Primo Piano

Diocesi Aversa: la Festa dei Popoli entra nel vivo

26 Maggio 2020 - Aversa - Entra nel vivo la “Festa dei Popoli”, evento organizzato dalla diocesi di Aversa e vissuto quest’anno in modalità social e multimediale. Mons. Angelo Spinillo sente di voler rivolgere un sincero ringraziamento “alle comunità etniche e religiose che insistono da diversi anni sul nostro territorio, agli uffici diocesani, alle scuole per lo splendido video realizzato sul tema dell’accoglienza; in generale, a tutti coloro che hanno reso possibile anche quest’anno l’organizzazione della nostra Festa dei Popoli, improntata da sempre sull’importanza del dialogo e dell’incontro tra culture e religioni diverse”. In questi giorni segnati dall’inizio della “Fase 2”, il “distanziamento sociale” può rappresentare una preziosa opportunità per intraprendere - sia pur nel rispetto delle necessarie precauzioni - un’altra forma di cammino comune. Una riflessione, quella del vescovo di Aversa, che assume una valenza particolare se esteso anche alla “Festa dei Popoli”: “Il nostro evento diocesano – si legge in una nota - punta a cogliere nelle caratteristiche che ci differenziano degli indiscutibili elementi di ricchezza. Guardiamo alle rispettive differenze non come opportune distanze da mantenere per preservare il nostro cammino ma, al contrario, come possibilità di incontro per intraprendere un percorso comune”. E quale migliore forma di dialogo se non la preghiera interreligiosa, vissuta a distanza in un video pubblicato sabato scorso, che ha posto l’attenzione sui profughi, i perseguitati, i popoli di religione diversa, i credenti differenti, affinché il popolo di Dio sappia essere un popolo umile, “al servizio del vangelo e nell’incontro di mondi differenti e di religioni diverse, capace di dialogare e costruire la giustizia e la pace”. Tornando alla seconda e ultima settimana di appuntamenti, si riprende oggi, martedì 26 maggio, alle ore 17.00  con il convegno in streaming  “Ogni uomo è mio fratello?” che propone un’analisi giuridica, sociale e pastorale del tema della dignità della persona, nella costruzione di percorsi di accoglienza connessi al tema lavorativo. Concentrando l’attenzione sulla recente legislazione in tema di regolarizzazione della posizione dei  lavoratori stranieri stagionali, colf e badanti, si cercherà di problematizzare il rapporto tra sistema economico, produttivo, mobilità e welfare. La conclusione della “Festa dei Popoli” è fissata per domenica 31 maggio, con la  pubblicazione di un video che conterrà il messaggio finale del vescovo Spinillo e uno speciale inno alla multiculturalità intitolato “Festa dei Continenti”. I video saranno trasmessi e pubblicati sulla pagina facebook e sul canale Youtube, “Chiesa di Aversa”, e sul sito ufficiale www.diocesiaversa.it.    

Media Cei: mercoledì Rosario per l’Italia da Palermo

26 Maggio 2020 - Roma - Avvenire, Tv2000, InBluradio, Sir e Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della CEI, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi mercoledì prossimo, alle ore 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 e InBluradio oltre che su Facebook. Questa volta andrà in onda dalla Basilica di San Francesco d’Assisi di Palermo. A guidarlo sarà l’arcivescovo di Palermo, mons.  Corrado Lorefice.

Migrantes Carpi: messa per gli operatori dello spettacolo viaggiante con mons. Castellucci

25 Maggio 2020 - Carpi - Sabato 23 maggio 2020, alle ore 11.00 si è celebrata in Cattedrale la Santa Messa insieme alle famiglie dello Spettacolo Viaggiante. E’ stato un momento di festa frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie delle giostre, la diocesi e diversi operatori pastorali della Migrantes Diocesana di Carpi, in collaborazione anche con i referenti Migrantes della diocesi di Adria-Rovigo, in una pastorale rivolta alle famiglie delle giostre mobili, che altrimenti, per la natura stessa del loro lavoro, non potrebbero accedere, in particolare, alla formazione per i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. E che ha portato negli anni anche alla promozione a livello nazionale di iniziative specifiche per queste famiglie riguardo alla scolarizzazione dei giovani, tema ugualmente problematico anche in questo caso a motivo degli spostamenti per ragioni lavorative. Quest’anno, in cui a causa del coronavirus il Luna Park non può essere aperto, come invece accade ogni anno in occasione della Festa del Patrono, ancora di più la Migrantes ha sentito il desiderio di farsi prossima e compagna di viaggio delle Famiglie del Luna Park, tra le più provate in questa situazione. E in attesa di celebrare il prossimo anno nuovamente sotto la volta insolita, come da tradizione, dell’Autoscontro, è stato molto bello poter vivere la Messa nella nostra Cattedrale, appena riaperta dopo il lockdown. Le famiglie presenti a Carpi hanno prontamente accolto l’invito loro rivolto e così anche il Vescovo Erio Castellucci che nella sua omelia ha ricordato come, nel Vangelo del giorno, Gesù ci invita a impostare la preghiera né come clienti, né come schiavi, ma come figli verso il Padre e a mantenere lo stile di figli anche tra di noi, perche’ se siamo figli del Padre, siamo fratelli tra di noi. E, rivolgendosi alle famiglie dello Spettacolo Viaggiante, ha sottolineato come il Luna Park sia un’immagine della nostra vita, in cui siamo chiamati sia a collaborare insieme nella fatica sia a gioire insieme e la sua presenza nella nostra città e nella nostra società è un sostegno alla nostra gioia, dà un contributo sociale alla felicità. E ha invitato a chiedere al Padre di ritornare alla normalità, una normalità guadagnata e quindi che per questo sarà ancora più gioiosa di prima. Stefano Artioli, responsabile della segreteria del Sindaco di Carpi, ha portato il saluto del Sindaco e dell’Amministrazione comunale, sottolineando come dietro il momento della festa ci sia l’impegno e il lavoro delle tante famiglie dello Spettacolo Viaggiante. E il signor Eros Degli Innocenti, della storica famiglia delle giostre e Presidente provinciale dell’Associazione Spettacoli Viaggianti, ha letto al termine la Preghiera del Fierante, dedicata alle persone del mondo del Luna Park. Nel pomeriggio, poi, il Vescovo ha visitato presso di loro le famiglie del Luna Park con un momento di preghiera e benedizione finale. E ha accolto molto volentieri l’invito che fin da adesso le famiglie gli hanno rivolto per il prossimo anno, dopo la Messa, come ormai da tradizione, a sperimentare la gioia di provare le varie giostre, che siamo fiduciosi, allieteranno nuovamente la nostra città.   Migrantes Diocesana Carpi

