Primo Piano

Ucraina: nuovo appello alla pace di papa Francesco

14 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "Le notizie che giungono dall’Ucraina sono molto preoccupanti. Affido all’intercessione della Vergine Maria e alla coscienza dei responsabili politici ogni sforzo per la pace. Preghiamo in silenzio". Ancora una volta papa Francesco invita alla preghiuera per la pace in Ucraina.  E lo ha fatto ieri dopo la recita dell’Angelus in piazza San Pietro. Il Pontefice, lo scorso 26 gannaio aveva invitato a pregare pe rla pace con una Giornata di Preghiera e di riflessione. Un appello prontamente raccolto dalle comunità di ucraini in Italia. Tante le iniziative di preghiera in molte diocesi promosse dagli Uffici Migrantes diocesani.

Con la gioia nel cuore

14 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Somiglianze e differenze tra due evangelisti. Luca, nella pagina del Vangelo di domenica, ci fa riflettere sul discorso che Gesù propone ai suoi discepoli, più che alla folla, giunta da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Siro e di Sidone: è il discorso della pianura, discorso di benedizioni e minacce. Discorso parallelo a quello della montagna, o discorso sul monte, che troviamo in Matteo, il primo dei cinque grandi discorsi sul Regno: le nove beatitudini. In Matteo Gesù si rivolge ai presenti dall’alto di un monte. Anzi “del monte”: non luogo generico, dunque, ma una altura che evoca il Sinai. Nella Bibbia sono molte le ‘vette di Dio’, non solo il Sinai, ma anche il Nebo, dove Mosè vede la terra promessa, senza però raggiungerla. E poi l’Ararat, dove si sarebbe fermata l’arca di Noe; il Moira, il monte della prova di Abramo; il Tabor, l’altura della trasfigurazione, e gli Ulivi. Luca, invece, fa parlare Gesù “in un luogo pianeggiante”, dopo essere salito sul monte e aver pregato in solitudine tutta la notte; è sul monte che chiama i discepoli e ne sceglie dodici “ai quali diede anche il nome di apostoli”. Dodici come le tribù di Israele. Li sceglie, dunque, e con essi scende per fermarsi “in un luogo pianeggiante”. Papa Francesco, all’Angelus, fa notare che Gesù, pur essendo attorniato da una grande folla, parla rivolgendosi ai suoi discepoli. Le beatitudini, infatti, “definiscono l’identità del discepolo” e “possono suonare strane, quasi incomprensibili” a chi non lo è. Fermandosi a riflettere sulla prima – “beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” – il vescovo di Roma afferma che “sono beati perché poveri”, nel senso che “il discepolo di Gesù non trova la sua gioia nel denaro, nel potere o in altri beni materiali, ma nei doni che riceve ogni giorno da Dio: la vita, il creato, i fratelli e le sorelle”. Anche i beni che possiede “è contento di condividerli, perché vive nella logica di Dio”. Luca sembra dirci che Gesù scendendo nella pianura in realtà scende, anzi raggiunge ogni uomo; è a lui vicino per consolarlo nei molti luoghi delle nostre povertà, mancanze, afflizioni. In Luca, le beatitudini privilegiano l’interesse per i poveri e gli afflitti. E quello scendere in un luogo pianeggiante è un andare verso l’uomo che, affermava Benedetto XVI, “non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su sé stesso, sulla sua dignità”. I Vangeli ci ricordano che la logica del Signore non è quella dell’uomo, e Luca, afferma il Papa, ci dice che la logica di Dio è la gratuità: “il discepolo ha imparato a vivere nella gratuità. Questa povertà è anche un atteggiamento verso il senso della vita, perché il discepolo di Gesù non pensa di possederlo, di sapere già tutto, ma sa di dover imparare ogni giorno”; di più “è una persona umile, aperta, aliena dai pregiudizi e dalle rigidità”. Pietro, è il Vangelo di domenica scorsa, “lascia la barca e tutti i suoi beni per seguire il Signore”, si dimostra docile, “e così diventa discepolo. Invece, chi è troppo attaccato alle proprie idee, alle proprie sicurezze, difficilmente segue davvero Gesù”. Lo segue solo “nelle cose in cui è d’accordo con lui e lui è d’accordo con me”. Ma non è un discepolo, è una persona “triste perché i conti non gli tornano, perché la realtà sfugge ai suoi schemi mentali e si trova insoddisfatto. Il discepolo, invece, sa mettersi in discussione, sa cercare Dio umilmente ogni giorno”. Il discepolo “accetta il paradosso delle Beatitudini”. La logica umana porta a pensare in un altro modo: “è felice chi è ricco, chi è sazio di beni, chi riceve applausi ed è invidiato da molti, chi ha tutte le sicurezze”. È un “pensiero mondano”, dice Francesco: “non è Dio a dover entrare nelle nostre logiche, ma noi nelle sue”. Il discepolo di Gesù “è gioioso” perché “il Signore, liberandoci dalla schiavitù dell’egocentrismo, scardina le nostre chiusure, scioglie la nostra durezza, e ci dischiude la felicità vera, che spesso si trova dove noi non pensiamo”. Lasciamoci “scardinare dentro dal paradosso delle beatitudini” per “uscire dal perimetro delle nostre idee”, ci chiede il Papa, che aggiunge: “il tratto saliente del discepolo è la gioia del cuore”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Mci Berna: da domenica un ciclo di conferenze

11 Febbraio 2022 - Berna - Avrà inizio domenica 13 febbraio un ciclo di conferenze organizzato dalla Missione Cattolica di lingua italiana di Berna. A conclusione dell’Anno della Famiglia e dell’Amoris Laeitia ed in pieno spirito sinodale, desideriamo metterci in ascolto di testimonianze ed esperienze di vita familiare che troppo spesso implicano una mancanza di dialogo tra Chiesa e società civile. La prima conferenza, prevista per domenica, tratterà l’argomento dei separati, divorziati e risposati. Relatori ed ospiti saranno Don Paolo Tassinari, diacono permanente e responsabile del percorso “Anello Perduto” per divorziati e risposati della diocesi di Fossano, che ci porterà due testimoni, ci presenterà il magistero della Chiesa e il cammino che propone nella sua diocesi. (Luca Panarese)

