24 Febbraio 2026 - Il 23 e 24 febbraio una delegazione del Tavolo asilo e immigrazione (Tai) ha effettuato un nuovo accesso al centro di Gjader. "Quanto emerso - si legge in comunicato stampa del Tavolo - accerta uno scenario grave e per molti versi paradossale: nonostante i due rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea – il secondo dei quali sulla firma del protocollo stesso – il governo non solo non sospende i trattenimenti, ma aumenta in modo significativo i trasferimenti forzati dai CPR italiani verso l’Albania".
Alla luce delle informazioni raccolte, il Tai chiede al governo "la sospensione immediata di tutti i trasferimenti verso il CPR di Gjader" e sollecita di nuovo "la chiusura del centro, struttura che continua a operare fuori dal perimetro del diritto, in un quadro di radicale contrasto con i principi fondamentali".
Questo anche alla luce del fatto che, come si legge nel comunicato, "la maggior parte delle persone trasferite in Albania è stata poi riportata in Italia" e che "i rimpatri effettivamente eseguiti sono stati pochi".
Tra le persone trattenute, sono state individuate alcune situazioni particolarmente anomale, come la presenza di "una persona che si trovava nel CPR di Bari e che è stato il primo soccorritore del 25enne Simo Said, deceduto il 12 febbraio all’interno del CPR pugliese"; e "di una persona proveniente dall’Iran, nonostante l’attuale clima politico del Paese renda di fatto impossibile il rimpatrio".
Colpisce inoltre, si legge nel comunicato "la presenza di moltissime persone che avevano un lavoro regolare in Italia, lo hanno perso e, a seguito di ciò, hanno perso anche il permesso di soggiorno: persone inserite nel tessuto sociale e lavorativo, poi trasferite coattivamente in Albania".
Tag: Tavolo Asilo
Nuove norme Ue su diritto d’asilo. Il commento del card. Zuppi e l’analisi del Tavolo asilo e immigrazione
11 Febbraio 2026 - “C’è sicurezza quando c’è accoglienza”. Così il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha risposto oggi - come riporta l'agenzia SIR - alle domande dei giornalisti sul via libera del Parlamento europeo e della Commissione europea alla lista dei Paesi sicuri di provenienza dei migranti e agli hub esterni, temi contenuti anche nel disegno di legge che sarà oggi pomeriggio all’esame del Consiglio dei ministri, che prevede disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo.
“C’è la necessità della gestione di un fenomeno epocale, gigantesco anche per i numeri, per quello che comporta, e quindi bisogna saperlo gestire insieme – ha affermato il card. Zuppi –. Molte volte non si è gestito, si è soltanto subìto. Bisogna gestirlo guardando avanti, al futuro, mettendo al centro la persona, coniugando la sicurezza con l’accoglienza. Crediamo che le due dimensioni siano complementari”.
Sulle novità provenienti dal Parlamento europeo si espresso anche il Tavolo asilo e immigrazione (Tai), che riunisce oltre 40 organizzazioni e associazioni che si occupano dei diritti dei rifugiati e richiedenti asilo: "Si tratta di un passaggio politico di estrema rilevanza - si legge in un comunicato stampa -, che segna un ulteriore e preoccupante arretramento delle garanzie previste per le persone che chiedono protezione internazionale nell’Unione europea. Le modifiche approvate rafforzano un’impostazione che svuota progressivamente il diritto d’asilo della sua dimensione individuale, sostituendo l’esame effettivo delle singole storie con presunzioni di sicurezza, automatismi e procedure accelerate".
Le organizzazioni aderenti al Tai esprimono pertanto forte preoccupazione per un’evoluzione normativa "che mette a rischio il cuore del diritto d’asilo nell’Unione europea"; e chiedono "alle istituzioni europee e nazionali di fermare questo processo di smantellamento delle garanzie, di rispettare gli obblighi internazionali e di rimettere al centro la tutela dei diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione".
“Come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi”. Il nuovo Rapporto sui Cpr in Italia e l’appello del Tai
28 Gennaio 2026 - È stato presentato a Roma, presso la Sala "Caduti di Nassirya" in Senato, Cpr d'Italia: istituzioni totali, secondo Rapporto di monitoraggio sui Cpr di Bari, Brindisi, Caltanisetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino e Trapani, curato dal Tavolo asilo e immigrazione (Tai), cui aderiscono 41 tra associazioni e organizzazioni che si occupano di rifugiati e richiedenti asilo.
Secondo il Tavolo (leggi il comunicato completo), i Centri di permanenza per il rimpatrio restano in Italia luoghi di "sospensione dei diritti fondamentali, segnati da isolamento, spersonalizzazione e degrado": un sistema "incompatibile con i principi dello Stato di diritto e inefficace nei risultati". Per questo sono definiti “istituzioni totali”, richiamando l’esperienza basagliana contro i manicomi: spazi chiusi e segreganti che trasformano la privazione della libertà in prassi di controllo sociale. E, richiamando proprio l'eredità di Franco Basaglia, “come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi”.
Nel corso del 2025, delegazioni di parlamentari e operatori hanno visitato 10 Cpr in tutta Italia, segnalando limitazioni di accesso agli osservatori indipendenti e ostacoli alle visite ispettive.
Il Rapporto 2025, in dialogo con l’iniziativa “Il viaggio di Marco Cavallo” del Forum Salute Mentale, pone la salute mentale al centro dell’analisi. Gravi anche le limitazioni alla tutela legale. Il Rapporto segnala inoltre criticità economiche e gestionali. Anche l’efficacia dei rimpatri è in calo.
