Primo Piano

GMMR: la presentazione del Messaggio di Papa Francesco

6 Maggio 2021 - Città del Vaticano -  “Possiamo imparare ad essere fratelli e sorelle migliori, oppure possiamo precipitare ancora più profondamente nell’ossessiva preoccupazione solo per noi stessi”. Così il card. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, presentantando questa mattina il messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Come ripete il Papa, “possiamo uscire dalla pandemia migliori o peggiori”, ha detto il cardinale: Sono le alternative a cui si trovano di fronte i passanti, nell’episodio evangelico del Buon Samaritano: “Ognuno ha delle ‘buone scuse’ per allontanare i suoi occhi dalla vittima mezza morta. Il Samaritano oltrepassa la tipica contrapposizione tra ‘noi’ e ‘loro’. Niente da guadagnare, forse tutto da perdere, ma senza compassione per un altro che è vittima di una rapina, come nel racconto, o di una pandemia terrificante come quella di oggi”.  “Tutti soffriamo in modo diversi”, a causa della pandemia: “Cosa succede quando i sopravvissuti in una scialuppa di salvataggio devono tutti aiutare a remare a riva?”, si è chiesto il porporato gesuita: “e se alcuni prendono più della loro parte delle razioni, lasciando altri troppo deboli per remare? Il rischio è che tutti periranno, i ben nutriti e gli affamati allo stesso modo”.  Ecco perché, come scrive il Papa nel messaggio, l’attitudine del Buon Samaritano, che “abbandona l’egoismo per prendersi cura di tutti”, è “essenziale per sopravvivere”, ha spiegato il cardinale sulla scorta della Fratelli tutti, in cui il papa presenta una terza prospettiva per il futuro: non più “gli altri”, ma solo “noi”. Il titolo scelto dal papa quest’anno per la 107ma giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato “Verso un ‘noi’ sempre più grande” : questo “noi” universale “deve – ha detto p. Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero vaticano pe lo Sviluppo Umano Integrale - diventare realtà innanzitutto all’interno della Chiesa, la quale è chiamata a fare comunione nella diversità”. Per favorire un’adeguata preparazione alla celebrazione di questa giornata, la Sezione Migranti e Rifugiati – ha spiegato p. Baggio -  ha allestito una campagna di comunicazione attraverso la quale verranno elaborati i sei punti proposti dal Messaggio. Nei prossimi mesi saranno proposti sussidi multimediali, materiale informativo e riflessioni di teologi ed esperti che aiuteranno ad approfondire il Messaggio. “Fino a quando la logica prevalente rimarrà: ‘cosa è meglio per me’ e non ‘quale è la mia parte in un’azione che sarà il meglio per noi tutti e per la nostra casa comune’, non sarà possibile sanare un’economia malata”, ha quindi sottolineato sr. Alessandra Smerilli, sottosegretario dello stesso dicastero spiegando che  in  ambito economico “non è difficile scorgere questo noi sfigurato, e la pandemia lo ha reso più evidente”. “La finanza, che ha come sua vocazione originaria l’inclusione, mettere insieme chi ha capitale con chi vuole sviluppare progetti ed è privo di mezzi, è diventata – ha quindi aggiunto - in gran parte dei casi pura speculazione. Si pensi alle operazioni speculative sui generi alimentari, che rischiano di lasciare interi paesi senza accesso al cibo a causa degli aumenti dei prezzi. E i più poveri sono costretti a migrare. Si pensi alle crescenti disuguaglianze, economiche, tecnologiche, di accesso alle cure”. “Eppure, ci sono segni di speranza” per uno sviluppo più sostenibile, equilibrato, inclusivo”. (R.I.)

GMMR: Papa Francesco, “non ci siano più gli altri, ma solo un noi”

6 Maggio 2021 - Città del Vaticano - “Camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso”. E’ l’invito di Papa Francesco nel Messaggio del Papa per la 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 26 settembre 2021, sul tema: “Verso un noi sempre più grande”. “Nei momenti di maggiore crisi – scrive -  come ora per la pandemia, i nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa”. “La storia della salvezza – ricorda – vede un noi all’inizio e un noi alla fine, e al centro il mistero di Cristo, morto e risorto perché tutti siano una sola cosa. Il tempo presente, però, ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato”. “E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri” come gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano “le periferie esistenziali”. Ma per il pontefice “siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità”. Di qui il “duplice appello a camminare insieme verso a un noi sempre più grande”, rivolto “anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo”. Per i membri della Chiesa Cattolica, precisa il Papa, “tale appello si traduce in un impegno ad essere sempre più fedeli al loro essere cattolici”, poiché “la cattolicità della Chiesa, la sua universalità è una realtà che chiede di essere accolta e vissuta in ogni epoca” e si traduce nell’impegno ad “abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza”. I cattolici sono chiamati a “impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva”, ha sottolineato nel testo presentato questa mattina in Vaticano.  Sottolineando che nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che “ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente”: ogni battezzato, “dovunque si trovi”, è “a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia”. “Oggi la Chiesa – sottolinea ancora papa Francesco nel messaggio che abbiamo è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti”. Tra gli abitanti delle periferie “troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza”. In questa prospettiva, “i flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova frontiera missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente”. (Raffaele Iaria)

GMMR: presentato il primo video di Papa Francesco

6 Maggio 2021 - Città del Vaticano - Nel corso della presentazione del messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante che si celebrerà il prossimo 26 settembre, è stato presentato un video del pontefice che presenta la Giornata di Papa Francesco e spega il senso del tema "Verso un 'noi' sempre più grande". “È un invito rivolto a tutti, perché - ha detto il Papa - ci impegniamo a restaurare la nostra famiglia umana”. Per Papa Francesco “siamo come tanti granelli di sabbia, tutti diversi e unici ma che insieme possono formare una spiaggia bellissima, una vera opera d’arte” ed ha ribadito che "siamo tutti nella stessa barca, e siamo chiamati ad impegnarci affinché non ci siano più muri che ci separano, affinché non ci siano più gli altri, ma solo un noi grande come l’intera umanità”. (Raffaele Iaria)

“Verso un ‘noi’ sempre più grande”: il messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

