Tag: Immigrati e rifugiati

Le storie di migranti nate da una foto

26 Giugno 2019 -

Roma - Nei giorni in cui si torna a parlare (se mai si fosse smesso) di scafisti e di migranti, dimenticando questi ultimi a beneficio della pur giusta lotta ai trafficanti di esseri umani, diventa istruttivo il documentario di National Geographic, Where are you? Dimmi dove sei?, andato in onda il 20 giugno in occasione della Giornata mondiale del rifugiato e riproposto in replica anche lunedì. «Dove sei?» è la domanda più ricorrente, un vero e proprio tormentone delle nostre telefonate quotidiane. In questo caso, però, quell’interrogativo era finalizzato a scoprire dove fossero finiti quegli uomini, quelle donne e quei bambini ritratti nella famosa foto di Massimo Sestini, scattata da un elicottero, che riprende a piombo un barcone carico di centinaia di disperati partiti dalla Libia. Era il 7 giugno 2014.

Quel giorno il noto fotografo stava seguendo le operazioni di soccorso della Marina italiana quando arriva un sos dalle acque internazionali tra Libia e Sicilia. In una quarantina di minuti l’elicottero militare raggiunge il barcone. Dallo scafo i migranti cominciano a urlare e gesticolare verso il velivolo. Sestini, sporgendosi totalmente fuori dall’elicottero riesce a scattare una foto zenitale. Tutti i migranti guardano dritto nell’obiettivo. È l’immagine voluta, cercata, rischi compresi, per dare l’idea della speranza e che puoi realizzare solo se ti chiami Massimo Sestini e viaggi con un pilota capace di passare sopra il barcone in un punto preciso da permettere quello scatto senza mettere a rischio gli occupanti con il vortice che provoca il rotore. Per certi versi, però, quella foto è un pretesto, anche se dimostra la forza dell’immagine, tra l’altro dell’immagine fissa e non di quella in movimento, che i social hanno in qualche modo contribuito a rivalutare. Il documentario vuole soprattutto raccontare la storia di alcuni di quei migranti che videro in quell’elicottero la salvezza e che ora sono in giro per l’Europa senza dimenticare le angherie dei trafficanti e la tragedia vissuta in mezzo al mare. Ma ce l’hanno fatta. Il problema è per le decine di migliaia che nel Mediterraneo hanno trovato la morte. A loro è dedicato il documentario di National Geographic. (Andrea Fagioli- Avvenire)

Corte di Strasburgo: no allo sbarco in Italia ma fornire assistenza alle persone vulnerabili sulla nave

26 Giugno 2019 - Strasburgo -  E’ arrivata ieri dalla Corte europea dei diritti dell’uomo la conferma della notizia circolata in giornata: i giudici di Strasburgo hanno deciso di “non indicare al Governo italiano la misura provvisoria richiesta dalle ricorrenti nel caso ‘Rackete e altri contro Italia’ concernente una richiesta di sbarco in Italia” dei migranti portati in salvo dalla nave Sea-Watch3. La Corte ha inoltre “indicato al governo italiano di continuare a fornire l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave”, ferma in mare da 12 giorni. L’articolo 39 del Regolamento della Corte, precisa una nota di Strasburgo, “consente alla Corte di indicare misure provvisorie a qualsiasi Stato che sia parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Queste sono misure di emergenza che, secondo la prassi della Corte, si applicano solo in caso di rischio imminente di danno irreparabile”. I giudici hanno quindi stabilito di respingere il ricorso di Carola Rackete, capitano della nave Sea-Watch3, e di una quarantina di persone, cittadini di Niger, Guinea, Camerun, Mali, Costa d’Avorio, Ghana, Burkina Faso e Guinea Conakry. I ricorrenti avevano presentato domanda il 21 giugno alla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, che ora ha dato ragione alla posizione assunta dal governo italiano, che nel frattempo aveva fatto sbarcare 11 persone: minori, donne incinte e ammalati. In giornata, dai migranti sulla nave è arrivato la richiesta-appello: “Siamo stanchi, siamo esausti. Fateci scendere. Chiediamo aiuto all’umanità”.

