3 Luglio 2019 - Roma - Profonda preoccupazione è stata espressa dai vescovi irlandesi per l’ondata di intolleranza e xenofobia che si sta registrando nel Paese, attraverso anche l’uso dei social media come Facebook, Instagram e Twitter. In una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi, in occasione dell’assemblea plenaria svoltasi a Maynooth, i presuli hanno ribadito la posizione della Chiesa cattolica e dell’episcopato. «Vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per l’aumento del numero di episodi di razzismo, xenofobia e intolleranza religiosa in Irlanda - hanno scritto - a volte perpetrati anche da chi si considera un buon cristiano, compiuti anonimamente o attraverso i social, con attacchi verbali aperti o violenze fisiche».
La Conferenza episcopale teme che questo fenomeno dilaghi anche in Irlanda. «Facciamo appello a ritrovare il rispetto per ogni persona umana, senza eccezioni, e a eliminare ogni linguaggio offensivo». Al riguardo, l’episcopato ha indicato come via per arginare questo problema quella di «costruire relazioni a livello locale in modo che tutti possano sentirsi benvenuti», e ha chiesto la collaborazione di «genitori, insegnanti, ragazzi, responsabili giovanili, sacerdoti e religiosi, giornalisti, politici, datori di lavoro e allenatori sportivi». Secondo i vescovi, occorre dare una risposta cristiana all’intolleranza religiosa, al razzismo e al bigottismo. «L’Irlanda - hanno ricordato i presuli - ha una lunga tradizione di emigrazione. Per generazioni, donne e uomini hanno lasciato le nostre terre in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita. Molti hanno dato un enorme contributo ai loro Paesi di accoglienza, mentre altri sono tornati a casa per arricchire la nostra società e la nostra economia con la loro esperienza. Oggi, a differenza del passato - hanno proseguito i vescovi - i migranti di altri Paesi vivono e lavorano fianco a fianco con gli irlandesi. Questi sono i nostri vicini e fanno parte della nostra comunità, i loro figli frequentano le nostre scuole e sviluppano amicizie e giocano insieme.
I migranti hanno la loro cultura, una lingua e un’appartenenza religiosa, portano molti doni e li offrono ad una società dove, in un certo senso, ci sono meno diritti rispetto ai loro Paesi d’origine. Alcuni di loro sono venuti in Irlanda perché sono fuggiti da situazioni molto pericolose, inclusa la persecuzione religiosa». Quindi, hanno ricordato i presuli, «queste persone oltre al trauma di perdere le loro case, il lavoro e spesso le famiglie, adesso affrontano la sfida di essere estranei qui, di ricominciare da capo una nuova vita senza una rete di amicizie, dove la lingua, il sistema educativo, i costumi e la cultura sono molto diversi». Per queste molteplici ragioni, l’episcopato irlandese ha espresso preoccupazione per il crescente numero di episodi di razzismo «a volte compiuti da coloro che si considerano fedeli cristiani. La dignità umana non dipende dal colore della pelle di una persona, dalla sua nazionalità, dall’accento o dalla sua affiliazione religiosa.
Ogni persona è creata a immagine di Dio e chiamata in una relazione con lui». Di qui, l’appello dei presuli affinché vi sia nel Paese «un nuovo rispetto per ogni essere umano, senza eccezioni, e la completa eliminazione dell’uso del linguaggio offensivo. Per prevenire il fanatismo, l’intolleranza religiosa e il razzismo, incoraggiamo la costruzione di relazioni a livello locale in modo che tutti possano sentirsi benvenuti ovunque ci riuniamo. Come cristiani - hanno concluso i vescovi - siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù come ricordato nella parabola del buon samaritano». (Francesco Ricupero - Osservatore Romano)
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Mons. Di Tora: atto in Libia “disumano”
3 Luglio 2019 - Roma - Mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale Cei per le Migrazioni e presidente della Fondazione Migrantes condanna il raid in Libia su un centro di detenzione migranti che ha causato oltre 40 morti e 35 feriti, tra cui donne e bambini.
“Un atto deplorevole, di disumanità nei confronti di gente che già sta subendo una persecuzione in questi campi di detenzione”, ha detto il presule a Vatican News: “diventa veramente qualcosa che rasenta l’assurdità umana, la follia. Dobbiamo veramente rimetterci in un atteggiamento non solo di attenzione ma di comprensione di fronte a certe problematiche che riguardano l’umanità intera”. Per mons. Di Tora il fenomeno delle migrazioni, “questo fenomeno di gente che deve fuggire da guerre - e non c’è solo la guerra delle armi, c’è anche la guerra della fame, della siccità, della desertificazione, - ci interpella tutti. Dobbiamo tutti poterci sentire corresponsabili. E allora diventa per noi una presa di coscienza umana - umana! - Prima ancora che cristiana. Certo per noi cristiani rappresenta qualche cosa in più: il richiamo che il Signore ci fa di fronte a queste situazioni, di non lasciare l’altro, il nostro prossimo, in realtà disumane, di soccorrerlo, di accoglierlo”.
