Primo Piano

Vangelo Migrante:  Ascensione del Signore (Vangelo Mt 28, 16-20)

21 Maggio 2020 - Nella versione dell’evangelista Matteo non ci è raccontata la ‘scena’ dell’Ascensione ma il suo senso. Si parla di un passaggio dalla terra al cielo che riguarda Gesù. Tale passaggio indica che con l’Ascensione è stata aperta una via di collegamento proprio tra la terra e il cielo, una via che non potrà essere più chiusa. Non vi è più, dunque, una separazione insanabile tra il mondo dell’uomo e il mondo di Dio, perché questi due mondi sono divenuti tra loro comunicanti in virtù dell’Ascensione di Gesù al cielo. Anzi, è Gesù stesso la Via che rimette in collegamento i due mondi, la Porta attraverso la quale l’umanità può ritornare nel giardino di Dio. E c’è un mandato di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (28,19). Ciò che a noi è stato dato di comprendere e di vivere, non può essere tenuto solo per noi: il comando di Gesù è chiaro e ci esorta ad andare ovunque per dire a tutti la verità di questa via che ormai è ‘la Via’ che dalla terra conduce a Dio. Il giorno dell’Ascensione di Gesù è anche il giorno dell’invio dei discepoli per le strade del mondo; il giorno nel quale il Signore ritorna al Padre è il giorno nel quale i suoi discepoli sono mandati ad annunciare a tutti i popoli l’inizio di un mondo nuovo. Oggi, pertanto, la Chiesa contempla e cammina: contempla il suo Signore che ascende e cammina piena di gioia raccontando agli uomini la salvezza di Dio. Il tutto in Galilea, il luogo meticcio, abitato da uomini e donne di diverse culture e provenienze, non proprio ortodosso, secondo i canoni religiosi dettati a Gerusalemme. L’appuntamento lo ha dato Gesù la mattina della Resurrezione. Proprio là uno sparuto gruppo di discepoli inizia una Missione, che dura ancora oggi; ed è là che torna la nostra mente quando, stanchi e sfiduciati, possiamo riascoltare la Sua voce: “ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. p. Gaetano Saracino

Natili Micheli (Cif): “pandemia ha spento i riflettori sul fenomeno migratorio che resta l’emergenza costante del nostro Paese”

21 Maggio 2020 -
Roma - “La pandemia ha spento i riflettori sul fenomeno migratorio che comunque non si ferma e resta l’emergenza costante del nostro Paese”. Così Renata Natili Micheli, presidente nazionale del Centro italiano femminile (Cif), secondo cui “occorre riaccendere l’attenzione su quello che accade ogni giorno sulle nostre coste”. “Il giovane, che ieri, gettandosi dalla nave Moby Zazà indossando un giubbotto di salvataggio, ha trovato la morte nel silenzio generale, non solo interpella la nostra coscienza civica, ma – sottolinea Natili Micheli – chiede ragione se la scelta politica operata di predisporre ‘navi quarantena’ rispetti le norme nazionali e internazionali sulle procedure finalizzate all’identificazione e alla eventuale richiesta di protezione”.

Viminale: 4444 i migranti arrivati in Italia nel 2020

21 Maggio 2020 -
Roma - Sono oltre 4000 le persone migranti sbarcate in Italia dall'inizio del 2020: esattamente, secondo il Ministero dell'Interno, 4444. Di questi  la maggioranza sono bengalesi (830, 19%). Seguono Costa d’Avorio (573, 13%), Sudan (390, 9%), Algeria (323, 7%), Marocco (309, 7%), Tunisia (270, 6%), Somalia (211, 5%), Guinea (206, 4%), Mali (162, 4%), Egitto (88, 2%) a cui si aggiungono 1.082 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 752 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

San Benedetto del Tronto: un messaggio di speranza

21 Maggio 2020 - San Benedetto del Tronto - S. Benedetto del Tronto è il centro più importante e noto della Riviera delle Palme. La città richiama visitatori da ogni parte d'Italia e d'Europa e costituisce uno dei principali poli turistici delle Marche per numero di presenze. Possiede inoltre il maggior porto peschereccio dell'Adriatico e tra i maggiori d'Italia. Turismo e pesca sono le principali risorse di questa bella cittadina, e pertanto la pandemia legata al coronavirurs ha pesantemente penalizzato tutte le attività legate a questi comparti. Con l'inizio della fase 2 lentamente si sta cercando di ricominciare: albergatori, concessionari di spiaggia, ristoratori...riaprono i loro esercizi o si preparano a farlo in vista della prossima estate. Anche i pescherecci hanno ripreso il mare. I pescatori tornano al loro duro lavoro, che fino a qualche anno fa si tramandava di padre in figlio... La situazione sta cambiando; oggi nel porto di S. Benedetto si vedono sempre più lavoratori stranieri - per lo più nordafricani e indiani - ed anche il numero di pescherecci diminuisce a causa della crisi di cui risente questo settore. Ma i pescatori sambenedettesi amano il mare. Forse non tutti sanno che più della metà dei rifiuti 'pescati' è plastica, e in mancanza di una legge che disciplini la raccolta di rifiuti in mare, i pescatori sono costretti a ributtare tutto in acqua. Ebbene i 40 pescherecci di San Benedetto, aderendo al progetto “A pesca di plastica”, non lo hanno fatto ma hanno tenuto a bordo questi rifiuti. Una volta rientrati nel porto, hanno scaricato non solo il pescato, pronto per essere venduto, ma anche gli altri oggetti tirati su. Una tonnellata alla settimana. Questa iniziativa, resa possibile grazie ad un accordo con il Comune e la Capitaneria di porto, si è ripetuta anche quest'anno ed i pescatori hanno voluto portarla a conoscenza di Papa Francesco, sapendo della sua grande sensibilità per la salvaguardia della Madre Terra. E così, accompagnati dal Vescovo e dal Sindaco, sono stati ricevuti in udienza privata dal papa. Accogliendoli papa Francesco ha ricordato che il suo predecessore Pietro era pescatore e che i primi discepoli di Gesù erano “vostri colleghi”, e Lui li chiamò a seguirlo proprio mentre stavano sistemando le reti sulla riva del lago di Galilea. “Voi uscite con il buono e il cattivo tempo per prendere dal mare il necessario per vivere, con tanta passione, tanti sacrifici e anche qualche pericolo. E i vostri cari condividono le difficoltà e la precarietà che questo vostro genere di vita comporta” ha detto Francesco, esortandoli al contempo “a non perdere la speranza di fronte agli inconvenienti e alle incertezze che dovete purtroppo affrontare: il coraggio non vi manca! Al tempo stesso, è necessario che sia valorizzato il vostro lavoro, spesso rischioso e duro, sostenendo i vostri diritti e le vostre legittime aspirazioni”. Parlando poi della loro l’attività di bonifica dei fondali marini, ha espresso il suo grande apprezzamento, auspicando che essa diventi un modello ripetibile in altre zone d’Italia e all’estero. “L’operazione “A Pesca di Plastica”, che avete effettuato in forma volontaria, è un esempio di come la società civile locale può e deve contribuire ad affrontare questioni di portata globale, senza nulla togliere, anzi, stimolando la responsabilità delle istituzioni.” Un bel messaggio da San Benedetto del Tronto, soprattutto in questa settimana che è dedicata alla riflessione sull'enciclica Laudato si. (Pierluigi Addarii - Dir. MigrantesS. Benedetto del Tronto)

