Primo Piano

Vangelo Migrante: XXXIII domenica del Tempo Ordinario (Vangelo Mc 13, 24-32)

11 Novembre 2021 - L’universo è fragile nella sua grande bellezza: “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”, dice Gesù nel suo discorso sulle ultime cose. Parole finali. Sconvolgenti. Eppure non è questa l’ultima verità: se ogni giorno c’è un mondo che muore, ogni giorno c’è anche un mondo che nasce, un germoglio che spunta, gemme che annunciano l’estate. Quante volte si è spento il sole, le stelle sono cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta nell’amore, ingiustizie perpetrate su di noi e sui fratelli. Situazioni per cui è stato necessario ripartire, ricominciare e, con un’infinita pazienza, guardare, oltre l’inverno, ad una estate che inizia con il quasi niente. Appunto: come una gemma su un ramo. Gesù non ama la paura. La sua umanissima pedagogia è semplice: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura. Vuole raccontare non la fine ma il fine della storia: Dio è vicino, è qui, come la primavera nel cosmo. E ci porta alla scuola delle piante perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della creazione coincidono: da una gemma di fico possiamo imparare che il futuro del mondo “non è compiuto così com’è, ma è qualcosa che deve svilupparsi ancora oltre, e che deve essere inteso più in profondità. Il mondo è una realtà germinante” (R. Guardini), incamminata verso una pienezza profumata di frutti. Non siamo in balia della paura e degli eventi che sembrano sopraffarci: il Regno di Dio è vicino! Sta alla porta, e bussa. Viene non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando un’accusa ma un germogliare di vita. Non resta che farsi trovare e accoglierlo! (p. Gaetano SARACINO)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 57.479 persone migranti sulle coste italiane

11 Novembre 2021 - Roma - Sono 57.479 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 57.500 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 14.645 sono di nazionalità tunisina (26%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.501, 11%), Egitto (6.351, 11%), Iran (3.434, 6%), Costa d’Avorio (3.262, 6%), Iraq (2.313, 4%), Guinea (1.994, 3%), Eritrea (1.770, 3%), Marocco (1.746, 3%), Sudan (1.640, 3%) a cui si aggiungono 13.829 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Mons. Perego: la storia dell’emigrazione italiana “una storia di tanti volti, di tante esperienze”

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “L’Europa è anche questo mondo di emigranti italiani – oltre 5 milioni – che lasciano la loro terra, il loro paese, la loro città, la loro parrocchia e si mettono in cammino: per il lavoro, il ricongiungimento alla propria famiglia, per lo studio”. Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes nel saluto a Papa Francesco in apertura dell’udienza al Convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Un volto – ha detto mons. Perego - che “il prezioso Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes fotografa da sedici anni, per ricordare alle nostre Chiese il dramma di chi si mette il cammino dalle nostre città, dai nostri paesi, dalle nostre parrocchie”. La storia dell’emigrazione italiana “una storia di tanti volti, di tante esperienze, di uomini e donne, bambini e giovani, di anziani, che in questo incontro con Lei, Santità, vogliamo rappresentare. È una storia di Chiesa, di presbiteri e laici, di consacrati, che si sono messi in cammino con gli emigranti ieri e continuano il cammino oggi, sotto la guida della Fondazione Migrantes della CEI”. Una storia, ha quindi ricordato, una “storia di fede annunciata nella gioia e nella sofferenza”, che ha regalato anche Santi e Beati come il vescovo Scalabrini, Madre Cabrini. Ma anche i familiari di Giovanni Paolo I, emigranti in Svizzera. Ma anche una storia che riguarda la famiglia di papa Francesco. “Per questo – ha concluso mons. Perego - noi ci sentiamo a casa in questa dimora dove Lei ci ha accolto, come speriamo Lei si senta in famiglia con noi”.    

Card. Bassetti: l’accompagnamento della chiesa italiana con gli emigrati di ieri e di oggi

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “La Chiesa che è in Italia accompagna e sostiene la pastorale degli emigrati e dei migranti, di chi risiede da più tempo all’estero ed è nato oltre il confine e di chi ha un’esperienza migratoria più recente”. Lo ha detto questa mattina il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, salutando Papa Francesco all’inizio dell’udienza ai partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane promosso dalla Fondazione Migrantes, in corso a Roma fino a domani. In questi giorni – ha detto il porporato – “abbiamo vissuto dei momenti belli e ci siamo sforzati di ricomporre in unità il momento attuale caratterizzato dall’immigrazione, con quello di ieri che ci ha visto riflettere sui molti partiti dall’Italia, una imponente massa di nostri connazionali”. “Grazie – ha poi proseguito - perché il Suo cuore è sempre aperto all’accoglienza. In questi giorni abbiamo cercato di leggere la presenza di Dio attraverso gli emigrati italiani all’estero e anche attraverso i tanti migranti che giungono in Italia. In ciascuno di loro è impresso il volto del Signore. Ci siamo messi in ascolto delle loro storie, delle loro voci, dei loro racconti che riannodano la nostra memoria a quella dei nostri padri e a quella di quanti hanno lasciato l’Italia per i motivi più svariati. Anche lei è figlio di questa emigrazione. Il nostro ascolto si è anche allargato alle grida di chi è costretto a lasciare il suo Paese andando incontro a viaggi di speranza, che molto spesso trovano un epilogo nella disperazione”.  

