Primo Piano

Genova: sassi e bastoni contro centro accoglienza minori migranti

23 Febbraio 2022 - Genova - Un raid «punitivo» contro i minori migranti non accompagnati ospiti nell’ex ostello della Gioventù del Righi, a Genova. Sassi, bastoni e insulti lanciati da altri giovanissimi. Il blitz è scattato lunedì sera. Una decina di persone incappucciate, con ogni probabilità minorenni, ha iniziato a lanciare sassi e bastoni contro le finestre della struttura. Gli ospiti, 17, sono scesi in giardino per affrontare i rivali. Gli operatori sono però riusciti a evitare il contatto tra i due gruppi. Sul posto sono intervenute diverse volanti della polizia e gli agenti della Digos. Quest’ultima ha escluso una matrice politica. Prima dell’arrivo degli agenti gli aggressori sono fuggiti. Non è escluso che gli aggressori stessero sfidando gli ospiti del centro dopo uno «sgarro» dei giorni precedenti. Nel pomeriggio alcuni residenti hanno presidiato la zona in segno di solidarietà ai migranti.

Mons. Perego: la GMMR aiuterà a leggere la realtà migratoria

22 Febbraio 2022 -

Alla vigilia dell’incontro dei vescovi italiani sul Mediterraneo a Firenze è stato annunciato il tema del Messaggio della prossima Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, che si celebrerà Domenica 25  settembre 2022.  

Il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata guarda al mondo della mobilità umana, di cui migranti e rifugiati sono i due volti più significativi. E con i migranti e rifugiati il Papa invita a costruire il nostro futuro, il futuro delle nostre città, delle nostre Chiese valorizzando le loro storie, la loro cultura, l’esperienza religiosa, il loro lavoro, la partecipazione attiva al mondo del volontariato e alla vita sociale. Senza i migranti e i rifugiati la nostra città e la nostra Chiesa rischia di essere più povera. 

Senza i migranti e i rifugiati anche la nostra speranza, il nostro futuro rischiano di essere indeboliti. Non sempre nelle nostre comunità c’è la consapevolezza di questo ‘valore aggiunto’, del ‘di più’ dei migranti. Si vedono i migranti solo come un peso, un costo e non si considera il grande apporto sul piano economico in molti comparti, la loro presenza nelle scuole e nelle Università, l’esperienza di quasi un milione di cattolici nelle nostre parrocchie, la ricchezza di un dialogo ecumenico con il mondo ortodosso e del dialogo religioso soprattutto con l’islam, la scelta in questi anni di un milione e mezzo di persone migranti di diventare cittadini italiani

La prossima Giornata aiuterà a leggere questa ricchezza e a considerarla importante per costruire il nostro futuro.

Mons. Gian Carlo Perego

Presidente Fondazione Migrantes e CEMi

Papa Francesco: “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”, il tema della prossima GMMR

22 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Questo il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo  25 settembre. Il tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” vuole evidenziare – spiega il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Integrale - l'impegno che “tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno”. “Costruire con” significa “innanzitutto riconoscere e promuovere il contributo dei migranti e dei rifugiati a tale opera di costruzione, perché solo così si potrà edificare un mondo che assicuri le condizioni per lo sviluppo umano integrale di tutti e tutte”. Il messaggio, suddiviso in sei sottotemi, approfondirà alcune componenti essenziali del contributo dei migranti e dei rifugiati – “reale e potenziale - alla crescita sociale, economica, culturale e spirituale delle società e delle comunità ecclesiali”, si legge nella nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede. Per favorire un’adeguata preparazione alla celebrazione di questa giornata, anche quest’anno la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale avvierà, a partire dalla fine di marzo, una campagna di comunicazione finalizzata a favorire una comprensione approfondita del tema e dei sottotemi del Messaggio attraverso sussidi multimediali, materiale informativo e riflessioni teologiche.

Migrantes Taranto: giovedì preghiera per l’Ucraina

22 Febbraio 2022 - Taranto - L'ufficio Migrantes e  la Stella Maris e Apostolato del mare della diocesi di Taranto, organizzano un incontro di preghiera per la pace in Ucraina. Parteciperanno cittadini ucraini,  russi, moldave, georgiane e delle altre nazionalitá per la pace in Ucraina. Ortodossi e cattolici si uniranno in una preghiera ecumenica. "Pregheremo il Signore nostro Gesù Cristo e la Vergine Santissima perché sia risparmiato il flagello della guerra", spiega Marisa Metrangolo, direttrice dell'ufficio diocesano Migrantes. La preghiera si svolgerà nella Chiesa di San Pasquale, a Taranto, giovedì 24 febbraio alle 16,00.

Perugia: preghiere per la pace tra Russia e Ucraina e per l’evento “Mediterraneo, frontiera di pace 2”.