Sul piano politico, il Tai denuncia una deriva europea verso la normalizzazione della detenzione amministrativa nelle politiche migratorie, rafforzata dal "Nuovo Patto su migrazione e asilo" e dal "Protocollo Italia-Albania".
Secondo il Tavolo (leggi il comunicato completo), i Centri di permanenza per il rimpatrio restano in Italia luoghi di "sospensione dei diritti fondamentali, segnati da isolamento, spersonalizzazione e degrado": un sistema "incompatibile con i principi dello Stato di diritto e inefficace nei risultati". Per questo sono definiti “istituzioni totali”, richiamando l’esperienza basagliana contro i manicomi: spazi chiusi e segreganti che trasformano la privazione della libertà in prassi di controllo sociale. E, richiamando proprio l'eredità di Franco Basaglia, “come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi”.
Nel corso del 2025, delegazioni di parlamentari e operatori hanno visitato 10 Cpr in tutta Italia, segnalando limitazioni di accesso agli osservatori indipendenti e ostacoli alle visite ispettive.
Il Rapporto 2025, in dialogo con l’iniziativa “Il viaggio di Marco Cavallo” del Forum Salute Mentale, pone la salute mentale al centro dell’analisi. Gravi anche le limitazioni alla tutela legale. Il Rapporto segnala inoltre criticità economiche e gestionali. Anche l’efficacia dei rimpatri è in calo.
Sul piano politico, il Tai denuncia una deriva europea verso la normalizzazione della detenzione amministrativa nelle politiche migratorie, rafforzata dal "Nuovo Patto su migrazione e asilo" e dal "Protocollo Italia-Albania".
🔗 Leggi il comunicato del Tai.
👉 Scarica il Rapporto integrale.
“Cpr d’Italia: istituzioni totali”. La presentazione del II rapporto di monitoraggio del Tavolo asilo e immigrazione
23 Gennaio 2026 - Il 28 gennaio 2026 a partire dalle ore 11:30 a Roma (Sala Caduti di Nassirya, Piazza Madama), il Tavolo asilo e immigrazione (Tai) presenta "Cpr d'Italia: istituzioni totali", secondo rapporto di monitoraggio sui Cpr di Bari, Brindisi, Caltanisetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani.
Intervengono:
- Veronica Scarrozza (Recosol).
- Gianfranco Schiavone (Ics, Asgi);
- Fabrizio Coresi (ActionAid);
- Lucia Borruso (Medici Senza Frontiere);
- Sara Consolato (Refugees Welcome Italia);
- Teresa Menchetti (Forum per cambiare l’ordine delle cose);
- Filippo Miraglia (Arci).
I giornalisti e gli ospiti devono accreditarsi scrivendo a: info.tavoloasiloimmigrazione@gmail.com
L’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima. Per gli uomini obbligo di giacca e cravatta.
I lavori del convegno saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del Senato e sul canale YouTube del Senato Italiano.
Nuova missione del Tavolo asilo (Tai) in Albania: il centro di Gjader conferma criticità strutturali, violazioni dei diritti umani e spreco di risorse
29 Ottobre 2025 - Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), in collaborazione con il Gruppo di Contatto Parlamentare – composto da parlamentari di Camera, Senato ed eurodeputati – ha svolto una nuova missione di monitoraggio in Albania, presso il centro di Gjader, struttura di detenzione realizzata dal Governo italiano nell’ambito del Protocollo Italia–Albania, in cui vengono trattenute persone trasferite dai Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) italiani in attesa di rimpatrio.
Secondo quanto comunicato dal Tavolo, a seguito della visita il Tai "solleva forti perplessità sul piano dei diritti e sui costi di una struttura costruita e mantenuta con ingenti risorse pubbliche, ma utilizzata solo in minima parte: un vero e proprio spreco di denaro pubblico a fronte di risultati inconsistenti e di gravi ricadute sui diritti delle persone coinvolte. Circa il 70% delle persone trattenute è stato riportato in Italia per mancata convalida del trattenimento, mentre il restante 30% riguarda casi di non idoneità o rimpatri disposti dall’Italia".
Ulteriori elementi di criticità riguardano la "mancanza di trasparenza nei trasferimenti" e la somministrazione di psicofarmaci, "che sembrano essere proposti a molti trattenuti, sollevando gravi preoccupazioni sulle condizioni psico-fisiche e sulle modalità di assistenza sanitaria all’interno della struttura".
Il Tai infine chiede al Governo "di sospendere immediatamente i trasferimenti verso Gjader e di rispettare pienamente il diritto europeo e i diritti fondamentali delle persone migranti”.
“Ferite di confine”: il Tai ha presentato un nuovo report sul “modello Albania”
30 Luglio 2025 - Il nuovo assetto operativo del cosiddetto "modello Albania" è un dispositivo di "detenzione amministrativa transnazionale a bassa trasparenza e ad alto potenziale lesivo dei diritti fondamentali". Lo denuncia il nuovo report del Tavolo asilo e immigrazione (Tai), intitolato Ferite di confine, che documenta la nuova fase operativa del Protocollo Italia-Albania, con un focus sui trasferimenti coatti nel centro di Gjader, convertito di recente in Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), aggiungendosi così agli 11 già esistenti sul territorio italiano.