Accoglienza: la fondazione “Città della Pace” nomina presidente il Premio Nobel Jody Williams

11 Febbraio 2022 - Potenza - La Fondazione "Città della Pace per i Bambini Basilicata", impegnata nell'accoglienza di migranti e rifugiati,  ha come presidente il Premio Nobel per la Pace 1997, Jody Williams. Il premio Nobel - informa oggi la Fondazione - "ha accettato l'invito di assumere la presidenza della Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata" che dal 2012 ad oggi ha accolto oltre 800 rifugiati e richiedenti asilo nei progetti realizzati insieme ai suoi partner" e che "ha svolto attività di sensibilizzazione per oltre mille studenti in tutta Italia, dalle scuole primarie fino alle Università". Jody Williams che ha voluto fortemente la fondazione - che succede alla fondatrice morta nel marzo 2020 - ha sottolineato che mettersi "nei panni Betty Williams come presidente della Fondazione Città della Pace non sarà facile. Ma so che con il sostegno di tutti, saremo in grado di lavorare insieme per continuare a portare avanti il progetto e continuare ad accogliere in modo compassionevole i bambini e le loro famiglie. Non vedo l'ora di farlo. Parafrasando le parole di Betty: la compassione senza l'azione è irrilevante". Appena possibile, in base alla situazione del Covid-19, Jody Williams sarà in Basilicata per insediarsi nella sua carica di Presidente ed inaugurare l'Abitazione per la Pace, un progetto ideato da Betty Williams che attualmente già accoglie i rifugiati provenienti dal Corridoio umanitario Caritas e realizzato su disegno dell'archistar Mario Cucinella grazie al supporto finanziario di due imprenditori illuminati: Pasquale Natuzzi e Nicola Benedetto".

Giubileo 2025: poveri, profughi e creato al centro

11 Febbraio 2022 -
Città del Vaticano - “Il prossimo Giubileo potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza”. Ne è convinto il Papa, che nella lettera indirizzata a mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, annuncia il motto del Giubileo del 2025: “Pellegrini di speranza”. “Tutto ciò però sarà possibile se saremo capaci di recuperare il senso di fraternità universale, se non chiuderemo gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani”, il monito di Francesco: “Penso specialmente ai tanti profughi costretti ad abbandonare le loro terre”. “Le voci dei poveri siano ascoltate in questo tempo di preparazione al Giubileo che, secondo il comando biblico, restituisce a ciascuno l’accesso ai frutti della terra”, la raccomandazione del Papa: “la dimensione spirituale del Giubileo, che invita alla conversione, si coniughi con questi aspetti fondamentali del vivere sociale, per costituire un’unità coerente”. “Sentendoci tutti pellegrini sulla terra in cui il Signore ci ha posto perché la coltiviamo e la custodiamo, non trascuriamo, lungo il cammino, di contemplare la bellezza del creato e di prenderci cura della nostra casa comune”, l’altra attenzione privilegiata segnalata da Francesco: “Auspico che il prossimo Anno giubilare sia celebrato e vissuto anche con questa intenzione”, partendo dalla consapevolezza che “un numero sempre crescente di persone, tra cui molti giovani e giovanissimi, riconosce che la cura per il creato è espressione essenziale della fede in Dio e dell’obbedienza alla sua volontà”. “Il Dicastero che promuove la nuova evangelizzazione saprà fare di questo momento di grazia una tappa significativa per la pastorale delle Chiese particolari, latine ed orientali, che in questi anni sono chiamate a intensificare l’impegno sinodale”, l’omaggio del Papa: “In tale prospettiva, il pellegrinaggio verso il Giubileo potrà rafforzare ed esprimere il comune cammino che la Chiesa è chiamata a compiere per essere sempre più e sempre meglio segno e strumento di unità nell’armonia delle diversità”. “Sarà importante aiutare a riscoprire le esigenze della chiamata universale alla partecipazione responsabile, nella valorizzazione dei carismi e dei ministeri che lo Spirito Santo non cessa mai di elargire per la costruzione dell’unica Chiesa”, il suggerimento di Francesco: “Le quattro Costituzioni del Concilio Ecumenico Vaticano II, unitamente al magistero di questi decenni, continueranno ad orientare e guidare il popolo santo di Dio, affinché progredisca nella missione di portare a tutti il gioioso annuncio del Vangelo”.

Ismu: presentato il Rapporto sulle migrazioni 2022

11 Febbraio 2022 -
Milano - Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2021 gli stranieri presenti in Italia siano 5.756.000, 167.000 unità in meno rispetto alla stessa data del 2020 (-2,8%). Il numero degli irregolari resta sostanzialmente invariato, attestandosi sui 519mila (contro i 517mila dell’anno precedente): a causa del ritardo della procedura valutativa delle istanze della sanatoria del luglio 2020, il dato comprende ancora la quasi totalità delle persone che hanno presentato domanda di emersione. Gli stranieri rappresentano nel complesso circa il 10% della popolazione presente in Italia al 1° gennaio 2021. Da segnalare il numero dei decessi tra gli immigrati che, se pur in termini assoluti sia del tutto modesto (in totale si contano 9.323 morti), nell’anno della pandemia segna una variazione di mortalità in aumento del 23,3% rispetto al biennio 2018-2019.  I dati qui riportati restituiscono l’immagine di una popolazione in calo per il secondo anno consecutivo, in virtù sia della flessione degli ingressi sia del costante flusso di acquisizioni di cittadinanza. Sul fronte lavorativo l'Ismu osserva come la vulnerabilità della popolazione con background migratorio, già strutturalmente svantaggiata rispetto a quella italiana, si sia accentuata a causa della pandemia: il tasso di occupazione degli stranieri, infatti, subisce una significativa flessione, passando dal 61% del 2019 al 57,3% del 2020. Si assiste a un ulteriore aggravamento della povertà, giunta nel 2020 a riguardare il 29,3% degli stranieri (contro il 7,5% degli italiani) e il 26,7% delle famiglie di soli stranieri (erano il 24,4% nel 2019), pari a ben 415mila nuclei familiari. Nel 2020 la retribuzione media annua dei lavoratori extracomunitari, pari a 12.902 euro, è inferiore del 38% a quella del complesso dei lavoratori. Un segnale positivo arriva invece dall’imprenditoria immigrata: nell’anno più segnato dalla pandemia (2020) si rileva un incremento pari al 2,3% dei titolari e soci nati all’estero. Inoltre nel primo semestre 2021 le imprese “straniere” registrano un saldo positivo di 16.197 unità, nettamente più elevato del corrispondente periodo del 2020. Sul fronte scolastico è interessante notare che nell’anno scolastico 2019/20 per la prima volta gli alunni stranieri iscritti al liceo superano quelli iscritti agli istituti professionali e che, però, il ritardo scolastico riguarda circa il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana (contro il 9% degli alunni italiani). Sono questi alcuni dei principali dati del XXVII Rapporto sulle migrazioni 2021, elaborato da Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) e presentato questa mattina.

