Primo Piano

Unchr: al via a Ginevra il primo Forum globale sui rifugiati per nuovi approcci e soluzioni

17 Dicembre 2019 -  Ginevra – E’ iniziato ieri a Ginevra il primo Forum globale sui rifugiati un evento mondiale di tre giorni per trasformare il modo in cui la comunità internazionale risponde alle situazioni che vedono coinvolti i rifugiati. Il Forum riunisce, tra gli altri, rifugiati, capi di Stato e di governo, leader delle Nazioni Unite, istituzioni internazionali, organizzazioni per lo sviluppo, leader dell’imprenditoria e rappresentanti della società civile, presso il Palazzo delle Nazioni, sede degli Uffici delle Nazioni Unite a Ginevra. Il Forum, presentato da Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e Svizzera, è convocato congiuntamente da Costa Rica, Etiopia, Germania, Pakistan e Turchia. Tra gli obiettivi “sviluppare nuovi approcci e assumere impegni a lungo termine a favore dei rifugiati e delle comunità che li accolgono”. Sono oltre 70 milioni le persone in fuga da guerre, conflitti e persecuzioni in tutto il mondo. Di queste, oltre 25 milioni sono rifugiati, quindi non possono fare ritorno nei propri Paesi. “Veniamo da un decennio segnato da esodi che ha visto aumentare drammaticamente il numero di rifugiati”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi: “Questa settimana, in occasione del primo Forum globale sui rifugiati, dobbiamo orientare gli sforzi per il prossimo decennio per sostenere i rifugiati e i Paesi e le comunità che li accolgono. Il Forum è un’opportunità per testimoniare il nostro impegno collettivo per implementare il Global compact sui rifugiati e sostenere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. Tra le dichiarazioni di impegni che saranno presentate al Forum sono inclusi temi che riguardano l’assistenza finanziaria, tecnica e materiale; le modifiche alle normative e alle politiche per consentire una maggiore inclusione dei rifugiati nelle società; reinsediamenti e ritorni in condizioni sicure e dignitose. Presenti al Forum anche 100 imprese e fondazioni pronte a sottoscrivere impegni negli ambiti occupazionale, finanziario e di altre forme di assistenza.

“Notizie senza approdo”: oggi la presentazione del Report alla Camera dei Deputati

17 Dicembre 2019 - Roma - Nel 2019 l’immigrazione si conferma come tema centrale dell’informazione mainstream con un aumento, sulle prime pagine dei quotidiani, del 30% rispetto all’anno precedente e picchi di attenzione nei notiziari di prima serata tra i più alti degli ultimi 5 anni. Quanto, come e quando i media italiani hanno raccontato le migrazioni e le minoranze nel 2019? Se e in che modo tale narrativa ha influenzato la percezione di lettori e ascoltatori? Qual è stata la presenza di migranti e rifugiati nell’informazione mainstream? A questi e ad altri quesiti prova a rispondere “Notizie senza approdo”, settimo rapporto annuale su media e immigrazione curato dall’Associazione Carta di Roma insieme all’Osservatorio di Pavia, i cui dati saranno presentati questa mattina presso la Camera dei deputati. A presentare le tendenze rilevate e a confrontarsi su di esse saranno, Valerio Cataldi, presidente dell’Associazione Carta di Roma; Ilvo Diamanti, professore presso l’Università di Urbino e direttore di Demos; e Paola Barretta, coordinatrice dell’Associazione Carta di Roma e ricercatrice presso l’Osservatorio di Pavia. Interverranno Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR, Giuseppina Paterniti, direttrice TG3, Djarah Kan, scrittrice, Ozlem Önder, vicepresidentessa UNIRE. Modererà Anna Meli, direttrice comunicazione COSPE. “Notizie senza approdo” è composto da 3 sezioni: analisi della carta stampata; analisi dei telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset, La7); analisi delle voci di migranti e rifugiati nell’informazione di prima serata. Attraverso dati e casi di studio sono tracciate le principali tendenze del racconto mediatico del fenomeno migratorio nel 2019.

Sette morti migranti in un naufragio in Marocco

17 Dicembre 2019 - Roma - Almeno 7 persone sono morte e 20 risultano disperse dopo un naufragio al largo del Marocco. Lo riferisce l’ong Alarm Phone spiegando di aver parlato con il centro di soccorsi di Rabat che ha confermato il naufragio e aggiunto che 63 persone sono state salvate. “Siamo distrutti e speriamo che altri sopravvissuti vengano trovati”, si legge in un tweet dell’ong che poche ore prima aveva detto di aver ricevuto l’allarme da una barca al largo di Nador con a bordo 90 persone tra cui donne e bambini e di aver avvertito le autorità di Marocco e Spagna.

Migrantes Rossano-Cariati: restituire alle parole il loro peso

17 Dicembre 2019 - Rossano – “Le parole pesano... pesiamo le parole. Per una cultura della legalità e dell’accoglienza” è il titolo della campagna di sensibilizzazione proposta agli studenti degli istituti superiori dalla diocesi di Rossano-Cariati tramite l’ufficio Migrantes diocesano. L’idea, supportata dall’arcivescovo, mons. Giuseppe Satriano –“nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa rispetto all’uso distorto di alcune parole che, nell’immaginario collettivo, appartengono a temi come la migrazione o la disabilità e che i fabbricanti d’odio utilizzano per denigrare la reputazione di un gruppo sociale”. Il progetto comprende una mostra per gli istituti superiori: 21 pannelli fotografici con due immagini differenti di artisti locali legate dalla stessa parola, che assume un significato diverso a seconda della realtà di chi la vive. L’iniziativa è inserita nel progetto “Accogliere. Integrare. Proteggere. Promuovere” approvato dalla Fondazione Migrantes tramite fondi dell’8xmille.

