Primo Piano

Papa Francesco prega per chi ha fame

28 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “In questi giorni, in alcune parti del mondo, si sono evidenziate conseguenze – alcune conseguenze – della pandemia; una di quelle è la fame. Si incomincia a vedere gente che ha fame, perché non può lavorare, non aveva un lavoro fisso, e per tante circostanze. Incominciamo già a vedere il ‘dopo’, che verrà più tardi ma incomincia adesso. Preghiamo per le famiglie che incominciano a sentire il bisogno a causa della pandemia”. Con queste parole Papa Francesco ha introdotto, questa mattina, la celebrazione eucaristica da Casa Santa Marta in diretta streeming. E commentando il Vangelo di oggi il pontefice evidenzia il servizio di tanti sacerdoti, religiosi e religiose in questo momento aiutando i malati ed i poveri. “Ho sentito in questi giorni: ‘Come mai queste suore, questi sacerdoti che sono sani vanno dai poveri a darli da mangiare e possono prendere il coronavirus? Dicano al vescovo che non lasci uscire i sacerdoti, loro sono per i sacramenti, ma il governo provveda. È gente di seconda classe. Noi siamo la classe dirigente, non dobbiamo sporcarci le mani con i poveri’. Tante volte penso che c’è gente buona, sacerdoti, suore, che non hanno il coraggio di andare a servire i poveri. E qualcosa manca”, ha detto il Papa che sottolinea poi la spaccatura tra i farisei su Gesù. Da una parte il popolo che lo segue e dall’altra i dottori della Legge che a priori rifiuta Gesù perché non opera secondo la legge, “secondo loro”. “Questo gruppo dei dottori della legge, l’élite prova disprezzo per Gesù, ma prova disprezzo per il popolo, quella gente che è ignorante, che non sa nulla”. E invece il “popolo fedele di Dio crede in Gesù, lo segue, e questo gruppetto di élite, i dottori della legge, si stacca dal popolo e non riceve Gesù”. E poi racconta di un sacerdote, parroco di alcune parrocchie dove fa freddo e scende la neve che porta l’ostensorio nonostante la neve e il freddo “per dare la benedizione. Non importava la neve, non importava il bruciore che il freddo faceva sentire nelle sue mani, soltanto importava portare Gesù alla gente”. “Pensiamo, ognuno di noi – ha detto il Papa - di quale parte siamo, se siamo in mezzo, un po’ indecisi, se siamo con il sentire del popolo di Dio, del popolo fedele di Dio che non può fallire: ha quella infallibilitas in credendo. E pensiamo all’élite che si stacca dal popolo di Dio, a quel clericalismo. E forse ci farà bene a tutti il consiglio che Paolo dà al suo discepolo, il vescovo, giovane vescovo, Timoteo: ‘Ricordati di tua mamma e di tua nonna’. Ricordati di tua mamma e di tua nonna. Se Paolo consigliava questo era perché sapeva bene il pericolo al quale portava questo senso di élite nella dirigenza nostra”. (R.Iaria)        

Migrantes Reggio Calabria-Bova: gli aiuti al circo Orfei-Martini

27 Marzo 2020 -

Reggio Calabria - Con i mezzi della Protezione Civile  della Città Metropolitana di reggio Calabria, alla presenza dei Carabinieri, con il parroco don Nucera Danilo, sono  state consegnati al Circo Orfei / Martini, in sosta sulla S.S. 106 nei pressi di Saline, gli ulteriori rifornimenti di generi alimentari e beni di prima necessità. Sotto la pioggia battente, l'operazione è avvenuta con tutte le precauzioni sanitarie che il caso richiede.

Nonostante tutto c'è stato il tempo di scambiare un fraterno saluto a tutte le famiglie circensi tramite il Direttore del circo  Martini.  Rinnovando la disponibilità nostra con il parroco, don Danilo Nucera - informano i referenti Migrantes per lo spettacolo viaggiante della diocesi di Reggio Calabria-Bova, Angelica e Mario Casile - a "rivederci, non soltanto in questa situazione di emergenza sanitaria, ma poterci riunire sotto lo chapitou ad ascoltare la Parola di Dio e  pregare per i vivi e per i morti". Gli altri componenti del Circo, riunitosi a capannello hanno ringraziato e acconsentito alla proposta. I referenti Migrantes, insieme  don Nucera, hanno distribuito, oltre ai viveri, sussidi di preghiera da utilizzare nelle famiglie. Appena sarà possibile, il parroco ha dato la disponibilità  di celebrare una messa di ringraziamento sotto lo chapitou.

Un'altra buona notizia che è giunta in queste ultime ore: l'unico ragazzo in età scolare, grazie all'impegno dell'assessore Lucia Nucera e al Dirigente Scolastico della scuola primaria di Montebello, può continuare il suo percorso scolastico telematicamente in vista della valutazione finale. Alla luce della pandemia di questo tempo, la Caritas Italiana  e la Fondazione Migrantes Nazionale hanno sollecitato, tramite lettera, la collaborazione nelle singole diocesi. Questo input è stato "accolto e messo in atto con entusiasmo e generosità. Tanto da promuovere iniziative nel trapanese e nel triveneto, dove stanno sostando altri circhi e lunapark di cui siamo venuti a conoscenza", dicono i referenti Migrantes . La diocessi di Reggio Calabria-Bova, attraverso la Caritas diocesana ed il settore Migrantes "Circhi e lunapark", è stata presente  in questa "missione" consapevole che la collaborazione della Croce Rossa, del Banco Alimentare che hanno messo a disposizione i viveri di concerto con la Protezione Civile della Città Metropolitana e le Forze dell'Ordine, hanno "mostrato il vero volto dell'animo dei reggini e dei calabresi. Il cammino quaresimale di questo 'tempo'  si concretizza così, non soltanto nell'intimo di se stessi, nella conversione e nel pentimento ma nell'attegiamento di condivisione cristiana", spiegano Angelixa e Mario Casile.

