Primo Piano
Migrantes Vicenza: un documento che fa il punto di solidarietà e accoglienza
Integrazione, arriva la serie Rai “Bangla”
Roma - Arriva domani su RaiPlay Bangla La serie (dal 27 aprile al 6 maggio anche su Rai 3 alle 20.20), commedia che tratta la questione dell’integrazione in modo divertente: un giovane italiano di seconda generazione racconta cosa vuol dire essere musulmano praticante e vivere in un mondo lontano dai precetti dell’islam.
Gli 8 episodi sono la prosecuzione del diario di Phaim, ventenne nato e cresciuto a Torpignattara, a Roma.
Corridoi umanitari Cei-S. Egidio: 42 arrivi da Etiopia
Cei: il 21 aprile incontro nazionale dei giovani in servizio civile del Tavolo ecclesiale
Ancora naufragi e salvataggi
Milano - Oltre 800 persone arrivate a Lampedusa con barchini, in modo autonomo nell’ultimo fine settimana. Due naufragi al largo della Tunisia con decine di dispersi e solo pochi corpi recuperati, un altro dramma di fronte alle coste libiche con 4 morti e 19 dispersi e una nave Ong con a bordo 205 persone salvate da soccorsi in mare. Il bollettino che arriva dal Mediterraneo racconta ancora una volta la drammaticità dei flussi migratori che partono dal Nord Africa diretti in Europa. Dopo il naufragio di sabato, una seconda tragedia è avvenuta domenica al largo di Sfax, sempre in Tunisia. A denunciarlo è Alarm Phone, spiegando che sabato scorso una barca è affondata al largo della Tunisia. «Venti persone sono state soccorse, ma 6 sono ancora disperse e sono stati recuperati quattro corpi». Altre 30 persone non ce l’avevano fatta il giorno prima nell’altra tragedia raccontata. «Bisogna fermare il regime di frontiera omicida dell’Ue», dice l’Ong. E sempre domenica un’altra imbarcazione di legno con 20 migranti a bordo ha fatto naufragio al largo della libica Surman. Due persone sono state salvate – riferisce l’Oim in Libia – mentre sono stati recuperati quattro corpi senza vita; altre 14 persone sono date per disperse. Intanto chiede ripetutamente di poter raggiungere terra, in un porto sicuro, la nave Sea Watch con a bordo 205 persone salvate in una serie di soccorsi (anche drammatici) negli ultimi giorni al largo della costa libica. Ma l’Ong tedesca teme che diversi altri profughi siano annegati. In particolare, ha spiegato Sea Watch in un tweet, è stato fatto un salvataggio per un gommone che stava affondando con la guardia costiera libica presente sul posto. Molti migranti erano già in acqua e «su almeno 50 persone in difficoltà, ne abbiamo salvate 34», ha fatto sapere l’Ong, sottolineando che molte delle persone recuperate hanno bisogno di cure urgenti. «I sopravvissuti raccontano di aver visto annegare dei parenti – spiega la Ong –. Le esperienze traumatiche hanno lasciato segni fisici e psicologici. Lo staff medico sta curando molti naufraghi, ma la nave non è un ospedale. Il diritto alla vita deve valere per tutti». Cinque persone con gravi problemi di salute sono state evacuate dalla nave che ora si trova a poco più di dieci miglia a est dell’isola di Lampedusa. Oltre ai cinque migranti, tra cui due donne in gravidanza, anche una sesta persona ha lasciato la nave per accompagnare la moglie. A bordo restano 205 migranti: «Hanno urgente necessità di essere portati a terra e ricevere cure adeguate», dicono dalla Ong.
