Primo Piano

GMMR: nuovi video e materiali della Sezione Migranti e rifugiati della Santa Sede

21 Luglio 2020 - Città del Vaticano - Continua la pubblicazione, da parte della Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano ed Integrale della Santa Sede di video e materiali in preparazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, dedicata agli sfollati interni, che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Ogni mese i sotto temi proposti da papa Francesco nel suo messaggio, vengono approfonditi attraverso video inediti e altro materiale multimediale. Il primo sotto-tema è stato “Conoscere per comprendere” e il secondo “Farsi prossimo per servire”. Adesso il terzo video, appena pubblicato, in cui Papa Francesco esplora il sotto-tema “Ascoltare per riconciliarsi”. Il video offre la testimonianza di vita di una sfollata interna che spiega come il lavoro di squadra e l’accettazione reciproca possono creare un futuro più luminoso e una coesistenza pacifica tra persone di diverse religioni. Nel video, il Papa invita a un ascolto attento e umile, mediante il quale possiamo veramente riconciliarsi.  

Venezuela: Gesuiti invitano il Governo a non stigmatizzare i migranti di ritorno e ribadiscono il loro impegno

20 Luglio 2020 - Roma - “Invitiamo i portavoce ufficiali del Governo termini discriminatori, che promuovano il disprezzo e la violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione nazionale e dal Diritto internazionale” rispetto ai migranti venezuelani che stanno tornando nel proprio Paese in questi mesi, a causa delle difficoltà incontrate nei Paesi di destinazione a causa della pandemia. Lo scrivono i Gesuiti del Venezuela, in una nota firmata dal provinciale, padre Rafael Garrido. “È compito dello Stato generare meccanismi adeguati perché tutti abbiano l’opportunità di un ingresso nel Paese in condizioni dignitose”, anche perché il ritorno evita che i migranti siano “esposti a mafie pericolose”. La Compagnia di Gesù, inoltre condanna i termini discriminatori usati da un proprio confratello a proposito dei migranti di ritorno e ribadisce il proprio impegno per “l’accompagnamento, il servizio e la difesa delle persone in movimento, dei rifugiati e dei migranti. Nel nostro Paese seguiamo questa realtà attraverso la nostra presenza alle frontiere, avvalendoci di opere apostoliche come le parrocchie, il Servizio gesuita per i rifugiati (Sjr), le università e le scuole di Fe y Alegria”. Conclude la nota: “Rinnoviamo il nostro impegno alla solidarietà e alla vicinanza con le persone che cercano di tornare al nostro Paese, mentre siamo tutti nel mezzo di questa complicata situazione, rispetto alla quale ognuno deve tirare fuori il meglio di sé per superarla”.Redazione

“La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”: la presentazione di mons. Ripa

