Primo Piano

Migrantes Crotone-Santa Severina: Via Crucis domenica 5 marzo sulla spiaggia di Cutro

3 Marzo 2023 - Crotone - “Con Cristo tra i migranti dinanzi all’indifferenza del potenti”. Questo il tema della Via Crucis che si svolgerà domenica prossima, 5 marzo, dalle ore 15, sulla spiaggia di Steccato di Cutro, a una settimana dal tragico naufragio. L’iniziativa è organizzata dagli Uffici Migrantes e liturgico della diocesi di Crotone-Santa Severina. “Alla luce della tragedia che si è consumata nei giorni scorsi sulle coste del comune di Cutro, come comunità diocesana siamo chiamati a farci carico del dramma che ha colpito questi nostri fratelli”, scrivono i due uffici diocesani in una nota. “La morte e le terribili sofferenze che hanno colto questi innocenti in fuga dai loro paesi alla ricerca di una vita migliore interpellato profondamente le nostre coscienze e la nostra fede”. Per la diocesi crotonese “uno dei modi attraverso cui, come cristiani, possiamo farci prossimi alle afflizioni di questi nostri fratelli è sicuramente la preghiera, che rappresenta appunto lo strumento attraverso il quale intendiamo affidare a Colui che tutto può e che tutti consola la vicenda umana e spirituale di queste persone”. Con la Via Crucis si intenderà “leggere il dramma umano di questi nostri fratelli alla luce della Passione salvifica di Cristo”. L’ufficio liturgico, poi, ha predisposto due intenzioni di preghiera (una per quanti sono morti e una per i sopravvissuti) da aggiungere alla preghiera dei fedeli di domenica prossima, e una preghiera da recitarsi insieme all’assemblea alla fine della celebrazione eucaristica. “Continuiamo ad accompagnare e a sostenere con la nostra preghiera quanti scappano dalla miseria e dalla guerra, e a chiedere per tutti il dono della pace e il rispetto di ogni vita umana”. (Foto Sir)  

Card. Zuppi: Serve un sistema di accoglienza dei richiedenti e dei rifugiati adeguato alle emergenze e con percorsi chiari, efficaci di inclusione delle persone

3 Marzo 2023 - Roma - “Dolore. Tristezza. Pudore. Quei morti sono nostri, lo abbiamo sentito tutti. Sono le lacrime che suscitano le lacrime dei sopravvissuti. Mi sorge sempre la solita domanda: quante morti dobbiamo ancora aspettare per prendere le decisioni necessarie?”. Lo dice oggi il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi parlando del naufragio sulle coste calabresi in una intervista a “La Stampa” nella quale evidenzia che la priorità del governo non deve essere “la sicurezza interna, che ovviamente non va dimenticata, ma l'accoglienza attraverso flussi regolari di ingresso, corridoi umanitari, adozioni e ricongiungimenti familiari». “Non ci si può accontentare di risposte emergenziali, altrimenti penseremo sempre nella logica dell'invasione e dell'Italia unica ad accogliere. Non è così. Bisogna compiere un esame rigoroso per individuare responsabilità, ostacoli e omissioni per cui nell'ambito migrazioni la politica non trova risposte adeguate. Questa verifica è uno snodo cruciale”, sottolinea il card. Zuppi aggiungendo che “altrimenti pronunciamo proclami di propaganda vuoti e inutili, che risultano poi offensivi di fronte ai drammi. Questo vale sia per l'Italia che per l'Europa. Ognuno deve fare la propria parte. I diritti dell'uomo e dei rifugiati vanno garantiti sempre. Guai a sospenderli o a condizionarli. E poi credo che più l'Italia si impegna, con coraggio e visione, più avremo anche peso e credibilità per coinvolgere l'Europa”. Per il presidente della Cei “dobbiamo capire la pressione che costringe gli emigranti a fuggire da guerre, violenze, fame, dalle eredità prossime e lontane di conflitti, che durano per generazioni. Questa consapevolezza è la premessa indispensabile per una visione rinnovata che favorisca un governo efficace del fenomeno. Bisogna aiutare a partire e aiutare a restare”. Questo può avvenire “attraverso una scelta intelligente e permanente di cooperazione e con strumenti strutturali condivisi e solidali”. Il card. Zuppi cita l'enciclica "Fratelli tutti" nella quale il papa invita a “a creare un fondo, piuttosto che investire in armi, per sconfiggere la fame e sostenere lo sviluppo. Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo abituarci a non concentrarci sul nostro giardino ritenendolo assediato, ma ad aiutare i poveri del pianeta. Ne trarremo benefici tutti se – spiega il porporato – sapremo pensarci assieme, specialmente nel Mediterraneo e con l'Africa. Serve un sistema di accoglienza dei richiedenti e dei rifugiati adeguato alle emergenze e con percorsi chiari, efficaci di inclusione delle persone, che non li immettano in parcheggi dove non sono niente, in attese che durano anni e che spesso esasperano tutti. Dobbiamo favorire l'immigrazione legale per contrastare quella illegale. Ecco allora la necessità di stabilizzare i corridoi umanitari, di rivitalizzare il sistema dei flussi regolari di ingresso, con cifre però adeguate che garantiscano di mantenere il livello di produttività necessario. E poi perché non riconoscere a paesi con i quali l'Italia ha stipulato un accordo di cooperazione in materia migratoria una posizione privilegiata nell'attribuzione di un'importante quota di visti di ingresso per lavoro? E come non pensare ai ricongiungimenti familiari e fornire prospettive di un presente dignitoso a chi è già in Italia, magari lavora da tempo senza stabilità?”. E parlando della visita di ieri del presidente della Repubblica a Crotone il presidente dei vescovi italiani ne sottolinea l'importanza: "Ho apprezzato molto che sia andato in visita privata. Ha voluto un momento di grande e intima condivisione della sofferenza, senza condizionamenti delle polemiche pubbliche. È la versione istituzionale di quei nostri concittadini che a Cutro si sono buttati in mare per salvare vite". (Raffaele Iaria)  

