Primo Piano

Scalabriniane: “L’Europa non sia cieca, i profughi sono detenuti per il reato di speranza”

10 Settembre 2020 - Roma - "L'incendio al campo profughi di Moria, a Lesbo, conferma ancora una volta come gli Stati di tutta Europa non possono essere ciechi davanti a una crisi dettata dal voler voltare le spalle a chi chiede aiuto. Non possiamo essere sordi nei riguardi di persone che stanno vivendo ben oltre il limite della sopravvivenza. Quella dei migranti di Moria è una 'non vita' perché sono in condizioni inumane, come se fossero 'detenuti' per il reato di speranza". Lo dice, in una nota, suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane: "Ci uniamo per l'ennesima volta ai tanti appelli di Papa  Francesco - aggiunge -  per voler trovare una soluzione cristiana, in grado di  dare ai tanti profughi, volti di Cristo, la possibilità di vivere davvero in un mondo giusto, equo, che possa permettere loro di sentirsi sicuri".

R. I.

Moria brucia, i migranti in fuga

10 Settembre 2020 -

Lesbo - Si sollevavano ancora colonne nere di fumo, ieri pomeriggio, dalle tende carbonizzate di Moria, in quello che era il più grande e controverso hotspot europeo per l’identificazione dei migranti. Borse, sacchi di plastica, un ventilatore, passeggini, oggetti afferrati al volo, i pochi averi caricati sulle spalle, e via di corsa: è stata una fuga nella notte per migliaia di persone, quella tra martedì e ieri all’alba, sotto un cielo rosso, spaventoso e rovente che rifletteva l’esteso rogo che ha incenerito centinaia di baracche, teloni e alloggi nella città-campo sull’isola greca di Lesbo.

"Moria non c’è più e migliaia di persone ora sono senza riparo" dice con la voce rotta dall’emozione Omar Alshakal della Ong Refugee For Refugees, camminando tra cumuli anneriti, mentre un elicottero dei vigili del fuoco gli passa sopra la testa. "C’erano malati isolati per il virus, che ora si trovano in mezzo agli altri. C’è un’enorme quantità di gente senza più nulla. Come potremo dare supporto a tutti, come faranno a mangiare? Non era questo il modo giusto di agire. Ma non si può incolpare nessuno, perché è comprensibile lo stress di un lockdown così lungo".

Il riferimento nelle parole di Omar è all’ipotesi più accreditata per spiegare l’accaduto, ieri sera menzionata anche dalle autorità greche: i diversi incendi, più di tre, scoppiati in punti diversi sarebbero partiti dopo momenti di tensione contro le misure adottate per isolare diversi casi di coronavirus e sarebbero stati appiccati da "alcuni richiedenti asilo". Qui il 2 settembre era stato registrato il primo malato ufficiale di Covid-19, notizia che tutti temevano in uno luogo affollatissimo (13mila persone, quattro volte rispetto alla capienza) e dalle condizioni igieniche oltre i limiti del possibile, ripetutamente denunciate in questi anni dalle organizzazioni non governative. A inizio settimana i contagi erano già 35 così per la tendopoli era scattata la quarantena, malgrado Moria avesse già vissuto un’interminabile serie di proroghe del lockdown di marzo.

"Sembrava l’inferno dantesco, il vento era fortissimo. Non siamo sorpresi dall’accaduto, è da settimane che registriamo un crescendo di frustrazione e disperazione per il prolungato confinamento. Abbiamo anche cercato di farlo presente alle istituzioni locali" ha commentato al telefono Giovanna Scaccabarozzi, medico di Msf a Moria. La clinica della Ong, risparmiata dalle fiamme, ha attivato un team di emergenza. "Container e uffici del campo sono bruciati completamente, anche metà del vasto accampamento dell’uliveto è in cenere. Ci sono persone che si muovono smarrite e nel panico fra le tende risparmiate. Chi è rimasto, non ha cibo. È funzionante solo un punto-acqua in tutta l’area".

Nei mesi scorsi, di incendi qui se ne sono visti tanti, accidentali (per le condizioni di vita estreme) ma anche appiccati di proposito contro i migranti,in una lotta dura con gruppi di estrema destra che hanno alimentato il malcontento dei residenti greci. Questa volta, però, pare sia accaduto qualcosa di diverso.

"La gente non ha più accettato la scusa del Covid per imporre limitazioni alla libertà. Ieri notte si parlava di liberare le persone in quarantena" riferisce, in forma anonima, un’operatrice attiva nel campo. "Alcuni migranti pensavano che le autorità greche stessero usando la pandemia per tenerli intrappolati. Per altri, tenere i positivi in una struttura dentro Moria metteva a repentaglio la vita di tutti. Abbiamo visto gente correre, sono iniziati scontri con la polizia e il lancio di lacrimogeni. Poi sono scoppiati gli incendi". "Non si registrano vittime" dice l’équipe di Kitrinos Healthcare, Ong che aveva un piccolo centro medico ora cancellato dal fuoco. "In uno stato di emergenza così disperato, siamo preoccupati che il Covid-19 si diffonda più velocemente". Dei 35 positivi al coronavirus, le autorità ieri sono riuscite a rintracciarne 8. Lungo la via provinciale, intanto, la polizia limita i movimenti di 5-6 mila migranti, tenuti per strada, lontani dai centri abitati. Il governo greco ha annunciato che sarà loro vietato lasciare l’isola. Su Twitter, la commissaria europea Ylva Johansson ha comunicato di avere "già accettato di finanziare il trasferimento immediato e l’alloggio sulla terraferma di 400 bambini e adolescenti non accompagnati", mentre il governo norvegese ha annunciato che accoglierà 50 migranti dal campo. Per gli sfollati, il governo greco ha inviato un traghetto, due navi della marina militare e altre tende. La terribile avventura europea dei 13mila di Moria sembra non avere ancora fine. (Francesca Ghirardelli - Avvenire)

