumento più consistente durante la fase di transizione (+5,2%) e in corrispondenza della terza ondata (+2,6%).

Istat: segnali positivi per i movimenti migratori

14 Marzo 2022 - Roma - La dinamica demografica del 2021 continua a essere negativa: al 31 dicembre la popolazione residente è inferiore di circa 253 mila unità rispetto allinizio dellanno; nei due anni di pandemia il calo di popolazione è stato di quasi 616 mila unità soprattutto per effetto del saldo naturale. Lo evidenzia oggi l'Istat nel Report "Dinamica demografica". Il saldo naturale della popolazione è sempre fortemente negativo. Le nascite sono - si legge - ancora in calo nei primi 10 mesi dell’anno ma si osservano segnali di ripresa negli ultimi due mesi. I decessi restano ancora su livelli elevati rispetto al periodo preCovid.
Segnali positivi per i movimenti migratori, in aumento rispetto al 2020, e per i matrimoni, raddoppiati nel confronto con l’anno precedente, ma anche in questo calo la ripresa non è sufficiente a recuperare quanto perso nel primo anno di pandemia.

Ucraina: la diocesi di Rossano-Cariati apre le La Arcidiocesi di Rossano-Cariati apre le braccia ai profughi ucraini tra accoglienza e preghiera

14 Marzo 2022 - Corigliano Rossano - Dopo il lancio del progetto “Rifugiato a Casa Mia”, promosso dalla diocesi di Rossano-Cariati, in collaborazione con la Caritas Diocesana e l’Ufficio Migrantes, non sono tardati ad arrivare i primi confortanti riscontri. Sono più di 100 le famiglie che hanno già risposto all’appello di solidarietà, aprendo le porte della propria casa ai rifugiati o mettendo a disposizione le seconde case. Ufficialmente sono poco più di 50 i profughi giunti che hanno trovato accoglienza in diocesi, molti altri stanno per arrivare, mentre già in precedenza in tanti erano stati accolti nelle case di parenti e amici. Per questi ultimi è attivo il servizio di sostegno della Caritas per la distribuzione di beni, dal vestiario, all’alimentare, compreso l’igiene della persona, biancheria e coperte. Il linea con le intenzioni Papa è stata organizzata per giovedì 17 marzo una Veglia di Preghiera a carattere diocesano che sarà celebrata singolarmente nelle parrocchie seguendo orari ed esigenze della comunità parrocchiale. Si annuncia, inoltre, anche la “Quaresima di carità” di quest’anno (20 Marzo 2022) che sarà dedicata all’emergenza Ucraina e, nello specifico, la raccolta effettuata sarà utilizzata per i bisogni degli ucraini che "ci apprestiamo ad accogliere sul nostro territorio", sottolina una nota. Le offerte saranno raccolte durante la messa crismale che sarà celebrata in Cattedrale il 13 aprile.