22 Febbraio 2022 - Firenze - Anche la comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve prega per la pace tra Russia e Ucraina e per il buon esito dell’evento “Mediterraneo, frontiera di pace 2” (Firenze, 23-27 febbraio) promosso dalla Presidenza della Cei dopo il primo incontro a Bari di due anni fa. Lo annuncia, alla vigilia di quest’evento, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e suo promotore ispirato dalla profezia di Giorgio La Pira, il sindaco “santo” di Firenze impegnato per la pace fra le nazioni, organizzatore, nella città medicea, dei “colloqui mediterranei”. Saranno a Firenze Papa Francesco e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, domenica 27, il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, mercoledì 23 febbraio, e oltre centoventi tra vescovi e sindaci in rappresentanza delle Chiese e delle città di tre continenti che si affacciano sul Mediterraneo. Un evento più che mai necessario in un momento in cui soffiano forti venti di guerra. Sulla crisi russo-ucraina il cardinale Bassetti esprime la sua vicinanza alle popolazioni coinvolte, in particolare ai numerosi ucraini che vivono in Umbria (alcuni dei quali li conosce personalmente), chiedendo alla sua comunità diocesana di pregare incessantemente affinché prevalga la pace. "I nostri amici ucraini testimoniano giorno dopo giorno la loro grande trepidazione per quello che sta accadendo di irreparabile nel loro Paese – commenta il cardinale –. Il Signore, attraverso la sua Parola, ci esorta a preservare la pace, a costruire la pace dove essa è in pericolo. Lo chiede a tutti i cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà nell’essere uniti nella promozione della pace”. In vista dell’evento di Firenze "sento il dovere di dire una parola a tutti voi, che siete la mia famiglia diocesana", scrive Bassetti nel suo messaggio rivolto alla comunità perugino-pievese. "È un fatto di rilievo storico che le Chiese si incontrino in quanto mediterranee – prosegue il presule –, perché i problemi del mare nostrum vanno affrontati e risolti insieme. Occorre una visione poliedrica e non miope per affrontare le gravi crisi dell’area mediterranea. Anche l’incontro dei sindaci riveste un analogo valore storico e profetico. Nel pensiero di La Pira, le città sono il nesso attraverso cui passa la storia, perché è in esse e grazie ad esse che le giovani generazioni accolgono valori, sogni, tecnologie per far fronte alle sfide presenti". "Purtroppo, di fronte ad enormi problemi le comunità locali non hanno parola, perciò è giusto che le posizioni delle varie popolazioni vengano proposte ed ascoltate: siamo nella logica del Sinodo universale, per tutte le Chiese, voluto da Papa Francesco. La Pira, sindaco di una Firenze ancora in gran parte da ricostruire, dopo la fine della guerra e di fronte alle problematiche questioni abitative, disoccupazionali, e perfino riguardanti le nuove povertà del dopoguerra, considerò suo dovere scommettere il proprio futuro politico sulle 'attese della povera gente". "Il Mediterraneo è uno dei teatri massimi delle tensioni sociali" e, evidenzia Bassetti, "considerando a fondo la prospettiva lapiriana, sono convinto che c’è un bene comune del Mediterraneo, costruendo il quale si pone un tassello determinante e imprescindibile per l’intera famiglia umana. Sono certo che, come avvenne a Bari, i vescovi porteranno a Firenze la vita di comunità cristiane che vivono la loro comunione ecclesiale come germe dell’unità dell’intera famiglia umana: una realtà sacramentale e quindi fatta di grazia e di materia, una storia di liturgia, teologia, vita cristiana vissuta e orientata alla riconciliazione e alla fraternità nel segno profetico, così chiaro a La Pira e sancito dal Concilio Vaticano II e dalla Fratelli tutti di Francesco". "I sindaci mediterranei che hanno risposto all’invito del loro collega di Firenze, Dario Nardella – conclude il cardinale –, porteranno in quella città la storia di comunità provate dalla pandemia, dalla lunga crisi economica e dalle crisi migratorie; presenteranno il volto autentico di città in cui sono tuttora le macerie delle guerre. Proprio perché avranno negli occhi i bisogni di persone in carne ed ossa, bambini, giovani, anziani, con i loro desideri di vita, di benessere economico e di serenità, questi sindaci, ne sono certo, matureranno insieme desideri e proposte di vita, di benessere economico e serenità spirituale. Tutti ci sentiremo e saremo coinvolti. In una parola, tutti ci sentiremo impegnati a far crescere segni concreti di speranza".

Numeri e dinamiche della migrazione mediterranea: di cosa parleranno i Vescovi al tavolo di Firenze

22 Febbraio 2022 - Firenze - Poco più di 10mila persone migranti sono approdate in Europa nelle prime settimane del 2022 (sino al 14 febbraio). A portarli qui, un viaggio via mare da Asia e Africa attraverso il Mediterraneo. Chi sono? Per lo più uomini adulti, ma ci sono anche donne (l’8%) e minori (il 20%). In effetti, ogni cinque persone che arrivano, una è un bambino e, per la maggior parte, un bambino solo. I più di loro sono nati in Tunisia, Egitto, Bangladesh, Siria, Eritrea o nell’area subsahariana. Il gruppo più numeroso tra i minori non accompagnati è quello afghano. I Tunisini si sono imbarcati nel loro Paese, gli altri hanno dovuto transitare per la Libia: qui hanno trascorso mesi o anni in attesa dell’occasione di partire, hanno incontrato discriminazione e sfruttamento, si sono ritrovati imprigionati o in mezzo ai combattimenti. La traversata in mare non è stata semplice: 229 persone sono annegate o rimaste disperse. Si aggiungono alle 23.490 vittime registrate dal 2014, che fanno del Mediterraneo la rotta migratoria più letale al mondo. Chi è sbarcato lo ha fatto in Spagna (6.393 persone) e in Italia (3.913 persone), molti meno sono approdati tra Grecia, Cipro e Malta. Il rischio di naufragare è alto. Quando un’imbarcazione si trova in difficoltà, interviene spesso la Guardia costiera libica: oltre 30.000 persone sono state ricondotte in Libia nel 2021, con la prospettiva della detenzione fino al rimpatrio. Altre volte, il soccorso è offerto dalle (poche) navi umanitarie rimaste a pattugliare il Mediterraneo, ma, una volta a bordo, le difficoltà non sono finite e possono volerci giorni, addirittura settimane, prima che un Paese europeo metta a disposizione un proprio porto per lo sbarco. Appena la scorsa settimana, la ONG Sos Mediterranee ha dovuto attendere 4 giorni al largo prima di poter sbarcare a Pozzallo le 247 persone, in condizioni di salute precarie, che aveva tratto in salvo. È questo il quadro della migrazione mediterranea, dipinto da IOM e UNHCR, alla vigilia dell’incontro a Firenze dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo che inizierà domani. Tra i punti del loro confronto, il fenomeno migratorio non manca. D’altra parte, numeri e dinamiche non sono una novità, al punto che è ormai diventata automatica l’associazione tra Mediterraneo e migrazione violenta. Inedita può essere, tuttavia, l’occasione di affrontare il tema ad un livello meno spersonalizzato rispetto a quello delle politiche nazionali. A Firenze siederanno i rappresentanti delle realtà direttamente coinvolte dalla migrazione e dall’accoglienza: parrocchie, diocesi e organizzazioni religiose, promotrici dell’esperienza dei corridoi umanitari, l’unica forma attualmente praticata di immigrazione sicura per chi è costretto a partire, e città, che organizzando l’accoglienza diffusa hanno saputo costruire integrazione positiva e trarne opportunità per gli accolti e per il territorio. Vescovi e Sindaci sono coloro che guardano i migranti negli occhi, che, come dice Papa Francesco, sfiorano le loro mani: dal loro confronto ci si può attendere l’indicazione di una via nuova per una gestione della migrazione finalmente umana, che abbia al suo cuore le persone e i loro diritti. (Livia Cefaloni)