Rai Italia: oggi si parlerà del Congresso dei giovani italiani in Argentina

16 Dicembre 2019 - Roma - Si svolgerà a Mar del Plata, il 18° Congresso dei Giovani Italiani di Argentina, evento promosso dall’associazione Feditalia, Federazione delle Associazioni Italiane in Argentina. Se ne parlerà oggi durante la trasmissione “L’Italia con Voi” su rai Italia condotta da Monica Marangoni, insieme al maestro Stefano Palatresi. Durante la puntata, per le Storie dal Mondo, le telecamere di Rai Italia arrivano a Long Island, USA, dove la signora Jean Fusillo Ragona ha compiuto il suo primo secolo di vita circondata da amici e parenti. Poi in Canada perché a Toronto da qualche anno è stato attivato un programma giornaliero rivolto ai nostri connazionali affetti da forme iniziali di demenza. Tra gli ospiti il cantautore e figlio d’arte Filippo Graziani, che si racconta e si esibisce dal vivo. Poi Elisabetta Melandri, presidente della onlus Cies -Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo e Mamadou Camara, chef pasticcere che deve molto a questa associazione. Subito dopo nei misteri e nelle meraviglie dell’Universo con il professor Adriano Fontana, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Quindi, restando in tema, con Vincenzo D’Angelo, linguista della Società Dante Alighieri, per approfondire alcune parole del lessico legato all’astrofisica.    

Ius soli e ius culturae: su Tv2000 la docu-serie ‘Meet Generation’

16 Dicembre 2019 - Roma  - Italiani si diventa. È il filo rosso della docu-serie  ‘Meet Generation, incontri di quotidiana cittadinanza’, in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) da domani, 17 dicembre, dal martedì al venerdì ore 19. ‘Meet Generation, incontri di quotidiana cittadinanza’, la docuserie diretta da Enrico Guidi, raccoglie diciassette storie di incontro di giovani: un ragazzo italiano che diventa importante nel percorso di integrazione di un suo coetaneo di origine straniera. I ritratti doppi sono storie di compagni di scuola, colleghi di lavoro, amici, fidanzati, e mostrano la vita quotidiana di entrambi: i momenti di svago, lavoro, condivisione vissuti insieme. ‘Meet Generation’ si sofferma anche sul cammino verso l’acquisizione della cittadinanza italiana dei protagonisti di origine straniera – nati o cresciuti da genitori che hanno deciso di costruire in Italia il loro futuro – spiegando le eventuali difficoltà da loro vissute, legate alla vigente legge italiana.