Naufragio Calabria: il Comitato 3 ottobre, “Identificare le vittime”

3 Marzo 2023 - Roma - Il "Comitato 3 ottobre" chiede al capo Dipartimento per le libertà civili e immigrazione, al commissario straordinario per le persone scomparse e alla prefetta di Crotone di procedere all'identificazione delle vittime del naufragio avvenuto a Steccato di Cutro prima della loro inumazione. Così come è avvenuto in altri tragici naufragi, in virtù del Protocollo di Lampedusa e grazie al lavoro dell'Istituto Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell'Università di Milano) diretto da Cristina Cattaneo si è reso evidente come tale identificazione dei cadaveri sia possibile. È indispensabile, però, che prima della sepoltura vengano raccolte tutte le informazioni necessarie. Il comitato chiede dunque a tutte le autorità di applicare, in assenza di un protocollo specifico, il protocollo DVI (Disaster Victim Identification) di Interpol, che, prevede rilievi fotografici, repertazione indumenti ed effetti personali ed esame autoptico e odontologico. «Abbiamo visto come i familiari delle persone scomparse nei naufragi restino in una situazione di indeterminatezza - dice Tareke Brhane, presidente del Comitato -, una condizione che provoca gravi sofferenze psicologiche e impedisce l'elaborazione del lutto: anche le famiglie delle persone decedute o disperse dovrebbero essere considerate vittime dei medesimi naufragi e dovrebbero essere coinvolte nel processo di identificazione e inumazione. Non vorremmo che, anche in questo caso, queste persone rimangano dei numeri e delle vittime senza nome».

Murales: Cristo che salva i migranti e invita l’Unione Europea ad accogliere

3 Marzo 2023 - Milano - Un Cristo che accoglie, anzi salva, un barcone stracarico di migranti. È il soggetto dell'ultimo murale di Harry Greb apparso nel centro di Roma, in via del Governo Vecchio. Quella dell'artista di strada, più che una provocazione, è un invito all'Europa a intervenire per aiutare chi è costretto a fuggire dalla propria terra e sempre più spesso perde la vita, come accaduto in questi giorni nel naufragio di Cutro, in Calabria, dove i morti sono stati 67. Gesù indossa una bandiera dell'Unione Europea, azzurra con il cerchio di stelle, e tra le mani tiene l'imbarcazione piena di povera gente. Sulla fiancata rossa dello scafo campeggia la scritta "Why Not?" (Perché No?). Un invito divino ad accogliere e salvare. Sui social Harry Greb spiega il senso della sua opera: "Dovremmo accogliere, condividere, aiutare chi ha più bisogno... è questo che ci hanno insegnato, non girarsi dall’altra parte e oltretutto fare leggi che ostacolano chi salva vite in mare. Dietro tutto ciò c’è disperazione, sopravvivenza... diritto alla vita... Se non si capisce questo rischiamo di affondare tutti… Perché non aiutiamo? Perché l’Europa non si occupa seriamente del fenomeno migratorio? Perché no?". Più chiaro di così. (Avvenire)   (Fotogramma - Avvenire)

Migrantes Vercelli: Divina liturgia quaresimale per la comunità ucraina

2 Marzo 2023 -
Vercelli - Nella cappella del seminario di piazza S. Eusebio a Vercelli, nei giorni del 5, 12, 19 e 26 marzo e 2 e 9 aprile, verrà celebrata la “Divina liturgia quaresimale” per la comunità ucraina presente ne territorio.  L’iniziativa è promossa dall’Esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia in collaborazione con la Pastorale Migrantes della diocesi di vercelli  e vedrà la presenza di don Yuriy Ivanyuta.

Migrantes Sicilia: “accogliere e accompagnare. La fatica e l’urgenza di una nuova umanità”

