Primo Piano

Migrantes Marche: le iniziative al tempo del coronavirus

4 Aprile 2020 - Loreto - Nelle Marche in diocesi dove vi  sono strutture di accoglienza  per migranti, come ad esempio nella diocesi di Fano, si continua tale attività, seguendo le direttive date, e semmai, in tali frangenti, si interviene ad accompagnare e seguire casi di necessità particolari. In quella di Pesaro si affida alla Protezione civile l’impegno di distribuzione di pasti a migranti o ad altri, per non avere assembramenti nei locali della Caritas o semmai si consegnano buoni-pasto settimanali. Don Sergio della Migrantes di Ancona, missionario per anni in America latina,  prende in mano il telefono ed è la sua precisa attività pastorale del momento: incoraggiare, sostenere, dare speranza a migranti, ad ammalati, ad anziani della parrocchia. P.Mihajlo, responsabile delle comunità ucraine delle Marche si premura di dare ad ognuno ogni informazione sulle celebrazioni del vescovo Dionisio a Roma, trasmesse attraverso i social o direttamente trasmesse dalla capitale Kiev, sede metropolitana della Chiesa greco-cattolica ucraina. P.Giorgio, parroco a Loreto, ogni venerdì fa in solitario la Via Crucis per piazze e strade, in particolare abitate da famiglie di migranti, mentre tutti intensamente seguono dalle finestre il sacro rito, che si rivela di stringente attualità. Non ultimo il caso di tre gruppi di giostrai seriamente bloccati in tre diocesi, da Pesaro a S.Benedetto del Tronto. Allertata da una Migrantes fuori regione, la Migrantes Marche ha potuto intervenire segnalando alle Migrantes delle differenti diocesi e con la collaborazione di Caritas si sono risolti i casi. Una rete di segnalazione e di collaborazione tra Migrantes e Caritas, risultata senz’altro preziosa e positiva.

p. Renato Zilio

Direttore Migrantes Marche

 

Mci Amburgo: come si vive “in” e “la” missione in tempo di “coronavirus”

4 Aprile 2020 - Amburgo - Siccome siamo ormai tutti “confinati” in casa possiamo raccontarvi come questa emergenza la viviamo qui “in” missione ed anche come la comunità vive “la” Missione. “Andrà tutto bene”. Una frase che sentiamo spesso nelle ultime settimane, che incornicia un periodo difficile. Ecco allora che si cerca di stare vicino a tutti innanzitutto con la trasmissione via Facebook della Santa Messa domenicale alle 11.30. C’è la Missione, la Chiesa, ci siamo NOI, di tutte le età: piccoli e grandi; ed un grazie va a tutti coloro che con un video con un messaggio o una canzone, una foto, un disegno, una frase, hanno reso ancor più viva la Missione Cattolica Italiana di Amburgo: persone e soprattutto cristiani che non si arrendono. La messa non si può celebrare comunitariamente, è vero, ma la comunità c’è e c’è anche in videochiamata con gli altri, sui social, nella musica, nella preghiera. C’è ed è più viva che mai. Inoltre non si hanno problemi a spiegare alla gente che si può santificare la festa anche pregando in casa. Nessuno si meraviglia, nessuno protesta … e non abbiamo polemiche da sanare neppure all’interno della Chiesa! La limitazione si accetta con serenità e come una cosa che si scosta poco dalla normalità. Per molti la domenica passerà con il pensiero rivolto alla chiesa nel momento in cui sentiranno suonare le campane. Allora, in quel momento, si faranno il segno della croce, (che fanno sempre quando sentono una campana!), pregheranno al modo che loro conoscono (io ho suggerito il rosario) e cercheranno di evitare lavori pesanti di domenica. Come cercano di fare sempre, anche se, il lavoro di ogni giorno non può essere lasciato indietro, perché almeno nel Nord della Germania la cosa più importante non è proprio la spiritualità ma il portafoglio. Ed allora … che succede, qui, al tempo del corona virus? Sembrerebbe che si possa avere più tempo per sé stessi, ma non è proprio così perché se come da noi è stato deciso di sospendere Sante Messe e incontri pastorali almeno fino alla fine di Aprile, ciò non toglie che ci sia bisogno della confessione o della celebrazione di un funerale od altro. Abbiamo anche ricordato che il Signore non è “confinato in Chiesa”! Il Signore è con noi, ovunque ci troviamo. E se, attraverso la preghiera, lo “contattiamo” come un ospite “non infetto”, Lui ci aiuta ad affrontare le difficoltà che stiamo vivendo. Ci aiuta ad uscirne più forti, anche spiritualmente. Ecco quindi che dobbiamo riempire quello che apparentemente può sembrare un calendario vuoto con la fede, la preghiera, le opere buone, relazionandoci anche con gli amici…forse anche con quelli che il ritmo della vita ce li ha messi nel dimenticatoio. La comunità in questo momento è più “social” che mai e si cerca di rimanere uniti in questo modo. Le missioni continuano a dare il proprio servizio al di là se gli uffici sono chiusi, i Missionari proprio perché tali sono sempre al servizio del popolo di Dio loro affidato e qui ad Amburgo anche se chiusi in casa siamo sempre a disposizione per chi ci cerca anche per una semplice parola di conforto.

don Pierluigi Vignola

   

