5 Maggio 2020 - Brescia - Riuniti in cerchio con al centro un braciere, simbolo delle rispettive comunità vive che non potevano essere fisicamente presenti. Nei giorni scorsi nel giardino della Curia di Brescia è stata celebrata una preghiera ecumenica e interreligiosa: hanno partecipato alcuni ministri del culto residenti nei confini del Comune di Brescia; idealmente erano presenti anche i monaci buddisti e i rappresentanti Sikh che non potevano raggiungere Brescia in quanto residenti fuori città. Erano presenti: il vescovo Pierantonio Tremolada; Sheik Amen Al-Hazmi, Imam del Centro Culturale Islamico di Brescia; la pastora Anne Zell, della Chiesa Valdese di Brescia; padre Porubin, padre Timis e padre Cirlan delle Chiese Ortodosse presenti in città; don Roberto Ferranti della Migrantes diocesana e don Claudio Zanardini.
I ministri, nelle rispettive tradizioni, hanno elevato una preghiera di suffragio per i defunti di questo tempo di emergenza e di protezione per le nostre comunità, condividendo le fatiche vissute per la nostra gente e per il nostro pregare senza comunità che ha caratterizzato tutto questo tempo. Al termine di ogni preghiera, hanno posto sul braciere dei grani di incenso simbolo della preghiera che sale al cielo in nome delle rispettive comunità. Gli ortodossi hanno fatto una preghiera e un canto; la Pastora Valdese ha portato la sua riflessione, l’Imam ha recitato una preghiera così come il Vescovo di Brescia, mons. Tremolada, che ha letto il Salmo 22 (Il Signore è il mio pastore) e una preghiera di suffragio per i defunti. Il Vescovo ha mandato anche un messaggio per l’inizio del Ramadan (23 aprile), il mese di digiuno e preghiera: “Sono sicuro che saprete anche voi imparare da questo ‘digiuno forzato’ della vita comunitaria a riscoprire i valori più grandi dell’ascolto di Dio, Clemente e Misericordioso, nella forma della preghiera personale”.
“Mi viene spontaneo – ha commentato don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso e della Migrantes diocesana – ripensare ancora alle parole di Papa Francesco la sera del 27 marzo, parole pronunciate per la città di Roma e per il mondo intero: ‘Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti’. Mi tornano in mente queste parole per descrivere il momento di preghiera che il vescovo Pierantonio ha condiviso con i ministri delle altre chiese cristiane e con i rappresentanti delle altre religioni”. La fede sostiene tutte le religioni nel momento della prova che stiamo vivendo. “Questo esserci trovati tutti sulla stessa barca ci ha fatto sperimentare come la preghiera è stato il denominatore comune che ci ha sostenuto nella fatica che abbiamo affrontato. Noi per la quaresima e la Pasqua, la stessa cosa per i fratelli ortodossi e per la comunità islamica che inizia il mese sacro di Ramadan… Tutti abbiamo dovuto ritrovare un modo per pregare insieme, stando a distanza. Ognuno ha trovato un modo per accompagnare i propri defunti….e per sostenere la fiducia della propria comunità. Per un momento abbiamo sentito l’esigenza di farlo insieme, perché insieme abitiamo questa città e insieme abbiamo guardato verso lo stesso cielo per ritrovare la forza del cammino”. Incontrarsi per dialogare, incontrarsi per conoscersi. “La fraternità che da tempo viviamo nei rapporti reciproci tra chiese cristiane, comunità islamica e altre religioni, si rafforza anche nelle situazioni difficili. Non risolveremo noi i dibattiti teologici delle divisioni, ma sperimenteremo come l’abitare la stessa città ci educa a capire la fraternità concreta dell’essere prima di tutto uomini e donne credenti.
Primo Piano
Santa Sede: la presentazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni
5 Maggio 2020 - Città del Vaticano - “Dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha ritenuto urgente che la Chiesa accompagnasse tutti coloro che per un motivo o per un altro sono costretti a migrare”. Lo ha ricordato il card. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, durante la conferenza stampa di presentazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni, curato dal citato dicastero e pubblicato oggi.
“In questo tempo di pandemia – ha attualizzato il porporato – il virus non distingue tra coloro che sono importanti e coloro che sono invisibili, coloro che hanno una sede fissa e coloro che sono sfollati: ognuno è vulnerabile, e ogni infezione è un pericolo per tutti”. “Il virus ci mette tutti nella stessa barca, come ha detto Papa Francesco il 27 marzo scorso”, ha affermato Czerny rispondendo alle domande in streaming dei giornalisti: “Assicurare i servizi di base agli sfollati interni non è solo una questione di giustizia e di dignità, ma una questione di salute pubblica, per impedire la diffusione del contagio”.
“Nel post covid-19 il contributo degli sfollati interni sarà molto necessario”, ha detto il cardinale, che ha ripercorso le tappe che hanno portato al volume di oggi – a partire dei 20 punti di azione pastorale per i migranti e i rifugiati suggeriti nel 2017 dal suo dicastero alla Chiesa universale per i migranti e i rifugiati – e ha annunciato che “a breve” ci sarà anche un documento sui migranti climatici, un “capitolo nuovo e sempre crescente” non incluso nella pubblicazione odierna.
