Primo Piano

Ucraina: Fonte d’Ismaele, accolte 44 persone particolarmente mamme e bambini

6 Settembre 2022 - Roma - Sono 44 le persone ucraine accolte in 6 mesi dal centro Fonte d’Ismaele Principalmente sono nuclei famigliari composti da mamme e bambini. Fin dai primi giorni dell’aggressione russa all’Ucraina, Fonte d’Ismaele si è messa a disposizione per aiutare i profughi, in particolare i bambini, prime vittime di ogni conflitto. La prima accoglienza è stata perlopiù spontanea e ha riguardato parenti e amici di alcune persone ucraine già a Roma e in contatto con i membri dell’equipe dell’associazione o grazie alla collaborazione con le Misericordie. Per accoglierli al meglio, sono stati riorganizzati e ridefiniti gli spazi della struttura, prima adibiti soprattutto ad attività educative e ricreative con i bambini, ed è stata ampliata l’equipe così da garantire un servizio di assistenza h24. La seconda fase dell’accoglienza è stata invece gestita in accordo con la Prefettura di Roma, che ha inviato all’associazione alcune persone precedentemente ospitate negli alberghi della Capitale. Infine, anche la Protezione Civile a partire dal mese di giugno ha iniziato a inviare i profughi, rispettando principalmente la peculiarità di sostegno per nuclei famigliari madre-bambino. Per rendere la permanenza il più piacevole possibile, i volontari di Fonte d’Ismaele, grazie all’ausilio di un interprete di lingua madre, hanno messo in campo un impegno importante, organizzando gite nella città e visite nei parchi, aiutando le persone a reperire vestiario e documenti, a mettersi in contatto con amici e famigliari, valutando l’iscrizione scolastica per i bambini, proponendo laboratori creativi. Sono state anche messe a disposizione le competenze professionali, mediche, pediatriche, psicologiche e neuropsichiatriche. C’è stata, insomma, una presenza continuativa e anche molto affettuosa di tutti gli animatori e di tutti gli operatori presenti in equipe. Inoltre - si legge in una nota - nel corso  dell'ospitalità l’associazione ha ricevuto visite importanti: tra queste quella del card. Paolo Lojudice che con la sua associazione Dorean Dote è partecipe delle attività del Centro Fonte d’Ismaele, del direttore dell'Unicef Italia, Paolo Rozera, che ha portato il testimonial dell'Unicef Ultimo; l'assessora alle Politiche Sociali e alla Salute del Comune di Roma, Barbara Funari e l’assessora alle Politiche Sociali e per l'integrazione socio-sanitaria del Municipio VII, Adriana Rosasco. “Accogliere - dichiara Lucia Ercoli, coordinatrice di Fonte d’Ismaele - non significa soltanto dare uno spazio fisico, ma è misurarsi con l'altro, con la sua diversità e la sua problematicità, con le differenze culturali, con le differenze di sensibilità. È quello che abbiamo cercato di fare fin dal primo giorno, in particolare dedicandoci ai bambini, che a causa del trauma di sradicamento rischiavano e rischiano ancora danni permanenti sia sul piano fisico che sul piano emotivo e psicologico”. “In questi mesi - aggiunge - ci siamo confrontati con tante situazioni diverse, con persone anziane con problematiche di disagio emotivo e psicologico, e con donne che erano fuggite dalla guerra, ma in realtà avevano già tutta una rete di familiari di conoscenti a Roma. Per tutti abbiamo cercato di trovare la situazione ottimale, anche indirizzandoli verso strutture più idonee o aiutandoli a ricongiungersi con le loro reti di sostegno. Naturalmente ad oggi, nonostante il rapporto con le istituzioni, tutto viene sostenuto sul piano economico dalla nostra associazione. E siamo in attesa che le istituzioni riconoscano il dovuto, anche per permettere che l'esperienza prosegua e si sviluppi sempre più in maniera adeguata alle esigenze di queste donne e di questi bambini”.  

Permessi umanitari, svolta Cassazione

6 Settembre 2022 - Roma - La Cassazione ha accolto il ricorso di Patrick, un migrante nigeriano al quale la Corte di Appello di Cagliari aveva negato il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Secondo la Corte: «la seria intenzione di integrazione sociale, desumibile da una pluralità di attività, può rilevare ai fini della protezione umanitaria, quantunque essa non si sia ancora concretizzata in una attività lavorativa a tempo indeterminato ». Patrick avrebbe ampiamente dimostrato i suoi buoni propositi, imparando la lingua italiana e lavorando ininterrottamente dal 2018. Una motivazione sufficiente a concedere il permesso. L’uomo, infatti, aveva portato gli attestati dei corsi di lingua e il suo contratto di lavoro a tempo determinato come prova del suo impegno a integrarsi in Italia . Per la prima volta si afferma in una Corte che non avere un contratto a tempo indeterminato, non è una condizione che può valere come fattore di esclusione «specie se si consideri che tale obiettivo presenta difficoltà non irrilevanti anche per i cittadini del Paese ospitante». Una sentenza che farà giurisprudenza.    