Liturgie della Settimana Santa: cosa si fa, cosa non si può fare

4 Aprile 2020 - Roma - Una Settimana Santa con importanti novità liturgiche dettate dalla situazione d’emergenza, all’insegna di alcune rinunce: niente benedizione degli ulivi la Domenica delle Palme, rimandata la Messa crismale, Messa in Coena Domini senza lavanda dei piedi, il Venerdì Santo privo del bacio della Croce (e con la nuova invocazione nella Preghiera universale), niente accensione del fuoco prima della Veglia pasquale. Con le «Indicazioni rituali» per la celebrazione della Settimana Santa 2020 la Conferenza episcopale italiana offre a parrocchie, comunità e credenti un riferimento unitario in vista dei riti che si svolgeranno «senza concorso di popolo ed evitando concelebrazioni» ma in modo che anche in tempo di emergenza e di quarantena il «momento più importante dell’anno liturgico» sia vissuto nella maniera più intensa e partecipata. Cambiano le forme, non cambia la sostanza. In una nota che si aggiunge a quella diffusa dalla Presidenza Cei per fornire le prime indicazioni condivise recependo nella Chiesa italiana le direttive universali della Congregazione per il Culto divino sulla disciplina delle celebrazioni della Settimana Santa, la Cei aggiunge al sussidio per famiglie pubblicato su www.chiciseparera.chiesacattolica.it le direttive per entrare nel merito delle singole giornate-chiave che ci attendono. Eccole. Domenica delle Palme e della Passione del Signore Anzitutto la nostra Conferenza episcopale spiega che «gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, presiederanno la celebrazione eucaristica con il rito della benedizione dei rami di ulivo e la processione introitale alla Messa (seguendo la forma del Messale Romano cioè senza la processione solenne all’esterno della chiesa). Nelle chiese parrocchiali i presbiteri presiederanno la celebrazione commemorando l’ingresso del Signore in Gerusalemme in forma semplice (terza forma del Messale Romano), senza benedizione dei rami e senza solenne processione introitale alla Messa». Giovedì santo - Messa crismale Per quanto riguarda «la Messa crismale», sarà «trasferita a una data successiva alla Pasqua e che sarà indicata in base a quanto disporrà il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, in sintonia con quanto il Santo Padre stabilirà per la Diocesi di Roma». Resta ovviamente al suo posto la «Messa in Coena Domini» che i vescovi presiederanno «nelle Cattedrali». Nelle parrocchie invece «in via straordinaria, è concessa ai singoli presbiteri la facoltà di celebrare la Santa Messa nella Cena del Signore, senza concorso di popolo ma solo con pochi ministri». Comprensibilmente «si omette la lavanda dei piedi» mentre «subito dopo l’omelia si prosegue con la Preghiera universale o dei fedeli e la Liturgia eucaristia. Al termine si omette la processione con il Santissimo Sacramento, che viene riposto nel Tabernacolo solitamente utilizzato e non in un altro, senza adorazione solenne. Non vengono allestiti altari per la reposizione, né sono permesse le visite consuete e le veglie di adorazione». Venerdì Santo - Celebrazione della Passione del Signore Anche in questa giornata «gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, presiederanno la celebrazione». Per le chiese parrocchiali «i presbiteri che lo vorranno, potranno celebrare l’azione liturgica della Passione del Signore, solo con pochi ministri e senza concorso di popolo». C’è una novità annunciata per la solenne Preghiera universale del Venerdì Santo, nella quale «l’ultima invocazione, per i tribolati, è riformulata dalle indicazioni della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e dell’Ufficio liturgico nazionale». Si «omette il bacio» nel «rito di Adorazione della Croce», al posto del quale «si può sostare qualche istante davanti alla Croce in adorazione silenziosa». Sabato Santo - Veglia pasquale Pastori e parroci sono accomunati dalla medesima disposizione: «Gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, celebreranno la Veglia pasquale e lo stesso potranno fare, nelle parrocchie, i presbiteri che lo vorranno». Alcune significative novità per la celebrazione: «All’inizio si omette l’accensione del fuoco e si procede con la preparazione del Cero, la sua accensione e il canto del Preconio pasquale. La liturgia della Parola si celebra come previsto dal Messale Romano. La liturgia battesimale si compie senza le Litanie dei Santi, la benedizione del fonte e la celebrazione dei Battesimi, ma con la sola rinnovazione delle promesse battesimali. Dopo la Preghiera universale o dei fedeli la celebrazione prosegue con la Liturgia eucaristica. Non sarà possibile distribuire ai fedeli l’acqua benedetta ma si potranno invitare ugualmente le famiglie a benedire la mensa, nel giorno di Pasqua, come di consueto, anche senza l’acqua».      

Quaresima e Coronavirus: domande a ciascuno di noi

4 Aprile 2020 - Scegliere di vivere da credenti significa farsi interpellare dalla vita, in cui si riconosce una Parola che Dio ci rivolge, ma la vita parla sempre al presente, perché la vita c’è. Il nostro presente è nella crisi del coronavirus e, sebbene siamo avviluppati dalla caligine che rende incerti i contorni del futuro, anche da questa situazione possiamo e dobbiamo farci interpellare, per rispondere in modo sapiente, cioè al passo con i ritmi del Verbo che tiene in mano tutte le cose, anche quelle che non ci piacciono, e tutte conduce all’amore del Padre. Ho deciso di concludere pertanto questo percorso quaresimale, che ci ha portati alle soglie della Settimana Santa, con le domande che il nostro presente pone a me, dopo avere provato a esprimere alcune delle domande che esso pone inevitabilmente alla società civile e alla Chiesa. Ovviamente queste domande non le pone a me soltanto, ma non ho la pretesa che alcuno se ne senta interpellato allo stesso modo, o che le ritrovi tutte dentro di sé. Qual è lo specifico del prete, oggi? Cosa è giusto che la gente si aspetti da lui? Sbarrato l’accesso alle celebrazioni liturgiche, chiusi gli oratori, saltate le agende, i preti anziché incrociare le braccia hanno centuplicato i loro sforzi per predicare, insegnare, tenere corsi di esercizi, organizzare momenti di preghiera, confortare gli afflitti; quasi a ogni ora è possibile trovare (e capita solo ora, nei giorni del coronavirus!) Messe in streaming, appuntamenti di adorazione eucaristica, tutorial sulla liturgia, introduzioni alla preghiera… e la gente sta rispondendo con gratitudine, non sentendosi abbandonata. Per non parlare dei preti (e dei Vescovi, e dei Cardinali) infettati dal virus per la loro fedeltà al ministero, dei preti intubati, dei preti morti. La crisi attuale, spogliando i sacerdoti di tanti doveri di mantenimento dell’abituale, sta facendo brillare in modo luminoso i tre munera del prete pastore del suo gregge, maestro di preghiera, officiante dei divini misteri in rappresentanza di tutto il popolo. Domenica scorsa una mamma, dopo un momento di adorazione organizzato in streaming con i bambini della Prima Comunione, mi ha scritto in un messaggio: “M. [la figlia di 9 anni] mi ha detto che don Alessandro è come Gesù, vuole bene a tutti noi e prega per noi”. C’è altro da aggiungere sulla percezione dei fedeli circa l’essenziale del sacerdozio ministeriale? Se la prima domanda me la sono posta da prete, le altre, più semplicemente, me le pongo da uomo che, come tutti, dovrà affrontare gli incerti giorni a venire un passo alla volta. Spero che possano stimolare qualche riflessione utile almeno per qualcuno. Chi sarà la prima persona che vorrò riabbracciare quando finirà la quarantena? Questo digiuno quaresimale dal contatto ci induce inevitabilmente a esaminare le nostre relazioni, mettendo in evidenza quelle che per noi, alla fin fine, risultano le più vitali. Speriamo di non dimenticarcene, dopo. Qual è la cosa che mi fa davvero più paura di tutta questa vicenda? Questa domanda in un certo senso è la medesima di prima sotto un’angolatura più cupa, quella della paura della perdita. Oppure può stanare altre paure recondite in noi, che pure magari ci diciamo solidamente credenti. Bene, facciamole uscire tutte queste paure, chiamiamole per nome, e decidiamoci ad affrontarle con le armi della fede, della speranza, dell’abbandono nelle mani di Dio. Potremmo vincerle. Ho davvero voglia di tornare alla normalità? Una domanda sorprendente, che un po’ mi fa arrossire di vergogna, soprattutto se penso ai poveri morti, ai medici e agli infermieri in trincea, alla crisi economica che sta per arrivare… eppure, non è un caso che questa sia la domanda che più volte in questi giorni ho sentito formulare anche da altri. La verità è che eravamo troppo abituati allo stress, a vite alienate sempre di corsa, ad affetti familiari visti solo la sera o nel weekend. Come sarebbe bello poter portare con sé gli spazi di novità acquisiti, una volta che avremo superato la crisi! E ora, avviamoci verso la Settimana Santa: studiamo attentamente i testi che la liturgia ci proporrà, contempliamo con gli occhi del cuore le scene che essi dipingeranno in noi… il viola plumbeo del deserto e della serietà necessaria arriverà a circondarci e forse a opprimerci con i toni del pericolo e dell’abbandono; quando per un istante apparirà il bianco candido dell’amore, dell’amicizia e del pane condiviso, fin troppo presto esso annegherà nel rosso silenzioso e tragico della violenza e di una condanna che inchioda e che sembrerà zittire nel buio la speranza… ma il bianco tornerà a sfolgorare, la speranza rifiorirà, vincerà, alla fine, la luce. Se vorremo interpretare la nostra vita come una liturgia, potremo accettare che tutti i colori che la tingono danno gloria a Dio, e rivelano la nostra inalienabile dignità. (Alessandro De Medio – Sir)          

