Primo Piano

Ucraina: il viaggio dell’arcivescovo Gallagher

19 Maggio 2022 -

Milano - La preghiera per le vittime della guerra e una benedizione all’intero Paese dalla terrazza della curia cattolica di Leopoli. È iniziata con questi due gesti la visita in Ucraina dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, dove è giunto ieri mattina e dove resterà probabilmente fino a domenica. Gratitudine è stata espressa dall’arcivescovo latino di Leopoli e presidente ad interim della Conferenza episcopale ucraina, Mechyslav Mokshytskyi, per «la visita del rappresentate inviatoci dal Papa».

E anche ieri il Pontefice ha fatto sentire la propria voce all’udienza generale sottolineando che «ci sono uomini di legge, di scienza, di religione persino, che confondono il persecutore con la vittima, imputando a questa la responsabilità piena del proprio dolore». Oggi il rappresentante vaticano incontrerà il metropolita greco-cattolico di Leopoli, l’arcivescovo Ihor Wozniak. E alla missione di Gallagher ha fatto riferimento anche il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, rispondendo ai giornalisti a margine di un incontro all’Università Cattolica di Milano. «Vediamo come va questa visita di Gallagher in Ucraina – ha detto Parolin – e al suo rientro faremo una valutazione». Per ora, però, ha ribadito il cardinale, «non c’è da parte del Papa l’intenzione di andare in Ucraina ». Del resto lo stesso Pontefice, pur dichiarandosi disposto a fare di tutto per la pace, aveva precisato che occorre valutare molto bene l’ipotesi di una sua visita. Lo stesso Parolin ha risposto anche sulla questione dell’invio delle armi all’Ucraina, tema che sta dividendo l’opinione pubblica e gli schieramenti politici. «Io guardo al Catechismo della Chiesa cattolica – ha risposto il cardinale – che dice che c’è il diritto alla difesa armata a determinate condizioni che devono essere rispettate perché si possa parlare di una guerra giusta. Il problema delle armi si colloca all’interno di questo contesto». Altro tema, la possibile mediazione da parte della Santa Sede. Il segretario di Stato vaticano è stato chiaro: «Il discorso è che ci deve essere la disponibilità da parte di entrambi – Russia e Ucraina – ad accettare una mediazione della Santa Sede», precisando che «la Santa Sede non può imporsi, può offrirsi, cosa che ha fatto ripetutamente». E intervenendo al dibattito in Cattolica, il cardinale ha sottolineato che «occorre rilanciare il sistema di relazioni internazionali e il ruolo degli organismi internazionali – come l’Onu –, che sono in crisi, ma che la Santa Sede ha sempre sostenuto e in cui ha sempre riposto la fiducia». (Enrico Lenzi - Avvenire)

Migrantes Taranto: domenica Festa dei Popoli con mons. Santoro

18 Maggio 2022 -
Taranto - Si svolgerà domenica, 22 maggio, a Taranto, la festa dei Popoli promossa daIl Direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes. La celebrazione, nella cattedrale della città, sarà presieduta dall'arcivescovo, mons. Filippo Santoro. Parteciperanno le comunità etniche dei Popoli presenti in diocesi con i loro costumi, e si pregherà con le varie lingue, per un momento di grande fratellanza e d’ integrazione. "Il rispetto delle culture e dei Popoli che ci prefiggiamo - spiega la direttrice Migrantes, Marisa Metrangolo -  trova fondamento nel dialogo e nella pace, in un momento così drammatico nel cuore dell’Europa cristiana. Vogliamo essere vicini al popolo ucraino, pregare per la pace, senza trascurare, andando con lo sguardo oltre l’Europa, le decine di conflitti sanguinosi nel resto del mondo". Alla celebrazione, oltre ai sacerdoiti che seguono le diverse comunità etniche, anche don Marco Yaroslav, direttore Migrantes dell'Esarcato Apostolico dei cattolici Ucraini in Italia.

Migrantes: venerdì a Milano la presentazione del Diritto d’Asilo

18 Maggio 2022 -
Milano - Sarà presentato Venerdì 20 maggio a Milano, presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca l'edizione 2021 del "Il diritto d'asilo",  della Fondazione Migrantes. Alla presentazione interverranno Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes e curatrice del Rapporto, Paolo Bonetti, professore associato di diritto costituzionale Università Milano-Bicocca, coautore del Rapporto e socio ASGI, Irini Papanicolopulu, professore associato di diritto internazionale Università Milano-Bicocca; Alessia Di Pascale, professore associato di diritto dell'Unione Europea Università di Milano e Gianfranco Schiavone, coautore del Rapporto, presidente di UICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiato Onlus e socio ASGI.

Genova: donne e naufragi

18 Maggio 2022 - Genova - Si apre domani a Genova, al Galata Museo del mare (fino al 26 giugno), la mostra “Naufraghi e naufragi” di Barbara Pietrasanta, curata da Elisabetta Polezzo. Una singolare iniziativa
d’arte che si sviluppa intorno al naufragio inteso come metafora della vita, in senso reale ed esistenziale.
«Persi i punti fermi, la realtà è diventata liquida, non ci sono punti dove approdare...  Naufragano le navi ma anche i sogni, le unioni, i progetti», spiega la nota di Polezzo.
Allo stesso tempo il naufragio è un tema universale che tristemente attraversa la nostra contemporaneità e la storia dell’umanità col suo tributo di vite perdute e l’eredità di vite da
ricostruire, rimanendo inciso nella cultura popolare, nell’arte e nella letteratura.
La mostra lo affronta con una sensibilità al femminile: protagoniste sono le donne dipinte a olio su grandi tele.