Cipro e Ue sottoscrivono memorandum d’intesa e un piano d’azione per un’accoglienza “in linea con le pertinenti norme e il diritto dell’UE”

22 Febbraio 2022 -
Roma - Un memorandum d’intesa e un piano d’azione dettagliato sono stati firmati ieri a Cipro dalla commissaria per gli affari interni Ylva Johansson e dal ministro dell’Interno cipriota Nicos Nouris. Nel programma sono coinvolti anche l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo, la Guardia costiera e di frontiera europea (Frontex) e Europol, per “istituire un sistema di gestione della migrazione ben funzionante e a prova di futuro, in linea con le pertinenti norme di accoglienza e il diritto dell’Unione” si legge nel testo del memorandum. Tra gli impegni presi da Cipro, mettere in atto “riforme strutturali e migliorare gli sforzi di coordinamento e collaborazione” nella gestione dei flussi mentre la Commissione garantisce sostegno operativo e finanziario. Le autorità di Cipro dovranno perciò migliorare la qualità delle procedure di prima accoglienza (con l’obiettivo di alleggerire il peso sul grande campo di Pournara, ad esempio) e delle condizioni materiali di alloggio dei richiedenti asilo; implementare correttamente le procedure di verifica delle domande di asilo, l’iter per gli eventuali rimpatri o i processi di integrazione soprattutto nel caso di minori non accompagnati. Il rispetto degli standard europei è il parametro di valutazione che uno “steering group” apposito dovrà monitorare nel verificare la corretta implementazione degli impegni.

In Famiglia: Ecco tua madre

22 Febbraio 2022 -   Nei Vangeli non mancano altri personaggi che incontrano Gesù mettendo al centro i loro legami di parentela. Viene in mente la supplica della donna siro-fenicia che chiede a quel rabbi ebreo di liberare sua figlia da uno spirito immondo (Mc 7, 24-30). È l’ostinazione di una madre disperata che riesce a fare breccia nel cuore di Gesù che le aveva detto di essere venuto per il popolo di Israele e non per i cagnolini, espressione con cui si indicavano gli stranieri. “Anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono dalla tavola dei padroni”: un’umiltà sconcertante, una fiducia senza confini, come quella della emorroissa che riesce a toccare il lembo del mantello di Gesù ed è guarita (Mt 9,20-22; Mc 5,25-34; Lc 8,43-48). Sono spesso donne che con la loro fede commuovono il cuore del Figlio di Dio, ma è quello che avviene anche con un padre come Giairo, che non si rassegna che la sua piccola figlia non si svegli più (Mc 5,21-43; Mt 9,18-26; Lc 8,40-56). Gesù “entra” con le sue viscere di misericordia nelle vicende delle famiglie che incontra, entra nelle case, non resta ad aspettare chi lo cerca nei luoghi del sacro. È già nella dinamica delle sue azioni che possiamo leggere i “segni” del suo amore per l’uomo e di fatto è la fede di chi gli si rivolge che emerge; è questa il presupposto con cui poi si possono riconoscere i miracoli. Ma il cuore di Gesù, la dimensione squisitamente umana del suo amore si rivela anche sulla croce. Proprio dove si sta compiendo il mistero della redenzione per tutti gli uomini, al culmine tragico e misterioso della sua missione, assunta in piena libertà secondo la volontà del Padre, Gesù vede sua madre. La donna che ha permesso la sua nascita, che lo ha accolto e lo ha seguito con amore totale e silenzioso fin sotto quella croce e che ora non si sottrae a quell’estremo dolore salvifico. Con lei c’è il discepolo amato e Gesù pronuncia le famose parole “Donna, ecco il tuo figlio!” E al discepolo “Ecco la tua madre!”. “E da quel momento - commenta il Vangelo - il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19,26-27). C’è un amore particolare, una premura filiale che accorcia in un attimo tutta la distanza che quel figlio “che doveva occuparsi delle cose del Padre suo” aveva dovuto mettere fra sé e la sua genitrice. La madre non viene lasciata sola, abbandonata ad un futuro che a quel tempo sarebbe stato di stenti e di precarietà. Gesù l’affida al discepolo amato ed anzi si tratta di un affidamento reciproco perché fra i due si crei una comunicazione e un’intimità che saranno linfa vitale per tutta la comunità dei primi credenti e fino a noi oggi. Colei che più di ogni altro essere umano ha saputo accogliere in sé la Parola di Dio permettendo che divenisse carne, ora è donata ai cristiani perché la sua maternità si riversi su loro per sempre. È lei la porta della speranza, lei un tramite ineguagliabile per accostarsi al mistero di Dio. E lei stessa diviene immagine della Chiesa nascente. Ci eravamo quasi scandalizzati quando Gesù aveva detto “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,31-34; Mt 12,46-50; Lc 8,19-21), ora capiamo che la sua volontà non è mai stata disconoscere l’immensa ed umile accoglienza del grembo che lo ha generato, quanto piuttosto che Maria, “figlia del suo Figlio” non si sarebbe limitata ad una gestazione biologica di Gesù, ma sarebbe stata per sempre l’archetipo del credente che ascolta la Parola e la mette in pratica fino a farla diventare vita dentro di sé. Maria è investita di una generatività non più nella carne ma nello spirito, attirando al cuore del Figlio tutti i cristiani nel corso della storia. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Istat: quasi un matrimonio su cinque con almeno uno sposo straniero