Card. Bassetti alla Comunità di Sant’Egidio: “avete avuto a cuore anche quel popolo, fatto di genti di origine diversa”

11 Febbraio 2022 - Roma - "Avete avuto a cuore anche quel popolo, fatto di genti di origine diversa, che non trova casa in questo mondo difficile: il popolo dei profughi e degli immigrati. Con i corridoi umanitari avete aperto ponti laddove sono muri e fili spinati. I corridoi umanitari, realizzati con la collaborazione di altre istituzioni e l’aiuto del Ministero dell’Interno, nascono dalla vostra ansia di non chiudere la porta, di realizzare una società aperta. Nascono dal pensiero per i lontani, spesso ignorati nel silenzio dei campi di raccolta o nell’abbandono". Lo ha detto ieri sera il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell'omelia della messa per i 54 anni della fondazione della Comunità di Sant'Egidio celebrata nella Basilica di San Giovanni in Laterano. "Molti - ha aggiunto -  sono accorsi alla Comunità di Sant’Egidio parlando lingue diverse e cercando casa. Avete cercato una soluzione per tutti, con affetto ma anche con paziente concretezza. Tanti integrati nel nostro Paese lo testimoniano. Molti sono venuti da Paesi lontani, che patiscono la guerra, per cercare una via di pace attraverso il colloquio. Penso ai mozambicani alla ricerca della pace anni fa, ad altri popoli africani, per cui vi impegnate avendo come solo interesse la pace, in un mondo politico internazionale in cui sembra non essere prioritaria".

Cei, incontro vescovi Mediterraneo: il papa a Firenze anche incontro con profughi e rifugiati

11 Febbraio 2022 -

Roma - Ci sarà anche un incontro con le famiglie dei rifugiati ospitati dalla diocesi di Firenze nel programma della visita del Papa, il prossimo 27 febbraio. Programma che arriverà al culmine dell’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, già molto articolato, il quale inizierà il giorno 23. Francesco atterrerà nello stadio di atletica “Luigi Ridolfi” di buon mattino e alle 8.30 sarà proprio a Palazzo Vecchio, dove incontrerà i protagonisti delle giornate fiorentine, rivolgendo loro il suo discorso. Successivamente, nella Sala Leone X, Francesco saluterà alcuni sindaci e a seguire proprio il saluto ai profughi (una cinquantina di persone in tutto) nella Sala d’Armi, alle 9.30, con l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati. Il Pontefice celebrerà, quindi, alle 10.30, la Messa nella basilica di Santa Croce e, subito dopo, sul sagrato della piazza antistante reciterà l’Angelus. Alle 12.30 è previsto il decollo e un’ora dopo l’arrivo in Vaticano. «ll Papa torna per la terza volta a Firenze. Lo ringraziamo e siamo pronti ad accoglierlo», ha detto l’arcivescovo della diocesi fiorentina, cardinale Giuseppe Betori. «Vorremmo che l’accoglienza fosse essa stessa un messaggio», ha aggiunto, ricordando che alla messa del Papa parteciperanno circa 800 persone «con fragilità». Intenso anche il programma dei due simposi paralleli di vescovi e sindaci. Quest’ultimo, in particolare, si articolerà in quattro sessioni tematiche: cooperazione culturale, sicurezza sociale e sanitaria, tutela ambientale e migrazioni. Sabato 26 febbraio vescovi e sindaci lavoreranno in maniera congiunta, per giungere alla firma di una Carta di Firenze, documenti di intenti comuni da consegnare al Papa, come ha ricordato monsignor Raspanti. E naturalmente diversi eventi culturali accompagneranno i lavori. Come ad esempio il concerto del Maggio Musicale Fiorentino del sabato sera o la visita, nella giornata di giovedì 24 febbraio, a uno a scelta tra cinque luoghi significativi della città. Il primo (connubio tra arte e fede) è l’itinerario battistero-cattedrale museo del Duomo, dove sarà allestita una mostra sulle tre Pietà di Michelangelo: la “Bandini”, permanente a Firenze, e i calchi della “Vaticana” e della “Rondanini”, messi a disposizione dai Musei Vaticani. Il secondo luogo riguarda Giorgio La Pira con fulcro nella basilica di San Marco, dove La Pira ha vissuto gran parte della sua vita con i domenicani.  Nella basilica della Santissima Annunziata, invece, l’itinerario sarà dedicato al cardinale Elia Dalla Costa, don Giulio Facimbeni, don Lorenzo Milani e don Divo Barsotti. La basilica di Santo Spirito sarà il luogo dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, anche adesso molto vivo in città. San Lorenzo testimonierà l’impegno della Chiesa fiorentina sul versante della carità, a partire dalle Misericordie e dall’Istituto degli Innocenti, fino all’Oda e alle numerose attività della Caritas. Venerdì 25, invece, è la giornata della preghiera, con la visita all’Abbazia di San Miniato al Monte. (M.Mu.)