20 Luglio 2020 - Città del Vaticano - «Il nuovo Israele dell’era presente, che cammina alla ricerca della città futura e permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo» (LG 9). Essa è il Popolo che Dio ha costituito, così «che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità» (LG 9). Tale popolo vive nella storia e nel tempo, partecipando all’unica missione salvifica ricevuta da Cristo tramite le sue membra, che rispondono in modo diverso alla chiamata di Dio e, per conseguenza, assumono nella Chiesa ministeri, incarichi o semplici impegni per il bene di tutti. È il Popolo di Dio quindi che evangelizza, ciascuno secondo la propria vocazione, le proprie concrete possibilità del momento, nonché in base alle responsabilità che gli corrispondono. Un riflesso di tale evidenza teologica si coglie nella definizione di “parrocchia” presente nel Codice di Diritto Canonico (can. 515, § 1), nella quale essa è presentata innanzitutto come «una determinata comunità di fedeli», costituita da persone di ogni sorta – presbiteri, diaconi, consacrati, laici, associazioni, famiglie – che partecipano in vario modo all’esercizio della cura pastorale, affidata al parroco come pastore proprio. Il 15 agosto 1997 è stata promulgata una Istruzione interdicasteriale, Ecclesia de mysterio, “su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti”, mentre nel 2002 la Congregazione per il Clero ha pubblicato una Istruzione “Il presbitero pastore e guida della comunità” (4 agosto 2002). Si tratta di due documenti tuttora di grande interesse, rispetto ai quali l’Istruzione intende porsi come tentativo di presentare una sintesi adeguata all’attuale contesto ecclesiale, volti cioè a dedicare attenzione a tutti i ministeri operanti all’interno della comunità parrocchiale, in modo da evidenziare come ognuno abbia una sua specificità al servizio dell’unica missione evangelizzatrice. Si potrebbe dire che il senso del documento è ricordare che “nella Chiesa c’è posto per tutti e tutti possono trovare il loro posto” nell’unica famiglia di Dio, nel rispetto della vocazione di ciascuno, cercando di valorizzare ogni carisma e di preservare la Chiesa da alcune possibili derive, come “clericalizzare” i laici o “laicizzare” i chierici, o ancora fare dei diaconi permanenti dei “mezzi preti” o dei “super laici”. Così come quelli del 1997 e del 2002, il presente documento non contiene “novità legislative” – ciò esula dal compito e dalle possibilità di una Istruzione, destinata invece a «rendere chiare le disposizione delle leggi e a sviluppare e determinare i procedimenti nell’eseguirle» (can. 34 CIC) – ma invece propone modalità per meglio applicare la legge vigente, facendo tesoro dell’esperienza della Congregazione per il Clero nel suo servizio alle Chiese particolari, nonché nell’ascolto delle loro necessità e nell’accoglimento delle loro ricchezze. In sintesi, il documento intende porsi al servizio di alcune scelte pastorali, già da tempo avviate da parte dei Pastori e “sperimentate” dal Popolo di Dio, in spirito di discernimento, per contribuire alla valutazione di esse, all’eventuale correzione, al ripensamento e all’ approfondimento, per la valorizzazione del cammino già fatto, per commisurare il diritto particolare con quello universale e gettare le basi del percorso pastorale futuro. D’altra parte, una Chiesa sempre impegnata nella missione evangelizzatrice ricevuta da Cristo, in un mondo più articolato rispetto al passato e connotato dai segni del pluralismo culturale, ha bisogno di porre il proprio dinamismo “in uscita”, avviando, ove necessario, anche una riforma delle proprie strutture e una riorganizzazione delle forme di affidamento e di partecipazione all’esercizio della cura pastorale, nel segno di una maggiore corresponsabilità di tutti i battezzati, come sopra ricordato. Così, accanto alla comunità parrocchiale determinata unicamente su base territoriale e distinta nettamente dalle comunità contigue, la presente Istruzione ha inteso favorire e promuovere, nel rispetto della normativa canonica essenziale, una pastorale di vicinanza e di cooperazione tra diverse comunità parrocchiali. A tale fine è stato preso in considerazione il tema dei raggruppamenti di parrocchie, chiamati “unità pastorali” (destinate a “promuovere forme di collaborazione organica tra parrocchie limitrofe”, Apostolorum Successores, art. 215b), nonché di quelli di vicariati foranei, detti “zone pastorali” (Apostolorum Successores, art. 219), volte a migliorare, nelle diocesi più grandi, la connessione tra il “centro” e la “periferia”, attraverso la costituzione di Vicari Episcopali preposti a ciascuna zona, a nome del Vescovo diocesano, sotto la sua autorità e in comunione con lui. Dal momento che l’applicazione concreta delle possibilità sin qui menzionate – sia in relazione alle forme di affidamento e di partecipazione all’esercizio della cura pastorale che a proposito dell’erezione di zone o unità pastorali, con conseguente unione o soppressione di parrocchie – non di rado avviene attraverso vere e proprie ristrutturazioni diocesane, la presente Istruzione intende offrire ai Vescovi e ai loro collaboratori, chierici e laici, gli strumenti pastorali e canonici per operare secondo un agire genuinamente ecclesiale, dove diritto e profezia si possano coniugare per il maggior bene della comunità. Non è raro infatti che la visione della comunità parrocchiale e della cura pastorale proposti dal Magistero ecclesiale, dal Concilio Ecumenico Vaticano II fino all’insegnamento di Papa Francesco, e di conseguenza naturalmente entrati nella normativa canonica, diventino un quid troppo soggettivo, un vero “secondo me”, a discrezione del singolo Vescovo o del singolo gruppo, con interpretazioni non di rado improprie della vita di una comunità e del ministero dei pastori. Si può pensare facilmente ai due noti estremi, quello cioè di una parrocchia in cui il parroco e gli altri presbiteri si occupano di tutto e decidono da soli di ogni cosa, relegando le altre componenti della comunità a un ruolo marginale, al massimo da esecutori; oppure, all’opposto, una sorta di visione “democratica” in cui la parrocchia non ha più un pastore, ma solo funzionari – chierici e laici – che ne gestiscono i diversi ambiti, con una modalità spesso definibile come “aziendale”. Per la buona riuscita di tali ristrutturazioni poi sono necessari tempi che rispettino la storia, le tradizioni e la vita delle diverse comunità – «Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali», come ha ricordato Papa Francesco in una intervista (concessa a P. A. Spadaro, S.I., nel 2016 e pubblicata all’inizio del volume Nei tuoi occhi è la mia parola) – evitando di “calare progetti dall’alto”, operando invece all’insegna della debita gradualità, fatta di consultazioni previe, studi approfonditi e competenti, applicazioni ad experimentum, verifiche, prima di giungere a una decisione definitiva, equilibrata e già provata sul campo, in modo da non creare dolorose “rotture” nella vita delle comunità. Per tale ragione, sollecitato da non pochi Vescovi, questo Dicastero ha avvertito la necessità di elaborare uno strumento per sostenere e accompagnare i diversi progetti di riforma delle comunità parrocchiali e le ristrutturazioni diocesane, già in atto o in via di programmazione. Non si tratta di “ingabbiarli” nella fredda schematicità di modelli precostituiti e identici per tutti, bensì di mantenerli all’interno dell’ampio alveo ecclesiale, per accompagnare un “andare insieme” – Pastori e Popolo di Dio – senza cercare di comprimerne il cuore e lo Spirito entro piani pensati solo a tavolino. Questa Congregazione ha lavorato negli ultimi anni alla redazione della presente Istruzione, proprio al fine di dotarsi di un siffatto strumento – a un tempo, teologico-pastorale e canonico – per il servizio ecclesiale, volto a offrire indicazioni e norme generali da attualizzare nella “diversità” del giorno di Pentecoste in ciascun contesto, cioè per unire, non per uniformare, come ben esprimono le ispirate parole di un autore caro a Papa Francesco, che meritano di essere qui richiamate: «Il mistero di un’unità che non confonde ma conserva nette le distinzioni, soprattutto quella per eccellenza tra creatura e Dio, e tuttavia ciò che ha distinto raccoglie in una suprema inesprimibile unità» (R. Guardini, Dostoevskij: il mondo religioso, p. 78).

