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Con la gioia nel cuore
Mci Berna: da domenica un ciclo di conferenze
Accoglienza: la fondazione “Città della Pace” nomina presidente il Premio Nobel Jody Williams
Giubileo 2025: poveri, profughi e creato al centro
Ismu: presentato il Rapporto sulle migrazioni 2022
Milano - Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2021 gli stranieri presenti in Italia siano 5.756.000, 167.000 unità in meno rispetto alla stessa data del 2020 (-2,8%). Il numero degli irregolari resta sostanzialmente invariato, attestandosi sui 519mila (contro i 517mila dell’anno precedente): a causa del ritardo della procedura valutativa delle istanze della sanatoria del luglio 2020, il dato comprende ancora la quasi totalità delle persone che hanno presentato domanda di emersione. Gli stranieri rappresentano nel complesso circa il 10% della popolazione presente in Italia al 1° gennaio 2021. Da segnalare il numero dei decessi tra gli immigrati che, se pur in termini assoluti sia del tutto modesto (in totale si contano 9.323 morti), nell’anno della pandemia segna una variazione di mortalità in aumento del 23,3% rispetto al biennio 2018-2019. I dati qui riportati restituiscono l’immagine di una popolazione in calo per il secondo anno consecutivo, in virtù sia della flessione degli ingressi sia del costante flusso di acquisizioni di cittadinanza. Sul fronte lavorativo l'Ismu osserva come la vulnerabilità della popolazione con background migratorio, già strutturalmente svantaggiata rispetto a quella italiana, si sia accentuata a causa della pandemia: il tasso di occupazione degli stranieri, infatti, subisce una significativa flessione, passando dal 61% del 2019 al 57,3% del 2020. Si assiste a un ulteriore aggravamento della povertà, giunta nel 2020 a riguardare il 29,3% degli stranieri (contro il 7,5% degli italiani) e il 26,7% delle famiglie di soli stranieri (erano il 24,4% nel 2019), pari a ben 415mila nuclei familiari. Nel 2020 la retribuzione media annua dei lavoratori extracomunitari, pari a 12.902 euro, è inferiore del 38% a quella del complesso dei lavoratori. Un segnale positivo arriva invece dall’imprenditoria immigrata: nell’anno più segnato dalla pandemia (2020) si rileva un incremento pari al 2,3% dei titolari e soci nati all’estero. Inoltre nel primo semestre 2021 le imprese “straniere” registrano un saldo positivo di 16.197 unità, nettamente più elevato del corrispondente periodo del 2020. Sul fronte scolastico è interessante notare che nell’anno scolastico 2019/20 per la prima volta gli alunni stranieri iscritti al liceo superano quelli iscritti agli istituti professionali e che, però, il ritardo scolastico riguarda circa il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana (contro il 9% degli alunni italiani). Sono questi alcuni dei principali dati del XXVII Rapporto sulle migrazioni 2021, elaborato da Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) e presentato questa mattina.
Card. Bassetti alla Comunità di Sant’Egidio: “avete avuto a cuore anche quel popolo, fatto di genti di origine diversa”
Cei, incontro vescovi Mediterraneo: il papa a Firenze anche incontro con profughi e rifugiati
Roma - Ci sarà anche un incontro con le famiglie dei rifugiati ospitati dalla diocesi di Firenze nel programma della visita del Papa, il prossimo 27 febbraio. Programma che arriverà al culmine dell’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, già molto articolato, il quale inizierà il giorno 23. Francesco atterrerà nello stadio di atletica “Luigi Ridolfi” di buon mattino e alle 8.30 sarà proprio a Palazzo Vecchio, dove incontrerà i protagonisti delle giornate fiorentine, rivolgendo loro il suo discorso. Successivamente, nella Sala Leone X, Francesco saluterà alcuni sindaci e a seguire proprio il saluto ai profughi (una cinquantina di persone in tutto) nella Sala d’Armi, alle 9.30, con l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati. Il Pontefice celebrerà, quindi, alle 10.30, la Messa nella basilica di Santa Croce e, subito dopo, sul sagrato della piazza antistante reciterà l’Angelus. Alle 12.30 è previsto il decollo e un’ora dopo l’arrivo in Vaticano. «ll Papa torna per la terza volta a Firenze. Lo ringraziamo e siamo pronti ad accoglierlo», ha detto l’arcivescovo della diocesi fiorentina, cardinale Giuseppe Betori. «Vorremmo che l’accoglienza fosse essa stessa un messaggio», ha aggiunto, ricordando che alla messa del Papa parteciperanno circa 800 persone «con fragilità». Intenso anche il programma dei due simposi paralleli di vescovi e sindaci. Quest’ultimo, in particolare, si articolerà in quattro sessioni tematiche: cooperazione culturale, sicurezza sociale e sanitaria, tutela ambientale e migrazioni. Sabato 26 febbraio vescovi e sindaci lavoreranno in maniera congiunta, per giungere alla firma di una Carta di Firenze, documenti di intenti comuni da consegnare al Papa, come ha ricordato monsignor Raspanti. E naturalmente diversi eventi culturali accompagneranno i lavori. Come ad esempio il concerto del Maggio Musicale Fiorentino del sabato sera o la visita, nella giornata di giovedì 24 febbraio, a uno a scelta tra cinque luoghi significativi della città. Il primo (connubio tra arte e fede) è l’itinerario battistero-cattedrale museo del Duomo, dove sarà allestita una mostra sulle tre Pietà di Michelangelo: la “Bandini”, permanente a Firenze, e i calchi della “Vaticana” e della “Rondanini”, messi a disposizione dai Musei Vaticani. Il secondo luogo riguarda Giorgio La Pira con fulcro nella basilica di San Marco, dove La Pira ha vissuto gran parte della sua vita con i domenicani. Nella basilica della Santissima Annunziata, invece, l’itinerario sarà dedicato al cardinale Elia Dalla Costa, don Giulio Facimbeni, don Lorenzo Milani e don Divo Barsotti. La basilica di Santo Spirito sarà il luogo dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, anche adesso molto vivo in città. San Lorenzo testimonierà l’impegno della Chiesa fiorentina sul versante della carità, a partire dalle Misericordie e dall’Istituto degli Innocenti, fino all’Oda e alle numerose attività della Caritas. Venerdì 25, invece, è la giornata della preghiera, con la visita all’Abbazia di San Miniato al Monte. (M.Mu.)