Migranti: in 450 su un peschereccio

18 Maggio 2022 -

Roma - Cresce, non molto, il totale degli sbarchi di immigrati sulle coste italiane rispetto allo scorso anno, ma cambiano le rotte, ed è un vero boom della rotta turca che porta sulle coste calabresi e di quella che parte dal territorio libico orientale, al confine con l’Egitto. I trafficanti di uomini intercettano nuovi flussi di profughi, sempre più asiatici, soprattutto afghani. E quasi scompaiono i subsahariani. Meno gommoni e più barche a vela (rotta turca) e pescherecci (rotta Libia orientale). L’ultimo peschereccio, con 450 persone, è approdato a Pozzallo ieri mattina. Proviene da Tobruk come altri 5 arrivati quest’anno in Sicilia. Altri pescherecci con scritte arabe sono arrivati a più riprese in Calabria, sia a Roccella Jonica che a Crotone. Ma nei due porti calabresi sono approdate soprattutto barche a vela, provenienti dalla Turchia. Cinque tra domenica e lunedì, con quasi cinquecento persone, nel piccolo centro della Locride. Altrettante barche, con 359 profughi, approdate in tre giorni nel capoluogo pitagorico (due anche in Puglia nel Salento con 140 persone). E in Calabria cresce la preoccupazione. Dall’inizio dell’anno sulle coste reggine sono arrivate 18 barche (17 a Roccella e una a Siderno), per un totale di quasi 1.900 profughi. In quelle crotonese le barche approdate sono state 15 con 1.200 persone. Una con 55 persone a Guardavalle Marina nel Catanzarese, al confine con la Locride. Siamo a quasi 3.200 sbarcati in poco più di quattro mesi. Erano stati solo 200 nello stesso periodo del 2021, anno considerato record. Un aumento di 15 volte, il 1.500%. E parliamo della stagione più sfavorevole da un punto di vista meteorologico. Ricordiamo che lo scorso anno sulle coste calabresi arrivarono più di 7mila profughi. Se quest’anno si proseguirà con questo ritmo arriveremo a svariate decine di migliaia. Che le rotte calabresi siano attualmente le più appetibili per i trafficanti, lo dimostra un raffronto col totale degli approdi sulle coste italiane. Secondo i dati del ministero dell’Interno fino ad oggi sono arrivate 15mila persone, rispetto alle 13.357 del 2021. Le oltre 3mila approdate in Calabria rappresentano più del 21%. Numeri mai visti. In realtà alcune barche sono state “dirottate” dal nostro sistema di soccorso sui porti siciliani di Augusta e Pozzallo per alleggerire la pressione soprattutto su Roccella Jonica che non ha centri di accoglienza. Si tratta di due barche a vela con 258 persone intercettate ancora al largo, all’altezza di Capo Spartivento, e accompagnate nei porti siciliani o dalle quali gli immigrati sono stati trasbordati sulle imbarcazioni di Guardia costiera e Guardia di Finanza. Ci sono poi i sei pescherecci giunti dalla Libia orientale con 2.011 profughi e anch’essi fatti approdare in Sicilia. In tutto altre 2.269 persone che aggiunte alle 3.200 portano le persone approdate dalle rotte turca e libica orientale a quasi 4.500, addirittura il 30% del totale. E questo conferma il calo delle partenze dalla Libia occidentale. Lo conferma anche la nazionalità degli sbarcati. L’ultima barca a vela arrivata a Roccella nella notte di lunedì aveva 97 persone a bordo, 93 afghani. Una presenza in forte aumento in questi mesi, effetto della fuga dal regime talebano. Alte anche le presenze di siriani, iraniani e iracheni, soprattutto di etnia curda. Gli africani sono soprattutto egiziani e tunisini (rotte tradizionali) e sempre meno subsahariani. Rotte molto più remunerative per i trafficanti. Si scelgono nuovi “disperati”, per viaggi apparentemente più sicuri. Senza la presenza delle navi delle Ong, solo quelle delle nostre forze dell’ordine. (Antonio Maria Mira - Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 15.004 persone migranti sulle coste italiane

17 Maggio 2022 -
Sono 15.004 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno secondo il dato diffuso dal ministero dell'interno aggiornati alle 8 di questa mattina. Di questi 2.482 sono di nazionalità egiziana (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (2.327, 15%), Tunisia (1.659, 11%), Afghanistan (1.333, 9%), Siria (908, 6%), Costa d’Avorio (695, 5%), Eritrea (485, 3%), Guinea (482, 3%), Iran (379, 2%), Sudan (316, 2%) a cui si aggiungono 3.938 persone (26%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 1.552 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Aversa: Festa dei Popoli, la diocesi accoglie e premia le scuole

17 Maggio 2022 - Aversa - Venerdì prossimo, 20 Maggio 2022, la diocesi accoglierà i dirigenti scolastici e i docenti referenti dei vari istituti scolastici per la cerimonia di consegna dell’attestato di partecipazione alla XI Edizione di Festa dei Popoli Aversa. “Vogliamo vivere con le scuole un momento di gioia e di confronto, ma soprattutto di ringraziamento per essere stati nostri compagni di viaggio anche in questo difficile anno, ancora fortemente segnato dalla pandemia”, annunciano le professoresse Lina Ingannato  e Mariolina Ferraro, referenti per il “Percorso Scuola” dell’iniziativa diocesana che, sin dal lontano 2011, è diventata un evento-guida sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione e della promozione multiculturale. “Esserci fa la differenza – proseguono le due docenti – e tutti insieme abbiamo dato un segnale di unità e di speranza, quella speranza che non può venir meno soprattutto nei momenti di difficoltà che abbiamo vissuto e che stiamo ancora affrontando. ” La cerimonia in programma venerdì prossimo si svolgerà presso la Sala Guitmondo del Seminario Vescovile di Aversa e vedrà la partecipazione del vescovo di Aversa, S.E. Mons.  Angelo Spinillo, e del Vescovo Ausiliare di Pozzuoli, S.E. Mons. Carlo Villano. Nell’occasione verranno presentati i video relativi ai due laboratori inseriti quest’anno nel “Percorso Scuola”: “Pace in tutte le lingue” e “Gocce di memoria”. Le attività della “Festa dei Popoli 2022” avevano preso il via il 9 dicembre 2021 con la Preghiera Interconfessionale nella Chiesa Cattedrale e si concluderanno domenica 29 maggio ad Aversa, in Piazza Municipio, con un evento all’insegna della musica e dell’aggregazione multiculturale.  

Protocollo intesa per piena integrazione nel tessuto sociale ed economico dei cittadini stranieri vulnerabili