Istat: in calo le iscrizioni anagrafiche dall’estero

16 Dicembre 2019 - Roma - Le iscrizioni anagrafiche dall’estero registrate nel corso del 2018 ammontano a 332.324, in calo del 3,2% rispetto all’anno precedente; di queste, 286 mila riguardano cittadini stranieri (86% del totale). A livello nazionale il tasso di immigratorietà è pari a 4,7 immigrati stranieri ogni 1.000 abitanti. E’ quanto emerge oggi da un Report dell’Istat sulla popolazione residente in Italia. L’andamento dei flussi migratori in ingresso nell’ultimo decennio, dice l’sitituto di statistica italiano,  per macro-aree di provenienza evidenzia un calo generale delle immigrazioni per tutti i paesi esteri: dopo l’incremento dovuto alle regolarizzazioni e all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea osservato nei primi anni Duemila, i trasferimenti dall’estero hanno avuto un lento declino. Dal 2015 al 2017 le immigrazioni sono tornate ad aumentare per via dei flussi numerosi provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, caratterizzati prevalentemente da cittadini in cerca di accoglienza per asilo e protezione umanitaria.  Nel 2018, questi ingressi hanno subito una battuta d’arresto. Nel 2018 le iscrizioni anagrafiche dall’estero più numerose provengono, in valore assoluto, da paesi europei: la Romania con 37 mila ingressi (11% del totale) si conferma il principale paese di origine seppur in deciso calo (-10% rispetto al 2017). Meno numerosi i flussi provenienti dall’Albania (oltre 18 mila) ma in forte aumento rispetto all’anno precedente (+16%). Seguono le iscrizioni da Ucraina (8 mila, -2%), Germania (oltre 7 mila, +9%) e Regno Unito (poco meno di 7 mila, +12%). Per gli ultimi due flussi si tratta prevalentemente di cittadini italiani che fanno rientro in patria dopo un soggiorno all’estero. Sempre consistenti, ma nettamente in diminuzione, le immigrazioni provenienti dal continente africano, in particolare quelle provenienti da Nigeria (18 mila, -24%), Senegal (9 mila, -20 %), Gambia (6 mila, -30%), Costa d’Avorio (5 mila, -27%) e Ghana (5 mila, -25%) che durante il 2017 avevano fatto registrare aumenti record. Il Marocco è l’unico paese africano che segna una variazione positiva rispetto all’anno precedente (17 mila, +9%). Tra i flussi provenienti dall’area asiatica, i più cospicui sono quelli da Bangladesh e Pakistan (entrambi 13 mila, ma in calo rispettivamente di 8% e 12%), le immigrazioni dall’India invece ammontano a oltre 11 mila e aumentano del 42% rispetto al 2017. In aumento anche le iscrizioni dall’America: dal Brasile si contano circa 24 mila iscritti (+18%), dal Venezuela circa 6 mila (+43%) e dagli Stati Uniti oltre 4 mila (+16%). Le immigrazioni di cittadini italiani ammontano a 47 mila nel 2018 (14% del totale iscritti dall’estero). Si tratta di flussi provenienti in larga parte da paesi che sono stati in passato mete di emigrazione italiana. Ai primi posti della graduatoria per provenienza si trovano, infatti, Brasile e Germania (che insieme originano complessivamente un quarto dei flussi di immigrazione italiana), Regno Unito (10% sul totale immigrati italiani), Svizzera (9%) e Venezuela (7%). Per alcuni di essi è plausibile l’ipotesi del rientro in patria dopo un periodo di permanenza all’estero. La destinazione dei migranti nel Paese di accoglienza è subordinata a diversi fattori e strettamente connessa al motivo dell’ingresso nel nostro Paese; l’offerta di lavoro, la qualità della vita, le componenti legate alla presenza di reti di comunità o familiari che favoriscono i ricongiungimenti sono tra i fattori più importanti quando si tratta di flussi di immigrazione connessi a un progetto migratorio, evidenzia l’Istat. Anche la posizione geografica della regione o della provincia di insediamento può condizionare la scelta. Ad esempio, una regione di confine può essere più facilmente meta di trasferimenti da Stati limitrofi, così come le province in cui sono presenti centri di accoglienza per i richiedenti asilo e protezione umanitaria sono state interessate dai flussi migratori dell’emergenza più di altre. Nel 2018 la principale regione di destinazione delle iscrizioni dall’estero è, in termini assoluti, la Lombardia che, da sola, accoglie il 20% dei flussi. Seguono, a grande distanza, Veneto e Lazio (entrambe 10%), Emilia-Romagna (9%), Toscana e Piemonte (entrambe 7%). Alcune regioni del Mezzogiorno risultano attrattive, almeno per quanto riguarda la prima residenza sul territorio: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria ricevono complessivamente il 20% dei flussi. In termini relativi, i tassi di immigratorietà più elevati si registrano in Molise, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia- Romagna e Lombardia (7 immigrati ogni 1.000 residenti). I tassi più bassi, invece, si hanno in Puglia e Sardegna (3 per 1.000). Il confronto dei tassi di immigratorietà regionali a dieci anni di distanza denota una dinamica in netto calo per quasi tutte le regioni del Centro-nord a eccezione della provincia autonoma di Bolzano, per la quale si registra una situazione stabile. Per molte regioni del Centro-sud, invece, la dinamica è inversa: la presenza sul territorio dei centri per la prima accoglienza ha favorito l’aumento delle iscrizioni anagrafiche dall’estero. A livello provinciale, i tassi di immigratorietà più elevati si rilevano nelle province di Gorizia (10 per 1.000), Imperia, Prato, Crotone, Mantova e Isernia (tutte con un tasso pari al 9 per 1.000); quasi tutte le città metropolitane del Centro-nord (a eccezione di Torino, con un tasso pari al 4,6 per 1.000) hanno un tasso di immigratorietà superiore alla media Italia (5,5 per 1.000). Tra i più alti, quelli di Venezia e Milano (entrambe 7,1 per 1.000). Viceversa, le città metropolitane del Centro-sud riportano tassi inferiori alla media nazionale, a eccezione di Reggio di Calabria (5,9 per 1.000). Tra i tassi più bassi quelli di Napoli e Palermo con, rispettivamente, 2,8 e 2,6 immigrati dall’estero per 1.000 residenti.

