20 Novembre 2019 - Roma - Ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di ieri il 32° viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco che avrà come tappe la Thailandia e il Giappone. Alle ore 18.20, lasciato il Vaticano, il Pontefice si è trasferito in auto all’Aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino da dove, alle ore 19.16, a bordo di un A330 dell’Alitalia, è partito alla volta di Bangkok. Alle ore 18.00, prima di lasciare Casa Santa Marta, ha voluto incontrare una decina di anziani soli ospitati dalle Piccole Sorelle dei Poveri a San Pietro in Vincoli. Il piccolo gruppo era accompagnato dall’elemosiniere apostolico, card. Konrad Krajewski. Questa mattina l’arrivo all’Aeroporto di Bangkok.
Primo Piano
Nella gioia del Battesimo… oltre le frontiere: cinque incontri a Padova per parlare di migrazioni, diritto alla protezione internazionale e accoglienza
19 Novembre 2019 - Padova – “Nella gioia del Battesimo... oltre le frontiere” è la proposta che il Coordinamento ecclesiale richiedenti protezione umanitaria della diocesi di Padova (formato dai rappresentanti di diverse realtà e uffici diocesani: Caritas, Pastorale Migrantes, Pastorale della Missione, Pastorale Sociale, Missionari Comboniani), e Acli Padova offrono in particolare ai membri degli organismi di comunione delle parrocchie della diocesi, ma aperta a quanti interessati ad approfondire il fenomeno delle migrazioni, avere strumenti per interpretarlo e spunti di azione sul fronte dell’accoglienza.
Si tratta di cinque incontri, che si terranno in altrettante zone del territorio della diocesi di Padova, in cui si parlerà di immigrazione, diritti e integrazione con gli interventi di Elena Spanache, responsabile Sportello Immigrazione di Acli Padova (Strumenti di interpretazione del fenomeno migratorio e dati dal territorio); Giovanni Barbariol, dell’associazione Avvocato di strada (Il diritto alla protezione internazionale alla luce della normativa italiana ed europea) e don Elia Ferro, direttore della Pastorale Migrantes di Padova (Non di solo pane) e il coordinamento di Gianni Cremonese, presidente Acli Padova. Il primo incontro si terrà domani, mercoledì 20 novembre, alle ore 20.45, nel patronato Santissimo Redentore di Este (Pd). Altri incontri giovedì 5 dicembre, ore 20.45, sala parrocchiale di Legnaro (Pd), sabato 7 dicembre, alle ore 18, nel centro parrocchiale di Madonna Pellegrina a Padova, giovedì 23 gennaio alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Saccolongo (Pd) e venerdì 7 febbraio, alle ore 20.45, centro parrocchiale di Vigodarzere.
Giornata per i Diritti dell’Infanzia: una “Biblioteca Vivente ” per ricordare i bambini nelle baraccopoli
19 Novembre 2019 - Roma - Domani, 20 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. L’evento ricorda l’approvazione della Convenzione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ma, nonostante siano trascorsi 30 anni da quel giorno, la strada per l’affermazione dei diritti dei bambini che vivono esclusione sociale e povertà è ancora in salita. Ne sono un esempio i circa 14mila minori rom che abitano nelle baraccopoli delle città italiane, ai margini di contesti urbani e in piccoli “ghetti” dove anche i servizi minimi non sono quasi mai garantiti, evidenzia l’Associazione 21 luglio, impegnata dal 2010 nella difesa dei diritti delle bambine e dei bambini che vivono in emergenza abitativa che come ogni anno organizza un momento di riflessione. In occasione del prossimo anniversario, in collaborazione con la Rete REYN Italia (che vede coinvolti anche l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, “Casa della Comunità Speranza” di Mazara del Vallo e l’associazione Articolo 34) ha promosso un evento di “Biblioteca vivente" dal titolo "Un libro non si giudica dalla copertina!".
Si tratta di “metodologia innovativa con un obiettivo chiaro: decostruire i pregiudizi creati intorno a differenze di genere, età, etnia, stato sociale, formazione culturale, scelte di vita attraverso il dialogo ma anche l’ascolto e la comprensione”. Cuore pulsante della Biblioteca sono i libri “umani ” e nel caso specifico “donne e uomini rom che hanno subito episodi di discriminazione nella loro vita e che dopo anni trovano il coraggio di raccontare quanto vissuto perché consapevoli della potenza intrisa nel dialogo”, si legge in una nota. A supportare la loro funzione, due ruoli importanti: il bibliotecario che presenta titoli e sinossi del catalogo e un dizionario (umano anch’egli) pronto a spiegare passaggi chiave della storia recente, non solo del nostro Paese. L’evento della “Biblioteca Vivente”, dal titolo “Un libro non si giudica dalla copertina!”, è fissato in calendario per la giornata di domenica 24 novembre con due appuntamenti: in centro città e in periferia. A partire dalle ore 10.30, i libri “umani” della “Biblioteca Vivente” saranno in piazza Madonna di Loreto per incontrare chi vorrà ascoltare le loro storie. Nel pomeriggio, invece, dalle ore 15.00, si trasferirà a Tor Bella Monaca, presso il Centro Commerciale “Le Torri” di via Amico Aspertini.
“La strada per la tutela dei diritti delle bambine e dei bambini che in Italia abitano i margini urbani è ancora lunga e in salita: i dati, tutt’altro che rassicuranti, dimostrano quanto sia necessario continuare a parlarne – ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -. Quest’anno abbiamo deciso di lasciare che siano i protagonisti stessi a raccontare le discriminazioni subite e le strategie attivate per superarle perché solo le testimonianze dirette possono imprimere stati d’animo e consapevolezze. Ringraziamo di vero cuore le donne e gli uomini che hanno accettato di raccontare alcuni dei momenti più segnanti e difficili della loro vita e ci auguriamo che tanti ‘lettori’ si avvicinino per sfogliare le ‘pagine’ che compongono il ‘catalogo’ della Biblioteca Vivente”.
L’evento è patrocinato dalla Regione Lazio, dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e dalla Fondazione Migrantes.
