Tag: Immigrati e rifugiati

Vescovi Perù: “Accogliere Cristo nei rifugiati”

19 Giugno 2019 - Lima – “I rifugiati sono persone che fuggono da conflitti e persecuzioni, sono protetti dalla legge internazionale, a causa della loro particolare condizione di vulnerabilità, e non dovrebbero essere espulse o restituite a situazioni in cui la loro vita e la loro libertà sono a rischio": così inizia il messaggio della Conferenza Episcopale Peruviana (CEP) per la Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra domani 20 giugno. "Accogliere Cristo nei rifugiati" è il titolo del messaggio che citando l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ricorda che ci sono 25,4 milioni di rifugiati nel mondo e 3,1 milioni che chiedono di essere riconosciuti come tali. I Vescovi, riferisce l’agenzia Fides,  presentano la realtà peruviana: "Il nostro paese, da molti anni, protegge le persone con questi requisiti, garantendo loro lo status di rifugiato. Al momento contiamo rifugiati di diverse nazionalità, tra cui venezuelani, cubani, colombiani, palestinesi, siriani, bengalesi, srilankesi e di diversi paesi africani. Le persone che hanno bisogno di rifugio sono esposte a molteplici situazioni come aggressioni, traffico di migranti, frodi e altre violazioni dei loro diritti umani. Per questo la Chiesa cattolica in Perù, dinanzi a tale sfida, ha prestato particolare attenzione a fornire assistenza e protezione a queste persone. Anche se l'Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 2018 ha adottato il Patto Mondiale sui Rifugiati, al fine di rafforzare la cooperazione e la solidarietà con i rifugiati e i paesi ospitanti interessati da questo fenomeno, molto resta da fare a favore dei rifugiati, nell'affrontare la globalizzazione dell'indifferenza”. "In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, la Conferenza Episcopale Peruviana vuole “incoraggiare i vari Stati della regione, e in particolare il nostro, a rafforzare i meccanismi di accesso al rifugio e ad applicare un'adeguata definizione di rifugiato, che garantisca pienamente i diritti delle persone sulla mobilità. Allo stesso tempo esortiamo la società peruviana a non lasciarsi trasportare dalle ‘voci’ che incoraggiano la xenofobia, la discriminazione e la paura, ma a costruire insieme la cultura dell'incontro" concludono i Vescovi. Il Messaggio è firmato dal Presidente della Conferenza episcopale peruviana e del CELAM, Mons. Miguel Cabrejos, e dal responsabile della pastorale della mobilità umana, Mons. Daniel Turley.

Africani Francofoni in Italia: il pellegrinaggio a Loreto

18 Giugno 2019 - Roma - Il primo sabato e domenica di giugno, una lunga onda festante di pellegrini invadeva il piazzale della basilica di Loreto. Erano… gli ambasciatori dell’Africa di lingua francese in Italia. Erano, tutti migranti. Cioè le comunità africane da ogni angolo dell’Italia, da città come Padova, Bologna, Bergamo, Roma, Napoli… Erano quasi trecento. Vestiti sgargianti, entusiasmo del sentirsi vivi e di venire da lontano, ritmo di tamburi tradizionali, fede forte imparata da piccoli: tutto diceva di una festa dell’incontro. Erano volti d’Africa, fieri delle loro origini, ma anche del loro cammino di emigrazione. Nel costruire la società del domani. In cui ogni cultura, ogni tradizione sa incontrare l’altro e i suoi valori, nella pace. Sì, la pace era il tema di questo pellegrinaggio annuale presso la Casa della Madonna di Loreto, chiamata anche Madonna Nera. “Beati gli operatori di Pace, saranno chiamati figli di Dio.” La pace è il dono speciale che il Signore consegna agli apostoli la sera della sua risurrezione. Primo valore, ancor prima dell’amore, della misericordia o di altro ancora… A rifletterci bene, senza la pace non è possibile fare nulla. Neanche gustare l’amore seminato in noi. Senza la pace l’uomo non dorme, è disturbato, deve fuggire perfino il suo luogo di vita, il suo paese, il suo continente. La pace è preziosa. Senza la pace nessun Paese può svilupparsi. La pace manca tanto in Africa e in Medio-Oriente. Ecco perché questi Paesi non raggiungono il loro sviluppo. Oggi la grande tribolazione nel mondo riguarda la pace. Ma cos’è la pace? È quel sentimento interiore di serenità con noi stessi, con gli altri e con Dio. La pace è un valore divino offerto da Dio. La pace è anche riconciliazione con l’altro, tra le famiglie, tra le nazioni. La pace è il rispetto dell’altro come persona, come famiglia, come nazione, e come continente. All’inizio, durante e alla fine dell’Eucaristia la si invoca. Incessantemente. La pace sia con voi. Concedi la pace ai nostri giorni. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Datevi un segno di pace. Andate in pace. Questo dono di Dio attraversa tutta la celebrazione dell’Eucaristia, perché è fondamentale. Nelle nazioni quando manca la pace, la gente prende purtroppo la strada dell’emigrazione… Beati gli operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio, si afferma. Ma allora chi non è operatore di pace è figlio di chi? Gli autori di guerre e di divisione sono figli di chi…? I venditori di armi sono figli di chi? A Loreto incontriamo la Madre Maria, un modello per chi opera la pace. Ci rifugiamo ai suoi piedi per supplicare il dono e la forza della pace per noi, per le nostre famiglie e i nostri Paesi in Africa. Così, la messa celebrata all’altare maggiore della Basilica di Loreto è stata il culmine del pellegrinaggio, in cui abbiamo vissuto questa pace. Il saluto caloroso del Rettore del santuario ha riscaldato il cuore di ognuno. L’incontro finale del vescovo Fabio Dal Cin, arrivato di corsa da Padova, proprio per salutarci al momento della partenza ha riempito tutti di gioia come per un miracolo. “Siate costruttori di una cultura di pace, là dove vivete.” “Siate alberi che fioriscono là dove sono piantati, in terra di emigrazione.” È stato il suo augurio più bello. Ma ora anche il nostro impegno più grande. (don Mathieu Malick Faye – Coordinatore nazionale comunità africane francofone in Italia)