“Gli sfollati interni non possono essere dimenticati perché c’è un’altra urgenza”, ha detto p. Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale: “in molte pratiche la collaborazione tra cristiani ed esponenti di altre religioni è molto reale e molto forte”, ha fatto notare Baggio, sottolineando che “da qualche anno l’interesse per il dialogo interreligioso è diventato ormai una caratteristica del nostro lavoro”. “Vogliamo documentarlo, dobbiamo imparare molto dalle buone pratiche”, ha assicurato il religioso. “La crisi del Covid-19 è ormai entrata – ha commentato Baggio – e ha il vantaggio di averci dato maggior tempo di riflessione su tante questioni attinenti alle grandi questioni dell’umanità. Il multitasking non è un optional, ma è necessario per gestire tutte le emergenze che stanno venendo alla luce. Il virus ci ha fatto vedere come le debolezze sono davvero debolezze, le vulnerabilità sono davvero vulnerabilità, le fragilità sono davvero fragilità . A volte non ci accorgiamo di chi sta a fianco a noi e sta male e non viene generalmente incluso”.
“Il problema maggiore degli sfollati interni è la loro invisibilità”, ha aggiunto Amaya Valcárcel, coordinatrice internazionale di advocacy del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati.
Il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati (Jrs), ha ricordato la relatrice, è presente in 56 Paesi per “accompagnare, servire e difendere i diritti dei migranti forzati” ed opera con le popolazioni interne di 14 Paesi. “La crisi sociale ed economica prodotta dal Covid-19 – può causare una maggiore invisibilità e una maggiore restrizione per gli sfollati interni”. Di qui la necessità di “dare risposte diverse a seconda delle necessità della popolazione”. Il caso della Colombia, per l’esperta, è ”paradigmatico”, perché la cifra degli sfollati interni supera i 5 milioni e mezzo di persone, che diventano “sfollati cronici”, vulnerabili e “non integrati nelle dinamiche sociali ed economiche delle città”. “Lavorare con le popolazioni locali è molto importante”, ha spiegato Valcárcel, anche garantendo “educazione di qualità” ai bambini e favorendo processi di riconciliazione”.
Media Cei: Rosario domani da Bari nella Basilica di San Nicola
5 Maggio 2020 -
Sarà la cripta della Basilica di San Nicola a Bari a ospitare domani alle 21 il Rosario per l’Italia, promosso dai media della Cei d’intesa con la segreteria generale della Cei, che verrà trasmesso da Tv2000 e InBlu radio.
A guidare la preghiera mariana nell’ottavo appuntamento sarà l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci.
Mci Francia: morto p. Nitti
5 Maggio 2020 - Roma - Apprendiamo solo oggi, tramite una lettera dei familiari alla Fondazione Migrantes, della scomparsa di don Renato Nitti, già missionario presso la Missione Cattolica Italiana di Parigi affidata ai padri scalabriniani. dal Dicembre 1967 al 1969 e, per mesi alterni, fino al 1974.
P. Nitti era nato a Triggiano (Bari) il 21 aprile del 1025. Fino agli ultimi giorni della sua vita - scrivono i familiari - è "rimasto sempre fedele ai suoi ideali di missionario, coltivando frequentemente corrispondenza epistolare con Padre Benito Gallo, Superiore di quella comunità, deceduto il 15.02.2005".
La Fondazione Migrantes è vicina con la preghiera alla famiglia e alla Congregazione degli Scalabriani.
Sfollati interni: un documento della Santa Sede
5 Maggio 2020 - Città del Vaticano - La Santa Sede fa il punto sugli sfollati interni cin un documento della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale che questa mattina ha diffuso e presentato un volume dal titolo “Pastoral Orientations on Internally Displaced People” – “Orientamenti Pastorali sugli sfollati interni”. Il volume cita i dati del 2018 dell’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), secondo il quale gli sfollati interni sono 41.3 milioni in tutto il mondo, il più alto numero registrato nella storia. Nel volume, si accoglie la definizione di sfollati interni (Internally Displaced People, IdP) fornita dai Principi guida sugli sfollati (1998) delle Nazioni Unite: “Quelle persone o gruppi di persone che sono stati forzati o obbligati a fuggire o a lasciare le loro abitazioni o i luoghi abituali di residenza, in particolare come conseguenza di un conflitto armato o per evitarne gli effetti, di situazioni di violenza generalizzata, di violazioni dei diritti umani o di disastri naturali o provocati dall’uomo, e che non hanno valicato un confine di Stato internazionalmente riconosciuto”.
In più, il Dicastero pontificio aggiunge un’ulteriore causa scatenante dello sfollamento interno: “Governi e soggetti del settore privato, incluse milizie private, gruppi estremisti e multinazionali sono talvolta responsabili dell’acquisizione, pianificata o arbitraria, di certi territori. Lo scopo è spesso la realizzazione di infrastrutture o altri progetti immobiliari, ma anche attività estrattiva, coltivazioni intensive e appropriazione di terreni. L’esproprio potrebbe verificarsi senza una corretta consultazione e un’equa compensazione delle comunità colpite o senza provvedere al loro reinsediamento e riabilitazione, così creando uno sfollamento interno”.
