Primo Piano

Migrantes: accendere la luce verde al semaforo delle frontiere

20 Dicembre 2021 - La campagna, promossa dal quotidiano Avvenire “Lanterne Verdi” rappresenta una ulteriore occasione per richiamare l’attenzione sul mondo della migrazione oggi e per ricordare i Diritti fermati alle frontiere di alcuni Paesi europei. Sono i Diritti di persone in fuga perché la loro casa è stata distrutta dalle guerre e dai disastri naturali, da torture e violenze: persone che hanno perso tutto. Sono i Diritti di 83 milioni di persone. Per loro il semaforo è sempre rosso. Nessuno può passare, cercare la libertà, la sicurezza, la pace che sono Diritti per ogni persona, ogni famiglia: uomini e donne, giovani e adulti, anche tanti bambini. Per loro non c’è un posto. Alle frontiere della nostra ‘casa comune’, l’Europa, si soffre, si muore di fame e di freddo: si muore anche di delusione, di disperazione. Il Mediterraneo, la nostra frontiera con il Continente africano, è un cimitero senza lapidi, come ha ricordato Papa Francesco nel suo viaggio a Cipro e in Grecia. Alle frontiere dell’Europa si sono alzati 10 muri e si sono chiuse le porte ai Diritti, alla Democrazia. Con questa adesione alla campagna “Lanterne Verdi” vogliamo invitare anche noi ad accendere la luce verde al semaforo delle frontiere, così che cessi la sofferenza, la morte e siano tutelati i Diritti di chi è in cerca di asilo, di protezione, di sicurezza. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.876 persone migranti

20 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.876 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 15.241 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.113, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.170, 3%) a cui si aggiungono 14.039 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 9.359 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare sempre secondo i dati del Viminale.

Migrantes Loreto: Natale afgano

20 Dicembre 2021 - Loreto - Tra qualche giorno, qui a Loreto, come da voi, sarà Natale. Vivremo, ancora una volta, la gioia di vedere Dio arrivare e nascere tra di noi. Tra pecore e pastori. Tra umili e potenti del mondo. Tra sofferenze e speranze degli uomini. Di milioni di migranti... In verità, qui è già arrivato. Viene dall’Afganistan e dal Pakistan. Porta il nome di Muhammad, di Omer e Asad: tre giovani sui vent'anni. Con il loro sguardo dolce e impaurito, la loro timidezza, le incertezze e la loro grande forza interiore. Abitano a pochi passi da noi, da qualche mese sono diventati nostri vicini di casa. Al mattino, infagottati per il freddo, li vedi partire per prendere il bus e andare a Osimo, a 15 km. , alla scuola per stranieri, dove imparano la nostra lingua. Sognano di vivere qui per sempre. Di ricostruire la loro vita in Italia. L’altro giorno li abbiamo invitati a pranzo: una vera scoperta per loro. Ma soprattutto per noi: sentire così la loro storia, la perdita di papà e mamma per due di loro, il loro viaggio infinito, le ferite e le speranze, cucite ben strette sotto la loro pelle. Domenica scorsa, Asad, musulmano, 20 anni, ha voluto venire alla Messa con me. Alla fine, al microfono, se vedeste con che emozione enumerava lentamente i sette Paesi attraversati a piedi, per mesi, dall'Afganistan: Iran, Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia... Camminando sempre di notte, per paura delle diverse polizie. Mentre agitava in aria sette dita, l'assemblea commossa gli faceva un bell' applauso, come a un combattente per la libertà! In cuor mio dicevo: "Ma questo è proprio il Cristo che bussa alla nostra porta, al nostro cuore, con quelle parole di Vangelo: 'Ero straniero e mi avete accolto!' E ci supplica di uscire dalla nostra immensa indifferenza per il mondo e le sue tragedie... Qualche volta portiamo loro dei lavoretti manuali, semplici da fare, nascondendovi sotto del cioccolato, dei dolci o qualche soldino… Li vedi, allora, mettersi all'opera tutti e tre insieme: in poco tempo la cosa è fatta ! A Natale, anche se musulmani, verranno in chiesa con noi. Alla fine, si presenteranno, faranno gli auguri con il loro italiano stentato, distribuendo dei regalini ad ognuno. Tutte le sere febbrilmente li stanno confezionando, aggiungendovi un augurio originale in pashtu, la loro lingua, quasi un saluto di nostalgia alla loro terra perduta. Per la gente, stranamente, sarà come l'arrivo oggi dei Re Magi. Vengono da molto lontano. Inseguono una stella, una vita degna di essere vissuta. Si perdono come loro tra i meandri del cammino e delle sue interminabili sorprese. Aprono i loro tesori: la loro giovinezza, la sete di dignità, la loro voglia di vivere. Come i Magi, forse, scoprono l'accoglienza, il calore e la fraternità di Betlemme… in fondo, il vero miracolo di Dio! Se dalla vostra tavola natalizia qualche briciola sarà per loro (o per qualche straniero che incontrate), allora questo miracolo sarete voi stessi a farlo. Tutti e tre vi diranno un «grazie di cuore». Christmas Mubarak! Buon Natale ! (p. Renato Zilio - Migrantes Loreto)