Impiego e integrazione: è la fattoria di Tiggiano
3 Luglio 2019 - Roma - Mobilitati per la carità e l’inclusione. Il secondo riconoscimento del concorso Cei «Tuttixtutti» (https://www.migrantesonline.it/2019/07/03/i-volti-della-chiesa-in-uscita/) arriva ad un progetto agroalimentare nato a Tiggiano (Lecce), paese bianco sospeso sull’azzurro del Capo di Leuca, dove il gruppo parrocchiale di Sant’Ippazio da tempo lavora (anche insieme alla Caritas di Ugento-Santa Maria di Leuca) a strumenti innovativi per incidere sull’emergenza disoccupazione, non solo giovanile, parallelamente all’accoglienza dei migranti che risalgono il Mediterraneo. «I nostri strumenti sono cooperazione e creatività» spiegano i promotori.
L’opera, firmata da don Lucio Ciardo, nativo di Alessano, già tra i 'ragazzi' seminaristi di don Tonino Bello nei primi anni Ottan- ta, e da esperti di comunicazione, proprietari di trattori, cestelli per la potatura e seminatrici, guide turistiche, un ingegnere afghano rifugiato, braccianti italiani e migranti, per lo più sottopagati. Hanno ragionato sulle potenzialità della tipica carota di sant’Ippazio o pestanaca: colori che virano dall’avorio al viola, alimentoantichissimo, prelibatezza del Salento, simbolo della biodiversità pugliese,oggi diffusa all’estero ma quasi scomparsa dalle tavole degli italiani.«La cooperativa promuoverà la produzione biologica, la raccolta rigorosamente manuale e la vendita, con il doppio intento di creare posti di lavoro e un modello di integrazione» spiega don Ciardo.
Il flusso di chi viene a bussare alla porta della parrocchia è alto, e il concorso è stata l’occasione per raccogliere una sfida difficile, candidandosi ad un fondo iniziale, per poi consolidarsi sul mercato. Anche grazie a servizi collaterali, come la manutenzione del verde, la pulizia dei terreni e l’aratura. Una speranza di giustizia e dignità per i troppi senza impiego, in una 'terra-finestra' sul Mediterraneo - come aveva intuito nitidamente don Tonino Bello - perché il lavoro possa diventare un bene comune. «La comunità possiamo farla assopire – aggiunge il parroco –, ma non accade se costruiamo la comunione».
Migrantes: oggi al Caravita concerto “Il Canto del Sole”
3 Luglio 2019 - Roma - La Fondazione Migrantes, in collaborazione con Nota Preziosa Management, presenta l’oratorio moderno “Il Canto Del Sole” di e con Lucia Lanzara coi Tamburi Ben Kadì e la partecipazione straordinaria di Ismaila Mbaye.
Il Canto del Sole è un concerto per la pace, per voce e percussioni, scritto in occasione dello scoppio della guerra in Iraq. Contaminazione pura, le atmosfere oniriche della voce si fondono ai ritmi tribali tradizionali dei tamburi africani.
Lucia Lanzara ha anche fondato i Ben Kadí col sostegno della Migrantes. Si tratta di un gruppo di percussionisti formato da ragazzi MSNA che hanno affrontato il “viaggio“.
Ben Kadí in africano significa “insieme è meglio”. Questa è la Mission dei Ben Kadí: sensibilizzare al riconoscimento reciproco attraverso l’arte.
Oggi presidio del Movimento “Digiuno di Giustizia”
3 Luglio 2019 - Roma - Si terrà oggi, 3 luglio alle 13,30 davanti a Piazza San Pietro e da lì proseguirà fino a Piazza Montecitorio un presidio promosso dal Movimento “Digiuno di Giustizia” che hanno dato inizio ad una staffetta fatta da persone singole, associazioni, gruppi spontanei, comunità religiose che per un anno ha portato avanti “un piccolo segno di protesta, indignazione e di richiamo alla coscienza di tutti gli uomini e le donne di buona volontà” per la sorte dei migranti.
“È passato un anno da quando l'accorato appello di Mons. Raffaele Nogaro, Padre Alex Zanotelli, Suor Rita Giaretta, Don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge, Padre Giorgio Ghezzi e della Comunità del Sacro Convento di Assisi”, scrive p. Alex Zanotelli che ricorda le parole di papa Francesco: "Avete mai pianto, quando avete visto affondare un barcone di migranti?”