Un confine che non c’è più ma non per chi ci muore

11 Febbraio 2022 -

Ancora due morti alla frontiera tra Italia e Francia nel tentativo di varcare il muro invisibile eretto ormai sette anni fa. Morti che sono un pugno nello stomaco perché quel muro tra Paesi membri nell’Europa libera e senza confini non ci dovrebbe più essere.  Aveva solo 15 anni Ullah Rezwan Sheyzad, il cui corpo è stato ritrovato il 26 gennaio a Salbertrand, in alta Val di Susa, vicino ai binari della Torino-Modane. Marciava lungo la linea ferroviaria quando è stato travolto da un treno. Forse si è distratto per un istante fatale. O forse era stanco per il lungo viaggio e ha ceduto. Era lì da chissà quanto tempo, lo hanno identificato grazie alle impronte digitali. Fuggiva dall’Afghanistan, lasciato prima della presa del potere dei taleban. Aveva avuto dalla famiglia 6mila dollari per pagare i passeur e attraverso la rotta balcanica è arrivato in Italia ai primi di novembre. Il confine non è impenetrabile, chi può permettersi un passaggio in auto o in furgone da un passeur riesce ad attraversarlo. Il muro ferma i poveri come Ullah. Lui sapeva che in Europa poteva viaggiare solo a piedi perché non aveva green pass e soldi per i trafficanti. Quando la polizia italiana lo ha fermato il 3 novembre e portato in una comunità in Carnia ha detto all’interprete che doveva rimettersi in marcia. Così ha attraversato a piedi il Nord e non si è fermato nemmeno al rifugio Fraternità Massi di Oulx, ampliato il 26 dicembre scorso, a cambiarsi abiti e scarpe. Troppa fretta di raggiungere a Parigi la sorella per poter aiutare la sua famiglia.

Nello zainetto hanno trovato una batteria portatile per ricaricare il cellulare, una felpa e i biglietti con i numeri di telefono di afghani a Parigi, la sua destinazione. Ullah ci ha infilato anche la sua adolescenza troppo breve, come fecero tanti italiani che emigravano un secolo fa dal Nord Italia per andare in Francia, passando anche per questa valle. Ma la sua tragica storia è simile anche a quella di tanti minori non accompagnati scomparsi o perduti. Poteva legittimamente chiedere protezione Oltralpe e arrivare in sicurezza a destinazione, chissà se era stato informato. Forse sapeva che la polizia francese non guarda troppo per il sottile. L’anno passato sono stati oltre 24mila i respingimenti registrati in tutto il confine italofrancese secondo i dati del Ministero dell’Interno, il 13% in più rispetto al 2020 e il 46% in più del 2019. Respingimenti spesso indiscriminati, sostengono le associazioni umanitarie. A nessuna di queste persone, spesso nemmeno ai minori come Ullah, le autorità francesi consentono di presentare domanda di asilo, come avrebbero diritto, da opporre al rifiuto di ingresso attraverso un esame. Perché senza rifiuto cade anche la possibilità di presentare ricorso e così non si perde tempo né si spendono soldi. Queste vite non valgono granché, evidentemente. Il primo febbraio a Ventimiglia un altro migrante ha perso la vita su una linea ferroviaria alla frontiera italo francese. Un uomo che non è stato possibile identificare stava cercando di raggiungere Mentone a tutti i costi nascosto sopra il treno, nel pantografo, ma è morto fulminato a Latte, vicino alla meta, come un condannato sulla sedia elettrica. Lo hanno trovato carbonizzato, semi disintegrato. Chissà se sapremo mai chi era, quanti anni aveva, se aveva una famiglia, una madre che lo possa piangere.

La sospensione del Trattato di Schengen scattata in Francia nel 2015 doveva durare al massimo due anni, per le persone migranti è diventata la norma. Ma non possiamo abituarci alla morte di un bambino di 15 anni in viaggio come a quella di un uomo folgorato come una zanzara sulla griglia elettrica. È arrivato il tempo di rispondere alla richiesta di dignità umana per chi è profugo e si fa migrante scandita dal presidente Mattarella, combattendo il traffico di esseri umani anche entro i nostri confini. Sia data finalmente la possibilità di chiedere asilo in Francia e nella Ue a chi ne ha diritto. Oltretutto in terre che vantano di essere culla di diritti civili. E ai minori soli si garantisca il diritto elementare di ricongiungersi ai famigliari, come prevede la normativa internazionale, per evitare altre tragedie. Non possiamo continuare a lasciare, a Salbertrand come a Ventimiglia, fiori in memoria di viaggiatori che troppi dimenticheranno subito, e che ora nessuno fermerà più. (Paolo Lambruschi)

Vangelo Migrante: VI Domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Lc 6, 17. 20-26)

