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Migrantes: a marzo l’incontro degli “amici dei rom e sinti”

29 Gennaio 2020 - Roma – “Il Vangelo tra i Rom. Annunciare testimoniare condividere”. Questo il tema dell’incontro annuale degli “amici dei rom e sinti”, promosso dalla Fondazione Migrantes che si svolgerà a Frascati, dal 27 al 29 marzo 2020. Tra gli interventi previsti  quello del catecheta Enzo Biemmì e molte testimonianze. La celebrazione eucaristica di sabato 28 marzo sarà presieduta dal vescovo delegato Migrantes della Conferenza Epicopale del Lazio mons. Giampiero Palmieri. (R.I.)

Giornata della Memoria: una “passeggiata” da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari domenica 2 febbraio

27 Gennaio 2020 - Roma - Si celebra oggi in Italia la Giornata della Memoria che ricorda l’olocausto di sei milioni di ebrei. Una giornata che, però, non dimentica i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nei campo di sterminio nazisti. Per fare memoria, in questa settimana, l’ Associazione21 Luglio promuove, per domenica prossima, 2 febbraio, “una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni”. La passeggiata inizierà alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943 davanti alla targa che ricorda il “sabato nero” del ghetto di Roma. All’evento è prevista la partecipazione e l’intervento di Lello Dell’Ariccia, sopravvissuto al rastrellamento del ghetto del 16 ottobre del ’43, Tobia Zevi membro della comunità ebraica, Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR e testimoni del genocidio delle comunità rom. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso Piazza degli Zingari dove è previsto un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom. La tragedia che ha colpito i rom e sintomi viene ricordata con il nome “Porrajmos” che si divide - ricorda l’associazione - in quattro periodi. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso tra il 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio. (R.I.)  

Carpi: Mons. Castellucci in visita al campo nomadi

23 Gennaio 2020 - Carpi -  “Una giornata particolare”. Questo il titolo di un libro che descrive la giornata vissuta con Paolo VI nel 1965 a Pomezia quando per la prima volta incontrò le comunità nomadi. Ci sembra una frase adatta per descrivere quanto accaduto domenica scorsa, nella Diocesi di Carpi: la visita dell’Amministratore Apostolico, Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, al campo nomadi delle Piscine di Carpi. Un momento di preghiera, un invito a fondare la propria vita sulla roccia delle parole di Gesù, la benedizione alle persone, la distribuzione di una preghiera da recitare in famiglia e un piccolo momento conviviale. E’ stato un incontro fatto di sobrietà, semplicità, fraternità, calore umano, inserito nel percorso che da anni vede la Chiesa di Carpi impegnata in questo ambito pastorale. Percorso che a sua volta è parte di un’attenzione pastorale che, non senza difficoltà, la Chiesa universale ha cercato di portare avanti con la sua presenza pastorale tra i rom, i sinti e le altre popolazioni nomadi. Dall’ottobre 2011, la Migrantes Diocesana ha svolto attività catechistica presso le famiglie Sinti di Carpi. Nei primi due anni il catechismo si è svolto direttamente all’interno del campo e poi, dopo la suddivisione in due unità, sia presso le piscine di Carpi e sia presso la parrocchia di Cortile. Dal 2014, l’attività catechistica per le famiglie di Carpi si svolge principalmente presso la parrocchia di San Nicolò e quella per le famiglie di Cortile si svolge nella parrocchia della frazione. Abbiamo avuto in questi anni la gioia di veder conferito il Sacramento della Cresima a giovani che abbiamo accompagnato fin dall’inizio nell’iniziazione cristiana, insieme all’amministrazione del Sacramento del Battesimo ai bambini nati nei due campi. Inoltre, alcuni giovani volontari svolgono un servizio di doposcuola settimanale, grazie alla collaborazione anche con gli scout. Ed è molto bello vedere la partecipazione a questo cammino di nuovi volontari, i quali insieme alle persone che da più tempo si dedicano a questo servizio pastorale e alle catechiste di San Nicolò che più da vicino hanno seguito questo percorso, si sono ritrovate la scorsa domenica al campo. E alla luce di un fragile sole pomeridiano, che tentava di attutire il freddo invernale, riuniti attorno a dei semplici banchetti, come quelli usati per il doposcuola e il catechismo, nello spazio all’aperto, così come per tante volte si è svolto e si svolge questo servizio, nel cuore di diversi operatori pastorali sono risuonate le parole di San Paolo VI rivolte ai nomadi in quella giornata particolare richiamata all’inizio, un grande inno all’accoglienza: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro… Siete nel cuore della Chiesa, perché siete poveri e bisognosi di assistenza, di istruzione, di aiuto; la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i piccoli, i diseredati, gli abbandonati”. E come ci ha detto una delle persone che fin dall’inizio ha svolto questo servizio pastorale: “I poveri sono davvero parte della Chiesa, la edificano, ne sono in un certo senso gli architetti, in quanto attraverso di loro il Signore ci smuove, ci chiama a prendere sempre più in mano la nostra vita e a seguirlo”. Domenica scorsa, Mons. Castellucci, con il gesto di visitare il campo, un gesto semplice e allo stesso tempo concreto e sentito, riteniamo abbia invitato tutti noi, Chiesa di Carpi, ad andare sempre di più in questa direzione. (Ufficio Migrantes Carpi)    