Papa Francesco: nessuno approfitti di questo momento per il proprio guadagno

4 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco mette in guardia dalle tentazioni di Satana e ricorda che portano a volte anche ad approfittare degli altri. “In questi momenti di difficoltà, di dolore – ha detto questa mattina introducendo la celebrazione eucaristica a Casa Santa Marta -  tante volte alla gente viene la possibilità di fare una o l’altra cosa, tante cose buone. Ma anche non manca che a qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona, approfittare del momento e approfittarne per se stesso, per il proprio guadagno. Preghiamo oggi perché il Signore ci dia a tutti una coscienza retta, una coscienza trasparente, che possa farsi vedere da Dio senza vergognarsi”. Per il papa le tentazioni cominciano dal poco, crescono, contagiano e finiscono per essere  giustificate. Il diavolo è “astuto”, ha sottolineato spiegando che la tentazione “comincia con poca cosa, cresce, contagia e alla fine si giustifica.  Questi sono i passi della tentazione del diavolo. Cresce, contagia e  alla fine si giustifica: 'è necessario che muoia uno per il popolo’. Alla fine tutto noi quando siamo vinti dalla tentazione finiamo poi  tranquilli perché abbiamo trovato la giustificazione". "Se ci troviamo in un peccato dobbiamo chiedere perdono al Signore – ha detto papa Francesco - ma poi dobbiamo capire come è iniziato, chi ho contagiano e come mi sono giustificato per cadere”. Ed ha pregato: “lo Spirito Santo ci illumini in questa conoscenza interiore”.

R.Iaria

Migrantes Gaeta: attenzione verso le fasce più deboli

3 Aprile 2020 - Gaeta – Nella diocesi di Gaeta, tra le diverse attenzioni in questo tempo di pandemia, sono state prodotte mascherine da distribuire gratuitamente alla comunità dei braccianti della Piana di Fondi (zona rossa)  principalmente indiani, pakistani e Sikh. Sempre con questa attenzione particolare l'Ufficio  Migrantes, insieme ala Caritas diocesana, hanno inviato – spiega la direttrice Migrnates Giovanna Ruggieri - un documento di vicinanza e solidarietà per questa comunità “laboriosa e spesso vittima di caporalato”. I due uffici propongono “alcune attenzioni che come diocesi possiamo adottare nel periodo di ‘quarantena sociale’ e al momento delicato della ripresa”: “Facciamo con coraggio il primo passo nel mostrare vicinanza verso gli imprenditori e i lavoratori che stanno subendo gravi perdite”, “aiutiamo e incoraggiamo quanti sono impegnati nel lavoro in ruoli di responsabilità, a livelli differenti” e “organizziamo la carità per andare incontro alle situazioni più critiche”. In particolare si chiede di promuovere un sostegno concreto attraverso l’acquisto di beni realizzati in Italia da aziende che si dimostrano attente alla tutela del lavoro, alla sostenibilità ecologica e alla qualità dei prodotti.

R.Iaria

 

Domande Asilo: audizione sospese fino al 13 aprile

3 Aprile 2020 - Roma – E stata prorogata fino al 13 aprile la sospensione delle audizioni davanti alle commissioni e alle sezioni territoriali per il riconoscimento del diritto d'asilo. La decisione è stata assunta a seguito dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 aprile 2020, che estende fino al 13 aprile le misure di contenimento per contrastare il contagio da Coronavirus, o Covid-19. Il decreto prevede la sospensione anche dell'attività degli sportelli al pubblico presso ogni collegio, mentre quelle degli uffici proseguono in modalità di lavoro agile, si legge sul sito del Viminale. Le audizioni con i richiedenti asilo erano già state sospese in attuazione delle misure governative per l'emergenza sanitaria. Prevista in un primo momento per le sole commissioni e sezioni territoriali delle cosiddette zone rosse per essere poi prorogata fino al 13 aprile. L'esigenza è quella di ridurre al massimo gli spostamenti di persone e documenti e gli assembramenti.

Migrantes Modena-Nonantola: la pastorale e la solidarietà in questo tempo di pandemia

3 Aprile 2020 - Modena - Tutti i cappellani che seguono nella diocesi di Modena-Nonantola le comunità cattoliche di origine straniera seguono le loro comunità facendo in modo che le persone restino in casa per evitare il propagarsi del contagio. Allo stesso tempo si cerca di tenere i contatti, seppure a distanza, per continuare a garantire l'assistenza spirituale. A dirlo a www.migrantesonline.it è Giorgio Bonini della Migrantes diocesana. Alcune famiglie della comunità polacca condividono (a distanza) la parola del giorno e recitano la coroncina alla Divina Misericordia alle ore 15 con don Fraczek, sacerdote polacco. Don Celestin, cappellano nigeriano, informa che per la comunità Cattolica Anglofona di San Barnaba di Modena è un momento difficile come per gli altri ma una cosa chiara è che tutti  “noi restiamo a casa seguendo l'ordine del governo per salvare la vita”. Per la messa domenicale celebrazione con i nuovi mezzi di comunicazione. Don Germain, cappellano congolese, è a fianco della comunità francofona modenese, mantenendo i contatti con tutti, fra i quali tanti sono giovani studenti. A tutti – spiega Bonini - viene suggerito di ascoltare la messa dell'arcivescovo, mons. Erio Castellucci, in TV. Inoltre la Migrantes diocesana sta cercando di aiutare alcune famiglie nomadi che già “normalmente” in difficoltà, ora “sono ancora più emarginati”, conclude il rappresentante della Migrante di Modena-Nonantola.  

