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Lamezia Terme: anche una delegazione di rom lametini giovedì scorso dal Papa

13 Maggio 2019 - Lamezia Terme – “Esperienza unica”, quella vissuta da una delegazione di cinquanta rom residenti nel campo di Scordovillo e nella “Ciampa” di Lamezia Terme che hanno avuto modo di incontrare, giovedì scorso, papa Francesco a Roma durante l’udienza che il Pontefice ha avuto con cinquecento rom e sinti in vaticano su iniziativa della Fondazione Migrantes. La delegazione, guidata da don Giuseppe d’Apa, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Lamezia Terme,  ha così vissuto “una bella ed inaspettata esperienza carica di emozione – ha detto don Giuseppe - . L’incontro con il Papa, infatti, è stato un momento di crescita e di confronto, non solo per i rom presenti”. Subito dopo l’udienza con Papa Francesco, nel pomeriggio, la delegazione lametina ha anche presenziato alla festa-incontro nell’auditorium del Divino Amore a Roma, e conclusosi con danze e balli tipici. La visita a Roma è parte del percorso che l’Ufficio Migrantes diocesano lametino sta portando avanti da anni ponendosi come obiettivo quello dell’integrazione e del dialogo in quanto sempre più convinti che “solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro”.

Beati rom: Zeferino e Emilia

9 Maggio 2019 - Roma - Il primo beato e patrono della popolazione rom è Zefferino Giménez Malla (1861-1936), detto “El Pelé”, beatificato da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997. In quella occasione il Papa polacco ha indicato in Zefirino un “modello da seguire”: la sua vita – ha detto - dimostra che Cristo è presente nei diversi popoli e razze e che tutti sono chiamati alla santità”.

Nato da una famiglia gitana cattolica, Zeferino visse da nomade per quarant’anni, poi si fermò a Barbastro (Spagna). Si sposò, ma non ebbe figli. Benché analfabeta, insegnò ai ragazzi gitani e non gitani i primi elementi del cristianesimo, servendosi soprattutto della Bibbia, e li educò alla preghiera quotidiana. Metteva pace tra i Kalòs (nomadi spagnoli) e risolveva le loro questioni con gli altri.

Nel suo lavoro di commerciante di animali si comportò onestamente. Nel 1926 diventò Terziario Francescano. Apparteneva alla “Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli”. Nel 1931 cominciò a frequentare l’Adorazione Notturna. Durante la persecuzione religiosa, difese un prete che veniva portato in carcere. Venne arrestato anche lui e poi ucciso a Barbastro insieme a tanti sacerdoti, frati e laici. Morì, gridando: “Viva Cristo Re” e tenendo in mano la corona del rosario. Il suo corpo fu gettato nella fossa comune e non più ritrovato.

Altra beata gitana è Emilia Fernandez Rodriguez  dichiarata beata il 25 marzo 2017, unica donna di etnia rom elevata all’onore degli altari. Emilia doi origine gitana, è nativa di Tijola, un villaggio della diocesi di Almeria nel sud della Spagna, è parte della vasta schiera dei martiri della fede trucidati in molti modi dai combattenti repubblicani durante la Guerra civile spagnola del 1936-39. Nata il 3 aprile 1914 Emilia viene arrestata e detenuta  con altre donne durante la guerra civile spagnola. Emilia si sposa secondo il rito gitano con Juan Cortes Cortes nel 1938,  vive la sua vita lavorando come cestaia, attività economica che permette alla giovane coppia di vivere in modo dignitoso vendendo i cesti nei mercati o nella modalità porta a porta. Anche il marito viene arrestato e messo in prigione dove si trovano politici, sacerdoti e numerosi cristiani. La giovane cestaia viene arrestata il 21 giugno 1938 e rinchiusa nel carcere “Cachas Coloras”: ogni giorno venivano imprigionate numerose donne e in breve tempo si raggiunse il numero di 300 persone. Durante il processo, svoltosi l’8 luglio, nonostante fosse incinta, viene condannata a sei anni di carcere; la sua fede si rafforza sempre di più, chiede ad alcune giovani detenute di imparare a pregare. Costretta a stare isolata in una cella di punizione, con il freddo dell’inverno Emilia si ammalò gravemente, senza alcuna  speranza di guarigione. Giunse  con difficoltà al termine della sua gravidanza e il 12 luglio 1939 nacque Angela. Emilia, molto malata viene  ricoverata in ospedale. Per lei fu chiesta la grazia al governatore civile, ma senza alcuna risposta. Riportata in carcere muore abbandonata e sola il 25 gennaio1939.   (Raffaele Iaria)    