Migrantes Torino: da venerdì la seconda edizione del Festival dell’Accoglienza

5 Settembre 2022 - Torino - L’Ufficio Pastorale Migrantes di Torino il 9 settembre presenterà in conferenza stampa la seconda edizione del "Festival dell'Accoglienza" . Interverranno il Sindaco di Torino, l’arcivescovo mons. Roberto Repole, il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia e Marzia Sica della Compagnia di San Paolo, il direttore dell’Ufficio Migrantes Sergio Durando. Il Festival organizzato in collaborazione con l’Ufficio Missionario della diocesi  si terrà dal 9 settembre al 27 ottobre sui temi legati all’incontro, al confronto e all’integrazione dei migranti che vengono a vivere nelle nostre città, per costruire insieme una nuova comunità. Sono previsti 49 appuntamenti in 25 sedi sulle questioni sociali, etiche, legali e culturali; spettacoli teatrali e musicali, una rassegna cinematografica, presentazioni di libri, iniziative particolari per i giovani e quattro incontri dedicati ai temi della Fede. Porteranno il loro contributo 151 relatori (di questi 46% donne e 25% di origine straniera), fra cui: l’arcivescovo Repole, il Vescovo di Asti e delegato regionale Migrantes, mons. Marco Prastaro,  i giornalisti Domenico Quirico e Nello Scavo, il parlamentare Andrea Giorgis, lo scrittore Paolo Rumiz e il monaco Enzo Bianchi, i registi Laura Curino e Gabriele Vacis, il presidente della Fondazione Migrantes mons. Gian Carlo Perego. Il Festival dell'Accoglienza vuole offrire una occasione alle istituzioni, al mondo del terzo settore e alla cittadinanza di "soffermarsi per riflettere sui significati profondi del verbo accogliere, per costruire relazioni e alleanze, per riconoscere i nostri limiti e le nostre fragilità ma anche per valorizzare l’impegno di chi quotidianamente opera a favore di coloro che giungono nel nostro Paese: Istituzioni religiose e laiche, pubbliche e private, famiglie e tante singole persone. Tema conduttore di questa edizione della manifestazione sarà il 'cammino'". Anche quest’anno si viaggerà dentro i molteplici significati del verbo «accogliere» grazie ai contributi di operatori sociali, artisti, scrittori, filosofi, teologi, docenti, volontarie e volontari, ma soprattutto alle testimonianze di coloro che hanno vissuto e/o vivono «l’accoglienza» offerta loro dall’Italia. Diversi appuntamenti (con il titolo «Narr-Azioni di ordinaria accoglienza») cercheranno di documentare come l’accoglienza sia già presente nel sistema della Sanità (in collaborazione con Medici senza Frontiere e Camminare Insieme), nella Società, nel mondo del Lavoro e della Scuola. È anche prevista una escursione a piedi sul percorso montano dei migranti che dal Piemonte cercano di raggiungere la Francia e un altro sulla Collina torinese. Il Festival sarà organizzato in collaborazione con la Fondazione Migrantes della CEI, l’Opera Barolo, Torino Spiritualità, il Festival delle Migrazioni, il Museo del Risorgimento, il Circolo dei lettori, il Torino Film Festival, il Museo del Cinema, l’ASGI, il Comitato Interfedi, Reale Foundation e altre istituzioni torinesi.

Cei: festa di San Francesco d’Assisi con il Capo dello Stato

5 Settembre 2022 - Roma - Le celebrazioni per la festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, avranno quest’anno un carattere inedito. Innovando la tradizione infatti, per il pellegrinaggio sul luogo del Transito e il gesto dell’offerta dell’olio presso la Tomba di San Francesco non è stata coinvolta una singola Regione, ma la Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere una partecipazione che si faccia gesto di gratitudine per quanti si sono prodigati nel far fronte alla pandemia: Istituzioni civili e militari, operatori sanitari, famiglie, mondo del volontariato e della scuola, realtà caritative ed ecclesiali. Sarà anche l’occasione – in particolare durante la Messa del 4 ottobre – per una preghiera speciale per l’Italia e per la pace. A caratterizzare questa particolare edizione sarà la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 4 ottobre accenderà la “Lampada Votiva dei Comuni d’Italia” a nome di tutto il popolo italiano e successivamente rivolgerà un messaggio al Paese dalla Loggia del Sacro Convento di San Francesco in Assisi. Il programma e il significato delle giornate sono stati illustrati in una conferenza stampa questa mattina. “Vogliamo, con questo nostro gesto, divenire un segno per l’Italia e vogliamo altresì pregare per l’Italia, perché essa progredisca sempre più nella sua vocazione di popolo ponte fra le nazioni, popolo solido e solidale capace di trarre dalla propria radice cristiana spunti e suggerimenti per tracciare vie nuove, fondate sul dialogo e sulla collaborazione con tutti”, ha sottolineato il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI. “La pandemia ci ha riportato a constatare ciò che san Francesco ha vissuto a livello personale e cioè che la vita di ciascuno di noi migliora veramente non se abbiamo di più, non se siamo più forti o potenti, ma se siamo capaci di prenderci cura di chi ha più bisogno, di chi da solo non ce la fa”, ha aggiunto fr. Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi. “La memoria viva dell’italiano San Francesco, il poverello di Assisi, ci aiuti tutti a cogliere con gioia il vero senso della vita, il cuore del Vangelo: donarsi senza misura per amore di Dio e dei fratelli”, è stato l’auspicio di fr. Massimo Travascio, Custode del Convento della Porziuncola in S. Maria degli Angeli. “Condividiamo pienamente la bellezza di questo evento, che vede in qualche modo l’Italia intera, nel contesto di questi anni difficili, stringersi intorno al Santo Patrono per esprimere sentimenti di gratitudine e guardare al futuro con rinnovata speranza”, ha evidenziato in un messaggio mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, impossibilitato a partecipare alla conferenza stampa per motivi di salute. “Nell’accogliere coloro che vivranno insieme a noi la festa di San Francesco, esorto tutti a guardare ad Assisi come la ‘città sul monte’ per il suo essere culla e simbolo dei valori francescani e a considerare Assisi come la propria ‘casa’”, ha concluso Stefania Proietti, Sindaco di Assisi.

Migrantes Cosenza-Bisignano: una settimana di sorrisi dal mondo e di diversità unica!

