Primo Piano

Save the Children: 70 minori siriani rifugiati e le loro famiglie rischiano di essere rimpatriati dalla Danimarca

23 Aprile 2021 - Roma - Centinaia di rifugiati siriani provenienti dalla regione di Damasco, tra cui anche 70 minori, rischiano di perdere i permessi di soggiorno in Danimarca e di essere rimandati in Siria, un Paese in conflitto da dieci anni. Lo denuncia Save the Children che in un comunicato esprime “profonda preoccupazione” e conferma che “a circa 70 minori è stato rifiutato il permesso di soggiorno nella prima fase del processo e ora stanno aspettando la decisione finale”. Se tale decisione dovesse essere confermata, sottolinea l’agenzia umanitaria, “i bambini e le loro famiglie dovranno collaborare con le autorità danesi per il rimpatrio volontario in Siria o essere collocati nei centri per il rimpatrio a tempo indeterminato”. In una recente consultazione di Save the Children che ha coinvolto oltre 1.900 minori e operatori sanitari in Siria, Libano, Giordania, Turchia e Paesi Bassi, è emerso che la stragrande maggioranza di bambini e adolescenti non vede un futuro in Siria dopo dieci anni di guerra. Anche l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha recentemente affermato che, sebbene i combattimenti siano cessati in alcune aree, il Paese rimane ancora troppo pericoloso per il ritorno dei rifugiati. “I minori rischiano di dover tornare in un Paese che a malapena ricordano, un Paese che non è ancora sicuro. I bambini, che non hanno alcuna responsabilità per il devastante conflitto in Siria, sono ancora una volta vittime di una crisi creata dagli adulti. Molti di loro non hanno mai conosciuto una Siria in pace. Ogni rimpatrio in Siria deve essere dignitoso, informato, volontario e sicuro, tenendo conto della situazione individuale dei minori e dei loro genitori. I bambini siriani hanno il diritto di sentirsi al sicuro e non dovrebbero vivere nel timore di essere costretti a fuggire di nuovo” dichiara Anne Margrethe Rasmussen, rappresentante della regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) presso Save the Children in Danimarca. Per Sonia Khush, direttore della risposta di Save the Children per la Siria, “La Danimarca, che è stato il primo Paese a firmare la Convenzione sui rifugiati nel 1951, ora sta creando un pericoloso precedente facendo effettivamente il primo passo in direzione del rimpatrio in un luogo tutt’altro che sicuro. La Siria non è pronta per il ritorno dei rifugiati e la maggior parte dei bambini non vorrebbe starci. Le autorità danesi dovrebbero ascoltarli”.  

Asilo: domande in calo in Europa

23 Aprile 2021 - Roma - Nel 2020 gli Stati membri dell’Ue hanno dato asilo a 281mila persone, il 5% in meno rispetto all’anno precedente. Lo ha rilevato Eurostat, secondo cui la Germania è il Paese che in Europa ha accordato maggiore protezione ai richiedenti asilo, dando esito positivo a 98mila richieste, pari al 35% delle domande accolte in Ue. A seguire Spagna (51.200, il 18%), Grecia (35.800, il 13%) e Francia (29.400, il 10%). Quinta l’Italia che ha dato asilo a 21.300 persone, pari all’8% delle richieste di protezione accolte in Europa. Questi cinque Stati membri rappresentano insieme oltre l’80% di tutte le domande di protezione concesse in Ue nel 2020.  

Migrantes Catania a sostegno degli artisti del circo Greca Orfei

22 Aprile 2021 - Catania - L’Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, nell’ambito dell’attività Pastorale dello Spettacolo Viaggiante, in questi ultimi sei mesi ha dato assistenza e solidarietà agli artisti del circo Greca Orfei in sosta presso il parcheggio di un noto centro commerciale del comune di Misterbianco, in provincia di Catania. Su indicazione della direzione generale della Fondazione Migrantes e grazie all'intervento concreto da parte dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, della Parrocchia di San Leone Vescovo (Caritas parrocchiale) e del Banco Alimentare della Sicilia sono stati forniti beni alimentari di prima necessità e prodotti per l’igiene della persona, mentre le forniture di fieno e carne per gli animali del circo sono stati offerti dall’Associazione Coldiretti Sicilia e dalla Società Avimecc di Modica. Il personale circense, circa 40 persone, compresi alcuni bambini che vivono in carovane, è rimasto bloccato (dal mese di novembre 2020 a tutt’oggi) a causa del perdurare dell'emergenza Covid 19. Il Circo si trova in grande difficoltà economica per le spese derivanti dall’affitto del terreno di parcheggio, dal consumo dell’energia elettrica e dalle bombole di gas.  

