Tag: Emigrazione

Presentato il volume “Crescere expat”. Mons. Felicolo: “Un’immagine onnicomprensiva dell’Italia ‘internazionale’ del futuro”

12 Marzo 2026 - È stato presentato a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, il volume Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo (Tau editrice) di Eleonora Voltolina, frutto di una ricerca promossa e finanziata dalla Fondazione Migrantes. Il testo analizza cosa significhi costruire o far crescere una famiglia fuori dall’Italia, esplorando la quotidianità delle italiane e degli italiani e dei loro figli, per mostrare opportunità, difficoltà e cambiamenti culturali legati alla scelta di una vita, o di una parte della propria vita, all’estero. A interloquire con l'autrice, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo e il vicepresidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera, Toni Ricciardi. Ha moderato l'incontro la giornalista Rai, Veronica Fernandes. L'intervento del direttore generale delle Fondazione Migrantes si è concentrato, in particolare, su quattro questioni che emergono nel libro. La prima: le famiglie sono sempre più mobili e si inseriscono a pieno titolo all’interno del più ampio contesto della mobilità italiana. In considerazione di questa mobilità, il concetto di casa cambia: non è un luogo fisico univoco e statico. In terza istanza, e di conseguenza, il bilinguismo e/o il plurilinguismo rappresentano un dono cognitivo immenso. La lingua italiana è spesso essenziale nel legame emotivo genitore-figlio, si prova a preservarla. Infine, è stata sottolineata la rilevanza della rete. Alla rete degli affetti lasciata in Italia, si unisce quella che si è capaci di creare e ricreare nel Paese estero. "Nel libro - ha detto mons. Felicolo - la parola è lasciata ai protagonisti, che si mettono in gioco, che investono nel loro futuro e si vedono confrontati a sfide, che talvolta sono sottoposti a rinunce. Persone che, allo stesso tempo, non perdono mai la speranza. Chi parte ha senza dubbio per compagna di viaggio una profonda speranza, forgiata dalla fatica, dalla nostalgia, dalla capacità di ricominciare, dal sogno di una vita migliore per sé e per i propri figli. Le famiglie, con la loro forza, sono in grado di costruire ponti e di essere un ponte, un contatto tra Paesi. Un ruolo a cui questo lavoro rende merito, riflettendo sulle famiglie e con le famiglie e restituendo un’immagine onnicomprensiva, dando misura dell’Italia di oggi all’estero e di quella che sarà l’Italia 'internazionale' del futuro oltre i confini della Penisola".

Sul sito della Camera dei deputati il video integrale della presentazione.


Crescere Expat VoltolinaIn Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, Eleonora Voltolina presenta oltre 30 istantanee per offrire uno spazio di rappresentanza a una sterminata varietà di situazioni. Storie intrecciate ai risultati di una ricerca cui hanno partecipato oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero.

Il libro è disponibile sia nel tradizionale formato cartaceo https://www.taueditrice.it/libro/crescere-expat/

sia in versione ebook https://www.amazon.it/dp/B0GHZRQBW9/

Come si crescono figli italiani lontano dall’Italia? Una ricerca sulle famiglie expat

5 Marzo 2026 - Giovedì 12 marzo, alle ore 16 a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei deputati (via della Missione 4/8) viene presentato il volume “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo” (Tau editrice) di Eleonora Voltolina, frutto di una ricerca promossa e finanziata dalla Fondazione Migrantes. Ripubblichiamo l'articolo in cui l'autrice ha presentato il suo lavoro su "Migranti Press". Gli italiani che vivono all’estero ne hanno abbastanza di sentirsi definire “cervelli in fuga”: una etichetta cliché che piace ai giornalisti, ma rende un servizio davvero povero alla comunità degli italiani fuori dall’Italia, che è molto ricca e variegata, e composta da expat molto diversi per titolo di studio, età, situazione professionale e personale. Continuare a parlare di cervelli in fuga lascia da parte tantissime persone che, invece, hanno bisogno e voglia di essere raccontate a tutto tondo, e ascoltate. Per esempio, una condizione peculiare che accomuna molti, nel Paese di approdo, è quella di portare avanti una famiglia. In due accezioni: aver effettuato un progetto migratorio familiare – ed essere partiti quindi con figli al seguito – o aver messo al mondo dei figli direttamente all’estero.
Soddisfazione, speranza, dispiacere
Per esplorare questo tema, tra il 2024 e il 2025, ho effettuato, grazie al sostegno della Fondazione Migrantes, una ricerca che ha visto la partecipazione di oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero (per un 81% mamme, e il restante 19% papà), che hanno risposto a un set di oltre 200 domande condividendo la loro esperienza. Nell’edizione 2025 del RIM, il Rapporto Italiani nel Mondo, è già apparso un piccolo assaggio dei risultati: risulta subito chiaro che queste famiglie sono contente della loro scelta. Le emozioni più frequentemente associate al crescere i figli all’estero sono infatti “soddisfazione” e “speranza”; anche se il 57% ammette di avvertire un senso di colpa, o dispiacere, per averli allontanati dai nonni. I genitori expat sono generalmente soddisfatti della loro vita (tre su cinque danno un voto tra 8 e 10 al tenore di vita raggiunto) e, forse per questo, solo un terzo di loro avverte un concreto desiderio di rientrare in Italia. Conciliare lavoro e famiglia sembra più facile quando si è all’estero. Per esempio, le penalizzazioni verso chi lavora e ha figli sono ben più frequenti in Italia che nel resto del mondo: se un 15,5% di genitori expat racconta di aver subito mobbing nel Paese di approdo, tra coloro che avevano già figli quando ancora vivevano in Italia la percentuale di esperienze negative nel mercato del lavoro italiano sale addirittura al 49%. La suddivisione dei lavori di cura tra madri e padri è più equilibrata all’estero che in Italia, con un più alto livello di parità di genere nelle famiglie; non a caso il congedo di paternità italiano si prende una sonora bocciatura quando viene messo a confronto con quelli vigenti altrove, spesso di durata maggiore.
Un libro per raccontare i risultati
I risultati della ricerca sono raccontati in un libro che ai dati intreccia le storie di oltre 30 genitori italiani all’estero, per costruire un affresco di come si crescono “figli italiani lontano dall’Italia”. Molti i temi toccati: le ragioni che spingono a partire; le differenze tra le famiglie 100% italiane e quelle miste, con genitori di nazionalità diverse. E ancora: le strategie di costruzione e consolidamento dell’identità italiana quando si vive lontano; l’importanza e la complessità di mantenere l’italiano in casa e fuori casa, e trasmettere la lingua ai figli; la diversità nei sistemi sanitari e in quelli scolastici. A proposito, in particolare, di calendari scolastici, non sorprende che una decisa maggioranza di genitori expat sia convinta che sia più facile gestire varie settimane di vacanza distribuite durante l’intero corso dell’anno, anziché tutte in blocco d’estate, come ancora si fa in Italia!
Politiche di sostegno alle famiglie
Ben tre quarti dei genitori expat affermano che è più facile fare figli nel loro Paese d’approdo rispetto all’Italia. Un verdetto netto, che si basa sul fatto che all’estero le famiglie sono aiutate di più, e sul quale la classe politica italiana dovrebbe riflettere. Il maggior aiuto pubblico messo a disposizione di chi ha figli all’estero è lo sgravio fiscale, uno sconto sulle tasse dovuto al fatto di avere uno o più figli: ben il 51% di chi ha partecipato alla ricerca racconta che il Paese in cui vive prevede questo tipo di agevolazione. E poi generosi assegni mensili di sostegno economico per ciascun figlio, spesso addirittura indipendenti dal reddito del nucleo familiare; contributi o rimborsi per spese varie, come le attività extra-scolastiche o il babysitting; servizi di assistenza e counseling gratuiti o a prezzo calmierato, dopo il parto e nei primi mesi (o addirittura anni) di vita del bambino, come il servizio di puericultura a domicilio. Altro che bonus bebè! All’estero sembrano aver capito che aiutare le famiglie con una somma una tantum alla nascita non basta, e che è necessario prevedere aiuti e servizi continuativi. La ricerca e il libro vogliono mettere a disposizione dei policymaker e del dibattito pubblico proposte e idee direttamente dai genitori italiani residenti all’estero, per far tornare l’Italia un Paese accogliente per tutti coloro che hanno desiderio di fare famiglia. (Eleonora Voltolina, in "Migranti Press" 1 2026)