Fisc: il ruolo dei giornali italiani all’estero nella federazione
19 Novembre 2019 - Roma - La Federazione Italiana Settimanali Cattolici si ritroverà a Roma, da giovedì a sabato prossimo, per la XIX Assemblea elettiva con al centro il tema “Libertà di stampa e presidi di libertà”. Della federazione oggi fanno parte 183 testate giornalistiche con una presenza capillare sul territorio italiano e…non solo. Alla federazione, infatti, aderiscono anche alcune testate in lingua italiana edite all’estero e di ispirazione cattolica e che raccontano la vita di tanti italiani che per varie ragioni risiedono fuori dai nostri confini nazionali.
Anche loro rappresentano “il territorio” italiano anche se spesso ci si dimentica. Si tratta di due settimanali editi in Svizzera e Romania, di un mensile in Germania-Scandinavia e di uno in Lussemburgo, di un giornale online, di un trimestrale che copre l’area Francia-Belgio-Lussemburgo e del mensile della Fondazione Migrantes. Anche questi rappresentano “presidi di libertà” a servizio dell’Italia. Un impegno che sarà ribadito in Assemblea. (Raffaele Iaria)
I rom di Rubattino dieci anni
19 Novembre 2019 -
Milano - Il 19 novembre 2009 Florina vedeva la cartella di sua figlia distrutta dalle ruspe. Quella del fratello maggiore, invece, l’aveva salvata una maestra. Alla sera la famiglia era disperata sotto i piloni della tangenziale est di Milano: qualche coperta veniva distribuita dalla Comunità di Sant’Egidio insieme ad alcuni genitori delle scuole. All’alba era arrivato l’esercito e aveva sgomberato i 400 rom della baraccopoli di via Rubattino. Erano gli anni della 'caccia al rom', in cui la giunta Moratti rivendicava il traguardo dei 500 sgomberi. In realtà erano operazioni inutili e costose, colpivano sempre le stesse persone: il nipote di Florina arrivò a subirne venti in un anno.
Questa mattina, esattamente dieci anni dopo, Florina si è svegliata in una casa (dove paga regolarmente l’affitto) della periferia sud di Milano, è andata all’albergo a due passi dal Duomo dove lavora come cameriera, mentre suo marito fa il saldatore. In metropolitana ha fatto i quiz: sta preparando l’esame della patente. I due figli, invece, quelli delle cartelle di dieci anni fa, sono in classe (terza superiore) e al quarto mese di lavoro in un ristorante, terminata la scuola professionale.
L’altro ieri, come tutte le domeniche, sono stati come volontari in un istituto di anziani del quartiere Corvetto, insieme ai Giovani per la Pace di Sant’Egidio.
Quella di Florina è solo una delle 73 famiglie rom (350 persone) passate dalle baracche di Rubattino alla casa. «È finito il tempo dei topi e delle ruspe» dice. In tutti questi nuclei almeno un adulto lavora, la scolarizzazione dei minori è del 100%, dall’infanzia alle superiori. Le ferite del passato rimangono – due ragazzi hanno diagnosi neuropsichiatriche che rilevano i traumi dovuti agli sgomberi – ma la vicenda di Rubattino rappresenta uno dei più significativi percorsi di integrazione di rom in Italia degli ultimi decenni. È stato realizzato interamente da persone che hanno operato a titolo gratuito: la Comunità di Sant’Egidio e i tanti cittadini che si sono uniti in questa catena di solidarietà.
Lo sgombero del 2009 fu una svolta per Milano, perché provocò una reazione inaspettata: insegnanti, cittadini e genitori dei compagni di classe ('Mamme e Maestre di Rubattino') aprirono le porte di casa per dare ospitalità alle famiglie sgomberate, centinaia di cittadini si mobilitarono per raccogliere coperte e pasti caldi. Infatti, grazie al lavoro culturale che Sant’Egidio aveva svolto nel quartiere, per tanti residenti i rom non erano più 'gli zingari', una categoria infida e minacciosa, ma erano diventati 'il mio alunno', 'il compagno di classe di mia figlia'. I rom erano Florina, Adrian, Cristina. «La risposta della città – disse il cardinale Dionigi Tettamanzi – non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive». Fece scalpore la reazione, non contro i rom, ma a favore del diritto allo studio dei bambini, ma la vera notizia è quanto successo nei dieci anni successivi. Quei legami, costruiti all’uscita di scuola ma anche distribuendo una coperta sotto il pilone della tangenziale, non sono terminati. La prova sta nel cellulare di Florina: ci sono i numeri degli amici di Sant’Egidio, quello della maestra che salvò la cartella e della mamma di un compagno di scuola della figlia. Spiega la Comunità, che in questi anni ha coordinato le azioni solidali: «In questi dieci anni ci siamo legati in amicizia attorno a persone rom e abbiamo legato altri, mostrando come la solidarietà possa essere contagiosa. La vicenda di via Rubattino sconfigge la rassegnazione e ci insegna che è più bello per tutti – rom e non rom – vivere gli uni insieme agli altri e non gli uni contro gli altri». (Stefano Pasta – Avvenire)
Comunità cristiane e fratelli immigrati
19 Novembre 2019 - Bologna - Uscire dagli stereotipi, liberarsi dalla tentazione di ridurre volti, storie, potenzialità, dignità di persone a etichette e colmare la marcata distanza tra la realtà della migrazione e la sua rappresentazione mediatica e culturale, che condiziona pesantemente non solo la politica, ma anche la vita pastorale e sociale.
Questi alcuni degli obiettivi che gli Uffici pastorali della Curia diocesana di Bologna si sono dati in una mattinata seminariale attorno ai dati dell’ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana Fondazione Migrantes, venerdì scorso alla presenza dell’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi. L’immigrazione è fenomeno che riguarda trasversalmente tutta l’attività della Chiesa, non solo caritativa: dalla famiglia al lavoro, dalla scuola alla liturgia, dalla salute alla catechesi, dalla pastorale giovanile fino alla terza età.