Intesa a Torino per chiudere i campi rom

20 Dicembre 2019 - Torino - Non ci saranno sgomberi forzati. Niente ruspe. In virtù di un’intesa siglata il 16 dicembre dal Comune di Torino, dalla Regione Piemonte, dalla Diocesi e dalla Prefettura, i campi rom regolari saranno liberati entro il 2020 cercando soluzioni abitative alternative per le famiglie nomadi: in alloggio, in strutture del terzo settore o in terreni idonei a ospitare roulotte. L’accordo, come si legge sul settimanale della diocesi “La Voce e il Tempo”,   firmato in Prefettura riproduce il metodo della concertazione fra istituzioni locali, già sperimentato con successo per liberare l’ex villaggio olimpico Moi da mille occupanti.

Buon Natale!

20 Dicembre 2019 -

Roma  - “Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”.

Papa Francesco, ieri, ci ha invitato a non essere indifferenti verso tanti uomini, donne e bambini che vivono la loro condizione di migranti avendo occhi aperti verso gli ultimi senza farci troppe domande.

Un invito forte, a pochi giorni dal Natale, quando siamo invitati a contemplare la nascita di Gesù, nato in una mangiatoia “perché non c’era posto per loro nell’albergo”.

Tante famiglie, come quella di Gesù, ci ricordano come il mistero del Natale è nascosto anche dietro una fuga dalla violenza o dalla povertà.

Nel festeggiare il Natale guardiamo alle loro storie, alle loro vicissitudini, alle loro vite nel nostro Paese insieme ai nostri connazionali che in questi anni hanno lasciato l’Italia per altri Paesi del Mondo. Insieme guardiamo anche ai 150.000 rom e sinti che vivono in Italia, agli oltre 60mila operatori del mondo dello spettacolo viaggiante e a tutti coloro che sono in viaggio, in cammino, lontani dalle loro famiglie. “Invitiamoli” a prendere posto, a farne posto nelle celebrazioni natalizie.

Giornata per i Diritti dell’Infanzia: una “Biblioteca Vivente ” per ricordare i bambini nelle baraccopoli

19 Novembre 2019 - Roma -  Domani, 20 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per i Diritti  dell’Infanzia e dell’Adolescenza. L’evento ricorda l’approvazione della Convenzione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ma, nonostante siano trascorsi 30 anni da quel giorno, la strada per l’affermazione dei diritti dei bambini che vivono esclusione sociale e povertà è ancora in salita. Ne sono un esempio i circa 14mila minori rom che abitano nelle baraccopoli delle città italiane, ai margini di contesti urbani e in piccoli “ghetti” dove anche i servizi minimi non sono quasi mai garantiti, evidenzia l’Associazione 21 luglio, impegnata dal 2010 nella difesa dei diritti delle bambine e dei bambini che vivono in emergenza abitativa che come ogni anno organizza un momento di riflessione. In occasione del prossimo anniversario, in collaborazione con la Rete REYN Italia  (che vede coinvolti anche l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, “Casa della Comunità Speranza” di Mazara del Vallo e l’associazione Articolo 34) ha promosso un evento di “Biblioteca vivente" dal titolo "Un libro non si giudica dalla copertina!". Si tratta di “metodologia innovativa con un obiettivo chiaro: decostruire i pregiudizi creati intorno a differenze di genere, età, etnia, stato sociale, formazione culturale, scelte di vita attraverso il dialogo ma anche l’ascolto e la comprensione”. Cuore pulsante della Biblioteca sono i libri “umani ” e nel caso specifico “donne e uomini rom che hanno subito episodi di discriminazione nella loro vita e che dopo anni trovano il coraggio di raccontare quanto vissuto perché consapevoli della potenza intrisa nel dialogo”, si legge in una nota. A supportare la loro funzione, due ruoli importanti: il bibliotecario che presenta titoli e sinossi del catalogo e un dizionario (umano anch’egli) pronto a spiegare passaggi chiave della storia recente, non solo del nostro Paese. L’evento della “Biblioteca Vivente”, dal titolo “Un libro non si giudica dalla copertina!”, è fissato in calendario per la giornata di domenica 24 novembre con due appuntamenti: in centro città e in periferia. A partire dalle ore 10.30, i libri “umani” della “Biblioteca Vivente” saranno in piazza Madonna di Loreto per incontrare chi vorrà ascoltare le loro storie. Nel pomeriggio, invece, dalle ore 15.00, si trasferirà a Tor Bella Monaca, presso il Centro Commerciale “Le Torri” di via Amico Aspertini. “La strada per la tutela dei diritti delle bambine e dei bambini che  in Italia abitano i margini urbani è ancora lunga e in salita: i dati, tutt’altro che rassicuranti, dimostrano quanto sia necessario continuare a parlarne – ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -. Quest’anno abbiamo deciso di lasciare che siano i protagonisti stessi a raccontare le discriminazioni subite e le strategie attivate per superarle perché solo le testimonianze dirette possono imprimere stati d’animo e consapevolezze. Ringraziamo  di vero cuore le donne e gli uomini che hanno accettato di raccontare alcuni dei momenti più segnanti e difficili della loro vita  e ci auguriamo che tanti ‘lettori’ si avvicinino per sfogliare le ‘pagine’ che compongono il ‘catalogo’ della Biblioteca Vivente”. L’evento è patrocinato dalla Regione Lazio, dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e dalla  Fondazione Migrantes.