Istat: Regno Unito destinazione preferita da italiani e “nuovi” italiani

16 Dicembre 2019 - Roma - Nel 2018 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 157 mila unità, in aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 74% del totale (116.732). Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 46.824, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 69.908 unità. Il tasso di emigratorietà dei cittadini italiani è pari a 2,1 per 1.000. E’ quanto emerge  dal Report Istat su Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente in Italia pubblicato oggi. Nel decennio 1999-2008 gli italiani che hanno trasferito la residenza all’estero sono stati complessivamente 428 mila a fronte di 380 mila rimpatri, con un saldo negativo di 48 mila unità. Dal 2009 al 2018, secondo l’Istituto di Statistica,  si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni per l’estero e una riduzione dei rientri (complessivamente 816 mila espatri e 333 mila rimpatri); di conseguenza, i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 70 mila unità l’anno. La regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia con un numero di cancellazioni anagrafiche per l’estero pari a 22 mila, seguono Veneto e Sicilia (entrambe oltre 11 mila), Lazio (10 mila) e Piemonte (9 mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000 residenti), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000), grazie anche alla posizione geografica di confine che facilita i trasferimenti con i paesi limitrofi. Tassi più contenuti si rilevano nelle Marche (2,5 per 1.000), in Veneto, Sicilia, Abruzzo e Molise (2,4 per 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000. A un maggior dettaglio territoriale, i flussi di cittadini italiani diretti verso l’estero provengono principalmente dalle prime quattro città metropolitane per ampiezza demografica: Roma (8 mila), Milano (6,5 mila), Torino (4 mila) e Napoli (3,5 mila); in termini relativi, tuttavia, rispetto alla popolazione italiana residente nelle province, sono Imperia e Bolzano (entrambe 3,6 per 1.000), seguite da Vicenza, Trieste e Isernia (3,1 per 1.000) ad avere i tassi di emigratorietà provinciali degli italiani più elevati; quelli più bassi si registrano invece a Parma e Matera (1 per 1.000). Il Regno Unito continua ad accogliere la maggioranza degli italiani emigrati all’estero (21 mila), seguono Germania (18 mila), Francia (circa 14 mila), Svizzera (quasi 10 mila) e Spagna (7 mila). In questi cinque paesi si concentra complessivamente il 60% degli espatri di concittadini. Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada (nel complesso 18 mila). Nel corso del decennio 2009-2018, i flussi diretti verso i principali paesi europei sono aumentati considerevolmente. Nel caso del Regno Unito sono più che quadruplicati, passando da poco più di 5 mila espatri nel 2009 a 21 mila nel 2018, con un picco (25 mila espatri) in corrispondenza del 2016, anno in cui sono state votate le risoluzioni per i negoziati di uscita del Paese dall’Unione europea (Brexit). In questa occasione molti dei cittadini italiani, verosimilmente già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendo la residenza nel Regno Unito. Complessivamente dal 2009 al 2018 gli espatri verso il Regno Unito sono stati circa 133 mila. Anche la Germania è una meta privilegiata dagli italiani che emigrano; verso questo Paese gli espatri risultano triplicati rispetto all’inizio del decennio (da 6 mila nel 2009 a 18 mila nel 2018). I flussi diretti in Svizzera, Francia e Spagna, invece, sono raddoppiati rispetto ai valori registrati nel 2009. Durante il decennio 2009-2018 il volume degli espatri di cittadini italiani in questi paesi ammonta complessivamente a 341 mila emigrazioni. Tra gli italiani che espatriano si contano anche i flussi dei cittadini di origine stranierai: si tratta di cittadini nati all’estero che emigrano in un paese terzo o fanno rientro nel luogo di origine, dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana. Le emigrazioni di questi "nuovi" italiani, nel 2018, ammontano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017). Di questi, uno su tre è nato in Brasile (circa 12 mila), il 10% in Marocco, il 6% in Germania, il 4% nella ex Jugoslavia e in Bangladesh, il 3,5% in India e in Argentina. I paesi dell’Unione europea si confermano le mete principali anche degli espatri dei “nuovi” italiani (55% dei flussi degli italiani nati all’estero). In particolare, con riferimento al collettivo dei connazionali diretti nei paesi dell’Ue, si osserva che il 17% è nato in Marocco, il 16% in Brasile, il 7% nel Bangladesh. Ancora più in dettaglio, i cittadini italiani di origine africana emigrano perlopiù in Francia (62%), quelli nati in Asia nella stragrande maggioranza si dirigono verso il Regno Unito (90%) così come fanno, ma in misura molto più contenuta, i cittadini italiani nativi dell’America Latina (26%). I cittadini nati in un paese dell’Ue invece emigrano soprattutto in Germania (42%).

Istat: aumentano gli italiani che si trasferiscono all’estero, diminuiscono le immigrazioni

16 Dicembre 2019 - Roma - Nel 2018 le cancellazioni anagrafiche per l’estero (emigrazioni) sono 157 mila (+1,2% sul 2017). Di queste, quasi tre su quattro riguardano emigrati italiani (117 mila, +1,9%). E’ quanto sottolinea oggi l’Istat nella pubblicazione Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente. Secondo l’Istat le iscrizioni anagrafiche dall’estero (immigrazioni) sono circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all’anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Più di cinque su sei riguardano cittadini stranieri (286 mila, -5,2%).

Papa Francesco: non mettiamo Dio all’angolo. Se lo facesse Lui, addio Paradiso

16 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Due atteggiamenti dei cristiani tiepidi, “mettere Dio all’angolo e lavarsene le mani”, sono pericolosi, “è come sfidare Dio”. Se il Signore mettesse noi all’angolo “non entreremmo mai in Paradiso” e guai se poi “se ne lavasse le mani, con noi”. Papa Francesco, nell’omelia della Messa del mattino a Casa Santa Marta, come riferisce Vatican News,  rilegge così il Vangelo di Matteo proposto dalla liturgia, quello sul dialogo tra Gesù e i capi dei sacerdoti, che gli chiedono con quale autorità insegni nel tempio. Gesù, ricorda il Papa, esortava la gente, la guariva, insegnava e faceva miracoli, e così innervosiva i capi dei sacerdoti, perché con la sua dolcezza e la dedizione al popolo attirava tutti verso di sé. Mentre loro, i funzionari, erano rispettati dalla gente, che però non li avvicinava “perché non aveva fiducia in loro”. Quindi si accordano “per mettere Gesù all’angolo”. E gli domandano, prosegue papa Francesco: “Con quale autorità tu fai queste cose?”. Infatti “tu non sei un sacerdote, un dottore della legge, non hai studiato nelle nostre università. Non sei niente”. Gesù, con intelligenza, risponde con un'altra domanda e mette i capi di sacerdoti all’angolo”, chiedendo se Giovanni il Battista battezzava con un’autorità che gli veniva dal cielo, cioè da Dio o dagli uomini. Matteo descrive il loro ragionamento, riletto dal Pontefice “Se noi diciamo: ‘Dal cielo’, ci dirà: ‘Perché non avete creduto?’, se diciamo: ‘Dagli uomini’, la gente verrà contro di noi”. E se ne lavano le mani e dicono: ‘Non sappiamo’”. Questo, commenta Papa Francesco, “è l’atteggiamento dei mediocri, dei bugiardi della fede”: “Non solo Pilato se ne lavò le mani; anche questi se ne lavano le mani: ‘Non sappiamo’.  Non entrare nella storia degli uomini, non coinvolgersi nei problemi, non lottare per fare il bene, non lottare per guarire tanta gente che ha bisogno… Meglio di no. Non sporchiamoci”. Così Gesù risponde, prosegue il Papa, “con la stessa musica: ‘Neppure io vi dico con quale autorità faccio questo’”: “Questi sono due atteggiamenti dei cristiani tiepidi, di noi – come diceva mia nonna – ‘cristiani all’acqua di rosa’; cristiani così: senza consistenza. Un atteggiamento è mettere nell’angolo Dio: ‘O mi fai questo o non andrò più in una chiesa’. E cosa risponde Gesù?: ‘Vai, vai. Arrangiati’”. L’altro atteggiamento dei cristiani tiepidi, chiarisce papa Francesco, è lavarsene le mani, come “i discepoli di Emmaus quella mattina della Resurrezione”. Vedono le donne “tutte gioiose perché avevano visto il Signore”, non si fidano, perché le donne “sono troppo fantasiose”, e se ne lavano le mani. Così entrano nella confraternita “di San Pilato”: “Tanti cristiani, se ne lavano le mani davanti alle sfide della cultura, alle sfide della storia, alle sfide delle persone del nostro tempo; anche davanti alle sfide più piccole. Quante volte sentiamo il cristiano tirchio davanti ad una persona che chiede elemosina e non la dà: ‘No, no io non do perché poi questi si ubriacano’. Se ne lavano le mani. Io non voglio che la gente si ubriachi e non do elemosina. ‘Ma non ha da mangiare …’ – ‘Fatti suoi: io non voglio che si ubriachi’. Lo sentiamo tante volte, tante volte.  Mettere Dio all’angolo e lavarsene le mani sono due atteggiamenti pericolosi, perché è come sfidare Dio. Pensiamo cosa accadrebbe se il Signore ci mettesse all’angolo. Mai entreremmo nel paradiso. E cosa accadrebbe se il Signore se ne lavasse le mani con noi? Poveracci”. Sono, conclude il Pontefice, “due atteggiamenti ipocriti di educati”. “No, questo no. Non mi immischio”, così Papa Francesco dà voce agli educati ipocriti, “metto all’angolo la gente, perché è gente sporca”, “io davanti a questo me ne lavo le mani perché sono fatti loro”. Vediamo, è il suo invito finale, “se in noi c’è qualcosa del genere” e se c’è, cacciamo via “questi atteggiamenti per fare spazio al Signore che viene”.    

