Primo Piano

Alarm Phone: una nave con 70 persone a bordo a largo di Lampedusa

13 Novembre 2020 - Roma - Un allarme dopo l’altro di imbarcazioni cariche di migranti che affrontano le insidie del Mediterraneo in cerca di fuga dalla Libia. L’ultimo avvistamento a largo delle coste di Lampedusa è dato, attraverso Twitter, da Alarm Phone. “Dopo diverse ore senza contatti con la barca con 70 persone a bordo, abbiamo ripreso contatto stamattina. Ora sono vicini a Lampedusa”, spiega Alarm Phone, precisando che “le autorità italiane sono avvisate”. Questo aggiornamento segue il tweet di ieri sera, con il quale Alarm Phone avvisava di aver avvistato l’imbarcazione con 70 persone a bordo, tra cui anche tre bambini. E solo ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) denunciava: “Un devastante naufragio ha causato la morte di almeno 74 migranti” ieri, 12 novembre, “al largo di Khums, in Libia. Si tratta dell’ultima di una serie di tragedie che hanno coinvolto almeno altri otto naufragi nel Mediterraneo centrale dal primo ottobre”. L’imbarcazione, secondo l’Oim, “trasportava oltre 120 persone, tra cui donne e bambini. Quarantasette sopravvissuti sono stati portati a riva dalla Guardia Costiera libica e da pescatori, 31 corpi sono stati recuperati. Proseguono le ricerche delle vittime”. Altre 19 persone sono morte negli ultimi due giorni: tra le vittime anche due bambini annegati dopo che le due barche sui cui si trovavano si sono rovesciate. La nave Open Arms – l’unica nave di una ong attualmente attiva nel Mediterraneo centrale – ha salvato più di 200 persone in tre operazioni”. “La perdita di vite umane nel Mediterraneo è una manifestazione dell’incapacità degli Stati di intraprendere un’azione decisiva per dispiegare un sistema di ricerca e soccorso quanto mai necessario in quella che è la rotta più mortale del mondo”, ha detto Federico Soda, capo missione dell’Oim Libia. “Da tempo chiediamo un cambiamento nell’approccio, evidentemente impraticabile, seguito nei confronti della Libia e del Mediterraneo – ha aggiunto -. Non dovrebbero essere più riportate persone a Tripoli e si dovrebbe dar vita al più presto a un meccanismo di sbarco chiaro e prevedibile, a cui possano far seguito delle azioni di solidarietà degli altri Stati. Migliaia di persone vulnerabili continuano a pagare il prezzo dell’inazione, sia in mare sia sulla terraferma”. Intanto, sta facendo il giro del mondo il video, diffuso ieri dalla ong Open Arms con il grido disperato della madre del bimbo morto nel naufragio dell’11 novembre. La donna che si dispera a bordo del gommone, urlando: “I loose my baby”, “Where is my baby?” (“Ho perso mio figlio”, “Dov’è mio figlio?”), è il grido disperato della madre del piccolo. “Abbiamo riflettuto se fosse il caso di mostrare il grido del naufragio, il dolore e la disperazione – ha spiegato su Twitter la ong spagnola -. Abbiamo deciso di rendere pubblico quello che accade in quel tratto di mare perché i nostri occhi non siano i soli a vedere e perché si ponga fine a tutto questo subito. (Sir) ​  

Italiani nel mondo: aiuti nel tempo di pandemia

13 Novembre 2020 -

Roma - Sussidi ai non residenti, aiuti alle piccole e micro imprese, sostegno all’apprendimento, progetti di riqualificazione professionale, convenzioni con enti assistenziali locali, un bonus per chi sceglie il rimpatrio definitivo in Italia. In risposta all’aggravarsi ed al prolungarsi della pandemia da Coronavirus, il Governo italiano, informa il sito del Ministero degli Esteri, ha messo a disposizione sei milioni di euro per interventi di assistenza a favore dei connazionali all’estero in condizioni di indigenza o necessità. La Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è subito attivata per ampliare la casistica dell’assistenza offerta dalle Sedi diplomatico-consolari nel mondo.​

Germania: le nuove restrizioni nella vita sociale e pubblica per tutto il mese di novembre