Mons. Andrea Ripa

Sotto-Segretario della Congregazione per il Clero

Santa Sede: “prossimità” parola chiave per le unità pastorali

20 Luglio 2020 -  Città del Vaticano - E’ la prossimità il “fattore chiave” delle “unità” o “zone pastorali”. E’ quanto si legge nell’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, a cura della Congregazione per il Clero, diffusa oggi, in cui si ricorda che la normativa canonica mette in evidenza “la necessità di individuare all’interno di ogni diocesi parti territoriali distinte, con la possibilità che esse siano successivamente raggruppate in realtà intermedie tra la diocesi stessa e la singola parrocchia”, tenendo conto “delle dimensioni della diocesi e della sua concreta realtà pastorale”. Nell’erigere una unità pastorale, si legge nel documento, “si deve tenere conto il più possibile dell’omogeneità della popolazione e delle sue consuetudini, nonché delle caratteristiche comuni del territorio, per facilitare la relazione di vicinanza tra i parroci e gli altri operatori pastorali”. Prima di procedere all’erezione di un raggruppamento di parrocchie, il vescovo deve necessariamente consultare in merito il Consiglio presbiterale. “Non sono motivi adeguati” per costituire una unità pastorale, si precisa nel testo, “la sola scarsità del clero diocesano, la situazione finanziaria generale della diocesi, o altre condizioni della comunità presumibilmente reversibili a breve scadenza”, come la consistenza numerica, la non autosufficienza economica, la modifica dell’assetto urbanistico del territorio. Nell’atto con cui si sopprime una parrocchia, il vescovo dovrà provvedere anche alla devoluzione dei suoi beni nel rispetto delle relative norme canoniche. E’ contemplata anche l’eventualità di “ridurre una chiesa a uso profano non indecoroso”, ma anche in questo caso “non sono cause legittime per decretare tale riduzione la diminuzione del clero diocesano, il decremento demografico e la grave crisi finanziaria della diocesi”. Ogni parrocchia di tale raggruppamento deve essere affidata a un parroco o anche a un gruppo di sacerdoti “in solidum”, che si prenda cura di tutte le comunità parrocchiali. In alternativa, il raggruppamento potrà anche essere composto da più parrocchie, affidate allo stesso parroco.

L’attenzione al Sud del mondo

20 Luglio 2020 - Roma - Sessanta progetti, per un totale di € 11.890.149 così suddivisi: € 6.090.221 per 30 progetti in Africa, € 1.808.346 per 12 progetti in America Latina; € 3.248.102 per 14 progetti in Asia; € 212.598 per 2 progetti in Medio Oriente; € 530.882 per 2 progetti in Est Europa. Sono i dati emersi dalla riunione del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Cei tenutasi nei giorni scorsi, in video-collegamento con la sede  di Roma. Due tra i progetti più significativi sono in Africa. Uno in Nigeria, nella diocesi di Maiduguri e negli stati del Borno e Adamawa. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati collaborerà con le autorità locali per fornire corsi personalizzati di formazione degli insegnanti agli educatori, che a loro volta utilizzeranno le competenze acquisite in aula per migliorare la qualità dell'istruzione del sistema scolastico pubblico. Questi insegnanti saranno poi impiegati per realizzare un programma di apprendimento accelerato dopo la scuola che si rivolge sia ai bambini che frequentano le scuole sia a quelli che le hanno lasciate. In Angola, nella diocesi di Benguela, le Piccole Suore della Divina Provvidenza costruiranno ed equipaggeranno un centro sociale e allestiranno un posto medico con laboratorio di analisi. Il centro sociale, di circa 300 mq, comprenderà un area per recupero disabili fisici e mentali, fisioterapia e laboratori; uno spazio per la formazione inclusiva (alfabetizzazione, formazione professionale, socializzazione). Il presidio medico, già esistente, necessita di ristrutturazione e si arricchirà di un day-hospital per vaccinazioni e per la somministrazione di terapie, che potrà accogliere 120 pazienti. In Medio Oriente, e specialmente in Egitto, le Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria hanno una scuola a Beni Suef, che accoglie bambini dalla materna fino alle medie. La scuola è aperta a tutti, cristiani e musulmani e nel 2013, nel corso della primavera araba, è stata distrutta e incendiata dai terroristi. La ricostruzione, prontamente avviata, si era interrotta per mancanza di fondi ma ora potrà finalmente essere portata a termine. Tra i progetti latino-americani ne menzioniamo due. In Argentina, a Buenos Aires, verrà finanziata la ristrutturazione di una scuola di cucina, con annesso ristorante, destinata alle donne più povere. L'iniziativa, voluta dalle Figlie del Divin Salvatore, ha sede in un edificio storico del centro di Buenos Aires che necessita di una serie di restauri e adattamenti per tornare operativo. In Perù, invece, si interverrà a beneficio della comunità agricola di Palermo e Rio Salado, dove circa 1200 persone vivono su un altopiano tra i quattro e i cinquemila metri di altitudine: impossibile quindi rete elettrica, fognaria e acqua potabile, nessun mezzo di trasporto pubblico, denutrizione e gravi infermità, elevata mortalità materno-infantile, inadeguata alimentazione. Verranno realizzate latrine, cucine, sistemi di aereazione e illuminazione delle abitazioni, e verranno insegnate pratiche lavorative agricole e di allevamento, ed effettuata la costruzione di moduli per allevamento di porcellini d'india e orti biologici familiari. Segnaliamo infine ancora due progetti che saranno realizzati in Asia. In Sri Lanka l'arcidiocesi di Colombo creerà una scuola di musica e arti per la riabilitazione dei ragazzini di Negombo, traumatizzati a seguito degli attentati che la comunità ha subito nella primavera del 2019. A Timor Est, infine, le suore Canossiane costruiranno un centro di formazione professionale e dormitorio all'Isola di Atauro, per dare una risposta concreta alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro per i giovani, a causa dell'assenza delle necessarie competenze e professionalità.