Circo: il Capodanno del piccolo circo dei sogni

16 Dicembre 2019 - Peschiera Borromeo - Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, il Piccolo circo dei sogni di Peschiera Borromeo (Milano) propone un Veglione di San Silvestro unico nel suo genere. Sotto il variopinto tendone, in cui si respira la magica atmosfera circense, avranno luogo il 31 dicembre 2019, a partire dalle 20.30, i festeggiamenti di capodanno. La serata sarà accompagnata dall’esibizione live di alcuni artisti e, in attesa della mezzanotte, andrà poi in scena “Il bosco innevato”, spettacolo diretto da Paride Orfei attraverso cui gli artisti circensi (acrobati a corpo libero, acrobati aerei, giocolieri, equilibristi, contorsionisti e tanti altri) intratterranno il pubblico presente. “Lo spettacolo che allestiremo - spiega Paride Orfei - narra la storia dei personaggi del bosco e di come si organizzano per celebrare a dovere il rientro di Babbo Natale, al termine della consegna dei doni ai bambini di tutto il mondo. I numeri circensi previsti sono di alta scuola e sapranno regalare forti emozioni a tutti”. Seguirà il classico countdown, con il brindisi di buon auspicio e scambio di auguri. Dopodiché spazio a musiche divertenti e balli di gruppo fino alle 2 del mattino.  

Diocesi Ragusa: oggi Caritas e Migrantes presentano il Rapporto Immigrazione

16 Dicembre 2019 - Ragusa - Sarà presentato questa mattina alle 11,00 a Ragusa l’edizione 2018-2019 del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. L’iniziativa, promossa di due ufficio Caritas e Migrante della diocesi,  è rivolta ad addetti ai lavori, studiosi, cittadini interessati e alla stampa. Per l’occasione e per offrire una panoramica completa volta a mettere in luce i diversi aspetti della vita di un migrante sul territorio, gli organizzatori hanno chiesto quest’anno alla dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di raccontare la realtà scolastica della provincia di Ragusa rispetto alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana.

Papa Francesco alla comunità filippina di Roma: la vostra fede sia “lievito” nelle comunità parrocchiali alle quali appartenete oggi

15 Dicembre 2019 -  

Città del Vaticano - Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, durante il quale ha benedetto i Bambinelli che i ragazzi di Roma hanno portato in piazza, nel primo pomeriggio ha voluto presiedere una celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro con la comunità filippina della Capitale in occasione del primo giorno della  tradizione religiosa filippina del Simbang Gabi, “Messa della Notte” e che segna l’inizio della novena in  preparazione al Natale. Si tratta di una delle tradizioni più antiche dei fedeli cattolici filippini e che coinvolge milioni di comunità residenti in varie parti del mondo.

Viene chiamata anche in altri modi nella tradizione cattolica filippina perché, in genere, la messa viene celebrata all’alba. Quindi “Messa del Gallo” oppure “Messa del sacrificio per la difficoltà che spesso hanno i fedeli a partecipare perché è difficile, per quanti lavorano, alzarsi all’alba ogni mattina. La vostra fede “sia lievito nelle comunità parrocchiali alle quali appartenete oggi”, ha detto il Papa rivolgendosi ai circa 7mila fedeli presenti in Basilica: “siamo chiamati ad essere fermento in una società che spesso non riesce più a gustare la bellezza di Dio e a sperimentare la grazia della sua presenza”.