17 Maggio 2022 -
Roma - Formare e avviare al lavoro nel settore edile rifugiati e altri migranti vulnerabili, al fine di accompagnare il loro percorso verso l’autonomia e per sostenere la crescita trainata da super bonus e Pnrr: questo l’importante duplice obiettivo del protocollo d’intesa triennale firmato congiuntamente dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, dal presidente di Ance, Gabriele Buia e dai segretari generali di Fillea-Cgil, Alessandro Genovesi, Filca Cisl, Enzo Pelle e il segretario della Feneal Uil Francesco Sannino. Un documento alla cui elaborazione hanno collaborato anche Unhcr e Anci. La collaborazione tra governo e parti sociali mira all’inserimento socio-lavorativo di almeno 3mila persone, tra richiedenti e titolari di protezione internazionale o temporanea, titolari di protezione speciale, minori stranieri non accompagnati in transizione verso l’età adulta ed ex minori stranieri non accompagnati (msna). I destinatari, individuati nei Centri di Accoglienza Straordinaria e nel Sistema di Accoglienza e Integrazione saranno inseriti nei percorsi di formazione delle scuole edili, coordinate dall’ente paritetico Formedil e faranno esperienze sul campo con tirocini da svolgersi direttamente presso le imprese di settore. Per i minori stranieri non accompagnati e per coloro nel frattempo diventati maggiorenni sono previsti anche interventi pilota basati sull’attivazione di contratti di apprendistato. «Una grande opportunità per i lavoratori e per il Paese - ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando - poiché formazione e lavoro sono sempre leve straordinarie per favorire l’integrazione, consentendo ai migranti di costruirsi una nuova vita in Italia e di contribuire alla crescita del nostro Paese. Le parti sociali hanno saputo leggere bene questa situazione, guardando ai più vulnerabili, con lo scopo di rispondere a un forte fabbisogno di manodopera. Recepiamo così la Partnership on Integration siglata tra Commissione Europea, associazioni datoriali e sindacati europei - ha chiosato Orlando - calandola operativamente nella realtà italiana e nelle esigenze del nostro sistema produttivo. Lo facciamo anche guardando al futuro di chi fugge dalla guerra in Ucraina e cerca qui protezione, accoglienza e integrazione. Mi auguro di firmare presto accordi analoghi attivi anche in altri settori». «Il protocollo - ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese - intende fornire la risposta ad un bisogno concreto, quello di favorire l’inserimento lavorativo in un settore strategico dell’economia nazionale, come quello dell’edilizia, di cittadini stranieri vulnerabili. Di fronte ai movimenti migratori, che hanno una natura strutturale, occorre - ha aggiunto la titolare del Viminale - che la nostra società rafforzi velocemente la sua capacità di resilienza, dimostrandosi capace non solo di accogliere le persone bisognose, ma anche di trarre forza dalla loro piena integrazione nel tessuto sociale ed economico. Sono certa - ha concluso il ministro Lamorgese - che il protocollo, per la cui definizione ringrazio il ministro Orlando, il presidente Buia e tutte le parti sindacali, rappresenti un modello importante che potrà stimolare nuove forme di alleanza tra pubblico e privato in settori sempre più ampi dell’economia nazionale».

Circo: solidarietà e spettacolo all’appuntamento “Per la pace in Ucraina”

17 Maggio 2022 - Peschiera Borromeo - Sabato 11 giugno, alle ore 20.00, presso il Piccolo Circo dei Sogni di Peschiera Borromeo (Milano), avrà luogo “Per la pace in Ucraina”, un gran galà di beneficenza il cui incasso sarà devoluto all’associazione Charity in the World Odv per il progetto “SOS Ucraina”. Paride Orfei, figlio dell’indimenticabile Nando, particolarmente sensibile alla tematica della guerra, ha scelto di schierarsi e offrire le sue arti per raccogliere fondi e manifestare il proprio sentimento di solidarietà. Così, a grande richiesta, torna a calcare il palcoscenico da protagonista con uno show ibrido, in cui si fonderanno racconti di vita, musica live e arte circense. “Le mille e una notte”, proposto durante l’appuntamento “Per la pace in Ucraina”, è uno spettacolo inedito, voluto e ideato da Paride Orfei, dove quest’ultimo condenserà parti della sua storia personale e della sua espressività artistico-musicale. Davanti al microfono lo showman mostrerà le sue capacità oratorie per narrare le radici itineranti e dal sapore esotico, con aneddoti sulla famiglia Orfei, una delle più importanti del panorama circense italiano e mondiale, mescolandole alle note. Per l’occasione, infatti, canterà e suonerà alcuni nuovi brani composti di suo pugno, sotto la direzione artistica del maestro Michele Schembri, imbracciando talvolta la chitarra elettrica e talora il basso. A supporto ci sarà la Primeval Sun Band e la corista Tammy. E sullo sfondo, molteplici numeri di eccellenti artisti circensi che si destreggeranno con giocoleria, contorsionismo, acrobatica, equilibrismo, discipline aeree, etc. Paride Orfei, classe 1963, noto ai più per la carriera sotto lo chapiteau (tendone del circo), vanta un passato nella musica: nel 1983 ha inciso il 45 giri dal titolo "Un immenso bisogno di te" e poi nel 1991 l’album “Una sera… Steve McQueen” prodotto con Cristiano Malgioglio. La performance sarà preceduta dalla consegna dei premi “Giocaitalia 2022” da parte di Sebastiano Sandro Ravagnani ad alcuni personaggi del mondo dello spettacolo.

Cammino sinodale delle Chiese in Italia: dall’incontro dei referenti diocesani all’Assemblea Generalein un clima di ascolto

17 Maggio 2022 - Roma - Un clima positivo e propositivo, caratterizzato dal desiderio di raccontare e condividere la creatività dei territori, ha contraddistinto il secondo incontro dei referenti diocesani del Cammino sinodale che si è concluso domenica a Roma. All’appuntamento, aperto il 13 maggio, hanno preso parte 242 referenti (laici, presbiteri e diaconi, consacrate e consacrati) e 12 Vescovi delegati dalle Conferenze Episcopali Regionali. La nota dominante: l’ascolto. “È questo – ha detto Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, vicepresidente CEI e membro del Gruppo di coordinamento nazionale del Cammino sinodale – a dare sostanza al nostro Cammino sinodale: dobbiamo lasciarci ferire dalle domande e vedere cosa emerge dalla raccolta dei sogni e delle critiche. Siamo chiamati ad essere una Chiesa ‘camper’, che sa muoversi e accogliere, senza fissarsi sul terreno. Solo così riusciremo a essere prossimi e a camminare con i fratelli e le sorelle che ci stanno accanto”. La riflessione di questa tre giorni, che si è concentrata sulle istanze emerse dalle sintesi diocesane, proseguirà durante l’Assemblea Generale della CEI, in programma dal 23 al 27 maggio, quando i Vescovi cercheranno di focalizzare le priorità su cui continuare il secondo anno del Cammino sinodale. All’Assemblea Generale CEI saranno anche presenti due referenti diocesani per Regione, nominati dalle Conferenze Episcopali Regionali, che porteranno il loro contributo al confronto e alla condivisione. Le proposte che emergeranno saranno poi restituite ai territori a fine maggio, per un ulteriore discernimento su base regionale, e una volta recepite le eventuali integrazioni verranno consegnate ufficialmente alle Chiese locali in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale (Matera, 22-25 settembre). “Il comandamento dell’amore, consegnato da Gesù ai discepoli proprio quando Giuda covava il tradimento – ha ricordato Mons. Castellucci – li spinge ad uscire dal loro nido e aprirsi a tutti; e romperà gli steccati al punto da rivolgersi ai pagani. Non sono i discepoli del Signore che possono rinnovarsi, ma solo la forza che proviene da lui e dal suo comandamento nuovo”. Il Cammino sinodale continuerà nell’anno pastorale 2022-2023 con la fase narrativa in cui ci sarà ancora spazio per l’ascolto e per il racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori. Conclusa la fase narrativa, si aprirà la fase sapienziale costituita da un anno (2023-24) in cui le comunità, insieme ai loro pastori, s’impegneranno in una lettura spirituale delle narrazioni emerse nel biennio precedente, cercando di discernere “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” attraverso il senso di fede del Popolo di Dio. Nel 2025 si vivrà la fase profetica che culminerà in un evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo. In questo con-venire verranno assunte alcune scelte evangeliche, che le Chiese in Italia saranno chiamate a riconsegnare al Popolo di Dio, incarnandole nella vita delle comunità nella seconda parte del decennio (2025-30).  