Istat: si confermano le maggiori difficoltà per gli stranieri

18 Giugno 2019 - Roma - Gli individui stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 500mila, con una incidenza pari al 30,3% (tra gli italiani è il 6,4%). Lo si evince dal report su “Le statistiche sulla povertà” per l’anno 2018 diffuso oggi dall’Istat. Secondo il dato le famiglie in povertà assoluta sono composte nel 68,9% dei casi da famiglie di soli italiani (1 milione e 250mila) e per il restante 31,1% da famiglie con stranieri (567mila) mentre le famiglie di soli italiani rappresentano il 91,3% delle famiglie nel loro complesso contro l’8,7% delle famiglie con stranieri. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 25,1% per le famiglie con almeno uno straniero (27,8% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 5,3% per le famiglie di soli italiani. La criticità per le famiglie con stranieri è maggiormente sentita nei comuni centro di area metropolitana, dove l’incidenza arriva al 26,2% (28,8% per le famiglie di soli stranieri). Fra le ripartizioni, l’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno, con quote di famiglie con stranieri in povertà circa quattro volte superiori a quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 32,3% e 8,9%). Le famiglie in povertà con stranieri dove sono presenti minori presentano valori pari al 29,8% (oltre 300 mila), quelle di soli stranieri il 31,0%, valore quattro volte superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori (7,7%). Nel Mezzogiorno la stessa incidenza sale al 40,5% per le famiglie con stranieri dove sono presenti minori, contro il 12,4% delle famiglie di soli italiani. È in povertà assoluta oltre la metà delle famiglie di soli stranieri in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione (51,5%, per un totale di oltre 66mila famiglie); se la persona di riferimento è occupata, la condizione di povertà raggiunge comunque una famiglia ogni quattro (25,5%).

Pistoia: presentata “Terra Aperta”