“Con le mani. Casa”: un laboratorio teatrale con le donne italiane all’estero

25 Febbraio 2026 - Il 26 febbraio, alle ore 17.30 viene presentato online “Con le mani. Casa”, un laboratorio di narrazione teatrale pensato e dedicato a donne italiane migranti, promosso dalla Fondazione Migrantes. Il laboratorio si svolgerà tra il 2 e il 29 marzo, gratuitamente, ed è finalizzato alla creazione di un allestimento artistico pubblico. Il progetto si articola in due fasi e cinque città. La prima fase è la raccolta dei materiali attraverso dei laboratori di storytelling teatrale indirizzati a tutte le donne migranti di origine italiana e maggiorenni. I laboratori si terranno a Bilbao, Lisbona, Colonia, Basilea e Lione e saranno ospitati rispettivamente dall’ACLI di Basilea e Wholen, da Euskaditalia a Bilbao e dai rispettivi Comites nelle altre città. “Con le mani. Casa” è un progetto di ricerca che usa gli strumenti dell’indagine narrativa e dell’espressione teatrale per dare contesto e voce alle donne migranti in Europa. “Esploratrici, avventuriere, amazzoni. Volevo immaginare così le donne che, oggi, possono permettersi di costruire progetti di mobilità nello spazio dell’Unione Europea. Ho invece scoperto che la narrazione delle migrazioni come “storie di successo”, storie di libertà e sogni realizzati, nasconde, o quantomeno mette in secondo piano, il groviglio di emozioni che spinge alcune donne a migrare – ha spiegato la curatrice Valentina Bischi -. Ecco dove ho trovato gli interrogativi di ricerca: quali sono le conseguenze di questa apparentemente irrefrenabile libertà? Cosa c’è dietro la mobilità svincolata da famiglia e tradizione? Come si fa, una volta che si è approdate altrove, a ricostruire un luogo chiamato “casa”? E perché talvolta si torna?”. Per partecipare all'incontro di presentazione di domani, giovedì 26 febbraio (ore 17.30) è possibile connettersi a questo link. (fonte: aise)

Fare figli all’estero è più facile? Un nuovo volume della Fondazione Migrantes con Tau editrice

16 Febbraio 2026 - Negli ultimi vent’anni oltre 1 milione 700mila italiani si sono iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero; nello stesso periodo i rimpatri sono stati la metà. 123mila persone sono partite nel corso del solo 2024, di cui15mila minorenni – bambini e ragazzi a seguito delle loro famiglie. Inoltre, almeno 25 mila nuovi piccoli italiani (il numero è purtroppo incerto) nascono ogni anno in giro per il mondo: sono soprattutto figli di persone recentemente espatriate. Bastano questi numeri per far capire l’enorme raggio d’azione di Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, in uscita il 20 febbraio nella collana “Quaderni Migrantes” della Tau editrice, realizzata con la Fondazione Migrantes. In questo libro la giornalista Eleonora Voltolina raccoglie le storie di tanti genitori italiani all’estero: Erika, che si è lasciata alle spalle Torino per l’Australia, e racconta che il marito va a fare surf sull’oceano ogni mattina prima di andare in ufficio; ma anche che soffre perché suo padre, non potendo prendere l’aereo, in dodici anni non è mai potuto andare a trovarla. Francesco, che dopo aver vissuto in mezzo mondo si è innamorato di una donna greca, e adesso vive a Londra con lei e un figlio che a quattro anni parla già fluentemente tre lingue. Giulia, che è partita con il suo compagno dall’Emilia Romagna, ha avuto il primo figlio in Danimarca e la seconda in Portogallo, e racconta le due esperienze molto diverse anche per il diverso approccio culturale alla maternità. Oltre trenta istantanee per offrire uno spazio di rappresentanza alla sterminata varietà di queste situazioni: «Famiglie che vivono dall’altra parte del mondo, e che per tornare in Italia si devono fare trenta ore di volo, e famiglie che vivono giusto al di là del confine. Famiglie tradizionali, famiglie allargate e ricomposte, famiglie monogenitoriali, famiglie arcobaleno». Le storie sono intrecciate ai risultati di una ricerca cui hanno partecipato oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero, realizzata grazie al sostegno della Fondazione Migrantes che ogni anno pubblica il Rapporto Italiani nel Mondo: nell’edizione 2025, uscita lo scorso novembre, un saggio dava un piccolo assaggio dei risultati. Crescere Expat Voltolina Nella prefazione di Crescere expat, Maria Chiara Prodi – segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero, e a sua volta mamma italiana di stanza a Parigi – sottolinea come sia importante «tenere insieme dati aggregati e intimità delle esperienze», andando a ricercare anche «alcuni “universali”, necessari per costruire finalmente delle autostrade di senso in cui ritrovarci e riconoscerci». «Le comunità delle cittadine e dei cittadini italiani che risiedono all’estero sono e devono essere considerate come parte dinamica, attiva e imprescindibile dell’Italia» scrive nella postfazione mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes: «Per questo le famiglie vanno tutelate, ascoltate, rese partecipi. Come fa questo libro», disegnando un affresco di come si crescono “figli italiani lontano dall’Italia” e toccando molti temi. Alcuni già spesso discussi, come l’integrazione e la costruzione di identità “multinazionali”, il costo dei figli e il sostegno statale, l’importanza e complessità di non dimenticare l’italiano, o la diversità nei sistemi e nei calendari scolastici. Altri ancora poco esplorati, come il rapporto con i nonni. Perché la decisione di vivere all’estero ha anche un impatto sulle famiglie d’origine, e rende più complessa la costruzione dei legami intergenerazionali. La stessa Voltolina, che dal 2020 è residente in Svizzera con la sua famiglia, confida che il trasferimento ha comportato la «necessità di pianificare meglio e con più cura le occasioni di contatto tra nonni italiani e nipote transfuga, e contrastare la malinconia dell’accresciuta distanza». Per la ricerca Voltolina ha trovato una «formidabile alleata» nella ricercatrice Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani del Mondo della Fondazione Migrantes. «Da tempo studiamo le famiglie italiane in mobilità, e desideravamo uno studio sistematico, una ricerca che le mettesse al centro della riflessione: sia quelle nate a seguito di una esperienza migratoria, sia quelle che avviano progetti di mobilità» afferma Licata: «Analizzare l’Italia fuori dell’Italia dalla prospettiva della famiglia significa, oggi, per il nostro Paese, capire quanto il processo di mobilità nell’epoca della migrazione sia parte integrante della nostra storia e del nostro presente, delle nostre storie e dei nostri territori». Il libro, disponibile sia nel tradizionale formato cartaceo sia in versione ebook per permetterne la lettura anche a quei tantissimi expat che vivono in posti dove i libri in italiano non arrivano, racchiude «storie singole che diventano universali» scrive Voltolina: «Quasi tutti gli italiani all’estero hanno voglia di interagire con l’Italia, creare vasi comunicanti – anche perché le loro vite sono letteralmente costruite sul confine. Molte volte è difficile. Ma qualche volta qualche idea, qualche storia, qualche esperienza riesce a forare il muro di gomma. La speranza è che questo libro rappresenti una di quelle volte». In un momento di inverno demografico, con le nascite in caduta libera, è più che mai interessante chiedersi se all’estero sia più facile fare famiglia rispetto all’Italia, e tracciare un confronto tra le politiche di sostegno alle famiglie. Nell’ultimo capitolo del libro sono racchiusi anche spunti e proposte dei genitori expat che, se implementati, potrebbero aiutare l’Italia a ridiventare un Paese in cui i giovani non abbiano paura di mettere su famiglia.

