Primo Piano

Tavolo Asilo: “finalmente superati” i decreti Sicurezza

23 Ottobre 2020 - Roma - “Con questo decreto si fa un passo avanti nel rispetto dei diritti delle persone migranti, ma molto resta ancora da fare per assicurare un’accoglienza dignitosa su tutto il territorio nazionale e la piena integrazione sociale e lavorativa”. Lo afferma oggi il Tavolo Asilo nazionale, coordinamento di organizzazioni cattoliche e laiche impegnate nell’accoglienza e integrazione dei migranti. Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto Immigrazione, che sostituisce i decreti sicurezza. Il testo contiene una modifica (art.15) che prevede che l’articolo 1 si applichi anche ai procedimenti pendenti davanti alle commissioni territoriali, al questore e alle sezioni specializzate dei tribunali, alla data di entrata in vigore del decreto. Una modifica che consentirà, almeno in parte, a coloro che hanno subito le conseguenze dei decreti sicurezza di fare rivalutare le proprie posizioni.  Il Tavolo Asilo seguirà con attenzione l’iter parlamentare, “per evitare che vengano introdotti emendamenti peggiorativi” e chiedere “miglioramenti, per esempio in tema di cittadinanza, di servizi destinati a richiedenti asilo nel sistema d’accoglienza, di modifica dell’art.15 per consentire a tutti di vedere rivalutata la loro posizione davanti alle Commissioni”. Il Tavolo Asilo ha inviato un documento alla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e al Vice Ministro Matteo Mauri nel quale sottolineano le principali criticità dell’attuale legislazione in materia d’asilo e d’accoglienza e avanzano proposte. Tra queste, “il superamento urgente delle navi quarantena”, la cancellazione “delle procedure accelerate e della lista di Paesi sicuri”, un “cambio di rotta nelle politiche su migrazioni e asilo sul piano europeo, a partire da una revisione del Regolamento di Dublino”.    

Centro Astalli: “non usiamo la pandemia per coprire i mali del mondo di cui siamo responsabili”

22 Ottobre 2020 - Roma - Ieri almeno 15 migranti sono annegati nel naufragio dell’imbarcazione sulla quale cercavano di raggiungere l’Europa. Il naufragio è avvenuto al largo della costa libica, all’altezza di Sabrata. I sopravvissuti sono stati tratti in salvo da pescatori. Sempre ieri, più di settanta profughi sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati indietro in Libia. Il Centro Astalli esprime “cordoglio” per le vittime e allarme per coloro che sono stati riportati indietro, in un paese in cui corrono il serio pericolo di morire. Da giorni, nell’indifferenza totale dell’Europa, muoiono migranti in mare. In Libia imperversano scontri bellici e per i migranti si pratica la tortura sistematica e la detenzione illegale. P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli lancia un appello: “La pandemia va combattuta con ogni mezzo e con tutte le risorse a nostra disposizione, evitiamo di usarla come anestetizzante per i mali del mondo di cui dobbiamo sentirci responsabili e per cui urgono risposte”. Per il Centro Astalli “l’apertura di vie legali di ingresso è la soluzione che garantisce la sicurezza di chi chiede protezione e di chi accoglie. Evacuare immediatamente la Libia è atto di civiltà che i paesi UE possono compiere senza esporre la popolazione europea a rischi di contagio. Agire per salvare vite umane e garantire il rispetto dei diritti fondamentali è precisa responsabilità di Stati democratici che non si può derogare neanche ora, nell’emergenza che riguarda tutti”.  

Vangelo Migrante: XXX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 22, 34-40)