Tavolo Asilo: proposte al Governo per migliorare le condizioni degli stranieri in Italia

27 Marzo 2020 - Roma - Il Tavolo Asilo nazionale (che riunisce le maggiori associazioni che si occupano di diritti dei migranti, tra cui Amnesty, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Emergency, Fcei, Migrantes) ha inviato una serie di proposte a Governo e Parlamento per migliorare le condizioni di vita delle persone straniere presenti in Italia, garantendo anche a loro e al personale dei progetti la possibilità di attenersi alle regole socio-sanitarie volte a impedire il diffondersi del contagio da Coronavirus. Mascherine, guanti e disinfettanti non sono stati infatti ancora inviati né ai Siproimi (ex Sprar) né ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), né si è provveduto a trasferire competenze specifiche all’equipe dei progetti per gestire l’emergenza. Intanto, per effetto del Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione, sono cresciuti gli stranieri irregolari, molti dei quali senza fissa dimora o costretti a vivere in insediamenti informali, in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. La stessa condizione è condivisa dalle migliaia di lavoratori stranieri impiegati nel settore agricolo. Tra le proposte, si chiede, per Siproimi e Cas di “garantire la proroga dei progetti in corso sino alla fine del 2020, disporre il non allontanamento delle persone accolte per il periodo dell’emergenza, prevedere specifici protocolli per i casi positivi, garantire un’adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale”. Rispetto ai grandi centri (hotspot e Cpr), dove è impossibile applicare le regole previste dal ministero della Salute, il Tavolo Asilo chiede “che si sospenda ogni nuovo ingresso e si individuino subito alternative alla detenzione amministrativa”. Viene chiesta inoltre “la sospensione delle espulsioni e delle pene previste in caso di non ottemperanza all’ordine di allontanamento dal territorio”. Per gli stranieri fuori dal circuito dell’accoglienza, il Tavolo Asilo chiede che ai cittadini senza fissa dimora venga concesso di accedere a strutture adeguate, individuandone anche di nuove se necessario. A tutti, anche a chi non è in regola col permesso di soggiorno, va inoltre garantito l’accesso ai servizi sanitari. Rispetto al soccorso in mare, si chiede che quest’attività non venga sospesa e che le persone soccorse vengano ospitate in strutture adeguate a garantire la prevenzione del contagio.    

Coronavirus: oggi benedizione “Urbi et Orbi” con papa Francesco in una piazza San Pietro vuota

27 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, Papa Francesco presiederà un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota, come annunciato lo scorso 22 marzo al termine della preghiera dell’Angelus. Il Pontefice ha invitato tutti a partecipare spiritualmente, attraverso i mezzi di comunicazione, per ascoltare la Parola di Dio, elevare una supplica in questo tempo di prova e adorare il Santissimo Sacramento. Al termine della Celebrazione il Santo Padre impartirà la Benedizione “Urbi et Orbi”, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, ovvero la cancellazione delle pene temporali, secondo quanto previsto da un recente decreto della Penitenzieria Apostolica. Il momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia durerà circa un’ora. Nei pressi del cancello centrale della Basilica Vaticana saranno collocati l’immagine della Salus Populi Romani e il Crocifisso di San Marcello. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco terrà una meditazione. Il Santissimo Sacramento sarà esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, seguirà il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”. Il card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, pronuncerà la formula per la proclamazione dell’indulgenza. Altro gesto significativo previsto per oggi è quello promosso dalla Chiesa italiana con l’invito ai vescovi a recarsi da soli in un cimitero per commemorare i defunti.  

Coronavirus: iniziative nella Comunità cattolica italiana in Lussemburgo

27 Marzo 2020 - Lussemburgo - Nonostante a causa del virus Codiv-19 tutte le celebrazioni e i servizi religiosi in lingua italiana siano annullati fino al 30 aprile, la comunità cattolica italiana si organizza. In diretta dalla pagina facebook della Comunità Italiana Cattolica in Lussemburgo, P. Alberto Fabio Ambrosio, a nome di don Giovanni e di padre Zefferino ha dato un appuntamento online per la celebrazione dell'Eucarestia, la domenica in diretta alle ore 11. P. Alberto, che è anche professore di teologia e storia delle religioni alla Luxembourg School of Religion & Society, giornalmente pubblica le sue riflessioni su Avvenire, nella rubrica La messa di tutti. Gli articoli vengono puntualmente rilanciati dalla pagina facebook del mensile PassaParola Mag (anche online su www.passaparola.info). I sacerdoti stanno organizzando, con l’aiuto di alcuni genitori, per il catechismo online. In vista della Santa Pasqua le suore laiche missionarie di Padre Kolbe continuano le loro preghiere e le adorazioni eucaristiche via streaming ed è possibile partecipare collegandosi via skype a Missionaires de l’Immaculèe Pére Kolbe/Mipklux.

Paola Cairo

   

Coronavirus: “noi giostrai ridotti alla fame”