Perché è importante firmare per l’8xmille alla Chiesa Cattolica anche se non si presenta la dichiarazione

17 Maggio 2022 - Roma - Una firma che non costa niente, ma che vale molto. Soprattutto per chi riceve aiuto dalla Chiesa Cattolica. È la firma dei contribuenti per decidere di destinare l’8xmille dell’Irpef. Tutti possono firmare, sia coloro che sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, sia soprattutto coloro che invece sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest’ultima platea, negli ultimi anni, si è ampliata notevolmente. E dunque è importante invitare anche costoro a esprimere la scelta. Lo si può fare ad esempio attraverso il passaparola in famiglia (figli nei confronti dei genitori o altri parenti), nelle parrocchie, nelle associazioni. Anche perché l’operazione non è complicata e comporta solo un piccolo sacrificio di tempo, a fronte di risultati di grande rilevanza sociale. Firmare, infatti, è importante per una serie di ragioni. La prima è che con la firma si contribuisce in maniera concreta alla realizzazione di tanti progetti di aiuto della Chiesa italiana a favore dei più bisognosi (oltre ottomila all’anno in tutta Italia). La seconda che è che questo strumento è una specie di referendum che permette al cittadino di dire allo Stato in che maniera vuole che sia impiegata una parte delle risorse derivanti dalle entrate fiscali (l’8xmille del gettito complessivo Irpef, appunto). È opportuno ricordare, infatti, che ogni firma ha lo stesso valore, indipendentemente dal reddito: si tratta della somma totale che lo Stato riceve dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef, appunto) e non dell’Irpef versata da ciascun contribuente nella dichiarazione dei redditi. Infine bisogna considerare che la quota del gettito Irpef sarà comunque destinata, e ripartita in proporzione alle preferenze di chi ha firmato. Facendo un esempio: se il 10% dei contribuenti che esprimono una preferenza ha firmato per una certa confessione religiosa, il 10% dei fondi andrà a quella confessione, indipendentemente dal numero degli astenuti. In sostanza: se non si firma, si lascia agli altri cittadini la facoltà di decidere per noi. Perché i fondi vengono sempre ripartiti per intero. Vediamo anche come si sceglie a favore della Chiesa Cattolica. Chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi in quanto, ad esempio, possiede solo redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati, può utilizzare l’apposita scheda allegata al Modello CU. Nel riquadro relativo alla scelta per l’Otto per mille, si deve firmare nella casella 'Chiesa cattolica', facendo attenzione a non invadere le altre caselle per non annullare la scelta. Infine è necessario firmare anche nello spazio 'Firma' posto in basso nella scheda. La scheda va consegnata entro il 30 novembre in una busta chiusa, che deve recare cognome, nome, codice fiscale del contribuente e la dicitura 'Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef' presso qualsiasi ufficio postale che provvederà a trasmetterla all’Amministrazione finanziaria (il servizio di ricezione della busta con la scheda da parte degli uffici postali è gratuito), oppure a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (Caf o commercialista). Gli intermediari devono rilasciare, anche se non richiesta, una ricevuta attestante l’impegno a trasmettere le scelte, hanno facoltà di accettare la scheda e possono chiedere un corrispettivo per il servizio. Inoltre, la scheda può essere presentata direttamente dal contribuente avvalendosi del servizio telematico entro il 30 novembre. (Mimmo Muolo)  

Mons. Prastaro a convegno Migrantes: il superamento delle baraccopoli astigiane rappresenta “un obiettivo alla portata della città di Asti”.