Dolomiti & emigrazione

25 Maggio 2020 -
Loreto - Nel superbo quadro delle Dolomiti della Val Pusteria, in un contesto interculturale e bilingue, confinante con gli estesi boschi dell’Austria e a una manciata di minuti da Cortina d’Ampezzo, è invitata verso fine agosto l’equipe dei direttori Migrantes delle Marche. Può sembrare paradossale. Di fronte a scenari naturali particolarmente suggestivi, immobili e antichissimi con i loro 280 milioni di anni - le Dolomiti, recentemente dichiarate Patrimonio dell’umanità - si rifletterà, invece, sulla mobilità umana. Sì, in un paesaggio immutato da tantissimi anni, ci si tufferà nelle sfide attuali del migrare, dei cambiamenti collettivi, delle modificazioni societarie.  E questo - come in un trittico -  dal punto di vista culturale, sociale e religioso. p. Aldo Pashkja Skoda,   direttore del SIMI di Roma, condurrà l’approfondimento delle differenti tematiche. Mariglena Gonji, dell’Università di Urbino, lo farà, invece, dal punto di vista psicologico. La sua idea-chiave è la forza terapeutica, per il migrante, del narrare. Perché questa modalità di esistere - nel racconto di sé e della propria avventura - guarisce le ferite, tonifica l’autostima, conferma la resilienza di fronte all’altro. Il luogo di questo incontro estivo si chiama Piandimaia, un antico hotel termale della fine del XVI secolo, ancora carico di charme per le sue « boiseries » e le sale dipinte ad affresco. Accanto, una sorgente d’acqua, comparabile per analisi alle qualità della Fiuggi, porta il nome beneaugurante di  « fons salutis ». I secoli sono passati per questo maniero, i millenni per le montagne, per l’uomo, invece, è sempre tempo di migrare... Come un’eterna condanna di Sisifo, con i suoi corsi e ricorsi. Ma anche quella straordinaria capacità umana di piegare la storia. "I sistemi si oppongono, ricorda un proverbio, gli uomini si incontrano." Sapendo, in fondo, che « vola solo chi osa farlo » come annota Sepúlveda. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)

Viminale: 4.737 le persone migranti arrivati in Italia

25 Maggio 2020 - Roma - Sono finora 4.737 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 4.700 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 830 sono di nazionalità bengalese (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (663, 14%), Tunisia (439, 9%), Sudan (390, 8%), Algeria (330, 7%), Marocco (309, 7%), Guinea (212, 4%), Somalia (211, 4%), Mali (165, 4%), Egitto (88, 2%) a cui si aggiungono 1.100 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 767 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.  

Card. Montenegro: i migranti sono persone non numeri

25 Maggio 2020 - Agrigento - “Non possiamo scegliere, siamo obbligati ad accogliere ed amare. In gioco è la credibilità della nostra fede. Se siamo credenti il Vangelo non ci lascia spazi, ma ci schiera”. Lo dice a Vatican News l’ arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro all'indomani dell'arrivo sulle coste siciliane di almeno 70 persone. “Davanti ad un uomo che soffre non posso dire che domani cercherò di aiutarlo, altrimenti anche come credenti usciamo sconfitti. Ci siamo lasciati abbindolare dal politico che dice di cercare il bene della propria nazione, ma non so come lo si possa cercare chiudendola”, sottolinea. Per il porporato, che è stato anche presidente di Caritas Italiana e della Fondazione Migrantes, si continua a “fingere” che tutto questo sia un'emergenza: “ci fa comodo. Il gioco è pericoloso perché l'emergenza è l'acqua che ti do se hai sete, l'accoglienza è aiutarti a vivere. Preferisco dissetarti, ma non mi interessa se continuerai a vivere o no”. In questo periodo, spiega il card. Montenegro, “il mare è calmo, queste persone continueranno ad arrivare”: è importante ripetere come “per i cristiani sia essenziale ricordare che queste persone sono esseri umani, non numeri”.