Eleonora Voltolina, Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, Tau editrice, 228 pagine.

In libreria dal 20 febbraio 2026.

Sul sito Tau editrice (carta): https://www.taueditrice.it/libro/crescere-expat/

Solo versione ebook: https://www.amazon.it/dp/B0GHZRQBW9/


ℹ️ Per informazioni:

“Europa deserta e obsoleta: quali opportunità lavorative servono ai giovani per non fuggire dai loro Paesi?”. Un seminario a Firenze

16 Febbraio 2026 - Ha preso il via il 16 febbraio, a Firenze, tra Palazzo Medici Riccardi e Grand Hotel Adriatico, un seminario internazionale di studi europei sul tema: "Europa deserta e obsoleta: quali opportunità lavorative servono ai giovani per non fuggire dai loro Paesi?". Istituzioni e sindacati internazionali si incontrano per definire strategie concrete a sostegno dei giovani e dei territori. L’evento è organizzato da Eza (Centro europeo per le questioni del lavoro), sotto gli auspici dell’Unione Europea, con la collaborazione di Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori), Efal (Ente Formazione e Addestramento Lavoratori), Uso (Unión Sindical Obrera) e patrocinato dalla Città Metropolitana di Firenze. In particolare, martedì 17 febbraio presso il Grand Hotel Adriatico dalle ore 11.30, è in programma un panel dal titolo "Quando i giovani italiani lasciano il Paese: cause e dinamiche sociali", animato dagli interventi di Delfina Licata (sociologa, Fondazione Migrantes) e Lanfranco Senn, (professore emerito di Economia regionale).

🔗 Il programma completo.

  Firenze Eza

Mons. Felicolo in visita alla Missione cattolica italiana di Atene

30 Gennaio 2026 - 30 Gennaio 2026 - Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio 2026 mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, visiterà la Missione cattolica italiana di Atene e in Grecia, presso la Parrocchia dei santi Francesco e Chiara in Atene. Durante la visita, mons. Felicolo incontrerà in particolare i bambini, il sabato pomeriggio, e le famiglie a cena. Celebrerà le Eucaristie del sabato e della domenica, e al termine di quest'ultima è previsto un momento di fraternità con la comunità. "Vado ad Atene perché è una piccola comunità che da tanto tempo non è stata visitata. Perché il mio desiderio è farmi vicino a tutte le realtà cui siamo legati; vicino agli italiani che frequentano la comunità ovunque si trovino e qualunque sia il loro numero; vicino ai missionari che sono lì". Parrocchia italiana Atene

Ice, perché Minneapolis? La testimonianza di “un italiano d’America”

29 Gennaio 2026 - Anticipiamo l'editoriale del prossimo numero di "Migranti Press", a firma di Massimo Faggioli, che attualmente insegna Ecclesiologia presso il "Trinity College" di Dublino, in Irlanda. La sua famiglia è nata a Minneapolis e ha vissuto molti anni negli Stati Uniti. La nostra famiglia, i Faggiolis, è nata come tale a Minneapolis, una delle due città gemelle, le Twin Cities affacciate sul fiume Mississippi. Mia moglie e io abbiamo insegnato sette anni nell’università cattolica in quelle città, che mi hanno fatto conoscere l’America vera, non quella finta di telefilm come Happy Days o Friends. Abbiamo ancora molti colleghi, amici e parenti in quella zona urbana plasmata come poche dalla presenza delle chiese – protestanti (luterani scandinavi in particolare), ancora prima di quelle cattoliche. Nel resto dell’America, uno dei modi di definire quelli del Minnesota è Minnesota nice, per dire di una gentilezza particolare nei modi di fare, all’opposto dei modi bruschi degli americani di New York o Boston. Quando un minnesotano che non ti conosce non è d’accordo con te, dice that’s interesting oppure that’s different, per non esacerbare il disaccordo. Non stupisce che quella città sia stata uno dei centri dell’ecumenismo negli Stati Uniti. Su quelle rive del Mississippi nacque anche, cent’anni fa esatti, il movimento per la riforma liturgica in Nordamerica, che poi seguì la corrente del fiume fino al Midwest più a sud. Quella chiesa locale è la culla del cattolicesimo sociale americano (cercare su Google monsignor John Ryan), che influenzò le politiche del New Deal di Franklin D. Roosevelt. La cultura sociale solidarista non è solo materia di politiche pubbliche, ma anche di stili di vita: aiutarsi tra colleghi in momenti complicati (il trasloco, la nascita di un figlio/a) era parte integrante della vita in una città (quella di Charles Schulz, il padre di Snoopy e Charlie Brown dei Peanuts) molto fredda nelle temperature, ma calda nei rapporti umani. La comunità somala e quella Hmong (rifugiati dal Laos, una delle conseguenze della guerra in Vietnam) sono parte integrante della vita della città, e da decenni. È una chiesa locale in cui la liturgia eucaristica viene celebrata anche in forma inculturata per i nativi americani. Sono molti i motivi di contrasto tra le scene di violenza da parte delle forze federali per le strade di Minneapolis e i ricordi personali che ho di quella città. Ma non stupisce la scelta di prendere di mira quella zona del paese da parte dell’amministrazione Trump: per le sue tradizioni politiche solidariste e democratiche, ma anche per la presenza capillare e pacifica di chiese e religioni (compresi ebraismo e islam) nel tessuto politico e sociale. Una parte di America in cui religioni e democrazia si ispirano reciprocamente, in modi molto diversi dall’ideologia del Make America Great Again. (Massimo Faggioli)

Genova, Festival euromediterraneo “Pontos”: un talk dedicato a “Il viaggio delle donne: una storia di emancipazione”

12 Gennaio 2026 - Nell'ambito della terza edizione del Festival euromediterraneo Pontos (13-16 gennaio 2026), mercoledì 14 gennaio dalle ore 14.30 la sala conferenze del Museo nazionale dell'emigrazione italiana (Mei) a Genova, ospiterà un talk dal titolo "Il viaggio delle donne: una storia di emancipazione" con Roberta Leverone, Delfina Licata (Fondazione Migrantes) e Anna Maria Saiano. Il viaggio, per le donne, non è mai stato solo uno spostamento, ma un gesto di libertà e trasformazione. Dalle viaggiatrici del passato alle esperienze contemporanee, muoversi ha significato sfidare ruoli imposti, confini sociali e immaginari patriarcali. In questo intervento il viaggio femminile viene raccontato come atto politico e culturale, capace di ridefinire identità, conquistare spazio e costruire nuove narrazioni. Nel contesto mediterraneo, crocevia di storie e attraversamenti, il viaggio diventa così uno strumento di emancipazione, di riappropriazione della propria voce e di apertura a possibilità plurali e inclusive.

🔗 Scarica il programma completo del festival Pontos.

