Primo Piano

Migrantes: da oggi a Padova il convegno su “La Chiesa tra i viaggianti”​

17 Novembre 2021 - Padova - La Fondazione Migrantes chiama a confronto gli operatori per la pastorale dello spettacolo viaggiante dopo un duro periodo vissuto a causa della pandemia. Da oggi – e fino al 19 - a Padova il convegno nazionale “La chiesa tra i viaggianti” pensato soprattutto per chi inizia il suo servizio in questo mondo o semplicemente “nutre interesse per esso, come occasione per approfondirne la conoscenza. Inoltre, chi lavora con la Gente del Viaggio, ha la necessità di condividere le proprie riflessioni anche con colleghi che operano in luoghi molto lontani: ciò è fondamentale, sia perché siamo in pochi, e se ci confrontiamo solo coi più vicini, potremmo essere costretti a un soliloquio, sia perché ci troviamo ad operare con persone mobili che vivono simultaneamente in contesti differenti, che è necessario confrontare criticamente”, spiega il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. L’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato, anche in questo settore, aggiunge don De Robertis, “molti problemi e interrogativi nuovi; per fronteggiarli è ancora più necessario il confronto diretto delle varie esperienze”. Al convegno sono previste varie presenze: mons. Luigi Bressan, Vescovo incaricato per la Migrantes del Triveneto che questa sera presiederà una liturgia eucaristica, don Mirko Dalla Torre della Consulta nazionale per la pastorale dei fieranti e dei circensi; mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Presidente della Fondazione Migrantes, Claudio Cipolla, vescovo di Padova. Il convegno prevede anche, per domani, una visita alla “città” delle giostre, Bergantino e alle sue aziende. Occasione per mettersi “in ascolto di alcune testimonianze di fieranti e circensi”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco al Centro Astalli: “governi incapaci di gestire la mobilità umana, no a muri e ritorno in luoghi non sicuri”

16 Novembre 2021 - Roma - “La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana”. Lo scrive Papa Francesco nel saluto introduttivo alla mostra fotografica “Volti al futuro” organizzata dal Centro Astalli nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, in occasione del 40° anniversario della nascita dello stesso Servizio fondato da P. Pedro Arrupe.  La mostra, inaugurata oggi fino al 28 novembre, rappresenta venti ritratti di rifugiati accolti al Centro Astalli e realizzati da Francesco Malavolta.  Il Papa si rivolge nella lettera direttamente ai rifugiati che in questi ultimi 40 anni sono arrivati in Italia, ricordando che il numero 40 “nella Bibbia, è un numero significativo che ha molti rimandi” come “il popolo di Israele che per 40 anni cammina nel deserto, prima di entrare nella terra della promessa”. E anche gli ultimi 40 anni “della storia dell’umanità non sono stati un progredire lineare: il numero delle persone costrette a fuggire dalla propria terra è in continua crescita”. “Molti di voi – dice il Papa – sono dovuti scappare da condizioni di vita assimilabili a quelle della schiavitù, dove alla base c’è una concezione della persona umana deprivata della propria dignità e trattata come un oggetto. Conoscete quanto può essere terribile e spregevole la guerra, sapete cosa significhi vivere senza libertà e diritti, assistete inermi mentre la vostra terra inaridisce, la vostra terra inaridisce, la vostra acqua si inquina e non avete altra possibilità se non quella di mettervi in cammino verso un luogo sicuro in cui realizzare sogni, aspirazioni, in cui mettere a frutto talenti e capacità”. Eppure allo stesso tempo, prosegue, “voi cari rifugiati siete segno e volto di speranza. C’è in voi l’anelito a una vita piena e felice che vi sostiene nell’affrontare con coraggio circostanze concrete e difficoltà che a molti possono sembrare insormontabili”. Una speranza che “ci fa guardare con fiducia al futuro sognando di poter vivere insieme come popolo libero perché solidale, che sa riscoprire la dimensione comunitaria della libertà, come popolo unito, non uniforme, variegato nella ricchezza delle differenti culture”.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 59.260 persone migranti sulle coste italiane

16 Novembre 2021 - Roma -Sono  59.260 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  14.862 sono di nazionalità tunisina (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.950, 12%), Egitto (6.620, 11%), Iran (3.600, 6%), Costa d’Avorio (3.372, 6%), Iraq (2.462, 4%), Marocco (2.090, 3,5%), Guinea (2.090, 3,5%), Eritrea (1.872, 3%), Sudan (1.660, 3%) a cui si aggiungono 13.682 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Migrantes Triveneto: domani a Zelarino convegno regionale 