Cei e Ferrovie Stato: convenzione per la presenza dei cappellani nelle stazioni

20 Luglio 2020 -

Roma - Nei giorni scorsi la Conferenza Episcopale Italiana e le Ferrovie dello Stato hanno siglato una convenzione che garantisce la presenza dei cappellani per l’assistenza pastorale del personale ferroviario, delle loro famiglie e dei fedeli che frequentano le chiese nelle stazioni.

La Convenzione, firmata da Gianfranco Battisti, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS Italiane, e dal Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, evidenzia l’importanza del servizio religioso, morale e formativo svolto dai cappellani e dai loro collaboratori, chiamati a farsi prossimi a quanti lavorano nel comparto ferroviario e a quanti viaggiano attraverso la presenza nelle chiese delle stazioni, ma anche con ritiri spirituali, pellegrinaggi, cerimonie, incontri di formazione e di confronto su questioni organizzative, metodologiche e pastorali. FS Italiane si impegna ad assicurare la manutenzione delle chiese degli impianti ferroviari, favorire la libera partecipazione dei dipendenti a celebrazioni e manifestazioni religiose, autorizzare l’allestimento del presepio aziendale nella sede centrale e sul territorio. Attualmente sono 36 i luoghi destinati al culto ubicati nelle stazioni. Cappelle più o meno grandi si trovano, infatti, ad Acireale, Agrigento, Alessandria, Ancona, Avellino, Bari, Bologna Centrale, Cagliari, Caltanissetta Centrale, Canicattì, Catania Centrale, Ceprano-Falvaterra, Cosenza, Enna, Firenze, Foggia, Foligno, Formia-Gaeta, Genova, Messina Centrale e Marittima, Milano, Napoli, Palermo Centrale e Palermo Notarbartolo, Reggio Calabria Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina, Taranto, Terni, Torino, Torre Annunziata Centrale, Trieste Centrale, Udine, Verona, Villa Literno, Villa San Giovanni.

R.I.

Il buon grano

20 Luglio 2020 - Città del Vaticano - Bene e male convivono nella storia dell’umanità, ma ieri  la pagina di Matteo ci ha proposto un volto del Signore dove la mitezza è la misura del suo agire: il Dio misericordioso lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, come abbiano letto nel Salmo. Quotidianamente, anche se non ce ne rendiamo sempre conto, siamo testimoni di questo scontro tra bene e male: la violenza, l’ipocrisia, la prepotenza. Nel dopo Angelus, Francesco ha un pensiero, “in questo tempo in cui la pandemia non accenna a arrestarsi”, per quanti stanno affrontando la malattia e le sue conseguenze, soprattutto coloro che vivono in zone di conflitto. Così, ricordando la risoluzione dell’Onu, rinnova “l’appello ad un cessate-il-fuoco globale e immediato, che permetta la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria necessaria”. Chiede anche una “soluzione pacifica e duratura” delle tensioni “tra Armenia e Azerbaijan”. Bene e male, dunque, convivono e non sempre siamo capaci di scegliere con giustizia e in carità. Matteo, nel suo Vangelo, ci propone tre parabole – il granello di senape, piccolissimo, ma grande nella sua crescita; la forza nascosta del lievito; l’attesa paziente del bene anche se assediato dalla zizzania – che evidenziano la mitezza e la misericordia dell’agire del Signore con gli uomini; la pazienza, anzi dello scandalo della pazienza di Dio che lascia che il male cresca accanto al bene: la zizzania in mezzo al grano. Le parabole evangeliche, ricordava Benedetto XVI, sono un modo per il Signore di indicare “il vero fondamento di tutte le cose”; Dio “che agisce e entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano”, come scrive nel primo libro dedicato a Gesù di Nazaret. Francesco si sofferma, all’Angelus, sulla parabola della zizzania: Dio che giudica per mezzo della sua parola, ma che non separa gli uomini, pur conoscendo la storia di ognuno. Una lezione anche per noi: possiamo parlare di bene e male ma non possiamo giudicare, dividere il buono dal cattivo. La zizzania, afferma il Papa, “riassume tutte le erbe nocive, che infestano il terreno”. Anche oggi, aggiunge, il terreno “è devastato da tanti diserbanti e pesticidi, che alla fine fanno pure male sia all’erba, che alla terra e alla salute”. I servi vorrebbero strappare subito la zizzania, il Padrone chiede invece di aspettare la mietitura: allora separeranno il grano dalla zizzania, bruciando la seconda. La presenza della divisione, dell’odio nel campo, il mondo, accanto all’uomo giusto: Gesù non strappa la zizzania, non caccia Giuda dai dodici ma anzi si china e gli lava i piedi; non interviene per impedirgli di compiere fino in fondo il suo tradimento, ma lo lascia nella sua libertà e lo chiama amico. Ecco l’infinita pazienza del Signore che può cambiare il cuore dell’uomo. Il padrone, il Signore, agisce “apertamente, alla luce del sole”; l’avversario, il diavolo, “approfitta dell’oscurità della notte, e opera per invidia, per ostilità, per rovinare tutto”. Il suo intento, dice il vescovo di Roma, è intralciare l’opera della salvezza: “il buon seme e la zizzania rappresentano non il bene e il male in astratto, ma noi esseri umani, che possiamo seguire Dio oppure il diavolo”. Ricorda Francesco: “è sempre seminare il male che distrugge. E questo lo fa sempre il diavolo, o la nostra tentazione: quando cadiamo nella tentazione di chiacchierare per distruggere gli altri”. Certo il male va rigettato dice il Papa, “ma i malvagi sono persone con cui bisogna usare pazienza. Non si tratta di quella tolleranza ipocrita che nasconde ambiguità, ma della giustizia mitigata dalla misericordia. Se Gesù è venuto a cercare i peccatori più che i giusti, a curare i malati prima ancora che i sani, anche l’azione di noi suoi discepoli dev’essere rivolta non a sopprimere i malvagi, ma a salvarli. E lì, la pazienza”. Il campo senza erbacce, il buon grano. Due modi di “agire e di abitare la storia”. Il Signore, dice il Papa, “ci invita ad assumere il suo stesso sguardo, quello che si fissa sul buon grano, che sa custodirlo anche tra le erbacce. Non collabora bene con Dio chi si mette a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma piuttosto chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione”.

