Primo Piano

Ucraina: attacco a Leopoli, città dei profughi

19 Aprile 2022 -
Roma - Attacco a Leopoli, attacco alla città dei profughi. È don Taras Zheplinskyi, del dipartimento di comunicazione della Chiesa greco-cattolica ucraina, ad aggiornare il Sir su quanto sta accadendo in città. “Secondo le informazioni che stiamo ricevendo – dice – questa mattina (18 aprile, ndr) Leopoli è stata attaccata da cinque missili provocando la morte di 7 persone e 11 feriti”. Il bilancio delle vittime è ovviamente provvisorio ma dalle informazioni di don Taras Zheplinskyi, due feriti si trovano in condizioni molto gravi mentre il bimbo – dato per morto da alcune agenzie – sarebbe ferito. I missili hanno colpito 3 obiettivi di infrastrutture militari, un obiettivo civile, cioè un centro meccanico per auto e la stazione centrale dei treni”. L’attacco per fortuna non ha causato vittime né tra i dipendenti delle ferrovie né tra i passeggeri. Il traffico ferroviario è stato ripristinato, anche se si registrano ritardi.  La stazione è un punto sensibile in questa parte dell’Ucraina: “è qui – spiega il sacerdote – che arriva tutto il flusso dei rifugiati che si muove dal Nord e dall’Est del Paese per riprendere poi la strada versi i diversi paesi d’Europa”. Secondo i dati dell’Unhcr, sfiorano i 5 milioni le persone costrette a lasciare l’Ucraina per sfuggire alla guerra. In pratica quasi il 5 per cento dei 44 milioni di abitanti ha dovuto fuggire all’estero. L’attacco su Leopoli arriva nel primo giorno in cui i cattolici della chiesa di rito bizantino e gli ortodossi cominciano a vivere la Settimana Santa, secondo il calendario giuliano. “Qui a Leopoli – confida il sacerdote – tante persone non avevano ancora sperimentato direttamente gli effetti della guerra.  Ora si ha paura. Non sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo cominciato la Settimana Santa in questa incertezza”. Per stabilire gli orari delle celebrazioni pasquali e le visite nelle chiese, si è preso in considerazione gli orari del coprifuoco che differiscono da città a città, a seconda della gravità della situazione militare. Nella Regione di Leopoli, per esempio, il coprifuoco comincia alle 23 e finisce alle 6 di mattina. Sicuramente l’attacco in allerta chiedendo “prudenza e attenzione”. Don Taras Zheplinskyi ricorda l’appello lanciato  da Papa Francesco nel suo messaggio per la benedizione Urbi et Orb. “Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre”, ha detto il Pontefice. “Troppo sangue e violenza, è difficile credere che Cristo sia davvero risorto”. Qualche giorno fa il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose ha lanciato un appello per una “tregua pasquale” per la sicurezza dei luoghi di culto durante le festività religiose. “Siamo convinti – hanno detto i rappresentanti religiosi – che se c’è un desiderio e una buona volontà, la parte russa insieme ai rappresentanti competenti dell’Ucraina, nel quadro del processo negoziale in corso, potrebbero raggiungere accordi che fornirebbero ai civili dell’Ucraina l’opportunità di incontrarsi e celebrare i prossimi giorni sacri senza bombardamenti e rischi per la vita. Possa l’Altissimo infondere la saggezza e la misericordia a tutti coloro da cui dipende la soluzione di questo problema”.  Ma il sacerdote di Leopoli ha dubbi sulla reale possibilità di una tregua. “Oltre 60 chiese sono state attaccate, alcune completamente distrutte, durante questi 54 giorni di conflitto”, ricorda don Taras, ripercorrendo l’attacco al seminario cattolico di Vorzel, alla Caritas di Mariupol, alla chiesa greco-cattolica di Irpin. “I russi – aggiunge – non si sono fermati di fronte a niente. Lo abbiamo visto nelle città martoriate di Sumy, Chernihiv. E’ difficile quindi oggi credere che possano accogliere questo appello e rispettare una tregua pasquale”. (Foto Ansa-Sir)

Mediterraneo, morti e dispersi

19 Aprile 2022 -

Milano - Nella sola ultima settimana quattro naufragi e una donna morta uccisa da un colpo d’arma da fuoco mentre tentava di attraversare il mare dalla Turchia alla Grecia. Sono gli ultimi dati che arrivano dal Mediterraneo: dall’altra sponda delle migrazioni. Di chi tenta dal Nord Africa di raggiungere a tutti i costi l’Europa. Sono in tutto 35 i migranti morti nell’ultimo naufragio al largo delle coste libiche: ad aggiornare il drammatico bilancio è ancora una volta l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

«Un altro naufragio: 29 dispersi e 6 cadaveri recuperati al largo della Libia – scrive su Twitter Flavio Di Giacomo, portavoce Oim per il Mediterraneo – Sono almeno 193 i migranti morti nel Mediterraneo Centrale nelle ultime 2 settimane e almeno 511 dall’inizio dell’anno. Ribadiamo la necessità di rafforzare il sistema di ricerca e soccorso in mare».

Una migrante è rimasta uccisa in uno scambio di colpi d’arma da fuoco sul confine tra la Grecia e la Turchia lungo il fiume Evros, che è anche il confine estero dell’Unione Europea. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia greca, la notte scorsa le guardie di confine greche hanno avvistato un gommone che partiva dalla parte turca e lo hanno invitato con gli altoparlanti a tornare indietro. A questo punto, secondo la ricostruzione degli agenti greci, dalla parte turca sarebbero partiti dei colpi, e le guardie di confine greche si sono riparate ed hanno esploso dei colpi in aria. Quattro migranti sono riusciti a raggiungere il versante greco, ma la polizia ha poi recuperato nel fiume il corpo della donna senza vita, colpita al petto da un colpo di arma da fuoco. I migranti hanno raccontato alla polizia di frontiera di aver pagato a trafficanti di Istanbul 2mila euro ciascuno per poter attraversare il fiume ed entrare in Europa.