13 Novembre 2020 - “Non sarà un mese facile, per nessuno di noi, e poi è novembre, un mese triste, la poca luce predispone alla malinconia”. “Dovremo stare più in casa e allora armiamoci di pazienza, ascoltiamo musica, leggiamo un buon libro, meditiamo, preghiamo, guardiamo un buon film, riscopriamo i giochi di società in famiglia, manteniamo i contatti con amici e parenti, soprattutto con quelli più soli, facciamo passeggiate con un amico, un’amica, cuciniamo. Ordiniamo qualche volta da mangiare al nostro ristorante preferito per ricordar loro che li sosteniamo come possiamo. Siamo tutti chiamati ad avere responsabilità collettiva, solidarietà, fiducia e tenacia”. Così scrive il mensile delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, “Corriere d’Italia” commentando il lockdown in vigore, fino alla fine del mese in Germania”. Le misure anti coronavirus, annunciate il 28 ottobre dalla Cancelliera Merkel in concerto con i ministri presidenti dei Bundesländer e che varranno per tutto il mese di novembre, servono a evitare il diffondersi incontrollato del virus che aveva visto un andamento esponenziale dei contagiati. L’andamento dell’epidemia era già allarmante dall’inizio di ottobre e le misure restrittive entrate in vigore il 2 novembre sono “un tentativo di evitare il collasso degli ospedali”, scrive il giornale.

La salma di Joseph è a Lampedusa

13 Novembre 2020 -

Milano  - Un grido di dolore: « I’ve lost my baby », «Ho perso mio figlio» che arriva potente dal gommone della Open Arms: è la madre di Joseph, il bimbo di 6 mesi che ha perso la vita nel naufragio di mercoledì. E quelle sue grida strazianti per una volta non sono rimbombate soltanto nelle orecchie dei soccorritori esausti, ma hanno potuto fare il giro del mondo, grazie a un video-denuncia della Ong spagnola (pubblicato sul sito di Avvenire, ndr). A quelle urla disperate si sommano quelle dei familiari di almeno altre 90 persone che sono annegate, ieri, in mare al largo della Libia. Un’altra tragedia confermata dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), per la quale i numeri delle vittime e dei dispersi in mare sono ancora incerti. Eppoi c’è la voce del Papa che continua a smuovere milioni di coscienze: «I miei pensieri vanno specialmente ai tanti uomini, donne e bambini che si rivolgono al JRS (il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, ndr) per cercare rifugio e assistenza, sappiano che il Papa è vicino a loro e alle loro famiglie e che li ricorda nelle sue preghiere » così si è espresso Francesco in una lettera che è stata recapitata tra gli altri anche al romano Centro Astalli in occasione del 40° anniversario dalla fondazione del JRS da parte del servo di Dio Pedro Arrupe. «Oggigiorno troppe persone nel mondo sono costrette ad aggrapparsi a barconi e gommoni nel tentativo di cercare rifugio dai virus dell’ingiustizia, della violenza e della guerra».

«Strage senza fine nel Mediterraneo» ha sintetizzato il quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano facendo proprio il nuovo grido di dolore del Papa per il dramma dei migranti. «Parole – annota il quotidiano d’Oltretevere – che assumono un significato particolare alla luce delle ultime notizie che arrivano dal Mediterraneo, che riportano l’ennesimo, tragico naufragio che ha causato la morte di sei migranti, tra cui una bimba di sei mesi». In realtà, un bimbo, come si è saputo soltanto mercoledì a tarda notte, Joseph, era il suo nome e si trovava con le altre persone migranti sul gommone affondato, non lontano da Sabrata, dal quale i soccorritori di Open Arms hanno tratto in salvo 111 persone. Nella notte tra mercoledì e giovedì altre 65 persone sono state soccorse dalla nave della Ong spagnola, che al momento è l’unica imbarcazione umanitaria attiva nel Mediterraneo centrale. Nel contempo la salma di Joseph, il bimbo di 6 mesi, originario della Guinea, è stata portata a Lampedusa all’obitorio dell’isola da un velivolo della Guardia costiera italiana che ha effettuato un’evacuazione medica urgente per altre due donne, una delle quali in gravidanza, che si trovavano a bordo della nave della Ong Open Arms. Altre tre persone del gruppo di naufraghi salvati dalla stessa Ong che avevano urgente bisogno di ricovero, dopo uno scalo tecnico dell’aereo che ha dovuto effettuare rifornimento di carburante, sono stati trasferiti a Malta. La nave umanitaria con a bordo oltre 200 persone (e cinque corpi senza vita) sta facendo rotta su Trapani.

Considerando gli Sos rilanciati dagli attivisti di Alarm Phone e rimasti senza risposta, non è un caso che le stragi in mare si susseguano; secondo le stime dell’Oim, solo nel 2020 sono almeno 900 i migranti annegati nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee, in alcuni casi anche a causa di ritardi nei soccorsi. Mentre 11mila altri migranti sono stati riportati in Libia, in un Paese dove rischiano di subire violazioni dei diritti umani, detenzione, abusi, tratta e sfruttamento, come documentato dalle Nazioni Unite e da numerosi reportage giornalistici.