2 Marzo 2023 - Palermo - Si è svolto a Palermo, presso la “Casa francescana di spiritualità” di Baida, l’incontro della Commissione dell’Ufficio Regionale Migrantes  della Conferenza Episcopale Siciliana. Si è aperto così il nuovo quinquennio, 2023-2027, nel segno della continuità e nella consapevolezza che la mobilità umana chiama le Chiese di Sicilia a un rinnovato impegno, per dare concretezza ai quattro verbi-azione che Papa Francesco ha indicato tracciando un cammino di servizio con i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Un incontro segnato, alla vigilia, dall’ennesima tragedia che ha spezzato la vita di 67 persone, tra cui tredici minori e un neonato. Quello che è successo a Cutro, nel crotonese, è la conseguenza di scelte politiche deliberatamente marcate dalla chiusura delle frontiere e dei cuori, dalla negazione dei diritti umani sanciti dalle Convenzioni internazionali". I lavori si sono aperti con la preghiera e l’intronizzazione della Parola che è stata posta accanto all’icona dell’amicizia; la traccia per la riflessione è stata ripresa dalla Costituzione conciliare Lumen gentium (n. 8): “Come Cristo … così pure la Chiesa”. Rileggere le sfide della mobilità umana a partire da Cristo per ritrovarlo nel volto di quanti si mettono in cammino alla ricerca di un futuro che viene loro negato. All’incontro erano presenti mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana  e mons. Pierpaolo Felicolo,  direttore generale della Fondazione Migrantes. Mons. Lorefice ha manifestato tutta la sua gratitudine, innanzitutto al Signore per averlo voluto alla guida di questo servizio pastorale e poi a tutti i direttori diocesani convenuti a Palermo, per la generosità e la competenza con cui seguono il mondo della mobilità umana e per la loro importante azione pedagogica nei confronti delle comunità cristiane delle Chiese di Sicilia. Li ha invitati a continuare con rinnovato impegno, nella consapevolezza di essere a servizio di un “luogo teologico” privilegiato per collaborare all’edificazione del Regno di Dio. Il Vescovo ha richiamato a un impegno che non può essere timido ma deve essere profetico, capace di spendere parole evangelicamente performate e performative per dire da che parte sta la Chiesa. Parole che richiedono, innanzitutto, una formazione che trova il suo fondamento nella Parola e nella contemplazione di un Mistero che può dare forza e senso al nostro servizio. Nel saluto iniziale mons. Felicolo ha manifestato la gioia di avere avuto la possibilità, a pochi mesi dalla sua nomina, di essere presente in una terra a cui si sente particolarmente legato. “Per me – ha detto il direttore generale della Fondazione Migrantes – è prioritario questo primo momento di conoscenza delle diverse Regioni ecclesiastiche per capire come vivono il loro servizio a favore della mobilità umana. Ascoltare le tante risorse e le buone prassi perché diventino patrimonio di tutti; ascoltare per fare sempre meglio e perché il livello nazionale diventi, come vuole lo statuto, nel rispetto delle singole Chiese locali, l’organismo di coordinamento, di sostegno e di accompagnamento per rispondere a quelle che sono le aspettative della Conferenza Episcopale Italiana”. Dopo l’intervento del direttore regionale uscente,  Mario Affronti, che ha fatto sintesi del quinquennio che si è appena concluso, si è dato inizio ai lavori della prima giornata che si sono focalizzati sulle due relazioni in programma. Il diacono Santino Tornesi, nuovo direttore regionale, ha relazionato sul fenomeno migratorio che interpella le Chiese di Sicilia. A partire dai Rapporti e dalle ricerche della Fondazione Migrantes, ha dimostrato quanto sia diversa la realtà dalla narrazione che ogni giorno viene mistificata per ottenere consenso politico e strumentalizzata da una informazione che parla d’immigrazione come sinonimo d’invasione e di pericolo per la nostra sicurezza e la nostra identità. Mentre il pericolo più grosso per il nostro Paese è quello di un inverno demografico senza soluzione di continuità, di una emigrazione italiana che fa registrare numeri in continua crescita, di una politica italiana che non vuole governare un fenomeno che rappresenta una risorsa imprescindibile, di scelte che negano i diritti fondamentali ai migranti stabilmente residenti in mezzo a noi e che negano l’accoglienza a chi è alla ricerca di protezione. Ha preso poi la parola l’avvocato Luca Insalaco, immigrazionista e collaboratore della Fondazione Migrantes per la formazione e per la redazione dei Rapporti sulla mobilità umana. La sua relazione ha approfondito la normativa che governa la presenza e l’accoglienza dei migranti nel nostro Paese. Una normativa che, come ci è stato detto, andrebbe riformata: per essere più rispondente a un modello sociale includente, per tutelare i diritti fondamentali. È stato evidenziato come purtroppo tanti diritti enunciati nelle leggi non trovano poi l’applicazione nella vita dei migranti. Dopo una pausa, hanno preso la parola i direttori delle quattordici Diocesi presenti all’incontro: una breve presentazione che ha dato la possibilità a mons. Lorefice e al direttore generale della Fondazione Migrantes di avere contezza della pastorale migratoria nelle Chiese di Sicilia.  A concludere la prima giornata l’intervento di mons. Lorefice, che ha raccolto quanto emerso per rilanciare il suo appello a un rinnovato impegno per rispondere alla grande sfida educativa che rappresentano le migrazioni. Nelle parole del vescovo delegato tutta l’indignazione per quanto avvenuto a Steccato di Cutro, una strage che ha fatto del nostro mare un cimitero senza croci. Una indignazione che non risparmia le nostre comunità: troppo spesso clero e fedeli laici hanno speso parole che vanno contro il Vangelo e questo non è accettabile. Il segreto, ha concluso il vescovo, è quello di chinarsi davanti al Mistero per trovare il senso della fraternità in Cristo che ci fa essere “fratelli tutti”. La celebrazione eucaristica con la proclamazione del Vangelo di Matteo (25,31-46) ha dato il senso ai lavori della prima giornata.La seconda giornata si è aperta con la celebrazione delle Lodi, seguita dall’intervento di mons. Felicolo, che ha toccato i diversi ambiti della mobilità umana per consegnare nuove prospettive pastorali. Ha rinnovato il suo impegno a stare accanto alle realtà diocesane per trovare insieme le risposte più adeguate alle sfide delle migrazioni. Ha ricordato che c’è bisogno di raccogliere la sfida educativa con lo specifico del nostro servizio ma in sinergia con gli altri organismi diocesani, per una pastorale d’insieme capace di dare risposte più incisive per un noi sempre più grande. L’ultima parte della mattinata è stata dedicata ai lavori di gruppo, durante i quali i partecipanti sono stati chiamati a confrontarsi sui verbi-azione indicati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa, che formano una comune risposta alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee. I lavori, poi riportati in plenaria, hanno evidenziato tutta la ricchezza che è già presente nei nostri contesti locali. Nel corso dell’incontro delle Commissione, rispettando le indicazioni fornite dalla Norme generali della Segreteria pastorale, sono stati individuati i componenti del Direttivo dell’Ufficio: ad affiancare Santino Tornesi (Messina-Lipari-Santa Maria di Leuca), direttore di Migrantes Sicilia, saranno Mario Affronti (Palermo), direttore uscente chiamato a ricoprire il ruolo di vicedirettore, e Donatella D’Anna (Caltanissetta) come segretaria. In occasione dell’incontro della Commissione dell’Ufficio regionale Migrantes , don Giuseppe Rabita, direttore della Segreteria pastorale dell’Ufficio stampa della Conferenza Episcopale Sicilianaesi, ha ascoltato mons. Pierpaolo Felicolo: non solo una riflessione sulla gente e sull’impegno che il direttore generale della Fondazione Migrantes ha incontrato in Sicilia sul fronte della mobilità umana, ma anche un commento che, a partire dai recenti fatti di cronaca sul naufragio a Cutro, accende i riflettori sull’esigenza personale, ecclesiale, nazionale ed europea di agire, sì, nell’urgenza ma con programmazione chiara e lungimirante.  