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Mons. Ruzza: “episodi gravissimi contro la famiglia Rom, ma Roma non è così”

9 Maggio 2019 - Roma -  “Costruire una società in cui c’è spazio per tutti. In cui tutti siano accolti e amati”. È questo il sogno dell’Europa che oggi non deve morire. Lo ha detto Mons. Gianrico Rizza, Segretario generale del vicariato di Roma, intervenendo iri sera nella Basilica dei Santi XII Apostoli alla veglia ecumenica promossa dalla Rete ecumenica “Insieme per l’Europa”, alla vigilia della festa dell’Europa che si celebra oggi. Il Vescovo ha ricordato l’episodio gravissimo di Casal Bruciato. “Proprio oggi Roma ha vissuto episodi gravi di respingimento di una famiglia solo perché era Rom”, ha detto: “E questo è un motivo di tristezza per tutti. Ma Roma non è così”. Il Vescovo ha ricordato che la città di Roma è stato il luogo dove sono stati firmati i Trattati che hanno dato vita al processo di integrazione europea. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo lavorare perché il sogno della libertà e dell’unità della accoglienza e della fraternità non si spenga. Può essere diventato un sogno appesantito. Per alcuni addirittura un incubo. Dobbiamo pregare perché questo sogno torni a vivere. Diventi realtà”.

Papa Francesco: i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano

9 Maggio 2019 - Città del Vaticano – “Sono rimasto molto colpito dalle testimonianze che ho ascoltato”. Così Papa Francesco ha iniziato, a braccio, il suo discorso ai partecipanti all’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes. Per il Papa “è vero: ci sono cittadini di seconda classe ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente, quelli che vivono con la scopa in mano buttando gli altri”. Il Papa ha detto, poi, di pregare per “voi: vi sono vicino, e quando leggo sul giornale una cosa brutta, vi dico la verità , soffro”. “Oggi ho letto una cosa brutta sul giornale: questa non è civiltà , l’amore è la civiltà”. “Andate avanti con l’amore", ha aggiunto Francesco a conclusione del suo discorso sottolineando che “la vera strada è quella della fratellanza con la porta aperta. E tutti dobbiamo collaborare”. Da qui l’invito anche a “non far crescere il  rancore”, perché esso fa ammalare il cuore e “porta alla  vendetta. Ma la vendetta - ha continuato - non l’avete  inventata voi. In Italia ci sono organizzazioni che sono  maestre di vendetta”.   E nella preghiera finale, prima di salutare tutti ha pregato Dio Padre: “susciti in noi comprensione ed accoglienza evangelica verso  tutti per sentirci solidali sula terra del nostro pellegrinaggio, seguendo l’esempio del Gitano Martire Zeffirino, pieno di amore per te e per il prossimo”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: rom e sinti non sono “diversi” ma “unici”

9 Maggio 2019 -

Città del Vaticano – “Questi fratelli non sono diversi ma unici”. Lo ha detto il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana salutando il pontefice all’inizio dell’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes. Il diverso “è altro, non lo prendi neppure in considerazione. Direi che questi nostri fratelli sono unici, e l’unicità  è dono ed è ricchezza”, ha detto il porporato  salutando il  Papa e  esprimendo il ringraziamento della Fondazione Migrantes e della Chiesa Italiana per “averci accolto come un Padre in questa casa che sentiamo anche nostra”. 

Il Card. Bassetti ha quindi ricordato le parole di un rom con cui “avevo fatto amicizia” 30 anni fa “quando ero a Firenze: ‘vede padre’, diceva ‘le vere distanze non sono quelle chilometriche, perché oggi a raggiungere tutti i paesi della terra si fa presto, ma le vere distanze oggi sono quelle fra la testa e il cuore’. Padre santo, ci aiuti stamani ad avvicinare queste distanze”.  ​

La testimonianza di Dzemila, Miriana e Negiba davanti a papa Francesco

9 Maggio 2019 -

Santità, 

siamo tre mamme rom in rappresentanza di un gruppo più ampio di donne, che vivono la periferia estrema della città di Roma, di diverse culture e religioni, che periodicamente si riunisce per condividere esperienze, sostenere le reciproche fatiche, raccontare i successi. Il nostro gruppo si chiama "Mondo di mamme". 