Sea-Watch: in un video l’appello dei migranti

25 Giugno 2019 - Lampedusa - “Siamo stanchi, siamo esausti. Fateci scendere. Chiediamo aiuto all’umanità”. È l’appello in video lanciato dai 42 migranti che da oltre 12 giorni si trovano a bordo della Sea-Watch 3 al confine con le acque territoriali italiane, al largo di Lampedusa.  Il video è stato pubblicato sui social dal Forum Lampedusa Solidale, che riunisce diverse realtà, tra cui la parrocchia di San Gerlando a Lampedusa e la Federazione delle Chiese evangeliche. “Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova costretta in uno spazio ristretto, seduta o sdraiata senza potersi muovere – dice in francese Hermann, a nome di tutti-. È inevitabile rischiare di sentirsi male. Non ce la facciamo più, la barca è piccola e non possiamo muoverci. Non c’è spazio. L’Italia non ci autorizza a sbarcare, chiediamo il vostro aiuto, chiediamo l’aiuto delle persone a terra. Pensateci perché qui non è facile”.

Savona: l’ultimo appuntamento del “Mese del rifugiato”

25 Giugno 2019 - Savona - Il 20 giugno è stata la Giornata mondiale del rifugiato, un’iniziativa internazionale che come sempre ha avuto una sua declinazione anche sul nostro territorio con un calendario di iniziative. A organizzare e promuovere il “Mese del rifugiato 2019”, col patrocinio di Comune e Provincia di Savona, realtà diocesane come Caritas, fondazione ComunitàServizi (ente gestore per la Provincia e il Comune di Savona del progetto di accoglienza richiedenti asilo Sprar) e Migrantes, ma anche quelle impegnate sul medesimo fronte, come Progettocittà e Arci senza dimenticare NuovoFilmstudio. Ultimo appuntamento giovedì prossimo 27 giugno alle 20.30, nella sala del NuovoFilmstudio, proiezione di “Libero” di Michel Toesca: in sala sarà presente il regista e l’autore del libro “Il passo della morte. Storie i immagini lungo la frontiera fra Italia e Francia”.

Migrantes Catania: la partecipazione al “ Refugees Got Talent”

25 Giugno 2019 -
  • Catania - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato si è svolto a Catania il 21 giugno scorso, lo spettacolo “Refugees Got Talent”, prima edizione italiana del contest dedicato ai sogni e alle speranze di giovani artisti migranti. Unico show del genere in tutta Italia, organizzato dalla Rete del Rifugiato – a cui ha aderito anche la Migrantes diocesana di Catania - col patrocinio dell'UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), del Comune di Catania e dell'Arcidiocesi di Catania. La serata di festa e condivisione, che per il secondo anno consecutivo si è svolta a Catania, ha avuto inizio nel segno della considerazione dell'appartenenza di tutti alla “famiglia umana”, come ribadito dai saluti iniziali del Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Catania, Mons. Salvatore Genchi, a nome dell'Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina. A vincere il talent, intervallato dalle testimonianze di operatori e migranti coinvolti nell'accoglienza cittadina, è stata la poetessa Hannah Imordi che ha saputo esprimere, con parole semplici e intense, esaltate da una presenza e da una recitazione di grande impatto emozionale, il senso più profondo e doloroso del viaggio e dell'esperienza in una nuova terra. Sul podio anche il cantante Loveth Oluwatobi e il ballerino Soumah Mamadou che ha ottenuto una borsa di studio dal maestro Lino Privitera per un corso di perfezionamento a “L'Opéra”, centro professionale danza di Catania. Per la Migrantes di Catania ha partecipato al talent, Kavindi Fernando, danzatrice srilankese di tredici anni,  che ha danzato sul palco in costume tradizionale. Fuori concorso, infine, anche la performance del gruppo musicale mauriziano Zenfant de Z'Ile guidato da Kalia Permal, che ha proposto due pezzi in lingua creola. (Giuseppe Cannizzo)