27 Marzo 2020 - Milano - Sono quindicimila in tutta Italia. Più o meno come i dipendenti dell’Ilva di Taranto ai tempi d’oro. Ma, anche se vivono in un ambiente meno a rischio per l’inquinamento, hanno molto tutele in meno. Molte meno, Anzi, praticamente nessuna. Se lavorano riescono a tirare avanti. In caso contrario sono in difficoltà, tanto più gravi quanto più lungo si preannuncia il periodo di inattività. «E per noi giostrai questo era il periodo della ripresa dopo la pausa invernale. Da fine ottobre - racconta Catia Savina, di Modena, famiglia di giostrai sinti italiani - la maggior parte di noi è ferma. Sabato scorso sarebbe stata in programma la prima fiera primaverile, che naturalmente è saltata, come tutte le altre in programma fino a giugno”. Una sosta che per i piccoli giostrai rischia di tradursi in un dramma senza via d’uscita. “Lavoriamo da marzo a ottobre girando per le fiere delle varie regioni italiane. Noi per esempio – riprende Catia – con una quindicina di altre famiglie di giostrai, ci siano fermati per l’inverno nel piazzale di una grande fabbrica dismessa a Forlimpopoli. Proprio qui l'altra settimana sarebbe dovuta partita la prima fiera primaverile. Poi l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto. Abbiamo saputo che anche le altre fiere da qui a giugno sono state rinviate. Siamo disperati”. Oltre ai mancati introiti infatti, i giostrai devono sostenere le spese ordinarie di tutte le altre famiglie: vitto, bollette, riscaldamento e tanto altro. “E poi ci sono le spese per la licenza, i collaudi delle attrezzature e tutte le altre tasse. Ormai in fiere e lunapark si possono installare le giostre soltanto se tutto è in regola, giustamente. Ci sono anche rigidi parametri di sicurezza da rispettare”. La famiglia Cavina per esempio, mamma, papà e due figli di 24 e 30 anni, lavora con i tappeti elastici, quelli in cui i bambini vengono imbragati e collegati a piccoli paranchi elettrici che sollevano in modo alternato i piccoli. Tutto deve evidentemente funzionare alla perfezione, Con tutti i controlli del caso. “Eravamo pronti per ripartire. Adesso non sappiano cosa succederà e come faremo per tirare avanti”. A sostenere le buone ragioni dei giostrai è arrivata l’associazione Kathané, impegnata a tutelare le famiglie di rom e sinti italiane con iniziative di sensibilizzazione contro razzismo e pregiudizi. “Abbiamo chiesto al ministero dello spettacolo interventi urgenti di sostegno per il settore dello spettacolo viaggiante, circensi e giostrai a fronte dell’emergenza sanitaria. Per loro è una questione di sopravvivenza”, spiega Dijana Pavlovic, portavoce di Kathanè. “Circensi e giostrai sono un mondo che comprende 15mila persone. Per loro in questi ultimi anni le difficoltà sono aumentate. Sono aumentate per esempio le pratiche burocratiche a causa della legislazione che ha spostato dal centro ai Comuni le procedure di concessione degli spazi. Quindi – prosegue Pavlovic - sono aumentati i costi di gestione. Per sostenere e rilanciare questi antichi mestieri sarebbe necessario rivedere le normative”. Ora l’emergenza coronavirus rischia di essere il colpo di grazia “Abbiamo chiesto al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, ai presidenti delle regioni, alle amministrazioni locali la stessa attenzione riservata a tutti gli altri lavoratori dello spettacolo- ma devono ascoltarci subito, altrimenti tutta questa gente sarà alla fame”.(Luciano Moia – Avvenire)  

Quaresima e Coronavirus: intercessori per un popolo di dura cervice

27 Marzo 2020 - Più volte abbiamo rilevato come in questa Quaresima 2020 liturgia e vita si stiano intrecciando e rispecchiando con un’evidenza e una fecondità ineguagliabili. La Parola e i riti conferiscono a queste nostre giornate un colore profondo e vivido, un significato pieno di speranza, e d’altro canto il tempo della quarantena e della malattia ci sta permettendo di liberare la liturgia dal segmento “religioso” dei nostri schemini, riversandola nella vita concreta, in cui può finalmente incarnarsi. Ogni giorno la Parola che la liturgia ci dona sembra detta per noi, e se questo vale (dovrebbe valere) sempre, è vero più che mai oggi, perché quando le tenebre si fanno più fitte, è lì che luce del Verbo splende più vitalmente. Davvero, ogni giorno le letture che ascoltiamo (forse in streaming) nelle Messe di questa Quaresima sembrano scritte or ora per accompagnarci in questo cammino al contempo penoso e catartico. È il caso, tra i mille, della Parola che abbiamo ricevuto ieri, e che illumina quanto proprio oggi ci accingiamo a vivere come Chiesa, mossi dall’appello del Papa a pregare nuovamente insieme questa sera, dalle 18. Nella prima lettura di ieri, tratta dal libro dell’Esodo (Es 32, 7-14) Dio si mostra a Mosè come esasperato dall’infedeltà del popolo, e si accinge a sterminarlo: “Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori”. Ah, quanto sarebbero azzeccate queste parole, rivolte al popolo italiano di questi giorni, che si sta scoprendo popolo di corridori, di cinofili, di massaie (quasi sempre stranamente uomini di una certa età) che ogni giorno hanno spesa da fare… un popolo che fa tanta fatica a obbedire all’austerità della quarantena, che scalpita, che inveisce contro le Forze dell’ordine, che fa il furbetto – un popolo che, se dipendesse dal suo modo di rispondere alla crisi, meriterebbe il flagello del contagio in tutta la sua forza devastante. Eppure, per nostra fortuna Dio non la vede così. Nel suo dialogo acceso con Mosè, Dio non è arrabbiato, per il semplice fatto che Dio è immutabile nel suo amore. Egli è il Fedele: non è volubile, non subisce variazioni emotive, non è influenzabile e irritabile dalla piccineria dei peccatori. Dio piuttosto provoca Mosè ad assumersi il suo compito, la sua missione di intercessore. Dio pungola Mosè, inducendolo a vedere dove finirebbe il popolo se Dio avesse le stesse strettezze di cuore del popolo, così che Mosè si voti a impetrare misericordia, e in questo atteggiamento di intercessione rimanga per tutta la vita e oltre. Rispetto a quei pagani travestiti da cristiani (e qualche volta anche da preti) che indentificano questa pandemia con una punizione divina, attribuendo così a Dio le caratteristiche delle divinità pagane, appunto, noi siamo chiamati a raccogliere e a metterci addosso i panni di Mosè e, stando tra l’alterità di Dio che è alieno al peccato e le costanti immaturità del popolo che Lui vorrebbe amare anche quando questo non vuole farsi amare, dobbiamo intercedere. Intercedere per tutti gli altri, anche e soprattutto quando gli altri non ne sono minimamente capaci. Dio ci darà la forza di pregare per noi e per tutti gli altri, se accetteremo che questa è la missione che ci deriva dall’essere sin dal Battesimo membra del Corpo dell’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, che è la prova vivente e vittoriosa della misericordia di Dio su qualunque presunta giustizia retributiva. Alessandro Di Modio