Alcune di noi vivono in appartamenti in affitto, in case popolari, altre ancora in quelli che vengono chiamati "campi nomadi" che altro non sono che delle baraccopoli, dei ghetti dove, su base etnica, le nostre famiglie sono segregate dalle istituzioni comunali. 

Come donne e come mamme avvertiamo sulla nostra pelle la distanza che spesso la società maggioritaria, costruisce tra noi e le istituzioni pubbliche. I servizi sanitari non sempre sono garanzia di assistenza e supporto adeguato. Spesso la burocrazia, ma recentemente anche politiche discriminatorie, non facilitano, quante di noi non hanno una posizione amministrativa regolare, l'accesso ai servizi di base che possano garantire la salute a noi e ai nostri figli. Anche le recenti norme, varate da chi è chiamato a governare, rendono più difficile la regolarizzazione di molte nostre famiglie, facendo cadere nell'invisibilità nuclei familiari che, anche se di origine straniera, vivono da decenni nel nostro Paese. 

Malgrado conosciamo straordinari insegnanti, non sempre l'istituzione scolastica si presenta in grado di assicurare pieno diritto all'istruzione dei nostri figli. Molti di loro, nelle aule scolastiche, vivono sulla loro pelle lo stigma della diversità e vedono dall'inizio la loro carriera scolastica come un percorso ad ostacoli davanti ai quali molti bambini e ragazzi finiscono per arrendersi. 

Non è facile, nell'Italia di oggi trovare un lavoro che assicuri dignità e sostentamento economico. Ed è ancora più difficile se sei donna, se hai poche risorse, se vivi nella periferia più estrema, se sei una donna rom. Discorsi d'odio, ma anche azioni violente contro le nostre comunità, sono in costante aumento e questa è per noi fonte di profonda preoccupazione. 

Alcune di noi vivono in alloggi non adeguati e sono vittime di sgomberi forzati organizzati dalle autorità in assenza di alternative adeguate. 

Guardiamo però al futuro con speranza. Siamo donne e siamo mamme, e questo ci dà la forza di andare avanti per migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri figli. Uscire dalle nostre comunità, incontrare altre donne italiane e straniere, confrontarci tra noi senza chiusure, ci dà forza nel credere che solo insieme, creando alleanze, potremmo superare le barriere della diffidenza e della marginalizzazione. 

Ci aiuta osservare tra noi quelle donne e quelle mamme che ce l'hanno fatta, che hanno vinto battaglie, superato ostacoli, sconfitto pregiudizi e che ora guardano al futuro con speranza. 

Vogliamo andare oltre ed essere anche noi protagoniste di quel cambiamento di cui tutti possano giovarsi. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità. Un'Italia che abbracci le differenze, che si consideri fortunata per tutte le differenze e le culture che la compongono. Un'Italia che recuperi il valore della speranza. 

La stessa speranza che oggigiorno leggiamo negli occhi dei nostri figli e che le sue parole, Santità, ci hanno sempre consegnato in questi anni e che ci aiutano a credere in un Paese più umano, più giusto, più solidale. 

 

La testimonianza di don Cristian Di Silvio davanti a Papa Francesco

9 Maggio 2019 -

Buongiorno Santità,

 mi chiamo don Cristian Di Silvio ho trent' anni, vengo dalla diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo ed ho compiuto tre anni di sacerdozio lo scorso 21 Aprile, giorno di Pasqua, giorno in cui abbiamo celebrato la resurrezione di Cristo Signore. Sono cresciuto in parrocchia, nella chiesa Madre di Cassino tra il servizio all'altare come ministrante e l'Azione Cattolica. Ora svolgo il mio ministero come vice parroco nelle chiese di Roccasecca e Colle san Magno. 

La mia storia è una storia ordinaria, resa straordinaria dal fatto che Dio mi ha scelto da un popolo che vive una condizione culturale differente dagli stereotipi con cui siamo abituati a relazionarci... Si, sono un prete rom! Uno zingaro che diventa prete fa sempre notizia, un diverso, uno particolare. 

