Primo Piano

Cittadinanza: le norme all’estero

3 Luglio 2022 -
Roma - Lo Ius scholae si distingue e può affiancarsi ad altri criteri per l' acquisizione della cittadinanza, come lo Ius sanguinis e lo Ius soli. Il primo è attualmente in vigore in Italia: è infatti cittadino italiano per 'diritto di sangue' chi nasce da almeno un genitore in possesso della cittadinanza (ad esempio da madre italiana e padre tedesco, il figlio comunque può divenire, per via materna, cittadino italiano). Invece, in base al principio dello Ius Soli, il diritto di cittadinanza si ha al momento della nascita sul territorio di un determinato Stato, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza dei genitori (ad esempio, una coppia italiana ha un figlio a Parigi, il bimbo può divenire cittadino francese). Diversi paesi europei e non (fra i quali Regno Unito, Germania e Francia) adottano varianti dello Ius soli (prevedendo cioè, oltre alla nascita sul territorio dello Stato, altre condizioni variabili da Paese a Paese). In Nord e Sud America, ad aver adottato lo Ius soli sono il Canada, gli Usa, il Brasile e molte altre nazioni, per cui capita spesso che i figli di emigrati italiani in quei Paesi abbiano doppia nazionalità (e doppio passaporto), assommando a quella ereditata dal genitore quella conseguita nascendo nello Stato estero.

Ius scholae: mons. Perego, “l’Italia è cambiata”

2 Luglio 2022 - Roma - "La riforma della cittadinanza con lo Ius scholae va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici per il bene non solo di chi aspetta questa legge ma anche dell'Italia che è uno dei Paesi più vecchi". Lo ha detto oggi all'Ansa mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e Presidente della Fondazione Migrantes. Per mons. Perego Le contrapposizioni politiche sono legate al fatto che la legge sullo Ius scholae "viene letta con parametri ideologici e non guardando invece alla realtà. Quella di un milione e quattrocentomila ragazzi, dei quali 900mila alunni delle nostre scuole e gli altri che hanno più di 18 anni, che aspettano di essere cittadini italiani", sottolinea aggiungendo che "la realtà, e di questo dovrebbe tenere conto tutta la politica, è quella di un'Italia che è cambiata, con cinque milioni e mezzo di migranti che sono un mondo di famiglie, di studenti, di lavoratori. Occorre leggere la situazione e utilizzare lo strumento della cittadinanza per rendere partecipi di questa trasformazione le persone che attendono ma anche gli italiani che sempre si sono dette favorevoli, nei sondaggi sono oltre il 70 per cento, a questo provvedimento". Per mons. Perego non si tratta di "mettere in contrapposizione lo Ius scholae allo Ius sanguinis che tutela soprattutto i nostri emigranti all'estero. Ma di tutelare e riconoscere una presenza e una risorsa importante sul piano scolastico e lavorativo, per costruire il futuro del Paese. Se le persone non partecipano alla vita delle città, se non vengono riconosciuti cittadini, rischiano di non sentirsi parte del Paese". Il presidente della Migrantes  spiega anche che questo "potrebbe favorire una maggiore mobilità in Europa. Il poter diventare cittadini italiani in un contesto europeo aiuterebbe anche una circolarità del mondo migratorio in Europa". "La Chiesa italiana continuerà a sostenere questo tipo di linea che legge una realtà che già c'è, la politica deve prenderne atto" e "non ha senso affermare che ora ci sono altre emergenze perché questo tema non esiste da oggi ma da anni, almeno quindici". "Ora spetta alla politica fare uno scatto e uscire dalla ideologia", conclude monsignor Perego. . TU

Storia di un migrante per amore

1 Luglio 2022 - Andria - In un mondo che cerca di definire i confini, per ridisegnarli o per cancellarli per propria sete, vi è poco spazio per la potenza del sentimento. Quello puro, innato, insito in ciascuno di noi, quello che viene inghiottito da un mostro più grande, l’indifferenza. Per chi fugge, chi resta, chi desidera di essere altrove, per chi apre gli occhi la prima volta o per chi si spegne, c’è sempre uno spazio per le emozioni tanto quanto ce n’è uno per il rischio di perdersi e non riconoscersi più nel proprio essere, umano come tutti gli altri. Nelle storie di chi scappa, di chi è costretto ad abbandonare e abbandonarsi, ci sono tante pagine non lette. Anche in quelle interpretate da qualcun altro, che non ne comprende il reale valore, c’è una forte componente di superficialità e ipocrisia. Essere diversi, per più di qualcuno, significa che c’è un prototipo, un “normale”, e dall’altro lato un “più debole” che, al massimo, merita di essere rispettato con pietà e con l’offerta di aiuto, ma solo per mostrare superbia, anziché aiutare ad essere, vedersi per quello che si è davvero. E quindi, se fosse davvero così, cosa sarebbe per gli altri “un migrante per amore”? Che posto avrebbero, per i nostri occhi ingenui, un uomo o una donna che fuggono perché a loro è stata privata la possibilità di provare il sentimento più semplice, che però nasconde la forza più grande di tutte? Evidentemente farebbe parte di una lista nera, in cui ci metti le persone che non hanno un reale motivo per fuggire, perché possono restare lì dove sono. L’amore non è un elemento statistico, probabilmente. Non rientra in dati raccolti per prendere finte decisioni, così come resta escluso dalle priorità degli aiuti umanitari. E a rileggere questa frase, ci vuol poco per rendersi conto di questo enorme paradosso, umanità senza amore, che è come la vita senz’acqua, la musica senza armonia, la pace senza il rispetto. Proviamo, per un attimo, ad immaginare che sia tutto diverso. C’è la storia tragica di un uomo e una donna, in una di quelle dove trionfa il dolore, piuttosto che l’amore. È anche una di quelle dove l’amore non basta, perché ci sono protagonisti in eccesso che ostacolano lo scorrere verso un lieto finale. La famiglia di lei era ripugnante, e solo questo bastava affinché il loro congiungersi fosse impossibile. Non per loro, che mai hanno smesso di lottare per aversi. Eppure, come se ci fosse bisogno di altro, gli antagonisti erano sempre più numerosi. Una serie di melanconiche sfortune li aveva portati a ricevere il veto del governo. E un potere funziona se non veicola sentimenti, almeno così scrivono in manuali astratti. La conclusione rappresenta l’epilogo per tanti come loro, che usano ciò che provano per sfidare chi li opprimono: la donna è stata uccisa, senza troppe remore né risentimento, mentre lui ha visto nel fuggire l’unico strumento per continuare ad esistere. Ciò che rende straziante questa storia è il suo essere diventata uno standard. Suona quasi un ossimoro: una storia che ti colpisce non perché è unica, ma perché la vivono in tanti, senza via di uscita se non quella di dimenticarsi di amare. Come quella in cui un uomo, condannato a morte, è riuscito a scappare e a vivere l’inganno altrove, mentre la sua amata moriva abbandonata nel luogo in cui si sono incontrati e avrebbero continuato a incontrarsi. Creiamo, anche in questo caso, una classifica. Illudiamoci della veridicità delle categorie. Un migrante per amore non è un migrante. Su di lui, o su di lei, pesano le differenze dalle altre. Nulla di cui potersi lamentare, a meno che non si tratti di una guerra mondiale, di un territorio invaso, al massimo di una catastrofe naturale. E se già lì si esula dal riconoscere le emozioni dei volti, un migrante per amore diventa un fantasma che vaga tra i confini da cui viene respinto. In queste storie c’è un minimo comune denominatore, oltre al destino infelice: la voglia di continuare a provare quel sentimento, di restare a galla e non lasciarsi sprofondare dall’apatia che regna sull’oggi, la forza di restare anche quando si deve partire per sopravvivere. Perché nella perdita si lascia un pezzo di sé, anche se si calpestano i piedi altrove (ammesso che venga accolto). Un migrante per amore è un migrante come tutti gli altri. Come tutti noi. Con una sola differenza: noi abbiamo bisogno di amare per vivere, lui, spesso, per amore è costretto a morire. (Don Geremia Acri - Dir. Migrantes Andria)