Intanto è corsa contro il tempo a Lampedusa per svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola, al collasso dopo la raffica di arrivi dello scorso weekend quando sull’isola sono sbarcati oltre 800 migranti. Domenica in 127 sono stati imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle, stessa sorte ieri per altri 104 migranti, che in serata hanno raggiunto la cittadina dell’Agrigentino. In rada a cala Pisana c’è anche la nave quarantena Moby Dada: 300 i posti disponibili a bordo. Nel centro dell’isola, con i nuovi trasferimenti, restano in più di 400 a fronte di una capienza massima di 250. La prefettura, nelle prossime ore, predisporrà altri trasferimenti. Le avverse condizioni del mare, intanto, per il momento hanno fermato gli sbarchi. Sono 6.938 i migranti giunti in Italia, via mare, da inizio anno. In calo rispetto agli 8.505 di un anno fa ma il doppio rispetto ai 2.971 del 2020 (primo anno fra l’altro della pandemia). Aumentano anche le persone che non ce la fanno a raggiungere le coste dell’Europa. Sono complessivamente 475 i migranti morti in mare da inizio anno. Numeri purtroppo destinati ad aumentare con le persone scomparse durante la navigazione e di cui non si è mai saputo nulla. La rotta più letale resta quella del Mediterraneo centrale, tra Libia e Italia e Malta. Ed è proprio lungo questa rotta che è tornata in mare la nave Ong Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans. «Torniamo in mare per salvaguardare la vita umana, proteggere e accogliere chi fugge dalla Libia. La nostra nave Mare Jonio è salpata da porto di Mazara del Vallo verso la zona Sar del Mediterraneo centrale» ha annunciato nei giorni scorsi l’organizzazione umanitaria. (Daniele Fassini - Avvenire)
Ucraina: circa 90mila i profughi in Italia
Libertà di migrare: via alla formazione dei docenti africani sulla migrazione
Papa: ultimi tratti della Via Crucis a famiglie russa e ucraina e migrante
Cercare rifugio nell’Europa che allontana le frontiere
Mci Germania-Scandinavia: nuovo missionario a Solingen-Remscheid
Rom e sinti: presentato report su “Il Paese dei campi”
Roma - L’8 aprile si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei diritti dei rom. Alla sua vigilia, in un evento promosso dalla Commissione per la promozione dei Diritti Umani del Senato, Associazione 21 luglio ha presentato il report digitale “Il Paese dei campi” (www.ilpaesedeicampi.it). All’iniziativa sono intervenuti: il senatore Giorgio Fede; Triantafillos Loukarelis, direttore dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali e mons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e segretario della Commissione Cei per le Migrazioni - Migrantes.
Malgrado le politiche nazionali e locali promosse da decenni nei confronti delle comunità rom e sinte, il nostro Paese - spiega l'associazione - "paga la cronica carenza di informazioni statistiche affidabili relative agli insediamenti monoetnici presenti sul territorio nazionale. Tale deficit è riconosciuto come il principale limite laddove, per implementare politiche sociali, risulta fondamentale cogliere in maniera puntuale le problematiche che interessano gli abitanti dei 'campi'. Con cadenza periodica, si invocano 'censimenti' arrivando a cogliere l’assenza di informazioni come occasione per amplificare i numeri invocando l’emergenza oppure per spingerli al ribasso al fine di enfatizzare, ad esempio, l’impatto positivo di politiche espulsive. Per svariate ragioni risulta impossibile oggi definire quanti siano i rom e sinti in Italia. Al contrario è però possibile da oggi, grazie al lavoro presentato da Associazione 21 luglio, fotografare nitidamente la realtà di quanti – identificati dalla autorità come rom e sinti – risiedono in insediamenti monoetnici appositamente realizzati per loro".
Attraverso il sito www.ilpaesedeicampi.it, curato da "21 luglio", è possibile da oggi cogliere, in tempo reale, informazioni aggiornate che interessano ognuno dei 121 insediamenti formali, all’aperto e al chiuso, abitati da comunità identificate come rom e sinte. In Italia sono presenti 45 “campi rom” formali abitati da 7.128 persone. L’insediamento più grande si trova a Roma, in via Candoni, dove sono accolte 795 persone. La massima concentrazione si rileva nell’area metropolitana di Napoli, con 8 insediamenti e 1.336 persone. Nei Comuni di Pisa, Gioia Tauro e Cosenza si registrano invece le presenze di quartieri di “case popolari” realizzati appositamente per un’accoglienza di 930 rom. A Brescia e a Napoli gli unici due “centri di raccolta rom”, dove risultano presenti 218 persone. Sono invece 66 i “campi sinti” presenti sul territorio nazionale, abitati da 4.814 persone con il più grande che insiste nel Comune di Pavia, con 265 persone. I Comuni di Villafalletto, in provincia di Cuneo, di Padova e di Carmagnola, in provincia di Torino sono caratterizzati dalla presenza di aree residenziali monoetniche. Aggregando i dati che interessano i soli insediamenti formali è possibile affermare che sono 113 i “campi rom” e “campi sinti”, presenti in 73 Comuni e 13 Regioni, per un totale di 12.096 persone. Ad essi vanno aggiunti 2 “centri di raccolta rom” e 6 aree residenziali monoetniche. Un totale di 13.405 soggetti concentrati in strutture, al chiuso o all’aperto, progettate e realizzate dalle istituzioni secondo un criterio segnatamente etnico. Se ad essi volessimo aggiungere i circa 5.500 rom stimati negli insediamenti informali, si raggiungerebbe la cifra complessiva di 18.760 rom e sinti in emergenza abitativa.