“È il naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, ma è anche il naufragio dell’Europa, e dei suoi ideali di essere la ‘patria dei diritti umani’, scrive Zanotelli.
Migrantes Cosenza-Bisignano: parte il terzo campo “Convivialità delle Differenze”
2 Luglio 2019 - Cosenza - Anche quest’anno l’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano propone, per il terzo anno consecutivo, un week-end di incontro, conoscenza e scambio interculturale per giovani, adulti e famiglie.
Si parte il 12 al 14 Luglio sul tema “Convivialità delle Differenze” che si svolgerà a Quaresima di Aprigliano (Lorica - Cs). L’invito – spiega il direttore diocesano Pino Fabiano - è rivolto a giovani ed adulti e famiglie italiane e migranti per “vivere un’esperienza di incontro, conoscenza e scambio interculturale e interreligioso che vedrà, in questo momento di particolare diffidenza e paura, i partecipanti impegnati, durante i tre giorni, a ‘costruire fraternità’ attraverso il gioco, la riflessione comune, la preghiera, i canti, la musica e le danze nel bel panorama della Sila cosentina. Un invito a partecipare rivolto a chi oggi vuole aprirsi all’incontro con l’altro vincendo la paura!”
Stampa multietnica: oggi un incontro all’agenzia “Dire”
2 Luglio 2019 - Roma - Carta e penna, poi pc, app, video e social. Strumenti che possono contribuire a cambiare la narrativa sulle migrazioni, ma solo impegnando reti di redazioni e talenti, con strategie e canali mediatici efficaci. Di questo, e delle sinergie necessarie, si parlerà nella sede dell'agenzia 'Dire' oggi pomeriggio durante l’incontro “L'informazione che cambia. Notizie dell'Italia plurale”, un incontro con i giornalisti e la stampa multietnica.
“Sarà un confronto per discutere insieme su come possiamo elaborare strategie in grado di contribuire a un racconto nuovo” sottolinea Cleophas Dioma, il coordinatore del Summit nazionale delle diaspore, il progetto sostenuto tra gli altri dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) che propone l'appuntamento.
L’incontro di oggi parte dall'assunto che per fornire un'informazione libera da pregiudizi su migranti e comunità di origine straniera sia fondamentale coinvolgere direttamente le loro risorse e capacità. Al centro dei lavori proposte e iniziative per un racconto dell'Italia nuova che rovesci stereotipi e restituisca appieno la varietà e la ricchezza dei contributi delle diaspore, anche su un piano professionale, imprenditoriale e culturale.
All'incontro, introdotto dai saluti del direttore dell’agenzia Dire Nico Perrone e moderato dal giornalista Vincenzo Giardina, sono invitati in particolare giornalisti e comunicatori delle comunità di origine straniera. A intervenire, in rappresentanza del Summit nazionale delle diaspore, oltre al coordinatore, Cleophas Dioma, anche Tana Anglana, esperta di migrazioni e cooperazione.
La prospettiva, conclusi i lavori, immaginati come tappa di un percorso, è la redazione di proposte e linee guida che siano base di un'alleanza per un'informazione multiculturale, più completa e inclusiva.
Campese: lo studio del magistero sulle migrazioni “necessario ed attuale oggi”
2 Luglio 2019 - Roma - Lo studio, la conoscenza, la comunicazione e la recezione del magistero sulle migrazioni “necessario ed attuale oggi” è allo stesso tempo “così sconosciuto. Un magistero la cui conoscenza, come dice Chiesa e mobilità umana, rientra tra i compiti della pastorale ordinaria: catechesi, predicazione, formazione…”. A dirlo ieri sera Gioacchino Campese, docente del Simi, intervenendo al corso di Pastorale Migratoria promosso dalla Fondazione Migrantes in corso fino a venerdì 5 luglio.
Il corso questa mattina continuerà con un exursus storico e sullo Statuto della Fondazione Migrantes affidati a Simone Varisco e al Direttore Generale della Fondazione, don Gianni De Robertis mentre nel pomeriggio sono attese relazioni di Luca Insalaco su “Cittadinanza e integrazione: politiche migratorie in Italia” e di Michele Colucci sulla “Storia dell’immigrazione in Italia”.