5 Settembre 2022 - Cosenza - Abbiamo concluso Domenica 4 settembre l’iniziativa promossa dall’ASCS – Agenzia per lo Sviluppo e la Cooperazione Scalabriniana e dalla Fondazione Migrantes denominata ATTRAVERSO COSENZA 2022 che ha visto la partecipazione di circa 25 giovani partecipanti, provenienti da: Milano, Torino, Roma, Napoli, Messina, Cosenza e Foggia, di diverse nazionalità: Italia, Brasile, Camerun, Indonesia, Filippine, Sri Lanka, Perù, Nigeria e Congo. Grazie alla Migrantes di Messina, Migrantes di Torino, Migrantes Cosenza, all’Associazione Tutti i Colori di Napoli ed alla rete Scalabriniana di Milano, Torino e Roma, è stato possibile esserci e vivere questa esperienza. Nei primi giorni di #AttraversoCosenza siamo entrati in punta di piedi in tre diversi servizi. Le nostre mani hanno preparato il pranzo per gli ospiti della mensa della Fondazione Casa San Francesco d’Assisi di Cosenza. Abbiamo colorato insieme ai bambini e ai giovani del SAI di Marzi, gestito dal MOCI Cosenza, dei meravigliosi murales e nel SAI di Rovito, gestito dalla Cooperativa Strade di Casa, abbiamo realizzato un coloratissimo e lucente mosaico. Percorrendo tracce che altri prima di noi hanno lasciato e creandone di nuove, ascoltando in silenzio dei pesi e degli elementi preziosi che ognuno di noi ha nel proprio zaino. Con la pelle graffiata e il cuore colmo di speranza cerchiamo di costruire insieme un mondo migliore, abbattendo i muri dell'odio e dell'indifferenza, camminando per le strade delle città e dei paesi in cui lasciamo e recuperiamo cocci per poter dar vita ad un meraviglioso e imperfetto mosaico. Un ringraziamento speciale alle persone che ci hanno accolto prendendosi cura di noi in questi giorni (le suore Minime della Passione di Cosenza per l’accoglienza e la presenza di Sr. Adelaide e sr. Anastasia, Manuela Mirabelli e Rossana Rogano dell’equipe Migrantes Cosenza e sr. Valentina Dovico per il supporto organizzativo e la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto per il pulmino messo a disposizione per gli spostamenti) e a coloro i quali ci hanno accompagnato anche nella formazione del pomeriggio (Giorgio Marcello, Valentina Dovico, don Luca Perri, Alberto Polito, Maddalena Guglielmelli, Gianfranco Sangermano. Valentino Cuda e Giorgia Falco) in questa esperienza speciale. #AttraversoCosenza è proseguito attraversando altri luoghi della Calabria. A Lamezia Terme abbiamo incontrato don Giacomo Panizza e Nicola Emanuele della Comunità Progetto Sud: un'esperienza innovativa e solidale di comunità accogliente. Poi, in Sila, siamo entrati in una dimensione naturale che ci ha permesso di entrare in contatto con la parte più intima di noi stessi e di donarla ai nostri compagni di viaggio. Abbiamo accompagnato e ci siamo lasciati accompagnare, tenendo gli occhi chiusi, affidandoci alle mani premurose e attente dei nostri compagni e delle nostre compagne. Lungo il cammino ci siamo interrogati uno ad uno sulle appartenenze che costruiscono le nostre identità. Abbiamo sentito sulla pelle e sul cuore il brivido e il dolore di chi è costretto ad una traversata infernale lungo i Balcani. Con lo stesso brivido abbiamo scalato Monte Botte Donato per guardare dall'alto le tracce che abbiamo lasciato fin qui, per iniziare a immaginarci il mondo di cui abbiamo parlato in questi giorni e per lasciarci trasportare e condurre dall'energia del vento che abbiamo percepito insieme e portarlo ognuno nelle proprie realtà in maniera autentica e creativa. #AttraversoCosenza è arrivato al termine, ma non si ferma qui il nostro sogno di costruire insieme un mondo accogliente e che dia a tutti e a tutte l'essenziale per vivere una vita degna di essere vissuta. Il vento che ci ha portato fin qui, e che continuerà a rinfrescare il nostro cammino, è un vento di speranza e di fratellanza. Ciò che abbiamo sperimentato è qualcosa di nuovo, un percorso di introspezione che ci ha condotti all'importanza delle proprie radici, della condivisione, dell'incontro, dei legami autentici e liberi dal giudizio. Grazie all'amicizia fra ASCS e Fondazione Migrantes e alle realtà locali che tessono reti fraterne. Grazie a Mons. Francesco Savino, vicepresidente per il Sud Italia della Conferenza Episcopale Italiana, che ha celebrato la SS. Messa conclusiva a Lorica, per averci ricordato quanto sia fondamentale l'operato dei giovani nel nostro paese e nel mondo. C'è una chiamata per noi: seguire il vento generatore del cambiamento ed essere edificatori di un mondo di pace e bellezza. (Migrantes Cosenza-Bisignano)

Festival Giornalisti del Mediterraneo: dal 7 la 14° edizione

5 Settembre 2022 - Otranto - La guerra e le sue implicazioni umane, sociali, economiche, la cronaca ma anche l’analisi di un conflitto scoppiato nel cuore dell’Europa.  Se ne parlerà nella quattordicesima edizione del Festival dei Giornalisti del Mediterraneo, in programma dal 7 al 10 settembre prossimi a Otranto, città costiera del Salento che per storia e posizione geografica è ponte ideale per unire i popoli del Mediterraneo. Nel corso dei quattro giorni verranno affrontati anche i temi da sempre cari al Festival: la tutela dei minori, l’accoglienza, il dialogo, la solidarietà, il ruolo della diplomazia internazionale nel processo di pace fra i popoli, ma anche la crisi energetica, la tutela ambientale, la sostenibilità. A promuovere come sempre la riflessione sui temi che animano il dibattito internazionale opinionisti, esperti, rappresentanti del mondo delle istituzioni che si confronteranno nei dibattiti e nei workshop in programma nei primi tre giorni del Festival. L’ultima giornata, invece - quella del 10 settembre - sarà dedicata alla consegna dei premi “Caravella del Mediterraneo”, riconoscimento ispirato alla capacità del “Mare Nostrum” di mettere in relazione Oriente e Occidente, popoli e culture, religioni e linguaggi. Tra i premiati Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede.

Mons. Savino: oggi “innescare sempre più processi d’inclusione sociale degli immigrati”