Inps-Migrantes: lunedì il convegno su “pensioni e mobilità”

1 Luglio 2022 - Roma - "Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”. Questo il tema del convegno che si svolgerà a Roma il prossimo 4 luglio, alle ore 11, presso Palazzo Wedekind (Piazza Colonna, n. 366). Al convegno, promosso dall’Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) e dalla Fondazione Migrantes, interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il Presidente della Fondazione Migrantes, S.E. Mons. Gian Carlo Perego, il Direttore Generale dell’INPS, Vincenzo Caridi, il Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie MAECI, Luigi Maria Vignali. Modera Federico Luperi, Giornalista ADNKRONOS.

Don Semehen: “c’è ancora bisogno di aiuti”

1 Luglio 2022 - Foto Sir/Calvarese Roma - Quando ormai sono già trascorsi oltre 4 mesi da quel 24 febbraio, data in cui la Russia ha invaso il territorio dell’Ucraina, nessuno sembra in grado di prevedere quanto ancora potrà durare la guerra in atto su quel territorio. Per questo motivo, uno dei rischi potrebbe essere quello palesato da Papa Francesco, a più riprese, durante Angelus e udienze, cioè che si dimentichi il conflitto o che ci si abitui a questo orrore che potrebbe non scandalizzare e non muovere più le coscienze delle persone, come registrato soprattutto in principio, quando tutti si sono dati da fare per offrire il loro contributo. Sull’onda dell’emotività si sono viste scene indimenticabili come quella nella basilica di Santa Sofia a Roma, dove centinaia di persone in modo volontario si sono date da fare per raccogliere, distribuire e caricare sui camion tutta la marea di cibo, medicine, vestiti e altro ancora che altre centinaia di persone consegnavano durante tutta la giornata alla comunità ucraina per farla arrivare a chi era sotto le bombe. “Il centro di raccolta si è organizzato autonomamente subito. Già al terzo giorno di guerra, la gente ha cominciato a rispondere”, dice don Marco Jaroslav Semehen, rettore della basilica di Santa Sofia a Roma e direttore Migrantes dell’Esarcato apostolico degli ucraini in Italia: “È stata una risposta del popolo italiano, dei cittadini e delle diverse realtà parrocchiali e di volontariato come la Protezione civile. Quasi tutti hanno risposto con una generosità immensa”. Durante tutto questo periodo dalla basilica di Santa Sofia sono partiti più di 60 camion di 20 tonnellate ognuno, oltre a decine di pulmini, grazie ai quali sono state raggiunte più velocemente le località più isolate e difficili in Ucraina, dove mancavano cibo, medicinali, materiale igienico ed ogni altro bene di prima necessità, a partire dai vestiti che oggi però non sono più una necessità, al contrario di tutto il resto. “Serve il cibo perché sta nascendo una crisi umanitaria, con tante persone sfollate anche internamente che hanno bisogno di mangiare. Le città sono distrutte e viene richiesto materiale igienico, medicine e materiale sanitario di qualsiasi tipo per ospedali e persone”, aggiunge don Semehen che, tra le molte donazioni, ha ricevuto da Banco Farmaceutico 20mila pillole metformina per il diabete, che sono state immediatamente inviate a Charkiv, Buča ed altre città bombardate e che più soffrono. Anche Papa Francesco è intervenuto con la donazione di carichi importanti di medicinali e aiuti destinati alle persone che si trovano in Ucraina e agli sfollati, oltre che con l’idea della “Medaglia della pace”, la cui vendita servirà per raccogliere fondi utili al sostentamento della causa. “C’è stato un rallentamento molto forte ma questo è naturale, perché quando la guerra si allunga non fa più notizia, come capita per tutte le guerre che ci sono nel mondo. Noi continuiamo a bussare a diverse realtà, chiedendo un aiuto per poter continuare la nostra missione perché c’è veramente bisogno”, dichiara il rettore della basilica di Santa Sofia a Roma che, come tutti gli ucraini, si augura la fine della guerra e delle sofferenze della gente innocente, con la possibilità di rientrare nel proprio Paese per chi è dovuto fuggire, anche se questo non sarà possibile per chi non ha più dove andare, visto che le loro città sono state rase al suolo. “Grazie per quello che avete fatto. Vi chiedo, se potete, aiutate ancora l’Ucraina attraverso noi o altre comunità ucraine perché c’è ancora bisogno”. “È fisiologico che i contributi siano diminuiti tantissimo rispetto al principio, proprio per questo colgo l’occasione per ricordare che il conflitto non è finito e non sappiamo neppure quali saranno i tempi”, dichiara Ignazio Schintu, direttore operazioni emergenze e soccorsi della Croce rossa italiana, impegnata in Ucraina fin dal principio potendo contare sull’operatività di oltre 150mila volontari che in tutta Italia si formano quotidianamente ad affrontare ogni tipo di emergenza, oltre che sulla risposta della rete mondiale con sedi nazionali e locali che si coordinano tra loro. “La Croce rossa italiana ha iniziato la propria attività sul territorio ucraino alcuni giorni dopo l’inizio del conflitto. Le prime sono state fasi di assessment, dove si valutavano bisogni delle popolazioni”, prosegue Schintu che precisa come proprio le esigenze delle persone cambino nel corso del tempo, legate alle condizioni climatiche ed ambientali, come ad esempio la mancanza di acqua e corrente elettrica, e per questo risulta fondamentale lavorare con la Croce rossa ucraina. (Marco Calvarese - Sir)    