Migrantes Albano: celebrazione Madonna di Guadalupe con mons. Viva

20 Dicembre 2021 - Albano - Nei giorni scordi nella parrocchia Spirito Santo ad Aprilia, il vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, ha presieduto la Santa Messa in occasione dei festeggiamenti per la Madonna di Guadalupe, patrona del Messico e Imperatrice di tutta l’America. Alla Messa era presente non solo parte della comunità parrocchiale ma anche quella latinoamericana di tutto il territorio diocesano. Ha contribuito a rendere solenne e festosa la liturgia il coro latinoamericano di Santa Maria della Luce di Roma. Il vescovo ha voluto introdurre la sua omelia con delle parole di vicinanza, poiché ha vissuto sulla sua pelle la migrazione in un altro paese. Ha poi proseguito ricordando che nella terza domenica di Avvento, tutta la Liturgia della Parola è un richiamo a vivere nella gioia l’attesa della nascita del Messia, vivendo con serenità e fede anche i momenti di difficoltà. Il fatto di poterci incontrare per festeggiare, anche se lontani dalla propria terra d’origine, è un altro motivo di gioia e un’opportunità per sentire la protezione materna della Vergine che dice anche a noi, come a San Juan Diego nelle sue apparizioni: Non temere. Non sono forse tua madre, io che sto qui?.  Questo è uno degli appuntamenti annuali dell’ufficio Migrantes, che ha l’obiettivo di accompagnare spiritualmente le comunità etniche che si trovano sul territorio diocesano a vivere la propria fede nella Chiesa italiana, senza perdere la ricchezza delle proprie tradizioni religiose e culturali. (don Fernando Lopez - Direttore Migrantes Albano)

Peruviani in Italia: papa Francesco saluta la comunià di Roma all’Angelus

20 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – Ieri mattina, in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus, anche una rappresentanza della comunità peruviana di Roma. “Saluto tutti voi, pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi. In particolare – ha detto Papa Francesco  al termine della preghiera mariana - la comunità peruviana di Roma e il suo gruppo folkloristico qui convenuti in occasione della celebrazione in onore del “Niño Jesús Andino” di Choqcca, luogo di provenienza del Presepe allestito in questa Piazza”. Un presepe composto da più di 30 statue a grandezza naturale create da artigiani della regione di Huancavelica. Secondo quanto riferito da PROMPERU, la tradizionale scena della Natività creata dalla comunità di Chopcca nella regione di Huancavelica, ubicata nel cuore del Perù, sarà esposta in Piazza San Pietro nella Città del Vaticano a partire dal 10 dicembre. Per 45 giorni, fedeli e turisti di tutto il mondo potranno ammirare queste statue realizzate in diversi materiali, tra cui fibra di vetro, ceramica e legno di agave.