5 Settembre 2022 - Lorica - Si è conclusa ieri mattina a Lorica (Cs) con una messa celebrata dal vescovo di Cassano Ionio e vice presidente della Cei, mons. Francesco Savino, la settimana "AttraversoCosenza" promossa dall'Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con Fondazione Migrantes e Ufficio Migrantes Cosenza-Bisignano. L'incontro del centro silano, s'inserisce negli otto appuntamenti partiti da Trieste, per momenti di formazione e di condivisione sui fenomeni migratori. Nell’omelia mons. Savino ha evidenziato come oggi “vi è l'urgenza di innescare sempre più processi d'inclusione sociale degli immigrati ad ogni livello. Solo attivando questi processi, possiamo parlare di una democrazia compiuta. Occorre fare dell’inclusione una scelta prioritaria. Nessuno – ha aggiunto - deve sentirsi escluso, perché lì dove c’è l’esclusione non c’è la civiltà, non c’è democrazia. Oggi la sfida si chiama inclusione. Se la democrazia non si organizza sull’inclusione ed esclude qualcuno, soprattutto le persone che scappano, dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni, non è una democrazia nella civiltà. Non c’è la civiltà – ha detto ancora mons. Savino - lì dove non si accolgono le persone. Direi che il paradigma su cui tutti, oggi più che mai, devono lavorare, soprattutto a livello educativo, si basa su tre parole: accoglienza, integrazione, legalità. Così come dev'essere chiaro, ai bambini immigrati che frequentano le nostre scuole, non può essere negata la cittadinanza italiana”. Per il vice presidente della Cei, la via d'uscita contro la cultura dell'indifferenza e dello scarto, c'è ed è indicata nell'enciclica “Fratelli Tutti”, con cui Papa Francesco “ci chiama a fare nostro, e a realizzare, il desiderio mondiale di fratellanza, che parte dal riconoscimento che siamo tutti fratelli e sorelle, nella consapevolezza di dover rispondere alla vera sfida di questo millennio”. Al termine della Santa Messa, il presule della diocesi cassanese, ha incontrato i migranti e gli operatori.

La domenica del Papa: Beato il Papa del sorriso

5 Settembre 2022 - Città del Vaticano - Un pontificato durato 33 giorni, il tempo di un sorriso, come titolò il quotidiano parigino Le Monde. Ieri, domemica 4 settembre, papa Francesco ha proclamato beato Giovanni Paolo I, il Papa che “con il suo sorriso è riuscito a trasmettere la bontà del Signore”. Cerimonia in una piazza San Pietro bagnata dalla pioggia, e gremita di fedeli venuti in gran parte da Belluno, l’Agordino, Vittorio Veneto e Venezia. Sulla facciata della basilica vaticana il ritratto ufficiale del nuovo beato, opera di un artista cinese, Yan Zhang, originario della provincia di Sichuan. L’artista, che ha vissuto in Tibet, spiritualità buddhista, nel ritratto ha voluto mettere in primo piano proprio il tema del sorriso, trasmesso da tutto il corpo di Luciani, omaggio al Papa che, con il suo sorriso, ha mostrato “una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento, non è arrabbiata, non è insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato cadendo nell’indietrismo”. La misura dell’amore, per Luciani, è un “amore intramontabile” perché il Signore “ha sempre gli occhi aperti su di noi – diceva Giovanni Paolo I il 10 settembre 1978 – anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre”. Humilitas il motto di Luciani, che si lega bene con la pagina evangelica di questa domenica, dove Luca ci ricorda che lo stile di Dio “non è quello di chi cerca il potere, ma quello di chi ama anche se questo “costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati”. Un Dio che “non ha il culto dei numeri, non cerca il consenso, non è un idolatra del successo personale. Al contrario, sembra preoccuparsi quando la gente lo segue con euforia e facili entusiasmi. Così, invece di lasciarsi attrarre dal fascino della popolarità – perché la popolarità affascina –, chiede a ciascuno di discernere con attenzione le motivazioni per cui lo segue e le conseguenze che ciò comporta”. Ecco quell’umiltà che Luciani ha praticato lungo tutto il suo servizio. Amare, dunque, “anche se costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati”. Se vuoi baciare Gesù crocifisso, diceva Luciani il 27 settembre, ultima udienza del suo Pontificato, “non puoi fare a meno di piegarti sulla croce e lasciarti pungere da qualche spina della corona, che è sul capo del Signore”. Seguirlo, per Francesco, “non significa entrare in una corte o partecipare a un corteo trionfale, e nemmeno ricevere un’assicurazione sulla vita. Al contrario, significa anche “portare la croce: come lui, farsi carico dei pesi propri e dei pesi degli altri, fare della vita un dono, non un possesso, spenderla imitando l’amore generoso e misericordioso che egli ha per noi”. In Luca leggiamo che per essere discepoli di Gesù bisogna essere pronti a lasciare la propria casa, amarlo più del proprio padre, della propria madre, moglie e figli. Andare dietro al Signore, ricorda nell’omelia Papa Francesco, significa non fare scelte “mondane”, non cercare “la mera soddisfazione dei propri bisogni, la ricerca del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, di tenere le cose sotto controllo, la brama di occupare spazi e di ottenere privilegi, l’aspirazione a ricevere riconoscimenti”. Questo non è lo stile di Gesù, che invece chiede “scelte che impegnano la totalità dell’esistenza”; per questo desidera che il discepolo non anteponga nulla “neanche gli affetti più cari e i beni più grandi”. Umiltà, dunque. Luciani, nella sua prima udienza generale, 6 settembre, ha voluto parlare proprio della grande virtù dell’umiltà, affermando – “a rischio di dire uno sproposito”, dirà – che il Signore “tanto ama l'umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché? perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili. Non vien voglia di credersi dei mezzi santi, dei mezzi angeli, quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi. Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Savona: la comunità indiana celebra la novena della Natività di Maria

3 Settembre 2022 -
Savona -  Domani, domenica 4 settembre, alle ore 15:30 nella Chiesa San Paolo Apostolo la comunità indiana celebrerà la novena della Natività della Beata Vergine Maria con una messa a cui parteciperà anche il vescovo di Savona-Noli, mons. Calogero Marino. La festa liturgica si terrà sabato 10 settembre dalle 17 alle 19 con la processione per le vie del quartiere Santa Rita e la messa ancora in San Paolo.
La festa nacque dapprima in Oriente e poi fu introdotta nella Chiesa d'Occidente da papa Sergio I. Secondo la tradizione tramandata dal Protovangelo di Giacomo, Maria nacque da Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù del Regno di Giuda e della stirpe di Davide, venerato come santo, e Anna, anch'ella venerata come santa. Il loro matrimonio non originò prole, anche dopo venti anni, a causa della presunta sterilità del marito, il quale, umiliato pubblicamente, si ritirò nel deserto tra i pastori.
Mentre erano separati un angelo sarebbe apparso ad Anna e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio. Lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno a Gioacchino. I due si incontrarono alla Porta Aurea di Gerusalemme: autori medievali considerano il loro casto bacio il momento dell'Immacolata Concezione di Maria.
 

