Primo Piano

Marcinelle: per Di Maio “resta fortemente impresso nella memoria collettiva dei popoli italiano e belga

8 Agosto 2021 - Roma – “Il sacrificio di Marcinelle resta fortemente impresso nella memoria collettiva dei popoli italiano e belga, e anche dell’Europa tutta, considerate anche le diverse nazionalità delle vittime dell’incidente minerario”. Lo scrive oggi, in un messaggio, il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in occasione del 65° anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, nella quale l’8 agosto del 1956 persero la vita 262 minatori, di cui ben 136 erano cittadini italiani. Il 2021 – ricorda Di Maio – segna anche il 75° anniversario dell’accordo “uomini contro carbone”, siglato nel 1946 tra l’allora neonata Repubblica Italiana e lo Stato Belga. Come ricorda, con “forte impatto, il nome stesso con il quale questo accordo è passato alla storia, si tratta di un’intesa in base alla quale il Belgio si impegnava a cedere all’Italia carbone in cambio di manodopera italiana da impiegare nelle miniere belghe, garantendo così la forza lavoro necessaria. La stessa forza lavoro vittima della tragedia che oggi commemoriamo”. E rivolgendosi al popolo belga il capo della Farnesina esprime vicinanza per la recente alluvione che ha causato 36 vittime:  “una tragedia diversa, ma pur sempre un disastro inaspettato, cui l’Italia con altri Paesi europei ha risposto attraverso aiuti della Protezione Civile, e che ci induce a riflettere sulle conseguenze del nostro comportamento sull’ambiente, la grande scommessa del futuro, così come la ricerca del lavoro era la scommessa del popolo italiano uscito dal Secondo conflitto mondiale”. Per Di Maio il ricordo di Marcinelle è “così sentito e attuale perché rappresenta l’emblema delle conquiste sociali dei lavoratori italiani, così come di quelli europei e di tutto il mondo. La promozione di un lavoro equo, tutelato e sostenibile deve essere oggi più che mai al centro della nostra risposta alle gravi conseguenze economiche e sociali determinate dalla pandemia da COVID-19, risposta che viene fornita dai vari Piani di rilancio nazionali adottati sulla base dei fondi europei, grazie allo sforzo congiunto dei 7 Stati membri che hanno deciso di affrontare uniti l’emergenza globale”. Il sacrificio di quanti, in Italia e all’estero, a Marcinelle o altrove nel mondo, hanno perso la vita “intenti nello svolgere la loro professione o impegnati nelle attività di volontariato e di sostegno, in ogni epoca storica – prosegue il ministro degli esteri italiano -  e quindi anche e con più forza oggi che siamo alle prese con gli effetti di una devastante pandemia, non sarà stato vano se, proprio in questa fase di ripresa, saremo capaci di trasformare le nostre economie e creare opportunità e posti di lavoro per un’Italia e per un’Europa di cui vogliamo sentirci davvero partecipi e orgogliosamente cittadini. Da sempre, il valore del lavoro è stato esaltato da tutti gli italiani che sono emigrati e continuano ad espatriare alla ricerca di nuove e migliori occasioni: per questo, tale altissimo valore costituzionale merita di essere celebrato ogni giorno dalle istituzioni, italiane ed europee, attraverso la garanzia delle giuste tutele e dei giusti riconoscimenti per tutti, tanto a livello economico, che sociale e personale”. Di Maio poi rivolge un pensiero a tutti i familiari delle vittime di Marcinelle, ai familiari di tutte le vittime italiane cadute sul lavoro, ai cari di quanti hanno reso onore all’immagine dell’Italia nel mondo con “il loro impegno e con il loro sacrificio, e continuano quotidianamente a farlo: a tutti costoro rivolgo il mio profondo rispetto, la mia gratitudine e un genuino senso di compartecipazione e vicinanza”.

Marcinelle: il ricordo del Capo dello Stato, Sergio Mattarella

8 Agosto 2021 - Roma – “Desidero rendere omaggio al sacrificio di 262 minatori, tra cui 136 italiani, che sessantacinque anni or sono persero la vita nella tragedia di Marcinelle". Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto rivolgere un messaggio in occasione del 65° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 20ª Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il Capo dello Stato ricorda l’8 agosto 1956 con la tragedia che colpì particolarmente l’Italia: da qui “tragici eventi” l'Europa ha “appreso l'importante lezione di dover porre diritti e tutele al centro del processo di integrazione continentale. Oggi – scrive Mattarella - viviamo una nuova fase di ripresa e ripartenza. L'Unione Europea - edificata sulla base di valori condivisi e di norme e istituzioni comuni - ha saputo trovare in sé energie per aiutare i popoli degli Stati membri nel difficoltoso cammino di uscita dalla pandemia. Gli ambiziosi traguardi che ci siamo prefissati nei piani di rilancio e resilienza non potranno essere raggiunti senza un responsabile sforzo, individuale e collettivo. Quella responsabilità esercitata dai tanti lavoratori italiani che hanno percorso le vie del mondo”. Il pensiero “rispettoso” e di “vicinanza” di Mattarella, in questo giorno, va  “innanzitutto ai familiari di quanti hanno perso la vita sul luogo di lavoro, emblematicamente rappresentati dai parenti delle vittime di Marcinelle” e si augura che questo messaggio raggiunga tutti gli italiani che vivono all’estero  per “ragioni professionali, con sentimenti di viva riconoscenza per il loro contributo e il loro impegno”. (Raffaele Iaria)    