Vangelo Migrante: IV domenica di Pasqua (Vangelo Gv 10, 11-18)

22 Aprile 2021 - La Resurrezione può sembrare un teorema di difficile soluzione. Le riflessioni delle scorse domeniche ci hanno fatto apprendere con le parole stesse di Gesù che Lui è vivo e vivifica i suoi discepoli: “sono proprio io, toccatemi; (…) guardate; ascoltate; datemi testimonianza”. Sapere chi è e che esiste è tanto ma all’uomo serve anche vedere dov’è, che fa! Ce lo dice il Vangelo di questa domenica: “io sono il buon pastore”, letteralmente il “bel pastore”. Immagine disarmata e disarmante ma anche affascinante. Non è estetica ma attrazione che viene dal suo coraggio e dalla sua generosità: “io offro la vita per le mie pecore”. Lo ripete sei volte. Non solo difende ma offre la vita. E non solo nel Venerdì Santo ma come una madre, ogni giorno, come la linfa che fa crescere i tralci, ogni attimo. Non è interesse è simbiotica necessità. Ed è necessità anche quella di occuparsi delle pecore che “non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare”. È vita e dà la vita. Per tutti. Ovunque. Non lo decide il gregge, lo decide Lui. E non lo obbliga nessuno. Lui la vita la dà da sé stesso perché l’amore di Dio è fatto così. La differenza con il mercenario non è morale ma costitutiva: il mercenario non le sente sue. Per il buon pastore sono sue per costituzione. Entrambi escono al pascolo ma uno per un interesse, l’Altro perché possano vivere e basta. Dinanzi al pericolo uno fugge, l’Altro si immola. In questa appartenenza si fonda l’unità di quel gregge e prende senso ogni briciolo di esistenza che chiamiamo Vita: Lui è dove la Vita comincia, dove la Vita si fa e nel pericolo, non scappa. Lui c’è. E con Lui c’è Vita per tutti. Nessuno escluso! (p. Gaetano Saracino)           Facebook: IV domenica di Pasqua | Vangelo 😇

Lamine e l’integrazione che crea valore: un percorso concreto fatto insieme. 

22 Aprile 2021 - “Perchè non vieni da me a Roma? C’è un progetto che puoi fare con me”.  Questo è il punto di svolta della storia di Lamine, giovane senegalese venuto in Italia con la speranza di un futuro migliore. Eppure i suoi sogni si erano arenati nelle difficoltà della dura realtà di un migrante nelle periferie di Napoli, fatta di lavoro in nero, sfruttamento e alloggi fatiscenti. E’ da un amico che Lamine sente parlare per la prima volta di Creare Valore, il progetto di Sophia Impresa Sociale, finanziato attraverso la campagna della CEI “Liberi di partire, liberi di restare”, che offre la possibilità ai giovani migranti in condizione di vulnerabilità di formarsi ed essere accompagnati in un percorso di integrazione professionale e crescita personale. Il giovane è titubante, ma parte lo stesso in direzione della capitale. Si fa convincere dalle parole del suo caro amico Amadou che riaccende in lui un barlume di speranza raccontandogli la sua esperienza con Sophia: il lavoro e la casa sicura trovati insieme ai tutor, l’accoglienza e l’ascolto di un team giovane che con lui ha valutato, passo dopo passo, la strada migliore per crescere. Lo spirito di accoglienza di Sophia è contagioso…  Amadou, offre un alloggio a Roma al suo connazionale ed amico che aderisce al progetto. Lamine comincia così il percorso di accompagnamento fatto di insegnamenti di lingua italiana, assistenza legale e sanitaria e corsi professionali riconosciuti a livello nazionale. Dei suoi tutor dice: “Posso chiamare Marco, Erik, Mor e Carlo - i tutor del progetto, ndr - quando voglio, sempre mi aiutano e li chiamo anche solo per dire come stai.” Ed è proprio in questo che risiede lo spirito di Sophia: la voglia di fare gruppo tra giovani che nell’ascolto e nel sostegno reciproco, si assume la responsabilità di crescere insieme. Questo è uno stile di assistenza che parte dal presupposto controintuitivo che invece di ricevere, un migrante, ha bisogno di dare. Nell’anno e mezzo di durata del progetto Lamine, come gli altri suoi compagni, ha compiuto dei passi concreti nel suo percorso di integrazione: ha preso la certificazione A2 di lingua italiana, ha ottenuto l’attestato di qualifica rilasciato dal Cefme di operatore in strutture edili e ha cominciato a lavorare in un team di lavori artigianali creato da Sophia. In poco tempo Lamine ha maturato un grande affiatamento con gli altri membri della squadra che ora considera come suoi fratelli. “Siamo una famiglia”, rivela emozionato il giovane. Lamine abita ancora con Amadou, ma la prospettiva è completamente diversa da quella di un anno e mezzo fa. Il suo percorso non è ancora giunto al termine, ma Sophia continua ad accompagnarlo e affiancarlo nelle sue scelte in vista di una sua prossima completa indipendenza ed integrazione. “La soddisfazione più grande è proprio vedere i loro progressi. Sono orgoglioso di loro, come può esserlo un fratello che guarda ai successi dell’altro” - rivela Carlo, responsabile del team di lavori artigianali. Lamine è solo uno dei tanti volti che hanno fatto parte di Creare Valore Attraverso l’Integrazione: un percorso di integrazione che valorizza la persona in quanto tale, sollevandola dai pregiudizi su di sé e sulla propria condizione e permettendole di riappropriarsi della propria libertà di scegliere. (A.C.)    