“La Chiesa cattolica riconosce e apprezza gli sforzi della comunità internazionale per costruire un quadro normativo finalizzato alla protezione degli Idp, così come l’impegno di molti operatori della società civile nel rispondere all’emergenza dello sfollamento interno”, si legge nell’introduzione: “Nondimeno, questi non possono sostituire il ruolo primario dei governi nazionali e delle autorità locali”. “Fornire una serie di considerazioni chiave, che possano essere utili alle Conferenze episcopali, Chiese locali, congregazioni religiose e organizzazioni cattoliche, così come agli agenti pastorali e a tutti i fedeli cattolici nella pianificazione pastorale e nello sviluppo di un programma per l’effettivo aiuto agli sfollati interni”, lo scopo del documento, in cui si ribadisce che “la Chiesa riconosce e reitera il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza delle persone nel loro paese d’origine”: “Le persone tutte, indipendentemente dal loro status migratorio, dovrebbero poter rimanere nelle loro case in pace e sicurezza, senza il pericolo di essere forzosamente sfollate”.
“Si Anche se sono spesso costretti a fuggire allo stesso modo e per le medesime ragioni dei rifugiati”, gli sfollati interni “non rientrano nel sistema di protezione internazionale previsto dal diritto internazionale dei rifugiati”, denuncia il documento: “”finché non sono costretti a oltrepassare un confine internazionalmente riconosciuto alla ricerca di sicurezza e protezione”, gli Idp – si legge nella prefazione – “rimangono cittadini sotto la giurisdizione legale del loro Paese d’origine, aventi gli stessi diritti e garanzie di qualsiasi altro cittadino di quello specifico Stato”. Nel documento del dicastero vaticano si fa presente che “il riconoscimento che uno Stato abbia l’obbligo primario di proteggere tutti i suoi cittadini, in qualsiasi circostanza, insieme al rispetto della sovranità statale da parte della comunità internazionale, ha avuto, finora, come risultato l’assenza di un regime giuridico vincolante a livello internazionale e di una definizione globalmente riconosciuta di sfollamento interno”. Per questo, “la responsabilità primaria nel proteggere i diritti umani degli sfollati interni e nel garantire loro assistenza umanitaria rimane in capo al governo della nazione d’appartenenza, anche qualora quel governo non sia sempre disposto o in grado di adempiere i propri obblighi”.
Lo scopo del volume è quello di “offrire suggerimenti e linee guida per un’azione basata su quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare”, i quattro imperativi di Papa Francesco per i migranti e i rifugiati. Gli Orientamenti sono a uso delle diocesi, parrocchie e congregazioni religiose, scuole e università cattoliche, delle organizzazioni cattoliche e di altre organizzazioni della società civile e di “qualsiasi gruppo che voglia darvi seguito”.
I campi profughi focolai di una doppia emergenza
5 Maggio 2020 - Milano - I più poveri e sfortunati sono quelli che patiscono maggiormente le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19. Vite portate all’esasperazione, che nei campi per rifugiati più grandi del mondo stanno dando luogo a episodi di violenza sempre più difficili da contenere. Il numero di migranti solo sulle cinque isole greche di fronte alla Turchia (Lesbo, Samos, Kos, Chios, Leros), supera le 40mila unità. Il campo più sovraffollato è quello di Moria, a Lesbos, concepito per accogliere non più di 3mila persone e che ne contiene oltre 14mila, che vivono in condizioni igieniche oltre il precario. Non va meglio sulla rotta balcanica. I campi fuori dalla città di Belgrado in Serbia e a Bihac e Velika Kladusa, in Bosnia Erezegovina, ospitano attualmente oltre 2.000 migranti ormai di fatto in stato di segregazione, ammassati all’inverosimile nei container, in modo tale che l’infezione non esca da quegli spazi angusti.
Anche fuori dal Vecchio Continente le immagini e le notizie che arrivano sono desolanti. In Bangladesh c’è il Cox’s Bazar, uno dei campi profughi più grandi del mondo. Ci vivono i Rohingya, la minoranza musulmana scappata dalle persecuzioni in Myanmar: 40mila persone per chilometro quadrato per un totale di oltre 800mila che, dopo essere scampati alla violenza, oltre a patire la fame e vivere di stenti adesso devono anche stare attenti che il coronavirus non si diffonda fra loro. In Yemen non ci sono ancora casi di Covid-19 accertati, ma il timore è che lì l’epidemia possa essere ancora più devastante perché, al sesto anno di guerra, solo la metà degli ospedali è ancora attiva e ha un numero di respiratori molto risicato. Non va meglio oltreoceano. Anche in America Latina ci sono diversi campi per rifugiati, soprattutto lungo la frontiera fra il Messico e gli Stati Uniti, dove vengono inviati i richiedendo asilo negli States, a cui si devono aggiungere quelli nei Paesi confinanti con il Venezuela, in particolare in Colombia e Brasile.
