Primo Piano

Dal semaforo a testimone nelle classi: la storia di Dullal

24 Maggio 2021 -

Roma - La comunità bengalese italiana è una delle più grandi d’Europa: è formata da migliaia di giovani che lasciano il Bangladesh, anche irregolarmente, per un’Europa ricca di speranze.

Dullal Ghosh, per esempio, ha lasciato il suo paese per non gravare economicamente sulla sua famiglia dopo essere stato bocciato un anno a scuola. In Bangladesh infatti l’istruzione è molto costosa, e mandare i figli a scuola ha un impatto notevole sul bilancio familiare. Il giovane non può più studiare e cerca un lavoro, ma non lo trova. Spinto dai genitori, decide di partire per l’Europa.

Arrivato qui, tra mille difficoltà, il “lavoro” lo trova: per racimolare qualcosa, vende fazzoletti e accendini ai semafori, per un uomo che gli affitta anche un posto dove dormire. Una vita faticosa e stressante: sveglia alle 5 del mattino e ritorno a casa alle 23 dove convive insieme ad altre 6 persone. Non solo, guadagna sempre un po’ di meno di quello che costa la sua vita. Non può mettere nulla da parte per studiare l’italiano e ottenere i documenti.

L’indifferenza e gli sguardi sprezzanti di chi dalle macchine gli fa no con il capo lo feriscono profondamente, ma continua lo stesso. Del resto non può fare altrimenti.

Una mattina però qualcosa cambia. All’ennesimo “No grazie” Dullal disperato grida in un italiano stentato al guidatore: “You help me christian”.

In quella macchina ci sta Marco, presidente di Sophia Impresa Sociale con un suo amico. Scosso dalla veemenza delle parole di quel giovane, il giorno dopo torna a quel semaforo per chiedere al giovane di vedersi e parlare.

Dullal comincia così il suo percorso di accompagnamento con Sophia, grazie al quale in breve tempo riesce a trovare un impiego, una sistemazione abitativa dignitosa e a migliorare con l’italiano. La stabilità però non è l’unica esigenza di un migrante. Dullal infatti avverte il bisogno di raccontarsi e rendersi testimone di quanto la vita di un migrante sia difficile in Italia, e soprattutto, vuole raccontare la sua terra, perché si accorge che qui in Italia è di fatto sconosciuta ai più.

In Sophia, la storia di Dullal colpisce Caterina, socia fondatrice, che decide di raccogliere il suo vissuto in un libro “Là non morirai di fame”. Il libro sarà solo il primo passo. Nei membri di Sophia e in Dullal cresce il desiderio di costruire qualcosa insieme partendo proprio dalla sua biografia. Il giovane bengalese accoglie di buon grado la proposta di diventare relatore in “Confini”, progetto educativo realizzato insieme a Fondazione Migrantes fin dal 2014, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi degli istituti superiori sul fenomeno dell’immigrazione.

Grazie a Confini Dullal scopre il suo grande talento nel raccontare e nell’esporre davanti ad un pubblico e la sua testimonianza ha una grande presa sugli studenti.

Dullal è diventato socio di Sophia: alla conclusione del suo quarto anno scolastico del progetto Confini è ancora emozionato come per il primo incontro. Per ogni scuola e ogni classe cerca modi nuovi di farsi conoscere e far entrare una parte della sua cultura nel cuore dei giovani studenti che non smettono di sorprenderlo con le loro domande.

Milano: nasce la Consulta diocesana dei Migranti

24 Maggio 2021 - Milano -È stata celebrata ieri mattina, nel Duomo di Milano, dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, la Messa per la solennità di Pentecoste. Secondo una tradizione avviata da anni, la celebrazione eucaristica è coincisa con la Festa delle genti e ha coinvolto i rappresentanti delle 25 comunità di migranti presenti nel territorio ambrosiano. Al termine della celebrazione è stata annunciata la nascita della nuova Consulta diocesana dei migranti. Già prevista dal Sinodo 47esimo, (1994), e più recentemente dal Sinodo minore “Chiesa dalle genti” (2018), la Consulta sarà composta da un presbitero e due laici per ciascuna delle sette Zone pastorali, dal responsabile e dalla segretaria dell’Ufficio Migrantes, da un rappresentante dei cappellani etnici e dalla moderatrice della consulta «Chiesa dalle genti». I 14 rappresentanti laici individuati nelle varie zone pastorali per far parte della Consulta sono scelti - tra cittadini italiani e stranieri - in base alla loro sensibilità ed esperienza sui temi dell’immigrazione, dell’interculturalità e dell’integrazione, oltre che al loro effettivo inserimento nel tessuto pastorale ambrosiano. Le nomine saranno definite da un decreto firmato dall’Arcivescovo che sarà emanato nelle prossime settimane. «La Consulta ha il compito di aiutare la Diocesi a comprendere i modi diversi di vivere la fede e di celebrarla dei fedeli cattolici che abitano sul nostro territorio, ma sono originari di altri contesti culturali – sottolinea don Alberto Vitali, responsabile dell’ufficio Migrantes della diocesi ambrosiana -.  Le persone provenienti da altri Paesi che ne faranno parte interpreteranno il loro ruolo non come rappresentanti delle proprie comunità etniche, ma come fedeli ambrosiani parte integrante della Diocesi».

Mons. Nosiglia: “Affido a Maria l’impegno di quanti si prodigano per salvaguardare sempre l’accoglienza e il rispetto di ogni persona”

24 Maggio 2021 -

Torino – Torino ha celebrato ieri la Festa di Maria Ausiliatrice e l’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia,  nella sua omelia ha affidato a Maria “l’impegno di quanti si prodigano per salvaguardare sempre l’accoglienza e il rispetto di ogni persona, senza discriminare alcuno per ragioni di nazionalità, cultura, etnia o religione, e di quanti operano per ridare ordine e sicurezza alla nostra Città e territorio e per educare alla legalità, condizioni essenziali e decisive per una vita sociale serena e costruttiva per tutti”.  

“Questa festa – ha detto il presule -  che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria Ausiliatrice come Chiesa di Torino, comunità cristiana e civile della città, è per noi un grande momento di riconoscenza. Riconosciamo quanto Maria compie a favore della Chiesa e dell’umanità con la sua presenza di Madre amorevole e ricca di tenerezza e bontà verso i suoi figli che Gesù le ha affidato dalla sua Croce”. (R.I.)