Migrantes: il saluto di Papa Francesco ai partecipanti al convegno delle MCI in Europa

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Dal 9 al 12 novembre 2021 è in corso a Roma il Convegno europeo delle Missioni Cattoliche Italiane sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. I partecipanti, questa mattina, sono stati ricevuti da Papa Francesco in Vaticano. Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato:     Cari fratelli e sorelle, vi do il benvenuto e ringrazio il Card. Bassetti per le sue parole di saluto e di introduzione. Saluto il Segretario Generale della CEI, il Presidente della Fondazione Migrantes con il Direttore e i collaboratori, e rivolgo un grato saluto a tutti voi, sacerdoti e collaboratori pastorali, che siete al servizio delle comunità e delle missioni di lingua italiana in Europa. Il tema che guida i lavori del vostro incontro è “Gli italiani in Europa e la missione cristiana”. Vedo in questo, da una parte, la sollecitudine pastorale che spinge sempre a conoscere la realtà, in questo caso la mobilità italiana; e, dall’altra, il desiderio missionario che questa possa essere fermento, lievito di nuova evangelizzazione in Europa. In questo quadro, vorrei condividere tre riflessioni che spero possano aiutarvi nel presente e nel futuro. La prima riguarda la mobilità, la migrazione. Spesso vediamo i migranti solo come “altri” da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del “noi”, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori. La migrazione italiana rivela – come scriveva il grande Vescovo Geremia Bonomelli, fondatore dell’Opera di assistenza degli emigranti in Europa e in Medio Oriente – un’“Italia figlia”, in cammino in Europa, soprattutto, e nel mondo. È una realtà che sento particolarmente vicina, in quanto anche la mia famiglia è emigrata in Argentina. Il “noi”, dunque, per leggere la mobilità. La seconda riflessione interessa l’Europa. La lettura dell’emigrazione italiana nel Continente europeo ci deve rendere sempre più consapevoli che l’Europa è una casa comune. Anche la Chiesa in Europa non può non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città, dei Paesi. E, allo stesso tempo, stanno alimentando «il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita» (Enc. Fratelli tutti, 10). È un bel mosaico, che non va sfregiato o corrotto con i pregiudizi o con quell’odio velato di perbenismo. L’Europa è chiamata a rivitalizzare nell’oggi la sua vocazione alla solidarietà nella sussidiarietà. La terza riflessione riguarda la testimonianza di fede delle comunità di emigrati italiani in Paesi europei. Grazie alla loro radicata religiosità popolare hanno comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali. Uno stile di comunione e di missione ha caratterizzato la loro storia, e spero che potrà disegnare anche il loro futuro. Si tratta di un bellissimo filo che ci lega alla memoria delle nostre famiglie. Come non pensare ai nostri nonni emigrati e alla loro capacità di essere generativi anche sul piano della vita cristiana? È un’eredità da custodire e curare, trovando le vie che permettano di rivitalizzare l’annuncio e la testimonianza di fede. E questo dipende molto dal dialogo tra le generazioni: specialmente tra i nonni e i nipoti. Questo è molto importante, lo sottolineo: nonni e nipoti. Infatti, i giovani italiani che oggi si muovono in Europa sono molto diversi, sul piano della fede, dai loro nonni, eppure in genere sono molto legati ad essi. Ed è decisivo che rimangano attaccati alle radici: proprio nel momento in cui si trovano a vivere in altri contesti europei, è preziosa la linfa che attingono dalle radici, dai nonni, una linfa di valori umani e spirituali. Allora, se c’è questo dialogo tra le generazioni, tra i nonni e i nipoti, davvero «le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci [...], particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 126). Alla luce dell’esperienza latinoamericana, ho potuto affermare che «gli immigrati, se li si aiuta a integrarsi, sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere» (Enc. Fratelli tutti, 135). Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare, i quattro passi. Se non arriviamo all’integrazione possono esserci problemi, e gravi. A me sempre viene in mente la tragedia di Zaventem: coloro che hanno fatto questo erano belgi, ma figli di migranti non integrati, ghettizzati. Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare. Lo stesso si può dire anche per l’Europa. Gli emigranti sono una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità. Non dimentichiamo, ad esempio, che Santa Francesca Saverio Cabrini, suora lombarda emigrante tra gli emigranti, è stata la prima santa cittadina degli Stati Uniti d’America. Nello stesso tempo, le migrazioni hanno accompagnato e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, constato con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro. Il Beato Vescovo Giovanni Battista Scalabrini, la cui azione tra i migranti ha alimentato la missione delle Chiese in Italia, e Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti, guidino e proteggano il vostro cammino nelle Chiese in Europa per un nuovo, gioioso e profetico annuncio del Vangelo. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per quello che fate. Vi incoraggio a proseguire nel vostro impegno e a pensare con creatività a una missione che guardi al futuro delle nostre comunità, perché siano sempre più radicate nel Vangelo, fraterne e accoglienti. Vi benedico e vi accompagno. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!    