Di «ennesima tragedia che si consuma a pochi chilometri dalle nostre coste nell’indifferenza generale» ha parlato anche don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo il naufragio di mercoledì. De Robertis ha espresso tutto il dolore della Fondazione Migrantes per queste «morti innocenti».

A una settimana dalla Giornata Mondiale dell’Infanzia, che celebra la ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza da parte di quasi tutti i paesi del mondo, anche l’Unicef ha ribadito «la necessità di garantire il diritto alla protezione e alla vita di ogni bambina e bambino senza alcune distinzioni e in qualsiasi luogo essi si trovino. Non vogliamo più essere testimoni delle morti di bambine e bambini in mare». (Ilaria Solaini - Avvenire)

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Vangelo Migrante: XXXIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mt 25, 14-30)

12 Novembre 2020 - La parabola dei talenti è tra le più note del Vangelo. Due servi investono quanto ricevuto da un padrone in partenza per un viaggio. Un altro, invece, va a sotterrare il suo talento. Il padrone è Gesù stesso. I talenti sono le diverse attitudini e capacità affidate ad ognuno da impiegare a servizio del vangelo. Il ritorno del padrone, il giorno del giudizio. Per chi ha investito c’è un’ampia ricompensa: “sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto”; per chi non ha investito, una sorte inquietante: “toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti”. Un giudizio severo e apparentemente immeritato. In fondo il talento ricevuto era stato nascosto e restituito al suo legittimo proprietario. Il protagonista della parabola è proprio lui: quel servo pigro e pauroso, che aveva un’idea meschina e falsa di Dio. Lo immaginava come un padrone avaro, prepotente e dispotico. A suo parere rischiare un investimento avrebbe prodotto solo dei danni: la perdita del talento e la rovina della sua vita. La tentazione di quel servo non è lontana da alcuni nostri atteggiamenti, a volte nascosti da un velo di falsa umiltà: ‘dispongo di un solo talento; non posso far altro che occuparmi dei fatti miei; cerco solo di non dar fastidio agli altri!’. Questo è il punto: con questo atteggiamento si ritiene che l’efficacia del vangelo dipenda solo dalle nostre capacità e queste ci sembrano sproporzionate rispetto al compito da realizzare. Dio non ci apparirà mai buono ma duro e crudele. Non è vero che non sbaglia solo chi non fa niente. Al contrario, lo sbaglio più grande è proprio quello di non fare niente con l’illusione e la presunzione di non sbagliare. Una tentazione di questo genere si vince soltanto fidandosi di Dio e rischiando la propria vita in nome del vangelo. La stessa tentazione è un atteggiamento che riguarda anche tutto corpo ecclesiale. Si pensi nella storia alla difficoltà di rischiare l’inculturazione del vangelo in altre lingue e culture o al confronto inquieto con la scienza per la paura di sconvolgere l’interpretazione della Scrittura. O, in tempi più recenti, alla fatica di accettare la democrazia e il pluralismo politico dei cattolici, di ripensare parzialmente la dottrina nell’ambito della morale cristiana o alla fatica e alla difficoltà di provare nuove strade e nuove vie per l’annuncio del vangelo in un mondo secolarizzato, preferendo continuare a fare quello che si è sempre fatto, anche se ormai scarsamente efficace. In tutti questi casi, il ‘non rischiare’ ha sotterrato e continua a sotterrare la capacità della Chiesa di essere luce per tutti i popoli e tutti gli uomini. Non c'è una cifra ideale da raggiungere: c'è da camminare con fedeltà a se stessi, a ciò che abbiamo ricevuto, a ciò che sappiamo fare, là dove Dio ci ha posti, fedeli alla nostra verità, senza maschere e paure. Le bilance di Dio non sono quantitative, ma qualitative. (P. Gaetano Saracino)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 30.978 migranti sulle coste italiane

12 Novembre 2020 -

Roma - Sono  30.978 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, aggiornato alle 8 di questa mattina e pubblicato sul sito del Viminale. 

Dei quasi 31mila migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.385 sono di nazionalità tunisina (40%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.710, 12%), Costa d’Avorio (1.386, 5%), Algeria (1.345, 4%), Pakistan (1.345, 4%), Egitto (1.062, 3%), Sudan (978, 3%), Marocco (957, 3%), Afghanistan (794, 3%), Somalia (768, 3%) a cui si aggiungono 6.248 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Parola dell’anno? Prossimità!