GMMR, mons. Nosiglia: “migranti ricchezza per la nostra comunità”

9 Settembre 2020 - Torino - Pubblichiamo l’intervento che l’arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia ha tenuto questa mattina a Torino alla Conferenza stampa di presentazione della 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che quest’anno si celebrerà in Piemonte domenica 27 settembre. Lo scopo di questo incontro non è quello di affrontare il vasto  e complesso problema dei migranti nel nostro Paese ma presentare agli operatori della comunicazione il senso e le modalità con le quali stiamo operando a Torino per celebrare la Giornata Mondiale dei Migranti in programma in queste settimane con una serie di iniziative culturali, religiose e sociali che sfocerà nella Messa solenne del 27 Settembre in Duomo e trasmessa da Rai 1. Non mi dilungo sul programma che avete e in cui si possono notare diverse iniziative interessanti e qualificate come sono gli spettacoli teatrali, i cineforum, il meeting dei giovani, presentazioni di pubblicazioni sull’argomento, concerti musicali e altro ancora. Resta tuttavia fondamentale che queste iniziative e la Giornata Mondiale stessa aiutino a riflettere  sulla presenza e sulla realtà complessa degli immigrati che ci troviamo a gestire in questi mesi in particolare. Voglio aggiungere che far leva sull’allarmismo e sull’invasione come già è avvenuto in passato non aiuta ad affrontare seriamente il problema ma suscita solo paura e timore che, collegato anche al Coronavirus, suscita ancora di più rifiuti e scelte drastiche che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza delle persone ma ne fanno dei capri espiatori di ben altre situazioni che nulla o poco hanno a che fare con i migranti. Non è che non manchino i problemi, ma affrontarli in maniera errata ci fa dimenticare che si tratta di persone deboli e indifese senza diritti e isolati in se stessi. Quando  incontro o ho a che fare con una persona migrante, ringrazio Dio perché mi ha offerto un dono grande che mi sollecita a riconoscerlo e ad accoglierlo nella persona di tanti nostri fratelli e sorelle che sono giunti nel nostro Paese e necessitano di una costante solidarietà e prossimità, come si usa tra figli dello stesso Padre Celeste. Gli immigrati sono portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali, religiosi e civili, che può arricchire la nostra Comunità sia sotto il profilo culturale che sociale. Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza di tanti immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti. Grazie al lavoro quotidiano di responsabili nelle rispettive Chiese locali dell’azione concreta di accoglienza e valorizzazione di questi nostri fratelli si offrono a tutti i cittadini e fedeli del nostro Paese un supporto e un incisivo invito a promuovere nelle comunità e nella società quello spirito di condivisione dei rispettivi problemi e necessità ma anche ricevere  quanto di buono e valido essi possono fare al nostro Paese. Provengono da paesi e culture diverse ma questo fatto invece di creare divisione e impedimento deve suscitare amore e impegno comune a costruire una società che trova la sua ricchezza nelle persone che la compongono prima che nel pure necessario sviluppo economico e sociale.Ma soprattutto dobbiamo mettere l’accento più in quello che ci unisce che in quelle diversità di cui ciascuno è portatore. Verso quelli che sono cristiani poi, nelle comunità etniche che sono presenti sul territorio ne scaturisce un obbligo ancora più stretto perché, se siamo uniti nei doni di Grazia, così decisivi ed importanti per la salvezza, come non possiamo esserlo in altri aspetti del vissuto quotidiano? Possiamo, come cristiani e credenti in Gesù Cristo, professare nelle chiese la stessa fede e lo stesso amore  e poi dividerci nella vita di ogni giorno, quando i problemi, le necessità e i bisogni familiari e sociali ci interpellano e rappresentano spesso, per molti di voi, situazioni di fatica e di difficoltà? Interrogativi che devono attraversare la coscienza e la vita delle nostre comunità per stimolare la ricerca di vie ed impegni concreti di accoglienza, integrazione e solidarietà verso tutti gli immigrati presenti nel nostro territorio.Il lavoro che si compie giorno per giorno nelle sedi diocesane della Migrantes o della Caritas è un segno di grande speranza, perché conferma quanto il Vangelo ci annuncia, mostrandoci che la fede in Cristo è fonte prima di comunione e di salvezza per tutti. L’immigrazione  ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo una ricchezza per tutta l’umanità. Operare e lavorare su questo significa anche riconoscere a tutti quei diritti fondamentali che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia, superando discriminazioni,indifferenza, rifiuti preconcetti ed estraneità sia sul piano religioso che civile: il diritto alla cittadinanza in primo luogo a partire dai minori nati nel nostro Paese,il diritto al lavoro che in questo tempo di crisi sta diventando sempre più precario o è assente del tutto, alla casa, il diritto alla scuola per i ragazzi, alla salute e così via; diritti che la Costituzione italiana pone a fondamento del vivere civile del nostro popolo. Prevenire, gestire ed accompagnare le persone immigrate e, se ci sono, le loro famiglie in difficoltà, è il compito di tutti. La solidarietà va di pari passo con la giustizia perché “non è possibile dare per carità ciò che prima è dovuto per giustizia”. Nello stesso tempo non dobbiamo mai dimenticare che ogni persona abbisogna di un sostegno morale e spirituale altrettanto e a volte anche più importante di quello materiale per avere la forza di affrontare situazioni di abbandono,di divisione e di sofferenza. Per cui l’accompagnamento deve essere a tutto campo e gli stessi operatori hanno bisogno di una preparazione etica e spirituale, per gestire il rapporto con umanità e fraterna condivisione, badando a tutta la persona e alle sue necessità più profonde. Preghiamo il Signore affinché questo obiettivo sia raggiunto presto nel nostro Paese e si possa guardare per il futuro ad una società multietnica, fatto positivo e arricchente per tutti. Ringrazio sentitamente la Migrantes diocesana per il generoso e capillare lavoro che svolge a servizio delle comunità cristiane degli immigrati e ringrazio i sacerdoti, i catechisti e i responsabili delle varie comunità etniche per quanto fanno a favore della formazione e della crescita umana e spirituale di ciascun immigrato e della sua famiglia. Speriamo che il prossimo grande evento che celebreremo a Torino, la Giornata Mondiale del migrante e rifugiato possa suscitare interesse e partecipazione da parte di tutta la popolazione oltre che l’assunzione di impegni precisi da sottoporre alle competenti istituzioni e alle nostre Diocesi piemontesi e comunità, per affrontare e promuovere una accoglienza sorretta da una nuova cultura e mentalità che apra vie condivise ed efficaci sia nei confronti dei migranti come di ogni altra povertà e criticità di cui soffre tanta popolazione povera del nostro Paese. Torino, 9 settembre 2020 + Cesare NOSIGLIAVescovo, padre e amico