Migrantes Brescia: il 18 novembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

11 Novembre 2021 - Brescia - Giovedì 18 novembre, alle 18, in presenza, al Centro pastorale Paolo VI, viene presentata la XXX edizione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Interverranno Simone Varisco della Fondazione Migrantes e, con un accenno alla realtà locale, Stefano Savoldi (Caritas). Il Rapporto offre una lettura statistica con uno sguardo pastorale. Si analizza l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa hanno avuto sulle vite dei cittadini di origine straniera.  

Papa Francesco: le comunità emigranti italiani nel mondo hanno “comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti”

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - “Vedo la sollecitudine pastorale che spinge sempre a conoscere la realtà, in questo caso la mobilità italiana; e, dall’altra, il desiderio missionario che questa possa essere fermento, lievito di nuova evangelizzazione in Europa”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco incontrando i partecipanti al convegno “Gli italiani in Europa e la missione cristiana” in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes. Il papa si è poi soffermato sulla mobilità, l’Europa e la testimonianza di fede delle comunità di emigrati italiani in Paesi europei. “Spesso – ha detto - vediamo i migranti solo come ‘altri’ da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del ‘noi’, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori”. Una realtà, quella dell’emigrazione che papa Francesco “sente vicina” in quanto “la mia famiglia è emigrata in Argentina”. La lettura dell’emigrazione italiana nel Continente europeo – ha quindi aggiunto – “ci deve rendere sempre più consapevoli che l’Europa è una casa comune. Anche la Chiesa in Europa non può non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città, dei Paesi. E, allo stesso tempo, stanno alimentando ‘il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita’ (Enc. Fratelli tutti, 10). È un bel mosaico, che non va sfregiato o corrotto con i pregiudizi o con quell’odio velato di perbenismo. L’Europa è chiamata a rivitalizzare nell’oggi la sua vocazione alla solidarietà nella sussidiarietà”. Grazie alla radicata religiosità popolare le comunità emigranti italiani nel mondo hanno “comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali. Uno stile di comunione e di missione ha caratterizzato la loro storia, e spero che potrà disegnare anche il loro futuro. Si tratta di un bellissimo filo che ci lega alla memoria delle nostre famiglie”. “Come non pensare – ha etto ancora papa Francesco - ai nostri nonni emigrati e alla loro capacità di essere generativi anche sul piano della vita cristiana? È un’eredità da custodire e curare, trovando le vie che permettano di rivitalizzare l’annuncio e la testimonianza di fede. E questo dipende molto dal dialogo tra le generazioni: specialmente tra i nonni e i nipoti. Infatti, i giovani italiani che oggi si muovono in Europa sono molto diversi, sul piano della fede, dai loro nonni, eppure in genere sono molto legati ad essi. Ed è decisivo che rimangano attaccati alle radici: proprio nel momento in cui si trovano a vivere in altri contesti europei, è preziosa la linfa che attingono dalle radici, dai nonni, una linfa di valori umani e spirituali. Allora, se c’è questo dialogo tra le generazioni, davvero ‘le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci […], particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione’ (Esort. ap. Evangelii gaudium, 126)”. Gli emigranti sono “una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità”. Le migrazioni hanno accompagnato e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, “constato – ha detto il Papa - con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro”. Da qui l’incoraggiamento a proseguire “nel vostro impegno e a pensare con creatività a una missione che guardi al futuro delle nostre comunità, perché siano sempre più radicate nel Vangelo, fraterne e accoglienti. Vi benedico e vi accompagno”. (Raffaele Iaria)    