Insegnare la lingua ai migranti attraverso la musica: dalla Sicilia arriva l’innovazione di Pomelo

21 Maggio 2020 - Roma - Migliorare l’integrazione dei giovani migranti con le comunità locali, promuovendo un percorso di valorizzazione multiculturale attraverso una metodologia innovativa basata sulla musica. Questo l’obiettivo principale del progetto europeo POMELO, lanciato online per la prima volta il 20 maggio per essere testato sul campo da educatori e giovani migranti in Italia, Repubblica Ceca, Grecia, Cipro e Polonia. Essendo notoriamente la musica un collettore di lingue e culture, POMELO nasce per migliorare metodologie e strumenti destinati a giovani e operatori sociali, organizzazioni giovanili, volontari e istruttori che lavorano con giovani locali e migranti, attraverso una forma diversa rispetto a quella dei tipici manuali teorici. Finalizzato ad eliminare barriere e pregiudizi e creare un ambiente che permetta a tutti di esprimersi connettendo lingua e cultura, il progetto offre materiali online gratuiti in grado di esplorare gli effetti della musica sulla coesione sociale. Quattro in particolare gli strumenti innovativi, semplici e divertenti, disponibili gratuitamente sul sito del progetto, in italiano, inglese, ceco, greco e polacco: una guida pratica di formazione per i lavoratori sociali su come servirsi della musica per stimolare i giovani ad esprimersi in dinamiche di gruppo; dei giochi musicali interattivi per i ragazzi, ambientati in diverse culture e tradizioni; un kit di formazione per giovani locali e migranti; una guida multimediale contenente un riepilogo del progetto e delle metodologie utilizzate. Un ruolo di prim’ordine nella realizzazione di POMELO, acronimo di “potere della voce, della melodia e della diversità”, è giocato da realtà siciliane. L’implementazione digitale degli strumenti online è stata infatti sviluppata dalla web agency Moka Adv, ramo aziendale della catanese P.M.F., protagonista della partnership internazionale insieme alla palermitana PRISM, a SAN - Università delle Scienze Sociali (Polonia), a MUS-E (Cipro), all’Autorità Regionale per l’Istruzione RDE-EMTh (Grecia) ed all’associazione PELICAN (Repubblica Ceca).

Lucchesi nel mondo: continua la solidarietà dei nostri concittadini all’estero

21 Maggio 2020 - Lucca - La sede di Lucca dell’associazione Lucchesi nel Mondo in questi giorni resta chiusa al pubblico. Eppure le attività non solo vanno avanti ma non sono mai venute meno nemmeno durante il lockdown. Non solo perché tramite questa rubrica (pubblicata sul settimanale della diocesi “In Cammino-ToscanaOggi, ndr) si è facilitato un collegamento con i lucchesi all’estero, raccontando storie, ma perchè grazie alle nuove tecnologie l’impegno anche nella promozione del territorio è andato avanti. Intanto grazie a Zoom si sono svolte riunioni dell’associazione a distanza per riprogrammare attività e iniziative, rinforzare la vicinanza verso le sedi ed i conterranei all’estero. Poi è stato dato il via anche ad una newletter interna all’associazione. “Ma soprattutto”, racconta Ilaria Del Bianco, la presidente dell’associazione, “grazie ai nostri contatti all’estero abbiamo ricevuto ancora delle donazioni con le quali abbiamo dato un sostegno alla comunità lucchese: prima donando due monitor al san Luca e poi abbiamo dato sostegni economici a associazioni del territorio che si occupano di persone in difficoltà a reperire generi alimentari. In particolare al momento abbiamo sostenuto la parrocchia del Centro storico di Lucca e le Misericordie di Lucca e Borgo a Mozzano. Ma, conclude Del Bianco, potremo dare altri sostegni, perchè continuano ad arrivare aiuti economici. L’ultimo dal Queensland in Australia dove Paul Amabile ha fatto altra donazione per questi progetti. Continua quindi la solidarietà dei nostri concittadini all’estero”.  