Volo dell’Angelo: per la prima volta una bambina “migrante”
1 Luglio 2019 - Isernia - Una bella storia di integrazione va in scena questa sera, 1 luglio e domani 2, a Vastogirardi, piccolo comune dell’Alto Molise in provincia di Isernia. Qui dal 1911, in occasione della festa patronale, si svolge il rito della sacra rappresentazione del “Volo dell’Angelo”, nel giorno in cui la chiesa (2 luglio), festeggia la visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Il rito del “Volo dell’Angelo” nel piccolo comune altomolisano forse ricorda l’angelo che annunziò a santa Elisabetta e suo marito san Zaccaria che avrebbero avuto un figlio anche se erano in età avanzata. “L’angioletto” di Vastogirardi da sempre è rappresentato da una bambina di età compresa tra i quattro e sei anni che si fa “volare” ad un’altezza non eccessiva grazie ad un cavo d’acciaio teso tra la facciata della chiesa e il balcone della casa difronte, che dista circa 40 metri. La bambina viene assicurata al cavo per mezzo di una imbracatura, che oggi risulta del tipo di quella usata per le arrampicate sportive, e attraverso un congegno di carrucole viene fatta scorrere, da mani esperte, verso la statua della Madonna delle Grazie, per l’occasione posta fuori della chiesa. A Vastogirardi, se è vero che gli angioletti sono di sesso femminile, è pur vero che possono essere cittadine del mondo, non hanno bisogno di dimostrare la propria cittadinanza o l’appartenenza per sangue alla popolazione del luogo per indossare i serafici abitini (bianco per la sera del 1 luglio e celeste per il giorno del 2 e ali di piume bianche) e scorrere su quella fune e far emozionare la folta platea che riempie la piazza e le strade adiacenti la chiesa.
Elena Pallotto, cinque anni, capelli biondi e ricci è l’angioletto edizione 2019, e dopo 108 anni è anche la prima bimba con la mamma immigrata. I suoi genitori non sono nativi del luogo, la mamma, Cleopatra viene da Piatra Neamt, una cittadina della Romania, il papa Luigi è della zona e ha un’azienda zootecnica. Una bella storia di integrazione è quella di Luigi e “Cleo”, come tutti amichevolmente chiamano la signora, che arrivò 14 anni fa a Vastogirardi e da allora non si è più spostata. Luigi e Cleopatra stanno insieme da più di 10 anni, sposati da due, oltre ad Elena hanno un altro figlio più grande, Emilio. Elena, ha raccontato la mamma, dalla prima volta che vide il “Volo dell’Angelo”, disse che lo avrebbe voluto fare anche lei, così la paziente e insostituibile “maestra Stella”, la maestra dell’asilo comunale che da anni prepara gli angioletti, si è messa subito al lavoro per istruirla, oltre che scrivere e insegnarle la preghiera da recitare alla Madonna in una delle “uscite” che fa l’angioletto. La bimba, al suono della musica della banda, oltre alla preghiera porta l’incenso, un cesto pieno di petali di fiori che sparge sulla statua e sulla folla sottostante e, nell’ultima uscita del giorno 2 luglio, un dono, quasi sempre un oggetto d’oro, che la famiglia dona alla Madonna come ringraziamento e ricordo. Il santo protettore di Vastogirardi è San Nicola, si festeggia il 3 luglio il giorno seguente alla rappresentazione del “Volo dell’Angelo”, e la bimba vestita da angelo apre la processione assieme ai bambini che indossano il saio della prima comunione. (Nicoletta Di Benedetto)
Papa: lunedì messa per i migranti in Vaticano
1 Luglio 2019 - Città del Vaticano - In occasione del VI anniversario della visita a Lampedusa, lunedì 8 luglio, papa Francesco celebrerà una Messa per i Migranti, alle ore 11, nella Basilica di San Pietro. Parteciperanno- spiega il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti - alla celebrazione circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita.
Gisotti spiega che alla celebrazione, presieduta dal Papa all’Altare della Cattedra, prenderanno parte solo le persone invitate dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, a cui “il Santo Padre ha affidato la cura dell’evento”. Papa Francesco – aggiunge il direttore della Sala Stampa – “ desidera che il momento sia il più possibile raccolto, nel ricordo di quanti hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che, ogni giorno, si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati”.(R.I.)
Migrantes e Caritas Bari: non possiamo rimanere indifferenti
1 Luglio 2019 - La Caritas e la Migrantes della Diocesi di Bari-Bitonto invitano a vivere “due semplici segni” in giorni in cui sentiamo più forti le preoccupazioni legati ai nostri fratelli e sorelle immigrati. Tra questi la proposta per oggi, 1 lunedì di “un digiuno che si trasformi in gesto di carità e accoglienza” e un momento di riflessione, silenzio e preghiera dalle 20.30 alle 21.30 sul lungomare di Bari presso Largo Giannella. “Sentendo anche noi quella ‘immensa tristezza’ di cui parlava pochi giorni fa papa Francesco a seguito dell'immagine di quel papà con la figlioletta di due anni riversi morti nel Rio Grande “accogliamo il suggerimento a pregare per questi nostri fratelli chiedendo al buon Dio un sussulto di umanità nelle nostre scelte”, spiegano Caritas e Migrantes: “non possiamo rimanere indifferenti”. L’iniziativa di oggi “non è una manifestazione contro nessuno” ma “piccoli gesti per non rinunciare a farci accoglienti”.
