5 Maggio 2020 – Milano – I più poveri e sfortunati sono quelli che patiscono maggiormente le restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19. Vite portate all’esasperazione, che nei campi per rifugiati più grandi del mondo stanno dando luogo a episodi di violenza sempre più difficili da contenere. Il numero di migranti solo sulle cinque isole greche di fronte alla Turchia (Lesbo, Samos, Kos, Chios, Leros), supera le 40mila unità. Il campo più sovraffollato è quello di Moria, a Lesbos, concepito per accogliere non più di 3mila persone e che ne contiene oltre 14mila, che vivono in condizioni igieniche oltre il precario. Non va meglio sulla rotta balcanica. I campi fuori dalla città di Belgrado in Serbia e a Bihac e Velika Kladusa, in Bosnia Erezegovina, ospitano attualmente oltre 2.000 migranti ormai di fatto in stato di segregazione, ammassati all’inverosimile nei container, in modo tale che l’infezione non esca da quegli spazi angusti.
Anche fuori dal Vecchio Continente le immagini e le notizie che arrivano sono desolanti. In Bangladesh c’è il Cox’s Bazar, uno dei campi profughi più grandi del mondo. Ci vivono i Rohingya, la minoranza musulmana scappata dalle persecuzioni in Myanmar: 40mila persone per chilometro quadrato per un totale di oltre 800mila che, dopo essere scampati alla violenza, oltre a patire la fame e vivere di stenti adesso devono anche stare attenti che il coronavirus non si diffonda fra loro. In Yemen non ci sono ancora casi di Covid-19 accertati, ma il timore è che lì l’epidemia possa essere ancora più devastante perché, al sesto anno di guerra, solo la metà degli ospedali è ancora attiva e ha un numero di respiratori molto risicato. Non va meglio oltreoceano. Anche in America Latina ci sono diversi campi per rifugiati, soprattutto lungo la frontiera fra il Messico e gli Stati Uniti, dove vengono inviati i richiedendo asilo negli States, a cui si devono aggiungere quelli nei Paesi confinanti con il Venezuela, in particolare in Colombia e Brasile.
Storie di povertà e privazione alle quali adesso si è aggiunta la paura, anche che la situazione possa precipitare. Con l’arrivo della bella stagione, la Grecia teme che riprendano gli sbarchi in massa dalla Turchia, dove il tasso di contagio da Covid-19 è ancora molto alto e la situazione fra i rifugiati poco sotto controllo. Già nel fine settimana scorso, secondo la Mezzaluna, un barcone con 48 persone a bordo sarebbe stato respinto mentre cercava di raggiungere l’isola di Lesbo. Atene due settimane fa, ha già denunciato un tentativo di parte di Ankara di inviare migranti affetti da coronavirus, anche attraverso la frontiera di terra (Marta Ottaviani – Avvenire)