Studenti rifugiati: una borsa di studio del Centro “La Pira”

1 Luglio 2022 -

Firenze - Il Centro Studenti Internazionali "Giorgio La Pira", tramite l’Università di Firenze, concede una borsa di studio, comprensiva di alloggio, per l’immatricolazione di uno/a studente/studentessa rifugiato/a nell’Anno Accademico 2022/2023. La scadenza per presentare la propria candidatura è il 15 Luglio. E' possibile leggere tutti i dettagli qui: https://centrointernazionalelapira.org/sostieni-i-nostri-progetti/borse-unifi-cislapira-2022/.

Congolesi in Italia: domenica messa con papa Francesco

1 Luglio 2022 - Roma - Domenica 3 luglio celebrazione della comunità congolese in Italia con Papa Francesco nella Basilica di San Pietro. La celebrazione è stata annunciata dopo il posticipo del Viaggio Apostolico nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan. Il papa ha deciso, intanto di inviare, da oggi all'8 luglio, a Kinshasa e a Juba il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, per dimostrare la propria vicinanza "all'amato popolo congolese e sud-sudanese".

Vangelo Migrante: XIV Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 10,1-12.17-20)

30 Giugno 2022 - Continua il viaggio alla sequela di Gesù, iniziato domenica scorsa. Il rapporto con Gesù è quello di un discepolo che si lascia guidare ad una vita che non ha e non può darsi da solo. Come arriva questa vita? è necessario qualcuno che la porti, qualcuno che la annunci e qualcuno che la accolga. A portarla è Gesù. Nel Vangelo di questa domenica Egli dà le istruzioni ad altri 72 discepoli inviati “davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. In esse sono contenute le condizioni dell’annuncio che, a loro volta, sono anche le caratteristiche di chi annuncia. Gli operai chiamati, sono mandati come agnelli in mezzo ai lupi, sono istruiti a non portare con sé né borsa, né sacca, né sandali e a non fermarsi a salutare nessuno lungo la strada. Il loro ingresso in ogni casa sia fatta solo con il saluto della ‘pace’… E i discepoli partono. Vivono questa esperienza e tornano entusiasti perché hanno visto l’efficacia di questa parola. Ma Gesù sembra smontare il loro ‘successo’ perché non è quello il punto. Come a dire: “anche se avete dovuto combattere contro il demonio e avete vinto, non è questa la cosa più importante che avete fatto. Il punto è che voi siete per il cielo: il vostro nome è scritto nei cieli”. È lì la fonte della missione ed è da lì che si riceve la grazia necessaria per compierla. Si è mandati. La trasparenza del discepolo è necessaria perché si possa riconoscere, attraverso di lui, ovunque, la persona di Gesù. Questo è quello che vede e che serve a chi riceve l’annuncio, la vita da Gesù: il discepolo non è un lupo ma un agnello; non è un vincente ma un fragile. Non è un comunicatore che si impone rispondendo all’impulso del fascino delle cose terrene. Quell’annuncio non lo prevede. I discepoli sono addirittura persone ‘rifiutabili’. La loro forza non sono le cose materiali: non hanno soldi (la borsa) non hanno pane (sacca) ed hanno una sola strada da compiere (non hanno sandali). Sono persone che rinunciano ai propri progetti e non portano progetti alternativi. Stupisce il fatto che Gesù non raccomanda gesti d’amore. Perché? Perché non serve essere uomini di Cristo per farlo. Aiutare è lo specifico di tutti gli uomini e non ‘solo’ dei discepoli. Ogni uomo sa a priori, comunque, di doversi occupare dei problemi materiali e dei bisogni degli altri. Il problema è che questo non basta. L’uomo ha bisogno di qualcosa che è oltre i soldi e il pane; qualcosa che è prioritario. La semplicità, l’essenzialità e l’unitarietà dell’annuncio sono il segno che chi porta il Vangelo non viene per le futilità. Una sola è la parola che Gesù mette sulla loro bocca, all’ingresso in una casa: “pace!” Il loro saluto non è un convenevole ma la ‘pace’. Parola usata e abusata: la si chiede a chi non ce l’ha o la si intende come un insieme di accordi e compromessi, una ‘non guerra; e, invece la pace è di Dio, viene dal cielo e solo Lui può darla. Ed è tutto quello di cui gli uomini hanno bisogno. Se il Vangelo ci semplifica su quello che conta veramente, il primo frutto è la pace. Per chi la offre e per chi la riceve! (P. Gaetano Saracino)  