E sempre lungo il confine turco, ma questa volta su terra, oltre 80 migranti sarebbero stati respinti denudati dalla Bulgaria. Altri 103 che tentavano di entrare in Ue sarebbero stati catturati. Le forze di sicurezza della Bulgaria hanno fermato 84 migranti entrati in modo irregolare dalla Grecia e li hanno respinti dopo averli denudati oltre il confine con la Turchia. Lo fanno sapere vari media turchi mostrando fotografie di alcune persone seminude in un bosco e citando dichiarazioni di membri delle forze di sicurezza di Ankara che hanno riportato le testimonianze dei migranti stessi. Il gruppo è stato intercettato dalle forze di sicurezza turche durante un pattugliamento nel distretto di Kofcaz, all’interno della regione turca della Tracia nei pressi del confine bulgaro. I migranti provengono da Afghanistan, Marocco, Siria e Iran. Sempre nella stessa zona, 103 persone con cittadinanza afghana, marocchina, tunisina, siriana e iraniana sono state fermate dalle forze di sicurezza turche, e successivamente trasferite in centri di rimpatrio, mentre tentavano di oltrepassare illegalmente il confine terrestre tra Turchia e Bulgaria per entrare in Unione europea.

Ma è altrettanto drammatico il bollettino che racconta delle migrazioni lungo il Mediterraneo centrale: qui, nell’ultima settimana, sono avvenuti almeno cinque naufragi con 23 corpi senza vita recuperati e almeno 70 persone risultate disperse. Questi sono i morti delle frontiere europee. «Un sistema di soccorso che non funziona, un tragico risultato delle politiche Ue sui confini» sottolinea la Ong Mediterranea Saving Humans. Proprio due anni fa si era consumata 'la strage di Pasquetta', quando nell’area di ricerca e soccorso maltese furono lasciate morire 12 persone e 53 superstiti furono consegnati agli aguzzini libici. «Una storia esemplare di morte, respingimenti illegali e diritti negati» ricorda la Ong Sea Watch che chiede anche «basta morti nel Mediterraneo». (Daniala Fassini)

Ucraina: ragazzi ucraini presenti ieri all’incontro con papa Francesco

19 Aprile 2022 - Roma - "Purtroppo sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. Oltre alla pandemia, l'Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l'uomo e il pianeta. Spesso sono proprio i vostri coetanei a pagare il prezzo più alto: non solo la loro esistenza è compromessa e resa insicura, ma i loro sogni per il futuro sono calpestati". E' quanto ha detto ieri pomeriggio papa Frabcesco nell'incontro, in piazza San Pietro, con gli adolescenti italiani. Erano 80mila.Molti di più di quanti erano attesi in questo incontro promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e che hanno riempito la piazza ma anche via della Conciliazione, in un tripudio di canti e allegria. Una mini Gmg (Giornata Mondiale della Gioventù), dove si è pregato ma anche ascoltato i cantanti delle nuove generazioni in una piazza che ha visto presenti un nutrito gruppo di ucraini. Le diocesi hanno voluto la loro presenza perché in questo momento di festa non può comunque essere dimenticata la tragedia che si vive a non molti chilometri dalla piazza del Papa. E al Regina Coeli - che nel Tempo di pasqua sostituisce l'Angelus - ha parlato di riconciliazione: "Le liti, le guerre, le contese lascino posto alla comprensione, alla riconciliazione. Sottolineare sempre questa parola: riconciliazione", ha detto il Pontefice invitando a rinunciare "ai nostri piani umani, convertiamoci ai Suoi disegni di pace e di giustizia".

Un grido di pace

19 Aprile 2022 -   Città del Vaticano - L’immagine simbolo di questa Pasqua, le quattro mani che sorreggono la croce al Colosseo, prima via Crucis dopo la pandemia; e i volti di Irina, dell’Ucraina, e Albina, della Russia, gli occhi lucidi che si specchiano gli uni negli altri. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”: tredicesima stazione. “La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi”, si legge nella riflessione preparata per questa penultima sosta della Via Crucis. Dove sei Signore, scrivono Irina e Albinia: “quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?”. Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione”. Il Papa lascia al silenzio il commento, il passo che fa memoria della morte di Gesù, alle tre del pomeriggio. Scriveva don Tonino Bello dopo aver letto un cartello – collocazione provvisoria – su un crocifisso in una: “da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”. Quello sguardo silenzioso, dolce, di Irina e Albinia sono anche il commento più bello a quelle tre ore sul Golgota: c’è la sofferenza, la morte, ma c’è la certezza che la pietra del sepolcro sarà rotolata via. E sarà una donna, Maria di Magdala – “si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio” leggiamo in Giovanni – la prima a testimoniare la resurrezione del Signore. Sono le donne, la tenerezza delle madri la vera alternativa alla logica scellerata del potere e della guerra, diceva Papa Francesco. Celebra in piazza san Pietro la Messa di Pasqua, il sagrato abbellito da fiori, la folla arriva fino a metà via della Conciliazione. Subito l’Ucraina: “troppo sangue abbiamo visto, troppa violenza”. I discepoli sono chiusi in casa, pieni di paura, leggiamo nel Vangelo; così i nostri cuori “riempiti di paura e di angoscia, mentre tanti nostri fratelli e sorelle si sono dovuti chiudere dentro per difendersi dalle bombe”, dice Francesco. Ma Cristo è veramente risorto, “non è un’illusione”; oggi “abbiamo bisogno di lui” in questa “Quaresima che sembra non voler finire”. Dopo la pandemia ecco “lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa a come eliminarlo”. Abbiamo bisogno del Risorto allora “per credere nella vittoria dell’amore, per sperare nella riconciliazione”. Ai discepoli chiusi nel cenacolo, Gesù dice pace a voi. E pace chiede Francesco; Cristo porta “le nostre piaghe” procurate a lui “dai nostri peccati, dalla nostra durezza di cuore, dall’odio fratricida”; sono il segno “della lotta che lui ha combattuto e vinto per noi, con le armi dell’amore, perché noi possiamo avere pace, essere in pace, vivere in pace”. Pace allora per l’Ucraina “duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata. Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre. Per favore, non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere a gran voce la pace […] si ascolti il grido di pace della gente”. Per due volte cita le parole di Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro manifesto contro la guerra nucleare: “Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”. Nel cuore del Papa le numerose vittime ucraine, i milioni di rifugiati e di sfollati interni, le famiglie divise, gli anziani rimasti soli, le vite spezzate e le città rase al suolo; ancora lo sguardo dei bambini rimasti orfani e che fuggono dalla guerra. Guardandoli non possiamo non avvertire il loro grido di dolore, insieme a quello dei tanti altri bambini che soffrono in tutto il mondo”. In questa terza guerra mondiale a pezzi, Francesco ricorda guerre dimenticate e chiede pace in Libano, Siria, Iraq, Yemen, in tutto il Medio Oriente; in Myanmar, Africa, Sahel, Congo, America Latina. (Fabio Zavattaro - Sir)