Migrantes: concluso il Corso di Alta Formazione

2 Settembre 2022 - Alghero - Nel corso di Alta formazione organizzato dalla Fondazione Migrantes, più di 50 direttori diocesani e delegati regionali, riuniti ad Alghero dal 29 agosto ad oggi,  si sono confrontati sul tema della prossima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. Alla fine del corso, si legge nel comunicato finale - "abbiamo sentito la necessità di ribadire alcuni principi che nascono dalla lunga esperienza di lavoro della Fondazione Migrantes nell’ accompagnamento sia degli emigrati italiani all’estero che di tutte le persone migranti, richiedenti asilo, circensi e giostrai, rom e sinti  nel nostro paese". In particolare: "la dignità di ogni persona e il suo diritto naturale alla mobilità (diritto di restare, diritto di partire, diritto di ritornare). Pensando - si legge ancora nel testo - al futuro ci sentiamo di proporre rispetto alla società e alla chiesa i seguenti punti:
  • ogni straniero ha la sua dignità (così come tutte le persone), non è funzionale soltanto alla nostra economia o strumentale al consenso politico a ridosso di ogni tornata elettorale.
  • non vorremmo assistere all’ennesima strumentalizzazione politica della sofferenza delle persone nei luoghi di accoglienza causata spesso dalla discutibile e non efficiente gestione di chi dovrebbe occuparsene.
  • Siamo certi che muri, decreti sicurezza e blocchi navali non servano a risolvere il problema. Così come la creazione di hot spot in Africa, i respingimenti e gli accordi di riammissione nei Paesi di provenienza.
  • Molta sofferenza, possibilità di sfruttamento e mal gestione sono causate dalla mancanza di canali di ingresso legali: non esiste nel nostro ordinamento la possibilità per un cittadino straniero di fare ingresso regolarmente al fine di cercare lavoro. Così come troppo pochi sono coloro che possono avere dei viaggi sicuri dalla zona dei conflitti al paese di asilo. Per non dire di come sono stati carenti, sino ad ora, le capacità di denuncia dello sfruttamento lavorativo e di sanzione delle realtà che hanno mal gestito i centri di accoglienza.
  • Le migrazioni costituiscono un fenomeno naturale e strutturale delle nostre società e non sono certo la causa dei loro mali, duole doverlo ancora ribadire.
  • I decreti flussi si sono rivelati uno strumento inadeguato a regolare l’incontro di domanda e offerta di lavoro e hanno prodotto, come effetto collaterale, sfruttamento e lavoro nero causando anche un danno alle casse dello Stato (mancata contribuzione).
  • Rispetto a questa storia di lungo corso di inadeguata gestione del sistema migratorio in Italia, crediamo che sia l’ora di dire almeno basta alla propaganda politica sulla pelle dei migranti, che spesso prende la forma del racconto facile dell’orda di stranieri, avventurieri e criminali che invadono il nostro Paese attentando alla sicurezza. E’ ora di finirla con slogan ed enfatizzazione della paura, che non servono ad affrontare le questioni, ma che generano solo una minaccia alla coesione sociale.
  • Crediamo che occorra lavorare sulle cause che portano alle migrazioni (vendita delle armi, sfruttamento delle risorse, disuguaglianza, povertà e cambiamento climatico…), smettere di finanziare la guardia costiera libica, svuotare i campi di detenzione, investire sui corridoi di ingresso legali e lavorare sulla ridistribuzione europea superando finalmente il trattato di Dublino, come si è stati capaci di fare rispetto all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina".
E per chiudere "ci sembra importante riportare l’invito di papa Francesco di iniziare a : 'Costruire una grande famiglia in cui tutti possiamo sentirci a casa'".      

La diocesi di Cefalù consegna 240 divise per i bambini della scuola di Obala realizzate con il contributo della Fondazione Migrantes

2 Settembre 2022 - Cefalù - Si è concluso da pochi giorni il secondo viaggio missionario organizzato dalla Diocesi di Cefalù (PA) nella Diocesi sorella di Obala (Camerun). Una seconda tappa che rafforza il rapporto di fraternità e collaborazione tra la Diocesi siciliana e quella camerunense portato avanti per volontà dei due vescovi negli scorsi anni e iniziato con l'accoglienza presso il Seminario di Cefalù dei seminaristi Gabriel Ewodo Evina Messomo, Wilfried Michel Ebode Atangana e Benjamin Patrick Foteu Ndie. Il 16 agosto 2022 presso l'Episcopio della Diocesi di Obala si è svolta la cerimonia per la consegna delle divise per i bambini della scuola Saint Jean Baptiste de Mbassila di Obala. Erano presenti il Vescovo di Obala mons. Sosthène Léopold Bayemi Matjei e in collegamento il Vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, il Vicario Generale della Diocesi di Cefalù, don Giuseppe Licciardi, suor Thérèse Toba Mbili, direttrice delle Scuole cattoliche di Obala, il diacono Gandolfo Sausa, responsabile del Servizio Pastorale Cooperazione Missionaria tra le Chiese e ufficio Migrantes della diocesi siciliana, i missionari Rosaria, Nicola e Maria accompagnati da don Raphaël Awona Minso. Le divise sono il frutto del lavoro della “Sartoria di Obala” di Caltavuturo che da quasi un anno si impegna per il loro confezionamento e realizzate grazie all’aiuto delle comunità parrocchiali di Scillato, Castellana Sicula, Polizzi Generosa, Campofelice di Roccella e alla collaborazione della “Sartoria solidale”, progetto realizzato con la Fondazione Migrantes, che da lavoro anche a due donne, una iraniana e una afghana, ospiti con le loro famiglie della diocesi siciliana. Il Vescovo Marciante, in collegamento dalla Sicilia, ha raccontato la sua visita presso la sartoria di Obala di Caltavuturo (PA): "Le sarte hanno lavorato per diversi mesi con tanto amore e gioia pensando che dietro a ogni divisa c’è il sorriso di un bambino". Le 240 divise, maschili e femminili di diverse taglie, sono state consegnate alla direttrice delle scuole della Diocesi di Obala. Grazie alla generosità della comunità diocesana durante le iniziative di carità di quest'anno, la Chiesa di Cefalù ha offerto le 240 divise per i bambini delle scuole, 83 banchi per la nuova Chiesa di Etaka - alla costruzione della quale sta collaborando anche la diocesi siciliana - e attrezzi agricoli per i campi.  