12 Novembre 2020 - Roma - Prossimità... Al tempo della pandemia da COVID-19 e mentre il dizionario Collins indica in lockdown la parola dell’anno, volgiamo l’attenzione verso ciò che potrebbe sembrare contrario al significato del termine inglese (letteralmente “messa in sicurezza”; genericamente “chiusura”). Si può vivere la prossimità in questo tempo? E se sì, in che modo? Sono anche gli interrogativi che hanno accompagnato il percorso di formazione  per i nuovi direttori degli uffici diocesani delle comunicazioni sociali appena concluso. La prossimità indica uno stile di vita che non conosce blocchi o chiusure, proprio perché trova il suo input all’azione nella sua stessa proposta radicale. Per chi è impegnato nella comunicazione è la cifra del “buon samaritano”, descritta da Papa Francesco nella Fratelli tutti. La strada percorsa dall’uomo buono della parabola è la stessa del sacerdote e del levita. Con la sua scelta il samaritano imprime a quella strada una svolta esistenziale. Ecco perché la prossimità è la parola del 2020. Ritorna, dunque, l’invito: siamo chiamati a nuove forme di prossimità.

Vincenzo Corrado

Scalabriniane: l’emergenza Covid non ferma le tragedie del Mediterraneo

12 Novembre 2020 - Roma - “L’ennesima tragedia nel Mediterraneo con 6 migranti morti è l’ennesimo segnale dato ai Governi d’Europa e del Mondo che le crisi del pianeta non si sono fermate per l’emergenza Covid e che è opportuno intervenire. E’ grazie alle Ong che sono stati salvati in 100 e l’impegno di Open Arms è stato provvidenziale ed essenziale”. A parlare è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “I volontari impegnati nelle organizzazioni non governative in tutto il Mediterraneo si confermano fondamentali – spiega suor Neusa – Bambini, donne, uomini in cerca di speranza fanno di tutto per fuggire dalle loro condizioni di crisi, miseria, dove sono vittime di violenza. In un momento critico per la loro vita trovano donne e uomini che hanno scelto di essere loro accanto. Questa è una delle espressioni più alte e belle della solidarietà e della misericordia. Preghiamo per le vittime, ennesime persone condannate a un tormento terreno per un reato commesso, quello di sognare”.
 

Migrantes: dolore per queste “morti innocenti”

12 Novembre 2020 - Roma - Una “ennesima tragedia che si consuma a pochi chilometri dalle nostre coste nell'indifferenza generale, ciascuno preoccupato solo di se stesso”. E’ quanto dice don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo il naufragio avvenuto ieri a circa 30miglia a nord delle coste libiche di Sabratha che ha causato la morte di almeno 5 persone compreso una bambina di 6 mesi. Don De Robertis esprime il dolore della Migrantes per queste “morti innocenti”.  

Centro Astalli: “muoiono davanti ai nostri occhi, eppure nessuna reazione né indignazione”

12 Novembre 2020 -
Roma - “Questo naufragio avviene letteralmente davanti ai nostri occhi. Eppure nulla si muove, in questo azzeramento delle distanze sarebbe normale un’immediata reazione da parte dell’Europa e dei governi nazionali per cercare di salvare quante più vite possibile”. A parlare è padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che sta seguendo “con apprensione” le notizie dei 100 migranti finiti in mare, a causa del cedimento dell’imbarcazione su cui erano alla deriva da giorni nel tentativo di raggiungere l’Europa e fuggire da una Libia sempre più pericolosa. I soccorritori della Open Arms aggiornano in tempo reale sulla situazione delle operazioni di salvataggio: 5 i corpi senza vita recuperati ma il bilancio pare purtroppo destinato a salire. “Sarebbe ovvio attivare canali umanitari e piani di evacuazione dalle principali aree di crisi come è oggi la Libia – afferma padre Ripamonti –. Si tratta tra l’altro di misure già sperimentate che bisognerebbe mettere in atto in maniera strutturale e sistematica”. “Ogni naufragio – conclude – ci mostra il paradosso di questa epoca in cui il fatto che degli esseri umani muoiano in mare non suscita reazioni e non provoca indignazione. Serve un sussulto di umanità, unico vaccino possibile al male dell’indifferenza”.