Tali numeri sembrano confermare la tendenza al ribasso già registrata negli ultimi anni. Ad oggi, come riportato nel dettaglio sul sito, sono infatti 21 gli insediamenti rom e sinti che risultano in superamento mentre, dal 2018 ad oggi sono 26 quelli chiusi o superati.
Ucraina, Bosnia: nel campo profughi di Usivak dove si ‘gioca’ per vivere
Ucraina: Acli, “gli ucraini che hanno lavorato in Italia e che ora sono costretti a rientrare qui continueranno a godere della pensione”
Preghiere dei Fedeli: Domenica delle Palme e della Passione dei Signore
Per la passione del tuo Figlio, ascoltaci, Padre.
1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Anch’essa in diverse parti della terra conosce la passione: incomprensioni, persecuzioni, martirio. Preghiamo perché la Chiesa si unisca nella fede al mistero della morte di Cristo, per cogliere dall’albero della croce il frutto della salvezza per tutti, preghiamo. 2. Preghiamo per la pace tra i popoli della Terra dilaniati da guerre orrende. I rami d’ulivo che porteremo nelle nostre case ci ricordino che siamo chiamati dal Signore a vivere in fraternità. Perché anche noi impariamo a vivere la beatitudine evangelica «beati gli operatori di pace», preghiamo. 3. Per i cristiani che subiscono violenza a causa della loro fedeltà al Vangelo. La passione di Cristo continua oggi in tanti nostri fratelli e sorelle perseguitati. Preghiamo affinché essi restino uniti in spirito alla croce di Cristo, preghiamo. 4. Per chi è «crocifisso» dal dolore, dalla prepotenza e dall’umiliazione. Tanti fratelli e sorelle oggi portano ingiustamente una croce di grande sofferenza. Affinché noi scorgiamo in questi fratelli il volto del Cristo, e sappiamo offrire loro aiuto concreto, preghiamo. 6. Per la nostra comunità (parrocchiale). Siamo invitati dalla Chiesa a rivivere in questa Settimana Santa il mistero di Cristo che muore e risorge per noi. Perché la nostra partecipazione alle celebrazioni sia autentica e ci unisca alla mistero della morte e risurrezione di Cristo, preghiamo. Padre, tu ascolti il grido dell’umanità provata dal dolore. Ti preghiamo; rendi il nostro cuore capace di comprendere e compatire le sofferenze dei nostri fratelli, in unione con Cristo Gesù, nostro Signore. Amen. FonteAlice e il Circus di Kiev adottati dall’Italia, il Paese delle meraviglie
Milano - Il teatro ha salvato la vita ai trenta artisti del Circus-Theatre Elysium di Kiev. Erano venuti in Italia dall’Ucraina il 5 febbraio per raccontare cantando, ballando, facendo acrobazie, la fiaba “Alice nel paese delle meraviglie” e quando è cominciata la guerra, con le bombe sganciate dai russi sulla capitale ucraina, si trovavano a Bologna. E sono rimasti bloccati. Adesso si sentono al sicuro, avvolti in una rete di solidarietà imbastita dal mondo dello spettacolo e dalle istituzioni, ma cosa sarebbe successo se Yuliia Palaida (Alice), Yuliia Oshchepkova (Regina), Ruslan Gorobets (il cappellaio matto) e gli altri ballerini, clown e acrobati del circo fossero tornati nelle loro case, in patria? La prima reazione, per tutti, è stata di sgomento e paura. «Non sapevamo come stavano i nostri familiari a Kiev, se si fossero salvati dai bombardamenti, se erano ancora vivi: i collegamenti con l’Ucraina si sono interrotti spesso nei primi quindici giorni del conflitto e non potevamo avere contatti con loro perché si erano rifugiati nei bunker antiaerei». Poi la situazione si è chiarita. Stanno tutti bene. «In seguito i nostri cari si sono trasferiti nella parte occidentale del Paese – precisa Palaida, che in Ucraina ha lasciato il marito e il padre, arruolati nell’esercito – dove i combattimenti non sono ancora arrivati». Ma l’andamento della guerra, purtroppo, non lascia sperare in un “cessate il fuoco” entro breve.