Città europee con l’Ucraina: il grido di centomila non può essere ignorato

14 Marzo 2022 - Firenze - Sabato scorso, vista dall’alto, Piazza Santa Croce a Firenze appariva come un’onda, disordinata e colorata, schiacciata contro la facciata della Basilica e straripante su tutte le vie laterali. Il vento soffiava apposta per spiegare le bandiere gialle e blu. Sul sagrato, 20.000 persone erano venute a raccogliere l’invito del Sindaco Dario Nardella. Lo facevano, nello stesso momento, altre cento piazze in altrettante città. 100.000 europei, con i loro corpi e i loro canti, per chiedere tutti insieme di fermare la guerra. Gli ucraini si riconoscevano dal luccichio nello sguardo: famiglie, donne, adolescenti, bambini della numerosissima comunità ucraina che si mescola agli altri popoli e dà un volto all’ideale di un popolo d’Europa unico. In piazza a Firenze, l’unità delle città europee contro la guerra si respirava nell’aria. Strette tra loro e soprattutto con le città ucraine assediate e bombardate. Con Charkiv, la cui gigantesca piazza della Libertà è oggi ricoperta di macerie. Con Mariupol, dove i civili tentano di partire attraverso insicuri canali di evacuazione. Con Kiev, la capitale gemellata con Firenze, in cui una coraggiosa resistenza all’accerchiamento nemico impedisce all’intero Paese di capitolare. E strette anche alle loro sorelle di confine: a Leopoli e alle altre città polacche, romene, ungheresi, moldave che stanno ricevendo l’esodo dei profughi della guerra. Come ha detto l’Alto Commissario ONU per i rifugiati Filippo Grandi, questi nuovi arrivati – già due milioni e mezzo, oltre ai due milioni di sfollati interni e agli altri, almeno quattro milioni, che fuggiranno nei prossimi giorni – hanno bisogno di tutto. Le città alle porte dell’Ucraina, spesso già poverissime, non possono far fronte da sole alla più grande crisi dei rifugiati dal Secondo dopoguerra. Anche in loro favore deve dirigersi lo slancio solidale dell’Europa. A parare i colpi rivolti contro la popolazione ci sono i Sindaci, donne e uomini soli che rischiano in prima persona sicurezza e libertà e, a volte, le perdono. È successo almeno in due casi, al Sindaco di Gostomel, Yuri Illich Prylypko, ucciso mentre distribuiva cibo ai suoi cittadini, e a quello di Melitopol, Ivan Fedorov, arrestato dai militari russi. Molti di questi Sindaci di prima linea hanno voluto mandare una testimonianza a Firenze. E con messaggi di vicinanza hanno risposto i Sindaci di Danzica, Madrid, Atene, Edimburgo, Marsiglia e dei comuni italiani, da Roma a Bologna, da Assisi a Bergamo. Alcuni erano presenti al vertice sul Mediterraneo ospitato in città due settimane fa: la grande partecipazione a questa manifestazione è forse già figlia dei ponti gettati e dei legami rinsaldati con quell’incontro. Un’idea era ben presente alla folla di Firenze. Gli ucraini non stanno resistendo per sé, ma per l’Europa e l’Occidente che conosciamo. Per il mondo nato all’indomani della Seconda guerra mondiale, il mondo della democrazia, dei diritti umani, del diritto internazionale votato alla concordia tra Nazioni. In cui abbiamo potuto sinora costruire le nostre vite e i nostri progetti. Se l’Ucraina crolla, crolla il nostro mondo. Lo dicono l’ambasciatore ucraino Yaroslav Melnyk e la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Lo dice il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con la postura ferma e gli occhi lucidi, rivolgendosi direttamente a Firenze. Quando le bombe cadono su chiese, scuole e ospedali pediatrici, quando 79 bambini rimangono uccisi, non si tratta più dell’attacco ad un Paese: questo è un attacco ai valori che uniscono tutti noi. E Zelensky chiede a tutti di agire. Chiede sanzioni contro la Russia, più forti e più ferme, e la reazione del mondo economico. Chiede un’azione concreta, che l’Europa faccia di tutto per fermare la guerra, come sta facendo ogni ucraino. Manifestare il proprio rifiuto della guerra è parte di quest’azione. Lo è, anche se può sembrare poco davanti a carrarmati che avanzano e palazzi che crollano. L’Europa che vogliamo non possiede altre armi che la propria voce. Combatte con le idee, gridando i suoi valori ogni volta che qualcuno li mette in discussione. “Noi siamo le 79 vite, non le 79 morti” ha detto Zelensky. Sarà solo una voce, ma è già la voce di centomila persone e se non può fermare la guerra, non può neppure essere ignorata. (Livia Cefaloni)

Papa Francesco: “fermate questo massacro”. Invito all’accoglienza dei profughi

14 Marzo 2022 - Città del Vaticano – “Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome”. E’ stato il nuovo invito di papa Francesco ieri all’Angelus parlando della grave crisi umanitaria provocata dall’attacco della Russia in Ucraina. “Fratelli e sorelle, abbiamo appena pregato la Vergine Maria. Questa settimana la città che ne porta il nome, Mariupol, è diventata una città martire della guerra straziante che sta devastando l’Ucraina. Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi – ha detto il Pontefice - non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri. Col dolore nel cuore unisco la mia voce a quella della gente comune, che implora la fine della guerra. In nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi! Si punti veramente e decisamente sul negoziato, e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri. In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!” (R.Iaria)  