Migrantes Porto Santa Rufina: la ripresa delle celebrazioni delle comunità cattoliche straniere

21 Maggio 2020 - Porto Santa Rufina - In tutto questo tempo di chiusura delle celebrazioni eucaristiche, e di tutte le attività Pastorali, le comunità Migranti Cattoliche della Diocesi di Porto-Santa Rufina si sono adeguate alle nuove necessità e hanno organizzato le celebrazioni eucaristiche in lingua via web, giornalmente. Ora con la fase due di riapertura da domenica 24 maggio, per le condizioni previste dalle norme coronavirus si sono dovute rivedere alcuni orari per poter celebrare in condizioni di sicurezza. La comunità nigeriana riprende la celebrazione sia a Cesano che Ladispoli quasi con lo stesso orario ore 13 a Cesano alle 17,30 a Ladispoli. La comunità Romena ha diviso la celebrazione a Ladispoli; nella Parrocchia del Sacro Cuore alle ore 10 e nella Parrocchia di San Giovanni Battista alle 13; mentre a Cesano ha dovuto anticiparla alle ore 16. La Comunità Polacca di Ladispoli dobbiamo trovare un’altra Chiesa perché nella Chiesa di Santa Chiara non ci sono le condizioni; domenica 24 maggio celebreranno a Santa Severa dai Padri Polacchi e per la prossima stiamo cercando nella Parrocchia di San Francesco a Cerenova (Cerveteri). La Comunità Polacca di Pia del Sole (Ponte Galeria) inizierà di nuovo la celebrazione spostando la messa alle 11,30 per la sanificazione della Chiesa dopo la celebrazione della Comunità italiana delle 10. La Comunità Filippina non può più celebrare nella Chiesa di San Giovanni Calabria per mancanza di spazio e di una doppia uscita: stiamo concordando con il parroco della Parrocchia Santi Pietro e Paolo all’Olgiata per riuscire a celebrare alle ore 12,30 la domenica. Questo è un tempo di riflessione non solo per le comunità cattoliche italiane ma anche di quelle migranti. La fede di tutti, dopo questo stop, è più matura nel ripartire con la consapevolezza di quello che è mancato a tutti: la celebrazione Eucaristica, il rapporto con i fratelli di fede e le feste fatte con tutta la Comunità nella gioia. In questo tempo di stop è cresciuta la fraternità e la condivisione tra la Comunità Diocesana, le Parrocchie e le famiglie in difficoltà, sia italiane che migranti grazie alle iniziative messe in campo a diversi uffici diocesani e la Croce Rossa Italiana che hanno lavorato insieme con i volontari, per la distribuzione di generi alimentari, al pagamento di bollette e alla consegna dei buoni spesa a tutte le famiglie in difficoltà, per la mancanza del lavoro dovuto al blocco totale degli spostamenti. (Enzo Crialesi – Dir. Migrantes Porto-Santa Rufina)

I “piccoli” aiuti cinesi all’Italia: una lettera ad “Avvenire” di don Cui, già coordinatore comunità cattolica cinese in Italia

21 Maggio 2020 -

Milano - Caro direttore, alla vigilia del capodanno cinese improvvisamente mi è giunta la notizia che un nuovo coronavirus stava provocando l’insorgere di un’epidemia. Senza aver ancora ricevuto disposizioni da parte di alcuno, ho immediatamente deciso di avvisare tutti i membri della mia famiglia e la mia cerchia di amici sui diversi social di interrompere i contatti interpersonali. Pochi giorni dopo le notizie hanno cominciato a susseguirsi in modo travolgente, una dopo l’altra, e ci hanno fatto comprendere la spaventosa gravità della diffusione del virus a Wuhan. Ma, come dice un nostro proverbio, «se in un luogo ci sono difficoltà, l’aiuto arriva da 8 direzioni», così sia gruppi e associazioni in Cina sia i cinesi in diaspora da tutto il mondo, alcuni Stati amici e persino il Vaticano, centro del cattolicesimo, hanno acquistato e inviato mascherine e indumenti protettivi per fornire assistenza di emergenza all’area più colpita di Wuhan.

Da parte mia, ho inviato un messaggio urgente a tutta la mia cerchia di amici e ai miei contatti tramite internet e solo con questo piccolo gruppo di persone ho raccolto in un giorno 12.633 yuan, che attraverso la diocesi di Baoding ho trasmesso alla Jinde Charities Foundation dello Hebei e donato all’area colpita di Wuhan: questo era tutto quello che potevamo fare con le nostre minime forze. L’Italia è per me come una seconda patria. Ho immediatamente preso contatto diretto con le tante comunità religiose che conosco in Italia e anche con persone singole, cercando di promuovere attivamente tra di loro le stesse efficaci misure adottate dal governo cinese. Purtroppo però era già tardi. Anche alcuni preti italiani che conosco erano già stati infettati e qualcuno è addirittura morto. Poi è arrivata la brutta notizia: anche in una comunità religiosa con cui ero molto familiare in Italia era stato riscontrato che alcuni membri avevano contratto il virus.

Non potendo occuparmi di così tante situazioni di emergenza, ho pensato di concentrarmi inizialmente ad aiutare questa comunità religiosa del Nord Italia, per procurare le mascherine protettive che erano loro urgentemente necessarie. Non si faceva in tempo a spedirle dalla Cina, così ho pensato di cercare l’aiuto di qualche amico imprenditore in Italia. Non appena ho scritto alla mia cerchia di contatti italiani, immediatamente ho cominciato a ricevere tante risposte e una donna cattolica cinese che vive a Roma mi disse che aveva lì più di 100 mascherine della migliore qualità. Ho poi chiesto ad alcune piccole imprese e a singole persone di spedire le mascherine suddivise in piccolo pacchi. Contemporaneamente avevo saputo che la Jinde Charities dello Hebei, attraverso la Croce Rossa italiana, stava preparando una grande quantità di forniture di soccorso per l’Italia e il Vaticano, e che le avrebbe spedite con voli charter, praticamente gli unici rimasti. Così ho cominciato a promuovere attivamente e incoraggiare i fedeli cattolici a fare donazioni alla Jinde Charities e in tanti hanno donato direttamente attraverso internet, spinti da spirito di solidarietà e carità cristiana.

