19 Ottobre 2021 - Algeri - La Guardia costiera algerina ha recuperato, sabato, i corpi di quattro migranti affogati dopo che un barcone si è capovolto, mentre è riuscita a strappare alle acque altri 13. L’incidente
è avvenuto a 16 miglia nautiche a nord di Algeri. Non è stato specificato la nazionalità delle vittime, ma molti giovani algerini cercano di attraversare il Mediterraneo, spesso diretti in Spagna,
su una rotta altamente rischiosa.
Domenica invece, un naufragio al largo di Mahdia, in Tunisia, è costato la vita a quattro persone, mentre altre 19 risultano disperse. A bordo della piccola barca c’erano almeno 30 tunisini, per lo
più giovani: «Sette sono stati salvati», ha detto il portavoce del tribunale di Mahdia e Monastir, precisando che quattro persone sono state arrestate per aver partecipato all’organizzazione
della traversata. Uno dei migranti è riuscito a nuotare fino a riva e ha dato l’allarme. Il governatorato di Mahdia si trova a circa 140 km dall’isola di Lampedusa. Non è chiaro tuttavia da dove sia partita la barca.
È stato un fine settimana impegnativo anche per la Spagna, dove sono stati segnalati oltre 500 sbarchi di migranti in diverse zone costiere, sia al sud sia nelle isole. Alle Baleari gli arrivi sono
proseguiti anche la scorsa notte. In totale, sull’arcipelago sono approdate oltre 300 persone in meno di 48 ore. Numerosi gli sbarchi anche in alcune zone del sud-est della Spagna peninsulare,
in particolare nella provincia di Alicante e nella regione di Murcia, dove sono stati notificati circa 200 arrivi. Poco più a sud, nella zona di Almeria, in Andalusia, si è verificato l’ennesimo naufragio di migranti: due sopravvissuti hanno affermato che con loro c’erano altre 12 persone. Le autorità stanno effettuando ricerche in mare nella speranza di salvare altre vite. Domanica, invece, nella zona di Almeria sono arrivate almeno altre 21 persone.
Le Baleari e le zone costiere del sud-est sono solitamente i principali punti di approdo delle imbarcazioni che salpano dalle coste algerine. Intanto, anche sulle coste italiane si susseguono gli sbarchi e i soccorsi. 222 quelli arrivati a Lampedusa con sette imbarcazioni. Gli approdi hanno riguardato anche Pantelleria, dove piccoli gruppi di migranti tunisini sono riusciti a sbarcare sull’isola. Tra loro donne e bambini.
Primo Piano
Rosario per l’Italia: domani con mons. Cerrato
19 Ottobre 2021 - Roma - Domani sera Rosario per l'Italia dalla diocesi di Ivrea. Tv2000 e radio InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi alle 20.50, per recitare insieme il Rosario trasmesso su Tv2000, InBlu2000, e su Facebook. La preghiera sarà trasmessa dalla chiesa di San Michele e San Solutore a Strambino, in provincia di Torino, in occasione della quinta incoronazione centenaria della Madonna del Rosario (in programma il 24 ottobre). A guidare la preghiera mariana sarà l’oratoriano mons. Edoardo Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea.
In Famiglia: Tobia e Sara, seconda parte
19 Ottobre 2021 - Abbiamo lasciato Tobia e Azaria/Raffaele lungo il cammino. Attraversando il fiume Tigri, Tobia viene aggredito da un grande pesce, simbolo di pericolo misterioso e pauroso (pensiamo alla famosa balena di Giona). Raffaele gli intima di catturarlo e toglierne il fiele, il cuore e il fegato; mettendoli in disparte perché potranno essere utili medicamenti (Tb 6,4). C'è una dimensione del tutto pratica nell'aiuto che Raffaele offre a Tobia: l'angelo dà un consiglio ma la volontà e l'impegno del giovane sono fondamentali. Forse anche a noi tante volte è capitato di ricevere un'indicazione, un suggerimento e di non averlo voluto seguire senza fidarci di chi ce lo stava dando. L'invito allora è quello di avere una mente e una sensibilità accogliente nei confronti delle opportunità che Dio ci offre e saperle cogliere per il nostro bene.
Arrivati nella città di Sara, l’angelo prepara Tobia all’incontro con quella che sarà la sua sposa, perché il padre di lei è il parente più prossimo di suo padre Tobi e questo è secondo la volontà del Signore. Tutto sembra prestabilito, ma in realtà non è così: Tobia deve compiere un percorso di discernimento, ha sentito parlare del demone che affligge quella donna e non nasconde la sua paura di morire. Le parole di Raffaele sono un annuncio che dovrebbe risuonare nel cuore di ogni sposo: “Non temere: ella ti è stata destinata fin dall'eternità. Sarai tu a salvarla. Ella verrà con te e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero”. Ed infatti questa sorta di profezia, come prosegue il testo, porta Tobia a fidarsi e ad “amare molto quella donna senza più poter distogliere il cuore da lei” (Tb 6,18). C’è un momento preciso nella vita di ogni uomo e di ogni donna che decidono di sposarsi nel Signore a partire dal quale i due si promettono per sempre che la salvezza, potremmo dire la santità dell’altro è il dono e la responsabilità che accolgono reciprocamente. Non sono più due, ma uno, la loro fede, il loro desiderio di amare Dio passa attraverso il loro amore, in una storia intrecciata che nel libro si concretizza nel dettaglio della loro prima notte di nozze.