Storie di povertà e privazione alle quali adesso si è aggiunta la paura, anche che la situazione possa precipitare. Con l’arrivo della bella stagione, la Grecia teme che riprendano gli sbarchi in massa dalla Turchia, dove il tasso di contagio da Covid-19 è ancora molto alto e la situazione fra i rifugiati poco sotto controllo. Già nel fine settimana scorso, secondo la Mezzaluna, un barcone con 48 persone a bordo sarebbe stato respinto mentre cercava di raggiungere l’isola di Lesbo. Atene due settimane fa, ha già denunciato un tentativo di parte di Ankara di inviare migranti affetti da coronavirus, anche attraverso la frontiera di terra (Marta Ottaviani - Avvenire)
Mediterranea Saving humans: “accogliere subito i 78 naufraghi del mercantile Marina”
5 Maggio 2020 - Roma - “Chiediamo che l’Italia accolga subito i 78 naufraghi salvati dalla nave mercantile ‘Marina’ che sta attendendo da più di 24 ore l’assegnazione di un porto sicuro. Chiediamo che il Governo italiano si occupi innanzitutto della salvaguardia delle vite umane e poi del contenzioso politico-diplomatico con Malta”. Lo afferma oggi l’associazione Mediterranea Saving humans: “Non è più accettabile che il governo italiano si presti al gioco criminale del formalismo, quando si tratta di salvare vite umane. Anche se questo significa soccorrere fuori dalle acque territoriali italiane e nella zona Sar maltese. Non si può stare a guardare mentre vengono commessi crimini come quelli dell’omissione di soccorso e della deportazione in Libia. L’Italia, e con essa l’Unione europea tutta, non possono essere complici di tutto questo”. Mediterranea chiede che “l’Italia si comporti da Paese che mette al centro i diritti umani e le Convenzioni internazionali sul soccorso in mare e sul diritto di asilo, che pratichi quella solidarietà che in questo momento chiede giustamente all’Europa”. “Nessuna trattativa sulla ricollocazione dei profughi, che fuggono da torture e guerra e che vengono salvati dalla morte in mare – precisa –, avvenga utilizzandoli come ostaggi”. L’associazione chiede inoltre che la difficile situazione dell’isola di Lampedusa, “con il sovraffollamento dell’hotspot e i naufraghi tenuti in condizioni non accettabili sul molo di sbarco, venga affrontata e risolta con soluzioni efficaci e razionali, che permettano il rispetto della dignità delle persone soccorse e degli abitanti dell’isola, e insieme misure di prevenzione e contrasto del contagio”. “Chiediamo che Lampedusa non sia lasciata sola, o peggio trasformata in un palcoscenico per giustificare assurde chiusure dell’accoglienza di chi ha tutti i diritti di essere accolto”, conclude Mediterranea.
Papa Francesco ricorda e prega per le vittime della pandemia, morti spesso da soli e senza un funerale
5 Maggio 2020 - Città del Vaticano - “Preghiamo oggi per i defunti che sono morti per la pandemia. Sono morti da soli, sono morti senza la carezza dei loro cari, tanti di loro, neppure con il funerale. Il Signore li riceva nella gloria”.
E commentando le letture del giorno si domanda cosa ci ferma davanti alla “porta che è Gesù aggiungendo che “ci sono degli atteggiamenti previ alla confessione di Gesù. Anche per noi, che siamo nel gregge di Gesù. Sono come ‘antipatie previe’, che non ci lasciano andare avanti nella conoscenza del Signore”. E cita la ricchezza – “non essere schiavi delle ricchezze -, la rigidità del cuore, l’accidia che “ci toglie la volontà di andare avanti” e ci porta “al tepore” e ci“fa tiepidi”e poi il clericalismo perché “si mette al posto di Gesù” e“lo spirito mondano”.
In tutti questi atteggiamenti “manca la libertà” dice il Papa: “è non si può seguire Gesù senza libertà”. E la preghiera al Signore di illuminarci “per vedere dentro di noi se c’è la libertà” di andare verso Gesù e “diventare pecore del suo gregge”.
R.I.
Migrantes Savona-Noli: la scuola di italiano diventa on line
4 Maggio 2020 - Savona - La scuola di italiano Migrantes della diocesi di Savona-Noli lancia le lezioni di lingua on line per i suoi allievi. E’ la novità decisa dall’Ufficio pastorale missioni e Migrantes della diocesi dopo che i corsi si erano fermati da fine febbraio per l’emergenza sanitaria.
“Ci siamo interrogati su come poter continuare ad offrire il nostro servizio agli stranieri – spiegano i responsabili Davide Carnemolla e don Michele Farina – stranieri che vivono in questa situazione di paura, di incertezza e di attesa come tutti noi, ma che a differenza nostra spesso non hanno gli strumenti e i mezzi adeguati per affrontare questa prova. Siamo finalmente riusciti a studiare qualche novità da proporre agli studenti per permettere di non bloccare del tutto i loro progressi nell’apprendimento della lingua italiana”. Da fine aprile l’ufficio diocesano si è attivato principalmente sulla pagina Facebook (facebook.com/missionimigrazionisavona/) per pubblicare brevi video lezioni. A partire da questo mese, in maniera più consistente e per tutto il periodo in cui la scuola non potrà riaprire, l’ufficio cercherà di condividere brevi lezioni on line sperando di incontrare il gradimento degli studenti. Gli artefici tre ragazzi che svolgono il Servizio civile universale presso la sede della Migrantes. Azucena, Stefano e Stella, sono coordinati da Cecilia Vaira, operatrice della Fondazione ComunitàServizi onlus per la parte didattica.
“A loro vanno il ringraziamento e l’augurio che questa situazione così anomala possa essere un banco di prova per scoprire e aumentare le proprie competenze nell’insegnamento della lingua italiana e nella conoscenza del mezzo informatico – spiegano i responsabili – e soprattutto che possa accrescere in loro la capacità di collaborare in gruppo e di mettersi in gioco per gli altri, come il Servizio civile universale insegna”.