6 Maggio 2021 - Città del Vaticano - Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio di Papa Francesco per la 107° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 26 settembre 2021, sul tema: “Verso un noi sempre più grande”: Cari fratelli e sorelle! Nella Lettera Enciclica Fratelli tutti ho espresso una preoccupazione e un desiderio, che ancora occupano un posto importante nel mio cuore: «Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”» (n.35). Per questo ho pensato di dedicare il messaggio per la 107° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato a questo tema: “Verso un noi sempre più grande”, volendo così indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo. La storia del “noi” Questo orizzonte è presente nello stesso progetto creativo di Dio: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità. E quando, a causa della sua disobbedienza, l’essere umano si è allontanato da Dio, Questi, nella sua misericordia, ha voluto offrire un cammino di riconciliazione non a singoli individui, ma a un popolo, a un noi destinato ad includere tutta la famiglia umana, tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3). La storia della salvezza vede dunque un noi all’inizio e un noi alla fine, e al centro il mistero di Cristo, morto e risorto «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Il tempo presente, però, ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi (cfr Fratelli tutti, 11) e l’individualismo radicale (cfr ibid., 105) sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali. In realtà, siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità. Per questo colgo l’occasione di questa Giornata per lanciare un duplice appello a camminare insieme verso a un noi sempre più grande, rivolgendomi anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo. Una Chiesa sempre più cattolica Per i membri della Chiesa Cattolica tale appello si traduce in un impegno ad essere sempre più fedeli al loro essere cattolici, realizzando quanto San Paolo raccomandava alla comunità di Efeso: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,4-5). Infatti la cattolicità della Chiesa, la sua universalità è una realtà che chiede di essere accolta e vissuta in ogni epoca, secondo la volontà e la grazia del Signore che ci ha promesso di essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi (cfr Mt 28,20). Il suo Spirito ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza. Nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia. I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva, dando seguito alla missione affidata da Gesù Cristo agli Apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8). Oggi la Chiesa è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti. Tra gli abitanti delle periferie troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza. «I flussi migratori contemporanei costituiscono una nuova “frontiera” missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose. L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente» (Discorso ai Direttori Nazionali della Pastorale per i Migranti, 22 settembre 2017). Un mondo sempre più inclusivo A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso. Il futuro delle nostre società è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace. Mi è particolarmente cara l’immagine, nel giorno del “battesimo” della Chiesa a Pentecoste, della gente di Gerusalemme che ascolta l’annuncio della salvezza subito dopo la discesa dello Spirito Santo: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (At 2,9-11). È l’ideale della nuova Gerusalemme (cfr Is 60; Ap 21,3), dove tutti i popoli si ritrovano uniti, in pace e concordia, celebrando la bontà di Dio e le meraviglie del creato. Ma per raggiungere questo ideale dobbiamo impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre paure per lasciarci arricchire dalla diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire il miracolo di un noi sempre più grande. A tutti gli uomini e le donne del mondo chiedo di impiegare bene i doni che il Signore ci ha affidato per conservare e rendere ancora più bella la sua creazione. «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”» (Lc 19,12-13). Il Signore ci chiederà conto del nostro operato! Ma perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo, che si fa carico di tutti i fratelli e le sorelle che continueranno a soffrire mentre cerchiamo di realizzare uno sviluppo più sostenibile, equilibrato e inclusivo. Un impegno che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso. Il sogno ha inizio Il profeta Gioele preannunciava il futuro messianico come un tempo di sogni e di visioni ispirati dallo Spirito: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1). Siamo chiamati a sognare insieme. Non dobbiamo aver paura di sognare e di farlo insieme come un’unica umanità, come compagni dello stesso viaggio, come figli e figlie di questa stessa terra che è la nostra Casa comune, tutti sorelle e fratelli (cfr Enc. Fratelli tutti, 8).   Preghiera   Padre santo e amato, il tuo Figlio Gesù ci ha insegnato che nei Cieli si sprigiona una gioia grande quando qualcuno che era perduto viene ritrovato, quando qualcuno che era escluso, rifiutato o scartato viene riaccolto nel nostro noi, che diventa così sempre più grande. Ti preghiamo di concedere a tutti i discepoli di Gesù e a tutte le persone di buona volontà la grazia di compiere la tua volontà nel mondo. Benedici ogni gesto di accoglienza e di assistenza che ricolloca chiunque sia in esilio nel noi della comunità e della Chiesa, affinché la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle. Amen.   Roma, San Giovanni in Laterano, 3 maggio 2021, Festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo   FRANCESCO

Unhcr: in 10 anni permessi a 1,5 milioni di persone in 36 Paesi

6 Maggio 2021 - Roma - Nel decennio precedente alla pandemia, grazie al rilascio di permessi per motivi familiari, di studio o attività lavorativa almeno 1,5 milioni di persone sono state accolte come rifugiati da 35 Paesi Oecd/Ocse e dal Brasile. È quanto rivela un nuovo rapporto intitolato “Safe pathways for refugees II”, realizzato dall’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, insieme all’Oecd/Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, prendendo in esame le ammissioni di persone in fuga da 7 Paesi: Afghanistan, Eritrea, Iran, Iraq, Somalia, Siria e Venezuela, avvenute dal 2010 al 2019. Degli 1,5 milioni di permessi per motivi non umanitari rilasciati nell’arco del decennio in esame, 156.000 sono stati concessi nel solo 2019. “Siamo incoraggiati dagli enormi sforzi profusi da numerosi Stati per l’ammissione di rifugiati mediante questi canali complementari e sicuri. Canali che hanno consentito di riunire famiglie costrette a fuggire e hanno dato ai rifugiati l’opportunità di mettere a frutto il proprio talento, le proprie capacità e competenze”, ha dichiarato Gillian Triggs, assistente Alto Commissario Unhcr per la protezione. I dati relativi al 2020 non sono ancora stati elaborati, tuttavia le due organizzazioni prevedono un calo significativo del numero di ammissioni per effetto della chiusura delle frontiere e delle restrizioni ai movimenti di persone imposte in relazione alla pandemia di Covid-19. “Dobbiamo impedire che il Covid-19 vanifichi gli eccezionali progressi compiuti in relazione all’ampliamento dei canali di ingesso sicuri – ha affermato Triggs -. Sebbene non sostituiscano i reinsediamenti e le ammissioni per motivi umanitari, che offrono forme di protezione legale più solide e a lungo termine, essi rappresentano comunque meccanismi di ammissione sicuri, capaci di salvare vite umane e di cui molti rifugiati possono beneficiare”. L’Unhcr lancia perciò un appello “affinché un maggior numero di Paesi si impegni a reinsediare i rifugiati, incrementare la disponibilità di canali sicuri e ridurre gli ostacoli posti alle ammissioni”. Numerosi rifugiati, impossibilitati a ricongiungersi ai propri famigliari tramite canali sicuri e regolari, spesso ricorrono a viaggi pericolosi, via terra o via mare, per varcare le frontiere internazionali. Da ricordare che i Paesi in via di sviluppo accolgono l’85% dei 26 milioni di rifugiati presenti nel mondo.    