La luce di Dio

14 Marzo 2022 - Città del Vaticano - “In nome di Dio fermate questo massacro”. Per la terza domenica consecutiva è la parola pace a risuonare con forza in piazza San Pietro. Ma sembra, quella del Papa, la voce di colui che grida nel deserto, voce inascoltata da chi potrebbe mettere fine a questi “fiumi di sangue e di lacrime”. C’è una città che porta il nome di Maria, Mariupol, che “è diventata una città martire della guerra straziante che sta devastando l’Ucraina”. Ancora una volta si alza il grido di Francesco: “davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri”. Seconda domenica di Quaresima; la liturgia ci propone il racconto della Trasfigurazione sul monte Tabor. Così se la prima domenica di quaresima ci parla della prova nel deserto, le tre tentazioni, ciò che dobbiamo lasciare, in un certo senso; questa domenica ci mostra ciò che dobbiamo accogliere, vedere. E quel salire il monte, faticosa prova, altro non è che itinerario necessario nel nostro cammino verso Gerusalemme, verso la Pasqua. Angelus all’indomani della conclusione degli esercizi spirituali, nel giorno in cui il Pontificato di Francesco entra nel decimo anno. Ma sono ancora le ferite di una guerra che si consuma alle porte dell’Europa, in primo piano. “Col dolore nel cuore – dice il Papa – unisco la mia voce a quella della gente comune, che implora la fine della guerra. In nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi! Si punti veramente e decisamente sul negoziato, e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri. In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro”. Torniamo al Vangelo. Sul monte Tabor con Gesù ci sono Pietro, Giovanni e Giacomo, e Luca ci dice che i tre “erano oppressi dal sonno”. E, dunque, si addormentano, come accadrà anche nel Getsemani. Afferma Francesco: “stupisce questa sonnolenza in momenti tanto importanti”. Ma questo sonno fuori luogo dice il vescovo di Roma “non somiglia forse a tanti nostri sonni che ci vengono durante momenti che sappiamo essere importanti? Magari alla sera, quando vorremmo pregare, stare un po’ con Gesù dopo una giornata trascorsa tra mille corse e impegni. Oppure quando è ora di scambiare qualche parola in famiglia e non si ha più la forza. Vorremmo essere più svegli, attenti, partecipi, non perdere occasioni preziose, ma non ci riusciamo”. La Quaresima “è un’opportunità in questo senso. È un periodo in cui Dio vuole svegliarci dal letargo interiore, da questa sonnolenza che non lascia esprimere lo Spirito”. Pietro, Giovanni e Giacomo si svegliano durante la Trasfigurazione: “possiamo pensare – dice il Papa – che fu la luce di Gesù a ridestarli. Come loro, anche noi abbiamo bisogno della luce di Dio, che ci fa vedere le cose in modo diverso; ci attira, ci risveglia, riaccende il desiderio e la forza di pregare, di guardarci dentro, e di dedicare tempo agli altri. Possiamo superare la stanchezza del corpo con la forza dello Spirito di Dio”. Una nube “li coprì con la sua ombra”, scrive Luca. Ma mentre copre, rivela la gloria di Dio, come avvenne per il popolo pellegrinante nel deserto. Gli occhi non possono più vedere, ma gli orecchi possono udire la voce che esce dalla nube: questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. L’imperativo della sequela è l’ascolto. Il racconto evangelico parla di Gesù solo e Benedetto XVI commentava: “Gesù solo è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa di ogni tempo: è ciò che deve bastare nel cammino. È lui l’unica voce da ascoltare, l’unico da seguire, lui che salendo verso Gerusalemme donerà la vita e un giorno trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”. In questo tempo di Quaresima Francesco ci invita alla preghiera, a guardare il crocifisso “e meravigliarci davanti all’amore folle di Dio, che non si stanca mai di noi e ha il potere di trasfigurare le nostre giornate, di dare loro un senso nuovo, una luce diversa, una luce e inattesa”. E chiede di essere aperti all’accoglienza e di pregare per la pace perché “Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Preghiera dei Fedeli – Domenica 13 marzo 2022- II di Quaresima – Anno C