Centro Astalli: “Ue trasferisca subito i migranti dal campo di Moria”

9 Settembre 2020 -
Roma - Il Centro Astalli esprime seria preoccupazione per il grande incendio scoppiato a Moria, sull’isola di Lesbo in Grecia. I 12.500 migranti presenti nel campo, che ha una capienza massima consentita di 3mila persone, sono fuggiti nella notte per scampare alle fiamme.  “Da tempo i migranti e le organizzazioni umanitarie chiedono l’evacuazione del campo, denunciando il grave stato di degrado e abbandono – afferma padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli -. Bambini nati nel fango, suicidi in età giovanissima, abusi e violenze ai danni delle donne sono purtroppo situazioni che vi sussistono da anni. Migliaia di migranti, soprattutto in fuga da Afghanistan e Siria, sono costretti in un limbo senza prospettive e senza diritti”. “È il momento che l’Unione europea si mostri solidale: agisca per l’evacuazione immediata dei migranti da Lesbo, attraverso una redistribuzione negli Stati membri”, chiede padre Ripamonti: “Mai come in questo momento il rispetto della dignità e dei diritti dei migranti è strettamente connesso al contenimento della diffusione del Coronavirus. Eliminare luoghi in cui contenere migliaia di persone e gestire invece la distribuzione controllata di piccoli numeri di migranti tra gli Stati membri è misura necessaria per salvaguardare la sicurezza di tutti”.

Papa Francesco: pregare per gli studenti che “vengono privati così gravemente del diritto all’educazione, a causa di guerre e terrorismo”

9 Settembre 2020 - Città del Vaticano - Oggi si celebra la prima Giornata internazionale della tutela dell’educazione dagli attacchi, nell’ambito dei conflitti armati. Al termine dell'Udienza generale di questa mattina papa Francesca ha ricorsato la Giornata ed ha invitato a pregare per gli studenti che "vengono privati così gravemente del diritto all’educazione, a causa di guerre e terrorismo" ed esortato la Comunità internazionale ad "adoperarsi affinché vengano rispettati gli edifici che dovrebbero proteggere i giovani studenti. Non venga meno - ha concluso - lo sforzo per garantire ad essi ambienti sicuri per la formazione, soprattutto in situazioni di emergenza umanitaria".