Fratellanza e migrazione nelle parole di Papa Francesco

6 Maggio 2021 - Torino - “Verso un ‘noi’ sempre più grande” è il titolo scelto da Papa Francesco per il suo messaggio che annuncia la prossima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, la 107esima, che si terrà domenica 26 settembre 2021. Il richiamo evidente è all’enciclica “Fratelli tutti”, perché alla fine non ci siano più ‘gli altri’, ma solo un ‘noi’ universale, tutti temi emersi anche nel recente viaggio iracheno. La migrazione è un tema ricorrente nelle parole del pontefice. Solo qualche settimana fa, di ritorno dal viaggio in Iraq, il papa aveva dichiarato ai giornalisti presenti sul suo aereo: “La migrazione è un diritto doppio: diritto a non migrare, diritto a migrare. Questa gente non ha nessuno dei due, perché non possono non migrare, ma non sanno come farlo. E non possono migrare perché il mondo ancora non ha preso coscienza che la migrazione è un diritto umano.” Il Papa sa benissimo anche che “la migrazione” viene vissuta “come un’invasione.” Per questo aveva voluto ricevere il papà di Alan Kurdi, “bambino, che è un simbolo, un simbolo che va oltre un bambino morto nella migrazione, un simbolo di civiltà che muoiono, che non possono sopravvivere, un simbolo di umanità”. E poi aveva aggiunto: “servono urgenti misure perché la gente abbia lavoro nei propri Paesi e non debba migrare, e poi misure per custodire il diritto di migrazione. È vero che ogni Paese deve studiare bene la capacità di ricevere perché non è soltanto la capacità di ricevere e lasciarli sulla spiaggia. È riceverli, accompagnarli, farli progredire e integrarli. L’integrazione dei migranti è la chiave”. Non essere più “altri”, essere tutti “noi”. Anche gli atti del papa sono simboli, sono atti che mirano a rendere concreto il messaggio della fratellanza universale. Prendiamo ad esempio il recente viaggio in Iraq, il primo compiuto da un pontefice in una regione del mondo dove i cristiani, che un tempo erano una cospicua minoranza, sono stati in gran numero costretti alla fuga e alla migrazione. Non per caso, il romanziere e poeta iracheno Younis Tawfik, originario di Mosul ma da tanti anni in Italia, ha dichiarato all’Avvenire, lo scorso 9 marzo: “Il tempo cancella inesorabilmente ciò che passa, ma gli uomini giusti non possono venire cancellati. Francesco rimarrà per sempre nella memoria degli iracheni come un uomo giusto”. A circa due mesi dallo storico viaggio in Iraq di papa Francesco riecheggiano nel cuore di molti iracheni, di giovani, adulti, famiglie musulmane, cristiane, yazide, mandee, caldee le parole di un “uomo giusto” che ha scelto di lasciare la propria terra e di andare a far visita a un popolo martoriato da anni di violenza, di minacce, di torture, di morte. “Finalmente qualcuno s’interessa a noi” e papa Francesco ha scelto di raggiungere questi fratelli come pellegrino penitente, portatore di pace, assolutamente disarmato, inerme, uomo giusto che con gesti semplici ma profetici ed eloquenti e con parole umane e profonde, è stato un balsamo di vita per questa gente, ma balsamo anche per tutti coloro che hanno colto la profondità del messaggio. Il viaggio in Iraq è stato per Francesco una scelta, quasi una vocazione, ad andare proprio in quella terra, meta già ambita e desiderata dal defunto Papa S. Giovanni Paolo II che al tempo di Saddam Hussein avrebbe voluto recarsi in pellegrinaggio nella terra di Abramo: un ulteriore passo all’insegna della fratellanza. Due anni prima, infatti, ci fu l’incontro storico di Papa Francesco con il Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyeb in cui si firmò il documento sulla Fratellanza umana “una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli” (Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). In questo documento entrambe le autorità religiose, insieme alle rispettive comunità, dichiaravano di “adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Si è trattato quindi di un secondo passo per dare seguito a “un’inquietudine della fratellanza”, come ha espresso Papa Francesco durante la conferenza stampa ai giornalisti nel suo viaggio di ritorno. E uno dei momenti più significativi, ma non unico di questo viaggio,  è stato l’incontro con l’ayatollah Sayyid Ali al-Husayni al-Sistani, persona influente e molto rispettata nel mondo sciita, avvenuto proprio a Najaf, la città santa degli sciiti, luogo sacro dove vi è la tomba di ‘Ali, il loro primo Imam e di molti loro fedeli. Un incontro a porte chiuse ma di grande intensità dove due uomini di fede si sono ritrovati l’uno accanto all’altro riconoscendosi credenti, si sono ascoltati nel pieno rispetto della vita e nell’accoglienza della fede dell’altro, eloquente infatti è stato il gesto dell’ayatollah di accogliere nella sua casa, in piedi, l’ospite di grande riguardo. Papa Francesco, secondo il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, ha ringraziato l’ayatollah al-Sistani per l’impegno assunto “in difesa dei più deboli e perseguitati affermando la sacralità della vita e l’importanza dell’unità del popolo iracheno”. Ha assicurato vicinanza e preghiera e chiesto “al Dio Creatore di tutti, pace e fraternità non solo per gli iracheni ma per il Medio Oriente e il mondo intero”. Nel successivo incontro interreligioso avvenuto nella piana di Ur, luogo benedetto, che riporta alle origini delle tre fedi monoteiste, dove visse Abramo, figura significativa per ebrei, cristiani e musulmani, Papa Francesco ha esortato questi uomini di fede ma anche l’intera umanità, ad avere sempre due sguardi: uno rivolto al cielo e uno alla terra ricordando   che la vera “fratellanza” nasce nella misura in cui facciamo spazio in noi alla dimensione trascendente, ci fidiamo dell’Altro, ci abbandoniamo all’Oltre di Dio che ci fa riscoprire la ricchezza del fratello che ci vive accanto. Perché quanto più alziamo lo sguardo al Cielo tanto più siamo in grado di elevarci dalle “bassezze della terra”, riusciamo ad uscire dalla “schiavitù dell’io” che ci costringe ad occuparci soltanto del nostro piccolo mondo, aprendo gli occhi su un mondo ben più ampio e umano. Questa “linfa vitale” chiamata “fratellanza” è per tutti, e ha spinto “delle stelle nel cielo” a brillare nel buio della notte più oscura della storia irachena: giovani volontari musulmani di Mosul che hanno saputo costruire amicizie fraterne sulle macerie dell’odio risistemando e restaurando insieme a giovani cristiani, le moschee e le chiese distrutte. E’ necessario quindi educarci a quella vera fraternità, educarci a “guardare le stelle” facendo insieme qualcosa di buono e di concreto. Forte e coinvolgente è stata la parola del pontefice rivolta non solo agli uomini di fede, ma anche a tutti coloro che pensano di poter essere costruttori di pace in questo tempo così problematico com’è quello che stiamo vivendo: “sta a noi, umanità di oggi, convertire gli strumenti di odio, in strumenti di pace…; sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta: troppi sono privi di pane, di medicine, istruzione, diritti e dignità…sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti”! Attraverso queste parole forti Papa Francesco ci richiama a una verità non così scontata per noi oggi: la migrazione di tanti fratelli e sorelle che lasciano la “loro terra” in cerca il più delle volte di un “benessere” reale, non solo economico, può aiutarci a scoprire il valore profondo del “migrare” dal nostro piccolo mondo a quello del “fratello” che ci è prossimo. Infatti il cammino della “fratellanza”, come ha ricordato Papa Francesco, è sempre un “cammino in uscita” che comporta un “lasciare” la propria “terra”, le proprie sicurezze, legami e attaccamenti, il proprio gruppo, per “peregrinare alla scoperta del volto dell’altro”. Infine, un ultimo messaggio che può scuotere anche le nostre coscienze è quello del Papa che di fronte alle rovine di una città distrutta come quella di Mosul, ha colto l’occasione per richiamare una verità che tocca l’umanità: per ricostruire un paese ferito, distrutto da anni di guerre, violenze, morte non basta fare memoria o ricostruire semplicemente gli edifici, ma è necessario un vero e proprio “disarmo interiore” che solo può portare intere famiglie, gruppi appartenenti a confessioni religiose diverse a riconciliarsi, a riscoprire la propria gente non più come “nemica”, rivale da combattere, ma come amica, fraterna. Questo cammino potrebbe diventare anche il cammino di ogni uomo e donna di buona volontà che scelga di intraprendere il lento e doloroso processo di liberazione da egoismi, da stereotipi, da sensi di onnipotenza e superiorità, passando dalla logica dell’ “io” alla logica del “noi”, da quella della competizione e della rivalità a quella della riconoscenza dell’altro, della comunione e compassione. Questo sarà possibile nella misura in cui saremo in grado di avviare nei vari ambiti della vita, piccoli processi capaci di coinvolgere ogni persona con i suoi valori, le sue ricchezze, e potenzialità  costruendo una società più degna di essere vissuta, più umana. (Migrantes Torino - www.migrantitorino.it)