21 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020 sono state celebrate 18.832 nozze con almeno uno sposo straniero, in diminuzione del 44,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la quota sul totale dei matrimoni è rimasta praticamente invariata: il 19,4% rispetto al 18,6% del 2019. Lo certifica oggi l'Istat nel Reporto sui matrimoni in Italia. I matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano - riferisce l'Istituto di statistica italiano -a oltre 14 mila (circa 10 mila in meno rispetto all’anno precedente) e continuano a rappresentare la parte più consistente dei matrimoni con almeno uno sposo straniero: circa otto matrimoni su 10 con almeno uno straniero sono costituiti da coppie miste. Oltre i tre quarti dei matrimoni misti riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera (10.870, pari all’11,2% delle celebrazioni a livello nazionale nel 2020). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 3.453, il 3,6% del totale delle spose. Le cittadinanze coinvolte sono molto diverse a seconda della tipologia di coppia considerata. Gli uomini italiani che nel 2020 hanno sposato una cittadina straniera hanno una moglie rumena nel 18,0% dei casi, ucraina nel 14,9%, russa nel 7,5% e brasiliana nel 5,9%. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero hanno invece più frequentemente sposi con cittadinanza marocchina (15,5%) o albanese (10,6%). Il nostro Paese esercita poi una forte attrazione per numerosi cittadini provenienti soprattutto da paesi a sviluppo avanzato che scelgono l’Italia come luogo di celebrazione delle nozze. Ovviamente nel 2020 anche questa tipologia di matrimonio (rappresentata da coppie di entrambi stranieri in cui nessuno dei due è residente) ha subito una consistente flessione a causa delle restrizioni imposte alla mobilità internazionale, passando dai 4.094 del 2019 ai 918 del 2020 (-77,6%). Considerando solo i matrimoni di stranieri in cui almeno uno dei due sposi sia residente in Italia (depurati quindi dall’effetto del “turismo matrimoniale”), nel 2020 sono state celebrate 3.591 nozze (-39,4%). I più diffusi sono quelli tra cittadini rumeni (859 nel 2020, pari al 23,9% dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), nigeriani (607, pari al 16,9%) e ucraini (317, pari a 8,8%). Le ragioni di questi diversi comportamenti nuziali vanno ricercate, sottolinea l'Istat - "verosimilmente, nei progetti migratori e nelle caratteristiche culturali proprie delle diverse comunità, oltre che nella prevalenza maschile o femminile che le collettività presentano. In molti casi i cittadini immigrati si sposano nel paese di origine e i coniugi affrontano insieme l’esperienza migratoria, oppure si ricongiungono nel nostro Paese quando uno dei due si è stabilizzato". La quota di matrimoni con almeno uno sposo straniero è notoriamente più elevata nelle aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere, cioè al Nord e al Centro. In queste due aree del Paese quasi un matrimonio su quattro ha almeno uno sposo straniero mentre nel Mezzogiorno questa tipologia di matrimoni raggiunge l’11,3%. A livello regionale in cima alla graduatoria vi sono Umbria (25,8%), Lombardia (25,2%), Emilia-Romagna (25,1%) e Marche (24,8%).

CGIE: il ricordo dell’Ambasciatrice Tardioli

21 Febbraio 2022 - Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si aggiunge ai numerosi attestati di cordoglio che in queste prime ore della giornata giungono da tutto il mondo in seguito alla morte dell’Ambasciatrice d’Italia in Australia, Francesca Tardioli. "Abbiamo dialogato a più riprese dall’arrivo a Canberra dell’Ambasciatrice Tardioli riscontrando - si legge in una nota - una spiccata attenzione e sensibilità per la nostra Comunità, in particolare nelle situazioni emergenziali che hanno colpito quel continente e soprattutto nella fase pandemica, allorché si è trattato di riportare in Italia i nostri connazionali temporaneamente residenti in Australia e per portare ristori e aiuti ai bisognosi".  

Messaggio Papa per la Quaresima: giovedì la presentazione con la presenza di don Mostioli della pastorale rom

21 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - Anche l'esperienza nella pastorale rom alla presentazione del prossimo messaggio di Papa Francesco per la Quaesima. Giovedì prossimo, 24 febbraio, alle 11.30, presso la Sala Stampa della Santa Sede, infatti, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Papa dal titolo “Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti” (Gal 6,9-10a). A partecipare alla conferenza oltre a suor Alessandra Smerilli, segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; il card. Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento, membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e già presidente della Fondazione Migrantes,  anche  don Massimo Mostioli, della diocesi di Pavia, impegnato nella pastorale per i Rom nel solco dell’esperienza di fraternità avviata da don Mario Riboldi.

Mci Romania: il settimanale “Adeste” compie 10 anni

Ok21 Febbraio 2022 - Bucarest - 522 numeri in dieci anni di vita per il settimanale delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania.