16 Maggio 2022 - Asti - Si è svolto presso il Seminario Vescovile di Asti il Convegno dal titolo “Superare le baraccopoli di Asti. Una proposta, un impegno”, organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi  di Asti. Nel corso dell’evento è stato presentato un documento redatto dall’Associazione 21 luglio di Roma che, come riportato nella sua introduzione dal vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, “sono lieto di consegnare a chi sarà chiamato ad amministrare la città di Asti nei prossimi anni, ai tecnici comunali, agli operatori socio-assistenziali e sanitari, agli insegnanti, alle realtà associative e di volontariato, alle parrocchie e a tutta la cittadinanza». Così come riportato nel rapporto, in Italia si registra la presenza di 45 baraccopoli abitate da circa 7.100 persone identificate come rom e di 67 baraccopoli dove risiedono circa 4.800 persone riconosciute come di origini sinte. il 70% è rappresentato da cittadini con nazionalità italiane, il 25% di origine jugoslava con differente status giuridico e il 5% con cittadinanza rumena. Il 55% del totale è rappresentato da minori. In Piemonte gli insediamenti formali abitati da rom e sinti sono presenti nei Comuni di Cuneo (1), Villafalletto (1), Pinerolo (1), Alba (1), San Damiano d’Asti (1), Torino (3), Carmagnola (3), Asti (3), Collegno (1). Differenti ricerche dimostrano come nascere e vivere in una baraccopoli formale “condiziona fortemente il benessere interiore e influenza quello della propria famiglia. Il prezzo più alto è sicuramente pagato dall’infanzia, la cui vita dentro una baraccopoli appare imprigionata in un ascensore sociale bloccato, dove il primo diritto ad essere infranto è quello di sognare un futuro differente da quello dei propri genitori”, si legge in una nota. In Italia nascere in una baraccopoli significa “avere un’aspettativa di vita di 10 anni inferiore rispetto al resto della cittadinanza; avere solo una possibilità su 4 di concludere il ciclo scolastico obbligatorio; rispetto a un coetaneo non rom avere 40 volte in più la probabilità di essere allontanato dalla propria famiglia per essere dichiarato adottabile; incorrere in un matrimonio precoce; restare vittima delle cosiddette ‘malattie della povertà’”. Negli ultimi anni sono state diverse le Amministrazioni Comunali italiane che hanno iniziato a maturare al loro interno una riflessione sulla necessità di superare le baraccopoli rom e sinte presenti sul proprio territorio e a misurarsi con interventi messi in atto a questo scopo. Dal 2018 ad oggi sono ben 26 gli insediamenti che sono stati chiusi o superati. Attualmente sono 21 quelli nei quali sono attivi processi di superamento con risultati parziali differenti. All’interno del Comune di Asti insistono da decenni 3 baraccopoli abitate da un totale di quasi 300 persone: la baraccopoli di Via Guerra, 36, nata nel 1992 e abitata da circa 109 persone identificate come rom; la baraccopoli di via Guerra, 27, nata nel 1991 e abitata da circa 130 persone identificate come sinte; la baraccopoli sita in località Vallarone, nata nel 1988 e abitata da circa 45 persone identificate come sinte. Lo studio presentato da Associazione 21 luglio, si concentra sulla baraccopoli di Via Guerra, 36, proponendo modelli operativi che possono essere facilmente declinati sugli altri due insediamenti. Tale scelta – è stato ribadito - si fonda sul fatto che la suddetta baraccopoli prescelta è stata oggetto di tentativi di superamento avviati dalla passata Amministrazione Comunale e pertanto risulta auspicabile portare a compimento, pur cambiando approccio, le azioni già promosse nel passato. L’intervento proposto da Associazione 21 luglio, scandito in 6 fasi, potrà “spalancare nuovi orizzonti di prassi politica sul territorio di Asti, ispirandosi a diversi modelli di progettazione partecipata tra cui la metodologia Romact, programma di sviluppo voluto dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nel 2013 e le pratiche previste dal Community organizing”. Si tratta di metodologie che si sta sperimentando in diverse città italiane e che l’associazione romana sta disseminando presso sempre più numerose amministrazioni. Essa si fonda su un approccio partecipativo che vede il coinvolgimento della stessa comunità residente dell’insediamento, dei rappresentanti politici, delle figure tecniche operanti all’interno dell’Amministrazione, delle parrocchie, delle realtà associative, delle istituzioni scolastiche e sanitarie. Tali realtà, riunite in un Gruppo di Azione Locale, attraverso un percorso possono” elaborare un piano strategico di intervento dopo aver fotografato l’esistente. Prendere in carico tutte le famiglie negoziando e condividendo l’intervento; elaborare interventi di inclusione sociale complessi; predisporre un ventaglio variegato di soluzioni abitative; individuare la strategia operativa per una soluzione della problematica legata allo status giuridico dei residenti; individuare i fondi. Questi i principali nodi da sciogliere per l’avvio di azioni che potrebbero sicuramente consentire, nell’arco temporale pari al mandato della prossima Giunta chiamata a governare la città, di chiudere definitivamente la triste stagione delle baraccopoli”. Per fare ciò viene raccomandato nel rapporto, occorre “attivarsi da subito verso un riposizionamento retorico che abbandoni definitivamente la sottolineatura etnica e abbracci riflessioni sul vantaggio collettivo che si potrà avere, in termini economici e sociali, dal superamento delle 3 baraccopoli. Un obiettivo alla portata della città di Asti, da raggiungere per una questione di giustizia. “La nostra città – riporta nel testo mons. Prastaro - che in tante occasioni ha saputo mostrare il volto bello dell’accoglienza e dell’inclusione – la solidarietà nei confronti dei profughi ucraini è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo –, non può che vivere come una ferita la precarietà e la marginalità sociale che caratterizzano la vita degli abitanti dei campi. Le pagine [del report ndr] ci offrono una diagnosi accurata e ci propongono dei validi strumenti per la cura e, senza dissimulare le proporzioni della sfida che ci attende, ci suggeriscono che andare ‘oltre il campo’ non è un’utopia, ma un obiettivo alla nostra portata”. Resta quindi fondamentale, conclude il vescovo, essere “sempre più consapevoli della responsabilità che abbiamo gli uni nei confronti degli altri, affinché sappiamo operare per garantire a tutti una vita dignitosa. Prima ancora di essere una questione di fede, è una questione di giustizia”.

Ucrania: in Italia 116.499 profughi

16 Maggio 2022 -
Roma - Sono 116.499 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte fino a oggi in Italia, 110.679 delle quali alla frontiera e 5.820 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Sul totale - fa sapere il Ministero dell'Interno -  60.713 sono donne, 16.328 uomini e 39.458 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Mci Genk: 60 anni di storia

16 Maggio 2022 - Roma - La comunità cattolica non solo italiana della zona di Genk in Belgio si accinge a festeggiare il 60° anniversario della costruzione della Chiesa Sacra Famiglia. Questa chiesa è stata costruita dai minatori italiani che, dopo la loro giornata di lavoro nei tre pozzi della zona (Winterslag, Waterschei e Zwartberg), venivano a costruire la loro chiesa. Nel lontano 1962 venne quindi inaugurato il Centro Cattolico Italiano, in presenza delle autorità locali. Il 29 maggio ricorderemo quel giorno con una bella festa popolare. La giornata inizierà con la celebrazione della Santa Messa, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Hasselt, Monsignor Hoogmartens. Dopo la celebrazione i discorsi ufficiali e per l’occasione si inaugurerà anche un polittico di icone realizzate da un consorzio di Madonnari di Mantova. Dopo la parte ufficiale inizierà nel parco intorno alla chiesa una festa popolare con diverse iniziative ed attrazioni, realizzata con la collaborazione delle associazioni Italiane della zona. Il nostro centro italiano che si è sviluppato attorno alla nostra chiesa, avrà negli anni a venire un compito molto importante, delicato e difficile da gestire. Infatti, la prima generazione di Italiani, che ha voluto e costruito la chiesa Sacra Famiglia si sta pian pianino spegnendo. Tocca ora alla generazione attuale ridefinire il ruolo del centro. Sicuramente deve essere un luogo di ricordi senza però limitarsi alla nostalgia del passato. Il passato deve essere una fonte dalla quale attingere per vivere da protagonista l’attualità della Chiesa Cattolica locale. (MCI Genk)