Mons. Nosiglia: “la carità e la giustizia non hanno bisogno di sussidi pubblici”

25 Giugno 2019 -   Torino – “La questione del senza oneri per lo Stato intende sottolineare che la carità e la giustizia non hanno bisogno di sussidi pubblici”. Lo dice oggi l’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, in una intervista alla redazione di Torino del quotidiano “La Repubblica” dopo la disponibilità data ieri ad accogliere “senza oneri per lo Stato” i migranti da 13 giorni sulla nave “Sea Watch”. (https://migrantesonline.it/2019/06/24/mons-nosiglia-la-nostra-chiesa-e-disponibile-ad-accogliere-senza-oneri-per-lo-stato/). Torino, ha detto il presule,  è la città dei “Santi sociali come il Cottolengo e don Bosco che hanno dato vita a opere grandiose a favore dei poveri e dei giovani partendo dalla fede nella provvidenza. Ogni volta che io a Torino ho promosso qualche impegno che esigeva un supporto anche finanziario per i poveri ho sempre avuto una risposta generosa da parte di tante persone che si sono rese disponibili ad aiutare gratuitamente e senza volere alcuna pubblicità. Sono gli spiccioli dei poveri che aiutano i poveri e chi più è nel bisogno sovente fa meglio dei ricchi e benestanti”. Nela diocesi torinese, spiega ancora Mons. Nosiglia, “interventi sono già in atto per molti immigrati e rifugiati, oltre che per gli italiani. Vogliamo favorire un percorso che accompagni ogni persona ad essere riconosciuta per le sue esigenze concrete. Per cui non riteniamo di collocarli in luoghi affollati ma in piccoli gruppi e nelle famiglie, una ventina, che si sono rese disponibili. Questo esige un impegno più ampio di luoghi di accoglienza e di personale per l’accompagnamento. Solo così ogni persona può sentirsi sostenuta nel suo percorso di inclusione sociale”. Il presule torinese spiega poi di aver ricevuto “l’apprezzamento e l’adesione” al suo appello da parte di altri vescovi e si dice certo “che altri si uniranno”. Ieri durante la celebrazione in Duomo l’appello del dell’arcivescovo è stato salutato da un applauso che Mons. Nosiglia non si aspettava perché “i nostri fedeli non sono usi applaudire durante una funzione religiosa. Probabilmente il problema è sentito e anche se ci sono pareri diversi tra i cattolici praticanti circa i migranti, quando si si tratta di aiutare delle persone che hanno bisogno prevale il valore della carità che è superiore ad ogni posizione politica”. (R.I.)

Easo: domande asilo in Ue ai livelli pre-crisi nel 2018

25 Giugno 2019 - Bruxelles -  “Le domande di asilo nell’Unione europea sono diminuite per il terzo anno consecutivo nel 2018, tornando ai livelli pre-crisi”. Le domande sono invece aumentate nei primi cinque mesi del 2019, “ma è troppo presto per attestare una variazione di tendenza”. Lo attesta l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo, con sede alla Valletta) nella relazione annuale 2018 pubblicata ieri, come riferisce il Sir. Nel 2018 sono giunte 664.480 richieste di protezione internazionale, il 10% in meno dell’anno precedente; si conferma però “una forte variazione tra gli Stati membri e tra le singole cittadinanze” richiedenti. “Il tasso di riconoscimento in primo grado delle domande è stato del 39%, con una diminuzione di 7 punti percentuali rispetto all’anno precedente”. Siria (13%), Afghanistan e Iraq (7% ciascuno) sono i tre principali Paesi di origine dei richiedenti asilo. I primi 10 Stati di origine includono anche Pakistan, Nigeria, Iran, Turchia (4% ciascuno), Venezuela, Albania e Georgia (3% ciascuno). “Nel 2018, quasi un quinto di tutte le domande sono state presentate da cittadini di Paesi esenti dall’obbligo del visto per entrare nello spazio Schengen, compresi venezuelani, colombiani, albanesi e georgiani”.  