Migrantes: a Padova il convegno della pastorale dello spettacolo viaggiante

11 Novembre 2021 - Roma - “La chiesa tra i viaggianti”. È questo il tema dell’incontro nazionale per gli operatori della pastorale del Circo e del Luna Park che si svolgerà a Padova dal 17 al 19 novembre. L’incontro è pensato soprattutto per chi inizia il suo servizio in questo mondo o semplicemente “nutre interesse per esso, come occasione per approfondirne la conoscenza. Inoltre, chi lavora con la Gente del Viaggio, ha la necessità di condividere le proprie riflessioni anche con colleghi che operano in luoghi molto lontani: ciò è fondamentale, sia perché siamo in pochi, e se ci confrontiamo solo coi più vicini, potremmo essere costretti a un soliloquio, sia perché ci troviamo ad operare con persone mobili che vivono simultaneamente in contesti differenti, che è necessario confrontare criticamente”, spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis aggiungendo che  l’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato, anche in questo settore, “molti problemi e interrogativi nuovi; per fronteggiarli è ancora più necessario il confronto diretto delle varie esperienze. Per tutti questi motivi, anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, ritengo molto positiva l’occasione fornita da questo incontro, che mi auguro darà frutti abbondanti a beneficio di chi lavora per portare gioia a tutti noi, ma anche a favore della comunità tutta”. Il convegno si aprirà il 17 pomeriggio con una introduzione di don De Robertis e un saluto della responsabile del settore dei Viaggianti del Dicastero per lo Sviluppo Umano, Alessandra Silvi. Seguirà una relazione su “La Chiesa tra e con la Gente del Viaggio” affidata a don Mirko Dalla Torre della Consulta nazionale Migrantes per la pastorale dello Spettacolo Viaggiante. La prima giornata si concluderà con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Luigi Bressan, Vescovo incaricato per la Migrantes Triveneta. Il 18 visita alla “città” delle giostre, Bergantino e alle sue aziende. Nel pomeriggio “In ascolto di alcune testimonianze di fieranti e circensi” e la Messa presso la Chiesa parrocchiale di Bergantino, presieduta da mons. Gian Carlo Perego Presidente della Fondazione Migrantes. L’ultima giornata si aprirà con la Messa presieduta da mons. Claudio Cipolla, Vescovo di Padova. Seguirà una relazione su “Sagre e fiere parrocchiali, luoghi di accoglienza dei viaggianti?” affidata a don Antonio Salone della Diocesi di Avezzano. (Raffaele Iaria)    

Migrantes Vittorio Veneto: un tavolo di lavoro con Caritas e Missio sul tema della casa per gli immigrati

11 Novembre 2021 - Vittorio Veneto - Tempi difficili questi, anche per chi cerca una casa in affitto. Basta passare lungo le vie dei nostri paesi e delle nostre città per vedere esposti cartelli con la scritta: “Vendesi”. Per cercare un’abitazione occorre rivolgersi ad un’agenzia immobiliare, che, non solo fa da garante per il proprietario, ma vaglia anche l’affidabilità di colui o di coloro che chiedono un regolare contratto di affitto. La cosa si complica se a chiedere la locazione sono immigrati oppure famiglie appartenenti a minoranze etniche. La casa è l’ambiente che dà sicurezza, amore, calore, protezione, è il luogo di raduno della famiglia, il centro degli interessi e il luogo degli affetti, dove la vita si svolge nella normalità. Per questo la casa è un diritto per tutti e, come richiama il documento della Commissione Europea “Europa 2020”, chi non ha la possibilità di un’abitazione dignitosa rischia di vivere una forma di povertà, di indigenza e di emarginazione sociale. Gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dal Continente africano, trovano nel nostro territorio grossi ostacoli a reperire alloggi, non per carenza di abitazioni e nemmeno per problemi di carattere economico. La difficoltà è dovuta a una forte discriminazione nei confronti di questi migrati in cerca di lavoro e di sicurezza nel nostro Paese: lavoro sì, abitazione no! Una situazione, a dir poco, triste, che non può essere solamente rilevata, ma va analizzata per cercare di porvi rimedio e trovare una soluzione. Per affrontare questo problema gli Uffici Migrantes, Missioni e Caritas della diocesi di Vittorio Veneto hanno istituito un “tavolo di lavoro” e presto renderanno noti i risultati del cammino fatto. Esempi di aiuto concreto agli immigrati ci vengono offerti dall’esperienza di altre diocesi del Triveneto, impegnate nell’assistenza e nel reperimento di abitazioni, facendosi garanti nei confronti dei proprietari. Un esempio positivo di accoglienza lo rileviamo anche nel territorio Opitergino-Mottense, dove alcuni imprenditori assumono operai stranieri offrendo loro, oltre al contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche l’alloggio per le loro famiglie. L’accoglienza di fatto e la mediazione culturale contribuiscono concretamente all’integrazione e al vivere civile nelle nostre Comunità, ad “un noi sempre più grande”, come ci ha ricordato papa Francesco nel messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato del settembre 2021. (Don Mirko Dalla Torre - Direttore Ufficio Migrantes Vittorio Veneto)  

A Papa Francesco la foto simbolo dei migranti spagnoli

11 Novembre 2021 - Città del Vaticano - Nella catechesi che ha concluso il ciclo sulla Lettera ai Galati, ieri il Papa ha imperniato la sua riflessione sul tema “Non lasciamoci prendere dalla stanchezza”. A margine dell’udienza è stata consegnata al Pontefice un’immagine simbolo dell’emigrazione spagnola. Si tratta della foto nota come “Il Padre e il Figlio” e fa parte di un reportage realizzato da Manuel Ferrol il 27 novembre 1957 nel porto di La Coruña da dove partivano i migranti diretti a Buenos Aires.  