Le preghiere dei fedeli della domenica di Pasqua

17 Aprile 2022 - Pasqua è la più grande solennità della cristianità: Gesù risorto vive per sempre, un mondo nuovo è cominciato con lui. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che la forza liberatrice di questo evento ci trasformi.

Preghiamo insieme, invocando: Signore, vita e risurrezione nostra, ascoltaci.

  1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. La tomba di Cristo, trovata vuota, è diventata la culla della Chiesa e di una nuova umanità. Perché i credenti sappiano annunciare al mondo con gioia e gratitudine la risurrezione del Signore, e il loro messaggio sia persuasivo e accolto da ogni uomo e donna, preghiamo. 2. Per il Papa, i vescovi, i sacerdoti e i cristiani che prolungano l’opera del Risorto, annunciando al mondo la novità del Regno di Dio. Perché essi siano i testimoni coraggiosi che indicano un futuro di speranza, e orientino gli incerti alla strada che porta a Cristo Signore, preghiamo. 3. Per le nostre famiglie. È bello pensare che l’evento pasquale sia celebrato in ogni casa, per la gioia di piccoli e grandi, nella sincerità e nella verità. Perché possiamo condividere il dono del Signore con festosa ospitalità estesa soprattutto ai poveri, i dimenticati, i profughi, i migranti, gli esiliati e i sofferenti,preghiamo.
  1. Per i cristiani dubbiosi, per gli increduli che vorrebbero credere, per tutti coloro che cercano con passione la verità. Perché illuminati dalla grazia di Cristo, primizia dei risorti, tutti possano giungere a scoprire la Pasqua come primavera della storia del mondo, preghiamo.
  2. Per le nostre comunità, perché al mattino di Pasqua riconoscano con gioia, nel pane spezzato e condiviso, il Cristo risorto per noi. Perché esse sappiano liberarsi dalle incrostazioni del tempo e dalla tiepidezza, ritrovando lo slancio del primo amore, preghiamo.
O Padre, nella Pasqua, centro e cuore della fede, conferma la nostra speranza in una vita al di là della morte. Fa’ che non ci lasciamo più vincere dal timore, ma collaboriamo a costruire un mondo migliore di fratelli rinnovati in Cristo. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

Vangelo Migrante: Domenica di Pasqua Resurrezione del Signore

16 Aprile 2022 - I diversi racconti che vengono proclamati nella veglia, nel giorno e alla sera di Pasqua, ci prestano gli occhi per contemplare l’unico evento della Resurrezione! L’esperienza delle donne al sepolcro, raccontata dall’evangelista Luca, rimanda alla convinzione tutta umana secondo cui, alla morte segue ‘la fine’ in un sepolcro. Per loro, ma anche per noi, la morte è più reale della vita. Fino a quando credono alla loro mente, non credono ai loro occhi! E non trovano quello che cercano. Sarà per la ‘natura’ femminile, comunque umana, ma nel loro cuore c’è uno spazio, ed è quello della fede. Essa affiora dalla memoria (eh, la memoria delle donne!) per cui la loro vita non è sbarrata dalla disperazione, sicchè possono ricordare: “perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto! Ricordatevi come vi parlò (…) Ed esse si ricordarono delle sue parole”. E credono nella Sua Resurrezione. Gli occhi di Pietro che corre al sepolcro assieme all’altro discepolo (Giovanni?), invece, sono occhi delusi, indagatori; occhi che osservano, che rimangono fissi su ciò che è morto e non può essere diversamente. È il racconto del Vangelo del giorno. Lo sguardo di Pietro è lo sguardo di colui che processa la realtà nel tentativo di capirla e basta; ma non riesce a concepirla insieme ad un tutto che da lì si espande. Avrà ancora gli occhi sulla croce, sul sangue, sui chiodi; avrà uno stato emotivo stravolto dal rinnegamento. È sconvolto, poverino! L’anima e la mente sono fissi su ciò che è stato tolto: vede un sepolcro vuoto, depredato di un corpo che dovrebbe essere lì. E si ferma a quello! Gli occhi dell’altro discepolo, più giovane, al contrario, guardano e vedono, vedono e conoscono, riconoscono e credono, credono e amano. Il suo sguardo nel sepolcro vuoto vede sì la morte, ma depredata del suo trofeo più illustre: un corpo! E crede in quel corpo Risorto! Non vede ciò che manca ma ciò che è dato. Non un vuoto ma un pieno! La fede in Gesù Risorto, nasce in quel luogo ma è per sempre. Il per sempre della Resurrezione, che vive nel racconto dei discepoli di Emmaus, il Vangelo proclamato alla sera. Due uomini incupiti e impauriti si allontanano da Gerusalemme ma permettono ad un forestiero di intromettersi nei loro discorsi. Da quell’apertura nasce il desiderio: “resta con noi” dicono a quel forestiero! In quel desiderio “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. Per questo la Resurrezione è un ‘dono migrante’, continuo e per tutti. E cambia la vita di tutti! Buona e Santa Pasqua! (p. Gaetano Saracino)  