La Domenica del Papa: alzarsi, in fretta

20 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - La liturgia di questa quarta domenica di Avvento già ci accompagna nel cuore del mistero di un Dio che non solo visita il suo popolo, ma sceglie di dimorare stabilmente in mezzo ad esso; che opera una sorta di capovolgimento dei criteri e delle attese dell’uomo, di ieri e di oggi. Betlemme è un piccolo borgo della Giudea che ha dato i natali a re Davide che riunirà tutte le tribù di Israele in un’unica realtà politica. È in questa borgo, “così piccolo per essere tra i villaggi di Giuda”, che vede la luce “colui che deve essere il dominatore di Israele” come leggiamo nel testo del profeta Michea. Natale, allora, “non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace”, diceva Benedetto XVI, per il quale c’è “un disegno divino che comprende e spiega i tempi e i luoghi della venuta del figlio di Dio nel mondo”, disegno di pace, come leggiamo in Michea. La domenica di papa Francesco è incontro con i bambini assistiti al dispensario pediatrico Santa Marta in Vaticano; è messaggio all’università cattolica, inaugurazione dell’anno accademico nel centenario della sua nascita, appello ai giovani a non avere paura di porre domande, di cercare risposte, e combattere così la deriva individualista. È incontro con le ventimila persone in piazza per l’Angelus, invito a imitare Maria che, dopo il suo “sì”, dopo l’annuncio dell’angelo, “si alzò e andò in fretta” da Elisabetta. Due donne in attesa, due bambini non ancora nati, immagini del disegno di Dio che agisce nella storia. Alzarsi e camminare in fretta, dice papa Francesco, “sono i due movimenti che Maria ha fatto e che invita anche noi a fare in vista del Natale”. Per Maria, ricorda il vescovo di Roma, “si profilava un periodo difficile: la sua gravidanza inattesa la esponeva a incomprensioni e anche a pene severe, anche alla lapidazione, nella cultura di quel tempo. Immaginiamo quanti pensieri e turbamenti aveva. Tuttavia, non si scoraggia, non si abbatte, ma si alza. Non volge lo sguardo in basso, verso i problemi, ma in alto, verso Dio. E non pensa a chi chiedere aiuto, ma a chi portare aiuto”. Anche Dante, nella sua Divina Commedia, esalta questo andare verso l’altro, perché “la sua benignità” non solo viene in aiuto a chi chiede il suo intervento, ma spontaneamente anticipa la domanda, o, come scrive il poeta, “molte fiate liberamente al dimandar precorre”. Francesco chiede, nelle parole che precedono la preghiera mariana, di imparare da Maria a reagire in questo modo: “alzarci, soprattutto quando le difficoltà rischiano di schiacciarci”. Alzarsi, afferma ancora, “per non rimanere impantanati nei problemi, sprofondando nell’autocommiserazione e in una tristezza che paralizza”. Alzarsi perché “Dio è grande ed è pronto a rialzarci se noi gli tendiamo la mano. Allora gettiamo in lui i pensieri negativi, le paure che bloccano ogni slancio e impediscono di andare avanti”. Di più guardiamoci attorno, dice il Papa, “cerchiamo qualche persona cui possiamo essere di aiuto”, qualche anziano “cui posso fare un po’ di compagnia, un servizio, una gentilezza, una telefonata? Aiutando gli altri, aiuteremo noi stessi a rialzarci dalle difficoltà”. Poi il secondo movimento: andò in fretta. “Maria si mette in viaggio con generosità, senza lasciarsi intimorire dai disagi del tragitto, rispondendo a un impulso interiore che la chiama a farsi vicina e a dare aiuto. Una lunga strada, chilometri e chilometri, e non c’era un bus che andava: è dovuta andare a piedi. Lei esce per dare aiuto, condividendo la sua gioia”. Andare in fretta non significa “procedere con agitazione, in modo affannato: si tratta invece di condurre le nostre giornate con passo lieto, guardando avanti con fiducia, senza trascinarci di malavoglia, schiavi delle lamentele, che rovinano la vita, sempre alla ricerca di qualcuno da incolpare”. Papa Francesco chiede di pensare ai nostri passi, positivi “oppure mi attardo nella malinconia. Vado avanti con speranza o mi fermo per piangermi addosso? Se procediamo con il passo stanco dei brontolii e delle chiacchiere, non porteremo Dio a nessuno. Soltanto porteremo amarezza e cose oscure”. Fa bene, invece, “un sano umorismo”, perché “il primo atto di carità che possiamo fare al prossimo è offrirgli un volto sereno e sorridente”. (Fabio Zavattaro – SIR)

Preghiera dei fedeli: domenica 19 dicembre 2021, IV di Avvento

19 Dicembre 2021 -

Nell’imminenza del Santo Natale di Gesù, facendo memoria del grande mistero della Sua incarnazione, rivolgiamo al Signore la nostra fiduciosa preghiera:

Vieni, Signore Gesù!

  1. Nella nostra città, come a Betlemme, nella nostra casa, come nella casa di Zaccaria ed Elisabetta, viene il Signore. Chiediamo di poter preparare la sua venuta volgendo verso di Lui il nostro desiderio e la nostra fiducia,preghiamo.
  2. Signore Gesù, donaci la gioia dell’attesa della tua venuta, liberaci dal male, dalla pandemia che avvolge il mondo intero, conforta ogni uomo e ogni donna oppressi dal dolore e dalla sofferenza, ridesta nei nostri cuori il desiderio di celebrare il tuo Natale,preghiamo.
  3. Solo in te, Signore, possiamo trovare la vera sorgente della gioia. Donaci il gusto di incontrarti nella preghiera e di essere illuminati dalla luce della tua Parola, per costruire relazioni veramente umane,preghiamo.
  4. Preghiamo per i fratelli e le sorelle profughi, senza casa e senza patria, privati dei loro diritti umani e dei loro affetti, senza cure mediche e senza protezione alcuna. Il Signore ravvivi in noi il senso dell’accoglienza, del rispetto, della solidarietà umana e cristiana,preghiamo.

Al Signore nostro Dio, che viene tra noi come Salvatore, affidiamo la preghiera per tutto il popolo cristiano e per l’intero mondo. Per Cristo nostro Signore.

Migrantes Cosenza-Bisignano: domani celebrazione in cattedrale con le comunità migranti

18 Dicembre 2021 - Cosenza -  Domani, domenica 19 dicembre, l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francescantonio Nolè presiederà, in cattedrale a Cosenza, una celebrazione eucaristica con le comunità migranti presenti in diocesi. All'iniziativa, promossa dall'ufficio Migrantes della diocesi calabrese, parteciperanno le comunità cattoliche di Ecuador, Ucraina, Romania, Polonia, Bulgaria, Nigeria,  Filippine e Russia.