Coronavirus. Indulgenza plenaria e indicazioni per la confessione

27 Marzo 2020 -
In un momento in cui l’intera umanità è “minacciata da un morbo invisibile e insidioso che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti”, la Chiesa concede l’Indulgenza plenaria ai “fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile”. “Alle stesse condizioni” la possono ottenere “gli operatori sanitari, i familiari e quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus”. Anche i fedeli che “offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé” possono lucrare ugualmente l’Indulgenza plenaria. L’indulgenza plenaria può essere ottenuta anche dal fedele che in punto di morte si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico: in questo caso si raccomanda l’uso del crocifisso o della croce. Con una Nota, la Penitenzieria apostolica fornisce alcuni chiarimenti sulla Confessione, sottolineando che “nella presente emergenza pandemica” spetta “al Vescovo diocesano indicare a sacerdoti e penitenti le prudenti attenzioni da adottare nella celebrazione individuale della riconciliazione sacramentale, quali la celebrazione in luogo areato esterno al confessionale, l’adozione di una distanza conveniente, il ricorso a mascherine protettive, ferma restando l’assoluta attenzione alla salvaguardia del sigillo sacramentale ed alla necessaria discrezione”. Inoltre per “la gravità delle attuali circostanze” e “soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà”, è possibile impartire “l’assoluzione collettiva”, cioè a più fedeli insieme, “senza la previa confessione individuale”. In questo caso, “il sacerdote è tenuto a preavvertire, entro i limiti del possibile, il Vescovo diocesano o, se non potesse, ad informarlo quanto prima”. Spetta infatti sempre al Vescovo diocesano stabilire “i casi di grave necessità nei quali sia lecito impartire l’assoluzione collettiva: ad esempio – elenca la Nota –  all’ingresso dei reparti ospedalieri, ove si trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti del possibile e con le opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché l’assoluzione sia udita”. In questa situazione di emergenza, la Penitenzieria apostolica chiede di valutare “la necessità e l’opportunità di costituire, laddove necessario, in accordo con le autorità sanitarie, gruppi di cappellani ospedalieri straordinari, anche su base volontaria e nel rispetto delle norme di tutela dal contagio, per garantire la necessaria assistenza spirituale ai malati e ai morenti”. Laddove invece “i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale”, si ricorda che “la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali”, come indicato dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1452)”. “Mai come in questo tempo – conclude la Nota – la Chiesa sperimenta la forza della comunione dei santi, innalza al suo Signore Crocifisso e Risorto voti e preghiere, in particolare il Sacrificio della Santa Messa, quotidianamente celebrato, anche senza popolo, dai sacerdoti.

Papa Francesco ringrazia coloro che si dedicano agli altri

27 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Il pensiero di Papa Francesco oggi va a coloro che si mettono al servizio delle persone più fragili e che sono sempre di più. In questi giorni sono arrivate notizie di come tanta gente incomincia a preoccuparsi in un modo più generale degli altri e pensano alle famiglie che non hanno a sufficienza per vivere, agli anziani soli, agli ammalati in ospedale e pregano e cercano di fare arrivare qualche aiuto”, ha detto introducendo la liturgia odierna a Casa Santa Marta trasmessa dai media vaticani: “questo è un buon segnale. Ringraziamo il Signore perché suscita nel cuore dei suoi fedeli questi sentimenti”. Commentandi le letture del giorno ha sottolineato l’accanimento di quanti volevano uccidere Gesù. Un accanimento suscitato dal diavolo. Quando il demonio che è dietro, sempre, a ogni accanimento, cerca di distruggere e non risparmia i mezzi” L’accanimento – ha detto il Papa - è “sottile sottile. Pensiamo a come il demonio si è accanito non solo contro Gesù, ma anche nelle persecuzioni dei cristiani; come ha cercato i mezzi più sofisticati per portarli all’apostasia, ad allontanarsi da Dio. Questo è, come noi diciamo nel parlato quotidiano, questo è diabolico: sì; intelligenza diabolica”. Il papa ha quindi chiesto al Signore “la grazia di lottare contro il cattivo spirito, di discutere quando dobbiamo discutere; ma davanti allo spirito di accanimento, avere il coraggio di tacere e lasciare che gli altri parlino. Lo stesso davanti a questo piccolo accanimento quotidiano che è il chiacchiericcio: lasciarli parlare. In silenzio, davanti a Dio”.  

Circhi e Luna Park a Franceschini: “Servono 10 milioni per superare l’emergenza”

26 Marzo 2020 - Roma - Dieci milioni di euro per il sostegno alle attività di spettacolo viaggiante, per sopravvivere all’emergenza sanitaria causa epidemia del Coronavirus Covid-19. Questa la richiesta formulata da Ente Nazionale Circhi e ANESV (Associazione Nazionale Esercenti Spettacolo Viaggiante) al ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, che in questi giorni sta elaborando il provvedimento che prevede uno stanziamento di 130 milioni di euro a favore delle attività di spettacolo, chiuse da settimane per l’emergenza Coronavirus. Il settore dello spettacolo viaggiante, composto da esercenti del circo e del luna park, è composto da circa 5000 imprese, in genere di carattere familiare, messe in ginocchio dalla sospensione dell’attività. “Sono stati soppressi i grandi luna park di Carnevale e della Pasqua e le date delle tournée circensi – raccontano Maurizio Crisanti, segretario nazionale ANESV-AGIS, e Antonio Buccioni, presidente ENC-AGIS – con danni rilevanti per imprese che continuano a sostenere i costi della occupazione di suolo pubblico ed energia elettrica. Si tratta di circa 20.000 cittadini privi in questo momento di altre forme di reddito, impossibilitati a svolgere la “funzione sociale” riconosciuta a queste forme di spettacolo popolare dalla legge n. 337/1968. Per sopravvivere a quest’emergenza sono necessari 10 milioni di euro di aiuti a imprese, lavoratori e, soprattutto, famiglie dello spettacolo viaggiante”. Al problema del sostegno alle famiglie si aggiunge, per le imprese del circo, la necessità di provvedere in ogni caso al benessere degli animali, con i costi conseguenti all’alimentazione, gestione e cure veterinarie. Il settore dello spettacolo viaggiante è infatti sostenuto complessivamente dal MIBACT, attraverso il Fondo Unico Spettacolo per una minima percentuale, dell’1,56 per cento. La logica del FUS e la sua ripartizione sono assolutamente inapplicabili per suddividere il Fondo Emergenza Spettacolo, cinema e audiovisivo introdotto dal decreto Cura Italia. Tale stanziamento è finalizzato infatti a sostenere non le attività di spettacolo – attualmente non operative – bensì le singole imprese, a prescindere dagli specifici settori, costrette a settimane di forzata chiusura.  