22 Ottobre 2020 - Colpiti, ma non convertiti, dalla Parola che sta rivelando al mondo una nuova immagine di Dio, i farisei cercano una nuova occasione di conflitto per mettere in difficoltà Gesù e farlo cadere in fallo cercando di “prenderlo al laccio con una parola”. Uno di loro, un dottore della legge, lo interroga: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. Il ‘grande precetto’ era un problema molto discusso nell’ambito dell’ebraismo farisaico che disputava su una possibile gerarchia dei precetti o sull’individuazione di un principio unitario che li racchiudesse tutti. La risposta di Gesù è molto concisa, chiara e subito persuasiva. Egli raccoglie tutta la Legge e i profeti attorno ai comandamenti dell’amore per Dio e per il prossimo: “Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”.  Gli avevano chiesto il comandamento grande e lui ne elenca due. Non si tratta di contenuti inediti ma di parole a loro ben note dall’AT (nel Levitico e nel Deuteronomio); la vera novità consiste nel fatto che le due parole insieme, Dio e prossimo, fanno una sola parola, un unico comandamento. Dice infatti: “il secondo è simile al primo”, speculare. Amerai il prossimo è simile ad ‘amerai Dio’. Il prossimo è speculare a Dio, il prossimo, ogni uomo, ha volto e voce e cuore specchio di Dio. Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio, il suo volto è come una pagina del libro sacro. È proprio questa specularità a colpire i farisei che si trovano radunati lì per porre una questione su Dio, ma nel contempo contro il loro prossimo, Gesù-uomo, di cui cercano la rovina. Il loro atteggiamento mostra in sé tutta l’incongruenza di una fede in Dio che si professa solo a parole, per dogmi e precetti. Trascurano quanto sapevano: per raggiungere Dio bisogna passare attraverso la cura del forestiero (‘non farlo soffrire, perché Dio si è reso solidale con gli ebrei oppressi in Egitto e sta dalla parte di chi vive in quelle condizioni’), della vedova e dell’orfano, del povero e dell’indigente (prima lettura). L’amore per il prossimo, afferma Gesù, è specchio del nostro amore per Dio e tutta la Torah e i profeti sono ‘appesi’ a questi due precetti. Il primato di Dio è il grande orizzonte della vocazione del credente e, per non svuotarlo, il criterio è ‘amerai’, un’azione al futuro, che non finisce mai. Non equivale ad un codice etico, cui sottostare, ma a lasciarsi coinvolgere in un’esperienza di vita: l’incontro con l’altro che porta i segni di Dio. P. Gaetano Saracino, CS    

Migrantes: martedì 27 ottobre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2020

22 Ottobre 2020 - Roma - Martedì 27 ottobre, alle ore 10, sarà presentato il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 della Fondazione Migrantes in diretta streaming sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana. Questo progetto editoriale e culturale della Chiesa italiana si presenta, quest’anno, nell’edizione speciale 15 anni. Coinvolgendo circa 60 autori dall’Italia e dall’estero, il Rapporto Italiani nel Mondo 2020 si misura con il dettaglio territoriale provinciale unendo l’analisi dei dati più recenti a quella degli ultimi quindici anni. Alla presentazione sono previsti interventi del Card. Gualtiero BASSETTI, Presidente Conferenza Episcopale Italiana – Prof. Giuseppe CONTE, Presidente del Consiglio dei Ministri; Prof. Pasquale TRIDICO, Presidente Istituto Nazionale Previdenza Sociale; Mons.  Guerino DI TORA, Presidente Fondazione Migrantes; Delfina LICATA - Curatrice Rapporto Italiani nel Mondo e Vincenzo MORGANTE, direttore TV2000.  

545 bambini immigrati ancora separati dai genitori al confine col Messico

22 Ottobre 2020 - New York - Sono almeno 545 i bambini immigrati ancora senza genitori al confine col Messico. Di questi minori almeno 60 sono sotto i cinque anni. Lo riporta il “New York Times” citando alcuni documenti posti all’attenzione di una corte di giustizia, secondo cui i minori sarebbero stati separati dalle loro famiglie per via dalla politica della tolleranza zero varata dal presidente degli Stati Uniti nel 2017. Nel giugno 2018 erano almeno 2.700 i bambini separati dai loro genitori, mentre nel 2019 la stessa sorte sarebbe toccata ad almeno altri 1.556 minori. Intanto nei giorni scorsi la Corte suprema Usa, riferisce l’Osservatore Romano, ha deciso che esaminerà due questioni emblematiche della politica migratoria di Donald Trump dopo le elezioni del 3 novembre: una sull’uso dei fondi militari per la costruzione del muro col Messico dopo che il presidente aveva dichiarato una emergenza nazionale, l’altra è la decisione di far attendere i migranti in Messico anziché farli entrare negli Usa durante l’esame delle loro richieste di asilo.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 26.659 persone sulle coste italiane

22 Ottobre 2020 - Roma - Sono finora 26.659 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane in questo 2020. Il dato è del Ministero degli Interni aggiornato alle 8 di questa mattina. Dei quasi 26.600 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 11.173 sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.343, 13%), Costa d’Avorio (1.207, 5%), Algeria (1.194, 4%), Pakistan (1.167, 4%), Sudan (872, 3%), Afghanistan (771, 3%), Egitto (760, 3%), Marocco (693, 3%), Somalia (618, 2%) a cui si aggiungono 4.861 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Mattarella firma il nuovo decreto immigrazione

22 Ottobre 2020 - Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto immigrazione, varato nei giorni scorsi dal Governo per modificare i decreti sicurezza approvati dal precedente Governo. La legge prevede il ripristino di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che adesso si chiamerà “protezione speciale” e verrà concesso agli stranieri che presenteranno seri motivi “risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato”. Si introduce inoltre il divieto di rimpatrio verso stati in cui i diritti umani sono sistematicamente violati e si attenuano le regole nei confronti delle Ong: se le navi avranno operato seguendo le convenzioni internazionali e avranno comunicato tutto alle autorità (compresa l’eventuale appartenenza a un altro stato), non sarà possibile negargli l’accesso in acque italiane.  