Pasqua di Pace

14 Aprile 2022 - La Pasqua di quest’anno non può che essere una Pasqua di pace. Attorno e vicino a noi c'è la guerra con i suoi morti, le sue violenze, le distruzioni, le persone in fuga, soprattutto donne e bambini, che arrivano anche nella nostra città e nei nostri paesi. E’ una guerra che chiede accoglienza per gli individui e le famiglie, come ogni guerra che allontana e distrugge le case, che costringe a lasciare la propria terra. Un’accoglienza questa che è arrivata nelle nostre abitazioni, nei nostri nuclei affettivi, finalmente diffusa, che impegna tutti, nonostante la politica sia spesso incapace di organizzarla, di strutturarla. Un’accoglienza che chiede anche tutela, promozione, inclusione, per uscire dall’emergenza in cui troppe volte rimane e per costruire un nuovo modello di città e cittadinanza. E’ una guerra che ci costringe a confidare nelle armi, anche se non è la strada ultima, ma penultima. La strada ultima, definitiva, è quella della pace. E’ la via evangelica della nonviolenza, che è difficile per tutti noi, ma l’unica - come ha ricordato Papa Francesco in questi tempi di conflitto così vicino - che garantisce la vita e il futuro. E’ una Pasqua in cui il dono della pace di Gesù Risorto viene accolto e viene testimoniato, scambiato nella nostra vita. A Pasqua ritorna per tutti questo messaggio e augurio di pace. E’ un messaggio testimoniato con forza dal processo a Gesù, l’Innocente che si lascia condannare, il Condannato innocente e il Crocifisso sofferente, che sceglie di amare e perdonare (cfr. Rom 8,31-34). E nella scelta di libertà fino alla morte nasce la vita, la vita eterna, la risurrezione che la Pasqua ogni anno ci annuncia e ci fa rivivere. Il Risorto è la vittoria della pace sulla violenza, dell’amore sull’odio, della vita sulla morte, in quel “prodigioso duello”, che si rinnova in ogni stagione della storia, con nuove ‘apocalissi’. Buona Pasqua, Buona Pasqua di pace. (Mons. Gian Carlo Perego - Arcivescovo di Ferrara-Comacchio  e Presidente Fondazione Migrantes)

Italiani in Norvegia e Islanda: le statistiche aggiornate sulla presenza italiana

14 Aprile 2022 - Oslo – Sono 8639 gli italiani in Norvegia e 569 in Islanda. I dati sono dell'Ambasciata d’Italia a Oslo che ha diffuso le statistiche aggiornate sugli italiani residenti. In Norvegia la maggioranza sono uomini (57%). Di questi il 39% va dai 31 ai 50 anni di età. La prima Regione di provenienza dei residenti italiani in Norvegia si riconferma  la Lombardia (16,6%). Al secondo posto il lazio (11,9%) seguito da Veneto(8.6%), Emilia-Romagna (7,6%), Piemonte (7,1%), Sicilia (7,1%), Toscana (6,9%) e Campania (6,8%). Per quanto riguarda gl italiani in Islanda il 55% è di sesso maschile mentre la fascia d’età più consistente è quella compresa tra 31 e 50 anni. La prima Regione per provenienza è Lombardia (17%) seguita da Toscana (9%), Lazio e Emilia-Romagna (8%) e poi la Sicilia, il Veneto e la Campania (7%). Marche, Trentino Alto Adige e Calabria  con il 5% ciascuna, mentre in fondo alla classifica troviamo Molise, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia.

Vangelo Migrante: il Triduo Pasquale

14 Aprile 2022 - Il triduo Pasquale Per i cristiani, la Pasqua non una celebrazione originale, perché è già conosciuta da Israele e, in un certo modo, viene ricevuta in eredità dalla Chiesa nascente. Il riferimento al passaggio di Israele attraverso il mar Rosso e il riferimento alla passione di Gesù, non si oppongono perché ogni passaggio è un patire. È stato così per Israele, è stato così per il Signore Gesù ed è così per ogni creatura che vive ancora il mistero di un passaggio e di una sofferenza, come tanti esuli e migranti. Le celebrazioni del triduo pasquale (dalla messa in Coena Domini, il Giovedì Santo, alla sera di Pasqua) ci aiutano ad entrare in questo Mistero in tutta la sua ricchezza e profondità. Il cristiano fa il punto sulla propria capacità di saper rendere la vita un continuo passaggio, donandola come pane di servizio e di amore e accettando di patire la trasformazione di ogni notte in aurora. 14 Aprile Giovedì santo – Cena del Signore | Vangelo (Gv 13, 1-15) Viene proclamato il brano del Vangelo di Giovanni de la lavanda dei piedi. Gesù lava i piedi ai discepoli. Quel segno è l’icona della vita del discepolo. Non solo per l’esempio di servizio che Lui ha dato ma anche perché è veramente discepolo chi si lascia servire da Gesù. Gesù lava i piedi, una parte del corpo tanto fragile quanto preziosa. Sono i piedi che reggono il peso di tutto il corpo; e sono sempre i piedi che hanno a che fare con la vitalità del cuore. I piedi che si fermano o che non stanno bene, sono un guaio per il cuore. Gesù si prende cura dei piedi, per rimettere in cammino i suoi, nella notte della prova. In un’epoca di ordinaria straordinarietà, abbiamo l’opportunità di gettare i nostri piedi, fiduciosi nel catino della misericordia di Dio. Solo le sue mani sante possono togliere le croste di una fede passiva, accomodata, stanca e appesantita e solo le sue mani possono rivitalizzare il cuore spento e rassegnato per farci ripartire per incontrare, soccorrere, accogliere quanti nel mondo attendono una parola ed un gesto di speranza. 15 Aprile Venerdì Santo – Passione del Signore | Vangelo (Gv 18, 1-19,42) Il Venerdì santo è il giorno in cui la Chiesa sosta ai piedi della croce. Non si celebra l’eucarestia, da nessuna parte: l’unico sacrificio resta quello di Cristo appeso sulla croce per siglare il legame definitivo fra il cielo e la terra. Il Vangelo proclamato nella celebrazione della Passione del Signore e dell’Adorazione della Croce, è il racconto della Passione di Gesù secondo Giovanni. Tace, la Chiesa. Tacciono, i discepoli. Tace anche il nostro cuore e le nostre preghiere. Le nostre chiese sono spoglie, disadorne, silenziose. Dal racconto vediamo Dio osteso, mostrato, appeso ad una croce da cui pende esanime. Fino a questo punto Gesù ha voluto arrivare per manifestare la misura, senza misura, del suo amore. “È compiuto”, dice prima di chinare il capo e consegnare lo spirito al Padre. Non è l’esclamazione al termine di una estenuante fatica ma il compendio di ogni verità. È tutto là: STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS (la croce resta salda mentre il mondo gira). Il mondo si affanna facendo prevalere le sue ragioni anche dinanzi a quel che accade. Il vero dipende da quel che vede la ragione di ognuno. Ognuno a modo suo. E mentre ci si ammazza (anche letteralmente) la croce è là, per tutti, fastidiosa e pungente perché non permette a nessuno di ‘vincere’, ma tutti raduna e tutti ama. (p. Gaetano Saracino)