La “Gente del viaggio” al tempo del coronavirus

3 Aprile 2020 - Vittorio Veneto - L’epidemia causata dal Corona-Virus e le misure prese dalle autorità nazionali e locali allo scopo di contenere la diffusione del contagio hanno avuto conseguenze molto pesanti sulla vita di ognuno di noi. Per alcune categorie, però, queste conseguenze sono state veramente devastanti, implicando l’impossibilità assoluta di lavorare, e di conseguenza, in molti casi, la perdita di ogni tipo di reddito. Questo è successo anche alle persone che operano nello Spettacolo Viaggiante, cioè nei circhi e nei Luna Park. Infatti, la sospensione di tutte le attività culturale e ricreativa svolte in un luogo pubblico ha imposto uno stop totale anche alle esibizioni dei circhi e delle giostre. I circensi e i lunaparchisti attualmente non possono in alcun modo lavorare, e di conseguenza hanno perso completamente il reddito che ricavavano dalla loro attività; e tuttavia devono continuare a sostenere gran parte delle ordinarie spese di gestione dei “mestieri” – come li chiamano loro - se vogliono sperare di poter riprendere il lavoro in un futuro che, peraltro, al momento non è prevedibile. Tra le spese che non possono assolutamente essere differite vi è certamente il mantenimento in buona salute degli animali che vivono nei circhi. Molti ritengono che una sospensione dell’attività per alcune settimane (tutti speriamo che il periodo di stop non debba protrarsi per diversi mesi, ma non possiamo essere sicuri di nulla) non dovrebbe avere gravi conseguenze, purché i titolari abbiano avuto la saggezza di accantonare risorse sufficienti per poter far fronte a una crisi come questa. In realtà, però, mettere da parte somme sufficienti non è sempre possibile; e in particolare, visto l’andamento degli ultimi decenni, non è stato assolutamente possibile a chi lavora nei circhi e nei Luna Park, visto che questo settore è da parecchio tempo in crisi a causa della concorrenza di altri generi di spettacolo, che risultano più accattivanti per il pubblico del nostro tempo. Il risultato finale è che, quando alla situazione ordinaria si è sovrapposta la crisi che stiamo vivendo, molte famiglie di circensi e lunaparchisti si sono viste ridotte letteralmente alla fame. Lo posso dire con cognizione di causa perché ricevo ogni giorno decine di telefonate con richieste di sostegno per l’acquisto dei generi più indispensabili da parte di queste persone e delle loro famiglie che spesso, a differenza di quelle di tanti altri nostri connazionali, sono ancora caratterizzate dalle presenza di numerosi bambini. Il problema principale nasce perché, quando è il momento di ricevere aiuto, queste persone risultano, ancora e sempre, svantaggiate, non solo perché lo stile di vita mobile - che anche oggi caratterizza l’esistenza di molti fra loro - li rende pur sempre oggetto di pregiudizi, a volte anche odiosi, ma anche, più semplicemente, perché, muovendosi continuamente, non appartengono in maniera piena a nessuna comunità, né civile né religiosa, e quindi ognuno tende a pensare che di loro si debba occupare qualcun altro. Purtroppo conosco moltissime situazioni di questo genere. Oggi tante famiglie di lavoratori dello Spettacolo viaggiante non sono nemmeno sicure di riuscire a sopravvivere nelle prossime settimane. E c’è di più: la situazione attuale rischia di farli entrare in un circolo vizioso da cui sarà difficile poi uscire: la miseria e i rifiuti che si vedono opporre ogni giorno finiranno per estraniarli sempre più dalle altre persone. E questo aumenterà ancora la diffidenza e l’ostilità nei loro confronti. Dobbiamo fare il possibile per aiutarli, altrimenti rischiamo che, anche senza che nessuno lo voglia, venga innalzato un muro fra noi e loro. Don Mirko Dalla Torre Commissione Spettacolo Viaggiante Fondazione Migrantes

Un corso on line sulle migrazioni in Italia

3 Aprile 2020 - Roma - Un corso on line intitolato "Un secolo di migrazioni in Italia, 1920-2020" è stato promosso, in questo momento di permanenza a casa a causa del coronavirus. Si tratta di un progetto pensato soprattutto a fini didattici ma non solo e vuole rispondere ad alcune domande sul tema delle migrazioni oggi nel nostro Paese: quando, come e perché sono emigrati all’estero i cittadini italiani? Da chi e come è composta l’immigrazione straniera in Italia? Quali sono le principali traiettorie delle migrazioni interne? Risponderanno a queste e ad altre domande i ricercatori del Cnr – Ismed in collaborazione con Biblioteche di Roma. Ogni lezione dura circa 20 minuti, avrà inizio alle 12 ed è corredata da suggerimenti bibliografici e tabelle esplicative. Le lezioni resteranno a disposizione sul canale You Tube del Cnr Ismed. A partire da martedì scorso, 31 marzo, ogni martedì per sei settimane verrà caricata una lezione sulle piattaforme comunicative di Biblioteche di Roma e dell’Ismed Cnr. I ricercatori forniranno i propri indirizzi di posta elettronica per rispondere alle domande del pubblico. Il coordinamento scientifico di questa iniziativa è composto da Michele Colucci, Francesco Di Filippo e Stefano Gallo.  

Aizo: la vita nei campi rom al tempo del coronavirus

3 Aprile 2020 - Torino - Nei campi dove vivono i rom i bambini corrono da una baracca all’altra e giocano come sempre, il loro vociare copre perfino le notizie trasmesse dalle Tv sempre accese per essere informati. Un bimbo di tre anni mi viene incontro e mi dice: “no coronavirus, no, no” e scappa via impaurito. Mentre la nostra Francesca, educatrice, porta abitazione per abitazione i compiti cartacei o li aiuta a farli attraverso i tablet, i ragazzini sembrano stanchi di queste “vacanze” troppo lunghe  e chiedono: “quando andiamo a scuola?”. La risposta è oramai certa: per quest’anno la scuola è terminata, almeno quella classica. Il loro impegno è a casa, nel caos della baracca dove vivono tutti e in tanti: fratelli già sposati con i figli piccoli che chiamano zii, i loro coetanei, i nonni che a volte hanno difficoltà a vivere insieme. e perciò non è facile “fare” scuola. Chi non conosce la vita del campo fa fatica a capire. I problemi per gli adulti sono diversi, hanno timore che scoppi l’epidemia. Abbiamo messo a disposizione un numero telefonico per supporto psicologico o richieste varie. Con il blocco delle attività lavorative già precarie, i problemi economici aumentano: bisogna trovare cibo per tutta la famiglia. Il comune Torino si è attivato con i nodi di distribuzione e noi collaboriamo per affinchè tutte le famiglie in difficoltà ricevano gli aiuti come le altre. Ma oltre il cibo i bisogni sono anche altri: sanitari, servizi sociali, etc. A parte i sinti giostrai dove vivono in campeggi...ci sono campi senza acqua ne wc dove vivono 400/500 persone, gruppi di rumeni e bosniaci che occupano piazzuole dove sostano decine di famiglie. I numerosi appartamenti occupati in modo abusivo.......inutile chiedere autobotti di acqua.. che periodicamente vengano distribuite. Ma noi di A.i.z.o ci siamo. (Carla Osella – Associazione Italiana Zingari Oggi)  

Mci Vienna: le iniziative nella comunità cattolica italiana

3 Aprile 2020 - Vienna – Una diretta quotidiana su youtube durante la Settimana Santa e momenti di preghiera per tutta la settimana. E’ una delle iniziative che promuve la Missione Cattolica Italiana di Vienna dove – ci dice il missionario p. Thomas Manalil. Le ultime celebrazioni con la presenza dei fedeli si sono svolte nel fine settimana del 14-15 Marzo. Dopo quella data, per decisione governativa le chiese sul territorio austriaco sono rimaste aperte solo per la preghiera individuale. Per rispondere alle richieste di “vivere anche questo momento difficile in maniera comunitaria” la Missione Cattolica Italiana, ha creato un canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCKAeLh4BIb8bTVnWn4OsqCg) dove durante la settimana è prevista una diretta quotidiana di circa 15-20 minuti alle 19, 15. Durante la settimana anche momenti di preghiera, o adorazione eucaristica e un commento ad un brano del Vangelo. La domenica invece, “celebriamo in diretta la Santa Messa alle 11,30: si tratta in tutti i casi di un piccolo modo per continuare a sentirci parte di un'unica comunità Cristiana”.