Secondo quanto ricostruito dalle 47 organizzazioni aderenti al Tai - tra cui Amnesty International, Emergency, Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Medici per i Diritti Umani, Save the Children, Arci e molte altre - il trasferimento di persone migranti già trattenute nei Cpr italiani verso la struttura albanese è avvenuto finora senza alcun provvedimento scritto e motivato. Le persone, ammanettate con fascette anche per 20-24 ore, sono state prelevate all'improvviso, spesso di notte, e condotte all'estero senza sapere la destinazione finale. Un'operazione definita nel report "illegittima, disumana e lesiva della dignità", in aperta violazione della Costituzione e delle norme europee sui rimpatri forzati.
Ma non è solo la procedura a essere criticata. Le condizioni materiali nel centro di Gjader - spiega il Report - aggravano ulteriormente la vulnerabilità dei trattenuti. Le testimonianze raccolte dagli operatori durante le missioni di monitoraggio parlano di isolamento, carenza di mediazione culturale, accesso alle cure e alla tutela legale limitato e forte incidenza di episodi autolesivi. In poco più di un mese, si sono registrati almeno 42 "eventi critici", di cui 21 episodi di autolesionismo o intenti suicidari.
Il TAI sottolinea anche la "grammatica opaca" con cui viene gestita tutta l'operazione: un blackout informativo che esclude Parlamento, giornalisti e società civile da ogni forma di controllo. Le richieste di accesso agli atti rimangono inevase, i parlamentari in missione ottengono risposte parziali o nulle o comunque, come ha sottolineato al parlamentare Rachele Scarpa, non congruenti con quanto rilevato nelle visite in loco.
Numeri alla mano, l'intera operazione - finora costata circa 800 milioni di euro in cinque anni - ha prodotto, al momento del Report, il trasferimento di appena 132 persone, con soli 32 rimpatri effettivi.
In sintesi, secondo il Tai, da un punto di vista giuridico, sono 3 le principali questioni confermate dal nuovo Report:
- il trasferimento e trattenimento coattivo senza provvedimento giudiziario e senza comunicazione della motivazione.
- l'enorme affievolimento o non esercitabilità dei diritti delle persone trattenute, anche se formalmente vigenti.
- la non conformità con la normativa Ue, anche quella "in cantiere", prevista nel Patto per la migrazione e l'asilo.
Tavolo Asilo, oggi la presentazione del rapporto sulle visite di monitoraggio nel centro di Gjadër in Albania
29 Luglio 2025 - Oggi, alle ore 16, presso la sala stampa della Camera, in Via della Missione 4, a Roma, si terrà la conferenza stampa di presentazione del report del Tavolo Asilo e Immigrazione Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania, sulle visite di monitoraggio nel centro di Gjadër effettuate in collaborazione con il Gruppo di contatto del Parlamento italiano e di quello dell’Ue.
Il report nasce come prosecuzione e aggiornamento della pubblicazione “Oltre la frontiera. L'accordo Italia-Albania e la sospensione dei diritti”, realizzato dal Tavolo
Asilo e Immigrazione a marzo 2025.
Gli obiettivi di questo secondo report sono duplici: da un lato, documentare con rigore i contorni giuridici, organizzativi e materiali e le ulteriori criticità sanitarie di questa nuova fase del cosiddetto “modello Albania”; dall’altro, analizzare criticamente gli effetti sulle garanzie individuali e sull’assetto democratico della gestione dei flussi migratori.
Tra i parlamentari saranno presenti, tra gli altri, Matteo Orfini, Matteo Mauri, Rachele Scarpa e Paolo Ciani.
Albania, il Tai denuncia il primo rimpatrio “esternalizzato” dal Cpr di Gjadër
27 Giugno 2025 - "Il 9 maggio 2025 l’Italia ha effettuato, al riparo da ogni riflettore, il primo rimpatrio 'esternalizzato' della propria storia recente: cinque cittadini egiziani sono stati prelevati dal Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Gjadër, accompagnati sulla strada che conduce a Tirana e imbarcati su un charter che, partito da Roma, ha proseguito verso Il Cairo dopo la tappa albanese".
Inizia così il testo di un nuovo comunicato del Tavolo asilo e immigrazione (Tai), che denuncia l’operazione in esame, la quale "viola apertamente il diritto dell’UE e travalica le disposizioni già illegittime previste dal Protocollo" perché "l’uso della forza coercitiva fuori dal perimetro del centro si svolge inequivocabilmente in territorio albanese ed è privo di qualunque controllo giudiziario italiano".
Secondo il Tai, peraltro, "non è inverosimile che scenari di questa tipologia si riproducano anche nelle prossime settimane". L’operazione "infrange almeno quattro pilastri dell’ordinamento consolidato" e "dialoga apertamente con la logica contenuta nel Regolamento rimpatri in fase di negoziazione a Bruxelles" come se si trattasse di "laboratorio di diritto materiale".
Come spiegato nel comunicato, "la rivelazione del primo rimpatrio diretto da Tirana è nata sul campo, durante la missione congiunta di monitoraggio del 17-18 giugno al Cpr di Gjadër condotta dal Tavolo Asilo e Immigrazione insieme alle deputate e ai deputati di opposizione, ed è stata oggetto di un’accurata inchiesta di Altreconomia".
Tai, nuova visita di monitoraggio presso il centro di trattenimento di Gjader, in Albania
19 Giugno 2025 - Il 17 e 18 giugno 2025, una delegazione composta da rappresentanti del Tavolo Asilo e Immigrazione ha effettuato una visita di monitoraggio indipendente presso il centro di trattenimento di Gjader, in Albania. La struttura ospita circa 30 trattenuti, trasferiti dai CPR italiani nell’ambito del cosiddetto "modello Albania".