16 Novembre 2021 - Padova - Un’intera giornata per programmare e rilanciare l’azione della Migrantes nel Triveneto. Domani, Mercoledì 17 novembre, nella sede della Conferenza Episcopale Regionale del Triveneto, a Zelarino, i Direttori delle Migrantes Diocesane, i cappellani etnici e i collaboratori, daranno una lettura complessiva della situazione attuale e tracceranno linee di azione. La giornata sarà conclusa con una riflessione di don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione  Migrantes, alla luce dei lavori di gruppo e di un interrogativo di fondo: cosa Dio sta dicendo alle comunità ecclesiali ed ai contesti sociali in cui si è inseriti?

MCI Romania: una riflessione post convegno Migrantes

16 Novembre 2021 - Bucarest - Si è appena da poco concluso a Roma il convegno della Fondazione Migrantes dal titolo: "Gli italiani in Europa e la missione Cristiana". Hanno partecipato molte delegazioni dalla Svizzera, Germania, Belgio, Francia ed ovviamente Romania con il rappresentante Don Valeriano Giacomelli coadiuvato da Don Marius Beresoaie. Sono stati giorni intensi di scambi culturali, pieni di attività, una opportunità unica dopo questi due anni di pandemia, per riflettere insieme sui problemi e le condizioni dei popoli in movimento in particolare in questa vecchia e un po’, dal punto di vista pastorale, malandata Europa. I lavori sono stati aperti con la lettura del messaggio di saluto del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella che ha ricordato l’importanza degli italiani all’estero. La presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo ci fornisce non solo alcuni dati statistici: ci ricorda ad esempio che gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE sono circa 6 milioni, per la precisione 5,6 milioni, questo significa il 9,5% della popolazione italiana. Dal 2006 al 2021, gli iscritti AIRE sono aumentati del 82%. In particolare gli aumenti si registrano nella fascia d’età dai 18 ai 34 anni, questo molto spesso grazie ai programmi Erasmus e altri programmi di scambi culturali. I momenti di condivisione spirituale, commento delle letture delle Lodi del mattino hanno offerto un momento di riflessione sul Vangelo, e le Sante messe ogni giorno presiedute da un Vescovo diverso, come Monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nonché Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Jean Kockerols, Vescovo ausiliare di Bruxelles o il Cardinale Anders Arborelius, arcivescovo di Stoccolma, animate di volta in volta dalle diverse rappresentanze, hanno reso questo congresso sentito e profondo. Le delegazioni però si sono confrontate in maniera aperta sui problemi reali, le difficoltà quotidiane, di una Chiesa Italiana lontana da casa. Dai vari interventi e riflessioni, è emerso che la vera unione, non è una Chiesa integrata nel senso letterale del termine, ma una Chiesa in Comunione, che rispetti e riconosca le regole del posto, ma che non tradisca le radici ed il calore dell’accoglienza italiana, a cominciare dalla lingua, facendo sentire il migrante accolto come in famiglia secondo le tradizioni delle missioni italiane all’estero. Chiesa infatti è casa. Il Cardinale Arborelius, ha sottolineato che lo Spirito Santo ci aiuta a leggere i segni dei tempi, ed un segno del nostro tempo è la Migrazione. Nasce da qui la necessità di una nuova evangelizzazione, del recupero delle radici e cultura Cristiana come ha sottolineato il prof Xeres, solo la cultura, una nuova alfabetizzazione potrà combattere la perdita di fiducia ed indifferenza nei confronti della Chiesa. I partecipanti hanno avuto la benedizione del Santo Padre in un’udienza privata, breve ma significativa, in cui Papa Francesco ha incoraggiato tutti a continuare il proprio cammino missionario. Concluderei con la metafora del fiume citata nella relazione di apertura da Don Antonio Serra il flusso migratorio è come un fiume, la sorgente è comune, ma il fiume nel suo corso si arricchisce, cambia. Anche la Chiesa cambia, si arricchisce è continuamente in movimento, ed i suoi fedeli sono le tante gocce d’acqua che affluiscono al fiume, ognuno con un progetto di vita, sogni, speranze e necessità differenti. (Marialaura Ciampoli, catechista presso la Comunità Italiana di Bucarest.)        