Il rapporto, presentato da Simone Varisco di Migrantes, si conferma uno strumento irrinunciabile non solo per gli operatori pastorali, ma anche per scuole, università e istituzioni, presso le quali si moltiplicano le presentazioni. Il primo e più evidente dato è che, a fronte di una crescita complessiva del fenomeno migratorio nel mondo (l’ultima stima parla di 257,7 milioni di persone), l’Italia sta segnando un rallentamento progressivo degli indici di immigrazione; e il corridoio del Mediterraneo che collega Africa a Europa passando per l’Italia rappresenta ormai un dettaglio nei confronti di altri corridoi decisamente più battuti. Un dato ignorato dai più è infatti che le grandi vie della migrazione sono quelle intra–asiatiche (63,3 milioni), intra-europee (41), panamericane (26,4) e intra-africane (19,4).
Guardando poi a ciò che succede in Europa, è sorprendente vedere che i Paesi che hanno un nettissimo aumento del fenomeno sono Romania, Spagna, Malta e Ungheria, mentre sono in «recessione migratoria» Austria, Svezia, Germania, Grecia e Francia. Anche i vari ambiti della Pastorale ecclesiale sono quindi chiamati ad uscire dal falso binomio migrante–profugo, che non rende giustizia a una realtà complessa e ricca di implicazioni, con tante ombre e tantissime luci. Altro dato significativo è che le richieste di aiuto pervenute alla Caritas (dati 2017) riguardano gli stranieri solo per il 57,8% e che – ecco la sorpresa – nelle regioni meridionali, i bisognosi assistiti dalla Chiesa sono al 68% italiani, con punte dell’80% in Sicilia. Cosa ci dicono questi numeri? Che i 5.255.503 cittadini stranieri residenti in Italia (8,7% della popolazione) condividono ormai pienamente la nostra vita, con le sue opportunità e le sue problematiche e che a fronte di una retribuzione media molto più bassa di uno straniero rispetto a un italiano, aumentano costantemente le imprese avviate da cittadini stranieri, che contribuiscono al benessere nazionale. Solo un ultimo dato: gli alunni senza cittadinanza italiana nella scuola sono il 9.7%, ma di questi il 63,1% sono nati in Italia, cioè parlano italiano, spesso con inflessioni dialettali, e condividono in tutto e per tutto il percorso educativo e formativo dei ragazzi italiani. Il vero dato sul quale è urgente intervenire è quello di periferie metropolitane nelle quali si concentrano situazioni di fragilità e potenziale conflitto. In tutto ciò, la Chiesa è interpellata anche e soprattutto nella sua missione di evangelizzazione. Se è vero che la maggior parte degli immigrati sono cristiani, come cambia il volto delle nostre comunità e delle nostre aggregazioni laicali? In che misura questi fratelli sono coinvolti nella nostra attività pastorale, negli organismi di partecipazione, nelle nostre
esperienze associative e spirituali? (Andrea Caniato - direttore Ufficio regionale Migrantes Emilia Romagna
Migranti e religioni: oggi l’intervento di don de Robertis
19 Novembre 2019 - Roma - Il convegno "Migranti e religioni", che ha preso il via ieri, vede la partecipazione dei rappresentanti delle Chiese cristiane che sono in Italia: l’amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca, l’arcidiocesi del Patriarcato di Costantinopoli, la Chiesa apostolica armena d’Italia, la Chiesa d’Inghilterra, la diocesi copto ortodossa di San Giorgio di Roma, la diocesi Romena d’Italia, la Federazione delle Chiese evangeliche e gli Avventisti del Settimo giorno.
Nel pomeriggio di oggi porterà la sua testimonianza don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Le conclusioni, domani, sono affidate a monsignor Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI.
I figli venuti dal mare che hanno cambiato la vita di chi li ha presi in braccio
19 Novembre 2019 - Palermo - Quei figli venuti dal mare sono giunti a sorpresa, li hanno guardati negli occhi, hanno sorriso e li hanno scelti. Cioè, sono quei bambini ad aver scelto i loro nuovi genitori italiani e non viceversa, anche se le norme e le procedure burocratiche raccontano un’altra storia. Come spiegarsi allora quel sonno profondo e sereno di Naila, nell’auto di Dario e Silvia, appena un’ora e mezza dopo averli conosciuti? E quell’istinto di Leonardo, ancora incerto sulle gambette, che, vedendo Maria Elena e il marito, scelse di accovacciarsi tra le braccia del futuro papà Walter? Non lascia dubbi il sorrisone di Alisia Gift, poco più di due mesi, che dopo la prima notte trascorsa nella casa di Carmen e suo marito, «era come se volesse dirci –raccontano –: 'Sono felice di stare con voi'».
Si tratta di storie di coppie che hanno adottato bambini africani poco più che neonati, di altri abbandonati da ragazze violentate in Libia, di famiglie che hanno portato a casa loro in affido minori stranieri non accompagnati, di tutori volontari che hanno fatto mille battaglie per assicurare un futuro ai propri ragazzi o di semplici cittadini che ospitano rifugiati a casa o hanno sostenuto giovani migranti nel loro percorso di integrazione, sino al raggiungimento di tutti gli obiettivi che si erano prefissati. C’è tanta umanità nascosta, che non fa rumore, ma che è viva e più diffusa di quanto si possa immaginare. Un pezzo di Italia bella e che fa ben sperare si racconta nel volume 'Prima gli ultimi. Le storie di chi non si è girato dall’altra parte', del giornalista palermitano Rino Canzoneri, edito dalle Paoline, con un’introduzione di papa Francesco.
Tre coppie hanno adottato altrettanti bambini di pochi mesi arrivati da soli coi barconi a Lampedusa perché le loro mamme sono morte nella traversata del Mediterraneo. Silvia Buzzone, Maria Elena Poderati e Carmen Chiaramonte raccontano il lungo e travagliato percorso
burocratico, l’arrivo dei piccoli a casa, le difficoltà ad affrontare la nuova situazione per chi diventa mamma e papà dall’oggi al domani, gli amici e i parenti che si prodigano per dare consigli, per portare vestitini, carrozzine o seggioloni.