Migrantes Capua: con la forza della fede e la vicinanza del Papa

25 Maggio 2020 - Capua - Quella di Capua non è una grande diocesi, ma ha un territorio, che dalla collina al mare, attraversa realtà diversissime per densità di abitanti, situazione socio economica, concentrazione di immigrati e criminalità. L’emergenza sanitaria da Covid 19 ha enfatizzato pregresse situazioni di precarietà economica, di sfiducia nelle istituzioni, di solitudine sociale, di immigrazione irregolare ed emarginata, soprattutto in certe aree del nostro territorio, come Castel Volturno, dove la presenza dei migranti è più marcata e problematica facendo la differenza sul modo di esserci e di servire. Non v’è dubbio, infatti, che la cultura della categorizzazione dell’“altro”, come capro espiatorio delle disuguaglianze, si è manifestata in tutta la sua drammaticità anche e soprattutto in tempo di pandemia. Per questo motivo, accanto agli aiuti di natura assistenziale, attuati in collaborazione con Caritas ed altre associazioni laiche, il nostro impegno si è particolarmente concentrato nell’opera di accompagnamento spirituale, orientamento e informazione. Lo si è fatto nella consapevolezza, che pur nelle circostanze più disperate, si può sempre far leva sul patrimonio spirituale delle persone, specialmente delle persone migranti, che se adeguatamente sostenuto e vivificato, è la risorsa principale per superare ogni sfida. In tutto questo la testimonianza del Papa è stata una fonte di ispirazione fondamentale. Un riferimento spirituale che presto si è trasformato anche in una inaspettata e prodigiosa vicinanza materiale. Non appena, infatti, il Comitato composto da varie espressioni del mondo ecclesiale e associativo, ha lanciato l’appello alla solidarietà con la raccolta di fondi per “Castel Volturno Solidale”, il suo grido è arrivato immediatamente al cuore del Cardinal Krajewski, che a nome di Papa Francesco, ha inviato un contributo di 20.000 euro. Forti di questo aiuto così significativo e fiduciosi in quel “rapporto privilegiato” che ci ha reso sempre credibili, abbiamo collaborato in modo determinante ad una serie di iniziative tese a far sentire la costante vicinanza della Chiesa perché nessuno si sentisse “solo nella tempesta” (richiedenti asilo, lavoratori della terra, senza fissa dimora, rom, domiciliati). Nella prima ora dell’emergenza l’obiettivo principale è stato quello di dare le giuste informazioni perchè i messaggi che arrivavano dalle istituzioni potessero essere ben compresi dalla popolazione immigrata, evitando il rischio di creare solo panico o confusione. Per far questo è stato immediatamente attivato un call-center, in inglese e francese, aperto tutti i giorni e pubblicizzato attraverso uno speakeraggio effettuato a giorni alterni nelle lingue parlate nel territorio. La presenza del furgoncino con gli altoparlanti per l’informazione sanitaria e l’indicazione dei servizi posti in essere, ha tranquillizzato molto le persone e predisposte all’aiuto; come una scialuppa di salvataggio in mezzo ad un mare di inquietudine, i volontari hanno attraversato avanti e indietro le infinite vie e viuzze dei quartieri abitati dagli immigrati e dalle famiglie più povere. Oltre a ciò abbiamo iniziato a trasmettere attraverso i nostri canali Facebook, la S.Messa in inglese celebrata dai padri comboniani nella chiesa Santa Maria dell’Aiuto all’interno del Centro Fernandes, struttura di accoglienza e servizi per immigrati gestita dalla Migrantes. In essa, i fedeli cattolici erano invitati a vivere in comunione con tutti i credenti delle altre confessioni religiose perché la Fede potesse essere uno strumento per superare la crisi attuale, ma soprattutto per costruire una cultura di convivenza e di pace universale. A tale scopo abbiamo promosso, insieme alle parrocchie ed ai missionari, un incontro di preghiera comune con i pastori delle numerose chiese pentecostali africane e l’Imam per unire le forze di ogni specifico patrimonio umano e spirituale. Questo molto prima della bella iniziative del Papa realizzatasi a livello mondiale il 14 maggio. Essere in sintonia con il Papa ha reso ogni nostro sforzo più leggero gratificante. La sfida non è ancora finita, ma possiamo dire con certezza e speranza che il Signore non ci abbandona e sulla Sua parola continueremo fiduciosi a gettare le nostre povere reti.

Migranti: nuovi sbarchi, in 400 nell’Agrigentino

25 Maggio 2020 - Lampedusa - Circa 400 migranti sono sbarcati sulla battigia di Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino. Una nave madre li avrebbe lasciati a pochi metri dall’arenile, prima di riprendere il largo. Polizia e carabinieri stanno rastrellando l’area e un elicottero si è levato in volo. I migranti sbarcati a piccoli gruppi, sono in fuga lungo le strade e le campagne. Tanti si sono riversati sulla statale 115, in direzione Agrigento. Chiedono acqua agli automobilisti in transito e di salire a bordo delle auto. Almeno tre le motovedette della Guardia costiera impegnate nella ricerca della nave madre. Polizia, carabinieri e militari della Capitaneria di porto stanno setacciando – fra strade e campagne – tutta l’area prossima al luogo dello sbarco.

Cina-Roma: il filo diretto della solidarietà

25 Maggio 2020 - Roma - «Abbiamo sentito forte il vostro sostegno con la testimonianza evangelica di vicinanza. Anche in questo tempo di grande difficoltà per il mondo abbiamo sperimentato il desiderio di vicinanza. Ci auguriamo che tutto questo possa continuare, che finita l’emergenza sanitaria la Chiesa e l’umanità possano risplendere per la carità concreta e il desiderio di fraternità e di attenzione verso gli altri testimoniati durante la pandemia». Con queste parole il vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la pastorale sanitaria nella diocesi di Roma, ha ringraziato attraverso un video la diocesi di Fuzhou (Fujian, Cina) per il dono dei dispositivi di sicurezza inviati all’Italia. Molti sacerdoti cinesi che negli anni scorsi sono stati nel nostro Paese anche per motivi di studio sono rimasti in contatto con le comunità che li hanno ospitati e in questo momento di emergenza sanitaria hanno fatto sentire la loro tangibile vicinanza inviando mascherine, guanti, camici e tute protettive che sono stati donati, attraverso l’Ufficio diocesano per la pastorale sanitaria, alle aziende ospedaliere e alle congregazioni religiose, due realtà che hanno pagato un prezzo altissimo in numero di vittime. Oltre alla vicinanza spirituale, alle preghiere di intercessione e alle novene, i presbiteri cinesi hanno avviato anche raccolte fondi nelle diocesi di appartenenza per acquistare dispositivi di sicurezza per sopperire ai bisogni venutisi a creare con la pandemia. Tra i primi ad attivarsi per far recapitare mascherine anche negli istituti religiosi italiani c’è stato don Pietro Cui Xingang della diocesi di Baoding, già coordinatore italiano della pastorale per gli immigrati cinesi di religione cattolica per conto della Fondazione Migrantes. Don Gregorio Chen Wu e don Pietro Shao hanno lasciato l’Italia da circa sei anni ma non hanno mai interrotto il filo di amicizia con la comunità della parrocchia San Cleto, nel quartiere San Basilio, che li ha ospitati durante il loro soggiorno di studio nella Capitale. «Anche se in modo saltuario hanno sempre mantenuto i contatti con noi – racconta il parroco, padre Giovanni Ferraresso -. Per dimostrare la loro gratitudine e fraternità, oltre a inviarci messaggi di conforto, hanno fatto recapitare cinquecento mascherine che abbiamo subito distribuito a chi ne aveva bisogno». In piena emergenza sanitaria anche la comunità cinese cattolica di Roma si è attivata per far sentire la propria vicinanza. Attraverso il cappellano padre Michael Lye Heng Goh i fedeli, circa 150, hanno donato tremila mascherine, molte delle quali sono state destinate al Centro di riabilitazione Casa Santa Maria della Provvidenza-Opera femminile don Guanella. «Con questo piccolo pensiero abbiamo voluto dare segno della nostra solidarietà ai fratelli italiani – spiega il cappellano -. Si è parlato tanto della carenza dei dispositivi di sicurezza e ci siamo adoperati per aiutare». Conosciuto da tutti come padre Michele Wu, con la pronuncia mandarina, il sacerdote è rettore della chiesa San Bernardino in Panisperna. In queste settimane ha mantenuto i contatti con la sua comunità attraverso messaggi e telefonate offrendosi anche di tradurre in cinese i moduli da compilare per accedere ai contributi governativi. Pone anche l’accento sull’«ottimo» rapporto che si è instaurato con i residenti di piazza Vittorio e del rione Monti. «Spesso gli italiani ci chiedono di partecipare alle nostre celebrazioni – conclude -, soprattutto quelle del Capodanno cinese». (Roberta Pumpo – RomaSette)