Usa: primi ricongiungimenti di minori migranti

5 Maggio 2021 -

Roma - Quattro madri scelte per passare il confine fra Usa e Messico per riabbracciare, dopo anni, i bambini dai quali furono separate dalla polizia di frontiera a partire dal 2018. Le prime di centinaia, forse migliaia, che attendono la restituzione dei figli. Le immagini dei piccoli prigionieri in lacrime e, letteralmente, in gabbia come cuccioli, sfuggirono da quei centri di punizione, grazie ad uno smartphone, scrive l'Osservatore Romano. Anche un audio di piccole voci imploranti («Mami, papa»), stremate, dal fondo dei reticolati riuscirono a raggiungere l’opinione pubblica. Il mondo, reso testimone, ne fu sopraffatto. Provvedimenti della magistratura ordinarono all’amministrazione in carica i ricongiungimenti avvenuti in parte e con grande difficoltà. Oggi gli Stati Uniti annunciano la volontà di risanare una ferita nazionale che, nonostante pietà ed appelli, era rimasta aperta. Una ferita fatta di mille bambini — molti, all’epoca, non ancora in grado di camminare da soli — ai quali se ne sono aggiunti altri ventimila che le autorità statunitensi hanno trovato nell’ultimo anno a vagare in stato di abbandono. Spersi nei canneti del Rio Grande. Oppure trovati per mano dietro «all’adulto» dodicenne della carovana di piccoli migranti. Il presidente Biden, in campagna elettorale, aveva promesso una soluzione per i circa mille bambini divisi alla frontiera prima del 2020. Alejandro Mayorkas, responsabile del dipartimento per la sicurezza interna, ha ora annunciato che le prime quattro madri rimpatriate senza figli alla frontiera degli orfani, saranno fatte entrare con un permesso umanitario da domani. Ne resta un piccolo esercito, al quale si provvederà. L’amministrazione sta cercando di sciogliere l’ingorgo umanitario generato dall’inevitabile arrivo dei migranti esploso in questi mesi. Biden ha dunque firmato un ordine presidenziale alzando a 65.000 il numero dei rifugiati che potranno avere accoglienza entro il 2021.

 

Storie di speranza e di coraggio: l’8X1000 della Chiesa Cattolica italiana

5 Maggio 2021 - Roma Non è mai solo una firma. È di più, molto di più. Con questo claim parte la nuova campagna di comunicazione 8xmille della Conferenza Episcopale Italiana, che mette in evidenza il significato profondo della firma: un semplice gesto che vale migliaia di opere. La campagna, on air dal prossimo 9 maggio, racconta come la Chiesa cattolica, grazie alle firme dei cittadini riesca ad offrire aiuto, conforto e sostegno ai più fragili con il supporto di centinaia di volontari, sacerdoti, religiosi e religiose. Così un piatto di minestra, una coperta, uno sguardo diventano molto di più e si traducono in ascolto e carezze, in una mano che si tende verso un’altra mano, in una scelta coraggiosa di chi si mette quotidianamente nei panni degli altri. Ogni frase sottolinea il rilievo della firma: un gesto che si trasforma in progetti che fanno la differenza per tanti. Dalla casa d’accoglienza Gratis Accepistis che, nel centro storico di Aversa, offre ospitalità e conforto ai più fragili, alla Casa di Leo che insieme all’Emporio solidale, a Potenza, sostiene molte famiglie in difficoltà; dalla Comunità e la dimora, rete solidale che, a Pordenone, combatte le gravi marginalità e il disagio abitativo, alla Casa della Carità Santi Martiri di Otranto, di Poggiardo, che propone ascolto e accoglienza nel cuore del Salento, passando per le mense Caritas di Latina e Tivoli, a pieno regime anche durante la pandemia per aiutare i nuovi poveri e gli anziani soli. Farsi prossimo con l’agricoltura solidale è, invece, la scommessa dell’Orto del sorriso di Jesi, che coltiva speranza e inclusione sociale. “La nuova campagna ruota intorno al ‘valore della firma’ e a quanto conta in termini di progetti realizzati – afferma il responsabile del Servizio Promozione della CEI Massimo Monzio Compagnoni –. Chi firma è protagonista di un cambiamento, offre sostegno a chi è in difficoltà. È autore di una scelta solidale, frutto di una decisione consapevole, da rinnovare ogni anno. Grazie alle firme di tanti cittadini la Chiesa cattolica ha potuto mettere a disposizione del Paese un aiuto declinato in moltissime forme”.  La campagna sarà pianificata su tv, web, radio, stampa e affissione. Gli spot sono da 40”, 30” e 15”. Sul web e sui social sono previste due campagne ad hoc: “Stories di casa nostra”, che mette in luce i profili di alcuni volontari; “Se davvero vuoi”, brevi video dei protagonisti della campagna, volutamente senza sonoro, per catturare l’attenzione degli utenti rimandandoli al sito per conoscere le loro storie. Su www.8xmille.it sono disponibili anche i filmati di approfondimento sulle singole opere mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille a livello nazionale e diocesano. Nella sezione “Firmo perché” sono raccolte le testimonianze dei contribuenti sul perché di una scelta consapevole. Non manca la Mappa 8xmille, in continuo aggiornamento, che geolocalizza e documenta con trasparenza quasi 20mila interventi già realizzati. Sono oltre 8.000 i progetti che, ogni anno, si concretizzano in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo. La Chiesa cattolica si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei fedeli e dei contribuenti italiani per rinnovare la firma a sostegno della sua missione.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 10.620 persone migranti sulle coste italiane

5 Maggio 2021 - Roma - Sono 10.620 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 10.600 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 1.443 sono di nazionalità tunisina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.243, 12%), Bangladesh (1.216, 11%), Guinea (830, 8%), Egitto (639, 6%), Sudan (623, 6%), Eritrea (601, 6%), Mali (451, 4%), Algeria (364, 3%), Marocco (348, 3%) a cui si aggiungono 2.862 persone (27%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.​  

Circus Summer Camp: tutto pronto per il centro estivo del Piccolo circo dei sogni

5 Maggio 2021 -

Peschiera Borromeo – Si svolgerà dal 14 giugno al 30 luglio (ed eventualmente anche ad agosto in base all’andamento) il grande tendone che si innalza in via Carducci a Peschiera Borromeo (Milano) e che accoglierà bambini e ragazzi di età compresa tra i 4 e i 17 anni intenzionati a trascorrere i mesi estivi all’insegna del puro divertimento ma anche della sicurezza “secondo le normative sanitarie vigenti”, spiegano i promotori.