18 Giugno 2019 - Pistoia - Negli ultimi mesi del 2018 sono entrati in vigore la legge 132/2018 e il nuovo schema di capitolato dell’accoglienza richiedenti protezione internazionale che cambiano profondamente la normativa in ambito asilo anche in riferimento al sistema di accoglienza. In relazione a questo nuovo scenario alcune realtà del territorio della provincia di Pistoia si sono interrogate sulle conseguenze effettive a breve e lungo termine dei cambiamenti innescati e nei primi mesi del 2019 si sono organizzate sul territorio varie iniziative di approfondimento e sensibilizzazione che hanno dato opportunità di confronto e scambio. Da questo scambio è nata “Terra Aperta”, la rete territoriale solidale e per l’accoglienza pistoiese, presentata ieri alla stampa e alla città di Pistoia. L’obiettivo della rete è “contrastare le conseguenze negative dei cambiamenti normativi in termini di emarginazione e malessere sociale”. “Le realtà promotrici della rete – ha dichiarato Claudio Curreli, responsabile d’area di Agesci Pistoia – hanno voluto definire una dichiarazione di intenti che porta avanti istanze legate al tema dell’accoglienza come opportunità per la società e per il benessere dei cittadini. In questa direzione la rete si propone di attivarsi per l’informazione, la sensibilizzazione e per la risposta effettiva ai bisogni legati ai migranti e a tutte le persone al di là di qualsiasi provenienza e differenza, che si trovano e si potranno trovare sul territorio in situazione di estrema marginalità, privi di beni di prima necessità e di supporto a tutela dei loro diritti mettendo a disposizione persone, strumenti, mezzi e capacità in un’ottica di solidarietà concreta ed effettiva che sarà coordinata su tutto il territorio provinciale”. “La rete – ha continuato Curreli – vuole essere l’inizio di un processo, di un modus operandi che vuole coinvolgere altre realtà e soprattutto che intende promuovere azioni che vanno oltre il tema migrazioni per innescare buone pratiche diffuse e condivise a contrasto delle marginalità sociale, dell’esclusione e finalizzate alla promozione del benessere sociale, dei diritti e della cittadinanza”. L’accordo siglato prevede che ogni singola realtà metta a disposizione le proprie capacità e le proprie risorse per supportare il processo di accoglienza, integrazione e inclusione di ogni persona.

Parroco Lampedusa: “aprire i porti e gli aeroporti alle persone”

17 Giugno 2019 - Lampedusa - “Benvenuti nel porto salvo di Lampedusa”: così, con un post sui social, don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, l’unica parrocchia di Lampedusa, ha voluto dare un saluto alle dieci persone autorizzate a sbarcare dalla Sea-Watch3, da martedì scorso al largo delle acque territoriali italiane con 43 persone a bordo. In atto un divieto firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma a Lampedusa “gli sbarchi non si sono mai bloccati. Ora è solamente ripresa l’attenzione mediatica”, precisa in una intervista al Sir don La Magra. Continuano infatti, sotto silenzio, gli “sbarchi fantasma” di piccole imbarcazioni, di solito gommoni o barche di legno, che riescono ad arrivare da sole a ridosso delle acque italiane e poi vengono scortati fino a terra dalla guardia costiera o dalla guardia di finanza. Si parla di centinaia di persone. “Sembra di essere tornati a prima del 2013, prima dell’operazione Mare Nostrum e della presenza delle navi delle Ong – racconta il parroco -. È terribilmente pericoloso. Chi arriva viene identificato al centro e poi entro due o tre giorni trasferito in Sicilia”. I volontari incontrano i migranti “allo sbarco, per strada, in parrocchia, uno dei primi luoghi che visitano per trovare un punto di ristoro o contattare le famiglie. Ci chiedono un posto dove ripararsi dal freddo o dal caldo, la possibilità di andare al bagno, a volte abiti”. In questo periodo sono in maggioranza africani sub-sahariani, libici, egiziani e tunisini. “Allo sbarco li accogliamo con un gesto di accoglienza umana e di benvenuto: le coperte termiche, un thé caldo, l’acqua”. “Lampedusa è un posto in cui i diritti o sono per tutti o non sono per nessuno”, sottolinea don La Magra: “Vivendo qui ho compreso profondamente che non ha senso dire ‘prima gli italiani’ o ‘prima i migranti’. Ognuno deve cercare di far rispettare i propri diritti”. Sulla chiusura dei porti il parroco di Lampedusa ha le idee chiare: “Aprire i porti alle persone, che li portino le Ong o le navi militari. Ma soprattutto aprire gli aeroporti, consentendo cioè alle persone di venire in modo legale per non metterle in condizione di pericolo in mare. Se vogliamo davvero combattere i trafficanti e salvare la vita delle persone allora apriamo gli aeroporti”.