Vangelo Migrante: commento al Vangelo della V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45. Resurrezione di Lazzaro)

26 Marzo 2020 - In un crescendo, nei Vangeli di queste domeniche sono apparsi con sempre maggiore evidenza il dramma dell’uomo e la gloria di Dio: nell’uomo prevale la necessità dell’acqua, della luce, della vita; da Dio provengono la sorgente che disseta, la verità che illumina, la resurrezione che dà vita. L’episodio della resurrezione di Lazzaro, questa domenica, è la prova generale della Resurrezione di Gesù, il fondamento della nostra fede. La morte resta un dramma ed è il problema dell’uomo. Non solo quella esistenziale ma anche le tante morti e mortificazioni, dinanzi alle quali i nostri desideri e i nostri progetti non possono nulla. In questi giorni ne stiamo avendo la prova. Nel Vangelo odierno colpisce una sorta di lentezza da parte di Gesù. Marta, la sorella del defunto gliela fa notare.: “se tu eri qui, mio fratello non moriva”. A volte l’attesa di un Suo intervento, lento e quasi distratto, sembra metterci alla prova. Perché fa così? Dal Vangelo odierno impariamo che i tempi di Dio non sono i nostri e l’intervento di Dio non va confuso nel far qualcosa: Dio non è cura palliativa ma uno che risolve le cose alla radice. Come per la Samaritana Egli chiede da bere per poi offrire acqua in abbondanza, così per Lazzaro aspetta la morte, ed anche una sorta di necrosi, per poter operare la vita. È probabile, e anche molto umano che, presi dalle nostre paure e dal nostro dolore, noi non ce ne accorgiamo. Il primo segno dell’Opera di Dio è proprio questo: nella necrosi nessuno mette mano; Gesù lo fa perché Dio va dove non va nessuno. E da lì ricomincia la vita: scatena le porte degli inferi e riprende l’uomo dove i vermi se lo mangiano e lo porta con sé. Il Suo pianto è una risposta a Maria. Sembra dirgli: “Ho colto profondamente il tuo stato. Ti ho accolto”. Il passaggio è importante. Molte volte, impotenti dinanzi alle tante lacrime di chi chiede di essere accolto, forse anche a noi è sembrato più logico darci da fare senza aver fatto prima quel silenzio, anche ferito e in lacrime, che ci mette in condizione di entrare in relazione con Dio, farci accogliere da Lui e riconoscere l’Opera sua, che vive e dà vita anche attraverso le nostre azioni. Solo sentendoci accolti dal Lui possiamo dare il meglio di noi stessi

P. Gaetano Saracino

Emergenza sanitaria e mobilità umana: le preoccupazioni e le iniziative della Fondazione Migrantes

26 Marzo 2020 - Roma  - Quotidianamente, sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, l’argomento principale è quello della pandemia che coinvolge ormai tutti. Covid-19 o Coronavirus è ormai la parola chiave nei motori di ricerca. E anche noi non possiamo trascurare il tema. Lo stiamo facendo tutti i giorni con uno sguardo particolare al mondo della mobilità umana. Siamo particolarmente preoccupati per gli immigrati in Italia, costretti a lavorare in questi giorni con il rischio del contagio e angosciati di perdere quel lavoro, spesso precario. La Chiesa italiana, attraverso la Fondazione Migrantes e i cappellani etnici, è in costante collegamento con loro e per loro si stanno promuovendo, grazie ai mezzi di comunicazione, tanti momenti di preghiera. Pure i rifugiati ospiti delle strutture di accoglienza sono a rischio contagio. Il mondo rom e sinti che vive in agglomerati di fortuna è sempre a rischio. Sono numerosi i volontari impegnati ad ascoltare i loro bisogni. Ci sono poi i nostri connazionali all’estero, preoccupati della situazione che stanno vivendo nei paesi che li ospitano, ma con uno sguardo rivolto all’Italia dove abitano i familiari più cari. Per loro giocano un ruolo fondamentale le Missioni Cattoliche Italiane, con i missionari che, per tenere unita la comunità, si sono attivati per mantenere i contatti telefonici e per organizzare iniziative sui social network o su siti appositi. È particolarmente grave la condizione del mondo dello spettacolo viaggiante: per circensi e lunaparchisti, la sospensione delle attività pubbliche a carattere culturale e ricreativo ha significato l’impossibilità di lavorare e di soddisfare così i bisogni più elementari delle proprie famiglie. Queste persone sono oggi prive di ogni reddito, e tuttavia continuano a sostenere spese rilevanti. La Fondazione Migrantes, che da anni segue pastoralmente lo Spettacolo Viaggiante, e la Caritas Italiana, su richiesta spesso degli uffici Migrantes diocesani, si sono fatti prossimi a queste persone rispondendo a diverse richieste di sostegno. Due, ad esempio, sono i circhi italiani aiutati mentre erano bloccati in Grecia e Romania dalla Migrantes nazionale. L’impegno principale dei direttori regionali e diocesani, dei missionari per gli italiani all’estero, è quello di rispondere ai principali bisogni oltre che di favorire un’informazione capillare tra le varie comunità sui rischi che si corrono non rispettando le regole. Non manca, poi, la cura per coloro che bussano alle nostre porte in questi giorni, nonostante il pericolo. Gli uffici della Fondazione Migrantes sono attualmente chiusi, ma la linea telefonica è funzionante: c’è sempre qualcuno pronto ad accompagnare quanti hanno bisogno e a stare vicino a chi è più in difficoltà perché in mobilità. Il sito istituzionale www.migrantes.it pubblicherà le comunicazioni ufficiali, mentre il sito informativo www.migrantesonline.it è in continuo aggiornamento con notizie sulle comunità cattoliche italiane all’estero, sulle comunità straniere in Italia, sui rifugiati, sul mondo dello spettacolo viaggiante, sugli studenti internazionali. Trovano anche spazio le notizie provenienti dalla Cei e dal Vaticano, a partire dalla messa mattutina celebrata dal pontefice da Casa Santa Marta. Da più parti si dice che questa pandemia cambierà i nostri atteggiamenti in positivo. Ce lo auguriamo tutti: la solidarietà che si sta registrando forse è un primo passo, partendo dal quale, questo l’auspicio, si possa lavorare per non lasciare soli i nostri fratelli e sorelle in mobilità.  (Raffaele Iaria)