Rom: un incontro di Sant’Egidio su percorsi di integrazione a Milano

15 Novembre 2019 - Milano “I Rom di Via Rubattino 10 anni dopo. Immagini, video e racconti di un'integrazione possibile". Questo il tema di un incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio di Milano il prossimo 19 novembre,  che vuole fare il punto sulle storie dei rom sgomberati dieci anni fa a Milano. Era il 19 novembre del 2009 quando 400 rom romeni venivano sgomberati dalla baraccopoli di via Rubattino a Milano. Venti sgomberi in un anno con bambini costretti a cambiare 8 scuole in tre anni. La Comunità di Sant'Egidio, insieme a tanti cittadini della zona ("Mamme e maestre di Rubattino"), reagì con azioni solidali, come le insegnanti che ospitarono gli alunni sgomberati, ricorda una nota. Oggi la quasi totalità di quelle persone (73 famiglie) vive in casa, è “finito il tempo delle baracche e dei topi; in ogni nucleo almeno un adulto lavora; il 100% dei minori frequenta le scuole dell'infanzia, primarie e medie, molti ragazzi studiano alle superiori e fanno volontariato”. All’incontro porteranno la loro testimonianza alcuni rom e interverranno l'Assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Gabriele Rabaiotti, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e Milena Santerini dell'Università Cattolica e Comunità di Sant'Egidio coordinati da  Stefano Pasta, Assunta Vincenti, Flaviana Robbiati e Elisa Giunipero. La vicenda dei rom di Rubattino rappresenta “uno dei maggiori casi di superamento della baraccopoli e di accesso alla casa, tra i più significativi percorsi di integrazione di famiglie rom in Italia”, spiega oggi la comunità: "Dieci anni di amicizia ci dicono che tanti muri sono stati abbattuti, tante cose che ritenevamo impossibili sono diventate la normalità: è normale che un ragazzo finisca le medie e si iscriva alle superiori, è normale che due amici rom e non rom escano insieme a Milano che è la città di entrambi, è normale che un anziano milanese sia accudito da una donna rom. E' diventato normale che persone tanto diverse si sentano parte della stessa famiglia. E' stata un'amicizia che ha chiesto di cambiare a tutti,  ai rom e ai non rom".  

Milano: oggi una preghiera per rom e sinti morti negli ultimi anni

31 Ottobre 2019 - Milano - Saban, morta mentre cercava vestiti in un cassonetto. Costel, ucciso dal fuoco nel tentativo di scaldarsi. La piccola Elena, affogata nella roggia dietro Chiaravalle, e Emil, bruciato nel giorno del suo tredicesimo compleanno nel rogo della baracchina. Mariana, Liliana e Cristian, portati via dalle malattie proprio mentre i loro figli, finalmente in casa e non più nei campi, iniziavano le scuole superiori. Sono queste alcune delle tante storie che si ascolteranno questa sera a Milano nel corso di un momento di preghiera in memoria dei “nostri fratelli rom e sinti” morti negli ultimi anni a Milano. L’iniziativa è promossa dalla  Comunità di San’Egidio insieme alla Comunità Pastorale Lambrate e Ortica e al Servizio Pastorale per i Rom e Sinti della Diocesi di Milano. I bambini depositeranno i lumini all’altare mentre si ascolteranno i ricordi dei defunti, si leggerà un brano del Vangelo e il Padre Nostro sarà recitato in italiano e in lingua romanes.  Tante delle morti di questi anni sono “ingiuste e conseguenza della povertà”, si legge in una nota. Spesso sono storie di bambini. Come Florentina, fulminata a 5 anni per la scarica elettrica ricevuta da un palo della luce. O Maria, neonata morta di freddo a Legnano. Eppure da alcune di queste tragedie sono nati grandi legami con i volontari che li seguono da anni.