Pandemia da Covid-19: danno o opportunità? Una riflessione dalla MCI di Wohlen-Lenzburg

11 Novembre 2020 - Wohlen-Lenzburg - Con i progressivi allentamenti delle norme di distanziamento per la difesa della pandemia da Covid-19, stiamo assistendo ad una ripresa lenta e cauta delle quotidiane attività sociali e religiose. Anche la nostra M.C.L.I. di Wohlen-Lenzburg, costretta dal lockdown a rigide chiusure, sta già da qualche tempo riprendendo le attività. Cosa è successo nei mesi scorsi, o forse dovremmo dire cosa non è successo, cosa non è stato possibile fare dal mese di marzo, quando la Confederazione elvetica, rispondendo alla preoccupazione di molti, ha iniziato a prendere le dovute precauzioni dichiarando lo stato di emergenza? Molte attività sono state repentinamente sospese: le attività pastorali di incontri con i gruppi bambini, ragazzi e giovani; sono saltati pellegrinaggi già programmati, il viaggio culturale programmato per la Polonia. A livello celebrativo e liturgico sono state sospese le Celebrazioni Eucaristiche in presenza del Popolo di Dio, e l’amministrazione dei sacramenti in particolare dei Battesimi e dei Matrimoni. Le esequie, sono state possibili soltanto con l’esiguo numero dei familiari più stretti. Abbiamo dovuto interrompere la preghiera settimanale della Via Crucis, itinerante nei luoghi della nostra Missione, ed il Corso di Cresima per adulti e il Corso di preparazione al matrimonio sono stati annullati. Cos’altro poteva capitarci? Chiusi ed impauriti… Questo è stato il danno! Saremmo potuti rimanere lontani e distanti, ad aspettare che la tempesta passasse; trascorrere le giornate con il timore di contagiarci a vicenda… ma per quanto tempo? La parola di Dio, ci veniva incontro “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". (Gv 20,19)”. Le porte chiuse non potranno bloccarci… L’amore ha vinto la morte! “Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso…” (At 2,2). Il timore si disperde al soffio dello Spirito … Depositario della Buona Novella, il cristiano sa che il timore non deve fermarlo… il cristiano sa che in Dio, ogni cosa ha un senso e ciò che sembra “danno” può e deve diventare un’opportunità di testimonianza, d’amore condiviso, di comunione… Così in Missione non siamo rimasti chiusi ed impauriti, ma forti nella speranza, con le possibilità che avevamo, nel pieno rispetto di ogni normativa vigente, custodi della salute nostra ed altrui, direi con appena “cinque pani e due pesci” (cosa è questo poco per tanta gente?), ci siamo messi in gioco, certi che quei cinque pani, donati a Cristo, avrebbero riempito ceste e scacciato la paura ed il timore… E così, gli uffici della Missione sono rimasti sempre aperti, alternandoci nel rispetto delle distanze, la nostra luce è rimasta accesa per quanti hanno bussato alla porta. Telefonicamente e quotidianamente abbiamo raggiunto i fedeli, gli ammalati, i sani, i tristi, e gli impauriti, con una voce, una parola di conforto e di incoraggiamento, con la vicinanza che da cuore a cuore supera anche l’impossibilità di un contatto fisico. Le Celebrazioni eucaristiche sono state trasmesse in streaming, e lo sono ancora, dalla Parrocchia di Lenzburg ogni settimana, ed abbiamo vissuto insieme, uniti e commossi da uno schermo, anche i riti della Settimana Santa. Quanti lontani si sono riavvicinati grazie a queste liturgie che ci hanno rafforzato nella comunione spirituale? Per tutto il mese di maggio abbiamo recitato la preghiera del Rosario in diretta, trasmessa via web, (potenza delle telecomunicazioni!) ogni giorno, noi suore dalla cappellina di casa ci siamo inventate registe, a volte con il semplice cellulare, in comunione di preghiera così intensa e vera. Maria, Madre della Speranza, Madre di Dio e Madre nostra, è stata invocata e presente nelle nostre case portando serenità. Tramite WhatsApp, don Luigi Talarico, il responsabile della Missione, ha inviato video messaggi di incoraggiamento e preghiera, raggiungendo il cuore di molti impauriti e sgomenti, e come se non bastasse, anche un video con la preghiera della Via Crucis. Oggi, lentamente e con cautela, la situazione si va aprendo. Sono riprese le Celebrazioni in presenza del Popolo, nel rispetto dei numeri consentiti e delle norme sanitarie, adesso è possibile guardarsi negli occhi, condividere sorrisi, e soprattutto vivere insieme i Sacramenti, consumare il Corpo e sangue di Cristo, Quel Corpo-Pane donato vivo vero e presente, nell’Eucaristia. Sono riprese le Celebrazioni dei Battesimi, già numerosi ad oggi, e dei Matrimoni. I gruppi pastorali rianimano le sale, ed i bambini e i ragazzi con i loro giochi e sorrisi cancellano la paura per tutto quello che temevamo di perdere. Sono certa che il tempo ci darà ragione, che i sacrifici di oggi, tenere la mascherina, mantenere le distanze, ancora non potersi abbracciare, con il tempo e la pazienza daranno i loro frutti di buona salute. Ed è tempo di cogliere l’opportunità della fede e della pastorale, non trascurando tutte le persone che sono state raggiunte, che forse per timore hanno riaperto il loro cuore a Dio, tutte quelle che hanno rafforzato la loro fede: nessuno deve essere più perso per strada. È tempo di confermare in noi ed apprendere la grande lezione dell’Amore di Dio: “le grandi acque non possono spegnere l’Amore né i fiumi travolgerlo (Ct 8,7)”, se noi, in Cristo, ci facciamo suoi testimoni, anche quando il “danno” sembra sovrastarci. (Suor Cristina Compagno)  