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi

9 Settembre 2020 - Torino - Le Migrantes del Piemonte e Valle D’Aosta sono “impegnate a costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi e di posizionarsi sulla soglia, attenti ai cambiamenti e pronti ad aprire la loro porta”. Lo scrive in una nota il Coordinamento regionale degli uffici Migrantes delle diocesi delle due regioni che si si appresta a vivere, nelle sue diciassette diocesi, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con un intenso programma di iniziative che culminerà con la celebrazione a livello nazionale della Giornata il 27 settembre nel Duomo di Torino, con la S. Messa che sarà trasmessa in diretta su RAI 1, alle ore 11 presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale regionale. Mons. Cesare Nosiglia. La scelta di celebrare a livello nazionale la 106° Giornata dedicata al Migrante e Rifugiato proprio nelle diocesi piemontesi e della Valle d’Aosta è motivo di “gioia e riconoscenza al Signore”, si legge nel testo – presentato questa mattina - dove si ricorda che il Piemonte è riconosciuto come “terra dei Santi sociali”, figure che in periodi diversi hanno avuto “la grande capacità di leggere i segni dei tempi e di essere solleciti nel rispondere alle emergenze e ai bisogni del territorio. La loro storia e il loro carisma è presente tutt’oggi e ci sollecitano a esprimere alcune preoccupazioni, raccomandazioni e richieste che riguardano i nostri fratelli e sorelle arrivati da lontano”. Il Piemonte, pur non essendo una regione interessata dagli sbarchi, rappresenta però un territorio di passaggio perché al confine con la Francia (attraverso la Valle di Susa e non solo) e un luogo di grande concentrazione stagionale di manodopera straniera per la raccolta della frutta (saluzzese). Torino e le grandi città, poi, evidenziano “la scarsa capacità delle politiche di includere tutti coloro, giovani nativi o immigrati, che in questi anni hanno sostenuto la crescita economica, ma che hanno al contempo maggiormente patito le difficoltà indotte dalla crisi e, negli ultimi mesi, dalla pandemia. Per i migranti, in particolare, la pandemia – scrivono gli uffici diocesani Migrantes -  ha rappresentato il passaggio dalla sovraesposizione mediatica e politica alla scomparsa dalla cronaca, per poi ritornare, con la ripresa degli sbarchi in Italia, a occupare la scena dipinti come ‘untori’ o ‘balordi’”. Il coordinamento Migrantes ritiene che “tra speranze e difficoltà il nostro futuro non possa prescindere dal pensare a un modello di società più giusto e inclusivo per tutti”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato l’occasione per evidenziare ancora una volta quanto “sia necessario continuare a fare perché i migranti, forzati e non, siano riconosciuti come portatori di doni e talenti oltre che di diritti e dignità. Noi credenti – scrivono – non possiamo che partire dalle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo (25,35) ‘…Ero forestiero mi avete ospitato’”. Per questo roicordano “il grido dei 50 milioni di sfollati interni sparsi nel mondo” ricordati da papa Francesco nel messaggio per la Giornata:  “non possiamo dimenticare che anche in Italia ci sono degli sfollati che ancora attendono che le promesse di cura diventino fatti concreti; pensiamo, ad esempio, alle persone sfollate e ancora in abitazioni precarie nelle zone terremotate”. Le diocesi piemontesi e valdostane richiamano l’attenzione sugli “invisibili e i precari, perché escano da condizioni che li espongono a ricatti, sfruttamento ed emarginazione sociale” ed auspicano “una nuova politica sociale e del lavoro, che abbia una rinnovata visione sulla libera circolazione delle persone nei nostri territori e sulla presenza di stranieri” e che “finalmente si superi il binomio permesso di soggiorno-lavoro. L’Italia nel 2020 ha nuovamente risposto con lo strumento della sanatoria alla necessità di regolarizzazione di migranti irregolari sul territorio, spinta dal bisogno occupazionale di alcuni settori produttivi. Il messaggio che passa ai cittadini segue ancora la stessa narrazione di sempre: riconosciamo i migranti solo quando ne abbiamo estrema necessità, sicuramente non spinti da un sentimento di giustizia sociale”. Le Migrantes diocesane chiedono “il superamento dei Decreti sicurezza ancora in vigore” ed evidenziano l’urgenza del “riconoscimento della cittadinanza almeno a chi è nato o è arrivato da giovane in Italia, vi risiede stabilmente e ha completato un ciclo di studi nel nostro Paese”.

Raffaele Iaria

 

“Io, suora e medico tra Covid e naufraghi”: l’intervista su “Credere” di sr. Angela Bipendu

9 Settembre 2020 - Milano -   Angela Bipendu è una suora di origine congolese ma è anche un medico in prima linea. Ha lavorato sul campo nelle due grandi emergenze del tempo presente: i naufragi dei migranti del Mediterraneo e l’epidemia di Covid-19 in provincia di Bergamo. Per lei la medicina è prima di tutto soccorso alle persone più indifese ma anche vicinanza e parole di conforto. Ora il suo sogno è specializzarsi in cardiochirurgia e tornare in Africa. Una storia straordinaria che racconta il settimanale Credere in edicola da domani, giovedì 10 settembre. Anche il mensile della Fondazione Migrantes "MigrantiPress" nel numero di maggio ha pubblicato una intervista alla religiosa. Suor Angela, 46 anni, è arrivata in Italia quando il suo ordine religioso, le suore Discepole del Redentore, l’avevano assegnata in Sicilia una comunità di consorella anziane da curare. Lì ha capito che la professione medica poteva essere la sua vocazione accanto alla consacrazione religiosa. E così, a 35 anni, si è iscritta alla Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo. Dopo la laurea si è imbarcata per due anni sulle navi della Guardia costiera italiana come volontaria del Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta). Lì ha soccorso i migranti che in mare rischiano la vita. E tanti ne ha visti raccogliere oramai morti. "Cercavano la pace, quei migranti, questo mi dicevano sempre", racconta. "Scappavano dalle bombe, dalle guerre, dal pericolo. Sarebbe un errore da parte nostra dimenticare il dolore che questa gente si lascia alle spalle. Sarebbe però anche un errore da parte loro non rispettare le regole del Paese che li ospita e volere tutto e subito". Poi per suor Angela è arrivato l’incarico alla Guardia medica dell’Azienda territoriale sanitaria provinciale di Bergamo. E da lì, una delle zone più colpite, ha vissuto le settimane drammatiche dell’emergenza coronavirus. "Ho trovato gente scoraggiata, in cerca di conforto", racconta. "Gente che mi moriva tra le mani. Non mi sono mai sentita così demoralizzata come in quei giorni. Una notte ho dovuto fare quattordici constatazioni di decessi. Un’altra, mentre sistemavo l’ossigeno a un paziente, mi sono ritrovata a spiegare che Dio non abbandona nella sofferenza, il diavolo non c’entra col Covid, sono gli uomini che a volte fanno errori". Discriminazioni per il colore della sua pelle? "Mai subite", assicura. "La gente semmai si stupisce che sono medico e suora. "Una suora vera o finta?", mi chiede. Nei turni notturni ricevo il triplo dei pazienti dei miei colleghi forse perché non prescrivo solo la cura ma li lascio parlare. Arrivano per un mal di pancia e finiamo con il parlare delle loro paure. Vengono anche solo per affidarmi una richiesta per Dio, visto che io gli sono vicina e mi ascolta, dicono. Vengono tossicodipendenti, anziani o persone di altre religioni. Nel frattempo qualcuno si è pure convertito al cristianesimo, saranno i frutti della mia doppia missione. Una volta ho detto che sarei potuta tornare in Sicilia ora che l’emergenza della pandemia sembra attenuata e sa cosa mi hanno risposto? Che raccoglieranno le firme per farmi restare!".