Naufragio in Calabria: Mattarella in preghiera davanti alle salme dei migranti morti

2 Marzo 2023 - Crotone - Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio questa mattina, a Crotone, alle vittime del naufragio avvenuto al largo delle coste di Steccato di Cutro domenica scorsa. Dopo essersi raccolto in silenzio davanti alle bare nella camera ardente allestita nel palazzetto dello sport di Crotone, il presidente ha incontrato le famiglie delle vittime e ha ricevuto da loro una richiesta di aiuto per poter riportare in patria le salme. Quindi Mattarella si è recato all’ospedale cittadino dove sono ricoverati 15 superstiti del naufragio, tra cui alcuni bambini. Il presidente è stato preceduto da alcuni pacchi contenenti giocattoli fatti consegnare ai piccoli degenti che si trovano nel reparto di pediatria.   (Foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Naufragio Calabria: Mattarella visita superstiti in ospedale

2 Marzo 2023 - Crotone - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è giunto a Crotone per rendere omaggio alle vittime del naufragio nelle acque dell'imbarcazione sulla quale viaggiava un gruppo di migranti avvenuto domenica mattina nelle acque antistanti Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. Il naufragio del natante partito dalla Turchia ha provocato la morte accertata, al momento, di 67 persone tra cui anche donne e bambini. Il Capo dello Stato, che è atterrato all'aeroporto Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, ha raggiunto in auto l'ospedale San Giovanni di Dio dove sono ricoverate 15 persone, i superstiti del naufragio. Il presidente è stato salutato all'arrivo da alcuni applausi all'ingresso del nosocomio ed è stato accolto dal Commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone Simona Carbone e dal direttore sanitario Lucio Cosentino che lo hanno accompagnato nei reparti. Successivamente Mattarella si recherà al poco distante Palamilone, la struttura sportiva già gremita di persone, dove sono state sistema le bare e dove incontrerà i parenti e renderà omaggio alle vittime della tragedia.

Vangelo Migrante: II domenica di Quaresima | Vangelo (Mt 17, 1-9)

2 Marzo 2023 - Se l’inganno della tentazione è il boccone attraverso il quale il maligno opera la distruzione e l’annientamento di Quelli che Dio ama, la Trasfigurazione è la gloria, il peso specifico, che Dio dà ai Suoi amati, ad iniziare dal Figlio che finirà per farsi cibo nella Pasqua verso la quale siamo in cammino. Questo è il cammino della Gloria: si sale, si vede, si discende. L’ascesa al Tabor è condizione necessaria per vedere altro, per vedere diversamente quel reale in cui il demonio dopo averci separato da Dio, dapprima ci fa pensare male di Lui e quindi ci offre se stesso come dio da adorare. Schema falso e, purtroppo, vincente. La vista della Gloria non è tras-formazione di qualcosa in qualcos’altro ma è tras-figurazione, ossia la stessa cosa vista nel suo senso autentico e profondo: oltre la figura, oltre la forma. A cambiare sono gli occhi di un essere umano semplice e non acculturato come Pietro, al quale quella rivelazione risulta accessibile e bella fino a fargli esclamare: “... restiamo qui!” E c’è anche la discesa, perché Dio non è mai autoreferenziale, anche se a volte fa comodo pensarlo così e fissarlo in un quadro dottrinale. Il rientro al reale, non di rado esposto alle insidie di questo mondo, è il luogo dove Egli trasfigura e mette ordine ai nostri desideri, ai nostri progetti e ai nostri bisogni. È dura, ma la discesa di questi tempi per noi è sulla spiaggia di Cutro in mezzo a quel che resta di un barcone che all’alba di domenica scorsa (I domenica di quaresima) incagliandosi in una risecca, a causa del mare agitato, ha rovesciato in mare bambini, donne e uomini, di cui 66 vittime e 81 superstiti, finora accertati; la discesa è fra le gelide terre del territorio ucraino e in quelle di altri 60 scenari dove insistono guerre e conflitti;  è fra le corsie di ospedali o case di lunga degenza; è fra le contese tra coniugi o ex coniugi che oltre a distruggere le famiglie stanno distruggendo le persone; è fra le assurde e insensate aggressività degli adolescenti per cui non si riesce a capire il verso da cui approcciarli. Più che mai avvertiamo il bisogno di una vera trasfigurazione per collaborare al Suo progetto di salvezza. Ancora una volta: o ci amiamo o ci distruggiamo! (p. Gaetano Saracino)  