  Pontos 2026

Solenne chiusura del 125° anniversario della missione cattolica di Ginevra. Con mons. Perego

12 Dicembre 2025 - Domenica 14 dicembre, presso la cappella della missione cattolica italiana di Ginevra-Carouge, si è chiuso solennemente il 125° anniversario della nascita della Missione, con una S. Messa presieduta da S.E. mons. Giancarlo Perego, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes. Mons. Perego ha concluso così la sua omelia, commentando Mt 11,2-11: "La cura dei poveri – e spesso all’inizio del cammino migratorio lo sono stati anche gli emigranti italiani in Svizzera e a Ginevra – è al centro della vita e della missione della Chiesa: 'i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo' (DT 110) – scrive papa Leone XIV. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, sono passati 125 anni di impegno ecclesiale a favore degli emigranti italiani. Un cammino insieme. 'La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano – ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, ripreso da papa Leone -. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità' (DT 75). Queste parole di Leone XIV ci indicano il compito da sempre della Chiesa prossima ai migranti. Per questo ringraziamo il Signore anche per il dono di una Chiesa in Svizzera che ha aperto le porte e ha permesso in questi 125 anni che i migranti fossero accompagnati dai loro sacerdoti, riconoscendo in essi un dono e una benedizione". Sono state numerose nel corso del 2025 le iniziative per celebrare l'anniversario. In particolare, di recente, l’8 novembre scorso, presso il Théâtre de l’Espérance è stato presentato il film-documentario “Costruttori di speranza”, patrocinato dal Consolato Generale d’Italia a Ginevra. Un’opera che racconta, attraverso testimonianze autentiche, il percorso di intere generazioni di italiani giunti in città in cerca di futuro, lavoro, dignità e casa. Disponibile anche il libro fotografico dei 125 anni della Missione Cattolica Italiana di Ginevra: si può acquistare presso la Missione alla rue de la Mairie 15, Genève. Info: +41 022.736.83.82, mci.geneve@bluewin.ch   125° MCI di Ginevra

Roma, Festival della cultura americana: la storia di frontiera di “Sister Blandina”

15 Novembre 2025 - Dal 13 novembre 2025 ha preso il via a Roma la IV edizione del Festival della Cultura Americana, l’iniziativa annuale promossa dal Centro Studi Americani. L’obiettivo del festival è, anche quest’anno, quello di rafforzare le relazioni transatlantiche e favorire un dialogo costante tra istituzioni, studiosi, professionisti e cittadini italiani e statunitensi. Tra gli appuntamenti in programma, il 17 novembre alle ore 18 - presso il Centro Studi Americani in via Michelangelo Caetani, 32, - la rappresentazione teatrale di “Sister Blandina, Le avventure di una suora nel Far West”, un racconto teatrale di Massimo Minella: una narrazione sorprendente che porta alla scoperta di una pioniera e di un personaggio straordinario della frontiera americana. Introduce l'evento Paolo Masini, presidente della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. E’ possibile accreditarsi all’evento mandando una mail a event@centrostudiamericani.org.   Sister Blandina

Emigrazione, sen. Giacobbe: la mostra “Come ponti sul mondo” ha “grande valore culturale e umano”

9 Ottobre 2025 - Nel suo intervento di fine seduta al Senato della Repubblica del giorno 8 ottobre, il senatore eletto all’estero Francesco Giacobbe ha voluto condividere con l’Aula la “profonda emozione” e il “grande valore culturale e umano” della mostra “Come ponti sul mondo. Scelte di vita, racconti di missione”, allestita a Roma dal Museo dell’emigrazione italiana (Mei) e dalla Fondazione Migrantes. Un percorso immersivo di immagini, testimonianze e memorie che, come ha ricordato il senatore, che rappresenta un patrimonio prezioso da condividere con tutti, poiché “mette in luce il grande valore delle comunità italiane emigrate nel mondo e le vicende di uomini, sacerdoti e missionari che hanno contribuito, con dedizione e sacrificio, allo sviluppo delle comunità italiane e dei Paesi che li hanno accolti.” Tra le tante storie, Giacobbe ha ricordato con commozione la figura di padre Atanasio Gonelli, storico punto di riferimento della comunità italo-australiana di Sydney: “Padre Atanasio è stato guida, padre, amico. La sua presenza continua a vivere nell’impegno della Fondazione a lui dedicata e nel lavoro instancabile di tanti volontari che portano avanti il suo esempio di vita e di impegno sociale.” Infine, ha rivolto un sentito ringraziamento agli organizzatori e ai promotori dell’iniziativa: Paolo Masini e Pierangelo Campodonico del MEI, Mons. Pierpaolo Felicolo, Delfina Licata e Marisa Fois della Fondazione Migrantes, insieme al Dicastero per l’Evangelizzazione e delle Nuove Chiese.

📺 L'intervento del senatore Giacobbe.

Giubileo dei migranti e del mondo missionario. Presentata a Roma la mostra immersiva “Come Ponti sul Mondo”

2 Ottobre 2025 - Sarà aperta al pubblico da venerdì 3 ottobre, presso la Sala della Quadreria del Complesso Santo Spirito in Sassia (Borgo Santo Spirito, 3 - Roma) la mostra immersiva Come Ponti sul Mondo – Storie di Vita, Racconti di Missione”. Il progetto è realizzato dalla Fondazione Museo nazionale dell’emigrazione italiana (MEI) e dalla Fondazione Migrantes, in occasione del Giubileo dei migranti e del mondo missionario (4 e 5 ottobre 2025), per ripercorrere la storia e dare voce anche all’attualità delle Missioni cattoliche italiane, volgendo lo sguardo all’intero universo missionario. La presentazione avvenuta questa mattina presso il Salone del Commendatore del Complesso Santo Spirito in Sassia ha visto l’introduzione e i saluti di: Paolo Masini, presidente Fondazione MEI, ideatore e coordinatore del progetto; Paola Casali, direttore UOC patrimonio e valorizzazione Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia; Civita Di Russo, vice capo Gabinetto presidente Rocca Regione Lazio. A intervenire inoltre: mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale Fondazione Migrantes; mons. Graziano Borgonovo, Sottosegretario Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo; S.E. mons. Samuele Sangalli, Segretario Aggiunto per l’Amministrazione del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari.

 ✅ Scarica alcune immagini fotografiche della mostra "Come Ponti sul Mondo".


“La mission del nostro museo – ha dichiarato Paolo Masini – è proprio quella di dare vita alla più grande narrazione popolare e collettiva del nostro paese. Il Giubileo ci dà la grande opportunità di raccontare quella magnifica pagina rappresentata dal mondo missionario italiano. Un mondo ‘un po’ Marta e un po’ Maria’ che in tutti continenti, da secoli, insieme alla parola di Dio, porta conforto e aiuti concreti”. “Il tema del Giubileo è la speranza – ha ricordato nel suo intervento, mons. Pierpaolo Felicolo –. Essa nutre e sostenta il cammino di chi ha affrontato e affronta oggi la sfida della mobilità umana. Ha guidato nella migrazione anche i nostri connazionali che sono partiti e ha dato la forza ai missionari che sono stati al loro fianco. Li hanno fatti sentire a casa”. A presentare l’allestimento immersivo è stata Marisa Fois (Fondazione Migrantes): “Siamo andati a scavare negli archivi e, insieme alle esperienze più note – da Pallotti e Scalabrini fino a Francesca Saverio Cabrini – ne abbiamo trovate altre meno conosciute. Piccole e grandi storie di emigrazione e di missione che, insieme, fanno la Storia”.

📺 Guarda il video.