Ricordo che quando ne parlai con i miei compagni di seminario la prima cosa che mi chiesero fu se abitavo in una roulotte, se chiedevo l'elemosina e se la mia famiglia andava a rubare portafogli alla stazione Termini. Invece qualcun altro mi diceva mentre mi formavo alla scuola del Vangelo di Gesù che dovevo comprendere che io ero stato scelto da un popolo che era diverso da quello italiano. Non mi sono lasciato abbattere da queste parole, grazie anche al mio padre spirituale. Ciò che ha reso ancora più straordinaria la mia storia vocazionale è stato il comprendere, nonostante mi dicessero il contrario, che non sono un diverso ma, come ognuno di noi presente in questa sala e non solo, unico e irripetibile. Siamo chiamati a sottolineare questo, secondo me, la nostra unicità piuttosto che la diversità... ognuno di noi è dono, ognuno di noi è ricchezza, se abbiamo come modello Gesù Cristo... grazie Santità per l'ascolto: io prego per Lei. Lei, per favore, preghi per me... ​

Papa Francesco: iniziato il momento di preghiera con il mondo rom e sinto

9 Maggio 2019 -

Città del Vaticano – “O Dio, tu sei un Padre che non fa preferenze. Nella tua bontà hai onorato il popolo gitano, sparso nel mondo, con il dono del primo martire, il Beato Zeffirino, pieno di amore per te e per il prossimo. Concedi che, per sua intercessione, siano abbattuti i muri della divisione e dell’odio e diventiamo costruttori di una umanità rinnovata nella giustizia, nella fraternità e nella pace”.  Con questa preghiera è iniziato l’incontro di preghiera del popolo rom e sinto con Papa Francesco nella Sala Regia in Vaticano, promosso dalla Fondazione Migrantes.

Sono presenti all’incontro con il pontefice circa 500 persone. Prima dell’arrivo del pontefice diversi canti nelle diverse lingue del popolo gitano.  All’arrivo il Papa ha salutato alcuni bambini ed è stato salutato dal Card. Gualtieri Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. (R.I.)​

Mons. Palmieri: “la famiglia rom stasera incontrerà il Papa”

9 Maggio 2019 - Roma - La famiglia rom al centro degli scontri di questi giorni a Casal Bruciato sarà stasera all’incontro della diocesi di Roma con Papa Francesco, a San Giovanni in Laterano. Lo conferma al Sir Monsignor Gianpiero Palmieri, Vescovo ausiliare del settore est di Roma. “Verranno stasera solo i due genitori – precisa Mons. Palmieri -, accompagnati dall’assistente sociale. I bambini rimarranno dagli zii. Il Papa avrà sicuramente modo di parlare con loro personalmente”.  