Quest’uomo e questa donna sanno che la posta in gioco è alta, che l’amore richiede coraggio, che è un abisso in cui ci si può perdere e dal timore, però, non nasce la fuga ma, ancora una volta una preghiera che è fra i testi più belli della Bibbia dedica al matrimonio. Un canto di lode, di ringraziamento, di fiducia, un’invocazione allo Spirito affinché li accompagni sempre: Tobia così prega: “Tu hai detto: «Non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui». Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia” (Tb 8,5-8). Nonostante i timori dei genitori, gli sposi si ridestano dopo la notte trascorsa insieme sani e salvi e da lì il racconto non è che un tripudio di grazie su grazie. Proseguono i festeggiamenti, Tobia recupera il piccolo tesoro che il padre gli ha affidato e poi non dimentica i suoi anziani genitori e intende ritornare a casa con la sua sposa. Il padre di Sara desidera che il rapporto di questo nuovo marito con i suoi suoceri possa essere intimo e affettuoso come quello coi genitori e chiede al genero, affidandogli la figlia di “non farla soffrire nessun giorno della sua vita” (Tb 10,13). Un’altra raccomandazione-benedizione che ogni sposo dovrebbe poter alimentare nel cuore attraverso la preghiera e l’aiuto di tutte le persone che amano la nuova famiglia che si è formata. Tobia torna dal padre e lo guarisce con il fiele del pesce: il suo coraggio lo ha reso capace di occuparsi del suo genitore e questi ora può rivederlo con occhi nuovi. È bello scoprire che in questo racconto le coppie dei genitori e quella degli sposi si dimostrano un affetto senza condizioni, un amore che supera loro stessi. In tralice c’è sempre il rischio che i legami di sangue prevalgano sull’unione che da poco si è formata, i cosiddetti “cordoni ombelicali” con le famiglie d’origine, ma vince la libertà dei coniugi che sanno staccarsi dalle case avite e iniziare la loro strada affidando il loro amore a quello provvidente di Dio. (Giovanni M. Capetta - Sir)
Accogliere lo straniero: una bella storia di collaborazione fra Caritas, Migrantes e LVIA
18 Ottobre 2021 - Forlì - Ibrahima è un ragazzo senegalese giunto in Italia nel 2015 attraversando il Mediterraneo. Da Lampedusa giunge a Forlì ospite di un Centro di Accoglienza Straordinaria dove inizia l’iter per la richiesta d’asilo volta ad ottenere un permesso di soggiorno. La sua domanda non viene accolta per cui fa appello al tribunale di Bologna. Intanto, a fine 2016, viene inserito nel progetto Caritas “Rifugiato a casa mia”, ospitato presso un appartamento assieme ad altri due coetanei del Mali e del Gambia e con l’aiuto di un volontario tutor avvia un percorso di autogestione e di ricerca lavoro. Ad inizio 2017 trova lavoro presso un panificio e dopo un anno di tirocinio, nel 2018, ha un contratto di 48 mesi come apprendista che gli permette di pagare un affitto e ottenere la residenza. Purtroppo il ricorso in appello a Bologna e quello successivo in Cassazione a Roma gli negano il permesso di soggiorno in Italia. Nell’estate 2019, trovato ad un controllo in strada sprovvisto di documenti, viene convocato in Questura e gli viene consegnato un decreto di espulsione. Non potendo più rimanere a Forlì se non da “irregolare”, alcuni volontari del Servizio Migrantes lo aiutano ad organizzare il rientro in Senegal, vale a dire ottenere il passaporto dal Consolato di Milano, concordare con la Questura di Forlì la data dell’imbarco aereo, istruire la pratica di annullamento delle conseguenze del decreto di espulsione affinché rimanesse aperta la possibilità di un successivo rientro in Italia attraverso il decreto flussi per lavoratori stagionali. E così un giorno di ottobre 2019 viene accompagnato in aeroporto a Milano per fare ritorno in Senegal dove troverà ad accoglierlo e a seguirlo negli adempimenti burocratici gli operatori di LVIA , ong con sede a Cuneo e operativa in una decina di paesi africani, tra cui il Senegal, con una sede territoriale anche a Forlì (LVIA-Forlì nel Mondo), con cui Migrantes coltiva da diversi anni rapporti di collaborazione. In Senegal gli viene offerta ospitalità e tutto l’aiuto necessario per i contatti e il non facile espletamento delle pratiche presso l’ambasciata Italiana, fino a che nel settembre 2021, dopo il nulla osta rilasciato dalla Prefettura di Forlì, ottiene regolare visto per ritornare in Italia in base al decreto flussi lavoratori stranieri, nel frattempo divenuto operativo dopo un anno di blocco causa Pandemia Covid. In preparazione al suo rientro Migrantes si è attivata per trovare un contratto di lavoro presso un’azienda agricola locale come lavoratore stagionale straniero, per l’accoglienza immediata compreso un alloggio ove ospitarlo al suo arrivo a Forlì. Ci si è rivolti a Caritas ed è stata trovata una casa ove ora Ibrahima risiede. Da ormai 3 settimane è impiegato nel lavoro di raccolta uva, ha un permesso di soggiorno temporaneo di 5 mesi per cui dovrà trovarsi un nuovo lavoro per convertire l’attuale permesso stagionale in permesso annuale. La sua vicenda di accoglienza e integrazione non è ancora conclusa ma è forte la speranza di potere arrivare al risultato pieno, data la forza di volontà e la continuità con cui sono stati affrontati i numerosi ostacoli incontrati in questa storia attualissima di immigrazione dall’Africa. Ci piace presentare questa storia perché accanto alla voglia di riscatto dei poveri del Sud del Mondo, dei sacrifici disposti ad affrontare nella speranza di una vita più dignitosa, degli ostacoli che devono superare di fronte a leggi, norme ed anche disfunzioni burocratiche, la disponibilità e la tenacia dei volontari delle tre associazioni/uffici pastorali (Migrantes, Caritas, LVIA) restano un esempio vivo e attuale di umana solidarietà e concreta voglia di compartecipare nell’accoglienza e integrazione di persone straniere, essendo che tutti chiamati ad impegnarci al rispetto umano “verso l’altro” da noi. ( Servizio Migrantes diocesi di Forlì-Bertinoro)
Arrivano in Italia i primi cinque minori soli del progetto “Pagella in tasca”
18 Ottobre 2021 - Torino - Sono arrivati all’aeroporto di Torino, il primo gruppo di cinque minori soli – su un totale di 35 ragazzi - selezionati all’interno del progetto Pagella in tasca, promosso e realizzato dall’organizzazione umanitaria Intersos insieme a UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati.
Sono ragazzi soli di età tra i 15 e i 17 anni, originari del Darfur, Sudan, e rifugiati in Niger dove Intersos gestisce le attività educative nei campi in partenariato con l’UNHCR.
Una volta in Italia i minori saranno ospitati da famiglie affidatarie con un meccanismo di community sponsorship, che prevede anche il coinvolgimento di tutori volontari e del Comune di Torino oltre alle organizzazioni del privato sociale. Le famiglie riceveranno un supporto educativo, legale e psicologico.
Grazie ad una borsa di studio di 12 mesi, i minori potranno conseguire la licenza media e successivamente scegliere se proseguire il proprio percorso nella scuola secondaria superiore o nella formazione professionale.