Ecco perché decidono di partire: la storia di una famiglia afghana accolta grazie a Migrantes

2 Marzo 2023 - Massa Carrara - I loro figli vanno a scuola in Italia come facevano a Kabul. La differenza è che le due ragazze possono frequentare le lezioni e che tutti sono sicuri di tornare a casa. A proposito di vie legali e sicure per entrare in Italia, la storia della famiglia Azimi è esemplare della disperazione che sconvolge i profughi e che un po' tutti in Italia sembriamo aver dimenticato. Oggi sono salvi, ma in tre maledetti giorni dell'agosto 2021 a Kabul la loro vita è stata sconvolta per sempre. Padre, madre e quattro figli minorenni, dopo due giorni di attesa in aeroporto sono riusciti a sfuggire ai taleban salendo sul volo della Farnesina per evacuare i collaboratori delle istituzioni italiane. Il padre lavorava come sacrestano dell'unica missione cattolica del Paese retta dal padre barnabita Giovanni Scalese, partito a sua volta. I taleban non avrebbero risparmiato nessuno degli Azimi, che oltre ad essere collaboratori del "nemico" occidentale, sono di etnia hazara, musulmani sciiti, odiata in Afghanistan dai taleban, pashtun e sunniti. Sono salvi, ma il loro mondo, la loro esistenza non sarà mai più la stessa. E le loro vite restano divise. Da una parte il costante sforzo di integrarsi in una città della Toscana, Massa, radicalmente diversa da Kabul. Dall'altra il pensiero a parenti, amici, compagne e compagni che da Kabul non sono potuti fuggire. I contatti telefonici frequenti non alleviano la nostalgia. Le ragazze sono asserragliate in casa e anche i maschi vivono oppressi dal rigore talebano. Avevamo scritto di questa famiglia un anno fa. Siamo tornati a Massa per incontrarli in occasione della visita di alcuni istituti scolastici superiori cittadini alla mostra sui corridoi umanitari della Caritas italiana allestita dalla diocesi nel Chiostro del Seminario Vescovile. Accolti nell'ambito del Sai, il Servizio pubblico di accoglienza rifugiati, dalla Migrantes diocesana, vivono in un grande appartamento in centro e hanno fatto grandi passi avanti. Sono la prova di un'integrazione che si compie nonostante gli ostacoli burocratici in cui siamo maestri. Merito soprattutto dell'accoglienza diffusa e della Migrantes. Il padre ha trovato lavoro in un'officina. Le due figlie maggiori proseguono gli studi universitari rispettivamente in Economia e Giurisprudenza a Torino grazie a borse di studio. I due maschi tredicenni frequentano la seconda media, le due ragazze 18enni sono in quarta liceo artistico. «Sono una famiglia laboriosa, unita e affiatata - spiega Sara Vatteroni, direttrice della Migrantes Toscana - hanno imparato la nostra lingua grazie ai corsi di sostegno e anche la madre, nonostante sia analfabeta, è riuscita ad apprendere un po' di parole». I quattro figli sono stati accolti bene da compagni e professori. La loro presenza è stata di stimolo. Ma il pensiero fisso va ai loro coetanei che dovrebbero fuggire in Pakistan o Iran. Poi lì le condizioni dei campi profughi, checché ne dica il ministro Piantedosi, li spingono ad arrivare in Europa o prendendo in Turchia una barca per la rotta calabra o rischiando la vita sulla rotta balcanica fino a Trieste. E al figlio 27 enne rinchiuso da anni in Indonesia nel campo di Pekanbaru, sull'isola di Sumatra. Vive sospeso con altri 13.700 afghani che non sono considerati rifugiati dal governo. Li sostiene solo l'Oim, l'organizzazione internazionale per i migranti. L'Italia e l'Ue tanto invocata potrebbero aiutarli a uscire da questo limbo disumano andando a prendere il giovane e altri profughi, dando seguito alle parole di questi giorni coi fatti. (Paolo Lambruschi - Avvenire)

Migrantes: mons. Felicolo, reimpostare e riprendere le attività pastorali di accompagnamento spirituale e catechetico con i viaggianti

1 Marzo 2023 - Roma - Venerdì scorso si è riunita la Commissione Nazionale per la Pastorale dello Spettacolo Viaggiante della Fondazione Migrantes presieduta dal direttore generale Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Nerlla sua introduzione ai lavori mons. Felicolo ha ricordato l’importanza dell'attività pastorale tra i Viaggianti, ascoltarli nei loro sogni non solo spirituali, ma anche sui problemi legati alla sosta delle attrazioni e delle carovane. Tanti circensi e lunaparchisti fanno fatica ad inserirsi nel vissuto delle nostre comunità parrocchiali, per questo, ha proseguito il direttore della Fondazione, c’è bisogno di rendere operativa la pastorale. La pandemia ha provocato un’interruzione delle attività sia dei Viaggianti, sia degli operatori pastorali svolte in presenza; per questo è importante reimpostare e riprendere le attività pastorali di accompagnamento spirituale e catechetico. È importante in queste attività “fare rete” per poter affrontare le varie situazioni che possono presentarsi durante il cammino di catechesi. Durante i lavori è stato presentato il catechismo per la preparazione ai sacramenti dei i ragazzi fieranti e circensi: “Con Gesù per portare gioia e festa”. La struttura del testo è un’ottima guida che va però attualizzata alla loro vita di viaggianti. Una commissione lavorerà per suggerire e preparare il materiale operativo da poter utilizzare negli incontri di formazione con i ragazzi e le loro famiglie. (MDT)