La piccola Naila impara a fidarsi subito, attenta a ogni particolare della nuova casa palermitana, sorridente, serena e a suo agio. L’unica cosa che non tollerava era che le venissero toccate le mani, che qualcuno gliele potesse tenere. La donna che l’aveva presa in braccio, dopo la morte della mamma in mare, la teneva stretta a sé, quasi facendole male, per cui lei non tollerava più questa sensazione di costrizione. Leonardo ha fatto irruzione piccolissimo nella vita dei suoi nuovi genitori, poi è arrivato il tempo delle domande e del bisogno di conoscere le sue origini. «Mamma, perché tu sei bianca ed io nero? Tu sei bianca e anche il nonno è molto bianco perché bevete troppo latte. Dovete mangiare più cioccolato e così diventerete neri come me» dice un giorno spiazzando tutti. Maria Elena e Walter non vogliono cancellare la sua storia, fanno di tutto perché conosca l’Africa, «una terra bellissima dove ci sono tanti animali che vede spesso nei cartoni animati. E lui è fiero di essere nato in Africa e ne fa motivo di orgoglio e di vanto ». Con i compagni di scuola parla spesso dell’Africa con entusiasmo, con i suoi racconti pieni di pathos li affascina e li conquista. «Io sono nato lì» dice un giorno a un compagno che ascolta i suoi racconti con stupore «e per questo sono di colore nero». E poi c’è Ottavina, ormai una bella ragazzina di 13 anni, adottata in Tanzania dopo una lunghissima trafila da Giusi D’Agostino, volontaria per tantissimi anni in terra d’Africa, dove trascorreva tutte le sue ferie. Proprio in un orfanotrofio di un villaggio conobbe Ottavina, aveva venti mesi ed era la più piccola e la più indifesa: aveva perso i genitori ed i parenti rimasti erano molto poveri. La bimba l’aveva prescelta, non voleva mai staccarsi da lei, la voleva a tutti i costi come madre. «La prima cosa che disse, arrivando in Italia, fu semplice. «Finalmente ho una casa e una famiglia». (Alessandra Turrisi – Avvenire)
Radio Italia: oggi con gli italiani in Canada e in Cina
19 Novembre 2019 - Roma - In apertura della puntata di oggi de “L’Italia con Voi” su Rai Italia - trasmissione dedicata agli italiani all’estero condotta da Monica Marangoni con Stefano Palatresi al pianoforte - a pochi giorni dall’attentato ai militari italiani in Iraq, un omaggio a tutti i nostri militari impegnati all’estero, con il tenente colonnello Gianfranco Paglia, ferito in missione e medaglia d'oro al valor militare e Salvatore Santangelo, giornalista esperto di politica internazionale. Poi sarà la volta di Domenico Iannacone, giornalista e autore televisivo che per Rai3 ha firmato tanti programmi di approfondimento, ottenendo premi e riconoscimenti di grande rilievo. Quindi Drupi, tra i cantautori italiani più apprezzati all’estero. Si volta pagina e si parla di una grande storia d’amore, quella tra Catherine Deneuve e Marcello Mastroianni, con lo scrittore Guido Barlozzetti. Per la rubrica “EraOra-il lato C della Musica”, il cantante Nek.
Per “Storie dal Mondo” è la volta di Toronto con un salto indietro di qualche decennio con l’evento itinerante: “La Battaglia per l’Italia” che celebra i caduti durante lo sbarco in Sicilia delle Forze Alleate: molti di quei soldati erano Italo-Canadesi. Poi nel Sud della Cina per incontrare Lucia Pasqualini, console italiano a Canton, che parlerà degli italiani residenti nella Greater Bay Area, la zona più densamente popolata del mondo.
Mons. Russo: “aprirsi alle differenze”
18 Novembre 2019 - Roma - “Migranti e religioni è un tema di grande attualità ma bisogna uscire fuori da una lettura demagogica della realtà. I fatti di questi ultimi tempi chiedono alle Chiese cristiane di rendere ragione del Vangelo e camminare fianco a fianco”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, aprendo a Roma il convegno “Migranti e religioni”, organizzato dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in corso fino al 20 novembre.
“Come Chiesa italiana – ha ricordato – siamo felici di favorire, supportare, sostenere e incoraggiare processi di dialogo con tutti i fratelli e sorelle delle Chiese cristiane e favorendo passi concreti”. Mons. Russo ha citato come esempio di impegno ecumenico sul tema migranti la visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo nei campi profughi nell’isola di Lesbo e l’appello comune del 2018 per aprire vie sicure e regolari di ingresso e corridoi umanitari, un “ecumenismo della carità” riconosciuto di recente con il Premio Nansen. I corridoi umanitari, ha precisato mons. Russo, sono “un modo sicuro per tutti, un progetto di accoglienza e di integrazione per favorire l’incontro vero tra le persone”. “I migranti – ha detto – ci costringono a tornare alla chiamata di ogni uomo, alla vocazione” perché le “differenze non sono più significative davanti a Dio anzi diventano elemento di ricchezza. Possiamo essere noi stessi ed essere autenticamente ecumenici ed interreligiosi”. “Perpetuare la distinzione tra noi e loro non ha più senso – ha sottolineato -. I migranti sono soprattutto persone ma sono anche la parte più evidente del grande iceberg della cultura dello scarto”. A questo atteggiamento bisogna opporre una “cultura nuova fatta di incontro e lotta condivisa ad ogni emarginazione”. Perciò, bisogna “investire sull’impegno educativo per comprendere le migrazioni secondo umanità” ed evitare la “strumentalizzazione delle migrazioni” oggi evidente. “Qualsiasi migrante – ha concluso – va considerato persona migrante e quindi va accolto, protetto, promosso e integrato. Le comunità religiose siano aperte alle differenze”.