10 Febbraio 2022 - Ce ne saremo accorti: Gesù non è un professore di etica o uno che sviluppa trattati di morale. La sua predicazione è una denuncia profetica, seppur desunta da situazioni di vita correnti, con parole semplici, frasi corte e forti contrasti. Come nelle Beatitudini. È noto che tutto quello che Gesù ha detto, non lo ha detto solo una volta e in un solo contesto. Come per le Beatitudini. Questo spiega, ad esempio, perché si differenziano quelle del Vangelo di Luca e di Matteo. In Matteo sono otto e sono proclamate in montagna, solo ai discepoli; in Luca sono quattro e sono proclamate in un luogo pianeggiante, all’ingresso di Cafarnao, in mezzo ‘ad una gran moltitudine di gente’, dice il Vangelo di questa domenica. Beati i poveri, quelli che ora hanno fame, quelli ora che piangono e quelli che vivono nell’ esclusione e nel disprezzo; ma guai a coloro che sono ricchi, a quelli che ora sono sazi, ora ridono e sono appagati. Il dato toponomastico, ma soprattutto quello temporale, “ora”, spiegano la prospettiva che l’evangelista coglie nelle parole di Gesù, proclamate in quella circostanza: chi dà retta a Gesù e alle sue parole? chi è povero, chi ha fame, chi sta piangendo… Chi ha tutto il resto, non lo sta a sentire: la felicità di Cristo non è disponibile per i ricchi, chi ha la pancia piena, i divertiti e gli appagati. Lo dice anche il Salmo: “l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (salmo 48). Gesù non ce l’ha con le ricchezze, le cose che saziano o che divertono, e non invoca le persecuzioni; Gesù condanna quello che queste cose producono: vanità (false sicurezze), orgoglio, divinizzazione (delle cose e delle persone), chiusure (non accoglienza e mancanza di solidarietà), oppressioni (magari in nome di Dio). Gesù ci sveglia e ci rimanda alla parte povera e incompleta della nostra esistenza perché quella miseria è la porta di ingresso del Salvatore, lo squarcio attraverso il quale il Signore può entrare. Le nostre miserie sono lo spazio di Dio nella nostra vita. Quando ci si illude di poterne fare a meno o di rimediare diversamente non siamo nella verità perché la forza di cui noi siamo capaci è ‘a tempo’ ed è ‘per le piccole cose’.  È una battaglia (persa?) parlare alle persone ‘vincenti’ e convinte della propria forza. Il libro dei Proverbi ricorda che prima della rovina viene l’orgoglio e prima della caduta l’arroganza. Al contrario: prima della salvezza c’è l’umiltà, le nostre lacrime e il nostro senso di povertà. Benvenuta la salvezza, se le facciamo posto! (p. Gaetano Saracino)  

Vescovi Australia a Governo: accogliamo un numero maggiore di profughi afghani”

10 Febbraio 2022 - Sydney -- "L'entità della crisi umanitaria in Afghanistan richiede la creazione urgente di ulteriori posti di accoglienza per i profughi. Ecco perché i Vescovi, insieme ad altri membri dell'Alleanza cattolica per le persone in cerca di asilo (CAPSA) e molti altri gruppi e organizzazioni, chiedono ancora una volta che il governo accolga almeno altre 20 mila persone, oltre alle 15 mila già previste”. E’ l’appello lanciato dal Vescovo di Parramatta, Mons. Vincent Long Van Nguyen,  presidente della Commissione per la giustizia sociale, la missione e il servizio, in seno alla Conferenza episcopale dell’Australia. I Vescovi cattolici australiani chiedono espressamente alle istituzioni del Paese di impegnarsi a garantire accoglienza ad un maggior numero di profughi afghani, in uno sforzo nazionale di solidarietà.. L’appello - riferisce l’agenzia Fides, è stato lanciato dopo che il governo federale ha annunciato di voler dare asilo, nei prossimi quattro anni, a 15.000 persone in fuga dall’Afghanistan, soprattutto tra coloro che avevano collaborato all’interno dei programmi umanitari australiani. Mons. Long Van Nguyen ha definito la scelta positiva, ma non sufficiente: “Questa iniziativa del governo rappresenta una buona notizia, ma ha dei limiti, perché i posti previsti sono destinabili solo a ricongiungimenti familiari o a visti umanitari preesistenti. Dobbiamo accrescere la nostra compassione in senso pratico, non semplicemente adeguare le priorità all'interno dei piani esistenti”. L’annuncio del provvedimento di accoglienza è stato dato nei giorni scorsi dal ministro federale dell'immigrazione Alex Hawke, che ha precisato come il governo avrebbe aperto le porte agli afgani con legami con l'Australia: sono coinvolti, ad esempio, ex dipendenti locali o lavoratori di organizzazioni non governative australiane, nonché a donne e minoranze etniche o sociali. La notizia è giunta poco dopo il rilascio di un rapporto della Commissione per gli Affari Esteri, la Difesa e il Commercio del Senato, secondo cui il governo australiano non sarebbe riuscito a sostenere migliaia di interpreti e altri afgani che hanno rischiato la vita aiutando le forze di difesa australiane. Secondo quanto riportato da fonti locali, il Dipartimento degli affari interni avrebbe già ricevuto più di 32.500 domande per conto di oltre 145.000 afgani in fuga. Fin dai primi momenti dell’ingresso dei talebani a Kabul, nell’agosto 2021, la Chiesa australiana si era espressa in favore dell’accoglienza dei profughi. In particolare, Mons. Mark Benedict Coleridge, Arcivescovo metropolita di Brisbane e Presidente della Conferenza episcopale australiana, aveva affermato: "Già diverse volte, in passato, l'Australia si è fatta avanti per rispondere a grandi crisi umanitarie: alla luce di questo esorto il governo a essere generoso anche in questo caso. Le realtà cattoliche sono pronte ad assistere le istituzioni nel reinsediamento dei rifugiati. E’ nostro dovere morale, inoltre, rimanere accanto a coloro che, negli anni, hanno sostenuto le forze militari australiane, come interpreti o altri fornitori, che molto probabilmente subiranno rappresaglie per ciò che hanno fatto”.

Papa Francesco a Malta il 2 e 3 aprile

10 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Papa Francesco visiterà Malta il prossimo 2 e 3 aprile. "Accogliendo l’invito del Presidente della Repubblica di Malta, delle Autorità e della Chiesa Cattolica del Paese, Papa Francesco - ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni - compirà un Viaggio Apostolico a Malta nei giorni 2 e 3 aprile 2022, visitando le città di La Valletta, Rabat, Floriana e l’isola di Gozo. Il programma e gli ulteriori dettagli della visita saranno resi noti prossimamente".