Rom e sinti: Casa della Carità promuove confronto nella prospettiva di superare i campi

8 Ottobre 2019 - Milano – A 15 anni dall’inizio dei suoi interventi, il 10 e 11 ottobre, Casa della carità di Milano promuove due giornate di approfondimento, per raccontare le storie, le sfide e i successi raggiunti insieme a tante famiglie rom e per condividere strategie e piani in grado di superare i campi, promuovendo la piena cittadinanza e inclusione di Rom e Sinti. Alcune delle persone accolte in questi anni dalla Casa della carità, esperti accademici italiani ed europei, rappresentanti delle comunità rom e sinte e membri delle istituzioni si confronteranno su come in Italia sia possibile costruire percorsi sociali, culturali e di cittadinanza con Rom e Sinti. La Casa della carità di Milano, si legge in una nota, “fin dalla sua nascita ha lavorato nelle aree più marginalizzate della città di Milano, in insediamenti formali e informali o in edifici abbandonati, dove la maggior parte delle persone incontrate erano famiglie Rom, provenienti dall’Europa dell’est” lanciando anche il progetto “Villaggio solidale” per promuovere l’inclusione sociale e la piena cittadinanza di queste persone. Il convegno si aprirà con la presentazione dei risultati del lavoro sociale della Casa della carità, partendo dal modello del “Villaggio solidale” e analizzando casi come quelli del superamento dei campi autorizzati di via Triboniano e via Idro a Milano, che la Fondazione ha seguito in prima persona. Seguiranno interventi relativi ad altre esperienze di successo in Italia in Europa e non mancherà la voce delle comunità Rom.

Rom e sinti: fontana chiusa a Fossano, “scelta che non risolve problemi e crea malumore”

9 Agosto 2019 - Fossano -  “Con dispiacere abbiamo appreso della scelta della chiusura della fontana di piazza Castello, a causa di un utilizzo improprio da imputarsi ad ‘alcune persone di etnia Sinti’, così come scritto sui social”. Lo scrivono sacerdoti e diaconi di Fossano in una lettera pubblicata dal settimanale “La Fedeltà” - e ripresa dal Sir - dopo che il sindaco di Fossano ha fatto chiudere temporaneamente una fontana nella centrale piazza Castello, che sembra sia stata utilizzata da donne nomadi per lavarsi. Il caso ha scatenato centinaia di commenti sui social. “Certamente occorre decoro nelle nostre strade e nelle nostre piazze e non si possono accettare attitudini inadeguate, ma ci domandiamo perché arrivare a una scelta così drastica che non risolve nessun problema, crea malumore e alla prova dei fatti individua soltanto ‘un nemico’ in quelle persone?”. L’intento dei sacerdoti e dei diaconi è quello di “fare fronte comune contro la maleducazione che purtroppo sta crescendo in mezzo a noi, facendo una seria riflessione sul nostro linguaggio e sulle nostre ipocrisie, per non correre il rischio di seminare cattiveria e odio verso gli altri”. “Vorremmo agire per far sì che le persone tirino fuori di sé ogni aspetto positivo, come lo sono il rispetto dei luoghi comuni, l’attenzione ad ogni essere umano e la cura dell’ambiente; insieme ce la potremo fare”.

Commissione Ue: “uguaglianza e non discriminazione sono valori che non possono essere dati per scontati”

2 Agosto 2019 - Bruxelles - Nella Giornata di commemorazione delle vittime rom dell’Olocausto “rendiamo omaggio alla memoria dei 500mila rom che hanno perso la vita in queste circostanze. Quest’anno in particolare commemoriamo con profonda tristezza il 75º anniversario dell’assassinio degli ultimi rom che sono stati così ingiustamente e brutalmente imprigionati nel ‘campo degli zingari’ ad Auschwitz, persone che sono state uccise per il solo fatto di essere chi erano”. Lo affermano il primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans e la commissaria Věra Jourová per la “Giornata europea di commemorazione delle vittime rom dell’Olocausto”. Tale giornata speciale è stata istituita dal Parlamento europeo nel 2015 proprio per ricordare il mezzo milione di persone sinti e rom, che all’epoca rappresentavano almeno un quarto della loro popolazione totale, assassinati nell’Europa occupata dai nazisti. “Nelle nostre società europee moderne e nel dibattito politico non c’è spazio per la disumanizzazione dei rom o di altre minoranze. Le atrocità perpetrate in passato ci ricordano che l’uguaglianza e la non discriminazione sono valori che non possono essere dati per scontati: la loro difesa ci impone di essere sempre vigili e pronti ad opporci a coloro che li attaccano”, affermano i due commissari. Oggi la commissaria Jourová, responsabile per la giustizia, parteciperà alla cerimonia di commemorazione ad Auschwitz-Birkenau. Un’altra commemorazione si terrà a Strasburgo dinanzi alla sede del Consiglio d’Europa.  