Il papa, applaudito dai fedeli, ha anche ricordato che nelle Filippine, da secoli, esiste questa novena in preparazione al Santo Natale chiamata Simbang-Gabi. Negli ultimi decenni “grazie ai migranti filippini, tale devozione ha superato i confini nazionali ed è approdata in tanti altri Paesi. Da anni si celebra Simbang-Gabi anche nella diocesi di Roma, e oggi la celebriamo insieme qui, nella Basilica di San Pietro”, ha detto il pontefice sottolineando che “attraverso questa celebrazione ci vogliamo preparare al Natale secondo lo spirito della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, rimanendo costanti fino alla venuta definitiva del Signore, come ci  raccomanda l’apostolo Giacomo. Ci vogliamo impegnare a manifestare  l’amore e la tenerezza di Dio verso tutti, specialmente verso gli  ultimi. Siamo chiamati ad essere fermento in una società che spesso non riesce più a gustare la bellezza di Dio e a sperimentare la grazia della sua presenza”.

A salutare il papa, a nome della comunità cattolica filippina residente a Roma, p. Ricky Gente, cappellano della comunità che ha voluto sottolineare, dopo averlo ringraziato per questa celebrazione, che da “recettori della fede i filippini sono oggi, anche come migranti, veri e propri discepoli missionari: "l’accoglienza che riceviamo qui nella Basilica di San Pietro incarna il messaggio evangelico: ‘Ero straniero e mi avete accolto’. Lei è Pietro, il vescovo di Roma, il nostro vescovo, che ci fortifica e ispira nella fede con il messaggio di accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati come noi nella Chiesa”. “Abbiamo colori della pelle diversi – ha quindi aggiunto - culture e tradizioni diverse, ma siamo come l’arcobaleno colorato dell’amore e la misericordia di Dio, Padre di tutti noi”.

E’ la prima volta che questa celebrazione – che si svolge da quattro anni nella basilica du San Pietro - è stata presieduta dal pontefice. La comunità filippina è molto numerosa in Italia e a Roma. Nella Capitale – dove ci sono oltre 60 cappellanie cattoliche filippine - si ritrovano, nei momenti importanti, nella Basilica di San Pudenziana a loro affidata nel 1991, anno in cui Giovanni Paolo II eresse la cappellania cattolica filippina. Qundi tra due anni la comunità festeggerà il trentesimo anniversario della sua presenza a Roma con una serie di iniziative

Il promo incontro di questa comunità con papa avvenne proprio con Giovanni Paolo II nel febbraio del 2002. Per loro, quella volta, si aprirono le porte  dell’Aula Paolo VI.

“Sarà un momento importante per tutte le comunità e i fedeli filipponi che vivono e lavorano oggi a Roma e in Italia”, dice a www.migrantesonline.it il Direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma che oggi era presente in Basilica come in ogni momento importante delle varie comunità etniche di Roma. “Momenti come questi aiutano – aggiunge – a dare un messaggio positivi di comunità che vivono una loro fede in un contesto che non sentono ‘straniero’ ma loro: nessuno è straniero nella Chiesa e speriamo anche nella società. Il papa era molto contento di questo momento come lo era stato già domenica scorsa con la comunità congolese”. Sono “esempi belli” per tutta la comunità che giorno per giorno vive una propria fede e che oggi viene aiutata nel riscoprirla attraverso proprio le parole del pontefice. Una comunità come tutte le altre, che vanno “sostenute” e “accompagnate”, conclude mons. Felicolo. (Raffaele Iaria)

Rai Italia: oggi si discuterà di rappresentanza degli italiani all’estero

13 Dicembre 2019 - Roma - Si discuterà di rappresentanza degli italiani all’estero con il segretario generale del Cgie oggi nella puntata su Rai Italia de “L’Italia con voi”, trasmissione dedicata agli italiani all’estero, condotta da Monica Marangoni accompagnata al pianoforte da Stefano Palatresi. La puntata inizierà con un focus di Marte: del pianeta rosso, pallino fisso delle agenzie spaziali di tutto il mondo, si parla con Leila Lorenzoni, ingegnere di sistema per le missioni su Marte dell'Esa, e con Matteo Cerri, neurofisiologo dell'Università di Bologna.  Ospite in studio Massimiliano Finazzer Flory, attore e regista che presenterà la sua ultima iniziativa, Art Week di New York, ideata per tenere vivo il dialogo tra Milano e la Grande Mela. Di cooperazione nel campo della ricerca scientifica si parlerà, invece, con Enrico Padula, del Ministero degli Affari Esteri.  La rubrica “Hit Parade” propone ai telespettatori un salto nella musica del passato, mentre protagonista de “I Colori dell’Italicità” sarà il pittore Giovanni Tommasi Ferroni che ha lo studio a Roma ai piedi del Gianicolo. Per le Storie dal Mondo le telecamere Rai volano prima a Portland, USA, per incontrare Daniela Saderi, ricercatrice nel campo delle Neuroscienze e fondatrice di una piattaforma web di condivisone delle ricerche per una comunità globale di scienziati; e poi a Dubai, dove vive Nicole Purin, manager e avvocato in una banca d'affari e autrice di un documentario sull’emancipazione delle donne arabe attraverso la moda. Infine, a Toronto, Canada, dove un gruppo di amici si riunisce per guardare “Viva Rai Play”, condotta da Fiorello.  