Nada Te turbe: un video del coro della Mci di Barcellona per “essere insieme”

25 Maggio 2020 - Barcellona - Tanti sono i pensieri che Ezio Bosso, anima bella, ha condiviso, frasi semplici ma che dicono molto. Una in particolare sembra adatta per iniziare la storia che vogliamo raccontare. La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme. Insieme! Quanto significato ha assunto questa parola durante le lunghe settimane di isolamento. Quanta nostalgia ha suscitato pensare a quello “stare insieme” partecipando alle tante attività che la comunità della Missione Cattolica Italiana di Barcellona offre. E la voglia di riuscire a vivere qualcosa insieme, nonostante la distanza forzata, è quello che ha animato anche il coro della comunità. Così è nato il video “Nada Te turbe”. L’invito a cantare insieme è stato lanciato da Cinzia Monari, soprano professionista, che con generosità mette il suo talento a disposizione della comunità italiana. Ed è stato raccolto da molti. Tante singole voci, con le loro uniche tonalità e difetti sono diventate un coro. Eccoci di nuovo insieme, a vivere la musica ed il canto e a condividere una preghiera. Pochi versi di un poema di santa Teresa D’Avila che rassicurano, che fanno sentire protetti come un bimbo svezzato nelle braccia della mamma. Un mantra che don Luigi Usubelli, il cappellano della comunità, ci ha fatto conoscere proponendo di riunirci per pregare secondo lo stile di Taizé. Pregare attraverso il canto è da sempre il comune denominatore del coro della comunità. Nato in sordina con una chitarra e un repertorio con pochi canti è cresciuto con il contributo di tutti. Il maestro Andrea Catino, altro generoso professionista, adesso accompagna con il suo talento di pianista, un gruppo vario di amateur che canta canzoni di Marco Frisina o del movimento del Rinnovamento dello spirito con una certa bravura. Tutti i partecipanti condividono lo stesso entusiasmo per offrire un servizio che renda più belle e partecipate le celebrazioni comunitarie. Il coro ha molte delle caratteristiche di tutta la comunità. La mobilità per esempio. I suoi membri vivono in diverse zone di Barcellona e quindi le prove si organizzano in sedi diverse. La adattabilità: se non ci si riesce a incontrare per provare, si condividono le basi e i testi via WhatsApp e si studia a casa. L' accoglienza: nuovi cantori sono sempre benvenuti perché le voci sono tutte belle. Un certo coraggio: si canta anche solo in tre e a cappella ma la Messa è animata! E come il resto della comunità nemmeno il coro è stato fermato dal coronavirus. Già si sta montando un nuovo video e presto si tornerà a celebrare la Messa e a ritrovarsi Già ci si emoziona a pensare a quando torneremo in chiesa e torneremo ad intonare l’Alleluia, il Santo ed una delle tante canzoni che conosciamo. Anche se saremo sparsi per tutta la chiesa ci sentiremo uniti, riconoscenti e felici di poter di nuovo, insieme, “vivere” la musica e cantare al Signore…cantare inni e canti nuovi perché ha compiuto meraviglie.