Vlora: 30 anni fa l’arrivo a Bari di 20mila albanesi

8 Agosto 2021 - Città del Vaticano - «In dieci minuti eravamo in diecimila», disse così un ventenne albanese salito sulla Vlora, nel porto di Durazzo, il 7 agosto 1991. Quella nave, peraltro di fabbricazione italiana, uscita dai cantieri di Ancona negli anni Sessanta, doveva essere “la Nave dolce”, come definita dall’intenso documentario di Daniele Vicari: era una nave diretta in una terra che appariva, al di là dell’Adriatico, accogliente e fortunata. Son passati trent’anni dal quel famoso 8 agosto, ripercorso anche in una giornata di studio della Fondazione Feltrinelli di Milano dal titolo “Il lungo viaggio dei diritti a Bari. 30 anni dallo sbarco dei cittadini albanesi”. Il grande sbarco, come recita il libro dello storico Valerio De Cesaris per i tipi di Guerini, ha rappresentato la scoperta dell’immigrazione in Italia, una scoperta con aspetti contrastanti: già nel luglio 1990 il governo italiano aveva organizzato volontariamente l’espatrio per molti albanesi rifugiatisi nell’ambasciata di Tirana. Questi uomini e queste donne furono mandati in Puglia e lì accolti calorosamente, come si accoglie un amico lontano. L’anno dopo qualcosa cambiò repentinamente. L’arrivo della Vlora non fu proprio un’accoglienza festosa: viveri lanciati dagli elicotteri sulle teste delle persone, persone peraltro rinchiuse nell’afoso stadio di Bari, sotto i 40 gradi di umidità della Puglia agostana. Che cos’era accaduto in così poco tempo? De Cesaris ha scritto: «Nell’arco di pochi mesi, si era compiuto il passaggio degli albanesi da rifugiati bisognosi d’aiuto a pericolosi invasori. Il governo approntò una barriera di navi nell’Adriatico per bloccare i boat people e il dibattito pubblico assunse toni allarmistici. Alla scoperta dell’emigrazione, nel triennio 1989-1991, si accompagnò la nascita di un mito, quello dell’invasione dei migranti». Dall’altra parte del mare, invece, che cosa era accaduto per giustificare un tale esodo di massa? La situazione albanese, quanto mai instabile già da qualche tempo, in quel 1991 era aggravata dal forte isolamento e dai contrasti interni, esacerbati dalla contrapposizione, quasi violenta, tra cittadelle del nord e cittadelle del sud del Paese, tra centri urbani e zone rurali. In questo contesto, l’Albania divenne una polveriera sociale di ragioni iniziate già con quel mondo sgretolato sotto il muro di Berlino, insieme ai regimi comunisti dell’Europa orientale. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, iniziarono anni duri per l’Est, Albania compresa. Per queste ragioni molti cittadini decisero di migrare verso l’Italia, traghettati da affaristi senza scrupoli, che caricavano sulle navi persone come capi di bestiame. Quel 7 agosto la Vlora, appena tornata da Cuba e carica di zucchero di canna, durante le operazioni di scarico nel porto di Durazzo, venne bloccata. Il comandante Milaqi fu costretto a ripartire, lasciando a terra lo zucchero, con un carico di umanità ammassata, tra cui bambini e ragazzini sugli alberi della nave mercantile per vedere dove si stava andando. Osservando quelle scene dello stadio della Vittoria, dove furono ammassati molti dei profughi, Don Tonino Bello, allora vescovo di Molfetta, disse che quelle genti erano state “accolte” come bestie. Su «Avvenire» scrisse memorabilmente così: «Le persone non possono essere trattate come bestie, prive di assistenza, lasciate nel tanfo delle feci, mantenute a dieta con i panini lanciati a distanza, come allo zoo, senza il minimo di decenza in quel carnaio greve di vomiti e di sudore; forse come credenti avremmo dovuto levare più forte la nostra condanna ed esprimere con maggiore vigore la nostra indignazione». Lo scrittore Predrag Matvejevic, citando lo storico Fernand Braudel, disse che il mare bisogna immaginarselo andando anche oltre il mare stesso. Bisogna vederlo con gli occhi di un uomo antico, come un’immensità ossessiva e meravigliosa. L’orizzonte di quelle genti, provenienti dall’Albania, era questo: l’immaginazione di una seconda possibilità oltre la linea del mare. Su quella Vlora c’era l’Albania giovane, quella con tante speranze nel cuore, che la Puglia, in quell’estate vacanziera, non riuscì a cogliere, vedendo quella nave che solcava le acque e che avanzava con lentezza, avvicinando la sua sagoma alla costa. Alle dieci del mattino erano lì, al porto di Bari, guardati con timore. Un ispettore di polizia, vedendo il gesto della vittoria sulle mani di tanti ragazzi, disse cinicamente: «Ma che cosa hanno vinto? Forse un viaggio di ritorno gratis». (Osservatore Romano)