Nelle ultime settimane non si sono registrati nuovi trasferimenti coatti verso il centro.
Alcune persone presentano condizioni fisiche che necessitano di una presa in carico sanitaria immediata in Italia. Particolarmente critica è anche la situazione dell’assistenza legale: molte persone hanno riferito di non riuscire a parlare con il proprio avvocato, o di farlo solo in maniera sporadica e non riservata. Altri si trovano in Italia da vent’anni, con figli, mogli, famiglie e reti sociali consolidate: l’allontanamento dall’Italia ha prodotto una frattura violenta e ingiustificata nelle loro vite.
Alla luce di quanto osservato, il Tavolo Asilo e Immigrazione e il gruppo parlamentare di contatto chiedono l’immediata sospensione del progetto di trasferimento in Albania e la cessazione della permanenza delle persone trattenute nel centro di Gjader.
Albania, il report del Tavolo Asilo e Immigrazione sui monitoraggi dei centri di Shenjing e Gjader
25 Febbraio 2025 - Durante i monitoraggi dei centri in Albania effettuati dal Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) sono emerse almeno tre criticità importanti, innanzitutto "la questione dei tempi di trattenimento". Lo ha spiegato all'agenzia "9 Colonne" Filippo Miraglia, coordinatore del Tai, a margine della presentazione del rapporto “Oltre la frontiera. L’accordo Italia Albania tra propaganda e sospensione dei diritti”, redatto dal Tavolo Asilo e Immigrazione a fronte di informazioni e dati raccolti durante le tre visite di monitoraggio dei centri.
"Una persona - continua Miraglia - può essere privata dalla sua libertà per 48 ore prima che intervenga una convalida di un magistrato: le persone, dopo essere state salvate, vengono trasferite su una nave della Marina Militare e il periodo di tempo che intercorre tra quando salgono sulla nave della Marina fino a quando vengono portate in Albania è un periodo di fatto di trattenimento coatto, perché non vogliono andare in Albania, quindi non si capisce perché non dovremmo conteggiare i 3-4 giorni che hanno passato a bordo di quella nave nel periodo di trattenimento".
Un'altra questione critica, prosegue Miraglia, riguarda "l'individuazione della vulnerabilità", che "non funziona, perché palesemente alcune persone sono state ritenute vulnerabili dopo che era stato fatto il primo screening e quindi che erano state portate in Albania". Inoltre la procedura per rilevare la vulnerabilità dei migranti è per Miraglia "del tutto superficiale, soprattutto per le persone che arrivano dalla Libia che sono state tutte torturate e sottoposte a violenze e, come diciamo sempre, non è
che se uno è stato torturato va in giro con un cartello".
La terza questione riguarda poi la tutela legale, definita dal rapporto "di facciata", innanzitutto perché per i migranti è "indistinguibile l'audizione con la commissione dalla convalida del trattenimento col tribunale: non capiscono cosa fanno in una e cosa nell'altra, perché nessuno glielo spiega nella loro lingua. Successivamente vedono questo avvocato a distanza durante la convalida, ma non l'hanno visto prima né lo vedranno dopo, quindi si tratta di un avvocato che non si è preparato sul singolo caso, non gli ha spiegato niente, non ha potuto parlare col suo cliente. Sicuramente se si trattasse di un italiano non sarebbe ammissibile una tutela legale di questo tipo".
“Click day” e Decreto Flussi, il documento del Tavolo asilo e immigrazione al governo
8 Febbraio 2025 - Il Tavolo Asilo e Immigrazione ha inviato un documento sul Decreto flussi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con osservazioni e proposte frutto delle istanze degli enti del Terzo settore che operano nel settore dell'immigrazione, dell'accoglienza delle persone migranti e del contrasto alla tratta di esseri umani.
Il documento sottolinea l’ormai anacronistico meccanismo di programmazione dei flussi in entrata e di allocazione delle quote di ingresso annuali, sempre più insufficienti per le reali esigenze di chi vuole fare ingresso in Italia per lavorare e chi ha necessità di assumere manodopera straniera.
In particolare, lo strumento del click day, come si è visto già in occasione di quello del 5 febbraio, il primo del 2025 - in quattro minuti sono state raggiunte le 25 mila quote previste dal decreto -, rischia di essere una vera e propria lotteria ed esclude, formalmente, chi si trova già in Italia.
Le organizzazioni riunite nel chiedono, in particolare:
- La possibilità di assumere direttamente lavoratori/lavoratrici in qualsiasi momento, al di fuori del sistema quote e senza limitazioni per nazionalità o settori produttivi;
- la creazione di nuovi canali di ingresso per lavoro: sponsorship e ricerca lavoro;
- l’introduzione di una clausola di salvaguardia che dia diritto ad avere un permesso di soggiorno per attesa occupazione nell’ipotesi in cui, per cause non imputabili a lavoratori/lavoratrici, dopo l’ingresso in Italia non si formalizzi il rapporto di lavoro;
- la possibilità di assumere lavoratori/lavoratrici già in Italia pur in condizione di soggiorno irregolare, attraverso misure di regolarizzazione su base individuale - non afferenti alla domanda di protezione internazionale - in presenza di un’offerta di lavoro regolare o di radicamento sul territorio nazionale;
- lo snellimento della procedura di ingresso e rilascio del permesso di soggiorno e il potenziamento dell’organico della Pubblica amministrazione interessata a tali procedure;
- la possibilità di convertire tutti i permessi di soggiorno in permessi per lavoro.