Papa Francesco riceve un gruppo di profughi arrivati in questi giorni in Italia

17 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, nel giorno del suo compleanno, Papa Francesco ha ricevuto al Palazzo Apostolico un primo gruppo di una decina di rifugiati giunti in Italia ieri grazie a un accordo tra la Santa Sede, le Autorità italiane e quelle cipriote, come già anticipato durante il recente Viaggio Apostolico a Cipro e in Grecia. Lo riferisce oggi il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.  Il gruppo sarà sostenuto direttamente dal Pontefice mentre la Comunità di Sant’Egidio si occuperà del loro inserimento in un programma di integrazione della durata di un anno. Il Papa ha accolto i rifugiati nella sala del tronetto e ha ascoltato le loro storie e quelle del loro viaggio dal Congo-Brazzaville, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Camerun, dalla Somalia e dalla Siria. Alcuni di loro sono medici e tecnici informatici. “Ci hai salvato!” ha detto, commosso, un ragazzo congolese, rivolgendosi a lui. Il Papa - ha aggiunto Bruni - ha rivolto loro individualmente alcune parole di benvenuto e di affetto, e li ha ringraziati della visita. Nell’augurargli “lunga vita e tanta salute” per il suo compleanno, i rifugiati hanno dato in dono al Papa un quadro di un rifugiato afgano, raffigurante il tentativo dì attraversare il Mediterraneo da parte di alcuni migranti. Papa Francesco si è informato su una bambina incontrata nel campo di Mavrouni, a Lesbo, che verrà in Italia nei prossimi giorni insieme alla famiglia per curarsi, e dopo una foto insieme, ha salutato il gruppo e chiesto a tutti di pregare per lui. (R.I.)

Ieri la consegna del Premio “Giuseppe De Carli” a due servizi sul tema migratorio

17 Dicembre 2021 - Roma - Laura Galimberti (RomaSette.it), Stefano Leszczynski (Radio Vaticana), Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) e Sara Lucaroni (Avvenire) sono i vincitori della sesta edizione del Premio "Giuseppe De Carli", promosso dall'Associazione culturale "Giuseppe De Carli" con la collaborazione dei Comitati "Informazione, migranti e rifugiati" e "Giornalismo e tradizioni religiose" e della Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. La consegna dei premi ieri pomeriggio (16 dicembre) alla Santa Croce in una cerimonia che, dopo i saluti istituzionali del prof. Daniele Arasa (decano della Facoltà di comunicazione) e del prof. Giovanni Tridente (vice presidente dell'Associazione De Carli), è stata introdotta da una tavola rotonda sul tema “Dalla pandemia al cammino sinodale per una Chiesa dell’ascolto”.  Per quanto riguarda la sezione "Comunicazione e migranti" il premio è andato ex aequo a Stefano Leszczynski (Radio Vaticana) con Non mi chiamo rifugiato. La storia di Moussa fuggito dal Mali e Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) con il servizio L’accampamento dei bambini. Leszczynski ha proposto, con la narrazione dell’odissea del giovane Moussa, una nuova forma di comunicazione delle storie di migrazione: non solo testimonianze di rifugiati ma narrazioni ricche di approfondimenti, empatia e informazione, con grande forza comunicativa, completezza e accuratezza, si legge nella motivazione mentre Giammarco Sicuro della Rai è stato premiato per un servizio dal notevole impatto comunicativo, dal momento che i video sono stati girati direttamente dall'autore nei luoghi oggetto del racconto: “magistrale la scrittura della sceneggiatura, efficace la denuncia delle vessazioni burocratiche, il ruolo dei Cartelli nel decidere vita e morte di tante persone disperate, lo strazio delle famiglie divise”. "La novità di quest'anno - spiegano Elisabetta Lo Iacono e Giovanni Tridente, fondatori dell'Associazione Giuseppe De Carli - è stata l'introduzione di due nuove sezioni, grazie alla collaborazione con i Comitati Informazione, migranti e rifugiati e Giornalismo e tradizioni religiose, che ha ampliato le aree tematiche su questioni centrali per la società e attorno alle quali la Chiesa sta dimostrando particolare sensibilità. Quello che non rappresenta una novità è l'elevato livello dei lavori partecipanti, segno di un'informazione di qualità trasversale alle testate religiose e laiche e che, da qualche anno, trovano il riconoscimento con questo Premio, nato per ricordare un grande professionista qual era Giuseppe De Carli".

Migrantes Cagliari: l’arcivescovo incontra i migranti

17 Dicembre 2021 - Cagliari - Domani, Sabato 18 dicembre dalle ore 9 alle ore 13, l’arcivescovo di Cagliari,  mons. Giuseppe Baturi, incontrerà le comunità di immigrati presenti nel territorio diocesano nella sede istituzionale dell’Episcopio a Cagliari (piazza Palazzo 4), nell’ambito dell’iniziativa “Il vescovo incontra i migranti”.  Durante la mattinata un momento di saluto e conoscenza, in cui le singole comunità, divise in gruppi, saliranno nella sede vescovile per lo scambio di auguri e per un'offerta reciproca del messaggio di pace nell'ottica di una "fratellanza universale", sulla linea dell'Enciclica di Papa Francesco "Fratelli Tutti". L'iniziativa è promossa dalla Caritas  e dall'ufficio Migrantes della diocesi di Cagliari e vedrà la presenza dei due direttori, don Marco Lai e p.  Stefano Messina.