Spettacolo viaggiante: domenica la chiusura della Festa internazionale di teatro-circo sociale

9 Settembre 2020 - Roma - Si concluderanno domenica 13 settembre gli eventi di strada, spettacoli di circo, laboratori creativi e letture per i più piccoli della Festa internazionale di teatro-circo sociale dedicata ai bambini e alle famiglie di Roma e giunta alla sesta edizione.  Tanti sono stati gli appuntamenti: truccabimbi, letture per grandi e piccini con Le storie abitano i libri: storie di circo e clownerie e The little reader–letteratura per l’infanzia, una libreria unica nel suo genere situata in zona Esquilino e gestita da una ragazza inglese di origini indiane, presente alla manifestazione con un’esposizione di libri e album illustrati, anche in lingua inglese, sul tema circo. Domenica, alla chiusura, sarà presente l’artista di strada Mario Barnaba con il suo spettacolo Tutto in valigia.

R.I.

GMRR: oggi la presenzazione delle iniziative nella regione del Piemonte e Valle d’Aosta

9 Settembre 2020 -
Torino - Saranno presentate questa mattina a Torino le iniziative per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che vedrà, in Italia, al centro la regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta, scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes.
Alla conferenza stampa parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes e un documento del Coordinamento Migrantes regionale.
R.Iaria

Lampedusa: centro di accoglienza per migranti è stato svuotato

9 Settembre 2020 -
Agrigento - Il Centro di accoglienza di Lampedusa è stato svuotato: tutti i migranti che lo occupavano fino a ieri sono stati trasferiti a bordo della nave inviata dal governo nazionale, su richiesta del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nel frattempo, sempre nella giornata di ieri  è arrivata una seconda nave per l’accoglienza, ed è previsto l’arrivo di una terza unità navale. I migranti che sbarcheranno da adesso in poi sull’isola saranno accompagnati al Centro di accoglienza per le sole visite mediche e per l’identificazione, quindi saranno trasferiti a bordo di una delle navi che stazionerà nel mare di Lampedusa.
All’interno del Centro di accoglienza saranno effettuati interventi per adeguare la struttura alle norme sanitarie legate all’emergenza Covid-19, sarà inoltre installata una nuova recinzione estera. Questi temi sono stati al centro della riunione che si è tenuta  a Lampedusa, con il sindaco Totò Martello e i rappresentanti di carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, Capitaneria di porto, Usmaf, agenzia Dogane, Asp, Protezione civile, Croce rossa e Invitalia. La riunione è stata coordinata dal prefetto Michele Di Bari, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. “Tutto sta procedendo secondo le direttive concordate nel corso della riunione della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il presidente Conte, il ministro Lamorgese, il presidente della Regione Musumeci e altri esponenti del governo nazionale”, ha detto Martello. “Finalmente a Lampedusa la situazione sta tornando alla normalità”, ha aggiunto. (Dire)

Rosario per l’Italia: domani dal Santuario “Regina Pacis di Fontanelle” presieduta di mons. Piero Guida

8 Settembre 2020 -

Roma -  Il "Santo Rosario per l’Italia" domani andrà in onda  dal santuario diocesano Regina Pacis di Fontanelle nella diocesi di Cuneo. L’iniziativa è quella promossa dai media della Cei durante questo difficile periodo legato alla pandemia da Coronavirus. Domani, , alle 21, è la diocesi, quindi di Cuneo, a ricevere  il testimone di questa staffetta di preghiera che dal mese di marzo sta facendo il giro d’Italia. A guidare il rosario sarà il vescovo, mons.  Piero Delbosco. Accanto a lui il Rettore del Santuario don Giuseppe Panero e il vescovo emerito mons. Giuseppe Cavallotto. Animerà la preghiera una rappresentanza del Coro interparrocchiale “Pacem in terris” di Cuneo. Le meditazioni ad ogni mistero, preparate dalle sorelle clarisse del Monastero Santa Chiara di Boves, sono tratte dai testi dei Servi di Dio don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo.

La celebrazione sarà trasmessa da Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre), sulle frequenze di Radio inBlu e in streaming su Facebook.

GMMR: il Piemonte si prepara a celebrare la giornata a livello nazionale

8 Settembre 2020 -
Torino -  La regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta è stata scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes per le iniziative centrali della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre.
Domani mattina a Torino una conferenza stampa per presentare le iniziative. Parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes.
Raffaele Iaria

Migrantes: a Frascati l’incontro degli operatori pastorali “Amici dei Rom”

8 Settembre 2020 - Roma - Sarà Villa Campitelli a Frascati (Roma) ad ospitare, questo fine settimana (11-13 settembre) l’incontro riservato agli operatori  Migrantes per la pastorale con Rom e Sinti. “Si tratta – spiega la Fondazione Migrantes - di un momento pensato non soltanto per quanti sono già impegnati in questa pastorale specifica, ma anche per quanti vorrebbero iniziare ad impegnarsi in essa”. Tra i i partecipanti il vescovo ausiliare di Roma e incaricato della pastorale Migranes della Conferenza Episcopale del Lazio, mons. Gianpiero Palmieri, il catecheta Enzo Beemmì, la presidente delle teologhe italiane, Cristina Simonelli. Durante la tre giorni diverse le testimonianze di operatori pastorali impegnati sull'intero territorio nazionale. I lavori saranno aperti e conclusi dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis.  