La mostra si sviluppa su due principali prospettive: una geografica, che abbraccia il mondo intero, evidenziando la presenza italiana in ogni continente – oggi più di 6 milioni di italiani vivono all’estero, principalmente in Europa, ma anche in America, Africa, Asia e Oceania; e una storica, che parte dalla seconda metà del XIX secolo e arriva ai giorni nostri. Attraverso un linguaggio visivo e narrativo coinvolgente, la mostra racconta le storie di missioni, parrocchie, oratori, scuole e strutture che, dal Nord Europa al Sud America, hanno accolto gli emigranti italiani. Entrando nella sala, i visitatori saranno accolti da un planisfero interattivo, che prende vita attraverso linee luminose, collegando l’Italia con altri Paesi del mondo. La narrazione, affidata alla voce di Massimo Wertmuller, guiderà il pubblico in un viaggio nel tempo e nello spazio, mettendo in risalto volti del passato e immagini contemporanee che si alternano per raccontare le partenze di ieri e gli incontri di oggi. Tra le testimonianze – documenti d’archivio, lettere, stralci di giornali e immagini di chiese, scuole e centri di aggregazione –, il pubblico potrà scoprire come questi "ponti sul mondo" siano stati luoghi di accoglienza, solidarietà e crescita. Tra le figure centrali della mostra spiccano Vincenzo Pallotti, Geremia Bonomelli, Giovanni Battista Scalabrini, Luigi Guanella e Francesca Saverio Cabrini, protagonisti della storia della Chiesa e del movimento di solidarietà che ha accompagnato gli italiani all’estero. Le loro storie si intrecciano con quelle di tanti altri missionari e missionarie, sacerdoti e laici, che si sono dedicati, in tempi diversi, a stare accanto ai migranti. Il sottotitolo della mostra, “Scelte di vita, racconti di missione”, sottolinea come questo viaggio sia fatto di tanti tasselli, di tante persone, di scelte di vita, di storie, che insieme aiutano a scrivere una pagina di storia che sta continuando a essere scritta. Non solo quindi Madre Cabrini, Patrona di tutti gli Emigranti, la prima italiana a diventare cittadina statunitense e poi canonizzata, ma anche numerosi sacerdoti che sono ricordati per il loro impegno attraverso giardini commemorativi e piazze, sia negli Stati Uniti che in Australia. La mostra racconta anche le richieste di assistenza arrivate da tutto il mondo: dalle miniere dell'India, dove il bisogno di un missionario che parlasse italiano era forte, alle terre del Nord Europa, come la Svezia degli anni Trenta. Si parlerà della costruzione di chiese nel Regno Unito e in Marocco, della fondazione di parrocchie e asili in Kenya, nonché della creazione di orfanotrofi in Brasile per accogliere i figli dei migranti rimasti orfani. Saranno raccontati anche frammenti della vita quotidiana di quei missionari che, nel dopoguerra, offrivano una voce amica attraverso le radio in Belgio, o che, negli anni Cinquanta, sostenevano la stampa in lingua italiana in Germania; si parlerà dei corsi di lingua organizzati in Svizzera negli anni Sessanta, e dei recenti progetti di solidarietà in Russia, emersi nei primi anni Duemila. Un vero e proprio mosaico di iniziative, che racconta una realtà viva: quella delle missioni che accompagnano, curano e accolgono, in dialogo con la realtà delle migrazioni e degli italiani all'estero. Che si tratti di nuovi italiani che acquistano la cittadinanza italiana e lasciano il Paese, di italiani nati all'estero, o di italo discendenti, queste storie raccontano di legami indissolubili e di un impegno che non si è mai fermato. A completare la mostra immersiva "Come Ponti sul Mondo – Storie di Vita, Racconti di Missione" numerose immagini contemporanee per non dimenticare i tanti missionari italiani e le tante missionarie italiane che tuttora sono nel mondo per sostenere le comunità delle zone più disagiate e i numerosi ordini missionari per la parte legata all’attualità e alle missioni rivolte alle comunità locali. La mostra è solo il primo passo di un progetto più ampio, frutto di una lunga ricerca di testimonianze storiche, che continuerà a scoprire nuove storie di impegno, di accoglienza e di speranza. “Come Ponti sul Mondo” non è solo una retrospettiva, ma un invito a riflettere sul presente e sul futuro della migrazione, mettendo in luce il ruolo fondamentale delle missioni nel supportare le comunità italiane e i migranti in ogni angolo del mondo. Per offrire un’esperienza visiva ed emozionale unica, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha collaborato con Opera Laboratori, società leader nelle gestioni museali in Italia, che grazie ai suoi laboratori che ha curato la progettazione e la realizzazione della mostra immersiva. Grazie a tecnologie avanzate, i visitatori potranno "vivere" la storia, immergendosi nelle immagini, nei suoni e nelle testimonianze che compongono questo mosaico di esperienze di vita. In contemporanea al MEI (Commenda di San Giovanni in Prè̀ Piazza della Commenda 1, Genova), a partire dal 3 ottobre e per tutta la durata della mostra, sarà visibile un video omaggio al mondo delle missioni e delle migrazioni. Sia a Genova sia a Roma è prevista una campagna promozionale all’interno delle principali linee metropolitane cittadine. Il progetto è realizzato in collaborazione con Regione Lazio e ASL Roma 1, con il patrocinio di Comune di Roma, con la coprogettazione e realizzazione di Opera Laboratori.
La mostra “Come Ponti sul Mondo – Storie di Vita, Racconti di Missione” inaugurata questa mattina presso il Salone del Commendatore, sarà visitabile da domani e fino al 16 novembre 2025 dalle 10 alle 18 a ingresso gratuito Sala della Grande Quadreria del Complesso Santo Spirito in Sassia (Borgo Santo Spirito, 3).
Ideazione e coordinamento scientifico: Paolo Masini Fondazione MEI e Delfina Licata Fondazione Migrantes Ricerca storica ed elaborazione testi: Marisa Fois, Fondazione Migrantes Consulenza storica: Raffaele Iaria Consulenza museale: Giorgia Barzetti, Museo MEI Co-progettazione e realizzazione: Opera Laboratori Hanno partecipato alla realizzazione dei contenuti: Dicastero per l’Evangelizzazione, Congregazione Missionari di San Carlo – Scalabrinani, Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù – Cabriniane, Archivio Storico di Propaganda Fide (Dicastero per l’Evangelizzazione), Archivio della Fondazione Migrantes, Archivio Generale Scalabriniano, Istituto Storico Scalabriniano.

 ✅ Scarica alcune immagini fotografiche della mostra "Come Ponti sul Mondo".

Come Ponti sul mondo

Emigrazione e missione: a Roma apre la mostra immersiva “Come ponti sul mondo”

25 Settembre 2025 - Giovedì 2 ottobre alle ore 11, a Roma, presso il Salone del Commendatore (Complesso di Santo Spirito in Sassia, Borgo Santo Spirito, 3) – alla presenza di autorità religiose e istituzionali – si terrà la presentazione di “Come ponti sul mondo. Scelte di vita, racconti di missione”, una mostra immersiva per rendere omaggio ai tanti missionari e alle tante missionarie che, partendo dal nostro Paese, hanno scelto di essere accanto e di accompagnare gli emigranti italiani nel mondo. La voce narrante è di Massimo Wertmüller. Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Museo Nazionale dell’emigrazione italiana (Mei) e dalla Fondazione Migrantes, in occasione del Giubileo dei migranti e del mondo missionario (4 e 5 ottobre 2025), per ripercorrere la storia e dare voce anche all’attualità delle Missioni cattoliche italiane, volgendo lo sguardo all’intero universo missionario. La mostra sarà visitabile dal 3 ottobre al 16 novembre – dalle ore 10 alle ore 18 – con ingresso libero presso la Sala della Quadreria nel complesso Santo Spirito in Sassia.
Introduzione e moderazione:
  • Paolo Masini, Presidente Fondazione Mei, ideatore e coordinatore del progetto.
Saluti istituzionali:
  • Paola Canali, direttore UOC patrimonio e valorizzazione Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia.
  • Civita Di Russo, Vice Capo Gabinetto Presidente Rocca Regione Lazio.
Interventi:
  • Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale Fondazione Migrantes.
  • Mons. Graziano Borgonovo, Sottosegretario Dicastero per l’Evangelizzazione.
  • S.E. Mons. Samuele Sangalli, Segretario Aggiunto per l’Amministrazione del Dicastero per l’Evangelizzazione.
Presentazione della sala immersiva:
  • Marisa Fois, Fondazione Migrantes.