Sea-Watch3: 40 organizzazioni scrivono al presidente Conte

25 Giugno 2019 - Roma - “Apprezziamo che nei giorni scorsi l’Italia abbia consentito lo sbarco di bambini, donne incinte e altre persone vulnerabili. Resta tuttavia di urgenza inderogabile che tutte le persone a bordo, in particolare i minorenni e le altre persone vulnerabili, possano toccare terra in un porto sicuro nel minor tempo possibile e che alle valutazioni politiche venga anteposta la tutela della vita e dell’incolumità degli esseri umani”. Questo il messaggio contenuto nella lettera inviata venerdì al presidente del Consiglio Giuseppe Conte da oltre 40 associazioni e organizzazioni impegnate per la tutela dei diritti dei minorenni e di rifugiati e migranti, in riferimento alle 42 persone a bordo della nave Sea Watch, giunta ormai al suo 12° giorno nel Mediterraneo. I 40 firmatari chiedono che l’Italia adempia ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, così come previsto dalla Costituzione italiana e dal diritto internazionale. Sottolineando come la Sea Watch non possa ottemperare all’ordine di ricondurre le persone salvate in Libia, in quanto porto non sicuro, le organizzazioni firmatarie dell’appello evidenziano la necessità “che l’Italia e gli altri Stati coinvolti collaborino attivamente al completamento delle operazioni di soccorso con il rapido approdo in un porto sicuro di tutte le persone a bordo e chiedono al presidente Conte di ricorrere alle sue responsabilità per fare sì che le operazione di sbarco possano essere condotte nelle prossime ore, assicurando l’opportuna immediata presa in carico dei minorenni ancora a bordo e di tutte le altre persone bisognose di cure e supporto”. Tra i firmatari, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione 21 Luglio, Centro Astalli, Ciai – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, Cir, Cittadinanzattiva, Cnca – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam, Salesiani per il Sociale, Save The Children Italia, Terre des Hommes.  

Card. Montenegro: “le leggi dovrebbero rispettare gli esseri umani”

25 Giugno 2019 - Agrigento - “Incomprensibile”. Per il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, le leggi “dovrebbero essere fatte per rispettare gli uomini, invece a quanto pare ci dimentichiamo di avere davanti a noi degli esseri umani”. Lo afferma in una intervista al Sir sulla vicenda della nave Sea-Watch3 bloccata da dodici giorni in acque internazionali, al largo delle coste di Lampedusa, con 42 persone a bordo, alcuni dei quali in condizioni fisiche molto precarie a causa delle torture subite nei centri libici. “C’è un uomo che soffre. Potrebbe essere mio fratello, potrei essere io, laddove c’è sofferenza non posso voltare le spalle”, è questo il suo appello. La cosa “più logica” sarebbe farli sbarcare e poi decidere dove accoglierli: “L’Europa è così grande, non credo che così poca gente possa mettere in crisi un continente”. “A volte – osserva – sembra che l’unico parere possibile sia il silenzio perché determinati atteggiamenti sono incomprensibili. Le norme, le leggi dovrebbero essere fatte per rispettare gli uomini ma a quanto pare ci dimentichiamo che abbiamo davanti degli esseri umani. Che esseri umani debbano vivere così, in attesa chissà di chi o cosa, soltanto perché ci sono dei ‘no’ mi sembra incomprensibile. Perché va contro ogni logica: della sicurezza, della difesa… Si resta proprio senza parole”. A suo avviso “oramai stiamo cavalcando il cavallo dell’odio. La cosa più triste è che se una persona ha un’idea tutti possono permettersi il lusso di insultare. Ci stiamo incamminando verso la via della prepotenza e del far west. Quello che ha la pistola più veloce spara per primo”.  