 

Custodire il Creato in tempo di pandemia: convegno CEI

24 Maggio 2021 - Roma – “Custodire il Creato in tempo di pandemia”: da questa urgenza prende le mosse il 17° Seminario nazionale sulla custodia del Creato che si terrà online venerdì 28 maggio, dalle 10.30 alle 16.30. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming da Palazzo Rospigliosi, sede della Coldiretti, a Roma. Si tratta del primo appuntamento organizzato dal Tavolo di studio «Custodia del Creato», nato nel gennaio di quest’anno con il sostegno della Segreteria Generale della CEI attraverso l’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro e l’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. L’incontro si inserisce inoltre nella promozione degli obiettivi 3-10-13-15 dell’Agenda ONU 2030 e ha ricevuto il patrocinato dell’ASVIS. Il Seminario di studio vuole approfondire lo stretto legame tra salute e ambiente in tempo di pandemia, alla luce della riflessione sull’ecologia integrale, con un focus sui cambiamenti ambientali, sulla campagna vaccinale e sulla giustizia mondiale. Il tutto sarà arricchito da alcuni video sulla situazione dell’Amazzonia e su nuove esperienze di comunità ecosostenibili. Sarà inoltre l’occasione per tracciare le coordinate del «pianeta che speriamo», in vista della 49ª Settimana Sociale di Taranto, in programma dal 21 al 24 ottobre 2021. All’evento interverranno Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Laura Mancini, direttore del Reparto Ecosistemi e Salute dell’ISS, Simone Morandini, docente dell’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino e collaboratore della Fondazione Lanza, Carlo Casalone, collaboratore della Pontificia Accademia per la Vita e docente presso la Pontificia Università Gregoriana.​  

Mons. Cipolla alla “Pentecoste dei Popoli”: “Noi prima di stranieri siamo fratelli e sorelle e prima di qualsiasi differenza siamo uniti dalla stessa fede in Gesù”

24 Maggio 2021 -

Padova – Ieri mattina a Padova la “Pentecoste dei Popoli” che, causa pandemia, era saltata nella tradizionale data del 6 gennaio ed è stata celebrata ieri con la partecipazione delle comunità cattoliche di altra madrelingua presenti in diocesi. Una celebrazione ricca di festa, di lingue, di musiche e di colori presieduta dal vescovo, mons. Claudio Cipolla e concelebrata da don Gianromano Gnesotto, vicedirettore dell’Ufficio Migrantes e dai diversi cappellani delle comunità etniche: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini.

“Sono contento che ci possiamo incontrare in tanti e da tanti paesi diversi – ha detto mons. Cipolla – questo ci dice che il Signore che ci mette su una strada che può essere esemplare anche per la nostra società. Noi prima di stranieri siamo fratelli e sorelle e prima di qualsiasi differenza siamo uniti dalla stessa fede in Gesù e dall’appartenenza alla stessa carità, allo stesso amore che il Signore ha donato ai suoi discepoli. Quello che ci unisce nella fede è tantissimo e ci porta a scoprire che anche umanamente siamo fratelli e sorelle, non soltanto dal punto di vista spirituale». Particolare vicinanza il vescovo ha espresso rispetto a quanti provengono da quei paesi che stanno vivendo momenti molto difficili: l’India, il Brasile, i molti paesi Africani «Non c’è giorno migliore della solennità di Pentecoste per celebrare questa festa» ha sottolineato il presule leggendo questo momento come una “notizia” bella da far conoscere: «Questo è un annuncio, un’esperienza bella di incontro, di persone che provengono da altri paesi. E magari arrivasse al mondo questo messaggio che ci dice che è possibile stare insieme, è possibile convivere, è possibile sostenerci e rallegrarci l’un l’altro; è un annuncio che vogliamo dare alla nostra società, ma è anche una profezia del cammino che l’umanità ha davanti, dove ci si riconosce nelle proprie diversità e ci si vuole bene nelle proprie diversità e non ci si combatte. Magari questo messaggio arrivasse al mondo! Tutti insieme per rendere possibile la pace, tutti insieme, nelle nostre diversità per rendere possibile il sostegno ai poveri, ai deboli».

 

Migrantes Civitavecchia-Tarquinia: incontro con la comunità latinoamericana

24 Maggio 2021 -

Civitavecchia - Domenica 9 maggio, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Civitavecchia, il vescovo, mons. Gianrico Ruzza, ha incontrato la piccola comunità cattolica di Hispanohablantes. L’incontro, promosso dall’Ufficio Migrantes, è stato un momento di vera semplicità, nella fraternità. Il presule ha voluto conoscere direttamente ognuno dei fratelli migranti, le cause e la storia vissuta che li hanno portati nella nostra diocesi.

Pian piano, dopo circa due anni, lo Spirito Santo ha permesso e favorito la formazione di questa comunità di famiglie unite nella fede. Provengono soprattutto dal Venezuela, i più numerosi, e da Argentina, Perù, Portorico, Colombia e Messico. Si tratta di venti nuclei familiari e di alcuni religiosi. Cinzia, argentina, responsabile della comunità, è molto brava a mantenere i contatti, animando il gruppo attraverso i social. L’incontro col vescovo, tanto atteso, è stato preparato con impegno e ha visto due momenti fondamentali: il canto di accoglienza in spagnolo “Vienen con alegria”, il dono della statuina della Signora de Guadalupe e di una bella locandina ricordo dell’incontro, realizzata da padre Nelson Guillermo Mendez Fuquene.

Nei giorni seguenti tutti hanno espresso la gratitudine per il dono di questo incontro, sorpresi anche della famigliarità e semplicità di relazione con il pastore, comunicando le loro emozioni anche ai fratelli migranti che non hanno potuto partecipare perché badanti in servizio.

Al termine dell’incontro è stata celebrata la Messa in lingua spagnola, concelebrata da padre Eusebio e padre Nelson.

«Somos un pueblo que camina» ha detto padre Nelson citando un canto tradizionale che raccoglie tutta la storia della Chiesa che accompagna un popolo che lotta nella povertà e nella ricerca della libertà e della propria dignità. «Lontani, per tante ragioni dalle nostre terre – ha detto -, vogliamo continuare a camminare, essere un popolo che unito vuole cercare la forza della speranza e vivere il dono della carità fraterna». Per questo lavoriamo per costruire questa comunità, lo facciamo insieme, ciascuno offre quello che ha, il proprio servizio e il proprio ministero; questo arricchisce e fa maturare l’esperienza di comunione, perché non solo aspettiamo qualcosa da ricevere o che qualcuno faccia il lavoro per noi, ma ci impegniamo per condividere la responsabilità di portare avanti il proposito di avere questa opportunità che ci fa capaci di celebrare la vita, la fede e la speranza. (Carlo Campetella - direttore Migrantes)

CEI, Mons. Russo: “Ripartiamo dall’ascolto”