Leggi il documento integrale del Tavolo Asilo e Immigrazione.
Albania, Tavolo Asilo e Immigrazione: tutte negative le richieste d’asilo, senza tutele legali
30 Gennaio 2025 - Al terzo giorno di monitoraggio dei centri italo-albanesi la delegazione del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) è ancora presente con i parlamentari del gruppo di contatto. Come prevedibile - denuncia il Tavolo in un comunicato - "gli esiti delle richieste d’asilo delle 43 persone trasportate presso il centro di Gjader in Albania sono state tutte negative perché ritenute 'manifestamente infondate'. Solo una persona non ha ricevuto il diniego, e sarà ascoltata in procedura ordinaria, poiché è stata riscontrata una vulnerabilità medica".
La TAI già ieri aveva denunciate "gravi criticità procedurali". In particolare, i richiedenti asilo non hanno avuto concretamente né il tempo né la possibilità di nominare un/una avvocato/a per assisterli già nella fase dell’audizione davanti alla Commissione territoriale, né sono stati adeguatamente informati, in maniera indipendente, sul significato delle procedure di riconoscimento della protezione internazionale. "Siamo di fronte ad una procedura di fatto illegittima per l’assenza delle tutele previste dalla normativa in vigore".
Adesso le persone avranno 7 giorni per rivolgersi al Tribunale e cercare giustizia, se i giudici della Corte d’appello di Roma convalideranno il fermo e quindi la procedura accelerata. Ma, ribadisce il TAI, "come faranno a nominare un/una avvocato/a di fiducia per fare il ricorso, visto che sono confinati fuori dall’Italia?".
Migranti: terza missione in Albania del Tavolo Asilo e Immigrazione e del Gruppo di Contatto Parlamentare
28 Gennaio 2025 - Prende il via in queste ore in Albania la terza missione del Tavolo Asilo e Immigrazione, la principale rete della società civile impegnata nella promozione e difesa dei diritti delle persone migranti, realizzata in collaborazione con il Gruppo di Contatto Parlamentare sull’immigrazione. In occasione del terzo trasferimento operato dal governo, il TAI sarà nuovamente in Albania per monitorare le procedure e le condizioni di accoglienza delle 49 persone migranti in arrivo a bordo della nave Cassiopea della Marina Militare.
Nel corso dei due precedenti trasferimenti operati a ottobre e novembre scorsi il TAI aveva già denunciato le numerose violazioni del diritto internazionale e di quello nazionale, nonché dei diritti fondamentali delle persone che il governo italiano trasferisce forzosamente dal Mediterraneo centrale fino all'Albania: le organizzazioni del TAI hanno deciso oggi di tornare nei centri di Shëngjin e Gjadër per monitorare il rispetto delle procedure e verificare le condizioni materiali di trattenimento.
Il Governo sta nuovamente sperimentando il modello albanese con fini puramente propagandistici da un lato, e innalzando lo scontro con la magistratura dall’altro, senza attendere la pronuncia della Corte di Giustizia europea per proseguire le operazioni.
Le organizzazioni del TAI denunciano inoltre l’assenza a bordo della nave della Marina di OIM, designato dal governo come la realtà preposta ad effettuare le procedure di screening. È fondamentale capire come e da chi sia stata realizzata la valutazione delle vulnerabilità, elemento intorno a cui sono emerse gravi criticità già nei primi due trasferimenti effettuati a fine 2024.
È inoltre necessario garantire la tutela giuridica delle persone trasferite, che non è stata prontamente assicurata nei precedenti arrivi in Albania. Chiediamo al Governo chiarimenti su come le persone possano parlare con un avvocato di loro fiducia, sia in fase di preparazione che di audizione con la Commissione e poi anche in fase di eventuale convalida del trattenimento.
Il trasferimento coatto verso l’Albania rappresenta un grave attacco ai principi fondamentali del diritto e della democrazia. Questo approccio non solo mette a rischio la tutela giuridica e la dignità di chi è costretto a subire queste scelte, ma rappresenta anche un pericoloso precedente. Per questo, come nei due precedenti casi, metteremo in campo ogni sforzo necessario per opporci a questa prova di forza ingiustificata e inaccettabile, per fare in modo che non vengano più trasferite persone in Albania e che i centri di trattenimento vengano definitivamente chiusi.
Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid Italia, Amnesty International Italia, ARCI, ASCS, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIES, CIR, Commissione Migrantes e GPIC Missionari Comboniani provincia italiana, CNCA, CoNNGI, Europasilo, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Intersos, IRC Italia, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, ReCoSol, RED Nova, Refugees Welcome Italia, Senza Confine, SIMM, UIL, UNIRE.
Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid Italia, Amnesty International Italia, ARCI, ASCS, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIES, CIR, Commissione Migrantes e GPIC Missionari Comboniani provincia italiana, CNCA, CoNNGI, Europasilo, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Intersos, IRC Italia, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, ReCoSol, RED Nova, Refugees Welcome Italia, Senza Confine, SIMM, UIL, UNIRE.