A maggio maratona di preghiera nei santuari

22 Aprile 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco ieri, al termine dell’udienza generale tenuta nella Biblioteca del Palazzo apostolico,  ha auspicato che «il tempo pasquale» favorisca in tutti «la rinascita nello Spirito Santo, per vivere una vita nuova, piena di amore e di entusiasmo». Un clima che verrà alimentato giorno per giorno durante il mese di maggio che, come indica una nota della Sala Stampa vaticana, «per vivo desiderio» del Papa «sarà dedicato a una maratona di preghiera sul tema “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio (At 12,5)”». L’iniziativa, prosegue il comunicato, «coinvolgerà in modo speciale tutti i santuari del mondo, perché si facciano promotori presso i fedeli, le famiglie e le comunità della recita del Rosario per invocare la fine della pandemia. Trenta santuari rappresentativi, sparsi in tutto il mondo, guideranno la preghiera mariana, che verrà trasmessa in diretta sui canali ufficiali della Santa Sede alle 18 di ogni giorno». Papa Francesco aprirà questa grande preghiera il 1° maggio e la concluderà il 31 maggio.

Messina: ricordato l’attentato nello Sri Lanka

22 Aprile 2021 - Messina - Ieri sera nella comunità srilankese di Messina una celebrazione eucaristica per ricordare i morti dell'attentato e strage, avvenuto in Sri Lanka il giorno di Pasqua del 2019. "Molto commovente" la processione iniziale di tanti bambini, che si stanno preparando alla Prima Comunione, che hanno portato un cero acceso davanti alla immagine di Gesù Risorto, ci dice sr. Lina Guzzo delle Suore Missionarie Scalabriniane: "questa celebrazione ha ricordato che la morte non ha l'ultima parola ma il sacrificio e martirio per la fede ha il grande premio della loro resurrezione con il Gesù Pasquale".    

Marche: sorprendente finale per un migrante

22 Aprile 2021 - Jesi - Lamin: un ragazzone africano alto, massiccio, un metro e novanta, sguardo smarrito di bambino senza punti di riferimento. Fuorché due decreti di espulsione e un’impietosa diagnosi ospedaliera di fragilità psichiatrica. La riduzione dei centri di accoglienza, SPRAR in linguaggio burocratico, ha accentuato le difficoltà già latenti, lo ha messo nel numero degli invisibili. Gli ha fatto percorrere centinaia di chilometri su e giù per la Penisola, molte notti all’addiaccio e nei casi più fortunati ospitalità notturna presso qualche Centro d’accoglienza. Da circa cinque anni in Italia ma a Jesi da quasi due, preso in cura, con alterni risultati, da Caritas a enti di sostegno di varia natura, tra cui Servizi Sociali del Comune, Dipartimento Salute Mentale, Asp e Asl, polizia e carabinieri. Questi ultimi, intervenuti quando Lamin, in un momento critico della sua fragilità, aggredisce una signora, che passava con il suo cane. Prima si scatena con il cane. Nella sua mente confusa, il ricordo di come in Gambia e in altri Paesi africani i cani siano cacciati via come potenziale fonte di rabbia. Là le priorità sono ben altre! La sua distorsione della realtà lo fa aggredire anche la signora che voleva difendere il cane. Messo in stato di fermo, portato al pronto soccorso, sedato e trattenuto in psichiatria è rimasta sospesa la patata bollente della domanda più immediata: e ora, di lui, che ne facciamo? Chi se ne prende cura in prima persona? Infatti, questo straordinario Paese che è l’Italia ha una macchina burocratica che tende a complicare la vita. Dalla Prefettura alla Questura, passando per DPS, ASP, Comune, Polizia e Carabinieri, per finire con la Caritas, qualche decina di persone sono di competenza per un Lamin che rischia di essere come il cane dai sette padroni.  Quello che rischia più degli altri di morire di fame! Qui entrano in gioco due persone a cui questo ping-pong (molto praticato in Italia) non piace affatto. Marco, prima di dirigere la Caritas di Jesi è stato un carabiniere che ne ha viste troppe! Non ama il “si è fatto sempre così” e pensa che se c’è un problema ci deve essere pure la soluzione. Manda una lettera ufficiale ai sette enti di pertinenza. Il tono è cortese ma chiaro e fermo. Almeno per sapere come farlo ritornare a casa sua, in Gambia, anche a costo di pagare… Gabriele, d’altra parte, operatore Caritas, è spirito libero in continua ricerca. Gli piacciono molto i cani, ma il suo slogan è “prima gli esseri umani”! È stato stabilito che Lamin può tornare in Gambia, anzi, deve… Ma è necessario che qualcuno lo accompagni, date le sue condizioni. “Vado io - la pronta risposta - è da un pezzo che lo conosco!” Così da Ancona a Venezia in treno, fino ad Istanbul in aereo, non sarà passata inosservata la coppia: il gigante portato per mano da uno che a confronto sembra un bambino. Che ogni tanto lo stringe a sé e quasi lo abbraccia, gli parla all’orecchio, invitandolo a guardarlo negli occhi:  “Sono molto stanco anch’io, resisti, non ti lascio!” Ad Istanbul saranno drastici. L’africano non è in condizione di viaggiare da solo: o si imbarca pure Gabriele, l’accompagnatore, o nessuno. Era previsto che ad Istanbul si sarebbero salutati. Con i  mezzi di oggi per fortuna un biglietto ci vuole poco a farlo: Istanbul-Banjul, capitale del Gambia, aeroporto. All’arrivo, il personale  si ferma e commenta: “Grazie per averci riportato un fratello! Se anche da noi vivesse di meno, almeno qui ha la sua famiglia!” Senza contare poi i ringraziamenti del padre e del cugino, venuti a prenderlo! Fa niente se a Roma Gabriele torna il giorno dopo, con trentasei ore di viaggio, sedicimila chilometri, se chi fa un’esperienza del genere torna diverso, cambiato, stanchissimo. E migliore. Cinque anni di odissea di Lamin hanno avuto soluzione in una decina di giorni. Da quando uno ha detto: “E allora, come concludiamo?” E un altro : “Vado io!” Grande costo economico? Una notte in psichiatria costa, a conti fatti, millecento euro! Ma, per davvero, un immenso guadagno per quella famiglia, laggiù! (don Alberto Balducci - direttore Migrantes – Jesi)