Fabio Zavattaro

Centro Astalli: soccorrere ed evacuare subito i migranti dalla Libia

17 Luglio 2020 - Roma - Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione” per le condizioni dei 65 migranti dispersi nel Mediterraneo a causa della “mancanza di un intervento tempestivo di soccorso in mare da parte delle autorità competenti e si appella alle istituzioni nazionali e sovranazionali affinché “si intervenga subito per ritrovarli e portarli in salvo”. “Lasciar morire degli esseri umani senza far di tutto per soccorrerli dovrebbe suscitare vergogna e rabbia in ogni cittadino europeo e invece indifferenza e assuefazione sembrano avallare sempre più politiche di chiusura e di respingimento” si legge nella nota del Centro gestito dai Gesuiti che chiede al Governo italiano di “attivarsi tempestivamente per dar seguito a quanto dichiarato ieri dalla Ministro Luciana Lamorgese nell’incontro con Fayez al Serraj a Tripoli riguardo la necessità di operazioni di evacuazione dei migranti presenti nei centri gestiti dal Governo libico attraverso corridoi umanitari organizzati dalla UE e gestiti dall’ONU. Spezzare il giogo dei traffici di esseri umani è possibile investendo risorse ed energie in operazioni legali che tutelino la dignità e i diritti umani dei migranti”.

Diocesi di Gaeta: apre “Casa Bakhita”

17 Luglio 2020 - Gaeta - Apre Casa Bakhita, una struttura pensata per ospitare donne in difficoltà o vittime di violenza di genere o addirittura di tratta. La Casa è il frutto di un notevole impegno pastorale ed economico dell’Arcidiocesi di Gaeta. Il progetto, infatti, voluto e seguito dall’arcivescovo di Gaeta, Luigi Vari vede la luce. E soprattutto grazie a questo impegno e alla sensibilità della Chiesa di Gaeta che questo “rifugio sicuro” per donne in difficoltà può finalmente vedere la luce.

Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia: il X Rapporto del Ministero del Lavoro

17 Luglio 2020 - Roma – Nel 2019 gli stranieri in Italia occupati sono 2. 505.000, il 10,7% del totale. I settori con più occupati stranieri sono: altri servizi collettivi e personali (642 mila), Industria in senso stretto (466 mila), Alberghi e ristoranti (263 mila), Commercio (260 mila) e Costruzioni (235 mila); le incidenze più alte si registrano in altri servizi collettivi e personali (36% degli addetti), agricoltura (18,3%), Alberghi e ristoranti (17,7%) e Costruzioni (17,6%). Il dato nel X Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il tasso di occupazione tra i cittadini extra UE è 60,1% (stabile rispetto al 2018), tra i comunitari è 62,8% (in calo, -0,7%), dati entrambi superiori al 58,8% (in aumento, +0,6%) registrato tra gli italiani. Il tasso di disoccupazione aumenta tra i comunitari (14,0%, +0,5 punti tra il 2018 e il 2019), mentre è in calo tra gli extra UE (13,8%, -0,5%) e tra gli italiani (9,5%, -0,7%). Il tasso di inattività degli stranieri (extra Ue 30,2%, comunitari 26,9%) si conferma più basso di quello degli italiani (34,9%). "Questi dati non tengono conto dell'impatto dell'emergenza Covid-19, che ostacolerà i trend positivi e acuirà le criticità già esistenti, né della regolarizzazione in corso, che vuole restituire dignità a tanti lavoratori migranti e aiutare imprese e famiglie a ripartire", sottolinea il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Stanislao Di Piazza. "ll Rapporto è però una bussola preziosa per orientarci in un futuro incerto, ci dice da dove partiamo e quali tipi di dinamiche potremmo trovarci ad affrontare, guardando al lavoro e all'integrazione dei migranti come misure del benessere di tutto il Paese".

R.I.