Cristina Quaranta

Io sono con voi

25 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Siamo ancora nel clima della Pasqua, il Papa parla dalla biblioteca, mentre piazza san Pietro, lentamente, si popola di persone che seguono il Regina Caeli dai grandi schermi, in attesa di vedere Francesco affacciarsi dalla finestra del Palazzo apostolico. Le letture di questa domenica propongono verbi di azione: andare, partire, fare. Il sepolcro è vuoto, la pietra è accostata di lato, immagine di una porta lasciata aperta, invito a entrare per cogliere la novità di un evento che si fa storia. Abbiamo riflettuto, in questi giorni, sui due discepoli sfiduciati in cammino verso Emmaus; ci siamo trovati davanti l’immagine del buon pastore. Giorni nei quali i Vangeli ci hanno mostrato una continua presenza di Gesù accanto agli apostoli. Nel giorno dell’Ascensione questa vicinanza di Gesù assume un aspetto nuovo: “fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi” si legge negli Atti degli Apostoli. È un partire verso il Padre per restare: “uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Partire, andare. Nel Vangelo di Marco leggiamo che gli undici andarono in Galilea, “sul monte che Gesù aveva loro indicato”, e là Gesù dice loro di “andare”, di fare discepoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Sul monte avviene l’ultimo incontro del Signore con i suoi. Il monte, ricorda il vescovo di Roma, “ha una forte carica simbolica, evocativa; è su un monte che Gesù ha “proclamato le Beatitudini; sui monti si ritirava a pregare; là accoglieva le folle e guariva i malati. Ma questa volta, sul monte, non è più il Maestro che agisce e insegna, ma è il Risorto che chiede ai discepoli di agire e di annunciare, affidando a loro il mandato di continuare la sua opera”. Partire, andare, fare. È questa la Chiesa che Francesco indica dal primo giorno del suo pontificato, una Chiesa in movimento, non statica; una Chiesa ospedale da campo, comunità in uscita, protesa verso l’altro, capace di raggiungere le periferie dell’esistenza. Si apre l’anno dedicato alla Laudato si’, e il Papa consegna alla Chiesa una preghiera nella quale chiede al Signore di aprile “le nostre menti” e toccare “i nostri cuori, affinché possiamo essere parte del creato, tuo dono”. Chiede, ancora, di aiutarci a mostrare “solidarietà creativa” in questo difficile tempo della pandemia, e di essere accanto alle persone povere e vulnerabili: “fai in modo che riusciamo ad ascoltare e rispondere al grido della terra e al grido dei poveri”. Le sofferenze attuali diano vita a “un mondo più fraterno e sostenibile”. In questa domenica c’è anche un messaggio che Papa Francesco invia ai cattolici cinesi “perché siano forti nella fede e saldi nell’unione fraterna, gioiosi testimoni e promotori di carità e di speranza fraterna e buoni cittadini”. La festa dell’Ascensione è invito a annunciare, oggi come sempre, il messaggio di salvezza, e a non aver paura perché “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Questo “implica prima di tutto il dovere della testimonianza”, dice il Papa, perché senza testimonianza non si può annunciare. Oggi noi siamo i “discepoli” chiamati “per rendere ragione della nostra fede”. Compito “impegnativo, e pensando alle nostre debolezze, ci sentiamo inadeguati, come di certo si sentirono anche gli Apostoli stessi”. Ma ecco la promessa di Gesù: “io sono con voi…”. Il Signore continua cioè ad essere presente nella nostra storia, ci accompagna, ci guida, ci prende per mano, e ci rialza quando cadiamo, come più volte ha ripetuto il Papa. Presenza “costante e consolante” quella di Gesù tra di noi, afferma Francesco, che si fa presenza attraverso lo Spirito “che conduce la chiesa a camminare nella storia come compagna di strada di ogni uomo”, e che “opera la remissione dei peccati e santifica tutti coloro che, pentiti, si aprono con fiducia al suo dono”. Si tratta di un altro stile di presenza nel mondo, evidenzia il Papa, appunto “lo stile del Risorto, cioè una presenza che si rivela nella Parola, nei Sacramenti, nell’azione costante e interiore dello Spirito Santo”. Da qui derivano “la nostra forza, la nostra perseveranza e la nostra gioia”.

Fabio Zavattaro

Prestazioni o relazioni?

24 Maggio 2020 - Annecy - Oggi in Francia si celebra la settima domenica di Pasqua, in quanto l'Ascensione l'abbiamo celebrata giovedì scorso; In Italia invece si celebra oggi. Ma siamo sempre e comunque tutti uniti nella medesima preghiera di Gesù. Infatti, il brano del Vangelo ci riporta l'ultimo grande discorso di Gesù nel Vangelo di Giovanni che ha la forma di una preghiera di addio, nella quale si rivolge non più ai discepoli ma direttamente a Dio. È giunta “l'ora”, quella della croce e del passaggio al Padre. Il momento è quello “cruciale” nel senso più letterale del termine. Si decide il Suo destino. Nonostante Lui insista a parlare di Vita, la morte alza la voce e tutto intorno è cupo. È il momento delle separazioni e della solitudine più estrema: i suoi si allontanano, il Padre sembra sfuggente, le convinzioni si ritirano, le forze abbandonano, la paura opprimente, fino a sudare sangue. Sono così, d'altronde, i veri “momenti cruciali” della vita, come l'attuale, quelli in cui ci si trova di fronte a qualcosa, qualcuno che muore, di noi o fuori di noi. E ora, che c'è una decisione da prendere o da accettare, quando finisce un percorso o si apre una opportunità, quando si affronta una prova.... in queste e molte altre situazioni si provano gli stessi sentimenti di Gesù. La solitudine diventa padrona di casa e pare che l'unica risposta possibile debba porsi sul piano delle, direi, “prestazioni”: la scelta giusta, la risposta puntuale, la forza necessaria, la lucidità adeguata... I “momenti cruciali” sarebbero una questione esclusivamente di “prestazioni”. Invece Gesù ne fa una questione di “relazioni”, e nell'attimo decisivo “si racconta”, con la preghiera d'addio, come “uomo del legame” prima che della prestazione. Il Padre e i suoi: mentre l'istante drammatico rischia di farli sbiadire, Gesù grida forte la loro presenza. Non è un gesto eroico, piuttosto l'unica via possibile. Non è una dichiarazione di forza ma di sorprendente debolezza. Quei legami lo costituiscono e sono i soli a spaccare l'isolamento, che potremmo definire come il secondo nome della morte. Credo che qui ci sia una via tracciata con chiarezza per stare da cristiani nei nostri “momenti cruciali”. Le relazioni contengono un seme di salvezza; le prestazioni, invece, come certe certezze, spesso sono solo illusione. Molti di noi, forse, l’hanno vissuta l’esperienza del crollo delle certezze. Una crepa profonda si è aperta nelle nostre vite anche oggi, e ci ha fatto ripensare tutto, anche la nostra fede. Quella di prima, basata piuttosto sulle regole, scricchiolava, la nostra fede aveva bisogno di una rinascita come quella dei discepoli. Poi, piano piano, abbiamo visto, e ci rendiamo conto ora, che è proprio da quella crepa che la luce può penetrare. Le certezze di prima a volte crollano, per lasciare spazio ad una fede nuova, liberata, più autentica, più pronta forse ad accogliere l’invito di Gesù a farci costruttori di relazioni d’amore tra le persone, ad annunciare la Buona Novella, la Vita, là dove c’è solitudine, oppressione, umiliazione, sofferenza e morte. Con una speranza in cuore che ci viene da quella promessa di Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni».