Naufragio in Calabria: Tavolo Asilo, manifestazione sabato dalla spiaggia di Cutro
8 Marzo 2023 - Roma - «Fermare la strage, subito! La strage di Cutro non è stato un incidente imprevedibile. È solo l'ultima di una lunghissima serie di tragedie che si dovevano e si potevano evitare». Si apre così l'appello sottoscritto da Tavolo Asilo e Immigrazione, da Rete 26 Febbraio, dalle Ong impegnate in operazioni di ricerca e soccorso e dalle tante organizzazioni locali e nazionali che hanno deciso di promuovere una manifestazione sulla spiaggia di Cutro il prossimo 11 marzo, per esprimere indignazione per quanto accaduto e solidarietà con le famiglie delle vittime.
La manifestazione, che comincerà alle 14.30 sul lungomare di Cutro, è «il primo importante appuntamento nazionale di un percorso di iniziative e mobilitazioni che le reti intendono organizzare». «La drammatica assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo viene spiegato in una nota - obbliga chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà a rischiare la vita: l'obiettivo di organizzazioni e associazioni è sollecitare un'inversione di rotta delle politiche migratorie in Italia e nell'Unione europea.
A chi non potrà essere presente a Steccato di Cutro le associazioni chiedono di mobilitarsi online scattandosi una foto con la fascia bianca al braccio e pubblicarlo sui social con l'hashtag #fermarelastrage.
Finora hanno aderito all'iniziativa, fra le altre, anche Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Comunità di S.Egidio, e Fondazione Migrantes.
Tavolo Asilo e Immigrazione: il decreto legge 1/2023 non va convertito
14 Febbraio 2023 - Roma - "Il Parlamento si appresta a votare il Disegno di Legge di conversione del decreto ONG: chiediamo ai parlamentari e alle parlamentari di opporsi affinché la legge non venga approvata. L’Italia deve garantire una maggiore tutela dei diritti delle persone in cerca di protezione e non ostacolare chi salva le persone che rischiano di
morire in mare". E' quanto si legge in un nota del Tavolo Asilo diffuso oggi. Il decreto ordina alle Ong di procedere allo sbarco subito dopo ogni operazione di salvataggio. Una misura -spiega il Tavolo Asilo - che ostacola ulteriori salvataggi, "contrastando con quanto sancito dall’Unclos, che obbliga il capitano a prestare assistenza immediata alle persone in difficoltà. A questo si aggiunge la recente prassi governativa di assegnare come porti di sbarco luoghi lontani dalle aree di salvataggio: di fatto, le Ong sono obbligate a trascorrere molto tempo in mare, con a bordo persone già in situazione di vulnerabilità, e senza poter effettuare altri salvataggi".
"In assenza di uno sforzo di pattugliamento e soccorso statale italiano ed europeo - spiegano le associazioni firmatarie - l’allontanamento forzato delle navi di soccorso delle Ong aumenta il rischio di perdita di vite umane in mare. Il decreto impone inoltre compiti eccessivi e ingiustificati al comandante della nave, che dovrebbe raccogliere i dati dei richiedenti asilo: un processo che è invece a carico degli Stati e, come evidenziato dall’Unhcr, deve essere svolto solo dopo lo sbarco in un luogo sicuro e una volta soddisfatte le necessità immediate". Il Tavolo Asilo fa appello a tutti i membri del Parlamento italiano affinché "si oppongano al decreto legge 1/2023 impedendone la conversione" e chiedono al Governo di "non intervenire con ulteriori provvedimenti contro chi pratica la solidarietà. L’Italia deve garantire una maggiore tutela dei diritti e delle persone che cercano protezione". Con questo provvedimento "l’Italia - prosegue la nota - rischia un ulteriore isolamento in Europa". Alle 14.00 di domani, mercoledì 15 febbraio 2023, presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio a Roma è prevista una conferenza stampa con la partecipazione delle associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, delle ONG che operano salvataggio in mare e dei parlamentari che si oppongono alla conversione in legge del Decreto del Governo.
morire in mare". E' quanto si legge in un nota del Tavolo Asilo diffuso oggi. Il decreto ordina alle Ong di procedere allo sbarco subito dopo ogni operazione di salvataggio. Una misura -spiega il Tavolo Asilo - che ostacola ulteriori salvataggi, "contrastando con quanto sancito dall’Unclos, che obbliga il capitano a prestare assistenza immediata alle persone in difficoltà. A questo si aggiunge la recente prassi governativa di assegnare come porti di sbarco luoghi lontani dalle aree di salvataggio: di fatto, le Ong sono obbligate a trascorrere molto tempo in mare, con a bordo persone già in situazione di vulnerabilità, e senza poter effettuare altri salvataggi".
"In assenza di uno sforzo di pattugliamento e soccorso statale italiano ed europeo - spiegano le associazioni firmatarie - l’allontanamento forzato delle navi di soccorso delle Ong aumenta il rischio di perdita di vite umane in mare. Il decreto impone inoltre compiti eccessivi e ingiustificati al comandante della nave, che dovrebbe raccogliere i dati dei richiedenti asilo: un processo che è invece a carico degli Stati e, come evidenziato dall’Unhcr, deve essere svolto solo dopo lo sbarco in un luogo sicuro e una volta soddisfatte le necessità immediate". Il Tavolo Asilo fa appello a tutti i membri del Parlamento italiano affinché "si oppongano al decreto legge 1/2023 impedendone la conversione" e chiedono al Governo di "non intervenire con ulteriori provvedimenti contro chi pratica la solidarietà. L’Italia deve garantire una maggiore tutela dei diritti e delle persone che cercano protezione". Con questo provvedimento "l’Italia - prosegue la nota - rischia un ulteriore isolamento in Europa". Alle 14.00 di domani, mercoledì 15 febbraio 2023, presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio a Roma è prevista una conferenza stampa con la partecipazione delle associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, delle ONG che operano salvataggio in mare e dei parlamentari che si oppongono alla conversione in legge del Decreto del Governo.