Ismu: presentato oggi il Rapporto 2022

1 Marzo 2023 - Milano -  Poco più di sei milioni gli stranieri presenti in Italia, al 1 gennaio 2022: 88mila in più dell’anno precendente. E’ la stima di Fondazione ISMU ETS che questa mattina ha presentato il rapporto 2022.  Il bilancio demografico mostra quindi una moderata ripresa della crescita della popolazione straniera in Italia, evidenza l’Ismu. Diminuisce invece la componente irregolare, che si attesta sulle 506mila unità, contro le 519mila dell'anno precedente (-2,5%). Il calo degli irregolari è dovuto principalmente all’avanzamento delle pratiche relative alla sanatoria 2020.  Il 2021 segna un significativo aumento di nuovi permessi di soggiorno (circa 242mila, +127% rispetto all'anno precedente). Sul fronte lavorativo, nel 2021 assistiamo a una crescita sia del tasso di attività degli stranieri sia del tasso di occupazione. Non migliorano invece i dati sulla povertà: nel 2021 quella assoluta interessa il 30,6% delle famiglie di soli stranieri, quasi quattro punti percentuali in più rispetto al dato rilevato nel 2020. Inoltre si osserva che l'alta incidenza di famiglie immigrate in condizioni di povertà assoluta e relativa, anche tra gli stranieri regolarmente occupati, è la spia del diffondersi del lavoro "povero", non più in grado di generare integrazione, ma che anzi produce disagio sociale.  Le numerose criticità che caratterizzano il mercato del lavoro degli immigrati evidenziano la necessità di una nuova governance dei processi migratori e di inclusione. Sul fronte scolastico, nell'anno 2020/2021, per la prima volta da circa 40 anni si registra una diminuzione del numero degli alunni con background migratorio (sono circa 865mila, con una flessione di 11.413 rispetto al precedente anno scolastico). Si segnala inoltre che i nati in Italia rappresentano il 66,7% degli alunni con cittadinanza non italiana. Per quanto riguarda le confessioni religiose, ISMU stima che al 1° luglio 2022 i cristiani nel loro complesso rappresentino la maggioranza assoluta (53,1%) tra gli stranieri residenti in Italia, con una presenza di immigrati cattolici che si attesta al 17,1% (i musulmani sono il 29,4%). Alla presentazione, realizzata in collaborazione con Fondazione Cariplo e moderata dalla giornalista del Corriere della Sera, Marta Serafini, hanno partecipato Franco Anelli, Rettore Università Cattolica del Sacro Cuore; Valeria Negrini, Vicepresidente Fondazione Cariplo; Gian Carlo Blangiardo, Presidente Fondazione ISMU; Vincenzo Cesareo, Segretario Generale Fondazione ISMU; Livia Elisa Ortensi, Responsabile Settore Statistica Fondazione ISMU; Marcello Flores, Storico.  A chiusura del convegno la tavola rotonda su “Migrazioni, donne e libertà” con gli interventi di Samirà Ardalani, Rappresentante Associazione Giovani Iraniani Residenti in Italia; Laura Silvia Battaglia, Direttore Testate Scuola di giornalismo Università Cattolica del Sacro Cuore; Yaryna Grusha Possamai, Scrittrice e docente di Lingua e Letteratura ucraina Università Statale di Milano; Mariagrazia Santagati,  Responsabile Settore Educazione ISMU e docente Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel corso del convegno è assegnato il riconoscimento Fondazione CARIPLO – Fondazione ISMU ETS 2023 a Pinda Kida, stilista di origini maliane e testimonial dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, che presenta la sua nuova collezione di abiti femminili, “per il suo impegno nel contrastare il razzismo, la xenofobia e le discriminazioni multiple attraverso la sua creatività e il suo lavoro”.

Naufragio in Calabria: mons. Panzetta, Questo è il momento della pietà”

1 Marzo 2023 - Crotone - “Questo momento è fatto di poche parole, questo è il momento della pietà. Un momento umanissimo dove, davanti al segno delle bare, davanti al segno della morte, ognuno di noi invoca il Signore, il Dio della vita, perché accolga questi nostri fratelli”, ha etto questa mattina l'arcivescovo di Crotone-Santa Severina,  mons. Angelo Raffaele Panzetta, che ha voluto visitare la camera ardente al Pala Milone e pregare davanti alle salme dei migranti morti nel naufragio avvenuto domenica mattina sulle coste calabresi e che ha causato finora 66 morti accertati. Per il presule “noi ci battiamo tutti il petto perché è chiaro che c’è una corresponsabilità e una responsabilità sociale in quello che è avvenuto e tutto dovrà essere considerato con attenzione. Però, ci vorrebbe anche, almeno in questo momento, che ci fosse una tregua dalle polemiche e si sperimentasse dentro di sé quella umanissima pietà per le persone che sono morte, per le famiglie straziate dal dolore”. Mons. Panzetta ha citato le scritture e in partiucolare alcuni salmi dove si parla di "un vento che squarcia le navi: il vento gelido dell’egoismo, il vento gelido della paura, il vento gelido della chiusura, il vento gelido di Paesi nei quali i diritti non sono riconosciuti, il vento gelido di un sistema economico che produce Paesi dai quali bisogna scappare, il vento gelido di corresponsabilità che ci chiama tutti in causa”. Oggi non è "il momento della polemica, ma della pietà e della preghiera", ha concluso davanti ai giornalisti il presule crotonese: "verrà un tempo in cui non di pancia ma con la testa e con il cuore occorrerà riflettere accuratamente su quello che è avvenuto e su quello che bisogna fare perché queste cose non accadano più”.      
(foto Sir)