Migrantes ricorda la tragedia di Marcinelle

7 Agosto 2021 - Roma -L’8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, un incendio sviluppatosi all’interno della miniera del “Bois du Cazier” uccise 262 minatori di ben dodici nazionalità diverse, tra cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è comunemente riconosciuta come la tragedia legata all’emigrazione italiana. In realtà non fu né la prima né l’ultima, ma è oggi simbolo indiscusso della memoria collettiva italiana per tutti i connazionali morti sul lavoro. Nel 2001, l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha istituito la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo che si celebra l’8 agosto per ricordare e onorare i tanti italiani che hanno perso la vita lavorando fuori dei confini nazionali. Il 65° anniversario, che ricorre quest’anno, diventa – spiega la Fondazione Migrantes in una nota - l’occasione per rivolgere lo sguardo a una storia che non va dimenticata. Il ricordo e la memoria devono fare da sprone per il costante miglioramento del presente. Come evidenziato dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la mobilità italiana continua a crescere. Negli ultimi 15 anni il dato si attesta a +76%. Tra chi parte oggi, ben il 40% ha tra i 18 e i 34 anni. Si tratta di giovani alla ricerca di una realizzazione attraverso un’occupazione giusta e strutturale, la cui mancanza è un problema endemico della realtà giovanile italiana. Quando si parla di lavoro, però, non si può non parlare di giustizia e sicurezza sociale per i lavoratori che devono essere accompagnati dalle Istituzioni, sia in Italia che all’estero. Il lavoratore – aggiunge la Migrantes – merita luoghi di lavoro sicuri, trattamenti adeguati e tutele al passo con i tempi. La pandemia sta facendo toccare con mano quanto il mondo del lavoro sia in fermento, quanto velocemente esso possa cambiare con la digitalizzazione e telematizzazione. Ma ci sono altresì settori più tradizionali, dove il rischio continua ad essere alto, come dimostrano i circa 650 mila infortuni che si registrano in Italia ogni anno. A 975 metri di profondità, 65 anni fa, quell'incendio causò lutto e dolore per 262 famiglie: la tragedia rivive attraverso i ricordi dei protagonisti di quei fatti, ogni anno sempre meno numerosi a causa dell’inesorabile trascorrere del tempo. Occorre costruire una memoria collettiva all’altezza di quella tragedia, per non dimenticare aspetti che assomigliano alle tristi pagine attuali di cronaca delle migrazioni. La mobilità umana di oggi, economica e non, ricorda a tutti quanto per l’uomo il movimento sia connaturato all’esistenza felice. Per gli italiani, in particolare, mobilità significa non riscoprirsi migranti, ma trovarsi di fronte a un elemento nazionale strutturale, identitario e complesso.

65mo della tragedia di Marcinelle: domenica alle 12 a Civitavecchia il suono delle sirene delle navi in sosta nel porto

6 Agosto 2021 - Civitavecchia – Domenica ricorre la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita dalla presidenza della Repubblica nel 2001 per celebrare, ricordare e onorare i tanti lavoratori italiani e il contributo economico, sociale e culturale delle loro opere, in occasione dell’anniversario della tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956 nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio, un incendio causò la morte di 262 minatori, di cui 136 italiani. La miniera di Marcinelle è diventata un simbolo e un santuario della memoria per tutti gli emigranti italiani che hanno perso la vita sul lavoro. La giornata onora quindi la memoria degli emigranti italiani di ogni paese e regione che, alla ricerca di un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, hanno affrontato grandi sacrifici e difficoltà. La capitaneria di porto di Civitavecchia, accogliendo con favore l’invito della prefettura di Roma, commemorerà la giornata attraverso il suono delle sirene delle navi in sosta nel porto che, alle 12 di domenica 8 agosto, si uniranno simbolicamente in ricordo delle vittime di quella immane tragedia.