Elezioni: Tavolo Asilo e immigrazione, sette proposte ai partiti per “misure urgenti e necessarie”
21 Settembre 2022 - Roma - Sette proposte ai partiti riguardo alle politiche sull’immigrazione e il diritto d’asilo per “misure urgenti e necessarie” da attuare nella prossima legislatura sono contenute in un Documento proposte Tavolo Asilo e Immigrazione elezioni 25 settembre 2022 stilato dal Tavolo Asilo e immigrazione, la principale coalizione nazionale che riunisce le organizzazioni del Terzo settore impegnate in quest’ambito in Italia. “Le politiche sull’immigrazione e il diritto d’asilo sono state, almeno negli ultimi venti anni, frutto di numerosi interventi, volti quasi tutti a ridurre lo spazio dei diritti delle persone di origine straniera – osservano –. Questa tendenza, con poche eccezioni, ha accentuato la condizione di precarietà degli stranieri e la loro riscattabilità, fino a determinare pesanti forme di discriminazione. Dal 2011 ad oggi il discorso pubblico sull’immigrazione si è sempre più polarizzato, sviluppandosi principalmente intorno al binomio ‘migrazione-sicurezza’ e adottando un approccio emergenziale anziché strutturale, progressivamente concentrato sull’accesso al diritto d’asilo e sull’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati”. Sette i temi in cui si articola il documento: Rapporto tra persone straniere e pubblica amministrazione; Canali di ingresso legali e presenza regolare sul territorio; Cittadinanza e diritto di voto; Accesso alla procedura di protezione internazionale e gestione delle frontiere esterne e interne all’Unione europea; Riforma del sistema di accoglienza; Detenzione amministrativa ed espulsione; Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali. Fanno parte del Tavolo Asilo e immigrazione: A Buon Diritto, Acat Italia, Acli, ActionAid, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cies, Cgil, Cnca, Comunità Papa Giovanni XXIII, CoNNgi, Emergency, Europasilo, Focus Casa dei diritti sociali, Medici del mondo Italia, Movimento Italiani senza cittadinanza, Medici senza frontiere, Oxfam, Refugees Welcome Italia, Senzaconfine, Simm, Uil, Unire.
Tavolo Asilo: domani presentazione delle proposte al Governo per riformare il sistema d’accoglienza
21 Giugno 2022 -
Roma - “Venti anni fa il nostro Parlamento introduceva per legge il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), il primo sistema pubblico di accoglienza per chi arrivava in Italia in fuga da guerre e persecuzioni. Una riforma molto importante che ha rappresentato un grande passo in avanti per il diritto d’asilo e l’accoglienza. Dopo tanti anni quella riforma è ancora incompiuta e il sistema Sprar, che nel frattempo ha cambiato nome e si chiama Sai, Sistema d’accoglienza e integrazione, non è mai diventato quel sistema unico che tutti hanno sempre auspicato a parole e che la stessa legge, più volte modificata, prevede”. Lo evidenzia in una nota il Tavola Asilo in una nota pubblicata in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
Il Sai, sottolinea il Tavolo, continua a rappresentare meno di un terzo del totale dei posti in accoglienza in Italia. Di gran lunga più ampio è quel sistema gestito dalle prefetture, Centri d’accoglienza straordinaria (Cas), che risponde all’eterna emergenza, troppo spesso determinata dalla mancanza di programmazione da parte del Governo. “Le tante criticità del nostro sistema d’accoglienza ricadono ogni giorno sui territori e sulle organizzazioni della società civile che gestiscono direttamente le attività con i beneficiari presenti nei diversi progetti”. Il Tavolo Asilo e Immigrazione, la coalizione più ampia delle organizzazioni della società civile impegnate per la promozione e la tutela dei diritti delle persone di origine straniera nel nostro Paese, ha condotto una approfondita indagine su cosa pensano i responsabili dei progetti d’accoglienza delle tante strutture distribuite sul territorio nazionale e sulla base delle risposte degli operatori e delle operatrici dell’accoglienza, nonché sulla base dell’esperienza delle associazioni che sono impegnate da tanti anni in questo ambito, propone un documento per una riforma del sistema d’accoglienza chiedendo alle istituzioni responsabili di aprire un confronto urgente per superare le tante criticità di questo sistema”.
Il Tavolo convoca una conferenza stampa per mercoledì 22 giugno, alle 11.30, presso la Sala Campigli dell’hotel delle Nazioni, in Via Poli 6, a Roma, per presentare i risultati dell’indagine e per avanzare le proprie proposte al governo e alle istituzioni responsabili dell’accoglienza nel nostro Paese.