Paola: la festa regionale di San Francesco con un pensiero ai devoti emigrati nel mondo
4 Maggio 2020 - Paola - Sono centinaia di migliaia nel mondo gli emigrati italiani, soprattutto calabresi, che sono devoti a San Francesco di Paola, patrono della Calabria. A loro, questa mattina, è andato il saluto del Superiore provinciale dei Minimi, p. Francesco Trebisonda, salutando, in apertura della celebrazione eucaristica della festa regionale, gli arcivescovi di Cosenza-Bisignano e Reggio Calabria-Bova, mons. Francescantonio Nolè – che ha presieduto la liturgia - e Giuseppe Fiorini Morosini e i rappresentanti istituzionali presenti.
“Il saluto mio e di tutti i presenti va agli emigrati calabresi e ai devoti di s. Francesco sparsi nel mondo che porto nel cuore con una particolare predilezione”, ha detto Padre Trebisonda che ha rivolto anche “un caro saluto alla cittadina francese di Frejus, ai fratelli di Argentina, Messico, Brasile, Canada e Australia. Dio vi benedica! Ci giungono tante richieste di preghiere che ci piace deporre adesso sull’altare del Signore”.
Oggi la Calabria, purtroppo in modo ridimensionato, ha celebrato il suo patrono e Fondatore dell’Ordine dei Minimi. Una festa che, come ha detto l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francescantonio Nolè, quest’anno “festeggiamo nel nostro cuore per scoprire sempre di più il segreto della sua santità, con la preghiera, la lettura della sua vita e la possibilità di poter fare anche noi un cammino di conversione e di amicizia con Dio”. “Quante immagini, nella città di Paola e lungo le vie dei luoghi in cui è forte la sua devozione, lo rappresentano mentre con il suo dito indica una via, una strada, una direzione, o sulla porta stessa della città, a perenne custodia e a garanzia che il nostro incontro con Dio avvenga e ci porti salvezza”, ha detto il presule mons. Nolè nell’omelia di questa mattina.
I Frati Minimi hanno invitato ad ornare a festa i balconi e le finestre delle abitazioni, utilizzando fiori, drappi e luci: “manteniamo – dice p. Trebisonda - viva nelle case la fiaccola della fede, attraverso la preghiera personale e familiare; lo vuole s. Francesco, il quale ci esorta a vivere l’attuale condizione di emergenza in grazia di Dio e nell’amore vicendevole”.
R.Iaria
Santa Sede: domani la presentazione degli “Orientamenti Pastorali sugli sfollati interni”
4 Maggio 2020 - Città del Vaticano- Sarà presentato domani, in una conferenza stampa in streeming, il volume “Pastoral Orientations on Internally Displaced People” - “Orientamenti Pastorali sugli sfollati interni” a cura della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Alla presentazione interverranno il card. Michael Czerny e p. Fabio Baggio, sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e Amaya Valcárcel, Coordinatrice Internazionale di advocacy, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.
Viminale: 3.587 migranti persone sulle coste italiane
4 Maggio 2020 - Roma – Sono 3.587 i migranti sbarcati, nel 2020, sulle coste italiane. Il dato è aggiornato dal Ministero degli Interni alle 8 di questa mattina. La maggioranza è di nazionalità bengalese (14%). Seguono Costa d’Avorio (468, 13%), Sudan (357, 10%), Algeria (319, 9%), Marocco (237, 7%), Somalia (208, 6%), Tunisia (200, 5%), Guinea (176, 5%), Mali (156, 4%), Egitto (84, 2%) a cui si aggiungono 888 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
587 sono i minori stranieri non accompagnati sbarcati quest’anno sulle coste del nostro Paese.
Curtatone: ora per i madonnari c’è un percorso online
4 Maggio 2020 - Mantova - In questi tempi così confusi forse dovremmo essere un po’ tutti madonnari. Pronti al sacrificio, consapevoli che può arrivare la pioggia a distruggere tutto quanto realizzato sino a quel momento ma, al tempo stesso, capaci di ripartire con rinnovato entusiasmo e passione ardente, tutti insieme. Una lezione di vita che i madonnari sanno trasmettere a chiunque si trovi ad assistere alla nascita dei loro dipinti, consapevoli che quella dimensione di fragilità che tutti stiamo vivendo sulla nostra pelle si possa tramutare in arte che eleva la quotidianità.
Sin dal primo giorno in cui il nostro museo (Museo dei madonnari Grazie di Curtatone, ndr) ha dovuto chiudere a causa dell’emergenza coronavirus ci siamo impegnati affinché questo spirito ci rendesse capaci di resilienza, di crescita e di riflessione. Abbiamo chiuso in un cassetto i progetti per la primavera senza per questo abbandonarli. Stavamo preparando una retrospettiva dedicata a Giancarlo Balzani, indimenticabile madonnaro ma anche iconografo, e già pregustavamo il mese di maggio con i colori dei bambini della scuola dell’infanzia. Ci stavamo affacciando a una nuova stagione che ci avrebbe portato all’incontro dei madonnari di agosto con un preludio profumato dalle rose di maggio.
Per il mese mariano il nostro obiettivo (dico “nostro” perché nulla sarebbe possibile senza la collaborazione tra il Comune e il museo con la Pro loco e il Centro italiano madonnari e con la consulenza della diocesi di Mantova e del rettorato del Santuario) era quello di inaugurare il percorso museale esterno. Il museo è ormai pronto a diventare un museo diffuso tra le vie del borgo, in un percorso aperto 24 ore per 12 mesi all’anno, capace di restituire emozioni e colori. Un racconto per immagini che suscita memorie e curiosità, un omaggio di cuore per questa arte e per i suoi protagonisti che dal 1973 illuminano il sagrato nella festa dell’Assunta.