65mo della tragedia di Marcinelle: domenica il ricordo dei Bellunesi nel Mondo

6 Agosto 2021 - Belluno – Domenica prossima si celebra la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Questa giornata cade ogni anno il giorno 8 di agosto, anniversario della tragedia di Marcinelle. L’Associazione Bellunesi nel Mondo celebrerà questa giornata domenica 8 agosto alle ore 11.00 a Belluno, davanti al monumento dell’emigrante in via Cavour 3. Il programma prevede il saluto del sindaco di Belluno, Jacopo Massaro; del presidente Abm, Oscar De Bona e il saluto dell’assessore della Regione veneto ai Flussi migratori, Cristiano Corazzari. Seguiranno interventi di alcuni ex minatori e la benedizione del cero. «Faremo ascoltare inoltre – spiega Oscar De Bona – il video saluto del sindaco di Charleroi, Paul Magnette. Non dobbiamo infatti dimenticare che a Marcinelle perse la vita anche un bellunese, il sedicenne Dino Della Vecchia». Oltre alle autorità saranno presenti anche le Famiglie Ex emigranti con il proprio gagliardetto. La commemorazione si svolgerà all’aperto, nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19. Inoltre verrà garantita la diretta sul canale YouTube e la pagina Facebook dell’Associazione Bellunesi nel mondo in modo da permettere a chiunque di partecipare a questa importante giornata dedicata all’emigrazione italiana.  

 

Lesbo: giovani per la Pace di Padova e Bologna con i giovani migranti

6 Agosto 2021 - Roma - È iniziata da pochi giorni la prima delle quattro missioni estive dei Giovani per la Pace in Bosnia, con la partenza di un gruppo di dodici ragazzi e ragazze delle Comunità di Sant’Egidio di Padova e Bologna. A Bihaç una parte del lavoro si svolge in sinergia con il JRS (Jesuit Refugee Service), con cui è attiva da alcuni mesi una proficua collaborazione. La situazione a Bihaç è in rapido mutamento. Nella stagione estiva i giovani migranti si trattengono solo pochi giorni, pronti a ripartire per proseguire il viaggio. Sono in aumento gli arrivi delle persone dal corno d’Africa – si legge sul sit di Sant’Egidio - come Yusuf (nome di fantasia), ragazzo somalo di 17 anni arrivato in Bosnia col padre e la sorella di 16 anni, ed accampato come tanti altri in mezzo al bosco che circonda Bihaç. Racconta delle violenze e delle umiliazioni subite al confine con la Slovenia: “Ho perso tutto, l’unica cosa che mi è rimasta è la mia anima, che mi consente di rimanere felice…”. Le condizioni igieniche dei migranti continuano ad essere estremamente critiche, con numerosi casi di scabbia sia dentro che fuori dai campi, senza contare i problemi legati alla scarsità di cibo e all’acqua, che oltre ad essere insufficiente spesso non è potabile. Il rapporto con gli abitanti del luogo è sempre più teso e non mancano esplicite manifestazioni di intolleranza nei loro confronti, come quella di chi dice: “se volete vedere uno zoo andate a Lipa”. Stanchi, affamati, maltrattati, i migranti continuano a nascondersi in rifugi di fortuna e a non arrendersi di fronte al sogno di arrivare in Italia e in Europa, al punto di voler riprovare il “game” più volte in una settimana. Molti hanno voluto partecipare in maniera inaspettata, ma grata, ad una scuola di italiano improvvisata dai Giovani per la Pace davanti al campo di Lipa. Resiste la speranza e la voglia di amicizia: pur vivendo in condizioni misere, non mancano da parte loro gentilezza e gesti di generosità, come il desiderio di condividere il poco cibo che hanno. È commovente come, anche in situazioni critiche, il loro spirito ottimista e fiducioso trasmetta un senso di conforto; come ci ha confidato un giovane pakistano in uno dei jungle camp: “Tutti abbiamo dei sogni”.  

Calabria: da oggi l’incontro internazionale dei Madonnari

6 Agosto 2021 - Taurianova - Le strade di Taurianova (RC) si trasformeranno, da oggi a domenica 8 agosto, in un quadro a cielo aperto al fine di valorizzare l’antica arte dei madonnari, la loro tradizione e il territorio che li accoglierà. È lo scopo del “Concorso Internazionale dei Madonnari – Città di Taurianova”, alla sesta edizione, nato nella cittadina calabrese su iniziativa dell’Associazione Amici del Palco con la direzione artistica del maestro madonnaro Gennaro Troia.  La città - dopo l’edizione “virtuale” dello scorso anno – torna a colorarsi stendendo un tappeto di immagini per le strade sul tema “Laudato si’… prendersi cura”.  Una manifestazione – spiega Giacomo Carioti, presidente dell’Associazione promotrice – in cui “l’arte si mescola alle tradizioni, e che grazie alla peculiarità artistica-culturale si colloca ormai tra le più significative manifestazioni estive della Calabria, affascinando i visitatori dell’intera regione che finalmente potranno visitare non solo un museo a cielo aperto, ma anche gustare quel sacrificio del madonnaro chinato a terra che si trasforma sempre in suggestive performance ricche di significato”. Durante la tre giorni anche iniziative per i più piccoli con laboratori ludico-didattici e l’immancabile intrattenimento musicale. Durante l’ultima edizione “dal vivo” (2019) anche una mostra con le foto realizzate nei vari anni dai madonnari arrivati da tutto il mondo a Taurianova. Ogni anno la manifestazione vede il patrocinio, tra gli altri, della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e la presenza del vescovo, Francesco Milito, che con interesse si sofferma su ogni opera per ammirare ingegno e fede degli artisti. In Italia la prima iniziativa di questo genere si è svolta nel 1972 a Grazie di Curtatone (Mantova) e che si ripete in prossimità della festa dell’Assunta. Altra iniziativa, dal 1998, a maggio, a Nocera Superiore (SA). In Calabria il concorso di Taurianova è l’unico a non essere legato ad altri eventi come feste patronali e fiere. (R.I.- Avvenire)    