Libia: nuovo naufragio

22 Ottobre 2020 -

Milano - Ancora un naufragio al largo delle coste della Libia. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha segnalato ieri su Twitter un disastro avvenuto martedì di fronte al distretto di Sabratha, 75 chilometri a ovest di Tripoli, nel quale hanno perso la vita “almeno 15 persone”. Secondo l’Oim sarebbero sopravvissuti in cinque, salvati e portati a riva da alcuni pescatori. Si tratta di “migranti disperati”, che continuano a rischiare la vita “in fuga da abusi e sfruttamento, in assenza di capacità di salvare vite”. “Almeno 500 morti nel Mediterraneo centrale quest’anno. Alcune a causa di ritardi nell’assistenza. La mancanza di sforzi guidati dagli Stati per salvare vite umane lungo questa rotta pericolosa è tanto dolorosa quanto vergognosa” ha scritto su Twitter Eugenio Ambrosi, capo staff dell’Oim. Sempre martedì, più di settanta profughi sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati indietro in Libia. “Mentre l’Agenzia europea Frontex investe altri 100milioni di euro in droni per il controllo delle frontiere, 15 persone muoiono in mare senza soccorsi”, la presa di posizione dell’Ong Mediterranea Saving Hu- mans. Secondo il progetto «Missing Migrants» dell’Oim dal 2014 sono 20.014 le persone che hanno perso la vita cercando di attraversare il Mediterraneo oppure sono risultate disperse in mare. Un elenco di vittime a cui si aggiungono quei naufragi più difficili da documentare, di cui si perde ogni traccia nel silenzio delle onde.