“Questo progetto si fonda su due pilastri: il diritto allo studio e l’accoglienza in famiglia. Per la prima volta viene utilizzato un visto di studio per consentire l'ingresso sicuro in Italia a minori non accompagnati rifugiati, attualmente esclusi dalla maggior parte degli altri canali di ingresso regolari, quali per esempio i corridoi umanitari” spiega Elena Rozzi, responsabile del progetto per Intersos. “Sappiamo che questo progetto pilota è solo una goccia nel mare, a fronte di quasi 1300 persone morte nel Mediterraneo centrale dall’inizio del 2021, ma speriamo che potrà consentire in futuro anche ad altri minori di entrare in Italia in modo protetto senza dover più rischiare la vita”.
“Pagella in tasca” è un nuovo canale di ingresso regolare e sicuro fortemente innovativo rispetto ai canali ad oggi attivi in quanto rivolto a minori soli” ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per Italia, Santa Sede e San Marino. “Bambini e ragazzi rappresentano circa la metà degli oltre 80 milioni di persone in fuga nel mondo. Il desiderio di studiare e migliorare la propria vita è tra i motivi che li spinge ad intraprendere pericolosi viaggi verso l’Europa. Con questo progetto offriamo loro la possibilità non solo di arrivare in sicurezza ma anche di beneficiare di un’accoglienza in famiglia, la dimostrazione di quanto l’Italia sia all’avanguardia nella tutela dei rifugiati”.
Insieme a Intersos e a UNHCR, sono partner del progetto, il Comune di Torino, la rete CPIA Piemonte, l’Arcidiocesi di Torino e alcune organizzazioni locali, ed è stato firmato un protocollo d’intesa nazionale con i Ministeri degli Affari Esteri, dell’Interno e del Lavoro.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana (nell’ambito della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare” – Fondi 8 per mille Chiesa Cattolica), della Fondazione Migrantes, di Acri (nell’ambito del Progetto “Migranti”) e della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Papa Francesco: Angelus, “violenza genera violenza”
18 Ottobre 2021 - Città del Vaticano - “La scorsa settimana sono stati compiuti vari attentati, per esempio in Norvegia, Afghanistan, Inghilterra, che hanno provocato numerosi morti e feriti”. Lo ha ricordato il Papa, al termine dell’Angelus di ieri, in cui ha espresso la sua vicinanza ai familiari delle vittime.
“Vi prego, per favore, di abbandonare la via della violenza, che è sempre perdente, che è una sconfitta per tutti”, l’appello di Francesco: “Ricordiamoci che violenza genera violenza”.
La domenica del Papa: immergersi nella vita degli altri
18 Ottobre 2021 - Città del Vaticano - Per ben due volte Gesù deve ricordare ai suoi il tema del servizio, e della netta incompatibilità con il potere. Nelle letture non è difficile vedere una tentazione che anima il nostro tempo, e che Marco mette in primo piano nella richiesta dei due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, quando chiedono a Gesù di essere scelti per sedere uno alla sua destra l’altro alla sua sinistra nel Regno di Dio.
“Come fossero primi ministri, una cosa del genere”, afferma papa Francesco all’Angelus, davanti a oltre 20 mila persone. Una richiesta, quella di Giacomo e Giovanni, che, come dire, porta alla mente la categoria degli arrivisti, arrampicatori sociali, di coloro che per far carriere sono disposti a passare sulla testa degli altri. Tentazione che si oppone alla logica del servizio che anima la via di Gesù: “la vera gloria – afferma il Papa – non si ottiene elevandosi sopra gli altri, ma vivendo lo stesso battesimo che egli riceverà, di lì a poco, a Gerusalemme, cioè la croce”.
Il profeta Isaia, è la prima lettura, descrive la figura del servo di Jahwé: “non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia”. Ecco il grande paradosso: non è brigando per ottenere potere e successo che si distingue il discepolo. È la logica delle beatitudini. Don Tonino Bello diceva: “non abbiamo più i segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli sfrattati, dei drogati, dei marocchini, dei terzomondiali, i problemi di tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo i segni del potere, però c'è rimasto il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di operare qualche inversione di marcia”.
Torniamo al Vangelo di Marco. Siamo di fronte a due logiche diverse: i discepoli vogliono emergere e Gesù vuole immergersi. Francesco si sofferma su questi due verbi. Il primo, emergere, esprime quella mentalità mondana da cui siamo sempre tentati: vivere tutte le cose, perfino le relazioni, per alimentare la nostra ambizione, per salire i gradini del successo. “La ricerca del prestigio personale può diventare una malattia dello spirito, mascherandosi perfino dietro a buone intenzioni”. C’è il rischio, per il Papa, di inseguire solo “la nostra affermazione”. Succede anche nella Chiesa, quando “noi cristiani, che dovremmo essere i servitori, cerchiamo di arrampicarci, di andare avanti”. La domanda che dobbiamo porci allora è: “perché porto avanti questo lavoro, questa responsabilità? Per offrire un servizio oppure per essere notato, lodato e ricevere complimenti?”.
Contro questa logica mondana Gesù contrappone la sua: “invece di innalzarsi sopra gli altri, scendere dal piedistallo per servirli; invece di emergere sopra gli altri, immergersi nella vita degli altri”. Così chiede di “preoccuparsi della fame degli altri, preoccuparsi dei bisogni degli altri, che dopo la pandemia sono aumentati. Guardare e abbassarsi nel servizio, e non cercare di arrampicarsi per la propria gloria”.
Allora, come immergersi, si chiede il Papa: “con compassione, nella vita di chi incontriamo”. Pensiamo a chi “lavora e non riesce ad avere il pasto sufficiente per tutto il mese”. Avere compassione, “non è un dato di enciclopedia: ci sono tanti affamati, sono persone”. Gesù “si è avvicinato con compassione”, e si è “immerso fino in fondo nella nostra storia ferita […] non è rimasto lassù nei cieli, a guardarci dall’alto in basso, ma si è abbassato a lavarci i piedi”. Certo serve impegno, afferma Francesco, “serve impegno, ma non basta”. Da soli è difficile, però abbiamo dentro una forza che ci aiuta: il battesimo”.