Torino: presentato il rapporto sull’immigrazione in provincia sul tema “stranieri e salute”

17 Dicembre 2021 - Torino - E' stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università di Torino la 23esima edizione del Rapporto 2020 dell’Osservatorio Interistituzionale sugli stranieri nel territorio provinciale, alla presenza del prefetto Raffaele Ruberto. L’analisi di quest’anno si è concentrata sul tema “stranieri e salute”, grazie anche al contributo del Servizio sovranazionale di Epidemiologia A.S.L.TO3 che ha approfondito e descritto le differenze di impatto della pandemia da Covid-19 sui cittadini italiani e stranieri. Tra i dati più significativi, quelli sulla presenza della popolazione straniera che rappresenta il 9,3% di quella complessiva (205.988 stranieri su 2.212.996 abitanti totali sul territorio metropolitano). Di questi 131.256 sono a Torino (su 866.150 abitanti) con un calo rispetto al 2019, di 1622 unità. Sul resto del territorio metropolitano gli stranieri sono 86.259 (3mila in meno rispetto all’anno precedente) mentre i comuni con una maggior concentrazione di stranieri si riconfermano essere Pragelato, Chiesanuova, Colleretto Castelnuovo e Mercenasco. “Fra le moltissime competenze in capo alle prefetture, ha commentato il prefetto Ruberto, considero fondamentali due compiti: antimafia e immigrazione. E su questo tema, ammiro la grande capacità di Torino di costruire collaborazioni ampie e durature, come quella necessaria a realizzare il Rapporto. Inoltre dal Rapporto emerge, quale dato di fondo, il valore della integrazione che non può prescindere da un percorso volto ad acquisire una sufficiente conoscenza della lingua italiana, dei principi fondamentali della Costituzione e del nostro ordinamento istituzionale, a fronte dei servizi che lo Stato eroga, favorendo, nel contempo, la partecipazione attiva dello straniero alla realtà in cui è inserito. Tali finalità e la sempre maggiore consapevolezza dell’importanza del contributo dei migranti allo sviluppo economico e sociale delle società ospitanti sta creando nella realtà piemontese un circolo virtuoso, che ha via via rafforzato le iniziative locali, favorendo la realizzazione di progetti di istruzione, lavoro e formazione. Anche le politiche di prima accoglienza sono state efficacemente orientate all’obiettivo della integrazione, contribuendo a crearne i presupposti. Il continuo dialogo, favorito dalla consolidata rete esistente tra Istituzioni pubbliche, Soggetti del Terzo Settore e Associazionismo sviluppatasi nel tempo a Torino e provincia ha fatto vedere ai cittadini la capacità di operare come sistema in maniera costruttiva ed efficace, consentendo un processo positivo di crescita, con il coinvolgimento degli stessi cittadini stranieri, elemento centrale per favorire il processo di integrazione dei migranti nel contesto sociale, culturale ed economico in cui sono inseriti”. Il volume, infatti, nasce dalla collaborazione di più enti fra loro, coordinati dalla prefettura di Torino: Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Comune, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca-Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, Centro giustizia minorile del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Massa Carrara, Camera di Commercio, Direzione Territoriale del Lavoro, Direzione Regionale I.N.A.I.L., Osservatorio Regionale per l’Università e il Diritto allo Studio, Agenzia Piemonte Lavoro, F.I.E.R.I. (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione).