don Pasquale Avena

Mci Annecy

Migrantes Fano: adesione alla gioia della liberazione di Silvia Romano

22 Maggio 2020 - Fano - L'Ufficio Pastorale Migrantes della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola ha aderito al comunicato stampa proposto da "L'Africa Chiama Onlus" di Fano in occasione del rilascio della volontaria Silvia Romano, rapita in Kenya il 20 Novembre 2018. “Tutto il mondo del volontariato fanese ha gioito per la bellissima notizia che si è diffusa in pochissime ore su tutti i canali di comunicazione. Ognuno di noi – si legge nel testo - si è unito alla gioia che ha travolto la famiglia Romano e tutti i volontari della onlus fanese Africa Milele. Purtroppo sono bastate altrettante poche ore per la diffusione, soprattutto sui social, di commenti ignobili verso Silvia”. Di fronte a tali dichiarazioni “non possiamo rimanere indifferenti perché le accuse e le illazioni rivolte a Silvia Romano colpiscono tutto il mondo dell’associazionismo e del volontariato, sia esso svolto in Italia che all’estero. In tutti questi mesi Silvia Romano è stata l’immagine del volontariato, il volto in cui si sono riconosciuti migliaia di giovani, e meno giovani, che hanno scelto di impegnarsi nell’associazionismo, il volto dell’Italia migliore a cui dovrebbe andare tutto il nostro sostegno e di cui dovremmo solo essere orgogliosi”.  

Migrantes Carpi: Messa per le famiglie del Luna Park con mons. Castellucci

22 Maggio 2020 -
Carpi - Sabato 23 maggio, alle ore 11, in Cattedrale a Carpi, mons.  Erio Castellucci, Amministratore apostolico, celebrerà la Santa Messa per le famiglie e gli operatori dello spettacolo viaggiante.
Sarà un momento di festa, frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie delle giostre, la Diocesi e diversi operatori pastorali della Migrantes Diocesana Carpi. Quest’anno, in cui a causa del coronavirus il Luna Park - si legge in una nota - non può essere aperto in occasione della Festa del Patrono, a maggior ragione è "importante farsi prossimi e compagni di viaggio delle famiglie del Luna Park, tra le più provate dalle conseguenze economiche della pandemia", spiega una nota. Per questo motivo, in attesa di tornare, il prossimo anno, nuovamente sotto la volta dell’Autoscontro, sarà la  Cattedrale – dove sono appena riprese le Messe alla presenza del popolo dopo il lockdown – ad accogliere la celebrazione eucaristica.

Ungheresi in Italia: la vita della comunità in tempo di pandemia

22 Maggio 2020 - Roma - La pandemia all’inizio di marzo ha impedito i viaggi per andare a trovare le comunità ungheresi in Italia. Ho pensato: come faccio senza lavoro?”. Ma piano piano ho ritrovato nuovi metodi per continuare il mio servizio con e per loro. Ho cominciato a trasmettere la celebrazione della Santa Messa tramite nel facebook e poi utilizzando la diffusione delle celebrazioni su un canale youtube. Ho dovuto imparare molte cose tecniche…Durante la Settimana Santa ho tenuto una catechesi per la preparazione al Triduo pasquale e alla Pasqua. Avendo ricontri positivi anche dopo Pasqua ogni settimana invitavo a leggere  insieme le Sacre Scritture. É una cosa nuova che fino adesso non c’era. All’inizio di Maggio come comunità celebravamo l’anniversario della morte del Venerabile card. József Mindszenty. Quest’anno non abbiamo potuto commemorare la sua morte nella Sua Chiesa titolare di Santo Stefano Rotondo. Ho utilizzato i canali social per permettere a tutti di poter partecipare. Dal 2012 una volta l’anno ho convocato i responsabile laici delle comunità per un incontro annuale a settembre. Adesso in videoconferenza ci troviamo ogni settimana. Ora stiamo preparando le prime celebrazioni, contattando i parroci che ci ospitano, ed invitando i fedeli a partecipare  (Németh László - Coordinatore nazionale degli ungheresi in Italia)  

Sviluppo Umano Integrale al tempo del Coronavirus: un dossier di Caritas Italiana

22 Maggio 2020 - Roma - Cinque anni fa, il 24 maggio del 2015, papa Francesco firmava la Laudato si’. Questa lettera enciclica, nella tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, fissa un nuovo paradigma per lo sviluppo umano integrale, dove sono riconosciuti i diritti di ogni persona umana nel pianeta che è la nostra casa comune. La ricorrenza, che stiamo ricordando all'interno di una settimana di riflessione, cade quest'anno in piena emergenza da pandemia per la diffusione del COVID-19, fonte di terribili sofferenze, che hanno avuto una ripercussione in misura maggiore soprattutto sulle persone più fragili e vulnerabili. Questa enciclica si è dimostrata capace di grande vitalità, e ci suggerisce degli spunti fondamentali per leggere i ‘segni dei tempi’ e per aiutarci a trovare una dimensione di impegno diretto per il cambiamento. A questi due temi Caritas Italiana dedica il suo 55° Dossier con Dati e Testimonianze (DDT), dal titolo "Sviluppo umano integrale al tempo del Coronavirus. Ipotesi di futuro a partire dalla Laudato si’". La riflessione parte dall'esperienza vissuta da tutti noi e da una grande parte dell'umanità - alcune storie raccolte nel dossier ci parlano di quanto sta avvenendo in paesi come lo Sri Lanka, Filippine e Nepal; ma le sue implicazioni sono globali. Si tratta di una situazione imprevista, ma non imprevedibile. Da molti anni ormai gli scienziati avevano messo in guardia sulla possibilità di passaggio di agenti infettivi da varie specie animali all’uomo. È una situazione che può ripresentarsi anche in futuro, e la cui probabilità aumenta in ragione della pressione esercitata dal genere umano sull’ambiente. Nella risposta all’emergenza della pandemia, così come in tutta la lunga fase del lockdown e del riavvio delle attività, è critico il ruolo del settore pubblico. È importante riflettere sull’equilibrio tra il controllo della pandemia (spesso attraverso un irrigidimento delle tecniche di controllo), e necessari contrappesi, sia sul piano della trasparenza informativa che sul piano delle iniziative della società civile, che hanno svolto un ruolo di sussidiarietà nella fase più acuta dell’emergenza; ma che devono poter esprimere una lettura della situazione anche in termini più ampi. Molti aspetti della nostra vita sono stati toccati: è dal riconoscere cosa sta cambiando nella nostra vita con riferimento alle modalità di lavoro, all’uso della tecnologia, ai modelli di sviluppo economico, alla politica, la società, allo spazio globale. Scritta ben prima della pandemia, la Laudato si’ dice parole profetiche sul rischio delle crescenti diseguaglianze e conflittualità, sulla necessità di stabilire una nuova alleanza tra umanità e natura, sull’urgenza di riformare profondamente i principi alla base di una economia e una società che sembrano avere l’esclusione e lo scarto come conseguenza necessaria. “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, – ha sottolineato papa Francesco nel momento straordinario di preghiera del 27 marzo sul sagrato di San Pietro -  non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Il Dossier ha dunque - spiega la Caritas Italiana in una nota - l’obiettivo di segnalare alcune piste di riflessione su come la visione delineata dalla Dottrina Sociale, in particolare a partire dalla Laudato si’, ci può aiutare a riprendere il cammino invertendo la rotta e dando un contributo attivo e responsabile per costruire un futuro più giusto e rispettoso della dignità di tutti nel tempo del “dopo Covid-19”.