Del servire ha parlato anche in basilica nell’omelia per l’ordinazione di due nuovi vescovi, tra cui il suo cerimoniare, monsignor Marini. A loro raccomanda quattro vicinanze: vicinanza a Dio nella preghiera; vicinanza agli altri vescovi, “mai sparlare dei fratelli vescovi, mai”; vicinanza ai sacerdoti; e, infine, “vicinanza al santo popolo fedele di Dio”. (Fabio Zavattaro - Sir)
La preghiera dei fedeli di domenica 17 ottobre
16 Ottobre 2021 - Riuniti in questa assemblea eucaristica, ci rivolgiamo al Signore Gesù con fiducia e senza pretese, perché si compia in noi la sua salvezza.
Invochiamo: ASCOLTACI O SIGNORE!
- Signore Gesù, donaci un cuore libero, per poterti seguire nella gioia e nella fatica, come testimoni del tuo Vangelo, preghiamo.
- Signore Gesù, all’inizio del cammino del Sinodo proposto dal Papa a tutta la Chiesa, e all’inizio dell’anno pastorale della nostra diocesi, ti affidiamo le nostre comunità: ridesta la nostra vita di fede e donaci un nuovo slancio missionario, preghiamo.
- Signore Gesù, ispira e accompagna le decisioni e le azioni dei capi delle nazioni, per aprire percorsi di pace, di giustizia, di accoglienza, in favore dei popoli perseguitati e oppressi, preghiamo.
- Signore Gesù, donaci la grazia di educare alla fede i nostri figli, con il sostegno della scuola e la collaborazione della società, preghiamo.
- Signore Gesù, il difficile tempo storico che stiamo vivendo, indurisce i nostri cuori. Abbiamo difficoltà ad amare, accogliere, proteggere, accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle, a qualunque etnia o paese appartengano, che vivono con disperazione la perdita della loro famiglia, casa, affetti. Aiutaci a vivere la tua compassione o Signore Gesù, ti preghiamo.
Viminale: da inizio anno sbarcate 49.235 persone sulle coste italiane
15 Ottobre 2021 - Roma - Sono 49.235 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane italiane. Di questi 13.637 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.242, 13%), Egitto (5.136, 10%), Costa d’Avorio (3.003, 6%), Iran (2.926, 6%), Iraq (2.072, 4%), Guinea (1.889, 4%), Eritrea (1.709, 3%), Marocco (1.592, 3%), Sudan (1.551, 3%) a cui si aggiungono 9.478 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.
Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 80.034 persone su tutto il territorio nazionale di cui 482 negli hot spot (270 in Sicilia e 212 in Puglia), 53.416 nei centri di accoglienza e 26.136 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 10.311 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Piemonte e Lazio (9%), Sicilia (8%), Campania (7%), Toscana e Puglia (6%).
Fondazione Moressa: crisi Covid, finora i più colpiti sono gli immigrati
15 Ottobre 2021 -
Roma - La crisi Covid finora ha colpito soprattutto i lavoratori precari e le filiere caratterizzate da ampio utilizzo di lavoro stagionale (es. turismo, agricoltura). Per questo, gli stranieri hanno subito una perdita del tasso di occupazione (-3,7 punti) molto più forte rispetto a quella degli Italiani (-0,6 punti). Nonostante questo, gli stranieri producono il 9% del PIL e risultano determinanti in molti settori.
Questi alcuni degli elementi chiave del Rapporto annuale 2021 sull’economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato oggi alla Camera dei Deputati.
Dopo i forti aumenti dei primi anni 2000, la popolazione straniera in Italia è sostanzialmente stabile dal 2014. Oggi gli stranieri residenti sono 5 milioni, l’8,5% della popolazione (e superano il 10% in molte Regioni). Tuttavia, da 10 anni cala la natalità e nel 2020 è aumentata la mortalità (effetto Covid). Il saldo migratorio (differenza arrivi-partenze) è ancora positivo, ma a livelli più bassi che in passato.
Se fino al 2010 si registravano più di 500 mila nuovi Permessi di soggiorno ogni anno, negli ultimi anni si è registrato un calo drastico. E nel 2020 si è toccato il picco minimo, con (solo) 106 mila Permessi. Di questi, la maggior parte è per motivi familiari (58,9%), mentre quelli per lavoro sono appena 10 mila (meno del 10% del totale).
Gli occupati stranieri in Italia nel 2020 sono 2,35 milioni, in calo (-6,4%) rispetto al 2019 (per gli Italiani la variazione è stata -1,4%).
Tra i 456 mila posti di lavoro persi nel 2020, un terzo riguarda lavoratori stranieri, in prevalenza donne.
Per la prima volta, quindi, il tasso di occupazione degli stranieri (57,3%) scende al di sotto di quello degli italiani (58,2%).
A livello territoriale, il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito maggiormente nel Nord Ovest (-5,3 punti) e nelle Isole (-7,0 punti). Al Nord Est, invece, si è registrata la più alta diminuzione nel tasso degli italiani (-1,3 punti).
La crisi Covid – secondo il Rapporto della Moressa - non ha fermato l’espansione di imprese a conduzione immigrata. Nel 2020 gli imprenditori nati all’estero sono 740 mila, pari al 9,8% del totale e in aumento rispetto al 2019 (+2,3%). Rispetto al 2011, i nati all’estero sono aumentati del 29,3%, mentre i nati in Italia hanno registrato un -8,6%. Le nazionalità più numerose sono Cina, Romania, Marocco e Albania, ma la crescita più significativa si registra tra i nati in Bangladesh, Pakistan e Nigeria. L’incidenza maggiore si registra nell’edilizia (16,0% degli imprenditori del settore).
I contribuenti stranieri in Italia sono 2,3 milioni e nel 2020 hanno dichiarato redditi per 30,3 miliardi e versato Irpef per 4,0 miliardi. Sommando le altre voci di entrata per le casse pubbliche (Irpef, IVA, imposte locali, contributi previdenziali e sociali, ecc.), si ottiene un valore di 28,1 miliardi. Dall’altro lato, si stima un impatto per la spesa pubblica per 27,5 miliardi. Il saldo, dunque, è positivo (+600 milioni). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della Spesa Pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale possono portare nel lungo periodo ad un peggioramento della situazione.