Vangelo Migrante: XIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Gv 6,41-51)

5 Agosto 2021 - I giudei mormorano contro Gesù: ‘ma come pretendi di essere il pane piovuto dal cielo? Sei venuto come tutti da tua madre e da tuo padre. Tu vuoi cambiarci la vita? No, il Dio onnipotente dovrebbe fare ben altro: miracoli potenti, definitivi, evidenti, solari’. Ma le cose di Dio non passano per i nostri schemi, secondo quello che già conosciamo; né fanno spettacolo. La conseguenza della presunzione è solo la mormorazione. Essa non porta ad altro. E Gesù: ‘non mormorate tra voi, non sprecate parole a discutere di Dio, potete fare di meglio: tuffarvi nel suo mistero, in quel pane che discende dal cielo’. E discende per mille strade, in cento modi: anche da una frontiera! Possiamo scegliere di non accoglierlo ma Lui continuerà a venire, instancabilmente, e l’uomo avrà sempre fame, inevitabilmente: “nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. ‘Non mormorate, potete fare di meglio: mangiate! È un gesto semplice e quotidiano, eppure così vitale e potente, e Gesù lo ha scelto come simbolo dell’incontro con Dio. In quel pane e nella convivialità risiede la frontiera avanzata del Regno dei cieli. Il Pane che discende dal cielo è l’autopresentazione di Dio: “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Il pane che mangiamo ci fa vivere, e allora viviamo di Dio e mangiamo la sua vita, sogniamo i suoi sogni, preferiamo quelli che lui preferiva. Bocconi di cielo. Sorge una domanda: di cosa nutriamo anima e pensieri? Stiamo mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure ci nutriamo di egoismo, intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure? Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, questi ci trasformeranno in custodi della bellezza e della tenerezza: questo fa il pane che dà la vita al mondo.

Filippini in Italia: una celebrazione per i 500 anni di evangelizzazione

5 Agosto 2021 - Roma - Un pellegrinaggio di fede in occasione del 500° anniversario (1521-2021) dell'arrivo del cristianesimo nelle Filippine. A Roma si sono ritrovati, nella Basilica di Santa Maria Maggiore,  oltre 250 pellegrini filippini provenienti dall'Europa La celebrazione è stata presieduta da mons. Jan Thomas Limchua, ufficiale filippino della segreteria di Stato della Santa Sede che nell'omelia ha ribadito che la comunità filippina può essere testimone di Gesù Cristo condividendo con gli altri la propria fede cristiana insieme ai valori cristiani più genuini. Il prossimo pellegrinaggio della comunità filippina si terrà a Milano nel 2023.

GMMR: un nuovo video di Papa Francesco

5 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Un nuovo video di papa Francesco in vista della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 26 settembre. Il Papa, nel  video inedito, invita a imparare a vivere insieme, in armonia e pace, per costruire un futuro arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Nel video, diffuso oggi dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale,  anche la testimonianza diretta di chi quotidianamente lavora insieme nella diversità dimostra la possibilità di realizzare questo futuro “a colori”.   https://youtu.be/aBwi8b9Tc5c  