13 Marzo 2022 -

O Padre che hai fatto risplendere la tua gloria sul volto del tuo Figlio in preghiera, donaci un cuore docile alla sua Parola perché possiamo seguirlo sulla via della croce ed essere trasfigurati a immagine del suo corpo glorioso. Egli è Dio.... Preghiamo insieme invocando: Donaci, o Signore, un cuore nuovo. Perché la santa Chiesa, con la parola e con le opere, proclami che solo nel mistero della croce si attua la vera liberazione e la vera gioia dell'uomo, preghiamo. Padre che mostri la tua gloria in Cristo Gesù, dona a noi, tuoi figli, un cuore nuovo, perché ciascuno operi a favore della pace e del progresso di tutti i popoli della Terra, preghiamo. Perché spezzando tra noi il pane della sapienza e della vita eterna, impariamo a condividere con tutti i fratelli e le sorelle i beni della terra con cuore fraterno e ospitale, preghiamo. Signore Gesù, che nella preghiera anticipi la gloria della tua risurrezione, donaci la gioia di poter ascoltare la tua Parola, come il Padre ci ha richiesto, preghiamo. Perché i nostri fratelli che, a causa della atroce guerra in corso in Ucraina e in molte altre parti del mondo, non disperino di poter contare sul Tuo aiuto e sulla preghiera e condivisione di tanti fratelli e sorelle, preghiamo. Perché illuminati dalla parola di Dio, possiamo contribuire a dare risposte efficaci alle istanze di libertà, di uguaglianza e di pacificazione sociale, che emergono dalla storia odierna, preghiamo. La luce della tua verità, o Padre, ci faccia avanzare sulla via della conversione e ci impedisca di lasciar cadere anche una sola delle tue parole. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Migrantes Taranto: incontri di catechesi con i bambini e ragazzi dello spettacolo viaggiante

11 Marzo 2022 - Taranto - Le famiglie che lavorano nel circo Orfei Madagascar giunti a Taranto in questi giorni hanno richiesto  a Migrantes, che  segue da anni le famiglie dei circensi e LunaParkisti, aiuto in viveri, vestiario, doposcuola ai bambini e anche un incontro di  catechesi rivolto a tutti i ragazzi circensi. L'ufficio Migrantes di Taranto, con l'aiuto di tre parrocchie cittadine e di una loro catechista, ha potuto andare incontro alle loro necessità. Economicamente li si è aiutati anche attraverso la vendita dei loro biglietti oltre che con altri aiuti ricevuti anche dalla diocesi direttamente. L'arcivescovo, mons. Filippo Santoro, ha assicurato la sua vicinanza e preghiera e  donato un'offerta personale. Mercoledì si è celebrata la S. Messa nel tendone del circo una liturgia eucaristica. L'ufficio Migrantes diocesano insieme ai volontari continua a sostenere il personale del circo con aiuti ma anche con la partecipazione allo spettacolo  del circo Orfei Madagascar.

Migrantes: il 18 marzo la presentazione del Rapporto Diritto Asilo a Trieste

11 Marzo 2022 - Trieste - Sarà presentato a Trieste, il prossimo 18 marso, alle ore 17.00 presso il Circolo della Stampa, il "Rapporto sul Diritto d'Asilo 2021" della Fondazione Migrantes. A presentarlo, dopo i saluti introduttivi di Claudio Martellozzo, consigliere del Circolo della Stampa e Emmanuele Natoli, referente Fondazione Migrantes a Trieste, Cristina Molfetta, curatrice del Rapporto e  Gianfranco Schiavone, presidente ICS e coautore del Rapporto. I lavori saranno moderati da Fabiana Martini.