In questi anni più di una volta mi sono sentito fare questa domanda: “ma come è nata la nostra rivista?”. Ho sempre dato la stessa risposta, spontanea: “è nata per poter avere uno strumento di collegamento e di informazione per gli italiani che sono lontani dalle nostre Missioni, ma anche per gli italiani che le frequentano”. Eravamo alla fine del 2011, anno in cui si era appena aperta la quinta delle Missioni Cattoliche di lingua italiana in Romania, quella di Cluj. Ora, con Oradea, sono sei. Immediatamente dopo la rivoluzione si era potuto riprendere a celebrare la Messa in lingua italiana presso quella che, fin dal 1916, veniva comunemente chiamata “la Chiesa Italiana di Bucarest” dove le comunicazioni liturgiche si erano potute riprendere normalmente solo dall’inizio del 1990. Nel 2004, con l’arrivo del mio confratello orionino, don Belisario Lazzarin, la suddetta Chiesa, intitolata al Redentore, che nel frattempo, era divenuta parrocchia, venne eretta a “Rettoria Italiana”. La delicatezza del vescovo, mons. Ioan Robu, fece sì che, proprio dal 1990, come primo parroco venisse nominato un etnico italiano, don Luigi Vittorio Blasutti, nato a Buzau da genitori italiani immigrati dal Friuli, nel periodo interbellico. Il nostro fondatore, San Luigi Orione, fin dagli inizi della fondazione della Congregazione, chiamata “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, aveva inviato i suoi sacerdoti, affinché si prendessero cura dei connazionali italiani, sia in Albania che in alcuni stati dell’America Latina. Questo per dire che la cura pastorale degli italiani emigrati all’estero fa parte del nostro carisma. Prima di me molti altri confratelli, sia in Europa che in altre nazioni del mondo, si sono occupati della cura pastorale e umana degli emigrati italiani come orionini, ma anche come sacerdoti della Fondazione Migrantes. Ecco che, anche in Romania, non poteva essere altrimenti. Infatti, per la cura pastorale degli italiani presenti, accanto a don Belisario, si affiancarono altri miei confratelli e con loro, grazie al benestare dei vescovi locali, si è potuto dare vita alle Missioni di cui accennavo prima: Bucarest; Iasi; Timisoara; Alba Iulia; Cluj e, da quasi un anno, si è aggiunta Oradea. Nel 2011 vi erano già cinque Missioni e ci si era resi conto molto chiaramente che molti italiani, pur desiderandolo, per via delle distanze geografiche, non riuscivano a frequentare le Missioni. All’ora nacque l’idea di fondare "Adeste". Fin dall’inizio apparve sia in forma cartacea che in forma telematica. Si è scelta anche quest’ultima modalità proprio per garantirne a tutti la fruizione (in Romania la rete internet è notoriamente buona e abbastanza diffusa sul territorio). Ma perché "Adeste?" Semplice, si era a Iasi nel periodo natalizio e al signor Pietro Marchettini, cofondatore e caporedattore, e a me, venne spontaneo dare al nostro settimanale il nome di uno dei più noti canti natalizi, inoltre, il nome stesso sottolinea l’invito alla partecipazione alla vita della comunità. L’abbiamo definito un settimanale di informazione e cura pastorale. Questo ha fatto sì che i contenuti principali trattati fossero di informazioni legate alla vita degli italiani, sia etnici che di recente immigrazione; notizie legate alla vita della Chiesa, in primis del Papa; alle notizie di pubblica utilità riprendendo anche quelle diffuse dalla nostra Ambasciata Italiana, ad esempio: ultimamente abbiamo dato ampia eco alla elezione del Comites; alle notizie provenienti dalle Missioni e, non da ultimo, alle letture della Messa domenicale sempre accompagnate da un breve commento. Da qualche anno siamo inoltre entrati a far parte della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici (FISC) nella sezione Estero. Certamente 10 anni ci fanno sentire ancora “piccoli” e ci rendiamo conto che abbiamo “molta strada da fare” riguardo al far sì che, anche grazie a questa nostra rivista, gli italiani presenti in Romania riescano ad essere più coesi e a “far Comunità”. Accennavo prima che uno dei contenuti sempre presenti nel nostro settimanale è la Parola di Dio domenicale con lo scopo di favorire la preparazione per quello che dovrebbe essere per tutti un appuntamento stabile e cioè la partecipazione fisica alla Messa. Soprattutto all’estero c’è bisogno di essere accompagnati in quella che è l’integrazione nel tessuto ecclesiale e sociale del territorio in cui si vive. A questo riguardo riteniamo importante sostenere i nostri connazionali tramite un passaggio graduale. Mi sento di dire che le nostre tradizioni, a livello di usi, costumi e sentimenti religiosi, sono molto profonde ed anche apprezzate. Siamo convinti che la partecipazione alla Messa in lingua italiana di ogni domenica, proprio perché a scadenza fissa e ravvicinata, sia per noi, che viviamo all’estero, la modalità più importante ed efficace di “fare comunità”, comunità attorno alla Parola di Dio, all’Eucaristia e tra di noi, ma anche con coloro che ci ospitano e che, per motivi di famiglia o di amicizia/lavoro, si sentono in comunione con noi. (p. Valeriano Giacomelli)  

La domenica del Papa: porgi l’altra guancia

21 Febbraio 2022 - Roma - Dopo aver ascoltato il discorso della pianura, discorso di benedizioni e minacce, le beatitudini così come Luca le propone, l’evangelista porta a conclusione le parole che Gesù ha pronunciato davanti la folla che lo ha seguito ai piedi del monte – per Matteo, infatti, è il discorso della montagna – nei pressi del lago di Tiberiade; parole che il Signore rivolge a coloro che hanno già scelto di seguirlo, abbandonando tutto. In questa domenica in primo piano è l’amore per i nemici, la rinuncia alla vendetta e alla violenza: “ma a voi che ascoltate io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano…” E c’è quella parola che sempre con maggiore difficoltà ascoltiamo nei momenti di difficoltà, di torti e ‘ferite’ subite: perdono. Quante volte sentiamo dalla viva voce di persone che hanno vissuto una ferita lacerante, un lutto: non posso perdonare, deve pagare per quello che ha fatto. Guai a non rispettare quel dolore vissuto, a mettere in secondo piano quella ferita lacerante. Ma la parola perdono non è un impedimento al cammino della giustizia, non cancella la colpa. Gesù arrestato, deriso, schiaffeggiato, ferito e morto sulla croce ci dice che il male, la violenza non si vincono con altro male; l’odio può essere vinto dall’amore. Il Vangelo oggi ci ricorda: “non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. Ecco il comandamento ‘altro’ e ‘alto’ che Gesù propone al credente: “amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano”. Parole quanto mai importanti in questi giorni in cui soffiano venti di guerra alle porte dell’Europa: “com’è triste, quando persone e popoli fieri di essere cristiani vedono gli altri come nemici e pensano a farsi guerra”, dice Papa Francesco all’Angelus. Proprio nei momenti più difficili il cristiano è chiamato a “non cedere all’istinto e all’odio, ma a andare oltre”. Ecco che torna quel porgere l’altra guancia, spesso così difficile da mettere in pratica. Francesco si domanda: davvero il Signore ci chiede cose impossibili, anzi ingiuste? “Porgere l’altra guancia – dice il Papa – non significa subire in silenzio, cedere all’ingiustizia. Gesù con la sua domanda denuncia ciò che è ingiusto. Però lo fa senza ira né violenza, anzi con gentilezza. Non vuole innescare una discussione, ma disinnescare il rancore: spegnere insieme l’odio e l’ingiustizia, cercando di recuperare il fratello colpevole”. La risposta più forte è la mitezza, e porgere l’altra guancia “non è il ripiego del perdente, ma l’azione di chi ha una forza interiore più grande, che vince il male col bene, che apre una breccia nel cuore del nemico, smascherando l’assurdità del suo odio. Non è dettata dal calcolo, ma dall’amore”. Certo non è facile amare i propri nemici, ma non mancano uomini che lo hanno fatto, come il cardinale François-Xavier Van Thuàn, che ha trascorso 13 anni nelle carceri vietnamite senza giudizio, e ai carcerieri che gli chiedevano perché li amasse, rispondeva: “Gesù me lo ha insegnato; e se io, come cristiano, non vi amo, non sono degno di portare il nome di cristiano”. O, ancora, il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, e Nelson Mandela che hanno fatto della non violenza la loro bandiera. “Se dipendesse solo da noi”, afferma ancora Papa Francesco all’Angelus, “sarebbe impossibile” amare i propri nemici. Ma “quando il Signore chiede qualcosa, vuole donarla. Quando mi dice di amare i nemici, vuole darmi la capacità di farlo”. È dunque grazie allo Spirito di Gesù che “possiamo rispondere al male con il bene, amare chi ci fa del male. Così fanno i cristiani”. Quando ci fanno un torto, qualcosa di male, afferma ancora il vescovo di Roma, “andiamo subito a raccontare agli altri e ci sentiamo vittime”. Invece “preghiamo per quella persona, per chi ci ha fatto del male”. Pregando “viene meno questo sentimento di rancore; pregare per chi ci ha trattato male è la prima cosa per trasformare il male in bene”. Una preghiera, infine, Francesco la chiede per i tanti medici, infermieri, volontari che stanno vicino, curano e aiutano gli ammalati, a volte subendo anche violenze. Dice: “comportamento eroico nel tempo del Covid, ma questa eroicità rimane tutti i giorni”. (Fabio Zavattaro - SIR)