Decreto semplificazioni e flussi d’ingresso per lavoro in Italia

30 Giugno 2022 - Roma - Le Commissioni permanenti riunite V (Bilancio, Tesoro e programmazione) e VI (Finanze) della Camera dei Deputati stanno esaminando il ddl n. 3653 di “Conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, recante misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali". Il provvedimento prevede al Titolo III alcune disposizioni riguardanti gli stranieri che risultano presenti in Italia al 1° maggio; questi potranno essere subito assunti una volta ricevuto il nulla osta dal datore di lavoro che ne ha fatto richiesta, senza attendere il visto d’ingresso, seppur nel rispetto dei limiti quantitativi previsti dal decreto Flussi. La previsione è finalizzata ad accelerare le procedure per l’assunzione. I controlli e le verifiche per il nulla osta potranno essere effettuati anche dopo l’inizio dell’attività lavorativa e l’eventuale esito negativo della verifica comporta la risoluzione del rapporto di lavoro. Le modifiche si applicano esclusivamente: al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2021 (cd. Decreto flussi 2021) e a un successivo decreto per l’anno 2022, di prossima adozione, che viene così annunciato ufficialmente, dopo le anticipazioni da parte del presidente del Consiglio e del Ministro del lavoro. Sono esclusi dalla possibilità di essere ammessi alle procedure semplificate coloro:
  •  nei cui confronti sia stato emesso un provvedimento di espulsione
  •  che risultino segnalati ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato;
  •  che risultino condannati per uno dei reati previsti dall'articolo 380 del codice di procedura penale o per i delitti contro la libertà personale ovvero per i reati inerenti agli stupefacenti, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori;
  • che siano considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
Per le annualità 2021 e 2022 la verifica di alcuni requisiti è affidata ai professionisti e alle organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale alle quali il datore di lavoro aderisce. (Alessandro Pertici)

Cisl: maturi i tempi per l’introduzione dello Ius Scholae

30 Giugno 2022 - Roma - “I tempi sono maturi nel nostro Paese per dare vita a nuovi e più inclusivi percorsi di integrazione fondati sulla responsabilizzazione e sull’inclusione sociale. Penso in particolare all’opportunità di introdurre anche in Italia quella particolare forma di ‘Ius culturae’ che è lo ‘Ius Scholae’ che permetta a bambini e bambine figli di migranti di richiedere la cittadinanza una volta compiuto in Italia un ciclo di studi”. È quanto ha sottolineato oggi il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, al Consiglio Generale dell’Anolf Cisl, riunito a Roma per eleggere Maria Ilena Rocha, nuovo presidente dell’associazione cislina che si occupa dell’accoglienza e dell’ integrazione dei lavoratori stranieri in Italia. “Maria Ilena è una giovane e preparatissima dirigente a cui va tutto il nostro sostegno. Sono certo che la sua affermazione darà all’Anolf una prospettiva nel solco del rinnovamento e della competenza”. Sbarra ha poi ringraziato Mohamed Saady per aver guidato l’Anolf Cisl per tanti anni con una “carica unica di umanità e di empatia, consolidando il protagonismo dell’Anolf, confermandola come riferimento per tante migliaia di persone. Una esperienza vera di solidarietà associativa, una rete viva e capillare che oggi conta quasi 100 strutture, anche fuori dall’Italia”. Il leader della Cisl ha sottolineato la necessità di una politica  migratoria che promuova sempre più ingressi legali nel nostro Paese. “Va cambiato il regolamento di Dublino ed incentivate le positive esperienze dei corridoi umanitari. L’Italia deve, per conto suo, adottare una politica migratoria che abbia una visione lungimirante, basata sull’accoglienza e sulla valorizzazione dell’interculturalismo, a cui tanto può dare anche la contrattazione, specialmente decentrata”. Sbarra ha altresì ricordato che “sono oltre 800 mila gli alunni con cittadinanza straniera che si formano nelle nostre scuole, parlano l’Italiano e persino il dialetto, giocano e sono amici dei nostri figli. Ragazze e ragazzi a cui fino a 18 anni è negata la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana, con il paradosso che per i genitori bastano 10 anni. Ecco perché noi diciamo sì a una riforma di civiltà, su sui non si devono scatenare lotte ideologiche e sterili strumentalizzazioni tra le forze politiche. Un grande Paese come il nostro deve includere e non escludere. Ed i processi di inclusione ed integrazione devono passare anche attraverso la possibilità formale per bambini e bambine, ragazzi e ragazze di prima o seconda generazione di poter far parte a pieno titolo della comunità nazionale.