Ismu: domani la presentazione del nuovo Rapporto sulle migrazioni

10 Febbraio 2022 - Milano - Sarà presentato domani a Milano la nuova edizione del Rapporto annuale ISMU sulle migrazioni. L'edizione annuale 2022 analizza sia l’impatto della pandemia sui flussi migratori e sugli immigrati, sia le conseguenze, sotto il profilo migratorio, della drammatica questione afghana. Attenuata l’emergenza sanitaria nella seconda metà del 2021, si è riaccesa infatti l’attenzione sui temi delle migrazioni, facendo riemergere le sfide che il fenomeno presenta per l’Italia e l’Unione europea. Oltre alle consuete aree di studio (salute, lavoro, quadro normativo e scuola) e agli aspetti statistici il XXVII Rapporto dedica una particolare attenzione agli atteggiamenti e orientamenti degli italiani e alle esperienze delle donne migranti in termini di discriminazione e di valorizzazione positiva. Inoltre, il volume è arricchito da approfondimenti sui rifugiati e sull’azione umanitaria, su come è stato affrontato il fenomeno migratorio nelle elezioni comunali, sulle misure alternative alla detenzione e sull’affido familiare dei minori stranieri non accompagnati. Infine, anche quest’anno è riservato uno sguardo all’Europa, in special modo alle nuove prospettive della politica migratoria dell’Unione nell’era post-Merkel, e al mondo, con una particolare attenzione alle iniziative politiche bilaterali con i paesi africani.

Actionaid e Openpolis: “in tre anni diminuite del 42% le persone accolte in Italia

9 Febbraio 2022 - Roma - Un sistema di accoglienza basato sulla risposta emergenziale, nonostante non vi sia alcuna emergenza cui rispondere, che evidenzia il "fallimento" di quanto stabilito con il primo Decreto Sicurezza. È quanto emerge dai dati di tre anni - dal 2018 al 2020 – raccolti e spiegati da ActionAid e Openpolis nel  Rapporto Centri d'Italia. Un lavoro di raccolta ed analisi dei dati del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in tutta Italia con un livello capillare di dettaglio che arriva a chiarire i numeri dei posti disponibili nelle strutture, le presenze effettive, chi gestisce il centro, i prezzi giornalieri, fino ai dati geolocalizzati del singolo centro, in ogni provincia e comune italiano. E ora anche uno strumento a disposizione di tutti coloro che vogliono conoscere il sistema di accoglienza e monitorarne il funzionamento. I dati dimostrano che di "emergenza non c’è ombra": nel 2020 i rifugiati e richiedenti asilo in accoglienza rappresentano solo lo 0,13% della popolazione italiana. Le persone ospitate nei Centri sono molte meno rispetto agli scorsi anni: nonostante siano calati drasticamente gli sbarchi e gli ingressi, "non c’è stata - si legge nel testo - nessuna volontà di ripensare il sistema e privilegiare l’accoglienza diffusa e pubblica". In risposta alla diminuzione delle presenze, tra il 2018 e il 2020 abbiamo assistito a una diminuzione del 25,1% del numero di centri attivi sul territorio nazionale e del 40,2% dei posti complessivamente disponibili (il 46,8% in meno nel sistema Sprar/Siproimi). In termini assoluti, al 31 dicembre 2020 erano attivi 4.556 Cas, 4.570 strutture Sprar/Siproimi e 12 centri di prima accoglienza. Tra il 2018 e il 2020 sono stati chiusi 3.137 centri in Italia. A fine 2020, 7 persone su 10 sono accolte in centri di gestione prefettizia. Di questi, i centri di piccole dimensioni sono quelli ad aver perso più posti dal 2018 al 2020, quasi 22mila. Nel sistema dell’accoglienza aumenta in tre anni la centralità delle città più grandi. Le 16 città più popolose - quelle con più di 200mila abitanti - ospitano il 18,2% delle persone, 2 anni prima questa percentuale era al 14,2%; in media i centri a Roma e Milano sono molto più grandi che nel resto del paese. A Milano la capienza media dei centri è circa 10 volte la media nazionale.

Papa Francesco: “la guerra è una pazzia!”

9 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "Desidero ringraziare tutte le persone e le comunità che il 26 gennaio scorso si sono unite nella preghiera per la pace in Ucraina". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell'Udienza Generale del Mercoledì ricordando il popolo Ucraino e l'iniziativa da lui promossa per la pace nel Paese. Il Pontefice invita a continuare  a "supplicare il Dio della pace, perché le tensioni e le minacce di guerra siano superate attraverso un dialogo serio", e affinché a questo scopo possano "contribuire" anche i colloqui nel “Formato Normandia”. "Non dimentichiamo: la guerra è una pazzia!", ha concluso il Papa.

Piacenza: in serata il vescovo Cevolotto presiede una messa in cattedrale

8 Febbraio 2022 -
Piacenza - In occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che si celebra oggi sul tema “La forza della cura – donne, economica e tratta di persone”, alle 18.30 il vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, presiederà in cattedrale una celebrazione eucaristica nella memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la monaca sudanese che da bambina ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza traumatica di essere vittima della schiavitù e della tratta. Venerdì 25 marzo, invece, alle 20.30 presso il Teatro Filodrammatici, andrà in scena la pièce teatrale “Nemmeno con un fiore, il prezzo dell’amore” di Emanuela Frisoni, racconto a più voci ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto.