R.Iaria

Quaresima e Coronavirus: domande per la Chiesa

3 Aprile 2020 - Ieri abbiamo potuto rinvenire alcuni degli importanti interrogativi che la crisi del coronavirus rivolge alla società civile; a maggior ragione questa situazione interpella la Chiesa, che per sua natura è chiamata all’ascolto obbedienziale di Dio che parla attraverso gli accadimenti, e deve (e può) rispondere sapienzialmente all’enigma del male guardandolo con occhi pasquali, così da far fare all’umanità un passo avanti in più verso il Regno. Anche in questo caso le domande sorte sono in ordine sparso, né pretendono di essere tutte le domande che i drammi di questi giorni sottopongono a pastori e fedeli: sono quelle che il sottoscritto si è visto più volte sbattere in faccia dalla vita strana di queste settimane, scoprendo poi di non essere stato il solo prete a porsele. Confessione al telefono o in videoconferenza: perché no? Tale questione, che pertiene alla teologia sacramentale, non è stata chiusa né definita; d’altronde, è solo oggi (e non certo cinquanta-sessant’anni fa) che si sta comprendendo il significato reale, il vero potenziale, della comunicazione a distanza. Il riferimento all’invalidità per difetto di presenza non regge, perché mentre una lettera scritta non risponde alla natura della comunicazione diretta e auricolare tra due persone, una telefonata o una videoconferenza sì – cose queste che, ovviamente, non si potevano immaginare nel XVI secolo. Né la questione è paragonabile alla burla dell’app per confessarsi senza il prete, vera e propria bufala girata in rete e nata dall’equivoco su un’applicazione ideata per prepararsi alla Confessione. In realtà non esistono argomenti decisivi contro la validità di una Confessione attraverso un mezzo telematico, tramite il quale sia il confessore che il penitente potrebbero comunicare vedendosi, o almeno sentendosi, in tempo reale. Non si parli di segretezza, per favore, soprattutto se pensiamo a certi confessionali che nelle nostre chiese semivuote fanno quasi da cassa di risonanza! Ma poi, pensiamoci bene: se uno mi fa un torto, e mi telefona afflitto chiedendomi perdono, e io gli rivolgo parole di misericordia, lì succede qualcosa di reale o no? E Dio, che è puro e infinto Spirito, dovrebbe invece essere vincolato a uno spazio fisico determinato? E i sacerdoti che alla GMG concelebrano con il Papa da centinaia di metri di distanza, se non chilometri, quando dicono “Questo è il mio Corpo” consacrano validamente? Ogni Sacramento richiede livelli diversi di concretezza fenomenica: altro è un Sacramento che richieda il venire immersi nell’acqua, il venire unti, o il mangiare, altro quello che richiede solo l’ascolto e la parola. Lungi dal voler optare categoricamente per una tesi, e rimanendo fedeli all’attuale divieto, speriamo tuttavia che questa sottolineatura che la Chiesa stessa sta facendo dei benefici (almeno larvati) della partecipazione in streaming alle funzioni durante la quarantena riapra la questione – tanti infermi sicuramente ne gioverebbero! Quale funzione effettiva di vicinanza e consolazione possono esercitare le parrocchie (e i parroci) in questa crisi? Il principio di sussidiarietà, per il quale se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione, è alla base dello Stato di diritto, ed è un’invenzione della Chiesa Cattolica, sancito dalla Rerum novarum di Leone XIII. Da un lato è senz’altro molto positivo vedere una nuova generazione di Vescovi e Cardinali in prima linea, a perenne disposizione per celebrazioni in streaming, predicazioni in rete, Messe, ecc. Questo mostra e conferma una Chiesa in uscita che mantiene uno stile vitale e comunicativo. Speriamo solo che questo imponente dispiegamento di media da parte della gerarchia non scoraggi, ma anzi stimoli, un contributo più specifico, locale, incarnato e “artigianale” da parte delle parrocchie. In qualche modo anche “in streaming” torna la questione decisiva del modo migliore in cui i diversi gradi della gerarchia possano e debbano interagire per custodire la comunione e la specificità di funzione. La formazione spirituale dei fedeli laici va di pari passo con la loro formazione sacramentale? Il fanatismo espresso da non pochi cattolici, di cui alcuni anche piuttosto in vista, che pretenderebbero in piena pandemia di fare come se nulla fosse cambiato, e vorrebbero partecipare alla Messa e ricevere i Sacramenti senza limitazioni, solo in apparenza è fede. Il vero credente obbedisce alla vita, e a Dio tramite la vita, e sa accogliere nella propria esistenza il deserto tanto quanto la Terra promessa, il Sabato santo tanto quanto la Domenica di Pasqua – perché sa che in effetti è attraversando il deserto che si arriva alla Terra promessa, e che è passando per il Sabato che si arriva alla Domenica. In realtà queste pretese, piene di enfatico autocompiacimento, fanno sospettare che ci siano molti cattolici che, se non “fanno” atti religiosi in chiesa, messi a tu per tu con Dio dentro casa loro, molto semplicemente non saprebbero cosa dirGli; persone magari di buone intenzioni, ma del tutto ignare di vita interiore, discernimento, contatto con la Parola, esami di coscienza, ecc. cioè di tutto quello che dovrebbe dare intelligenza autenticamente spirituale della liturgia, che senza di esse può facilmente ridursi a cerimonia esteriore che non coinvolge (se non esteticamente) né compromette. Questa crisi sta mettendo in luce la necessità urgente di una riformulazione della proposta formativa offerta ai fedeli, che non si limiti alla sacramentalizzazione, ma consegni veri e seri strumenti di vita spirituale e di discernimento sin dalla più giovane età, così da radicare nei cristiani la consapevolezza del loro sacerdozio universale derivante dal Battesimo. Queste sono alcune delle domande più urgenti che questa crisi piena di stimoli spirituali e pastorali ha messo nel cuore di tanti di noi poveri preti, che in questi giorni del coronavirus stiamo lottando per essere “frati Cristoforo” e non “don Abbondi”. (Alessandro De Medio – Sir)

Circo Takimiri a “casa” di tutti

3 Aprile 2020 - Roma - Il circo entra nelle case in tempo di Coronavirus. E’ l’esperienza che sta facendo il Circo Takimiri che ha 60 anni di vita. Il circo, infatti, porta periodicamente il suo spettacolo sui canali social con lo slogan #noicidivertiamoanchedacasa. “In questo momento così difficile – spiega la famiflia Takimiri - è dovere di tutti restare a casa ed anche noi obbligati a non eseguire i nostri spettacoli o insegnare nella Scuola d'arte circense ai nostri allievi abbiamo pensato già dalla prima settimana in cui hanno bloccati di organizzare una trasmissione gratuita per tutte le famiglie in diretta dal nostro Circo sul nostro canale Facebook e  Takimiri eventi spettacoli per far passare un momento di svago e divertimento a tutte le famiglie”. È – aggiungono – “il nostro unico modo di renderci utili, la nostra vita è lo spettacolo dal vivo e non potremmo vivere senza, così abbiamo organizzato all'inizio 3 interventi a settimana poi essendosi allungato il bisogno di restare a casa ora ci sarà uno spettacolo ogni martedì sempre alle 19.30”. Il Circo Takimiri ha compiuto più di 60 anni ed è ancora in attività grazie all'affetto che il pubblico ha sempre dimostrato alla “nostra famiglia ed al mondo dello spettacolo decidendo di entrare nel nostro tendone per vedere i nostri show, così oggi saremo noi ad entrare nelle loro case per regalare emozioni e speriamo tanto divertimento soprattutto ai bambini. Vi chiediamo solo di condividere e sostenerci il più possibile così da darci la forza di continuare”.