Nella Casa del progetto Chaire Gynai la presentazione del libro “Donne Autrici di un’altra storia”
15 Ottobre 2021 -
Roma - Nel post-pandemia come sarà il futuro? Trenta donne, religiose e laiche, inviano un messaggio di speranza nel libro “Donne Autrici di un’altra storia” (Tau Editrice), curato da Anna Moccia, direttrice di Terra e Missione e dalla canonista Claudia Giampietro. Il volume sarà presentato, domani, 16 ottobre, a Roma nella Casa del progetto Chaire Gynai, che accoglie donne rifugiate. “Il messaggio di speranza si rivolge soprattutto alle donne vittime di tratta che abbiamo voluto sostenere devolvendo loro, interamente, i proventi delle vendite del libro – racconta Anna Moccia –. Dalle storie del racconto emerge un invito a formare una rete perché ognuna può aiutare l’altra a fiorire. Il mondo missionario sostiene profondamente chi migra e le testimonianze ricevute confermano come l’impegno quotidiano in tutto il mondo voglia garantire un futuro fatto di cammini comuni e dialogo, temi al centro del progetto di Terra e Missione”.
L'iniziativa “Chaire Gynai”, espressione greca che significa “Benvenuta donna”, è stata fortemente voluta e sostenuta da Papa Francesco, che ha voluto affidare questo progetto alle Suore Missionarie Scalabriniane, congregazione da sempre attenta ai temi sociali ed in particolare al dramma dei migranti. “Con piacere accogliamo questo volume che mette al centro le donne del mondo – spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane – I migranti guardano il mondo con uno sguardo proiettato al futuro. Le loro sofferenze sono la diretta conseguenza di istituzioni impoverite dall’egoismo. Ma dobbiamo necessariamente ricordare che loro hanno gli occhi di chi crede in un mondo diverso”. La superiora generale delle missionarie Scalabriniane parteciperà all’appuntamento romano insieme alle due curatrici del volume. La voce di Antonella Mattei accompagnerà alcune letture tratte dal libro. Un'occasione di incontro, divertimento e convivialità, accompagnata da un aperitivo etnico e dalla mostra di artigianato solidale prodotto dalle donne migranti.
Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: effetto pandemia sociale sui migranti
15 Ottobre 2021 - Roma - Pandemia sociale sugli stranieri regolari in Italia. I lavoratori stranieri si sono impoveriti in media più degli italiani, sono stati più sfruttati e più esposti al virus sul luogo di lavoro e meno aiutati dallo Stato. Lo denuncia l’edizione trentennale del Rapporto Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentata a Roma ieri che analizza la condizione dei lavoratori migranti e delle loro famiglie nell’ Italia della pandemia. Che in un quadro globale di mobilità regolare ridotta continuano a diminuire. Nel 2021 la popolazione di origine straniera è infatti calata del 5%, passando dai 5.306.548 del 2020 agli attuali 5.035.643, l’8,5% sulla popolazione nazionale.
Sono 3.696.697 i permessi di soggiorno nel Belpaese, in netta crescita i ricongiungimenti famigliari ( il 49%, +9,1% rispetto al 2019), seguiti da quelli per lavoro (43,4% e +12,1%). Tutti segnali di integrazione. Quindi i rifugiati e richiedenti asilo (5%). Anche i permessi di soggiorno a minori non accompagnati e a neomaggiorenni sono in picchiata per il calo degli arrivi, dai quasi 18 mila del 2019 ai 3.774 del 2020.
La geografia dell’Italia dei migranti resta immutata. Vivono sempre nelle aree più ricche, al Nord (58,5%) - in particolare nel Nord Ovest (34%) mentre Nord Est e Centro assorbono circa il 24,5 -, mentre nel Sud e nelle Isole risiedono appena il 12,1% e il 4,8%. Le prime 5 regioni nelle quali si attesta la maggior presenza di stranieri sono Lombardia (nella quale risiede il 23% della popolazione straniera in Italia) seguita da Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Roma resta la prima città. La presenza femminile è sempre maggioritaria (51,9% del totale) e sfiora l’80% fra i soggiornanti provenienti da Ucraina, Georgia e da diversi Paesi dell’Est Europa impegnati soprattutto nel lavoro domestico.
Pesanti secondo lo studio le conseguenze della pandemia. La condizione occupazionale dei lavoratori stranieri presenti in Italia ha subito un 'forte contraccolpo' sia per la chiusura di molte attività sia per la prosecuzione di quelle essenziali da svolgere in presenza esponendoli a sfruttamento lavorativo o a contagio da Covid-19. Le forme contrattuali mediamente più precarie hanno determinato un tasso di disoccupazione del 13,1%, superiore a quello degli italiani (8,7%), mentre il tasso di occupazione (60,6%) si è ridotto in maniera consistente ed è oggi inferiore a quello degli autoctoni (62,8%). Più colpite dalla crisi le donne - impegnate in servizi alla persona, turismo e ristorazione con un tasso di disoccupazione due volte maggiore rispetto ai maschi.
La pandemia sociale si tocca nell’aumento della povertà assoluta nelle famiglie di soli stranieri. Nel corso di un anno il numero di nuclei poveri è salito a 568 mila, più della metà con figli minori. Fino al 2019 quasi un nucleo su quattro, secondo i parametri Istat, non raggiungeva un livello di vita dignitoso, mentre oggi risulta povera in termini assoluti più di una famiglia su quattro (il 26,7%), a fronte di un’incidenza del 6% registrata tra le famiglie di soli italiani. Tra le persone aiutate dai due enti della Cei gli stranieri rappresentano il 52%. L’età media degli assistiti è 40 anni per gli uomini e 42 per le donne contro i 52 degli italiani. Se la povertà degli immigrati nel 42% dei casi è causata dalla disoccupazione, molto elevata è l’incidenza degli occupati (30,9% contro il 19,2% dei cittadini italiani), conseguenza di una occupazione precaria, sotto-retribuita e irregolare.
Poco visibili anche violenza e sfruttamento sulle donne migranti. 'Le straniere - sostiene l’indagine rappresentano all’incirca la metà delle donne assistite nei centri antiviolenza ed un 55%-60% delle ospiti delle case rifugio. Le forme di violenza subìte dalle donne straniere sono principalmente fisiche, di grave entità, e si registrano sia nelle relazioni iniziate nel Paese d’origine (68,5%) sia nel contesto di relazioni avviate in Italia (19,4%). Il principale tipo di sfruttamento subito è quello sessuale (77%). Nel 16% dei casi le donne sono state vittime di sfruttamento sia di tipo sessuale che lavorativo. L’1% è stata vittima di matrimonio forzato'.