Consolato italiano a Londra: oltre 2000 i passaporti rilasciati

13 Dicembre 2019 -

Londra – Il Consolato generale d’Italia a Londra a novembre ha emesso 2.019 passaporti, cioè il 27% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In totale, dall’inizio dell’anno, il numero dei documenti rilasciati sale quindi a 32.353.  Di rilievo anche il numero delle pratiche Aire lavorate a novembre: sono state 5.136 di cui 3.444 per iscrizione e 1.692 per cambio di indirizzo. Dall'inizio dell'anno al 30 novembre 2019, quindi, le pratiche Aire risultano essere 74.785 di cui 40.316 per iscrizione e 34.469 per cambio di indirizzo. Dai dati emerge che il Consolato generale a novembre ha rilasciato 274 carte di identità (3550 dall’inizio dell’anno), mentre nello stesso periodo i Visti di ingresso sono stati 1.923 di cui 1900 Schengen e 23 nazionali.

 

Lettera Ong dell’Europa dell’Est a Presidente commissione Ue: serve “un nuovo patto solidale”

13 Dicembre 2019 - Bruxelles - Le organizzazioni della società civile dell’Europa dell’Est, con partner italiani e greci, chiedono in una lettera  inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di presentare un nuovo Patto su migrazioni e asilo più solidale. Tra le proposte della lettera vi è quella di avviare una nuova grande operazione per salvare vite umane nel Mediterraneo, simile all’esperienza di Mare Nostrum dell’Italia, e, al contempo, un piano europeo per la soluzione della crisi libica. Per questo le organizzazioni sono a favore di una equa ricollocazione tra i Paesi membri, anche quelli dell’Est.  Un modo per superare le divisioni tra i 28 Paesi membri europei, sia nella ricollocazione dei migranti sbarcati, sia nella politica estera verso la Libia. “Noi siamo fortemente impegnati quotidianamente nei nostri Paesi – ha detto Veronika Nozinova di Diakonie della Repubblica Ceca – per rendere più consapevoli i cittadini affinché l’Europa diventi un posto più accogliente per tutti. Continueremo a chiedere alla Commissione europea che favorisca la realizzazione di una Europa più equa e giusta, tanto da diventare un’autorità nella protezione dei diritti umani nel mondo”. Per il presidente di Volontari nel mondo-Focsiv Gianfranco Cattai “è giunta l’ora di costruire una società civile veramente europea, che oltrepassi la deriva dei nazionalismi, per non ricadere negli orrori del passato. Serve un’Europa capace di governare assieme il fenomeno migratorio”.  

Papa: domenica messa per la comunità filippina

13 Dicembre 2019 - Roma - Papa Francesco celebra per la prima volta la tradizionale “Misa de Aguinaldo” (Messa del Dono) per la comunità filippina di Roma. Domenica pomeriggio, 15 dicembre, alle 16.30 nella Basilica di San Pietro, con questa liturgia Bergoglio dà il via al “Simbang Gabi” (Messa della notte), la novena in preparazione alla nascita di Gesù Bambino, una delle celebrazioni più importanti e antiche della tradizione cattolica filippina che ancora oggi coinvolge milioni di comunità residenti in varie parti del mondo. È detta anche “Misa de Gallo” (Messa del Gallo), perché si celebra all’alba nei nove giorni che precedono il Natale. Un “sacrificio d’amore” che richiede di alzarsi molto presto in giorni feriali e che conferma l’anima cattolica dei filippini. A Roma le altre otto liturgie si terranno nella basilica di Santa Pudenziana di via Urbana, che dal 1991, anno in cui Giovanni Paolo II eresse la cappellania cattolica filippina, è «sede centrale e punto nevralgico per 63 comunità, veri e propri centri pastorali sparsi in vari quartieri cittadini – spiega il presidente Teddy Dalisay -. Ognuna è composta da un centinaio di persone e per la Messa con il Papa sono stati distribuiti più di 6mila biglietti. Per noi è un momento importante, sarà una domenica di festa e siamo tutti molto felici». Per il direttore dell’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato monsignor Pierpaolo Felicolo la realtà cattolica filippina a Roma rappresenta «un esempio molto bello per tutta la città. È una comunità molto forte e articolata che si sostiene nel cammino di una fede semplice e profonda. L’incontro con il Papa sublima anni di presenza nella Capitale, dove mantengono la loro tradizione, la loro fede e cultura ma sempre fedeli a Pietro nel cammino della Chiesa che li ospita, per crescere insieme e fare comunità». Una realtà «ben voluta» dalla città, prosegue Felicolo, che va comunque «sostenuta e accompagnata nel processo di integrazione con una maggiore conoscenza della lingua italiana». A Roma, compresa l’area metropolitana, i filippini residenti sono 47mila, aggiunge padre Ricky Gente, cappellano della Missione con cura d’anime filippina. «Questo è il quarto anno che celebriamo la “Misa de Aguinaldo” nella basilica vaticana ma è la prima volta che presiede il Papa – afferma il sacerdote -. L’Italia è la nostra seconda casa e vogliamo condividere la nostra religiosità e far conoscere le nostre tradizioni. Il Papa ha subito dato la sua disponibilità e quando mi hanno confermato che avrebbe presieduto la Messa, che sarà concelebrata da 150 sacerdoti, ho provato una immensa gioia. Per tutti noi è un grande onore». Alla liturgia sarà presente anche l’ambasciatore filippino presso la Santa Sede Grace Relucio Princesa la quale condivide con padre Ricky la preoccupazione per i giovani di terza generazione nati in Italia. «Molti di loro non sono mai stati nelle Filippine o vi hanno trascorso poco tempo durante le vacanze – dice il sacerdote -. Faticano a trovare una propria identità, non si sentono né italiani né filippini». L’ambasciata presso la Santa Sede e quella Filippina in Italia «stanno avviando in tal senso un progetto per trasmettere ai ragazzi i valori e la cultura filippina» aggiunge Princesa. Le comunità romane, aggiunge ancora Dalisay, sono già al lavoro per le celebrazioni che le vedranno protagoniste fra due anni, in occasione del 30° anniversario di presenza a Roma, che coincide con il cinquecentenario dell’evangelizzazione delle Filippine – il quinto più grande paese cristiano al mondo – dove nel 1521 approdò il navigatore portoghese Ferdinando Magellano. (R. Pumpo – RomaSette)​  