Dall’Ucraina a Firenze: quando si parla di Mediterraneo si parla di pace

21 Febbraio 2022 - Firenze - Quant’è grande il Mediterraneo? Non finisce sulle spiagge sudeuropee, nordafricane o mediorientali. Non si limita neanche ai territori dei Paesi che bagna, né ai loro popoli. Il Mediterraneo va dall’Atlantico agli Urali, come diceva Giorgio La Pira, e in effetti, non solo gli eventi del Mediterraneo, come sassi in acqua, spandono i loro echi fin dentro i tre continenti, ma il ruolo strategico che questo mare svolge da millenni e per milioni di persone lo rende un riferimento naturale anche a grandi distanze. Il fenomeno migratorio ne è lo specchio migliore: dal Mediterraneo originano le difficoltà legate alla sua cattiva gestione insieme a pratiche virtuose, come i corridoi umanitari, che finiscono per riguardare una regione ben più vasta. In virtù di un così forte intreccio, l’attualità è destinata ad irrompere nel dialogo sul Mediterraneo che sta per aprirsi a Firenze, anche se oggi la crisi brucia lontano dal mare, sul confine ucraino. Nella confusione di dichiarazioni incrociate tra le quali si fatica a distinguere verità e propaganda, è certo che la militarizzazione russa della frontiera, che sia reale preludio di guerra o drastico strumento di pressione su NATO e Stati Uniti, ha già fatto riaccendere le tensioni tra separatisti filorussi ed esercito ucraino. Nell’Ucraina orientale si è tornati a sparare sui civili. Ne parleranno i Vescovi e i Sindaci mediterranei tra il 23 e il 27 febbraio. La suggestione è già stata evidente nella conferenza di presentazione dell’evento, quando la crisi ucraina è fatalmente emersa in ciascuno degli interventi. Non è un caso, d’altra parte, che il convegno dei Vescovi si chiami “Mediterraneo frontiera di pace”. Rinsaldare i legami da una sponda all’altra ha la mira di cementare la pace e irradiarla nella vastissima area di influenza mediterranea. Ad ogni frattura della pace, ovunque si apra, le acque del Mediterraneo si increspano: si può dire con don Tonino Bello che in qualunque angolo di mondo si accenda la guerra, noi, nel Mediterraneo, entriamo in crisi e dobbiamo agire. Da Firenze partirà certo un appello alla pace e magari, tramite i mezzi qui sperimentati del confronto e della diplomazia, la concreta azione per la pace invocata dal Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e ispiratore dell’incontro. (Livia Cefaloni)  

Mediterraneo frontiera di pace: parte da Santa Croce il dialogo

21 Febbraio 2022 - Firenze - I preparativi sono in corso da tempo, ma è stata la conferenza stampa di sabato 19 febbraio, ospitata nel Cenacolo della Basilica di Santa Croce, ad inaugurare ufficialmente il conto alla rovescia per il grande incontro sul Mediterraneo 2022, organizzato a Firenze tra il 23 e il 27 febbraio. Gli ispiratori dell’iniziativa, il Presidente della CEI, card. Gualtiero Bassetti, il Vicepresidente della CEI, mons. Antonino Raspanti, il Sindaco di Firenze  Dario Nardella e l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, hanno svelato i dettagli di un programma intenso, che, come ricordato con  dal sindaco, vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei Ministri di Interno ed Esteri, del Presidente del Consiglio, dei vertici di IOM e UNHCR, sino alla giornata finale, quando Papa Francesco ascolterà le conclusioni del confronto e celebrerà la Messa in Santa Croce, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Come ha spiegato il card. Betori, Firenze ospiterà due incontri, il convegno “Mediterraneo frontiera di pace” dei Vescovi dei Paesi mediterranei e il Forum dei Sindaci delle principali città che affacciano sul Mediterraneo: i tavoli si svolgeranno paralleli sugli stessi temi, cultura, emergenza sociale e sanitaria, ambiente e migrazioni, per convergere, alla fine, in una Carta di Firenze. Se la spinta all’incontro proviene dalle minacce che sfidano l’intera regione, quali le catastrofi causate dal riscaldamento globale e le disuguaglianze acuite dalla pandemia, il proposito è rivitalizzare il dialogo tra le sponde del Mare Nostrum, ragionare insieme, tenendo unite la visuale istituzionale e quella spirituale, e fissare i valori che dovranno ispirare in futuro le relazioni e l’approccio alle difficoltà comuni. La migrazione non potrà non essere al centro: perché il Mediterraneo ne è sempre stato un teatro naturale, ma, ancor più, perché da troppo tempo è diventato lo sfondo del suo volto peggiore, della migrazione ostacolata, respinta, disperata. Sarà Papa Francesco, una volta ancora, a ricordare a tutti questa centralità: il cuore del suo passaggio a Firenze sarà l’incontro con un gruppo di rifugiati accolti in città. (Livia Cefaloni)