Un tavolata per accogliere e condividere

17 Giugno 2019 - Roma - È stata imbastita sabato scorso la seconda “Tavolata italiana senza muri”, promossa da Focsiv – Volontari nel mondo, che ha chiamato a raccolta oltre 5 mila persone in 25 città italiane. L’evento pilota si era tenuto lo scorso 20 ottobre a Roma in via della Conciliazione, dove è stato replicato anche oggi. Ma a fianco dell’iniziativa romana, hanno voluto partecipare altri 25 comuni sparsi sul territorio nazionale, grazie allo sforzo di municipi, associazioni, ong, enti e volontari. L’iniziativa “nasce dal bisogno di ritornare a ritrovarsi insieme intorno a un tavolo per parlarci e per conoscerci l’uno l’altro”, afferma Gianfranco Cattai, presidente di Focsiv, secondo il quale l’evento rappresenta un’occasione per ribadire che “in ogni angolo del pianeta abitano i figli dei migranti partiti dalle nostre regioni più povere con la speranza di poter avere l’opportunità di potersi costruire un futuro dignitoso”. Con le medesime modalità organizzative sono state apparecchiate le tavolate a Matera, Melfi, Catania, Pescara, Modena, Alessandria e in molte altre città e località italiane. L’obiettivo comune è “quello di sensibilizzare l’opinione pubblica” per ribadire “che non tutti i cittadini sono dalla parte dell’esclusione, ma anzi molti sono a favore del dialogo e della solidarietà con chi ha di meno e con chi cerca lontano dalla sua patria una possibilità di vita migliore”. Motivo per cui la partecipazione è stata aperta a tutti, sia singoli che associazioni, italiani e non.

Centro Astalli: oggi “colloquio sulle migrazioni” alla Gregoriana

17 Giugno 2019 - Roma - In occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale del Rifugiato 2019 il Centro Astalli organizza, in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana, il colloquio sulle migrazioni “Rifugiati: ai confini dell’umanità”. Appuntamento questa sera alle ore 17.30 presso l’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana. Intervengono Luciano Manicardi, Priore della Comunità di Bose, e Massimo Cacciari, filosofo. Introduce e modera l’incontro Marco Damilano, direttore de L’Espresso. Saluti iniziali di P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli.

Brasile: la Chiesa celebra la Settimana dei migranti

17 Giugno 2019 - Roma - La Chiesa brasiliana vive a partire da ieri, domenica 16 giugno, e fino a domenica prossima la trentaquattresima Settimana dei migranti. Il tema, collegato alla Campagna di fraternità, è: “Migrazione e politiche pubbliche”, con il motto “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare e celebrare. La lotta è ogni giorno”. “In questo momento propizio invitiamo tutti gli operatori della Pastorale dei migranti, insieme a pastori, uomini e donne di buona volontà, sensibili al dolore dell’altro, a riflettere e a cercare possibilità di azione, a partire dall’invito di Papa Francesco ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare il migrante”, afferma sul sito della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) dom José Luiz Ferreira Sales, vescovo di Pesqueira (Pernambuco), referente del settore della Mobilità umana della Cnbb e presidente del Servizio pastorale per i migranti (Spm). In questo contesto, il vescovo informa che il Servizio pastorale per i migranti ha lavorato in quest’ultimo periodo per ottenere maggiori possibilità di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione, azioni in difesa dei diritti e della dignità di migranti e rifugiati, e maggiori opportunità per i migranti di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni umane.

Papa Francesco: un invito alla solidarietà verso coloro che fuggono dalle loro terre

17 Giugno 2019 - Camerino - “Oggi vogliamo ricordare in modo particolare i rifugiati, nella Giornata Mondiale che le Nazioni Unite dedicano a loro. Questa ricorrenza invita tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali”. Lo ha detto ieri mattina papa Francesco durante l’Angelus recitato a Camerino dove era in visita pastorale. “Le nostre comunità ecclesiali e civili siano loro vicine e attente alle loro necessità e alle loro sofferenze”, ha detto il pontefice richiamando la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno prossimo. Il papa ha poi detto di seguire con “preoccupazione l’accrescersi delle tensioni nel Golfo Persico” ed ha invitato tutti “a far uso degli strumenti della diplomazia per risolvere i complessi problemi dei conflitti in Medio Oriente”. Da qui l’appello alla comunità internazionale “ad impegnare ogni possibile sforzo per favorire il dialogo e la pace”.