Carta di Leuca: stasera incontro web sul tema “La solidarietà vince le paure”

17 Luglio 2020 -
Roma - Un incontro virtuale sul tema “La solidarietà vince le paure”. Si svolgerà oggi, venerdì 17 luglio, dalle 19, in diretta web (sul sito www.cartadileuca.it, sulla pagina Facebook e sul canale Youtube), in preparazione all’evento “#cartadileuca2020 – Mediterraneo, una rete di solidarietà”. I partecipanti avranno la possibilità di visitare via web la casa natale di don Tonino Bello, e successivamente incontrarne il pensiero. All’interno del primo appuntamento si ascolterà la testimonianza sul tema della pace della giovane Rosanna Serignano, impegnata nel dialogo islamico-cristiano. L’iniziativa è la prima di una serie di incontri virtuali che avranno come tema “La solidarietà” e che si svolgeranno fino al 7 agosto, ogni venerdì alle 19, da vari luoghi di Alessano, in preparazione a “Carta di Leuca 2020”. Dal 2016, la Fondazione Parco culturale ecclesiale “De Finibus Terrae” propone “Carta di Leuca”, un laboratorio permanente, interculturale e interreligioso, che nel mezzo dell’estate diventa un campo di volontariato e un cammino condiviso con la marcia notturna “Verso un’Alba di pace”, dalla tomba di don Tonino Bello alla basilica santuario di Santa Maria di Leuca. L’evento, dall’11 al 14 agosto prossimi, prevede quattro giornate che consentiranno ai giovani, con culture, sensibilità e fedi differenti, di sperimentare esperienze di condivisione e di fraternità, all’insegna del dialogo ecumenico e interreligioso.

Don Calvano alla moschea: “abbiamo bisogno di costruire ponti robusti e distruggere i muri dell’odio e del pregiudizio che dividono

17 Luglio 2020 - Ponte - “Vi ringrazio per l’invito a questo incontro e visitare   questo luogo dove voi, Carissimi Fratelli, possiate lodare Dio creatore e misericordioso; e affidare a Lui le vostre gioie e i vostri dolori, le vostre speranze e i vostri progetti, così che il vostro cuore possa aprirsi e sia purificato da ogni sentimento non buono, sia ripieno di forza per andare verso gli altri con pace e fiducia”. Lo ha detto il parroco di Ponte (Bn) e direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi dsi Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti don Alfonso Calvano incontrando la comunità islamica locale. “Noi tutti – ha quindo aggiunto - vogliamo e dobbiamo essere cercatori di Dio e mettere in opera la sua santa e benefica volontà, perché riconosciamo in Lui l’Amico degli uomini per eccellenza, Colui che non ci lascia nelle nostre mediocrità, ma ci fa crescere sempre. Io credo che il nostro paese debba avere una vera e grande forza di coesione sociale, anche se nella nostra società vi è della violenza latente e questa a volte esplode. Le nostre chiese e le nostre moschee, i nostri luoghi di preghiera e di istruzione devono essere dei luoghi in cui ognuno va a trarre forza, energia e generosità per andare verso gli altri con stima e rispetto, con fiducia, col desiderio di costruire insieme il futuro”. Parlando della mosche il direttore Migrantea ha sottolineato che “questo luogo, non è solo luogo di culto per fedeli, ma anche centro culturale in grado di offrire a tutti un punto di accoglienza, dibattito e servizio. Viviamo nello stesso paese, condividendo tutto, proprio per questo l'inaugurazione di questo luogo di preghiera rappresenta un momento importante per il dialogo e la fratellanza tra religioni”. L’invito di don Calvano è quello di cooperare “insieme per il bene della cittadinanza promuovendo il dialogo con le autorità e la cultura italiana: sono sicuro che questo centro diventerà fonte di tante iniziative e attività. Abbiamo bisogno di costruire ponti robusti e distruggere i muri dell’odio e del pregiudizio che dividono”.  

Vangelo Migrante: XVI domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 13,24-43)

16 Luglio 2020 - Ancora un campo. Ancora parabole. Gesù insiste con le analogie perché il Regno di Dio possa essere annunciato a tutti, anche a chi guardando non vede e udendo non ascolta e non comprende … La zizzania nel campo, il granello di senape, il lievito nella farina. Una volta ‘in casa’ i discepoli si affettano a chiedere di spiegare loro la parabola della ‘zizzania nel campo’. La risposta di Gesù riprende quanto insegna il libro della Sapienza (prima lettura) che mette in guardia da ogni allarmismo e ci chiede di vigilare attentamente sul rischio che la paura ci contamini con una fretta pericolosa: “Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza”. Il Signore ha, certo, a cuore la fecondità del campo in cui semina la Parola e la sua presenza, non esercita un potere impaurito e continua a dare fiducia. Le parabole costruiscono un messaggio ma ‘smontano’ anche qualcosa. Non ci sfugga quel sospetto ‘zizzanioso’ dei servi: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?” Domanda impertinente, di quelle che rivelano come può essere contaminato il cuore dell’uomo: fino a pensare male di Dio e dell’ opera Sua. L’opera del male è proprio il rovesciamento, l’alterazione del reale: fare il male e attribuirlo alla ‘presunta’ potenza di Dio. “Un nemico ha fatto questo”, risponde Gesù. È zizzania il bene screditato come buonismo, è zizzania l’accoglienza denigrata come opportunismo. Crescono insieme. Occorre attendere la mietitura; è lì che “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”

P. Gaetano Saracino

Riccardi: “le vie dell’illegalità non danno sicurezza”