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli expat, la nostalgia di casa

14 Aprile 2022 - Roma - La condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.  Nel Capitolo sulla condizione psicologica degli expat del Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes emerge un’altra fonte di sofferenza specifica legata alla nostalgia di casa, dovuta alla lontananza dagli affetti familiari (74%) e amicali (48,5%) e all’impedimento a muoversi o a viaggiare (65%) per poterli incontrare. In questi anni di lavoro con gli espatriati abbiamo avuto modo di comprendere quanto il tema del rapporto con la terra di origine sia centrale nella dinamica di espatrio. Per molte persone significa “poter tornare a casa”, per altre vuol dire “visitare gli affetti” e “rimanere connessi alle origini”. Il rientro ciclico in Italia, comunque, rappresentava prima del Covid-19 un ancoraggio di grande importanza per poter sentire un equilibrio emotivo tra le origini lasciate e la vita attuale. La pandemia ha spezzato questo filo di riconnessione: ha impedito ai nonni di passare del tempo con i nipoti, ha impedito ai figli di occuparsi dei genitori, ha impedito di salutare i defunti rimettendo in circolo sentimenti negativi di incertezza, disagio e senso di colpa che le persone pensavano di essere riuscite a fronteggiare, archiviare, dribblare e, nel migliore dei casi, superare. Un dato su cui abbiamo riflettuto molto è quello relativo alla percezione esperita dai genitori in merito al disagio osservato nei figli. Se da un lato i bambini e i ragazzi sono percepiti dai loro caregivers come forti e capaci di fronteggiare i disagi della pandemia – solo il 9% ha risposto “soffrono molto” e il 6% “destano preoccupazione” – la risposta “stanno bene” è espressa solo dal 36%. Per una possibile interpretazione di questo dato, può essere utile ricordare il concetto di “pensieri non pensati” di Bion. Quando qualcosa è difficile da digerire per la propria mente, come nel caso dell’angoscia per il futuro e della relativa paralisi, diventa difficile poter osservare con chiarezza ciò che accade nelle persone accanto e comprendere quanto queste, per esempio, siano realmente in grado di “digerire” la situazione e fronteggiarla. Si inizia quindi ad oscillare inconsapevolmente tra la speranza che l’altro sia più in grado di farvi fronte rispetto a noi e l’angoscia che possa stare male (o che si stia entrambi male). A maggior ragione se l’altro è una persona con la quale esiste un legame affettivo profondo e per la quale si sente di avere una responsabilità di crescita, come nel caso dei propri figli. Un ulteriore elemento che può aiutarci a comprendere il quadro delle risposte è che il 60% della popolazione ha un figlio tra 0 e 6 anni. Interpretare se la manifestazione del disagio in un bambino piccolo sia una conseguenza della vita in pandemia non è semplice. Il mondo del bambino è definito dalle relazioni familiari: se la famiglia sta attraversando un momento di disorientamento o fragilità, anche il bambino ne verrà coinvolto nel suo sviluppo. Come ha  espresso Alice Miller, «Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre [...] [dai caregivers NdA]. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova [...] a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà sé stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio, e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo». Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno sentito rafforzato il sentimento di nostalgia. In 48 risposte aperte, circa il 5% del campione esprime questo sentimento della nostalgia, che però non è correlato con una voglia di tornare nel paese d’origine. 114 sono le frasi, nelle risposte aperte, legate alla forte voglia di rientrare in Italia, espressa dal 14,5% del nostro campione. In queste, le parole più ricorrenti sono: Famiglia, lavoro, amici e casa. Parole usate per raccontarci di: “Ricongiungimento con il partner” (FRANCIA); “Nuove opportunita' LAVORATIVE” (BURKINA FASO); “Per vicinanza a AMICI e FAMIGLIA” (SPAGNA); “Perché Dubai è un luogo di transizione. Impossibile costruire una vita. Uno è qui solo per il LAVORO” (EAU); “Non mi sento tutelata nel diritto alla salute, in aggiunta dopo così tanti anni all'estero stiamo rivalutando le priorità nella nostra vita” (IRLANDA); “Mio marito andrà in pensione tra 4 anni e vorremmo trascorrere in Italia il resto della nostra vita” (IRLANDA); “L'Italia ha molto da offrire, non ci si annoia mai” (IRLANDA); “Mi mancano gli affetti e il clima mediterraneo” (UK); “Mi manca tutto, FAMIGLIA, relazioni” (GERMANIA); “Perché sono stanco di vivere lontano dalla FAMIGLIA” (LIBANO); “Era un progetto che avevamo da ben prima della pandemia. Italia perché è CASA e dopo anni passati all'estero abbiamo voglia di tornare alle nostre radici” (EMIRATI ARABI); “Mi manca il nostro modo di vivere, AMICI, parenti” (UK); “Perché mi manca tutto dell’Italia, eccetto la disoccupazione” (BELGIO)   Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.  