Successivamente, una grande quantità di materiale spedito dal governo cinese, dalla Croce Rossa e dalla Jinde Charities è arrivato in Italia e molto di questo è stato portato in Vaticano e distribuito a diverse comunità religiose.Dopo aver ricevuto assistenza dalla Cina, anche il Vaticano ha ringraziato il governo e i diversi gruppi ecclesiali cinesi per il loro sostegno. Molte comunità religiose hanno inviato lettere di ringraziamento. Questa tipo di cooperazione internazionale di emergenza, sebbene sia avvenuta ora per la prima volta, ha accresciuto nell’avversità e nella sofferenza la nostra amicizia con l’Italia. Io sono solo uno tra i tanti che ha preso parte a quest’opera e ho fatto tutto il poco che mi era possibile fare, con le mie deboli forze.

don Pietro Cui Xingang

Un punto di partenza

20 Maggio 2020 - Roma - Ormai ci siamo! Questa settimana, che segna di fatto il passaggio nella tanto attesa “fase 2”, troverà culmine con la celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. E se anche questo appuntamento annuale segnasse una sorta di “fase 2” per tutti i media? Veniamo da settimane di sospensione, in cui il mix sofferenza-dolore-speranza, ha fatto riscoprire l’importanza della narrazione vera, quella che passa dal vissuto quotidiano di ciascuno di noi. C’è tutto lo spazio, allora, per tornare ad attingere acqua dalla fonte viva della Storia. “Abbiamo bisogno di una narrazione umana – scrive il Papa nel messaggio per la Giornata -, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. Uno sforzo non da poco, ma necessario. Per questo, come Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei abbiamo chiesto a quattro testimoni di aiutarci - con delle video-riflessioni disponibili sul sito e sui canali social della CEI - a vedere nella loro ricchezza i vari fili del tessuto. Iniziamo oggi con Alberto Ceresoli, direttore dell’Eco di Bergamo; seguiranno (giovedì) padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa; (venerdì) Silvano Petrosino, docente all’Università Cattolica; (sabato) don Marco Pozza, parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova. A corollario del percorso (domenica) alcune suggestioni dal territorio. È il punto di partenza del nostro cammino in una “storia che si rinnova e ci rinnova”.

Vincenzo Corrado

Centro Astalli: “aumenta esclusione sociale”

20 Maggio 2020 -   Roma - “In tutti i nostri servizi si sono fatti sentire gli effetti dell’entrata in vigore dei decreti sicurezza, non tanto sul numero delle persone che abbiamo assistito ma sulla loro vita che è divenuta sempre più precaria. In queste settimane di chiusura caratterizzate dallo slogan ‘Io resto a casa’ è diventato ancora più evidente che nel nostro Paese molte persone questa casa non ce l’hanno e tra questi molti migranti che abbiamo reso irregolari nel tempo, con le nostre politiche di esclusione che, invece di creare sicurezza, creano instabilità sociale”. Lo ha detto oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante la presentazione via web del Rapporto annuale 2020 “Un anno di attività in favore di richiedenti asilo e rifugiati”. A seguito della crescente precarietà la struttura dei gesuiti ha registrato nel 2019 l’aumento del 29% di accessi al centro di ascolto. Secondo il Rapporto gli utenti che si sono rivolti al servizio sprovvisti di documenti validi sono notevolmente aumentati (+79%). Agli effetti dei decreti sicurezza si sono aggiunte le complicazioni dovute alle disposizioni della Questura, che non riconosce più come residenza valida l’indirizzo fittizio né per i richiedenti asilo né per i titolari di protezione umanitaria, che si ritrovano così sprovvisti di un requisito fondamentale per convertire il permesso di soggiorno in motivi di lavoro. Circa i due terzi delle persone che si sono rivolte all’ambulatorio nel 2019 non risulta iscritta al Servizio sanitario nazionale. La riduzione dei servizi sociali nei centri accoglienza straordinaria (Cas) ha reso più difficoltosa anche la cura delle vulnerabilità. Nei centri in convenzione con il Siproimi, rispetto all’anno precedente, il numero degli ospiti vulnerabili è salito in proporzione dal 30 al 40%. Nel 2019 si sono rivolti al Centro Astalli 20.000 persone migranti, di cui 11.000 a Roma (sono 7 le associazioni della rete). I volontari sono 617, gli operatori un centinaio. Sono stati distribuiti 56.475 pasti e accolte 835 persone, di cui a Roma 375. I beneficiari dei progetti realizzati sono stati 1.495. Gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti “Finestre e Incontri” sono stati 25.679. Padre Ripamonti ha parlato anche del Decreto Rilancio che “aiuta la regolarizzazione per badanti, colf e braccianti: un primo passo in una direzione che restituisce dignità alle persone ma che non ci può bastare”. Il presidente del Centro Astalli ha ringraziato il Governo e ha incoraggiato “i ministri a continuare in questa direzione”. La legge sull’immigrazione, ha ricordato il sacerdote gesuita, “non è al passo con i tempi e quando si chiedono regolarizzazione e diritti emergono vecchie posizioni ideologiche che non rispecchiano quanto viviamo”. A questo proposito ha ricordato che il Centro Astalli è tra i promotori della legge di iniziativa popolare per il riordino della materia immigrazione, presentata nel 2017. “In più occasioni negli anni scorsi abbiamo ribadito la necessità di passare dall’emergenza alla programmazione – ha detto -, di considerare il fenomeno migratorio in termini strutturali e non emergenziali, di essere lungimiranti. L’emergenza sanitaria ha smascherato la direzione verso cui ci siamo incamminati. Il 2020 può diventare uno spartiacque se e solo se ripartiremo in una prospettiva di solidarietà”. P. Ripamonti ha sottolineato le criticità dei decreti sicurezza e lanciato l’allarme per la mancata integrazione: “La vera emergenza non sono gli arrivi ma i troppi che abbandoniamo”. In Italia nel 2019 sono sbarcate infatti poco più di 11mila persone. “Nonostante la pandemia ci abbia dimostrato che i confini non esistono – ha affermato – anche nel 2019 con arroganza abbiamo chiuso i porti costringendo donne, uomini e bambini in centri di detenzione in Libia, alla deriva in barche inadeguate e fuori dai porti, in attesa che si giocasse la partita del più forte, in un’Europa poco solidale, come si è mostrata a tratti anche in queste settimane di pandemia”. Anche i morti nel Mediterraneo (oltre 40 mila dal 2000) “sono paragonabili a quelli che hanno riempito di lacrime i nostri occhi nelle ultime settimane. Quanto dolore vederli andarsene soli. Soli come tanti migranti a cui noi Europa abbiamo reso difficile l’approdo”.