Ucraina: Tavolo Asilo, “protezione temporanea per tutti, anche a ucraini già presenti in Italia”
18 Marzo 2022 -
Roma - “Vogliamo ancora una volta sottolineare l’importanza di consentire a tutte le persone che chiederanno la protezione temporanea di accedere ai servizi (scolastico, sanitario, formativo, lavorativo, ecc.) alle stesse condizioni degli italiani e di non dover aspettare per questo il titolo di soggiorno, ma di poterlo fare già con il cedolino della richiesta, come peraltro previsto dal Testo unico sull’immigrazione”. Lo chiedono le organizzazioni cattoliche e laiche che fanno parte del Tavolo Asilo e immigrazione, in riferimento all’arrivo sul territorio nazionale di profughi ucraini in fuga dalla guerra. “Il ritardo sull’implementazione della Direttiva 55/2001, attraverso un Dpcm che non è stato ancora pubblicato, produce incertezza e confusione – fanno notare -. Ribadiamo la necessità di offrire protezione anche a tutti gli ucraini già presenti in Italia e senza titolo di soggiorno, per i quali è evidente l’impossibilità di tornare in Ucraina”. Decine di migliaia di studenti universitari, ad esempio, “rischierebbero altrimenti di dover abbandonare percorsi avviati con grande difficoltà e perdere la possibilità di finire un percorso di studi. Non è in alcun modo giustificata l’eventuale sospensione della procedura asilo per coloro che vorranno allo stesso tempo chiedere la protezione temporanea”. Invitano inoltre le istituzioni ad evitare, per l’accesso alla protezione temporanea, “la dimostrazione dell’uscita dal Paese dopo il 24 febbraio, documentazione che difficilmente è recuperabile in condizioni di guerra. Per questo suggeriamo di ricorrere all’auto dichiarazione, peraltro prevista dalla nostra legislazione”. Sul sistema d’accoglienza, già in difficoltà prima della crisi ucraina, ritengono “necessario avere innanzitutto una regia unitaria, che oggi pensiamo sia giusto attribuire alla Protezione civile”. Sull’accoglienza in famiglia chiedono “che siano valorizzate le esperienze già consolidate, con una centralità delle associazioni e degli enti locali, con l’obiettivo di non lasciare sole le famiglie che in queste settimane si sono fatte carico dell’accoglienza in misura consistente”. Per le dimensioni della crisi in corso ritengono sia utile “che il governo nomini una commissione indipendente per monitorare la dinamica del sistema d’accoglienza, le procedure, comprese quelle relative al rilascio dei documenti, e la gestione concreta dell’accoglienza”.
Tavolo Asilo: crisi ucraina e accoglienza degli sfollati in Italia
8 Marzo 2022 - Roma - Trentadue organizzazioni nazionali che fanno parte del Tavolo Asilo e immigrazione hanno inviato una nota urgente al Presidente del Consiglio Draghi, alla Ministra dell’Interno Lamorgese e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Orlando in relazione alla crisi ucraina e all’accoglienza degli sfollati in Italia. In particolare le osservazioni e proposte riguardano il riconoscimento della protezione temporanea anche alle persone che sono fuggite dall'Ucraina nelle settimane precedenti il 24 febbraio 2022 o che comunque in tale data già si trovavano nel territorio dell’Unione (per vacanza, lavoro, studio o altri motivi) e che, a causa del conflitto armato, non possono ritornare in Ucraina; prevedere "procedure semplificate per la verifica della cittadinanza ucraina dei richiedenti, del godimento della protezione internazionale in Ucraina, nonché del legame famigliare o parentale dei familiari, dal momento che il conflitto in atto può impedire alle persone di dimostrare il possesso di tali requisiti in via documentale; di differire il termine per l’esame delle domande di riconoscimento della protezione internazionale prevedendo che il richiedente possa intanto beneficiare comunque del regime di protezione temporanea; prevedere modalità semplificate e veloci per consentire un allontanamento temporaneo dal territorio nazionale dei beneficiari di protezione temporanea, nonché dei cittadini/e ucraini/e presenti in Italia ancora in attesa della definizione della procedura di emersione; riconoscere la protezione temporanea anche a cittadini di paesi terzi che soggiornavano in Ucraina e che non possono ritornare in condizioni sicure nel proprio paese di origine; ampliare il sistema di accoglienza e integrazione, in particolare il sistema SAI, anche sostenendo concretamente le forme di “accoglienza esterna” (per esempio in famiglia) nell’ambito del sistema pubblico; coinvolgere il Tavolo Asilo e Immigrazione nella definizione degli strumenti operativi e legislativi che definiranno le modalità di gestione dell’accoglienza nel nostro Paese".
Tavolo asilo e immigrazione, “si accolgano i profughi della guerra”
24 Febbraio 2022 -
Roma - “Facciamo appello al nostro governo e all’Ue affinché le persone costrette a fuggire trovino le frontiere europee aperte e accessibili e affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri. Per evidenti ragioni l’Ucraina va subito cancellata dall’elenco dei cosiddetti Paesi di origine sicuri”. Lo chiede il Tavolo asilo e immigrazione, che riunisce le principali organizzazioni laiche e cattoliche che si occupano di accoglienza, esprimendo “sgomento e preoccupazione per quel che sta succedendo in queste ore in Ucraina, in particolare per la sorte delle popolazioni civili coinvolte”. “D’altronde – commentano – se non si lavora per costruire la pace, ma si alimentano confronti muscolari e si aumentano le spese militari, il risultato non può che essere tragico”. “Siamo convinti che l’unica strada da perseguire sia quella della diplomazia – affermano -. In seguito ai bombardamenti e alle violenze migliaia di persone sono in fuga e cercheranno protezione”. “Non possiamo e non vogliamo accettare nessuna ipotesi di chiusura di fronte alle vittime di una guerra scoppiata nel cuore dell’Europa e che i nostri governi troppo poco hanno fatto per scongiurare”, concludono.