Il perdono per la Resurrezione

14 Aprile 2022 - Ferrara - Descrivere la Pasqua 2022 degli ucraini non è semplice, perché per festeggiarla bisognerebbe vivere il tempo della Quaresima, col digiuno e la preghiera penitenziale. Quest’anno la guerra non ci permette di dedicarci come sempre alla preghiera.
La Chiesa ucraina di Ferrara ha avuto i “segni” della guerra, con i tanti pacchi ricevuti e una raccolta che ancora oggi prosegue. Questo dimostra come la Chiesa ucraina a Ferrara sia cuore dell’intera comunità degli ucraini e non solo dal punto di vista spirituale. La Pasqua di quest’anno ci deve far capire come Gesù Risorto ci dà la Sua forza e speranza. Per poter crescere nella fede, Egli ci incoraggia a capire, con gli occhi della speranza, che ogni croce, come la croce della nostra Patria, se sarà piantata nella fede in Dio, ci porterà alla Resurrezione. Pasqua è sempre stata la festa della gioia. Oggi la penso come un altro gradino di fede che dobbiamo salire. Un gradino di perdono, come Gesù quando dice «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34). Penso che la Pasqua quest’anno ci debba insegnare proprio a essere come Gesù, capaci di perdonare. Questo è il punto fondamentale per poter passare dalla morte alla Resurrezione. Nei giorni della Settimana Santa, facciamo la preghiera non solo a Ferrara ma anche a Bondeno alle ore 11 e a Copparo il Sabato Santo alle 14. Con i nostri nuovi compaesani così pieni di sincerità, amore, coi sorrisi e gli abbracci dei bambini che sono oggi qui da noi. È molto importante in questo periodo riuscire a dare il calore della vicinanza e a creare un ambiente domestico, per curare le loro ferite causate dalla guerra. Se riusciremo a fare ciò, potremo dire di aver festeggiato la Pasqua. Le storie delle mamme fanno tremare il cuore, ma il sorriso dei bambini ti chiede di rispondere con un sorriso. Chiediamo a Dio che ci porti non solo la pace, ma che ci incoraggi per poter essere capaci di perdono, uno dei gradini più importanti che Gesù ci insegna negli ultimi momenti della Sua vita. Buona Pasqua a tutti. (padre Vasyl Verbitskyy)

Ucraina: a Taranto alcune profughe puliscono la spiaggetta in “segno di riconoscenza”

13 Aprile 2022 -
Taranto - Una lodevole iniziativa quella dei profughi ucraini a Taranto. Ieri pomeriggio hanno voluto, come segno di riconoscenza per l'accoglienza ricevuta, pulire la spiaggetta e il vialetto “Alessandro Leogrande” del Lungomare.  Supportate dalla comunità Ucraina di Taranto e dall'Ufficio Migrantes della diocesi, una trentina di donne ucraine, alcune con figli al seguito, hanno raccolto rifiuti di vario genere e hanno pulito il viale. “Queste persone ci tenevano a ringraziare in qualche modo i tarantini e hanno pensato di rendersi utili dando un piccolo contributo alla città -ha spiegato Valentyna Kovalchuk della comunità Ucraina a Taranto".

Ucraina: focus Ismu sui profughi in Italia

13 Aprile 2022 - Milano - Se nel 2021 la crisi afghana ha determinato un flusso importante di richiedenti asilo anche nel nostro paese, nel 2022 si sta assistendo alla crisi dei profughi ucraini in fuga dalla guerra iniziata con l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. I dati relativi alle richieste di protezione di cittadini ucraini non sono ancora disponibili, ma soprattutto la grave crisi umanitaria sta determinando uno scenario in continua evoluzione con l’adozione di provvedimenti straordinari a livello europeo e nazionale per far fonte all’emergenza. Uno tra tutti - evidenzia la Fondazione Ismu - il provvedimento che consente di concedere la protezione temporanea per la prima volta in Europa: il 4 marzo il Consiglio europeo ha adottato all'unanimità una decisione di esecuzione che permette una protezione temporanea a seguito dell'afflusso massiccio di persone in fuga dall'Ucraina a causa della guerra. La protezione temporanea è un meccanismo di emergenza applicabile in casi di afflussi massicci di persone e teso a fornire protezione immediata, senza che sia necessario esaminare la sussistenza dei presupposti per lo status di rifugiato o protezione sussidiaria (previo accertamento della sussistenza dei presupposti e l’assenza di condizioni ostative indicati nel DPCM 29 marzo 2022).  In Italia sono aperte le richieste di permesso di soggiorno per protezione temporanea per gli sfollati provenienti dall’Ucraina (per informazioni dettagliate consultare il sito https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/2373/Protezione-temporanea-emergenza-Ucraina-domande-in-Questura) Nei prossimi giorni e mesi si capirà quale sarà il flusso verso l’Italia alla luce anche dell’introduzione della protezione temporanea, tenendo conto comunque che la maggior parte dei profughi per il momento si è spostata nei paesi limitrofi, con la speranza di poter tornare presto nelle proprie case, ma la situazione potrebbe cambiare in funzione dell’andamento del conflitto e della sua durata. I dati UNHCR, infatti, mostrano come i profughi ucraini siano attualmente soprattutto: in Polonia (2,5 milioni), in Romania (645mila), nella Repubblica Moldova e in Ungheria (400mila in entrambi in paesi). Maggiori informazioni su: https://data2.unhcr.org/en/situations/ukraine Occorre, tuttavia, considerare che i cittadini ucraini sono esentati dall’obbligo di visto e possono circolare liberamente nell’area Schengen per 90 giorni. e, quindi, potrebbero spostarsi in altri Stati membri UE nelle prossime settimane. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2022 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia alla data di oggi 13 aprile sono complessivamente 91.137: 47.112 donne, 10.229 uomini e 33.796 minori .  

Ucraina: Mci Germania e Scandinavia, iniziative di solidarietà per i profughi

13 Aprile 2022 - Francoforte -  Nelle comunità italiane in Germania e Scandinavia si sono attivate tante iniziative di solidarietà con l’Ucraina, in proprio o con altri Enti, oltre alle numerose preghiere per la pace: collette di fondi, raccolta di oggetti, accoglienza dei profughi. La Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane ed i mezzi di comunicazioni propri come il Corriere d’Italia stanno ricevendo e pubblicando informazioni su queste iniziative.