“Preoccupati per difficili condizioni di accoglienza a Lampedusa”: una nota di mons. Damiano e del pastore Garrone

10 Novembre 2021 - Agrigento - La Chiesa di Agrigento, con i suoi servizi Caritas e Migrantes, e la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con il programma Mediterranean Hope,  manifestano “la propria preoccupazione per le difficili condizioni di accoglienza delle persone migranti che l’isola di Lampedusa continua a registrare”. Lo scrivono, in una nota, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento e del pastore Daniele Garrone, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Mentre il flusso di persone in arrivo a Lampedusa continua ad essere “consistente nonostante le condizioni meteo avverse, non si può rimanere indifferenti davanti alla scena registrata negli ultimi giorni di centinaia di migranti (fra cui anche numerose donne e bambini) costretti ad attendere l’accesso all’Hotspot di C.da Imbriacola all’addiaccio e sotto una pioggia battente. La condizione di vulnerabilità fisica e mentale di quanti sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio lungo e rischioso, spesso anche ricco di esperienze traumatiche, richiede – si legge nella nota -  ad uno Stato civile come il nostro uno sforzo ulteriore per garantire standard di accoglienza più alti e un quanto più veloce inserimento delle persone migranti nel circuito di accoglienza ordinario”. Da qui la richiesta a trovare “soluzioni definitive, non emergenziali, alle ormai ben note difficoltà logistiche legate all’insularità: il ritardo nei trasferimenti degli ospiti dell’Hotspot causa non di rado pericolose situazioni di sovraffollamento e promiscuità, soprattutto per i più vulnerabili come donne e bambini. Laddove le condizioni meteo non consentissero il trasferimento via mare, favorire i trasferimenti con ponti aerei potrebbe essere una via percorribile”.

Mons. Perego: “migranti strumentalizzati per fini politici”

10 Novembre 2021 - Roma - Un forte appello per “la tutela delle persone migranti e dei soggetti deboli ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia in condizioni drammatiche e in una stagione fredda oramai prossima all’inverno. Ancora una volta i migranti vengono strumentalizzati e diventano vittime di rifiuto o sfruttamento”. Con l’auspicio di “un intervento diretto dell’Unione europea, che distingua innanzitutto il valore e l’importanza di una protezione internazionale e le varie problematiche politiche che devono essere risolte sul piano diplomatico”. Lo lancia mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, parlando al Sir della situazione alla frontiera tra Bielorussia e Polonia, con migliaia di migranti che cercano di entrare nell’Unione europea e tensioni e arresti da parte della polizia polacca. “Sono persone disperate come quelle che percorrono la rotta balcanica, si sta verificando la stessa situazione – osserva mons. Perego -. Bisogna prima di tutto capire chi sono e nel caso attivare le procedure di protezione internazionale a seconda della provenienza e delle storie personali. Soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli e per coloro – come gli afghani – per i quali ci sono accordi di tutela prioritari”. Tra i “volti che andrebbero più tutelati – prosegue – ci sono quelli dei bambini, delle donne, persone che portano con sé una serie di sofferenze durante un lungo e difficile viaggio, che lascia alle spalle situazioni di violenze, guerra e abbandono”. Il presidente della Migrantes chiede alla Polonia di “tutelare le persone, coniugando sul territorio quei quattro verbi che Papa Francesco continua a consegnare alle nostre Chiese: accogliere, tutelare, promuovere ed integrare”. Alla Bielorussia rivolge un invito “a non strumentalizzare per fini politici le persone deboli e in cammino”. Il governo italiano, in questo caso, “può continuare nel suo impegno di accoglienza, dando dimostrazione alla Polonia di una apertura e attenzione alla tutela e alla protezione internazionale, mostrando la possibilità di corridoi umanitari e della realizzazione di una struttura di accoglienza che impegni tutti i 27 Paesi europei”. La Russia, da parte sua, “può fare la differenza anche in termini di un cambiamento di atteggiamento nei confronti dei migranti in cammino”. “Speriamo non ci sia una guerra perché non conviene a nessuno – conclude -. Importante è che la violenza non venga pagata dai migranti e dai soggetti deboli”.

Mons. Pezzi: “non usiamo i migranti come pedine e merci di scambio

10 Novembre 2021 - Mosca - “Non usare i migranti come pedine e merci di scambio”. Lo chiede mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente della Conferenza episcopale russa, facendo riferimento alla crisi migratoria che si è aperta al confine tra Bielorussia e Polonia dove nei campi vicino a Kuznica si sono radunati circa 4.000 migranti, in fuga per lo più da Siria e Iraq. Una situazione che da giorni sta determinando nell’area una crescente tensione fra i Paesi coinvolti. “È una questione che debbono affrontare questi Paesi”, dice mons. Pezzi interpellato oggi dal Sir. “Ma le immagini che stiamo vedendo colpiscono chiunque abbia un minimo di cuore che non si sia completamente congelato. Nessuno può rimanere insensibile”. E aggiunge: “Non parliamo di numeri o di oggetti ma di persone e di contesti dai quali queste persone stanno fuggendo”.​