Ecco l’Italia degli immigrati oltre forzature e dicerie

22 Ottobre 2020 - Milano - L’immigrazione è forse l’argomento che più si è prestato negli ultimi anni alla diffusione di credenze e leggende lontane dai dati effettivi: in genere drammaticamente enfatiche, ripetute con tale frequenza da finire per essere prese per vere, e risolutamente riottose di fronte alle smentite fornite dalle fonti statistiche disponibili. Queste non sono perfette, ma di certo risultano più affidabili delle dicerie un tempo propagate di bocca in bocca, ora divulgate mediante i social media, e anche cavalcate da chi ha interesse ad accreditarle come veritiere. Per fortuna ogni tanto arriva qualche studio a presentare i dati reali a chi vuole conoscere un po’ meglio il fenomeno, senza accontentarsi di seguire l’opinione corrente e gridata. Un esempio è l’ultimo Rapporto immigrazione di Caritas-Migrantes, che reca il significativo sottotitolo 'Conoscere per comprendere'. In un Paese di 60 milioni di abitanti in cui resta così diffusa la paura dell’'invasione', fa impressione leggere per esempio che dal 2018 al 2019 i residenti stranieri sono aumentati soltanto di 47.000 unità, e i permessi di soggiorno di appena 2.500. Come se non bastasse, le nascite da cittadini stranieri (un dato difficile da smentire, o di cui sospettare una sottovalutazione) sono addirittura calate, da 68.000 nel 2017 a 63.000 nel 2019. Nel 2012 sfioravano quota 80.000. In entrambi i casi incidono le acquisizioni di cittadinanza, grazie alle quali i neo-italiani scompaiono dalle statistiche sugli immigrati, ma per sostenere la tesi dell’invasione ci vorrebbe ben altro. Ancora, i motivi del permesso di soggiorno sono da anni eminentemente familiari (quasi la metà del totale: 48,6%). Asilo e protezione internazionale concorrono per un modestissimo 5,7%, ponendo in luce quanto sia lontana dalla realtà l’equivalenza tra immigrati regolari e richiedenti asilo. Bisogna poi aggiungere che 1,5 milioni di cittadini comunitari non hanno bisogno di permessi, e di certo non chiedono asilo. Altri dati interessanti sono stati prodotti dalla Fondazione Leone Moressa, che si occupa periodicamente del rapporto tra i costi e i benefici dell’immigrazione per lo Stato italiano. Qui la notizia saliente, già evidenziata da questo giornale (Avvenire, ndr), riguarda il gettito che l’immigrazione arreca alle casse dello Stato italiano, grazie a imposte e contributi versati dai 2,5 milioni di immigrati regolarmente occupati: 500 milioni di euro nel 2019. A tanto ammonta il saldo tra spese sociali e prelievi fiscali e contributivi a carico dei cittadini stranieri. L’età media ancora giovane comporta un basso numero di pensionati (intorno al 4%) e un’incidenza sulla spesa sanitaria più bassa della media nazionale. Al conto andrebbero aggiunte tre specificazioni. La prima si riferisce al fatto che alcune voci di spesa comportano a loro volta dei benefici per la collettività: per esempio l’inserimento scolastico di oltre 800.000 alunni stranieri, senza contare i naturalizzati, rappresenta di certo un costo, ma anche un’opportunità d’impiego per migliaia di insegnanti, tutti italiani. Grazie agli alunni di origine straniera inoltre rimangono in vita molte scuole, in quartieri di periferia e borghi spopolati. Stesso discorso per le nascite: costo sanitario, ma investimento sociale. La seconda specificazione rimanda a benefici più difficili da quantificare e riconducibili al ruolo dei 5,3 milioni d’immigrati come consumatori. Con i loro acquisti contribuiscono a far girare l’economia e aumentano il gettito dell’Iva. Se dispongono di un’auto o di una moto, facendo il pieno di carburante pagano altre tasse. Alcuni segmenti di mercato trovano negli immigrati un’importante quota di clienti: gli alloggi dei quartieri popolari, le auto usate, i discount di periferia. In terzo luogo, non solo gli immigrati finanziano la spesa sociale, ma contribuiscono a contenerla. Più precisamente, le assistenti familiari (come le chiama il contratto di lavoro), dette comunemente badanti, aiutano le famiglie a mantenere gli anziani fragili a casa, abbassando il fabbisogno di strutture protette. Questi benefici però non sono eterni. La Fondazione Moressa rileva che la prevalenza di lavori poco qualificati e la scarsa mobilità sociale nel tempo possono intaccare l’apporto degli immigrati alle casse dello Stato e alla società italiana. Aggiungerei che anche gli immigrati sono destinati col tempo a invecchiare e ad ammalarsi maggiormente, con una progressiva crescita della spesa sociale loro destinata. Perché persista un saldo positivo per le casse dello Stato, occorre l’immissione di nuova immigrazione regolare e regolata, giovane e produttiva. Ma per accoglierla e valorizzarla occorre lungimiranza, e anche coraggio. La stessa lungimiranza e lo stesso coraggio che servono per valorizzare e non spingere a loro volta all’emigrazione le giovani generazioni di italiani. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)  

Rosario per l’Italia: oggi la preghiera da Gorizia con mons. Redaelli

21 Ottobre 2020 - Roma - “Prega con noi”. Tv2000 e InBlu Radio invitano “i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi,  questa sera, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu Radio e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dal santuario di Rosa Mistica in Cormòns in provincia di Gorizia, con mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia.

Migrantes: il 27 ottobre la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

21 Ottobre 2020 - Roma - Martedì 27 ottobre, alle ore 10, sarà presentato il Rapporto “Italiani nel mondo 2020” della Fondazione Migrantes. Giunto alla XV edizione, questo progetto editoriale e culturale della Chiesa italiana è stato completamente rinnovato. Coinvolgendo circa 60 autori dall’Italia e dall’estero, il Rapporto “Italiani nel mondo 2020” si misura con il dettaglio territoriale provinciale unendo l’analisi dei dati più recenti a quella degli ultimi quindici anni. Sarà possibile seguire la conferenza in diretta streaming, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana.

Card. Bassetti: dinanzi al fenomeno delle migrazioni, “si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”

21 Ottobre 2020 - Roma – “Come Chiesa auspichiamo che, dinanzi al fenomeno complesso ed epocale delle migrazioni, si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”. Lo ha detto nei giorni scorsi al quotidiano “la Stampa” il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Gualtiero Bassetti, risponde ad una domanda sul tema migratorio.  Per il porporato “è necessario avere un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti. In questo senso le ultime modifiche normative stanno portando una discontinuità con il recente passato. È una prima risposta buona alle situazioni di crisi registrate nel tempo. Quello che serve è carità e responsabilità verso tutti: nei confronti delle persone che migrano e verso le popolazioni che accolgono”.  