Mci Germania: il cammino formativo nella Missione italiana di Colonia
18 Novembre 2019 - Colonia - “Le otto beatitudini: via per rimanere”: è il tema dato dalla Missione Cattolica Italiana di Colonia al cammino pastorale 2019-2020, iniziato con una giornata di preghiera a Düsseldorf. Un pieghevole ne presenta il tema e le varie tappe. “La riflessione che abbiamo fatto sul perseverare, sul rimanere, senza timore di essere sempre più piccolo gregge, anzi cogliendo questa riduzione come un’opportunità, una grazia per ritrovare la freschezza del vero volto della Chiesa, sempre più chiamata ad essere comunione di piccole comunità che scelgono radicalmente di vivere il comandamento nuovo (cfr Gv 13,34-35), ci conduce oggi - si legge - a dover lavorare e riflettere sulla strada da intraprendere (…): sono le otto beatitudini… Le beatitudini ci fanno guardare a Gesù perché lui è il davvero povero, l’afflitto, il mite, l’affamato e assetato di giustizia, il misericordioso, il pacificatore, il perseguitato a causa della giustizia. Le Beatitudini sono la via dell’uomo nuovo creato dalla Croce e Risurrezione di Gesù. I santi sono gli uomini delle Beatitudini. Buon cammino”, augura concludendo il team pastorale della Mci di Colonia ai parrocchiani.
“Libertà di stampa e presidi di libertà; da giovedì l’Assemblea FISC
18 Novembre 2019 - Roma - “Libertà di stampa e presidi di libertà” sarà il tema del XIX appuntamento assembleare elettivo che la Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc) si appresta a vivere dal 21 al 23 novembre. Il 20 novembre il Consiglio nazionale incontrerà il Capo della Stato al Quirinale. “Al presidente Mattarella – si legge in una nota della Fisc – ribadiremo ancora una volta l’impegno delle nostre testate ad essere ‘presidi di libertà’ sul territorio nazionale”.
Interverranno all’apertura dei lavori assembleari, il pomeriggio del 21 novembre, mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, e Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria.
A seguire, una tavola rotonda sul tema “Libertà di stampa e presidi di libertà” con una relazione di Giovanni Maria Flick (presidente emerito della Corte costituzionale). Interverranno: Giuseppe Giulietti (presidente della Fnsi), Carlo Verna (presidente dell’Ordine dei giornalisti), Maurizio Di Schino (segretario generale dell’Ucsi), don Adriano Bianchi (presidente della Fisc). Modererà Chiara Genisio (vice presidente vicario della Federazione).
“Nel corso di questa prima giornata assembleare – come evidenziato in un comunicato Fisc - ci sarà anche l’occasione per esprimere un segno di ringraziamento ai direttori che hanno lasciato la guida delle proprie testate nel triennio 2016-2019 riprendendo una tradizione delle trascorse Assemblee”.
La mattina del 22 novembre è prevista una concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Dopo i saluti di Vincenzo Corrado (direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della conferenza Episcopale italiana) e gli interventi di monsignor Luigi Poli (direttore dell’ufficio per l’Obolo di San Pietro) e Matteo Calabresi (responsabile dell’ufficio CEI per la Promozione e il Sostegno alla Chiesa cattolica), la relazione sul triennio appena trascorso del presidente uscente don Adriano Bianchi, a cui seguiranno i dibattiti assembleari e le operazioni di voto per l’elezione del consiglio nazionale e del comitato tecnico consultivo.
La mattina del 23 novembre è dedicata alla partecipazione ad uno dei due momenti culturali che l’Esecutivo ha pensato di proporre: la visita alla Necropoli Vaticana sotto la basilica di San Pietro o il suggestivo itinerario al seguito del clavigero che all’alba apre le varie sale dei Musei Vaticani.
Nei giorni immediatamente precedenti l’Assemblea, il presidente don Adriano Bianchi e il vice presidente Chiara Genisio saranno ospiti il 19 novembre, alle 15.15, negli studi di Tv2000 della trasmissione “Siamo Noi”, per “raccontare la storia passata e le sfide attuali che impegnano la Federazione”.
Alla Federazione aderiscono oggi sette testate cattoliche in lingua italiana edite all'estero.
Papa Francesco: i poveri sono “preziosi” agli occhi di Dio
18 Novembre 2019 - Città del Vaticano – Ieri la celebrazione della III Giornata Mondiale dei Poveri. Papa Francesco ha voluto trascorrerla, nell’Aula Paolo VI, con 1.500 bisognosi, persone meno abbienti e poveri accompagnati dal personale delle associazioni di volontariato e che in mattinata avevano partecipato alla celebrazione nella basilica di San Pietro. Nell’omelia ha chiesto, come proposta di esame di coscienza : “Io aiuto qualcuno da cui non potrò ricevere? Io, cristiano, ho almeno un povero per amico?”. Per il papa i poveri sono “preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io”, “non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano. Ci ricordano che il Vangelo si vive così, come mendicanti protesi verso Dio”. “La presenza dei poveri ci riporta al clima del Vangelo, dove sono beati i poveri in spirito”, ha quindi proseguito: “Allora, anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro”. “Che bello se i poveri occupassero nel nostro cuore il posto che hanno nel cuore di Dio!”, ha detto papa Francesco: “Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa. “Tra tante cose penultime, che passano, il Signore vuole ricordarci oggi quella ultima, che rimarrà per sempre”: l’amore, perché “Dio è amore e il povero che chiede il mio amore mi porta dritto a lui. I poveri ci facilitano l’accesso al cielo: per questo il senso della fede del Popolo di Dio li ha visti come i portinai del cielo. Già da ora sono il nostro tesoro, il tesoro della Chiesa. Ci dischiudono infatti la ricchezza che non invecchia mai, quella che congiunge terra e cielo e per la quale vale veramente la pena vivere: l’amore”.
Papa Francesco ha qui ndi messo in guardia da coloro che diffindono allarmismi: “non va seguito chi diffonde allarmismi e alimenta la paura dell’altro e del futuro, perché la paura paralizza il cuore e la mente”, ha detto. “Quante volte ci lasciamo sedurre dalla fretta di voler sapere tutto e subito, dal prurito della curiosità, dall’ultima notizia eclatante o scandalosa, dai racconti torbidi, dalle urla di chi grida più forte e più arrabbiato, da chi dice ‘ora o mai più’”, ha sottolineato aggiungendo che “questa fretta, questo tutto e subito non viene da Dio”: “Se ci affanniamo per il subito, dimentichiamo quel che rimane per sempre: inseguiamo le nuvole che passano e perdiamo di vista il cielo”. Gesù, infatti, “ci dice che quasi tutto passerà. Quasi tutto, ma non tutto. A crollare, a passare sono le cose penultime, non quelle ultime: il tempio, non Dio; i regni e le vicende dell’umanità, non l’uomo. Passano le cose penultime, che spesso sembrano definitive, ma non lo sono”.