24 Maggio 2021 - Roma - La stagione sinodale, la sfida educativa, la crisi prodotta dal Covid, il Pnrr. Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI, in dialogo con i direttori dei media Cei: è il momento di mettere alla prova l’unità del Paese in una prospettiva di comunione: “Va reso ancora più chiaro che la Chiesa annuncia prendendosi cura delle persone. Parlare con parresia e ascoltare con umiltà sono le coordinate per evitare il rischio che il Sinodo si trasformi in ‘un bel Parlamento cattolico’”. E aggiunge: “Sono convinto che il laicato cattolico può dare un contributo straordinario anche in questa stagione particolare. Riferirsi sempre a un passato che non c’è più, rischia di farci perdere di vista la necessità di un protagonismo oggi”. Eccellenza, i vescovi italiani tornano a incontrarsi di persona in assemblea generale dopo la pausa forzata dovuta al Covid. Con quale spirito e con quali attese? È con gioia che ci ritroviamo dopo così tanto tempo. Portiamo con noi le sofferenze e le istanze delle comunità dopo un anno terribile segnato da una pandemia che, in questo momento, sembra allentare la sua morsa. Portiamo in Assemblea le attese di chi non ha smesso di sperare, di chi ha guardato alla Chiesa come a un sostegno e a una luce, di chi ci interpella sulle nuove sfide dell’evangelizzazione. Allo stesso tempo noi Vescovi arriviamo con un mandato preciso, conferitoci dal Papa: avviare un cammino sinodale. Un impegno che è responsabilità e che ci motiva ancora di più in questa occasione di confronto senza mediazioni digitali. L’assemblea ha come tema “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita. Per avviare un cammino sinodale”. Partiamo dalla prima parte: quali sono le coordinate indispensabili dell’annuncio in un periodo come il nostro segnato dalla pandemia? Si tratta di tornare a tessere la trama delle relazioni personali. Il Vangelo che annunciamo non è semplicemente un contenuto, ma è una relazione che salva. È necessario rendere ancora più chiaro che la Chiesa annuncia prendendosi cura delle persone, proiettandosi al di fuori di sé soprattutto verso quelle che il Papa chiama le “periferie esistenziali”. La questione degli strumenti dell’annuncio viene dopo: in questo senso è importante anche saper utilizzare con sapienza i nuovi mezzi di comunicazione, di cui la pandemia ha messo in evidenza la particolare utilità. Vedo in questo un riferimento a quel processo di riforma cui il Papa, in diverse occasioni, ha invitato tutta la Chiesa: è un ritorno all’essenziale, ossia all’annuncio di Cristo e all’incontro con la sua Persona. La riforma, allora, non è solo richiesta per reagire alle difficoltà del tempo presente ma per essere sempre più fedeli al mandato del Signore. Queste coordinate andranno declinate nel cammino sinodale. Il Papa, nel recente discorso all’Azione Cattolica ha già offerto alcune indicazioni concrete. Come va tradotto, ad esempio, l’accento posto su un cammino che deve cominciare dal basso? Il Papa sottolinea una dinamica che fa parte dell’esperienza della Chiesa primitiva e che il Vaticano II ci ha riconsegnato quando ha parlato della Chiesa come popolo di Dio. Il “cammino dal basso” di cui parla Francesco si pone in questo solco e fa emergere la natura più vera della comunità cristiana. È necessario, cioè, partire dall’ascolto della comunità in tutte le sue componenti. Questa dinamica dà modo di recuperare il senso più vero della Chiesa come grande famiglia. Ne è conferma la Nota del Sinodo dei Vescovi per la XVI Assemblea Generale Ordinaria, sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. La prima fase di questa Assemblea ha come scopo la consultazione del popolo di Dio nelle Chiese particolari. Si avvia un processo “dal basso”. Il cammino, dunque, percorre un sentiero condiviso. Francesco ha anche detto che il cammino sinodale non deve diventare “un bel parlamento cattolico”. Come si può evitare questo rischio? Vale la pena ricordare le parole del Papa ai padri sinodali durante la I Congregazione generale della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi. Era il 6 ottobre 2014 e si celebrava il Sinodo Straordinario sulla Famiglia. Queste le parole di Francesco: “Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l’ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità”. Parlare con parresia e ascoltare con umiltà sono due coordinate per evitare il rischio del “parlamento cattolico”. La Chiesa in Italia ha alle spalle un lungo cammino che, se vogliamo limitarci agli ultimi 60 anni, prende spunto dal Concilio Vaticano II e si è via via sviluppato anche attraverso i Convegni nazionali decennali. In che rapporto stanno tra loro Sinodo e Convegni? Il primo sostituirà i secondi? La storia del cattolicesimo post-conciliare in Italia è segnata dai documenti del magistero del Papa e anche della CEI. I Convegni ecclesiali nazionali, che si sono tenuti con cadenza decennale, hanno costituito delle tappe altrettanto importanti per verificare il cammino sino ad allora condotto e per rilanciare un nuovo percorso. Adesso il cammino sinodale che si sta per inaugurare si concentrerà sull’ascolto delle Chiese locali. Non c’è fretta di elaborare un documento comune: verrà dato il giusto tempo per ascoltare, vedere e capire prima di sviluppare una sintesi che dia ragione del cammino condiviso. E come armonizzare il cammino sinodale della Chiesa in Italia con i Sinodi già in corso in diverse diocesi italiane? I Sinodi che alcune Chiese locali hanno avviato non si sovrappongono né contrastano con il cammino sinodale nazionale. Anzitutto perché il cammino sinodale parte sì dalla realtà diocesana, ma è proiettato verso una sintesi regionale e nazionale: ogni diocesi avrà bisogno di raccontare se stessa, nella consapevolezza di fornire un contributo essenziale a una comunità più grande. Inoltre, chi ha già sperimentato il processo sinodale potrà aiutare le Chiese sorelle, a partire dalla propria esperienza, fornendo suggerimenti sui processi che si sono rivelati più efficaci. Il Papa insiste sempre su una Chiesa non clericale e non autoreferenziale. E invoca un maggior protagonismo dei laici. Il cammino sinodale sarà anche l’inizio di una nuova stagione del laicato cattolico in Italia? La Chiesa non è fatta solo dai sacerdoti, dalle religiose o dai religiosi. Papa Francesco più volte ci ha messo in guardia dal clericalismo e in una bella immagine ha ribadito che: “Nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo: siamo stati tutti battezzati come laici e laiche. I laici sono protagonisti della Chiesa”. La Chiesa quindi è composta da tutto il popolo di Dio e, insieme – ciascuno secondo le sue specificità, i suoi talenti –, si partecipa alla vita della comunità e alla forza della Chiesa. I laici hanno attraversato stagioni diverse, connesse a tempi in evoluzione e alle difficoltà di quegli stessi tempi. Siamo chiamati a ravvivare la sinodalità che non può che nascere dall’ascolto di ogni componente della famiglia di Dio, per mettere vino nuovo in otri nuovi. Dopo la fine della Democrazia Cristiana, si ha la sensazione che il peso specifico della presenza cattolica in politica si sia progressivamente affievolito. Lei condivide questa impressione? E qual è il modo più idoneo oggi per contribuire al bene comune da parte della Chiesa nel suo complesso e dei laici in particolare? A volte ho l’impressione che questo continuo riferirsi a un passato che non c’è più rischi di farci perdere di vista la necessità di un impegno dei cristiani corrispondente alla stagione che stiamo vivendo. Ci sono valori che il cristianesimo porta con sé e che dobbiamo sempre più saper mettere in campo a servizio del bene comune. Anche se spesso si fa fatica a evidenziarli, ci sono davanti a noi tanti frutti buoni che sono espressione della dottrina sociale della Chiesa. Da questo punto di vista sono convinto che il laicato cattolico può portare un contributo straordinario anche in questa stagione particolare. È necessario riscoprire e saper testimoniare sempre più la bellezza di appartenere a un progetto di vita comune. In questo senso c’è anche un’incarnazione del percorso vissuto nei dieci anni appena trascorsi sul tema dell’educazione. “Educare alla vita buona del Vangelo” era il titolo degli Orientamenti pastorali dello scorso decennio. La pandemia ha fatto emergere, ancora di più, la valenza sociale dell’educazione. Ormai è chiaro – e la cronaca continua a ricordarlo – che la questione educativa non è passeggera. L’educazione coinvolge le famiglie e tutta la società. E su questo punto non ci possono essere ambiguità. Siamo tutti chiamati in causa. E lo siamo in misura maggiore ora: la crisi pandemica ha generato una serie di gravi conseguenze negli adolescenti e nei giovani. La loro età è fortemente bisognosa di relazioni: esse non sono solo desiderio d’incontro, ma sono anche luogo di messa alla prova per imparare ad abitare la vita e il mondo, per capire qualcosa di se stessi e degli altri, per scoprire, attraverso i legami, le questioni di senso più importanti. In particolare gli adolescenti, che vivono il delicato passaggio dall’infanzia alla giovinezza, hanno sofferto molto la didattica a distanza: si sono scavate solitudini fino a riconoscere, tardi, un malessere che li sta costringendo a una situazione nuova tanto per loro, quanto per i loro genitori e tutte le figure educative. L’esperienza dell’ultimo anno ci ri-consegna, in qualche modo, l’impegno educativo. Il Covid ha anche creato danni e situazioni di bisogno anche sotto il profilo economico. Che cosa chiedono i vescovi italiani al governo a nome della gente? Il Covid ha messo in discussione tutta la nostra società e ha minato fortemente la tenuta delle comunità. L’economia è determinante, certo, e ogni tipo di sostegno finanziario deve essere messo in campo, ma molto è necessario fare soprattutto per rinsaldare le fratture sociali che hanno visto contrapporsi le persone per fasce di età, gruppi sociali, aree di impiego e disimpiego. L’inverno demografico che ci assedia, ben ricordato dagli Stati generali della natalità, è la conseguenza della mancanza di speranza, della conflittualità, dell’incertezza. Il Pnrr, così come è stato presentato, è in grado di raggiungere gli obiettivi di un rilancio della crescita e dell’attenzione alle fasce più deboli della popolazione? Auspichiamo che il Piano possa dare spazio e opportunità di crescita ai giovani, ricostruire il tessuto sfilacciato di una società che ha perso la fiducia nel futuro, intervenire in aiuto di tutti coloro che sono rimasti ai margini, ridare fiato alle imprese e alle famiglie. È essenziale che non vi siano sprechi di risorse o distorsioni a vantaggio di pochi: questo è il momento di mettere alla prova l’unità di un Paese in una prospettiva di comunione e di crescita collettiva. In queste settimane la ripresa degli approdi ha riportato in primo piano il dibattito sull’immigrazione. Stante anche la situazione creata dal Covid, qual è la posizione dei vescovi italiani? Ogni volta in cui vediamo uomini, donne, bambini arrivare su imbarcazioni di fortuna chiediamoci cosa faremmo se ci trovassimo nella loro situazione. Non possiamo pensare di vivere in un mondo in cui ci sono persone che devono sottostare alla legge della sopraffazione e a cui vengono negati i diritti essenziali. Siamo tutti chiamati alla fraternità. La Commissaria europea Ylva Johansson ha correttamente ribadito la necessità di rafforzare il dialogo con i Paesi di origine e di transito dei migranti. Il mio auspicio è che da questi colloqui nasca una collaborazione che, prima di ogni cosa, abbia a cuore il destino dei migranti e la loro difficile condizione. Mi attendo anche una maggiore solidarietà dagli altri Paesi europei nell’implementazione del meccanismo di redistribuzione volontaria, necessario per aiutare i Paesi di primo approdo come l’Italia. Durante l’Assemblea si procederà, come di consueto, alla destinazione dell’8xmille tra le finalità previste dalla legge. Lo scorso anno ci sono stati stanziamenti cospicui per far fronte all’emergenza Covid. Ci sarà qualcosa di simile anche quest’anno? Ne parleremo in Assemblea, che delibererà nel merito. Nel 2020 – va ricordato – sono stati stanziati, dai fondi otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, 200 milioni di euro (recuperati dalla finalità di edilizia di culto a cui erano destinati) a beneficio delle Chiese locali e di diverse associazioni e organizzazioni, espressione del volontariato e della solidarietà in Italia. Inoltre sono stati stanziati 25 milioni di euro quali sostegno economico alle famiglie in difficoltà attraverso sussidi di studio per studenti iscritti all’anno scolastico 2020/2021 presso una scuola paritaria di I o II grado (cattolica e non cattolica); 9 milioni per i Paesi africani e altri Paesi poveri; 8,800 milioni a favore di strutture sanitarie. In un tempo di prova e difficoltà causate dalla pandemia, la Chiesa che è in Italia, dunque, anche attraverso un supporto economico, è stata vicina alle persone e continua a esserlo con numerose iniziative volte a dare speranza e aiuto concreto. (Vincenzo Morgante, Marco Tarquinio, Amerigo Vecchiarelli)   ​  