R.Iaria

 

Cuba: vivere la Pasqua in tempo di quarantena

3 Aprile 2020 - Roma – “Celebrare la Messa senza popolo è qualcosa di strano, balza subito all’occhio che manca qualcosa, che si tratta di un atto eminentemente comunitario. Se non posso celebrare con il popolo, posso celebrare per il popolo”: è don Marco Pavan a raccontare la vita della sua comunità, sull’isola di Cuba, anch’essa chiamata a fare i conti con il Covid-19. “Il pastore che ha addosso l’odore del gregge ha soprattutto nel suo cuore tutta la comunità a lui affidata, tutta la chiesa e l’intera umanità”, riflette. Sull’altare, insieme al pane e al vino, porta tutta l’umanità ferita, piagata, sgomenta e disorientata, che necessita di una presenza reale dell’amore di Dio; offre al Signore la struggente nostalgia del suo gregge, che vive l’assenza dell’incontro in attesa di celebrarne ancora la presenza…”. La Pasqua, che don Marco ha celebrato tante volte nelle parrocchie di Vimercate e Legnano, in diocesi di Milano, torna puntuale. Il Signore risorge, vince la morte, è speranza viva. E anche a Cuba le comunità cristiane si preparano al Triduo, anche se quest’anno lo scenario è differente… Don Pavan ha 45 anni: nato a Bollate (Milano), laurea in matematica (chi lo conosce sa che è un mago dei numeri), è un profondo conoscitore de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, dal quale non di rado trae spunto per le sue riflessioni e omelie. Prete dal 2005, dopo 12 anni di ministero in parrocchie ambrosiane, dal novembre 2017 è a Cuba, come fidei donum nella diocesi di Santiago. Condivide il servizio missionario con altri tre preti milanesi: don Adriano Valagussa, don Ezio Borsani e don Carlo Doneda. È parroco, con don Adriano, nella parrocchia di Nuestra Señora del Rosario a Palma Soriano, città di 125mila abitanti nel sud dell’isola. La realtà urbana conta 75mila residenti, mentre il resto della popolazione è sparsa in aree rurale nei pressi della città. Qui, in tempi “normali”, la pastorale è piuttosto strutturata; invece la “pastorale del campo – spiega – è molto missionaria: si va due volte al mese in ogni campo, ne abbiamo 17, per la catechesi, la messa o la liturgia della Parola, si vanno a trovare famiglie e ammalati”.« “Di recente – confida – scrivevo in una lettera agli amici italiani della necessità per il popolo di Dio di vivere questo tempo di assenza, coltivando la nostalgia dell’incontro. Forse qui è proprio quello che manca. Se è vero che in strada ci sono tantissime persone, in chiesa praticamente non passa nessuno. Mi ha colpito molto questo fatto… di solito di fronte a un tempo di crisi, ci si attacca anche alla fede e alla religione per incontrare un senso e una speranza. E invece si continua ad essere sopraffatti dall’affanno della quotidianità. Sembra che i cubani si siano dimenticati di Dio. Mi verrebbe da domandarmi: ma come possono pensare che anche Dio non si dimentichi di loro? Poi mi sovviene un passo del profeta Isaia: ‘Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri’. Per fortuna Dio non si dimentica di noi, perché ci ama e il suo amore è per sempre. E allora mi vengono in mente le parole del nostro arcivescovo Mario Delpini che danno il titolo alla lettera pastorale, ‘ogni situazione può diventare un’occasione’. Spero che ciascuno a livello personale e insieme come chiesa sappiamo cogliere l’occasione che abbiamo di fronte”. Anche a Cuba vigono alcune misure precauzionali per evitare il diffondersi del contagio. La vita, a poco a poco, rallenta. Don Marco afferma: “Mi sono interrogato in prima persona sul senso di quanto sta accadendo. Non mi sono posto la solita domanda ‘dove sta Dio di fronte a tutto ciò che sta accadendo?’; mi sono piuttosto chiesto ‘dove sono io? Dove voglio essere io?’ – e non tanto nel senso del luogo, ma della situazione esistenziale. Che occasione vi leggo per me?”. Il sacerdote prosegue: “innanzitutto, vivo con maggior distensione e intensità il tempo per la preghiera e la coscienza di pregare non solo per me ma per la mia gente. È poi una grazia poter dedicare tempo abbondante e senza continue interruzioni a qualche lettura impegnativa e allo studio, senza dover sempre recuperare il filo del discorso. Ne sto approfittando per leggere molto e per approfondire alcuni temi. In particolare, nell’ambito della cosmologia, mi affascina la questione del tempo. Per la teoria della relatività ristretta”, e qui emerge la formazione scientifica, “non esiste un tempo oggettivo, uguale per tutti, ma ogni osservatore ha il suo orologio personale e questo orologio varia in funzione di quanto l’osservatore vive (basti pensare al paradosso dei gemelli di Einstein). Si potrebbe dire che nel cuore della scienza il kronos si trasforma in kairos, occasione esistenziale. Anche in questo tempo di infermità globale vale la pena chiederci che occasione sta nascondendo. Vedo le famiglie obbligate a stare in casa, a condividere spazi ristretti e tempi lunghi. Un peso? O piuttosto una occasione per parlare, per condividere, per fare qualcosa insieme, per dirsi quelle cose per cui non c’era mai tempo, per condividere la quotidianità nelle sue fatiche”. “Stare in casa senza ‘niente’ da fare, dover rinunciare alle tante attività, mi sta facendo sentire impotente. Non posso annunciare il Vangelo come ho sempre fatto e quindi penso che non posso annunciare il Vangelo rinchiuso in queste quattro mura. Forse il Vangelo ha bisogno di testimoni impotenti, che nella loro fragilità e inutilità dicano che ciò che davvero conta è l’amore del Signore e la salvezza che ci è stata donata, al di là delle nostre iniziative e proposte. In una situazione in cui esiste un solo numero, lo zero, finalmente smettiamo di parlare di numeri, di valutare tutto in termini quantitativi, di esito e di convenienza, per imparare a valutare nell’unico modo sensato, nella logica del seminatore, che dà tutto e non riceve nulla”. Ancora una annotazione profonda: “Non è facile smontare il ruolo di protagonisti della nostra vita, saltar giù dal treno in corsa a velocità folle che sono le nostre giornate”, dice don Marco. “Mi colpiscono le molte foto postate su facebook di gente che fa il pane: è un’arte che richiede calma, passione, tempo. Normalmente sarebbe stato impossibile, ma ora il pane fatto in casa dice un tempo che è tornato nostro. Quando questo isolamento finirà, i nostri ritmi torneranno vorticosi, però avremo un poco di consapevolezza in più che in fondo dedichiamo tempo a ciò che per noi è davvero importante e quindi sapremo trovare tempo per ciò che davvero conta. Il treno è in corsa, ma come ogni treno, fa delle fermate! A noi, saperne approfittare per vivere e non lasciarci vivere”. (Gianni Borsa – Popoli e Missione)