Barikamà: insieme migranti e persone con disabilità in un progetto di resilienza ed eccellenza gastronomica

22 Aprile 2021 - Roma - Compie dieci anni nel 2021 un progetto che ha cambiato le prospettive di vita di un gruppo di giovani di origini africane e, assieme a loro, di alcune persone con disabilità. Risale al 2011 l’idea di dare vita a un’attività di produzione di yogurt da parte di due migranti che avevano partecipato a Rosarno alle manifestazioni contro il razzismo e lo sfruttamento nel 2010 e, dopo l’ottenimento dei permessi di soggiorno, si erano trasferiti a Roma. “Non volevamo stare fermi né vivere di beneficienza – racconta al Sir Suleman Diara, presidente della cooperativa sociale Barikamà –. Abbiamo iniziato a vendere i nostri prodotti in diversi mercati della capitale e, in due anni, siamo passati da una produzione di 60 litri di yogurt a settimana a 150 litri”. Nel 2014 è nata la cooperativa Barikamà, che nella lingua del Mali significa “resilienza”, con sette soci. Grazie a un bando della Regione Lazio, si sono trasferiti al Casale di Martignano a Campagnano (Rm) e hanno allargato la produzione agli ortaggi. Oggi, degli otto soci della cooperativa, sei sono africani e due persone affette da sindrome di Asperger. “I guadagni non sono alti, ma preferiamo ‘autosfruttarci’ che essere sfruttati da altri – scherza Diara –. La pandemia ostacola la nostra progettualità, anche se l’apprezzamento dei clienti rispetto alla qualità dei prodotti ci motiva ad andare avanti”. E conclude: “Sono stati dieci anni faticosi, ma siamo felici. In futuro, ci piacerebbe di allargare il progetto ad altri e partecipare a bandi che promuovano uno sviluppo sostenibile per i giovani dei nostri Paesi di origine”.    

Ucraina, in un mese +72% domande di asilo per Europa

21 Aprile 2021 -

Bruxelles - A febbraio 2021 gli Ucraini hanno presentato il 72% in più delle richieste di asilo nell'Ue+ (ossia i Paesi Ue più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) rispetto al mese di gennaio, rendendoli una delle prime dieci nazionalità dei richiedenti. Sono i dati pubblicati in un'analisi dell’Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (Easo) che mira a studiare le tendenze delle richieste di asilo in Europa. I dati riportati nello studio indicano che a febbraio 2021 sono state presentate complessivamente circa 38.300 richieste di protezione internazionale nell'Ue+. Tra queste si è registrato un incremento significativo delle domande d'asilo depositate da parte di cittadini ucraini (il 72% in più, quasi mille) rispetto ai mesi precedenti, il dato più alto in quattro anni. Questo aumento improvviso non solo è in netto contrasto con le tendenze di altre nazionalità che presentano ancora molte meno domande di asilo nell'Ue+ rispetto ai livelli pre-Covid-19, ma pone anche l'Ucraina tra i primi dieci Paesi di origine per la prima volta dal 2016. Gli altri principali Paesi di origine a febbraio sono stati Siria, Afghanistan, Pakistan, Iraq e Nigeria. Il numero di domande da parte dei siriani si è stabilizzato sopra i 10.000, più di quello degli altri sei paesi di origine messi insieme. I siriani da soli rappresentano un quarto di tutte le domande di asilo presentate nell'Ue+. (Pis/Dire)

Da oggi l’Italia multiculturale in una serie disponibile su Netflix

21 Aprile 2021 - Un adolescente timido ha il potere dell'invisibilità e deve imparare a controllarlo per difendere il suo quartiere, rinunciando ai suoi sogni artistici. È il filo conduttore della serie “Zero” che partirà oggi sulla piattaforma Netflix. "Quando ho iniziato a scrivere questa serie – spiega l’ideatore della serie Antonio Dikele Distefano - riflettevo sul fatto che in Italia non c'è una cultura di attori o registi neri. Abbiamo visto che ci sono, esistono e bisogna coinvolgerli. Credo che Zero sia la prima finestra verso una rappresentazione migliore del paese". La serie racconta di un rider che diventa un supereroe. La serie è disponibile da oggi sulla piattaforma in 190 paesi ed è composta da 8 episodi e racconta la storia di un timido ragazzo con un superpotere: può diventare invisibile. Non è un supereroe, ma un eroe moderno che impara a conoscere i suoi poteri quando il Barrio, il quartiere della periferia milanese da dove voleva scappare, si trova in pericolo. Zero dovrà indossare gli scomodi panni di eroe, suo malgrado e, nella sua avventura, scoprirà l'amicizia di Sharif, Inno, Momo e Sara, e forse anche l'amore.