Ideazione e coordinamento scientifico: Paolo Masini, Fondazione MEI, e Delfina Licata Fondazione Migrantes. Ricerca storica ed elaborazione testi: Marisa Fois, Fondazione Migrantes. Consulenza storica: Raffaele Iaria, giornalista. Consulenza museale: Giorgia Barzetti, Museo MEI. Co-progettazione e realizzazione: Opera Laboratori. Hanno partecipato alla realizzazione dei contenuti: Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (De Propaganda Fide), Congregazione Missionari di San Carlo – Scalabrinani, Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù – Cabriniane, Archivio Storico “De Propaganda Fide” (Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli), Archivio della Fondazione Migrantes, Archivio Generale Scalabriniano, Istituto Storico Scalabriniano. Mei Mostra Roma 2025 Emigrazione e missione  

Emigrazione italiana: a Barga (LU), la Giornata dei toscani nel mondo 2025

5 Settembre 2025 - È in corso al Teatro dei Differenti di Barga (LU), la Giornata dei toscani nel mondo 2025. Dopo il saluti del sindaco di Barga, Caterina Campani, i lavori dei 4 panel previsti tra mattina e pomeriggio sono stati introdotti dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e dal deputato eletto nella Circoscrizione estero Nord e Centro America, Christian Di Sanzo.
Panel 1 – Le associazioni dei Toscani nel Mondo: tra continuità e innovazione. Prospettive e proposte per la prossima legislatura
  • Ilaria Del Bianco - presidente dell’Associazione lucchesi nel mondo.
  • Lucas Del Chierico - Coordinamento associazioni ispanofone dei toscani nel mondo del Sudamerica.
  • Flavia Sbragia - Coordinamento associazioni lusofone dei toscani nel mondo del Sudamerica.
  • Paul Amabile - Coordinamento associazioni dei toscani nel mondo di Australia e Sudafrica.
Moderatore: Filippo Giabbani - dirigente del settore Attività internazionali e attrazione degli investimenti della Regione Toscana.
Panel 2 - Toscani nel mondo: le attività sostenute dalla Regione nel 2025 tra cultura, radici e sviluppo condiviso.
  • Raymond Siebetcheu - professore associato dell’Università per Stranieri di Siena.
  • Raffaella Mariani - presidente dell’Unione dei Comuni della Garfagnana.
  • Francesca Guastalli - direttrice del Museo archivio della memoria del Comune di Bagnone.
Panel 3 - Nuove migrazioni toscane: quali politiche per un fenomeno in trasformazione?
  • Sara Vatteroni - direttrice Fondazione Migrantes Toscana.
  • Gaia Colombo - sociologa, Università di Pisa.
  • Marco Bennici - funzionario del Comune di Livorno e coordinatore della Rete ambasciatori livornesi nel mondo.
  • Luca Barani - referente delegazione territoriale Benelux dell’Associazione ex allievi Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Panel 4 - Dopo la riforma della cittadinanza: quali diritti per i toscani all'estero. Analisi giuridica e strategie comuni di fronte alla riforma
  • Maria Chiara Prodi - segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie).
  • Fabio Porta - deputato eletto nella Circoscrizione estero America Meridionale.
  • Christian Di Sanzo - deputato eletto nella Circoscrizione estero Nord e Centro America.
  • Luigi Scaglione - coordinatore delle Consulte regionali sull’emigrazione.
  • Mario Puppa - consigliere della Regione Toscana e membro del Consiglio dei Toscani nel Mondo.
In serata, dalle ore 21, dopo il termine dei lavori è previsto un concerto di musica scozzese a cura dell’Associazione lucchesi nel mondo.

📺 Per seguire in streaming l'evento.

Barga

Marcinelle, mons. Perego: “Ci ricorda che i lavoratori migranti debbono essere particolarmente tutelati. Ieri come oggi”

7 Agosto 2025 - L’8 agosto 1956 nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani, 95 belgi e poco più di una trentina di altre nazionalità. È ricordata come una delle più gravi stragi sul lavoro ed è anche, per il nostro Paese, un evento emblematico dell’emigrazione italiana del Novecento. Per la giornata dell’8 agosto è in programma presso la miniera di Bois du Cazier la consueta cerimonia istituzionale di commemorazione. La Fondazione Migrantes, nel giorno in cui si ricorda un evento che ancora scuote il nostro Paese, si fa vicina a tutti gli italiani che lavorano all'estero e rivolge un pensiero ai tanti lavoratori, anche immigrati, che anche di recente hanno perso la vita sul lavoro in Italia. «Marcinelle ogni anno – dice S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes – ci ricorda il dramma sulle morti del lavoro in Italia, ma anche in Europa. Negli anni nel nostro Paese, anche grazie ai controlli e alle misure di sicurezza adottate, i decessi sono in calo. Occorre, però, segnalare che le morti sul lavoro dei lavoratori migranti – che avvengono in particolare nel mondo agricolo, nell’edilizia e nei trasporti – secondo le analisi dell’Osservatorio dell’Università Cattolica, sono in proporzione il doppio rispetto a quelle dei lavoratori italiani. Questo dato impegna le aziende a una maggiore formazione dei lavoratori migranti sulla sicurezza. Al tempo stesso la crescita del numero degli incidenti sul lavoro nei primi quattro mesi del 2025 (286) rispetto al 2024 (265) chiedono di non abbassare la guardia nei controlli e nella formazione. A Marcinelle sono morti soprattutto i nostri lavoratori emigrati: un evento, un segno che ricorda come i lavoratori migranti debbono essere particolarmente tutelati. Ieri come oggi». Anche per questo c’è attesa per la decisione della presidenza del Parlamento europeo di calendarizzare il voto su una proposta di risoluzione per la istituzione, proprio nella data dell’8 agosto, di una “Giornata europea in memoria delle vittime del lavoro e per la tutela e la dignità dei lavoratori”.

✅ Leggi anche: "Un manifesto rosa. L’emigrazione italiana in Belgio e la tragedia di Marcinelle" (Luigi Dal Cin)

  [caption id="attachment_62651" align="aligncenter" width="1024"]Marcinelle Il monumento dedicato ai caduti italiani di Marcinelle (foto: Agrillo Mario)[/caption]

Istat: al 31 dicembre 2024 erano 6 milioni e 382 mila gli italiani residenti all’estero

24 Luglio 2025 -
Secondo le stime provvisorie fornite dall’Istat, i cittadini italiani che dimorano abitualmente all’estero al 31 dicembre 2024 sono 6 milioni e 382 mila, 243 mila individui in più rispetto all’inizio dell’anno (6 milioni e 138 mila) per un incremento pari al 4,0%. Sono principalmente uomini (quasi il 52%), risiedono in Europa (54%) e in America (40,9%) mentre il restante 5,1% vive in Africa (1,1%), Asia (1,3%) e Oceania (2,7%). Poco meno di un italiano residente all’estero su tre è nato in Italia e ci sono anche nuovi fenomeni, come quelli che una volta ottenuta la cittadinanza si trasferiscono in un altro paese europeo. L’aumento del numero di cittadini italiani residenti all’estero, spiega l’Istat, è trainato soprattutto dalle acquisizioni di cittadinanza italiana e da una vivace dinamica migratoria. Il saldo migratorio, pari a +103 mila nel 2024, è quasi raddoppiato rispetto al 2023 quando risultò pari a +53 mila. Tale significativa crescita è effetto di un aumento degli espatri e di una riduzione dei rimpatri che, se per l’Italia costituisce una perdita di capitale umano, nei Paesi esteri si tramuta in guadagno. Le nascite (oltre 27mila nel 2024) superano i decessi (oltre 8mila), determinando un saldo naturale di 19mila unità, analogo a quello riscontrato nel 2023. Le nascite si registrano in prevalenza nei Paesi europei (il 68,1%), in particolare in Germania (16,8%), in Svizzera (14,2%) e nel Regno Unito (8,8%). Tra i Paesi dell’Unione europea, la Spagna presenta il tasso di natalità più elevato (5,6 per mille), seguita dalla Germania (5,5) e dalla Francia (5,0), mentre tra i Paesi extra-Ue spiccano la Svizzera (6,0) e il Regno Unito (4,9). I tassi di natalità nel continente americano risultano più contenuti (2,7 per mille), anche laddove si concentra una quota importante di italiani, come ad esempio in Brasile (3,6 per mille) o in Argentina (2,0). Per quanto concerne le acquisizioni della cittadinanza italiana, l’Istituto Nazionale di Statistica ha spiegato che avvengono nella maggior parte dei casi (52% nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi) per discendenza (iure sanguinis). Seguono le acquisizioni per trasmissione al minore convivente (37%) e per matrimonio (11%). (Fonte: Aise/Istat) Istat italiani all'estero