Mons. Nosiglia: “la nostra Chiesa è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato”

24 Giugno 2019 - Torino -  “Desidero esprimere la mia solidarietà a quanti in Italia e anche nella nostra città stanno dimostrando pacificamente per richiamare l’attenzione sulla situazione di grave e ingiusta sofferenza in cui si trovano 43 persone sulla nave Sea Watch al largo di Lampedusa”. Lo ha detto oggi Mons. Nosiglia, arcivescovo di Torino, a margine della messa di san Giovanni celebrata questa mattina, come riferisce il Sir. Ricordando che un gruppo di cittadini torinesi, per solidarietà, “ha iniziato a dormire davanti alla chiesa di San Dalmazzo”, Mons. Nosiglia ha affermato: “Come ha sempre fatto anche in altre circostanze analoghe, la Chiesa di Torino è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato questi fratelli e sorelle al più presto, se questo può servire a risolvere il problema”. Intanto la Corte di Strasburgo ha reso noto di aver ricevuto una richiesta di "misure provvisorie" da parte della Sea Watch 3 per chiedere all'Italia di consentire lo sbarco dei migranti. La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano. Questi ultimi dovranno rispondere entro oggi pomeriggio. La Corte in base ai suoi regolamenti può chiedere all'Italia di adottare quelle che vengono definite "misure urgenti" e che "servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani".  

Rieti: oggi la celebrazione della Giornata del Rifugiato

24 Giugno 2019 - Rieti - Sarà celebrata anche a Rieti, questa sera, la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’Onu. Come lo scorso anno, su iniziativa di Caritas e Migrantes della diocesi, raduno in piazza San Francesco alle 19.15, per un incontro di preghiera interreligiosa: assieme al vescovo, Mons. Domenico Pompili, ci saranno i rappresentanti di diverse confessioni religiose (musulmani, buddisti, evangelici, chiesa nigeriana, ortodossi ucraini). A seguire, un momento di fraternità all’interno del chiostro. L’incontro “vuole essere un’occasione per promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca, e insieme dare un contributo alla maggiore comprensione del complesso fenomeno delle migrazioni forzate”.

Refugees got talent: vince la poetessa Hannah Imordi

24 Giugno 2019 - Catania - Un pubblico numeroso ha accompagnato le tre ore del “Refugees Got Talent”, tra spettacolo e testimonianze, che si è tenuto in piazza Università, a Catania, unico show del genere in tutta Italia dedicato alla Giornata mondiale del Rifugiato (https://migrantesonline.it/2019/06/21/catania-oggi-refugees-got-talent/). A vincere il talent – organizzato dalla Rete del Rifugiato, col patrocinio dell’Unhcr, del Comune e dell’arcidiocesi di Catania – è stata la poetessa Hannah Imordi che “ha saputo esprimere, con parole semplici e intense, esaltate da una presenza e da una recitazione di grande impatto emozionale, il senso più profondo e doloroso del viaggio e dell’esperienza in una nuova terra”. Sul podio anche il cantante Loveth Oluwatobi e il ballerino Soumah Mamadou, che ha ottenuto una borsa di studio dal maestro Lino Privitera per un corso di perfezionamento a “L’Opéra”, centro professionale di danza di Catania. Sul palco erano 13 i finalisti in gara che hanno fatto ballare, cantare, emozionare il pubblico. Varietà e qualità hanno ispirato la serata che ha potuto svelare al pubblico i tanti talenti nascosti, stranieri e italiani, della città: cantanti rap, reggae, ballerini, danzatori, poeti, musicisti. (Sir)  

Scalabriniane : suore ‘in formazione’ per servizio di sostegno lungo le frontiere del mondo

21 Giugno 2019 - Roma - Le suore ‘a scuola’ per diventare missionarie del servizio itinerante, in uno dei luoghi più ‘caldi’ del mondo per le migrazioni: il Messico. L’iniziativa è delle Suore Scalabriniane che fino al prossimo 30 giugno tengono un percorso formativo per prepararsi come ‘specialiste delle emergenze umanitarie’ con migranti e rifugiati. Infatti il percorso è proprio dedicato al Servizio itinerante della Congregazione, quell’iniziativa che permette alle sorelle di poter muoversi in relazione alle emergenze di migrazione che toccano le diverse frontiere del mondo. Oltre all’America Centrale il Servizio itinerante è presente anche nel Sud Italia e nel Nord del Brasile “L’idea – spiega suor Albertina Pauletti, animatrice generale dell’apostolato che ha aperto i lavori – è quello di formare le consorelle per dare loro tutti quegli strumenti per poter agire sostenendo i migranti e rifugiati direttamente nelle frontiere. Conoscere i contesti migratori è per noi essenziale per poter garantire un migliore servizio verso alle persone in situazione de emergenza. di accoglienza. Ci sono questioni che si possono affrontare in modo condiviso e questioni che invece possono essere declinate sulle diverse peculiarità locali. Il contesto è fondamentale come è altrettanto importante rendersi conto di come sostenersi e sostenere esseri umani bisognosi di aiuto”.      