Rom: il consiglio d’Europa ricorda Olocausto

1 Agosto 2019 - Strasburgo - Settantacinque anni fa, gli ultimi rom del cosiddetto Zigeunerlager (campo degli zingari) – 2.897 persone tra uomini, donne e bambini – furono sterminati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. La liquidazione del campo del 2 agosto 1944 fu un capitolo particolarmente oscuro dell’Olocausto dei rom: un tentativo del regime nazista e di tutti coloro che lo sostenevano di sterminare i rom di tutta Europa”. Lo si legge in una nota diffusa oggi dalla sede di Strasburgo del Consiglio d’Europa. “Gli orrori dell’Olocausto dei Rom sono una parte innegabile della nostra storia, ma per molto tempo l’Europa ha chiuso un occhio su quanto avvenuto”, ha dichiarato il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland, in un messaggio in occasione della cerimonia commemorativa che si svolgerà il 2 agosto ad Auschwitz. I sopravvissuti all’Olocausto, i rom di tutta l’Europa, funzionari polacchi e diplomatici stranieri parteciperanno alla commemorazione nell’ex campo di concentramento. “Sebbene non esistano cifre esatte, gli storici stimano che durante la seconda guerra mondiale furono uccisi circa 500mila rom”, spiega il CdE. “Abbiamo il dovere di porre fine al silenzio che è durato per decenni e dobbiamo mantenere viva la memoria”, ha sottolineato il segretario generale. “È nostro dovere garantire che ciò non si ripeta”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione sul fatto che al giorno d’oggi si sono affermati vari movimenti e partiti estremisti in Europa, e sul fatto che i rom e i sinti continuino a essere vittima di intolleranza, razzismo sistemico e discriminazione. “Il Consiglio d’Europa, il principale custode e difensore dei diritti umani in Europa, ha fatto della lotta per l’inclusione sociale dei rom una priorità politica”. Oltre alla commemorazione ad Auschwitz, il Consiglio d’Europa organizza una cerimonia commemorativa di fronte al Palais de l’Europe, a Strasburgo, per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto dei rom.

Lamezia: Mons. Schillaci in visita al campo rom di Scordovillo

31 Luglio 2019 - Lamezia Terme - “Solo con la prossimità si vede meglio, come ci dice Papa Francesco. Essere qui oggi come Chiesa significa essere vicini, farsi prossimo. Di questo abbiamo bisogno. Avvicinandoci all’altro respingiamo la marginalizzazione, la discriminazione, la violenza. Vediamo meglio solo con la compassione e la misericordia. E misericordia è il nome di Dio”. Così il vescovo di Lamezia Terme, Mons. Giuseppe Schillaci, dopo la visita di ieri al campo di contrada Scordovillo, dove abitano circa cento nuclei familiari di etnia rom, uno dei campi più grandi del Mezzogiorno. Accompagnato dai volontari e da alcuni operatori pastorali e dalle associazioni che svolgono servizio nel campo di Scordovillo, Mons. Schillaci si è soffermato a parlare con le persone e ha visitato alcune abitazioni, ribadendo che “non possiamo essere insensibili o chiudere gli occhi di fronte a tutto questo”.  L’incontro si è concluso con un momento di preghiera e la benedizione.

Narrazioni rom sull’Olocausto: una conferenza a Cracovia

22 Luglio 2019 - Cracovia -“Narrazioni rom sull’Olocausto. Rappresentazione, rimembranza e memoria collettiva”. E’ questo il tema di una conferenza internazionale che si svolgerà nei giorni 1-2 agosto prossimi presso l’Università pedagogica di Cracovi. L’iniziativa è promossa dalla Divisione antidiscriminazione del Consiglio d’Europa per commemorare rendere omaggio ai 500mila sinti e rom uccisi da regime nazista. Nel corso di una cerimonia presso il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz, Jeroen Schokkenbroek, direttore della Divisione, parlerà dell’azione del Consiglio d’Europa per prevenire e combattere il dilagare del razzismo, dell’antisemitismo e dell’antiziganismo in Europa. In concomitanza, il 2 agosto, giornata europea di commemorazione delle vittime dell’olocausto dei Rom, una cerimonia si terrà sul piazzale antistante il Palais de l’Europe, sede del Consiglio a Strasburgo alle ore 12, per segnare il 75° anniversario del 2 agosto 1944, giorno in cui furono sterminati circa 3mila rom nelle camere a gas del cosiddetto “Zigeunerlager” (campo degli Zingari) di Auschwitz-Birkenau. (R.I.)  

Ritorno al campo rom di Giugliano

19 Luglio 2019 -

Giugliano in Campania - « È vero che ci sgomberano di nuovo?». C’è preoccupazione, paura e anche un po’ rabbia, nella voce dei rom di Giugliano, sgomberati il 10 maggio dal campo dove vivevano da tre anni e finiti in una azienda abbandonata. Hanno sentito del nuovo censimento dei rom che vivono nei campi, ordinato dal ministro Salvini in vista di nuovi sgomberi. Per loro, sono 450 di origine bosniaca, il 60% minori, sarebbe l’ottavo in meno di venti anni.