Roma, “L’umanità che si muove. Emigrazione, migrazioni, accoglienza. Il caso Basilicata”

14 Maggio 2025 - Mercoledì 21 maggio, a Roma, dalle ore 19, presso la Sala Italia UNAR, in via Aldrovandi, 16, si approfondirà il tema "L'umanità che si muove. Emigrazione, migrazioni, accoglienza. Il caso Basilicata". Il programma: Saluti dott.ssa Eleonora Locuratolo, presidente Associazione dei Lucani a Roma. Interventi
  • mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. “La Fondazione Migrantes: presente e prospettive”.
  • dott.ssa Cristina Molfetta, curatrice del report "Il diritto d’asilo". "Popoli in cammino senza diritto d’asilo”.
  • dott.ssa Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. “Oltre i confini: dati e volti della migrazione italiana”.
  • dott. Luigi Scaglione, presidente Centro studi Internazionali Lucani nel Mondo. “Il caso Basilicata...”.
Conclusioni on. Giampaolo D’Andrea, storico. L'evento è promosso dall'Associazione dei lucani a Roma, in collaborazione con il Centro studi internazionali Lucani nel mondo e la Fondazione Migrantes, in vista della giornata dedicata ai lucani nel mondo, che ricorre il 22 maggio. Lucani nel mondo

Acli e Fondazione Migrantes: “La verità sull’immigrazione degli italiani all’estero obbliga a ripensare le politiche migratorie dell’Italia e dell’Europa”

17 Marzo 2025 - Migrazioni e cittadinanza, la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a New York. “Non ci dobbiamo dimenticare dei volti dei migranti, sia quelli che arrivano nel nostro Paese sia i vostri, quelli dei tanti italiani che sono partiti o che stanno partendo. Ecco perché relegare la questione migrazione al tema dell’irregolarità o della clandestinità, applicando leggi disumane e facendo accordi con Paesi terzi per bloccare i flussi, serve solo per deumanizzare e non vedere che dietro il fenomeno migratorio ci sono persone in carne e ossa con le loro speranze”. Così Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, a commento del Rapporto Italiani nel Mondo 2024 (RIM), realizzato dalla Fondazione Migrantes, che per la prima volta è stato presentato a New York, presso la Saint Patrick’s Old Cathedral School. “In questo modo rischiamo anche di deumanizzare noi stessi, – ha continuato Manfredonia – come se fossimo senza memoria e avessimo dimenticato l’emigrazione italiana, con le fatiche e le umiliazioni subite dai nostri connazionali. L’antidoto oggi è gestire il fenomeno migratorio, quindi accogliere e integrare con diritti e doveri, per creare responsabilità e accettare il contributo che ciascuno può portare. Vorrei poi sottolineare un punto molto importante, e cioè che noi siamo cittadini europei di nazionalità italiana e vogliamo rivendicare la nostra appartenenza a un modello di pace, convivenza e sviluppo sociale che passo passo ha accompagnato le nostre generazioni, compiendo un sogno che sembrava impossibile: far vivere in pace, sviluppo e libertà popolazioni che si sono odiate per secoli. Quello è il modello di cittadinanza che vorremmo per il mondo. Agli oltre 6 milioni di italiani all’estero dico: non dimenticateci. Aiutateci a leggere i nostri contesti, esercitate i vostri diritti e doveri. Avete il diritto di voto: la vostra partecipazione alla vita del nostro Paese è troppo importante per perderla”. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2024 il 23,2% di chi all’estero ha tra i 35 e i 49 anni, mentre il 21,7% appartiene alla fascia di età 18-34 anni. Ma nello stesso tempo esiste anche una certa mobilità degli over 50 e che, solitamente, viene definita come “mobilità previdenziale”, dimostrata in particolare dal fatto che gli over 65 sono aumentati del 12,9%. Ma il dato più interessante e che sfaterebbe molte leggende metropolitane sull’assedio dei migranti alle porte dell’Italia è che dal 2020 a oggi, l’Italia conta circa 652 mila residenti in meno, mentre gli italiani residenti all’estero sono oltre 6 milioni. Secondo il ministero dell’Interno, invece, per quanto riguarda gli sbarchi dei migranti nel nostro Paese, nello stesso periodo di tempo, ovvero tra 2020 e 2024, si è raggiunta la cifra di poco superiore a 430 mila persone. “Ci sono voluti 19 anni perché il Rapporto Italiani nel Mondo arrivasse a New York – ha esordito Delfina Licata, curatrice del RIM – Nel frattempo i connazionali all'estero sono raddoppiati e in America sono cresciuti di oltre il 70%. Un'America e una New York profondamente cambiate da quel lontano 2006, anno della prima pubblicazione del Rapporto che la Fondazione Migrantes dedica alla mobilità italiana. Oggi siamo diventati una nazione dalle migrazioni plurime e complesse, pienamente protagonisti del cosmopolitismo e della circolazione europea, ma che soffre per una migrazione malata perché unidirezionale. Il lavoro da compiere è quello di guarire il processo migratorio trasformandolo da unidirezionale a circolare, unendo le partenze agli arrivi e ai ritorni. E questo lavoro è innanzitutto culturale. Ma dalla guarigione della ferita migratoria, che vede esaltare la perdita e non l'opportunità, occorre passare alle azioni concrete. Il RIM non è un progetto in solitaria, ma vive e si fortifica grazie alle reti tra menti pensanti e menti operanti, tra chi analizza e chi trova strategie con cui agire nel tessuto sociale”. “Significa che la verità è che il tema di cui dovremmo occuparci è la perdita di italiani che lasciano il nostro Paese per cercare nuove opportunità – ha concluso Manfredonia – e di sicuro non sono le politiche ‘protezioniste’ sulla migrazione come minaccia e non come opportunità a risolvere il problema, ma semmai a aumentare la probabilità che gli italiani all’estero aumentino”. Prima della presentazione del rapporto, la giornata è iniziata con la Messa, officiata dal presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, da don Luigi Portarulo, responsabile della comunità cattolica italiana a New York, da padre Giacomo Costa, accompagnatore spirituale delle Acli Nazionali e da don Giacomo Granzotto, assistente di mons. Perego. La presentazione del Rapporto si è svolta nel primo pomeriggio di ieri, 16 marzo, con i saluti introduttivi di Paolo Ricotti, presidente del Patronato ACLI, che ha sottolineato come “il senso della nostra missione qui a New York con la Fondazione Migrantes è investire sulla cultura dei diritti sociali partendo dal lavoro straordinario del Rapporto Italiani nel Mondo. Lo facciamo proprio partendo dall’Italia che vive all’estero che, in molti casi, ha scelto di emigrare perché il nostro Paese non è all’altezza delle aspettative”. Dopo Ricotti sono intervenuti per un saluto Cristian Di Sanzo, deputato della Repubblica Italiana, Silvana Mangione, vicesegretaria del CGIE e il Console Generale d’Italia a New York, Fabrizio Di Michele. Matteo Bracciali, membro della commissione scientifica del Rapporto Italiani nel Mondo e vicepresidente della Federazione delle Acli Internazionali, si è concentrato sul capitolo del RIM dedicato alla cittadinanza: “I numerosi saggi del Rapporto sul tema della cittadinanza, messa a confronto in molti Paesi del mondo, restituiscono una narrazione positiva fatta di persone che vogliono entrare a far parte di una comunità per condividerne i valori, goderne i diritti e ottemperare ai doveri. Questi elementi devono essere alla base della riforma della legge sulla cittadinanza – ha continuato Bracciali – che dopo 33 anni ha bisogno di essere aggiornata al contesto sociale di oggi per dare risposta ai ragazzi nati e cresciuti in Italia che chiedono di essere italiani e per rendere responsabili e consapevoli le nuove generazioni di italiani nel mondo”. La chiusura dei lavori è stata affidata a mons. Gian Carlo Perego che ha sottolineato come “la cittadinanza è vita, significa dare la possibilità di rigenerarsi ai nostri territori, alle nostre città che stanno morendo. Il nostro Paese ha bisogno di aprirsi a chi desidera una vita migliore per creare generativitá nel tessuto sociale e non di chiudersi provocando la morte di territori e comunità. Il nostro Paese ha bisogno di una nuova lettura della propria storia di Paese di migrazioni in arrivo e in partenza che non è una sola storia di povertà ma è soprattutto un presente di sacrificio e riuscita, di comunità come quella intorno a Saint Patrick, giovane e dinamica, con il desiderio di stare insieme e riconoscersi in una italianità che viene sicuramente plasmata dalla migrazione, ma che non si allontana dall'affetto delle radici ben salde. Il nostro Paese ha bisogno di fare memoria con il volto proiettato non verso le spalle, ma davanti a sé per costruire un futuro in mobilità, partecipativo e partecipato nell'epoca delle migrazioni. Il nostro Paese ha, infine, bisogno di una cultura nuova che parta dallo studio rigoroso del presente che dall'analisi dei dati scientifici ci porti alla narrazione del chi siamo, volti e storie di un popolo in cammino".