Cappellani filippini in Italia: a Messina l’incontro nazionale

10 Novembre 2021 - Messina - Una tre giorni di riflessione e condivisione che riunisce, a Messina - i responsabili delle cappellanie filippine presenti in Italia. A guidare i lavori Mons. Gregory Ramon D. Gaston, coordinatore nazionale e rettore del Pontificio Collegio Filippino di Roma. Al centro del convegno l’integrazione ecclesiale dei migranti e le nuove piste pastorali a favore delle ragazze e dei ragazzi nati in Italia. All'incontro anche il vescovo ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Mons. Cesare Di Pietro e Mons. Marco Sprizzi, incaricato permanente da papa Francesco per le Nunziature Apostoliche della Malesia e del Timor Est. Il vescovo ha ringraziato per l’invito, ha lodato i cappellani per il prezioso lavoro che svolgono nelle Diocesi e augurato un lavoro fruttuoso in queste giornate nella Città dello Stretto.​

Card. Arborelius: “Grazie agli emigranti, l’Europa, in particolare del Nord, è diventata cristiana”

10 Novembre 2021 - Roma - "Grazie agli emigranti, l’Europa, in particolare del Nord, è diventata cristiana. Un segno dei tempi è proprio la migrazione. È importante infatti, renderci conto di come nell’Europa di oggi, mai è stato così difficile trasmettere la fede in una situazione molto secolarizzata". Lo ha detto questa mattina il card. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE intervenendo alla seconda giornata del convegno  sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”, promosso a Roma dalla Fondazione Migrantes. In "un mondo interdipendente, come non lo è stato mai così come ora, dove la mobilità delle persone da un posto all’altro del globo è intensa - ha detto - e il sistema delle comunicazioni incredibilmente molto più veloce rispetto a qualche decennio fa, le religioni si muovono con il movimento delle persone. In vari modi, esse possono cambiare cercando di trapiantarsi da un posto all’altro, ed è importante renderci conto, come la storia non è più eurocentrica. L’Europa ha perso il potere e dobbiamo riconoscere che siamo più piccoli; ecco quindi che i testimoni nuovi sono i migranti i quali, in modo particolare, devono continuare a scoprire questa vocazione dell’essere missionario nell’Europa di oggi. Certamente sono in tanti che arrivano da paesi diversi, ma la maggioranza ovviamente non viene per motivi religiosi, ecco perché è importante avere  un contatto personale, affinché non si perdano poi nel mondo secolarizzato". I migranti - ha spiegato l'Arcicvescovo di Stoccolma -  pertanto, sono "più religiosi degli europei e quindi sono più presenti nella chiesa che la popolazione locale. Per motivi di lingua e di distanze, all’estero la pratica religiosa è più difficile". Questo "non significa necessariamente la perdita della fede, che, facendo parte della propria identità formativa e religiosa, permane, ma senza quella carica cristiana che dovrebbe avere chi è cosciente del mandato battesimale. La religiosità e il cristianesimo si discostano sempre più l’uno dall’altro. Ecco allora che la tradizione cristiana esplora l’ambivalenza fondamentale tra lo spirituale e il temporale. Pertanto, la chiesa in Europa è confrontata con un’urgenza: consolidare la fede cristiana e vivere l’annuncio. Ecco che la loro attuale maggior valorizzazione può essere in parte dettata da motivi contingenti o “egoistici”, nel senso che i fedeli delle comunità di altra madrelingua andrebbero a riempire i vuoti sempre più profondi della chiesa locale ed a ringiovanirla, con energie più fresche e giovani". (Pierluigi Vignola)      

Migrantes Caltanissetta: messa al circo

10 Novembre 2021 - Caltanissetta - Nei giorni scorsi a Caltanissetta, Messa sotto lo Chapiteau del circo Greca Orfei con amici "vecchi e nuovi", scrive l'Ufficio Migrantes diocesano aggiungendo che è stata una occasione di condivisione per celebrare la fede e l'amicizia. "Parole bellissime" - scrive la Migrantes diocesana - quelle del Vicario Generale della diocesi di Caltanissetta don Onofrio Castelli che ha utilizzato "alcune immagini del mondo del circo per parlare di fiducia (i trapezisti si lasciano andare nelle mani del compagno di volo), di radici (non è una residenza anagrafica che ci dà stabilità, ma è nell'amore che devono affondare le nostre radici), di dominio di sé (come il domatore impara a domare Tigri e leoni, così anche noi siamo chiamati a dominare i nostri istinti, la paura, la rabbia....) e infine meraviglioso parallelismo tra il tabernacolo che significa tenda e il tendone del circo che oggi è diventato "casa" di Dio".