Corso Migrantes, mons. Nosiglia: la presenza di immigrati nel nostro Paese è una “risorsa positiva”

8 Settembre 2020 -

Da un mese in mezzo al mare

8 Settembre 2020 -

Milano - Sono bloccati da oltre un mese, dopo aver salvato 27 persone tra cui un bambino e una donna incinta a rischio annegamento nel Mediterraneo. Malta li aveva avvisati, chiedendo di dirigersi verso il gommone in pericolo. Ed ora sono ancora lì, bloccati, a poche miglia dall’isola, con quel carico umano di disperazione. Una situazione che sta diventando sempre più insostenibile, giorno dopo giorno. Il capitano e l’equipaggio della Maersk Etienne, la nave mercantile che ha salvato i naufraghi, sono allo stremo. "La frustrazione cresce ogni giorno. Queste persone sono disperate, hanno bisogno di assistenza. Dobbiamo poter sbarcare il prima possibile". Il capitano della nave Etienne, Volodymyr Yeroshkin, affida a un video il suo ultimo appello per chiedere un place of safety(porto sicuro, ndr) per le 27 persone soccorse in mare dalla sua nave mercantile, ormai più di un mese fa, il 5 agosto scorso. Da allora l’imbarcazione è ferma nelle acque territoriali maltesi, a poche miglia dalla costa, in attesa che le autorità rispondano alle continue richieste di aiuto e autorizzino lo sbarco.

La Etienne è una petroliera del gruppo Maersk, non attrezzata per l’assistenza dei migranti. Dopo settimane, la situazione a bordo è diventata invivibile e le scorte alimentari cominciano a scarseggiare. Domenica per disperazione tre migranti si sono gettati in mare: sono stati subito soccorsi dall’equipaggio, ma ormai la resistenza di tutti è al limite. "Non possiamo più restare ad assistere inerti mentre i governi ignorano il dramma di queste persone", ha dichiarato Guy Platten, segretario generale dell’International Chamber of Shipping (Ics), la principale associazione internazionale di commercio di armatori e operatori mercantili che, in una nota congiunta con Unhcr/Acnur, l’Agenzia Onu per i Rifugiati e l’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) lancia un appello ai governi affinchè trovino subito una soluzione per i profughi a bordo del mercantile. "Non è la prima volta che ciò accade – ha aggiunto – ed è necessario che i governi adempiano i propri obblighi. Il tempo stringe e la responsabilità di garantire l’incolumità e la sicurezza di queste persone spetta senza ombra di dubbio ai ministri di questi governi. Questa situazione non riguarda il Covid. Si tratta molto semplicemente di una questione umanitaria".

"I governi si sono rifiutati di autorizzare il comandante della nave a far sbarcare i migranti e i rifugiati fuggiti dalla Libia, violandoil diritto internazionale – si spiega nel comunicato –. I membri dell’equipaggio condividono cibo, acqua e coperte coi naufraghi soccorsi. Tuttavia, non sono opportunamente formati né in grado di assicurare assistenza medica a quanti ne abbiano necessità. Le imbarcazioni mercantili non costituiscono un ambiente sicuro per queste persone vulnerabili, le quali devono essere condotte immediatamente presso un porto sicuro". L’Ics - si aggiunge nella nota - si è appellata all’Organizzazione marittima internazionale affinché intervenga con urgenza per "mandare un chiaro messaggio ribadendo che gli Stati devono garantire che i casi di ricerca e soccorso in mare siano risolti conformemente alla lettera e allo spirito del diritto internazionale".

"L’assenza di un meccanismo di sbarco chiaro, sicuro e strutturato a beneficio delle persone soccorse nel Mediterraneo continua a mettere a rischio vite umane", ha dichiarato il Direttore Generale dell’Oim, António Vitorino. "Oim e Acnur si appellano da tempo agli Stati affinchè abbandonino l’attuale approccio che prevede l’adozione di accordi ad hoc e istituiscano uno schema per cui gli Stati costieri si assumano pari responsabilità nell’assicurare un porto sicuro, e al quale gli altri Stati membri UE diano seguito mostrando solidarietà". Quello in cui è coinvolta la Maersk Etienne è il terzo caso, in un anno, in cui una nave mercantile rimane bloccata dopo aver condotto soccorsi in mare. Secondo le agenzie delle Nazioni unite la prassi di impedire lo sbarco delle persone, tenendo le navi al largo "si sta aggravando". Anche una portavoce della Commissione europea, ieri, ha chiesto lo sbarco immediato dei naufraghi dalla Etienne. "Una volta soccorse, le persone devono essere fatte sbarcare rapidamente per assicurare la loro sicurezza e quella dell’equipaggio della nave che conduce il salvataggio. Chiediamo con urgenza agli Stati membri di lavorare insieme affinché questo accada, con spirito di solidarietà e responsabilità collettiva. Gli Stati costieri hanno responsabilità essenziali, ma non devono essere lasciati soli". (Daniela Fassini - Avvenire)