Cei: un incontro di pace nel segno di La Pira

8 Febbraio 2022 - Firenze - Si terrà a Firenze, dal 24 al 27 febbraio 2022, il convegno della Conferenza episcopale italiana dal tema: “Mediterraneo frontiera di pace”. L’evento segue quello che si è già tenuto a Bari nel febbraio del 2020. La scelta di Firenze, come sede del convegno, non è casuale, ma densa di significato; quest’ultima, infatti, ha sempre svolto un ruolo importante per quanto riguarda il tema della pace, del mediterraneo e dell’ecumenismo. Nel suo comunicato, inoltre, la Conferenza episcopale italiana ci ha ricordato che Firenze è la città di Giorgio La Pira, evidenziando in tal modo l’ispirazione del convegno al pensiero e alla testimonianza di colui che, a cavallo degli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, è stato il sindaco di questa città. La seconda guerra mondiale si chiude con lo sgancio di due bombe atomiche in Giappone, un evento sconvolgente, che, tra i tanti personaggi dell’epoca, segnò in particolar modo il pensiero e l’azione politica di Giorgio La Pira. Gli inizi degli anni ’50 sono caratterizzati da una drastica corsa agli armamenti e alcuni Stati, come la Russia, annunciano di essere in possesso di bombe di gran lunga più potenti rispetto a quelle sganciate dagli Stati Uniti: veniva inaugurata l’era del nucleare. Giorgio La Pira è inorridito dall’idea che quanto accaduto a Hiroshima e Nagasaki possa nuovamente ripetersi. Il nome di ogni città è al femminile. Esse rappresentano l’utero dal quale ognuno di noi è venuto al mondo, trasmettendoci l’eredità dei padri attraverso il loro corredo di opere d’arte, tradizioni e cultura. Essendo, poi, le istituzioni più vicine alla persona umana, le città hanno anche il dono di indicarci quanto compreso e vissuto dal discernimento di chi ci ha preceduto. La Pira è convinto che la loro costruzione non è casuale, la composizione non è fortuita, in quanto sono determinate così come noi le contempliamo da un istinto universale, che si concretizza nello spazio e nel tempo. Gerusalemme, Atene e Roma, sono il modello da cui hanno preso vita le altre città e la loro perfetta sintesi si concretizza in Firenze. In qualunque parte del Mediterraneo, così come in tutta Europa e nel mondo occidentale, ogni città è stata edificata su questi modelli. La città esprime pienamente l’anelito di ogni persona, che è quello dell’armonia e della pace. Gli Stati, invece, perseguono sentieri diversi, che non incarnano il pensiero della gente che abita nelle loro città. In La Pira, l’idea della pace costituisce la finalità da realizzare nella città di Firenze, per poi contagiare tutte le altre. Animato da una tale prospettiva, egli avvia delle iniziative importanti, come il “Convegno dei sindaci di tutte le città del mondo” e i “Colloqui di pace del Mediterraneo”, prodigandosi per il dialogo ecumenico tra le tre grandi religioni monoteistiche, che ha come fine primario non l’unione religiosa, ma quella ideologica e politica. Tra il 1952 e il 1956, promuove, in piena guerra fredda, il primo “Convegno internazionale per la pace e la civiltà cristiana”, onde favorire il dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste che hanno in Abramo un’unica radice comune: Ebrei, Musulmani e Cristiani. Nel 1955, prende il via l’iniziativa degli incontri dei sindaci delle città del mondo, i quali, proprio in quell’anno siglano, nel Palazzo Vecchio di Firenze, un patto di amicizia da cui sono nati i gemellaggi tra le varie città. Giorgio La Pira nasce il 9 gennaio del 1904 a Pozzallo (Rg), un piccolo paese che si affaccia sul Mediterraneo. Nella collocazione del suo paese natio, posizionato sul mare chiamato dai romani con l’appellativo di “mare nostrum”, si manifesta uno degli aspetti essenziali del suo pensiero: considerare il Mediterraneo non come un mare di divisione o distinzione dei popoli che si affacciano su di esso, ma come un mare d’unione, d’interdipendenza e di mondialità, proprio come l’evangelico lago di Tiberiade. Nel 1959, invitato in Russia, parla dinanzi al Soviet supremo sul disarmo e in favore della pace. In quell’occasione, nel suo discorso, affronta il tema della libertà religiosa. Il modo in cui La Pira si accosta alle problematiche della città non è di tipo descrittivo, basato sull’uso esclusivo del metodo positivista o della sociologia. Per lui, tutto ciò che è oggetto dell’osservazione deve essere indirizzato verso un fine che è il raggiungimento dell’armonia e della pace. Solo da questo processo si potrà realizzare un cammino di unione tra le città, per poi conseguire, come effetto più prossimo, l’unione degli Stati. Tale condizione, dunque, si realizza tramite la città, che costituisce l’istituzione più vicina ai bisogni della persona umana, in quanto capace di rispondere al meglio alle sue esigenze. La scelta della Conferenza episcopale italiana di celebrare in Firenze un tale convegno ci porta a ricordare l’importanza e la concretezza della riflessione lapiriana sul tema delle migrazioni nel mediterraneo, sulla questione della libertà religiosa, facendoci, infine, riflettere sulla attuale gravità della situazione determinatasi in Ucraina tra la Russia e i Paesi della Nato. (Luca De Santis)

Padova: veglia di preghiera contro la tratta presieduta dal vescovo Cipolla

8 Febbraio 2022 - Padova - "La forza della cura – Donne, economia e tratta di persone" è il tema dell’VIIIa Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che si celebra oggi, 8 febbraio, nel giorno in cui la Chiesa ricorda santa Giuseppina Bakhita. Un tema in continuità con l’anno precedente in cui si è avviata "la riflessione sulla connessione tra economia e tratta di persone. L’edizione 2022 propone di mettere al centro le donne. Sono loro, infatti, a essere maggiormente colpite dalla violenza della tratta. Allo stesso tempo, hanno un ruolo fondamentale e importante nel processo di trasformazione dell’economia di sfruttamento in un’economia della cura", spiega la diocesi di Padova che propone per l’occasione una veglia di preghiera presieduta dal vescovo, mons.  Claudio Cipolla, che si terrà in una doppia modalità: in presenza a partire dalle ore 20.30 nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova e on line (dalle ore 21) sul canale You Tube della chiesa dei Servi e sul sito della Diocesi di Padova, all’indirizzo www.diocesipadova.it  