Card. Zenari:  “Italia ed Europa dimostrino reale e generosa solidarietà” verso i migranti

20 Maggio 2020 - Roma - Un augurio a tutti i migranti e i siriani “approdati in Italia e in Europa di sperimentare una reale e generosa solidarietà” è venuto oggi dal card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, in un collegamento video da Damasco durante la presentazione via web del Rapporto 2020 del Centro Astalli. “Vi parlo dall’amata e martoriata Siria, da 9 anni in guerra – ha detto -. Un conflitto che è stato definito come un moderno calvario, un inferno, un mare di dolore”. Mons. Zenari ha ricordato la “lunga via dolorosa” percorsa dai siriani in fuga – 12 milioni tra sfollati interni e rifugiati fuori dal Paese -, “attraverso i villaggi e le città della Siria e i mari”, “abbandonando tutto con solo i vestiti addosso, camminando sotto le intemperie, con tante donne e bambini che non ce l’hanno fatta”. “Al loro fianco – ha aggiunto – ci sono tante organizzazioni umanitarie e tanti buoni samaritani tra cui il Jesuit refugee service”. Il card. Zenari ha citato le parole di Papa Francesco riferite alla pandemia di Coronavirus: “Siamo tutti sulla stessa barca”, incoraggiando a “trovare nuove forme di ospitalità, fraternità e solidarietà”.  

Rifugiati: oggi la presentazione del Rapporto 2020 del Centro Astalli

20 Maggio 2020 -

Roma - Mentre esce il rapporto annuale del Centro Astalli, presentato questa mattina - il mondo è attraversato da una gravissima crisi sanitaria che mette in discussione stili di vita, relazioni e visione del futuro. Il rapporto descrive un anno, il 2019, al fianco di oltre 20mila rifugiati e richiedenti asilo, con dati sui servizi offerti e su nazionalità e status. E mostra come le politiche migratorie, “restrittive, di chiusura - se non addirittura discriminatorie” - che hanno caratterizzato l’ultimo anno, acuiscono precarietà di vita, esclusione e irregolarità. Il quadro che ne emerge dice quanto oggi sia alto il prezzo da pagare in termini di sicurezza sociale per non aver investito in protezione, accoglienza e integrazione dei migranti, denuncia il Centro Astalli.

Il Rapporto si presenta come uno strumento per capire quali sono le principali nazionalità dei rifugiati che giungono in Italia per chiedere asilo; quali le difficoltà che incontrano nel percorso per il riconoscimento della protezione e per l’accesso all’accoglienza o a percorsi di integrazione e descrive il Centro Astalli come una realtà che, grazie agli oltre 500 volontari che operano nelle sue 7 sedi territoriali (Roma, Catania, Palermo, Vicenza, Trento, Padova, Napoli), si adegua e si adatta ai mutamenti sociali e legislativi di un Paese che fa fatica a dare “la dovuta assistenza a chi, in fuga da guerre e persecuzioni, cerca di giungere in Italia”.

Ad arricchire la pubblicazione di quest’anno un inserto “Rifugiati: ai confini dell’umanità” con le foto di Francesco Malavolta. Un racconto fatto di immagini di migranti lungo le rotte del Mediterraneo: salvataggi in mare, fatica, viaggi in cerca di salvezza di uomini e donne che ci portano in dono il coraggio e la speranza in un futuro insieme. Le foto sono commentate da Alessandro Bergonzoni, Melania Mazzucco, Luciano Manicardi.

Il Faim a sostegno di “Rete di Talenti per il sud”

20 Maggio 2020 - Roma - Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM) aderisce all’iniziativa “Rete di Talenti per il Sud” promossa dal Ministro per il Sud Provenzano che ha lo scopo di connettere competenze  e know-kow dei giovani talenti meridionali perché contribuiscano alla ripresa economica, culturale e sociale del meridione del nostro paese. Una “iniziativa importante e di particolare significato – afferma una nota del Faim -  perché giovani, che nelle comunità di accoglienza sono riconosciuti per la qualità del loro apporto, concorrano allo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia in grande difficoltà per le conseguenze dell’aggravarsi della preesistente crisi economica a seguito del coronavirus”. Il Faim ha sollecitato tutte le associazioni aderenti a partecipare attivamente all’iniziativa segnalando i giovani italiani, meridionali, che per esperienza e capacità d’innovazione potranno essere determinanti ad un piano di rinascita del Sud ed estende l’Invito alla “solidarietà a tutti gli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo perché, come in altri momenti, contribuiscano all’iniziativa, nello spirito di condivisione della responsabilità verso la comunità nazionale”.