Budapest. una preghiera ecumenica in ricordo del Porrajmos

5 Agosto 2021 - Budapest - Il 2 agosto a Budapest si è svolta la preghiera ecumenica in memoria del Porrajmos, lo sterminio nazista di rom e sinti, e dell’attentato di Kisléta il quale fu l’ultimo di una serie di uccisioni di persone rom tra il 2008 e il 2009 con sei vittime e parecchi feriti in Ungheria. La preghiera è stata presieduta da mons. János Székely, vescovo  di Szombathely, con le rappresentanze delle chiese riformata e luterana, e la comunità ebraica. Erano presenti alcuni membri delle famiglie delle vittime e Éva Fahidi, superstite dell’olocausto, prigioniera del campo Auschwitz-Birkenau anche nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 quando gli ultimi rom furono uccisi dagli SS. Péter Szőke della Comunità di Sant’Egidio a Budapest ha introdotto la preghiera: “vogliamo gridare al Signore con le vittime e per le vittime, ma vogliamo anche dire quale sogno abbiamo sul mondo e sull’Ungheria”. Citando Jonathan Sacks, ha detto: “un paese è forte quando si prende cura dei deboli, diventa ricco quando si occupa dei poveri, diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Nella sua omelia il vescovo emerito luterano Péter Gáncs ha offerto una meditazione sull’incontro di Gesù con la samaritana.  Gesù non rispetta i confini e “provoca”, nel senso originario del verbo: chiama fuori quel che è nascosto. I giudei e i samaritani allora non avevano nessuna comunione, non potevano usare gli stessi piatti, bicchieri. Gesù trova quell’unica cosa che lui e la donna hanno in comune: la sete nell’ora più calda del giorno. Chiede acqua alla samaritana, suscitando scandalo persino nei discepoli che non capiscono. Il rapporto tra giudei e samaritani è paragonabile a quello tra ungheresi rom e non rom di oggi. Gesù ci offre l’acqua della vita perché essa diventi in noi fonte per gli altri. I nostri sforzi non servono a nulla se non facciamo noi il primo passo nel ristabilire la comunione in modo personale, mangiando e bevendo dagli stessi piatti con loro. Éva Fahidi, che aveva perso sua madre e la sua sorellina subito dopo il loro arrivo ad Auschwitz, ha dato la sua personale e toccante testimonianza della notte in cui le famiglie rom, più di 3000 persone furono assassinate nel campo di Birkenau. “I rom e sinti sono il popolo più vicino al mio cuore. Sono i miei fratelli e sorelle di sangue. Avevo 79 anni quando per la prima volta tornai ad Auschwitz. Finora non avevo capito perché ero sopravvissuta proprio io ma allora e lì capì: per raccontare fino alla fine della mia vita perché non succeda più. Purtroppo, le idee nazionalsocialiste si diffondono anche dove prima erano sconosciute. Il ruolo delle chiese è essenziale per contrastarle. I sopravvissuti non vogliono sporcarsi le proprie anime di odio contro nessuno”. Rivolgendosi ai bambini e giovani rom presenti ha detto: “I bambini rom sono bellissimi. Studiate, trovate buoni lavori per non essere umiliati, abbiate belle famiglie con tanti figli, Dio vi benedica”. Nelle preghiere dei fedeli sono stati letti i nomi delle vittime degli attentati compiuti dodici anni fa in Ungheria, tra cui un bambino di appena 5 anni, Robi Csorba. Nella preghiera dei fedeli, Eszter Dani, pastora riformata ha chiesto la guarigione al Signore per coloro sono paralizzati dalla paura, dal lutto, e anche per coloro che sono pieni di odio. Il capo rabbino Zoltán Radnóti ha pregato con le parole dell’Avinu Malkenu, Nostro Padre, Nostro Re, le suppliche per la misericordia dell’Eterno. Il vescovo János Székely ha reso grazie al Signore per i “nostri fratelli zingari” e i “tesori che portano in loro”. “Noi pecchiamo contro il nostro fratello – ha aggiunto – non solo quando lo distruggiamo ma anche quando gli neghiamo una vita degna dell’uomo”. “Vogliamo raggiungere la misura del tuo amore infinito”, ha concluso la sua preghiera.

Eurostat: in un anno 276mila permessi di soggiorno per motivi famigliari a under15 extra-Ue

5 Agosto 2021 - Roma - Nel 2019 è stato rilasciato il primo permesso di soggiorno per motivi familiari nell'UE a 276 200 bambini (cittadini non comunitari) di età inferiore a 15 anni. Si tratta di un rapporto di 504 per 100.000 della popolazione infantile dell'UE di età inferiore a 15 anni. Tra questi bambini, il 60% aveva meno di cinque anni. Il dato è stato fornito da Eurostat che evidenzia che gli Stati membri che hanno rilasciato il maggior numero di questi permessi sono stati la Germania (61 500, pari al 22% del totale dei primi permessi di soggiorno rilasciati nell'UE per motivi familiari a figli di età inferiore ai 15 anni), seguita dalla Spagna (55300, 20%), Italia (41300, 15%) e Svezia (24400, 9%). In termini relativi, il rapporto per 100.000 bambini di età inferiore a 15 anni era più del doppio della media UE in Svezia (1 339), Lussemburgo (1 322) e Slovenia (1 257), mentre era più alto del 50% in altri tre Stati membri: Belgio (897), Portogallo (863) e Spagna (798). Per quanto riguarda il Paese di cittadinanza dei minori di 15 anni a cui è stato concesso il primo permesso di soggiorno per motivi familiari nell'UE, il 35% dei bambini aveva la cittadinanza di un Paese asiatico, il 25% africano, il 23% europeo (extra UE), 9 % Sud e Centro America e 3% Nord America. Il Marocco (12% del totale dei primi permessi di soggiorno rilasciati nell'UE per motivi familiari a minori di 15 anni) è stato il principale Paese di cittadinanza nel 2019, seguito da Siria (7%) e India (6%). Se si esaminano i flussi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi nel 2019, i primi 3 flussi di minori di 15 anni provenienti per motivi familiari sono stati osservati tra Marocco e Spagna (24.800 bambini), poi Siria e Germania (12.700). e infine Brasile e Portogallo (6 900).