In Famiglia: la famiglia di Giovanni Battista

17 Dicembre 2021 -  Ain-Karim, una piccola cittadina sulle colline a pochi chilometri a ovest di Gerusalemme, un luogo che non conosciamo in molti col suo nome, ma dove avvengono grandi eventi. È qui, secondo gli studiosi, che abitava la cugina di Maria, Elisabetta con suo marito, il sacerdote Zaccaria. Qui dove avviene la “visitazione” fra le due cugine e dove la madre di Gesù prorompe nel cantico del Magnificat, che ogni sera la Chiesa recita ai Vespri; qui dove Elisabetta saluta la cugina con le parole che sono poi diventate parte dell’Ave Maria, la preghiera più diffusa fra i credenti, dopo il Padre Nostro. Elisabetta e Zaccaria sono, dunque, i genitori di Giovanni Battista e ci vengono incontro come la prima famiglia del Nuovo Testamento. Sappiamo poco di loro, ma quanto basta per capire che la sorte li accomuna a molte altre coppie della Bibbia che non riescono ad avere figli, una condizione di sofferenza che ricorre con frequenza nel testo sacro. Sono ormai avanti negli anni e non sperano più in questa benedizione e quando - durante il turno sacerdotale al Tempio di Gerusalemme - Zaccaria riceve l’annuncio dell’angelo Gabriele, all’inizio del Vangelo di Luca (Lc 1, 5-23), la sua incredulità è tale da restare ammutolito. Egli avrà un figlio da sua moglie e lo chiamerà Giovanni – che significa “Dio è favorevole”: questo figlio farà gioire molti oltre ai suoi genitori e sarà fin dal concepimento ricolmo di Spirito Santo per “ricondurre molti figli di Israele al Signore”. Un annuncio di tale portata non poteva non cogliere di sorpresa l’anziano sacerdote che pure – si dice – insieme a sua moglie era giusto e irreprensibile (Lc 1,6). Si potrebbe dire che era un uomo profondamente religioso, ma nonostante questo, di fronte alla sorpresa di Dio si dimostra incredulo, bisognoso di tempo per metabolizzare questa irruzione di Grazia nella sua vita. Poco dopo il testo evangelico, presenta specularmente l’annunciazione a Maria, quasi a mostrare plasticamente come il “sì” di quest’ultima non sia paragonabile ad alcun altra reazione umana, è il sì che permette alla Parola di farsi carne e di dare inizio ad una nuova creazione. Ma restiamo sui due genitori di Giovanni e cerchiamo di immaginarceli: Quando Maria arriva dalla cugina, Elisabetta è già al sesto mese e il padre Zaccaria, pur se muto, deve aver già elaborato una sua rinnovata fiducia nel Signore. Mi immagino la fatica di questa gravidanza, l’aiuto concreto dato dalla giovane Maria ad Elisabetta più avanti negli anni. Chissà quali discorsi segreti fra loro, quali speranze e timori per i figli che avevano in grembo e che sentivano già in sintonia fra loro? Quando Elisabetta partorisce dice che il bambino si chiamerà Giovanni e non come il padre e Zaccaria conferma, fra la sorpresa di tutti, scrivendo il nome su una tavoletta. Allora ritrova la parola, dopo i lunghi mesi di afasia e può lodare il Signore col cantico del “Benedictus”. Dopo questo inno, il Vangelo dedica un solo versetto alla crescita di Giovanni (Lc 1,30) per poi tornare a lui all’inizio del capitolo 3 quando l’evangelista colloca l’ingresso della Parola di Dio su Giovanni nel deserto, mentre per la storia degli uomini siamo nel quindicesimo anno dell’impero di Tiberio. Cosa può aver fatto Giovanni dalla nascita all’inizio della sua predicazione nel deserto e perché sceglie questa via per compiere la sua missione? Mi immagino un ragazzo dal carattere forte e ribelle, che scalpita di fronte alle raccomandazioni di prudenza degli anziani genitori. Giovanni sa che il suo compito è preparare la strada al Messia, ma questo Messia non arriva o non si presenta con le caratteristiche che lui si aspetta. Come interpretare la volontà del Signore? Egli decide di lasciare casa e andare a vivere nel deserto, un luogo inospitale, una periferia fisica ed esistenziale. I suoi genitori probabilmente, se ancora vivi, devono fare un ulteriore salto nella fede: accettare di lasciare andare questo figlio che, fin dal suo concepimento, hanno capito non essere per loro, di cui non possono godere nel ristretto cerchio del loro possesso. Giovanni va, vive di niente, come aveva annunciato l’angelo non beve vino, alcuni iniziano a seguirlo, predica la conversione e poi inizierà a battezzare nel fiume Giordano. Una famiglia molto particolare, dunque, quella che per prima conosciamo. Fedele alle tradizioni ma aperta alla novità. Capace di mettersi in discussione, di essere docile nel suo ascolto della volontà di Dio, generosa nel lasciare che il figlio, l’unico figlio avuto in tarda età se ne vada e sia pronto ad accogliere il disegno del Signore su di lui: un progetto di grandezza, ma anche di sofferenza che fa di Giovanni il più grande e il più piccolo nello stesso tempo, come Gesù avrà modo di dire (Mt 11,11). Nel Battista e nei suoi genitori vediamo una famiglia che accetta di non essere protagonista, ma di mettersi al servizio di Qualcuno che verrà e porterà salvezza e in questo diviene paradigmatica di tutte le famiglie credenti in ogni tempo. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Vangelo Migrante: IV domenica di Avvento (Vangelo (Lc 1, 39-45)