Card. Zuppi: “i cristiani abbiano ancora di più un senso di attenzione per la cosa comune, con laicità”

2 Settembre 2022 -
Roma - “L’Italia deve credere nel proprio futuro e la politica deve aiutare questa grande idealità con la stessa passione e con lo stesso senso di interesse nazionale ed europeo che animò quella generazione che ci ha consegnato il Paese”. Lo ha detto il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, intervenuto a “Il cavallo e la torre”, su Rai Tre, in collegamento da Lourdes. “La laicità è fondamentale, la Chiesa è la prima che è attenta alle distinzioni. Questo non significa che le proprie convinzioni spirituali e religiose non abbiano una conseguenza sulle scelte pratiche che devono essere nella laicità – ha aggiunto -. Tutti devono dare il loro contributo alto. Penso che i cristiani debbano avere ancora di più un senso di attenzione per la cosa comune e anche le risposte necessarie, sempre con laicità”.
Intervistato da Marco Damilano che gli ha chiesto un parere sull’invito ai cattolici, pronunciato dal segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, di tornare a esprimere la loro posizione all’interno del dibattito politico, il card. Zuppi ha evidenziato che “in un momento così importante tutti devono tirare fuori le proprie idealità e non l’opportunismo, il piccolo cabotaggio, la tattica”. “Certamente i cattolici hanno, devono avere, tanto da dare, da donare, di intelligenza, di conoscenza, di competenza per esempio di lotta alla povertà, di difesa del diritto alla vita”.

Cei: il 5 la presentazione delle iniziative per la festa di San Francesco

2 Settembre 2022 - Roma - In occasione delle celebrazioni per la festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nei giorni 3 e 4 ottobre, la Conferenza Episcopale Italiana è stata coinvolta nella promozione del pellegrinaggio sul luogo del Transito e nel gesto dell’offerta dell’olio presso la Tomba del Poverello. I riti, che si rinnovano ogni anno con l’alternarsi delle diverse Regioni, quest'anno assumeranno un significato particolare, in quanto vedranno la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni civili e militari, degli operatori sanitari, del volontariato, della scuola, delle realtà caritative ed ecclesiali. Il convenire ad Assisi avrà un particolare valore simbolico, in questo tempo in cui alla pandemia del Covid si sono aggiunte altre pandemie: la povertà, gli squilibri sociali, la solitudine, la guerra in Ucraina e tutti i conflitti che continuano a seminare distruzione e morte, mostrandoci chiaramente quanto sia fragile la pace e, allo stesso tempo, quanto sia importante pensarci fratelli tutti, sottolinea una nota della Conferenza Episcopale Italiana. Le celebrazioni saranno anche occasione – in particolare durante la Messa del 4 ottobre – per una preghiera speciale per l’Italia e per la pace. L’iniziativa sarà presentata il 5 settembre, alle ore 12, a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. Interverranno il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI; fr. Marco Moroni,  Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi; fr. Massimo Travascio, Custode del Convento della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli; mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno e Stefania Proietti, Sindaco di Assisi. (R.I.)

Migrantes: oggi la conclusione del Corso di Formazione ad Alghero

2 Settembre 2022 - Alghero - Si concluderà oggi con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Alghero, Mauro Morfino e dalla presentazione del messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato da parte del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, il corso di formazione “Costruire il futuro con…” promosso ad Alghero dalla Fondazione Migrantes e rivolto a tutti i direttori e collaboratori delle diocesi Italiane. Durante la settimana molti interventi e testimonianze. Tra queste quella dell'ex sindaco di Alghero, Mario Bruni, che ha portato l'esperienza della propria Amministrazione nell'inclusione di cittadini rom e sinti in città, nel superamento dei campi. Sullo stesso tema, Antonello Nuvole (collaboratore dell'ufficio Migrantes di Cagliari) ha presentato il  libro "Il cammino dei rom in Sardegna", da lui scritto. «Bisogna conoscere il popolo Rom per potergli offrire la possibilità di integrarsi nella vita sociale delle nostre città. Conoscere più da vicino dal punto di vista sociale, culturale, artistico e religioso il popolo Rom e Sinto che vive in Sardegna», ha detto.    

Vangelo Migrante: XXIII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 14, 25-33)

1 Settembre 2022 - “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre... e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Lo diciamo subito: Gesù non indice una competizione di sentimenti fra le sue creature; sa bene che non ne uscirebbe vincitore. Ci ricorda, invece, che, per creare un mondo nuovo, ci vuole una passione forte almeno quanto quella degli amori familiari. Gesù vuole cambiare l’uomo e, allora, riparte dalle relazioni umane. E lo fa puntando tutto sull’amore, il fulcro sul quale l’uomo poggia la felicità di questa vita: dare e ricevere amore. Anche se le Sue parole sembrano eccessive o contro la bellezza e la forza degli affetti, il verbo centrale attorno a cui ruota il tutto è “amare di più”. Non si tratta di una sottrazione ma di una addizione. Gesù non sottrae amori, aggiunge un “di più”. Il discepolo è colui che sulla bellezza dei suoi amori stende una bellezza più grande. E il risultato non è una sottrazione ma un potenziamento, un’aggiunta. Gesù è la garanzia che i nostri amori saranno più vivi e più luminosi, perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare. E prosegue: “colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. La croce noi la pensiamo come metafora delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, di una malattia da sopportare o addirittura del perdere la vita. In realtà la vita ‘si perde’ così come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia. Un tesoro nascosto non serve a nulla. Un tesoro speso con ‘giustizia’, produce altra ricchezza. Il vero dramma non è morire ma non avere niente e nessuno per cui valga la pena spendere la vita. Nel Vangelo la croce è la sintesi dell’intera storia di Gesù: amore senza misura, amore disarmato, coraggioso, che non si arrende, non inganna e non tradisce. È l’emblema del prendere su di sé una porzione grande di amore, altrimenti non si vive; prendere la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non si ama. E, in progressione, conclude: “chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Si tratta di un taglio: la vita non dipende dai beni materiali; Gesù chiede una rinuncia a ciò che la impedisce (la Vita). Esistono creature che nella loro umanità hanno fatto spazio all’Amore più grande, hanno vissuto portando la porzione di croce che ogni amore comporta e hanno davvero tagliato con tutto il resto per fare posto alla Vita di Dio. Sono i Santi. E Dio, in loro, ha rivelato tutta la potenza del suo amore. Papa Francesco il 9 di ottobre eleverà agli onori degli altari una di queste figure: il vescovo Giovanni Battista Scalabrini, padre dei migranti. La Vita di Dio  vissuta da Scalabrini e dal suo carisma, è profezia di quella umanità nuova, riconciliata dall’amore nelle diversità, secondo il disegno di Dio. (p. Gaetano Saracino)