Luogo di vocazione

8 Settembre 2020 - Ebbene, lo diciamo con un sentimento di grande commozione, e di profonda gratitudine a Dio; sì; alla Nostra famiglia, non così povera in verità come ad alcuno piacque presentarla, ma soprattutto ricca di doni celesti: agli esempi dei Nostri buoni genitori, papà e mamma, sempre scolpiti nel cuore: all’atmosfera di bontà, di semplicità e di rettitudine che abbiamo respirata fin dall’infanzia, dobbiamo gran parte della Nostra vocazione sacerdotale ed apostolica. (Discorso del Santo Padre Giovanni XXIII alle partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile, III Domenica di Quaresima, 1 marzo 1959) A meno di due mesi dall’Angelus commentato nell’articolo di settimana scorsa, papa Giovanni torna sul tema della famiglia incontrando le partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile: un’associazione nata nell’ottobre del 1944 (ed ancora esistente) come collegamento di donne e di associazioni di ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione del Paese attraverso la partecipazione democratica e l’impegno di promozione umana e di solidarietà. A queste donne riunite in assemblea, il Papa rivolge un esteso discorso in cui, anche in questa circostanza, prevale il calore della testimonianza personale. Poco dopo l’esordio, il suo riferimento alla famiglia d’origine è forte, anche perché questa volta il ricordo si fa sentimento di “profonda gratitudine” in ordine anche alla sua vocazione al sacerdozio. Prima di proseguire nel suo dire il pontefice richiama, dunque, l’attenzione su un atteggiamento che non può essere dato per scontato. Al padre, alla madre, all’ambiente in cui nasciamo, nel bene e nel male noi dobbiamo molto di quello che saremo da grandi, lì si impianta come in embrione la nostra vocazione. È un concetto semplice dal punto di vista della comprensione, ma ciò nonostante non sempre facile da vivere con consapevolezza ed il Papa sembra spontaneamente portato a tornarci più volte offrendo anche a noi oggi uno stimolo a rifletterci. Conseguentemente a ciò Giovanni XXIII prosegue il suo discorso affidando alle donne presenti e a quelle del mondo, più in generale, “l’amore alla famiglia, intesa come naturale ambiente per lo sviluppo della personalità umana, e come provvidenziale rifugio, nel quale si placano e si addolciscono le tempeste della vita, si spengono gli allettamenti delle inclinazioni indisciplinate, e si combattono gli influssi dei mali esempi”. Qui, nel linguaggio, ma anche nella sostanza percepiamo la distanza dei tempi, se non altro perché oggi siamo purtroppo abituati a considerare che molte delle difficoltà delle famiglie – a partire dalle violenze domestiche – nascono all’interno di esse e anzi si cercano fuori le agenzie tese alla cura e al risanamento delle stesse. Forse, però, anche su questo potremmo fare tesoro dell’insegnamento pontificio. Di fatto sono dall’esterno che arrivano molti degli elementi di disgregazione dei nuclei famigliari e questi ultimi possono proteggersi non chiudendosi in un isolamento anacronistico ma facendo rete coltivando i germi positivi che l’istituzione famigliare, prima ancora che il sacramento del matrimonio, porta con sé. È in quest’ottica che il Papa elogia il Centro italiano femminile, la cui azione sociale ha avuto un impatto notevole nel nostro Paese non solo negli anni della ricostruzione. Oggi il numero delle associazioni famigliari, di ispirazione cristiana e no, è aumentato a dismisura, ma è istruttivo constatare come fin dall’inizio non sia mai mancato il sostegno e la “confortatrice” benedizione dei Papi che si sono succeduti e che non hanno mai smesso di mettere la famiglia al centro del loro interesse pastorale. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Viminale: circa 20mila i migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2020

7 Settembre 2020 - Roma - Sono 19.995 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno alle 8 di questa mattina. Dei circa 20mila migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.961 sono di nazionalità tunisina (40%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.052, 15%), Costa d’Avorio (975, 5%), Algeria (876, 4%), Pakistan (780, 4%), Sudan (702, 3%), Marocco (586, 3%), Somalia (560, 3%), Egitto (519, 3%), Afghanistan (409, 2%) a cui si aggiungono 3.575 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrazioni: coniugare umanità e sicurezza