Un divario da colmare

21 Ottobre 2020 - Roma - La tecnologia non è qualcosa di scontato. Ci sono degli aspetti che spesso vengono dati per risolti e, invece, nascondono nodi problematici. Uno su tutti: le disuguaglianze sociali. Il terzo rapporto Auditel-Censis, presentato nei giorni scorsi, registra che, nel 2019, in Italia circa tre milioni e mezzo di famiglie non disponevano di collegamento a Internet. Tra i nuclei familiari con almeno un occupato o uno studente il numero scende a 300mila. Con la pandemia molti italiani hanno dovuto fare i conti, in tempi rapidissimi, con una realtà del tutto nuova. Nell’analisi, ovviamente, vengono riportati altri dati da leggere in relazione a questi: consumo di video in streaming, device a disposizione, larghezza di banda, solo per citarne alcuni. Insomma, non tutti sono pronti - e non per colpa loro - a una “normalità digitale”. E quasi sicuramente la pandemia ha accelerato questo processo di “distanziamento sociale”. Serve, dunque, un impegno su più fronti – sociale, politico, culturale, educativo – perché nessuno resti indietro. (Vincenzo Corrado)

Papa Francesco: “La pace è la priorità di ogni politica”

21 Ottobre 2020 - Roma - Alle 18.30 in punto, sulla piazza del Campidoglio, “cuore della città” di Roma, come l’ha definita il Papa “venuto dalla fine del mondo”, è sceso il silenzio per un minuto, in ricordo delle vittime di tutte le guerre. Per raggiungerla, papa Francesco ha sceso insieme “al mio fratello Bartolomeo”, come lo chiama da sempre, l’immensa scalinata della basilica dell’Ara Coeli, tanto cara alla devozione dei romani. L’uno accanto all’altro, l’uno vestito in bianco e l’altro in nero, il patriarca ecumenico di Costantinopoli aggrappato al suo bastone e il Santo Padre al corrimano esterno. Un esempio concreto di fraternità vissuta che prima hanno condiviso con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane, pregando in basilica, e subito dopo con i leader delle grandi religioni mondiali che hanno preso parte all’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio sul tema “Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità”. Lo “spirito di Assisi”, a 34 anni dallo storico incontro convocato da Giovanni Paolo II, è aleggiato anche nell’appello di pace con cui si è concluso l’incontro, consegnato da un gruppo di bambini agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale e internazionale. E proprio alla politica si è rivolto Papa Francesco nel suo discorso dal palco: “Il mondo, la politica, la pubblica opinione rischiano di assuefarsi al male della guerra, come naturale compagna della storia dei popoli”, la denuncia: “Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia”. “Oggi, i dolori della guerra sono aggravati anche dalla pandemia del Coronavirus e dalla impossibilità, in molti Paesi, di accedere alle cure necessarie”, incalza Francesco, secondo il quale “mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio”. “La pace è la priorità di ogni politica”, tuona il Papa: “Dio chiederà conto, a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra che hanno colpito i popoli!”. “Quanti impugnano la spada, magari credendo di risolvere in fretta situazioni difficili, sperimenteranno su di sé, sui loro cari, sui loro Paesi, la morte che viene dalla spada”, spiega Francesco: Il “basta” di Gesù “è una risposta senza equivoci verso ogni violenza”: un “basta!” che “supera i secoli e giunge forte fino a noi oggi: basta con le spade, le armi, la violenza, la guerra!”. “Mai più la guerra!”, il grido sulla scorta del discorso di San Paolo VI alle Nazioni Unite, nel 1965: “Questa è l’implorazione di noi tutti, degli uomini e delle donne di buona volontà. È il sogno di tutti i cercatori e artigiani della pace, ben consapevoli che ogni guerra rende il mondo peggiore di come l’ha trovato”. “Nessun popolo, nessun gruppo sociale potrà conseguire da solo la pace, il bene, la sicurezza e la felicità”, ribadisce Francesco. E il pensiero corre ad un’altra piazza, non piena – nel rispetto delle norme anti Covid – come questa, ma deserta e bagnata dalla pioggia, in cui il Papa il 27 marzo scorso aveva pregato, per la prima volta da solo nella “sua” piazza, per la fine della pandemia. “La fraternità, che sgorga dalla coscienza di essere un’unica umanità, deve penetrare nella vita dei popoli, nelle comunità, tra i governanti, nei consensi internazionali. Così lieviterà la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace”. A partire da un obiettivo raggiungibile imposto dalla pandemia, proposto come imperativo nell’appello di pace finale: “Uniamo già oggi gli sforzi per contenere la diffusione del virus finché non avremo un vaccino che sia idoneo e accessibile a tutti. Questa pandemia ci sta ricordando che siamo fratelli e sorelle di sangue”. Nessuno può salvarsi da solo, si legge ancora nell’appello: “Le guerre e la pace, le pandemie e la cura della salute, la fame e l’accesso al cibo, il riscaldamento globale e la sostenibilità dello sviluppo, gli spostamenti di popolazioni, l’eliminazione del rischio nucleare e la riduzione delle disuguaglianze non riguardano solo le singole nazioni. Lo campiamo meglio oggi, in un mondo pieno di connessioni, ma che spesso smarrisce il senso della fraternità”. La tentazione da cui fuggire “è la tentazione di pensare solo a salvaguardare se stessi o il proprio gruppo”, il monito dell’omelia papale dall’Ara Coeli: “Dio non viene tanto a liberarci dai nostri problemi, che sempre si ripresentano, ma per salvarci dal vero problema, che è la mancanza di amore. E’ questa la causa profonda dei nostri mali personali, sociali, internazionali, ambientali”. (M. Michela Nicolais – SIR)