“Attraverso Cosenza”: l’esperienza dei giovani della Migrantes di Messina al campo estivo

1 Settembre 2022 -
Cosenza - Ieri  è stato l’ultimo giorno della nostra permanenza a Cosenza, una giornata ricca di attività e di emozioni che non ci hanno lasciato indifferenti. Una mattinata in cui abbiamo incontrato tanti bambini e giovani e con loro abbiamo condiviso delle attività: abbiamo colorato i murales con gli ospiti del SAI di Marzi, e realizzato un coloratissimo mosaico con quanti sono ospitati nel SAI di Rovito.
Alcuni di noi, invece, sono stati impegnati a preparare e servire, assieme ai volontari, il pranzo per gli ospiti presenti alla mensa della Fondazione Casa S. Francesco.
Dopo il pranzo abbiamo fatto una pausa e attraverso il gioco abbiamo avuto modo di conoscerci ancora meglio.
Dopo cena invece ci siamo riuniti in cortile e abbiamo formato un grande cerchio. Ci siamo poi divisi in 3 gruppi e a ciascun gruppo è stato consegnato un foglio con il nome delle 3 località dove ci siamo recati per svolgere le attività. Con un pennarello, ci hanno invitati a scrivere delle parole che indicassero quelle che sono state le nostre emozioni. Sono venute fuori tutte le ricchezze che ci porteremo dietro.
Per tutto questo vogliamo dire grazie a quanti si sono presi cura della nostra accoglienza e permanenza a Cosenza, agli animatori e ai volontari della Migrantes. (Giovani Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)

Aibi: continua l’accoglienza di profughi.

1 Settembre 2022 -
Roma - Casa Nonno Carlo, ad Agrate Brianza (Mb), e la Casa della Pace, a Mulazzano (Lo), sono i due principali centri del sistema di accoglienza dei Pan di Zucchero della Pace che Aibi, grazie alla collaborazione con autorità, cittadini, aziende e volontari, ha messo a disposizione per le famiglie sfollate dall’Ucraina. Durante la prima fase dell’emergenza, le strutture hanno accolto i componenti di case famiglia e altri profughi arrivati direttamente in Italia tramite i contatti e i collaboratori dell’Associazione. Qualcuno degli ospiti è rimasto ed è tutt’ora presente, altri sono tornati in Patria o hanno proseguito il loro viaggio verso altre sistemazioni. Oggi il sistema di accoglienza è passato a quella che si può definire una “seconda fase”, coordinata a livello nazionale dalla Protezione civile. In quest’ambito, Aibi ha messo a disposizione i posti ancora liberi presso le sue strutture, entrando in una cordata con capofila Gea e nell’ultima settimana di agosto sono arrivati i primi ospiti. Ad Agrate Brianza, nella Casa Nonno Carlo una famiglia affidataria dell’Associazione che ha intitolato alla memoria del nonno la struttura è inizialmente arrivata una famiglia di 6 persone, in Italia da 3 settimane, seguita successivamente da altri due nuclei composti da mamma, papà e figlia/figlio. Le famiglie arrivano da Odessa e sono consapevoli che le possibilità che torni la pace in tempi brevi non sono molte. La loro volontà è di integrarsi in Italia e lo staff di Aibi, così come le famiglie e le realtà del territorio, sono pronte ad aiutarli. Anche alla Casa della Pace di Mulazzano (Mi) l’accoglienza non si ferma. Questa nuova fase ha visto l’arrivo di 4 donne ucraine, da poco in Italia, accompagnate dai volontari della Protezione civile di Casaletto Lodigiano e Mulazzano. “Quando abbiamo raccontato loro l’origine della Casa della Pace, le donne non hanno avuto dubbi che si sarebbero trovate bene. E così è stato fin da subito, grazie anche all’accoglienza delle altre donne già presenti nella struttura che si sono mostrate molto premurose nel preparare le loro stanze – precisa l’Aibi -. Una delle donne ha chiesto se c’è la possibilità di imparare l’italiano, così da poter trovare più facilmente e in fretta un lavoro, mentre la più anziana del gruppo, una nonnina di 74 anni dagli occhi azzurrissimi, guardandosi interno ha detto che non vorrebbe più dover cambiare casa e poter vivere… in pace!”.

Vescovi Aree interne: “i flussi migratori possono costituire un’opportunità per ravvivare molte realtà”