16 Dicembre 2021 - Laddove si riesce ancora a guardare il mondo con occhio intriso di umanità, ci si accorge che non c’è immagine più evocativa di quella di una donna in attesa. In lei ciò che è pesante è alleggerito da una vita nuova che arriva e ciò che è impalpabile, ancorato ad una creatura fatta carne.  Il Vangelo di questa domenica ne mette di fronte due: Maria ed Elisabetta, sua cugina. Dio viene mediato dal loro incontro, convocato dai loro abbracci e dai loro affetti, come un familiare. Non esiste infinito quaggiù, lontano dalle relazioni umane. Dio arriva così. L’unica scena del Vangelo in cui sono protagoniste solo donne, èanche l’icona dei passi di Dio in mezzo agli uomini. Il primo passo è riflesso in Maria che entra nella casa e saluta Elisabetta. Entrare, varcare soglie, fare dei passi per andare incontro ad una persona. Non restare al di fuori, ad aspettare che qualcosa accada ma diventare protagonisti, avvicinarsi, bussare, ricucire strappi e allontanamenti; presentarsi con un saluto, facendo viaggiare parole di pace: premessa essenziale perché un incontro ed una relazione siano fruttuose. Maria ripete ciò che l’angelo di Dio ha fatto con Lei. Il secondo passo è in Elisabetta che esclama: “Benedetta tu fra le donne”. Dire a qualcuno “sei benedetto” significa portare il cielonella sua vita, salutare Dio in lui, vederlo all’opera, vedere il bene, la luce, con uno sguardo di stupore, senza rivalità, senza invidia. La felicità passa dal ‘dire bene’. Nel bene è l’immagine di quel Dio che “ha fatto bene ogni cosa!” Il terzo passo diventa un canto: “l’anima mia magnifica il Signore!”. Maria ringrazia. È grata perché è amata. Segno che l’amore, quando accade, ha sempre il senso del miracolo: ha sentito Dio venire come un fremito nel grembo, come un abbraccio con l’anziana cugina, come la danza di gioia di un bimbo di sei mesi, e canta. La certezza della presenza di Dio è la gioia, la prova: il “mormorio di un vento leggero”. Il tempo sta per compiersi. Dio è vicino! Si farà uomo in Gesù. Batterà ancora le strade della relazione, quelle della premura ma anche quelle dell’accoglienza; illuminerà le Opere del Padre perché noi possiamo riconoscerle e ‘dire bene’; spalancherà gli orizzonti della gioia e della gratitudine proprie di un cuore già visitato e amato!

p. Gaetano SARACINO

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.246 persone sulle coste italiane

16 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.246 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.106 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.109, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.634, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.192, 4%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.167, 3%) a cui si aggiungono 13.554 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Migrantes Asti: sabato convegno su come superare i campi rom

16 Dicembre 2021 - Asti - Nella mattina del 18 dicembre, con inizio alle 9,30, si terrà ad Asti, presso il Circolo “A. Nosenzo” (Via Corridoni, 51), il convegno dal titolo “Oltre il campo”, sul tema del superamento dei campi nomadi organizzato dall’ufficio diocesano per la pastorale migranti di Asti in collaborazione con l’Associazione 21luglio. Punto di partenza sarà la ricerca condotta dall’associazione che da oltre un decennio è impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti di gruppi ed individui che nelle città italiane vivono in condizioni di segregazione e discriminazione. Alla presentazione seguirà una tavola rotonda che si concentrerà sulla situazione astigiana. Le conclusioni del convegno sono affidate al Vescovo di Asti, Mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e della Valle d'Aosta.  

È Natale, riconnettiamoci con lo stupore

16 Dicembre 2021 - Ci stiamo preparando a celebrare il Natale, la festa per eccellenza dello stupore. È una bellissima lezione per quanti si occupano di comunicazione e informazione. Lo stupore, infatti, permette di assaporare la bellezza ma anche di sopportare il peso della fatica per raggiungerla. Per questo è medicina al virus dell’autoreferenzialità. Lo stupore riconnette con i territori, con le storie, con la memoria, con l’ascolto e le narrazioni: tutte tessere del grande mosaico in cui la comunicazione “si costruisce e costruisce”. Si tocca così con mano la concretezza della vita che misura ogni giorno i concetti e le teorie nel confronto con la fatica e la speranza della gente. Non bisogna avere timore delle nuove tecnologie se le fondamenta sono ben salde. La fiducia riposta in una buona comunicazione e in una corretta informazione non è fine a sé stessa, ma offre indicazioni utili a costruire comunità. È un tracciato affascinante che merita di essere percorso con convinzione. (Vincenzo Corrado)  