Comites Londra: il caso della comunità italo-bengalese

16 Maggio 2022 - Londra - Il Comites Londra ha lanciato un nuovo progetto in più fasi dedicato allo studio della migrazione secondaria riguardante la comunità italiana nel Regno Unito. Il primo step ha interessato in particolar modo la comunità italo-bengalese; i successivi si focalizzeranno sulla comunità italo-brasiliana e le migrazioni di seconda e terza generazione. Questo approfondito lavoro di ricerca e di analisi ha permesso di capire come stanno evolvendo le tipologie di emigrazione che si stanno sviluppando nel paese, e quali sono le collegate necessità dei cittadini italiani che vivono nel Regno Unito. La comunità italo-bengalese costituisce in questo senso un caso particolarmente rilevante nelle sue dimensioni e per le sue specificità, sottolineano i ricercatori. Come dimostrano i risultati ottenuti dal lavoro condotto dalle ricercatrici Rita Deliperi, Giulia Monteleone, Matilde Rosina, Orsola Torrisi e Leila Simona Talani, le quali hanno operato su richiesta del Comites Londra, emerge che i cittadini italo-bengalesi sono una parte importante della comunità italiana a Londra, ma anche di altre città inglesi, e con la loro presenza multiculturalmente vibrante hanno enormemente arricchito non soltanto il melting pot della capitale, ma persino lo stesso Comites che nel 2015 ha visto l'elezione nelle sue file di un membro di questa comunità: Golam Maula Tipu, il quale ha dato un prezioso contributo nel mettere il gruppo di ricerca in contatto con la comunità italo-bengalese. A luglio 2021 risultavano 13.559 italo-bengalesi o italiani nati in Bangladesh registrati AIRE nel Regno Unito. Di questi, 8.883 (65.50%) erano maschi e 4.676 (34,5%) femmine. Tra coloro che hanno espressamente dichiarato la doppia cittadinanza italo-bengalese, la rispettiva distribuzione di genere appare analoga con 1.571 (65,93%) individui di sesso maschile e 812 di sesso femminile (34,97%). Nel complesso, la stragrande maggioranza è nata in Bangladesh (99%), mentre soltanto 48 individui sono nati in Italia. La maggior parte degli italo-bengalesi risiede nelle vaste aree metropolitane dell’Inghilterra e del Galles. La comunità più numerosa si trova a Londra nelle zone di Newham, Tower Hamlets e Redbridge. Comunità moderatamente numerose si trovano a Leicester nella zona di Stoneygate e Manchester, zona Longsight. Dall’analisi dei dati raccolti e delle interviste condotte risulta che le aspirazioni di ascesa socio-economica per i migranti e per i loro figli rappresentano uno degli aspetti fondamentali alla base della loro doppia migrazione: dal Bangladesh verso l’Italia e dall’Italia verso l’UK con particolare riferimento a Londra. La percezione di poter superare gli ostacoli all’occupazione e ottenere gli avanzamenti di carriera - e col tempo riattivare la mobilità verticale sia sociale che lavorativa - appare come una delle motivazioni principali alla base della loro migrazione secondaria. Anche molti altri ricercatori, nei precedenti anni, hanno ipotizzato che la migrazione secondaria sia parte di una strategia reattiva per sfuggire alla dilagante disoccupazione e incertezza economica che colpisce determinate aree e paesi d’origine. Lo studio, inoltre, ha avuto anche un secondo obiettivo: mettere in luce le implicazioni generatesi verso le comunità dei migranti dal momento in cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l'Unione Europea e quindi di abbandonare il sistema che permetteva la libera circolazione delle persone tra stati membri. A questo proposito, la Brexit rappresenta un evento che sta minacciando la regolarità dei percorsi migratori che fino ad oggi hanno seguito traiettorie spianate dalla tanto agognata acquisizione della cittadinanza europea, ma che viene a mancare nel momento in cui l’UK non è più stato membro dell’EU. Il progetto gode del patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Londra, elaborato attraverso un finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, supervisionato da un gruppo di lavoro coordinato dal consigliere Andrea Pisauro con il coinvolgimento del consigliere Salvatore Mancuso e del presidente Pietro Molle (attualmente non più componenti del Comites Londra, dopo il rinnovo del consiglio avvenuto a dicembre 2021).  

Memorandum Libia: un convegno a Roma

16 Maggio 2022 - Roma - In che situazione si trovano le persone migranti bloccate in Libia? Quali sono gli strumenti previsti per la loro protezione e qual è la loro efficacia? Come si sono modificate e in che direzione evolvono le modalità di intercettazione e soccorso nel Mediterraneo con il memorandum Italia-Libia? Quali le responsabilità dell’Italia per i crimini che si consumano in Libia? A cinque anni dalla firma del Memorandum di cooperazione tra Italia e Libia, Amnesty International Italia e ASGI organizzano un convegno per affrontare questi temi e che si svolgerà oggi a Roma. Gli effetti del Memorandum sono stati presto evidenti: se nel 2016 erano oltre 180 mila le persone che sono riuscite a fuggire dalla Libia, nel 2019 sono state solo 11.471 le persone arrivate in Italia via mare, si legge in una nota: “negli ultimi cinque anni, oltre 85mila persone sono state intercettate in mare e riportate in Libia dove sono costrette a vivere in condizioni deplorevoli, sottoposte ad abusi e detenzione arbitraria, imprigionate in sistemi di sfruttamento favoriti e rafforzati dallo stesso blocco delle partenze”. Il convegno vedrà giuristi, giornalisti, rappresentanti della società civile italiana e libica ed esponenti della politica discutere degli effetti del Memorandum sulle vite delle persone migranti per riflettere insieme su come “superare politiche migratorie lesive dei diritti umani delle persone in movimento”.