Ucraina: le linee guida di Viminale e Protezione civile in lingua ucraina, inglese e italiana

11 Marzo 2022 -
Roma - Il ministero dell’Interno e il dipartimento della Protezione civile hanno realizzato una scheda dedicata ai profughi ucraini in arrivo nel nostro Paese per favorire la loro regolare permanenza sul territorio nazionale. Tra le indicazioni contenute: gli obblighi sanitari da rispettare secondo la normativa anti-Covid 19, a chi rivolgersi per usufruire di un alloggio, le modalità per regolarizzare la propria posizione in Italia e altre informazioni utili.

Vangelo Migrante: II Domenica di Quaresima | Vangelo (Lc 9,28-36)

10 Marzo 2022 - Nel cammino quaresimale, la II domenica è tradizionalmente dedicata alla Trasfigurazione: un’esperienza per guardare alla meta, proprio mentre stiamo ingaggiando una sorta di combattimento. È un testo che ha delle potenzialità infinite di riflessione, ma a noi, questa domenica, ci è offerto come paradigma della vita del cristiano: per poter arrivare a compiere la propria missione con il Signore, per il cristiano è necessario ascendere, vivere un’esperienza che trasfigura e tornare alla vita. Il Vangelo parla di Gesù che si stacca dal gruppo, prende con sé alcuni e sale su un monte. Perché la relazione con Dio abbia inizio, è necessario un ‘fuori’ che rivela intimità ma anche una sorta di ‘privato’ e di ‘circoscritto’.  Non è divisione o esclusione: è ‘separazione’ da una realtà caotica e confusa, ma anche da un pensare solo a se stessi, per entrare nell’ordine della bellezza di Dio e nella luce che da essa si promana. Nell’esperienza dell’esodo, si vede e si ascolta qualcosa che altrimenti non è dato vedere e udire. Anche oggi, per tante ragioni, si avverte l’esigenza di un ‘distacco; ma, normalmente, questo avviene con forme di autoanalisi che, tuttavia, rivelano profonde insoddisfazioni perchè non ci vediamo come vorremmo; non capiamo il perché, e allora ci diamo a forme di introspezione e di auto-contemplazione. Ecco che la prima forma di ascesi è proprio l’uscita da noi stessi. Proprio come avviene sul Tabor: “Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno”. Il sonno è una sorta di ‘abbandono’. “Ma quando si svegliarono videro la Sua gloria”.  Solo quando si perdono quelle forme di controllo che pensiamo di esercitare su tutto, a partire da noi stessi, si può vedere il ‘vero tutto’ che abbiamo dinanzi e che normalmente ci sfugge: questa è trasfigurazione. Solo quando permettiamo che la vita venga svestita delle determinazioni fatte sulla base delle cose che ci circondano, essa tira fuori il suo aspetto rinnovato: in questo è trasfigurata. Così apparve ai discepoli il volto di Gesù: non determinato da nient’altro se non da se stesso; brilla di luce propria; e riflette in chi lo vede un benessere che a sua volta genera un desiderio: rimanere! “Maestro, è bello per noi essere qui!”, esclama Pietro! Stare con il Signore fa stare bene! Il discepolo sta bene ovunque ma non sono le condizioni esterne a determinare il suo benessere, bensì il Signore! Lo confermerà Gesù sulla croce al buon ladrone: “oggi sarai con me!” … E si torna alla quotidianità: alle cose della vita si arriva dal Tabor. Se si pensa di affrontarle senza quel passaggio, potrebbe essere tardi. Attenzione: dinanzi a Dio, tutto è possibile; ma l’assetto, ordinario del cristiano è giungere alla vita dalla Trasfigurazione: là si apprende chi è il Signore per me e chi sono io per Lui. Solo così posso andare e vivere in pienezza. Il bello della trasfigurazione sembra contrastare con la drammaticità della guerra in corso. Quello evangelico non è un bello estetico né un benessere godereccio ma una condizione che fa il paio con il vero e con il bene. È con questo sguardo trasfigurato che il cristiano accoglie i tanti profughi di queste ore. In quel gesto non c’è solo una risposta all’emergenza ma anche verità, dignità e libertà; la propria e quella di chi ha di fronte. (p. Gaetano Saracino)      