Mattarella: “sconcertante quanto avviene ai confini dell’Ue”

16 Novembre 2021 - Siena - "E' sconcertante quanto avviene ai confini dell'Ue, c'è un divario con i principi proclamati". A parlare è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella intervenuto ieri alla all'inaugurazione dell'anno accademico a Siena. Per il Capo dello Stato è "sorprendente il divario tra i grandi principi proclamati e il non tener conto della fame e del freddo cui sono esposti esseri umani ai confini dell’Unione”. Mattarella ha poi sottolineato come sia “importante l’accoglienza di alcune studentesse e alcuni studenti afghani" decisa dall'Università di Siena: “una scelta significativa di fronte a un fenomeno che si è visto in diverse parti, nell’ambito europeo, di strano disallineamento, di incoerenza, di contraddittorietà, tra i principi dell’Unione, tra le solenni affermazioni di solidarietà nei confronti degli afghani che perdono la libertà e il rifiuto di accoglierli”. “Singolare atteggiamento, pensando all’atteggiamento e ai propositi dei fondatori dell’Unione europea che individuarono e indicarono orizzonti vasti, importanti, pur consapevoli delle difficoltà per raggiungerli, ma che affrontarono con coraggio e determinazione”, ha osservato il presidente, ribadendo che “anche per questo è significativo, è importante l’atteggiamento dell’ateneo che accoglie studenti di quel Paese”.  

I migranti e i muri d’Europa: oggi uno speciale di Avvenire

16 Novembre 2021 - Milano - Muri si stanno alzando in Europa. È di queste ore l’annuncio della Polonia: in dicembre avvierà la costruzione di una barriera per blindare il confine con la Bielorussia e impedire l’ingresso dei migranti. Non un esercito che tenti l’invasione armata, ma poveri e affamati profughi che non minacciano niente altro che le nostre coscienze rattrappite. Per questo “Avvenire” questa mattina è in edicola con un’edizione speciale che documenta la voglia del Continente di chiudere le frontiere e di chiudersi nel proprio egoismo. Lo fa con un ampio lavoro giornalistico di approfondimento e con immagini forti in un disegno grafico originale. “È un fatto: il filo spinato sta sostituendo le stelle sopra le terre d’Europa. Da Est a Ovest, da Nord a Sud. Accade per inerzia e per malizia, per ideologia e per pavidità, accade per perdita di radici e di senso. E per svuotamento di valori. Su questo contano gli avversari – esterni e interni – dell’Unione, sui deficit morali e sulle paure”, scrive il direttore Marco Tarquinio nel suo editoriale. Le rotte di migranti e profughi e gli ostacoli che vi sono frapposti; le cifre dei loro arrivi e dell’accoglienza: tutto dice che l’Europa ha la tentazione di diventare fortezza, anche se il cuore più profondo resta generoso e da lì si può attingere forza per invertire la tendenza. “Meno male che ci sono le "lanterne verdi", accese in più e più case a ridosso dei confini orientali dell’Unione, a segnalare che pietà non è morta e che la civiltà d’Europa non è tutta crocifissa in cima a reticolati taglienti come flagelli – sottolinea ancora Tarquinio –. E meno male che le lanterne ce lo dicono in polacco, la lingua di Karol Wojtyla, san Giovanni Paolo II, testimone del Vangelo e profeta di un mondo in cui le identità sono custodite e amate e le barriere abbattute”. Appuntamento in edicola per ricordare, vigilare e lanciare un messaggio accorato a chi è chiamato a decidere anche in nostro nome le politiche migratorie.    

Mons. Perego: l’Europa dei muri è un’Europa che dimostra di cedere alla paura

16 Novembre 2021 - Roma - “E’ una scelta irrazionale e antistorica quella della Polonia di costruire un muro”. Di più, una “sconfitta della democrazia”. Il Presidente della Commissione Episcopale della CEI e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, non usa mezzi termini, parlando con l’Adnkronos, nel denunciare la decisione della Polonia di innalzare un muro al confine con la Bielorussia. “Un segno – dice mons. Perego – del rifiuto e non del riconoscimento della persona, un modo per non affrontare il dramma soprattutto di tante persone in fuga. I criminali entrano nei paesi liberamente dagli aeroporti e la povera gente non può raccontare la propria storia, gridare le proprie sofferenze, le violenze subite”.   Per il Presidente della Commissione CEI per le migrazioni siamo davanti ad una “sconfitta dell’umanesimo su cui si fonda l’Europa, una sconfitta della democrazia. Con la Polonia salgono ormai a dieci i paesi europei che si sono affidati a dei muri per la propria ‘sicurezza’: l’Ungheria, la Bulgaria, la Slovenia, l’Austria, la Macedonia, la Grecia, Estonia, Lituania, il muro spagnolo di Ceuta e Melilla. L’Europa dei muri è un’Europa che dimostra di cedere alla paura, un Europa in difesa da un mondo che cammina”.    