Questo periodo ci ha insegnato ad aprire le porte di un terzo museo: quello virtuale. Anche grazie al progetto di catalogazione con i giovani del territorio, stiamo completando la schedatura delle opere e abbiamo condiviso l’iniziativa #museichiusimuseiaperti pubblicando sulla nostra pagina Facebook curiosità dedicate al museo. La risposta è stata significativa, a conferma che la piazza virtuale è viva e chiama a sé le piazze del mondo. Questa arte è effimera solamente nella sua materia ma di certo non nel suo valore. (Paola Artoni, direttrice Museo dei madonnari Grazie di Curtatone)
Tante voci…..una voce
4 Maggio 2020 - Annecy - Sono tante, infinite le "voci" che affollano la nostra vita. Ogni giorno ascoltiamo mille pareri, mille punti di vista, mille diverse considerazioni. E se apriamo un giornale, o se guardiamo un telegiornale, o – ancor più – se navighiamo su internet, veniamo quasi sommersi dalle "voci", dalle notizie e dai commenti che incontriamo: tanto che ci rassegniamo a sfogliare, o a fare lo zapping, o a cliccare qua e là, con distrazione e senza mai approfondire più di tanto.
Ci troviamo così ad essere sempre indecisi e disorientati davanti alle tante "voci" che affollano la nostra vita. Pensiamo alla tragica pandemia di questi giorni: chi ha davvero ragione? Forse tutti, o forse nessuno. E noi siamo ogni giorno più confusi davanti a queste "voci" così diverse...
Siamo appunto come le pecore del discorso di Gesù che abbiamo letto nel Vangelo di ieri: dispersi e confusi dalle "voci" dei tanti pastori che cercano di portarci nel loro ovile. Siamo dispersi e confusi, al punto da sentire in noi il desiderio di una "voce" che riconduca ad unità la nostra vita, di una "voce" familiare ed amica, che parli al nostro cuore, risvegliando quella speranza di un tempo che ormai ci sembra troppo lontana...
Anche la folla che ascoltava Pietro nel giorno di Pentecoste sentiva questo desiderio di unità. E quando videro quel pescatore predicare insieme ai suoi amici pensarono di essere di fronte all'ennesima "voce" che si aggiungeva alle tante "voci" già sentite: tanti profeti ed invasati erano infatti già comparsi in quegli anni inquieti. Ma il discorso di Pietro era diverso: non annunciava miracoli straordinari o disastri imminenti, e neanche predicava a favore della pace o contro la guerra, a favore degli invasori romani o contro la loro tirannia; semplicemente il discorso di Pietro raccontava la storia di quel Gesù che era stato crocifisso ma che Dio aveva costituito "Signore e Cristo".
Proprio il racconto di quella storia trafisse il cuore della gente che ascoltava: perché quella storia parlava di un uomo che "oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia". Quella storia cioè parlava di un uomo che aveva attraversato con coraggio la dispersione e la confusione della sua vita, che aveva saputo attraversare anche la tragedia di una morte ingiusta e violenta; quella storia parlava di un uomo che, in ultimo, aveva trovato l'unità della sua vita nella giustizia buona del Padre. Appunto il racconto di quella storia trafisse il cuore della gente che ascoltava: perché proprio di una storia simile aveva bisogno la gente. Erano tutti stufi ormai di quei discorsi sulle leggi da osservare, sulle opere buone da compiere, sui valori da custodire.
Erano tutti stanchi di belle parole: avevano bisogno della storia di un uomo che fosse stato capace di raccogliere in unità la dispersione della vita. E la trovarono nella storia di Gesù, il Crocifisso diventato Signore.
Così può accadere anche per noi, nella dispersione e nella confusione dei nostri giorni. Anche noi possiamo trovare nella storia di Gesù quella "voce" del pastore che ci dà luce e sicurezza, che orienta i nostri pensieri e le nostre scelte, che ci conduce ad una vita vera ed abbondante, come ci ricorda il Vangelo di Giovanni al capitolo 10: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
E possiamo incontrare la storia di Gesù nella celebrazione domenicale dell'Eucaristia, o nel segreto della nostra camera, senza andare in capo al mondo o alla scuola di chissà quale maestro. Adesso, in questo periodo pasquale, possiamo imparare da Gesù a raccogliere in unità i nostri giorni dispersi.
Ma qui ora sorge spontanea una domanda: siamo capaci di tacere per ascoltare la sua voce? (don Pasquale Avena - Mci Annecy)
Papa Francesco prega per le famiglie perché “continuino in pace con creatività e pazienza, in questa quarantena”
4 Maggio 2020 - Città del Vaticano – Il pensiero e la preghiera di Papa Francesco oggi va alle famiglie chiuse a casa per la pandemia: “Preghiamo oggi per le famiglie: in questo tempo di quarantena, la famiglia, chiusa a casa, cerca di fare tante cose nuove, tanta creatività con i bambini, con tutti, per andare avanti. E anche c’è l’altra cosa, che alle volte c’è la violenza domestica. Preghiamo per le famiglie, perché continuino in pace con creatività e pazienza, in questa quarantena”, ha detto introducendo la celebrazione a Casa Santa Marta. Nell’omelia papa Francesco commentando il rimprovero ricevuto da Pietro per aver cenato a casa di alcuno pagani, ha detto che c’è sempre questo sentire sé stessi giusti e ritenere gli altri peccatori. Questa è una “malattia della Chiesa, una malattia che nasce dalle ideologie o dai partiti religiosi … Pensare che al tempo di Gesù, almeno erano quattro i partiti religiosi: il partito dei farisei, il partito dei sadducei, il partito degli zeloti e il partito degli esseni, e ognuno interpretava ‘l’idea’ che aveva della legge. E questa idea è una scuola fuori-legge quando è un modo di pensare, di sentire mondano che si fa interprete della legge. Pure Gesù veniva rimproverato perché entrava in casa dei pubblicani – che erano peccatori, secondo loro – e a mangiare con loro, con i peccatori, perché la purezza della legge non lo permetteva; e non si lavava le mani prima del pranzo … Ma sempre quel rimprovero che fa divisione” e non unità. Gesù è venuto per tutti, è “morto per tutti, ha giustificato tutti”.