Campagna Ero straniero, “regolarizzazioni in stallo, si intervenga subito”

21 Aprile 2021 - Roma - Decine di associazioni, sindacati e realtà del Terzo settore hanno scritto una lettera a governo e parlamento “affinché si intervenga subito sui ritardi e vengano superate le sanatorie e riformato l’intero sistema”. “La regolarizzazione straordinaria del 2020 è in una situazione di stallo – affermano -, con pesanti conseguenze in termini di sicurezza sociale e sanitaria e di legalità per il nostro Paese”. Così si legge nella lettera aperta – qui la versione integrale – inviata ieri 20 aprile ai ministri dell’interno, della salute, del lavoro e delle politiche agricole, al presidente della Camera e al presidente della Commissione affari costituzionali della stessa Camera, per chiedere al governo “di intervenire e portare a termine quanto prima l’iter delle oltre 200.000 domande presentate; al parlamento, di riprendere l’esame della proposta di legge popolare di riforma della normativa sull’immigrazione, fermo da più di un anno”. La lettera, promossa dalla campagna Ero straniero, è stata sottoscritta dalle principali realtà impegnate sui temi dell’asilo e dell’immigrazione (tra le quali Tavolo salute e immigrazione, Tavolo asilo nazionale), da sindacati nazionali, dal mondo cooperativo  e da alcune associazioni di categoria e realtà operanti nei settori interessati dal provvedimento straordinario di emersione approvato quasi un anno fa (lavoro domestico e di cura, agricoltura). Il ritardo enorme “si sta traducendo nell’impossibilità, di fatto, per decine di migliaia di persone di accedere pienamente ai servizi, alle prestazioni sociali, alle tutele e ai diritti previsti per chi lavora nel nostro Paese”. Ad esempio l’impossibilità di accedere al sistema sanitario nazionale: senza il permesso di soggiorno non viene rilasciata la tessera sanitaria, quindi “è estremamente difficile rientrare nella campagna vaccinale anti-Covid”. “Tale situazione di stallo ha, dunque, inevitabilmente un impatto anche a livello di salute pubblica nel contesto di emergenza sanitaria che stiamo vivendo”, si sottolinea nella lettera. Senza permesso di soggiorno, inoltre, diventa complicato anche aprire un conto corrente, necessario per l’accredito dello stipendio, o avere l’Isee per usufruire delle agevolazioni economiche per le mense scolastiche. (P.C.)    

Migrantes Forlì-Bertinoro: mons. Corazza visita la Comunità Africana Anglofona

21 Aprile 2021 - Forlì - Domenica prossima, 25 aprile 2021, il Vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, farà visita alla comunità africana di lingua inglese di Forlì. Alle ore 12,00, in Duomo, presiederà la S. Messa solenne, concelebrata con alcuni sacerdoti africani attualmente in servizio nel territorio della diocesi. La liturgia sarà preceduta dal battesimo di 5 bambini di famiglie africane residenti da tempo in Forlì, da "intendersi come gesto di viva accoglienza nella Comunità cristiana generato dalla Resurrezione del nostro Signore nella gioia della S. Pasqua", spiega il direttore Migrantes Walter Neri. Al termine della liturgia la Comunità si presenterà al Vescovo e la giornata di festa si concluderà con uno scambio di auguri e di convivialità. Trenta anni fa don Carlo Gatti accoglieva presso la sua parrocchia di San Giovanni Evangelista, in Via Angeloni a Forlì, i primi cattolici africani. Negli anni successivi - ricorda il direttore Migrantes - veniva a costituirsi una Comunità di famiglie provenienti dai paesi africani di lingua inglese (per lo più dalla Nigeria) che ha continuato ad incontrarsi e a celebrare la S. Messa domenicale presso la stessa parrocchia. Oggi la Comunità cattolica africana anglofona conta circa 80 persone residenti in Forlì, Meldola, Castrocaro e Dovadola ed ha per guida spirituale il sacerdote don Matthew Udoh, vice parroco di Coriano in Forlì. La Comunità è da sempre impegnata nel lavoro di accoglienza dei nuovi arrivati in Forlì, occupandosi in primo luogo del loro cammino spirituale nella fede cristiana e del loro inserimento nella Comunità diocesana nonché all’interno delle parrocchie di riferimento per residenza. In secondo luogo è impegnata ad aiutare le famiglie africane ad inserirsi ed integrarsi nella nostra città fornendo loro assistenza nella ricerca di un’abitazione, del lavoro e nella conoscenza dei percorsi di educazione e formazione scolastica dei più piccoli. Con questo spirito di servizio la Comunità Africana "ci vuole ricordare che ogni uomo ovunque sia nato, qualunque sia il colore della sua pelle, qualunque sia la sua posizione sociale, ad ogni uomo nostro Signore ha prima di tutto donato una dignità di uomini creati dal nostro Signore che tutti dobbiamo riconoscere e rispettare". (Raffaele Iaria)    