Popoli e religioni uniti per la pace: ieri a Roma l’incontro interreligioso con Papa Francesco

21 Ottobre 2020 - Roma - Lo spazio al centro della piazza del Campidoglio, ornata dalla stella a 12 punte disegnata da Michelangelo è organizzato in modo da conciliare due esigenze apparentemente contraddittorie: la prudenza del distanziamento sociale dettata dall’emergenza sanitaria, e il sentimento, qui prevalente, volto “alla fraternità e all’amicizia sociale” che ha motivato l’Enciclica Fratelli tutti. Un evento, questo del 34° Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che fa di Roma la capitale della pace: un evento “ridotto alla sua forma essenziale”, come ha rilevato Andrea Riccardi, ma non per questo meno evocativo, anzi ricco di contenuti che rinviano alla realtà drammatica che l’umanità sta attraversando, quando alla guerra, “madre di tutte le povertà”, si è aggiunta una terribile pandemia che impoverisce intere popolazioni e mina la solidarietà. “La lezione della recente pandemia - ha detto Papa Francesco - se vogliamo essere onesti, è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme”. Alla tentazione di rinchiudersi in sé stessi, Riccardi contrappone la convinzione che “non ci si salva da soli, alle spalle degli altri, contro gli altri. Vale per l’Europa, vale per ogni continente”. E allora il tema della giornata – “Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità” – coniuga i due elementi che fanno da filo conduttore di un percorso che può portare l’umanità all’uscita dal tunnel della paura e dell’egoismo. Insieme a papa Francesco, rappresentanti delle grandi religioni mondiali hanno pregato gli uni accanto agli altri, consapevoli che “la preghiera è la radice della pace”, e si sono poi ritrovati insieme, “come un arcobaleno di pace”, nel palco allestito davanti al palazzo Senatorio. Qui papa Francesco ha rivolto il suo appassionato appello: “C’è bisogno di pace! Più pace! Non possiamo restare indifferenti. Il mondo, la politica, la pubblica opinione rischiano di assuefarsi al male della guerra, come naturale compagna della storia degli uomini”. Il richiamo alle responsabilità della politica è stato raccolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che insieme ai ministri Di Maio e Lamorgese, alla sindaca Raggi e al presidente della regione Lazio Zingaretti, aveva accolto papa Francesco ai piedi della scalinata della Basilica di Santa Maria in Ara Coeli: “La Repubblica Italiana onora e riconosce gli sforzi di dialogo in questa direzione, nella consapevolezza del ruolo di fondamentale importanza che le religioni hanno e possono dispiegare nel contribuire a un avvenire di sviluppo e di eguaglianza fra le persone e i popoli. La speranza sarà più forte di tutti gli ostacoli, non sarà più irraggiungibile se le donne e gli uomini di buona volontà si impegneranno vivendola concretamente nel loro quotidiano”. L’Appello di pace che ha concluso l’Incontro di Roma richiama tutti i temi della giornata: “Le guerre e la pace, le pandemie e la cura della salute, la fame e l’accesso al cibo, il riscaldamento globale e la sostenibilità dello sviluppo, gli spostamenti di popolazioni, l’eliminazione del rischio nucleare e la riduzione delle diseguaglianze, non riguardano solo le singole nazioni. Lo capiamo meglio oggi, in un mondo pieno di connessioni, ma che speso smarrisce il senso della fraternità”. E quindi, “ai responsabili degli Stati diciamo: lavoriamo insieme ad una nuova architettura della pace. Uniamo le forze per la vita, la salute, l’educazione, la pace”.