La Fondazione Migrantes e le Acli negli Stati Uniti, tra cittadinanza civile e “cittadinanza celeste”

17 Marzo 2025 - 17 Marzo 2025 - La Fondazione Migrantes è impegnata negli Stati Uniti, insieme alle Acli, in una serie di iniziative civili ed ecclesiali pensate per le comunità cattoliche italiane. Il 14 marzo, il Patronato delle Acli e la Fondazione Migrantes, grazie al supporto di We the Italians, sono stati ospiti dell'Italian American Museum di Little Italy, a New York City, nato per raccontare l’evoluzione dell'emigrazione italiana negli Stati Uniti d'America, per un evento dal titolo “Italian American Sounds Good. New Italians in the USA, the value of the citizenship”. Il prof. Joseph Scelsa, presidente di Italian American Museum ha innanzi tutto presentato il percorso che ha portato alla costituzione del museo. Tra gli interventi in programma, Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, ha riportato lo sguardo dall'Italia sulla comunità italo-americana e l'evoluzione nella comprensione di questo fenomeno nel nostro Paese. Ricordiamo che negli Stati Uniti vivono oltre 320mila italiani con passaporto, il 5,2% degli oltre 6 milioni di cittadini italiani residente all’estero. Gli Usa sono il settimo Paese con maggiore presenza di cittadini italiani dopo Argentina, Germania, Svizzera, Brasile, Regno Uniti e Francia. Il 16 marzo, invece, è stato presentato, alla Saint Patrick’s Old Cathedral School alla presenza di Istituzioni civili e religiose - per la prima volta a New York - proprio il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM), la pubblicazione che la Fondazione Migrantes dedica ogni anno alla mobilità degli italiani e delle italiane. [caption id="attachment_55791" align="aligncenter" width="225"]Delfina Licata (Fondazione MIgrantes) Delfina Licata (Fondazione Migrantes)[/caption] Le conclusioni sono state affidate, oltre che al presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia, a mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes. In questi giorni, mons. Perego ha presieduto anche due celebrazioni eucaristiche in italiano: la prima, il 15 marzo a Montclair (New Jersey) - una delle più radicate e antiche comunità di emigrati italiani negli Stati Uniti - presso la chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo; la seconda, subito prima della presentazione del RIM, il 16 marzo presso la Saint Patrick’s Old Cathedral School. In entrambe le occasioni ha commentato le letture della II domenica di Quaresima, seguendo il filo tematico delle "promesse di Dio" che "trasfigurano l’uomo". Tra le altre cose ha voluto ricordare il patto e le benedizioni di Dio ad Abramo (Gn 15,5-12.17-18) in questo modo: "«Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle», soggiungendo immediatamente «Tale sarà la tua discendenza». È la prima delle tante benedizioni che Dio darà al suo popolo assicurandogli fecondità, un popolo numeroso e potente sulla terra. Una ‘benedizione’ – ci ricorda papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti è anche la lunga schiera, il popolo dei migranti, tra i quali il popolo degli emigranti italiani a New York e nelle Americhe". Commentando, invece, la pagina di Paolo ai Filippesi (Fil 3,20-4,1) mons. Perego ha sottolineato la presenza di "un tema interessante e d’attualità, il tema della cittadinanza. Gli abitanti di Filippi erano orgogliosi di alcuni diritti particolari ricevuti dai romani. Paolo pone qui, come altrove – lui che è cittadino ebreo e cittadino romano - l’accento sull’aspirazione tutta spirituale a un’altra 'cittadinanza' di cui poter vantarsi dinanzi a Dio: quella celeste, conquistata in forza della grazia di Cristo, Signore dell’universo".  

Libri, Loredana Cornero racconta l’emigrazione italiana al femminile

17 Gennaio 2025 - Verrà presentato il 25 gennaio alle 18.30 a Roma, presso la biblioteca delle donne Goliarda Sapienza, in via Fontanellato 69, il volume Sulle ali del cambiamento - Narrazioni femminili dell'emigrazione italiana contemporanea, scritto da Loredana Cornero e realizzato in collaborazione con la Fondazione Migrantes. Il libro esplora il tema dell’emigrazione italiana al femminile, offrendo una riflessione profonda e articolata sul viaggio, la transizione e il cambiamento, attraverso la voce e le esperienze di donne che hanno scelto di lasciare l'Italia per costruire una nuova vita all'estero. In un contesto in cui l’emigrazione italiana continua a crescere, con quasi 6 milioni di connazionali che vivono oggi all’estero, Sulle ali del cambiamento si sofferma in particolare su un dato significativo: il 48,2% degli emigrati italiani sono donne, un numero che ha registrato un forte aumento dal 2006 a oggi. Il cuore del libro è rappresentato dalle storie di dieci donne che hanno deciso di raccontarsi senza filtri. Ciascuna di loro, con esperienze e vissuti diversi, descrive la propria scelta di emigrare, l'amore per il Paese d'origine e l'inserimento nelle nuove realtà in cui vivono.  Ogni storia riflette una diversa sfida, ma tutte hanno in comune la forza e la resilienza di chi, nonostante le difficoltà, ha saputo cogliere il cambiamento come opportunità. Attraverso la collaborazione con la Fondazione Migrantes e grazie alla prospettiva intersezionale adottata dall’autrice, il libro restituisce un quadro complesso e articolato dell’emigrazione femminile italiana contemporanea.

(fonte: Agenzia 9Colonne)

La copertina di "Sulle ali del cambiamento" (Tau editrice)