Primo Piano
Viminale: da inizio anno sbarcate 30.612 persone migranti sulle coste italiane
Roma - Sono 30.612 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 78 di questo mattina sul sito del Ministero. Oltre 30.600 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.304 sono di nazionalità tunisina (40%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.710, 12%), Pakistan (1.345, 4%), Algeria (1.329, 4%), Costa d’Avorio (1.319, 4%), Egitto (1.062, 4%), Sudan (978, 3%), Marocco (943, 3%), Afghanistan (794, 3%), Somalia (765, 3%) a cui si aggiungono 6.063 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I minori stranieri non accompagnati arrivati sulle coste italiane sono 3.851.Il dato è aggiornato alla giornata di ieri.
Covid19: il racconto di suor Giuliana Bosini
Germania: le Nuove restrizioni nella vita sociale e pubblica per tutto il mese di novembre
R.I.
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Un prete per amico
Migrantes Andria: accanto a chi vive nella periferia degli occhi e del cuore
Andria - In questo tempo complesso la carità non si ferma! Siamo tutti chiamati ad atti di responsabilità: il verbo “amare” ha sempre bisogno del verbo “aiutare” e l’incalzare della pandemia lo sta dimostrando. Nonostante il covid-19 stia mettendo a dura prova la rete di solidarietà, la stessa non si arresta e continua a svolgere la sua opera con la consapevolezza che, ora più che mai, c’è bisogno di non abbandonare i soggetti più fragili.
È importante che il volontariato resti al servizio della comunità, soprattutto ora. Molti sono coloro che vivono ai margini sociali, economici e culturali. Ecco che accanto ai poveri annoveriamo anche “quelli della prima volta”: chi ha perso il lavoro; chi fa fatica a comprarsi un medicinale per curare le ferite del corpo e chi invece chiede di curare le ferite dell’anima poiché smarrito in una società che va veloce e talvolta non ha tempo per soccorrere chi resta indietro.
Grazie al provvidenziale spirito di solidarietà di molte persone che prestano il loro servizio di volontariato presso la nostra Casa di Accoglienza, possiamo permetterci di tenere attivi alcuni servizi essenziali, ora più che mai: il centro d’ascolto; lo sportello di contrasto al gioco di azzardo patologico; il servizio di accoglienza migranti; l’ambulatorio medico infermieristico; la distribuzione del sacchetto viveri per i neonati; il servizio mensa; il servizio docce e il servizio indumenti. Una rete, quella di Casa Accoglienza, che non dimentica mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, come afferma Papa Francesco, aver cura di ogni persona, specialmente dei bambini, degli anziani, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.
La carità non può essere solo teoria, non si può limitare solo a cose che si danno, la Carità è realizzare è rendere visibile l’amore di Dio per tutti gli uomini attraverso la nostra vita vissuta in un cammino comunitario e un nostro inserimento pieno nella storia degli uomini e delle donne.
Non basta credere, non basta una fedeltà sterile al Vangelo, il Signore ci chiede di essere collaboratori alla sua azione creatrice e l’azione creatrice di Dio si realizza comunicando vita. Nel vangelo Gesù dice: “così risplenda la vostra luce davanti agli altri uomini perché vedano le vostre opere buone e rendono gloria al vostro Padre che è nei cieli”.
Ringraziamo i volontari che, nonostante la pandemia in corso, continuano a donare il proprio tempo e alimentano quotidianamente questa nostra rete solidale senza però dimenticare l’invito a tutelarsi per scongiurare la sospensione dei servizi. In Casa Accoglienza, negli ambienti interni, stiamo rispettando scrupolosamente tutte le indicazioni date dai responsabili del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl, per contenere l’espansione del virus e garantire a tutti l’essenziale e i servizi alla persona. (don Geremia Acri - Direttore Ufficio Migrantes Andria)
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Rifugiati: il racconto in podcast
Roma - Per mettersi in ascolto delle storie dei rifugiati e di ciò che hanno da raccontare nascono “I podcast” del Centro Astalli. “Ogni momento è buono per regalarsi una storia, un’idea, un nuovo progetto. Sarà facile e a portata di tutti ascoltare le testimonianze di uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni”, spiega una nota. Accompagnati dalla voce di autori, artisti, scrittori, poeti, cantastorie e narratori “scopriremo che raccontare le migrazioni è un modo per condividere bellezza”. Nei panni dei rifugiati è il podcast dedicato alle storie dei rifugiati: il modo più efficace per parlare di loro è dare spazio ai loro pensieri, ai loro sogni, ai loro progetti. E poi Ti racconto una storia è il podcast in cui “accogliamo la voce di chi racconta le migrazioni, la società plurale, la ricchezza del vivere insieme, di chi vuole condividere esperienze, ricordi, storie attraverso registri e stili narrativi diversi. Dalla poesia alla letteratura, dal teatro al giornalismo, ogni parola si fa passo, ogni racconto sentiero da esplorare”. E ancora Le parole dell'accoglienza è il podcast che contiene commenti e riflessioni, proposte e contenuti sul tema dei rifugiati, delle migrazioni e del dialogo interreligioso che nascono al Centro Astalli dal confronto quotidiano e dall’ascolto delle persone.