16 Luglio 2020 - Roma - “Le vie dell’illegalità non danno sicurezza né a chi fa il viaggio né al Paese che accoglie. Qualcuno dice che i corridoi umanitari durante la pandemia non sono possibili, io penso che la pandemia riguarda tutti. I corridoi umanitari non sono finiti e continuano anche dopo il lockdown”. Lo ha detto oggi il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, parlando alla stampa a Roma in attesa di accogliere nella mensa di via Dandolo 10 profughi afgani provenienti da Lesbo. Sono arrivati alle 9,30 con un volo di linea da Atene ma sono in ritardo per i controlli a Fiumicino. Fanno parte di 4 nuclei familiari, tra loro 2 minori, e hanno trascorso tutti alcuni anni nei campi profughi di Lesbo. Dopo aver vissuto lunghi mesi di attesa, dovuti alla crisi da coronavirus, giunge in Italia l’ultimo gruppo di profughi che Papa Francesco ha voluto portare in salvezza attraverso l’Elemosineria Apostolica e la Comunità di Sant’Egidio. I 10 rifugiati si aggiungono ai 57 già venuti in Italia, con diversi viaggi, il primo effettuato il 16 aprile 2016 nello stesso aereo con cui il Papa è tornato a Roma dalla sua storica visita a Lesbo. I profughi, che appartengono a quattro nuclei familiari, non erano riusciti a partire nel dicembre scorso per motivi contingenti e, successivamente, erano rimasti bloccati dalla pandemia. “È stata una lunghissima  attesa per queste famiglie di afgani – ha affermato Riccardi -. I corridoi si riaprono e si iniziano dei percorsi di inserimento nella società italiana.  Questa è una speranza  e una gioia per loro”. Se a causa della pandemia “c’è  una scarsità di risorse anche in Italia, fame e miseria e c’è bisogno di concentrare l’aiuto anche sulla gente del nostro Paese – ha aggiunto – credo che questo si può fare senza dimenticare il mondo”. Con il sistema dei corridoi umanitari sono giunti finora in Europa oltre 3mila profughi dal Medio Oriente e dall’Africa.  

Mons. Perego: la Madonna del Carmelo è la Madonna dell’Accoglienza

16 Luglio 2020 - Ferrara – “Anche noi vogliamo metterci in ascolto del Signore e guardando al mare Mediterraneo, oggi confine di morte e non strada di vita, affidare le madri, i bambini, i giovani in fuga in questo mare, perché siano bagnati dalle benedizioni del Signore e dalla protezione di Maria, ma anche dalla compassione di un’Europa che per loro rischia di non essere ‘casa comune’. Lo ha detto questa mattina l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel monastero delle carmelitane scalze, nel giorno della festa della Madonna del Carmelo che è “la Madonna dell’incontro con Dio, che magnifica il Signore”. “Con le sue braccia aperte”, è “la Madonna dell’Accoglienza. Guardando a Lei – ha detto mons. Perego - possiamo invocare Maria con il nuovo titolo che Papa Francesco ha regalato alla Chiesa, inserendolo nelle Litanie Lauretane: solacium migrantium, soccorso dei migranti. A Maria affidiamo chi è in viaggio, chi è in fuga e arriva sulle nostre coste, nelle nostre città, per riposo, per turismo, alla ricerca di sicurezza, per lavoro, per sfuggire alla morte: sono il volto di chi cerca riposo, di chi cerca di salvare la vita, di chi vuole sostenere la propria famiglia. Sono i volti dei ricchi e dei poveri, delle persone sole e delle famiglie, di uomini e donne, giovani e adulti. La Madonna del Carmelo ci invita ad abbracciare tutti, ad accompagnare tutti, ad accogliere tutti, come figli, come fratelli, perché la nostra preghiera, il nostro grido: Abbà Padre – come ci ha ricordato la pagina di San Paolo ai Galati – non sia una finzione, ma una realtà che ci porta a considerare tutti gli uomini figli e fratelli e non estranei”. L’arcivescovo ferrarese ha quindi pregato “perché la nostra vita sia un cammino di fede, speranza e carità, di riconoscimento che il mondo è una sola famiglia umana: la strada del Paradiso è solo la strada della fraternità. Chiediamo al dono dello Spirito, per intercessione di Maria, di aiutarci a riconoscere in ogni uomo un fratello, un figlio”.

R.Iaria

La situazione oggi a Lampedusa raccontata dal parroco don La Magra

14 Luglio 2020 - Lampedusa - In questi giorni si è ricordato il settimo anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa. Era l’8 luglio del 2013 e il Pontefice scelse questa isola per il suo primo viaggio dopo la sua elezione sul Soglio di Pietro . Nell’isola chiamata “La porta d’Europa nel Mediterraneo”, accompagnato da mons. Francesco Montenegro – allora presidente della Fondazione Migrantes - volle incontrare quelle persone dai volti segnati dalla disperazione ma anche dalle torture subite durante il viaggio. Don Carmelo La Magra, parroco da quattro anni di San Gerlando, unica parrocchia dell’Isola, fotografa con www.migrantesonline.it  la situazione attuale. “Purtroppo non è cambiato molto da allora”, afferma: “dopo la visita del Papa, il 3 ottobre di quello stesso anno ci fu il grande naufragio in cui morirono centinaia di migranti e sembrava che qualcosa si stava muovendo cin i primi salvataggi ma dopo poco più di un anno i soccorsi sono diventati sempre più difficil”. Lampedusa è uno dei tanti approdi scelti dai migranti ma sono anche tantissimi i turisti attratti da questa terra e dal suo mare. “Non so negli altri posti, malgrado tutto quello che oggi si sta vivendo in Italia per la stagione turistica compromessa – dice - qui si è ripresa, non dico al 100% ma quasi; siamo in una estate quasi normale, non so da quello sanitario che cosa ci accadrà, ma da quello economico credo che qualcosa si stia salvando”. In questi giorni si è sentito molto parlare degli sbarchi che hanno ripreso, ma per don Carmelo “è come ogni altra estate, come ogni altro periodo dell’anno, quotidianamente ci sono diversi sbarchi”. I migranti e i turisti, due realtà distinte a cui la comunità di Lampedusa è da sempre abituata. “Specialmente in questo periodo di quarantena in cui i migranti sono ancora più distanti dal centro abitato - commenta il sacerdote - ma in generale, il turista non ha alcuno modo di aver contatto con il mondo della migrazione, può capitare ad un turista di stare per giorni e di non vedere nessun migrante”. I migranti dice il parroco “arrivano al molo militare e anche se è immerso nel centro è un molo chiuso, i trasferimenti avvengono verso l’hot spot, in cui nessuno accede. Di solito i migranti sono liberi di uscire, ma in questo periodo con la quarantena un po’ meno, però anche quando escono in mezzo a decina di migliaia di turisti qui pochi migranti non fanno media, non incidono, diciamo che sono invisibili anche in mezzo agli altri”.   Nicoletta Di Benedetto