Catania: oggi Refugees’ Got Talent

21 Giugno 2019 - Catania – Si terrà questa sera, 21 giugno, a partire dalle ore 20, in Piazza Università, a Catania, la seconda edizione dell’evento dedicato alla Giornata Mondiale del Rifugiato. La serata, condotta da Emanuele Bettino, offrirà uno spettacolo con le storie di rifugiati e rifugiate e le testimonianze dei volontari impegnati in prima linea nell’accoglienza. L’evento, organizzato dalla Rete del Rifugiato – Coordinamento di Catania, un raggruppamento di associazioni, enti e comunità etniche impegnati nell’accoglienza e nel supporto a migranti e rifugiati nel territorio di Catania, ha il patrocinio dell’UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), del Comune e della diocesi di  Catania. Tra i momenti più attesi della serata, la finalissima del Refugees’ Got Talent: il pubblico potrà apprezzare i 13 finalisti – ballerini, cantanti, poeti e attori – che hanno superato la preselezione seguita al lancio del contest dello scorso maggio. In Piazza Università si alterneranno rifugiati, migranti e italiani che, nelle loro esibizioni, tratteranno i temi della fuga, della protezione e dell’accoglienza. I 13 finalisti avranno la possibilità di esibirsi in uno dei luoghi più rappresentativi di Catania, davanti a un pubblico numeroso e a una giuria d’eccezione e dal profilo artistico internazionale. Della Rete del Rifugiato, promotore dell’iniziativa fanno parte, fra gli altri, l’ufficio Migrantes e Caritas della diocesi.  

Papa Francesco: con i rifugiati la Provvidenza ci offre l’occasione per costruire società più fraterna

20 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Con i rifugiati la Provvidenza ci offre un’occasione per costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”. Lo scrive Papa Francesco, in un tweet, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi.

Lampedusa: migranti all’addiaccio per ottenere l’ok allo sbarco

20 Giugno 2019 - Lampedusa - Dormiranno all’aperto, sul sagrato della chiesa di San Gerlando fino a quando i 43 della Sea Watch non verranno fatti sbarcare. È l’iniziativa lanciata dal "Forum Lampedusa solidale". “A Lampedusa, decine e decine di volte in questi anni - affermano i promotori dell’iniziativa – le persone migranti hanno scelto la parrocchia di San Gerlando come luogo in cui riunirsi e incontrare chiunque fosse disponibile a conoscerli, parlare con loro e ascoltarli. Uomini, donne e bambini salvati in mare hanno, in quella piazza, raccontato sogni, aspirazioni e desideri, hanno pregato, cantato, digiunato e difeso in maniera pacifica i propri diritti, riaffermando la loro dignità”. Con loro ci sarà anche il parroco don Carmelo La Magra insieme a volontari di tutte le età della parrocchia.

Centro Astalli: per la Giornata del Rifugiato si accolgano i 43 migranti soccorsi