Lesbo: è allerta caldo al campo profughi

4 Agosto 2021 - Lesbo - È allerta caldo in Grecia: le temperature sono altissime e il governo ha raccomandato ai cittadini di uscire di casa il meno possibile. Al campo profughi di Moria2, nell'isola di Lesbo, fa caldissimo. Nella lunga distesa di tende e container, stretti tra di loro a un passo dal mare, il sole non fa sconti: gli alberi si contano sulle dita di una mano. Il numero dei rifugiati sull'isola quest'anno è diminuito, ma è aumentata la disperazione: ogni giorno sembra più difficile ottenere i permessi per raggiungere la meta del proprio lungo e spesso drammatico viaggio. Le cupole rosse della "tenda dell'amicizia" sono accanto al campo, un po' più in alto: ci sono tavoli all'ombra dove di mattina i bambini arrivano per la Scuola della Pace della Comunità di Sant'Egidio e il pomeriggio si può mangiare con la propria famiglia, poi fermarsi a conversare a giocare a dama o a backgammon, mentre i bambini corrono in uno spazio largo e sicuro. Poco più lontano, le tende della Scuola di inglese, dello stesso rosso vivace, con banchi, lavagne, un insegnante e tanti "assistenti" che aiutano chi, ormai adulto, di scuola ne ha fatta poca, ma porta con sé tanta speranza e voglia di fare. In questi giorni sono quasi 90 i "volontari" (saranno più di 250 nell'arco di tutta l'estate), in maggioranza giovani, di diversi paesi europei: dal Portogallo alla Polonia, passando per Spagna, Olanda, Italia, Belgio, Ungheria, Germania. "Sono venuti a proprie spese, per trascorrere  le loro vacanze con i profughi dell'isola", sottolina la Comunità di Sant'Egidio. A loro si aggiungono qualche amica greca e alcuni giovani migranti che facilitano l'amicizia, traducendo in arabo o in farsi. È "l'entusiasmo della gratuità, che contagia tanti e che - al di là delle barriere linguistiche e culturali" - è il messaggio di Sant'Egidio ai profughi -  il "valore aggiunto" delle tende rosse, dove, con il cibo, la scuola, qualche consiglio medico, "si respira l'aria fresca dell'amicizia".    

Mci Germania-Scandinavia: festeggia 60 anni la Mci di Rottweil

4 Agosto 2021 - Francoforte - Festeggia 60 anni di vita la Missione Cattolica Italiana di Rottweil con una celebrazione eucaristica, domenica 26 settembre, alle ore 11.00, presso la chiesa di Auferstehung Christi (Krummer Weg 47). L’incertezza legata al coronavirus non ha permesso di attivarsi prima sottoliea la Delegazione naziona delle Mci in Germania e Scandinavia. La messa del Giubileo, cui seguirà un rinfresco, verrà presieduta da don Detlef Stäpps. Una intervista alla collaboratrice pastorale Maria Angela Mariano sul mensile del Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia  di settembre presenterà la storia ed e i momenti più importanti della Comunità.

Rosario per l’Italia: questa sera da Salerno con mons. Ballandi

4 Agosto 2021 -
Salerno - Prosegue anche nel mese di agosto l’iniziativa «Prega con noi», promossa dalle emittenti cattoliche della Cei Tv2000 e radio InBlu2000. Una iniziativa che si è posta in continuità con l’appuntamento di preghiera che tutti i media della Cei avevano proposto con l’inizio della pandemia del Covid-19. Si continua ora nella recita del Rosario da un luogo differente ogni settimana, toccando progressivamente le diverse diocesi italiane. Questa sera alle 20.50 su Tv2000, radio InBlu2000 e la pagina Facebook, si potrà seguire la recita del Rosario dalla cripta di San Matteo nella Cattedrale di Salerno. A presiedere la preghiera mariana sarà l’arcivescovo di Salerno- Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi. Ad animare la preghiera mariana da Salerno sarà il coro diocesano.

Papa Francesco: appello alla comunità internazionale affinché “aiuti il Libano con gesti concreti”

4 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Un appello alla comunità internazionale, affinché aiuti il Libano “con gesti concreti, non con parole soltanto”: a rivolgerlo, al termine dell’udienza generale di questa mattina, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, è stato papa Francesco che ha ricordato l’esplosione di un anno fa a Beirut. “A un  anno dalla terribile esplosione che ha provocato morte e distruzione – ha detto il papa – il mio pensiero va a quel caro Paese, soprattutto alle vittime, alle loro famiglie, ai tanti feriti e a quanti hanno perso la casa e il lavoro. E tanti hanno perso l’illusione di vivere”. “Nella giornata di preghiera e riflessione per il Libano, il 1° luglio scorso, insieme a leader religiosi cristiani – ha ricordato il Papa – abbiamo accolto le aspirazioni e le attese del popolo libanese, stanco e deluso, e invocando da Dio luce e speranza per superare la dura crisi oggi faccio appello anche alla comunità internazionale, chiedendo di aiutare il Libano a compiere un cammino di risurrezione, con gesti concreti, non con parole soltanto. Gesti concreti”. In questa prospettiva, papa Francesco auspica che sia “proficua la conferenza in via di svolgimento promossa dalla Francia e dalle Nazioni Unite”: “cari libanesi il mio desiderio di venire a visitarvi è grande e non mi stanco di pregare per voi, perché il Libano ritorni ad essere un messaggio di fratellanza, un messaggio di pace per tutto il Medio Oriente”.  