50° anniversario di sacerdozio di Papa Francesco: gli auguri della Chiesa Italiana

13 Dicembre 2019 - Roma - Pubblichiamo il messaggio di auguri del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, per il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di Papa Francesco.   Beatissimo Padre, nello scorrere dei giorni, ci sono date che non scandiscono solo il passare del tempo, ma acquistano un sapore particolare e diventano preziosa opportunità di gratitudine a una persona amata. Così, in occasione del 50° anniversario della Sua ordinazione sacerdotale, la Chiesa che è in Italia partecipa con la sua preghiera di lode e di ringraziamento al Signore. La Sua testimonianza, i Suoi insegnamenti, le parole e i gesti che ci dona, sono storia che si fa vita. La ringraziamo, Santità, perché non smette di ricordarci l’importanza di vivere «la missione come un servizio a Dio e al suo popolo», nonostante tutte le difficoltà del cammino. È un percorso impegnativo ed entusiasmante che c’impegniamo a seguire con semplicità, umiltà e vigore. Grazie, Padre Santo, perché – in un mondo investito dal vento dell’indifferenza – ripropone la bellezza e la fatica di un «sì», che è adesione e affidamento totale. Quel «sì», maturato nel seno della comunità cristiana, s’incarna nella fede semplice e pura del Santo Popolo di Dio che motiva e sostiene il dare tutto per il Signore e il suo Regno. Grazie, perché con il Suo sguardo attento e amorevole ridona alla Chiesa la gioia del Vangelo. Ci assicura che la chiamata è un dono prezioso da custodire e da far fruttare in una vita piena; è lo sguardo sulla realtà, fondato su un ascolto maturo, che consente di incrociare le sofferenze dell’umanità - fino a sentirle nostre - con la misericordia del Padre. Grazie, perché con parresia ci mette in guardia da un rischio diffuso: l’incapacità di contemplare e ringraziare. Canta il salmista: «Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,13-14). La contemplazione è comprensione del ministero come dono, mai come funzione. Grazie, per la Sua paternità spirituale: non si stanca, Lei per primo, di «prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare». È Pastore di una Chiesa che accorcia le distanze, è vicina alle vicende delle persone, s’incarna nella loro storia, s’inginocchia, fascia e cura le ferite. E sa anche farsi curare nelle sue imperfezioni umane. Grazie, perché dopo cinquant’anni non ha perso la gioia di sentirsi chiamato ogni giorno e, con essa, ci sprona ad andare avanti con umiltà e coraggio; soprattutto, conservando una fiducia sconfinata nella misericordia di Dio e dedicandoci, a nostra volta, con generosità al ministero affidatoci. Padre Santo, nell’assicurarLe la preghiera di tutte le nostre Comunità, Le rinnoviamo l’impegno a vivere con gratitudine e speranza il Suo insegnamento e la Sua testimonianza di vita. (Gualtiero Card. Bassetti - Presidente della CEI) ​  

Card. Bassetti: il dialogo e l’incontro sono la chiave fondamentale per evitare equivoci e conflitti

13 Dicembre 2019 - Messina - “Incontro agli uomini. Il futuro del Mediterraneo” è il titolo della prolusione che il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, terrà oggi pomeriggio alle 16 nell’aula magna dell’Istituto teologico “S. Tommaso” di Messina, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. La CEI dal 19 al 23 febbraio 2020 promuove a Bari un incontro di riflessione e spiritualità sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace”, al quale parteciperà anche Papa Francesco insieme a vescovi e patriarchi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. “Il mare è, prima di tutto, un luogo di incontro, di comunicazione e non un confine. Il Mediterraneo, nonostante una storia segnata da conflitti, è anche questo: è il mare della ‘triplice famiglia di Abramo’. È un mare che ha generato cultura e commerci, attraverso il quale si è trasmesso il cristianesimo, che pertanto unisce e non divide. Questa è la sfida dell’incontro di Bari”, ha detto il porporato in una intervista pubblicata oggi da Gazzetta del Sud. Rispondendo ad una domanda il card. Bassetto ha sottolineato che “tutti i poveri, quelli che vivono accanto a noi e quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa ‘per diritto evangelico’, come disse Paolo VI al Concilio Vaticano II. Oggi siamo invitati a guardare nella direzione indicata dalla Laudato si’ nella quale il Papa afferma che ‘la terra ci precede e ci è stata data’, noi siamo solo i custodi di un dono in cui ‘Egli è presente nel più intimo di ogni cosa”. Per questo alla volontà di potenza occorre sostituire la vocazione del custodire; alla pretesa di dominio sul mondo e sugli uomini, occorre sostituire la vocazione al dialogo, alla pace e alla giustizia”. Parlando poi del tema religioni e immigrazione ha sottolineato che “a causa delle migrazioni il dialogo con le altre religioni è ancora più urgente e doveroso. Il dialogo e l’incontro sono la chiave fondamentale per evitare equivoci e conflitti, e anche per capire le necessità e le urgenze dei migranti” (R.I.)