Mons. Perego: una maggiore partecipazione delle Mci alla vita della Chiesa e delle città

10 Novembre 2021 - Roma - La storia delle missioni cattoliche italiane in Europa è anche “una storia sociale”. Lo ha detto questa mattina Mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, intervenendo alla seconda giornata del convegno  sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. Per il presule l’impegno per la tutela della dignità della persona migrante, della sua famiglia, dei suoi diritti “deve continuare a caratterizzare la pastorale unitaria nelle Chiese in Europa, anche per far fronte a una ‘perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile’ - come ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti”. La Chiesa – ha quindi aggiunto Mons. Perego è fatta anche di queste persone in cammino: “è un mondo non facile da intercettare, se non attraverso la loro ricerca, il loro incontro. Le missioni cattoliche e le comunità cattoliche di lingua italiana possono essere uno strumento, una ‘casa tra le case’ per un primo incontro, ma soprattutto un’esperienza e una comunità laicale che aiuta a intercettare, accompagnare e, talora, anche aiutare gli emigranti a non rompere quel filo sottile che li lega alla Chiesa in forza del Battesimo, ma a intraprendere un nuovo percorso di vita cristiana. La missione e la comunità non è un’isola ecclesiale, ma uno strumento ecclesiale su piano linguistico per aiutare i migranti a sentirsi parte di una Chiesa locale, unico soggetto apostolico. Per costruire questa relazione tra migrante, missione e Chiesa locale è indispensabile un comune progetto ecclesiale, che può essere costruito attorno a 10 attenzioni”.  Tale progetto “non può che poggiare anzitutto sulle Beatitudini evangeliche, la cui forza rinnova lo stile di vita cristiano delle nostre Chiese in Europa. Pace, giustizia, povertà, perdono, condivisione, dialogo sono i tratti di uno stile evangelico che può rigenerare l’Europa, cambiargli il ‘cuore’ e  superare i mali che minano l’Unione: nazionalismo, egoismo, individualismo, consumismo, edonismo, materialismo”.  Il progetto “non può che essere interlinguistico e interculturale. La diversità linguistica da ostacolo deve diventare una risorsa per la preghiera, e l’annuncio e la testimonianza evangelica, spingendo le nostre Chiese a valorizzare ‘la differenza cristiana’ non solo rispetto alla società, ma anche al proprio interno. Abbiamo emigranti con un’esperienza religiosa e culturale più devozionale, provenienti dal Sud, ma anche dallo stesso Sud con una bella esperienza associativa e anche ministeriale. Come abbiamo emigranti del Nord con una ricca esperienza parrocchiale e associativa, anche nel mondo del volontariato. E’ un passaggio culturale non facile, sperimentato in alcuni casi dalle parrocchie interculturali, ma che può costituire una meta nella nuova evangelizzazione in Europa”. Il progetto deve anche essere di carattere ecumenico, visto la storia cristiana dell’Europa. Le migrazioni – ha detto Mons. Perego - hanno “favorito in Europa un passaggio da un ecumenismo teologico a un ecumenismo pastorale, fatto di condivisione di incontri, di amicizia, di matrimoni misti, di condivisione nella carità”. E poi un progetto, quello delle MCI, che deve curare anche il dialogo interreligioso, “libero da stereotipi comuni e da contrapposizioni infruttuose.  L’emigrazione fa incontrare non solo fedeli di altre chiese, ma anche di altre religioni e questo incontro di venta una sfida importante per  rendere non solo un principio, ma una realtà il diritto alla libertà religiosa, ma anche per costruire concretamente esperienze di incontro e collaborazione che allarghi la fraternità e l’amicizia sociale”. E poi il valorizzare i nuovi media e social, favorire la partecipazione attiva, di uomini e donne alla vita della Chiesa e preparare la partecipazione attiva alla vita della città, “luoghi di maggior crescita dell’emigrazione italiana”. (Raffaele Iaria)​    

Mons. Perego: anche le MCI stanno cambiando in Europa

10 Novembre 2021 - Roma - “Anche la Missione Cattolica Italiana sta cambiando. Ha una caratteristica tradizionale accanto alle famiglie già presenti, ma ci sono alcuni missionari, come abbiamo sperimentato ad esempio a Barcellona che seguono soprattutto i nuovi arrivati. La Spagna non è mai stata terra di emigrazione, negli ultimi anni il progetto Erasmus ha portato 70mila studenti a Barcellona e 40mila a Madrid. Quindi occorreva modificare struttura e organizzazione delle missioni per essere più agili e incontrare e camminare i migranti di questo decennio”. Lo dice oggi al quotidiano Avvenire, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, parlando del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane che si è aperto a Roma ieri pomeriggio. Il presidente della Migrantes sottolinea che anche all’estero i giovani tendono a staccarsi dalle parrocchie perché spesso “partono alla ventura anche nelle metropoli europee e trovano nella missione cattolica italiana un primo strumento di accoglienza, tutela, promozione e integrazione, per usare i verbi cari al papa. Stanno diventando anche luoghi di riferimento sempre più forti dopo il Covid”. Per mons. Perego “uno degli aspetti importanti da rivedere è il mondo dell’associazionismo, strutturato secondo le associazioni di tipo regionale, mentre oggi è diventato un movimento di incontri sui social. Ci sono oltre 2mila social group di emigranti giovani, anche i nuovi media possono aiutare a intercettarli e accompagnarli”.  