Naufragio in Calabria: Migrantes Crotone-Santa Severina, “una tragedia immane rispetto alla quale ognuno deve capire qual è la propria responsabilità”

1 Marzo 2023 -
(Foto Sir)

Naufragio Calabria: card. Lojudice, “preghiamo per le vittime del naufragio in Calabria”

1 Marzo 2023 - Siena - “Una tragedia di proporzioni immani quella di Cutro dove ancora una volta hanno perso la vita 66 migranti, tra loro uomini, donne e bambini. Il viaggio della speranza che si è infranta sulle coste calabresi e che deve farci riflettere sulla necessità di ripensare dal profondo l’accoglienza dei migranti in un contesto internazionale sempre più instabile”. E’ il commento del card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza - membro della Commissione Cei per le Migrazioni - in merito alla morte, sulle coste della Calabria, di 66 migranti che tentavano di raggiungere l’Italia. “Invito tutte le parrocchie e le comunità dell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino e della diocesi di Montepulciano Chiusi-Pienza – aggiunge il cardinale – a dedicare un momento di questa giornata alla preghiera, in forma pubblica e anche privata, in suffragio delle vittime di questo terribile naufragio”.

Naufragio Calabria: card. Zuppi, “chi è annegato aveva il diritto di essere accolto”

1 Marzo 2023 - Roma - Non è «con l'alzare muri che si governa la questione dei migranti». Non è con il buonismo né con il pacifismo ma essendo «operatori», tanto meno puntando subito il dito verso il mondo dell'umanitario perché «questo vuol dire avvelenare le fonti». Il fenomeno delle migrazioni va governato, ma questo significa «fare delle scelte». Torna sul tema delle scelte, il presidente delle Cei cardinale Matteo Zuppi nel corso del dibattito organizzato dal Consiglio italiano dei Rifugiati (Cir) ieri sera a Roma dal titolo Fratelli Tutti - Migrazioni più umane, come aveva fatto anche al mattino parlando di una questione migranti che «crescerà e richiede scelte consapevoli ed europee». Non va dimenticato, spiega nell'auditorium della parrocchia di Santa Chiara il presidente della Cei, è che «quelli che sono affogati avevano diritto, diritto ad essere accolti, scappavano da una guerra, la maggior parte di loro probabilmente erano afgani. Quindi bisogna cercare di fare in modo che i rifugiati siano trattati come tali, hanno il diritto di essere esaminati. Se neghiamo questo diritto, tradiamo tutta la consapevolezza che proveniva dalla Seconda guerra mondiale». La sfida, conclude il cardinale Zuppi, è chiedersi «la stessa domanda che si ha fatto il Papa: abbiamo fatto tutto il possibile per la pace?». Chi parte, aggiunge, «ha il fuoco dietro e si butta nell'unico spazio aperto davanti». Un concetto ricordato anche dall'Osservatore romano in un editoriale di prima pagina dal titolo La marcia indietro dei diritti umani: «Chi lascia il proprio Paese lo fa perché non ha alternative, perché la sua stessa vita è a rischio».

Mons. Lorefice: “quel che è avvenuto a Cutro non è stato un incidente, bensì la naturale conseguenza delle politiche italiane ed europee di questi anni

1 Marzo 2023 - Palermo - I morti di Cutro, “fratelli e sorelle sfiniti dalla sofferenza della fuga da una patria martoriata e ingoiati dalle onde del nostro mare in un ultimo, disperato combattimento, hanno tentato fino all’ultima bracciata, fino all’ultimo respiro di sfiorare con le dita la speranza che fin qui avevano inseguito: toccare terra in un luogo capace di salvarli e di accoglierli. La speranza di una terra diversa da quella che tragicamente avevano dovuto abbandonare perché incapace di assicurare il diritto alla vita e alla sicurezza dell’umanità in quanto tale”. E’ quanto dice l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lojudice dopo la tragedia avvenuta sulle coste calabre. “Non hanno riconosciuto, i nostri fratelli pakistani, afghani, iraniani, siriani, nell’orizzonte freddo della costa, avara di aiuti e incapace di cura per l’unicità preziosa delle loro vite, non hanno riconosciuto questa diversità della nostra terra rispetto a quella che li ha scacciati, perseguitati, minacciati, costretti all’esilio. Ci avrebbero chiesto, se fossero riusciti ad approdare – ce lo chiedono gli occhi sgomenti, atterriti dei sopravvissuti – su cosa fondiamo oggi noi europei, noi occidentali, la promessa che abbiamo fatto quando abbiamo scritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Ci avrebbero chiesto – e ora tocca a noi, da cittadini, da cristiani, chiedercelo e chiederlo a nome di ognuno di loro ai Governi italiano ed europeo – se abbiamo compreso che quella promessa l’abbiamo fatta innanzitutto a coloro che ancor oggi scappano dai luoghi in cui questi diritti sono sconosciuti, violati, e se ci siamo resi conto che lasciandoli morire li abbiamo violati noi stessi, per primi”, evidenzia il presule che è anche delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana. Per mons. Lorefice “non è solo dinanzi a quello che è accaduto in Calabria che ci sentiamo di dover fare questa affermazione, ma anche e soprattutto dinanzi alla negazione delle responsabilità, alla gravità della loro elusione, alla mancanza di consapevolezza politica ed umana da parte delle istituzioni nazionali ed internazionali impegnate solo a stringere accordi con paesi come la Libia per trattenere e sospingere i migranti in veri e propri campi di concentramento. Non c’è spazio oggi per i qualunquismi: è tempo per tutti noi di rifuggire con chiarezza da ogni narrazione tesa a colpevolizzare l’anello più debole della società. La responsabilità è nostra: quel che è avvenuto a Cutro non è stato un incidente, bensì la naturale conseguenza delle politiche italiane ed europee di questi anni, la naturale conseguenza del modo in cui noi cittadini, noi cristiani, malgrado il continuo appello di Papa Francesco, non abbiamo levato la nostra voce, non abbiamo fatto quel che era necessario fare girandoci dall’altra parte o rimanendo tiepidi e timorosi”. Il “culmine simbolico di tutto ciò – ha detto ancora l’arcivescovo di Palermo  - è stata la dichiarazione resa dal ministro Piantedosi, un uomo delle istituzioni che ha prestato il proprio giuramento sulla Costituzione italiana – la stessa Costituzione che prima di ogni altra cosa riconosce e garantisce quei diritti inviolabili dell’uomo –, il quale ha ribaltato la colpa sulle vittime. Come mi sono già trovato a dire, durante la Preghiera per la pace del 4 novembre 2022, rischiamo tutti di ammalarci ‘di una forma particolare di Alzheimer, un Alzheimer che fa dimenticare i volti dei bambini, la bellezza delle donne, il vigore degli uomini, la tenerezza saggia degli anziani. Fa dimenticare la fragranza di una mensa condivisa’. Come cristiani, memori della parola del Vangelo del Messia che si è fatto povero e ha sposato la causa dei poveri, insieme alle donne e agli uomini di buona volontà e alle numerose associazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo e sulle rotte di terra, crediamo che sia necessario rispondere ai tanti interrogativi ancora aperti sul naufragio di Cutro e che venga dissipato ogni equivoco sulla gravissima responsabilità di chi non soccorre i naufraghi lasciandoli morire in mare. Si aprano una volta per tutte i tanto attesi corridoi umanitari, si agisca sul diritto di asilo, si lavori sull’integrazione. Facciamo insieme di questa nostra terra un giardino fecondo di vita, in cui celebrare e sperimentare la convivialità delle differenze”.