Mci Francia: è morto don Pietro Marchetti

8 Febbraio 2022 - Strasburgo - Nella notte tra il 6 e il 7 febbraio è deceduto all'età di 92 anni don Pietro Marchetti della Missione cattolica Italiana di Strasburgo. Da qualche tempo si trovava in una casa di riposo a Strasburgo a causa dell'età avanzata e di problemi di salute. Don Pietro era nato il 29 agosto 1929 a Savignone, in provincia di Genova. L'anno scorso così mi scriveva "Nell'Università di Pavia ho conseguito la laurea in chimica nell'anno 1955. Mi sembrava un sogno e un altro sogno avvenne dieci anni dopo, sempre a Pavia, quando il Signore ha voluto che diventassi suo Sacerdote". In seguito venne incardinato nella diocesi di Ivrea. Il 1 gennaio 1966 arrivava alla Missione cattolica italiana di Strasburgo, accolto dall'allora vescovo, Mons. Elchinger, con queste parole "Don Pietro, la Chiesa è diventata troppo un'istituzione giuridica … Deve diventare una famiglia". Il suo impegno pastorale è stata la catechesi e a questo riguardo mi diceva che la Missione cercava di trasmettere una catechesi semplice da diffondere nella famiglia. Importante è stata la sua devozione alla Madonna e ogni anno organizzava un pellegrinaggio a Lourdes nel mese di ottobre. Nel 2019 le Missioni cattoliche italiane di Francia hanno organizzato un convegno a Strasburgo. In questa occasione è stato possibile conoscere la sede della Missione. Il proprietario della struttura è l'Associazione Franco-Italienne de Saint François d'Assise – Mission Catholique Italienne de Strasbourg, il cui Presidente era don Pietro Marchetti. In una lettera dell'11 febbraio 2021 mi scriveva infine "Chiedo a Nostra Signora di Lourdes di accompagnarmi nella contemplazione della mia vita, della sua “Sorgente” e della sua eterna partecipazione alla gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Le esequie si terranno nella cappella della Missione cattolica italiana di Strasburgo. Il suo corpo riposerà nella tomba di famiglia in Italia. (Agostino De Agostini)

In Famiglia: del padre misericordioso

8 Febbraio 2022 - La seconda parabola in cui protagonisti sono ancora un padre e due figli, l’abbiamo ascoltata tutti almeno una volta. Quella che si usava chiamare la parabola del figliol prodigo, ma oggi anche “dei due figli”, o del Padre misericordioso, a seconda di quale sia il punto di osservazione con cui si vuole leggere questo racconto che l’evangelista Luca dipinge con la sua caratteristica attenzione ai particolari (Lc 15,11-32). L’accentuazione sulla figura del padre è forse quella che più da vicino interpreta l’intenzione teologica dell’autore, ovvero il desiderio di approfondire nell’ascoltatore la conoscenza del Signore, la comprensione della natura del suo amore di padre. In quest’ottica allora il figlio più giovane che chiede la sua parte di eredità al padre è solo fino ad un certo punto il protagonista. Lui sembra condurre la storia, perché prende l’iniziativa di andare con tutte le sue cose in un paese lontano e lì sperperare tutto quello che aveva in modo dissoluto. È il dramma della libertà: siamo liberi di perderci, di allontanarci da chi ci ha generato, di voler fare da soli, senza ascoltare chi vuole accompagnarci col suo amore. Si tratta di una discesa verso la solitudine, la fame che nella storia è fisica, ma per tutti noi può tradursi in fame d’amore. Il figlio più giovane, che vuole accorciare i tempi e pensa di poter fare la sua vita abbandonando la casa paterna, rappresenta ciascuno di noi quando non ci fidiamo di Dio, quando pensiamo che i suoi disegni su di noi siano delle imposizioni che ci tarpano le ali. Ma c’è un punto in cui si tocca il fondo - l’immagine di aver desiderio del cibo dei maiali rende con concretezza l’idea - un punto in cui la necessità induce a trovare un coraggio diverso dalla spacconeria di prima, il coraggio di “ritornare in sé ed alzarsi”. Sono due movimenti differenti, il primo indica una conversione radicale, un’inversione a U, un recuperare il filo della propria vita, ricordando e riacquistando la piena verità di se stessi, il secondo movimento è il dignitoso intendimento di stare in piedi di fronte al proprio peccato e presentarsi al padre con una sincera richiesta di perdono e di aiuto: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati” (Lc 15, 18-19). Ciò che avviene dopo è un colpo di scena, qualcosa che chi ascoltava e noi con lui non potevamo immaginare: il padre prende la scena, vede il figlio quando è ancora lontano - ovvero quando ancora non ha compreso chi sia il suo genitore - gli si contorcono le viscere di compassione e gli corre incontro, benché magari anziano. È lui che prende l’iniziativa e non lascia finire di parlare il figlio che si era preparata una supplica tutta umana, basata sulla sua sterile idea di giustizia. Invece non c’è accusa e pegno da pagare, la gioia del padre è nel fatto stesso che il figlio sia ritornato in vita dal buio di morte in cui era caduto. L’amore del padre converte il figlio ad un livello più profondo, gli rivela una paternità che non aveva osato neppure immaginare e che eppure era sempre stata lì a portata di mano. L’abbraccio del padre, che ha ispirato decine e decine di artisti, che è la piena manifestazione della misericordia di Dio potrebbe concludere la parabola, ma Gesù aggiunge un quadro: quello del fratello maggiore, l’uomo fedele che non ha mai disubbidito, che è sempre stato presso il padre. In lui sorge gelosia, invidia per la festa per quel fratello ingrato e impresentabile; egli dice di non aver mai ricevuto di che festeggiare coi suoi amici, sente una sproporzione, uno sbilanciamento, qualcosa di non equo. Ebbene sì, anche lui ha bisogno di conversione perché evidentemente la sua ubbidienza non è stata dettata dall’amore, quanto da un timore mal riposto, da un “dover essere” cieco, da contabile del dare ed avere. Chi non sa gioire per il fratello ritrovato dimostra di non conoscere davvero il padre che Gesù ci vuole mostrare. Quest’ultimo spiazza ogni nostra logica distributiva, è un Dio che non smette mai di commuoversi e scruta l’orizzonte per cercare da lontano il profilo di ogni figlio che a lui vuole tornare. E quelli che credono di essersi persi per sempre e quelli che credono di non essersi mai allontanati, tutti abbiamo bisogno di aprire ogni volta di nuovo gli occhi alla luce di questa Parola di vita che ci è offerta in qualunque punto della strada ci troviamo: Dio è più grande del nostro peccato così come di ogni merito che possiamo accampare. Tutto è Grazia nel suo cuore ed è quello il luogo in cui possiamo tornare, la casa accogliente che ci attende alla fine del cammino. (Giovanni M. Capetta - Sir)