Rom e sinti: gli incontri dei papi con il popolo gitano

9 Maggio 2019 - Roma - “Voi scoprite di non essere fuori, ma dentro un'altra società; una società visibile, ma spirituale; umana, ma religiosa; questa società, voi lo sapete, si chiama la Chiesa. Voi oggi, come forse non mai, scoprite la Chiesa. Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. È il 26 settembre 1965. Siamo presso Pomezia, vicino a Roma. Qui rom, sinti e camminanti di ogni parte d’Europa ricevono la visita del Papa, Papa Paolo VI che si reca alla loro tendopoli per celebrarvi la santa Messa. Durante l'omelia traccia un programma di fede, di impegno e di rinascita per tutti i nomadi sottolineando che essi non sono fuori dalla Chiesa ma sono “nel cuore” di essa. “È qui, nella Chiesa, che voi vi accorgete d’essere non solo soci, colleghi, amici, ma fratelli”, dice il papa: “e non solo fra voi e con noi, che oggi come fratelli vi accogliamo, ma, per un certo verso, quello cristiano, fratelli con tutti gli uomini; ed è qui, nella Chiesa, che vi sentite chiamare famiglia di Dio, che conferisce ai suoi membri una dignità senza confronti, e che tutti li abilita ad essere uomini nel senso più alto e più pieno; ed essere saggi, virtuosi, onesti e buoni; cristiani in una parola”. Dopo 46 anni un altro papa riceve in udienza i rom: si tratta di Benedetto XVI che ha aperto loro le porte del Vaticano per una udienza particolare. E’ l’11 giugno 2011: la storia di questi popoli – ha detto Benedetto XVI -  è “complessa e, in alcuni periodi dolorosa”. “Purtroppo lungo i secoli – ha detto ancora - avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato - come voi dite - il Porrájmos, il ‘Grande Divoramento’, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore”. Il giorno successivo i rom si sono ritrovati al Santuario del Divino Amore dove si trova l'unica chiesa a cielo aperto intitolata al beato Zeffirino Giménez Malla, detto “El Pelé”, il primo martire gitano beatificato per volontà di Papa Giovanni Paolo II il 4 maggio del 1997. Qui è stata celebrata una solenne liturgia eucaristica.  La chiesetta, senza tetto, è posta sul rilievo di una collina fitta di alberi, a pochi passi dalla zona dove si trova la torre del primo miracolo. Ha l’abside diretta ad oriente verso Gerusalemme, così come vuole la tradizione cristiana ed è collocata in un luogo di pellegrinaggio tra i più frequentati d’Italia dai gitani di ogni gruppo, specie dai Rom abruzzesi, i Kangherì Romanì. Voluta dai rom e sinti la chiesetta è stata inaugurata il 26 settembre 2004. Si tratta del primo esempio di luogo di culto eucaristico al mondo dedicato ad un rappresentante del popolo rom. Zefferino Himènez Malla, infatti,  è il primo zingaro martire della fede cristiana elevato agli onori degli altari in quanto assassinato per la fede durante la guerra civile spagnola nel 1936. Nel giorno della beatificazione Giovanni Paolo II disse che “è necessario che si superino antichi pregiudizi, che vi hanno portato a soffrire forme di discriminazione e di rifiuto, che talvolta conducono ad una inaccettabile emarginazione” del popolo zingaro. Papa Francesco, che incontrerà oggi i rom e sinti in udienza in Vaticano – il 26 ottobre del 2015, incontrando i partecipanti al pellegrinaggio del popolo gitano, ha sottolineato che ogni persona ha diritto ad una vita dignitosa, ad “un lavoro dignitoso, all’istruzione e all’assistenza sanitaria”.  “Vorrei che anche per il vostro popolo - ha affermato il Papa - si desse inizio a una nuova storia, a una rinnovata storia. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia”.  “Nessuno si deve sentire isolato, nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri.  È lo spirito della misericordia che ci chiama a batterci perché siano garantiti tutti questi valori”. E nel 2014 ha incoraggiato quanti si impegnano “in favore di chi maggiormente versa in condizioni di bisogno e di emarginazione, nelle periferie umane”. (Raffaele Iaria)  

Incontro che fa superare le paure: domani incontro al Divino Amore con rom e sinti

8 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per domani, 9 maggio, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. Nella mattinata di domani i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora, il neo Arcivescovo di Siena-Val d’Elsa-Montalcino e segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.    

Incontro che fa superare le paure: domani incontro al Divino Amore con rom e sinti

8 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per domani, 9 maggio, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. Nella mattinata di domani i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il Card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora, il neo Arcivescovo di Siena-Val d’Elsa-Montalcino e Segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il Vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.    

Mons. Lojudice: il pensiero al mondo rom e ai migranti

6 Maggio 2019 - Roma – “Forse sarà un caso ma saluterò e ringrazierò il Papa della fiducia che mi ha accordato, per la prima volta dopo la mia nomina ad arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, ‘circondato dal popolo rom’: è un’eredità che ormai mi appartiene e a cui resterò legato per tutta la vita”. Lo ha detto questa mattina il neo arcivescovo della diocesi toscana, Mons. Paolo Lojudice parlando anche dell’incontro che circa 500 tra rom e sinti avranno la mattina del 9 maggio con Papa Francesco promosso dalla Fondazione Migrantes. Nel comunicare la nomina, il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma ha “ringraziato il Signore” per tutti gli anni che “don Paolo ha vissuto nella Chiesa di Roma”; ne ha ricordato “lo spirito spiccatamente romano” e ha sottolineato una curiosa coincidenza: la nomina arriva nel giorno in cui monsignor Lojudice festeggia i trent’anni di ordinazione sacerdotale. Del nuovo Arcivescovo di Siena, il Cardinale vicario ha evidenziato “l’attenzione al popolo di Dio”, alla “dimensione caritativa e alla realtà missionaria”, i suoi “stretti rapporti con la popolazione rom”, la “particolare attenzione ai migranti”, lo stile fatto di “presenza, tenacia, dedizione, coinvolgimento, inventiva”. “Siamo fatti tutti di una comune umanità, tutti, come si dice in una battuta comune, ‘sulla stessa barca’ ", ha detto Mons. Lojudice: "questa consapevolezza mi ha spinto sempre più a superare e a far superare barriere, ostacoli, muri che spesso si ergono tra le persone; a capire che la nostra vocazione e la nostra vita sacerdotale sono “impastate” con quella della gente a cui siamo mandati, che non sono prima alcuni o prima altri, vicino o lontani, bianchi o neri, ma tutti… A comprendere e a far comprendere che noi preti per primi dobbiamo scendere dai ‘piedistalli di argilla’ dove qualche volta saliamo con il rischio di precipitare rovinosamente a terra, per servire prima di essere serviti”. Infine, il “saluto al popolo rom della città di Roma”, in “un momento storico molto delicato, in cui il rischio di discriminazione sociale è molto alto, anche all’interno della Chiesa”. (R.Iaria)