MCI Londra: la pastorale “corre veloce” sulle piattaforme digitali

11 Novembre 2020 - Londra – A Londra la situazione dei contagi e delle terapie intensive affollate ha indotto il Governo a decretare per la Metropoli un secondo lockdown che, come ci dice p. Andrea Fulco della Missione Cattolica Italiana a St. Peter Italian Church a Londra, non è percepito come restrizione severa come nel primo. “La paura e la stanchezza dei londinesi è evidente. Non c'è paura ma credo stanchezza e la città è divisa da chi prende seriamente il problema della diffusione del virus e cerca di difendersi: le chiese cristiane hanno osservato tutte le norme e non ci sono prove di contagi come ha ribadito il cardinale Nichols alle autorità competenti nell'immediato lockdown imposto anche ai luoghi di culto”. La comunità italiana vive “come se fosse in Italia e quindi si ritira in casa e molti lavorano da casa. La pastorale ha la sua forza nello streaming delle Messe: raggiungiamo non solo i parrocchiani ma chiunque. I media possono esercitare una forza non indifferente anche se ci spogliano della relazione e dei contatti umani”. IL sacerdote svolge regolarmente le catechesi in preparazioni al matrimonio attraverso le piattaforme e anche i catechisti della prima comunione hanno coinvolto non solo i ragazzi ma anche i genitori nel compito educativo di insegnare la dottrina ai figli seguiti on line dagli stessi catechisti. I sacerdoti della comunità stanno anche portando avanti delle catechesi e delle lectio divine con i giovani ogni tre settimane e sono molto frequentate e inoltre “abbiamo iniziato un cammino spirituale on line” con Chiara Amirante della comunità “Nuovi Orizzonti”.  In questo mese di novembre saranno ospiti dei vari incontri, sempre sulle piattaforme digitali, mons. Frisina e il teologo Curtaz. “Una pastorale – aggiunge p. Fulco - che scorre sul web grazie alle piattaforme dove però non manca la vicinanza affettiva di coloro che sebbene a distanza e con mascherina ci regalano il loro sguardo bussando alle nostre porte e i poveri che chiedono la carità anche a distanza. Questo è il duro lavoro che tento di fare superando l'isolamento imposto da questa situazione e accorciando le distanze”. Importanti sono anche i momenti della recita del Rosario on line che permette a tanti di unirsi in preghiera: “la Chiesa in questo modo non è mai chiusa. Oltre ad essere aperta solo per il culto individuale rimane aperta sulle varie ‘onde’”. Una pastorale che procede a fianco degli italiani a Londra “a passo veloce anche se distanziato sperando di poter ripristinare dopo questa urgenza il linguaggio fisico delle strette di mano e degli abbracci che spannano il vetro opaco degli screen computerizzati e ci permettono di unirci di persona a tutti. E' vero il distanziamento non è allontanamento ma precauzione tuttavia può diventare pericoloso”. (R.I.)  

Migrantes Brescia: venerdì la presentazione del Rapporto Immigrazione

11 Novembre 2020 - Brescia - Nel messaggio per l’ultima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Papa Francesco ha indicato sei coppie di verbi utili a suggerire azioni efficaci per rendere l’attenzione ai Migranti reale, concreta, corrispondente alle vere esigenze di chi lascia la propria casa e il proprio Paese. La prima azione suggerita, Conoscere per comprendere, ha dato il titolo al Rapporto Immigrazione, curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, giunto alla XXIX edizione. Il rapporto sarà presentato, dopo l’evento a Roma, a Brescia il prossimo 13 novembre in modalità online sui Social media de La Voce del Popolo (canale YouTube e pagina Facebook), il settimanale della diocesi lombarda. Interverrà, dopo il saluto di Giuseppe Ungari, vice direttore dell’Ufficio Migrantes di Brescia, Simone Varisco della Fondazione Migrantes. Farà eco alla presentazione un commento musicale di padre Fabrizio Colombo, missionario comboniano, che sta elaborando un progetto musicale dal titolo “Siamo Qui”, per parlare di questi fenomeni attraverso la musica.  