Il Piccolo Circo dei Sogni di Paride Orfei e Sneja Nedeva si sta occupando di organizzare nei minimi dettagli il Circus Summer Camp, ovvero un campus estivo attraverso il quale tutti i partecipanti avranno la possibilità di scoprire in prima persona il mondo circense, sperimentare le molteplici arti (giocoleria, contorsionismo, acrobatica, equilibrismo, discipline aeree), socializzare e divertirsi.  Il Circus Summer Camp, che gode di ampi spazi (sia aperti che al chiuso), inizia ogni giorno (da lunedì a venerdì) alle ore 9.00 e termina alle 17.00, con possibilità di pre-scuola dalle 8.00 alle 9.00 e di post-scuola dalle 17.00 alle 18.00. Le giornate sono così strutturate: accoglienza, riscaldamento muscolare, laboratori di arte circense, stretching post-allenamento, pranzo, compiti e attività ricreative e artistiche, attività videoludica, riscaldamento muscolare, laboratori di arte circense o giochi (basket, pallavolo, calcetto, etc.), merenda.

 «Siamo al lavoro da alcune settimane per allestire i giochi e le innumerevoli attività per il Circus Summer Camp 2021 - spiegano i titolari Paride Orfei e Sneja Nedeva -. I più piccoli, che saranno chiamati al rispetto di regole e limitazioni dettate dal particolare momento storico (ma ormai ci sono abituati), avranno la possibilità di trovarsi in un posto fuori dal comune in cui giocare, svagarsi e conoscere un mondo che certamente li entusiasmerà».

Card. Bassetti: “Vescovi e sindaci insieme per un Mediterraneo di pace”

5 Maggio 2021 - Perugia - Quando al cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI,  viene chiesto di lasciare alcune “parole povere” di pace da consegnare a chi lo sta seguendo in diretta sul web, il presidente della CEI risponde subito: «Vorrei che il Mediterraneo tornasse a essere un faro di luce per tutta l’umanità». Il porporato prende spunto da un’intuizione di Giorgio La Pira, il sindaco “santo” di Firenze e profeta della riconciliazione fra i popoli, che il porporato cita più volte sul sagrato della Cattedrale di Perugia scelto come cornice per la quinta tappa delle «Piazze di Francesco». È l’iniziativa promossa dai frati minori conventuali di Assisi per il centenario della rivista San Francesco patrono d’Italia che ogni mese trasforma in un santuario del dialogo una piazza della Penisola che lega il proprio nome al Poverello. Con il presidente della CEI tocca a Perugia, ieri pomeriggio. Lo sfondo è piazza 4 novembre, cuore del capoluogo umbro dove il santo era stato fatto prigioniero assieme a molti altri e gettato nel carcere ma anche pulpito da cui Francesco esortò gli abitanti di Perugia e Assisi, in conflitto fra loro, a essere uomini di pace e a vivere secondo il cuore di Dio. Non è un caso che il tema della tavola rotonda sia proprio la pace. Bassetti ne fa un’occasione per tornare a parlare del ponte di fraternità fra le nazioni del Mediterraneo di cui lo scorso anno è stata scritta una pagina storica con l’incontro fra i vescovi dei Paesi affacciati sul grande mare che per la prima volta si sono riuniti a Bari su impulso CEI. Un appuntamento che «ha avuto un’eco straordinaria», spiega l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. E annuncia: «Lo ripeteremo nel 2022, magari affiancando ai vescovi anche i sindaci delle città del Mediterraneo». Sull’esempio di La Pira che a Bassetti, prete fiorentino, aveva ispirato l’idea del G20 ecclesiale e che fra gli anni Cinquanta e Sessanta guardava proprio alle municipalità della regione. «Sarò ancora io – chiarisce il cardinale – a invitare i vescovi dell’area il prossimo anno. Ma sarebbe bello che anche il sindaco della città italiana dove si terrà l’incontro facesse altrettanto con i primi cittadini e alla fine il Papa concludesse l’evento affidando a tutti parole che uniscano l’intero Mediterraneo». Quello che ha in mente il presidente della CEI è dunque un doppio incontro, parallelo: senza commistioni o influenze. Con l’assunto di fondo che la Chiesa e le istituzioni civili possano convergere in un’agenda comune che riavvicini le rive del grande mare e contribuisca a superare ingiustizie, violenze, persecuzioni, discriminazioni, indifferenza, sfruttamento. Tutti temi già emersi nel documento finale stilato al termine del summit in terra pugliese. «Chi può contribuire a portare la pace?», si domanda Bassetti nel dibattito online animato da padre Enzo Fortunato, direttore della rivista e portavoce del Sacro Convento di Assisi. E la risposta: «Chi sa consolare gli altri. Vedo tanta gente spaesata e impaurita. Senza dialogo e armonia profonda, non ci sarà mai pace per chi soffre». Poi il presidente della CEI ricorda che «la giustizia implica la verità e la carità, come insegna il Vangelo». Le difficoltà del Paese vengono descritte anche da Aldo Cazzullo, firma del Corriere della Sera, collegato da Milano. «C’è sfiducia ma al tempo stesso voglia di riscatto. Essere italiano è una ricchezza e una responsabilità anche di fronte al patrimonio di valori che possiamo mostrare al mondo, fra cui quello primario della pace». E fra gli ospiti c’è Andrea Bocelli. «In famiglia amo dire che ogni litigio è un incidente intellettuale – afferma il cantante –. E senza pace non ci può essere benessere». Tocca a lui concludere l’incontro con il brano d’ispirazione francescana Dolce sentire. (Giacomo Gambassi – Avvenire)​  

Accademia d’Arte Circense: borse di studio per i giovani in difficoltà

5 Maggio 2021 - Roma -  La pandemia ha messo in ginocchio il settore dello spettacolo viaggiante, come abbiamo più volte raccontato su queste pagine. Per venire incontro a chi è in maggiori difficoltà e ai più meritevoli, il responsabile dell'Accademia d'Arte Circense di Verona, Andrea Togni, ha contattato alcune realtà del territorio veronese che hanno messo a disposizione dei fondi per la creazione di 3 borse di studio . Il bando per l'assegnazione è stato inserito sul sito dell’Accademia ( https://www.accademiadartecircense.it/2021/04/23/bando-per-borse-di-studio-2021-2022/). Lo scopo - spiega Togni - è quello di "non privare i nostri ragazzi di una formazione adeguata a causa delle difficoltà economiche che stiamo vivendo". Togni ricorda il fondatore dell'Accademia, Egidio Palmieri che "ha fatto sì che l’Accademia d’Arte del Circo fosse un punto di riferimento per il mondo circense italiano. Il mio impegno, assieme a quello di sua nipote, la Sig.ra Ivana Cipollina e di tutti i collaboratori dell’Accademia, è quello di dare continuità al suo progetto, mantenendo vivi i valori e gli insegnamenti ricevuti". Il futuro del circo è nelle mani - conclude Andrea Togni - dei nostri giovani che senza una scolarizzazione adeguata e una preparazione artistica al passo con i tempi non garantirebbero il futuro del circo"