Incontro che fa superare le paure: al Divino Amore incontro per conoscere il popolo rom e sinto

6 Maggio 2019 - Roma - Solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro. Ne è convinta la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che per il 9 maggio prossimo, dalle 15.30 alle 18.00 presso l’Auditorium del Divino Amore a Roma invita la cittadinanza ad un incontro per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. “Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet”, diceva papa Francesco alle comunità di migranti durante la sua visita a Bologna dell’ottobre 2017. Parole “certamente vere” per quello che riguarda i Rom e Sinti presenti nel nostro Paese, sottolinea il Direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, in una lettera aperta ricordando anche le parole pronunciate da Papa Paolo VI a Pomezia, il 26 settembre 1965 incontrando questo popolo: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”. Oggi, quando si pronuncia la parola “rom”, la “mente – scrive ancora don De Robertis - rincorre il fantasma urbano del povero, dell'accattone, di colui che fruga nei cassonetti o che, con un figlio in braccio, chiede l'elemosina nei vagoni della metropolitana. La si pronuncia con sdegno, la si scrive sui quotidiani con indignazione, la si ritrova nei documenti istituzionali come problema da risolvere. È una parola che genera timore, che richiama paure ataviche, che rafforza pregiudizi e stereotipi. Dietro quelle tre lettere, invece, ci sono volti di donne, di uomini e di bambini e soprattutto ci sono persone che nella maggior parte dei casi vivono in abitazioni come le nostre, studiano, lavorano, pagano le tasse”. In mattinata i circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il vescovo Mons. Guerino Di Tora, il vescovo ausiliare di Roma e Segretario della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Paolo Lojudice e il vescovo di Avezzano, Mons. Pietro Santoro.      

Migrantes: il 9 maggio incontro con il popolo rom e sinto

2 Maggio 2019 - Roma - Giovedì 9 maggio dalle ore 15.30 alle ore 18.00 a Roma, presso l’Auditorium del Divino Amore (Via del Santuario, 10), la Fondazione Migrantes ha organizzato un incontro, aperto alla cittadinanza, per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica. In mattinata circa 500 rom e sinti, insieme agli operatori pastorali, pregheranno con Papa Francesco in Vaticano. Saranno accompagnati dal Presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti. Saranno presenti anche il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, il Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, il Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, il vescovo mons. Guerino Di Tora, il vescovo ausiliare di Roma e segretario della Commissione Cei per le Migrazioni, mons. Paolo Lojudice e il vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro.

21 luglio: 25mila i rom in emergenza abitativa, per metà italiani.