Card. Bassetti: domani “ci uniamo alla veglia di preghiera dell’episcopato cattolico di Terra Santa”

21 Maggio 2021 -
Roma - La Chiesa che è in Italia si unisce alla veglia di preghiera che si terrà a Gerusalemme domani, sabato 22 maggio alle ore 17. Questa iniziativa, alla vigilia della solennità di Pentecoste, è stata organizzata dall’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, con la collaborazione dell’Unione delle religiose e del Comitato episcopale dei religiosi.
“Invochiamo lo Spirito di pace – afferma il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI – perché illumini e sostenga il processo di pacificazione nella Terra Santa. In questo momento storico siamo tutti chiamati a costruire la pace e a impegnarci perché non si perda la consapevolezza della fratellanza universale che unisce i popoli, al di là di ogni credo. La Chiesa che è in Italia è vicina al Patriarcato latino di Gerusalemme e a tutto l’Episcopato cattolico di Terra Santa: non possiamo restare indifferenti di fronte alla sofferenza di così tante persone che c’interpella e ci scuote nel profondo. Il 22 maggio saremo in preghiera con un pungolo in più: ricorre, infatti, la festa di santa Rita da Cascia, la Santa dell’impossibile, la Santa del dialogo tra le fazioni in lotta e della preghiera fiduciosa a Dio, nella convinzione che se a Lui ci si affida tutto può accadere. E allora, con la stessa fede salda della Santa nella supplica all’Altissimo, uniamo le nostre preghiere da tutte le Chiese particolari, affinché si levi con forza l’appello alla pace tra i popoli del Mediterraneo, a partire dai luoghi martoriati della Terra Santa”.

Migrantes Verona: domenica la XXX edizione della Festa dei popoli.

21 Maggio 2021 - Verona - Spegne 30 candeline la festa dei Popoli a Verona. Un traguardo che sarà festeggiato domenica 23 maggio con una diretta streaming da Villa Buri di San Michele Extra (VR). La festa infatti non sarà in presenza a causa della pandemia . Fratelli tutti sarà il titolo della manifestazione di quest'anno, che riprende l'ultima enciclica di Papa Francesco sulla fraternità e l'amicizia sociale. Il programma prevede  alle 9,30 la Santa Messa e nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 17.30, spettacolo di musiche e danze e saluti dai vari popoli.