7 Settembre 2020 - Milano - Il governo ha disinnescato la mina di Lampedusa con un mini-decreto ad hoc. Ha fatto ciò che aveva promesso, appena il giorno prima, al sindaco Totò Martello e al presidente siciliano Nello Musumeci. La questione del giorno va però inquadrata nel contesto che l’ha prodotta. Gli approdi via mare in Italia sono effettivamente aumentati quest’anno, soprattutto in estate, rispetto ai numeri molto bassi degli ultimi due anni: al 4 settembre il Ministero dell’Interno ha registrato 19.926 persone sbarcate, una cifra quasi pari a quella dell’intero 2018 (20.210) e molto superiore ai minimi toccati nel 2019 (5.624). Siamo però ben lontani dai valori raggiunti a metà del decennio: 166.000 nel 2014, 152.343 nel 2015; 178.000 nel 2016, prima che nel 2017 i controversi accordi con la Libia cominciassero a comprimere, costi quel costi, le partenze. Non c’è proporzione tra i numeri attuali e la percezione di un "ritorno dell’emergenza" simile a quello allora dichiarato. Quanto alle ragioni dell’aumento dei numeri, la spiegazione non è univoca, ma appare innegabile che la duplice crisi, libica e tunisina, abbia influito sulla ripresa delle partenze. Dietro ai Paesi di frontiera, la crescente instabilità dell’area del Sahel appare destinata a sua volta a indebolire il sistema di controllo dei transiti finanziato dall’Unione Europea. La sensazione di un abnorme sovraffollamento nella piccola isola ha invece in gran parte una causa che non dipende dalla geografia. Gli sbarchi attuali sono prevalentemente "spontanei": le persone arrivano dal Nord-Africa con i loro pur precari mezzi, al prezzo di notevoli rischi (almeno 500 vittime stimate dall’inizio dell’anno). Il fatto che raggiungano Lampedusa però non può essere disgiunto dalla drastica riduzione delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, sia da parte dei mezzi militari, sia a opera delle navi delle Ong. In precedenza, i soccorritori intercettavano i natanti dei profughi in mare aperto e, coordinati dalle autorità italiane, li conducevano nei porti sicuri in quel momento più disponibili ad accoglierli. La dismissione dei dispositivi di soccorso in mare si è abbinata con lo smantellamento del sistema di accoglienza a terra. Non si sa dove alloggiare i richiedenti asilo perché gran parte dei cosiddetti hotspot e dei centri di accoglienza sono stati chiusi, ritenendo non servissero più. Non c’è nulla come rinunciare a prepararsi ad affrontare un fenomeno per trasformarlo in un’emergenza... Di certo le resistenze ad accogliere, in Sicilia, in Calabria e altrove, traggono oggi alimento dalla paura dei contagi. Si è notato che tra gli sbarcati il 3% è risultato positivo ai test, un dato più che doppio rispetto alla media nazionale. Non si è posta però altrettanta attenzione a un aspetto decisivo: i profughi sono tutti sistematicamente sottoposti a controlli medici, consentendo quindi di isolare le persone contagiate. A differenza di quanto avviene con turisti, villeggianti, diportisti, frequentatori di discoteche e locali notturni. Per garantire la prevenzione sanitaria - e tenere a bordo il più a lungo tutti, compresi donne e bambini - stanno arrivando a Lampedusa altre navi-quarantena: uno strumento pensato e adottato forse più per rassicurare l’opinione pubblica e per tenere al minimo le fibrillazioni in Parlamento e nel Governo. Le organizzazioni che si occupano di accoglienza ne hanno segnalato subito l’inadeguatezza, indicando come alternativa l’istituzione di strutture-ponte a terra, di dimensioni ridotte, prima dell’ingresso in accoglienza. Le vere o presunte paure dei residenti hanno prevalso sul dovere di proteggere in modo equilibrato sia chi accoglie, sia chi ha diritto di essere accolto. La paura della perdita di consenso, o di strumentalizzazione politica, sembra continuare a perseguitare come un’ombra chi governa e chi siede nelle Camere, e a condizionarne le scelte. La strategia delle navi-quarantena fa il paio con l’ennesimo rinvio della riforma dei decreti-sicurezza. E ora il problema è soprattutto la scadenza elettorale del 20-21 settembre. Ma ci sono temi su cui un Governo definisce il suo profilo politico e anche etico, la sua immagine, l’impronta che lascerà. E non vi è dubbio che la politica dell’accoglienza e dell’asilo rientri fra questi. Un grande e civile Paese sa coniugare umanità e sicurezza. E chi lo guida non ha paura di dimostrarlo ai concittadini. (Maurizio Ambrosini - Acvvenire)   ​  

CCEE: a Praga, dal 25 al 27 settembre 2020, l’Assemblea Plenaria

7 Settembre 2020 - Praga - L’annuale Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa si terrà a Praga, nella Repubblica Ceca, dal 25 al 27 settembre 2020. Considerate le attuali disposizioni sanitarie e le difficoltà di spostamento da alcuni Paesi, a causa della pandemia da Covid-19, i Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali che non potranno raggiungere Praga, parteciperanno ai lavori in videoconferenza, spiega una nota. Il tema scelto per questa Plenaria è: “La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”.  A partire dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, nel quinto anniversario della sua pubblicazione, e alla luce di quanto sta accadendo nel mondo intero a causa del Covid-19, i vescovi europei si incontrano per "riflettere sui cambiamenti e sulle ripercussioni che la pandemia sta provocando". I lavori della Plenaria si soffermeranno su quali sono le conseguenze religiose, pastorali ed ecologiche dopo il Coronavirus e, a partire da questi tre aspetti, ogni Presidente illustrerà la situazione della propria Conferenza Episcopale.  Nel confronto comune, poi, sarà dato risalto a cosa "stiamo imparando dalla pandemia e che cosa significa tutto questo per la cura del Creato". (R.I.)  

Afrobrix: conclusa ieri a Brescia la manifestazione culturale

7 Settembre 2020 - Brescia - Tre giorni di musica, cinema, arte, teatro e cultura per la prima edizione di Afrobrix, il festival multiculturale dedicato alla musica, cinema, arte, teatro e cultura afrodiscendente che si è concluso ieri a Brescia. Ispirati dal “Decennio Internazionale per le Persone di Origine di Africana dell’ONU”, il team organizzativo ha ideato questa iniziativa: una kermesse multidisciplinare rivolta a tutti gli artisti, media entertainers, influencers ma anche gruppi e il mondo dell’imprenditoria che sono legati alla realtà dell’afrodiscendenza e alla sua cultura, che si sta evolvendo e contaminando tra Europa e mondo afro. L'afrodiscendenza nasce dal continente africano. Significa avere un legame culturale o geografico con l'Africa. Afrobrix ha voluto  "celebrare l’afrodiscendenza, un concetto ampio e pluriforme, eterogeneo e in continua trasformazione. È un'appartenenza identitaria, collettiva e insieme soggettiva. È in certi casi una rivendicazione orgogliosa della propria pluriforme appartenenza sociale e culturale". Da questo concetto Afrobrix vuole creare "una piattaforma d’espressione per la moltitudine di persone nate e cresciute o giunte in Europa e di discendenza afro. Con Afrobrix si vuole affermare che l’afrodiscendenza è un valore aggiunto, nella convinzione che appartenere a più luoghi, comunità e culture arricchisca l’individuo e la società, e permettendo un dialogo e la crescita di una società più universale". Brescia da tempo ha "una forte presenza afrodiscendente, è per questo che il team organizzativo immagina la città come futuro centro di riferimento per artisti ed eccellenze afrodiscententi provenienti dal contesto italiano ed europeo. Brescia come piattaforma e Afrobrix come appuntamento d’eccellenza per lo scambio di idee e pratiche, insieme alla continua rigenerazione di nuove forme d’arte".