Papa: da oggi tornano le Udienze Generali

4 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Tornano da mercoledì 4 le udienze generali di papa Francesco. Tradizionalmente, le udienze generali del Papa vengono sospese a luglio per concedere un periodo di riposo ai Pontefici. Quest'anno, la pausa ha coinciso anche con la convalescenza del Pontefce  che il 4 luglio scorso è stato sottoposto ad un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli. A un mese esatto dall'intervento quindi, fatta eccezione per gli Angelus domenicali, uno tenuto proprio da un balconcino dell'ospedale romano, il Papa riprende le consuete attività.

Centro Astalli: un “nuovo patto sociale per porre fine all’ecatombe di migranti”

3 Agosto 2021 - Roma - Il Centro Astalli “raccoglie” e fa “suo” l’appello di mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, nel chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali, di “non perdere altro tempo”. “Salvare chi rischia la vita in mare, in assenza di alternative legali per entrare in Europa, è dovere umanitario non derogabile”, sottolinea una nota. I dati del Ministero dell’Interno ci dicono che nel 2021 sono arrivati via mare in Italia 30mila migranti. P Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, ribadisce che la “la situazione del Mediterraneo va affrontata con tempestiva risolutezza e mettendo al centro diritti umani e dignità dei naufraghi. Si tratta di un numero che fa gridare all’emergenza e all’invasione solo chi fa della paura e della demagogia gli unici strumenti da usare nel dibattito politico e mediatico. È necessario un nuovo patto sociale in cui autorità nazionali, enti locali e cittadini insieme decidano di porre fine all’ecatombe di uomini, donne e bambini in cerca di salvezza e accolgano in maniera diffusa in tutti i territori i migranti. In questo modo l’impatto che si avrebbe sulle comunità locali sarebbe minimo e non rappresenterebbe un onore o un’emergenza per nessuno.  

Spettacolo viaggiante: torna in strada il “Concorso Internazionale dei Madonnari” di Taurianova

3 Agosto 2021 -

Taurianova - Si svolgerà dal 6 all'8 agosto a Taurianova (RC), la sesta edizione del “Concorso Internazionale dei Madonnari - Città di Taurianova”, l'iniziativa ideata dall’Associazione Amici del Palco con la direzione artistica del maestro madonnaro Gennaro Troia (fondatore della Scuola Napoletana dei Madonnari), tesa a valorizzare l’arte antica dei madonnari, la tradizione, la storia e il territorio che si trasforma in uno scenario esclusivo per l’arte di strada.

 Dopo l'ultima edizione online, tornano a colorare la città gli artisti internazionali che con i loro gessetti saranno al centro di una manifestazione - giunta alla sesta edizione - che negli anni ha accolto fino a 50 artisti provenienti da tutta Italia, dall’Europa e dal mondo per un evento unico nel suo genere in tutta la Calabria, inserito tra le maggiori manifestazioni culturali e artistiche dell’intera regione, che stende ai piedi dei suoi visitatori un tappeto pregiato fatto anche di contaminazioni e culture che si mescolano fra i colori e la bellezza, con i madonnari che diventano parte delle proprie opere, come in un abbraccio, quest'anno sul tema: “Laudato si'… prendersi cura”. 

 «Dopo il fermo forzato dell'anno scorso, in cui a causa della pandemia siamo stati costretti ad organizzare un'edizione online, siamo felici di annunciare la sesta edizione nuovamente per strada, ovviamente rispettando tutte le misure di sicurezza anti-covid previste. La nostra - afferma Giacomo Carioti, presidente dell’Associazione Amici del Palco  – è una manifestazione in cui l'arte si mescola alle tradizioni, e che grazie alla peculiarità artistica-culturale si colloca ormai tra le più significative manifestazioni estive della Calabria, affascinando i visitatori dell'intera regione che finalmente potranno visitare non solo un museo a cielo aperto, ma anche gustare quel sacrificio del madonnaro chinato a terra che si trasforma sempre in suggestive performance ricche di significato».

 Il programma della manifestazione che accoglierà i visitatori nel rispetto delle norme vigenti prevede anche alcune iniziative pensate per i più piccoli con laboratori ludico-didattici e l’immancabile intrattenimento musicale.

La manifestazione è supportata dal patrocinio del Comune di Taurianova, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, dal Consiglio Regionale della Calabria, dalla Regione Calabria, dalla diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, dalla Consulta delle Associazioni di Taurianova.