Morti di esclusione

30 Giugno 2022 - Roma - Morire per annegamento a bordo di un gommone sfondato invaso dall’acqua, tra le onde e le correnti, con le ustioni della benzina sul corpo, con un bambino in grembo. Morire ai piedi di una rete metallica, schiacciati dalla carica della polizia che presidia la barriera, quella barriera che si stava provando a scalare. Morire di asfissia nel vano di un camion abbandonato, senz’acqua e senz’aria, in un inizio di estate rovente. Morire addormentati, infine, nel rogo della baracca di fortuna in cui ci si ripara la notte, incastrati tra resti di lamiere carbonizzate. Morire a un anno, a venti, a trentacinque. Morire insieme ad altre trenta, trentasette, cinquanta persone, a decine, centinaia, migliaia di vittime dello stesso destino prima e – dovremmo aspettarci qualcosa di diverso? – anche dopo. Morire a questo modo, in tutti questi luoghi, di una morte dolorosamente evitabile. Non è una fatalità, non è una disgrazia, è la conseguenza perfettamente prevedibile della scelta dell’esclusione, che le regole in materia di migrazione da anni ormai persistono nell’incarnare. Escludono e respingono le politiche nazionali sugli ingressi, abbracciate dalle istituzioni europee, promosse, finanziate e replicate dall’Unione. Il connubio tra la chiusura dei canali d’entrata regolare – o la loro riduzione a quote insignificanti – e la stipula di accordi con gli Stati di origine dei flussi maggiori, incaricati di fermare le partenze ed equipaggiati perché possano riuscirvi, è ciò che spinge migliaia di persone, che alternativa non hanno, a tentare di aggirare questo blocco. Attraverso ogni spiraglio, anche a costo della propria vita. È per questo che salgono su imbarcazioni malsicure, anche se la tratta è lunga e il mare non è calmo, esponendosi a naufragi come quello del tardo pomeriggio di lunedì 27 giugno. Quando ha ricevuto l’allarme, la nave di Medici Senza Frontiere si trovava a due ore di navigazione e non è arrivata abbastanza presto. Ha salvato 71 vite, ma all’appello dei passeggeri del gommone mancano almeno una trentina di persone. Compresi alcuni neonati, spariti tra le onde. Venerdì 24 giugno, lo stesso motivo ha spinto circa duemila giovani, in prevalenza subsahariani, a tentare l’arrampicata della recinzione che divide la provincia di Nador da Melilla, il Marocco dalla Spagna. Uno dei tratti visibili del muro eretto tra Africa ed Europa. Ma le guardie marocchine sono intervenute ad impedire l’attraversamento, perché questo è il compito loro affidato dalla cooperazione – recentemente rivitalizzata – per la gestione dei flussi migratori tra Spagna e Marocco. I testimoni hanno riferito di lanci di pietre e di una calca che avrebbe schiacciato 37 persone, secondo ricostruzioni ancora solo provvisorie. Le immagini hanno mostrato distese di feriti, circa duecento. Un migliaio di migranti ha vinto la sua scommessa: saltati dall’altra parte, hanno messo piede sul suolo europeo, sono stati raccolti in campi d’accoglienza e avviati alle procedure d’asilo. La stessa scommessa hanno giocato, e perso, i cinquanta sudamericani – messicani, guatemaltechi, honduregni – ritrovati stipati nel rimorchio di un camion, fermo sotto la ferrovia di San Antonio, in Texas. Abbandonati in circostanze che ora un’indagine federale intende chiarire, lungo una via che è normalmente battuta da chi tenta di nascosto l’ingresso negli Stati Uniti, visto che, anche qui, altra via non c’è. Il sindaco di San Antonio ha parlato dopo la scoperta trattenendo le lacrime, l’ha definita una mostruosa tragedia umana. Lo stesso dramma che va in scena regolarmente in tante località di confine. Le più alte autorità, dal premier spagnolo al presidente statunitense, hanno condannato le “mafie” del traffico di esseri umani. Ma i trafficanti non sono che gli spietati approfittatori di una situazione di fatto, così plasmata dalle politiche occidentali dell’esternalizzazione e dell’esclusione. Sono queste politiche che uccidono, e questi sono i morti di un’esclusione voluta, l’unica risposta che il nord del mondo continua a dare al popolo di chi ha bisogno di migrare. Anche Yusupha Joof è morto di esclusione. Veniva dal Gambia, aveva trentacinque anni e due occhi grandissimi, era finito a raccogliere frutta e verdura come bracciante stagionale nella campagna foggiana. La sua casa era una minuscola baracca improvvisata con pezzi di lamiera, circondata da altre baracche tutte uguali, nell’insediamento per lavoratori agricoli di Torretta Antonacci. È morto mentre dormiva, all’alba di lunedì 27 giugno, ucciso da un incendio divampato chissà come e che ha impiegato poco a diffondersi nel ghetto. Vittima, lui, dell’esclusione che caratterizza il segmento successivo dell’immigrazione, la vita nei Paesi di “accoglienza”. La difficoltà di regolarizzare il soggiorno, la possibilità di perdere il permesso anche una volta ottenuto – come pare fosse successo a Yusupha – la discriminazione, tutto questo crea ostacoli aggiuntivi nell’accesso al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, a qualsiasi opportunità. Costringe alla povertà e all’emarginazione, mette di nuovo in gioco la sopravvivenza. Pare che neanche varcare la frontiera basti. La politica dell’esclusione continua e, al di qua e al di là del confine, le sue vittime muoiono ogni giorno. (Livia Cefaloni)    

“Talitha Kum”: il rapporto 2021

30 Giugno 2022 - Roma - Nonostante la pandemia da Covid-19 abbia reso più difficile l’azione di contrasto alla tratta, nel 2021 Talitha Kum ha registrato una crescita numerica e qualitativa delle sue attività: presente in 92 Paesi, con 55 reti nazionali (5 in più dell’anno precedente) e 6.039 persone coinvolte attivamente in azioni anti-tratta in tutti i continenti. 336.958 sono state invece le persone raggiunte da Talitha Kum in tutto il mondo; di queste 258.549 hanno beneficiato di attività di prevenzione; 19.993 sono vittime e sopravvissuti sostenuti dalla rete; 58.416 le persone coinvolte nelle attività di networking, formazione e capacity building. “Nel corso dell’anno passato abbiamo toccato il dolore causato da diverse forme di violenza, di conflitti e guerre. La violenza contro le donne è cresciuta, come hanno denunciato tutte le reti, ma soprattutto quelle in America Latina. Sono aumentate le persone che soffrono la fame. Tutto questo ha provocato grandi spostamenti di persone. La tratta di persone è profondamente interconnessa a questi processi migratori. Nel 2021 le reti di Talitha Kum hanno registrato il drammatico aumento delle ingiustizie sofferte dalle popolazioni migranti, sempre più vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta di persone in diverse modalità di sfruttamento sessuale, lavorativo, matrimoni forzati, accattonaggio.“ ha dichiarato Suor Gabriella Bottani, SMC, coordinatrice di Talitha Kum International. “Ringrazio, a nome della UISG, i membri del Coordinamento della rete Talita Kum per l’instancabile e profetico impegno nel combattere la tratta degli esseri umani e per la sinergia e la stretta collaborazione con migliaia di persone nel mondo che quotidianamente si impegnano per combattere lo sfruttamento umano e debellare qualsiasi forma di schiavitù. L’impegno di Talitha Kum è cresciuto negli anni conseguendo traguardi importanti che riempiono il cuore di speranza e di fiducia verso il futuro, ma il cammino è ancora lungo e sono ancora tanti i passi da fare.” ha dichiarato Suor Nadia Coppa, ASC, Presidente della UISG. Oltre al dettaglio del azioni compiute dalla rete, nel rapporto sono raccontate tre iniziative particolarmente significative del 2021: il lancio della  prima“ Call to Action contro la tratta”, l’iniziativa dei Giovani Ambasciatori di Talitha Kum e  la Giornata internazionale di Preghiera e Riflessione contro la tratta. La raccolta e l’analisi dei dati del Rapporto di Talitha Kum ha coinvolto tutte le reti regionali e locali. La ricerca é stata realizzata in collaborazione con la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Pontificia Gregoriana, con il coordinamento del professor Peter Lah e di Suor Mayra Cuellar, MdB.  