“Il Signore – ha pregato il papa - ci liberi da quella psicologia della divisione, di dividere, e ci aiuti a vedere questo di Gesù, questa cosa grande di Gesù, che in Lui siamo tutti fratelli e Lui è il Pastore di tutti”.
R.Iaria
Italiani in Argentina: oggi messa in italiano dal Santuario Madre degli Emigranti
3 Maggio 2020 -
Buenos Aires - Padre Sante Cervellin comunica che oggi, Domenica 3 maggio, dal Santuario Madre degli Emigranti, verrà trasmessa, attraverso il canale facebook della Facia (Federazione delle Associazioni Cattoliche Italiane in Argentina ) la celebrazione della Messa in lingua italiana alle ore 11,30.
Il Papa prega per i sacerdoti e i medici che danno la vita
3 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Francesco ha presieduto la Messa a Casa Santa Marta nella quarta Domenica di Pasqua, Domenica del Buon Pastore e Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Oggi è la 50ma celebrazione eucaristica in diretta streaming dalla cappella della Domus Sanctae Marthae dal 9 marzo scorso, segno di vicinanza del Papa al popolo di Dio che in tante parti del mondo non può recarsi a Messa per l'emergenza coronavirus. Nell’introduzione, Francesco ha rivolto il suo pensiero a sacerdoti e medici: "A tre settimane dalla Risurrezione del Signore, la Chiesa oggi nella quarta domenica di Pasqua celebra la domenica del Buon Pastore, Gesù Buon Pastore. Questo mi fa pensare a tanti pastori che nel mondo danno la vita per i fedeli, anche in questa pandemia, tanti, più di 100 qui in Italia sono venuti a mancare. Penso anche ad altri pastori che curano il bene della gente, i medici. Si parla dei medici, di quello che fanno ma dobbiamo renderci conto che, soltanto in Italia, 154 medici sono venuti a mancare, in atto di servizio. Che l’esempio di questi pastori, preti e pastori medici, ci aiuti a prenderci cura del santo popolo fedele di Dio".
Nell'omelia il Papa ha commentato la prima lettera di San Pietro (1 Pt 2, 20b-25) in cui l’apostolo dice che dalle piaghe di Gesù siamo stati guariti: “Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”. Gesù è il pastore che viene a salvare le pecore erranti. Il Vangelo odierno (Gv 10,1-10) parla della porta attraverso la quale si entra nel gregge: tutti quelli che non entrano attraverso questa porta sono ladri e briganti, i finti pastori. Nella storia della Chiesa ci sono stati tanti finti pastori che hanno sfruttato il gregge che volevano i soldi, la carriera. Ma il gregge li conosce e cerca Dio per le sue strade. Il buon pastore ascolta il gregge, guida il gregge, lo cura, e il gregge sa distinguere tra i pastori, non si sbaglia, il gregge si fida del buon pastore, di Gesù. Solo il pastore che assomiglia a Gesù dà fiducia al gregge. Lo stile di Gesù deve essere lo stile del pastore. Il buon pastore è mite e tenero, non si difende, ha quella tenerezza della vicinanza, conosce le pecore per nome e si prende cura di ogni pecora come se fosse l’unica. Il buon pastore, Gesù, ci accompagna sempre nel cammino della vita. È un’idea di comunità, di tenerezza, di bontà, di mitezza. È la Chiesa che vuole Gesù e lui custodisce questa Chiesa. Questa domenica è una domenica bella, di pace e di tenerezza perché il buon pastore si prende cura di noi, come dice il Salmo 22: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla". (Vatican News)
Card. Bassetti: avanti, senza abbassare la guardia
2 Maggio 2020 -
Roma - “Esprimo la soddisfazione mia, dei vescovi e, più in generale, della comunità ecclesiale per essere arrivati a condividere le linee di un accordo, che consentirà - nelle prossime settimane, sulla base dell’evoluzione della curva epidemiologica - di riprendere la celebrazione delle Messe con il popolo”.
Così il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, commenta la definizione di un Protocollo di massima, relativo alla graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche.
“Il mio ringraziamento va alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - aggiunge - con cui in queste settimane c’è stata un’interlocuzione continua e proficua. Questo clima ha portato un paio di giorni fa a definire le modalità delle celebrazioni delle Esequie, grazie soprattutto alla disponibilità e alla collaborazione del Ministro dell’Interno e del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione”.
Nel contempo, “un pensiero di sincera gratitudine mi sento in dovere di esprimerlo al Ministro della Salute e all’intero Comitato tecnico-scientifico - prosegue il Cardinale Bassetti-: questa tempesta, inedita e drammatica, ha posto sulle loro spalle un carico enorme in termini di responsabilità”.