Migrantes Padova: domenica la Pentecoste dei Popoli con il vescovo mons. Cipolla

21 Maggio 2021 - Padova - Dapprima la pandemia aveva cancellato la tradizionale celebrazione del 6 gennaio con il Vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, e i migranti; di seguito era stata individuata un’altra data significativa in una chiesa altrettanto significativa, e così si è concordato per la Messa di Pentecoste, domenica 23 maggio, nella Cattedrale di Padova. Infine, il Sinodo Diocesano, indetto giusto una settimana prima di questa Santa Messa internazionale, che vede una rosa di provenienze e appartenenze molto ampia, per lingue ed espressioni di fede diverse: africani francofoni e anglofoni, cinesi, filippini, indiani, ispanoamericani, polacchi, romeni di rito latino e orientale, srilankesi, ucraini. È in questo modo che le comunità etniche esprimono in modo chiaro l’universalità della Chiesa, e la Chiesa si mostra con il volto bello della “convivialità delle differenze”, luogo in cui i vincoli di fraternità trascendono la nazionalità, la lingua, la cultura. È quanto esprime il documento conciliare “Ad gentes”, al n. 8: “Cristo e la Chiesa superano i particolarismi di razza e di nazionalità, sicché a nessuno e in nessun luogo possono essere estranei”. Con l’evento del Sinodo Diocesano, gli immigrati che si incontrano nella Messa di Pentecoste hanno il privilegio di esserne tra i primi testimonial, perché il Sinodo è il “cammino fatto insieme”, e gli immigrati rappresentano, più di ogni altro, il cammino dell’umanità, il cammino della fraternità, della dignità di ogni persona, il cammino della Chiesa. Oltre a questi significati, la celebrazione con il Vescovo attorniato dagli immigrati cattolici di Padova ne raccoglie anche altri. Perché nella pagina biblica della Pentecoste si racconta che nella città simbolo di tutte le città, Gerusalemme, si erano radunate persone di diversa provenienza, lingua, tradizione. Ad un certo punto iniziano a capirsi, mantenendo le proprie identità e ricchezze culturali, perché sanno entrare nell’arte del dialogo. Riconoscono che senza gli altri si è più poveri, e ancor più poveri senza il riferimento ad un Dio che è Padre di tutti, e che a tutti rivela la fraternità universale. La forza dello Spirito Santo, dunque, aiuta a superare la rottura iniziata a Babele, dove la confusione delle menti e dei cuori aveva prodotto il frutto avariato della confusione dei rapporti umani, l’incapacità di capire e di capirsi, l’arteriosclerosi della chiusura. La Chiesa invece, che nella Pentecoste nasce come popolo di Dio, è un popolo che proviene da tanti popoli, dove le differenze sono ricchezza e non un ostacolo, sono un dono e non una calamità. San Paolo spiega e sottolinea questa verità quando scrive che “Non c’è più giudeo né greco, né schiavo né libero, perché tutti siamo uno in Cristo Gesù” (Col.3). Questa è vera profezia, incarnata e visualizzata concretamente nella Messa di Pentecoste con gli immigranti, assieme al Vescovo ed ai sacerdoti etnici che per questo compito sono venuti da lontano. In tale prospettiva, la celebrazione fatta in Cattedrale, la “chiesa matrice”, rappresenta per tutte le Parrocchie della Diocesi l’incoraggiamento ad essere segno di unità e di mediazione per la società, luoghi in cui il pluralismo non è visto come un male necessario, ma come un bene e una ricchezza. Le comunità cristiane, cattoliche in quanto aperte all’universale, sono in questo senso chiamate ad essere sale, luce e lievito per la società civile nella quale sono immerse, specie quando ci sono modi di pensare, di giudicare, di sentire e di agire, che non sono in linea con il Vangelo. Dunque, la testimonianza che la Chiesa sa e saprà dare, in forza della sua natura universale, capace di comprendere e abbracciare tutti, porterà del bene anche ai contesti sociali caratterizzati irreversibilmente dalla compresenza di persone portatrici di culture diverse. Una Chiesa capace di dire che i popoli possono incontrarsi, superando le contraddizioni e la fatica quotidiana di vivere la fraternità e la solidarietà, è una profezia salutare per tutti. Nella strada appena iniziata dal Sinodo Diocesano può dunque essere significativo quanto indicato dalla Pentecoste: popoli di diversa lingua e cultura, lontani geograficamente ma ora vicini grazie anche alle migrazioni, sanno incontrarsi mettendo il meglio del loro patrimonio di valori e sanno fare festa, la festa della fraternità. (p. Gianromano Gnesotto - Vice Direttore Ufficio Migrantes, Diocesi di Padova)  

Mons. Lorefice: “No alla globalizzazione dell’indifferenza”

21 Maggio 2021 - Roma - «Ancora una volta ritornano i bambini, il nostro futuro, a richiamarci alle scelte che vogliamo compiere per il futuro dell’Europa. La commozione che proviamo oggi, dinanzi all’occasionale miracolo del piccolo Juan Francisco strappato al naufragio, ci ricorda ancora una volta i volti di tutti i suoi fratelli che non hanno trovato braccia pronte a salvarli. E ci chiama ancora una volta a pretendere dall’Europa un radicale cambio di prospettiva sul fronte delle migrazioni». L’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, chiama a raccolta la comunità cristiana affinché non venga dimenticato il destino di così tanti uomini, di così tante donne: «Ricordiamo tutti il piccolo Joseph, sei mesi fa, il grido di sua madre nel silenzio del Mediterraneo? Ricordiamo il piccolo Alan Kurdi, sei anni fa, il nostro sgomento dinanzi al suo corpo? Oggi la nostra coscienza è chiamata a ricordare il nome di tutti i bambini, le madri, i fratelli che hanno perduto il loro destino tra le onde, e a conoscere i nomi di tutti i bambini, le madri, i fratelli che come il piccolo Juan Francisco sperano ancora in un approdo di dignità». «Ecco perché è sul futuro di tutti che ci interroga la vita salva di Juan Francisco. Finché ci sarà ancora un bambino che rischierà di annegare, finché ci sarà ancora un bambino che rischieremo di lasciar morire, dobbiamo dirci ancora una volta che rischiamo di lasciar morire il futuro dell’umanità», prosegue mons. Lorefice: «Ecco perché dobbiamo dire ad alta voce ‘no!’ alla globalizzazione dell’indifferenza, ‘no!’ all’ininterrotto protrarsi di una tragedia che ci vede tutti coinvolti, tanto più che proprio nelle stesse ore in cui ci siamo tutti idealmente presi cura di questo neonato, abbiamo visto l’esercito spagnolo muoversi verso Ceuta e altre imbarcazioni disperdersi o naufragare al largo della Tunisia e nella zona SAR di Malta. Ecco perché le donne e gli uomini di buona volontà hanno il compito di spingere il Governo italiano e, tramite esso, le istituzioni europee, verso l’assunzione definitiva di scelte che vadano nella direzione di una responsabilità chiara sui compiti di vigilanza, sui compiti di salvataggio e soprattutto sulle politiche di accoglienza. L’uomo che ha salvato il piccolo Juan Francisco è l’unica immagine che ci rappresenta come italiani, come europei: l’immagine di un’Italia e di un’Europa che si indignano e che si sbracciano per trovare soluzioni concrete a monte del problema. Il futuro non verrà da una gretta chiusura nelle mura di una fortezza, ma dall’ascolto dell’insegnamento che ci è venuto dalla pandemia: un mondo di pochi ricchi e di tanti poveri, un mondo squilibrato e offeso dal dolore e dalla povertà, è un mondo infelice e insensato, un mondo privo di speranza». «“Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? (Lc 6,46)”», conclude mons. Lorefice, rivolgendosi a tutti i cristiani: «Noi battezzati, noi immersi nella Pasqua di Cristo, non possiamo dimenticare che siamo stati salvati dalle acque di morte e siamo riemersi alla vita perché Cristo ha donato la sua vita per amore: dal suo amore siamo stati salvati, dal suo amore siamo custoditi. Egli è il custode di noi suoi fratelli. È questo ciò che rende messianici i cristiani: custoditi, custodiamo; salvati, salviamo! “Sogniamo – lo ha scritto Papa Francesco in Fratelli Tutti – come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa terra che ospita tutti noi”».  