Il rapporto Caritas-Migrantes denuncia anche l’inefficacia delle misure straordinarie 'frammentarie e complesse' per fronteggiare l’emergenza, utilizzate solo dal 9-10% degli extracomunitari. Anche il 'Reddito di cittadinanza' presenta limiti enormi legati alla copertura degli stranieri, dal momento che uno dei requisiti di accesso prevede la residenza in Italia di 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa. Scrivono quindi gli autori: «Gli interventi messi in atto per fronteggiare la pandemia si sono caratterizzati per elevato livello di frammentazione, complessità
amministrativa, deboli azioni di supporto all’accesso, che non hanno fatto altro che compromettere la capacità di raggiungimento della popolazione straniera, diventando un’ulteriore fonte di divaricazione con quella italiana».
Per quanto riguarda la tutela della salute, il 13,9% delle denunce all’Inail di contagi sul luogo di lavoro riguarda stranieri, concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 21,0% dei contagiati stranieri), peruviani (13,0%), albanesi (8,1%), moldavi (4,5%) ed ecuadoriani (4,2%). La mancanza di tessera sanitaria ha escluso interi gruppi dalla possibilità di prenotarsi nei portali regionali anche quando per età sarebbe stato possibile. In assenza di indicazioni puntuali, Regioni e Province autonome si sono attivate in modo non omogeneo e coordinato producendo un ritardo 'strutturale' a scapito della popolazione immigrata.
Infine a proposito delle fake news messe in giro sugli stranieri untori, il rapporto sottolinea come l’Italia ha fatto affidamento anche su 22 mila medici, 38 mila infermieri, 1.000 psicologi di origine straniera in prima linea contro la pandemia. Fra gli oltre 350 medici morti in Italia durante la pandemia, almeno 18 erano stranieri. Molti di più i contagiati e i ricoverati in terapia intensiva. Non dimentichiamolo. (Paolo Lambruschi – Avvenire)
Vangelo Migrante: XXIX domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 10, 35-45)
14 Ottobre 2021 - Gesù ha appena annunciato per la terza volta la sua passione e la sua morte. Come nelle due precedenti occasioni i discepoli, ancora una volta, non comprendono. Questa volta sono gli impetuosi figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni che chiedono i primi posti nel regno, di cui hanno una visione molto lontana da quella di Gesù. Per nulla turbati dall’annuncio che hanno appena ascoltato, cercano, invece, una posizione di privilegio, suscitando negli altri discepoli uno sdegno che è carico dello stesso equivoco, perché nasce dalla stessa ambizione.
E Gesù, quasi sconsolato, ribatte: “non sapete quello che chiedete!”. E spalanca loro la differenza cristiana: i grandi della terra dominano e opprimono gli altri (...) “tra voi non sia così!”
È innata nell’uomo una volontà di grandezza, il non accontentarsi, il ‘morso del più’, il cuore inquieto. Gesù non condanna questo, non vuole nel suo regno uomini e donne incompiuti e sbiaditi, ma persone fiorite, regali, nobili, fiere, libere. La santità non è una passione spenta, ma una passione convertita: chi vuole essere grande sia servitore, si converta da ‘primo’ a ‘servo’. Cosa per niente facile: il timore è che il servizio sia nemico della felicità e che esiga un capitale di coraggio di cui siamo privi.
Eppure il termine ‘servo’ è la più sorprendente di tutte le autodefinizioni di Gesù: “non sono venuto per farmi servire, ma per essere servo”. Servo è un nome di Dio; Dio è nostro servitore! Si! Dio non è il padrone dell’universo: è il servo di tutti! Non tiene il mondo ai Suoi piedi ma è inginocchiato ai piedi delle Sue creature; non ha troni ma cinge un asciugamano.
Un padrone fa paura: giudica e punisce. Un servo non fa paura: opera per riparare, opera per un bene altrui, si immerge in una storia altrui e beve da un calice non suo.
Gesù ci libera dalla paura delle paure: quella di Dio-padrone! E nel farsi servo ci insegna che non è importante che si realizzi ciò che noi pensiamo ma che noi siamo dove Dio ci vuole portare. Quel posto “è per coloro per i quali è stato preparato!”. (p. Gaetano Saracino)
Mons. Perego: “calo stranieri significa che Italia ha perso capacità attrattive”
14 Ottobre 2021 -
Sottosegretario Sileri: “più del green pass mi interessa la vaccinazione di chi non so dove sia”
14 Ottobre 2021 -
Roma - “Il green pass mi interessa ma mi interessa ancora di più la vaccinazione di chi non so dove sia”. Lo ha detto oggi a Roma, durante la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes, il sottosegretario di Stato al Ministero della Salute Pierpaolo Sileri, riferendosi in particolare alle campagne di vaccinazione degli immigrati, di 10 punti percentuali in meno rispetto agli italiani e in ritardo, come riportato nello studio. “Mi interessa prima di tutto la sicurezza della persona – ha sottolineato, riferendosi agli immigrati e alle persone bisognose non vaccinate -. Sarei più contento di avere 500.000 persone vaccinate e censite per sapere dove allocare le risorse e consentire il miglioramento delle condizioni di salute”. “È innegabile che non sono i migranti che portano il virus – ha aggiunto -. Semmai si ammalano qui”.