E all’Angelus ha ricordato la beatificazione di padre Emilio Moscoso, avvenuta a Riobamba, in Ecuador, ucciso nel 1897 durante le persecuzioni contro la Chiesa cattolica: “Il suo esempio di religioso umile, apostolo della preghiera ed educatore della gioventù, sostenga il nostro cammino di fede e di testimonianza cristiana”.
Rai Italia: negli Usa per parlare dei nostri connazionali
18 Novembre 2019 - Roma - La puntata di “L’Italia con Voi” – su radio Italia - si apre oggi con Monica Marangoni che insieme al maestro Stefano Palatresi accoglie Jessica Morla che si racconta e si esibisce dal vivo. Poi è la volta degli atleti della Nazionale Italiana di nuoto paralimpico, protagonisti di un’impresa storica ai recenti Campionati Mondiali di Londra 2019: Simone Barlaam e Carlotta Gilli, accompagnati dal loro tecnico Riccardo Vernole. Segue il collegamento da Brescia con Marco Colombo, presidente di “Active Sport”, una realtà sportiva bresciana, che da anni ha messo al centro lo sport come rivincita personale per le persone diversamente abili. Quindi, Gianluca Veggia, presenta le suo micro–sculture. Restiamo in tema “scultura” anche con la lezione d’italiano di Vincenzo D’Angelo, della “Società Dante Alighieri”, poi Maria Carfora canta “Piccola e Fragile” di Drupi, un grandissimo successo dell’estate del 1974. Si prosegue con Flavia Cristaldi, professoressa di Geografia umana presso la Sapienza di Roma, per raccontare come i nostri connazionali nel mondo sono riusciti a mantenere viva la nostra cultura vitivinicola. Su questo tema negli anni scorsi la Fondazione Migrantes ha pubblicato uno studio apposito. In chiusura, “Hollywood Party” porta a conoscere Silvio Laurenzi, storico costumista del cinema italiano.
Per le Storie dal Mondo prima a New York, per un’iniziativa di scambio interculturale Italia–Usa, poi a Washington per l’annuale gala della Niaf, la Fondazione che riunisce gli italo-americani d’America.
Rom: un incontro di Sant’Egidio su percorsi di integrazione a Milano
15 Novembre 2019 - Milano “I Rom di Via Rubattino 10 anni dopo. Immagini, video e racconti di un'integrazione possibile". Questo il tema di un incontro promosso dalla Comunità di Sant’Egidio di Milano il prossimo 19 novembre, che vuole fare il punto sulle storie dei rom sgomberati dieci anni fa a Milano. Era il 19 novembre del 2009 quando 400 rom romeni venivano sgomberati dalla baraccopoli di via Rubattino a Milano. Venti sgomberi in un anno con bambini costretti a cambiare 8 scuole in tre anni. La Comunità di Sant'Egidio, insieme a tanti cittadini della zona ("Mamme e maestre di Rubattino"), reagì con azioni solidali, come le insegnanti che ospitarono gli alunni sgomberati, ricorda una nota. Oggi la quasi totalità di quelle persone (73 famiglie) vive in casa, è “finito il tempo delle baracche e dei topi; in ogni nucleo almeno un adulto lavora; il 100% dei minori frequenta le scuole dell'infanzia, primarie e medie, molti ragazzi studiano alle superiori e fanno volontariato”.
All’incontro porteranno la loro testimonianza alcuni rom e interverranno l'Assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Gabriele Rabaiotti, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e Milena Santerini dell'Università Cattolica e Comunità di Sant'Egidio coordinati da Stefano Pasta, Assunta Vincenti, Flaviana Robbiati e Elisa Giunipero. La vicenda dei rom di Rubattino rappresenta “uno dei maggiori casi di superamento della baraccopoli e di accesso alla casa, tra i più significativi percorsi di integrazione di famiglie rom in Italia”, spiega oggi la comunità: "Dieci anni di amicizia ci dicono che tanti muri sono stati abbattuti, tante cose che ritenevamo impossibili sono diventate la normalità: è normale che un ragazzo finisca le medie e si iscriva alle superiori, è normale che due amici rom e non rom escano insieme a Milano che è la città di entrambi, è normale che un anziano milanese sia accudito da una donna rom. E' diventato normale che persone tanto diverse si sentano parte della stessa famiglia. E' stata un'amicizia che ha chiesto di cambiare a tutti, ai rom e ai non rom".
Italia con voi a Hong Koog e in Canada
15 Novembre 2019 - Roma - La rubrica le Storie dal Mondo del programma “L’Itali con Voi” su Rai Italia oggi porterà i telespettatori a Hong Kong, dove vive Giovanni Angelini, che per 20 anni è stato amministratore delegato di una catena asiatica di hotel di lusso. Poi, in Canada, per scoprire le nuove iniziative dell’associazione di imprenditori e professionisti italo-canadesi a Toronto.
In apertura di puntata Moda e Made in Italy con Giuseppe Di Stefano, imprenditore nel settore della maglieria, primo ospite di Monica Marangoni e Stefano Palatresi. Segue uno spazio dedicato a Lelio Luttazzi, indimenticato musicista e storico conduttore di “Hit Parade”, con Rossana Moretti Luttazzi, moglie di Lelio, in studio assieme ai vincitori della terza edizione del Premio Luttazzi: Danilo Tarso, premiato nella categoria Giovani Pianisti Jazz, e Caterina Comeglio, premiata come cantautrice jazz. Si continua con la musica dei Management, gruppo ‘indie’ italiano, con in studio Luca Romagnoli, autore dei testi e Marco Di Nardo, compositore delle musiche. Poi, è la volta di Fabrizio Nicoletti, del Ministero degli Affari Esteri, che rivela come Trieste diventerà la città europea della scienza il prossimo luglio, grazie a oltre 4000 scienziati che parteciperanno alla conferenza “Euro Science Open Forum 2020”. In chiusura, per la rubrica "I colori dell'Italicità", lo scrittore Sandro Veronesi, che ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo, "Il Colibrì".