Reggio Emilia: un Tavolo per il dialogo interreligioso

18 Febbraio 2022 - Roma - È nato a Reggio Emilia il Tavolo per il dialogo interreligioso, realizzato grazie al progetto “Strategie Interculturali per Costruire Coesione Sociale”-SICCS promosso dalla prefettura in partenariato con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il Centro interculturale Mondinsieme e la Fondazione E35. Finanziato nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020 (FAMI) gestito dal ministero dell'Interno, il tavolo opererà nell'ambito del consiglio territoriale per l'immigrazione. La sua attivazione ha l'obiettivo di costruire una rete di dialogo che dia voce, valorizzandolo, al contributo che le associazioni religiose e le comunità di origine straniera del territorio legate ai luoghi di culto possono offrire per affrontare al meglio le complessità e le sfide dell'integrazione dei migranti, soprattutto i giovani, perché possano esercitare pienamente nell'alveo della Costituzione diritti e doveri dei cittadini. Alla Costituzione ha fatto riferimento, intervenuto da remoto per aprire i lavori del tavolo, il direttore centrale degli Affari dei culti e per l'amministrazione del Fondo edifici di culto (Fec) Fabrizio Gallo,  definendola la «cornice di questo progetto, all’interno della quale vengono affermati due principi: la libertà religiosa e la pratica pattizia». Affermarli e realizzarli «significa che lo Stato si siede al Tavolo con le confessioni religiose per stabilire insieme ad esse il modello delle relazioni», fondato sulla libertà religiosa, «architrave su cui si costruisce il nostro Stato». In questo consiste la ragion d'essere del Tavolo che, ha spiegato il prefetto Rolli, «rappresenta la volontà concreta di porre basi solide per il cambiamento e il benessere della società e dei nostri ragazzi» cercando di «allargare lo sguardo, partendo da una visione generale». Alla riunione di insediamento hanno partecipato - oltre, tra gli altri, al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, ad altri amministratori locali del territorio provinciale e a rappresentanti di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri - 8 referenti della comunità islamica reggiana e provinciale, 3 delle chiese evangeliche-protestanti, 2 della chiesa ortodossa, 2 della confessione induista, 2 della comunità Tamil, 2 di associazioni buddiste, 2 referenti Sikh, 1 rappresentante della chiesa cattolica e, infine, 1 portavoce della comunità Bahà'i. Tra le tematiche emerse durante gli interventi, il dialogo con il diverso/nuovo, il tema dell'intervento e del recupero di comportamenti devianti tra i giovani, il problema della discriminazione a scuola e al lavoro, i temi della trasmissione della cultura, della necessità di spazi di aggregazione, della formazione, sia interculturale che sul piano della comunicazione, per gli educatori e formatori e per i rappresentanti delle autorità. «Questo territorio si è misurato, e continua a misurarsi, dall’educazione, alla cultura, al welfare, con i concetti di diversità e dialogo interreligioso», ha osservato il sindaco Vecchi con riferimento, in particolare, alle problematiche e al disagio che esprimono i giovani, rivolgendo a tutti un invito: «Prendiamoci carico delle nuove generazioni con un impegno di lungo periodo».

L’anima di un popolo

18 Febbraio 2022 - Ogni giorno il pensiero si ferma sulla tensione tra Russia e Ucraina e sulle conseguenze nel mondo. La preoccupazione porta alla memoria la sofferenza immane di un popolo che ha conosciuto in tempi non molto lontani il terrore di un regime che ha massacrato e distrutto in nome di quell’ "uomo nuovo", l’uomo senz’anima, che voleva realizzare. La tragedia, narrata nel libro “Il martirio della Chiesa cattolica in Ucraina” di padre Pavlo Vyshkovskyy, si leva oggi come un monito al mondo. Giovanni Paolo II il 23 giugno 2001 a Kiev se ne fece interprete: “Terra d’Ucraina intrisa del sangue dei martiri grazie per l’esempio di fedeltà al Vangelo che hai offerto ai cristiani di ogni parte del mondo. Tanti tuoi figli e figlie hanno camminato in piena fedeltà a Cristo, molti hanno spinto la loro coerenza fino al sacrificio supremo. La loro testimonianza sia, per i cristiani del Terzo Millennio, di esempio e di sprone”. Sono parole che, in un contesto diverso, dicono della grande dignità di un popolo sul quale oggi aleggia la minaccia di una guerra, di un ennesimo atto di disumanità, di un’ennesima percossa agli innocenti e ai piccoli. “La sera noi bambini - si legge in una delle testimonianze raccolte nel libro di Vyshkovskyy - stavamo in ginocchio e pregavamo insieme a papà che leggeva sul libro delle preghiere. Dopo aver pregato ci dava la ‘lezione’: Bambini miei non tradite Dio neanche per un istante, anche nelle persecuzioni più orribili o nelle difficoltà. Non prendete cose non vostre, non fate del male a nessuno, non sparlate, aiutate gli altri e tutto vi andrà bene”. Ecco l’anima di un popolo, una luce che oggi si pone come risposta disarmata nel buio delle minacce e dei rumori delle armi. Non ne terranno conto i poteri politici ed economici che si stanno fronteggiando ma già per entrambi si sta profilando un severo giudizio. Non a caso il popolo ucraino chiede solidarietà ad altri popoli, chiede loro di non rimanere alla finestra e di prendere la parola. L’Ucraina è un Paese con forte vocazione europea. Tutta la sua storia è segnata da eventi che testimoniano quanto profondamente essa, nella sua libertà, è stata legata al destino dei popoli vicini sia nella parte orientale che in quella occidentale. Questo duplice legame ha radici nella fede cristiana, la fede che ha accompagnato l’Ucraina nel suo cammino verso la libertà e la pace che oggi sono ancora minacciate. Ed è a motivo di questa fede testimoniata spesso fino alla morte che la domanda più insistente è per una vicinanza nella preghiera perché, ricordava il Papa polacco, questa è l’unica azione dell’uomo a cui Dio riconosce piena efficacia. (Paolo Bustaffa)