Card. Bassetti: “no a dinamiche che ci rendono estranei gli uni agli altri”
14 Ottobre 2021 - Roma - “In un tempo come quello che stiamo vivendo non possiamo permettere che si affermino dinamiche che ci rendono estranei gli uni agli altri. In un tempo così deve sovrabbondare la speranza”: queste le parole del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto oggi a Roma alla presentazione del XXX Rapporto Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes. “Il Rapporto – ha detto – ci racconta di un calo dei migranti. Presto cominceremo ad accorgerci della mancanza di queste persone. E allora ci pentiremo di non averli accolti come dovevamo accoglierli, di non averli seguiti come avremmo dovuto”. “Parliamo di milioni di cittadini stranieri che vivono in Italia spesso dimenticati – ha proseguito -. La loro voce ci dice che viviamo in tempo di incertezza, la gente sta soffrendo di una solitudine immensa”. Il card. Bassetti ha ricordato che “affrontare l’immigrazione da molteplici punti di vista ci dimostra che tutto è in relazione, che siamo tutti collegati gli uni agli altri. La crisi sociale, che non è dipesa solo dalla pandemia, è una ferita grave per la nostra società. Invece stiamo assistendo al venire meno del senso profondo della fraternità, della comunione, del vivere insieme”. “Questo è il tempo di edificare, di vivere la speranza”, ha sottolineato, evidenziando la “grande lezione” della pandemia, ossia aver scoperto che “la fragilità non caratterizza solo gli altri” ma “ognuno di noi”. “Quanti preconcetti, quanti pregiudizi, quanti diti puntati – ha osservato -. Serve una cultura più aperta a quanto c’è di buono nell’altro e sempre più convinta dell’incontro. Non esiste un incontro a mezz’aria. O ci si incontra o si mettono le basi dello scontro. Ci sono cose nella vita che sono out out. Ci attendono mesi forse anni difficili in cui ricostruire le nostre comunità. E se diventa più grande il noi un po’ alla volta si sgonfia questo benedetto io che ci paralizza tutti”.
Rapporto Immigrazione: la presenza-assenza dei migranti dai media durante la pandemia
14 Ottobre 2021 - Roma - L’emergenza sanitaria ha per certi versi soppiantato le «emergenze» riconducibili alla mobilità: «emergenza sbarchi», «emergenza Lampedusa», «emergenza umanitaria»; ma ha anche nuovamente risucchiato i migrati entro questa cornice, collegandoli all’aumentato rischio di diffusione del contagio e presentandoli come possibili “untori”. Nella narrazione mediatica dell’immigrazione straniera in Italia la persona migrante vive in realtà una peculiare condizione di presenza-assenza. Presenza, per il perdurante protagonismo mediatico; assenza per tutti i limiti di approccio e di contenuto che caratterizzano l’attuale e principale corrente in campo comunicativo e per la scarsa considerazione positiva di cui gode il tema presso gli italiani. L’immigrato diventa degno di notizia solo quando accade un fatto specifico, per lo più violento o di sopraffazione; mentre ha avuto ed ha pochissimo spazio se si parla dell’impatto del Covid-19 sulla vita. La sua descrizione si sbilancia più verso le categorie professionali con le quali l’immigrato viene identificato: ovvero, il bracciante agricolo, il badante o il rider. Categorie di cui, tra l’altro, dall’inizio della pandemia si è avuto sempre più bisogno, ma non certo le uniche in cui gli immigrati rappresentano forza lavoro nei settori produttivi interni. Quando, poi, si e parlato di immigrazione e pandemia si è più che altro collegato ciò alla diffusione del coronavirus: sia per gli sbarchi di migranti che non hanno mai smesso di approdare sulle nostre coste, sia come possibile veicolo di “varianti” provenienti dai loro Paesi di origine. Nell’ambito della crisi sanitaria, mentre gli operatori dei media hanno tenuto alta l’attenzione sulle difficoltà e sulle sofferenze degli italiani, dall’altra parte hanno in generale preferito non addentrarsi in quelle dei non autoctoni: come se parlare anche delle problematiche dello straniero legate alla pandemia potesse togliere qualcosa ai cittadini italiani o urtarne la sensibilità. Questa sorta di timore nel documentare l’immigrazione ha reso la narrazione che i media italiani ne fanno ancora meno esaustiva di quanto non lo fosse prima della pandemia e, se possibile, più stereotipata. Come è stato evidenziato dall’Associazione Carta di Roma «in generale la narrazione sulle migrazioni è crollata perché è arrivato un altro nemico».
Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: la tutela della salute dei cittadini stranieri durante la pandemia
14 Ottobre 2021 - Roma - Le popolazioni socialmente vulnerabili, e tra queste in particolar modo gli immigrati, hanno sopportato un onere sproporzionato dagli interventi restrittivi non farmaceutici volti a prevenire la diffusione di Covid-19. Se in una prima fase nelle statistiche gli immigrati erano assenti, man mano che si consolidavano i dati gli stranieri apparivano come una popolazione egualmente interessata, probabilmente per una esposizione professionale (nelle RSA, nell’accudimento alle persone anziane), ma con esiti, se considerata la più giovane età rispetto alla casistica italiana, tendenzialmente più gravi. Nella programmazione delle vaccinazioni (Piano Strategico del 12 dicembre 2020 e le raccomandazioni ad interim di febbraio e marzo 2021) gli immigrati, in particolare quelli presenti nelle strutture d’accoglienza collettive, non sono stati previsti, se non teoricamente quelli vulnerabili nella salute (anziani o persone con patologie croniche). La mancanza di tessera sanitaria ha inoltre escluso interi gruppi di popolazione (italiana e straniera) dalla possibilità di prenotarsi nei portali regionali anche quando per età sarebbe stato possibile. In assenza di indicazioni puntuali, le Regioni e le Province autonome si sono attivate non in modo omogeneo e coordinato e questo ha prodotto, ancora una volta, un ritardo “strutturale” a scapito della popolazione immigrata, anche nel caso specifico nella copertura vaccinale. Utilizzando i dati dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale aggiornati al 27 giugno 2021 (dove è riportato il Paese di nascita e non la cittadinanza) si può riscontrare infatti una minore copertura vaccinale tra le persone nate all’estero rispetto a quelle nate in Italia (50% contro 60%). Tale diseguaglianza è ancor più marcata negli adolescenti e nei giovani adulti (12-29 anni di età), tra i quali la copertura è del 15% nei nati all’estero e del 28% nei nati in Italia, e permane nella fascia di età 30- 49 anni (41% contro 49%). Fino al 27 giugno 2021 sono state complessivamente vaccinate circa 2.131.000 persone nate all’estero in possesso di tessera sanitaria, e sono appena iniziate le vaccinazioni agli Stranieri Temporaneamente Presenti (STP, immigrati senza permesso di soggiorno), che si consolideranno, seppur lentamente, nei prossimi mesi. Peraltro, in questa “guerra” contro il SARS-CoV-2 val la pena sottolineare come l’Italia può fare affidamento anche su un esercito che conta 22 mila medici, 38 mila infermieri, 5 mila odontoiatri, 5 mila fisioterapisti, 5 mila farmacisti, 1.000 psicologi e 1.500 fra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici e fisici, tutti di origine straniera, impegnati anch’essi in prima linea. C’è chi ha pagato questa prossimità con la vita: fra gli oltre 350 medici morti durante la pandemia, almeno 18 sono medici stranieri. Molti di più i contagiati e i ricoverati in terapia intensiva.