Cei: aiuto ai Paesi africani e altri Paesi poveri nell’emergenza coronavirus

3 Aprile 2020 -
Roma - A pochi giorni dagli interventi straordinari, per un totale di 16 milioni di euro, disposti per far fronte all’emergenza coronavirus in Italia, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha deciso lo stanziamento di altri 6 milioni di euro, provenienti dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per aiutare i Paesi africani e altri Paesi poveri nell’attuale situazione di crisi mondiale.
Nella consapevolezza che tali Paesi incontrano ulteriori difficoltà nell’affrontare la pandemia e che la situazione, già drammatica, può divenire devastante, la Presidenza Cei ha incaricato il Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo e la Caritas Italiana di elaborare una strategia d’azione urgente che intervenga sul piano sanitario e su quello formativo.
La strada operativa, che è stata individuata, consiste nel sollecitare una manifestazione d’interesse da parte degli ospedali e delle istituzioni cattoliche operanti sul territorio.
Con tale finalità, per gli interventi di tipo sanitario sono stati stanziati 5 milioni di euro, per quelli formativi 1 milione di euro, per un totale di 6 milioni di euro.
Il primo obiettivo sarà quello di dotare le strutture sanitarie presenti in questi Paesi di dispositivi di protezione per il personale sanitario, indispensabile alla gestione dell’emergenza, e di strumenti terapeutici basilari per affrontare la pandemia.
Saranno privilegiate soprattutto le strutture più prossime alla popolazione, più periferiche, già facenti parte della rete delle realtà note e sostenute nel passato, dimostratesi efficaci ed efficienti. Saranno inoltre sostenute le iniziative che incentivano nella popolazione comportamenti atti a non favorire il contagio, oltre alla formazione e alla preparazione tecnica del personale sanitario.
Le iniziative dovranno essere concordate con le Istituzioni pubbliche locali, nazionali, regionali e internazionali, con le autorità preposte, con tutte le realtà attive sul territorio negli stessi ambiti d’azione, allo scopo di favorire ogni sinergia, sia secondo le prassi ordinarie sia secondo quelle straordinarie richieste dalla situazione di emergenza.
Le richieste di finanziamento da parte dei soggetti interessati dovranno essere presentate, dal 14 al 30 aprile, secondo le modalità indicate nel sito www.chiesacattolica.it/sictm. Stanti la gravità e l’urgenza della situazione, i progetti dovranno essere finalizzati entro tre mesi dall’erogazione del contributo richiesto.

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: le preghiere e gli aiuti dagli “amici” cinesi

3 Aprile 2020 - Reggio Emilia - Un legame profondo ci unisce ai fratelli della Cina e particolarmente ai cristiani cinesi, un legame reso più intenso dalla loro presenza qui tra noi. La fede e la carità del popolo cristiano della Cina si stanno ancor più manifestando in tutta la loro ampiezza e profondità in questi giorni, in cui siamo tutti provati a causa della epidemia. Dopo avere pregato per tutto il popolo cinese e in particolare per gli ammalati e per i più bisognosi e dopo avere donato con grande generosità per offrire loro aiuto e sollievo, il cuore dei cristiani cinesi si rivolge ora con preoccupazione, carità e speranza a tutti i popoli colpiti. In questi giorni numerosi fedeli, associazioni e diocesi cinesi, in comunione con i loro connazionali residenti in Italia, pregano per le nostre comunità colpite, per gli ammalati, per i più poveri, per chi piange la morte di un amico o di un parente. Con l’aiuto e il coordinamento del nostro cappellano cinese don Pietro Sun e di altri fedeli e religiosi cinesi presenti in Italia, le comunità cinesi stanno manifestando la loro amicizia – veramente fedeli all’insegnamento di padre Matteo Ricci – inviando in dono grandi quantità di materiale sanitario, come mascherine e camici, alla nostra diocesi – e anche a molte altre –, particolarmente per l’aiuto dei più poveri tra noi. In particolare, desideriamo ricordare Qinzhen Chen, mamma della nostra cara amica Giovanna Jiang, che da Fuzhou ci dona 700 mascherine. La Associazione Cinese di Reggio Emilia, dona 500 mascherine. Caihui Huang, da Guangdong Cina, dona 500 mascherine. La comunità sant’Egidio in Cina, dona 1600 mascherine. La chiesa cattolica di Wenzhou in Cina, dona numerose mascherine e altri indumenti protettivi. La Signora Debora Zhang e i suoi genitori, da Shanghai, dona 50.000 mascherine e altri indumenti protettivi. E molti altri. La Signora Debora Zhang ha desiderato inviarci una lettera per accompagnare con le parole il gesto del donare. Ricordiamo nella preghiera i nostri fratelli cinesi, in questo momento e sempre. (Francesco Braghiroli – Migrantes Reggio Emilia-Guastalla)

Coronavirus: in Argentina pochi casi, ma l’isolamento è partito subito guardando all’Italian

3 Aprile 2020 - Buenos Aires – Il messaggio girava in tutto il Sud America, su whatsapp, nei giorni immediatamente precedenti tra i tanti discendenti di emigrati italiani: “Martedì 31 marzo in tutta Italia ci saranno le bandiere a mezz’asta in segno di lutto nazionale per le vittime del coronavirus. Anche noi nello stesso giorno collochiamo le bandiere italiane dalle nostre finestre e dai balconi delle nostre case”. E così è avvenuto anche nella città di Cordoba in Argentina. Elena Tori (82 anni) vive con il marito, Hector Hugo Rubiano (79 anni), a trenta minuti dal centro della città. Il figlio più grande abita vicino casa ma, per la situazione legata al coronavirus, si sentono solo per telefono. L’altro figlio vive in Brasile. Le chiediamo di raccontarci come stanno vivendo l’emergenza sanitaria che è arrivata anche da loro: “Ci sono ancora pochi casi. Ma abbiamo iniziato subito a prendere provvedimenti, grazie a Dio!, per decisione del Presidente Alberto Fernández. Ogni giorno c’è una restrizione in più. Hanno chiuso anche le frontiere. Tutto pensando proprio a quello che avviene in Italia. Io e mio marito, come tutti, dal 19 marzo siamo in isolamento a casa e non usciamo. Abbiamo trovato dei negozi che ci portano le verdure, la frutta, il latte, il pane... tutto quello di cui c’è bisogno. I supermercati aprono dalle 8 alle 9 per i pensionati, poi dalle 9 alle 19 per tutti e chi va, nelle code, deve lasciare almeno un metro di distanza dagli altri. Nel nostro quartiere questo è rispettato, ma so che in altri quartieri no e la gente esce, è un peccato!”. Poi aggiunge: “Davanti casa abbiamo un viale che ha uno spazio verde con alberi nel mezzo. Ora quel viale è vuoto, fermano le macchine. Chi esce di casa deve avere un permesso, un foglio di autocertificazione”. In Tv cosa dicono della situazione? “Qui parlano di tutto il mondo. Ma ogni ora l’Italia è presente nei nostri notiziari. Poi io e mio marito guardiamo anche la Rai e quindi sappiamo tutto. Sono tantissimi gli italiani in Argentina e siamo tristissimi. Ci viene da piangere. Poi io sono collegata anche con i parenti che ho in Italia: Brescia, Boario Terme, Montecarlo, Tonfano, Firenze, Lucca”. (Toscana Oggi – In Cammino – Lucca)  