Parlamento Ue “creare vie legali per l’ingresso di lavoratori nell’Unione”

21 Maggio 2021 - Roma - “Dal 2015 la migrazione legale figura a malapena nello sviluppo della politica migratoria dell’Ue”, mentre il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo non include alcuna proposta specifica in questo settore”. È la posizione decisa dall’Europarlamento, in chiusura di plenaria, con una risoluzione non legislativa adottata con 495 voti favorevoli, 163 contrari e 32 astensioni. Una legislazione Ue sulla migrazione legale “attirerebbe i lavoratori, indebolirebbe i trafficanti di esseri umani, faciliterebbe l’integrazione e incoraggerebbe una migrazione più ordinata”, sostiene il testo approvato. Secondo i deputati, “le politiche dell’Ue e nazionali in materia di migrazione legale dovrebbero concentrarsi sul fornire una risposta alle carenze dei mercati del lavoro e delle competenze”, tenendo presente l’invecchiamento della popolazione e la contrazione della forza lavoro. Per una risposta più efficiente ai bisogni o alle carenze di manodopera sui mercati nazionali, i deputati propongono di sviluppare un “bacino di talenti” e una piattaforma di corrispondenza a livello europeo, che possa coprire tutti i settori e i livelli di occupazione e che funga da sportello unico per i lavoratori non Ue, i datori di lavoro e le amministrazioni nazionali.  In un’altra risoluzione non legislativa adottata con 602 voti favorevoli, 35 contrari e 56 astensioni, i deputati hanno ribadito che, in linea con i contenuti del Regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility), il Parlamento “ha il diritto di ricevere le informazioni pertinenti sullo stato di attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza”. “Per garantire una maggiore trasparenza e la responsabilità democratica dei Pnrr”, i deputati si aspettano di ricevere dalla Commissione le informazioni di base necessarie, nonché una sintesi delle riforme e degli investimenti dei piani nazionali ricevuti (18 Paesi Ue hanno già presentato i loro piani). In una terza risoluzione approvata con 599 voti favorevoli, 30 contrari e 58 astensioni, il Parlamento condanna con la massima fermezza le sanzioni “immotivate e arbitrarie” recentemente imposte dalle autorità cinesi a diversi individui ed entità europee, tra cui cinque deputati, affermando che la mossa di Pechino rappresenta un attacco alle libertà fondamentali ed esortando le autorità cinesi a revocare queste misure restrittive. (sir)  

Lamorgese: “maggiore flessibilità sulle regole dei rimpatri”

21 Maggio 2021 - Roma - Maggiore flessibilità sulle regole dei rimpatri e disponibilità ad attivare da subito una “linea diretta dedicata” per lo scambio di informazioni tra autorità italiane e tunisine sui natanti partiti dalle coste del Paese africano. È quanto hanno concordato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ed il capo del governo tunisino, Hichem Mechichi, che mantiene anche l’interim del ministero dell’Interno nel corso dell’incontro che la titolare del Viminale ha avuto a Tunisi insieme al commissario europeo per gli Affari interni, Ylva Johansson. I colloqui con il presidente della Repubblica, Kais Saied, e successivamente il capo del governo hanno rappresentato un nuovo passo avanti dopo la prima missione congiunta Ue-Italia, effettuata lo scorso 17 agosto, in cui – ricorda il Viminale – sono state gettate le basi di un accordo complessivo di partenariato strategico tra l’Unione europea e la Tunisia finalizzato al conseguimento di un “pacchetto” di obiettivi: controllo dei flussi migratori irregolari, contrasto alla rete criminale che sfrutta il traffico di esseri umani, nonché sviluppo delle attività economiche legali colpite anche in Tunisia da una crisi senza precedenti e ampliamento dei canali regolari di immigrazione nell’Unione europea. “Ho manifestato al presidente Saied e al premier Mechichi la vicinanza dell’Italia e dell’Ue che intendono continuare ad essere parte attiva per aiutare concretamente la Repubblica tunisina ad affrontare sfide molto complesse, prima tra tutte quella che riguarda il futuro dei giovani di questo Paese che legittimamente aspirano, come i loro coetanei europei, a soddisfacenti condizioni lavorative e di vita”, ha spiegato Lamorgese che, negli incontri ha voluto ribadire “il comune interesse dell’Italia e della Tunisia a smantellare il business criminale dei trafficanti di migranti”. Da parte del Viminale è stato manifestato l’apprezzamento per le operazioni di interdizione che le autorità tunisine hanno realizzato anche negli ultimi giorni e che hanno consentito di fermare oltre mille migranti irregolari e di sequestrare diverse imbarcazioni utilizzate dai trafficanti.

MVyou : il mio punta di vista sei tu

21 Maggio 2021 - Roma - MVyou è l’acronimo di My view is you – tradotto in italiano - “Il mio punto di vista sei tu”, è il titolo del corso di giornalismo, nato sulla scia dell’esperienza del progetto WeB4NEET, finanziato dalla Fondazione Migrantes. A beneficiarne questa volta sono tre ragazzi immigrati. Il corso è iniziato lo scorso aprile e terminerà il prossimo dicembre. Si articola su trenta ore mensili con la didattica in presenza affrontando due sfere del giornalismo: la scrittura e il video racconto. Gli studenti hanno ricevuto l’attrezzatura che consiste in un computer e una macchina fotografica. I ragazzi sono Momudou Sowe, 22 anni proveniente dal Gambia, Aboubacar Kourouma, 21 anni della Guinea, e Denis Desloges, 26 anni del Venezuela. Dei tre quest’ultimo è l’unico in possesso già di una laurea in giornalismo e con esperienza di lavoro in radio e televisione acquisiti nel suo Paese. Tutti motivati nel seguire questo corso che comprende la scrittura, la fotografia e i video-editing;  il ragazzo della Guinea, per esempio, aspira a diventare un fotogiornalista, invece Denis Desloges, che il mestiere lo conosce già un po’, vorrebbe lavorare in una testata italiana, in Venezuela si occupava di sport e attualità. I migranti sono al centro di storie quotidiane, ma raccontati quasi sempre da altri, per questo la scelta del titolo “My view is you”, che sta ad indicare - io sono come te - e racconta la mia e la tua storia.  Il corso, che si avvale della collaborazione di padre Gabriele Beltrami, direttore dell’Ufficio Stampa della Congregazione dei Missionari Scalabriniani e di altri professionisti del giornalismo e della fotografia, mira a creare professionisti dando loro gli strumenti giusti per poter raccontare storie di migranti sui nuovi canali di comunicazione, attraverso la scrittura e le immagini, ma con un linguaggio nuovo e immediato.