Un confine che non c’è più ma non per chi ci muore
Ancora due morti alla frontiera tra Italia e Francia nel tentativo di varcare il muro invisibile eretto ormai sette anni fa. Morti che sono un pugno nello stomaco perché quel muro tra Paesi membri nell’Europa libera e senza confini non ci dovrebbe più essere. Aveva solo 15 anni Ullah Rezwan Sheyzad, il cui corpo è stato ritrovato il 26 gennaio a Salbertrand, in alta Val di Susa, vicino ai binari della Torino-Modane. Marciava lungo la linea ferroviaria quando è stato travolto da un treno. Forse si è distratto per un istante fatale. O forse era stanco per il lungo viaggio e ha ceduto. Era lì da chissà quanto tempo, lo hanno identificato grazie alle impronte digitali. Fuggiva dall’Afghanistan, lasciato prima della presa del potere dei taleban. Aveva avuto dalla famiglia 6mila dollari per pagare i passeur e attraverso la rotta balcanica è arrivato in Italia ai primi di novembre. Il confine non è impenetrabile, chi può permettersi un passaggio in auto o in furgone da un passeur riesce ad attraversarlo. Il muro ferma i poveri come Ullah. Lui sapeva che in Europa poteva viaggiare solo a piedi perché non aveva green pass e soldi per i trafficanti. Quando la polizia italiana lo ha fermato il 3 novembre e portato in una comunità in Carnia ha detto all’interprete che doveva rimettersi in marcia. Così ha attraversato a piedi il Nord e non si è fermato nemmeno al rifugio Fraternità Massi di Oulx, ampliato il 26 dicembre scorso, a cambiarsi abiti e scarpe. Troppa fretta di raggiungere a Parigi la sorella per poter aiutare la sua famiglia.
Nello zainetto hanno trovato una batteria portatile per ricaricare il cellulare, una felpa e i biglietti con i numeri di telefono di afghani a Parigi, la sua destinazione. Ullah ci ha infilato anche la sua adolescenza troppo breve, come fecero tanti italiani che emigravano un secolo fa dal Nord Italia per andare in Francia, passando anche per questa valle. Ma la sua tragica storia è simile anche a quella di tanti minori non accompagnati scomparsi o perduti. Poteva legittimamente chiedere protezione Oltralpe e arrivare in sicurezza a destinazione, chissà se era stato informato. Forse sapeva che la polizia francese non guarda troppo per il sottile. L’anno passato sono stati oltre 24mila i respingimenti registrati in tutto il confine italofrancese secondo i dati del Ministero dell’Interno, il 13% in più rispetto al 2020 e il 46% in più del 2019. Respingimenti spesso indiscriminati, sostengono le associazioni umanitarie. A nessuna di queste persone, spesso nemmeno ai minori come Ullah, le autorità francesi consentono di presentare domanda di asilo, come avrebbero diritto, da opporre al rifiuto di ingresso attraverso un esame. Perché senza rifiuto cade anche la possibilità di presentare ricorso e così non si perde tempo né si spendono soldi. Queste vite non valgono granché, evidentemente. Il primo febbraio a Ventimiglia un altro migrante ha perso la vita su una linea ferroviaria alla frontiera italo francese. Un uomo che non è stato possibile identificare stava cercando di raggiungere Mentone a tutti i costi nascosto sopra il treno, nel pantografo, ma è morto fulminato a Latte, vicino alla meta, come un condannato sulla sedia elettrica. Lo hanno trovato carbonizzato, semi disintegrato. Chissà se sapremo mai chi era, quanti anni aveva, se aveva una famiglia, una madre che lo possa piangere.
La sospensione del Trattato di Schengen scattata in Francia nel 2015 doveva durare al massimo due anni, per le persone migranti è diventata la norma. Ma non possiamo abituarci alla morte di un bambino di 15 anni in viaggio come a quella di un uomo folgorato come una zanzara sulla griglia elettrica. È arrivato il tempo di rispondere alla richiesta di dignità umana per chi è profugo e si fa migrante scandita dal presidente Mattarella, combattendo il traffico di esseri umani anche entro i nostri confini. Sia data finalmente la possibilità di chiedere asilo in Francia e nella Ue a chi ne ha diritto. Oltretutto in terre che vantano di essere culla di diritti civili. E ai minori soli si garantisca il diritto elementare di ricongiungersi ai famigliari, come prevede la normativa internazionale, per evitare altre tragedie. Non possiamo continuare a lasciare, a Salbertrand come a Ventimiglia, fiori in memoria di viaggiatori che troppi dimenticheranno subito, e che ora nessuno fermerà più. (Paolo Lambruschi)