Migrantes: aperto il convegno delle MCI in Europa

10 Novembre 2021 - Roma - Si è aperto ieri pomeriggio il Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa che si svolgerà fino al 12 novembre presso il TH Carpegna Palace (Via Aurelia 481). L’incontro, organizzato dalla Fondazione Migrantes ha per tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. Ad aprire i lavori mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, e don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione. “E’ una grande gioia, specialmente dopo le restrizioni della pandemia ritrovarci insieme in Italia – ha detto il direttore De Robertis -, in quella che resta la nostra casa paterna, dove tutti noi abbiamo le nostre radici”. E riferendosi al sottotitolo dato al convegno ha continuato: “anche se poi queste radici si sono allungate per abbracciare altre realtà, e se ne sono aggiunte anche delle altre. Perché le identità, quando sono realtà vive, non restano ingessate, né crescono per sostituzione, ma per addizione”. Rivolgendosi ai circa 200 partecipanti arrivati da vari paesi d’Europa, ha sottolineato che il convegno si propone due obbiettivi. Il primo è quello di “richiamare l’attenzione del Paese e della Chiesa che è in Italia su di voi, su quegli italiani cioè che, per diversi motivi, e particolarmente in questi ultimi anni, scelgono di lasciare l’Italia”. Ha poi sottolineato che “ha a che fare con il momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo, un’epoca di cambiamenti”.  Ringraziando il Signore e la Chiesa per quello che le MCI rappresentano, don De Robertis ha ricordato che queste strutture “sono state la casa per tanti italiani che erano lontani da casa, frutto della santità, dell’amore e del sacrificio di tanti laici, preti e Vescovi”. A seguire mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, che si è rivolto ai presenti portando i saluti di tutta la CEI. “Un convegno, questo - ha detto il Presidente della Fondazione Migrantes - che è sulla missione che rivolge l’attenzione maggiore, sulla nuova evangelizzazione che incrocia anche il cammino sinodale”. Di conseguenza il primo aspetto certamente importante è “coniugare questo convegno alla gioia e alla profezia del Vangelo. La seconda riflessione per mons Perego riguarda il tema della nuova evangelizzazione, e ricorda che era stato il tema del sinodo dell’Europa del 1999, ed è importante per leggere la storia migratoria, la storia del cammino della Chiesa, e della sua evangelizzazione. Il presule ha invitato a riflettere su un ultimo aspetto “che questa nostra riflessione”, ha detto pensando al convegno, “abbia dei frutti proprio come vuole il cammino sinodale”. Ringraziando tutti per la partecipazione la parola è passata al don Saverio Xeres, della diocesi di Como, professore ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, di Milano e autore di numerosi volumi sull’argomento. Il titolo dell’intervento di don Xeres “Migrazione e missione alle origini della cristianità occidentale. Tra le due isole e un continente (Gran Bretagna, Irlanda, Europa). Una riflessione molto importante è arrivata anche con l’omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale italiana, che ha presieduto la celebrazione eucaristica al termine della giornata di lavoro. “Purtroppo - ha sottolineato - dobbiamo constatare che l’unica Italia a crescere non è sul nostro territorio nazionale ma è l’Italia che risiede all’estero. Perché l’incremento delle nascite è a zero”. Ha rimarcato che abbiamo avuto circa 110 mila partenze quest’anno nonostante la pandemia, quindi “quella che continua a crescere è l’Italia quella fuori dell’Italia. E’ tragico ammetterlo ma purtroppo in Italia non ci sono tante possibilità”. Al termine della prima giornata c’è stata la proiezione del Docufilm: “Non far rumore. La storia nascosta dei bambini clandestini”, con la presenza di Mario Maiellaro (regista), Alessandra Rossi (autrice RAI 3) e Toni Ricciardi (storico, Università di Ginevra).  

Mattarella: italiani nel mondo “presenza di valore inestimabile”

9 Novembre 2021 -

Roma - “La portata umana, culturale e professionale” degli italiani nel mondo “è di valore inestimabile nell’ambito di quel soft-power che consente di collocare il nostro Paese tra quelli il cui modello di vita gode di maggior attrazione e considerazione”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato alla Fondazione Migrantes in occasione della presentazione oggi a Roma del Rapporto Italiani nel mondo 2021. Mattarella ha ricordato la presenza degli italo-discendenti, stimata in circa 80 milioni, a cui si aggiungono “gli oltre sei milioni di cittadini italiani residenti all’estero”. “Le reti che animano e costituiscono questo valore di italicità – sottolinea il capo dello Stato – meritano riconoscimento e sostegno”.