Mohammed e l’integrazione che crea valore: aiutare chi non vuole aiuto con i fondi 8X1000

21 Maggio 2021 - Roma - Le barriere all’integrazione spesso sono invisibili. Sophia Impresa Sociale, da sempre impegnata nel sostegno e supporto ai giovani che arrivano in Italia, ha imparato che il passo più difficile da compiere per un migrante è l’affidarsi.  Lo ha imparato con Mohammed, giovane guineano, arrivato in Italia appena maggiorenne e beneficiario del progetto Creare Valore Attraverso l’Integrazione di Sophia dal 2019. Mohammed, che si appoggiava alla Caritas per vivere, si presentò sotto l’ufficio di Sophia, avendo sentito del progetto che prometteva attestati abilitanti per lavorare, corsi di italiano e assistenza legale e abitativa. “La sua risolutezza ci ha sorpreso e lo abbiamo accolto tra i beneficiari con gioia”, dicono alla cooperativa. Ciò che Mohammed aveva sottovalutato era la parte del progetto che prevedeva il dialogo con un tutor. “In Creare Valore abbiamo scoperto che, per migliorare veramente le condizioni di vita di una persona vulnerabile, spesso non bastano documenti e attestati, ma c’è bisogno soprattutto di dialogo, guida e punti di riferimento.” Questo richiede la faticosa costruzione di un rapporto di fiducia con persone che diffidano di chiunque cerchi di aiutarle. Il giovane guineano, come molti altri migranti passati per la Libia, ha eretto una barriera tra lui e il resto del mondo: vuole ottenere quello che cerca e niente di diverso, anche quando questo qualcosa è un di più. Durante i soli 18 mesi di progetto, Mohammed è stato cacciato da tre centri di accoglienza per comportamenti aggressivi e ha rifiutato innumerevoli mani tese. “Se non lo aiutiamo noi, non lo fa nessun altro”, dice Giuseppe, tutor e formatore di Sophia,  all’ennesima crisi nel percorso del giovane. “E’ per questo che il sostegno di iniziative come la campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con i fondi dell’8x1000 è fondamentale.” dice Marco Ruopoli presidente di Sophia: “E’ grazie a questi fondi che abbiamo potuto continuare il progetto e siamo riusciti, piano piano, ad aiutare veramente anche un ragazzo in difficoltà come Mohammed”. Oggi infatti, il giovane riceve assistenza psicologica, lavora nella squadra di ediliza privata di Sophia e soprattutto, chiama Erik, il suo tutor, quando ha un problema. Erik, paziente e affezionato, commenta: “E’ forse la persona con cui abbiamo avuto più problemi ma, aiutare chi è pronto ad accogliere il tuo aiuto sarebbe troppo facile: la sfida di Sophia, da sempre, è proprio aiutare chi non riesce ad avere fiducia”.

Vangelo Migrante: Solennità di Pentecoste (Vangelo Gv 15,26-27; 16,12-15)

20 Maggio 2021 - La Pentecoste è il compimento della Pasqua. Lo scopo della Resurrezione di Gesù non è la sua resurrezione ma la nostra resurrezione, ovverosia la grazia di vivere una vita nuova secondo il Cielo. Pertanto essa non è la fine del tempo pasquale ma il fine, lo scopo della Pasqua! Nel Vangelo Gesù, durante i discorsi dell’ultima cena, promette l’invio dello Spirito Santo per poter comprendere il suo vangelo: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”. La luce dello Spirito è indispensabile per conoscere la verità di Gesù. Lo Spirito non rivela cose nuove, ma è la luce nuova che consente di comprendere il senso profondo di tutte le cose. Il Vangelo questa volta illumina la pagina degli Atti degli Apostoli che racconta come mentre gli apostoli sono radunati tutti insieme in uno stesso posto, un grande rumore precede il dono dello Spirito che discende dall’alto e si posa sul capo di ciascuno dei presenti. L’esperienza spirituale dell’effusione dello Spirito viene descritta come un vento che non si vede eppure arriva dappertutto e come un fuoco che si divide in tante fiammelle per illuminare la mente di tutti e riscaldare il cuore di tutti. Immediatamente gli apostoli cominciano a parlare in altre lingue. Dopo aver udito quel fragore, intorno agli apostoli si raduna molta gente che sente parlare la propria lingua. Il senso dello strano miracolo che avvenne il giorno di Pentecoste è molto evidente: la ‘lingua’ dello Spirito Santo unisce e crea comunione. Quella che Babele aveva spezzato. L’alterità non viene superata dalla omologazione ma dalla comunicazione! Ciò che lega gli uomini non sono le stesse abitudini, lo tesso linguaggio o gli tessi pensieri ma l’opera di Dio che abbraccia tutti gli uomini. E la sua manifestazione è proprio lo Spirito donato a tutti. Come un vento e come un fuoco soffia, illumina e riscalda ogni uomo. I discepoli ne fanno esperienza chiedendosi: quale ‘lingua’ parla la mia vita? La lingua della solidarietà e della comunione o quella della divisione e dell’egoismo? Nel volto dell’altro vedo un fratello da amare o un rivale da superare? Se la verità di Dio è l’amore anche la nostra verità è l’amore. E lo Spirito ci insegna il linguaggio della verità e quello dell’amore: un linguaggio che ci consente di comprendere la verità del Vangelo e di conseguenza la verità su ogni cosa. Veni Sancte Spiritus! (p. Gaetano Saracino)    

Vescovi Piemonte: “sull’accoglienza non possiamo fare passi indietro, la Chiesa è disposta a fare la sua parte”