Farnesina: il 19 novembre la presentazione di una “Guida di orientamento per i detenuti italiani all’estero”
15 Novembre 2019 - Roma - “Guida di orientamento per i detenuti italiani all'estero”: questo il titolo di un manuale contenente le principali informazioni e le procedure di assistenza consolare nei casi di detenzione di connazionali all'estero, al fine di valorizzare l'assiduo lavoro di assistenza svolto dalla Rete diplomatico-consolare in favore dei detenuti italiani. Il manuale verrà presentato martedì, 19 novembre, alla Farnesina dal Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano, dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero, Luigi Maria Vignali e dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, Francesco Basentini. Porterà anche una testimonianza Denis Cavatassi assolto nel 2018 dalla Corte Suprema della Thailandia.
15 Novembre 2019 - Dall'inferno libico al Conservatorio: i fan gli finanziano il primo disco
Palermo - Sogna di poter insegnare musica e mentre studia per ottenere il diploma al Conservatorio, ha già scritto “Walaho”, una delle canzoni per il suo primo album, il cui titolo significa “Per favore” in Esan, una delle lingue parlate in Nigeria. “È una canzone che ho scritto per mia mamma, nella quale le chiedo 'Per favore non lasciarmi sbagliare strada'”. Lui si chiama Chris Obehi, è di origine nigeriana, ha 21 anni ed è un musicista: nella sua chiesa si esibiva alle percussioni e al basso, ha studiato chitarra da autodidatta con dei video su Youtube in centro di accoglienza per minori migranti e ora sta perfezionando la sua tecnica nelle aule del Conservatorio di Palermo; mentre all'Università segue anche i corsi della facoltà di Scienze del turismo.
“Ho sempre sognato di incidere un album, ma riuscirci con il crowdfunding è stato il miglior modo per testimoniare che l'integrazione è possibile” ha spiegato Chris, ringraziando tutti gli amici che lo hanno sostenuto con una piccola donazione. Sopravvissuto al deserto, all'inferno della Libia e al Mediterraneo, “innamorato dell'Italia e della Sicilia” è riuscito a finanziare il suo primo disco attraverso una piattaforma di raccolta fondi online. “È tutto digitale, ma le persone sono verissime, molte alla fine dei concerti mi chiedevano 'Ma dove possiamo ascoltare le tue canzoni?' e in pratica sono stati loro a mettere in moto questo album”, ha aggiunto il 21enne che in poco più di un mese ha raccolto i 5mila euro necessari a registrarlo in studio.
Per molti è ancora soltanto il ragazzo che canta Rosa Balistreri, l'apprezzata artista popolare siciliana scomparsa nel 1990, che cantò le sfumature di una Sicilia attanagliata tra mafia, connivenze e preconcetti. “Le sue canzoni mi hanno stregato per il ritmo che sembra davvero africano - ha spiegato Chris - la sua voce molto forte è un'anima piena, poi ho scoperto anche i testi e le ho imparate una dopo l'altra”.
“Quando sono entrato in Conservatorio non conoscevo neppure gli spartiti, andavo a orecchio”, ha raccontato. Sua madre cantava nei cori gospel della parrocchia, suo padre amava il reggae di Bob Marley, mentre suo nonno aveva la passione per gli strumenti a corda, “anche se il mio nome, Obehi, che significa 'mano d'angelo' lo decise mia nonna che probabilmente aveva già visto il mio futuro da musicista”.
Alle spalle ha una lunga traversata partita dalla Nigeria e terminata sulle coste di Lampedusa, compresi 4 mesi di permanenza in un centro di detenzione in Libia. “Ho lasciato la Nigeria nel 2015 a causa del forte aumento di tensioni religiose dovute alla presenza di Boko Haram. Non avrei mai voluto lasciare il mio Paese e nemmeno la mia famiglia, ma essendo cristiano la mia vita era in pericolo. Il viaggio è stato tosto, provo dolore a parlarne, preferisco concentrarmi sul presente piuttosto che guardare al passato”, ha aggiunto Chris che lascia alla musica il suo grido alla disumanizzazione per quello che oggi subiscono i migranti, con la canzone “Non siamo pesci”, candidata al Premio Musica contro le mafie.
Dopo l'arrivo, il trasferimento in una comunità per minori a Messina e infine Palermo. “Qui ho iniziato a frequentare dei locali e una sera mi hanno chiamato per esibirmi” racconta, aggiungendo che “in Nigeria suonavo con una piccola band, eravamo in cinque e io suonavo il basso, non avevamo neppure un nome, ma suonavamo principalmente due repertori: funerali e matrimoni”. Poi per quattro mesi Chris finisce a Venezia per lavorare nella logistica “ma la Sicilia mi mancava troppo”. Tornato nel capoluogo siciliano, dopo alcuni video rimbalzati sul web, è diventato un simbolo di buona integrazione, ma anche di buona musica e lo scorso anno ha iniziato una piccola tournée a Milano, Torino, Napoli, Firenze e Verona. Lo scorso 9 maggio assieme a Roy Paci si è esibito a Cinisi, in occasione delle commemorazioni di Peppino Impastato. “La sua storia mi ha davvero colpito perché anche noi in Nigeria lottiamo contro organizzazioni come Boko Haram o i cults, che ti controllano dalle prime scuole fino all'età adulta - ha spiegato Chris - anche molti nigeriani che vengono qui si trovano bloccati in situazioni del genere, soprattutto nel quartiere di Ballarò, per questo vorrei essere d'aiuto per loro, semplicemente per ricordare che noi tutti abbiamo la nostra possibilità di vita. Potrei dire di vivere un sogno, ma so per certo che è tutto reale e sta accadendo realmente”. (I.Sol. – Avvenire)
Vescovi Usa: “la Chiesa non fa distinzione di confini”
15 Novembre 2019 - Baltimora - L’emergenza migrazione al confine con il Messico e la sospensione legale dei 700mila dreamers irrompono nell’assemblea autunnale dei vescovi americani. In questi giorni la Corte Suprema ha cominciato a discutere tre casi che mettono in dubbio la legittimità delle decisioni di alcuni tribunali intervenuti sull’ordine esecutivo del presidente Trump che abrogava di fatto il Daca, una norma decisa da Barack Obama che autorizzava il differimento della deportazione per tutti quegli immigrati giunti bambini negli Usa al seguito di genitori senza documenti. Il Daca ha consentito agli immigrati di studiare, lavorare, pagare le tasse e servire il Paese nei modi più vari.