E’ l’amore che salva

16 Maggio 2022 - Città del Vaticano - “Vidi un cielo nuovo e una terra nuova”. L’Apocalisse ci aiuta, anzi ci introduce e ci fa comprendere meglio il Vangelo di questa domenica, incentrato sul tema dell’amore, su quel “comandamento nuovo” che Gesù dice ai suoi discepoli nel Cenacolo. È un passo indietro rispetto alle pagine che abbiamo letto nelle domeniche precedenti, e il momento in cui il Signore sta consegnando il suo testamento – “come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, leggiamo in Giovanni – “il criterio fondamentale per discernere se siamo veramente suoi discepoli oppure no”, commenta Papa Francesco nell’omelia pronunciata durante la celebrazione per la canonizzazione di dieci beati, tra i quali Titus Brandsma e Charles de Foucauld, alla quale ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Papa Francesco lo saluta al Regina caeli, prima di rinnovare il suo appello per la pace in Ucraina: “mentre tristemente nel mondo crescono le distanze e aumentano le tensioni e le guerre, i nuovi Santi ispirino soluzioni di insieme, vie di dialogo, specialmente nei cuori e nelle menti di quanti ricoprono incarichi di grande responsabilità e sono chiamati a essere protagonisti di pace e non di guerra”. Ma torniamo alla celebrazione per i nuovi santi. Il Vangelo, nella parte omessa, ci dice che Giuda, presente con gli altri discepoli, dopo aver ricevuto il cibo dalle mani di Gesù lascia la sala – “era notte” scrive Giovanni – per “inoltrarsi nella notte del tradimento. Notte di “emozione e preoccupazione”, afferma il Papa, perché il Maestro sta lasciando i suoi, sa che lo aspetta il tradimento da parte di uno di loro, e la morte sul Calvario. “Proprio nell’ora del tradimento – afferma il vescovo di Roma – Gesù conferma l’amore per i suoi, perché nelle tenebre e nelle tempeste della vita questo è l’essenziale: Dio ci ama”. La notte del rifiuto è scesa su Giuda che, lasciando la sala, esce anche dallo spazio di quell’amore che tutto avvolge e tutto illumina. Proprio l’amore traccia il “profilo della santità cui ogni cristiano è chiamato. Al centro – afferma Francesco – non ci sono la nostra bravura, i nostri meriti, ma l’amore incondizionato e gratuito di Dio, che non abbiamo meritato”. Il mondo, afferma ancora, “vuole spesso convincerci che abbiamo valore solo se produciamo dei risultati, il Vangelo ci ricorda la verità della vita: siamo amati. E questo è il nostro valore: siamo amati”. Di più, il Signore ci ha amati per primo e continua a amarci; una verità, afferma Francesco, che cambia l’idea che spesso abbiamo della santità: “insistendo troppo sul nostro sforzo di compiere opere buone, abbiamo generato un ideale di santità troppo fondato su di noi, sull’eroismo personale, sulla capacità di rinuncia, sul sacrificarsi per conquistare un premio. È una visione a volte troppo pelagiana della vita, della santità. Così abbiamo fatto della santità una meta impervia, l’abbiamo separata dalla vita di tutti i giorni invece che cercarla e abbracciarla nella quotidianità, nella polvere della strada, nei travagli della vita concreta, e, come diceva Teresa d’Avila alle consorelle, tra le pentole della cucina”. Ha parlato di amore dopo aver lavato i piedi ai discepoli e, quindi, si è consegnato per la crocifissione. Amare, afferma il vescovo di Roma, significa “servire e dare la vita”, significa “non anteporre i propri interessi; disintossicarsi dai veleni dell’avidità e della competizione; combattere il cancro dell’indifferenza e il tarlo dell’autoreferenzialità, condividere i carismi e i doni che Dio ci ha donato”. Concretamente significa chiedersi “cosa faccio per gli altri?”. Questo è amare: “vivere le cose di ogni giorno in spirito di servizio, con amore e senza clamore, senza rivendicare niente”. Il segreto, per il Papa, è proprio questo, dare la vita, offrirla “senza tornaconto, senza ricercare alcuna gloria mondana”, perché la santità “non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano”. Ognuno di noi è chiamato alla santità, afferma ancora; la santità è “unica e irripetibile […] non c’è una santità in fotocopia” e il Signore “ha un progetto di amore per ciascuno, ha un sogno per la tua vita, per la mia vita, per la vita di ognuno di noi”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Migrantes: mons. Perego,  la riforma della legge della cittadinanza è “fondamentale”

13 Maggio 2022 - Palermo - Le migrazioni sono in crescita: ormai sono quasi 300 milioni le persone in cammino nel mondo, per lavoro, in fuga dalla povertà, per studio, alla ricerca di una vita migliore per se e per la propria famiglia. Di questi 80 milioni sono in fuga perché vittime di tratta e di persecuzioni religiose, per le guerre – solo l’ultima guerra in Ucraina ha creato 7.700.000 sfollati, di cui 5.500.000 profughi -  ma oltre la metà per disastri ambientali, in continua crescita”. Sono alcuni dati forniti oggi pomeriggio a Palermo dal presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo Gian Carlo Perego, intervenendo al convegno promosso dalla Conferenza Episcopale Siciliana. Negli ultimi 30 anni la migrazione dall’estero è cresciuta nel nostro Paese. In questi ultimi anni ha avuto, però, un rallentamento prima e oggi un calo drastico di circa 150.000. Negli ultimi anni è cresciuto il numero dei rifugiati in Italia, che sono oggi più di 200.000, il 38% dei nuovi permessi di soggiorno, il 5% del totale, anche se solo uno sbarcato su 10 si è fermato in Italia, ma hanno continuato il loro viaggio in Europa. Soffermandosi sull’Enciclica Fratelli Tutti mons. Perego ha sottolineato che il Papa  ci invita a leggere la realtà del fenomeno “con intelligenza”. Il “sogno dei migranti si scontra molte volte con una realtà di sofferenza, di sfruttamento, di morte, che dal viaggio di Lampedusa, il primo del suo Pontificato, hanno caratterizzato molti interventi di Papa Francesco”, ha aggiunto spiegando che “diritto di migrare e diritto di non emigrare sono sempre stata accompagnati nel magistero sociale della Chiesa fin dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII”. “Comprendo – ha spiegato mons. Perego -  che di fronte alle persone migranti alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell’istinto naturale di autodifesa. Ma è anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri. Invito ad andare oltre queste reazioni primarie, perché – come dice il papa  ‘il problema è quando [esse] condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro’. I migranti vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignità di qualunque persona. Pertanto, devono essere “protagonisti del proprio riscatto”. Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno”. Il presidente di Migrantes si è soffermato poi su un tema importante e di grande attualità, anche in Italia, che il Papa non trascura di trattare: quello della cittadinanza. E’ un tema “la cui problematicità oggi è certamente accentuata nel dibattito culturale e politico. La storia dei processi di democratizzazione delle società politiche occidentali coincide con la storia della progressiva affermazione dei diritti di cittadinanza, attraverso un duplice movimento: l’aumento del numero e del tipo di diritti riconosciuti e garantiti ai cittadini; la progressiva estensione della classe dei cittadini, di coloro cioè che hanno titolo a godere di tali diritti. In un processo di democratizzazione, pertanto, una mobilità crescente e diffusa chiede non di limitare, ma di estendere la cittadinanza”. Dal 2002 ad oggi in Italia 1.400.000 hanno ottenuto la cittadinanza dopo 10 anni dalla permanenza, secondo la legge, in realtà dopo 12/14 anni di permanenza per i tempi ministeriali. Ma almeno  un milione di figli di migranti, nati e cresciuti in Italia sono rimasti ancora esclusi da questo diritto-dovere della cittadinanza. La riforma della legge della cittadinanza è “fondamentale – ha detto il presule - per un Paese a forte immigrazioni negli anni scorsi, quale è stata l’Italia, passando da una legge incentrata sullo jus sanguinis  che guarda soprattutto al rientro dei nostri emigranti, a una legge basata anche sullo jus soli o sullo jus culturae e jus scholae. E’ nostra responsabilità politica e sociale di cristiani che la città possa contare su questi nuovi italiani”. (R.Iaria)