In 26 nazioni del mondo la libertà religiosa è soffocata dalla persecuzione

21 Aprile 2021 - Roma - Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) e giunto alla sua XV edizione, evidenzia che in una nazione su tre si registrano gravi violazioni della libertà religiosa. Secondo lo studio, presentato ufficialmente a Roma e in altre grandi città in tutto il mondo, questo diritto fondamentale non è stato rispettato in 62 dei 196 Paesi sovrani (31,6% del totale) nel biennio 2018-2020. «In 26 di queste nazioni si soffre la persecuzione», dichiara Alessandro Monteduro, Direttore di ACS Italia. «Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista: sette in Africa (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico) e due in Asia (Malesia e Sri Lanka). La causa principale è la progressiva radicalizzazione del continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale, dove la presenza di gruppi jihadisti è notevolmente aumentata», prosegue Monteduro. Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. «Questa radicalizzazione non si limita tuttavia all’Africa. Il Rapporto - sottolinea Monteduro - descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell’Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale». Il Rapporto evidenzia una nuova frontiera: l’abuso della tecnologia digitale, dei cyber networks, della sorveglianza di massa basata sull’intelligenza artificiale (AI) e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie. Questo fenomeno è evidente soprattutto in Cina, dove il Partito Comunista sta reprimendo i gruppi religiosi con l’ausilio di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia AI e con l’aiuto dei sensori degli smartphone. Anche i gruppi jihadisti stanno impiegando la tecnologia digitale per favorire la radicalizzazione e per il reclutamento di nuovi terroristi. In 42 Paesi (21% del totale), abbandonare o cambiare la propria religione - sottolinea il Rapporto dell'Acs - può determinare gravi conseguenze legali e/o sociali, con uno spettro di possibili conseguenze che va dall’ostracismo familiare alla pena di morte. La ricerca di ACS denuncia anche l’incremento della violenza sessuale impiegata come un’arma contro le minoranze religiose, in particolare i crimini contro donne adulte e minorenni le quali vengono rapite, violentate e costrette a ripudiare la loro fede per abbracciare coattivamente quella maggioritaria. Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive attualmente in nazioni in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa. Fra di esse vi sono quelle più popolose: Cina, India e Pakistan. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l’oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L’India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar. In Occidente si registra una diffusione della “persecuzione educata”, secondo l’espressione coniata da Papa Francesco per descrivere il conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti individuali alla libertà di coscienza, conflitto a causa del quale la religione viene relegata nel ristretto perimetro dei luoghi di culto. Il Rapporto fa cenno anche al profondo impatto della pandemia da COVID-19 sul diritto alla libertà religiosa. A fronte di una tale emergenza, i governi hanno ritenuto necessario imporre misure straordinarie, applicando in alcuni casi limitazioni sproporzionate al culto religioso, specie se confrontate con quelle imposte ad altre attività secolari. In alcuni Paesi, come ad esempio il Pakistan e l’India, gli aiuti umanitari sono stati negati alle minoranze religiose. La pandemia è stata utilizzata specie nei social network quale pretesto per stigmatizzare alcuni gruppi religiosi accusati di aver diffuso o addirittura causato la pandemia. Secondo Alfredo Mantovano, Presidente di ACS Italia, «a causa della pandemia ci siamo abituati a ragionare e a operare in termini di zone rosse, zone arancione, e così via, a seconda dell’intensità del contagio. Il Rapporto adopera da 22 anni la differente intensità dei colori per rendere visivamente chiara l’intensità della persecuzione religiosa nel mondo. Ma nel Rapporto ai colori non corrisponde la tipologia di esercizi commerciali che possono stare aperti o che devono chiudere. Le restrizioni», prosegue Mantovano, «attengono all’esercizio di un diritto umano fondamentale, dai luoghi nei quali la condanna a morte colpisce chi mostra in pubblico i segni della propria fede, a quelli che sono teatro tragico dell’uso seriale e programmato della violenza sessuale nei confronti delle giovani donne colpevoli di appartenere a una comunità religiosa da cancellare», conclude il Presidente di ACS Italia.  

Un premio su informazione e migranti

21 Aprile 2021 - Roma - È stato istituito il Premio “Informazione e migranti” per trattare temi legati ad una realtà centrale nell’attuale panorama internazionale, come ad esempio il superamento dei pregiudizi sui migranti; il ruolo e il rispetto delle minoranze; l’importanza della convivenza e della integrazione; la rappresentazione mediatica della sofferenza e dell’emergenza; la deontologia nel racconto del fenomeno migratorio; e la percezione del fenomeno della migrazione e politiche di accoglienza. Al Premio possono partecipare i giornalisti nei settori della carta stampata, dell’emittenza radiofonica, televisiva e dei nuovi media, in testate sia nazionali che estere. I lavori partecipanti al Premio dovranno essere prodotti dal 1° marzo 2020 al 31 marzo 2021 e dovranno essere presentati entro il 30 giugno 2021. Questo appuntamento giornalistico è frutto della iniziativa del Comitato “Informazione, migranti e rifugiati”, coordinato dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, dall’Associazione Iscom, da Harambee Africa International, dallo Scalabrini International Migration Institute, dal Centro Astalli e dalla Fondazione Migrantes.  