9 Aprile 2019 - Roma - I rom che vivono nelle baraccopoli italiane, sia istituzionali che informali, sono circa 25mila: 15 mila nei campi rom comunali (7.200 dell’ex Jugoslavia), 9.600 in baraccopoli informali (sono 300 a Roma) di romeni e alcuni bulgari. Il Rapporto annuale 2018 – presentato ieri nella Giornata Internazionale per i diritti dei rom dall’Associazione 21 Luglio, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora – svela che i campi autorizzati sono 127 in Italia in 74 Comuni (16 a Roma). Più della metà i residenti minori, il 45% ha cittadinanza italiana, l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore alla media nazionale. Un lieve calo delle presenze è dovuto non a politiche inclusive, ma all’allontanamento volontario dai campi: inserimenti abitativi autonomi o trasferimenti all’estero. Le cause? «La condizione drammatica di molti insediamenti, la crisi economica, numerosi proclami politici». Nel 2018 la 21 luglio ha registrato 125 discorsi d’odio contro rom e sinti, di cui 38 (il 30%) gravi. A Roma 28 sgomberi forzati nel 2016, 33 nel 2017, 40 nel 2018 coinvolgendo 1.300 persone con un costo di 1 milione 640 mila euro. Meno 8% il tasso di scolarizzazione del 2018, 940 gli alunni iscritti, ma solo il 20% frequenta: 200 bambini. Per il rapporto sul tema “I margini del margine” l’Associazione 21 luglio ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella una medaglia per la sua stesura.  

Card. Turkson agli operatori pastorali: portare ai rom la speranza e la ragione di essere i protagonisti del proprio sviluppo umano integrale

9 Aprile 2019 - Città del Vaticano - “Nonostante gli sforzi  congiunti  tra  le varie  istituzioni  ecclesiali  e sociali, intraprese per favorire  l'inserimento delle  popolazioni  rom  nella società e per assicurare la loro  piena partecipazione       ai diritti e  ai             doveri, molto c'è ancora  da        fare”. E’ quanto ha scritto il card. Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in un messaggio inviato ai partecipanti all’incontro annuale del Comité Catholique International pour les Tsiganes (Ccit) che si è concluso ieri a Trogir, in Croazia e che ha avuto come tema “La missione di ritorno: sorgente di cambiamento”.  In diversi paesi i Rom continuano a “rimanere nelle periferie esistenziali,    emarginati, dimenticati e privi del necessario”, aggiunge il porporato: “penso  a coloro che vivono segregati          nei cosiddetti "campi             nomadi" e nelle banlieue delle città, sotto i ponti e ai margini delle strade, spesso ingannati  e traditi  anche  dai loro conterranei.  Penso  alle  mamme  che  chiedono  l'elemosina con  i piccoli       in braccio, ai ragazzi e alle ragazze  che abbandonano il percorso  scolastico,  spesso costretti  a farlo.  Penso ai padri che vorrebbero assicurare il benessere alle famiglie, ma  nessuno offre loro un'opportunità di lavoro a causa  della  diversità.  Penso, infine, a molti uomini,  donne e bambini  vittime  del traffico  di esseri umani o di altre forme di schiavitù”. “Cari Amici, prosegue il card. Turkson, voi raggiungete i Rom in tanti luoghi, ma soprattutto  nelle periferie, dove molti non osano o non vogliono andare per paura di umiliazioni o di rigetto: voi vi accostate a loro là dove è necessario rinunciare a se stessi, per farsi pieno dono secondo  la logica  del Vangelo. Agendo  in questa direzione, portate loro la speranza e la ragione di essere  i protagonisti del proprio sviluppo umano integrale,  della crescita nella fede e  della formazione etica e spirituale”. Per il cardinale quanti hanno rapporti di amicizia con questo popolo sono chiamati a impegnarsi anche nella “sensibilizzazione” delle comunità parrocchiali per “rispondere all’invito di papa Francesco ad accogliere, proteggere, promuovere, integrare come i migranti così anche i rom”. La cooperazione con altre istituzioni ecclesiali “aiuta a sfruttare tutte le risorse spirituali e materiali che la Chiesa mette a disposizione per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri e per risolvere più facilmente le cause strutturali della povertà, quindi porta vantaggio alla popolazione rom”. Il Ccit – ha spiegato il card. Turkson, sarà “un autentico dono per la Chiesa e peri Rom se saprà realizzare pienamente il proprio carisma nell’apertura e in sinergia con altre istituzioni”. Parlando poi del tema dell’incontro il porporato ha sottolineato che la missione di ritorno “implica una ricerca di tutto ciò che abbiamo in comune e che permette di conoscerci meglio, di comprenderci a vicenda, superando i pregiudizi e i preconcetti, al fine di costruire unità nella diversità”. Questo nasce in ogni incontro, innanzitutto nell’accettazione dell’altro con tutta la sua realtà e i suoi condizionamenti, nell’accoglienza senza riserve, nel dialogo, nell’apertura alla sua alterità e alla sua gerarchia di valori, nel riconoscere la sua identità e nel permettergli di essere e rimanere se stesso”. (R.Iaria)