Mons. Moraglia: “illusorio” risolvere la questione proponendo “muri”
1 Luglio 2019 - Venezia – “Ritengo illusorio e non confacente con la realtà pensare di risolvere, oggi, la questione epocale dei migranti costruendo barriere fisiche alla nostra frontiera orientale che, pure, certamente va controllata e ‘regolata’”. E’ quanto afferma in una dichiarazione il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia sottolineando che la risposta alla tragedia umana di interi popoli “non può essere quella dei ‘muri’, ma quella della politica. Una politica che, una buona volta, voglia affrontare tale vicenda senza pregiudizi ideologici o ingenuo buonismo ma con realismo”. Accogliere chi si trova nello “status” di migrante o rifugiato è “un dovere e un principio fondamentale, riconosciuto dalla nostra Costituzione (art. 10) e dalla Convenzione di Ginevra. Oggi, però – spiega - nessun Paese è in grado di rispondere da solo. Ecco, allora, l’appello veramente pressante - e che dovrebbe trovare tutti coesi - alla politica europea e mondiale perché attivi a livello planetario una sorta di ‘piano Marshall’. La politica europea, in particolare, deve trovare responsabilità, lucidità, volontà e modalità condivise, uscendo da angusti schemi e schieramenti, per regolamentare un fenomeno che tocca in modo universale non solo l’Italia ma l'intero continente europeo”. All’interno di questa “ineludibile” azione politica – continua il Patriarca - l'opera del volontariato è “necessaria per arrivare a dare risposte all’altezza della grande emergenza-migrazioni e parlo di un volontariato autenticamente ispirato da grandi valori e non strumentalizzabile. L’impegno di tutti - a livello personale e sociale - è garantire una integrazione reale, vera, dal volto umano, creando un contesto favorevole e culturalmente ‘attrezzato’.
Di fronte a tali questioni ci accomuna il compito urgente - per chi ha responsabilità politiche, culturali, sociali, ecclesiali - di saper affrontare tali situazioni con intelligenza e cuore, senza fuggire i problemi, nel rispetto di tutti, di chi accoglie e di chi è accolto, e garantendo a tutti, nessuno escluso, legalità e sicurezza. Questo dobbiamo perseguire, in Italia e in Europa, sapendo guardare oltre gli interessi particolari, con realismo e lungimiranza, con senso della giustizia, tutelando i diritti e il rispetto dei doveri di tutti”.
Acli: salvare vite umane non può essere considerato reato
1 Luglio 2019 - Roma – Le Acli invitano il Governo italiano e i governi europei ad “aprire corridoi umanitari e passaggi sicuri affinché, per salvare vite umane, non si debba infrangere la legge”. Il nostro Paese, che è “la porta d’Europa, non può far finta di non vedere ciò che succede oltre i propri confini. La Libia non è un porto sicuro e per questo motivo è giustificato il gesto della Capitana della Sea Weatch che ha deciso di rivolgersi all’Italia piuttosto che portare i naufraghi nei lager libici”.
Le Acli esprimono, quindi, il “loro sostegno e la loro solidarietà alla Capitana Carola lasciata sola di fronte al proprio senso di responsabilità nel prendere una decisione che riguardava vite umane. Il valore della sua disobbedienza civile ci ricorda che le leggi non devono mai scavalcare l’umanità”.
Card. Parolin: salvare vite è “stella polare”
1 Luglio 2019 - Matera - “Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera, ecco. Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario”. Lo ha detto, sabato scorso, il segretario di Stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, rispondendo ai giornalisti, a Potenza, a conclusione della messa celebrata nell’ultima giornata della Festa del quotidiano “Avvenire”, riferendosi alla vicenda della nave Sea Watch 3 della ong tedesca.