Sr. Guzzo: vicinanza anche alle suore di nazionalità straniere in Italia

26 Marzo 2020 - Como - “In questo momento serve sempre più comunione e vicinanza”. A dirlo suor Lina Guzzo, delegata regionale Migrantes per l’Usmi (Unione Superiore Maggiori Italiane) della Lombardia: “per le singole suore  o comunità di cui ho i contatti assiduamente posto notizie invio pensieri di vicinanza e condivisione nella speranza che il Signore non ci lascia soli”. Sin dall’inizio del Covid 19 il pensiero è andato alle famiglie straniere in  Italia e anche alle comunità religiose dove ci sono suore di altra nazionalità o comunità formate solo da religiose straniere: “ho cercato di essere loro vicina sapendo che la lingua, il linguaggio, la comprensione sule norme è molto importante”.  

Migrantes Agrigento: vicinanza al mondo della mobilità che vive in diocesi

26 Marzo 2020 - Agrigento - Anche ad Agrigento le disposizioni governative chiudono tutti a casa. Sebbene i casi siano relativamente pochi, "il timore è per la carenza delle strutture sanitarie che collasserebbero presto in caso di contagio diffuso". "La prima preoccupazione - dice la direttrice dell'Ufficio Migrantes della diocesi, Mariella Guidotti - è stata per i tanti venditori ambulanti (regolari e non) che popolano le vie del centro, molti di loro sono bengalesi, altri senegalesi. Alcune famiglie che abbiamo contattato sono in difficoltà economiche, non sempre riescono a fare la spesa, si rivolgono alla Caritas e ai centri di ascolto parrocchiali". Un altro problema riguarda la scuola dei figli, che non riescono a seguire le lezioni online perché "mancano del computer e spesso i genitori non hanno le competenze linguistiche necessarie per comprendere le istruzioni, per rivolgersi agli insegnanti chiedendo alternative o informazioni. I bambini stranieri sono così penalizzati due volte", aggiunge. Dalle comunità di accoglienza arrivano notizie "confortanti e in certo qual modo sorprendenti. Gli ospiti sono stati informati e si attengono alle disposizioni. Non solo: pare non si registrino particolari tensioni nelle comunità, nonostante tante persone assai eterogenee tra loro (in una di queste strutture gli ospiti sono un centinaio, comprese donne e bambini), con un vissuto drammatico alle spalle, debbano convivere in uno spazio assai ristretto. Per me è un mezzo miracolo!", riferisce Guidotti segnalando anche l'iniziative di una  associazione di giovani italiani e immigrati che ha  postando dei brevi video in FB con tutte le informazioni su Covid-19 nelle diverse lingue: francese, inglese, arabo, fulà, mandinka, tigrino.

Frosinone: iniziative per non fare sentire nessuno solo

26 Marzo 2020 - Frosinone - In questo momento di grave emergenza sanitaria una compagnia circense presente in diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino si trova bloccata dalle restrizioni governative con la conseguente impossibilità di poter lavorare e di spostarsi.  La Caritas diocesana è intervenuta con l'obiettivo di non fare sentire nessuno solo e abbandonato offrendo sostegno per le necessità primarie che l'intera compagnia circense ha. È stata attivata una rete di commercianti particolarmente sensibili che hanno risposto prontamente ai bisogni. Ovviamente il responsabile della compagnia con grande dignità confida nel poter tornare presto a lavorare e a poter continuare a far sorridere non solo i propri cari e i membri della compagnia, ma anche i tanti bambini e adulti che ora più che mai hanno bisogno e desiderano godersi uno spettacolo emozionante che solo al circo si può gustare. Nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino inoltre sono seguiti da tempo 5 nuclei di famiglie rom per le quali sono stati fatti interventi di sostegno per regolarizzare i documenti, progetti di scolarizzazione con importanti risultati raggiunti, soprattutto sono stati messi in campo progetti di integrazione. Purtroppo l'emergenza sanitaria ha richiesto la sospensione di alcuni progetti quali percorsi formativi altamente professionalizzanti, tirocini lavorativi ma nonostante ciò il sostegno quotidiano per le necessità primarie e la vicinanza umana non sta mancando con l'obiettivo di poter tornare presto a camminare insieme. (Gloria Lauretti)  