Le Missioni Cattoliche Italiane e la loro “ricchezza” in Europa

15 Novembre 2021 - Roma - Anche grazie ai «milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città», l’Europa sta diventando «un bel mosaico». Papa Francesco ha ricevuto, giovedì scorso, in Vaticano, circa 200 tra sacerdoti, laici e operatori impegnati nella pastorale con gli italiani residenti in Europa e partecipanti al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane, promosso dalla Fondazione Migrantes, sul tema “Gli italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano”. MCI che sono state la “casa” per tanti italiani «che erano lontano da casa”, come ha detto il direttore Migrantes, don Giovanni de Robertis. Le MCI possono essere, ha spiegato il presidente della Fondazione, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, «uno strumento, una ‘casa tra le case’ per un primo incontro, ma soprattutto un’esperienza e una comunità laicale che aiuta a intercettare, accompagnare e anche aiutare gli emigranti a non rompere quel filo sottile che li lega alla Chiesa ma a intraprendere un nuovo percorso di vita cristiana». Perego ha parlato di progetti «interlinguistici», «interculturali», ecumenici e interreligiosi, «liberi da stereotipi comuni e da contrapposizioni infruttuose». Comunità che «possano continuare a essere fonte di vita, di guarigione spirituale per le tante ferite di questo nostro continente», ha detto il Presidente della CEI, il card Gualtiero Bassetti evidenziando che «l’unica Italia a crescere non è sul nostro territorio nazionale ma è l’Italia che risiede all’estero». Ecco allora l’importanza di una presenza, come quella di sacerdoti di lingua italiana, a fianco dei nostri connazionali che oggi vivono all’estero  Una figura e un ruolo che va certamente ripensato: «una priorità e una necessità irrimandabile», dice don Luigi Usubelli, responsabile della MCI di Barcellona aggiungendo che il convegno vissuto a Roma «ha posto in luce la necessità dell'acquisizione di competenze interculturali da parte dei sacerdoti – in Italia e all'estero - in quanto la maggior parte di loro – causa la consistente mobilità contemporanea - entra inevitabilmente in contatto con cristiani di altre culture». Il sacerdote parte dalla base della Missione Cattolica Italiana, con la preoccupazione di andare e vedere e rendersi conto anche dell’evolversi delle situazioni, perché le persone cambiano e quindi «l’empatia con il popolo è cruciale, e bisogna, anche, andare a cercarli un po’ casa per casa e testimoniare l’attenzione della Chiesa per loro sia in senso umano sociale che spirituale e religioso», spiega don Pierluigi Vignola della MCI di Amburgo in Germania. Soprattutto per le comunità di vecchia generazione il sacerdote italiano, spiega don Gregorio Aiello della MCI di Genk, in Belgio, «stimola e incoraggia relazioni personali che sono alla base della vita comunitaria», un riferimento «prezioso per potersi esprimere potendo comunicare spontaneamente i sentimenti e le esperienze di gioia e dolore che accompagnano la vita». Naturalmente la Missione Cattolica di lingua italiana non è più quella di una volta: «non ci sono più i migranti con la valigia di cartone». Il sacerdote oggi è «un accompagnatore che si pone accanto e in cammino con la comunità dietro a Gesù in ascolto della sua parola», sottolinea don Pasquale Avena della MCI di Annecy, in Francia e il sacerdote, per sua natura, è «fautore di incontri», spiega don Valeriano Giacomelli, responsabile delle Missioni cattoliche Italiane in Romania: «l'incontro con i fratelli e le sorelle ha come prima finalità quella di instaurare relazioni costruttive, sane ma, come finalità ultima, quella di portarli o riportarli ‘all'incontro’ con Cristo e il suo messaggio di salvezza. Ritengo che tale pastorale ‘dell'incontro’ sia in modo particolare importante da incarnare nei confronti degli emigrati italiani che, per svariati motivi, si sono recati, per brevi o lunghi periodi, in altre nazioni dell'Europa o del mondo». La Chiesa è per sua natura missionaria e il sacerdote è chiamato a mettere in atto questa missione «vivendo in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli con il ruolo di sentinella per poter scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo», sottolinea don Antonio Serra,  delegato delle Missioni cattoliche Italiane in Gran Bretagna che ricorda l’istituzione delle Missioni Cattoliche Italiane caratterizzate da «un modo di vivere, di pregare e di parlare solidamente ancorati alle radici della propria Patria. In un contesto di smarrimento e di incertezza i sacerdoti hanno rappresentato un punto di riferimento spirituale, sociale e linguistico per gli emigrati italiani in terra straniera». Oggi le MCI hanno «allargato il loro ambito di azione e sono diventate di Lingua Italiana per accogliere coloro che pur non essendo Italiani erano emigrati prima in Italia e poi all’estero». Un uomo, il sacerdote accanto a queste comunità, che sa «spendersi» per i nostri connazionali portando “speranza e gioia» a queste comunità, ha detto fra Sergio Tellan delle MCI in Ungheria. Comunità che grazie alla loro radicata religiosità popolare hanno «comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali», ha detto loro papa Francesco. La storia della Chiesa locale e la ricchezza “rigenerante delle comunità migranti fanno sì che Dio parli ancora alla Chiesa e parli con linguaggi nuovi», ha sottolineato il responsabile della MCI di Berma, p. Antonio Grasso. La «nostra presenza – spiega don Carlo De Staio, delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera - costituisce dono e ricchezza nella cooperazione tra le Chiese; mette in circolo esperienze e vissuti, modalità di azione pastorale e prassi locali e globali. Ciò che ci caratterizza sempre più è la passione per il Vangelo e la dedizione alla Chiesa che non hanno i confini ristretti di una lingua, di un’etnia o di una popolazione; con il nostro servizio ci sentiamo e viviamo la cattolicità, ci sentiamo protagonisti della chiamata alla universalità». (Raffaele Iaria)