Peruviani in Italia: preoccupazione per la situazione che si vive nel Paese

11 Novembre 2020 - Roma - “Siamo nella crisi più terribile della nostra storia, la pandemia COVID-19, che ha seppellito molte vittime nel mondo e in Perù, migliaia di morti di cui non si conoscono cifre esatte. A questo si aggiunge il nuovo virus, causando il caos, chiamato Difteria e che sta già mietendo vittime. Una crisi sanitaria mai vista prima, una crisi economica umiliante e galoppante. La maggior parte sono poveri”. È quanto dice a www.migrantesonline.it il coordinatore nazionale dei peruviani in Italia, p. Emerson Anguilar Campos parlando della situazione che si sta vivendo in questo momento nel suo Paese seguita con molta attenzione e preoccupazione dalla comunità italiana. Per il sacerdote è “la vera fame che tormenta milioni di peruviani, che al 70% vivono di lavoro saltuario. In Perù nei giorni scorsi a maggioranza il Congresso peruviano, con 105 voti a favore, 19 contro e 4 astenuti, ha votato l’impeachment nei confronti del presidente della Repubblica Martín Vizcarra. Il presidente del Congresso stesso, Manuel Merino, ha assunto la presidenza della Repubblica.

Migrantes: con i direttori regionali condividere l’esperienza di questi mesi

11 Novembre 2020 - Roma - Condividere l’esperienza di questi mesi, quello che questa pandemia ci sta insegnando, e per individuare insieme alcune piste sul lavoro degli uffici Migrantes alla presenza del Presidente della Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora. Questo lo scopo dell'incontro che si è svolto oggi in modalità online. Nell’introdurre i lavori il Direttore generale, don Giovanni de Robertis, ha chiesto di pregare per il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, attualmente ricoverato a Perugia a causa del Covid 19. Il direttore ha ripercorso gli ultimi appuntamenti Migrantes come il Rapporto Immigrazione (8 ottobre) e il Rapporto Italiani nel mondo (27 ottobre). “Nonostante non sia stato possibile farlo in presenza, la modalità online ci ha permesso di raggiungere una platea più vasta”, ha detto don de Robertis. Circa il cammino futuro, il direttore Migrantes ha ricordato che “la nostra stella polare resta il Convegno nazionale dell’aprile 2019 a Seveso sulla Chiesa dalle genti. È un orizzonte che dobbiamo assimilare e che dobbiamo aiutare le nostre Chiese locali a fare proprio. Passare da delle comunità cristiane monoculturali a delle comunità ‘intessute da colori diversi’, come dicevamo a Seveso, capaci di includere persone di lingua e provenienza diverse, non come destinatari della nostra carità, ma come portatori di una ricchezza da condividere”.  

Papa Francesco: “preghiamo per tutti coloro che sono morti nelle guerre e per tutte le vittime della violenza”

11 Novembre 2020 - Città del Vaticano - “Oggi, in alcuni Paesi, si celebra la memoria di coloro che sono morti nelle guerre. Possa la nostra preghiera per tutte le vittime della violenza nel mondo incoraggiarci ad essere strumenti di pace e di riconciliazione”. Lo ha detto Papa Francesco, salutando i fedeli di lingua francese che seguono l’udienza trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico. “In questo mese di novembre – il saluto ai fedeli di lingua inglese – preghiamo specialmente per le persone care che ci hanno lasciato e per tutti i defunti, perché il Signore, nella sua misericordia, li accolga al banchetto della vita eterna”.

Città dei ragazzi: ripartono i corsi per nuovi mestieri

11 Novembre 2020 - Roma - Si è concluso da poco presso la Città dei ragazzi il primo ciclo dei nuovi corsi rispettando le restrizioni legate al COVID-19. Ma concluso un ciclo ne inizia un altro! Avranno, infatti, luogo il 24 novembre le selezioni per i nuovi corsi di Aiuto Cuoco, Cameriere e Pizzaiolo!. L'inizio delle lezioni è previsto per il 30 novembre. Tutti corsi, rivolti a persone migranti, rifugiate o in situazioni di vulnerabilità, includono 64 ore direttamente con il docente in aula e 16 ore di orientamento (colloqui simulati, stesura del curriculum...), con un tutor sempre a disposizione, e sono gratuiti.  