Ismu: nel 2021 tornano a crescere le richieste d’asilo in Italia

13 Aprile 2022 -
Milano - Dopo la significativa riduzione del numero di richiedenti asilo, iniziata tra il 2017 e il 2018, e l’ulteriore contrazione delle domande di protezione avvenuta del 2020 nel periodo della pandemia Covid-19, Fondazione ISMU segnala che nel 2021 le richieste di protezione sono tornate a crescere.  Infatti oltre 56mila migranti hanno fatto domanda di asilo nel nostro paese durante il 2021, più del doppio rispetto al 2020 quando le domande pervenute erano state 27mila. Tra i richiedenti asilo del 2021 spicca il dato relativo ai minorenni, che costituiscono un quinto di tutti i richiedenti, di cui 3.257 non accompagnati e 8.312 al seguito di adulti. La crisi afghana dell’agosto 2021 in particolare ha determinato un flusso importante di migranti in cerca di protezione: sono stati oltre 6mila i cittadini afghani che hanno fatto domanda di asilo in Italia l’anno scorso, mentre furono “solo” 600 del 2020. Nel complesso dei paesi UE gli afghani hanno presentato circa 97.800 domande di asilo, il doppio rispetto al 2020. Nel nostro paese spiccano durante il 2021, oltre alle provenienze asiatiche ormai consolidate quali quelle da Pakistan (7.513) e Bangladesh (7.134), anche le domande presentate da cittadini tunisini, al terzo posto in graduatoria (7.102 richiedenti asilo). Sul fronte degli esiti in prima battuta va segnalato come il numero di domande esaminate ha risentito dell’andamento delle richieste: le domande esaminate nel corso del 2020 sono state 42mila e quasi 53mila nel 2021, numeri ben diversi rispetto agli anni 2016-2019 quando le commissioni territoriali hanno esaminato in media 90mila domande all’anno. Nel corso dell’ultimo biennio è diminuito il numero di esiti negativi (56% nel 2021 contro 75% del 2020), mentre nel 2021 è cresciuta la quota di coloro che hanno ricevuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria (oltre 16mila persone) ed è aumentata significativamente la risposta positiva delle Commissioni per la concessione di protezione speciale (6mila persone, pari al 12% di tutti gli esiti). A determinare gli esiti positivi con massima protezione sono soprattutto le domande presentate da cittadini afghani, che nel 2021 hanno ricevuto nel 97% dei casi lo status di rifugiato o quantomeno la protezione sussidiaria, e da cittadini somali (95%). Gli esiti negativi alle domande esaminate nel 2021 sono invece determinati soprattutto dai dinieghi riguardanti cittadini provenienti da: Tunisia (92%), Bangladesh (85%) e Marocco (83%).

Ucraina: l’accoglienza come strada per la pace

13 Aprile 2022 -
Roma - Kiev, dove "segnali di pace" e forza d'animo della popolazione si confrontano con la sofferenza e I timori per i combattimenti nell'est dell'Ucraina, e Roma, che lancia il suo messaggio di pace accogliendo e tutelando I fragili, provando a immaginare percorsi di integrazione anche in ascolto della sua comunità di origine ucraina. Un legame, quello tra Kiev e Roma, tra l'Ucraina e l'Italia, a ormai 48 giorni dall'inizio dell'offensiva militare russa il 24 febbraio, ieri al centro di un dibattito pubblico nella sede dell'agenzia di stampa Dire. I temi sono in evidenza nel titolo, 'Roma Ucraina. Gli aiuti, l'accoglienza, le diaspore: una città per la pace'. A partecipare anche anche due religiosi ucraini, uno di base a Roma, don Marco Yaroslav Semehen, rettore della basilica minore di Santa Sofia degli ucraini greco-cattolici e direttore Migrantes dell'Esarcato Apostolico dei cattolici ucraini, e uno in videocollegamento da Kiev, don Maksim Ryabukha, salesiano. Apre i lavori, sollecitato dal moderatore, il giornalista Vincenzo Giardina, proprio don Ryabukha. "Kiev sta piano piano tornando in una condizione normale, ma è pur sempre la normalità di uno stato di guerra" scandisce il sacerdote anche in riferimento al recente ritiro delle forze armate russe dai sobborghi della capitale. "La consapevolezza che il conflitto imperversa nel sud e nell'est del Paese provoca molta tristezza". Sentimenti forti, quelli che animano gli abitanti di Kiev, che come luci e ombre dialogano con "la presenza di Dio, molto forte in questi giorni qui", e con "i segnali che ci fanno credere alla pace" e che fanno pensare che "non è vero che il conflitto durerà mesi o anni, come dicono in molti". L'orizzonte temporale torna anche nelle riflessioni di don Semehen. Se è vero infatti che in circa un mese e mezzo 4,6 milioni di persone hanno già lasciato l'Ucraina e oltre 83mila sono già giunte in Italia, il sacerdote guarda anche al futuro e riflette sul presente. "Il Comune di Roma e la Regione Lazio, insieme alle comunità ecclesiastiche, stanno facendo uno sforzo immenso per accogliere" dice don Semehen, che però si chiede: "Dove alloggeranno in futuro queste persone? Perché gli alloggi al momento sono temporanei e questo crea vari problemi, per esempio le famiglie ospitate in hotel non possono iscrivere I figli a scuola". Tre le priorità da affrontare per il dopo, secondo il rettore della basilica di Santa Sofia, un riferimento per i circa 15mila cittadini ucraini residenti a Roma già da prima dello scoppio della guerra: "Assistenza psicologica, perché tante persone stanno manifestando disagio e malanni psico-somatici; tutela dei minori; alloggi permanenti". Ad attraversare trasversalmente questi tre aspetti, si intuisce, è la cura e l'assistenza dei più fragili. Di questo aspetto, inteso come "priorità", dice Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali di Roma capitale. "Siamo felici di aver potuto fornire un rifugio sicuro a persone in condizioni di vulnerabilità, come persone non vedenti o genitori anziani con figli disabili", sottolinea la dirigente, che pure guarda alla prossima fase, quella della seconda accoglienza anche per molte delle "2mila persone ospitate in strutture alberghiere convenzionate con il Comune che fra poco si troveranno ad affrontare la stagione turistica". Riferisce Funari: "Al momento stiamo lavorando in stretto coordinamento con la Regione Lazio per provare a tutelare le persone più vulnerabili nelle fasi di trasferimento che potrebbero seguire, provando a chiedere che rimangano a Roma qualora abbiano già avviato un percorso di integrazione, iscritto i bambini a scuola o abbiano necessità sotto il profile socio-sanitario". E' una prova di accoglienza, che secondo Mario Giro, esponente della Comunità di Sant'Egidio già viceministro degli Esteri, dimostra una volta di più che "gli europei sono molto più accoglienti di quanto la politica racconti". E a confermarlo, dice Giro rispondendo implicitamente alle polemiche sul presunto "doppio standard" dell'accoglienza dei Paesi europei, anche "quello che abbiamo visto coi tanti siriani fatti arrivare con I corridoi umanitari", organizzati dal 2016 da Sant'Egidio e dale Chiese protestanti in partnership con le istituzioni italiane. "Ora - sottolinea Giro - lo vediamo ancora con i tanti ucraini accolti in Polonia e nei Paesi del continente".