Il Comites Londra a Bedford per incontrare la comunità italiana

30 Giugno 2022 -
Londra - Il Comites di Londra sarà a Bedford sabato 9 luglio per incontrare gli esponenti della comunità italiana dell’area. L’iniziativa rientra nella volontà del nuovo consiglio di essere sempre più presente nei luoghi in cui opera e offre il proprio supporto, spiegano i promotori.
Dalle ore 14 i consiglieri del Comites Londra saranno presso la Chiesa Italiana S. Francesca Cabrini (10 Woburn Rd, Bedford MK40 1EG) dandosi appuntamento con coloro che vivono e lavorano lì, responsabili di associazioni e organismi pubblici del luogo, tra i quali il Console Onorario a Bedford, Gaetano Moliterno.
La giornata si aprirà alle ore 11 con la seduta ordinaria che verrà trasmessa anche in diretta sul profilo Facebook del Comites Londra. Tra i punti all’ordine del giorno l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti, aggiornamenti sui progetti in corso, discussione su nuove proposte di progetti ricevuti dal Comites, relazione del gruppo di lavoro sui servizi consolari. La chiusura dei lavori è prevista per le ore 13. Coloro che volessero prendere parte in presenza, potranno scrivere a segreteria@comiteslondra.info con i propri dati, permettendo così allo stesso Comites di organizzare al meglio l’accoglienza del pubblico.

Migranti, nuovo choc: trovati 20 corpi nel deserto

30 Giugno 2022 - Milano - Morti di sete nel deserto. È finito così il sogno di una nuova vita, lontano dalla guerra, dalla violenza e dalla carestia, per 20 migranti. Hanno perso la vita nel deserto libico, vicino al confine con il Ciad, dopo che il camion su cui viaggiavano è andato in panne nel caldo infernale. Lo hanno riferito il servizio di 'soccorso ed emergenza' della città di Kufra, nell’estremo sud-est del Paese. «Il veicolo, proveniente dal Ciad, è stato trovato a 310 km a sud di Kufra e a 120 km dal confine ciadiano-libico», si legge in una nota pubblicata assieme a un video che mostra corpi in stato di decomposizione sulla sabbia vicino al mezzo. «Pensiamo che il gruppo sia morto nel deserto 14 giorni fa poiché l’ultima chiamata da un telefono mobile localizzato nella zona è del 13 giugno», ha spiegato il responsabile del servizio di soccorso di Kufra, Ibrahim Belhasan, all’agenzia Reuters. Due dei migranti morti erano libici, altri si pensa siano cittadini del Ciad che attraversavano la Libia, forse per tentare il salto verso l’Europa. Purtroppo però, e anche l’ultimo rapporto dell’Onu sul Paese nordafricano lo conferma, la Libia non è più un Paese sicuro. Per i migranti irregolari rischia di diventare un inferno fra omicidi, torture e schiavitù. I migranti detenuti in Libia sono infatti vittime di atroci abusi, in particolare le donne che vengono violentate in cambio di cibo e acqua, denunciano le Nazioni Unite nel nuovo rapporto sullo stato dei migranti detenuti in Libia. «La missione conoscitiva dell’Onu ha fondati motivi per ritenere che crimini contro l’umanità siano stati commessi contro migranti in Libia» si legge nel rapporto che si basa su numerose testimonianze rese dagli stessi detenuti. «In pochissimi giorni decine di migranti morti, venerdì Melilla, ora il Texas. Urgente individuare e perseguire i responsabili, ma è anche necessario creare più canali regolari per una gestione più bilanciata, lungimirante e sicura delle migrazioni» scrive su twitter Flavio Di Giacomo, portavoce per il Mediterraneo di Oim. Dopo l’ultima tragedia nel Mediterraneo centrale, lunedì, con almeno 30 migranti dispersi, un’altra è avvenuta al largo della Tunisia la scorsa notte. Almeno cinque persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. Le unità della Guardia costiera hanno impedito tre operazioni di emigrazione illegale in diverse regioni tunisine, recuperando 108 persone, quattro tunisini e 104 di diverse nazionalità subsahriane. I corpi delle cinque vittime sono stati recuperati dopo il naufragio di una barca che trasportava altri migranti. Ma al momento non si conoscono altri dettagli. Un’altra imbarcazione, infine, con a bordo 36 persone, è stata seghnalata in pericolo ieri pomeriggio al largo di Malta. Sono partite da Bengasi, in Libia, secondo quanto riferisce Alarm Phone. «Ci dicono – afferma la Ong su Twitter – di avere problemi al motore e chiedono soccorso!». Almeno 900 persone sono morte o risultano disperse da inizio anno lungo la rotta del Mediterraneo, in base agli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. (D. Fas.- Avvenire)  

Migrantes Lucca: oggi convegno su l’ accoglienza dei migranti nel passato e nel futuro

28 Giugno 2022 - Lucca - "Rileggere il passato per costruire il futuro" è il tema del convegno che si svolgerà oggi pomeriggio, ore 18, a Lucca su iniziativa dell'Ufficio diocesano Migrantes. Si tratta di una tavola rotonda proposta attorno alla Giornata Onu del Rifugiato del 20 giugno scorso e in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 25 settembre. Servirà a guardare alle esperienze di accoglienza della Chiesa di Lucca vissute nel recente passato fino ad arrivare ai profughi ucraini dei giorni nostri. All'iniziativa interverranno don Bruno Frediani, parroco nella vallata di Camaiore, don Silvio Righi, parroco di Camaiore, Sara Vatteroni, direttrice Migrantes della Toscana, don Simone Giuli direttore della Caritas e Lino Paoli per la Comunità di Sant' Egidio. All''incontro presenzierà anche l' arcivescovo Paolo Giulietti.