Papa Francesco: milioni di immigrati “vittime di tanti interessi nascosti”

13 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Sono molte oggi “le forme di schiavitù” a cui sono sottoposti ,milioni di persone. Lo denuncia oggi Papa Francesco nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il prossimo 17 novembre e che avrà come tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Il pontefice fa un elenco dettagliato: “famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo”. “Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza?”, scrive il papa  che nel messaggio sottolinea come “si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori” ma “non sarà così per sempre”. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti  “distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera”. Per papa Francesco “non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. (R.Iaria)

Frontex chiede all’Europa più collaborazione

12 Giugno 2019 - Roma - Secondo il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, la situazione dell’immigrazione “è migliorata in modo significativo. In totale, abbiamo registrato circa 30 mila attraversamenti irregolari di confine nell’Ue dall’inizio dell’anno. La maggior parte in Grecia, dove i migranti stanno attraversando il confine dalla Turchia. Ma il Mar Egeo è di nuovo il percorso numero uno”. Secondo il capo dell’agenzia europea per il controllo dei confini, l’Ue “resta sotto pressione, e lo resterà nei prossimi decenni. Pertanto, l’Ue e i suoi Stati membri devono anche collaborare strettamente con i Paesi di origine per rendere lì la vita più vivibile. La politica non dovrebbe limitarsi alla sola protezione delle frontiere”. Alcune settimane fa le Chiese europee hanno offerto accoglienza per un congruo gruppo di migranti rinchiusi nei controversi centri di accoglienza sulle isole greche. A Lesbo si era recato anche il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, che aveva portato la concreta carezza di papa Francesco e aprendo la strada al dialogo con il governo di Atene che presto potrebbe annunciare la riapertura dei corridoi umanitari verso Paesi disposti ad accogliere migranti e profughi.

Papa Francesco: “gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza”

11 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini”. A denunciarlo ancora una volta è stato il Papa, ricevendo in udienza, ieri, i membri della Roaco, in occasione della loro plenaria. “Questa è l’ipocrisia di cui ho parlato”, ha commentato a braccio papa Francesco: “Siamo qui consapevoli che il grido di Abele sale fino a Dio, come ricordavamo proprio a Bari un anno fa, pregando insieme per i nostri fedeli in Medio Oriente”. “Insieme al lamento e al pianto, sentirete in questi giorni voci di speranza e consolazione”, ha proseguito il pontefice: “Sono gli echi di quella instancabile opera di carità che è resa possibile anche attraverso ciascuno di voi e gli organismi che rappresentate. Essa manifesta il volto della Chiesa e contribuisce a renderla viva, in particolare alimentando la speranza per le giovani generazioni. I giovani hanno il diritto di sentirsi annunciare la parola affascinante ed esigente di Cristo e, come abbiamo avuto modo di condividere durante l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi dello scorso ottobre, quando incontrano un testimone autentico e credibile non hanno paura di seguirlo e di interrogarsi sulla loro vocazione”. “Vi prego di proseguire e aumentare l’impegno perché nei Paesi e nelle situazioni che sostenete i giovani possano crescere in umanità, liberi da colonizzazioni ideologiche, con il cuore e la mente aperti, apprezzando le proprie radici nazionali ed ecclesiali e desiderosi di un futuro di pace e di prosperità, che non lasci indietro nessuno e nessuno discrimini”: “Quest’anno, i giovani dell’Etiopia e dell’Eritrea – dopo la tanto sospirata pace tra i due Paesi – abbandonando le armi sentono vere le parole del Salmo: ‘Hai mutato il mio lamento in danza’”. “Sono certo che i giovani sentono forte il richiamo a quella fraternità sincera e rispettosa di ciascuno, che abbiamo richiamato con il Documento sottoscritto ad Abu Dhabi insieme al Grande Imam di Al-Ahzar”, ha concluso il Papa: “Aiutatemi a farlo conoscere e a diffondere quella alleanza buona per il futuro dell’umanità in esso contenuto. E impegniamoci tutti a preservare quelle realtà che ne vivono il messaggio già da anni, con un particolare pensiero alle istituzioni formative, scuole e università, tanto preziose specie in Libano e in tutto il Medio Oriente, laboratori autentici di convivenza e palestre di umanità a cui tutti possano facilmente accedere”.

Papa Francesco: “invito le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei confronti dei migranti”