Ass. Papa Giovanni: dal 21 febbraio mostra itinerante che combatte le discriminazioni verso rom e sinti

18 Febbraio 2022 -
Rimini - Il prossimo 21 febbraio toccherà a Rimini ospitare “Romanipen. Identità e storia della cultura romanì”, la mostra itinerante che ha l’obiettivo di combattere la discriminazione di Rom e Sinti, stimolandone e favorendone l’inclusione nelle comunità locali in tutta Europa. L’esposizione, facente parte del progetto “Latcho Drom” e finanziata dal Right Equality and Citizenship Programme dell’Unione europea, è costituita da una mostra multimediale a cui si affiancano laboratori nelle scuole, corsi di formazione per operatori del settore e strumenti di sostegno per la regolarizzazione dei titoli di soggiorno di persone appartenenti al popolo Rom. Un percorso formativo e di sensibilizzazione alla cui guida c’è la Comunità Papa Giovanni XXIII, e che oltre a Rimini prevede tappe a Roma e Torino. L’appuntamento di Rimini si terrà presso la parrocchia Sant’Agostino (via Cairoli, 36) dalle 17 alle 19, con la conferenza di apertura dal titolo “In viaggio verso l’inclusione”, da seguire sia in presenza sia on line (al sito apg23.org). L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 26 febbraio, dalle 14 alle 19. Direttore della mostra è Rašid Nikolić, marionettista e attivista della cultura Rom, dalla storia personale complessa e difficile: la fuga dalla guerra in Bosnia, l’esilio da bambino come rifugiato politico a Berlino, gli anni dell’infanzia in un campo nomadi di Torino. “Circa il 25% della popolazione Rom e Sinta in Italia vive nel degrado, mentre il restante vive regolarmente in abitazioni o situazioni autonome. – spiega Natascia Mazzon della Comunità Papa Giovanni XXIII, curatrice del progetto insieme a Lucia Sandiano –. Eppure il mondo mediatico tende ad enfatizzare le dinamiche delle fasce marginali, lasciando credere che Rom sia sinonimo di persona restia a qualsiasi percorso di inclusione. È la stessa esistenza dei campi a creare l’emarginazione sociale. Con questo percorso presenteremo storie ed eventi che mostreranno quanto di buono fiorisce in questa cultura e tradizione tanto straordinaria quanto sconosciuta. Camminare insieme, al fianco del popolo Rom, è possibile”.

Guterres (Onu): 50.000 migranti morti nel mondo negli ultimi 7 anni

18 Febbraio 2022 -
Roma - Negli ultimi sette anni sono morti nel mondo almeno 50.000 migranti e “il numero attuale è sicuramente più alto. Dietro ogni numero c’è un essere umano. Sono morti mentre cercavano di raggiungere ciò che tutti desideriamo: opportunità, dignità e vita migliore. Le loro morti sono una vergogna collettiva”. Lo ha detto António Guterres, segretario generale dell’Onu, in apertura della riunione sul Patto globale per migrazioni sicure, regolari e disciplinate. “Prevenire la perdita di vite umane, anche tramite soccorsi in mare – ha sottolineato – è un imperativo umanitario e un obbligo morale e legale. Che siano migrazioni volontarie o forzate, formalmente autorizzate o no, tutti gli esseri umani devono essere rispettati nei diritti e nella dignità. Dobbiamo eliminare il traffico di esseri umani, dobbiamo porre fine allo sfruttamento della vulnerabilità”. Guterres ha ricordato che l’80% della popolazione che migra lo fa in maniera ordinata e regolare. “Ma la migrazione non regolamentata continua a comportare un terribile costo umano – ha osservato -. I grandi flussi migratori oggi sono gestiti essenzialmente da trafficanti di esseri umani. E questo è del tutto inaccettabile. Questi criminali derubano le persone dei loro diritti fondamentali, rubano i loro sogni e causano seri problemi in molti Paesi del mondo. Con donne e ragazze prese di mira ancora e ancora”. L’unico modo “per spezzare la morsa di contrabbandieri e trafficanti – ha sottolineato – è stabilire percorsi per la migrazione regolare in stretta collaborazione tra i Paesi di origine e quelli di destinazione. Dobbiamo proteggere meglio i migranti in situazioni vulnerabili, compresi quelli colpiti dai disastri e dalla crisi climatica. E dobbiamo espandere e diversificare percorsi basati sul diritto alla migrazione regolare, per affrontare le carenze del mercato del lavoro e promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Dobbiamo fare di più per garantire che i rimpatri e le riammissioni siano sicuri, dignitosi e nel pieno rispetto degli obblighi previsti dal diritto internazionale”.

Caserta: migranti volontari curano piazze della città

17 Febbraio 2022 - Caserta - Continua il tour dei cittadini stranieri nei beni comuni del territorio del comune di Caserta. E in particolare nelle aree più a rischio, quelle lasciate spesso ai margini, lontano dai riflettori e che invece più di altre necessiterebbero di azioni mirate. Sabato 19 febbraio (dalle 10 alle 13) i volontari, tra questi anche i minori non accompagnati ospiti delle strutture di accoglienza di Cidis onlus, saranno in piazza Cavour, rifersice l'agenzia Ansa - cuore del quartiere popolare noto come "rione Tescione", per un intervento di rigenerazione urbana. Al loro fianco don Gianmichele Marotta della chiesa di San Pietro in Cattedra, un referente dell'amministrazione comunale e i residenti del quartiere per un'opera collettiva di protezione ambientale e responsabilità sociale. I migranti, pianteranno alberi, installeranno nuovi cestini, effettueranno piccoli interventi di manutenzione e provvederanno anche alla pulizia  affinché possa tornare fruibile per i bambini e le famiglie. Gli stranieri intendono, con questa iniziativa, lanciare anche  un messaggio di tipo sociale, ovvero dimostrare a tutti che la piena volontà di contribuire al miglioramento dei servizi pubblici e alla crescita della qualità di vita della comunità va di pari passo con il desiderio di integrarsi e fare rete sul territorio.