Immigrati: permessi prorogati

26 Marzo 2020 - Milano - In questi mesi di angoscia generale indotta dall’epidemia da coronavirus, per decine di migliaia di immigrati presenti in Italia regolarmente, ma coi documenti in scadenza in questo periodo, ci sarà almeno una preoccupazione in meno. I titoli di soggiorno varranno infatti fino a metà giugno, quando si spera che la situazione legata al diffondersi del contagio da Covid– 19 sia in qualche modo sotto controllo. Lo precisa una circolare del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, inviata ai prefetti e in base alla quale tutti gli atti (a partire dai permessi di soggiorno) in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020 sono prorogati di validità fino al 15 giugno. Inoltre, si legge nel testo del Viminale, per i «procedimenti amministrativi avviati alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente ad essa, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020». Una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a migliaia di lavoratori e studenti stranieri e agli enti che li assistono, togliendoli dall’incertezza su come regolarizzare alcuni tipi di documento in questa fase di blocco degli spostamenti in tutto il Paese. Sul piano normativo, si tratta della sospensione dei termini prevista dal decreto 'Cura Italia'. Su quello pratico, la misura è funzionale alla gestione 'ordinata' della sicurezza urbana che il ministro Luciana Lamorgese intende assicurare anche in questa delicata fase emergenziale. Infatti, la proroga potrà evitare perniciosi assembramenti di persone in coda presso sportelli pubblici e soprattutto presso gli uffici immigrazione delle Questure, che così in questa fase potranno evitare di restare aperti al pubblico per gli appuntamenti legati al rinnovo dei permessi. Ai fini di un’uniforme interpretazione ed applicazione della norma la circolare individua i procedimenti di competenza degli Sportelli unici per l’immigrazione e in materia di cittadinanza. Indicazioni analoghe sono state impartite alle questure dal dipartimento di Pubblica Sicurezza, guidato dal prefetto Franco Gabrielli, e in particolare dalla direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, in merito al rilascio o rinnovo dei titoli di soggiorno. In base alle disposizioni menzionate nella circolare, come detto, per i prossimi due mesi e mezzo varranno comunque «certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati» che siano scaduti entro il 15 aprile. Nel merito, gli atti interessati dalla sospensione sono molti. Tuttavia, a vantaggio di chi è interessato dal provvedimento, conviene elencarli nel dettaglio. Si va dal «rilascio nulla osta al lavoro stagionale» o per casi particolari (ricerca, blue card, trasferimenti infrasocietari), alla «conversione dei permessi di soggiorno da studio a lavoro subordinato» e da «lavoro stagionale a lavoro subordinato non stagionale». Ma sono inclusi anche il rilascio nulla osta al ricongiungimento familiare; i permessi di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo; la cittadinanza per matrimonio e per residenza; l’attestazione di apolidia e l’erogazione dei benefici in favore delle vittime di terrorismo. Ancora, la proroga riguarda i termini relativi ai colloqui da effettuarsi presso i nuclei operativi per le tossicodipendenze (Not); il recupero degli alimenti all’estero a favore dei figli dei genitori di nazionalità diversa e la «trasmissione dei propri bilanci da parte degli enti vigilati Anvcg, Anppia, Aned»; la personalità giuridica degli Enti ecclesiastici; il «Consiglio di amministrazione e del presidente delle Fabbricerie» e l’approvazione governativa delle nomine dei ministri di culti diversi dal cattolico

Vincenzo R. Spagnolo

 

Quaresima e Coronavirus: l’amore non trova ostacoli

26 Marzo 2020 - La consistenza degli obiettivi che ci diamo nella vita può essere verificata dalla seguente domanda: cosa mi potrebbe impedire di realizzarli? Quello che si può realizzare solo se le condizioni sono ottimali, non vale la pena realizzarlo: gran parte delle nostre energie se ne andrebbe per mantenere ottimali le condizioni; questo è, ad esempio, il problema di chi cerca il potere: poi devi passare la vita a cercare di mantenerlo, e non hai mai pace. Tra le varie cose che questa quarantena, con tutto il suo contorno di delimitazioni e argini, ci può insegnare, c’è senz’altro il fatto che si può sempre continuare ad amare. Niente può ostacolare o impedire l’amore, se questo si accende nel mio cuore e lo scelgo liberamente. Posso essere murato dentro casa mia da solo, eppure posso amare; anzi, forse per qualcuno questi limiti stanno servendo a scoprire che si può amare di più. Naturalmente sto continuando anche in questo periodo i colloqui di direzione spirituale: è cambiata la forma (ora telefonica o video-telefonica), ma non cambia la sostanza, e grazie a essi sto raccogliendo bellissime testimonianze su come si possa amare in quarantena. Una ragazza ha preso a telefonare a vari anziani che conosce, e che prima ovviamente non aveva mai il tempo di sentire; mi ha detto che stando da sola ha capito che forse a loro avrebbe fatto piacere sentire una voce amica in questo tempo di reclusione spaventata. Un altro ragazzo si è offerto di fare la spesa ai vecchietti del suo palazzo: qui l’ho invitato a maggiore prudenza, perché il rischio che li contagi c’è, ma capisco cosa lo anima. Un’altra persona visita in video-chiamata una disabile che prima andava a trovare, e insieme passano un po’ di quel tempo altrimenti troppo lungo e vuoto. Una mia amica è riuscita, mediante un sistema di corrieri attivati per tempo, a far recapitare al suo fidanzato distante, che non vede da settimane, la torta per il giorno del suo compleanno, e poi insieme gli abbiamo fatto una videochiamata al momento delle candeline. Una famigliola di Milano si è messa a fare il pane per tutto il condominio, anche se mi hanno detto costernati che pochi si sono fidati di accettarlo. C’è chi sta ideando corsi e tutorial per intrattenere in modo qualificato; chi canta ai compleanni dai balconi; c’è chi prega per quelli che conosce e per quelli che non conosce. Ci sarebbero tanti esempi da fare, una costellazione di gesti piccoli e grandi d’amore, perché l’amore, quando è vero, è creativo, e si trova sempre una strada: alcuni ostacoli li attraversa, altri li bypassa, altri ancora li trasforma in risorse per amare di più. Per tornare al quesito iniziale, sembra proprio che l’unico obiettivo che valga la pena darsi in questa vita sia amare; l’amore è l’unico vero potere, perché è l’unica cosa che possiamo attuare sempre e comunque se lo vogliamo, “in modo che”, scrive il già citato sant’Ignazio di Loyola, “non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci può condurre di più al fine per cui siamo creati”. Che è amare, appunto. Se non ami, non dare la colpa alla quarantena: le porte che devi aprire non sono quelle di casa tua, ma quelle del tuo cuore. (Alessandro Di Modio – Sir)

Papa Francesco: preghiamo il Signore perché “ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure”