“Come Chiesa - riconosce - abbiamo condiviso, certo con sofferenza, le limitazioni imposte a tutela della salute di tutti, senza alcuna volontà di cercare strappi o scorciatoie, né di appoggiare la fuga in avanti di alcuno; ci siamo mossi in un’ottica di responsabilità, a tutela soprattutto dei più esposti. Alla vigilia di quella che ci auguriamo possa essere una rinascita per l’intero Paese, ribadisco l’importanza che non si abbassi la guardia ma, come abbiamo ripetuto in questi mesi, si accolgano le misure sanitarie nell’orizzonte del rispetto della salute di tutti, come pure le indicazioni dei tempi necessari per tutelarla al meglio”.
“Al Paese - conclude il Cardinale Bassetti - voglio assicurare la vicinanza della Chiesa: ne sono segno e testimonianza le innumerevoli opere di carità a cui le nostre Diocesi e Parrocchie hanno saputo dar vita anche in questo difficile periodo; ne è segno pure la preghiera che, anche in forme nuove, si è intensificata a intercessione per tutti: le famiglie, quanti sono preoccupati per il lavoro, gli ammalati e quanti li assistono, i defunti”.
Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua (Vangelo Gv 10,1-10)
2 Maggio 2020 - Ancora oggi, le grandi religioni monoteiste non osano raffigurare la divinità. I ‘discepoli della via’, così sono chiamati i primi cristiani, nelle catacombe di Roma rompono questo schema e cominciano a dipingere le pareti di quelle grotte. L’immagine sacra più antica che l’archeologia ha individuato è proprio quella di un soggetto giovane con una pecora attorno al collo: Gesù Pastore. Si trova nelle Catacombe della Basilica di san Clemente al Laterano.
Dalla pagina di Vangelo, la IV domenica di Pasqua viene detta proprio del Buon Pastore. Se con il mistero fondamentale della Resurrezione di Gesù ha inizio la nostra fede, con la Misericordia essa si esprime e con la speranza ritrovata, come i discepoli di Emmaus, prende le vie del mondo, nel buon Pastore trova la via la verità la vita: la porta, l’ovile, il nutrimento.
Gesù è tutto questo. Anzi, questo è il motivo della Sua venuta: ‘Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’. Non è qui per quel minimo senza il quale la vita non è vita; ma per una vita esuberante, magnifica, eccessiva, quella che rompe gli argini e infonde libertà e coraggio.
Gesù non è venuto a portare una teoria o un sistema di pensiero ma la Vita in risposta all’anelito più grande, e problematico, che tutti ci portiamo dentro.
Due caratteristiche ci colpiscono: entra nel recinto, conosce le pecore una per una (mi diceva un pastore di Norcia che è possibile) e le porta fuori dal recinto, un luogo che dà sicurezza ma che toglie anche libertà. È una migrazione vera e propria; necessaria, lo stiamo sperimentando in questi giorni, ed è fatta con Lui. Non le conduce verso schemi più convenienti o opportunismi, con cui spesso confondiamo la sua sequela, ma verso spazi aperti avviando un processo di liberazione interminabile.
Per due volte ripete: ‘io sono la porta’, il vero confine, la soglia sempre spalancata, che nessuno richiuderà più, più forte di tutte le prigioni (‘entrerà e uscirà e troverà…’). Più vita
L’altra è che cammina davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade. Non un pastore che grida o minaccia per farsi seguire, ma uno che precede e convince, con il suo andare sicuro, davanti a tutti, a prendere in faccia il sole e il vento, pastore di futuro che ci assicura: tu, con me appartieni ad un sistema aperto e creativo, non a un vecchio recinto finito, bloccato, dove soltanto obbedire.
Vivere è appartenere al futuro: lo tiene aperto Lui!
p. Gaetano Saracino
Srilankesi in Italia: la solidarietà del card. Ranjith “all’amato popolo” italiano
2 Maggio 2020 - Roma - La “solidarietà” e la “vicinanza” dal “lontano” Sri Lanka arriva all’Italia dall’arcivescovo di Colombo, Malcolm Ranjith. Attraverso il coordinatore nazionale dei srilankesi in Italia, don Perera Neville, il messaggio video è arrivato alla Fondazione Migrantes e a www.migrantesonline.it. Il porporato sottolinea la “tragedia” che ha colpito, a causa del coronavirus, “l’amato popolo italiano” e la solidarietà e vicinanza in questo “momento difficile”.
Italia e Sri Lanka sono “molto vicini: abbiamo costruito dei ponti” a causa anche della forte presenza di lavoratori srilankesi in Italia che “curano gli ammalati, gli anziani e che sono presenti nelle vostre case”. Anche alcuni di loro sono stati colpiti da questa epidemia, ha detto il porporato che ringrazia le famiglie italiane per la fiducia che hanno avuto per i srilankesi i quali hanno la possibilità di inviare soldi nel Paese e quindi aiutare le proprie famiglie. Nello Sri Lanka ci sono zone, “piccole Italie” dove vivono famiglie che hanno i propri congiunti in Italia e questo “ci fa sentire parte dell’Italia”. Il card. Ranjith ricorda anche la devozione dei fedeli del suo paese a Sant’Antonio, molto amato. In Italia, infatti, ogni anno, i srilankesi si ritrovano, in pellegrinaggio, a Padova, alla Basilica del Santo.
Raffaele Iaria