Media Cei: venerdì Rosariodal Santuario di Cascia

20 Maggio 2020 -

Roma - Prosegue il pellegrinaggio mariano lungo il nostro Paese. Si tratta del Rosario per l’Italia, iniziativa promossa da Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la segreteria generale della Cei.

Questa volta l’appuntamento è per le 21 di venerdì 22 maggio. La recita della preghiera mariana avverrà dalla Basilica di Santa Rita a Cascia, la località umbra nella quale sono custodite le sue reliquie. E proprio venerdì 22 sarà la sua memoria liturgica. A presiedere la preghiera sarà l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nella cui arcidiocesi si trova la Basilica. Sarà la decima tappa di questo cammino iniziato il 19 marzo nella chiesa di San Giuseppe al Trionfale a Roma, quando il Rosario venne presieduto dal segretario generale della Cei, il vescovo mons. Stefano Russo. Sono seguite poi la Basilica di Santa Maria della Grazie a Brescia, la cappella del Policlinico Gemelli di Roma, il Santuario della Santa Casa di Loreto, il Santuario della Madonna del Rosario a Pompei, il santuario della Madonna di San Luca a Bologna, il Santuario di Santa Maria della Grottella a Copertino, la Basilica di San Nicola a Bari e il Santuario di Nostra Signora di Fatima a San Vittorino Romano.

Fondazione Migrantes: anche nella pandemia sempre vicini agli ultimi

20 Maggio 2020 - Roma - Da alcuni mesi pagine intere dei principali quotidiani e periodici sono dedicate alla pandemia che ha coinvolto il mondo intero. A farne le spese tanti cittadini ma anche, e soprattutto, i più deboli. Tra questi coloro che vivono in “mobilità”. La Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, anche in questo caso attraverso iniziative e con i suoi organi di informazione non ha lasciato da solo nessuno di queste persone. Il sito istituzionale www.migrantes.it ha dato notizie di incontri dei responsabili dei settori e ha riportato i principali documenti sul tema ai quali la Fondazione ha aderito mentre il periodico www.migrantesonline.it ogni giorno, dall’inizio della pandemia, ha riportato notizie, avvenimenti, interventi legati all’epidemia da Covid-19 per tutto il mondo della mobilità:immigrati in Italia, rifugiati, italiani residenti all’estero, circensi e lunaparkisti, rom e sinti.Molte le iniziative promosse dalla Migrantes per venire incontro a questo mondo: il periodico online ha dato tutte queste notizie che arrivavano dagli uffici diocesani e regionali Migrantes, dalle Missioni cattoliche italiane in Europa e dagli operatori impegnati sul territorio. Tante le questione affrontate che hanno interessato i migranti e rifugiati, perché è emerso fin da subito chequesta epidemia avrebbe colpito di più chi già viveva in situazioni di precarietà, provocando nuove povertà.Così sono stati riportati i tanti appelli fatti dai vescovi italiani, e non solo, affinché non venisse a mancare l’aiuto ai migranti e alle loro famiglie, a chi non rientrava nei percorsi di accoglienza, alle vittime della tratta e dello sfruttamento. Sono stati riportati i tanti appelli di papa Francesco affinché non fossero dimenticati gli ‘ultimi’, gli invisibili. Per giungere alle recenti notizie dell’intervento del Governo sulla questione di regolarizzare i tanti lavoratori stranieri in Italia che lavoravano senza contratto. Una forza lavoro che in questi mesi di loockdown ha fatto riflettere sulla sua importanza soprattutto per le produzioni agricole, etc.Il sito Migrantesonline ha dato voce alle tante comunità di stranieri presenti sul territorio italiano che si sono attivate con gesti di solidarietà per essere grati al Paese che li ha accolti.Come la comunità bengalese di Firenze che ha raccolto 5mila euro donandoli alla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus per l’acquisto di strumenti e dispositivi per la protezione da Covid-19 per l’azienda Usl Toscana-Centro o l’iniziativa di un giovane rifugiato che ha deciso di produrre mascherine per la cittadinanza. E ancora di tante comunità ma anche di stranieri, come Amrita, originaria di Calcutta, che lavora in un ospedale italiano che ogni giorno incontra pazienti indiani, pachistani e bengalesi e li aiuta, nel suo lavoro di mediatrice culurale, a comunicare con i medici e il personale sanitario (sul numero del mensile della Fondazione Migrantes, “MigrantiPress” una intervista pubblicata su un quotidiano indiano). E poi la storia di suor Angel Bipendu, originaria del Congo a fianco dei malati di Covid19 dopo l’esperienza con i migranti. Ma anche le iniziative promosse a favore delle comunità di rom e sinti che vivono ai bordi delle nostre città.Rispettando le regole per evitare la diffusione del virus tanti i volontari e sacerdoti sono rimasti vicini a queste comunitàe sono tante le associazioni che hanno continuato ad assisterli operare in loro favore. E l’intervista al vescovo ausiliare di Roma, mons. Gianpiero Palmieri che ha coordinato un “Progetto per la fornitura straordinaria di generi di prima necessità per le famiglie dei campi e degli insediamenti rom” che ha coinvolto circa 500 famiglie che in questo periodo di pandemia stanno vivendo grossi difficoltà in collaborazione con gli uffici Migrantes e Caritas della diocesi, alcune parrocchie ed associazioni di volontariato. La pandemia che stiamo vivendo non ha solo conseguenze sanitarie ma anche economiche per tante realtà fragili che spesso vengono dimenticate e che “non potranno lavorare per diversi mesi ancora”, ha denunciato la Fondazione Migrantes citandoil mondo delle giostre e dei circhi, che stanno vivendo una grave condizione dal punto di vista economico.Un mondo che “fa fatica a chiedere visto che sono sempre andati avanti con il proprio lavoro”, ha detto il direttore generale della Migrantes, don Gianni De Robertis. La sospensione delle attività pubbliche a carattere culturale e ricreativo ha significato l’impossibilità per queste categorie di soddisfare i bisogni più elementari delle proprie famiglie. Alcuni complessi dello spettacolo viaggiante si sono ritrovati distanti dalle loro città con l’inizio della pandemia e quindi soggetti alle misure restrittive attivate. Ma anche gli italiani residenti nel mondo sono preoccupati della situazione che stanno vivendo nei Paesi che li ospitano, ma con uno sguardo rivolto all’Italia dove abitano i familiari più cari. Per loro giocano un ruolo fondamentale le Missioni cattoliche italiane, con i missionari, come ha raccontato www.migrantesonline.it, che, per tenere unita la comunità, si sono attivati per mantenere i contatti telefonici e per organizzare iniziative sui social network o su siti appositi. Tanti anche i servizi nel numero di maggio della rivista “MigrantiPress”. (Sir)