10 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Non posso qui non menzionare i migranti e i profughi che raggiungono i maggiori aeroporti con la speranza di poter chiedere asilo o trovare un rifugio, o che sono bloccati in transito. Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco ricevendo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti all’Incontro mondiale dei Cappellani dell’Aviazione civile in occasione dell’inizio del XVII Seminario Mondiale, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sul tema: “I Cappellani cattolici e gli operatori di pastorale dell’Aviazione Civile al servizio dello sviluppo umano integrale”. Per il Papa “fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli”. “Lo sviluppo tecnologico, la frenesia del lavoro, il continuo transito di gente favoriscono – ha detto il Papa - nelle aerostazioni un’atmosfera di anonimato e di indifferenza, rendendole grandi periferie umane”. Milioni di persone di diverse nazionalità, culture, religioni e lingue “vi si incrociano ogni giorno; ognuna è una storia, che solo Dio conosce: gioie, dolori, attese, preoccupazioni… In questi luoghi voi siete chiamati a portare la parola e la presenza di Cristo, il Solo che conosce quello che c’è nel cuore di ogni uomo; a portare a tutti, fedeli e ‘gentili’, il Vangelo della tenerezza, della speranza e della pace. Si può seminare tanta pace con un gesto, con una parola, con uno sguardo”.

Unhcr: iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato

10 Giugno 2019 - Roma - Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di oltre 70 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo che, costretti a fuggire da guerre e persecuzioni, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la loro vita per cercare salvezza in un altro paese. E soprattutto invita a “non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata. Storie di sofferenze, di umiliazioni ma anche di chi è riuscito a ricostruire il proprio futuro, offrendo il proprio contributo alla società che lo ha accolto”. Per perseguire questo obiettivo l’Unhcr prosegue la campagna #WithRefugees, che vuole dare visibilità alle espressioni di solidarietà verso i rifugiati, raccogliendo e amplificando la voce di chi accoglie e rafforzando l’incontro tra le comunità locali e i rifugiati ed i richiedenti asilo. Le storie dei rifugiati e delle rifugiate, le testimonianze di solidarietà di esponenti del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo, e l’elenco e le informazioni sulle principali iniziative in programma su tutto il territorio nazionale sono disponibili sul sito della campagna www.unhcr.it/withrefugees. Anche quest’anno l’Unhcr ha voluto organizzare il proprio programma di eventi e iniziative intorno a tre colonne portanti della cultura italiana: arte, musica e gastronomia. Inoltre, verranno organizzate le consuete giornate di “Porte Aperte” nei centri di accoglienza sul territorio e la presentazione in conferenza stampa del report annuale Global Trends 2018 con la partecipazione di rappresentanti delle comunità di rifugiati, delle istituzioni e della società civile. “In un momento in cui prevale una narrazione negativa sui rifugiati e richiedenti asilo, ribadiamo con forza la necessità di vederli innanzitutto come persone, con il loro bagaglio di coraggio e speranze che aspettano solo una giusta accoglienza per potersi realizzare”, ha dichiarato Carlotta Sami, Portavoce Unhcr per il Sud Europa.

Mons. Staglianò: “accoglienza più grande di quanto la politica voglia progettare e attuare”

10 Giugno 2019 - Noto - L'impegno della Chiesa all'accoglienza e all'integrazione dei migranti è una questione di carità e di giustizia che interpella ogni uomo di buona volontà alla condivisione e alla prossimità verso quanti vivono questo dramma senza fine. Ne è convinto il vescovo di Noto e delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per le migrazioni, mons. Antonio Staglianò dopo lo sbarco al porto di Pozzallo della nave commerciale Asso 25, avvenuto nei giorni scorsi con 60 uomini e due donne a bordo, recuperati in acque maltesi. “La Chiesa italiana ha l’opportunità di mostrare con concretezza che non fa solo parole o elargisce solo pii consigli: chiede in nome del Vangelo di accogliere e integrare i migranti e si mette a disposizione per fare la sua parte nel trattare questa gente come persone umane”, si legge in una dichiarazione del presule pubblicata sul sito della diocesi: “per noi cristiani, infatti, non è solo un problema di carità, ma soprattutto una questione di giustizia che condividiamo con tutti quanti - credenti o non credenti - vogliano restare ‘umani’. La sfida culturale è proprio questa: come e dove resto umano? Nel chiudere il cuore alla sofferenza di altri bisognosi o nell’aprirlo con generosità anche a costo di soffrire io?”, si domanda il presule sottolineando che l’attuale fenomeno migratorio “urge che diventiamo più sensibili alla giustizia e se giusto è ‘dare a ciascuno il suo’, bisogna, con responsabilità di coscienza umana, capire che ‘molto di quello che ho ed è mio, appartiene all’altro, anche al migrante che giunge sulle nostre coste’. La comune umanità ci impegna all’accoglienza generosa in nome della giustizia che per un cattolico cristiano si espande nell’eccedenza di un amore sconfinato, capace di attuare una giustizia ‘superiore’ più grande di quanto la Civitas e la politica possano e vogliano progettare e attuare”. Accogliere i migranti – continua mons. Staglianò - è “un dovere evangelico: con questo non si vuole affermare che queste migrazioni sono ‘volontà di Dio’, perché è piuttosto evidente che sono frutto di violenza, di guerre e di potere dispotico non voluti da Dio. Dio però - in Gesù - vuole l’accoglienza integrata dei migranti, questo sì”. (R.I.)