Grazie alla disponibilità di diversi teatri italiani e all’impegno del produttore Roberto Romaniello, il tour del circo Elysium, che si doveva concludere il 14 marzo a Brescia, è potuto proseguire. Stasera (inizio ore 21) la compagnia ucraina si esibisce con Alice in wonderland all’Arcimboldi di Milano, dove resterà anche domani e domenica (l’ultima replica è alle ore 16).
Al seguito del cast costituto da grandi professionisti a livello internazionale ci sono anche due tecnici, il direttore esecutivo Aleks Sakharov e la moglie Yuliia, coreografa. Romaniello, oltre a cercare i contatti con gli enti teatrali per garantire i prossimi spettacoli, almeno fino a metà maggio, si è interessato dell’ospitalità da offrire ai parenti degli artisti, una quindicina tra mamme e bambini fatti arrivare in Italia con un viaggio speciale. «Tra loro c’è anche una nonna – precisa l’impresario –, tutti sono stati accolti in alloggi nella zona di Reggio Emilia, dove il sindaco e il teatro municipale “Romolo Valli” si sono prodigati, insieme a noi, anche per il disbrigo delle pratiche burocratiche necessarie alla permanenza in Italia». Un’adozione speciale. «Siamo grati a tutti gli italiani che ci hanno dato la possibilità di prolungare il nostro tour e di rimanere in questo periodo di emergenza» ha commentato Sakharov, che adesso è ospite con la moglie e la figlia di 5 anni e mezzo in un appartamento di Montevecchia, in provincia di Lecco. La consorte di Sakharov aveva lasciato il marito e gli altri artisti del gruppo a Roma il 13 febbraio, dopo l’allestimento dello spettacolo al Brancaccio per tornare dalla bambina a Kiev: una settimana dopo però è scoppiata la guerra e lei si è trovata nel mezzo degli scontri armati. È stata costretta quindi a rifugiarsi nelle cantine della scuola della figlia e, passato il primo momento critico, dopo una settimana, è stata accompagnata da amici, insieme con la piccola, fino in Polonia e da qui ha raggiunto Dresda, in Germania, dove mamma e figlia hanno preso un volo per Milano e si sono ricongiunte a papà Aleks. «Lavorare, per questi artisti, è assolutamente fondamentale in questo momento – sottolinea Romaniello –, anzi possiamo dire che rappresenta la vita, perché possono restare concentrati, ancorati al presente, e così guadagnare il necessario per aiutare le loro famiglie a sopravvivere: i guai peggiori, anche dal punto di vista psicologico, cominciano invece quando non si lavora più». Comunque non è facile stare sul palcoscenico senza pensare a quello che sta succedendo nella propria città dilaniata dai bombardamenti e senza preoccuparsi per il futuro della patria. C’è tensione tra gli artisti dietro le quinte, ma anche la gioia di potersi esprimere con la propria arte di fronte a un pubblico generoso con il quale si è creata una forte empatia. «Alla fine dello show c’è sempre un momento assai commovente – racconta Romaniello –, un abbraccio ideale con gli spettatori dove la bandiera gialla e blu dell’Ucraina sventola sul palco». I biglietti per le repliche del’TAMm, a Milano stanno andando a ruba: «Lo spettacolo faceva “sold out” anche prima – ricorda il produttore – ma adesso, in più, c’è anche una spinta emotiva». Il Circus-Theatre Elysium è nato nel 2012 e lo spettacolo ispirato alla fiaba di Lewis Carroll – 100 sfavillanti minuti di puro divertimento con musica, effetti speciali, atmosfere oniriche e scene in 3D – è un progetto artistico del regista Oleg Apelfed portato avanti con il contributo della direttrice del Circo Nazionale dell’Ucraina, Maria Remneva.
Alla rete di solidarietà a favore dei circensi di Kiev hanno finora aderito, oltre al teatro milanese della Bicocca, ERT Fondazione, Accademia Perduta/Romagna Teatri, il Teatro Regio di Parma. Le date di aprile: Teatro Del Giglio di Lucca (il 13), Teatro Sociale di Mantova (14), Teatro “Diego Fabbri” di Forlì (15), Creberg di Bergamo (22), Gran Teatro Geox di Padova (24), Politeama di Genova (26) e, infine, Gran Teatro Morato di Brescia (1° maggio) e Manzoni di Pistoia, il 6 maggio. (Fulvio Fulvio - Avvenire)