Migrantes: in distribuzione il numero di MigrantiPress

19 Maggio 2020 - Roma - “E finalmente… riusciremo a riveder le stelle”: questo il titolo di copertina della rivista mensile della Fondazione Migrantes, “MigrantiPress” in distribuzione in questi giorni. Il numero, infatti, si apre con un editoriale su come sarà il dopo questo tempo di pandemia, come saremo noi dopo questa esperienza che ci ha costretti a chiuderci nelle nostre case, a tenerci lontani dagli affetti, dagli amici, dalle nostre attività, e da quel mondo di cui ci sentivamo padroni e protagonisti assoluti, come si legge nell’editoriale. La pandemia da Covid-19 ha contagiato tutti, e nel suo espandersi non ha fatto alcuna differenza anche per alcune persone, come i migranti. “Chiedersi come sarà il dopo, è una domanda più che opportuna, che ha bisogno, però, di risposte sensate e non di circostanza”, si legge nell’editoriale della rivista che si occupa, nel “l’ Altro editoriale”, del tema della “Gente del Viaggio” in questo tempo di pandemia. Nel numero anche una intervista al vescovo ausiliare di Roma e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, mons. Gianpiero Palmieri, e a suor Angel Bipendu, originaria del Congo che, dopo essersi occupata di rifugiati in Italia oggi lotta accanto ai malati di Covid 19 nel Nord Italia. Non mancano storie di solidarietà come quella di alcune comunità immigrate in Italia a favore dei malati di covid 19, di un rifugiato, Bakary, che produce mascherine per la cittadinanza in Toscana o della Missione Cattolica Italiana di Lucerna che ha inviato un fondo per un progetto promosso dalla diocesi di Bergamo, una delle più colpite dal virus con migliaia di morti. E ancora la storia di Amrita, mediatrice culturale di origine indiana, che sta aiutando connazionali ed altri asiatici in Italiana in questo tempo difficile. E poi la Laurea alla Memoria di Christin Kamdem Tadjudje, studente internazionale in Italia… Un numero ricco da leggere…  

Sos Mediterranée: “300 persone salvate ancora in attesa di un porto sicuro”

19 Maggio 2020 - Roma - Circa 300 persone salvate in mare nelle ultime settimane sono attualmente in attesa di sbarcare in un porto sicuro, a bordo di tre navi private, due barche turistiche noleggiate dal governo maltese, mentre le autorità italiane hanno organizzato un traghetto per la quarantena delle persone soccorse. Alcuni dei sopravvissuti sono rimasti bloccati in mare per più di due settimane. Nel frattempo, due navi di soccorso delle Ong, Aita Mari e Alan Kurdi, rimangono sotto fermo amministrativo da parte delle autorità italiane. Attualmente non sono operative navi di Ong di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo centrale. È questa l’attuale situazione nel Mediterraneo centrale, riassunta da Sos Mediterranée sulla base di diverse fonti. Alarm Phone, una hot line civile per le persone in difficoltà in mare, ha pubblicato un allarme di soccorso il 17 maggio, riguardo una barca in pericolo nella zona Sar maltese, con circa 50 persone. Secondo alcuni media, la barca sarebbe stato soccorsa nella zona Sar maltese da un peschereccio, anche se non vi è ancora alcuna conferma ufficiale che sia la stessa imbarcazione. Secondo “Malta Today”, il peschereccio maltese “Tremar” ha condotto un salvataggio di circa 70 persone domenica 17. Il 17 maggio è anche arrivata a Lampedusa una nave italiana prevista per la quarantena delle persone salvate in mare, la “Moby Zazà”, ma il numero delle persone a bordo non è stato ancora confermato ufficialmente. Secondo “Il Giornale di Sicilia” sarebbero 68 persone mentre Radio Radicale ha riferito che altri 53 sopravvissuti – arrivati autonomamente a Lampedusa con 2 diverse imbarcazioni – sono stati trasferiti a bordo. Secondo “Mediterraneo Cronaca”, 53 persone arrivate in barca in modo autonomo a Lampedusa il 12 maggio hanno trascorso la prima notte sul molo Favarolo all’addiaccio prima di essere temporaneamente trasferite in un alloggio della parrocchia. Nel frattempo, 162 persone salvate in acque maltesi rimangono bloccate su due navi da crociera turistiche noleggiate dal governo maltese, alcune da più di due settimane. I rappresentanti di tre Ong maltesi hanno scritto una lettera congiunta al commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johannson, esortando l’Ue ad intervenire presso le autorità maltesi e a trovare una soluzione rapida per le persone bloccate. Secondo Iom Missing Migrants sono 258 le persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo nel 2020.  