Migrantes Bolzano-Bressanone: domenica la Festa dei Popoli

7 Giugno 2019 - Bolzano - Le sei edizioni precedenti hanno confermato l’importanza per la città e la provincia di Bolzano della festa dei Popoli promossa dalla diocesi di Bolzano-Bressanone con l’ Associazione Volontarius onlus insieme con varie associazioni ‘etniche’ e gruppi di vari Paesi. L’evento coincide con le festività di Pentecoste:  Domenica 9  e lunedì 1o l’appuntamento e cade in un anno in cui ricorrono due importanti anniversari: il 30° della caduta del muro di Berlino (1989) e il 60° della Dichiarazione dei diritti dei bambini (1959): eventi importanti che non possono essere dimenticati quando si celebra la “Festa dei popoli-Völkerfestival”: “festa dell’unica famiglia umana che vive sul nostro territorio”.

Migrantes Milano: domenica la “Festa delle Genti”

7 Giugno 2019 - Milano – “Concittadini dei santi e familiari di Dio”: questo il tema della Festa delle Genti, che si celebrerà domenica nella diocesi di Milano su iniziativa dell’Ufficio Migrantes. Quest’anno ad ospitare la festa sarà la parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallarate. Il programma prevede alle 11.30 una celebrazione liturgica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini e concelebrata dai cappellani dei migranti. Seguirà il pranzo comunitario e la festa con le comunità migranti. “Nel corso dell’anno i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il sudamericano possono incontrarsi e conoscersi”, dice il direttore Migrantes di Milano, don Alvaro Vitali. “Abbiamo pensato a un luogo fuori Milano, alla luce del recente Sinodo minore ‘Chiesa dalle genti nel quale si è sottolineata l’importanza di sviluppare la pastorale dei migranti su tutto il territorio della Diocesi”, aggiunge il sacerdote: la Festa di Pentecoste “non deve essere un evento eccezionale, ma la celebrazione dell’ordinario: una quotidianità che è, già ora, quella di una Chiesa dai più volti, in cui le diversità crescono e camminano insieme. L’accoglienza è il primo passo: si parla solo di quella, ma noi in realtà siamo già oltre”. (R.Iaria)  

Sorridere l’Italia con amore bambino

7 Giugno 2019 - Milano - La scuola dei miei figli, come d’abitudine, ha messo in piedi la recita di fine anno scolastico. Lo spettacolo vero di solito non sono tanto i bambini sul palco, i quali spero mi scuseranno, ma i genitori in platea, alle prese con mille schermi digitali dalle varie dimensioni, tutto pur di immortalare la performance dei propri figli, esattamente come quella dell’anno prima, e di quello che verrà. Normalmente, si assiste a queste recite con lo stesso stato d’animo di chi affronta una pena che sa di dover scontare, assolutamente lieve sia chiaro, ci si mette seduti e si attende il turno del proprio pargolo, quando quel momento arriva ci si emoziona naturalmente, ma il resto è quieta sopportazione, spero nessuno me ne voglia. Quest’anno, però, un imprevisto reclama attenzione: sul palco si esibisce un bambino color cioccolato, la maestra gli ha affidato una poesia, o qualcosa di simile, dedicata al 2 giugno, alla festa della nostra Repubblica. La poesia è brutta, e il bambino non sembra dotato di grandi doti recitative, tantomeno conosce la punteggiatura. Eppure c’è qualcosa, qualcosa di non scritto, né previsto da alcuno. Il bambino color cioccolato, ogni volta che nello sfortunato testo compare una parola, smette la recita a pappagallo e si accende di amore puro, glielo si legge negli occhi, nella voce che si alza e riempie di senso. La parola è Italia. Il bellissimo nome del nostro Paese bellissimo. E il bambino color cioccolato, ogni volta che gli tocca di ripetere quel nome, Italia, diventa più alto di quel che è, quasi ci si arrampica sopra. Italia. Quando la recita è finita, come ogni anno, si assiste al ricongiungimento dei bambini ai loro genitori, abbracci a baci, urla di gioia, complimenti più o meno meritati. Poco distante dalla mia famiglia, ecco il bambino color cioccolato correre in braccio al padre e alla madre. Io sono sul punto di andare da lui per ringraziarlo, non so bene per cosa, ma il sentimento è quello di gratitudine profonda. Alla fine rinuncio, anche perché gli occhi, improvvisamente desti, sono presi a guardare con attenzione questo popolo di genitori e figli, corrono dietro al bambino slavo, biondo chiarissimo, con la maglietta giallorossa di Daniele De Rossi, poi s’incollano su un altro, con gli occhi a mandorla, che a voce alta, in perfetto dialetto romanesco, cerca molto probabilmente un familiare, o chissà chi altro. Questi bambini sono figli d’Italia, anzi, nella loro adesione alla nostra identità mostrano qualcosa che noi stessi sembriamo aver perso. Un entusiasmo dimenticato, un senso di novità e di avvenire. La gioia di essere italiani. Sono la prova che nel gioco della vita non vince chi pensa a difendere attraverso l’esercizio dell’odio, della divisione gli uni dagli altri, ma chi è pronto a innamorarsi senza riserva alcuna, con la voglia di appartenere a un destino comune, perché sentirsi parte di qualcosa, che sia una famiglia o una patria intera, è quello cui ambisce ogni cuore umano. Come linfa fresca, saranno proprio questi nuovi figli, di altri colori e terre, a rinnovare l’amore per il nostro Paese, un amore bambino, pronunciato a voce alta. Testimone, su pelle color cioccolato, di tanta italica fierezza. (Daniele Mencarelli – Avvenire)