Agenzia dell’Ue per l’Asilo: 648mila le domande di protezione internazionale in Europa

28 Giugno 2022 - Roma - Lo scorso anno è stato caratterizzato da "sviluppi internazionali significativi" che hanno portato ad "un aumento di un terzo delle richieste di asilo in Ue" con 648mila domande di protezione internazionale, ritornando così ai "livelli pre pandemia". Lo ha detto la direttrice esecutiva dell'Agenzia dell'Ue per l'Asilo (Euaa), Nina Gregori, presentando il rapporto sull'Asilo 2022. Nei primi mesi di quest'anno, "abbiamo registrato il più alto numero di richieste mensili dalla crisi dei rifugiati nel 2015- 2016", ha spiegato Gregori, sottolineando come "i tre principali fattori per questo aumento" siano "la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso, la presa di potere dei talebani in Afghanistan l'estate scorsa e la guerra in Ucraina". Nei primi mesi del 2021 il numero di domande è rimasto pressoché stabile, ma verso la metà dell'anno, le domande hanno iniziato ad aumentare facendo registrare picchi nei mesi di settembre e novembre 2021, si legge nel rapporto dell'Euaa, secondo cui questi due picchi sono in gran parte il risultato di un aumento delle domande da parte di afghani e siriani, incluse le numerose domande reiterate da parte degli afghani. I siriani hanno rappresentato il gruppo di richiedenti più numeroso nel 2021, con circa 117.000 domande nei paesi Ue, seguiti dagli afghani che hanno presentato 102.000 domande. Queste due cittadinanze sono state seguite a distanza dai cittadini di Iraq (30.000 domande), Pakistan e Turchia (25.000 ciascuno) e Bangladesh (20.000). Per quanto riguarda i paesi ospitanti, la Germania ha ricevuto il maggior numero di domande di asilo (191.000), seguita da Francia (121.000), Spagna (65.000) e Italia (53.000).

“Informazione senza confini”: un convegno al Senato

28 Giugno 2022 - Roma - “Informazione senza confini” è stato il tema dell’incontro svoltosi ieri al Senato e promosso dalla senatrice, eletta all'estero, Laura Garavini, che nel suo intervento introduttivo ha evidenziando – citando il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes – che negli ultimi “15 anni la comunità italiana è radicalmente cambiata, si è registrato un +85% di nuova emigrazione italiana. La comunità italiana all’estero – ha detto - è totalmente diversa rispetto ad alcune decine di anni fa, è un’emigrazione più attrezzata nell’utilizzo della nuova tecnologia e anche l’informazione è cambiata di conseguenza, con notizie in tempo reale, sul cellulare, sui media online”. Il convegno ha visto la presenza di tante testate italiane edite soprattutto in Europa e testate edite in Italia diffuse prevalentemente all'estero. Lo scopo del convegno è stato quello di far conoscere realtà considerate “di nicchia” ma al servizio delle comunità italiane all’estero. L’informazione – ha sottolineato nel suo saluto iniziale il sottosegretario con delega all’editoria Giuseppe Moles -  rappresenta “un bene pubblico” e  “il dovere del governo è quello di considerare questo come un bene pubblico essenziale. Essenziale soprattutto per una democrazia liberale. E va tutelato”. E poi il ruolo che queste testate hanno per promuovere l’Italia nel mondo: “Se i media italiani fanno questo la nostra editoria all’estero deve essere sostenuta e tutelata. Sia perché rappresenta un ponte, sia perché è uno strumento di mediazione culturale e anche perché garantisce l’esercizio dei diritti democratici degli italiani all’estero, che votano ed è cruciale dargli tutte le informazioni necessarie”. E’ importante – ha quindi evidenziato Fabrizio Ferragni di Rai Italia - che i nostri connazionali all’estero siano “completamente informati. Noi abbiamo unito due realtà, tra cui Rai Italia, che si trasformerà e diventerà - da ottobre – ‘Rai Italy’, che sarà bilingue, italiano e inglese. Ma in realtà, le trasmissioni italiane di Rai Italia sono già sottotitolate in inglese da una settimana. Tutto ciò potrà favorire la ripresa del nostro paese”. A raccontare la loro esperienza diversi giornalisti: Lorenzo Pedicini di Radio Cosmo in Germania, già radio Colonia; Phil Baglini di London One Radio a Londra, l’unica radio italiana in Gran Bretagna; Lorenzo Ponzo, Direttore di Hitalia, radio italiana operante in Belgio e sempre dal Belgio Pietro Lunetto, direttore di Radio Mir; Filippo Giuffrida di Radiocom.tv e dall’Irlanda Maurizio Pittau di Radio Dublino. E ancora Maurizio Tomasi, direttore della Rivista Trentini nel Mondo, Maria Bernasconi del settimanale L'Eco in Svizzera, Maria Grazia Galati di PassaParola Magazine in Lussemburgo e Isabella Liberatori dell’agenzia 9Colonne.