20 Giugno 2019 - Roma - Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione” per le 43 persone, tra cui un minore non accompagnato di 12 anni, a cui da diversi giorni viene “impedito di approdare in un porto sicuro, che di certo non è la Libia”. Si tratta di un gruppo di naufraghi, in condizione di “grave vulnerabilità, da giorni ormai in mare. Risultano stremati, provati da un viaggio che dai loro Paesi di origine - passando attraverso le torture che dichiarano di aver subito in Libia - sembra non volersi concludere per la cieca ostinazione di un’Europa che si chiude su se stessa”, si legge in una nota del Centro. Ecco che questa vicenda, la prima dall’entrata in vigore del decreto sicurezza-bis, evidenzia – sottolinea il Centro Astalli - con “cinica semplicità cosa significhi assimilare i problemi di sicurezza interna al tema delle migrazioni forzate e in cosa consista la sistematica criminalizzazione della solidarietà. Ancora una volta si gioca con la vita dei migranti che releghiamo ai confini, smarrendo così la nostra umanità e rischiando di segnare un punto di non ritorno per Stati che si vantano di essere civili”. Per il centro dei gesuiti è “necessario trovare soluzioni permanenti alla crisi dei rifugiati, sfida del nostro tempo. Sono infatti ormai 70,8 milioni le persone in fuga nel mondo, la metà dei quali minori. 4 rifugiati su 5 vivono negli stati confinanti con il proprio paese di origine, per lo più paesi in via di sviluppo. Nel frattempo occorre dare segnali di scelte politiche serie, prudenti ma umane e solidali”. “Sarebbe non un gesto di debolezza, ma un gesto di vera umanità” – dichiara p. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli – “se la Giornata Mondiale del Rifugiato 2019 potesse celebrarsi anche con quelle 43 persone accolte in uno dei nostri porti. Forse questo vorrebbe dire che non tutto è perduto”.

Diocesi Trento: il sostegno alla marcia “Restiamo umani”

20 Giugno 2019 - Trento - In occasione della Giornata Mondiale del rifugiato (ONU) che si celebra oggi, 20 giugno, anche la diocesi di Trento – attraverso i Servizi di Pastorale Missionaria e Pastorale Migrantes e accanto all’associazione ACCRI – sostiene e promuove l’iniziativa “Restiamo umani” lanciata dall’attivista John Mpaliza e condivisa da diverse realtà trentine. Si tratta di una marcia che, partendo da Trento, intende raggiungere Roma, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del razzismo e per abbattere i muri dell’indifferenza. La partenza è prevista questa sera dal parco S. Chiara di Trento, dopo un momento musicale. La prima tappa sarà fino a Mattarello. In seguito, ogni giorno la marcia sarà accompagnata da gruppi locali fino a raggiungere Roma, dove l’arrivo è previsto il 19 ottobre. “John – spiegano i promotori in diocesi – chiede semplicemente di camminare con lui e i comitati a lui collegati organizzeranno ad ogni tappa un incontro e attività di sensibilizzazione. Per quanti si riconoscono nei valori che stanno alla base dell’iniziativa, l’invito è dunque quello di iniziare col piede giusto, accompagnando John fino a Mattarello nella serata del 20 giugno”.

Mattarella: la protezione umanitaria è principio fondamentale della Costituzione

20 Giugno 2019 - Roma - “I rifugiati ci ricordano ogni giorno, con forza, vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici. Ciascun popolo, nella sua storia, è stato vittima dl tragedie di questa natura”. Lo ricorda oggi il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’Onu. Per il Capo dello Stato le “gravi difficoltà” che affliggono popoli di regioni “a noi anche molto vicine meritano un'attenta riflessione sulle cause di questi drammi e sulle risposte che richiedono. L'Italia, in prima linea nell'adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede – scrive Mattarella - l'alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione. Le donne e gli uomini dello Stato rappresentano, per chi fugge da quelle condizioni, il primo volto amico, la mano tesa per un contatto umano e solidale”. Il Presidente della Repubblica ricorda, poi, la “meritoria” esperienza dei trasferimenti umanitari di rifugiati “particolarmente vulnerabili che, grazie ai vari canali di collaborazione delle autorità con la società civile - cui va tutta la mia riconoscenza - consentono di trarre in salvo e condurre in Italia centinaia di beneficiari. La giornata odierna ci ricorda anche che nessun Paese è in grado da solo di rispondere a questa sfida. Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà – prosegue Mattarella - vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati. L'Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo. La preziosa opera dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – conclude la nota del Quirinale -  va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione”. (Raffaele Iaria)