Cavalieri al merito: tra questi anche tre giovani stranieri

20 Ottobre 2020 -

Roma -

Questa mattina si svolta al Quirinale la consegna delle OMRI - Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Una cerimonia speciale dedicata a quelle persone che con il loro operato o attraverso azioni particolari si sono distinte durante l’emergenza da Covid-19, così come annunciato lo scorso 2 giugno a Codogno “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – si legge nella nota della Cerimonia di Consegna - ha voluto insignire dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali”. Ad essere ospitati nel salone del Quirinale ci sono stati uomini e donne che operano nel settore sanitario, nelle forze dell'Ordine, volontari, operatori del commercio, un tassista, una preside. Tutti in qualche modo in prima linea a fronteggiare l'epidemia. Tra i 56 nomi risultano anche alcuni cittadini stranieri come Mahmoud Lutfi Ghuniem, in Italia dal 2012, che fa il rider, che ha regalato alla Croce Rossa di Torino uno stock di mille mascherine acquistate di tasca sua nei primi giorni dell'emergenza. Yvette Batantu Yanzege, originaria del Congo, che assieme al suo collega Marco Buono della Croce Rossa di Riccione hanno risposto all’appello della Lombardia che chiedeva aiuto a medici e personale con ambulanze. E poi  Mata Maxime Esuite Mband, giocatore per il Zebra Rugby Club e per la nazionale italiana, volontario sulle ambulanze per l’Associazione Seirs Croce Gialla di Parma. Mahmoud Lutfi Ghuniem in alcune interviste spiegò come quel gesto fosse un modo per sdebitarsi di quanto ha fatto l'Italia per lui.  Ora il nuovo cavaliere che “si è particolarmente distinto, in questi mesi, nell'aiutare la comunità nella fase dell'emergenza", vuole tornare a fare il suo mestiere, quello di infermiere.

Festival del circo di Latina: un ringraziamento alla Fondazione Migrantes

20 Ottobre 2020 - Latina - Dal 15 al 19 ottobre nella città di Latina si è svolta la 21^ edizione del Festival del circo italiano, nonostante il periodo di pandemia da Covid-19, osservando tutte le norme di cautela stabilite dal Governo, per evitare eventuali contagi dei presenti. Questa edizione ha visto la partecipazione dei soli artisti italiani, in quanto la presenza delle troupe straniere è stata impedita dalla situazione pandemica. Apprezzabile la scelta degli organizzatori, che ha tenuto conto della giovane età degli artisti provenienti dalle famiglie circensi italiane.  Sono state serate intense dove sono emerse la creatività, la fantasia e la qualità dei numeri eseguiti in pista dai giovani talenti, appartenenti alle tante famiglie circensi italiane. Alla serata di gala, tenutosi lunedì 19 ottobre sotto lo chapiteau, sono stati premiati: con il “Latina d’oro” per la categoria junior Gabriel Dell’Acqua (con un numero di verticalismo) e per la categoria senior Nicholas Errani (con il “trapezio Washinton”).   Nella prima serata, in occasione della seconda edizione di “W il Circo”, Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi, ha ringraziato la Fondazione Migrantes, rappresentata da don Mirko Dalla Torre della Consulta Nazionale dello Spettacolo Viaggiante, per la collaborazione che non ha fatto mai mancare ai circhi e per il sostegno alle loro famiglie in questo tempo di difficoltà dovuta alla pandemia.

CEI: Assemblea generale in programma a novembre

20 Ottobre 2020 -

Roma - La Conferenza Episcopale Italiana sta preparando la prossima Assemblea generale programmata dal 16 al 19 novembre. Una plenaria che, come sottolineato nell’ultimo Consiglio permanente (21-23 settembre scorsi) costituirà “per la Chiesa italiana un’opportunità da cui avviare un processo di essenzializzazione: partendo dall’ascolto di questo tempo segnato dalla prova, s’intende riscoprire il primato dell’evangelizzazione e le forme della testimonianza cristiana”. In tal senso, guardando alla prossima Assemblea generale, in sede di Consiglio permanente “rispetto alla prospettiva di assumere gli Orientamenti pastorali per il quinquennio, si è preferito lasciarsi provocare innanzitutto dalla domanda evangelica: “Sapete leggere questo tempo?”; quesito al quale “s’intende rispondere mettendosi in ascolto della realtà e assumendo alcuni impegni per costruire il futuro”. Una prospettiva che “comporta un investimento nella formazione a un nuovo senso ecclesiale e a una nuova responsabilità ministeriale; impegna a valorizzare appieno i momenti delle celebrazioni; richiama a saper tornare all’incontro personale e comunitario con il Risorto, per poi poterlo offrire quale messaggio di vita e di senso”.