Cagliari: da ieri una due giorni sul popolo rom e sinto

9 Aprile 2019 - Cagliari - Da ieri intanto è partita a Cagliari una due giorni in vista della Giornata mondiale dei popoli rom, sinti e camminanti. In città anche la rappresentanza dell’International Romani Union, i componenti del seggio della minoranza etnica presso l’Onu. Oltre a due concerti dell’Orchestra Europea della Pace e dell’Alexian Group, formazioni che propongono musica rom e sinti, di particolare importanza il convegno nei locali del Seminario arcivescovile, nel corso del quale verranno presentate le buone prassi di integrazione dei rom nella diocesi sarda dove la Caritas e l’Ufficio diocesano Migrantes portano avanti un  progetto "Un nuovo abitare possibile-Selargius", finalizzato al superamento del campo rom, in collaborazione con il Comune dell’hinterland, grazie al sostegno della Regione. “Quello che è stato fatto e si farà – ha detto Mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari – rappresenta un seme importante e lo racchiuderei nella parola cultura. Scoprire che il popolo rom ha una cultura che viene da lontano, una lingua estremamente ricca, per molti cagliaritani è un fatto importante. È troppo facile restare prigionieri degli stereotipi e dei pregiudizi”.

Sant’Egidio: “parole e comportamenti razzisti fanno male a tutti”.

Roma – In occasione del Romanò Dives, la giornata internazionale dei Rom, che si celebra oggi, la Comunità di Sant’Egidio rivolge gli auguri a tutti i Rom, Sinti e alle popolazioni romanì che si identificano con questo nome ed invita a ricordare “una storia segnata da persecuzioni e sofferenze - come il Porrajmos, lo sterminio durante la seconda guerra mondiale”. Per la comunità trasteverina  occorre “condannare con fermezza parole e comportamenti discriminatori, razzisti e violenti, come accaduto recentemente in un quartiere di Roma, quando si è impedito a poche decine di persone - quasi per la metà bambini - perfino di mangiare, arrivando al vergognoso gesto di calpestare il cibo. Sono gesti che fanno male a tutti e disonorano la città, senza risolvere o, meglio, aggravando i problemi esistenti in periferie abbandonate ormai da tempo da istituzioni e forze politiche. Non bisogna abituarsi – aggiunge la Comunità di Sant’Egidio - ad un linguaggio aggressivo che offre un'immagine distorta della realtà, ma al contrario occorre valorizzare tanti esempi di inclusione sociale, molto più diffusa nel nostro Paese di quanto si pensi”. Da qui l’auspicio che la Giornata Internazionale dedicata al popolo Rom “sia occasione per prendere le distanze da un linguaggio e da pratiche che tendono ad allargare le distanze e i pregiudizi e per intraprendere con coraggio iniziative volte a favorire la piena integrazione nel tessuto sociale del nostro Paese, certi che da questo trarranno beneficio tutti gli italiani”.

Comece: “mettere in campo un approccio non paternalistico nell’affrontare l’inclusione dei rom

8 Aprile 2019 - Bruxelles - Un invito ai futuri leader dell’Ue “ad adottare per il post 2020 un quadro legislativo Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom e a rilanciare l’impegno delle istituzioni dell’Ue per rafforzare la loro inclusione” arriva dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) alla vigilia della giornata internazionale per i rom (8 aprile). In una nota diffusa oggi dalla segreteria Comece si torna sulla relazione del 2018 della Commissione riguardo le strategie di inclusione, secondo la quale sono avvenuti “miglioramenti nell’accesso all’istruzione e alla salute, nonché nella lotta contro la povertà” per i rom; non ha fatto progressi il problema degli alloggi, mentre sono da segnalare regressi nell’ambito dell’occupazione e degli atteggiamenti anti-rom. “Rafforzare la fiducia reciproca tra la società e i rom è la chiave per superare l’anti-ziganismo”, sottolinea la Comece, indicando la necessità di “mettere in campo un approccio non paternalistico nell’affrontare l’inclusione dei rom”. “Anziché lavorare per loro”, ha sottolineato il segretario generale p. Olivier Poquillon, “è necessario lavorare insieme alle comunità rom e accompagnarle perché arrivino al pieno coinvolgimento”. (Sir)