Rapporto Immigrazione: gli alunni stranieri nella scuola italiana
14 Ottobre 2021 - Roma - Gli alunni con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2019/2020 sono, in valori assoluti, 876.801. La percentuale, sul totale della popolazione scolastica è del 10,3%. Il ritmo d’aumento ha iniziato a decrescere dal 2018. E’ quanto si legge nel Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma. La loro presenza nei diversi ordini scolastici conferma la prevalenza, negli ultimi quindici anni, della scuola primaria, ma il dato più interessante è l’aumento progressivo della presenza negli istituti di scuola secondaria di secondo grado: un indicatore della spinta delle seconde generazioni e dell’aumento della frequenza degli studenti con cittadinanza non italiana. Cresce invece in misura minore la presenza nelle scuole dell’infanzia, e questo è un indicatore negativo: quasi un quarto dei bambini figli di immigrati, nell’età 3-5 anni, non frequenta la scuola dell’infanzia. Questa mancata partecipazione al primo livello scolastico, fondamentale per gli apprendimenti linguistici e l’integrazione, è particolarmente significativa in alcuni gruppi d’immigrazione, provenienti dall’Africa mediterranea e dal Sud-Est asiatico.
Le regioni italiane con le percentuali più alte di alunni sul totale della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana sono Lombardia (25,6%), Emilia-Romagna (12%) e Veneto (11%). Al contrario, regioni molto popolose del Sud hanno percentuali molto inferiori di alunni con cittadinanza non italiana: Campania, Sicilia e Puglia, per esempio, hanno rispettivamente, il 3,2%, il 3,1% e il 2,1% di presenze di alunni con cittadinanza non italiana. Le prime 10 province con le percentuali più alte di alunni con cittadinanza non italiana (il 20% e oltre) disegnano una geografia dell’immigrazione caratteristica dell’Italia: sono tutte collocate nel Centro-Nord, sono province i cui capoluoghi sono città piccole (Cremona, Mantova, Lodi, Asti) o medie (Prato, Parma, Brescia). L’unica metropoli, Milano, è decima. I Paesi di provenienza che registrano le percentuali più alte di alunni nati in Italia sono Cina (84,7%), Marocco (76,2%) e Albania (75%). Diverse sono le problematiche (ancora) aperte: su tutte, il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana è in ritardo scolastico. È un dato negativo ancora importante, anche se leggendo i dati della serie storica si osserva che c’è stata una progressiva diminuzione: nell’anno scolastico 2010/2011 era del 40,7% e nel 2014/2015 del 34,4%. La percentuale naturalmente è distribuita in modo diseguale nei diversi ordini scolastici e nei diversi anni di corso: è del 12,1% nella scuola primaria, del 31,8% nella secondaria di I grado, del 56,2% nella secondaria di II grado. Il ritardo scolastico, accumulato lungo il percorso di formazione, è uno dei fattori che influiscono sull’abbandono scolastico. Gli studenti italiani concludono il percorso di studi con voti più elevati e gli studenti con cittadinanza non italiana ma nati in Italia (le seconde generazioni) ottengono voti più simili agli italiani rispetto ai loro compagni nati all’estero arrivati da preadolescenti o da adolescenti. La somiglianza dei percorsi scolastici tra gli studenti di seconda generazione e gli studenti italiani si nota anche nella scelta degli indirizzi scolastici. Sono, infatti, maggiormente presenti nei licei, mentre gli studenti nati all’estero o arrivati per ricongiungimento familiare sono maggiormente presenti negli istituti tecnici e professionali. In questo quadro, la pandemia ha introdotto DAD, DID, modalità sincrona e asincrona, didattica integrata: termini e concetti con cui scuole e famiglie hanno dovuto fare i conti. I minori stranieri rientrano tra le categorie più vulnerabili, colpiti da uno svantaggio plurimo legato all’assenza materiale di supporti, spazi e competenze non solo digitali ma anche linguistiche, soprattutto per gli studenti alle prese sostenere gli esami di scuola media e superiore.
Rapporto Immigrazione: i cittadini stranieri e la fruizione dei bonus governativi: un primo bilancio
14 Ottobre 2021 - Roma - Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica sono state introdotte, con il “Decreto Cura Italia” e successivamente prorogate con il “Decreto Rilancio”, il “Decreto Agosto” e il “Decreto Ristori” per tutto l’anno 2020 misure straordinarie di sostegno alle imprese in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale, di assegno ordinario dei fondi di solidarietà, di cassa integrazione in deroga. Sono stati inoltre introdotti bonus destinati a categorie specifiche di lavoratori e di supporto alle famiglie (congedi e bonus baby-sitter). L’incidenza media dei cittadini extracomunitari su queste misure – scrivono Caritas Italiana e Fondazione Migrantes nel Rapporto Immigrazione presentato oggi a Roma - si attesta sul 9-10%, ad eccezione del bonus autonomi, dei congedi parentali e del bonus babysitter, in cui si ferma al 3-4%, a conferma della generale difficoltà nell’accesso alla presentazione della domanda da parte dell’avente diritto e la scarsa appetibilità di misure che possono essere difficili da sostenere in caso di salari già contenuti (come il congedo parentale). Come già rilevato nello scorso Rapporto, anche la misura attualmente in vigore per il sostegno alle persone in povertà, il “Reddito di cittadinanza”, presenta dei limiti enormi legati alla copertura degli stranieri, dal momento che uno dei requisiti di accesso prevede la residenza in Italia di 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa. I cittadini stranieri già nella situazione pre-pandemia scontavano un doppio svantaggio: la permanenza in condizioni di povertà e un’insufficiente protezione attraverso la misura ordinaria di sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica. Data questa situazione di partenza, l’irruzione della pandemia ha reso urgente prevedere interventi che compensassero i difetti di copertura delle misure vigenti. Gli interventi messi in atto per fronteggiare la pandemia si sono caratterizzati per elevato livello di frammentazione, complessità amministrativa, deboli azioni di supporto all’accesso, che non hanno fatto altro che compromettere la capacità di raggiungimento della popolazione straniera, diventando un’ulteriore fonte di divaricazione fra la popolazione italiana e quella straniera.