Per il porporato oggi occore “sottolineare i segni di speranza”: “L'unica risposta che oggi possiamo dare alle sfide del mondo presente è una testimonianza autentica di vita cristiana, un cristianesimo che vive le fondamenta degli atti di Dio, ma che poi sa tradursi anche in opere a favore della società. La testimonianza è la parola chiave dei cristiani di tutti i tempi”. Dialogando con il direttore di Avvenire Marco Tarquinio sul tema: “La diplomazia della Santa Sede con Papa Francesco” il card. Parolin ha evidenziato che “le finalità della diplomazia della Santa Sede asi sintetizzano nella ricerca e nella promozione della pace, che nella Gaudium et Spes non è solo assenza di conflitto, ma che deriva dall'ordine e della giustizia, somma di beni materiali e spirituali. Altre diplomazie hanno interessi economici o militari. Papa Francesco si inserisce nel solco della Chiesa, invitandoci a non considerare i problemi in astratto, ma nella concretezza, avendo sempre di fronte i volti delle persone: bambini, anziani, emarginati, vittime di violenza”. Durante il colloquio il segretario di Stato della Santa Sede si è soffermato sul tema delle migrazioni sottolineando che è un tema “non facile”. La Chiesa “deve ricordare i principi del Vangelo, i laici devono avere l'autonomia sulle scelte che spettano alla politica. Ma il principio che guida le scelte politiche deve essere guidato dalla solidarietà, rispettose della persona umana e della sua dignità. Ci si divide su questi temi, e le divisioni non portano alle soluzioni migliori, l'invito è ad affrontare insieme queste situazioni. Evitare l'esasperazione dei toni, che non serve a risolvere i problemi, che vanno affrontati in maniera costruttiva. La comunità mondiale ha cercato di dare delle risposte con il Global Compact. La collaborazione è un metodo indispensabile”.
Card. Chávez: “quanto accaduto mette a nudo la modalità sbagliata della politica migratoria degli Usa”
28 Giugno 2019 - Roma - “È un grave errore la modalità con la quale gli Stati Uniti stanno affrontando la politica migratoria e questo fatto così doloroso lo ha messo a nudo”. Lo ha detto ieri, conversando con i giornalisti, il card. Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, in merito alla tragica morte, avvenuta sul Rio Grande, al confine tra Messico e Stati Uniti, di Óscar Alberto Martínez Ramírez e della figlioletta Valeria. Il porporato, riferisce il Sir, facendo cenno alle parole del Papa, ha espresso il suo dolore per l’accaduto.
Intanto sono iniziate le operazioni di rimpatrio dei corpi dei due morti, giunti a Monterrey per essere imbarcati su un aereo con destinazione San Salvador, dove si terranno le esequie.
Migrantes Cosenza-Bisignano: conclusi gli appuntamenti per la Giornata Mondiale del Rifugiato
28 Giugno 2019 - Cosenza - “Accogliere. Proteggere. Promuovere. Integrare”. Queste le quattro parole chiave che han- no definito i temi delle attività svoltesi nella settimana che è andata dal 18 al 22 giugno, in occasione della Giornata del Rifugiato, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. E, in particolare, si è svolto un evento-focus nella chiesa rendese di San Carlo Borromeo, “Lasciati interpellare dall’incontro: esperienze di tutela e protezione MSNA”, che ha arricchito il cuore dei partecipanti grazie alla testimonianza della famiglia Fusca e Carnevale e di quanti hanno accolto nel proprio focolare rifugiati minori in cerca di assistenza, come Teresa Bruno e Antonio Staffa, entrambe tutori MSNA. A relazionare, Giacomo Anastasi del Centro Mediterraneo La Pira.
Papa Francesco ci esorta a cambiare le nostre logiche dettate da ‘cuori induriti’, che vanno in direzione contraria ai principi di accoglienza dei rifugiati: “Abbiamo raccontato l’esperienza e la testimonianza di tutori volontari, formati dall’Ufficio Migrantes – ci dice Pino Fabiano direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano - che hanno accolto minori stranieri non accompagnati. Però, sono
ancora troppo poche le famiglie cristiane che si donano in favore di questa missione. Abbiamo raccontato anche lo scenario affrontato dai minori, alla luce del Decreto Sicurezza, facendo riferimento in particolare a quei ragazzi in fascia d’età critica, che non appena diventano maggiorenni non hanno più la possibilità di passare in strutture per adulti, trovandosi ‘catapultati’ in un contesto sociale nuovo e senza una famiglia che alle spalle che li sostenga. Bisogna costruire comunità accoglienti e solidali, che li supportino”, ricordando che Gesù ancora in fasce e in fuga verso l’Egitto, fu accomunato da sorte medesima a questi neo rifugiati ‘rifiutati’. (Roberta Zappalà – Pdv)
Sea Watch: per Bruxelles “soluzione si trova solo una volta sbarcate le persone”
28 Giugno 2019 - Roma - E’ scontro con l’Olanda. “Come il governo olandese ha affermato da tempo – dice ministro olandese delle migrazioni, Ankie Broekers-Knol – comprendiamo le preoccupazioni dell’Italia e riconosciamo i suoi sforzi nel frenare la migrazione incontrollata verso l’Ue. È anche noto che il governo condivide le preoccupazioni riguardo alle azioni della Sea-Watch 3”, ma mentre i Paesi Bassi si assumono la responsabilità sul fatto che la barca batte bandiera olandese, “ciò non significa che prenderemo anche i migranti”. Da Bruxelles un invito allo sbarco. “La soluzione per le persone a bordo della Sea Watch è possibile solo una volta sbarcate”, dice il commissario europeo Dimitris Avramopoulos, spiegando che Bruxelles “è coinvolta da vicino nel coordinarsi con gli Stati membri per ricollocare i migranti” quando saranno a terra. (Sir)
Palermo : cittadinanza onoraria alla Sea watch
28 Giugno 2019 - Palermo - Nella giornata di ieri, il Sindaco di Palermo, Louluca Orlando ha annunciato il conferimento della cittadinanza onoraria allo staff e all'equipaggio della nave Sea-Watch, impegnata nel salvataggio di naufraghi nel Mediterraneo e, in queste ore, bloccata al largo dell'isola di Lampedusa. La città di Palermo conferirà anche la cittadinanza onoraria al vescovo Heinrich Bedford-Strohm, capo delle chiese evangeliche tedesche.