Aprirsi all’altro: una lezione continua…  

22 Maggio 2020 - Ancona - “A cosa serve il Vangelo, se perde il suo sapore?”. Ho imparato dalla vita, grande maestra in questo, che oltre l’emergenza c’è la quotidianità. Ed è lì che ci giochiamo la nostra credibilità. Se il COVID19 non ci ha fatto entrare nella stessa barca, se non abbiamo capito che solo insieme ci salveremo o periremo, allora forse non abbiamo ancora toccato il fondo… Nel tempo della lockdown ho potuto continuare ad insegnare italiano col metodo Penny Wirton a Katarina, giovane russa, laureata in lingue, emigrata da gennaio in provincia di Ancona. Le nostre lezioni quotidiane online ci hanno permesso di entrare nelle rispettive e differenti culture, di far crescere la nostra relazione. Quando potrà riaprire la scuola, anche lei verrà ad insegnare ai migranti. Promessa ammirevole di reciprocità. Da Domenica delle Palme, invece, ho potuto animare l’intima eucarestia domenicale: il parroco e altre tre persone, in tutto. Così, ho ritrovato Ubaldo, una persona senza fissa dimora, che conosco da almeno vent’ anni. Sempre su e giù per le strutture di accoglienza con lo zaino in spalla. L’ho trovato fisicamente migliorato, ma quando gli ho chiesto se stava pensando di fermarsi, di vivere in una casa, avere degli amici: “Io sono un uccello libero, - mi ha risposto deciso - quando tutto tornerà come prima, riprenderò il mio viaggio.” Riflettevo, così, tra me e me. Non ci è permesso sapere quale è il bene degli altri. Possiamo solo camminare insieme, per alcuni tratti di strada, senza voler capire o cambiare ad ogni costo le situazioni. Come sempre, il mistero ci accompagna… Una cosa, però, mi sembra certa: “Quello che è buono per me, lo è anche per ogni uomo della terra.” Su questo bisogna continuare a lavorare anche a livello culturale, per trasformare le mentalità. Mi colpiva recentemente l’affermazione dello psichiatra Andreoli : “Abbiamo delirato sull’Io. Dobbiamo ora delirare sul noi”.  Questo processo culturale si rivela urgente anche dentro la Chiesa. Penso a due famiglie di migranti che ho seguito per vari anni, partite di recente in Germania: una della Georgia, Asoev, l’altra del Camerun, Leumere Leumegni. Fin dall’inizio della pandemia ci chiamavano continuamente per informarsi della nostra salute e invitarci a restare in casa. Poi anche loro hanno dovuto fare i conti con questo, e ringrazio il cielo che oggi vivono in Germania. In queste relazioni, in questi collegamenti whatsapp si dimostra uno strumento formidabile. In tempo reale si hanno informazioni fresche da ogni parte del mondo e spesso i racconti degli amici sono diversi da quelli delle TV ufficiali. Questa interconnessione ci dimostra ogni giorno la bellezza e la ricchezza dei legami che abbiamo costruito. Sì, nel mondo dell’emigrazione. Di questo ho spesso ringraziato il Signore, in questo tempo di coronavirus.  

Annapia Saccomandi

Migrantes Ancona

Papa Francesco: “la Chiesa è opera dello Spirito Santo e non conseguenza delle nostre riflessioni e intenzioni”

22 Maggio 2020 - Città del Vaticano -  “La fede è testimoniare la gioia che ci dona il Signore. Una gioia così, uno non se la può dare da solo. Gesù, prima di andar via, ha detto ai suoi che avrebbe mandato loro lo Spirito, il Consolatore. E così ha consegnato allo Spirito anche l’opera apostolica della Chiesa, per tutta la storia, fino al suo ritorno”. Lo ha scritto il Papa, nel messaggio rivolto alle Pontificie Opere Missionarie (Pom), diffuso ieri. Secondo papa Francesco, “il mistero dell’Ascensione, insieme all’effusione dello Spirito nella Pentecoste, imprime e trasmette per sempre alla missione della Chiesa il suo tratto genetico più intimo: quello di essere opera dello Spirito Santo e non conseguenza delle nostre riflessioni e intenzioni. È questo il tratto che può rendere feconda la missione e preservarla da ogni presunta autosufficienza, dalla tentazione di prendere in ostaggio la carne di Cristo – asceso al Cielo – per i propri progetti clericali di potere”. “Quando nella missione della Chiesa non si coglie e riconosce l’opera attuale ed efficace dello Spirito Santo, vuol dire che perfino le parole della missione – anche le più esatte, anche le più pensate – sono diventate come ‘discorsi di umana sapienza’, usati per dar gloria a sé stessi o rimuovere e mascherare i propri deserti interiori”, il monito di papa Francesco.