Centro Astalli: l’accoglienza dei rifugiati: i tempi si allungano le risposte si fanno più complesse

20 Aprile 2021 - Roma - Accompagnare i migranti forzati in un contesto di per sé già non facile e aggravato dalla pandemia ha rappresentato una sfida che nel 2020 si è fatta più complessa. A partire dal permesso di soggiorno, molte delle persone che abbiamo incontrato ci hanno manifestato la difficoltà di ottenerlo o rinnovarlo (per mancanza di requisiti tra i quali spicca l’iscrizione anagrafica). L’abolizione della protezione umanitaria (che veniva riconosciuta a molti richiedenti con vulnerabilità sanitarie o sociali), si aggiunge a criticità e difficoltà pregresse. Più in generale - sottolinea oggi il Centro Astalli presentando il Rapporto 2021 - il moltiplicarsi di ostacoli burocratici, uniti alla situazione di emergenza ingenerata dalla pandemia con molti uffici chiusi al pubblico, il rallentamento dell’attività delle commissioni territoriali e delle procedure di ricorso, la digitalizzazione di molti servizi, hanno finito per escludere un numero crescente di migranti dall’accoglienza e dai servizi territoriali aumentandone incertezza e disorientamento. Quanto all’accoglienza le realtà della Rete territoriale nel 2020 hanno dato ospitalità complessivamente a 882 persone (soprattutto in convenzione Siproimi/SAI), secondo un modello di intervento che mette al centro la promozione della persona e che costruisce integrazione da subito. Il nuovo decreto immigrazione convertito in legge a dicembre 2020 pur allontanando la logica di un sistema di accoglienza pubblico che rimanda le opportunità di inclusione a una “seconda fase” accessibile a pochi rimane ancora largamente insoddisfacente per numeri di posti messi a disposizione sul territorio nazionale e di Comuni che aderiscono alla rete di accoglienza del Ministero dell’Interno. Le conseguenze dei decreti sicurezza sono ancora ben visibili. Il 36% delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio del Centro Astalli Palermo non risultava iscritta al Servizio Sanitario Nazionale: nella maggior parte dei casi si tratta di migranti che vivono in Italia da tempo, ma che per difficoltà relative alla residenza o al titolo di soggiorno non sono riusciti ad accedere o hanno perso l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica. In tale contesto diventa più difficile motivare le persone a investire tempo in percorsi di integrazione: molte hanno fretta di trovare un’occupazione qualsiasi (anche in nero o sottopagata), per non rischiare di perdere il permesso di soggiorno. Questa situazione andrà rapidamente a scapito della qualità del loro futuro in Italia e priverà la società italiana del contributo che persone giovani e motivate potrebbero dare alla società.  

Centro Astalli: l’emergenza dimenticata: dove sono i migranti che non riescono a raggiungere l’Europa?

20 Aprile 2021 - Roma - I primi esclusi dalla protezione internazionale sono gli sfollati interni che rimangono bloccati nei confini degli Stati da cui scappano, sempre più invisibili, non riescono a raggiungere un Paese sicuro, in cui chiedere protezione. L’aver bloccato gli ingressi a causa della pandemia (durante il primo picco, 90 Paesi hanno chiuso completamente le frontiere anche ai richiedenti asilo), la mancanza di azioni di soccorso e ricerca nel Mediterraneo centrale da parte di governi e Unione europea, l’aver fortemente limitato le azioni delle ONG, finanziando invece attività di ricerca e respingimento da parte della guardia costiera libica, non ha bloccato i flussi irregolari di migranti ma ne ha reso solo meno visibili le conseguenze. Lo sottolinea oggi il Centro Astalli che ha presentato il Rapporto annuale. Nel 2020 sono stati oltre 11.000 i migranti soccorsi o intercettati nel Mediterraneo, riportati in Libia e lì detenuti in condizioni che le Nazioni Unite definiscono inaccettabili. A questi si aggiungono le oltre 1.400 vittime accertate di naufragi nel corso del 2020. Anche quest’anno molte delle persone che si sono rivolte al centro SaMiFo (Salute Migranti Forzati) sono state vittime di gravi violenze in Libia. Riferiscono di essere state torturate, ma anche di aver subito percosse e abusi indiscriminati. Nel 2020 il SaMiFo si è trovato a certificare inoltre le violenze inferte nei Balcani dalle forze di polizia e quelle causate dai respingimenti alla frontiera tra Italia e Slovenia. Gli sforzi – scrive il Centro Astalli -  per impedire l’accesso dei rifugiati al territorio e le loro condizioni una volta giunti in Europa sono oggetto di un monitoraggio continuo da parte del JRS Europa. In particolare nel 2020 il Centro Astalli ha collaborato alla redazione di due report sulle condizioni dei migranti nella pandemia.​  

Unicef e Save the children: “30 famiglie e 570 minori non accompagnati assistiti a Ventimiglia e Lampedusa”

20 Aprile 2021 -

Roma - Nei primi tre mesi e mezzo del 2021 sono giunti sulle nostre coste più di 8.520 migranti e rifugiati, di cui 1.196, il 14%, minori stranieri non accompagnati. Tra dicembre e marzo a Ventimiglia sono stati assistiti 72 nuclei familiari con 116 bambini a carico e raggiunti oltre 169 minori non accompagnati, tra cui 6 ragazze, a Lampedusa 59 famiglie con 130 bambini, di cui 52 bambine, 181 donne e 404 minori stranieri non accompagnati, di cui almeno 33 ragazze. Dopo i primi 4 mesi di attività, Unicef e Save the children hanno rinnovato la collaborazione congiunta fino a dicembre 2021 a supporto dei minori migranti in arrivo attraverso la rotta del Mediterraneo centrale e quella balcanica con team a Lampedusa e Ventimiglia. Tra gli interventi: primo soccorso psicologico, informazioni sui loro diritti, nonché sui servizi e sulle opportunità disponibili, una valutazione tempestiva delle potenziali vulnerabilità e problemi di protezione specifici, tra cui quelli connessi alla violenza di genere, e con la distribuzione di kit contenenti materiali utili per il viaggio e l’igiene personale. A disposizione c’è uno spazio per ragazze, lo Youth corner, realizzato nel Child friendly space, un luogo sicuro che offre ascolto e protezione a minori soli e famiglie, il servizio di Helpline minori migranti di Save the children e di informativa tramite la piattaforma on-line U-report on the move di Unicef. Lampedusa continua ad essere uno dei principali punti di arrivo e ciclicamente l’hotspot ospita molte più persone di quanto la struttura sia capace di accogliere: “Di fatto, non sempre sono garantiti spazi dedicati a minori soli, famiglie con bambini e donne”, informano le organizzazioni. A Ventimiglia “la situazione appare ancora drammatica”. Secondo dati raccolti dal team di Save the children, circa 200 minorenni soli hanno oltrepassato la frontiera nel 2020. Dopo la chiusura del Campo Roja a luglio 2020, “si sono ulteriormente ridotti fino a quasi scomparire i servizi di assistenza e accoglienza per bambini, adolescenti e famiglie. Tanti minori dichiarano inoltre di essere respinti alla frontiera con la Francia e rinviati in Italia, vedendo così rifiutato il diritto alla protezione per minore età”.