A comunicarlo allo stesso vescovo è stato il sindaco Leoluca Orlando, che ha motivato la decisione con "la condivisione dell'impegno per la salvaguardia dei diritti umani e la tutela delle vite umane. Un impegno che unisce nei valori la città di Palermo con molte comunità della Germania, si legge in una nota del comune diffusa ieri sera.
“Dopo la presenza a Palermo del Vescovo Bedford-Strohm e la mia partecipazione al Kirchentag delle chiese evangeliche a Dortmund - ha detto Orlando - oggi si conferma un impegno di Palermo per l'accoglienza ed un percorso internazionale che coinvolge le città, le municipalità, le chiese, la società civile e le organizzazioni non governative nella costruzione di una rete europea di "Porti sicuri-Comunità sicure" per la tutela e la promozione dei diritti, tutti i diritti per tutti e per tutte."
Morcellini(Agcom): “Una foto simbolo urtante può risvegliare nostra umanità”
27 Giugno 2019 - Roma - “E’ vero che c’è una piccola strumentalizzazione del corpo inerme e indifeso di questi due morti ma è anche vero che, se diventano simboli del nostro tempo, può essere l’inizio di una riscossa”. Così il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) Mario Morcellini, studioso e docente di comunicazione, giornalismo e reti digitali della Sapienza Università di Roma, commenta la foto choc di Oscar Alberto Martinez Ramirez e della sua bambina di 23 mesi, Valeria, provenienti da El Salvador, annegati nel fiume Rio Grande nel tentativo di oltrepassare la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Una foto che ha fatto indignare gli Stati Uniti e sta facendo il giro del mondo, emblema di tutte le tragedie migratorie in corso nel nostro tempo. Anche Papa Francesco “è profondamente addolorato per la loro morte, prega per loro e per tutti i migranti che hanno perso la vita cercando di sfuggire alla guerra e alla miseria”, ha detto Alessandro Gisotti, direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede.
La foto ricorda molto quella di Alan (Aylan) Curdi, il bimbo siriano annegato nel Mediterraneo nel 2015. Grande emozione, poi di nuovo indifferenza e cinismo per il dramma delle morti nel Mediterraneo. Ogni volta dobbiamo arrivare fino a questo punto per scuotere la coscienza civile?
La potenza della fotografia, per il modo in cui immobilizza la realtà, singolarmente urtante, soprattutto della nostra coscienza, la dice lunga sul fatto che almeno in profondità noi restiamo umani. Bisognerebbe riflettere sul fatto che basta una fotografia per ripristinare elementi di coscienza ed autocoscienza del nostro tempo. C’è un passaggio, in un romanzo di Graham Greene, in cui l’autore racconta di poliziotti aguzzini ad Haiti che portano gli occhiali scuri per non farsi vedere negli occhi e per non guardare le vittime, per evitare un indebolimento della loro coscienza e quindi provare pietà. Questo significa che negli occhi degli uomini è depositata una grande risorsa, quella di una lettura della realtà che può persino liberarsi dalle mode e dall’eccesso di pressioni politiche che sembrano fondarsi sulla rinuncia alla consapevolezza.
La foto immobilizza il nostro sguardo e dimostra che siamo comunque permeabili al dolore del mondo. Come possiamo contrastare il disimpegno etico?
Dobbiamo cercare di capire come possa vincere, anche solo congiunturalmente, il disimpegno etico. C’è una frase di uno filosofo francese del ‘900, Paul Ricoeur, che dice: noi conosciamo l’altro attraverso i racconti che lo riguardano.Questa frase, a mio avviso, efficacemente commenta la nostra reazione di fronte alla fotografia: abbiamo bisogno di capire l’altro e, anzitutto, di introiettarlo nella nostra retina visiva.