Carlo e l’integrazione che crea Valore: integrare persone, non migranti

5 Maggio 2021 - Roma - Ci sono persone che amano il loro lavoro e si svegliano contente, felici di poter iniziare un’altra giornata. Ci sono tanti che invece sentono il lavoro come una gabbia che li tiene prigionieri, giorno dopo giorno. Carlo apparteneva a questa seconda folta schiera. Ogni mattina si svegliava alle 5:20, faceva colazione di corsa e si dirigeva a Ciampino dove era impiegato come magazziniere. Tutti i giorni uguali. Ma del resto c'è chi sta peggio, no? Perché lamentarsi? Come per tanti, anche per Carlo cambiare vita era impensabile: eppure ogni chiacchierata con il suo amico Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale, gli apriva nuove prospettive. "Ci sono molti modi in cui in una persona si accende la scintilla, la fiamma che permette di cominciare una nuova vita. Per me è stata la fiducia di Marco". Carlo incomincia a collaborare con i soci di Sophia, suoi coetanei, con grande semplicità: può dare una mano, e la da volentieri. E' portato per il lavori manuali, lo sa già, ma si scopre anche un abile oratore e un fermo "mediatore": sa mettere le persone d'accordo. Marco gli propone quindi di gestire il team artigianale creato con i giovani migranti che partecipano al progetto Creare Valore Attraverso l’Integrazione: il team ha lo scopo di far lavorare i ragazzi che stanno imparando i mestieri di idraulico, elettricista e muratore dato che la loro condizione di vulnerabilità non gli permette ancora di trovare un lavoro all'esterno. “Mi hanno detto: se non ci stavi ci scannavamo”, scherza emozionato Carlo: "la parte più bella è proprio nel rapporto con i membri della squadra". Il dialogo del resto è il marchio di fabbrica di Sophia che mette in pratica in ogni progetto. Per gestire una squadra è però necessaria anche la mano ferma, anche se “con gente che ne ha passate tante diventa difficile”. In questa ottica, il progetto Creare Valore Attraverso l'Integrazione, realizzato con il sostegno della campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare della CEI, promuove un percorso di integrazione che, mettendo la persona al centro, rimuove gli ostacoli concreti e supera le criticità interiori di ognuno. (A.S.)  

Aversa: i dieci anni della Festa dei Popoli

4 Maggio 2021 - Aversa - La Festa dei Popoli di Aversa raggiunge il traguardo della decima edizione. Avviata nel settembre del 2012 nell’affollata cornice del Parco Pozzi, l’iniziativa nata dall’impegno comune degli uffici diocesani prese spunto e ancora oggi muove dalla motivazione di promuovere la conoscenza dei fratelli immigrati, condizione indispensabile per favorire il dialogo interreligioso e interculturale. “Religioni, Accoglienza, Festa, Educazione, Integrazione, Cultura, Colori, Solidarietà, Confronto, Dialogo: abbiamo individuato una parola per ogni anno trascorso da quella prima edizione”, osserva don Giuseppe Esposito, direttore dell’ufficio per l’Ecumenismo. “Oggi come allora, la nostra è una terra di passaggio e di accoglienza: per questo motivo, continuiamo a profondere le nostre energie nella valorizzazione delle identità culturali e delle confessioni religiose”.  Del resto “non c'è una parte dell'umanità che non sia una ricchezza per gli altri”, aggiunge mons. Angelo Spinillo. “Nella natura ritroviamo una meravigliosa varietà che esprime tanta vitalità, una vitalità che vuole essere coltivata, curata e amata. Ecco, con la Festa dei Popoli vogliamo celebrare i popoli nella loro diversità”. In occasione della decima edizione, la diocesi di Aversa ha previsto tre appuntamenti, che si svolgeranno secondo differenti modalità. Si parte sabato 8 maggio alle 10:00 con “Fratelli tutti”, un dibattito in diretta streaming sulla Pagina Facebook "Chiesa di Aversa". La riflessione si concentrerà sull’incontro con l’altro e sull'edificazione di comunità più coese e solidali, in virtù del mutamento del dato antropologico e religioso registrato negli ultimi decenni all’interno del nostro territorio regionale. Sempre sabato 8, alle ore 18:30, il Chiostro del Convento di Santa Maria del Carmine in Sant'Antimo ospiterà l’evento “À mamma à maman...Vita: d’ici et d’ailleurs”, un ricordo della figura della madre attraverso la lettura di alcune pagine scritte da autori e poeti di tutto il mondo. Infine, giovedì 13 maggio alle ore 16:30 e venerdì 14 maggio alle ore 11:00, sarà il turno degli studenti delle scuole del territorio che, attraverso il laboratorio “Facciamoci gli auguri”, hanno voluto celebrare il decimo anniversario della “Festa dei Popoli Aversa” con la loro solita creatività. Il video verrà pubblicato in contemporanea sulla Pagina Facebook e sul Canale YouTube della diocesi "Chiesa di Aversa". “Non ci abbandoni mai la contemplazione della bellezza e della bontà dell'umanità che, in ciascuna delle sue componenti, è capace di generare vita, condividere la fatica, alimentare la speranza. Perché - conclude il vescovo di Aversa - siamo tutti parte di quello stupendo progetto di Dio: la creazione della vita”.  

Tra Oceano Indiano e Mediterraneo: rituali, ostilità, convivenze. Un ciclo di seminari

4 Maggio 2021 - Ha preso avvio ieri un ciclo di seminari, a cura del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, dal titolo: “Tra Oceano Indiano e Mediterraneo. Rituali, ostilità, convivenze”. Il primo incontro, “The Changing Face of Sri Lankan Catholicism”, ha visto la partecipazione di Roderick Stirrat, antropologo della Università del Sussex, che ha ricostruito la storia della presenza cattolica in Sri Lanka e le sue diramazioni nei contesti della diaspora srilankese nel mondo. I seminari sono organizzati nell’ambito del progetto PRIN 2017 “Migrazioni, spaesamento e appaesamento: letture antropologiche del nesso rituali/migrazioni in contesti di Italia meridionale”, al quale l’Università di Catania partecipa insieme a quelle di Messina, Palermo e della Basilicata. Il progetto intende esplorare il rapporto tra i processi rituali che vedono protagoniste le comunità straniere di antico o più recente insediamento e le dinamiche devozionali con cui i migranti ridefiniscono il rapporto con i territori di origine e di approdo, e con i loro abitanti. Il seminario di lunedì 3 maggio, presentato dal Professor Berardino Palumbo (PI del progetto per l’Università di Messina) e coordinato dalla Professoressa Mara Benadusi (responsabile dell’unità di ricerca dell’Università di Catania), è stato il primo di una serie di incontri che saranno incentrati sulle espressioni devozionali e le configurazioni transnazionali della religiosità degli Srilankesi in Italia. Tra l’altro, la religiosità dei gruppi (cattolici, buddisti e induisti) provenienti dallo Sri Lanka è una realtà particolarmente attiva in Sicilia, che prende parte ormai regolarmente anche a molti culti popolari e rituali dell’isola. Oggi, 4 maggio, nel corso del secondo appuntamento seminariale, interverrà Bernardo Brown, antropologo della International Christian University di Tokyo, che presenterà una relazione dal titolo Reverse Missionaries: Bringing Sri Lankan Pastoral Care to Italy. A seguire, il 17 maggio, Cristiana Natali dell’Università di Bologna parlerà di Creatività culturale e pratiche rituali tra i Tamil srilankesi in Italia. Chiude questo primo ciclo di seminari, il 27 maggio, Filippo Osella dell’Università del Sussex, con un intervento sul nesso tra religiosità e migrazioni dal Sud dell’Asia. Nel suo complesso, la rassegna di seminari costituisce un primo ingresso nelle tematiche e nei contesti di ricerca su cui sta lavorando l’università di Catania all’interno di un progetto che vede antropologhe e antropologi di diverse istituzioni accademiche interrogarsi sul nesso tra rituali e migrazioni nel Sud Italia. L’unità afferente al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Ateneo catanese lavora, infatti, su due campi di ricerca. Una prima direttrice esplorativa riguarda appunto la partecipazione degli Srilankesi alle pratiche devozionali legate al culto patronale di Sant’Agata, a Catania, e ad altre feste popolari in Sicilia. Il secondo terreno di ricerca è costituito invece dal culto della Madonna delle Milizie, a Scicli, la cui recente patrimonializzazione, volta a promuovere “l’identità siciliana”, prevede l’inclusione delle comunità migranti di origine nordafricana da lungo tempo presenti nel ragusano.  