20 Maggio 2021 - Torino – “Ancora una volta il mondo dolorante bussa alle nostre porte,  nel mezzo di una pandemia per cui noi stiamo iniziando a cantare vittoria e tanti altri continuano a pagare prezzi altissimi ed insostenibili. Il Governo centrale si è attivato con la collaborazione delle Prefetture che in tanti territori, Piemonte compreso, hanno già identificato opportunità e assicurato  la disponibilità di accoglienza per gruppi limitati di persone”. Lo scrivono i vescovi del Piemonte in una nota firmata dal presidente della Conferenza episcopale regionale, mons. Cesare Nosiglia, dall’incaricato per la Caritas, mons. Piero Delbosco, e dall’incaricato per Migrantes mons. Marco Prastaro. Nelle ultime ore una presa di posizione da parte regionale  ha evidenziato – si legge nella nota firmata anche dai direttori regionali Migrantes e Caritas, Sergio Durando e Pierluigi Davis -  “perplessità e sollevato eccezioni.  Lo sguardo concentrato su di sé non è mai stato lo stile della gente del Piemonte.  Nemmeno in momenti molto faticosi e difficili come gli attuali. L’impegno profuso in passato non solo non è scusante per un ritiro nel presente,  ma è stimolo a costruire l’oggi e il domani in continuità con scelte che hanno dato qualità al vivere civile, al sentire umano,  alla percezione religiosa della nostra regione”. Per questo i vescovi piemontesi chiedono di “non chiudere, di non escludere, di non rifiutare persone che sono già parte del nostro futuro”. “La solidarietà, con lo sforzo che tutto il nostro Paese sta mettendo, è un valore che va difeso e promosso anche quando affronta temi finora divisivi, perché il bene comune non è mai ‘contro’ ma ‘insieme’”. “Ringraziamo la Prefettura che accoglierà questi immigrati in apposite sedi già individuate, ma in ogni modo – aggiungono – anche la Chiesa è disposta, se necessario, a fare la sua parte”. “Siamo certi che, dopo una prima reazione allarmata, la nostra Regione saprà ancora percorrere convintamente un cammino di apertura verso i migranti, indirizzando così le scelte delle collettività locali e dei singoli, delle famiglie e dei gruppi. In gioco c’è la dignità delle persone”. “Non lasciamoci – conclude la nota frenare da uno sguardo corto, ma osiamo accettare una sfida di umanità”. (R.Iaria)

CEI: Papa Francesco apre l’Assemblea generale

20 Maggio 2021 - Roma - Sarà Papa Francesco ad aprire, lunedì prossimo, l'Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana che si svolgerà a Roma dal 24 al 27 maggio. Tema dell'Assemblea sarà “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita - Per avviare un cammino sinodale”. Il giorno successivo sarà il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della CEI, ad avviare la riflessione con la sua Introduzione che potrà essere seguita in streaming attraverso il canale YouTube e la pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana. All’ordine del giorno, la riflessione sull’attuale contesto che richiede un rinnovato annuncio del Vangelo, in uno stile sinodale. La relazione principale sarà tenuta da Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo di Novara e Vice Presidente della CEI. Il confronto nei gruppi di studi e in aula aiuterà a individuare linee di fondo e metodologie. L’Assemblea sarà quindi chiamata ad eleggere due Vice Presidenti (per l’area Nord e per l’area Centro), i Membri del Consiglio per gli Affari Economici e i Presidenti delle Commissioni Episcopali. I Vescovi provvederanno anche all’approvazione di determinazioni in materia giuridico-amministrativa. (R.I.)  

Migrantes Cosenza-Bisignano: parte un “punto Migrante” a Rende

20 Maggio 2021 - Cosenza - Nasce a Rende, presso la parrocchia Sant’Antonio da Padova, su impulso dell’Ufficio Migrantes e della stessa comunità parrocchiale e con il sostegno della Fondazione Migrantes (che sostiene il progetto “Comunità accoglienti. Liberi dalla paura”), il “Punto Migranti”, un centro di incontro e servizi rivolto agli stranieri. L’inaugurazione è avvenuta lo scorso 18 maggio. “L’esigenza che ci ha spinti a mettere su il Punto è l’osservazione dei bisogni del territorio di questo periodo”, afferma Pino Fabiano, direttore dell’Ufficio Migrantes. “Soprattutto durante la pandemia, lo smart working e il lavoro a distanza hanno creato difficoltà per l’accesso ai servizi pubblici. Infatti spesso si accede agli uffici tramite pec e mail, che gli amici e fratelli migranti non hanno”. Così, l’aiuto che si vuole dare a Sant’Antonio è pratico, rispetto alle esigenze burocratiche dei migranti. “Questo però vuole essere proprio un centro di incontro, di relazioni tra fratelli e anche della valorizzazione di quanto è esistente”. Da Pino Fabiano un appello: “Mancano servizi del genere nelle nostre realtà sociali ed ecclesiali. Per questo vogliamo essere ‘punto’ di riferimento e ‘punto’ per andare avanti, non in senso autoreferenziale, ma avviando legami e nuove esperienze in altre parti della diocesi. Per questo cerchiamo parrocchie, associazioni e volontari nelle periferie della diocesi per mettere su altri punti migranti”. Un cammino, quello dell’Ufficio, che negli ultimi anni ha visto diverse iniziative. “Stiamo costruendo con alcune associazioni di migranti e mediatori una rete di supporto per i migranti, perché la valorizzazione delle associazioni migranti dei rumeni, dei filippini, dei senegalesi significa mostrare attenzione ai bisogni e alle culture”. Tra le necessità dei migranti, quella di favorire la conoscenza della lingua per potersi muovere meglio sul territorio. “Saper parlare significa poter camminare in libertà e dignità” - afferma due volte Pino Fabiano. Il fatto che la parrocchia, guidata da padre Luigi Loricchio, metta a disposizione locali e volontari rappresenta l’ennesimo momento di collaborazione con l’ufficio Migrantes, già iniziato con “Allarga lo spazio della tua tenda”, finanziato con la campagna “Liberi di partire” che oggi vede tre giovani maggiorenni in cammino di formazione anche lavorativa. (F.M. – Parola di Vita)    

Bellunesi nel Mondo: 150 anni di emigrazione italiana in Brasile

20 Maggio 2021 -

Belluno - Sarà dedicata alla pubblicazione “150 anos imigraçao italiana – Rio Grande do Sul” – 150 anni di emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul, in Brasile il prossimo incontro dell'associazione Bellunesi nel Mondo, in collaborazione con il MiM Belluno, la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, Bellunoradici.net e il Centro studi sulle migrazioni “Aletheia” che si terrà il 28 maggio. Il programma prevede il saluto di Cristiano Corazzari, assessore ai Flussi migratori della Regione Veneto, Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, Oscar De Bona, presidente dell’associazione Bellunesi nel Mondo; interverranno Gertrudes Reolon, presidente della Famiglia Bellunese di Erechim, Debora Geremia, presidente della Famiglia Bellunese di Porto Alegre, Ismael Rosset, consultore della Regione Veneto per il Rio Grande do Sul, Cesare Prezzi, esperto di emigrazione e di gemellaggi, Luiza Horn Iotti, esperta in emigrazione e colonizzazione, Ivanir Migotto, esperto di cinema ed emigrazione in Brasile, Roberto Mauro Arroque, esperto di canti popolari della tradizione italiana. Sono previsti tre volumi che coinvolgono 200 studiosi coordinati da Ademir Bacca. Il primo volume è dedicato a storia, lingua e cultura dell’immigrazione nel Rio Grande do Sul. Il secondo mette a fuoco la storia di personaggi distintisi in diversi settori, con particolare attenzione alle realtà associative. Il terzo illustra le città, i paesi e le comunità che sono state fondate dagli immigrati, in maggioranza provenienti dal Veneto e da altre zone contermini come il Friuli, il Trentino-Tirolo e la Lombardia.