Cosa sta succedendo alla nostra società, modellata anche da un certo modo di fare comunicazione?
In qualche modo abbiamo dichiarato guerra al cambiamento, compresi i migranti, come se fossero loro a rappresentare la foto ingiusta del cambiamento. A questo proposito gli studiosi devono cominciare a dire cose molto più dure di quelle che ci siamo scambiati finora: non basta più la parola “populismo”, che è solo la conseguenza. Una parte delle politiche pubbliche, quelle più improntate ad una idea plebiscitaria della politica, sembra invece puntare al disimpegno etico. Ci sono politici che hanno intuito che per vincere devono abbassare la soglia etica e dell’attenzione nei confronti degli altri. È così che vince la gigantesca fake sui migranti. Qui c’è un gioco sconvolgente da parte della comunicazione e c’è da domandarsi quanto la comunicazione abbia esercitato la funzione per cui è nata, che non è solo quella di narrare, ma di farlo con responsabilità sociale.
Non accade solo in Italia, anche negli Stati Uniti e in altri Paesi.
Sta accadendo anche negli Stati Uniti e non a caso un grande studioso di questo fenomeno è Albert Bandura, grande personaggio della psicologia sociale premiato da Obama, ci spiega come si può essere eticamente disimpegnati restando in pace con sé stessi. Aumentare cioè la nostra soglia di de-sensibilizzazione per poter dormire tranquilli.
Nel mondo dell’informazione si affronta spesso questo grande dilemma: fino a che punto è giusto mostrare immagini così dure della morte e della sofferenza?
Quella foto riguarda quelle due povere persone, ma dice anche molto del nostro tempo.
Sospenderne la pubblicazione sarebbe un dramma e aumenterebbe il nostro disimpegno etico.
Mentre non è detto che una foto, come è successo per Aylan, possa smuovere le nostre coscienze e riaccendere l’impegno sociale, etico e civile a cui siamo (o dovremmo sentirci) chiamati a rispondere.
Aylan è stato dimenticato visto che le politiche europee non sono cambiate?
Non è vero che Aylan è stato dimenticato perché continuiamo ad usare il suo nome. Ed è impressionante il fatto che lui sia rimasto nell’immaginario. Non attaccherei la comunicazione quando si interroga sui limiti di quello che deve fare. Piuttosto, l’attaccherei quando, per anni, ha moltiplicato il numero dei migranti “negli occhi” degli uomini.
Non si corre il rischio di attaccarsi ai simboli e non considerare il valore delle vite di persone vere che non hanno occasione di apparire in una foto ad alto impatto?
Sono in disaccordo. Perché noi abbiamo bisogno di elementi di simbolizzazione per riconoscere la nostra vita. Contrariamente a quanto pensa la maggioranza degli uomini non possiamo vivere di sola realtà, ma abbiamo bisogno di simboli. E’ vero che c’è una piccola strumentalizzazione del corpo inerme e indifeso di questi due morti, ma è anche vero che se loro diventano simboli del nostro tempo, può essere l’inizio di una riscossa.
Quindi possiamo sperare che una foto del genere provochi un sussulto di coscienza anche nella società italiana, rispetto ai temi che ci riguardano?
Direi che la fortuna virale di questa foto è la prova che c’è gente disponibile a pensare a ciò che facciamo. (Patrizia Caiffa – Sir)
Don La Magra: “è appena trascorsa la settima notte e siamo più decisi di sempre”
26 Giugno 2019 - Lampedusa - “È appena trascorsa la settima notte e siamo più decisi di sempre. Grazie a tutti quelli che in tanti luoghi d’Italia iniziano ad unirsi a noi per dare voce a chi non ha voce. Non siamo qui contro nessuno, siamo qui per loro”: così don Carmelo la Magra, parroco di Lampedusa, ribadisce oggi sui social la posizione di chi insieme a lui sta dormendo sul sagrato della parrocchia di San Gerlando per chiedere lo sbarco delle 42 persone a bordo della Sea-Watch3 da oltre due settimane. “Qui si dorme benissimo, con la schiena dritta e la coscienza retta”, precisa il parroco di Lampedusa, il cui esempio è stato seguito da manifestazioni simili in numerose città d’Italia, tra cui Palermo. Ieri sera si è svolto un sit-in della società civile davanti alla cattedrale “per dire che non ci stiamo, che l’accoglienza è un principio e un valore costitutivo della nostra nazione – dice anche Vincenzo La Carrubba, coordinatore del laboratorio nazionale della formazione dell’Azione cattolica italiana -. I bambini devono imparare dagli adulti la solidarietà del genere umano. Se a fare le spese delle nostre leggi sono i più deboli, le leggi sono ingiuste ed inique”.