Bielorussia: partita la macchina della solidarietà per i migranti al confine, raccolta fondi e aiuti di prima necessità nelle parrocchie di tutto il Paese

15 Novembre 2021 - Ieri, domenica 14 novembre, in tutte le parrocchie delle quattro diocesi della Bielorussia, è stato letto un appello alla solidarietà dei vescovi e sono stati raccolti fondi in denaro per aiutare i rifugiati che si trovano al confine con la Polonia. Nelle parrocchie invece di Grodno sono stati raccolti aiuti di prima necessità per i migranti, come vestiti caldi, scarpe, mezzi per l’igiene personale, coperte, prodotti per bambini ma anche alimenti, preferibilmente a lunga conservazione e che non richiedano particolari condizioni di conservazione. In una nota della Conferenza dei Vescovi cattolici in Bielorussia diffusa per lanciare le iniziative, così si legge: “Da diversi giorni è in corso una crisi senza precedenti con i migranti al confine bielorusso-polacco. Le persone sono rifugiate dal Medio Oriente, compresi bambini e giovani, che si trovano attualmente in campi all’aperto, al confine dello Stato, in una situazione critica perché prive dei mezzi di sussistenza necessari. Soffrono la fame, il freddo, la mancanza di un riparo e di cure mediche di base. Come cristiani non possiamo essere indifferenti alla realtà della sofferenza umana, ricordando sempre le parole di Gesù Cristo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare; Avevo sete e mi avete dato da bere: ero nudo e mi avete vestito: quello che avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” ( Mt 25 : 35,40 ). È nostro dovere morale unirci alla causa per aiutare i migranti che si trovano attualmente al confine di stato”. Il 12 novembre, si è tenuto un incontro a Minsk al quale hanno partecipato il Commissario per gli affari religiosi e nazionali della Bielorussia, Aleksandar Rumak, il metropolita di Minsk Veniamin, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia, l’arcivescovo cattolico di Minsk-Mogilev, Joseph Stanevsky, il mufti dell’Associazione religiosa musulmana, Bekir Shabanovich, e il rabbino capo, Grigory Abramovich. Al termine dell’incontro è stato diffuso un appello: “Noi, i leader delle maggiori confessioni della Repubblica di Bielorussia, facciamo appello ai politici degli Stati europei economicamente più sviluppati. Non è colpa di queste persone se hanno lasciato le loro terre d’origine fuggendo dalle ostilità in cerca di un destino migliore per sé e per i propri figli. Queste persone stanno cercando la strada per un futuro migliore in Europa attraverso la Bielorussia. Sono persone di tutte le nazionalità e religioni: vogliono vivere sotto un cielo di pace e vedere di nuovo il sorriso sui volti dei loro bambini”.    

Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022: nel programma un incontro con rifugiati e profughi

15 Novembre 2021 - Roma - Il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, ha ricevuto conferma della visita di Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022 in occasione dell’Incontro di Vescovi e Sindaci del Mediterraneo. La visita, è stato comunicato al Cardinale, seguirà questo programma: il Papa atterrerà nello stadio di atletica “Luigi Ridolfi” alle ore 8, in forma privata. Alle 8.30, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, incontrerà i Vescovi e i Sindaci: qui pronuncerà il suo discorso e successivamente, nella Sala Leone X, saluterà alcuni Sindaci. Alle 9.30, nella Sala D’Arme, è previsto l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati, al quale seguirà, alle 10.30, la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Santa Croce. Al termine, sul sagrato della Basilica in piazza Santa Croce, il Papa reciterà la preghiera dell’Angelus, prima di ripartire per il Vaticano. “Esprimo profonda gratitudine a Papa Francesco – commenta il card. Bagnasco – per questo gesto di attenzione verso l’iniziativa che coinvolge le comunità ecclesiali e civili del Mediterraneo. Come già avvenuto per il precedente Incontro, vissuto a Bari nel 2020, il Papa non soltanto benedice l’iniziativa, ma vi pone il suo sigillo, assicurando la sua partecipazione nella giornata conclusiva. L’Incontro di Firenze sarà l’occasione per proseguire la riflessione a partire dagli impegni che il Santo Padre ci ha consegnato a Bari: ‘Ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area’. Le sfide che siamo chiamati ad affrontare costituiscono uno stimolo a superare le barriere che segnano il Mediterraneo e a intensificare l’incontro e la comunione fra le Chiese sorelle. Solo tessendo relazioni fraterne è possibile promuovere il processo d’integrazione. Ripartiamo, allora, da Firenze per far sì che le sponde del Mediterraneo tornino a essere simbolo di unità e non di confine”.    

Romania: fioriscono piccoli missionari nella comunità greco-cattolica dei bambini rom

15 Novembre 2021 - Bucarest - Sono da poco entrati a far parte dell’Infanzia Missionaria diversi bambini rom della parrocchia greco-cattolica di Barbu Lautaru, dedicata a "Sant'Andrea Apostolo" e al "Beato Vescovo Ioan Suciu", visitata da Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Romania. “E' una visita ancora molto viva nei ricordi di questi piccoli - racconta il vice parroco, padre Ciprian Ioan Sucio -. I bambini ne parlano soprattutto alle persone che vengono a trovarci, mostrando con orgoglio la sede dove il Papa si è seduto”. A Barbu Lăutaru, il quartiere rom più antico della città di Blaj, la Chiesa Unita Romena ha svolto, nel tempo, una costante attività spirituale e sociale a sostegno di questa comunità. In particolare - scrive l’agenzia Fides - il beato Vescovo martire Ioan Suciu, a cui è intitolata la chiesa, consacrata nel 2019, ha avuto un ruolo centrale nell’accompagnamento spirituale dei rom. Nato a Blaj, Ioan Suciu, noto per la sua apertura verso la comunità, è cresciuto con molti rom e, dopo aver terminato gli studi, ha dedicato parte della sua attività al sostegno di questa comunità. Conosciuto come il “Vescovo della gioventù”, ha svolto azioni catechetiche con i giovani rom, azioni che ha unito alle sue grandi passioni. In molti ricordano ancora oggi le sue gite con i giovani rom, le partite di calcio che giocò con loro. “La nostra presenza di accompagnamento spirituale, oltre ad offrire attività di preghiera e di formazione per tutti, è rivolta specialmente ai bambini – racconta padre Ciprian Ioan Sucio -. Durante gli incontri cogliamo l’occasione per capire se hanno problemi a scuola o casa perché spesso proprio a scuola vengono discriminati; noi cerchiamo di incoraggiarli, formarli nello spirito dell’amore e del perdono e trascorriamo con loro giornate di svago e gioco”. A quei bambini Papa Francesco aveva detto durante la visita nella loro comunità: “I vostri volti coloreranno i miei ricordi e popoleranno la mia preghiera”. Quelle parole sono rimaste scolpite nelle loro menti, tanto che sono state usate per un biglietto fatto pervenire al Papa per ringraziarlo delle benedizioni apostoliche donate loro in occasione della prima Comunione ricevuta lo scorso giugno. “I bambini ora vogliono fare visita al Papa come lui ha fatto con loro!" conclude padre Suciu.  