26 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco, nella sua preghiera mattutina, ha chiesto al Signore di liberarci dalla paura che in questi giorni tocca ognuno di noi. “In questi giorni di tanta sofferenza, c’è tanta paura”, ha detto introducendo la celebrazione mattutina a Casa Santa Marta. Il papa ha parlato della “paura degli anziani, che sono soli, nelle case di riposo o in ospedale o a casa loro e non sanno cosa possa accadere. La paura dei lavoratori senza lavoro fisso che pensano come dare da mangiare ai loro figli e vedono venire la fame. La paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano a mandare avanti la società e possono prendere la malattia. Anche la paura – le paure – di ognuno di noi: ognuno sa quale sia la propria. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure”. E nella omelia si è concentrato sulla prima lettura tratta dal Libro dell’Esodo e che racconta la vicenda del vitello d’oro. E il papa parla dell’idolatria: il popolo che non sa aspettare il Dio vivente e provvede a costruirsi degli idoli. E’ la “nostalgia idolatrica del popolo”, una “malattia che incomincia a camminare con l'entusiasmo di essere liberi ma poi incominciano le lamentele”. L’idolatria è spesso nascosta in modo astuto nel nostro cuore e ci fa perdere tutto. “Ognuno pensi ai propri idoli e che il Signore non ci trovi alla fine della vita e dica a uno di noi ti sei pervertito, ti sei allontanato dalla via che io avevo indicato, ti sei prostrato davanti a un idolo: chiediamo al Signore la grazia di conoscere i nostri idoli e se non possiamo cacciarli via, almeno tenerli all'angolo”, ha pregato.  (R.Iaria)  

MCI Zimmerberg: l’impatto del Coronavirus

25 Marzo 2020 - Zimmerberg - Il coronavirus, benché portatore di incertezza, ansia e solitudine, ci permette di affrontare nuove e stimolanti sfide, facendoci uscire dalla nostra zona di “comfort”. Come permettere ai fedeli di continuare a seguire, per quanto possibile, le attività offerte dalla Missione Cattolica di Lingua italiana? Le “routines” ci tranquillizzano, per cui sarebbe fondamentale mantenere appuntamenti ricorrenti per garantire l’idea di normalità. È questo il tema che abbiamo affrontato, ed a cui abbiamo risposto utilizzando degli strumenti partecipativi che ci vengono offerti dalla tecnologia: le videoconferenze ed i video caricati su “Youtube”. L’omelia domenicale ed eventualmente altri video verranno caricati su “Youtube”, uno strumento oramai classico (il canale della missione è accessibile al nostro indirizzo http://www.lemissioni.org/zimmerberg). Per ciò che riguarda gli altri incontri, come per esempio le liturgie del periodo Pasquale, le “letture della Bibbia” e l’incontro dei giovani adulti “Agorà”, avverranno tramite videoconferenze. La Mcli ha analizzato i diversi strumenti offerti dal mercato, ed alla fine ha optato per la piattaforma “Zoom”: abbiamo creato una “stanza virtuale”, a cui tutte le persone che lo desiderano hanno accesso per poter partecipare all’incontro. L’indirizzo di questa “stanza” è il medesimo per ogni incontro (https:// zoom.us/j/4251802050), e lo trovate anche nel sito internet della missione (http://www.lemissioni.org/zimmerberg/). Nel caso foste interessati potete esercitarvi, ed accedervi direttamente via telefono cellulare oppure attraverso i programmi di accesso alla rete, come ad esempio “Internet Explorer” o “Google Chrome”. Le videoconferenze già pianificate per i mesi di marzo ed aprile riguarderanno le liturgie del periodo Pasquale, le “Letture della Bibbia” e l’incontro dei giovani adulti “Agorà”: le date e le ore degli incontri sono riassunti nella tabella delle attività della missione, ma vi chiediamo la cortesia di controllare sul sito internet della MCLI per eventuali cambiamenti o nuovi appuntamenti. Le videoconferenze sono uno strumento nuovo per molti di noi, per cui è importante familiarizzare con la “netiquette”, ossia le regole di comportamento della chiamata: • Il moderatore è colui che vi ha invitato e che da inizio e fine alla videoconferenza modera i commenti e riceve le domande. Per motivi tecnici e pratici le videoconferenze hanno una durata di massimo circa 35 minuti. • I partecipanti possono familiarizzare con “Zoom” prima dell’inizio dell’incontro, provando ad accedere alla “stanza virtuale”. • I partecipanti devono essere puntuali ad ogni incontro, se possibile dotarsi di auricolari, mettersi in modalità silenziosa quando gli altri parlano, ed evitare di usare il vivavoce. All’inizio degli incontri che prevedono un’interazione può essere richiesto che si presentino, e nel caso effettuino interventi devono cercare di essere chiari e sintetici. Sarebbe inoltre meglio evitare di distrarsi e moderarsi nei commenti. Nel caso di domande o commenti scritti si può utilizzare l’apposita sezione “chat”. Ci saranno probabilmente degli inconvenienti e dei problemi tecnici che vi aiuteremo a risolvere, ma speriamo di fornirvi un servizio gradito. (Mcli Zimmerberg)

Quel punto di vista

25 Marzo 2020 - Roma -  “Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva. (…) Quanto ne abbiamo bisogno, tutti! Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi”. Mi sono tornate alla mente queste parole di Papa Francesco - tratte dal messaggio per la 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali - nello scorrere delle giornate dell’emergenza “coronavirus”. Vi ho trovato un’indicazione di senso per non lasciarsi sopraffare dalla paura e dallo smarrimento. A partire dalla domanda: cosa suggerisce “lo sguardo del Narratore” per una lettura di questo tempo? Senz'altro quel “punto di vista finale” cui continuamente anelare per un cambio di prospettiva e un orientamento vivificato dell’interiorità. È quell'intenzionalità che porta in dono la capacità di vedere le cose e di vedere dentro le cose. Quanti sentimenti e atteggiamenti riacquistano un nuovo significato! A partire da quella cura per l’altro, che è insieme calore e stupore per una comunicazione davvero aperta all'incontro. (Vincenzo Corrado)