«Se ci sgomberano di nuovo per noi è finita» denuncia Giuliano. Il ministro ha scritto nella circolare che i primi ad essere sgomberati sono i campi abusivi e questo di Giugliano lo è. Dopo l’ultimo sgombero, il 10 maggio, non è stata offerta nessuna vera soluzione alternativa e finalmente definitiva. Oltre che rispettosa delle persone. Nulla, assolutamente nulla. «Ora sono qui, in una azienda abbandonata, vicino allo svincolo di un importante asse stradale, tra macerie, fango, senza acqua nè luce», scrivevamo due mesi fa. E così è ancora oggi. E, come al solito, il provvisorio diventa definitivo o quasi. Dimenticate e abbandonate, la famiglie hanno costruito baracche con materiale rimediato. Ormai quasi non ci sono più spazi. «Viviamo ingabbiati. I bambini giocano per strada ma è pericoloso con le macchine che corrono». Siamo accanto a uno svincolo. E i bambini ci corrono incontro, quando arriviamo insieme a don Francesco Riccio, parroco di San Pio X e responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Aversa, uno dei pochi a non averli dimenticati, assieme ai volontari della Caritas diocesana e a fratel Rafael, laico lasalliano che viene da Secondigliano. Riconosco il bimbo che due mesi fa era corso verso di me sorridendo e tenendo stretti in pugno due pacchetti di biscotti che mi voleva offrire. È sempre scalzo, come tutti i bimbi, e ancora più sporco, come tutti i bimbi. Ma sorride sempre, come tutti i bimbi. «Alcuni di loro saranno ospitati nel grest parrocchiale che sta per iniziare. E quattro adolescenti verranno con noi al campo di Ac sul monte Faito. Vogliamo che si incontrino con gli altri ragazzi, che si conoscano. È il primo passo per un percorso di vera inclusione. Partire dai bambini per coinvolgere le famiglie rom e della parrocchia».

Mentre racconta questo, il parroco prende appunti con le richieste che gli fanno. «Don Francesco, aiutaci tu». E si preoccupa soprattutto per la loro salute. La bimba più piccola, poco più di due mesi, dopo aver vissuto per settimane in un’auto, ora sta in una piccola baracca. Respira male, ha catarro, piange. Il parroco organizza la visita di un pediatra. Una donna racconta di aver avuto vari svenimenti. È andata al pronto soccorso e le hanno detto che deve fare una tac. Ma come? Dove? Ne ha diritto? Anche di questo si occuperà don Francesco, che ha coinvolto come volontari alcuni medici dell’ospedale di Giugliano. Continuiamo il giro accompagnati da una frotta di bambini. Scherzano, giocano, ci prendono per mano. Arriviamo in fondo al campo. Sotto a un capannone di metallo, Fabrizio ha costruito la sua baracca e ne è molto orgoglioso. È di legno e soprelevata, per evitare l’umidità, l’unica del campo. «L’ho quasi finita ma se ci sgomberano di nuovo è lavoro sprecato» dice anche lui preoccupato. E giustamente. Ha 26 anni e cinque figli, il più grande 8 anni. «Sono nato e cresciuto in Italia. Mio padre è arrivato qui più di trenta anni fa. Ed è sepolto nel cimitero di Giugliano. Io ho avuto sette sgomberi. Avrò anche l’ottavo?».

È il nuovo incubo per questa comunità passata da un campo nell’area industriale, a quello vicino a un centro commerciale, a un altro vicino a un’enorme discarica, fino al penultimo in un fossato. Ma almeno lì c’era l’acqua che vanno a prendere ancora adesso facendo un paio di chilometri. Niente luce e solo alcuni bagni chimici, arrivati da alcuni giorni. Ma sono pochi e così ci si arrangia con latrine autocostruite. Sono così da due mesi. E da due mesi l’unica soluzione proposta sono dei fondi europei che il Comune ha a disposizione, 5mila euro a famiglia, ora saliti a 8mila, per trovare sistemazioni autonome. Ma chi affitta una casa ai rom? E molti non si vogliono separare. Così ora si cercano casolari da acquistare per 2 o 3 famiglie, coi soldi del comune e di qualche benefattore. Ma non è meno difficile. E mentre la soluzione non arriva, mentre la precarietà ancora una volta si organizza, torna lo spettro dello sgombero. Per fortuna i piccoli non lo percepiscono. Una bimba, 5 anni, guarda con interesse i miei braccialetti, ricordo di altre emergenze. Mi chiede quello colorato che mi ha regalato un immigrato africano. «Tieni, è tuo». E corre via felice. Mi sento tirare la maglietta. È la sorella maggiore, 7 anni. Ha in mano un suo braccialetto di plastica. Me lo porge sorridendo. «Hai regalato il tuo a mia sorella e io ti regalo il mio» dice con gentilezza. Ecco le persone che dovrebbero essere sgomberate. Eppure la compatrona di Giugliano, la Madonna della Pace, è chiamata 'zingarella' per il colore scuro del viso. Zingarella, proprio come le due sorelline.(Antonio Maria Mira – Avvenire)