​ 

Centro Astalli: l’emergenza sanitaria si abbatte sulle vite precarie dei rifugiati

20 Aprile 2021 - Roma - Il 2020, l'anno segnato dallo scoppio della pandemia da Covid-19, dal lockdown e dalle misure restrittive per arginare la diffusione dei contagi, ha registrato un aumento degli arrivi via mare di migranti in Italia (34mila), dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Per molti migranti forzati la pandemia “non è quindi il peggiore dei mali da affrontare. Violenze, dittature, profonde ingiustizie sociali ed economiche costringono quasi 80 milioni di persone nel mondo a mettersi in cammino verso un paese sicuro”. E’ quanto sottolinea il Centro Astalli nel Rapporto Annuale presentato questa mattina.  Allo stesso tempo – scrive il centro per i rifugiati dei Gesuiti - però sono diminuite le richieste d'asilo in Italia: 28mila (contro le 43.783 del 2019). “Nonostante numeri decisamente bassi di arrivi rispetto al recente passato, il sistema di protezione fatica a rispondere efficacemente ai bisogni delle persone approdate nel 2020 o già presenti sul territorio”, evidenzia il Rapporto: in un anno di accompagnamento dei migranti forzati, complice la pandemia, il Centro Astalli ha registrato “un aumento degli ostacoli frapposti all’ottenimento di una protezione effettiva, un intensificarsi del disagio sociale e della marginalizzazione dei rifugiati”. Molte situazioni, già in equilibrio instabile, si sono trasformate in condizioni di grave povertà. Persone rese fragili da viaggi spesso drammatici che durano mesi o anni, si scontrano con normative e prassi dei singoli uffici non di rado discriminatorie, rendendo spesso le questioni burocratica un potenziale vicolo cieco. Non pochi davanti all’ennesima difficoltà rinunciano a far valere i loro diritti, convinti di non avere alcuna possibilità di vederli riconosciuti. La richiesta di servizi di bassa soglia (mensa, docce, pacchi alimentari, medicine) è forte su tutti i territori: si calcolano 3.500 utenti alla mensa  del Centro Astalli di Roma (tra cui 2.198 richiedenti o titolari di protezione) di questi più del 30% è senza dimora, in stato di grave bisogno e tra loro, per la prima volta dopo molti anni, hanno chiesto aiuto anche italiani. Più di 2.600 utenti si sono rivolti al centro diurno a Palermo. A Trento si è avuta la necessità di trasformare un dormitorio notturno per l’emergenza freddo in un servizio di accoglienza di bassa soglia con uno sportello di assistenza dedicato ai richiedenti asilo senza dimora. A Bologna è stato dato in gestione al Centro Astalli uno spazio in cui realizzare un dormitorio per richiedenti e rifugiati.  

“Rosario per l’Italia”: domani dal Santuario di Allumiere con mons. Ruzza

20 Aprile 2021 - Civitavecchia – Domani, 21 aprile, alle ore 21 su Tv 2000 (canale 28 del digitale terreste) e radio InBlu2000 andrà in onda il Rosario per l’Italia dal Santuario diocesano della Madonna delle Grazie di Allumiere, nella diocesi di Civitavecchia-Tarquinia. La celebrazione sarà presieduta dal vescovo, mons. Gianrico Ruzza che all’inizio rivolgerà una preghiera alla Madonna delle Grazie per la situazione di grande sofferenza che si sta vivendo a causa della pandemia. La preghiera, che viene mandata in onda settimanalmente dal canale televisivo della Chiesa italiana in questo periodo di emergenza sanitaria, è un’iniziativa che sta interessando i santuari mariani di tutta la Penisola. Il vescovo sarà assistito dal rettore del Santuario, don Stefano Carlucci, e da monsignor Cono Firringa, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano. Con loro ci sarà soltanto un piccolo gruppo di fedeli della comunità di Allumiere per le limitazioni imposte dalla pandemia: due lettori, uno per la parola di Dio e uno per i commenti ai misteri, cinque persone che guideranno la recita delle “Ave Maria” e alcuni collaboratori del Santuario. Al termine del Rosario, monsignor Ruzza rivolgerà una preghiera alla Madonna delle Grazie per l’Italia e impartirà la solenne benedizione.