Migrantes Caltanissetta: parte il progetto Aurora

11 Novembre 2020 -

Caltanissetta – “Alle ragazze che vogliono risplendere nella loro vita, come l'Aurora. Per credere in sé stesse e nelle proprie capacità. Per essere una luce che sorge e piano piano illumina tutto intorno a sé. Per diventare protagoniste della propria vita. Professionalizzarsi, per fare la differenza anche nel mondo del lavoro”. Così l’ufficio Migrantes di Caltanissetta presenta il progetto Aurora promosso insieme all’UISG, iniziato nei giorni scorsi. Un corso a distanza di assistente familiare, per apprendere tutto ciò che è necessario per prendersi cura delle persone e della casa, e di segreteria/receptionist per lavorare nelle strutture ricettive. Dall'educazione alimentare alla cucina, la cura della casa e degli anziani con l'igiene personale o per rimedi casalinghi alla cura di tagli, contusioni o piaghe oppure ancora con difficoltà motorie o speciali. E poi nozioni per budgeting, gestione finanziaria semplificata, magazzino, acquisti e inventario. Tutto questo e altre ancora con l'aiuto di volontari professionisti, sottolinea la Migrantes della diocesi siciliana.

Costa d’Avorio: per UNCHR oltre 8.000 persone costrette alla fuga

11 Novembre 2020 - Roma - Sono ora oltre 8.000 i rifugiati ivoriani che hanno cercato riparo nei Paesi confinanti a causa delle tensioni politiche in corso in Costa d’Avorio, rispetto ai 3.200 della scorsa settimana. L’UNHCR, Agenzia Onu per i rifugiati, sta intensificando, riferisce il Sir, gli aiuti per timore che le continue violenze possano costringere un numero ulteriore di persone a fuggire dal Paese. Al 9 novembre risultavano più di 7.500 ivoriani fuggiti in Liberia. Oltre il 60% degli arrivi era costituito da minori, dei quali alcuni giunti non accompagnati o separati dai genitori. Si registra inoltre la fuga di anziani e donne incinte, la maggior parte con pochi effetti personali e quantità scarse o nulle di cibo e denaro. L’UNHCR prevede di trasportare, tramite ponte aereo, aiuti di emergenza dalle scorte dei magazzini di Dubai a beneficio di fino a 10.000 rifugiati in Liberia. Distribuiranno cibo, aiuti in denaro contante e beni di prima necessità a supporto della risposta implementata dalle autorità liberiane. L’agenzia ha inoltre dispiegato squadre tecniche per rispondere alle esigenze di approvvigionamento idrico, erogazione di servizi igienico-sanitari e alloggi. Intanto, si è registrato l’arrivo di oltre 500 ivoriani anche in Ghana, Guinea e Togo, dove stanno ricevendo assistenza immediata. Le tensioni in corso hanno innescato timori che tra il popolo ivoriano non si registravano dalle elezioni presidenziali del 2011, quando le violenze costarono la vita a oltre 3.000 persone, ne costrinsero più di 300.000 a fuggire oltre confine in tutta la regione e provocarono più di un milione di sfollati interni.  

Onu: “impatto pandemia devastante, aumenterà fame e persone in fuga”

10 Novembre 2020 - Roma - La fame globale e gli sfollamenti di popolazione – entrambi già a livelli record quando ha colpito il Covid-19 – potrebbero subire un’impennata, con migranti e quanti vedono diminuire il flusso delle rimesse che cercano disperatamente lavoro per sostenere le proprie famiglie. È quanto emerge dal Rapporto, il primo nel suo genere, pubblicato oggi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’agenzia Onu World food programme (Wfp). “L’impatto socioeconomico della pandemia è più devastante della malattia stessa – ha affermato David Beasley, direttore esecutivo del Wfp -. Nei Paesi a basso e medio reddito, molte persone, che fino a pochi mesi fa, anche se povere, riuscivano ad andare avanti, ora si trovano con i mezzi di sussistenza distrutti. Le rimesse inviate dall’estero alle famiglie a casa si sono prosciugate, causando difficoltà immense. Il risultato è che i livelli della fame sono schizzati alle stelle”. L’impatto della pandemia, inoltre, “minaccia di far tornare indietro gli impegni globali, incluso quello sul Global compact on migration”, ha aggiunto António Vitorino, direttore generale dell’Oim. Nove tra le dieci peggiori crisi alimentari al mondo sono in Paesi con il maggior numero di sfollati. La maggior parte degli sfollati, inoltre, si trova in Paesi colpiti da insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. I 164 milioni di lavoratori migranti nel mondo, specialmente nei settori informali, sono tra i più colpiti dalla pandemia. Secondo il rapporto molti migranti saranno spinti a tornare a casa e ci sarà, almeno temporaneamente, “un calo delle rimesse che forniscono un sostegno essenziale a circa 800 milioni di persone nel mondo, una su nove”. La Banca mondiale prevede un calo del 14 per cento entro il 2021.  Secondo il Wfp entro la fine del 2021 almeno 33 milioni di persone in più potrebbero scivolare verso la fame solo per il calo delle rimesse. (sir)