ACLI Svizzera: Rauseo confermato Presidente

15 Novembre 2021 - Zurigo - In occasione del XIII Congresso Nazionale delle ACLI Svizzera conclusosi al Kulturbeiz Chapplehof di Wohlen(AG) sul tema: “Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani” è stato rieletto, per un secondo mandato, l’attuale Presidente nazionale dell’associazione, Giuseppe Rauseo, di Lugano.

Vicenza: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

15 Novembre 2021 - Vicenza - Migrantes Vicenza, Caritas Vicenza, Pastorale missionaria e Pastorale della Salute invitano alla presentazione del Rapporto Immigrazione 2021. La presentazione si terrà questa mattina al Centro pastorale Onisto di Vicenza e vedrà la presenza di don Giovanni de Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes. “La presentazione del Rapporto Immigrazione, curato a livello nazionale da Caritas e Migrantes, è un appuntamento fisso e atteso per quanti operano nel sociale. È un aggiornamento annuale obbligato con letture statistiche precise, in un contesto pervaso spesso da fake news o da dati forniti in modo parziale o manipolato. Il rapporto contiene, oltre ai dati statici, anche contributi di approfondimento e di riflessione con testimonianze e storia”, si legge in una nota della diocesi di Vicenza. “Il Rapporto 2021 ci indica che viviamo un tempo di incertezza nel nostro Paese così come nel resto del mondo. Un’incertezza che in alcuni contesti umani e geografici assume caratteristiche allarmanti e di straordinaria sofferenza. La crisi sociale, resa più acuta dalla pandemia, è una ferita grave per la nostra società e che ci riguarda tutti. Si tratta di una crisi che aggrava un tessuto sociale da tempo sfibrato e lacerato dalle fatiche economico-sociali e dalla persistenza di politiche precarie – prosegue la nota –. La comunità internazionale fatica a trovare prospettive di soluzione ai drammi delle migrazioni e vari Paesi devono fare i conti con la pericolosa tentazione di involuzioni identitarie. In questo contesto, la pandemia si è rivelata una grande prova in cui ciascuno è chiamato a nuove sfide. In un tempo in cui abbonda l’incertezza, dobbiamo far sovrabbondare la speranza. Uscire dall’emergenza sanitaria significa gettare le fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno e vada verso un noi sempre più grande”.

Rom e sinti: questa sera un film per raccontare oltre i pregiudizi

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano – Un film per raccontare rom e sinti oltre i pregiudizi. Questa sera il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con Aurora Vision e l’Associazione AIZO Rom e Sinti Onlus, presenta, presso la sala della Filmoteca vaticana a Palazzo San Carlo, il film “Portami a vedere la notte”, di Lia e Alberto Beltrami. La pellicola, un documentario di circa 50 minuti girato prevalentemente nei campi rom di Torino, racconta la vita di Carla Osella, della Compagnia di Sant’Orsola Figlie di Sant’Angela Merici, e fondatrice di AIZ O. “Portami a vedere la notte” è la storia di una quotidianità fatta ancora di discriminazioni e pregiudizi. Ma — si legge in un comunicato degli organizzatori dell’evento — è anche la storia di esperienze di vita positive di chi, uscito dai campi, ha potuto affermarsi come artista e imprenditore, superando gli steccati dell’ignoranza e della logica dello scarto. Alla presentazione interverranno il cardinale Peter Kodwo Appiak Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, Carla Osella, orsolina, e Lia Beltrami. Modera l’evento Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani. “La pastorale per gli itineranti, le popolazioni rom e sinti, e quindi anche i nomadi, i giostrai, i lavoratori del circo — spiega il cardinale Turkson — è parte della missione del nostro Dicastero. Patrocinando questo film, che racconta con delicatezza storie di vita, una vita semplice pur nelle tante difficoltà e chiusure che ancora queste popolazioni devono subire, vogliamo dare voce ai tanti che nella Chiesa si spendono ogni giorno per gli ultimi, nelle periferie esistenziali. E Carla è una preziosa testimonianza in questo senso». Il docufilm è realizzato con il patrocinio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e la collaborazione di Fondazione Migrantes e AIZO.  