COMECE: nuove norme per frontiere

15 Dicembre 2021 - Roma - Rispetto dei diritti fondamentali e della dignità dei migranti e dei rifugiati compreso il diritto di asilo e il principio di non respingimento; impegno a prevenire “ogni tipo di strumentalizzazione” delle persone che giungono alle nostre frontiere; invito a tutti gli Stati Membri ad “esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione”. Sono i “principi chiave” ribaditi al Sir dal segretario generale della Commissione degli episcopati Ue, padre Manuel Barrios Prieto, a commento della proposta di revisione del Codice Schengen presentata dalla Commissione Ue, in attesa della riforma di Dublino. “Apprezziamo – dice Barrios – l’intenzione della Commissione europea di preservare l’area Schengen e di avere una politica comune per quanto riguarda la chiusura delle frontiere esterne in caso di pandemie o altre circostanze, pur consentendo la libera circolazione dei cittadini dell’Ue. Tuttavia, esortiamo l’Ue e gli Stati membri a rispettare i diritti fondamentali e la dignità dei migranti e dei richiedenti asilo, compreso il diritto di asilo, il principio di non respingimento e l’unità delle famiglie di migranti o rifugiati”. “Ribadiamo inoltre – aggiunge il segretario generale della COMECE – la necessità di prevenire ogni tipo di strumentalizzazione di migranti e rifugiati e invitiamo tutti gli Stati membri dell’Ue ad esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione indotta alla frontiera esterna dell’Ue. Invitiamo inoltre tutti gli Stati e le società europee ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati”. La Commissione europea ha presentato ufficialmente la sua proposta per una riforma dei codici Schengen per gestire in maniera più efficiente le frontiere esterne in caso di crisi sanitaria pubblica, sulla base di quanto appreso dalla pandemia di Covid-19” e per rispondere alle pressioni migratorie in special modo al confine con la Bielorussia.  Di fronte ad emergenze come quella Covid, ad “attacchi ibridi” come quello perpetrato della Bielorussia o a flussi eccezionali di migranti, i Paesi europei potranno operare una stretta sulle proprie frontiere per un periodo massimo di due anni, permettendo a Stati come Germania, Francia o Olanda di sbarrare le porte ai cosiddetti “movimenti secondari”. Una strategia che deve passare al vaglio del Parlamento europeo ed in sede di Consiglio Ue e che potrebbe però penalizzare i Paesi di primo approdo, tra cui l’Italia, se non sarà affiancata da politiche di redistribuzione e solidarietà europea in tema migratorio.

 

Premio Economia e Società: in Senegal per studiare gli effetti dell’educazione sulla voglia di emigrare

15 Dicembre 2021 - Roma - Il 16 dicembre a palazzo della Cancelleria a Roma la Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice celebra i vincitori della quinta edizione del Premio Internazionale “Economia e Società”, imbandito per i giovani ricercatori che vogliono intraprendere progetti ispirati ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa: l’inclusione e la sostenibilità. Tra i premiati, il progetto “The effect of information campaigns on students’ intention to migrate: Evidence from Senegal” elaborato da Erminia Florio, ricercatrice dell’HEC di Montréal e socia di Sophia Impresa Sociale. La ricerca ha l’obiettivo di analizzare l’effetto di tre proposte formative diverse rispetto alla percezione del fenomeno migratorio e alle intenzioni di migrare degli studenti: l’esposizione di dati e informazioni sul tema, il racconto di esperienze di migrazione e la formazione del corpo insegnanti. Oggetto dello studio sarà dunque un vero e proprio progetto educativo: “Educare senza Confini”. Il progetto è realizzato da Sophia Impresa Sociale, impegnata da Roma per informare sul tema della migrazione e favorire un processo di integrazione attento alla persona nel suo complesso, e nell’anno scolastico 2021-22 coinvolgerà complessivamente più di 3500 studenti di 10 istituti di istruzione superiore di Dakar, la capitale del Senegal. Educare Senza Confini e la ricerca del quale sarà oggetto, vuole rispondere all’accorato appello espresso da papa Francesco nella enciclica “Fratelli Tutti”: garantire ai migranti la possibilità di decidere in maniera consapevole e libera il proprio futuro, riaffermando anche il diritto a non emigrare, a rimanere nel proprio paese d’origine. Molti giovani dei paesi in via di sviluppo, infatti, vedono nell’immigrazione irregolare il solo modo di ottenere una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie, andando però incontro a pericoli dei quali sono spesso ignari. Il progetto formativo dunque ha lo scopo di accrescere la consapevolezza del fenomeno migratorio fra le popolazioni locali dei paesi del terzo mondo ad alto tasso di emigrazione e sensibilizzarle sui rischi della migrazione irregolare, in rete con le scuole e le principali istituzioni del luogo. Grazie alla ricerca, si potrà valutare il più efficace approccio educativo tra tre: un formatore che ha vissuto l’esperienza della migrazione informa gli studenti con numeri e dati sulla migrazione nel mondo, inclusa quella irregolare verso l’Europa; dopo un periodo di formazione, gli insegnanti trasferiscono ai ragazzi le conoscenze apprese; infine, gli studenti guardano le video-testimonianze di migranti senegalesi che adesso vivono in Europa. In ogni caso, ogni classe concluderà un ciclo formativo sul tema della migrazione.  Quello della formazione dei giovani senegalesi sul tema dell’immigrazione è un problema sottolineato anche dai Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Dakar che nella recente Lettera Pastorale Migranti e Rifugiati lo hanno descritto come “un dramma sotto ai nostri occhi”. Alla cerimonia di premiazione sarà presente anche Mor Amar che da gennaio 2022 sarà in Senegal per condurre il progetto Educare Senza Confini del quale verranno pubblicati tutti gli sviluppi sul sito di Sophia (www.sophiacoop.it).