Sant’Egidio: 1000 giovani europei ad Auschwitz

18 Luglio 2019 - Roma - A 80 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale, 1000 giovani provenienti da 16 Paesi europei saranno a Cracovia, dal 19 al 21 luglio, per partecipare all’incontro “A Global Friendship to live Together in Peace”. In un tempo caratterizzato dalla reviviscenza di pregiudizi antisemiti e razzisti, dalla diffusione di slogan e atteggiamenti intolleranti e dalla crescita, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in tutta Europa, il movimento dei Giovani per la Pace - legato alla Comunità di Sant’Egidio e impegnato, ogni giorno, nelle periferie con i bambini in difficoltà, i senza dimora, gli anziani soli - promuove un grande incontro internazionale per lanciare un messaggio di unità e pace. I giovani, studenti universitari e delle scuole superiori, faranno memoria dell’orrore della seconda guerra mondiale, dell’abisso della Shoah e del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), convinti che continui a essere un riferimento decisivo per il futuro dell’Europa, per costruire una civiltà del convivere e società inclusive. Ascolteranno la testimonianza di Lidia Maksymowicz, sopravvissuta da bambina al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e vittima di esperimenti medici nazisti. Sabato 20 luglio, la visita al museo del campo di Auschwitz e una marcia silenziosa nel campo di sterminio di Birkenau, con la deposizione di corone di fiori al monumento memoriale delle vittime del lager, saranno l’espressione dell’impegno a contrastare ogni forma di violenza e razzismo.

Le pietre, lo sgombero e il censimento

18 Luglio 2019 - Assisi - San Francesco aiutaci a comprendere. Pietre ai braccianti foggiani impegnati a lavorare per un futuro di speranza, censimento per le minoranze etniche, rom in primo luogo, che spesso vivono in condizioni abitative a dir poco precarie, sgombero per i non graditi. La foto del bimbo coi libri in mano, il suo sguardo arrabbiato e avvilito mi fa soffrire. San Francesco ci sei necessario, non voglio giudicare ma aiutaci a comprendere che cosa sta accadendo alla nostra fragile umanità... (P. Enzo Fortunato)

Rom: una richiesta di perdono nel solco della tradizione

3 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Le parole pronunciate da Francesco nell’ultimo appuntamento del suo viaggio in Romania formulando la richiesta di perdono alle comunità rom per le discriminazioni subite nel corso della storia, s’inserisce in una tradizione ormai consolidata da mezzo secolo nella Chiesa cattolica. “La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male” ha affermato il Pontefice per spiegare la richiesta di perdono. L’attenzione per queste comunità venne manifestata il 26 settembre 1965 da Paolo VI, che celebrò la Messa al Campo internazionale degli zingari nei pressi di Pomezia, e disse: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore: Voi siete nel cuore della Chiesa perché siete soli”. Papa Montini, che in quella occasione ricordò soprusi, discriminazioni e persecuzioni patite da queste persone, non pronunciò mea culpa, ma è stato il Pontefice che ha inaugurato la stagione delle richieste di perdono nei confronti delle altre confessioni cristiane per alcune pagine buie del passato. Sarà Giovanni Paolo II a dedicarne una specifica nei confronti degli zingari durante la celebrazione penitenziale del Giubileo del 2000: “I cristiani sappiano pentirsi delle parole e dei comportamenti che a volte sono stati loro suggeriti dall’orgoglio, dall’odio, dalla volontà di dominio sugli altri, dall’inimicizia verso i gruppi sociali più deboli, come quelli degli immigrati e degli zingari”. Attenzione e comprensione verso queste comunità è stata manifestata anche da Benedetto XVI che l’11 giugno 2011, accogliendo i rappresentanti di diverse etnie di zingari e rom, aveva riconosciuto: “Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione… La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo!”. Ora il suo successore Francesco proseguendo nella via già tracciata, ha chiesto esplicitamente e nuovamente perdono, come già aveva fatto, ad esempio, nei confronti degli indios in Chiapas nel 2016 o come aveva fatto, nell’agosto 2018, di fronte allo scandalo degli abusi sui minori, scrivendo nella Lettera al popolo di Dio: “Con vergogna e pentimento come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite”. Non è sempre facile né indolore il cammino di chi chiede perdono. Papa Wojtyla, nel percorrerlo sistematicamente sulle orme del Concilio e di Paolo VI, si era attirato diverse critiche all’interno della Chiesa. Il Pontefice polacco, nel corso del suo pontificato aveva pronunciato decine di richieste di perdono e aveva rivisitato diversi fatti del passato. Aveva parlato delle crociate, di una certa acquiescenza dei cattolici di fronte alle dittature del Novecento, delle divisioni tra le Chiese, del maltrattamento delle donne, del processo a Galileo e dell’Inquisizione, della persecuzione degli ebrei, delle guerre di religione, del comportamento dei cristiani con gli indios e i nativi africani. Per i cristiani è normale (o dovrebbe esserlo) chiedere perdono, riconoscersi peccatori, continuamente bisognosi di purificazione. E anche se le colpe sono sempre state e rimangono personali, in ogni epoca la Chiesa cerca di comprendere e vivere sempre più fedelmente il messaggio evangelico prendendo coscienza dei passi falsi e degli sbagli compiuti. L’obiezione che più spesso viene mossa contro le richieste di perdono rispetto a fatti accaduti nel passato ha delle ragioni: non si può giudicare chi ci ha preceduto alla luce della sensibilità odierna. Ma anche nei secoli passati era possibile comprendere, come alcuni profeti spesso inascoltati hanno fatto, che Gesù è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici, dei perseguitati e mai dei persecutori. E all’apostolo Pietro che per difenderlo aveva mozzato l’orecchio del servo del sommo sacerdote, aveva ordinato di rimettere la spada nel fodero. (Andrea Tornielli – Vatican News)