Allarmi e soccorsi: 60 persone in acqua senza aiuti

13 Maggio 2022 -

Milano - «Sono tutte in acqua». L’allarme drammatico arriva nel pomeriggio, dopo ore di richieste di aiuto. Le 70 persone per le quali Alarm Phone aveva lanciato una richiesta di soccorso, indicando che una imbarcazione era in pericolo al largo della Libia ma in acque internazionali sono finite in mare. «Le persone ci hanno chiamato di nuovo! Nonostante la cosiddetta Guardia Costiera libica avesse detto che sarebbe intervenuta – afferma ancora Alarm Phone – non c’è nessun soccorso! L’Europa resta solo a guardare!».

Sono ancora vivi invece i 18 migranti a bordo di una imbarcazione segnalata mercoledì in pericolo al largo di Bengasi, in Libia. «Siamo riusciti a parlare brevemente con le persone in navigazione. Siamo sollevati che siano sopravvissuti alla notte. Sono 18 persone. Abbiamo aggiornato le autorità, ma ancora nessun soccorso in vista». Le notizie che arrivano dal mare sono drammatiche. Segnalazioni, richieste di aiuti e silenzi: va avanti così la difficile operazione di soccorso messa in atto da navi Ong e associazioni impegnate a mettere in sicurezza i migranti che tentano di raggiungere l’Europa.

Ancora sbarchi intanto anche a Roccella Ionica e a Lampedusa. Nel porto calabrese, poco dopo l’alba, sono arrivati 87 migranti in prevalenza afgani, iraniani ed egiziani. Tra loro anche 6 donne e 2 bambini di cui uno con appena 4 mesi di vita. I profughi si trovavano a bordo di una imbarcazione a vela di 12 metri localizzata ad alcune miglia di distanza dalla costa, all’altezza di Capo Bruzzano.

Sono in tutto 164 invece le persone approdate sull’isola di Lampedusa nelle ultime 24 ore. Dopo un primo blocco di 108 approdato durante la notte, il secondo sbarco autonomo è avvenuto nel pomeriggio. In cinquantasei sono riusciti a raggiungere direttamente le coste. Ora nell’hotspot di contrada Imbriacola ci sono in tutto 428 persone. Poco meno di quelle che si trovano invece a bordo della nave Ong Geo Barents di Medici senza frontiere dopo l’ultimo salvataggio di ieri. Sono in tutto 470 i migranti soccorsi negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo centrale. «I soccorsi di ieri sera nella Sar maltese – spiega la Ong – hanno messo in luce ancora una volta l’inerzia delle autorità maltesi nei confronti dei loro obblighi di fornire assistenza alle imbarcazioni in pericolo». (D. Fas. - Avvenire)

Vescovi Sicilia: oggi un incontro su “Fratelli tutti per un dialogo tra culture e religioni”

13 Maggio 2022 - Due giorni di riflessione sull’enciclica “Fratelli tutti. Per un dialogo tra le culture e le religioni” a Palermo su iniziativa dell’Ufficio regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della Conferenza episcopale siciliana, in collaborazione con la Pontificia Facoltà  Teologica di Sicilia e il Dipartimento Cultura e Società dell’Università degli studi di Palermo. Il convegno si svolgerà nell’Aula magna della Facoltà teologica oggi e domani. A introdurre i lavori sarà mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e delegato per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso. Moderati da don Giuseppe Rabita, direttore della Segreteria pastorale della Conferenza Episcopale Siciliana interverranno autorità religiosi civili del mondo della cultura: la prima relazione è prevista alle ore 10 e sarà a cura di don Massimo Naro, docente Fa.Te.Si., che parlerà dell’enciclica “Fratelli tutti” come “pietra miliare nella storia del dialogo interreligioso”. A seguire Fabrizio D’Avenia, coordinatore del Corso di studi magistrale in Religione e Cultura dell’Università di Palermo, che interverrà su “La fine della coscienza storica“. La mattina si concluderà con due ospiti internazionali: il card. Cristobal Lopez Romero SdB, arcivescovo di Rabat e amministratore apostolico di Tangeri e Rajae Naji El Mekkaoui, Ambasciatrice del Regno del Marocco presso la Santa Sede. I loro interventi verteranno su “Come tradurre l’Enciclica nella vita pastorale di una diocesi” attraverso anche “una testimonianza di vita vissuta” e “L’Enciclica dal punto di vista di una docente e diplomatica musulmana“. Nel pomeriggio sono previsti tre approfondimenti, moderati dal vice direttore dell’Ufficio regionale CESi per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, don Luca Camilleri: su “Costruire la fraternità nella dimensione internazionale” interverrà Francesca Di Giovanni, Sottosegretario per il Settore multilaterale della Sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede; della “Tavola come luogo d’incontro e di dialogo” parlerà Antonino Finocchiaro, dottorando di ricerca e cultore di Diritto ecclesiastico presso l’Università degli studi  “Kore” di Enna; su “Fraternità, amicizia sociale e le attuali migrazioni di popoli” mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara Comacchio e presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Sabato 14 è prevista solo la sessione mattutina, che sarà moderata da Erina Ferlito, direttrice dell’Ufficio regionale CESi che organizza il convegno. Interverranno Laurent Basanese , Officiale del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso della Santa Sede e fondatore del Centro studi interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana, su “L’apertura di nuovi percorsi nella formazione al Dialogo interreligioso” e Adnane Mokrani, della Pontificia Università Gregoriana e senior fellow della Fondazione per le Scienze religiose di Palermo, su “Fratellanza umana, una prospettiva islamica“. Dopo la comunicazione di mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e Presidente della CESi, il convegno si chiuderà con l’intervento del vescovo delegato, mons. Domenico Mogavero.