Migrantes Torino: domenica messa per “stringersi alla comunità ucraina”

10 Marzo 2022 - Torino- Una celebrazione eucaristica per stringersi forte alla comunità ucraina di Torino. La liturgia eucaristica, promosso dall'Ufficio Migrantes di Torino, domenica 13 marzo (ore 12.15) sarà celebrata dal cappellano della comunità ucraina della diocesi, p. Ihor Holynskyy e dal parroco don Andriy Vachrushev, presso la Chiesa Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. A Torino le azioni messe in campo per l'Ucraina dalla Migrantes sono una raccolta farmaci e materiale sanitario presso la sede di Migrantes  in collaborazione con l'Esarcato Apostolico e la Comunità ucraina di Torino; una raccolta di segnalazioni di cittadini ucraini sprovvisti di alloggio e ricerca di soluzioni alloggiative di emergenza; una raccolta di disponibilità di accoglienza da parte di singoli e famiglie, associazioni, gruppi di cittadini, comunità religiose, a livello regionale; l'organizzazione di un servizio di mediazione linguistica e culturale in lingua ucraina; il coordinamento con le istituzioni regionali e comunali piemontesi per l'accesso ai servizi e il coordinamento con le cappellanie ucraine di rito cattolico e bizantino di Torino per la raccolta di segnalazioni di cittadini ucraini in difficoltà.

Migrantes Taranto: una Santa messa sotto lo chapiteau del circo Maya Orfei

10 Marzo 2022 -  Un momento emozionate è stato vissuto ieri mattina da tutti i componenti del circo Maya Orfei Madagascar che dal 25 febbraio ha montato il grande chapiteaux in viale Unicef a Taranto. Il grande tendone ha ospitato alle 10,30 la Santa Messa celebrata da mons. Gino Romanazzi, assieme a don Massimo Caramia e don Ezio Succa che si sono messi a disposizione per il Sacramento della Riconciliazione. “Ospitare la Santa Messa all’interno del circo per noi è sempre un momento raro, quindi è stato davvero un incontro bellissimo in questo periodo, molto brutto, che stiamo vivendo in tutto il mondo”. Con queste parole ha detto il responsabile del circo al termine della celebrazione per l’attenzione e l’aiuto ricevuto. La carovana circense, che sosterà nella città pugliese fino al 13 marzo, a causa del blocco imposto per l’epidemia da Covid era rimasta ferma per lungo tempo senza poter lavorare, con conseguenze disastrose dal punto di vista economico per tutti gli addetti. L'Ufficio Migrantes di Taranto si è subito attivato dopo la richiesta di aiuto giunta dalle famiglie che compongono la carovana, con viveri, vestiario, il doposcuola per i bambini, attraverso il coinvolgimento di don Pino Calamo e tre parrocchie della città. Inoltre economicamente si è prodigata nella vendita dei biglietti, una sostanziosa offerta è giunta anche dall’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Per tutti questi gesti di solidarietà ricevuti, al termine della Santa Messa è stata consegnata una targa di riconoscimento alla responsabile dell’Ufficio Pastorale dei Migranti dell’Arcidiocesi di Taranto Marisa Metrangolo. “Abbiamo pensato per ricordare questo momento un piccolo omaggio a Migrantes Taranto da parte di tutte le maestranze e gli operai e la direzione del circo Maya Orfei, che sia un momento che magari nel nostro ritorno a Taranto possiamo ripetere. Grazie”. Dopo Taranto il circo farà tappa a Barletta dal 18 al 27 marzo, a Bari dal 1 aprile al 1 maggio e a Monopoli dal 6 al 15 maggio. E’ un legame consolidato oramai da anni quello delle famiglie che compongono il circo Maya Orfei Madagascar con il territorio pugliese. (Nicoletta Di Benedetto)   Nicoletta Di Benedetto