Rom: lo sgombero dolce e il modello Moncalieri

24 Maggio 2019 - Torino - Niente ruspe, niente sgomberi forzati, niente rivolte di quartiere. Benvenuti a Moncalieri, 60 mila abitanti, quinta città del Piemonte. Dove - incredibile ma vero - l’impegno dell’amministrazione comunale, un progetto ragionato, una tabella di marcia rigorosa hanno permesso un piccolo grande miracolo: la chiusura dei campi dove vivevano 80 rom, traslocando le famiglie in abitazioni vere, primo passo per un’integrazione reale. Senza imposizioni ai residenti, che hanno conosciuto e accettato le famiglie rom, disinnescando pregiudizi, paure, luoghi comuni. Insomma, le direttive europee per il superamento dei campi e l’integrazione dei rom - fatte proprie dall’Italia già nel 2011 - non sono un libro dei sogni. Tutto sta a volerlo. “Sì, si può fare”, annuisce Silvia Di Crescenzo, assessora alle Politiche sociali della giunta del sindaco Paolo Montagna. “Abbiano avuto in comodato d’uso un’area privata per piazzare dei container per un anno, da giugno 2017 a giugno 2018. Ci hanno dato fiducia, hanno creduto al nostro progetto. Zero euro di affitto per 12 mesi, ma con una penale di 10 mila euro per ogni giorno di più”. Nell’area vengono collocati alcuni moduli abitativi, per accogliere, per un periodo limitato di tempo, le famiglie fino ad allora sparse in vari insediamenti informali. Vengono regolarizzati serbi e bosniaci, si avviano colloqui e percorsi personalizzati. A tutti viene chiesto, come conditio sine qua non, di sottoscrivere un patto: vaccinazioni e scuola per i figli, rispetto della legge per gli adulti. Accettano in 48, gli altri preferiscono abbandonare il territorio. “Essenziale – spiega l’assessora Di Crescenzo – è stato il lavoro di squadra con la Commissione di valutazione sanitaria, gli assistenti sociali, le organizzazioni di volontariato come la Croce Rossa e Carità senza frontiere”. Tra i residenti che vivono nelle case adiacenti non mancano le reazioni allarmate. Qualcuno protesta, viene issato uno striscione ostile: “Allora abbiamo organizzato incontri tra italiani e rom – racconta – e le famiglie si sono presentate, si sono conosciute e hanno superato molti luoghi comuni. Fondamentale è stato il monitoraggio quotidiano del campo da parte di carabinieri, vigili, volontari”. Le famiglie rom iniziano ad abbandonare il campo. “Quando sono uscite le prime, le altre hanno capito che facevamo sul serio”. Qualcuno riceve un sostegno temporaneo per l’affitto, altri una borsa lavoro. Qualche appartamento lo trova il Terzo settore, altri ancora vanno nelle case popolari. In un anno anche il campo transitorio si svuota. E i rom a Moncalieri ora sono cittadini, come gli altri e tra gli altri. (Luca Liverani – Avvenire)  

Maestre di bimbe rom a istituzioni: lo Stato dov’è?

13 Maggio 2019 - Roma - Hanno organizzato una staffetta tra mamme e maestre per difendere una donna rom e i suoi figli, assegnatari di una casa popolare a Torrenova a Roma dalle ostilità degli inquilini. Così un nuovo caso di proteste anti nomadi a Roma sfocia in un’azione di solidarietà. Ora le insegnanti dell’Istituto comprensivo Simonetta Salacone, scuola che frequentano le bambine, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella, al Ministro Salvini, alla Sindaca Raggi e al Presidente della Regione Lazio Zingaretti, per chiedere se sia normale «che delle persone debbano organizzare dei turni per salvaguardare l’incolumità di una di loro. Lo Stato dov’è?».