1 Settembre 2022 - Benevento – “I flussi migratori possono costituire un’opportunità per ravvivare molte realtà soggette a un decremento progressivo della popolazione, ma è necessario affinare sempre più la disponibilità all’ascolto, ad assumere, nel rispetto della legge, logiche inclusive, non di esclusione”. E’ quanto si legge nelal dichiarazione finale dell’incontro dei Vescovi delle “Aree interne”  che i è svolto il 30 e 31 agosto a Benevento, presso il Centro “La Pace”, a cui hanno partecipato oltre 30 presuli provenienti da 12 Regioni italiane. Per i presuli le Aree interne costituiscono “una larga porzione del Paese, accomunata da alcune criticità, depositaria di straordinarie ricchezze e tuttavia diversificata: sono, per analogia, come la piccola Nazareth, marginale, eppure custode della realtà più preziosa. Non ci rassegniamo ad accompagnarle alla fine, in una sorta di accanimento terapeutico, ma vogliamo costituirci baluardo, forza per difenderle, dando vita a reti solidali capaci di attivare sinergie”. Da qui la richiesta alla politica di interventi “seri, concreti, intelligenti, ispirati da una progettualità prospettica, non viziata da angusti interessi o tornaconti elettorali: in tal senso, qualora entrasse in vigore l’autonomia differenziata, ciò non farebbe altro che accrescere le diseguaglianze nel Paese; come comunità cristiana vogliamo crescere nella consapevolezza e nella partecipazione”. Molte – si legge nel testo -  le questioni poste sul tappeto, alle quali “non è stato possibile dare adeguate risposte. Ci è chiesto, in ogni caso, il coraggio di uscire da schemi ormai sclerotizzati, di rompere con la logica del ‘si è sempre fatto così’, per ripensare il rapporto tradizione/innovazione, disponibili ad ascoltare la voce dello Spirito, a restituire il primato effettivo alla Parola di Dio e all’annuncio del Vangelo, anche per meglio integrare una pastorale sovente sbilanciata sull’ambito cultuale e liturgico. Dobbiamo, in tal senso, ripensare l’esercizio del ministero presbiterale e promuovere con decisione il sacerdozio comune di tutti i battezzati, una ministerialità diversificata e responsabile, la valorizzazione del diaconato permanente, le forze del laicato, quello femminile in particolar modo, che costituisce una parte consistente del tessuto delle nostre comunità, senza dimenticare eremiti e comunità monastiche, che nelle Aree interne più isolate sono la forza segreta che mantiene in vita tante energie. Dobbiamo soprattutto puntare sulla qualità delle relazioni, perché è di questo che c’è estremo bisogno. La presenza numerosa degli anziani costituisce, in queste nostre realtà, un patrimonio di umanità e di esperienze di vita che va assolutamente valorizzato”. “Noi – concludono i vescovi -. ci impegniamo a restare: la Chiesa non vuole abbandonare questi territori, senza per questo irrigidirsi in forme, stili e abitudini che finirebbero per sclerotizzarla. In tal senso ci impegniamo ad aiutare i nostri giovani che vogliono restare, cercando di offrire loro solidarietà concreta, e ci impegniamo ad accompagnare quelli che vogliono andare, con la speranza di vederli un giorno tornare arricchiti di competenze ed esperienze nuove. Sentiamo risuonare, viva, la voce del profeta: ‘Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?’ (Is 21,11). Risponde l’Apostolo: ‘La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce’ (Rm 13,12). Alla Chiesa, a noi stessi in primo luogo, alla società, alla politica, chiediamo di prendere sul serio tale esortazione. Le Aree interne, dove la vita non vuole morire, possono divenire un laboratorio d’idee, una risorsa viva, un tesoro straordinario per tutto il Paese: sta a noi, tutti insieme – pastori, comunità cristiana, società civile, politica –, far sì che tale auspicio diventi realtà”. (Raffaele Iaria)    

Naufragio in Sardegna: recuperati cinque cadaveri in mare

1 Settembre 2022 - Roma - Un naufragio fantasma, l’ennesima tragedia che si è consumata in alto mare e di cui non si sa nulla. Questa volta la rotta è quella tra l’Algeria e la Sardegna. Rimangono i corpi restituiti dalle onde, giorno dopo giorno. Già cinque quelli intercettati dalla Guardia costiera su segnalazione di alcune imbarcazioni: l’ultimo, ieri pomeriggio, dopo i quattro recuperati tra lunedì e martedì notte. Proseguono intanto le ricerche di un relitto e di corpi di migranti vittime di un possibile naufragio avvenuto nei giorni scorsi al largo delle coste meridionali dell’Isola. In campo la Guardia costiera e il Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza che stanno verificando anche gli avvistamenti segnalati da altre imbarcazioni. Intanto, il recupero degli altri due cadaveri al largo dell’Isola Rossa a Capo Teulada ha di fatto confermato l’ipotesi de naufragio (due fascicoli di indagine sono stati aperti dalla procura di Cagliari) e si teme che in mare ci siano altri cadaveri. Proprio nello scorso fine settimana la Guardia costiera e la Guardia di finanza avevano rafforzato i controlli: erano arrivate segnalazioni di 'sciami' di imbarcazioni di migranti in arrivo in Sardegna e alcune erano state perse di vista. Sono oltre 200 quelle intercettate nello scorso weekend a Sant’Antioco, Santa Margherita di Pula, Cala Verde e Villasimius. Tra loro anche diverse famiglie. Si tratta di cittadini del Ghana e della Nuova Guinea, partiti con barchini dal Nord Africa. La Procura di Cagliari ha aperto due fascicoli con l’ipotesi di naufragio per i cinque cadaveri recuperati nel mare del sud Sardegna. Intanto proseguono gli sbarchi anche a Lampedusa e a Crotone. Salgono a 25 gli sbarchi registratisi nelle ultime 24 ore a Lampedusa e nell’hotspot adesso sono oltre 1.600 gli ospiti. Gli ultimi tre sbarchi ieri pomeriggio. Una motonave carica di migranti, probabilmente proveniente dalla Turchia, è stata infine intercettata, a pochi metri dalla costa crotonese. Il peschereccio rischiava l’impatto sulla costa calabrese perché i trafficanti, fa sapere la guardia di finanza, avevano accelerato e manomesso la postazione di comando per poi abbandonare la plancia ed evitare di essere individuati. A bordo dell’imbarcazione, che è stata condotta in porto, 252 migranti, di origine afgana, bengalese, egiziana e pachistana, la motonave è stata condotta verso il porto di Crotone. In porto sono proseguite le operazioni di polizia per individuare i responsabili e sono risultate particolarmente complesse perché i migranti, durante tutta la traversata, erano stati minacciati di ritorsioni verso di loro e verso le famiglie di origine laddove avessero collaborato con gli inquirenti. Le indagini hanno portato a individuare due trafficanti di nazionalità egiziana e quattro membri dell’equipaggio di nazionalità pachistana. (Daniela Fassini)  

Due migranti morti e 19 dispersi in un naufragio al largo della Libia

31 Agosto 2022 -
Tripoli - Ancora un naufragio di migranti nelle acque del Mediterraneo. Sono almeno due i morti e 19 i dispersi per il capovolgimento di un barcone avvenuto nelle ultime ore al largo delle coste della Libia. Altre sei persone sono state soccorse. Secondo una prima ricostruzione, limbarcazione era partita dallEgitto.
Le autorità spagnole hanno invece rinvenuto un corpo senza vita in acque prossime alla costa di Alicante: si tratta dellottavo ritrovamento in tre giorni nella zona, probabil-
mente da ricondurre a un tragico annegamento di migranti dei giorni scorsi.