“Io, suora e medico tra Covid e naufraghi”: l’intervista su “Credere” di sr. Angela Bipendu

9 Settembre 2020 – Milano –   Angela Bipendu è una suora di origine congolese ma è anche un medico in prima linea. Ha lavorato sul campo nelle due grandi emergenze del tempo presente: i naufragi dei migranti del Mediterraneo e l’epidemia di Covid-19 in provincia di Bergamo. Per lei la medicina è prima di tutto soccorso alle persone più indifese ma anche vicinanza e parole di conforto. Ora il suo sogno è specializzarsi in cardiochirurgia e tornare in Africa. Una storia straordinaria che racconta il settimanale Credere in edicola da domani, giovedì 10 settembre. Anche il mensile della Fondazione Migrantes “MigrantiPress” nel numero di maggio ha pubblicato una intervista alla religiosa.

Suor Angela, 46 anni, è arrivata in Italia quando il suo ordine religioso, le suore Discepole del Redentore, l’avevano assegnata in Sicilia una comunità di consorella anziane da curare. Lì ha capito che la professione medica poteva essere la sua vocazione accanto alla consacrazione religiosa. E così, a 35 anni, si è iscritta alla Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo.

Dopo la laurea si è imbarcata per due anni sulle navi della Guardia costiera italiana come volontaria del Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta). Lì ha soccorso i migranti che in mare rischiano la vita. E tanti ne ha visti raccogliere oramai morti. “Cercavano la pace, quei migranti, questo mi dicevano sempre”, racconta. “Scappavano dalle bombe, dalle guerre, dal pericolo. Sarebbe un errore da parte nostra dimenticare il dolore che questa gente si lascia alle spalle. Sarebbe però anche un errore da parte loro non rispettare le regole del Paese che li ospita e volere tutto e subito”. Poi per suor Angela è arrivato l’incarico alla Guardia medica dell’Azienda territoriale sanitaria provinciale di Bergamo. E da lì, una delle zone più colpite, ha vissuto le settimane drammatiche dell’emergenza coronavirus. “Ho trovato gente scoraggiata, in cerca di conforto”, racconta. “Gente che mi moriva tra le mani. Non mi sono mai sentita così demoralizzata come in quei giorni. Una notte ho dovuto fare quattordici constatazioni di decessi. Un’altra, mentre sistemavo l’ossigeno a un paziente, mi sono ritrovata a spiegare che Dio non abbandona nella sofferenza, il diavolo non c’entra col Covid, sono gli uomini che a volte fanno errori”.

Discriminazioni per il colore della sua pelle? “Mai subite”, assicura. “La gente semmai si stupisce che sono medico e suora. “Una suora vera o finta?”, mi chiede. Nei turni notturni ricevo il triplo dei pazienti dei miei colleghi forse perché non prescrivo solo la cura ma li lascio parlare. Arrivano per un mal di pancia e finiamo con il parlare delle loro paure. Vengono anche solo per affidarmi una richiesta per Dio, visto che io gli sono vicina e mi ascolta, dicono. Vengono tossicodipendenti, anziani o persone di altre religioni. Nel frattempo qualcuno si è pure convertito al cristianesimo, saranno i frutti della mia doppia missione. Una volta ho detto che sarei potuta tornare in Sicilia ora che l’emergenza della pandemia sembra attenuata e sa cosa mi hanno risposto? Che raccoglieranno le firme per farmi restare!”.

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