Vescovi Calabria: regolarizzazione “segna un passo avanti”

22 Maggio 2020 - Catanzaro - La crisi dovuta alla pandemia, colpendo l’economia reale del Paese, ha fatto “riesplodere nodi cruciali e problematiche che si trascinano da anni”. Lo scrivono oggi, in una nota i vescovi calabresi evidenziando tra le problematiche quella della situazione dei braccianti agricoli, tra cui molti migranti, “sfruttati, calpestati nella loro dignità, vittime soprattutto del fenomeno del caporalato”. I vescovi calabresi intendono ancora una volta “alzare” la voce ed esprimere la “ferma condanna di tutte le situazioni di sfruttamento nella filiera agroalimentare e soprattutto del fenomeno del caporalato. Un male antico e sempre presente, magari sotto forme diverse nel tempo e – si legge nella nota -  spesso ignorato pur di non prendere la giusta posizione, la corretta scelta tra il bene e il male. Oltretutto il caporalato è nelle mani delle organizzazioni criminali, le quali utilizzano metodi mafiosi per il controllo del territorio. La nostra condanna del fenomeno è forte e netta”. In diverse circostanze i presuli hanno definito la mafia “l’antivangelo”, perché “nega la libertà e la verità che ci sono state consegnate dal mistero pasquale della risurrezione di Cristo Gesù. Un’autentica opera di conversione e di liberazione dei territori dalle mafie passa, quindi, pure dal superamento della piaga del caporalato, che rappresenta senza dubbio una delle vie di adorazione del male”, di cui ha parlato papa Francesco durante la sua visita a a Cassano all’Jonio nel 2014. Aver dato spazio ai migranti nel recente Decreto Rilancio, adottato dal Governo pochi giorni fa, per i vescovi della Calabria – “segna un passo avanti nella definizione della problematica, sotto il profilo della tutela della salute e della lotta all’illegalità. Limitazioni delle misure a determinate categorie, procedure non sempre semplificate e la breve durata dei permessi rendono evidenti la necessità di una svolta ancor più radicale, come testimonia del resto anche lo sciopero degli invisibili, indetto proprio per la giornata di oggi nei campi della Piana di Gioia Tauro”. “Resta – conclude la nota -  la fiduciosa speranza che il cammino intrapreso possa essere irreversibile, sostenuto in chiave locale dai segnali di attenzione lanciati anche dalla Regione, attraverso l’attivazione di progetti dedicati alla definizione dell’emergenza sanitaria e di quella abitativa”. Nella “consapevolezza inscalfibile che molto vi sia da fare per giungere ad una piena tutela dei diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori”, la Chiesa di Calabria ribadisce “la necessità dell’affermazione dei principi della dignità della persona umana e della sacralità del lavoro per liberare tanti uomini e donne dalla loro condizione di sostanziale schiavitù, condannando ogni forma di sfruttamento come attentato alla dignità dell’uomo, che, in quanto peccato sociale, grida vendetta al Cielo”.

R.Iaria

Tempo di coronavirus, tempo di miracoli…

21 Maggio 2020 - Porto Recanati – Porto Recanati. Anche in tempi di coronavirus, il tristo palazzone si stagliava alto e severo, quasi impassibile, imbottito di paraboliche e di stracci stesi. Accanto, il dolce profilo del mare Adriatico sembrava rassegnato di tale prossimità. Di tanta audacia. È il famoso Hotel House, definito dalla stampa locale “una vergogna nazionale”. Costruito fine anni ’60, sui bordi del mare come hotel estivo per turisti, i suoi sedici piani, con circa 500 appartamenti si sono riempiti ben presto di circa duemila immigrati di 40 nazionalità differenti.  Un ghetto verticale. Otto ascensori che non funzionano, l’acqua potabile portata già a suo tempo da un’autobotte, mucchi di immondezza in ogni dove. Un popolo acquartierato nel degrado. Unica nota di umanità, all’ottavo piano la presenza dell’ambulatorio del Dott. Francesco Paolo, che qui lavora come alla frontiera, e la vive come una vera missione. L’abbiamo visitato quasi per sostenere la sua presenza di resistente e la sua opera coraggiosa con il Direttore generale Migrantes, don Gianni de Robertis, giusto un anno fa. Malattie qui? le più varie, ma la peggiore la depressione delle donne. L’ambiente logora lo spirito. Fin tempo fa, anche un’associazione locale, la Tenda, era impegnata nell’animazione pomeridiana di un gruppo di bambini, in un paio di locali al pianoterra. Negli appartamenti, gli spazi già limitati, stanno ancora più stretti, in questi mesi di clausura generale. Impossibile per Fatima, ventenne, universitaria a Macerata, preparare gli esami, visto che l’unica stanza possibile è come “sequestrata” dal fratello maggiore. In questo difficile contesto, i giornali locali, settimane fa, uscivano a caratteri cubitali “Grandi pulizie all’Hotel House, mobilitate tutte le etnie”. Spiegando, in tempi di crisi sanitaria, che si era instaurato un “nuovo modo di vivere condiviso tra le etnie”. Qualcuno del posto la definisce perfino “una volta storica”, in una grande sinergia tra tutte le etnie presenti, con mascherine e, a volte, tute mimetiche. Vedere, così, senegalesi e pakistani lavorare insieme per prendersi cura del loro habitat è sembrato un vero miracolo. Veniva in mente quanto affermava anni fa una religiosa francese, suor Geneviève, di un enorme condominio degradato della banlieue parigina. Solo quando era riuscita – dopo mille tentativi e una montagna di pazienza – a convincere i giovani di quel condominio imbrattato e deprimente a dare essi stessi il colore e riqualificare le scale e i locali comuni, era successo qualcosa di strano. Come una rivoluzione indolore. Un nuovo clima di pulito, faceva respirare gli animi dei residenti un’aria di primavera. Sì, di umanità ritrovata. ( p. Renato Zilio - Delegato Migrantes Marche)