Migrantes: in distribuzione il numero di maggio di “Migranti-Press”

4 Maggio 2021 - Roma - È dedicata al pellegrinaggio di Papa Francesco in Iraq la copertina della rivista “Migranti-Press”, il mensile della Fondazione Migrantes. All’interno un editoriale affidato ad Enzo Romeo del Tg2 e un reportage di Manuela Tulli dell’Ansa su questa visita e un primo piano sulla prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali con i commenti di alcuni direttori dei giornali delle Missioni cattoliche Italiane in Europa e un articolo che raccoglie alcune riflessioni di sacerdoti impegnati con le comunità italiane all’estero e con la pastorale Migrantes in Italia sul messaggio di Papa Francesco. Nel numero articoli sulla donna migrante affidata alla sociologa Laura Zanfrini, al “senso della cittadinanza” affidato a Aldessamad El Jouzi, ai corridori universitari in Italia. E ancora “Gli italiani che hanno fatto…” con la storia di Bona Sforza a Cracovia, i giovani delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa convolti nel progetto “La rete: strumento per costruire ponti promossi da alcuni oratori lombardi. E poi un articolo sui 40 anni della Via Crucis vivente nella MCI di Wuppertal in Germania e un servizio sugli artisti di strada: “dove sono finiti con la pandemia”. E un inserto su Immigrazione e pluralismo religioso come tema di riflessione per il Tempo Ordinario.

GMMR: giovedì la presentazione del messaggio di Papa Francesco

4 Maggio 2021 - Città del Vaticano – Sarà presentato giovedì 6 maggio, alle ore 11.30, in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede, il Messaggio di Papa Francesco per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che sarà celebrata domenica 26 settembre 2021, sul tema: “Verso un noi sempre più grande”. Nel corso della Conferenza Stampa verrà presentato il primo video inedito del Pontefice per la campagna di preparazione alla 107a Giornata. Il messaggio sarà presentato dal card. Michael Czerny, S.I., Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale;  da p. Fabio Baggio, Sotto-Segretario della stessa sezione, da sr. Alessandra Smerilli, Sotto-Segretario del Dicastero, da mons Paul McAleenan, Vescovo Ausiliare di Westminster e da Sarah Teather, Direttrice Jesuit Refugee Service del regno Unito.  

Rosario per l’Italia: preghiera dalla Cattedrale di Terni con mons. Piemontese

4 Maggio 2021 - Terni – Domani, mercoledì 5 maggio, nella serata “Prega con noi” di TV2000, alle ore 20.50 sarà trasmesso il Rosario dalla Cattedrale Santa Maria Assunta di Terni, guidato dal vescovo Giuseppe Piemontese, su TV2000 (canale 28 e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook. Si pregherà il Rosario nei misteri gloriosi, meditati con il discorso di San Giovanni Paolo II alle Acciaierie di Terni nella Visita Pastorale del 19 marzo 1981, ricordando come “Il Vangelo del lavoro è stato scritto soprattutto dal fatto che il Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, diventando uomo ha lavorato con le proprie mani”. Una preghiera particolare sarà rivolta alla Madonna della Misericordia copatrona della città di Terni e della diocesi.

Card. Bassetti: “l’emigrazione giovanile è un fenomeno che investe sempre più la comunità umbra”

4 Maggio 2021 - Perugia - “Con questo incontro la Chiesa umbra affronta un tema decisivo per il presente e per il futuro della nostra società. I giovani e il lavoro, infatti, sono due elementi cruciali che si riflettono non solo sull’economia ma anche sulla famiglia e l’educazione, sui diritti sociali e sulla robotica, sulla coesione sociale e sulla mobilità umana. Parlare del rapporto tra giovani e lavoro significa, in definitiva, parlare di una nuova questione sociale che è, al tempo stesso, una nuova questione antropologica”. A sottolinearlo è stato il Cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, nell’intervenire all’incontro di riflessione e di preghiera sul tema “Giovani e lavoro: un cantiere aperto”, tenutosi nei giorni scorsi a Perugia. All’incontro, promosso dalla Commissione regionale per i problemi sociali e il lavoro, la pace e la custodia del Creato della Conferenza Episcopale Umbra, hanno partecipato in presenza circa trenta persone in rappresentanza delle Istituzioni civili e religiose e del mondo imprenditoriale e sindacale dell’Umbria, ed altre hanno preso parte in remoto, seguendo la diretta streaming trasmessa dai canali social di Chiesainumbria.it , del settimanale La Voce e dell’emittente Umbria Radio InBlu. A moderare i lavori è stata l’avv. Francesca Di Maolo, coordinatrice della Commessione regionale Ceu e presidente dell’Istituto Serafico di Assisi e a relazionare e a tracciare una sintesi dei vari interventi è stato il prof. Luca Fiorucci, docente ordinario di Economia e management delle imprese all’Università di Perugia. A precedere i relatori, tra cui la dott.ssa Laura Binda, responsabile delle risorse umane della Nestlé, sono state quattro testimonianze di storie di resilienze e intraprendenze nel mondo del lavoro di giovani delle Diocesi di Foligno, Spoleto-Norcia, Perugia-Città della Pieve e Terni-Narni-Amelia. “Il Cardinale Bassetti, nel suo intervento, si è soffermato sul rapporto giovani e lavoro prendendo spunto dal fenomeno riemergente dell’emigrazione che li riguarda da vicino. “Tra i nuovi emigranti italiani del XXI secolo, moltissimi sono i giovani – ha evidenziato il porporato –. Giovani che subito dopo la scuola superiore o dopo l’Università, lasciano il nostro Paese. Ne ho incontrati molti di questi giovani. Alcuni scelgono di partire come scelta di vita. Si sentono cittadini del mondo. Molti altri no. Vorrebbero rimanere in Italia ma sono costretti a partire. È questo un fenomeno su cui riflettere perché investe in pieno la nostra comunità regionale. Si riflette per esempio sulla formazione delle famiglie. Uno dei motivi per cui si ritarda la data del matrimonio riguarda proprio la mancanza del lavoro. E conseguentemente della casa e di ogni protezione sociale. E anche dopo il matrimonio, portare avanti una famiglia in questa situazione sociale così complessa diventa veramente difficile. Fare una famiglia oggi è in molti casi un gesto eroico. Penso per esempio alle giovani coppie con figli che vivono nelle grandi città. Ma anche nei nostri piccoli borghi umbri. Riuscire ad armonizzare la vita familiare e il lavoro è una sfida quotidiana dal risultato incerto”. “Mai come oggi, dunque, è veramente importante rimettere al centro della nostra attenzione il rapporto tra giovani e lavoro – ha commentato il card. Bassetti –. Si tratta di una grande questione su cui è opportuno riflettere e soprattutto fare delle proposte concrete sia per ciò che concerne la creazione di nuovi posti di lavoro e sia per ciò che riguarda le politiche sociali che armonizzino il rapporto tra famiglia e lavoro. Una di queste proposte è l’assegno unico universale: spero vivamente, come ho già avuto modo di scrivere su ‘Avvenire’, che il Governo fornisca un’adeguata dotazione finanziaria. Ma in generale, mi auguro che il recovery plan sia veramente di aiuto per far ripartire l’Italia dopo lo shock della pandemia”. Il cardinale, ribadendo quanto già detto in passato, ha parlato di una “nuova questione sociale”, che “si caratterizza per un potere pervasivo della tecnica e per uno sradicamento della persona umana, facendo passare nel silenzio invece una dimensione fondamentale del lavoro: la sua sacralità. Il lavoro è sacro, lo ha detto spesso Papa Francesco, perché attraverso di esso l’uomo si fa con-creatore del mondo. Le persone attraverso questa attività, che va svolta con equità e carità, acquisiscono una loro dignità. Una dignità che però perdono quando al lavoro si sostituisce lo sfruttamento oppure una lunga stagione di precariato e di umiliazione, fino alla disoccupazione”.