Papa Francesco: preghiamo per chi sta aiutando a superare questo periodo

3 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco ha introdotto questa mattina la celebrazione eucaristica a Casa Santa Marta chiedendo di pregare per chi sta aiutando a superare questo periodo di pandemia. “C’è gente – ha detto - che da adesso incomincia a pensare al dopo: al dopo la pandemia. A tutti i problemi che arriveranno: problemi di povertà, di lavoro, di fame … Preghiamo per tutta la gente che aiuta oggi, ma pensa anche al domani, per aiutarci a tutti noi”. Il papa ha dedicato la celebrazione, in questo venerdì, alla Madonna e ha concentrato la sua omelia sui sette dolori della Madre di Gesù: il dolore dopo le parole di Simeone, 4° giorni dopo la nascita di Gesù, che parlavano di una spada che le trafiggerà il cuore, il dolore della fuga in Egitto, il dolore dei tre giorni in cui Gesù resta nel tempio e Maria e Giuseppe lo cercano disperatamente, il dolore dell’incontro con Gesù sulla via del Calvario, il dolore della morte di Gesù, il dolore della discesa di Gesù dalla croce e il dolore della sua sepoltura. “A me – ha detto Papa Francesco - fa bene, in tarda serata, quando prego l’Angelus, pregare questi sette dolori come un ricordo della Madre della Chiesa, come la Madre della Chiesa con tanto dolore ha partorito tutti noi. La Madonna mai ha chiesto qualcosa per sé, mai. Sì, per gli altri: pensiamo a Cana, quando va a parlare con Gesù”: “soltanto, accetta di essere madre. Accompagnò Gesù come discepola, perché il Vangelo fa vedere che seguiva Gesù: con le amiche, pie donne, seguiva Gesù, ascoltava Gesù”. E gli Atti degli Apostoli “la fanno vedere in preghiera con gli apostoli come madre. La Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo; ha ricevuto il dono di essere Madre di Lui e il dovere di accompagnare noi come Madre, di essere nostra Madre. Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia. Soltanto discepola e madre. E così, come madre noi dobbiamo pensarla, dobbiamo cercarla, dobbiamo pregarla. È la Madre. Nella Chiesa Madre. Nella maternità della Madonna vediamo la maternità della Chiesa che riceve tutti, buoni e cattivi: tutti”. Da qui l’invito: “oggi ci farà bene fermarci un po’ e pensare al dolore e ai dolori della Madonna. È la nostra Madre. E come li ha portati, come li ha portati bene, con forza, con pianto: non era un pianto finto, era proprio il cuore distrutto di dolore. Ci farà bene fermarci un po’ e dire alla Madonna: ‘Grazie per avere accettato di essere Madre quando l’Angelo Te lo ha detto e grazie per avere accettato di essere Madre quando Gesù Te lo ha detto”. (R.Iaria)

Sud Sudan: le preoccupazioni per il coronavirus

2 Aprile 2020 - Roma - Il Sud Sudan è risultato finora fortunatamente immune al Covid-19, ma è anche vero “che qui i tamponi non sono disponibili”. Inoltre l’eventuale diffusione del virus preoccupa medici e infermieri poichè “questo virus è più pericoloso della Sars e dell’Ebola”. A spiegarcelo, al telefono dal Sud Sudan, è Nicolò Binello, medico del Cuamm, Medici con l’Africa,la ong diretta da don Dante Carraro. La differenza con Ebola è che “in quel caso la percentuale di mortalità era elevatissima, addirittura del 50%, ma il tasso di contagiosità risulta di molto inferiore a quello del Covid-19”. “Questo virus è estremamente contagioso, più della Sars e dell’Ebola – dice il medico – Possiede un’alta carica virale, soprattutto nelle persone con la malattia conclamata in corso. Inoltre, il problema è che gli asintomatici possono trasmettere il Covid-19, a differenza di quanto avviene con l’Ebola, dove chi non porta i segni della malattia non è ammalato”. Inoltre è come se il Covid-19 fosse un ‘miglioramento’ delle versioni precedenti di Coronavirus, “ma adesso – e questa è la nota positiva – si spera che si diffondano anche le varianti più benigne dello stesso virus”. “Io mi trovo a Lui, un piccolo villaggio capoluogo della Contea di Mundri East, dove l’ospedale è collegato con la capitale dello Stato regionale da un strada di terra battuta – racconta Binello - Qui attorno tutte le persone hanno un livello di povertà elevatissimo”. “Non un solo caso di coronavirus è stato registrato finora qui da noi -  conferma Binello -, ma per un motivo semplice: l’Oms ci ha notificato che per adesso non sono disponibili i tamponi. Nel momento in cui dovessimo disporne, e dunque diagnosticare la malattia, sarà inevitabile constatare diversi problemi nel contenimento di pazienti affetti e nel trattamento del virus”. In Sudan invece i casi arrivano ad oggi a sette, con due persone decedute. “Il Sud sudan è un Paese in cui il sistema sanitario è già al collasso, a seguito di anni di guerra civile – spiega il medico – Io lavoro in una zona rurale e qui si ha la sensazione della fragilità del sistema sanitario in tutte le sue sfaccettature”. Misure come il lavaggio delle mani o la protezione della bocca, nei Paesi africani, sono raccomandazioni su cui gli operatori sanitari “possono intervenire per sensibilizzare la popolazione, ma la sfida è gigantesca. Il sapone liquido molte volte manca o è completamente inutilizzato. Stiamo comunque cercando di attuare una prevenzione, prima di arrivare a dei casi conclamati”. Il problema maggiore è la reperibilità di “dispositivi di protezione individuale: mascherine, camice e protezione degli occhi. Di mascherine non ce ne sono – spiega – Se dovesse davvero scoppiare l’epidemia, come in Italia, non ne verremmo assolutamente a capo”. Questo vale per tutti gli ospedali rurali dell’Africa sub-sahariana: “nel nostro, che è davvero basilare, a volte non abbiamo neanche l’ossigenoterapia. Per non parlare del fatto che le misure di isolamento sono difficilmente realizzabili”. Ci sono però anche delle “note ottimistiche – dice il medico – Anzitutto la scarsa possibilità di spostamento delle persone da un luogo all’altro, sebbene in realtà camminino molto a piedi, e poi la piramide della popolazione che qui in Africa è rovesciata: la maggior parte della gente è giovane e composta da persone sotto i 20 anni. Noi speriamo davvero che si sviluppi una variante del virus in forma più lieve”. L’auspicio è che in Africa il livello di diffusione rimanga basso grazie alla scarsa mobilità umana e al fatto che la maggior parte dei Paesi si sono fin dall’inizio blindati dentro, chiudendo i collegamenti esterni, e molti voli negli aeroporti, lasciando aperte solo le frontiere interne. (Ilaria De Bonis – Popoli e Missione)