Mons. Lorefice: il nostro Mediterraneo torni ad essere uno spazio di pace e di concordia tra i popoli. Un mare dolce, un mare ospitale”

15 Luglio 2020 - Palermo - “Consentimi, nostra cara Santuzza, stasera di volgere lo sguardo a questo mare, al Mediterraneo”. È “lo stesso mare nel quale oggi finiscono le vite e le speranza di tante donne e di tanti uomini dell’Africa e dal Medio Oriente, spinti dalla fame e dalla guerra verso il nostro Occidente e sottoposti per questo ad un esodo disumano: abbandonati nel deserto, catturati e torturati nei campi di concentramento libici, lasciati morire in mare o magari crudelmente respinti”. Lo ha detto, ieri sera, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel suo discorso alla città in occasione del Festino di santa Rosalia. “Apro il mio cuore davanti a te stasera, cara Santuzza nostra, perché la pandemia sembra essere diventata un motivo ulteriore di disinteresse, di chiusura e di respingimento. Come se il nostro malessere fosse una scusa buona per chiudere la porta in faccia a quanti, ancora una volta da noi – ha detto l’arcivescovo di Palermo -  hanno ricevuto, dopo secoli di soprusi e di rapine, anche il virus che si trova sui barconi. Giorni fa, addirittura, abbiamo avuto l’ardire di rimandare in Libia, nei campi di concentramento, un bambino neonato. È stato il colmo dell’abiezione”. “Devo gridare basta: basta – è stato il monito di mons. Lorefice -  con questo egoismo omicida e suicida! Basta con questa miopia! Se il virus non ci ha insegnato che il destino del mondo è uno solo, che ci salveremo o periremo assieme; se la pandemia ci ha resi ancora più pavidi e calcolatori, facendoci credere di poter salvare il nostro posto al sole, siamo degli illusi, dei poveri disperati. Basta con gli stratagemmi internazionali, con i respingimenti, basta con le leggi omicide”. “L’inferno per questi nostri fratelli – ha concluso -  è diventata, per causa nostra, questa terra. È diventato questo ‘mare salato’ di cui cantava il poeta, salato per le lacrime dei disperati che vi sono affondati senza riparo, senza una mano che li soccorresse, nella distruzione di ogni speranza. Per questo chiedo il tuo sostegno, Rosalia, perché il mare di Palermo, il nostro Mediterraneo, torni ad essere uno spazio di pace e di concordia tra i popoli. Un mare dolce, un mare ospitale”.

Raffaele Iaria

Viminale: da inizio anno sbarcate 9.706 persone sulle nostre coste

15 Luglio 2020 - Sono  9.706 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina dal Ministero dell'Interno. Degli oltre 9.700 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 2.830 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.733, 18%), Costa d’Avorio (795, 8%), Algeria (503, 5%), Sudan (461, 5%), Marocco (365, 4%), Guinea (245, 3%), Somalia (233, 2%), Pakistan (230, 2%), Egitto (174, 2%) a cui si aggiungono 2.137 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 85.498 persone su tutto il territorio nazionale di cui 1.122 negli hot spot (874 in Sicilia e 248 in Puglia), 61.421 nei centri di accoglienza e 22.955 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 11.491 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Sicilia (8%), Campania e Toscana (7%), Veneto (6%).

Migranti: domani corridoi umanitari da Lesbo per lockdown

15 Luglio 2020 - Roma - Dopo aver vissuto lunghi mesi di attesa, dovuti alla crisi da coronavirus, giunge in Italia l’ultimo gruppo di profughi che Papa Francesco ha voluto portare in salvezza attraverso l’Elemosineria Apostolica e la Comunità di Sant’Egidio. Si tratta di 10 rifugiati, che si aggiungono ai 57 già venuti in Italia, con diversi viaggi, il primo effettuato il 16 aprile 2016 nello stesso aereo con cui il Papa è tornato a Roma dalla sua storica visita a Lesbo. I profughi, che appartengono a quattro nuclei famigliari, non erano riusciti a partire nel dicembre scorso per motivi contingenti e, successivamente, erano rimasti bloccati dalla pandemia. Il primo corridoio umanitario dopo il lockdown è stato reso possibile grazie ad una preziosa sinergia tra le autorità italiane e greche, in particolare tra il Viminale nella persona del Capo Dipartimento Michele di Bari e il ministero dell’Immigrazione e Asilo greco. Ad accogliere i nuovi 10 profughi saranno anche i rifugiati giunti con i precedenti corridoi umanitari da Lesbo che, dopo la conferenza stampa, pranzeranno con loro nei locali della mensa dei poveri della Comunità di Sant’Egidio insieme ai volontari che si occupano dell’ospitalità e dell’integrazione. Con il sistema dei corridoi umanitari sono giunti finora in Europa oltre 3 mila profughi dal Medio Oriente e dall’Africa.