Nasce l’Osservatore di Strada

[caption id="attachment_28500" align="alignnone" width="300"] Foto Siciliani-Gennari/Sir[/caption] 28 Giugno 2022 - Città del Vaticano - “Dare voce a chi non ha voce; alimentare la cultura dell’incontro; favorire l’amicizia sociale; contribuire a organizzare la speranza”. Sono gli obiettivi del nuovo periodico  "L'Osservatore di Strada", supplemento del quotidiano vaticano "L'Osservatore Romano". “È un giornale di strada, ma non vuol essere solo dei poveri e per i poveri”, spiegano i promotori nel corso di una conferenza stampa svoltasi questa mattina aggiungendo che è soprattutto un giornale "con i poveri, realizzato insieme con loro, dando modo di esprimersi a chi ha talento per la scrittura o il disegno o a chi ha una storia da raccontare, un’opinione da esprimere. E a chi non ha gli strumenti (conoscenza della lingua, abilità nella scrittura) sarà il giornale a fornirglieli”. Nel nuovo giornale di strada – che verrà distribuito gratuitamente la domenica in piazza San Pietro durante l’Angelus, ad offerta libera – intellettuali, esponenti del mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo presteranno la loro penna per raccontare, riflettere, dialogare. Un progetto editoriale che segue i principi indicati da Papa Francesco negli ultimi messaggi per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: “consumare le suole delle scarpe” per incontrare “le persone dove e come sono”; “ascoltare con l’orecchio del cuore” per conoscere e far conoscere “volti e storie di persone concrete”. Il tutto raccontato, nella doppia edizione cartacea e on line, con uno stile narrativo “non pietistico, che non cerca la spettacolarizzazione del dolore, rispettoso delle persone”. Ogni numero tratterà un unico tema che farà da spunto per racconti, riflessioni, dialoghi/interviste, poesie, disegni: “Anche chi ha per casa una scatola di cartone ha qualcosa da dire e da insegnare”.  Dodici pagine in tutto: la prima è “l’editoriale di strada”, le pagine due e tre sono dedicate a “L’incontro”, un articolo a quattro mani: quello di chi non ha voce e quello di un autore famoso. La pagina 4, “Sulla porta di casa”, raccoglie storie ed esperienze di migrazione, mentre le pagine centrali – “Parole e gesti di Papa Francesco” – contengono un’antologia di testi del magistero pontificio. La pagina nove, “Con lo sguardo del buon Samaritano”, è dedicata al volontariato, mentre le pagine 10 e 11, “Canti dalle periferie”, ospitano una raccolta di racconti, riflessioni, poesie, disegni realizzati da persone assistite da associazioni o gruppi ecclesiali o semplicemente incontrate per strada, e un servizio sull’esperienza di altri giornali di strada in Italia e nel mondo. Infine, a pagina 12, denominata “L’altra copertina”, si trovano due letture, una in chiave spirituale, l’altra umoristica, del tema trattato.

Festival della Partecipazione: la cittadinanza da privilegio diventi diritto

28 Giugno 2022 - Bologna - Si è chiusa a Bologna la settima edizione del Festival della Partecipazione a cui hanno preso parte 131 panelist, 60 associazioni e circa 850 partecipanti in presenza e promosso da ActionAid Italia, Cittadinanzattiva e Legambiente. Durante la tre giorni di Festival numerose sono state le occasioni di dibattito e approfondimento, per porre all’attenzione del Paese le criticità dello status quo e per mostrare le alternative possibili e concrete, attraverso gli interventi e le proposte di attiviste e attivisti, istituzioni nazionali e internazionali, associazioni della società civile, personalità del mondo giornalistico e accademico. A partire dal tema della cittadinanza e dall’urgenza di estenderla oltre lo ius sanguinis, riformando finalmente la legge sulla cittadinanza italiana.  Dal Festival l’appello, quindi, per la riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza a cominciare dall'approvazione della proposta di legge sullo ius scholae, che verrà discussa in aula alla Camera dei Deputati domani, 29 giugno. E, sulla base delle iniziative promosse dal Comune di Bologna che ha proposto l’inserimento dello ius soli nello statuto comunale e la cittadinanza onoraria ai minori stranieri iscritti nell'anagrafe comunale, l’invito alle associazioni a mobilitare società civile ed enti locali per costruire e diffondere azioni simili di pressione per la riforma della legge sulla cittadinanza a partire da iniziative amministrative che facilitino l'iter di accesso alla cittadinanza.

Migranti morti a Melilla: Comece, “vengano identificate le vittime e sia avviata un’indagine indipendente e affidabile”

28 Giugno 2022 -
Bruxelles - I vescovi cattolici dell’Unione europea chiedono “l’identificazione delle vittime, la restituzione delle loro spoglie alle famiglie e un’indagine indipendente e affidabile su quanto accaduto in questo tragico episodio”. È padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), a prendere la parola a seguito del tragico incidente avvenuto il 25 giugno scorso, quando circa duemila migranti provenienti dal Marocco hanno tentato di sfondare la barriera di confine di Melilla. Venerdì scorso, alle 6,40, duemila profughi subsahariani hanno tentato di superare il sistema di reticolati (portato a dieci metri di altezza su decisione del governo Sánchez nel 2020) che racchiude la città autonoma di Melilla. Le autorità marocchine parlano di 18 morti, ma secondo alcune Ong – tra le quali l’Associazione marocchina per i diritti umani e la spagnola Caminando Fronteras – le vittime sarebbero 37 e decine i feriti, alcuni dei quali gravi. Secondo le testimonianze, la maggior parte delle vittime sarebbe morta asfissiata nella calca dopo esser caduta in un avvallamento nel tentativo di superare una recinzione, sul lato marocchino della frontiera. “La Comece piange la morte di dozzine di migranti e richiedenti asilo vicino alla città marocchina di Nador, mentre cercavano di attraversare la recinzione nella città spagnola di Melilla, nonché la morte di due poliziotti”, si legge in una dichiarazione diffusa ieri sera. “Preghiamo per loro e per le loro famiglie”. Nel chiedere l’identificazione dei corpi e  un’indagine “indipendente e affidabile” su quanto accaduto, la Comece afferma: “La gestione della migrazione da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri non può consistere nel dare un assegno in bianco ai Paesi vicini che non rispettano la dignità inalienabile di migranti e rifugiati. La Comece condanna inoltre l’uso della violenza da parte di persone che tentano di attraversare le frontiere e chiede un uso proporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine e l’assoluto rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali di migranti e rifugiati, nonché l’agevolazione di un adeguato screening delle persone che sono legittimi richiedenti asilo”.