Sinergia virtuosa

4 Maggio 2021 - Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha affidato. «Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo!» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.86, 22 novembre 1981) La conclusione del documento pontificio che siamo andati sfogliando rivela pienamente la sua natura, ovvero quella di “esortazione”. Prima ancora di essere un pronunciamento dottrinale, quale essa è, Familiaris Consortio vuole essere un invito alla Chiesa e al mondo perché guardino alla famiglia con occhi nuovi, soprattutto con occhi di benevolenza e di misericordia. Giovanni Paolo II, che per alcuni anni ancora, dopo la pubblicazione di questo documento, proseguirà le sue catechesi del mercoledì sull’amore umano, ha la convinzione profonda che sulla comprensione e la valorizzazione del sacramento del matrimonio (per la Chiesa) e della famiglia in quanto tale (per tutta la società) si giochi una sfida decisiva. Quello che per certi versi si può dire anche per l’oggi, a maggior ragione si può rilevare per gli anni in cui scrive Papa Wojtyla: è un tempo in cui – sulla scorta del magistero conciliare – la comunità ecclesiale è chiamata a riconoscersi come popolo di Dio, nella sua complessità e non secondo la più semplicistica distinzione fra pastori e fedeli. Questo comporta un’assunzione di responsabilità nuova per i laici, che non devono più sentirsi soltanto i destinatari di un magistero dall’alto a cui sottomettersi, quanto piuttosto partecipanti ad un cammino di fede, di crescita, anche di conversione che li vede, però, come protagonisti attivi, membra vive del corpo che è la Chiesa. Amare le possibilità della famiglia significa coltivarne tutta la ricchezza umana e spirituale. È come se, nell’afflato di questo suo congedo, il Papa auspicasse una sinergia virtuosa fra la Chiesa e tutte le istanze che naturalmente cooperano al bene dell’uomo e della donna. Ai cristiani è chiesto di annunciare la “buona notizia” del Vangelo sulla famiglia, ma a tutti è dato di vivere in essa con spirito di accoglienza e desiderio di bene. La famiglia diviene un’icona esemplare, una finestra attraverso cui guardare l’esistente. Se il nucleo famigliare si sviluppa armonicamente e cresce in tutte le sue potenzialità il beneficio è universale. La mentalità da assumere, dunque, non è quella di accondiscendere, più o meno stancamente, a quanto esiste da sempre, ma di promuoverne lo sviluppo come di una realtà viva, dinamica e sempre nuova. In ambito ecclesiale la strada è quella di una capacità di inclusione sempre maggiore. Bello è immaginare che ogni famiglia cristiana si trovi a suo agio nella propria parrocchia, in particolare attorno alla celebrazione eucaristica. Pare un’eccessiva semplificazione, ma non è così. Talvolta, per esempio, un’interpretazione eccessivamente rigorosa della sacralità liturgica, rischia di allontanare le famiglie con figli piccoli dalla piena partecipazione ai riti. I neonati possono essere vissuti dai sacerdoti o dagli altri fedeli solo come un elemento di disturbo e, di fatto, si corre il rischio di creare degli allontanamenti. Una comunità matura, in tal senso, potrà provvedere ad un servizio di cura e di assistenza dei bambini fin da quelli piccolissimi, per permettere ai genitori di partecipare alla Messa con maggiore distensione. Si tratta solo di un esempio ad indicare che tanti sono i percorsi per dimostrare coi fatti la volontà di sostenere la famiglia e non soltanto inneggiarne alla bellezza. Un altro esempio, in ambito civile, potrebbe essere quello della valorizzazione delle famiglie numerose. Se non fosse per l’impegno di qualche strenua associazione di categoria, chi oggi ha quattro o più figli è considerato un incosciente che deve cavarsela da solo piuttosto che un cittadino a cui tributare un sentimento di gratitudine. Oggi in Italia, con il sempre più rigido inverno demografico, cosa si sta davvero facendo per incrementare le nascite e incoraggiare le coppie a fare più figli? Gli interventi sono spesso più enunciati che realizzati e, in ogni caso, non possono ridursi alla sola dimensione, per altro importantissima, degli incentivi economici, ma devono più integralmente diventare una rete che crei un ambiente favorevole, di piena simpatia nei confronti di chi “osa” mettere al mondo tanti figli. Queste e molte altre chiose potrebbero farsi attorno ad un testo, Familiaris Consortio, che ha segnato un’epoca e a cui poi il magistero petrino ha riconosciuto il grande merito di porre al centro questioni cruciali e mai esaurite una volta per tutte. Nelle sue ultime parole Giovanni Paolo II affida la famiglia alla Sacra Famiglia di Nazaret, non lontano modello sovrumano di virtù, ma compagna di strada di tutte le famiglie nella fatica, nelle difficoltà, anche nelle prove più dure. Un affidamento quello a Maria, a Giuseppe e certamente a Gesù che – come vedremo – resterà una costante non solo di questo Papa ma anche dei suoi successori a cavallo del millennio. (Giovanni M. Capetta – Sir)