Migrantes Caltanissetta: le iniziative dello sportello per gli stranieri

20 Ottobre 2020 -

Caltanissetta – Sono una ventina i primi destinatari dello sportello per gli stranieri promosso dall’Ufficio Migrantes di Caltanissetta ad una settimana dall’apertura. Tra le iniziative il corso di alfabetizzazione degli adulti, un primo orientamento legale, l'assistenza burocratica e il disbrigo pratiche e anche il centro di ascolto. Il pomeriggio, fa sapere la direttrice dell’Ufficio Migrantes Donatella D’Anna, partirà presto il dopo scuola dei bambini della primaria. Per l'attivazione dello sportello – spiega la direttrice Migrantes - è stata fondamentale la collaborazione di p. Massimiliano Novembre, che ha messo a disposizione i locali della chiesa, ma anche le suore dell'Unione Internazionale Superiore Generali che si occupano del servizio di mediazione linguistica e da sempre impegnate con le sorelle e i fratelli migranti: sentinelle delle condizioni dei più deboli. “Aprire lo sportello Migrantes alla Provvidenza e non in un altro luogo della città è stata una scelta consapevole, in un’ottica di prossimità anche fisica, perché è proprio in questo quartiere che vivono tanti stranieri. Lo sportello è situato proprio nei pressi di una discarica improvvisata, dove durante il giorno giocano i bambini che eludono l'obbligo scolastico e dove di notte è già capitato che vengano incendiati i cumuli di spazzatura. Nonostante queste difficoltà l'ufficio Migrantes vuole esserci, come un segno di speranza, creando un luogo dignitoso e curato in cui ognuno si possa sentire a casa”. ​

Italiani a Londra: un studio statistico del Consolato italiano

20 Ottobre 2020 -

Londra - La crescita numerica della comunità italiana nel Regno Unito negli ultimi anni è stata impetuosa. Gli iscritti all’AIRE in Inghilterra e Galles sono più che raddoppiati nel giro di 8 anni, passando da poco meno di 200 mila a più di 415 mila. Lo evidenzia il Consolato Generale d’Italia a Londra che ha diffuso uno studio statistico su “La presenza italiana in Inghilterra e Galles”, frutto, scrive il console generale d’Italia a Londra Marco Villani, dell’analisi dei dati disponibili nell’anagrafe consolare del Consolato Generale d’Italia a Londra (aggiornata al luglio 2020) e rappresenta “una fotografia che, sebbene soggetta a invecchiamento data la dinamicità della nostra presenza nel Regno Unito, costituisce una bussola e un punto di partenza per qualsiasi eventuale studio futuro”. Questo studio, attraverso i dati AIRE della Sede e dell'Home Office, analizza la collettività attraverso vari criteri statistici (es. età, titolo di studio, tipo di impiego, luogo di residenza e nascita etc.). Una studio - spiega ancora il console – che “intende gettare luce sulla comunità italiana residente in Inghilterra e Galles. O meglio, sulle diverse comunità italiane che vi convivono.  La prima cosa che stupisce, anche ad uno sguardo superficiale, è la complessità di questa grande realtà italiana. Il 10% dei nostri connazionali ha più di 65 anni, circa il 20% meno di 18. Oltre agli studenti, sono rappresentate tutte le categorie professionali: impiegati, operatori sanitari, accademici, addetti alla ristorazione e all’ospitalità, artisti, scrittori, insegnanti, operai, imprenditori, funzionari, dirigenti, agricoltori, giornalisti e religiosi (l’elenco potrebbe continuare…). Circa metà dei nostri cittadini sono nati in Italia, un quarto nel Regno Unito e il rimanente quarto nel resto del mondo. Un affascinante caleidoscopio culturale dove si incontrano nuova cittadinanza e cittadini italiani divenuti tali per discendenza. In un contesto, in cui chi è arrivato nell’ultimo decennio (più della metà dei nostri cittadini) si aggiunge a chi chiama ‘casa’ questa isola da decenni.  Per questo dobbiamo parlare di ‘comunità’ al plurale. Pur convivendo accanto le une alle altre, le nostre comunità si sfiorano, senza praticamente toccarsi. Senza neanche accorgersi, o quasi, della presenza delle altre”. Comunità che sono “lo specchio dell’Italia, ma uno specchio particolare, che ci permette di guardare non solo l’immagine riflessa del presente, ma anche quella del passato”.