Viminale: circa 8mila le persone migranti sbarcate sulle coste italiane

12 Aprile 2022 - Roma - Sono 7.937 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio dell'anno. Di questi 1.750 sono di nazionalità egiziana (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.308, 16%), Tunisia (997, 13%), Afghanistan (586, 7%), Costa d’Avorio (459, 6%), Eritrea (345, 4%), Siria (291, 4%), Guinea (253, 3%), Sudan (218, 3%), Camerun (149, 2%) a cui si aggiungono 1.581 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare sono 911. I dati sono del Ministero dell'Interno.

Ucraina: 91 mila i profughi in Italia

12 Aprile 2022 -
Roma - Sono 91.137 a oggi le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia, 87.217 delle quali alla frontiera e 3.920 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “si tratta di 47.112 donne, 10.229 uomini e 33.796 minori” e che “l’incremento, rispetto a ieri, è di 1.217 ingressi nel territorio nazionale”. Sono confermate come principali città di destinazione Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Card. Hollerich (Comece): “protezione umanitaria a ucraini dimostra che Ue può garantire diritti di tutti i rifugiati”

12 Aprile 2022 -
Roma - “La terribile disumana e ingiusta guerra in Ucraina rende più che mai valida l’idea che non possiamo dare la pace per scontata”. L’approccio dei politici europei che hanno concesso la protezione umanitaria a 4 milioni di sfollati ucraini dimostra che, “volendo, si possono garantire i diritti fondamentali dei rifugiati”. Lo ha affermato oggi il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali Ue (Comece), in un collegamento on line alla presentazione del Rapporto annuale 2022 del Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati con sede a Roma. Il card. Hollerich non è potuto essere presente perché ha contratto il Covid. Nel suo intervento ha ricordato i 24.600 migranti che hanno perso la vita in Europa dal 2014 ad oggi, soprattutto nel Mediterraneo: “Questo è inaccettabile, è uno scandalo per la coscienza umana, una vergogna per la nostra civiltà”. Come pure “inaccettabili sono i maltrattamenti, le torture, gli stupri e gli abusi sessuali in Libia”. “I nostri Paesi europei – ha sottolineato – non possono cooperare con questo processo di disumanizzazione dei migranti e rifugiati che disumanizza anche noi” e “non possiamo fare accordi con malviventi che schiavizzano le persone”. Ha infine lanciato un appello ai “fratelli cristiani, ai cittadini, alle istituzioni dell’Unione europea, ai leader politici, ad unirsi per rendere la nostra Europa un posto migliore per tutti, dimostrando che i nostri principi universali si incarnano nelle nostre politiche, promuovendo una cultura dell’incontro che ci permetterà di superare differenze e divisioni”.

Centro Astalli: nel 2021 67mila migranti arrivati in Italia

12 Aprile 2022 - Roma - I profughi ucraini arrivati in Italia in poche settimane – 89.920 persone (dati Unhcr) – sono molti di più dei migranti e richiedenti asilo sbarcati durante tutto il 2021. La guerra in Ucraina dimostra che queste presenze non rappresentano “un’invasione, né una minaccia alla nostra sicurezza”. Lo afferma il Centro Astalli nel suo Rapporto annuale 2022 sulla situazione dei rifugiati in Italia, quest’anno in un’edizione rinnovata in occasione dei 40 anni di attività. La denuncia è chiara: “Le migrazioni spariscono dai media ma non cessano gli abusi in Libia, le morti in mare e i respingimenti indiscriminati alle frontiere”. Sono stati infatti 67.040 i migranti arrivati in Italia via mare nel 2021, quasi il doppio rispetto ai 34.154 dell’anno precedente. Raddoppiano anche i minori stranieri non accompagnati: 9.478, a fronte dei 4.687 del 2020. Dal rapporto emerge che “gli effetti socio-economici della pandemia hanno acuito le vulnerabilità dei rifugiati e la marginalità sociale”. Inoltre, nonostante siano stati superati da due anni i decreti sicurezza, “non si riesce ancora ad uscire dalla logica dell’emergenza”. Durante il 2021 si sono rivolte al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, 17.000 persone di cui 10.000 a Roma (le altre 7 sedi territoriali sono Bologna, Catania, Grumo Nevano, Palermo, Padova, Trento, Vicenza). 46.000 i pasti distribuiti, una media di 190 al giorno. Aumentano i rifugiati dalla Somalia (+7%). Sono 600 i volontari, 54 gli operatori. Oltre alle attività di prima e seconda accoglienza il Centro Astalli svolge progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso nelle scuole per sensibilizzare al tema: lo scorso anno ha incontrato 20.330 studenti in 17 città italiane. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, e padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.