Molti di questi giovani, genitori a loro volta, sono leader nelle parrocchie e nelle comunità cattoliche ed evangeliche ed è anche questo che ha spinto il presidente della Commissione sulle migrazioni della Conferenza episcopale, mons. Joe S. Vásquez, e altre organizzazioni cattoliche ed evangeliche a presentare un documento di 38 pagine alla Corte suprema perché tenga conto che la totale revoca del Daca di fatto separerebbe intere famiglie ma soprattutto esporrebbe alla violenza e alla strada migliaia di giovani che conoscono come unica patria gli Stati Uniti. Una delle ultime statistiche sui nuovi nati certifica che 256mila bambini hanno almeno un genitore che rientra nel programma del Daca.
La Chiesa da tempo sollecita i legislatori a trovare una soluzione che implichi la cittadinanza e fornisce accompagnamento legale e sostegno psicologico a tutti quelli che da oltre un anno vivono nella sospensione della deportazione e su questo fronte non intende fermarsi.Il neoeletto presidente della Conferenza episcopale, mons. Josè Gomez ha voluto sottoporre al dibattito con i suoi confratelli altri tre punti sull’emergenza migratoria che le comunità si trovano a vivere sia ai confini che in gran parte del Paese.
Primo fra tutti l’accoglienza dei rifugiati: ciò che per decenni è stato il fiore all’occhiello degli Usa, e cioè l’apertura delle porte a chi fuggiva da guerre e persecuzioni, negli ultimi tre anni ha avuto un drastico calo, passando dai 110mila del 2017 agli appena 18mila programmati per il 2020. Questa decisione governativa ha avuto un impatto anche sui centri e sui programmi d’accoglienza della Chiesa che ne ha chiusi definitivamente 51 e quest’anno altri 41 uffici saranno chiusi in 23 Stati. 18 dei programmi sponsorizzati dalla Conferenza episcopale sono stati sospesi e chiusi i 6 uffici che se ne occupavano. I due provvedimenti del presidente, uno noto come “Remain in Mexico – Rimani in Messico” e l’altro sulla regolamentazione delle richieste d’asilo che prevede di richiedere in un Paese terzo la documentazione per l’asilo negli Usa – hanno drasticamente ridotto gli arrivi ma hanno creato una vera emergenza umanitaria in Messico dove al momento oltre 60mila migranti stazionano al confine. “Alcuni di loro non possono tornare indietro e altri non possono proseguire il viaggio, per cui vivono bloccati in territori dove non ci sono case a sufficienza e l’assistenza legale è limitata – precisa il vescovo Vasquez -. Siamo molto preoccupati per le famiglie con membri affetti da disabilità, per le donne incinte e per i minori, soggetti tutti estremamente vulnerabili. Sappiamo che sono vittime della tratta e di bande che scorazzano violentemente in quella zona del Paese. Questa è emergenza anche per noi, la Chiesa non fa distinzione di confini: sono tutti nostri fratelli e sorelle”.
L’ultimo riguarda i migranti che vivono sotto uno stato di protezione temporanea, noto come Tps, che provengono da zone di conflitto o soggette a disastri ambientali o da Paesi dove rientrare metterebbe a rischio la vita di queste persone. L’amministrazione aveva inizialmente cancellato questo protocollo ma dopo insistenze e proteste si è decisa ad estendere il permesso fino al 2021, soprattutto per i cittadini di Nepal, Honduras, Haiti, Sudan ed El Salvador.
Il neopresidente ha voluto poi concludere la sua presentazione illustrando le buone pratiche messe in atto dalle diverse chiese. Le diocesi di Browsville e Baltimora, ad esempio, hanno deciso di offrire una carta di identità parrocchiale ai migranti senza documenti per consentirgli di accedere a dei servizi base. Le arcidiocesi di Los Angeles e di Washington hanno istituito un sistema legale che consenta di richiedere la cittadinanza ai bambini nati negli Usa e figli di genitori senza documenti. A Indianapolis e San Francisco i migranti vengono accompagnati nel percorso legale con l’agenzia dell’immigrazione e diverse agenzie offrono supporto per l’iscrizione scolastica e il sostegno psicologico soprattutto dei bambini separati dai genitori. La diocesi di Jackson ha risposto all’emergenza scatenata dai raid dello scorso agosto, che hanno portato alla deportazione di diversi migranti che hanno dovuto abbandonare i loro figli perché nati negli Usa e quindi cittadini statunitensi.
E sempre dei bambini reclusi nei centri di accoglienza si occupano i volontari della diocesi di Miami, che hanno ricevuto un training special per assisterli e per garantire anche a tutti gli altri migranti dei centri di detenzione di poter professare almeno la loro fede.
Il card. Daniel DiNardo a conclusione degli interventi ha condiviso la sua esperienza personale con il mondo politico soprattutto sul tema della migrazione. “Avere a che fare con i politici sia a livello locale che federale è stata un’esperienza frustrante soprattutto perché alle 12 parlavi con loro e dicevano qualcosa che alle 16.15 smentivano con il loro agire e le loro scelte, eppure dovevo continuare a mantenere con loro una relazione pensando al ruolo della Chiesa e ai migranti”. Il suo augurio per il futuro è che qualcosa cambi sul serio. (Maddalena Maltese – Sir)
Bologna: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes
15 Novembre 2019 - Bologna – Questa mattina a Bologna la presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. L’iniziativa si svolgerà presso l'auditorium Santa Clelia della Curia alla presenza degli uffici pastorali diocesani e dei rappresentati delle Aggregazioni laicali. All’incontro, che vuole essere un momento di riflessione e di condivisione su un tema che incrocia in modo trasversale tutti gli ambiti della vita pastorale e sociale, interverranno il card. Matteo Zuppi e Simone Varisco della Fondazione Migrantes.