Salerno: domenica la festa dei Popoli

7 Giugno 2019 - Salerno - Georgia, Polonia, Romania e Ucraina. E poi Marocco, Eritrea, Nigeria e Tunisia. E ancora Filippine, India e Sri Lanka. Infine Perù e Venezuela. Le 13 comunità straniere presenti sul territorio salernitano, unitamente a quella italiana, si sono dati appuntamento domenica pomeriggio in piazza della Concordia per l’XI edizione della Festa dei Popoli, la manifestazione promossa dalla diocesi i e patrocinata dal Comune di Salerno, in cui trovano spazio, rappresentazione ed ascolto le diverse tradizioni culturali. Il tema scelto per l’edizione 2019 è l’Arte, che “rinnova i popoli e le rivela la vita (come recita la scritta sul frontone del teatro massimo di Palermo), l’Arte che è un’educatrice permanente…”.

Migrantes Anagni – Alatri: domenica la prima festa dei Popoli

7 Giugno 2019 - Anagni - Domenica 9 giugno 2019 si terrà, presso i locali del Comune di Anagni e gli spazi esterni al Palazzo comunale, la prima Festa dei Popoli organizzata dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Anagni-Alatri. Obiettivo dell’iniziativa è celebrare “la ricchezza di culture che abitano il nostro territorio, favorire la conoscenza reciproca e lo scambio di esperienze”. Questa festa si propone – si legge in una nota - come occasione di “riconoscimento dell’alterità, da intendersi non come problema ma come risorsa da scoprire e valorizzare. L’iniziativa darà voce alle tante comunità e persone impegnate nei processi di costruzione di società solidali, dinamiche e rispettose dell’altro. La manifestazione avrà inizio alle ore 16.00 con i saluti del Vescovo Mons. Lorenzo Loppa e della responsabile dell’Ufficio Migrantes Sabrina Atturo, la quale presenterà brevemente l’Ufficio e le sue attività. A seguire, si alterneranno le testimonianza di coloro che vivono o hanno vissuto, in maniera diretta o indiretta, l’esperienza della migrazione, dell’incontro con l’altro e dell’interculturalità. Parallelamente al convegno, presso la Sala delle Trifore, si svolgerà un’attività di animazione per bambini, con laboratorio creativo e lettura di storie dal mondo. Al termine del convegno, organizzato in maniera interattiva, vi sarà una preghiera interreligiosa di ringraziamento. La festa continuerà poi negli spazi esterni del Comune, sotto il portico e nella antistante piazza Giovanni Paolo II. Qui vi sarà l’esposizione di prodotti tipici dal mondo, laboratori creativi e musica dal vivo. L’iniziativa, patrocinata del Comune di Anagni, è pensata e realizzata dall’Ufficio Migrantes, istituito dal Vescovo Lorenzo Loppa lo scorso 30 giugno scorso.