Migrantes Verona: festa dei popoli in diretta facebook

19 Maggio 2020 - Verona – Era prevista per il 24 maggio prossimo la Festa dei Popoli promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Verona. “Purtroppo, come sapete, non si potrà realizzare”, dice il direttore dell’Ufficio Migrantes, don Giuseppe Mirandola. Ma l’ufficio ha pensato ugualmente di essere presente organizzando due momenti per “ricordare e in qualche modo vivere anche quest'anno la Festa”. Sono previste due dirette via Facebook, il 24 maggio, dal prato di Villa Buri: alle ore 10.00 celebrazione della Messa presieduta da don Giuseppe Mirandola con alcuni cappellani delle comunità cattoliche di immigrati e alle 15.30 un  momento di festa con testimonianze in diretta intervallate dal contributo di alcuni Musicisti e dalla messa in onda di videomessaggi assieme a video e foto delle passate edizioni della Festa. Lo slogan è “Tutti uguali, tutti diversi”.

“Nuovi italiani: la maggioranza da Albania, Marocco e Brasile

19 Maggio 2020 - Roma - L'immigrazione di cittadini non comunitari in Italia è sempre più orientata alla permanenza stabile: cresce infatti la quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei regolarmente soggiornanti, che si attesta attorno al 62% del totale. A stabilirlo i nuovi Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia, curati dal ministero del Lavoro. Secondo quanto riportato dai dossier, che fa riferimento al 2018, a crescere in modo deciso è anche il volume delle rimesse dall'Italia verso il resto del mondo, che ha visto un incremento del 14 per cento rispetto all'anno precedente, attestandosi intorno ai 5,8 miliardi di euro. Il primo Paese di destinazione è il Bangladesh, che costituisce più di un decimo del totale degli invii di denaro all'estero. Sono invece in calo rispetto all'anno precedente le acquisizioni di cittadinanza, passate dalle circa 135 mila del 2017 alle 103.478 del 2018. I “nuovi italiani” del 2018 provengono principalmente da Albania, Marocco, Brasile e India. Di difficile interpretazione invece il dato relativo alla partecipazione al mondo del lavoro della componente femminile della popolazione, dove si registrano differenze macroscopiche tra le comunità: a fronte di un tasso di disoccupazione medio femminile per i cittadini non comunitari pari al 17 per cento l'indicatore tocca il valore più basso nelle comunità filippina e cinese, tra il 3 e il 4,5 per cento, mentre risulta elevatissimo per le donne tunisine e senegalesi, rispettivamente il 51 e il 40%. Secondo quanto emerso dai Rapporti, al primo gennaio 2019 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.717.406, poco più di uno su cinque è costituito da minori. (DIRE)    

Migrantes Toscana: la situazione in questo tempo di pandemia

18 Maggio 2020 - Firenze – Con i decreti del governo e in attesa dell’evolversi della situazione alcuni migranti presenti in Toscana hanno ripreso le attività lavorative, in modo particolare le badanti. Prevale un senso di paura e attenzione a non esporsi. Molti preferiscono rimanere in casa e aspettare eventuali chiamate di servizio. La possibilità di celebrare la Santa Messa ha permesso alle comunità di organizzare e preparare i luoghi per la prossima celebrazione della Pentecoste. Le comunità non prevedono celebrazioni liturgiche nelle prossime settimane e invitano i loro fedeli a partecipare alle celebrazioni nella parrocchia più vicina, spiega il delegato regionale Migrantes della Toscana, p. Alessandro Bedin che in questi giorni ha avuto, in video conferenza, alcuni incontri con i direttori Migrantes della regione e con i rappresentanti delle varie comunità etniche. Le piattaforme web sono diventate in questo periodo “il mezzo più importante per le comunità di vedersi, condividere le esperienze, organizzare momenti di riflessione e preghiera”. In tutte “c’è un senso di solidarietà e vicinanza reciproca”. In questo periodo molte famiglie hanno beneficiato degli aiuti e della vicinanza a situazioni di disagio, grazie alle Caritas parrocchiali. Molte famiglie, a causa della situazione irregolare in cui si trovano, “non hanno potuto ricevere gli aiuti dal Comune perché non residenti o non in regola con i documenti” Le Caritas parrocchiali hanno sopperito al disagio di queste famiglie”. Nei variincontri tutti hanno espresso un “grazie sincero a tutti i volontari e alla buona collaborazione tra gli uffici Caritas e Migrantes”. La comunità Ucraina in Toscana vive con preoccupazione questa pandemia perché le famiglie sono in contatto con i loro congiunti in Ucraina dove la realtà è “complessa, il governo non da informazioni precise sulla epidemia. A questo si aggiunge la crisi economica e la mancanza di lavoro”. Viene sottolineata – spiega ancora p. Bedin - con la possibilità di celebrare l’Eucaristia con la gente, la necessità “di riscoprire il senso della comunità, dell’incontro e di leggere con fede questo momento particolare. Il rischio è che tutto ritorni come prima quando di fatto la realtà è cambiata”. La Migrantes Toscana evidenzia anche che famiglie dello spettacolo viaggiante presenti a Borgo S. Lorenzo ringraziano la Fondazione Migrantes per gli aiuti ricevuti in queste settimana difficili.