Papa Francesco: “in mezzo al pianto dei poveri sboccia il Regno di Dio”

15 Novembre 2021 - Città del Vaticano - "Siamo dentro a una storia segnata da tribolazioni, violenze, sofferenze e ingiustizie, in attesa di una liberazione che sembra non arrivare mai. Soprattutto, a esserne feriti, oppressi e talvolta schiacciati sono i poveri, gli anelli più fragili della catena". Lo ha detto ieri Papa Francesco nella messa in occasione della V Giornata mondiale dei poveri la quale, ha ricordato, "ci chiede di non voltarci dall’altra parte, di non aver paura a guardare da vicino la sofferenza dei più deboli, per i quali il Vangelo di oggi è molto attuale: il sole della loro vita è spesso oscurato dalla solitudine, la luna delle loro attese è spenta; le stelle dei loro sogni sono cadute nella rassegnazione ed è la loro stessa esistenza a essere sconvolta. Tutto ciò a causa della povertà a cui spesso sono costretti, vittime dell’ingiustizia e della disuguaglianza di una società dello scarto, che corre veloce senza vederli e li abbandona senza scrupoli al loro destino". Dall’altra parte però, ha proseguito Francesco, c'è "la speranza di domani": "Gesù vuole aprirci alla speranza, strapparci dall’angoscia e dalla paura dinanzi al dolore del mondo. Per questo afferma che, proprio mentre il sole si oscura e tutto sembra precipitare, Egli si fa vicino. Nel gemito della nostra storia dolorosa, c’è un futuro di salvezza che inizia a germogliare. La speranza di domani fiorisce nel dolore di oggi. Sì, la salvezza di Dio non è solo una promessa dell’aldilà, ma cresce già ora dentro la nostra storia ferita – abbiamo il cuore ammalato, tutti –, si fa strada tra le oppressioni e le ingiustizie del mondo. Proprio in mezzo al pianto dei poveri, il Regno di Dio sboccia".    

Corridoi umanitari Cei-Sant’Egidio: arrivati 63 profughi dall’Etiopia

13 Novembre 2021 -

Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 63 profughi del Corno d’Africa. Le condizioni di vita di queste persone, da tempo rifugiate nei campi dell’Etiopia​, poi nella Capitale, si erano ulteriormente complicate a causa del conflitto che, in questi mesi e in particolare nelle ultime settimane, sta interessando l'Etiopia​. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie a un Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato nel 2019 dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Comunità di Sant’Egidio  che prevede l’arrivo di 600 persone vulnerabili con i corridoi umanitari. La partenza, inizialmente prevista per la fine di novembre, è stata anticipata a causa dei problemi di sicurezza ed è stata facilitata dalla fattiva collaborazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno, della Direzione Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie e dell'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba. Ad accogliere a Fiumicino i 63 profughi -  in maggioranza nuclei familiari composti da donne sole con minori e singoli sotto i 25 anni - sono stati i volontari ed alcuni familiari, da tempo residenti nel nostro Paese, in qualche caso già cittadini italiani. Saranno ospitati a Roma e in diverse regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche e Campania) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato con l’8x1000 della Cei, fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».  

Preghiere dei fedeli di domenica 14 novembre

12 Novembre 2021 - La Parola di Dio di questa domenica apre dinanzi a noi il grande portale dell’eternità. Affidiamoci al Signore per il presente e per il futuro; preghiamo invocando: Ascoltaci o Signore!
  1. O Signore, donaci la tua speranza, per imparare a confidare non nelle cose della terra e nel frutto delle nostre azioni, ma in te, che sei il Signore della vita, del tempo e dell’eternità, preghiamo.
  2. Preghiamo per la Chiesa e i suoi ministri, perché possano aiutarci a vivere le vicende terrene con cuore fedele e generoso, attendendo solo da Dio il compimento della vita, preghiamo.
  3. Perché nelle leggi degli Stati, nelle imprese di lavoro, nelle trattative economiche, non prevalgano egoismo e sfruttamento, ma si rispettino i diritti dei popoli e i bisogni delle persone e delle famiglie, preghiamo.
  4. Perché nelle vicende della vita prevalga in noi la fiducia nella Provvidenza, che ci apre a uno sguardo attento alle necessità nostre e dei nostri fratelli, preghiamo.
Signore, lascia crollare dentro di noi astri, miti, credenze inutili e dannose per la nostra fede! Rimanga e dimori in noi solo il tuo amore. Tu ci hai insegnato ad amare i nostri fratelli e sorelle, a perdonare, ad accogliere chiunque ci chieda aiuto. Demolisci, Signore, le barriere che vergognosamente innalziamo contro i fratelli deboli, affamati e disperati, apri i nostri cuori malati d’ indifferenza e perdonaci, Signore! Preghiamo.   Accogli la nostra preghiera e fa di noi un cuore solo e un’anima sola, o Signore, con il bene della fede, della speranza e della carità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.