Migrantes Piemonte- Valle d’Aosta: giovedì un convegno su Religiose e migranti

28 Febbraio 2023 - Torino - Giovedì 2 marzo il Coordinamento regionale Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta e l’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia (USMI) promuovono una giornata di studio dal titolo: «Religiose e migranti: costruiamo insieme il futuro!» per riflettere sulla ricchezza dei carismi e delle culture e sulla missione cristiana nel campo della mobilità umana. Dopo il momento di preghiera iniziale, i lavori saranno introdotti dai saluti di mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta, e da suor Azia Clairano, delegata nazionale dell’Usmi. Seguirà l’intervento di mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. Spazio poi alle riflessioni proposte da Sergio Durando, coordinatore regionale Migrantes, suor Gemma Dalmasso, delegata regionale Migrantes Usmi. Le conclusione sono affidate a mons. Prastaro.  

Zattera

28 Febbraio 2023 - Rossano - Una disperata speranza a maturare la risoluzione. Quel partire, le cose più care lasciate alle spalle, solo l’essenziale, i bimbi stretti a sé. Inghiottire la paura silenziosamente e poi continuare a scrutare l’orizzonte mentre il mare tutto attorno si fa sempre più gonfio. È il mare che noi monache abbiamo davanti, a riempire l’orizzonte del suo colore cangiante a seconda delle stagioni e della luce. I giorni scorsi, lo Ionio era una ininterrotta striscia grigia, limacciosa, che aveva perso il blu sereno delle giornate di sole. Ci vorrebbe almeno una zattera a cui aggrapparsi, mentre tutto si sfascia, va in frantumi. Una zattera per non affondare, per non annegare. Siamo un po’ tutti in viaggio su deboli barchette: le nostre preoccupazioni, i nostri progetti, sempre così limitati, precari, fragili. E poi quell’attaccamento a noi stessi che lascia a distanza gli altri coi loro drammatici vissuti. Una zattera per non affondare, per non annegare, quando anche le nostre sicurezze rivelano tutta la loro inconsistenza. «Nessuno può attraversare il mare di questo secolo se non è portato dalla Croce di Cristo» (S. Agostino). Ben più che zattera: vera e propria imbarcazione di salvezza, la Croce di Cristo. Rimane la preghiera, a traghettare questi nostri fratelli sulle rive sicure del cuore misericordioso dell’Eterno. (Monache Agostiniane - Corigliano-Rossano)  

Naufragio in Calabria: ieri una fiaccolata per ricordare

28 Febbraio 2023 -

Crotone - Alcune centinaia di persone hanno partecipato ieri sera a Crotone ad una fiaccolata in memoria delle vittime del naufragio di domenica mattina. La folla si è ritrovata davanti al palasport in cui sono state portate le bare. Fiaccole, lumini, preghiere e un minuto di silenzio. All’iniziativa hanno partecipato donne e uomini appartenenti alle comunità straniere. Tante le ragazze con i volti segnati dalle lacrime. All’inferriata sono stati appesi alcuni cartelli polemici. Esposto anche uno striscione dei tifosi del Crotone con cui si chiede “silenzio e giustizia per le vittime del mare”. Molte persone hanno chiesto di entrare nel palasport per potere rendere omaggio alle vittime. Soltanto ad una ventina delle vittime, al momento, è stato possibile dare un nome mentre è stato recuperato un altro cadavere. Salgano, quindi, a 65 le vittime accertate.